52000DC0091

Quinta relazione della Commissione sui contingenti quantitativi e sulle misure di vigilanza applicabili a taluni prodotti non tessili originari della Repubblica popolare cinese /* COM/2000/0091 def. */


QUINTA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE sui contingenti quantitativi e sulle misure di vigilanza applicabili a taluni prodotti non tessili originari della Repubblica popolare cinese

QUINTA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE

sui contingenti quantitativi e sulle misure di vigilanza applicabili a taluni prodotti non tessili originari della Repubblica popolare cinese

1. INTRODUZIONE

A. Cronistoria

B. Obiettivo della relazione della Commissione

C. Metodologia

2. CAPITOLO 1 attuazione delle restrizioni quantitative

I. Contesto e sviluppi dopo l'introduzione delle misure

II. Gestione dei contingenti

III. Andamento del commercio dei prodotti soggetti a restrizioni quantitative

3. CAPITOLO 2 UTILITÀ DI MANTENERE I CONTINGENTI COMUNITARI

I. Impostazione adottata dalla Commissione

II. Analisi dei settori interessati

1. Calzature

2. Vasellame e oggetti per uso domestico di porcellana o di ceramica

III. Liberalizzazione del commercio e adesione all'OMC della Cina

IV. Conclusioni globali

4. CAPITOLO 3 ATTUAZIONE E MANTENIMENTO DELLE MISURE DI VIGILANZA

I. Scopo delle misure di vigilanza

II. Attuazione

III. Andamento delle importazioni dei prodotti soggetti a vigilanza

IV. Opportunità di mantenere le misure di vigilanza

5. CAPITOLO 4 CONCLUSIONI E PROPOSTE DELLA COMMISSIONE

1. INTRODUZIONE

A. Cronistoria

Con regolamento (CE) n. 519/94 del 7 marzo 1994, il Consiglio dell'Unione europea ha introdotto in tutta la Comunità restrizioni quantitative su sette categorie di prodotti originari della Repubblica popolare cinese, segnatamente, guanti, calzature, oggetti per il servizio da tavola di porcellana e di ceramica, oggetti di vetro, autoradio e giocattoli, oltre ad alcune misure di vigilanza.

Il Consiglio aveva deciso di introdurre queste misure nel dicembre 1993, inserendole in un pacchetto globale che comprendeva l'adesione ai risultati dell'Uruguay Round, il potenziamento degli strumenti della politica commerciale e il completamento della politica commerciale comune.

L'ultimo elemento del pacchetto comprendeva l'eliminazione unilaterale di 6 417 restrizioni quantitative nazionali (4 700 delle quali riguardavano prodotti cinesi) e l'introduzione in tutta la Comunità di contingenti sulle importazioni originarie della Cina di un numero limitato di prodotti sensibili, la cui importazione era subordinata all'epoca a restrizioni nazionali.

L'introduzione dei contingenti era motivata dalle seguenti osservazioni:

a) la vulnerabilità delle industrie comunitarie interessate,

b) la crescente minaccia rappresentata dalle importazioni originarie della Cina nei confronti di queste industrie, minaccia resa più acuta dalle caratteristiche particolari dell'economia cinese.

B. Obiettivo della relazione della Commissione

Nell'ambito dei dibattiti in sede di Consiglio sul regolamento (CE) n. 519/94, la Commissione si era impegnata a presentare ogni anno al Consiglio una relazione sull'attuazione delle misure di vigilanza e sulle restrizioni quantitative di cui agli allegati II e III e sulla necessità di mantenere dette misure proponendo, se del caso, adeguamenti appropriati.

Questa quinta relazione rispetta l'impegno citato nei paragrafi precedenti.

C. Metodologia

1. Anzitutto la relazione esamina l'attuazione delle restrizioni quantitative, ivi compresi i problemi che derivano dalla loro gestione.

Nel secondo capitolo essa esamina se sia necessario o meno mantenere le restrizioni quantitative introdotte dal Consiglio. A tal fine la Commissione ha valutato se le condizioni che avevano giustificato l'introduzione delle misure nel 1994 siano ancora presenti, in particolare:

a) la situazione delle industrie comunitarie interessate,

b) la vulnerabilità di dette industrie alle importazioni cinesi e

c) i progressi fatti dalla Cina in termini di liberalizzazione del commercio.

L'esame è stato svolto per ogni singolo settore.

Il terzo capitolo si occupa dell'attuazione delle misure di vigilanza e dell'opportunità di mantenerle.

Il quarto capitolo presenta le conclusioni e le proposte della Commissione, sulla base dell'analisi succitata.

2. Come negli anni precedenti, la Commissione ha dovuto affrontare notevoli difficoltà per raccogliere le informazioni sulle industrie comunitarie, dato che in genere i produttori fabbricano un'ampia serie di prodotti, e non solo quelli soggetti a contingenti, e che questi settori sono costituiti da numerose piccole e medie imprese, molte delle quali non sono note alle federazioni nazionali competenti.

Per quanto riguarda gli importatori, la Commissione ha ricevuto risposte di carattere generale da un'associazione e da alcuni singoli importatori.

3. In generale, l'analisi si basa sulle cifre relative al 1998. Tuttavia, quando possibile, sono state utilizzate le cifre relative all'andamento del 1999.

2. CAPITOLO 1 attuazione delle restrizioni quantitative

I. Contesto e sviluppi dopo l'introduzione delle misure

1. Dall'entrata in vigore, nel marzo 1994, i contingenti sono stati modificati in varie occasioni per raggiungere un equilibrio soddisfacente tra l'obiettivo di garantire una protezione adeguata dell'industria comunitaria interessata e quello di mantenere un livello di scambi accettabile con la Repubblica popolare cinese.

- Nel luglio 1994, il Consiglio ha deciso di aumentare il livello del 1994 dei contingenti relativi a determinati giocattoli.

- Nel marzo 1995, i contingenti sono stati ulteriormente aumentati per tener conto dell'adesione di Austria, Finlandia e Svezia.

- Nell'aprile 1996, sulla base delle conclusioni contenute nella prima relazione della Commissione sui contingenti quantitativi, il Consiglio ha deciso, con regolamento (CE) n. 752/96, di allentare ulteriormente il regime dei contingenti nei confronti della Cina:

- i contingenti applicati a 3 prodotti (guanti, autoradio e autoradio combinate) sono stati liberalizzati,

- i tre contingenti relativi ai giocattoli sono stati fusi in un unico contingente per offrire maggiore flessibilità agli operatori e consentire loro di adeguarsi più rapidamente ai cambiamenti del mercato,

- i restanti contingenti sono stati aumentati (gli oggetti per uso domestico di ceramica e porcellana e il vetro del 5%, alcune calzature del 2%).

- Nell'ottobre 1996, con regolamento (CE) n. 1897/96 del Consiglio, i quadri a giorno sono stati esclusi dal contingente applicabile al vetro.

- Nel maggio 1997, con regolamento (CE) n. 847/97 del Consiglio, sono state liberalizzate le importazioni di componenti e accessori di giocattoli e sono stati aboliti i contingenti sugli oggetti di vetro per la tavola dal 1° gennaio 1998.

- Con l'adozione del regolamento (CE) n. 1138/98 del Consiglio, del 28 maggio 1998, che attua le proposte della Commissione contenute nella terza relazione annuale:

- le importazioni di giocattoli sono state liberalizzate,

- il contingente riguardante gli oggetti da tavola di ceramica e di porcellana è stato aumentato di un ulteriore 5%.

Nella quarta relazione, la Commissione concludeva che l'esame dei diversi fattori non giustificava una modifica della struttura o del livello dei contingenti rimanenti.

II. Gestione dei contingenti

a) Base giuridica e obiettivi

1. La gestione dei contingenti comunitari si basa sul regolamento (CE) n. 520/94 del Consiglio, del 7 marzo 1994, relativo all'instaurazione di una procedura comunitaria di gestione dei contingenti quantitativi, e sul regolamento (CE) n. 738/94 della Commissione, del 30 marzo 1994, che stabilisce talune modalità d'applicazione del regolamento (CE) n. 520/94 del Consiglio (soprattutto per quanto riguarda gli aspetti procedurali, ivi compreso il modulo della licenza d'importazione comune).

Va ricordato che, prima dell'adozione del regolamento (CE) n. 520/94, i contingenti erano distribuiti tra gli Stati membri e non direttamente tra gli importatori. A partire dalla riforma del marzo 1994, a tutti gli importatori comunitari vengono applicati criteri uniformi, stabiliti dalla Commissione previa consultazione del comitato di gestione, in conformità dei principi del mercato unico e della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia europea.

2. Per quanto riguarda la gestione dei contingenti, la Commissione ha seguito i principi sotto elencati:

- fare in modo che le procedure amministrative non pregiudichino l'effetto previsto dei contingenti sugli scambi e che i quantitativi disponibili siano pienamente utilizzati;

- evitare ogni discriminazione tra gli importatori comunitari, indipendentemente dalla loro sede e dal luogo in cui presentano la domanda di licenza.

b) Funzionamento del sistema di gestione dei contingenti

1. Conformemente ai principi succitati, la Commissione ha ritenuto opportuno riprendere il primo metodo di assegnazione di cui al regolamento (CE) n. 520/94, ossia il metodo che tiene conto dei flussi commerciali tradizionali, secondo il quale gli importatori cosiddetti "tradizionali" devono ricevere almeno una parte delle rese degli scambi precedenti effettuati durante un periodo di riferimento, garantendo nel contempo agli importatori non tradizionali un accesso equo ai contingenti.

Il metodo impiegato per la ripartizione della parte dei contingenti riservata agli importatori non tradizionali è costituito dal terzo metodo stabilito dal regolamento (CE) n. 520/94, ossia il metodo di ripartizione dei contingenti in proporzione ai quantitativi richiesti. Inoltre, per evitare speculazioni, viene stabilito un massimale che può essere richiesto dagli importatori non tradizionali.

Nel 1996 gli importatori non tradizionali hanno presentato 28 204 domande di licenze di importazione; questa cifra è salita a 19 708 per la ripartizione dei contingenti del 1997 e a 21 439 per la ripartizione del 1998, mentre è scesa a 17 416 per l'esercizio 1999 (diminuzione dovuta al fatto che il numero dei prodotti soggetti a contingentamento è stato ulteriormente ridotto nel 1998). Per l'anno contingentale 2000 sono state presentate 27 247 domande.

Il numero estremamente elevato di domande comporta l'attribuzione di quantitativi sempre più ridotti agli importatori non tradizionali, il che potrebbe determinare un utilizzo insufficiente dei contingenti.

Nell'intento di migliorare la situazione, la parte dei contingenti riservata agli importatori non tradizionali è stata aumentata del 5% nel 1997, per l'anno contingentale 1998, e un aumento analogo è stato deciso nel 1998, per l'anno contingentale 1999. Questi aumenti limitati hanno consentito tutt'al più di assegnare agli importatori non tradizionali quantitativi analoghi a quelli, assai modesti, degli anni precedenti.

Nella quarta relazione, la Commissione riteneva che il metodo di ripartizione secondo il quale la maggior parte dei contingenti è riservata agli importatori tradizionali, risultato soddisfacente per i primi quattro anni, dovesse essere sostanzialmente riveduto al fine di eliminare o almeno di ridurre lo squilibrio tra i quantitativi riservati agli importatori "tradizionali" e quelli riservati agli "altri" importatori.

La parte dei contingenti riservata agli importatori non tradizionali è stata quindi aumentata del 5% sia nel 1999 che per l'anno contingentale 2000. Al tempo stesso, si sono portati i singoli massimali autorizzati da 4 000 a 5 000 paia di calzature (per ciascun codice NC) e da 4 a 5 t per gli oggetti da tavola di porcellana e di ceramica (per ciascun codice NC). In futuro, si potrebbero prendere altre misure volte a migliorare l'utilizzazione globale dei contingenti e a ridurre per quanto possibile i quantitativi inutilizzati ridistribuiti l'anno successivo.

2. Per quanto riguarda la gestione dei contingenti, la Commissione ha fatto il possibile per soddisfare il desiderio degli importatori di ricevere informazioni tempestive sulla ripartizione per i periodi successivi. A tal fine la Commissione ha aperto le procedure di ripartizione per i contingenti del 2000 nel giugno 1999, con molto anticipo rispetto all'inizio dell'anno contingentale, e ha consentito agli importatori di presentare le loro domande nell'arco di due mesi e mezzo, cioè fino a settembre 1999.

3. Le norme di gestione relative al 2000 prevedono attualmente un periodo di validità di 12 mesi delle licenze d'importazione. Inoltre, i contingenti inutilizzati del 1999 verranno ridistribuiti nel 2000. La Commissione ritiene che i quantitativi riportati dall'anno precedente vadano tenuti separati dal contingente dell'anno in corso.

1.

4. Per quanto riguarda la procedura amministrativa, il sistema di gestione comunitario si basa su un approccio del tipo "single-stop", secondo il quale tutti gli importatori comunitari, indipendentemente dal loro luogo di residenza nella Comunità, possono presentare domande di licenza alle autorità competenti dello Stato membro di loro scelta ed ottenere una licenza d'importazione valida in tutta la Comunità.

Inoltre, la procedura delle domande è stata semplificata al massimo e le formalità sono state ridotte allo stretto necessario; il rilascio delle licenze è gratuito per tutti gli importatori comunitari.

c) Conclusione

La gestione di questi contingenti ha sollevato alcuni problemi, cosa del resto inevitabile quando gli scambi sono soggetti a restrizioni. Alcuni di essi, quali ad esempio la selezione dell'anno di riferimento per gli importatori tradizionali e la diversa durata delle licenze di ridistribuzione rispetto a quelle relative ai contingenti annui normali, sono stati risolti. I quantitativi attribuiti agli importatori non tradizionali sono stati nuovamente aumentati per l'anno contingentale 2000 onde ridurre, almeno in parte, lo squilibrio nella ripartizione della frazione relativa dei contingenti e migliorare l'accesso agli stessi. La Commissione ritiene tuttavia che, nel complesso, il sistema adottato abbia funzionato bene, grazie alla cooperazione degli Stati membri. In particolare, si ritiene di aver tenuto sufficientemente conto di tutte le preoccupazioni (legittime) del Consiglio, evitando che il sistema di gestione appesantisse l'effetto dei contingenti.

III. Andamento del commercio dei prodotti soggetti a restrizioni quantitative

Le due tabelle seguenti sintetizzano gli sviluppi relativi al commercio di ciascun prodotto soggetto a restrizioni quantitative, in termini tanto di volume quanto di valore.

a) Andamento dei prodotti in termini di volume (importazioni e contingenti)

>SPAZIO PER TABELLA>

- le cifre relative alle calzature ad alto contenuto tecnologico soggette alla vigilanza comunitaria si basano sui documenti di vigilanza rilasciati; poiché questi ultimi non rispecchiano necessariamente i livelli reali delle importazioni, le cifre sono state adattate, ove necessario, in base ai dati disponibili ricavati dalla Taric. Il confronto delle importazioni con i dati indicati nelle relazioni precedenti può dare risultati diversi a causa dei necessari adeguamenti tecnici operati sui dati contenuti nella base Taric.

- le cifre relative ai quantitativi inutilizzati si basano sulle licenze d'importazione restituite agli Stati membri

>SPAZIO PER TABELLA>

Fonte: - EUROSTAT

(*) le cifre relative ai quantitativi inutilizzati si basano sulle licenze d'importazione restituite agli Stati membri

b) Prezzi all'importazione dei prodotti originari della Cina

>SPAZIO PER TABELLA>

Fonte: EUROSTAT

3. CAPITOLO 2 UTILITÀ DI MANTENERE I CONTINGENTI COMUNITARI

I. Impostazione adottata dalla Commissione

A questo riguardo la Commissione ha valutato se sussistessero ancora le condizioni che avevano giustificato l'applicazione delle restrizioni quantitative nel 1994, ossia la natura sensibile dei settori dell'industria comunitaria interessata e la minaccia rappresentata dai prodotti cinesi.

L'analisi è stata svolta esaminando ogni singolo settore in base agli indicatori economici seguenti:

1. Struttura dell'industria

2. Produzione

3. Occupazione

4. Andamento delle importazioni

5. Prezzo delle importazioni

6. Potenziale della Repubblica popolare cinese in materia di esportazioni.

Nella sezione III, la Commissione valuta inoltre le implicazioni della liberalizzazione del commercio e dell'adesione all'OMC della Cina per il mantenimento dei contingenti comunitari.

II. Analisi dei settori interessati

1. Calzature

NC 6402 99; 6403 51 e 59; 6403 91 e 99; 6404 11; 6404 19 10

I seguenti tipi di calzature sono soggetti a restrizioni quantitative:

Codice NC // Designazione delle merci

640299 [1] // Calzature, che ricoprono la caviglia, con suole esterne e tomaie di gomma o di materia plastica (diverse sia dalle calzature impermeabili di cui alla voce 6401 che dalle calzature per lo sport e dalle altre calzature di cui alla voce 6402)

[1] Escluse le calzature ad alto contenuto tecnologico:

640351 // Calzature, che ricoprono la caviglia, con suole esterne e tomaie di cuoio naturale (diverse dalle calzature per lo sport)

640359 // Calzature, che non ricoprono la caviglia, con suole esterne e tomaie di cuoio naturale (diverse dalle calzature per lo sport)

640391 1 // Altre calzature con suole esterne di gomma, di materia plastica, di cuoio naturale o ricostituito e con tomaie di cuoio naturale, che ricoprono la caviglia

640399 1 // Altre calzature con suole esterne di gomma, di materia plastica, di cuoio naturale o ricostituito e con tomaie di cuoio naturale, che non ricoprono la caviglia

640411 [2] // Calzature per lo sport; calzature dette da tennis, da pallacanestro, da ginnastica, da allenamento e calzature simili, con suole esterne di gomma o di materia plastica e tomaie di materie tessili

[2] Escluse:

64041910 // Pantofole ed altre calzature da camera con suole esterne di gomma o di materia plastica e tomaie di materie tessili, diverse da quelle di cui alla voce 6404 11

A. Situazione dell'industria calzaturiera della Comunità

1. Introduzione

Da alcuni anni il settore della calzatura attraversa una fase di ammodernamento e di ristrutturazione resa necessaria soprattutto dall'aumento della concorrenza internazionale e dall'evoluzione tecnologica. Nei paesi dell'UE il settore si è gradualmente orientato verso prodotti a più alto valore aggiunto, diversificati e di migliore qualità. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, tuttavia, ciò non significa che l'estremità superiore del mercato comunitario sia dominata da prodotti europei di altissima qualità, e che l'estremità inferiore sia invece "riservata" alle importazioni dai paesi che versano basse retribuzioni. In realtà, il segmento dei prodotti di base si sta trasformando progressivamente in un segmento di prodotti di qualità media, dove l'industria europea è ancora molto presente e altamente competitiva. Per di più, anche le imprese la cui produzione è destinata da sempre all'estremità superiore del mercato si vedono costrette a integrare la loro gamma di prodotti con modelli meno costosi.

Per poter sfruttare il potenziale competitivo acquisito dall'industria negli ultimi anni, tuttavia, gli esportatori dell'UE devono usufruire di un accesso effettivo ai mercati mondiali, sia per quanto riguarda la fornitura di materie prime che per la vendita vera e propria dei prodotti finiti. Sebbene il miglioramento dell'accesso al mercato sia considerato prioritario nella politica commerciale internazionale della Comunità, la situazione lascia ancora molto a desiderare, in quanto numerosi ostacoli tariffari e non tariffari impediscono tuttora alle società dell'UE di sfruttare appieno il loro potenziale di esportazione. A tale riguardo, va osservato che anche nei paesi industrializzati come gli Stati Uniti, uno dei principali mercati di esportazione dell'industria comunitaria, sussistono punte tariffarie del 48%.

2. Struttura dell'industria

L'industria comunitaria della calzatura comprende un gran numero di piccole imprese (in media 20 lavoratori per impresa) spesso concentrate in regioni dove le attività industriali sono poco diversificate. Si rilevano tuttavia alcune differenze a seconda degli Stati membri: mentre in Germania e in Francia le dimensioni medie delle imprese sono tali da assorbire circa un centinaio di lavoratori, in Italia e in Spagna le imprese occupano mediamente una decina di operai. Negli altri Stati membri i calzaturifici si collocano, per dimensioni, all'interno di questa forcella.

Per l'insieme dell'Unione europea, il numero di produttori è diminuito nel corso degli anni '90 passando da 15 897 nel 1989 a 14 817 nel 1997 e a 14 588 nel 1998.

Si tratta di un settore a forte impiego di manodopera e pertanto vulnerabile alle importazioni a basso prezzo, soprattutto quando sono originarie di paesi a economia pianificata. Inoltre, a causa della sua concentrazione geografica e del peso della manodopera che esso occupa, qualsiasi variazione nel livello di attività economica ha gravi ripercussioni sul piano sociale e regionale.

3. Produzione, consumo e occupazione nella Comunità

Dopo una diminuzione relativamente contenuta dell'1,46% tra il 1996 e il 1997, la produzione è crollata nel 1998 (-4,56%), scendendo al livello più basso mai registrato da anni, soprattutto a causa di una forte contrazione delle esportazioni (-9,74% nel 1998) provocata dalla crisi asiatica e dalle altre crisi internazionali.

Il consumo è diminuito dell'1,6%, mentre le importazioni totali sono rimaste piuttosto stabili. Di conseguenza, la quota di mercato dei produttori dell'UE è passata dal 51% nel 1997 al 50% nel 1998.

Nel 1998 si sono persi altri 11 784 posti di lavoro, il che corrisponde ad un calo occupazionale del 3,93% rispetto al 1997.

Tabella 1

>SPAZIO PER TABELLA>

4. Andamento delle esportazioni

Il crollo delle esportazioni (-6,24% nel 1997 e -9,74% nel 1998) ha assunto proporzioni particolarmente allarmanti in Russia (-20,33% nel 1997 e -24,89% nel 1998), mentre le quote di mercato dei principali mercati di esportazione della Comunità sono rimaste relativamente stabili.

Tabella 2

>SPAZIO PER TABELLA>

(Prodotti contemplati: Codici NC 6401-6405)

La Cina ha assorbito solo lo 0,16% di tutte le esportazioni destinate ai principali fornitori della Comunità, rimaste a livelli irrilevanti:

Tabella 3

>SPAZIO PER TABELLA>

(Prodotti contemplati: Codici NC 6401-6405)

Della crisi asiatica hanno risentito principalmente le esportazioni comunitarie nella Corea del Sud (-83,2%), in Indonesia (-60,5%) e in Thailandia (-50,7%). Le esportazioni verso la Cina sono diminuite del 52,5%, mentre India e Brasile hanno registrato nel 1998 - dopo il crollo del 1997 - un'evoluzione positiva, che ha permesso all'India di tornare al (basso) livello del 1996.

La bilancia commerciale della Comunità con questi paesi (espressa in paia) è rimasta alquanto negativa, come dimostra il rapporto esportazioni/importazioni per il 1997 e il 1998:

Tabella 4

>SPAZIO PER TABELLA>

(Prodotti contemplati: Codici NC 6401-6405)

Nel 1998 si è registrato, come per il Vietnam, l'Indonesia, Taiwan e la Thailandia, un deterioramento del rapporto esportazioni/importazioni con la Cina. Nel caso della Corea del Sud, detto rapporto è crollato dal 42% nel 1997 al 7,2% nel 1998.

B. Sensibilità nei confronti delle importazioni cinesi

1. Andamento delle importazioni

Nel 1998, le importazioni di calzature della CE da tutte le fonti hanno registrato un incremento dello 0,5% circa, arrivando a quasi 810 milioni di paia, a fronte di un lieve aumento della quota di mercato della Cina (dal 32,9% al 33,4%), seguita da Vietnam (18,1%) e Indonesia (8,3%).

Nonostante le restrizioni quantitative in vigore, la prestazione della Cina (+1,7% rispetto al 1997) ha eclissato il resto del mondo ("tutte le fonti"). Fra i principali fornitori, solo il Vietnam e Taiwan hanno ottenuto risultati migliori (rispettivamente +7,4% e +6,4%), partendo beninteso da livelli assoluti nettamente inferiori, mentre le importazioni da Brasile e Indonesia sono scese del 22,3% e del 21%.

Tabella 5

>SPAZIO PER TABELLA>

(Prodotti contemplati: Codici NC 6401-6405)

Nel 1998, è stato assoggettato a contingenti circa un terzo di tutte le importazioni di calzature originarie della Cina:

Tabella 6

>SPAZIO PER TABELLA>

(* Prodotti contemplati: Codici NC 6401-6405)

A fronte di una relativa stabilità delle importazioni di calzature soggette a contingenti (-0,4% contro -8,9% tra il 1997 e il 1996), nel 1998 le importazioni di calzature non soggette a contingenti sono aumentate del 2,9% (dopo la forte contrazione dell'anno precedente), riducendo lievemente la copertura contingentale globale.

La ripartizione per codici NC dei prodotti soggetti a contingenti è la seguente:

Tabella 7

>SPAZIO PER TABELLA>

In realtà, le importazioni totali di calzature soggette a contingenti sono rimaste stabili solo grazie al considerevole incremento delle importazioni di pantofole e di altre calzature da camera di cui al codice NC 6404 19 10, crollate nel 1997 in seguito all'istituzione, in febbraio, di dazi antidumping provvisori (per un periodo di 9 mesi) applicabili ai codici NC 6404 19 10 (pantofole) e 6404 19 90 (altre).

Il dazio definitivo istituito il 29 ottobre 1997 nei confronti di Cina e Indonesia, che non si applicava alle pantofole, ha fatto aumentare di oltre il 520%, nel 1998, le importazioni di questo prodotto. Le importazioni dalla Cina dei prodotti di cui al codice NC 6404 19 90 - cui si applica tuttora il dazio antidumping ma che non sono soggette a contingenti - sono invece rimaste al modesto livello del 1997:

Tabella 8

>SPAZIO PER TABELLA>

(in paia)

Il 23 febbraio 1998 sono state istituiti dazi antidumping definitivi su taluni tipi di calzature con tomaie di cuoio o di materia plastica originarie della Cina, dell'Indonesia e della Thailandia. I dazi riguardavano determinate voci dei codici NC 6402 99 (cioè 6402 99 98) e 6403 99 (cioè 6403 99 93, 6403 99 96 e 6403 99 98), escluse le calzature per lo sport.

Per quanto riguarda il codice NC 6402 99, nel 1997 e nel 1998 Cina e Indonesia hanno perso la loro quota di mercato. La Thailandia, invece, è riuscita a sviluppare le esportazioni nonostante le misure antidumping in vigore mentre il Vietnam è diventato il principale fornitore di questi prodotti alla Comunità:

Tabella 9

>SPAZIO PER TABELLA>

(in paia)

Il Vietnam è diventato il primo fornitore della Comunità anche per il codice NC 6403 99, mentre la Cina è riuscita a mantenere il suo livello di esportazioni:

Tabella 10

>SPAZIO PER TABELLA>

(in paia)

2. Prezzi all'importazione

Il confronto tra i prezzi medi delle importazioni di calzature cinesi e quelli delle esportazioni comunitarie ("extra-15") dà un'idea dell'entità delle sottoquotazioni delle importazioni cinesi rispetto ai prezzi sul mercato comunitario:

Tabella 11

>SPAZIO PER TABELLA>

Nel 1998, i prezzi cinesi erano compresi tra il 12,1% e il 68% dei prezzi medi delle esportazioni comunitarie nei paesi terzi. Tra il 1997 e il 1998, il vantaggio della Cina in termini di prezzi si è notevolmente accentuato per i codici NC 6403 99 (dal 66% al 48,6%) e 6404 11 (dal 91,9% al 68%) a causa del rincaro delle esportazioni comunitarie (e nonostante i dazi antidumping su determinati prodotti del codice NC 6403 99). L'abolizione dei dazi antidumping provvisori sulle pantofole (6404 19 10) non ha avuto ripercussioni immediate sui prezzi, rimasti a 1,14 ECU al paio. La differenza di prezzo per il codice NC 6403 51 è passata dal 35,5% nel 1997 al 47,5% nel 1998.

Nel complesso, la Cina - i cui prezzi medi unitari sono passati da 4,82 nel 1997 a 4,70 nel 1998 - è rimasta al livello più basso in assoluto rispetto agli altri principali fornitori della Comunità (in ECU/unità):

Tabella 12

>SPAZIO PER TABELLA>

(Copertura: Capitolo 64 NC)

Nel 1998, i prezzi medi cinesi (4,70 ECU/unità) non superavano né il 55% dei prezzi delle importazioni comunitarie da tutte le fonti (8,55 ECU/unità) né il 22,2% dei prezzi medi dei prodotti europei venduti sui mercati terzi (21,13 ECU/unità).

C. Pareri delle parti interessate

1. Parere dell'industria comunitaria

Secondo la Federazione europea dell'industria della calzatura, nonostante le restrizioni quantitative in vigore le importazioni di calzature dalla Cina sono rimaste a livelli nettamente superiori a quelle provenienti da tutti i paesi terzi. Oltretutto, dette restrizioni quantitative non verrebbero sfruttate appieno, per cui un aumento delle importazioni dalla Cina rimane possibile. Sempre secondo la Federazione, il persistere di una considerevole sottoquotazione dei prodotti cinesi rispetto ai prezzi europei ha esercitato forti pressioni sull'industria europea, provocando un calo della produzione, un deterioramento delle esportazioni e ulteriori perdite di posti di lavoro. L'industria europea, pertanto, si oppone fermamente sia all'abolizione dei contingenti cinesi in questione che ad un aumento dei livelli attuali.

2. Parere degli importatori

Secondo il parere della "Foreign Trade Association" (FTA), le perdite di posti di lavoro nell'industria comunitaria della calzatura costituiscono un fenomeno naturale, dovuto essenzialmente all'automazione e ai progressi tecnologici. La FTA ritiene pertanto che le importazioni cinesi non costituiscano una minaccia per l'industria comunitaria della calzatura.

D. Conclusione

Il settore della calzatura continua ad essere particolarmente sensibile a causa del volume delle importazioni cinesi (33,4% di tutte le importazioni comunitarie, cfr. Tabella 5), della loro considerevole quota del mercato comunitario (17,4%, cfr. Tabella 1), del divario in termini di prezzi (4,70 ECU/unità contro 21,13 ECU/unità, cfr. Tabella 12) e dell'enorme potenziale di esportazione dell'industria cinese.

Nel 1998, la situazione di squilibrio sopra descritta è stata ulteriormente aggravata dalle crisi finanziarie in Asia, in Russia e in Brasile, che hanno privato gli operatori dell'UE di importanti mercati di esportazione e, al tempo stesso, di sbocchi alternativi. Inoltre, essendo l'unica regione importante del mondo a mantenere il suo livello di importazioni nonostante le crisi economiche dei due anni precedenti, l'Unione europea costituiva lo sbocco principale per numerosi produttori dei paesi terzi dopo il crollo dei loro mercati nazionali. Ne è conseguita una netta diminuzione delle esportazioni e della produzione comunitarie.

Nonostante le restrizioni quantitative in vigore, la Cina ha superato la media di tutti i fornitori comunitari (+1,7% contro +0,5%, cfr. Tabella 5).

A questo stadio, l'abolizione delle restrizioni quantitative nei confronti della Cina potrebbe dar luogo a determinate incoerenze nella politica industriale globale della Comunità. Da un lato, infatti, si incoraggiano gli operatori europei a diventare sempre più competitivi investendo in fattori materiali e immateriali. Dall'altro, però, le istituzioni europee si sono impegnate a fornire agli operatori un quadro generale che consenta loro di competere a parità di condizioni su un mercato mondiale e aperto. Attualmente, detta parità di condizioni non esiste, in quanto molti paesi terzi mantengono dazi tariffari estremamente elevati oltre a un gran numero di ostacoli non tariffari.

Se non trovano un mercato per i loro prodotti altamente competitivi, le imprese non sono motivate a investire e ad innovare per proseguire sulla via della modernizzazione e della ristrutturazione (processo spesso laborioso e non certo indolore). Le società devono inoltre espandere i loro mercati per realizzare economie di scala sufficienti a migliorarne la competitività internazionale grazie ad una riduzione dei costi medi di produzione.

In considerazione di quanto precede e del fatto che l'industria calzaturiera rimane nel complesso un settore ad alta intensità di manodopera, a qualsiasi ulteriore liberalizzazione delle importazioni comunitarie dovrà corrispondere una liberalizzazione equivalente a livello dei partner commerciali della Comunità.

Fintanto che i mercati di molti paesi terzi rimarranno praticamente chiusi alle esportazioni dell'UE, le restrizioni quantitative nei confronti della Cina dovranno essere mantenute per ovviare al fatto che gli operatori economici non beneficiano di condizioni concorrenziali uniformi.

2. Vasellame e oggetti per uso domestico di porcellana o di ceramica

NC 6911 10 e NC 6912 00

È difficile ottenere statistiche e informazioni dettagliate in merito alle voci soggette a contingenti perché la maggior parte dei produttori fabbrica una vasta gamma di oggetti per la tavola i quali sono solitamente dichiarati - quando lo sono -, come "oggetti per il servizio da tavola" (ossia codici NC 6911 + 6912 + 6913 combinati), ed anche perché i produttori sono alquanto riluttanti a fornire alle loro federazioni informazioni che considerano commercialmente delicate. Il settore, inoltre, conta numerosi piccoli produttori che non appartengono ad alcuna federazione nazionale. Come al solito, quindi, nello stendere la presente relazione si è dovuto utilizzare un gran numero di fonti diverse.

A Situazione del settore comunitario del vasellame da tavola

1. Struttura del settore UE del vasellame di ceramica

All'inizio gli oggetti di ceramica venivano prodotti in vicinanza di fonti di materie prime ed energetiche e in presenza di buoni servizi di trasporto. Sebbene questi fattori non siano più determinanti, il settore è ancora molto concentrato geograficamente, ad esempio nello Staffordshire nel Regno Unito, nel Limousin in Francia, nella Baviera settentrionale in Germania e a Maastricht nei Paesi Bassi.

Il settore è costituito principalmente da piccole e medie imprese e anche da alcuni grandi produttori, quali la tedesca Villeroy & Boch e le britanniche Royal Doulton e Wedgwood, che rappresentano probabilmente i tre maggiori produttori del mondo. Essi offrono una vasta gamma di prodotti, notevolmente diversi da un produttore all'altro e che dipendono in larga misura dai gusti e dalle disponibilità finanziarie degli acquirenti.

Tradizionalmente il settore del vasellame rappresenta, in termini di valore, circa un decimo delle produzione totale dell'industria della ceramica nell'UE, in termini di occupazione invece la percentuale è di circa un quarto. Si tratta del sottosettore a più alta intensità di manodopera dei sei che riguardano la ceramica, che risente quindi particolarmente degli effetti della concorrenza sleale.

2. Andamento della produzione e del consumo apparente

Le cifre sottoindicate si riferiscono a tutti i settori della ceramica.

N.B. Poiché la base dati DEBA non esiste più, in attesa che Eurostat riprenda tutto il lavoro precedente, le cifre riguardanti la produzione e l'occupazione per il 1998 sono calcolate utilizzando gli indicatori a breve termine forniti dalla base dati Eurostat-European Business Trends.

Unità: milioni di ECU

>SPAZIO PER TABELLA>

Le cifre riguardanti le importazioni e le esportazioni per l'Europa a 15 provengono da COMEXT. Quelle relative alla produzione e all'occupazione provengono dalla base DEBA (tranne * ==> prima stima della Cérame-Unie [3]) e dalla base Eurostat-NewCronos (1995, 1996, 1997 e 1998 per l'UE-15 utilizzando NACE Rev, 1, 26,2 + 26,3 + 26,4).

[3] Organizzazione che rappresenta l'intera industria della ceramica a livello dell'UE. Il settore degli oggetti da tavola è rappresentato dalla FEPF (Federazione europea delle industrie degli oggetti di porcellana per la tavola e per uso ornamentale).

Informazioni analoghe sugli oggetti da tavola

NC 6911 + 6912 + 6913 Unità: milioni di ECU

>SPAZIO PER TABELLA>

Fonti: importazioni/esportazioni COMEXT

produzione e occupazione Cérame-Unie

* NC 6911 10 + 6912 00

** stime Cérame-Unie

*** numero di produttori di oggetti per la tavola membri della Cérame-Unie

Come risulta dai dati precedenti, la penetrazione delle importazioni di tutti i prodotti di ceramica non è significativa, ma non bisogna dimenticare che l'Europa è tradizionalmente un importante esportatore di prodotti di ceramica e che le esportazioni costituiscono parte integrante ed essenziale del portafoglio ordini di molte società europee.

Va inoltre sottolineato che la quota cinese delle importazioni extra UE di tutti i prodotti di ceramica è in costante aumento; nel 1998 essa rappresentava il 20,1 (in termini di valore) rispetto al 17,2% del 1996. Si tratta di un fattore allarmante per l'industria europea della ceramica; infatti, anche se attualmente la Cina esporta nell'UE quantitativi alquanto modesti di piastrelle, negli ultimi anni essa ha notevolmente aumentato la sua capacità di produzione ed ha già superato Spagna e Brasile, diventando il secondo produttore mondiale dopo l'Italia. Nei prossimi anni, quindi, si prevede un notevole aumento delle importazioni europee di piastrelle dalla Cina.

L'industria ha inoltre fatto presenti determinate caratteristiche dell'attuale mercato degli oggetti per la tavola:

( la domanda globale di oggetti per la tavola continua ad aumentare proporzionalmente alla popolazione mondiale;

( visto il carattere sempre meno formale delle cene, tuttavia, i clienti tendono a comprare meno servizi completi da conservare per tutta la vita. Gli oggetti per la tavola seguono sempre più la moda, e pertanto vengono sostituiti con una relativa rapidità;

( i produttori asiatici stanno conquistando una parte sempre più grossa di questo segmento del mercato;

( i produttori europei cercano di ridurre i costi, utilizzando fra l'altro meno materiali dal costo, e con un margine, più elevato, trasferendo la produzione verso zone dove la manodopera è meno onerosa (con gravi ripercussioni per l'occupazione locale) o subappaltando la produzione;

( tra il 1992 e il 1997, la produzione nelle regioni da sempre specializzate negli oggetti per la tavola è diminuita di 750 milioni di USD;

( nello stesso periodo, la produzione in Asia ha registrato un incremento di 1 miliardo di USD;

( la produzione di vasellame per uso alberghiero nell'UE, il cui andamento rimane positivo, risente però delle punte tariffarie esistenti sui mercati tradizionali quali gli Stati Uniti (vedi più avanti). La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che i produttori cinesi stanno riversando sul mercato americano importazioni a basso prezzo, tagliando fuori i produttori dell'UE da determinate zone.

3. Andamento dell'occupazione

L'occupazione nell'industria della ceramica è diminuita costantemente negli ultimi anni. Non si dispone di dati esaurienti per il 1998, e in ogni caso le cifre ottenute sono più o meno attendibili a seconda dei paesi. In occasione della riunione annuale del 3 e 4 giugno 1999, la FEPF ha comunicato le seguenti stime occupazionali per gli ultimi due anni relativamente ai principali paesi produttori:

Numero dipendenti

>SPAZIO PER TABELLA>

Secondo le stime, l'occupazione nell'industria della ceramica è diminuita globalmente del 24,9% tra il 1992 e il 1997. L'occupazione nel solo settore degli oggetti da tavola sarebbe diminuita di circa il 33,0% tra il 1992 e il 1996, con un ulteriore calo del 25,9% tra il 1997 e il 1998. Questa tendenza si sarebbe considerevolmente accelerata nel 1999 a causa del crollo della domanda interna e dei problemi economici in Asia nonché, in misura minore, nell'America meridionale.

Al tempo stesso, il rafforzamento di determinate monete, in particolare la sterlina britannica, nei confronti del dollaro statunitense ha ostacolato le vendite negli Stati Uniti e ha provocato per la prima volta l'afflusso nell'UE, e soprattutto nel Regno Unito, di vasellame alberghiero americano a basso prezzo sebbene durante i negoziati dell'Uruguay Round fra UE e Stati Uniti si fosse affermato che i produttori statunitensi non esportavano questo tipo di prodotto. In seguito ai negoziati, inoltre, gli Stati Uniti hanno applicato dazi tariffari elevatissimi sul vasellame per uso alberghiero, mercato riservato tradizionalmente ai produttori dell'UE.

Si riportano qui di seguito le osservazioni disponibili sui singoli Stati membri:

( Regno Unito

Nel 1998, la quota di mercato e la produzione sono diminuite del 10% circa rispetto al 1997, e per il 1999 si prevede un'ulteriore contrazione del 5%. Tra il 1996 e il 1998, si è registrata una diminuzione del 25% (-20% nel solo 1998) del volume degli oggetti per la tavola di tipo tradizionale e dell'occupazione totale, mentre la redditività si è dimezzata;

tra la fine del 1998 e l'inizio del 1999, due dei più grossi produttori hanno dovuto procedere rispettivamente a 1 200 e a 140 licenziamenti, mentre un altro ha chiuso con la conseguente perdita di 300 posti di lavoro.

N.B. È importante tener conto degli aspetti regionali: il numero di dipendenti dell'industria della ceramica nel Regno Unito rappresenta l'1% dell'occupazione totale del paese, ma nella regione di Stoke-on-Trent, la principale zona di produzione della ceramica, gli stabilimenti di fabbricazione della ceramica e le industrie connesse forniscono il 51% dei posti di lavoro.

( Germania

I risultati del 1998 (-4,4% rispetto al 1997) potrebbero corrispondere ad un rallentamento della perdita di posti di lavoro, visto che il programma di riduzione occupazionale del principale produttore tedesco è iniziato tre anni fa e che rimarrebbero 1 500 persone da licenziare, soprattutto a causa della concorrenza delle importazioni a basso prezzo. Altri due produttori hanno dovuto chiudere definitivamente uno stabilimento ciascuno. Secondo i dati Eurostat, disponibili solo per la Germania, il settore "fabbricazione di prodotti per la casa di ceramica e di articoli ornamentali" avrebbe perso il 25% dei posti di lavoro tra il giugno 1995 e il novembre 1998, passando da 21 857 dipendenti nel 1995 a 18 326 nel 1996.

( Francia

Secondo il membro francese della FEPF, nel 1998 la situazione occupazionale è rimasta nel complesso piuttosto stabile nonostante la chiusura di 3 stabilimenti e la conseguente perdita di oltre 500 posti di lavoro, palesemente compensata in altri settori. È in corso un processo di ristrutturazione e di razionalizzazione, iniziato nel 1990, che ha comportato una perdita occupazionale del 25%.

( Italia

L'occupazione è diminuita del 48% tra il 1997 e il 1998.

( Grecia

Si sono dovuti chiudere 3 stabilimenti, e l'unico produttore rimasto nel settore degli oggetti per la tavola versa in serie difficoltà economiche.

( Portogallo

Il calo occupazionale è stimato al 36% tra il 1997 e il 1998, anche se questa cifra può essere stata lievemente falsata dai dati troppo elevati corrispondenti al 1997.

Come risulta da numerosi comunicati stampa, pur non essendo le uniche responsabili, le importazioni di prodotti a basso prezzo hanno innegabilmente contribuito alla perdita di posti di lavoro nel settore degli oggetti per la tavola perché all'origine di decisioni che hanno portato a chiusure e razionalizzazioni.

B Sensibilità nei confronti delle importazioni cinesi

1. Andamento delle importazioni e delle esportazioni

Come si è detto, le esportazioni sono estremamente importanti per i produttori europei di oggetti per la tavola, molti dei quali esportano fino al 30% della propria produzione, sebbene la quantità di prodotti esportati sia in generale nettamente inferiore ai livelli delle importazioni. Le tabelle seguenti indicano l'andamento delle importazioni nell'UE, sui suoi principali mercati di esportazione e nei principali paesi importatori nel 1998.

Importazioni extra-UE nel 1998: EUR 15 Fonte: COMEXT

>SPAZIO PER TABELLA>

Esportazioni extra-UE nel 1998: EUR 15 Fonte: COMEXT

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Pertanto, mentre le importazioni dalla Cina continuano a rimanere di proporzioni elevate e rappresentano di gran lunga la principale fonte delle importazioni europee di porcellana e di terraglia, le esportazioni europee in Cina restano praticamente inesistenti. Ciò è dovuto prevalentemente alla capacità di produzione eccessiva esistente a livello nazionale e a considerazioni valutarie, che spiegano anche il notevole potenziale di esportazione di questo paese.

Per quanto riguarda la presunta elusione dei contingenti comunitari da parte degli esportatori cinesi, va osservato che le cifre relative alle importazioni sono quelle riferite da COMEXT. Si sospetta comunque che parte delle importazioni dalla Cina venga dirottata attraverso altri paesi, ad esempio Hong Kong e, di recente, il Vietnam. Ad esempio, pur non avendo una produzione locale di oggetti per la tavola in ceramica, nel 1998 Hong Kong ha esportato nell'UE i seguenti quantitativi e valori:

>SPAZIO PER TABELLA>

Fonte: COMEXT

Il fatto che i contingenti siano espressi in tonnellate, inoltre, può dissimulare la reale entità delle importazioni cinesi. A tale proposito, le prove di laboratorio effettuate sui prodotti cinesi importati avrebbero dimostrato una riduzione di ben due terzi del peso medio unitario. Ciò significherebbe che, sebbene i contingenti d'importazione non siano stati utilizzati interamente in termini di tonnellate, il numero effettivo di oggetti per la tavola cinesi importati sarebbe notevolmente aumentato. Purtroppo, però, la mancanza di dati COMEXT riguardanti i singoli pezzi impedisce di verificare queste affermazioni.

I fabbricanti europei di oggetti per la tavola hanno sollevato infine il problema della contraffazione dichiarando, come gli anni scorsi, che certi produttori cinesi copiano i disegni europei, poi prodotti in Cina e venduti in Europa a prezzi nettamente inferiori a quelli dei prodotti locali. Si è visto in passato come repliche esatte di prodotti europei fabbricate in Cina siano state vendute sui mercati europei.

2. Prezzi

I prezzi medi delle importazioni cinesi sono di solito notevolmente inferiori a quelli europei per quanto riguarda gli oggetti di porcellana e di terraglia. La tabella seguente riporta il confronto tra i prezzi medi imposti per le merci cinesi importate e il prezzo medio dei prodotti analoghi fabbricati nell'Unione europea (non sono ancora disponibili i dati per il 1998).

ECU/kg Fonte: membri Cérame-Unie

>SPAZIO PER TABELLA>

* Solo Francia e Portogallo.

** Solo Francia.

Per quanto riguarda i due prodotti specifici soggetti a contingenti, dal confronto tra i prezzi cinesi e i livelli medi registrati sul mercato interno dell'Unione europea nel 1998 emergono i dati seguenti:

ECU/kg Fonte: COMEXT

>SPAZIO PER TABELLA>

Da questi dati risulta che l'esistenza di contingenti può aver limitato il volume delle importazioni cinesi e che i prezzi di vendita cinesi sono leggermente aumentati. In generale i prezzi europei subiscono invece una pressione sempre maggiore non soltanto per la presenza di importazioni a basso costo provenienti soprattutto dal sud-est asiatico e dall'Europa centrale, ma anche a causa del notevole eccesso di capacità produttiva dell'Unione europea.

C. Pareri delle parti interessate

1. Parere dell'industria comunitaria

Il settore degli oggetti di ceramica per la tavola è rappresentato a livello europeo dalla "Fédération européenne des Industries de Porcelaine et de Faïence de Table et d'Ornementation" (FEFP), membro a sua volta della Federazione generale europea della ceramica, "Cérame-Unie". Quest'ultima, che rappresenta il 75% dei produttori di oggetti per la tavola dell'UE (molti piccoli produttori non sono iscritti alla Federazione), ribadisce la propria ferma posizione a favore del mantenimento dei contingenti nel 2000, senza aumenti rispetto ai livelli del 1999.

2. Parere degli importatori

L'Unione delle associazioni europee di grossisti di oggetti di vetro e ceramica e l'Associazione del commercio estero ritiene invece che non sia più necessario mantenere i contingenti applicati agli oggetti da tavola visto che la situazione globale dell'industria europea è notevolmente migliorata in seguito alla razionalizzazione, al ridimensionamento e alla delocalizzazione della produzione nell'Europa centrale e orientale e in Estremo Oriente, dove le retribuzioni orarie sono inferiori del 70-80% a quelle della Comunità.

D. Conclusione

Alla luce di quanto esposto, il settore degli oggetti per il servizio da tavola e da cucina continua ad essere un settore sensibile a causa dell'elevato volume delle importazioni cinesi a basso prezzo e del notevole danno che esse possono arrecare. Inoltre l'industria comunitaria si trova in una fase di ulteriore razionalizzazione che le permetterà di aumentare la produttività e la competitività. Durante questo periodo, essa sarà particolarmente vulnerabile alle importazioni a basso costo, motivo di più per mantenere in vigore i contingenti agli stessi livelli del 1999.

III. Liberalizzazione del commercio e adesione all'OMC della Cina

Pur essendosi offerta, sia a livello bilaterale che in sede di OMC, di abolire i 385 contingenti ancora applicati alla Cina, la Comunità non è ancora sicura che il programma di eliminazione graduale dei contingenti cinesi sia sufficientemente in linea con quello dell'UE.

La Commissione ha precisato più volte che i contingenti cinesi dovrebbero essere totalmente aboliti entro il 2005, e che, in caso di abolizione prima di questa data, la Comunità provvederebbe a liberalizzare i suoi contingenti. Dal canto loro, i cinesi hanno dichiarato che intendono abolire i contingenti entro il 2005 eliminandone un numero limitato prima di questa scadenza, sempre che la Cina possa aderire all'OMC nel prossimo futuro. I loro negoziatori hanno spesso contestato la data del 2005, affermando che è subordinata ad una rapida adesione all'OMC.

I contingenti cinesi, inoltre, vengono spesso gestiti in modo arbitrario e poco trasparente. La Commissione ha chiesto ripetutamente alla Cina di applicare lo stesso trattamento a tutti gli importatori/esportatori al momento dell'assegnazione dei contingenti. Finora, però, la gestione dei contingenti rimane insoddisfacente.

Per di più, la Commissione ha fatto presente alla controparte cinese che un notevole miglioramento dell'accesso al mercato di questo paese potrebbe dare un impulso determinante alla ripresa del processo di liberalizzazione dei contingenti CE residui. A tutt'oggi, però, non vi è nulla di concreto da segnalare in tal senso.

IV. Conclusioni globali

Dalle informazioni raccolte la Commissione ha tratto le conclusioni seguenti.

1. In generale, gli sforzi compiuti dai settori interessati dalle restrizioni quantitative hanno sortito effetti positivi in termini di ristrutturazione della produzione e di miglioramento della qualità dei prodotti soggetti a contingentamento. Sebbene, tuttavia, i produttori europei continuino ad adoperarsi a tal fine, i settori delle calzature e degli oggetti per il servizio da tavola restano particolarmente sensibili:

- la loro situazione rimane nel complesso precaria: entrambe le industrie sono colpite a diversi livelli da un ristagno della produzione, dalla diminuzione delle vendite e delle esportazioni, dalla chiusura di aziende e dalla perdita di posti di lavoro.

- Si tratta di industrie ad alta intensità di manodopera, frammentate e particolarmente esposte alla concorrenza dei paesi che versano basse retribuzioni e che hanno già sottratto loro una notevole quota del mercato comunitario.

- Le industrie hanno avviato processi di ristrutturazione promettenti ma costosi e complessi, che un'ondata di importazioni a prezzi bassi voterebbe al fallimento.

2. In generale la concorrenza dei prodotti cinesi continua a rappresentare una minaccia reale.

- Nei settori interessati dalle restrizioni quantitative la Cina dispone di enormi capacità di produzione e di esportazione, in continua crescita, grazie alle quali i suoi esportatori, in mancanza delle restrizioni di cui sopra, sarebbero in grado di inondare il mercato comunitario.

- Le importazioni cinesi avevano già conquistato una considerevole quota del mercato comunitario o stavano per farlo quando sono state introdotte le restrizioni quantitative.

- I prezzi delle importazioni cinesi restano a livelli sensibilmente inferiori a quelli di prodotti comunitari confrontabili. Essi sono altresì alquanto inferiori a quelli degli altri paesi fornitori della Comunità.

- Il frequente ricorso alla contraffazione per parte di tali prodotti, in particolare la porcellana e la ceramica, rappresenta un ulteriore elemento di distorsione delle condizioni di concorrenza.

- Va inoltre considerata la peculiarità del sistema economico cinese. Negli ultimi anni, la Cina ha dimostrato di voler liberalizzare il proprio sistema commerciale ed aprire la propria economia. Sebbene tali misure rappresentino un importante passo avanti, le autorità del paese continuano ad esercitare una notevole influenza sul funzionamento dell'industria cinese: si riscontrano così prezzi artificialmente bassi all'esportazione che non rispecchiano i costi economici reali dei prodotti in questione, nonché strategie di esportazione influenzate da considerazioni non strettamente commerciali.

Per quanto riguarda le importazioni, la Cina mantiene tariffe elevate su molti prodotti di consumo, ma le restrizioni più proibitive derivano da barriere non tariffarie quali contingenti, domande di licenza, restrizioni in materia di valuta estera e ostacoli tecnici. I prodotti possono essere importati soltanto da società commerciali straniere autorizzate, ed essenzialmente controllate, dal governo centrale.

È quindi lecito ritenere che l'eliminazione totale delle restrizioni quantitative comporterebbe la ripresa di una forte crescita delle importazioni originarie della Cina e di conseguenza il nuovo pericoloso indebolimento della posizione dell'industria comunitaria sul proprio mercato.

Per quanto riguarda il livello dei contingenti residui, un esame dell'uso effettivo delle licenze d'importazione da parte degli importatori comunitari ha dimostrato che i quantitativi inutilizzati sono abbastanza rilevanti poiché variano tra il 15% e un abbondante 30% del totale [4]. È probabile che ciò sia imputabile in parte alla scarsa entità dei contingenti assegnati agli importatori "non tradizionali" (i quali rinunciano a importare quantitativi che non ritengono interessanti dal punto di vista economico); in larga misura invece le rimanenze dipendono dalla decisione degli importatori tradizionali di non utilizzare interamente le loro licenze di importazione. Per alcune sottocategorie di calzature (pantofole e talune calzature di cuoio e di materiale sintetico) queste decisioni possono essere motivate, nel 1997 e nel 1998, dall'esistenza di misure antidumping o di inchieste in corso. Ciò non vale tuttavia per la maggior parte dei prodotti soggetti a contingenti, per i quali risultano sostanziali quantitativi inutilizzati.

[4] Fatta eccezione per le pantofole (NC 6404 19 10).

Secondo la Commissione da quanto precede si può desumere che i quantitativi globali disponibili non sono insufficienti a coprire le esigenze degli importatori e che non richiedono un aumento immediato. Come è già stato detto nella presente relazione, dal 1° gennaio 2000 si applica un metodo di distribuzione riveduto a vantaggio degli importatori non tradizionali. La Commissione ritiene che tale rettifica, abbinata agli sforzi già compiuti per correggere la disparità tra importatori tradizionali e non tradizionali, dovrebbe migliorare nel complesso l'impiego delle licenze di importazione e quindi portare ad un aumento effettivo dei quantitativi attualmente importati.

Pertanto, senza dimenticare l'obiettivo di liberalizzare, a termine, i contingenti, la Commissione ritiene opportuno raccomandare che il loro livello rimanga immutato nel 2000 a condizione che la controparte cinese si impegni in misura reciproca ed equivalente, in vista di una rapida adesione all'OMC e nell'ambito dei negoziati multilaterali o bilaterali con la Comunità, ai fini di una progressiva eliminazione dei contingenti da entrambe le parti secondo un calendario concordato fra di esse.

4. CAPITOLO 3 ATTUAZIONE E MANTENIMENTO DELLE MISURE DI VIGILANZA

I. Scopo delle misure di vigilanza

Il Consiglio ha introdotto tali misure per controllare meglio l'andamento delle importazioni di una serie di prodotti, che risultava preoccupante ma non rappresentava un pericolo immediato per l'industria comunitaria.

II. Attuazione

L'applicazione delle misure di vigilanza preliminare viene effettuata attraverso un sistema di licenze automatiche che debbono essere rilasciate gratuitamente per ciascun quantitativo richiesto entro cinque giorni lavorativi dalla presentazione della domanda da parte di qualsiasi importatore comunitario.

L'introduzione, prevista dal regolamento (CE) n. 519/94 modificato dal regolamento (CE) n. 139/96, di un documento uniforme e semplificato di vigilanza comunitaria ha consentito di ridurre al massimo le formalità che gli importatori e gli Stati membri debbono espletare all'importazione dei prodotti soggetti a vigilanza.

Nel maggio 1997, sulla base delle conclusioni contenute nella seconda relazione della Commissione, il Consiglio, con il regolamento (CE) n. 847/97, ha deciso di:

- eliminare dall'elenco dei prodotti sottoposti a vigilanza comunitaria una serie di prodotti le cui importazioni nel 1995 sono state inferiori a quelle del 1994;

- inserire nell'elenco dei prodotti sottoposti a vigilanza preliminare comunitaria i prodotti nei confronti dei quali sono stati aboliti i contingenti (componenti e accessori di giocattoli e oggetti di vetro dal 1° gennaio 1998).

Nel maggio 1998, in seguito alle conclusioni contenute nella terza relazione della Commissione, con regolamento (CE) n. 1138/98 il Consiglio ha deciso di inserire i giocattoli, nei confronti dei quali erano stati aboliti i contingenti, nell'elenco dei prodotti sottoposti a vigilanza comunitaria preliminare.

III. Andamento delle importazioni dei prodotti soggetti a vigilanza

Nella tabella seguente sono indicate, in migliaia di ECU, le importazioni di prodotti soggetti a vigilanza effettuate nel 1998, escluse alcune calzature ad alto contenuto tecnologico, e, a titolo di confronto, quelle del 1997.

>SPAZIO PER TABELLA>

Fonte: EUROSTAT

Per quanto riguarda le importazioni di alcune calzature sportive ad alto contenuto tecnologico, dato che le statistiche Eurostat non consentono di operare una distinzione tra quelle soggette e quelle non soggette a vigilanza, la Commissione può rinviare soltanto ai documenti di vigilanza rilasciati nel 1998:

ex 6402 99 // 2 769 168 paia

ex 6403 91 et 99 // 12 108 575 paia

ex 6404 11 // 13 647 636 paia

totale // 28 525 379 paia

IV. Opportunità di mantenere le misure di vigilanza

Le cifre indicate rivelano che la quota delle importazioni dalla Cina di tutti questi prodotti salvo uno [5] è ancora alquanto elevata. La Commissione ritiene necessario mantenere una vigilanza preliminare per tali prodotti.

[5] Si tratta delle biciclette, un prodotto soggetto a dazi antidumping definitivi e la cui sensibilità non puo' essere valutata soltanto in termini di volumi di importazione. Il 10 settembre 1998 è stato avviato, in previsione della scadenza, un riesame delle misure antidumping in vigore nei confronti delle biciclette cinesi. In attesa dei risultati, anche se la quota detenuta dalle importazioni cinesi è modesta, pare prudente mantenere in vigore le misure di vigilanza preliminare.

5. CAPITOLO 4 CONCLUSIONI E PROPOSTE DELLA COMMISSIONE

Alla luce di quanto precede, la Commissione ritiene che il sistema di restrizioni quantitative e di misure di vigilanza istituito dal regolamento (CE) n. 519/94, modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1138/98, debba essere mantenuto e che non sia opportuno modificare né la struttura, né il livello dei contingenti residui né il numero dei prodotti soggetti a vigilanza.