Risoluzione sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo concernente la crisi del settore della pesca nella Comunità (COM(94)0335 - C4-0086/ 94)
Gazzetta ufficiale n. C 198 del 08/07/1996 pag. 0171
A4-0189/96 Risoluzione sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo concernente la crisi del settore della pesca nella Comunità (COM(94)0335 - C4-0086/94) Il Parlamento europeo, - vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo (COM(94)0335 - C4-0086/94), - vista la proposta di risoluzione dell'on. David Martin su una politica della pesca oculata e sostenibile (B4-0562/95), - vista l'attuale situazione di crisi del settore della pesca e delle regioni marittime, la crisi delle risorse alieutiche e delle attività umane e la volontà politica del Parlamento europeo di adoperarsi per la sua soluzione, - viste le proposte della Commissione in vista della riduzione dello sforzo di pesca, presentate al Consiglio dei ministri per la pesca il 10 giugno 1996, - vista la relazione della commissione per la pesca (A4-0189/96), A. constatando che il contenuto della comunicazione della Commissione sulla crisi del settore della pesca nella Comunità risponde in ampia misura al punto di vista della commissione per la pesca del Parlamento, B. rammentando che la politica comune della pesca, seconda politica comune dell'Unione europea, gode del più alto grado di integrazione fra le politiche comunitarie giacché copre le politiche seguenti: conservazione e gestione delle risorse, strutture (dimensione delle flotte, POP.), controllo, ricerca scientifica, mercati (prezzi di ritiro e prezzi di riferimento), norme sanitarie, politiche strutturali di accompagnamento (IFOP, PESCA) con una componente sociale relativa ai prepensionamenti, accordi di pesca con i paesi terzi e con organizzazioni multilaterali, C. rammentando ciononostante che i prodotti del mare, essendo regolamentati in sede GATT e ancor di più nel contesto di numerosi accordi di riduzioni tariffarie contrattuali o unilaterali della CE con i paesi terzi, dipendono in conseguenza dal mercato mondiale, subendo così appieno la pressione mondiale verso il ribasso dei corsi, contrariamente ai prodotti agricoli che rientrano nel quadro della PAC, D. considerando che le recenti proposte della Commissione volte a ridurre lo sforzo di pesca comunitario, in alcuni casi del 40%, eserciteranno maggiori pressioni sul settore della pesca e sulle persone che da esso dipendono; che queste misure avranno inoltre conseguenze negative dirette sull'occupazione oltre a un maggior impatto regionale su regioni che dipendono essenzialmente dal settore della pesca, E. considerando che, da un lato, l'Unione europea deve essere in grado di competere efficacemente sul mercato mondiale e, dall'altro, deve disporre di adeguati meccanismi per impedire che si verifichino gravi sconvolgimenti a causa di concorrenza sleale, F. sottolineando che, per tale motivo, gli operatori del settore considerano la PCP sbilanciata: da una parte i vincoli di una politica europea organizzata, dall'altra la deregolamentazione di un mercato mondiale senza rete di sicurezza, G. considerando che il settore è tradizionalmente caratterizzato da conflitti fra le organizzazioni dei produttori e l'industria, a scapito degli interessi di tutti, H. riconoscendo l'importanza del settore della pesca e del suo sviluppo sostenibile per le persone i cui redditi dipendono direttamente o indirettamente dalla pesca e dalle attività a essa connesse, I. riconoscendo l'importanza della pesca costiera per alcune regioni dell'Unione in considerazione dell'elevato numero di persone che dipendono da essa in modo diretto o indiretto, oltre alla sua importanza per l'approvvigionamento delle industrie locali di trasformazione del pesce e per lo sviluppo di altre attività economiche locali, essenziali per garantire lo sviluppo di tali regioni e promuovere la coesione economica e sociale, J. considerando che la crisi del settore della pesca coinvolge l'intera filiera di artigiani, armatori, industriali, grossisti, pescivendoli e fornitori, K. considerando che tale settore è vitale per le regioni marittime interessate e che la pesca deve essere trattata con la dignità e l'importanza che essa merita, L. considerando che l'eccesso di pesca danneggia non soltanto gli ecosistemi marini ma anche la stessa industria della pesca in quanto fa abbassare i prezzi e a lungo termine esaurisce le risorse esistenti, M. considerando che le quote attribuite devono essere rispettate e che dovrebbero essere fissate tenendo conto di studi affidabili e periodici sulle risorse disponibili, N. considerando che le risorse materiali e umane impiegate per le ispezioni nel settore della pesca sono insufficienti nella maggior parte degli Stati membri, rendendo così possibili le frodi e gli eccessi di pesca, 1. ribadisce la necessità di rispondere all'inquietudine dei pescatori e degli altri operatori economici legati alla pesca, coinvolgendoli più strettamente nell'elaborazione delle politiche affinché essi ritrovino fiducia nella gestione della PCP da parte dell'Unione europea; 2. è convinto che l'inquietudine che regna nel settore derivi non soltanto dalla mancanza di prospettive chiare ma anche da difficoltà di ordine finanziario e, in taluni casi, dalla mancanza di un clima d'intesa fra pescatori e trasformatori; 3. chiede alla Commissione e al Consiglio di chiarire l'importanza che essi attribuiscono alla dimensione «produzione» nella politica comune della pesca e di valutare, di conseguenza, a quale livello si situi il futuro del settore; 4. invita la Commissione a stabilire le condizioni che possono essere legalmente applicate dagli Stati membri per limitare il cosiddetto «trasferimento di quote» e a incoraggiare gli Stati membri ad applicare tali condizioni per salvaguardare, nei limiti del possibile, i principi della stabilità relativa e i diritti storici; 5. invita la Commissione a esaminare i possibili miglioramenti della gestione delle risorse, con particolare riguardo alle misure tecniche, tenendo conto dei seguenti elementi: la protezione delle zone di concentrazione del novellame (se necessario mediante riposi biologici che diano diritto a compensazione), l'importanza di altri predatori marini, il miglioramento degli strumenti di lavoro e dei metodi di pesca, il miglioramento della qualità delle acque, l'utilizzo di un regime di licenze per responsabilizzare i pescatori e garantire così il loro avvenire; 6. ribadisce che la riduzione dello sforzo di pesca non deve dipendere dalla riduzione delle imbarcazioni, secondo le proposte della Commissione in merito al POP IV, bensì da politiche attive di difesa delle risorse ittiche; 7. riconosce che al settore della pesca sarà impossibile uscire dall'attuale crisi fintantoché non si raggiungerà un equilibrio tra le flotte dell'Unione europea, con valutazioni realistiche delle risorse disponibili e accessibili nelle acque dell'Unione e dei paesi terzi; 8. riconosce inoltre che è necessario consentire che le riserve si ricostituiscano in modo tale che, assicuratane la conservazione, possano sostenere un'industria della pesca vitale; 9. insiste perché il Consiglio attui un programma rigoroso e giusto di riduzione delle flotte che contribuisca a ridurre lo sfruttamento eccessivo delle riserve ittiche, prevedendo al contempo una compensazione adeguata per i pescatori interessati; 10. ricorda l'articolo 8 del nuovo regolamento di base (CEE) n. 3760/92 che consente innovazioni gestionali; 11. chiede, per le popolazioni ittiche maggiori, l'adozione di obiettivi gestionali specifici a lungo termine nonché lo sviluppo e l'applicazione di strategie scientifiche di gestione che assicurino la conservazione degli stock in questione e di altre specie da essi dipendenti; 12. chiede alla Commissione e al Consiglio di rafforzare la comunitarizzazione del settore «prezzi e mercati» rendendo più vincolanti i regolamenti esistenti (prezzi di ritiro obbligatori; prezzi di riferimento meglio rispettati; concorrenza sleale controllata per le norme sanitarie dei prodotti importati); 13. auspica che le organizzazioni dei produttori siano associate in misura maggiore alla politica dei mercati; 14. invita la Commissione a effettuare una valutazione delle misure e degli strumenti finora impiegati nell'ambito della PCP, in particolare ad analizzare gli effetti di una maggiore flessibilità nella gestione di tali strumenti, come nel caso del premio al ritiro che in alcuni sottosettori potrebbe essere corrisposto all'industria, nella misura in cui essa dimostri di aver pagato un prezzo minimo alla produzione; 15. chiede alla Commissione di incoraggiare gli accordi interprofessionali, vale a dire i rapporti contrattuali, fra produttori e trasformatori; 16. ritiene che sia indispensabile porre in atto uno strumento finanziario per sostenere i prezzi in caso di crollo dei corsi di mercato, in particolare per il pesce fresco; constata che solo il 2% degli stanziamenti per la pesca dell'Unione è destinato al sostegno dei prezzi; 17. ritiene inoltre che la promozione dei prodotti della pesca e il miglioramento della loro qualità debbano figurare tra le priorità di un programma d'azione da presentarsi dalla Commissione; in particolare dovranno essere promosse le specie di pesce con un buon valore nutritivo ma che, per ragioni storiche e culturali, sono meno richieste dal mercato; 18. chiede alla Commissione di rafforzare il suo controllo sull'origine delle materie prime dei prodotti trasformati che beneficiano di accordi specifici nel quadro del sistema delle preferenze generalizzate; 19. chiede che il sistema di controllo associ la responsabilità degli Stati membri e quella dell'Unione e che il controllo sia presente in tutte le zone di pesca e consenta il ripristino della fiducia dei settori interessati; raccomanda che tutte le misure di controllo si ispirino a criteri di semplicità e chiarezza di applicazione; 20. lamenta che la recente relazione della Commissione sul controllo dell'attuazione della PCP ponga in rilievo grandi differenze nella qualità e nella quantità dei controlli; ritiene che, se si vuole ristabilire la fiducia nel sistema, le misure di sorveglianza e di controllo debbano essere applicate regolarmente e uniformemente, essere poco costose e ed evitare pesi eccessivi per l'industria; 21. esige l'applicazione, senza ulteriori ritardi, di misure socioeconomiche quali il prepensionamento, in modo da permettere ai pescatori eccedentari di ritirarsi con dignità dal loro duro lavoro; chiede che sia riesaminato il livello delle partecipazioni nazionali, se esso costituisce un ostacolo all'adozione delle politiche strutturali; 22. chiede il potenziamento dell'aspetto strutturale a favore delle regioni periferiche costiere e insulari più colpite; chiede alla Commissione di lanciare una campagna di informazione su PESCA e di fare di questo programma un vero programma «LEADER» del mare applicabile a tutti gli Stati marittimi dell'Unione europea; 23. invita la Commissione a presentare misure volte a incoraggiare la conclusione di accordi interprofessionali fra produttori e trasformatori e a rafforzare gli accordi esistenti; 24. chiede alla Commissione di integrare in tutto ciò la problematica dell'ampliamento dell'Unione ai PECO, affinché gli adeguamenti della PCP necessari alla risoluzione della crisi del settore pesca non siano in contraddizione con tale evoluzione; 25. invita la Commissione a elaborare, in collaborazione con gli operatori del settore, programmi di formazione destinati ai pescatori e alle persone che debbono essere riconvertite; 26. è del parere che la ricerca scientifica debba costituire un importante pilastro della PCP e che essa non debba più essere imposta dalla situazione ma concepita in modo di permettere una vera gestione previsionale delle risorse e un adattamento delle tecniche di cattura; 27. ritiene che le decisioni sulla gestione delle risorse comuni della pesca comunitaria non debbano essere centralizzate e che si debba far partecipare in modo più attivo i pescatori delle varie zone di mare interessate; ritiene d'altro canto che queste decisioni debbano essere basate su una ricerca scientifica permanente e duratura e compatibile con la realtà delle varie regioni marittime dell'Unione e che questo Parlamento debba essere informato e consultato; 28. chiede con fermezza alla Commissione di adottare i provvedimenti necessari per ripristinare la fiducia tra quanti si occupano di pesca dal punto di vista scientifico e i pescatori; 29. considera indispensabile, malgrado la crisi attuale e l'attuazione del Quarto POP, conseguire l'ammodernamento della flotta peschereccia con navi che presentino migliori condizioni di igiene e di sicurezza e utilizzino attrezzi di pesca più selettivi, senza per questo aumentare in alcun modo la capacità della flotta; 30. ritiene che il rilancio delle attività cantieristiche permetterà all'Unione di mantenere un grado di autonomia nell'ambito economico della pesca e di affermare la presenza europea sui mari con una flotta peschereccia che guardi al futuro; 31. ribadisce la necessità di accordi di pesca tradizionali e di nuovo genere, in quanto il settore è un'importante fonte di rifornimento ittico della Comunità e di lavoro per i pescatori comunitari e contribuisce all'economia locale di un buon numero di regioni; ritiene, tuttavia, che il proseguimento dell'appoggio agli accordi di pesca dipenda da un consistente aumento della trasparenza a livello istituzionale e di bilancio; prende atto d'altro canto del numero sempre crescente di difficoltà create da taluni paesi terzi e ritiene quindi necessario che si prenda in considerazione una revisione del contenuto di tale aspetto della PCP; 32. chiede alla Commissione che gli interessi dei produttori siano inseriti nei negoziati relativi agli accordi di cooperazione globali tra l'Unione e i paesi terzi, in particolare la riduzione dei dazi doganali e il sostegno finanziario in cambio di quote di pesca; 33. ritiene che quando l'Unione negozierà accordi di pesca con paesi terzi dovranno essere tenute in giusta considerazione la conservazione delle riserve mondiali e l'attuazione di misure di conservazione; 34. chiede che sia tenuta in considerazione la dimensione «Mediterraneo» e invita la Commissione a dare seguito alla Conferenza di Barcellona e a presentare un programma di azione pluriennale basato sulla risoluzione di questo Parlamento del 16 febbraio 1996 sulla pesca nel Mediterraneo ((GU C 65 del 4.3.1996, pag. 202.)); 35. incarica il suo Presidente di tramettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio.