Risoluzione sulla situazione in Kosovo
Gazzetta ufficiale n. C 150 del 28/05/1999 pag. 0437
B4-0170, 0171, 0172, 0214, 0215 e 0216/99 Risoluzione sulla situazione in Kosovo Il Parlamento europeo, - viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Kosovo e nella Repubblica federale di Iugoslavia, - viste le risoluzioni 1160 (1998), 1199(1998) e 1203(1998) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, - visti gli accordi firmati nell'ottobre 1998 tra la Repubblica federale di Iugoslavia (RFI) e l'OSCE, da una parte, e tra la Repubblica federale di Iugoslavia e la NATO, dall'altra, - vista la decisione presa dal Gruppo di contatto in data 29 gennaio 1999 di organizzare a Rambouillet, a partire dal 6 febbraio 1999, un incontro in vista del raggiungimento di un compromesso politico provvisorio tra le parti in conflitto, - visto il risultato della riunione del Consiglio dell'Atlantico del Nord tenutasi il 30 gennaio 1999 a Bruxelles, - vista la Dichiarazione del Consiglio permanente dell'OSCE del 1° febbraio 1999, A. considerando che continuano le violazioni dei più fondamentali diritti dell'uomo, le operazioni di pulizia etnica e le aggressioni brutali delle forze iugoslave e serbe contro la popolazione civile del Kosovo, B. considerando che è stato perpetrato un massacro di albanesi del Kosovo nel villaggio di Racak, il 15 gennaio 1999, e successive uccisioni di civili in Kosovo, massacri che, ancora una volta, hanno determinato l'esodo di migliaia di persone dalle loro abitazioni, C. considerando che sono stati compiuti atti violenza dall'esercito di liberazione del Kosovo e da altri gruppi armati, atti che contribuiscono ad un ulteriore, grave aumento della tensione e provocano ulteriori atti di repressione violenta, D. sottolineando che devono essere adottate tutte le misure necessarie per bloccare il processo di pulizia etnica, la brutale aggressione contro la popolazione civile e la destabilizzazione da parte delle autorità della Repubblica federale di Iugoslavia e Serbia, che l'Unione europea e i suoi Stati membri dovrebbero partecipare attivamente alle azioni volte a porre termine a quella che costituisce una catastrofe umanitaria, E. sottolineando ancora una volta che la totale interruzione di tutte le azioni delle forze di sicurezza serbe contro la popolazione civile e il ritiro delle unità di sicurezza serbe, seguiti da un dialogo serio e approfondito, con la partecipazione internazionale, sul futuro del Kosovo, rappresentano l'unico modo accettabile di risolvere il problema, F. rilevando che il Gruppo di contatto per l'ex Iugoslavia aveva stabilito di convocare i rappresentanti del governo federale iugoslavo e del governo serbo, nonché i rappresentanti degli albanesi del Kosovo a Rambouillet (Francia) il 6 febbraio 1999, allo scopo di negoziare una soluzione politica per il conflitto, G. sottolineando che la missione di verifica dell'OSCE nel Kosovo è stata sottoposta ad una forte pressione durante l'espletamento delle loro funzioni in collegamento con il cessate il fuoco dell'ottobre 1998, H. sottolineando che la NATO ha adottato le necessarie misure preparatorie per contribuire alla fine del ciclo di violenze e per attuare il processo di negoziato, in caso di bisogno, I. rilevando che sarà necessario un maggiore impegno internazionale per garantire l'attuazione di una soluzione politica al conflitto e la ricostruzione economica, sociale e politica del Kosovo e consapevole che l'Unione europea e i suoi Stati membri dovrebbero svolgere un ruolo determinante in tale processo, J. sottolineando che una soluzione politica del conflitto in Kosovo è essenziale per garantire pace, sicurezza e stabilità in tutta la regione, K. rammentando la piena giurisdizione del Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia sui crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il genocidio commessi in tutto il territorio dell'ex Iugoslavia, compresi pertanto i crimini attualmente commessi nel Kosovo, L. chiedendo che le autorità della RFI cooperino pienamente con il Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia e indaghino sul massacro di Racak e altre ucisioni e che i responsabili siano assicurati alla giustizia, M. convinto che occorra operare una chiara distinzione tra la Serbia e il governo del Montenegro, il cui atteggiamento è stato aperto e costruttivo, 1. condanna energicamente la politica di brutale aggressione e di pulizia etnica delle forze di sicurezza serbe contro la popolazione civile nel Kosovo che è stata ulteriormente dimostrata con il massacro degli albanesi del Kosovo nel villaggio di Racak il 15 gennaio 1999 e contro altre uccisioni di civili in tale regione; 2. invita le autorità della Repubblica federale di Iugoslavia a collaborare appieno con il Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia nelle indagini relative al massacro di Racak e ad altre uccisioni e ad adottare le misure necessarie per garantire che i responsabili di tali massacri vengano condotti dinanzi alla giustizia; 3. invita gli Stati membri a trasmettere al Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia tutte le prove necessarie per l'identificazione delle responsabilità personali dirette dei mandanti dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità commessi in Kosovo, senza tenere conto delle funzioni istituzionali che ricoprono; 4. condanna con forza ogni atto di violenza da parte dell'esercito di liberazione del Kosovo; 5. sostiene il progetto di piano di pace definito dal Gruppo di contatto e presentato in occasione dei colloqui di pace di Rambouillet sul Kosovo, in cui si propone un periodo di transizione in vista di un'autonomia sostanziale della regione del Kosovo; 6. invita tutte le parti coinvolte nel conflitto a cooperare appieno al processo di negoziato per una soluzione politica del conflitto, processo avviato dal Gruppo di contatto e che prevede un suo diretto coinvolgimento, e ad impegnarsi per raggiungere un accordo entro un limite di tempo prestabilito; 7. approva le decisioni della NATO di adottare le misure necessarie per ottenere un risultato positivo per il processo di negoziato fino al raggiungimento di una soluzione politica, nonché di adottare le misure idonee, qualora i colloqui di pace di Rambouillet non dovessero avere l'esito desiderato; 8. invita tutte le parti, e in particolare le autorità della Repubblica federale di Iugoslavia, a garantire la sicurezza della missione di verifica OSCE in Kosovo e a garantire la piena libertà di movimento del suo personale; 9. invita i belligeranti a sospendere ogni azione militare e a rispettare il cessate il fuoco onde creare un'atmosfera favorevole in modo che i negoziati in corso abbiano un esito positivo; 10. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, all'OSCE, al Presidente del Gruppo di contatto, al Segretario generale delle Nazioni Unite, alla NATO, ai governi degli Stati Uniti e della Federazione russa, al Presidente Milosevic e ai governi della Repubblica federale di Jugoslavia e della Serbia, nonché ai rappresentanti della popolazione del Kosovo.