Risoluzione sulla chiusura dello stabilimento Renault di Vilvoorde
Gazzetta ufficiale n. C 115 del 14/04/1997 pag. 0094
B4-0202, 0210, 0212, 0215 e 0216/97 Risoluzione sulla chiusura dello stabilimento Renault di Vilvoorde Il Parlamento europeo, - visti la Carta dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989 e il relativo programma d'azione, - vista la comunicazione della Commissione «Programma di azione sociale a medio termine 1995-1997" (COM(95)0134 - C4-0160/95), - visti gli articoli 2 e 118 del trattato CE e il protocollo e l'accordo sulla politica sociale allegati al trattato sull'Unione europea al fine di attuare la Carta sociale e promuovere il dialogo sociale, - vista la direttiva 75/129/CEE ((GU L 48 del 22.2.1975, pag. 29.)), modificata dalla direttiva 92/56/CEE ((GU L 245 del 26.8.1992, pag. 3.))sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi, - vista la direttiva 94/45/CE ((GU L 254 del 30.9.1994, pag. 64.)) riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie, - visti la dichiarazione sugli investimenti internazionali e le imprese multinazionali dei governi degli Stati membri dell'OCSE e il codice di condotta dell'OCSE e delle Nazioni Unite, - vista la sua risoluzione del 13 novembre 1996 sulle ristrutturazioni e le dislocazioni industriali nell'Unione europea ((GU C 362 del 2.12.1996, pag. 147.)), - vista la sua risoluzione del 13 marzo 1997 sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle Regioni «Industria automobilistica europea - 1996" (COM(96)0327 - C4-0493/96) ((Processo verbale della seduta in tale data, parte II, punto 4 a).)), A. considerando che le varie decisioni in materia di ristrutturazioni, trasferimenti e chiusura di società transnazionali non solo riducono l'occupazione, ma creano anche una crescente atmosfera di insicurezza tra i lavoratori e l'opinione pubblica in generale, B. considerando che la società Renault ha richiesto sovvenzioni pubbliche per un importo di 77 milioni di escudos per le sue filiali di Setúbal e Cacia e che nel 1995 ha licenziato più di 500 lavoratori in seguito a ristrutturazioni, C. considerando le attuali difficoltà dell'industria automobilistica europea, che soffre al momento di una sovracapacità stimata intorno al 30% e registra una perdita di produttività del 7% l'anno mentre la domanda di autoveicoli cresce solo dell'1% l'anno, D. considerando che un gran numero di decisioni analoghe è adottato dai consigli di amministrazione di imprese senza procedere a consultazioni, il che è contrario allo spirito della Carta sociale, del protocollo sociale, della direttiva 75/129/CEE modificata dalla direttiva 92/56/CEE sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai licenziamenti collettivi, della direttiva 94/45/CE sulla creazione di un comitato aziendale europeo, nonché dei codici di condotta dell'OCSE e delle Nazioni Unite, E. preoccupato in particolare per la chiusura di aziende quali lo stabilimento di Vilvoorde, dove 3.100 lavoratori sono minacciati di licenziamenti collettivi, nonché per i numerosi licenziamenti previsti nel settore dei subappalti, F. considerando che il distretto di Vilvoorde è già stato colpito, in passato, dalla chiusura di varie aziende, 1. si compiace della dichiarazione resa dal commissario Flynn nel corso della discussione in Aula sul caso Renault e delle proposte presentate concernenti il rafforzamento delle direttive in questione; 2. esprime la propria solidarietà ai lavoratori della Renault nonché alle persone occupate presso imprese di subappalto che, in seguito alla decisione della direzione Renault, sono minacciate di licenziamento; ritiene inammissibile che una società transnazionale possa decidere di chiudere uno stabilimento con la conseguenza di licenziamenti collettivi senza preventiva consultazione; 3. ricorda che in altri casi in cui i licenziamenti collettivi sembravano essere la sola soluzione ad una crisi aziendale, i negoziati con i lavoratori hanno contribuito a definire piani alternativi consentendo di salvare posti di lavoro; sottolinea la necessità di negoziati con i dipendenti onde trovare soluzioni alternative quali la riduzione dell'orario di lavoro, come richiesto nella sua risoluzione del 18 settembre 1996 sulla riduzione e la riorganizzazione del tempo di lavoro ((GU C 320 del 28.10.1996, pag. 97.))sulla quale si attende tuttora una risposta da parte della Commissione, e la messa a punto di meccanismi di formazione e istruzione per i lavoratori interessati; 4. accoglie con favore il fatto che i lavoratori Renault di altri paesi europei abbiano espresso la loro solidarietà ai colleghi belgi; appoggia gli sforzi dei lavoratori volti a cercare di indurre la direzione della Renault a revocare la sua decisione mediante azioni comuni nei diversi stabilimenti Renault e nel settore automobilistico; 5. condanna fermamente le azioni della direzione della Renault che dimostrano arroganza e spregio delle norme più fondamentali di consultazione sociale, elemento essenziale del modello sociale europeo; 6. ritiene che la decisione adottata dalla direzione centrale della Renault di chiudere lo stabilimento di Vilvoorde non sia solo del tutto contraria alle direttive sui licenziamenti collettivi e sul comitato aziendale europeo, ma violi anche il codice di condotta OCSE del 1976; 7. invita la Commissione ad avvalersi di tutti gli strumenti giuridici disponibili per sanzionare dette violazioni; sollecita altresì la Commissione e la Presidenza olandese a fare tutto il possibile affinché la decisione presa dalla Renault venga revocata; 8. chiede con insistenza che, nella competizione per gli investimenti, sia posta fine alla «corsa verso il basso» dei sistemi sociali, creando una piattaforma equa nel settore della protezione sociale e abolendo ogni disposizione di «opting out» su tali questioni durante la prossima revisione del trattato, e invita gli Stati membri ad astenersi da agevolazioni fiscali e programmi di sovvenzione a danno di altri; 9. ritiene che gli aiuti provenienti da fondi pubblici andrebbero collegati ad accordi a lungo termine conclusi dalla direzione di una società quanto all'occupazione e allo sviluppo locale; chiede alla Commissione e agli Stati membri di ritirare i sussidi a titolo dei programmi di aiuto e di chiedere il rimborso di tali sussidi alle società che non rispettano i loro obblighi; 10. invita la Commissione ad elaborare un codice di condotta per evitare che società beneficiarie di aiuti procedano a trasferimenti che comportano lo spostamento di posti di lavoro da un paese dell'Unione ad un altro; 11. ritiene che le grandi compagnie che intendono limitare l'occupazione per specifiche ragioni economiche dovrebbero farlo nel contesto di una strategia industriale di gruppo a medio o lungo termine che giustifichi tali decisioni e preveda adeguate misure sociali; 12. chiede alla Commissione di procedere con urgenza a una valutazione dell'applicazione delle direttive sui licenziamenti collettivi e le chiusure di società e di formulare proposte per sanzioni efficaci, compreso l'annullamento delle decisioni in questione, qualora le disposizioni della direttiva non vengano rispettate; 13. ricorda le sue proposte per la realizzazione di un'Europa sociale, ad esempio mediante l'introduzione di un capitolo «occupazione» e l'integrazione del protocollo sociale nel trattato; 14. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai governi e parlamenti degli Stati membri e alle parti sociali, in particolare a quelle della Renault.