82/950/CEE: Decisione del Consiglio, del 17 dicembre 1982, che adotta la relazione annuale sulla situazione economica delle Comunità e fissa gli orientamenti di politica economica per il 1983
Gazzetta ufficiale n. L 386 del 31/12/1982 pag. 0001 - 0026
++++ CONSIGLIO DECISIONE DEL CONSIGLIO del 17 dicembre 1982 che adotta la relazione annuale sulla situazione economica della Comunità e fissa gli orientamenti di politica economica per il 1983 ( 82/950/CEE ) IL CONSIGLIO DELLE COMUNITÀ EUROPEE , visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea , vista la decisione 74/120/CEE del Consiglio , del 18 febbraio 1974 , relativa alla realizzazione di un grado elevato di convergenza delle politiche economiche degli Stati membri della Comunità economica europea ( 1 ) , modificata dalla decisione 75/787/CEE ( 2 ) , in particolare l ' articolo 4 , vista la proposta della Commissione , visto il parere del Parlamento europeo ( 3 ) , visto il parere del Comitato economico e sociale ( 4 ) , HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE : Articolo 1 Il Consiglio adotta la relazione annuale sulla situazione economica della Comunità , contenuta nei capitoli 1 e 2 della parte I dell ' allegato , e fissa gli orientamenti che gli Stati membri devono seguire nella politica economica per il 1983 , contenuti nei capitoli 3 e 4 della parte I e nella parte II dell ' allegato . Articolo 2 Gli Stati membri sono destinatari della presente decisione . Fatto a Bruxelles , addì 17 dicembre 1982 . Per il Consiglio Il Presidente H . CHRISTOPHERSEN ( 1 ) GU n . L 63 del 5 . 3 . 1974 , pag . 16 . ( 2 ) GU n . L 330 del 24 . 12 . 1975 , pag . 52 . ( 3 ) GU n . C 334 del 20 . 12 . 1982 , pag . 123 . ( 4 ) Parere reso il 15 dicembre 1982 ( non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale ) . ALLEGATO RELAZIONE ECONOMICA ANNUALE 1982/1983 PARTE I L ' ECONOMIA DELLA COMUNITÀ 1 . TENDENZE E PROSPETTIVE A BREVE TERMINE 1.1 . 1982 : Disinflazione e ristagno La ripresa che la scorsa primavera era stata prevista per la seconda metà del 1982 non si è verificata . Gli indicatori di tendenza , che nel corso del secondo semestre del 1981 sembravano segnalare une svolta positiva , si sono invertiti nella prima metà del 1982 . Per questo stesso anno si ritiene attualmente probabile un quasi ristagno dell ' attività con un aumento del volume del prodotto lordo comunitario pari solo allo 0,3 % . Questo dato va raffrontato con la previsione d ' una crescita del 2 % che era stata formulata sia nella Relazione annuale dell ' anno scorso ( tabella 1 ) , che nella maggior parte delle previsioni di fonte nazionale ed internazionale . Tuttavia , in recenti comunicazioni della Commissione al Consiglio ed al Consiglio europeo , è stata ripetutamente richiamata l ' attenzione sul fatto che vari fattori , ed in particolare il livello estremamente elevato e la variabilità dei tassi d ' interesse mondiali , a loro volta sensibilmente influenzati da quelli degli Stati Uniti , rischiavano di creare un contesto economico nel quale la prevista ripresa ciclica in Europa avrebbe potuto venire stroncata sul nascere . Attualmente sembra che ciò si sia effettivamente verificato nella prima metà del 1982 , sia in Europa che in altre regioni del mondo , soprattutto in quelle che registrano un alto grado d ' indebitamento verso l ' estero . Negli Stati Uniti e sui mercati dell ' eurodollaro i tassi d ' interesse reali a breve termine sono generalmente rimasti a circa il 5 % nei dodici mesi fino alla primavera del 1982 , nonostante il perdurare della recessione in tutta l ' area dell ' OCSE . Questo fattore , unito ad un clima generale d ' incertezza e pessimismo , parrebbe aver frenato la normale dinamica del ciclo economico . Le imprese che si trovano a dover far fronte ad improvvise difficoltà finanziarie sono così numerose che , per indurre il settore ad effettuare investimenti produttivi , a ricostituire le scorte e ad aumentare l ' occupazione , sarà necessario convincerle che la tendenza al ribasso dei saggi d ' interesse avrà un carattere duraturo . L ' inflazione si è attenuata un po ' più rapidamente di quanto previsto . Nonostante il continuo deprezzamento dell ' ECU rispetto al dollaro verificatosi nel primo semestre del 1982 , i prezzi all ' importazione comunitari hanno probabilmente registrato una decelerazione maggiore di quanto previsto un anno fa ; attualmente si stima che nel 1982 essi siano aumentati del 9,2 % in ECU ( 14,7 % nel 1981 ) . Nel corso degli ultimi dodici mesi i prezzi in dollari delle materie prime , compresi i prezzi del petrolio , hanno reagito anche più marcatamente agli effetti congiunti delle fluttuazioni dei tassi di cambio , degli alti tassi d ' interesse reali e della debolezza della domanda . Nel 1982 , la Comunità ha quindi beneficiato di un lieve miglioramento delle sue ragioni di scambio ( 1,5 % ) , dopo i forti deterioramenti registrati nel 1980 e nel 1981 . Anche i costi unitari del lavoro nella Comunità dovrebbero aver subito una certa decelerazione nel 1982 , aumentando dell ' 8,5 % ( in monete nazionali ) , contro il 10,0 % nel 1981 . Questo andamento , unito al rallentamento dei prezzi all ' importazione e nonostante un incremento delle imposte indirette per unità di prodotto , dovrebbe aver permesso un modesto recupero dei margini di profitto nonchù una certa riduzione del tasso d ' inflazione . A livello dei prezzi al consumo , nel 1982 il tasso d ' inflazione sarà probabilmente del 10,5 % contro l ' 11,8 % del 1981 . Nel 1982 la lotta contro l ' inflazione ha fatto registrare un certo limitato progresso , ma la disoccupazione ha continuato ad aumentare rapidamente e non vi sono segni di un rallentamento della sua crescita in corso d ' anno . La cifra media annua per il 1982 dei disoccupati potrebbe raggiungere gli 11 milioni ( 9,4 % della popolazione attiva ) ed essere addirittura superiore alla fine dell ' anno . Questo andamento è il risultato di una diminuzione dei posti di lavoro ( pari probabilmente a circa l ' 1,1 % ) e di un continuo aumento delle forze di lavoro ( pari a circa l ' 1 % ) . Si prevede che il disavanzo della bilancia dei pagamenti correnti della Comunità registrerà una lieve diminuzione , passando da 20,8 miliardi di $ USA ( 0,8 % del PIL ) nel 1981 , a poco più di 15 miliardi di $ USA nel 1982 . Se il disavanzo complessivo attuale appare abbastanza modesto , va osservato però che permangono gravi squilibri a livello di singoli paesi . Per quanto riguarda gli indicatori della politica monetaria , sembra ora probabile che la massa monetaria della Comunità registrerà nel 1982 una espansione di circa il 10,8 % , tasso superiore a quello del 10 % previsto nella relazione annuale dell ' anno scorso . Dopo tre anni di decelerazione , nel 1982 il tasso di crescita della massa monetaria si sarebbe quindi stabilizzato sul livello del 1981 . TABELLA 1 L ' economia della Comunità * Aumento del PIL in valore * Aumento del PIL in volume * Aumento del deflatore del PIL * Aumento dei prezzi al consumo * Redditi da lavoro dipendente pro capite * Saldo delle partite correnti * Indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche * Crescita della massa monetaria * Tasso di disoccupazione * * % ( 4 ) * % ( 4 ) * % ( 4 ) * % ( 4 ) * % ( 4 ) * % PIL * % PIL * % ( 4 ) ( 5 ) * % * 1961-1970 * 9,1 * 4,7 * 4,3 * 3,8 * 8,9 * 0,4 * - 0,4 * 10,4 * 2,1 * 1971-1980 * 13,0 * 2,9 * 9,8 * 9,7 * 13,3 * - 0,1 * - 2,8 * 13,8 * 4,2 * 1980 * 12,3 * 1,4 * 10,8 * 11,1 * 12,8 * - 1,4 * - 3,5 * 10,5 * 6,0 * 1981 * 9,9 * - 0,6 * 10,6 * 11,8 * 12,8 * - 0,8 * - 4,8 * 10,8 * 7,8 * 1982 ultima relazione ( 1 ) * 12,7 * 2,0 * 10,5 * 11,2 * 11,2 * - 0,9 * - 4,2 * 9,9 * 8,5 * 1982 presente relazione ( 2 ) * 10,9 * 0,3 * 10,6 * 10,5 * 10,8 * - 0,7 * - 5,0 * 10,8 * 9,4 * 1983 ( 3 ) * 10,0 * 1,1 * 8,8 * 8,8 * 9,8 * - 0,4 * - 4,9 * 10,0 * 10,3 * ( 1 ) Ottobre 1981 ; le cifre contrassegnate dalla nota 4 sono state ricalcolate sulla base delle parità del potere d ' acquisto . ( 2 ) Stime dei servizi della Commissione ( ottobre 1982 ) . ( 3 ) Previsioni dei servizi della Commissione ( ottobre 1982 ) sulla base delle politiche in atto o previste . ( 4 ) Le medie CE sono state calcolate sulla base di pesi del PIL derivati dalle parità correnti del potere d ' acquisto . ( 5 ) Fine periodo ( tassi di crescita annuali ) . Per quanto riguarda i disavanzi di bilancio , il fatto che nel 1982 la crescita economica sia rimasta al di sotto della tendenza nella maggior parte degli Stati membri ha causato una diminuzione delle entrate fiscali ed un aumento dei sussidi di disoccupazione . Inoltre , il costo del servizio del debito pubblico è aumentato rapidamente . Poichù però la maggior parte degli Stati membri ha adottato misure correttive , il disavanzo di bilancio in percentuale del PIL per la Comunità nel suo complesso resterà nel 1982 attorno al 5,0 % raggiunto nel 1981 . Per contro , la divergenza tra gli Stati membri per quanto riguarda i saldi di bilancio , dopo essere aumentata fortemente nel 1981 , dovrebbe essersi leggermente ridotta nel 1982 . Dalla pubblicazione dell ' ultima relazione annuale , all ' interno del Sistema monetario europeo vi sono stati due riallineamenti , rispettivamente nel febbraio e nel giugno 1982 . Di conseguenza , nel 1982 , la variabilità dei cambi delle monete dei paesi che partecipano al meccanismo di cambio dello SME è aumentata ( tabella 2 ) . Nondimeno i riallineamenti e le misure di politica interna previste per accompagnarli hanno nuovamente « confermato la capacità del Sistema di procedere ad aggiustamenti in modo ordinato ed in base a criteri economici fondamentali , evitando al tempo stesso movimenti erratici o irrazionali dei tassi » ( Relazione economica annuale , 1981-1982 , pagina 10 ) . Questi riallineamenti hanno rispecchiato l ' insufficienza della convergenza di fondo già evidenziata nell ' ultima relazione annuale . Le misure di politica economica decise o preannunciate dal Belgio , dalla Francia e dall ' Italia , in concomitanza ai riallineamenti dello SME del 1982 , dovrebbero , se attuate effettivamente , determinare un miglioramento della situazione . Infatti , uno degli sviluppi più positivi verificatosi nel sistema di coordinamento comunitario nel corso dell ' anno passato è consistito nella tendenza dei partecipanti allo SME ad adottare misure di accompagnamento più ampie per assicurare il successo degli aggiustamenti dei tassi di cambio . 1.2 . Prospettive per il 1983 Le previsioni per il 1983 indicano di nuovo una crescita tendenziale debole . Secondo le previsioni della Commissione ( dell ' ottobre del corrente anno ) , la crescita globale nella Comunità del prodotto lordo dovrebbe situarsi intorno all ' 1,1 % . Benchù i dati più recenti relativi alla produzione siano stati negativi e il risultato medio annuale per il prossimo anno possa rivelarsi più modesto , durante il 1983 potrebbe tuttavia delinearsi un rilancio . Ciò dipenderà da alcune condizioni fondamentali per la ripresa della crescita economica , quali tassi reali di interesse più bassi , declino dell ' inflazione e una minore propensione al risparmio da parte dei consumatori nonchù un clima più favorevole agli investimenti economici . L ' ultima relazione annuale aveva previsto per il 1982 un aumento delle componenti interne della TABELLA 2 Indicatori di convergenza e divergenza nella Comunità , 1961-1983 * PIL pro capite Coefficiente di variazione ( 1 ) * Variazione % dei prezzi al consumo Scarto quadratico medio ( 2 ) * Variazione % del deflatore del PIL Scarto quadratico medio ( 2 ) * Variazione % del tasso di cambio Media ( 3 ) * Indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in % del PIL Scarto quadratico medio ( 2 ) * Variazione % della massa monetaria Scarto quadratico medio ( 2 ) * * CE 10 PPP ( 4 ) * CE 10 EXCH ( 5 ) * CE 9 ( 8 ) * CE 9 ( 8 ) * CE 10 * SME * CE 10 * CE 9 ( 8 ) * 1961-1970 * 15,4 * 21,5 * 1,5 * 1,6 * 1,1 * 1,0 * 1,7 * 3,2 * 1971-1980 * 13,8 * 29,1 * 3,7 * 4,4 * 4,0 * 3,7 * 3,5 * 6,2 * 1980 * 14,2 * 26,2 * 5,2 * 5,8 * 4,6 * 2,4 * 3,9 * 5,9 1981 * 14,4 * 23,8 * 4,7 * 5,0 * 2,1 * 2,0 * 5,3 * 4,7 * 1982 * 14,5 * 24,1 ( 7 ) * 4,1 * 4,7 * 5,7 ( 6 ) * 5,4 ( 6 ) * 4,8 * 3,9 * 1983 ( previsioni ) * 14,9 * 23,7 * 3,4 * 3,7 * : * : * 4,8 * 3,6 * ( 1 ) Coefficiente di variazione = scarto quadratico medio diviso per la media . ( 2 ) Scarto quadratico medio = radice quadrata della somma dei quadrati degli scarti delle cifre per ogni paese rispetto alla media CE . ( 3 ) Media = media semplice delle variazioni di tutte le monete rispetto all ' ECU , sulla base della media dell ' anno considerato in rapporto alla corrispondente cifra dell ' anno precedente . ( 4 ) PPP = parità dei poteri d ' acquisto . ( 5 ) EXCH = tassi di cambio di mercato . ( 6 ) Primo semestre . ( 7 ) Ai tassi di cambio della metà del 1982 . ( 8 ) Esclusa la Grecia per motivi tecnici . Fonte : Servizi della Commissione . domanda dovuto al forte incremento delle esportazioni verificatosi nel 1981 . Dopo essersi mantenuto ad un livello alto per tutto il 1981 , il volume delle esportazioni ha risentito nel 1982 del calo in volume del commercio mondiale dovuto , da un lato , alle crescenti difficoltà finanziarie dei paesi esportatori di petrolio e di quelli in via di sviluppo e , dall ' altro , al ristagno dell ' area OCSE . A questa diminuzione ha fatto seguito un nuovo indebolimento della domanda interna nella Comunità . La pur bassa crescita prevista per il 1983 dipende comunque da un ' ipotesi di ripresa dei consumi privati e degli investimenti dovuta agli effetti di un più basso tasso d ' inflazione ed a tassi d ' interesse in diminuzione . In particolare , per gli investimenti si prevede un incremento dello 0,6 % nel 1983 . Questo tasso di crescita presuppone , oltre alla già menzionata riduzione dei tassi d ' interesse in Europa , un certo miglioramento della redditività delle imprese . È altresì probabile che la domanda venga sostenuta da una modesta ricostituzione delle scorte dopo il loro ridimensionamento nel secondo semestre del 1982 . Nel 1983 il commercio mondiale dovrebbe registrare una certa ripresa ( 2,2 % ) in connessione con una modesta crescita del PIL negli Stati Uniti ( 2,0 % nel 1983 ) e nonostante un persistente basso volume delle importazioni dei paesi esportatori di petrolio e di quelli in via di sviluppo , ma è improbabile che la domanda estera contribuisca in misura rilevante alla crescita nella Comunità . Tuttavia si prevede che le ragioni di scambio si modificheranno ulteriormente a vantaggio della Comunità e che la bilancia delle partite correnti sarà sostanzialmente in equilibrio . A livello nazionale si riscontreranno tuttavia notevoli divergenze in quanto agli avanzi della Germania e dei Paesi Bassi corrisponderanno dei disavanzi in Francia , i Italia e in diversi paesi più piccoli . Nel 1983 l ' inflazione dovrebbe diminuire più rapidamente di quanto previsto all ' inizio dell ' anno . Il deflatore dei consumi privati dovrebbe aumentare nel 1983 solo dell ' 8,8 % grazie ad una certa moderazione dei prezzi all ' importazione ed a più contenuti aumenti dei costi interni in taluni paesi , in particolare in Germania , nel Regno Unito e nei Paesi Bassi . Anche in Francia , nel 1983 , il tasso d ' inflazione sarà probabilmente meno elevato di quanto previsto in precedenza . La crescita più debole del previsto del PIL tenderà a gonfiare i disavanzi di bilancio 1983 , ma dato che diversi Stati membri adotteranno provvedimenti per contenere l ' aumento , il risultato sarà probabilmente una stabilizzazione della quota dei disavanzi sul PIL . Il numero dei disoccupati dovrebbe aumentare anche nel secondo semestre del 1983 , superando i 12 milioni di unità in conseguenza di un ' ulteriore lieve diminuzione dell ' occupazione e del continuo aumento delle forze di lavoro che ha caratterizzato gli ultimi anni . Questa drastica revisione delle stime e delle previsioni per il 1982 ed il 1983 rispecchia l ' attuale convinzione ( autunno 1982 ) che l ' economia europea sia entrata in una seconda fase di declino nel contesto di una recessione a due stadi . Gli elementi caratteristici dell ' inizio di una fase di ripresa , che si erano manifestati verso la fine dell ' anno scorso , sono al momento chiaramente scomparsi . Tra pochi mesi la recessione entrerà nel suo quarto anno . Le cause immediate di questa situazione estremamente grave possono ricollegarsi al fatto che la crisi dei tassi d ' interesse degli anni 1981-1982 è andata a sommarsi alla crisi petrolifera degli anni 1979-1980 . A ciò deve aggiungersi la constatazione d ' una maggiore vulnerabilità strutturale dell ' economia europea e mondiale che si è andata evidentemente aggravando nel corso degli anni passati e che costituisce il punto di partenza delle prospettive per gli anni ' 80 . 2 . VALUTAZIONE DELLE PROSPETTIVE PER GLI ANNI ' 80 La possibilità che l ' economia europea stia entrando in un lungo periodo di bassa crescita , o addirittura di depressione , può essere sostenuta basandosi su due filoni di elementi di riflessione . Il primo parte dal verificarsi di eventi esterni o di crisi del sistema , come crisi petrolifere , squilibri notevoli dei mercati finanziari mondiali o conflitti geopolitici . Il secondo , invece , parte dalla constatazione dell ' accumulazione di ritardi negli aggiustamenti e nella crescente incapacità di far fronte rapidamente ai recenti cambiamenti del contesto economico . L ' aggravarsi delle rigidità strutturali delle nostre economie e dei nostri comportamenti sociali ha modificato sensibilmente la dinamica a lungo termine del ciclo economico . La situazione attuale presenta elementi propri ai due filoni . In un contesto mondiale caratterizzato da un alto grado di interdipendenza , le perturbazioni improvvise si trasmettono con estrema rapidità ed hanno effetti moltiplicativi sfavorevoli per le economie nazionali ( questo è particolarmente vero per le economie degli Stati membri della Comunità europea che sono più aperte e maggiormente dipendenti dal commercio estero delle altre principali zone industrializzate ) . Spetta al coordinamento delle politiche economiche del mondo industrializzato il compito di minimizzare questi rischi nella condotta delle politiche nazionali , ma l ' esperienza recente non è molto rassicurante a questo riguardo . Le crisi e « eventi accidentali » sono per loro stessa natura imprevedibili , ma non per questo bisogna rinunziare a sottoscrivere « polizze di assicurazione » a lungo termine anche e specialmente a livello europeo . Un primo ed importantissimo esempio è costituito dalla progressiva realizzazione dell ' indipendenza nel settore energetico , sia mediante programmi nucleari che mediante una politica dei prezzi dei prodotti energetici , per evitare il verificarsi di una terza crisi petrolifera . Dopo la prima crisi petrolifera , gli interventi in questo senso si sono rivelati in definitiva insufficienti e il recente rinvio di importanti progetti energetici in alcune aree del mondo industriale induce a chiedersi se non si stia ripetendo lo stesso errore . Le attuali difficoltà nel sistema creditizio internazionale mostrano quanto sia urgente la necessità di introdurre opportuni meccanismi di salvaguardia nel sistema bancario internazionale , tenendo conto della crescita spettacolare dei rischi-paese . Per l ' Europa è fonte di preoccupazione l ' ospitare una gran parte del mercato mondiale delle xenovalute senza avere su di esso un pieno controllo . In effetti , una grossa parte del denaro e dei titoli depositati o trattati in Europa è denominata in valute non europee . Ma una stagnazione prolungata potrebbe anche essere il risultato di cause diverse dagli « eventi accidentali » prima citati . Una causa , spesso ricordata , potrebbe essere un rallentamento del flusso di innovazioni tecnologiche e di sviluppo di prodotti nuovi . Mentre a livello mondiale sembra che si presentino in continuazione ondate di nuovi prodotti e di nuove tecniche di produzione , l ' Europa è in ritardo in diversi settori , a causa , in parte , della insufficiente integrazione del vasto mercato europeo e del mantenimento di misure protezionistiche e sussidi a livello nazionale . La situazione di ristagno degli ultimi anni è stata caratterizzata da crescenti rigidità e maggiori difficoltà nell ' adattare sufficientemente i sistemi di protezione sociale e di aiuti all ' economia e nell ' arrestare l ' indebolimento degli investimenti e delle redditività . Molti paesi hanno perso il controllo della loro politica finanziaria , lasciando crescere eccessivamente la spesa pubblica e senza controllare sufficientemente la combinazione di tassazione , disavanzi e espansione della massa monetaria . Nonostante la necessità di far fronte a queste difficoltà strutturali sia largamente accettata , non esiste una strategia particolare che riscuota unanimi consensi . Attualmente nel dibattito pubblico possono distinguersi tre posizioni principali : - la prima è data dall ' opinione che , se si persevera in rigorose politiche finanziarie e di aggiustamento , si verificherà un miglioramento spontaneo della situazione economica reale , sebbene i tempi di reazione siano sconosciuti e forse molto lunghi ; - la seconda è rappresentata dall ' opinione che , pur essendo necessarie rigorose politiche finanziarie e di aggiustamento per evitare tensioni inflazionistiche , queste rischiano di essere insufficienti ad indurre una ripresa spontanea . Pertanto si ritiene opportuna una vigorosa azione di politica economica di tipo strutturale e macroeconomico volta a sostenere il livello di attività ; - infine , la terza è costituita dall ' opinione che l ' economia sia entrata in un lungo periodo di quasi ristagno della crescita e che attualmente il compito fondamentale della politica economica consista nell ' adattarsi a questa realtà per ridurre l ' impatto e le ineguaglianze che ne risultano . Nessuno di questi approcci - fiducia nella ripresa spontanea , sostegno dell ' attività attraverso misure macroeconomiche e strutturali e bassa crescita controllata - sarà sufficiente da solo a superare le difficoltà presenti . Affinchù si possano trarre le opportune conclusioni politiche , il problema deve anche essere visto nel suo contesto internazionale . Il quadro di politica economica che viene proposto è basato sull ' idea che , per un miglioramento duraturo della situazione economica della Comunità , è necessario un insieme diversificato di azioni che non solo sia modulato in funzione della specificità delle situazioni nazionali , me che si ispiri da tutti e tre gli approcci indicati . 3 . ORIENTAMENTI DI POLITICA ECONOMICA PER LA COMUNITÀ 3.1 . Politiche a medio termine di ristrutturazione dell ' economia europea e di lotta alla disoccupazione I paragrafi seguenti - sulle finanze pubbliche , gli investimenti , il costo del lavoro e l ' occupazione - riguardano le componenti principali di una strategia volta alla ridistribuzione delle risorse reali e finanziarie per incrementare l ' occupazione e stimolare la produzione . Obiettivo di questa strategia è promuovere gli investimenti e quindi garantire il trasferimento di risorse reali e finanziarie verso l ' attività reale . Questo presuppone che modifiche significative siano apportate alla struttura della finanza pubblica , all ' andamento dei costi ed , in particolare , a quello del lavoro . È chiaro anche che si dovrà far ricorso a delle tecniche che garantiscano lo smobilizzo delle risorse produttive a fini di investimento . 3.1.1 . Disciplina di bilancio e convergenza economica Con una spesa pubblica pari nella media della Comunità a quasi il 50 % del prodotto interno lordo ( con punte estreme del 60 % nel Benelux , in Danimarca e in Irlanda ) e con un fabbisogno del settore pubblico pari ad almeno la metà dell ' espansione del credito , i governi sono diventati responsabili di una grossa parte dell ' andamento economico nazionale . Di conseguenza le politiche delle finanze pubbliche in gran parte della Comunità devono costituire il fulcro del processo di miglioramento della convergenza , anche se questo concetto include molte altre variabili economiche . In un numero notevole di Stati membri è ormai evidente che le politiche di bilancio sono sfuggite ad un controllo efficace , dato che molti programmi di spesa sono tendenzialmente in forte aumento . Nella scorsa estate la Commissione ha indirizzato al Consiglio una comunicazione particolareggiata sui mezzi mediante i quali può perseguirsi un migliore controllo delle priorità della politica di bilancio : essi sono la riduzione delle spese correnti e una maggiore priorità alle spese a favore dello sviluppo economico , la modifica delle strutture fiscali allo scopo di favorire l ' occupazione , l ' aumento delle tariffe pubbliche , la riduzione dell ' indebitamento , il perseguimento dell ' equilibrio di parte corrente e interventi diversificati intesi a migliorare il controllo politico e la gestione del bilancio . Anche se vi è una larga convergenza di opinioni su tali indirizzi di politica economica , essi dovranno essere attuati con un massimo di consenso politico . Aspetti particolarmente delicati sono quelli relativi alla scelta dei tempi , della rapidità e della dimensione degli interventi correttivi . Sarebbe auspicabile che i programmi di aggiustamento interno trovassero attuazione in un quadro internazionale di espansione dell ' attività economica . Purtroppo alcuni paesi sono chiaramente su delle traiettorie insostenibili per quanto riguarda l ' indebitamento estero , col risultato che essi devono ora procedere simultaneamente ad un rapido aggiustamento malgrado la ripresa economica non sia ancora consolidata . La raccomandazione di un ' azione rapida ed incisiva deve essere sicuramente indirizzata in primo luogo agli Stati che attualmente stanno accumulando un eccessivo debito pubblico esterno , e nei quali i cospicui disavanzi della bilancia dei pagamenti vanno di pari passo con forti deficit del settore pubblico . In generale , questo attualmente si verifica in alcune economie relativamente piccole , nelle quali , dato l ' alto grado di apertura , i benefici di una rottura netta delle tendenze passate , ottenuta con consistenti tagli di bilancio , dovrebbero apparire rapidamente in termini di bilance dei pagamenti e mutate aspettative . 3.1.2 . Investimenti , tecnologica e attività industriale Gli indirizzi che il Consiglio europeo ha definito recentemente in materia di promozione degli investimenti indicano che le autorità della Comunità sono favorevoli ad una strategia dell ' occupazione che imbocchi la « strada maestra » della tecnologica avanzata e della crescita della produttività , anzichù la « strada secondaria » di una riduzione di tale crescita . Alcuni dei fattori a cui è legato il successo di questa strategia dipendono dall ' azione diretta dei governi . Un ' analisi delle finanze pubbliche negli ultimi anni evidenzia un indebolimento degli investimenti rispetto al totale della spesa pubblica . In numerosi casi , i tagli della spesa pubblica sono stati più forti nel settore degli investimenti che non in varie voci di parte corrente , caratterizzate da una maggior dinamica endogena e dal frequente sostegno di gruppi d ' interesse di maggior peso . Queste tendenze dovranno essere invertite . All ' interno stesso degli investimenti pubblici si dovrà realizzare un nuovo equilibrio : ad esempio , gli sforzi realizzati da venti anni in alcuni paesi a favore delle infrastrutture di certi settori ( scuole , università , autostrade ) potranno permettere ora di ridurre le risorse pubbliche ad essi indirizzate . È difficile dire se queste economie potranno compensare le maggiorispese richieste da quei programmi che dovranno essere potenziati sia che contribuiscano direttamente allo sviluppo economico ( ricerca e sviluppo , formazione professionale , nuovi mezzi di comunicazione , trasporti pubblici ) o che vi contribuiscano indirettamente ( abitazioni , risanamento dei centri storici , ecc . ) . In ogni caso , le economie in alcuni settori delle spese in conto capitale potranno facilitare il finanziamento delle nuove priorità . Il rilancio degli investimenti privati dovrà fondarsi soprattutto su di un favorevole contesto macroeconomico . Negli ultimi anni si è assistito invece ad uno spostamento verso gli investimenti di razionalizzazione a scapito di quelli volti ad accrescere la capacità produttiva . Alti tassi di interesse , come quelli attuali dovuti alla situazione negli Stati Uniti e all ' aumento dei disavanzi di bilancio , e bassi tassi di autofinanziamento e redditività , contropartita di costi eccessivi , non possono che scoraggiare gli investimenti . Per contro essi sono stimolati dalla stabilità del quadro macroeconomico soprattutto in termini di tassi di inflazione , tassi di cambio , tassi di interesse e prospettive del commercio internazionale . Nonostante la ristrettezza dei margini di manovra concessi ai governi per il sostegno degli investimenti , le autorità nazionali e comunitarie dovranno adottare misure di notevole importanza . Per quanto concerne la Comunità in particolare , essa ha precise responsabilità in vari campi : in materia di politica commerciale esterna e di mercato interno , il cui completamento dovrà essere accelerato . Essa è anche responsabile , e dovrà intervenire in maniera più decisa , nel settore della politica industriale per talune tecnologie avanzate e nel finanziamento a lungo termine di progetti di investimento in campi specifici quali l ' energia , l ' ammodernamento industriale e lo sviluppo regionale . Nell ' ambito della politica commerciale esterna sussiste un rischio evidente di conflitto fra le crescenti pressioni protezionistiche e l ' obiettivo di realizzare una struttura avanzata e competitiva . Un ' analisi delle statistiche commerciali indica che è soprattutto nel mercato interno europeo che la Comunità ha perso quote di mercato nei prodotti di tecnologia avanzata . Cercando di massimizzare il grado di apertura del sistema commerciale mondiale , tutte le aree commerciali mondiali dovranno partecipare ai processi di liberalizzazione delle importazioni e di aggiustamento . I paesi di più antica industrializzazione dovranno esigere dai loro principali partner commerciali , in particolare il Giappone ed i paesi di recente industrializzazione , una normativa sulle importazioni di apertura pari alla loro . 3.1.3 . Politiche dell ' occupazione e sociali e adattamento del costo del lavoro Il problema economico maggiormente diffuso in Europa è oggi l ' alto livello di disoccupazione . Poichù è in costante aumento ( al rapido tasso dell ' 1 % annuo ) la quota della popolazione in età lavorativa in cerca di occupazione , il problema è fondamentalmente costituito dall ' insufficiente creazione di posti di lavoro . Se questo problema si è aggravato nel corso dell ' ultimo anno in quasi tutti i paesi industrializzati , è anche vero che l ' occupazione nella Comunità non ha registrato alcun aumento nell ' ultimo decennio mentre è aumentata di più del 20 % nell ' America del Nord ( 30 % nel Canada ) , tra il 15 ed il 20 % in certi paesi scandinavi e in alcuni altri paesi europei e di circa il 10 % in Giappone . È interessante osservare come negli Stati Uniti ed in Giappone , paesi il cui peso economico è paragonabile a quello della Comunità , la creazione di nuovi posti di lavoro è stata di dimensioni più che sufficienti a risolvere il problema attuale della disoccupazione in Europa . L ' economia giapponese ha presentato una combinazione di alti tassi di crescita dell ' occupazione , della produttività , degli investimenti e dei redditi reali , mentre negli Stati Uniti la forte crescita dell ' occupazione è stata realizzata in un contesto di relativamente bassa crescita degli investimenti , della produttività e dei redditi reali . Questo dimostra la possibilità di praticare una gamma diversificata di strategie occupazionali . In Europa , il tasso di crescita della produttività si è collocato fra quello degli Stati Uniti e quello del Giappone . Va ricordato che la Comunità presenta delle caratteristiche ben diverse da quelle degli Stati Uniti e del Giappone : la sua economia è molto più aperta al commercio mondiale e la sua struttura sociale è molto diversa . Ciononostante , e anche se è difficile derivare schemi di applicazione generale da questo tipo di raffronti , il risultato ottenuto dagli Stati Uniti e dal Giappone nella creazione di posti di lavoro giustifica qualche riflessione sugli elementi che ne sono alla base , tanto più che esso è stato ottenuto insieme ad un certo successo nel controllo dell ' inflazione e nel mantenimento dell ' equilibrio esterno . È significativo che Giappone e Stati Uniti abbiano in comune un risultato positivo sia nella creazione di posti di lavoro , sia nella redditività aziendale e nell ' adattabilità del costo del lavoro alle circostanze economiche e , per ragioni legate alla particolare struttura sociale , abbiano altresì entrambi una legislazione del lavoro meno onerosa e meno limitativa dell ' utilizzazione della capacità di produzione . Per contro , nel corso dell ' ultimo decennio la redditività aziendale in Europa è scesa a livelli molto bassi ( specialmente in Belgio e nel Regno Unito , ma anche , in misura minore , in altri paesi ) . Anche l ' adattabilità del costo del lavoro alle condizioni macroeconomiche e aziendali è , in Europa , molto più bassa . Sotto la spinta della seconda crisi petrolifera , e in base all ' esperienza dell ' aumento dei salari reali tra il 1974 ed il 1976 ed in particolare della maniera in cui i meccanismi di indicizzazione hanno trasferito sui salari gli effetti della prima crisi petrolifera , la Commissione nel 1981 ha suggerito una serie di principi ai quali dovrebbe essere informata la prassi di indicizzazione dei prezzi nella Comunità . L ' indicizzazione dovrebbe escludere fattori che sfuggono al controllo dell ' impresa , come ad esempio il deterioramento delle ragioni di scambio dovuto ai prezzi delle materie prime , l ' impatto inflazionistico del deprezzamento dei tassi di cambio e le modifiche dell ' imposizione indiretta ; in alternativa , occorre imporre altri limiti alla rapidità , all ' automaticità o al grado di copertura dell ' indicizzazione . Nel recente passato , le prassi di indicizzazione hanno dimostrato una certa convergenza verso questi principi . Così in alcuni paesi sono state introdotte o annunciate modifiche ai regimi di indicizzazione totale ed automatica . In altri paesi vi è sempre maggiore riconoscimento della necessità di adeguare i costi del lavoro e rivedere le consuetudini di indicizzazione . Ma molto deve ancora esser fatto per garantire all ' Europa un modello di rapporti salari/profitti in grado di avviare la disoccupazione su una china discendente attraverso un ' accelerazione della crescita e la creazione di nuova ricchezza . Come per le correzioni in materia di politica di bilancio , anche qui esistono innegabili difficoltà nel determinare la traiettoria ottimale . L ' adattamento del costo del lavoro è una condizione necessaria ma non sufficiente per un aumento dell ' occupazione . Inoltre , un contenimento dei salari , specie se realizzato nel momento sbagliato , comporta un rischio effettivo di deflazione che può essere evitato da una politica macroeconomica che segua le raccomandazioni indicate in seguito ( tabella 3 ) . Questo può dipendere da una effettiva concertazione fra il governo e le parti sociali , il che implica una maggiore necessità di consenso sociale . Altri modi per contribuire ad una riallocazione di risorse a favore dell ' espansione dell ' occupazione e degli investimenti possono consistere nell ' organizzazione di una maggiore flessibilità del costo del lavoro in funzione dei profitti , che vada di pari passo in alcuni casi con una maggiore possibilità di acquisire quote azionarie , o con sistemi cooperativi di vario tipo . Inoltre , possono esistere dei collegamenti con sistemi volti ad associare i lavoratori alla presa di decisioni fondamentali per l ' impresa . Anche se l ' approccio generale dovrà sicuramente essere decentrato e diversificato , esso dovrà in ogni caso tener conto del doppio obiettivo della giustizia sociale e della partecipazione al processo di ristrutturazione dell ' economia . Dalla situazione di alta disoccupazione emergono nuovi importanti problemi di politica sociale . Essi si dividono in sostanza in due categorie : - la situazione attuale delle finanze della previdenza sociale può significare in pratica due distinte problematiche : necessità di mantenere un adeguato equilibrio finanziario nei conti della previdenza sociale ; necessità di correggere ( o prevenire ) eccessivi livelli sia dei sussidi che degli oneri per evitare che venga pregiudicata l ' offerta potenziale ; - misure destinate a minimizzare le difficoltà sociali e i danni provocati dall ' alto livello di disoccupazione , o a distribuirne equamente l ' onere . Le difficoltà attuali , che derivano da una più lenta progressione delle entrate di bilancio e da una tendenza alla crescita dei trasferimenti sociali , impongono in vari Stati membri un riesame , in funzione delle esigenze prioritarie , delle modalità di concessione e dei livelli di tali trasferimenti ed in particolare di quelli legati alla disoccupazione . Questo processo ha già avuto inizio in vari paesi . Questo riesame dovrà tener conto dell ' andamento dell ' insieme dei redditi e del fatto che la disoccupazione colpisce le categorie sociali in maniera ineguale . Essa colpisce maggiormente i lavoratori scarsamente qualificati che sono spesso concentrati in alcuni settori o regioni particolari o in alcuni gruppi sociali particolarmente deboli . L ' azione dei pubblici poteri deve essere ispirata dalla necessità di preservare i principi della giustizia sociale in un periodo di recessione e di garantire che i programmi di assistenza sociale ed i trasferimenti a sostegno del reddito raggiungano principalmente le famiglie a più basso reddito . Dato che il costo dell ' insieme delle prestazioni sociali resterà inevitabilmente elevato per molti anni ancora , le autorità responsabili dovranno essere molto prudenti nell ' assumere impegni pluriennali , specialmente per quanto riguarda il sistema pensionistico , e garantire che essi siano compatibili con l ' andamento prevedibile delle entrate che dovranno finanziarli . Per quanto riguarda la distribuzione della disoccupazione , vanno segnalati gli sforzi considerevoli effettuati nel corso dell ' ultimo anno per ridurre gli alti livelli di disoccupazione giovanile . Il Consiglio ha affermato il principio secondo il quale tutti i giovani alla fine della scuola dell ' obbligo devono poter continuare gli studi o ricevere una formazione professionale teorica o effettiva . Programmi volti ad attuare questo principio sono in via di introduzione in vari paesi . La tappa seguente è però la creazione di possibilità effettive di impiego . Questo richiederà varie iniziative nuove che rendano conveniente per le imprese l ' assunzione di giovani . Le misure di ristrutturazione e di riduzione dell ' orario di lavoro possono apportare un contributo alla creazione di posti di lavoro nella misura in cui esse aiutano a ridurre le rigidità del mercato del lavoro e delle strutture di produzione e non si traducono in aumenti del costo del lavoro . È necessario che , per tener conto delle differenze istituzionali , sociali e di reditti tra i vari paesi e delle caratteristiche particolari delle varie attività , queste misure siano concordate tra le parti sociali ad un livello appropriato . Lo scopo di queste misure dovrà essere essenzialmente una maggiore flessibilità e mobilità ed un miglioramento della concorrenzialità delle imprese . L ' ampia gamma possibile di orari flessibili o ridotti nei settori pubblico e privato ( part-time , divisione del lavoro , congedi di formazione , ferie più lunghe e meglio scaglionate , orari ridotti ) dovrà essere resa attraente attraverso la possibilità di una migliore utilizzazione della capacità produttiva e di una riduzione dei vincoli legali e istituzionali . Anche il pensionamento volontario e flessibile per i lavoratori più anziani potrà contribuire a creare opportunità di impiego per i giovani . 3.2 . Problemi a breve termine di coordinamento e strategia finanziaria 3.2.1 . Evoluzione dei sistemi di gestione e di coordinamento delle politiche economiche La gestione dei mutamenti strutturali dell ' attività economica presenta elevate difficoltà . La descrizione degli obiettivi è relativamente facile , ma notevoli incertezze scaturiscono dai ritardi temporali che contrassegnano gli aggiustamenti economici chiave , ad esempio i ritardi con cui si producono gli effetti delle riforme di bilancio , dei mutamenti di indirizzo della politica monetaria o delle variazioni nella distribuzione del reddito . Tali difficoltà sussistono in tutti i paesi . Ad esempio , i paesi che sono riusciti a mantenere o addirittura a ritrovare un basso tasso di inflazione attualmente non possono prevedere con esattezza quando si realizzerà concretamente il miglioramento dell ' economia reale . D ' altro canto , i paesi in situazione di grave squilibrio finanziario incontrano difficoltà nella scelta della strategia ottimale da adottare per l ' inevitable rettifica della politica fin qui seguita . Si è potuto constatare un sintomo di tali difficoltà nella rinuncia , avvenuta gradualmente , nel corso degli ultimi anni , alla prassi di fissare obiettivi di politica economica per variabili come la crescita economica , la stabilizzazione dei prezzi , o l ' occupazione e questo perchù gli strumenti di controllo a disposizione della politica economica non sono stati giudicati sufficienti per poter fissare obiettivi credibili . Stabilendo inoltre obiettivi eccessivamente ottimistici si sarebbe rischiato di provocare effetti dannosi per l ' insieme dell ' economia . Nel frattempo è cresciuta l ' importanza degli obiettivi di politica economica « intermedi » , come quelli di bilancio , monetari e di tassi di cambio e con essa la consapevolezza dell ' importanza delle aspettative degli operatori economici privati . La credibilità degli impegni dei governi in ordine alla realizzazione dei loro obiettivi finanziari è divenuta un elemento fondamentale della condotta della politica economica . Infatti , obiettivi finanziari sospetti finiscono per essere severamente puniti sul mercato , in particolare attraverso i tassi di interesse . La scomposizione della crescita nominale del prodotto interno lordo ( PIL ) fra crescita reale e inflazione è l ' elemento che suscita attualmente maggiori incertezze . La relazione fra la crescita degli aggregati finanziari e il PIL nominale si è rivelata relativamente solida , ma i pareri divergono sulla misura in cui una politica finanziaria restrittiva o espansiva potrà incidere sulla crescita reale o sui prezzi . Alla luce delle esperienze recenti non si può escludere che l ' equilibrio fra obiettivi « finali » e « intermedi » debba essere corretto a favore di un controllo più rigoroso della tendenza del PIL nominale , come si è verificato per un certo periodo in taluni Stati membri . In tal modo si eviterebbe l ' errore di fissare obiettivi troppo precisi concernenti l ' inflazione e la crescita , quando gli strumenti di politica economica di cui possono disporre i governi non sono sufficienti a garantirne il raggiungimento . Inoltre si fornirebbe un punto di riferimento per la fissazione coerente ed il controllo delle politiche monetarie e di bilancio e per la discussione con le parti sociali di un andamento dei redditi compatibile con gli obiettivi di crescita e occupazione . La politica finanziaria , cioè la politica di bilancio e quella monetaria , sarebbe responsabile di un certo andamento della crescita nominale del PIL e dell ' equilibrio esterno , mentre l ' andamento dei redditi - in regime di libera contrattazione collettiva o di politica dei redditi - e le politiche dell ' offerta determinerebbero la crescita reale e l ' occupazione . Le procedure di coordinamento esistenti dovrebbero essere combinate con un ' analisi dei risultati economici in relazione agli obiettivi finali ( per la crescita nominale del PIL ) in base ai quali sono stabilite le politiche finanziarie . Nelle economie che registrano una sostanziale stabilità e un ' attività reale modesta gli aggiustamenti della politica finanziaria potrebbero risultare meno condizionati dalla cosiddetta « trappola delle aspettative » , cioè dal pericolo che la necessità di sostenere la credibilità delle politiche finanziarie induca a perseguire in maniera eccessivamente rigorosa gli obiettivi finanziari « intermedi » . La revisione di tali politiche alla luce dei risultati economici non dovrebbe tuttavia trascurare nessuno dei diversi vincoli . La tabella 4 , infra , riassume i più importanti vincoli e indici di squilibri nella Comunità per il 1982 . 3.2.2 . Scelte di politica economica nella situazione attuale Nel 1981 , sulla base di sviluppi osservati nei dodici mesi precedenti , era stata prevista una ripresa ciclica che si è poi però arrestata nella fase iniziale . Di conseguenza nel 1983 , l ' economia europea entrerà probabilmente nel suo quarto anno di sostanziale ristagno e non si può nemmeno escludere il rischio di una prolungata fase di deflazione . La politica economica deve tener conto di questo nuovo quadro macroeconomico che rende ancora più urgente la messa in opera in alcuni Stati membri di politiche di riforma fondamentale delle finanze pubbliche , dell ' andamento dei costi e di riequilibrio dei conti con l ' estero . Questa è l ' unica strada per ricreare le condizioni che permettano una soddisfacente crescita successiva . I rischi insiti nella situazione attuale richiedono d ' altro canto che quei paesi che si trovano in una condizione più sana assicurino il mantenimento di un livello di attività che , pur non essendo tale da compromettere la stabilità e l ' equilibrio economico generale , sia comunque sufficiente ad evitare la caduta in una spirale deflazionistica . Da questa analisi deriva un indirizzo generale per le due categorie di politiche che devono essere seguite nella Comunità : - il rapido completamento dei processi di aggiustamento , necessari in vari gradi , in quei paesi che sperimentano eccessivi disavanzi di bilancio , eccessivi disavanzi delle partite correnti ed alti tassi di inflazione ; - il mantenimento di un sufficiente livello di attività economica in quei paesi che si trovano in una migliore situazione , ma che a causa della congiuntura internazionale e comunitaria sfavorevole , non possono sfruttare appieno il loro potenziale di crescita . In generale , in entrambi i casi la politica economica dovrà essere gestita in maniera da fare sì che le tecniche usate per ridurre il tasso di inflazione e ristabilire la competitività non deprimano l ' attività economica , ma trasferiscano invece risorse verso le attività produttive . TABELLA 3 Andamento del prodotto interno lordo nel 1982 e 1983 ( Variazioni percentuali ) Stati membri * 1982 * 1983 * * PIL nominale * PIL in volume * Deflatore del PIL * ( p.m . deflatore dei consumi privati ) * PIL nominale * PIL in volume * Deflatore del PIL * ( p.m . deflatore dei consumi privati ) * Belgio * 6,8 * - 0,5 * 7,3 * 9,0 * 7,9 * 0,5 * 7,4 * 8,5 * Danimarca * 12,8 * 2,0 * 10,6 * 9,9 * 8,6 * 1,6 * 6,9 * 7,0 * Germania * 4,3 * - 0,5 * 4,8 * 5,0 * 4,7 * 1,0 * 3,7 * 3,6 * Grecia * 22,6 * 0,7 * 21,7 * 23,0 * 23,0 * 1,9 * 20,7 * 21,0 * Francia * 13,6 * 1,1 * 12,4 * 11,0 * 10,8 * 1,0 * 9,7 * 8,9 * Irlanda * 21,5 * 2,0 * 19,2 * 18,5 * 15,5 * 2,4 * 12,8 * 13,0 * Italia * 18,4 * 0,8 * 17,5 * 16,6 * 16,9 * 1,0 * 15,7 * 15,0 * Lussemburgo * 8,4 * - 0,3 * 8,7 * 11,0 * 8,8 * 1,0 * 7,7 * 9,0 * Paesi Bassi * 5,7 * - 0,5 * 6,2 * 6,3 * 3,3 * - 0,3 * 3,6 * 4,5 * Regno Unito * 9,1 * 0,6 * 8,4 * 8,8 * 8,2 * 1,7 * 6,4 * 6,9 * Comunità * 10,9 * 0,3 * 10,6 * 10,5 * 10,0 * 1,1 * 8,8 * 8,8 * Fonte : Servizi della Commissione . In ogni caso dev ' essere chiaro che gli orientamenti di base stabiliti per gli aggiustamenti e la stabilizzazione strutturali sono sempre validi e la loro attuazione deve essere accelerata e rinforzata . In particolare , i paesi in gravi difficoltà finanziarie devono dimostrare prontamente e in modo convincente di aver intrapreso le misure necessarie a riportare il loro debito pubblico ed esterno a livelli sostenibili . Il protrarsi della recessione non fa che aumentare il pericolo e impone di passare all ' azione . Per i paesi in situazione finanziaria più solida , i condizionamenti immediati sono evidentemente meno gravi anche se la manovra diretta a sostenere la crescita senza alimentare l ' inflazione attraverso un allentamento della politica finanziaria presenta notevoli difficoltà . Nelle circostanze attuali , si dovrebbe innanzi tutto permettere alla massa monetaria di crescere al tasso massimo consentito dagli obiettivi , come è stato fatto dalla Bundesbank la quale ha ridotto i tassi di interesse a breve dal 10,5 % all ' inizio del 1982 al 7,3 % ai primi di dicembre . Tale misura favorisce l ' attività reale e , gradualmente , contribuirà alla riduzione del disavanzo di bilancio , direttamente , agendo sui costi del servizio del debito pubblico e , indirettamente , rafforzando l ' attività e favorendo quindi un aumento delle entrate fiscali . Essa si rivela utile anche per quanto riguarda la fissazione dei tassi di cambio nello SME , in quanto gli altri paesi partecipanti possono modificare i propri tassi d ' interesse più o meno in sintonia con quelli della Bundesbank . Anche il Regno Unito sta riducendo in maniera costante i propri tassi d ' interesse . È normale attendersi che il processo di riduzione dei tassi d ' interesse debba continuare in circostanze contrassegnate da recessione e rallentamento del tasso di inflazione , anche se si può vedere un limite indicativo in tassi di interesse reali che siano vicini al tasso tendenziale di crescita economica , almeno per quanto riguarda i tassi a lungo termine . Al di sotto di tale limite si rischierebbe di scoraggiare la formazione del risparmio necessaria per finanziare nuovi investimenti . Se il probabile tasso di inflazione e quello di attività reale dovessero continuare ad essere rivisti in senso decrescente vi sarebbe una ragione in più per imprimere alla politica fiscale un corso meno restrittivo . PER LA CONTINUAZIONE DEL TESTO VEDI SOTTO NUMERO : 382D0950.1 Ove il livello di attività economica dovesse diminuire ulteriormente , i paesi in situazione finanziaria più solida dovranno astenersi dal contrastare la tendenza all ' aumento dei disavanzi che ne deriverebbe . La riduzione dei tassi di interesse dovrà continuare ad essere il principale strumento della politica anticiclica . Nel momento in cui i margini di riduzione dei tassi di interesse si fossero esauriti e qualora la crescita nominale del PIL continuasse a decelerare pur ai bassi livelli raggiunti , sarebbe del tutto compatibile con gli obiettivi monetari prendere delle iniziative di sostegno dell ' attività economica che passino attraverso i bilanci pubblici . Queste misure di bilancio potrebbero , ad esempio , prevedere delle riduzioni di imposte oppure delle modifiche nella struttura fiscale o una riqualificazione delle spese volte a massimizzare i riflessi sull ' offerta e sull ' occupazione . TABELLA 4 Indicatori degli squilibri e dei vincoli macroeconomici per il 1982 * * * * * Finanze pubbliche * * Stati membri * Tasso di dissocupazione * Deflatore del PIL Variazione % * Bilancia dei pagamenti Partite correnti in % del PIL * Tasso reale d ' interesse ( 1 ) * Saldo di bilancio in % del PIL * Saldo del bilancio corretto in % del PIL ( 2 ) * Debito pubblico in % del PIL ( 1981 ) ( 3 ) * Belgio * 13,9 * 7,3 * - 4,0 * 3,7 * - 12,8 * - 5,8 * 88,6 * Danimarca * 9,1 * 10,6 * - 4,1 * 12,0 * - 9,5 * ( - 9,0 ) * 16,3 * Germania * 6,9 * 4,8 * 0,0 * 4,6 * - 3,9 * - 3,1 * 35,1 * Grecia * ( 3,8 ) * 21,7 * - 2,6 * ( - 7,0 ) * - 9,2 * - 1,4 * 40,4 * Francia * 8,3 * 12,4 * - 2,4 * 5,4 * - 3,0 * - 1,9 * ( 17,3 ) * Irlanda * 12,1 * 19,2 * - 9,0 * 1,1 * - 14,7 * - 3,7 * 98,4 * Italia * 9,9 * 17,5 * - 1,3 * 6,0 * - 11,6 * - 1,1 * 64,9 * Lussemburgo * 1,2 * 8,7 * 19,7 * 0,6 * - 0,9 * 1,2 * 22,1 * Paesi Bassi * 10,4 * 6,2 * 4,0 * 5,7 * - 5,7 * - 2,5 * ( 47,2 ) * Regno Unito * 12,2 * 8,4 * 0,8 * 6,9 * - 0,9 * 2,4 * 58,8 * Comunità * 9,4 * 10,6 * - 0,7 * 4,8 * - 5,0 * - 1,6 * 42,2 * ( 1 ) Tasso d ' interesse a lungo termine del luglio 1982 corretto per l ' aumento dei prezzi al consumo registrato nel periodo gennaio-luglio in tasso annuo . ( 2 ) Saldo di bilancio corretto per gli effetti dell ' inflazione sul valore reale del debito pubblico interno ( capitolo 6 ) . ( 3 ) Debito dello Stato per Danimarca , Grecia , Irlanda , Lussemburgo , Paesi Bassi ; debito della pubblica amministrazione per la Germania , « settore statale » per l ' Italia , settore pubblico per il Belgio e il Regno Unito . In altri paesi , fino a quando i tassi di interesse non saranno stati riportati ai livelli più bassi consentiti da una politica economica sana , non vi sarà spazio per una politica di bilancio meno rigorosa . I livelli dei tassi d ' interesse sono a loro volta collegati all ' entità dell ' indebitamento della pubblica amministrazione , alla consistenza del debito pubblico nonchù ad altri squilibri ( tabella 4 ) . I paesi che soffrono di disavanzi cronici di bilancio non devrebbero pertanto imprimere orientamenti meno restrittivi alla politica fiscale in quanto ciò rischierebbe di provocare effetti « perversi » ( cioè negativi ) sull ' attività reale . I paesi che devono far fronte a gravi vincoli finanziari , e quelli che non hanno ancora ottenuto risultati soddisfacenti nella lotta all ' inflazione , potrebbero sostenere i loro interventi di stabilizzazione puntando nettamente su una determinata decelerazione del PIL nominale . In tal modo essi indicherebbero un tetto al flusso di transazioni monetarie che sarebbero disposti a finanziare e fisserebbero un quadro di riferimento per i negoziati salariali tra le parti sociali . Anche l ' evoluzione dei salari e dei redditi dovrebbe contribuire , in misura rilevante , al superamento dell ' attuale fase recessiva . Un rallentamento della crescita del salario nominale e del tasso di inflazione costituirebbe infatti di per sù un fattore importante per la ripresa economica in quanto consentirebbe ulteriori riduzioni dei tassi d ' interesse nominali e migliorerebbe la redditività e le condizioni generali per gli investimenti . Nell ' attuale situazione di « stagflazione » , basso tasso di redditività e di investimenti , la ripresa dell ' attività richiede , in molti paesi , che per un certo periodo gli accordi salariali contribuiscano alla decelerazione nominale delle retribuzioni ed al loro adattamento reale . In alcuni paesi un grado soddisfacente di disinflazione sarà raggiunto più facilmente ; inoltre , al riguardo riveste particolare importanza la situazione delle bilance delle partite correnti . Ove si manifestasse il rischio di una eccessiva deflazione temporanea della domanda reale , cosa che potrebbe avvenire nel corso del processo di disinflazione e adeguamento del costo del lavoro , si dovranno utilizzare tutti gli strumenti della politica finanziaria per contrastarne gli effetti negativi e garantire un andamento della crescita nominale del PIL in linea con l ' obiettivo . 4 . SINTESI E CONCLUSIONI PER LA POLITICA FUTURA La ripresa dell ' attività economica in Europa , prevista per il 1982 , non si è ancora verificata mentre indicatori recenti evidenziano un calo della fiducia degli operatori economici . Circa metà della Comunità continua a sperimentare squilibri per quanto riguarda l ' inflazione , la bilancia dei pagamenti e le finanze pubbliche ; inoltre quasi tutti gli Stati membri registrano livelli di disoccupazione estremamente elevati . Le prospettive per l ' anno prossimo sono dominate da influenze contrastanti . Si è registrato un certo miglioramento dell ' andamento dei valori di alcune variabili mondiali quali il prezzo del petrolio e i tassi di interesse , anche se bisognerà fare attenzione a che questa tendenza non si inverta nella fase iniziale dell ' attesa ripresa . Nell ' insieme però le prospettive restano poco rassicuranti e non si può escludere il rischio della caduta in una spirale deflazionaria . Sarà necessario compiere ogni sforzo per dissipare rapidamente il pessimismo attuale . Questa situazione , che si traduce in una scarsa propensione del settore privato ad effettuare investimenti e ad aumentare l ' occupazione , va affrontata attaccando le debolezze strutturali di fondo dell ' economia europea . Debolezze che , in gran parte della Comunità , si manifestano sotto la forma di una distribuzione squilibrata delle risorse assorbite dai settori privato e pubblico , e di una ripartizione squilibrata dei redditi tra salari e profitti e delle spese tra consumi e investimenti . Solo correggendo tali squilibri sarà possibile avviare una strategia diretta ad aumentare l ' occupazione , gli investimenti e la produttività : tali obiettivi devono infatti costituire la contropartita e la giustificazione dei sostanziali aggiustamenti che andranno operati nel reddito e nelle finanze pubbliche . Scopo della politica economica e degli accordi tra le parti sociali dovrà essere la garanzia della realizzazione di tutte le fasi di tale processo di aggiustamento . La gestione del processo di una simultanea ripresa strutturale e ciclica è estremamente difficile . Ogni paese dovrà contare essenzialmente sui propri sforzi . Tuttavia , tenuto conto della forte interdipendenza tra le economie e dell ' attuale congiuntura internazionale , sarà necessario perseguire con determinazione un secondo obiettivo : il miglioramento del coordinamento delle politiche economiche dei paesi industrializzati necessario ad aumentare le possibilità di successo . Sul piano internazionale la Comunità dovrà continuare lo sforzo di persuasione volto ad ottenere che la politica seguita nei maggiori centri internazionali creatori di strumenti di riserva comporti azioni volte ad evitare delle variazioni eccessive dei tassi di interesse e di cambio . A questo proposito sarà necessario continuare gli sforzi miranti ad organizzare una effettiva cooperazione internazionale tra le principali autorità monetarie . La stabilità del sistema finanziario mondiale esige che le valute internazionali vengano gestite tenendo presente la necessità di evitare delle fluttuazioni eccessive e che vengano prontamente raggiunti fra i paesi industrializzati accordi diretti a rafforzare le disponibilità finanziarie dell ' FMI e della Banca mondiale . Attualmente si assiste ad una certa riduzione dei tassi di interesse che dovrà essere consolidata sia negli Stati Uniti che in Europa , dove la politica monetaria ne ha normalmente evitato delle troppo forti fluttuazioni . Date le indicazioni di una ulteriore riduzione del tasso di inflazione e di persistenti bassi livelli di attività economica , alcuni paesi disporranno di sufficienti margini di manovra per guidare una ulteriore discesa dei tassi di interesse in Europa . Questo permetterà delle riduzioni parallele dei tassi di interesse in quei paesi dove la pressione esercitata dal vincolo della bilancia dei pagamenti e dagli obblighi in seno allo SME è particolarmente sensibile . Tuttavia , in alcuni paesi ad alto tasso di inflazione dove i tassi di interesse reale sono bassi o addirittura negativi , l ' obiettivo dovrà essere una riduzione del tasso di inflazione superiore a quella dei tassi di interesse nominali . Per quanto riguarda la politica di bilancio , quei paesi che stanno sperimentando una protratta fase recessiva ed un soddisfacente rallentamento del tasso di inflazione e che accusano leggeri squilibri dovranno evitare di contrastare l ' azione degli « stabilizzatori automatici » . In vari altri paesi , l ' esistenza di elevati livelli del disavanzo del settore pubblico esclude ogni possibilità di utilizzare a breve termine la politica di bilancio in funzione anticiclica e anzi impone una rapida riduzione dei disavanzi di bilancio e degli squilibri delle partite correnti della bilancia dei pagamenti . Lo stimolo dell ' attività economica attraverso riduzioni fiscali potrà essere preso in esame solo dopo che la riduzione dei tassi di interesse abbia esaurito le sue possibilità e in quei paesi che presentano una situazione sana dei conti pubblici . L ' adozione di misure di bilancio e di aggiustamento del reddito più estese quali misure di accompagnamento dei riallineamenti monetari ha costituito lo scorso anno un aspetto positivo del funzionamento del Sistema monetario europeo . Tale tendenza dovrà essere ulteriormente rafforzata in futuro , in modo da poter registrare gradualmente una migliore convergenza nell ' andamento economico di fondo . Tuttavia , anche un successo nella gestione della ripresa ciclica prevista per il prossimo anno non risolverà il problema della disoccupazione , che richiede trasformazioni profonde per ridurre in alcuni paesi l ' eccessivo livello della spesa pubblica , per aumentare le opportunità di investimenti redditizi e per aumentare in maniera significativa la propensione ad assumere nuova manodopera . Quest ' ultimo obiettivo sarà raggiunto tanto più facilmente quando si otterrà una più grande moderazione e flessibilità del costo reale del lavoro . Nella misura in cui l ' andamento moderato del costo del lavoro rischi di provocare una deflazione temporanea della domanda , si potrà intervenire con misure di sostegno della domanda di tipo monetario o , ove possibile , di tipo fiscale . Ad esempio si potrà intervenire , a seconda delle circostanze , con riduzioni dei tassi di interesse o con sgravi fiscali . Scopo della strategia sin qui delineata è essenzialmente il miglioramento della situazione del mercato del lavoro . Il suo successo dipende dal raggiungimento di un largo consenso sulle priorità delle politiche da seguire . È indispensabile che esse comprendano la necessità di non rallentare la lotta contro l ' inflazione e di tener conto dell ' andamento dei prezzi all ' importazione nella determinazione del necessario adattamento del costo del lavoro . È necessario anche che tutti gli sforzi debbano essere orientati alla creazione di nuovi posti di lavoro in condizioni economicamente sane e quindi allo sviluppo degli investimenti , attraverso la rimozione degli ostacoli che si frappongono alla nascita di nuove imprese e l ' aumento della flessibilità dell ' organizzazione della durata del lavoro . Non bisogna perdere di vista il fatto che la disoccupazione colpisce in maniera differente i diversi gruppi sociali : una cura particolare dovrà essere posta a far sì che le misure riguardanti i redditi e le modifiche della durata del lavoro non colpiscano in maniera eccessiva alcuni gruppi sociali . Il livello attualmente depresso dei tassi di cambio europei nei confronti del dollaro , che sembra persistere nonostante la modifica dei differenziali dei tassi di interesse , potrebbe costituire la base per l ' avvio di un processo di aggiustamento duraturo del reddito , degli investimenti e dei livelli occupazionali in Europa . Le recenti variazioni dei tassi di interesse a livello mondiale dovrebbero facilitare una rivalutazione dello yen . L ' aggiustamento interno dei redditi e delle finanze pubbliche sono importanti sia per l ' Europa , nei suoi rapporti economici con il resto del mondo , sia per i singoli paesi i cui tassi di cambio hanno subito un riallineamento all ' interno dello SME . PARTE II LE ECONOMIE DEGLI STATI MEMBRI In Belgio , il corso assunto dalla politica economica in seguito al riallineamento del franco belga ha indotto i primi accenni di un assestamento della bilancia dei pagamenti correnti e delle finanze pubbliche , nonchù di un miglioramento della competitività delle imprese belghe . Tali misure hanno avuto inevitabilmente , nel corso del 1982 , ripercussioni sulla crescita e sull ' occupazione , la cui ripresa , anche nel 1983 , dipenderà in gran parte dalla congiuntura internazionale , fermi restando gli inevitabili condizionamenti interni . L ' aumento dei prezzi al consumo , temporaneamente stimolato dalla svalutazione effettiva del franco belga , dovrebbe subire un rallentamento , mentre si può prevedere un ' ulteriore riduzione del disavanzo della bilancia dei pagamenti correnti . Per poter ripristinare condizioni di crescita più favorevoli e più stabili , la politica di risanamento che , conformemente alle raccomandazioni della Commissione e del Consiglio , ha caratterizzato il 1982 , dovrà continuare nel 1983 e indubbiamente fino alla metà della decade . Il consolidamento dei progressi compiuti in materia di competitività e la necessità di mantenere i consumi delle famiglie entro limiti compatibili con il risanamento della bilancia dei pagamenti correnti potrebbero essere favoriti nel 1983 da un ' opportuna proroga delle misure prese nel 1982 in materia d ' indicizzazione dei salari e di altri redditi . Previa consultazione delle parti sociali , il governo prevede di prorogare temporaneamente l ' indicizzazione forfettaria e di riconsiderare successivamente le modalità del meccanismo di indicizzazione affinchù , nel 1983 , l ' aumento dei costi salariali non superi la media ponderata dei sette principali partner commerciali . Per quanto riguarda la politica di bilancio , il bilancio presentato limita nel 1983 l ' aumento delle spese al 7,5 % , il che implica una diminuzione in termini reali a livello globale e un modesto aumento nominale di tutte le spese non relative alla disoccupazione ed al debito pubblico , e riduce il disavanzo al 10,5 % del prodotto interno lordo . Tali aggiustamenti costituiscono il minimo indispensabile sia per quanto riguarda il 1983 che nella prospettiva di un risanamento a medio termine , donde la necessità di correggere rigidamente eventuali gravi deviazioni che dovessero verificarsi nel corso dell ' anno rispetto agli obiettivi fissati . Dal successo di tali politiche dipende , in parte , la ripresa degli investimenti privati , indispensabile ai fini della ristrutturazione delle attività economiche e di miglioramento stabile dell ' occupazione , sulla quale dovrebbero peraltro influire positivamente le misure fiscali adottate nel 1982 . Il nuovo orientamento della politica industriale , che prevede condizioni più rigide e una maggiore selettività nella concessione degli aiuti , dovrebbe inoltre favorire un più razionale risanamento delle imprese in difficoltà e incoraggiare la creazione di nuove imprese . Il margine di manovra della politica monetaria resterà viceversa limitato in quanto il disavanzo dei pagamenti correnti come pure il cospicuo fabbisogno di finanziamento del tesoro limiteranno le possibilità di riduzione autonoma dei tassi d ' interesse . A medio termine , il contenimento dei costi e la ristrutturazione industriale costituiscono le condizioni indispensabili per un miglioramento durevole dell ' occupazione . Inoltre è necessario ridurre del 50 % entro il 1985 , come propone il governo , la quota dell ' indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche nel prodotto interno lordo ; questo al fine di spezzare la spirale disavanzo-interessi passivi che costituisce un onere non indifferente sia per i bilanci pubblici che per la bilancia dei pagamenti correnti ed un freno all ' espansione economica . In Danimarca , l ' attività economica si è rivelata nel 1982 più dinamica che non negli altri paesi della Comunità , dato che il tasso di crescita del prodotto interno lordo è salito a circa il 2 % . Anche nel 1982 , come già si era verificato nel 1981 , l ' attività economica è stata stimolata dal miglioramento della competitività dovuto in particolare al deprezzamento del tasso effettivo della corona . Le misure prese nel giugno scorso per incoraggiare gli investimenti la formazione professionale e la creazione di nuovi posti di lavoro hanno influito positivamente sull ' occupazione . La bilancia dei pagamenti correnti , che aveva registrato un notevole miglioramento nel corso del 1981 , quest ' anno si è nuovamente deteriorata , in quanto gli effetti del persistente miglioramento della bilancia dei beni e servizi sono stati annullati dal notevole aumento degli oneri del debito estero . Anche la situazione delle finanze pubbliche ha continuato ad aggravarsi . Il disavanzo dello Stato per il 1982 viene valutato a 57 miliardi di corone danesi ( circa il 12 % del PIL ) , superando quindi ampiamente il disavanzo previsto nel bilancio di previsione e negli orientamenti adottati dal Consiglio nel dicembre 1981 , malgrado l ' aumento delle imposte deciso verso la metà del 1982 . Le cause vanno ricercate nelle misure specifiche adottate a favore dell ' occupazione , ma soprattutto nell ' aumento degli oneri del debito pubblico e nella dinamica di talune spese sociali in connessione con i livelli di attività . Per alcuni importanti aspetti , il recente andamento ha disatteso la strategia adottata all ' inizio del 1980 che mirava , in particolare , ad una costante riduzione del disavanzo della bilancia dei pagamenti correnti . Uno dei compiti più importanti della politica economica nel 1983 consisterà nell ' avviare risolutamente il ristabilimento degli equilibri macroeconomici . A tal fine , per il 1983 è necessario adottare una politica di bilancio assolutamente rigorosa . Agli inizi d ' ottobre il nuovo governo ha annunciato un programma che intende soprattutto porre un freno all ' aumento dei trasferimenti sociali , limitare l ' aumento delle retribuzioni dei pubblici dipendenti , aumentare talune tariffe pubbliche nonchù applicare un ' imposta sui fondi pensionistici e sulle riserve delle compagnie d ' assicurazione . Tali misure dovrebbero , nel complesso , ridurre di circa 11 miliardi di corone danesi il disavanzo inizialmente previsto per il 1983 , disavanzo che avrebbe rischiato di raggiungere circa il 15,5 % del prodotto interno lordo . In tal modo , nel 1983 il disavanzo dello Stato si ridurrebbe a circa il 13 % del prodotto interno lordo . Si tratta tuttavia solo della prima fase di un processo di costante riduzione del disavanzo di bilancio dopo l ' aumento notevole constatato negli ultimi anni , che richiederà un ulteriore costante impegno in futuro . È necessario che l ' azione dello Stato venga appoggiata da analoghe iniziative degli enti locali . Infatti è grazie ad una gestione rigorosa dell ' insieme delle finanze pubbliche che si dovrà favorire una diminuzione dei tassi d ' interesse e la creazione delle premesse finanziarie indispensabili ad una durevole ripresa degli investimenti e al miglioramento della situazione di bilancio . Onde favorire la decelerazione dei prezzi e dei redditi , è stato istituito , fino al 1° marzo 1983 , il blocco dei salari che , secondo la legge approvata dal parlamento , dovrebbe essere seguito nei prossimi due anni da una sospensione dei meccanismi d ' indicizzazione dei salari e dal blocco di taluni altri redditi . Una moderazione adeguata dei partner sociali in occasione dei negoziati salariali nella prossima primavera dovrebbe dar luogo ad un certo alleggerimento delle imposte sui redditi . Tali misure contribuiranno a rafforzare la competitività dell ' economia dalla quale dipende lo sviluppo delle esportazioni e l ' attività economica in generale . Nella Repubblica federale di Germania , l ' attività economica nel 1982 ha subito un rallentamento che è stato particolarmente sensibile nel corso del secondo semestre . La disoccupazione è aumentata in misura notevole per effetto sia della diminuzione dei posti di lavoro , che di fattori demografici , fra i quali l ' affacciarsi sul mercato del lavoro di numerosi giovani . Le tensioni inflazionistiche si sono attenuate , mentre la posizione esterna è nettamente migliorata , in quanto si prevede un pareggio della bilancia delle partite correnti per l ' insieme dell ' anno . Le attuali prospettive lasciano sperare , nella migliore delle ipotesi , in un tasso di crescita molto modesto , circa 1 % nel 1983 , malgrado un ' accelerazione in corso d ' anno basata su un leggero progresso delle esportazioni e degli investimenti fissi . Secondo le ultime stime , l ' eventualità di una crescita nulla nel 1983 , rispetto al 1982 , non è da escludere . Le esportazioni e gli investimenti fissi potrebbero risentire degli effetti benefici della diminuzione del tasso d ' inflazione e di quella dei tassi d ' interesse , come anche delle misure di stimolo introdotte dal governo nel 1982 . Il margine di manovra di cui dispongono le autorità monetarie si è notevolmente ampliato nel 1982 , in parte in conseguenza del miglioramento della bilancia dei pagamenti e della diminuzione del tasso d ' inflazione e , in parte , della diminuzione dei tassi d ' interesse delle attività finanziarie in dollari . È stato quindi possibile diminuire i tassi d ' interesse e lasciare che la « moneta di banca centrale » aumentasse ad un tasso vicino al limite consentito dal massimale che era stato stabilito come obiettivo . Tuttavia , venendo a mancare la crescita , le spese e l ' indebitamento del settore pubblico non hanno palesato quell ' evoluzione favorevole nella quale speravano le autorità , e di conseguenza il governo federale è stato costretto a presentare bilanci suppletivi nel corso dell ' anno al fine di autorizzare ulteriori ricorsi allo strumento del prestito . Posto che continui l ' attuale corso della politica economica , le prospettive a breve della produzione e dell ' occupazione non sono molto soddisfacenti ; non solo , ma la crescita rischia di mantenersi a livelli modesti anche a più lungo termine . I tassi di crescita economica previsti per il 1982/1983 saranno , contrariamente agli anni ' 60 e ' 70 , inferiori alla media comunitaria , mentre il ruolo della domanda estera sarà meno importante che per il passato . Pertanto , in considerazione soprattutto del più rigoroso orientamento assunto dalla politica economica presso i partner commerciali della Germania , una ripresa economica più vigorosa dipenderà dal rilancio della domanda interna . Inoltre , ora che la maggior parte degli effetti perturbatori che il secondo choc petrolifero ha provocato sui prezzi e sulla bilancia dei pagamenti sono stati superati , molto più rapidamente che in altri paesi , la politica economica dovrebbe mirare essenzialmente alla ripresa degli investimenti ed evitare le conseguenze deflazionistiche che potrebbero derivare da un consolidamento troppo rapido di bilancio o da un eccessivo aggiustamento dell ' evoluzione dei salari reali . Considerando l ' incidenza che hanno sugli investimenti la domanda , i profitti attesi , nonchù le condizioni di finanziamento , la politica di bilancio dovrebbe tendere essenzialmente , nell ' immediato futuro , ad una ristrutturazione della spesa pubblica a favore degli investimenti , della ricerca e sviluppo , nonchù della formazione professionale , anzichù puntare ad una riduzione troppo rapida del deficit pubblico , e mirare , a più lungo termine , ad una sua graduale riduzione . Di conseguenza , l ' indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche dovrebbe essere stabilizzato , nel 1983 , al 4 % circa del prodotto interno lordo . Viste le favorevoli prospettive per quanto riguarda l ' inflazione , la politica monetaria dovrebbe essere tale da facilitare la crescita economica permettendo in particolare un aumento della « moneta di banca centrale » ad un tasso sufficientemente elevato entro i limiti fissati dalla Bundesbank ( 4 - 7 % ) . Il margine di manovra creato grazie al miglioramento della bilancia dei pagamenti e all ' attenuarsi delle tensioni inflazionistiche è già stato utilizzato di recente per favorire riduzioni dei tassi d ' interesse ; questa politica dovrà essere proseguita in futuro . Tuttavia , anche con un tasso di crescita che si avvicini a quello previsto per il 1983 , non è possibile impedire un ulteriore deterioramento della situazione del mercato del lavoro a breve termine . Nel complesso , la competitività dell ' economia , la sua produttività e la redditività delle imprese non sono tali da indicare che una riduzione dei salari sia la condizione principale per una crescita più sostenuta . Nondimeno occorrerebbe fare in modo che la struttura dei salari favorisca più che nel passato la mobilità della manodopera e , di conseguenza , i necessari aggiustamenti nell ' economia . La Grecia si trova tuttora a dover affrontare il problema di una ripresa della crescita economica in un contesto esterno divenuto più difficile . Le prospettive congiunturali che si delineano a tale riguardo per il 1983 sono leggermente più favorevoli e dovrebbero , nel caso possano concretizzarsi , contribuire ad avviare la ripresa . Ma il problema dell ' adattamento dell ' economia al suo contesto internazionale è essenzialmente di carattere strutturale e nessun risanamento durevole della produzione sarà possibile senza un impegno a lungo respiro tendente ad allargare in modo sistematico lo spazio riservato all ' offerta interna , il che implica l ' attenuazione della rigidità insita nel sistema nonchù tassi d ' investimento elevati . È necessario , d ' altra parte , associare a tale impegno un decisivo intervento contro l ' inflazione , i cui effetti perturbatori sulla distribuzione dei fattori di produzione costituiscono un grave ostacolo alla realizzazione dei necessari mutamenti strutturali . La politica economica ha tentato di gettare le basi di tale duplice azione , i cui contorni dovrebbero essere precisati nel piano quinquennale attualmente in corso d ' elaborazione . Per indurre un aumento sia pur modesto dei consumi e , nel contempo , una certa decelerazione dei prezzi , la politica economica ha fatto leva su un forte aumento dei salari più bassi agli inizi del 1982 , sul controllo dei prezzi dei generi di prima necessità e su un inasprimento considerevole , anche se differenziato , della pressione fiscale . È stato istituito un sistema d ' indicizzazione delle retribuzioni e delle pensioni che dovrebbe comportare - sempre che il loro effetto di appiattimento non provochi il rapido insorgere di rivendicazioni a carattere compensativo - una moderazione spontanea dell ' evoluzione dei redditi in termini nominali . Si è puntato alla riduzione del volume del credito interno rispetto al prodotto interno e all ' uopo si è cercato di contenere la dilatazione del disavanzo pubblico . Si è cercato , infine , di favorire la ripresa degli investimenti attraverso una politica del credito selettiva che ha consentito di mantenere i tassi d ' interesse reali ad un livello decisamente basso e attraverso il regime degli aiuti pubblici che prevede contributi differenziati per settori e regioni . Tali sforzi sono attualmente in corso . Tuttavia finora le esportazioni segnano il passo e gli investimenti non hanno ancora dato segni di ripresa . In tali condizioni , nel 1982 , la crescita potrebbe essere di circa l ' 1 % . D ' altra parte non è stato possibile comprimere la liquidità dell ' economia in quanto non si è riusciti a diminuire il disavanzo pubblico nella misura prevista . La dracma , infine , ha subito una nuova svalutazione imposta dalla necessità di compensare l ' effetto del differenziale d ' inflazione sulla competitività dell ' economia . All ' attuale politica economica non dovrebbe tuttavia essere impresso un orientamento meno rigoroso . La riduzione del tasso d ' inflazione è infatti una premessa indispensabile al ripristino di condizioni finanziarie tali da consentire quel cospicuo volume d ' investimenti che è necessario per la trasformazione delle strutture economiche . La politica economica dovrà fare uso quindi di tutti i mezzi di cui dispone per avviare nel 1983 un rallentamento significativo delle evoluzioni nominali . In particolare sarà necessario contenere gli aumenti salariali facendo in modo che i meccanismi d ' indicizzazione non provochino gli inconvenienti d ' un eccessivo appiattimento del ventaglio dei salari . Andrà mantenuta la sorveglianza sui prezzi al fine di evitare aumenti arbitrari . Bisognerà infine ridurre sensibilmente il tasso di liquidità dell ' economia , diminuendo l ' indebitamento netto del settore pubblico a meno del 10 % del prodotto interno lordo , decurtando le spese correnti , adeguando opportunamente le tariffe pubbliche , controllando più rigorosamente il credito e incoraggiando il risparmio . Quest ' ultimo obiettivo presuppone che i tassi d ' interesse non siano più tenuti ad un livello reale artificialmente basso e che nel fissarli si seguano , più che nel passato , le indicazioni del mercato . In Francia , la ripresa determinata dallo stimolo della domanda nel 1981 ha causato un forte deterioramento della bilancia commerciale . La posizione estera , l ' equilibrio finanziario e la competitività delle imprese si sono degradati . L ' espansione del credito interno provocata dalla dilatazione del disavanzo pubblico e dalle difficoltà finanziarie delle imprese ha avuto l ' effetto di mantenere viva l ' inflazione che altrove ha registrato invece un regresso . Il tasso di cambio del franco francese h ha dovuto essere ritoccato nell ' ottobre 1981 e nel giugno 1982 . Il riallineamento nel quadro del sistema monetario europeo de giugno 1982 è stato accompagnato da un programma di risanamento rigoroso al quale hanno fatto immediatamente seguito misure temporanee di blocco , di rinvio o di limitazione degli aumenti dei prezzi e dei redditi destinate a spezzare il processo inflazionistico . Inoltre è stato annunciato un vigoroso sforzo per correggere la tendenza alla dilatazione del disavanzo pubblico . Nello stesso tempo , gli obiettivi d ' espansione della massa monetaria per il 1982 e il 1983 sono stati ritoccati verso il basso per tener conto dell ' attesa contrazione delle evoluzioni nominali . Questo nuovo orientamento dovrebbe permettere di accelerare la riduzione dell ' inflazione , il cui tasso interannuale non dovrebbe superare l ' 8 % nel 1983 , e di avviare nello stesso tempo il risanamento della bilancia dei pagamenti correnti . Il raggiungimento di questi risultati implica un contenimento sensibile dell ' espansione della domanda interna che non permette di scontare una crescita superiore all ' 1 % per ciascuno dei due anni 1982-1983 . Misure specifiche in materia di bilancio e in campo finanziario mirano d ' altronde a spostare l ' accento dai consumi agli investimenti . Il successo di questo programma implica il concorso attivo delle parti sociali , posto che la decelerazione dei costi costituisce l ' esigenza primordiale e l ' alea principale della politica d ' aggiustamento in atto . Occorrerà anzitutto che la politica dei prezzi e dei redditi , che è subentrata al sistema di blocco in vigore fino al 31 ottobre 1982 , si adoperi per ridare progressivamente la più ampia libertà possibile agli uni e agli altri e riesca nel contempo a disinnescare il fattore determinante della perpetuazione della dinamica inflazionistica costituito dall ' indicizzazione di fatto delle retribuzioni - e più generalmente dei redditi - in base all ' aumento passato dei prezzi . La politica di finanziamento dell ' economia dovrà d ' altra parte conciliare l ' obiettivo di disinflazione e di stabilità del tasso dei cambi con la necessità di finanziare le imprese a condizioni che non ostacolino la ripresa dei loro investimenti . Il controllo dell ' espansione del credito interno è dunque essenziale . Esso presuppone che l ' indebitamento netto delle amministrazioni cessi di crescere almeno in termini relativi e si stabilizzi effettivamente nel 1983 al livello del 3 % del prodotto interno lordo che avrà raggiunto nel 1982 . La legge di bilancio per il 1983 e le disposizioni adottate per arrestare la tendenza allo squilibrio dei regimi di previdenza sociale dovrebbero , in linea di massima , permettere di conseguire tale obiettivo . In questo contesto dovrebbe poter essere creato il margine di manovra necessario per finanziare iniziative prioritarie in materia di ricerca , di rafforzamento delle strutture industriali e di promozione dell ' impiego ed essere assicurata la disinflazione dell ' economia in modo da arrivare ad un livello di tassi d ' interesse reali che minimizzi gli oneri finanziari delle imprese . Il pieno successo del nuovo dispositivo di promozione del risparmio a lungo termine , e in particolare del risparmio a rischio , costituisce un elemento importante di questa strategia . Il ripristino , a termine , di una crescita più sostenuta , non dipenderà soltanto dal successo della politica di disinflazione e dal prevedibile miglioramento del contesto internazionale . Esso esigerà anche che l ' attuazione di una politica di strutture , i cui principali strumenti sono stati istituiti nel 1981 e nel 1982 , assicuri un adeguamento efficace dell ' economia alla domanda interna ed esterna . Occorrerà fra l ' altro che l ' azione dei poteri pubblici nel settore industriale orienti l ' economia verso strutture più competitive , modernizzando i settori più deboli e stimolando lo sviluppo di quelli ad alta tecnologia che appartengono ormai in massima parte al settore pubblico . Inoltre , le eventuali misure di ripartizione del lavoro dovranno essere pienamente compatibili con la realizzazione dei necessari miglioramenti di produttività ed escludere qualsiasi appesantimento diretto o indiretto degli oneri gravanti sulle imprese . Nel 1982 , l ' Irlanda ha registrato una crescita economica modesta rispetto ai tassi realizzati nel recente passato . Il ritmo d ' aumento dei prezzi si scosta considerevolmente dalla media comunitaria anche se di recente sembra aver decelerato . La bilancia dei pagamenti e il conto delle amministrazioni continuano a presentare forti disavanzi , mentre i prestiti assunti all ' estero , che ne sono il corollario , hanno raggiunto livelli elevati . Queste tendenze appaiono particolarmente preoccupanti poichù vanno di pari passo con un tasso di disoccupazione in rapido aumento che supererà il 12 % nel 1982 . Le prospettive per il 1983 sono caratterizzate dall ' incertezza . In assenza di misure correttive e nonostante un tasso di crescita del 2 % circa , l ' indebitamento del tesoro potrebbe avvicinarsi al livello dell ' anno in corso di circa il 16 % del prodotto interno lordo , mentre il tasso d ' inflazione , ancorchù in ribasso , dovrebbe mantenersi ancora al 12 % come minimo . Di conseguenza occorre non soltanto mantenere , ma vigorosamente mettere in opera la politica economica nel suo attuale orientamento . I problemi dell ' economia irlandese sono determinati in gran parte dalla sua incapacità ad operare gli aggiustamenti resi necessari dalle due crisi petrolifere . Ora , il carattere aperto dell ' economia , unitamente alla sua fore dipendenza dalle risorse energetiche esterne , rendevano imperativi tali aggiustamenti . L ' aumento impressionante delle esportazioni , realizzato spesso in condizioni di mercato difficili , non è valso a controbilanciare la continua dilatazione delle importazioni che ha riflesso l ' indifferenza dei consumi privati al deterioramento delle ragioni di scambio . È stato perfino possibile salvaguardare il valore reale delle retribuzioni nonostante il rincaro delle importazioni e l ' appesantimento della pressione fiscale , contribuendo in tal modo ad un molto rapido dei prezzi , il più forte registrato dai paesi appartenenti al sistema monetario europeo . Ciò ha determinato una perdita di concorrenzialità dell ' economia irlandese . Solo un ' inversione di queste tendenze può un ripristino della competitività , ad un aumento del tasso di crescita della produzione e ad una riduzione del tasso di disoccupazione . Negli anni recenti , la politica in materia di spesa pubblica ha lasciato in un certo senso agire queste tendenze : rapido aumento del livello delle retribuzioni nel settore pubblico , mantenimento se non incremento del valore dei trasferimenti sociali , proseguimento di un programma ambizioso di investimenti pubblici anche se , nel 1982 , sono state evitate eccedenze di spesa attraverso controlli rigorosi e aggiustamenti ai programmi . Mentre il ricorso dei poteri pubblici ai prestiti per finanziare gli investimenti costituisce una prassi consolidata , l ' espansione delle spese correnti ha determinato un elevato deficit anche per la parte corrente del bilancio pubblico . Ora è convinzione pressochù unanime che il disavanzo di parte corrente vada eliminato poichù aggrava il debito pubblico , in gran parte espresso in divise , senza generare un flusso di risorse tale da compensare i pesanti oneri che comporta . A tale scopo è necessario operare tagli sostanziali in termini reali nei programmi di spesa corrente non essendo prudente , dal punto di vista economico , introdure ogni anno , come nel passato recente , importanti maggiorazioni fiscali . Inoltre , il carattere obbligatorio dei rimborsi riduce i margini di manovra del governo . Pertanto , pur riconoscendosi l ' esigenza di nuovi investimenti pubblici , la situazione implica che ogni progetto sia severamente passato al vaglio per accertarne i potenziali benefici per l ' economia , in modo da trarre il massimo profitto da risorse necessariamente limitate . Per fare rientare la tendenza divergente dell ' economia irlandese , le autorità devono fare uno sforzo vigorso per ridurre il disavanzo pubblico . La conseguente riduzione del finanziamento monetario del disavanzo contribuirebbe a ridurre l ' inflazione , laddove invece un ' ulteriore restrizione delle norme di credito stabilite dalla banca centrale potrebbe non essere appropriata nelle circostanze attuali . I tagli di spesa annunciati all ' inizio di agosto costituiscono una prima misura atta a contenere il disavanzo del settore pubblico . Questi sforzi dovranno essere proseguiti e intensificati nel 1983 se si vuole ridare una struttura più sana ai conti pubblici . A questo riguardo , una riduzione , rispetto al 1982 , dell ' indebitamento del tesoro pari al 3 % del prodotto interno lordo costituirebbe un valido obiettivo per il 1983 . Nello stesso tempo è essenziale , in particolare , che i lavoratori dei settori protetti adottino una visione più realistica delle possibilità dell ' economia e moderino le loro rivendicazioni salariali . Queste misure non elimineranno automaticamente tutte le difficoltà dell ' economia ma permetteranno , a termine , rafforzando la competitività e ripristinando il margine di manovra del tesoro per stimolare la crescita , di affrontare i problemi della creazione di nuovi posti di lavoro e della carenza dell ' offerta , nonchù di consolidare e di sviluppare l ' industrializzazione . A tale scopo è indispensabile che le autorità adottino una strategia a medio termine volta a risolvere i problemi gravi della disoccupazione e dell ' indebitamento estero , ripristinando nello stesso tempo l ' equilibrio delle finanze pubbliche e ponendo un freno all ' inflazione . Al prezzo di una forte contrazione della domanda interna , grazie al dinamismo delle esportazioni e ad una politica monetaria più rigorosa , l ' Italia ha compiuto nel 1981 notevoli progressi nell ' adeguamento della sua economia ai vincoli esterni . Tuttavia , il tasso d ' inflazione , 17,5 % nel 1982 , resta notevolmente più alto di quello della media dei paesi comunitari ( 10 % per lo stesso anno ) e di quello dei grandi paesi industrializzati . Il disavanzo della bilancia dei pagamenti correnti ha registrato solo un modesto declino , a causa soprattutto del ritardo dell ' evoluzione ciclica dell ' economia italiana rispetto ad altri paesi . Nell ' insieme , i risultati conseguiti lasciano poco spazio per una ripresa a scadenza ravvicinata della domanda interna , specie di quella di consumo . Il ritorno ad una crescita più vicina alle possibilità di medio termine dipende non soltanto da un miglioramento del quadro internazionale , ma anche dai progressi nel risanamento delle finanze pubbliche , nel controllo dei costi e nell ' adeguamento delle strutture produttive . Si potrà allentare la stretta della politica monetaria solo nella misura in cui tali progressi abbiano portato ad una decelerazione dell ' aumento dei prezzi e una riduzione significativa del disavanzo estero . In queste condizioni la crescita del prodotto interno lordo non raggiungerà l ' 1 % nel 1982 e non sembra poter superare tale tasso nel 1983 . Per conto , il disavanzo di parte corrente della bilancia dei pagamenti dovrebbe diminuire e la disinflazione fare lenti ma costanti progressi Una serie importante di misure di bilancio è stata presa alla fine di luglio 1982 . Una rapida approvazione da parte del parlamento di tutto il dispositivo proposto dal governo costituirebbe un passo importante verso il ritorno a prospettive di crescita equilibrata . Le principali disposizioni di applicazione immediata tendono ad aumentare fortemente le entrate pubbliche mediante aumenti delle pubbliche tariffe , delle aliquote dell ' imposta sul valore aggiunto e delle accise , delle imposte a carico delle società , nonchù di alcuni contributi sociali e , infine , mediante un condono fiscale . Tali inasprimenti potrebbero essere parzialmente compensati da un alleggerimento dell ' imposta sul reddito delle persone fisiche se i prossimi accordi salariali saranno compatibili con la strategia governativa . La legge finanziaria prevede inoltre un aumento del ticket moderatore sulle spese mediche . È previsto che l ' effetto globale di queste misure , nonchù di altre che verranno adottate ulteriormente , sia di ridurre il fabbisogno complessivo del tesoro dal 15 % circa del PIL nel 1982 , al 12 % circa nel 1983 . Tale sforzo è infatti indispensabile per contenere l ' espansione del credito totale interno entro limiti appropriati e per ridurre nuovamente il tasso di liquidità senza imporre alle imprese tassi d ' interesse esorbitanti . Spetta ora alle parti sociali , in sede di trattative per il rinnovo dei contratti di lavoro , dare prova di moderazione per quanto concerne l ' andamento nominale delle retribuzioni . Dal raggiungimento di questo obiettivo altamente prioritario dipende la riduzione del differenziale inflazionistico fra l ' Italia e i suoi principali partner commerciali , senza la quale l ' economia rischia di subire ancora per lungo tempo gli effetti negativi della perdita di competitività . È essenziale a questo riguardo , per far uscire l ' economia dall ' ingranaggio inflazionistico , che la dinamica delle retribuzioni venga d ' ora in poi legata in pratica all ' andamento futuro e non a quello passato dei prezzi . Come prima tappa di questa disinflazione graduale , dovrebbe essere fissato per il 1983 un obiettivo di aumento massimo dei prezzi e dei costi salariali unitari del 13 % , inferiore cioè del 4 % circa rispetto al risultato probabile del 1982 . Una strategia di progressiva disinflazione è la condizione preliminare di un ' evoluzione più soddisfacente dell ' economia nel medio termine . Il perdurare di un tasso d ' inflazione elevato tenderebbe , per le tensioni finanziarie e le incerte prospettive di redditività che comporta , a perturbare l ' allocazione dei fattori di produzione . Esso rischierebbe in particolare di mantenere a livelli insufficienti lo sforzo d ' investimento e di ricerca necessario per lo sviluppo dei settori ad alta tecnologia e più generalmente per la diffusione del progresso tecnologico all ' insieme dell ' economia . Ora , è proprio in questa direzione che dovrà orientarsi l ' evoluzione delle strutture produttive in modo da compensare il declino che minaccia alcune industrie di base e di produzione di beni di consumo corrente , le cui condizioni di produzione rischiano di non garantire più per molto una sufficiente competitività . Nel Lussemburgo , l ' attività economica ha registrato nel 1982 un miglioramento molto modesto . L ' effetto stimolante della svalutazione del franco lussemburghese del febbraio 1982 sul volume delle esportazioni non è stato rilevante a causa della struttura specifica degli scambi con l ' estero . L ' aumento dei prezzi , già abbastanza vivace all ' inizio dell ' anno , si è nel frattempo ulteriormente accelerato ; nello stesso tempo il freno posto all ' aumento dei salari dalle misure adottate in materia di indicizzazione ha provocato un indebolimento dei consumi privati . Il disavanzo delle finanze pubbliche è rimasto moderato . Nel 1983 potrebbe verificarsi una lieve ripresa dell ' attività economica , stimolata da un miglioramento delle esportazioni , mentre gli effetti sull ' occupazione non dovrebbero essere notevoli . L ' aumento dei prezzi al consumo dovrebbe rallentare sensibilmente , grazie al progressivo venir meno degli effetti della svalutazione ed alla moderazione dei costi intervenuta nel 1982 . A partire dal gennaio 1983 dovrebbe essere in principio ripristinato il sistema d ' indicizzazione . È tuttavia auspicabile , per salvaguardare la capacità competitiva e consolidare la disinflazione , che il governo raggiunga un accordo con le parti sociali sullo sganciamento , almeno temporaneo o parziale , del collegamento dei salari ed altri redditi all ' evoluzione dei prezzi . La moderazione dei costi che ne conseguirebbe sarebbe un elemento indispensabile per la ristrutturazione dell ' economia , da cui dipende a più lungo termine il miglioramento della situazione occupazionale . Le misure prese nel 1982 per promuovere la mobilità geografica e settoriale della manodopera dovrebbero essere intensificate in modo da ridurre gli oneri bilancio connessi con la lotta contro la disoccupazione . La politica di bilancio dovrà restare in complesso prudente per evitare che si accentui la tendenza al disavanzo apparsa negli ultimi anni e per creare un certo margine di manovra che potrebbe essere utilizzato per adottare , ove necessario , misure specifiche a favore dell ' occupazione . A tale scopo sarebbe opportuno che il disavanzo dello Stato nel 1983 venga limitato all ' 1,2 % del prodotto interno lordo . Nei Paesi Bassi , dopo vari anni di scarsa attività , le prospettive di crescita per il 1983 sembrano ancora molto contenute , tanto da non offrire alcuna possibilità di miglioramento della situazione occupazionale . Anche se questa prospettiva è comparabile a quella di numerosi altri Stati membri , l ' economia olandese si troverà in una situazione più favorevole per quanto riguarda gli equilibri macroeconomici . Il processo di disinflazione proseguirà , facendo scendere il tasso d ' aumento dei prezzi al consumo al 3,5 % verso la fine del 1983 , mentre il saldo positivo della bilancia dei pagamenti correnti , già molto rilevante nel 1982 , potrebbe ancora raggiungere un livello elevato ( circa 5 % del PIL ) . Le prospettive al di là del 1983 suscitano tuttavia preoccupazioni ; la crescita economica sarà infatti inferiore alla media comunitaria . L ' aumento delle posibilità di lavoro sarà insufficiente per assorbire il forte incremento della popolazione attiva e , sul piano interno , dovrebbe esaurirsi progressivamente l ' effetto positivo esercitato sulla bilancia dei pagamenti dall ' esportazione di gas naturale . Anche se gli equilibri macroeconomici sembrano essere salvaguardati nei Paesi Bassi meglio che nella maggioranza degli altri Stati membri , è necessaria tuttavia una rigorosa gestione delle finanze pubbliche . È infatti probabile che , in mancanza di misure supplementari , si accentui la divergenza tra l ' aumento delle entrate , che risentirà della debole crescita prevista per il 1983 , e l ' aumento delle spese che in complesso restano molto dinamiche per effetto delle misure sociali adottate in periodo di piena espansione . Malgrado i notevoli sforzi compiuti , il disavanzo dello Stato e degli enti locali rischia di elevarsi ad oltre il 10 % del reddito nazionale nel 1982 . Il governo ha adotato nuove disposizioni per contenere il disavanzo , evintando però un nuovo appesantimento della pressione fiscale che è già una delle più elevate nella Comunità . Le economie in materia di spesa pubblica dovrebbero tendere essenzialmente a moderare il forte aumento dei trasferimenti sociali , riducendo in particolare il numero dei beneficiari di taluni regimi , ed a frenare l ' evoluzione delle retribuzioni nella pubblica amministrazione . In complesso , sarebbe auspicabile che l ' indebitamento delle amministrazioni pubbliche non superasse di molto , nel 1983 , il livello raggiunto nel 1982 ( 9 % del prodotto interno lordo ) La stabilizzazione e , a termine , la riduzione del disavanzo delle amministrazioni pubbliche deve ugualmente permettere i facilitare la necessaria ripresa degli investimenti . È a questa condizione che le autorità monetarie potranno continuare a ridurre i tassi d ' interesse , dopo la diminuzione sostanziale registrata nel 1982 . Si tratta di un elemento essenziale della strategia a medio termine che deve mirare , attraverso una ristruttuzione in profondità accompagnata da un ingente sforzo d ' investimento , a compensare con lo sviluppo di settori a tecnologia avanzata , gli effeti negativi della disindustrializzazione in atto da oltre un decennio . Questa strategia implica anche ulteriori sforzi per ridurre i costi salariati nel settore privato , dati la lenta crescita economica e il necessario ripristino della redditività . In base alle raccomandazioni formulate a novembre dalle parti sociali a livello nazionale a favore di una contrattazione salariale decentralizzata e di una riduzione dell ' orario di lavoro quale compensazione per gli aumenti dei prezzi , si profila la possibilità di una migliore ripartizione del lavoro senza un aumento dei relativi costi . Nel Regno Unito , il prodotto interno lordo è aumento leggermente nel 1982 , dopo aver subito una flessione nei due anni precedenti . Il ritmo dell ' inflazione ha continuato a rallentare sensibilmente , pe cui l ' aumento annuo dei prezzi al consumo dovrebbe situarsi intorno al 6 % alla fine dell ' anno . La disoccupazione non ha tuttavia cessato di aggravarsi , mentre il saldo attivo della bilancia dei pagamenti si è deteriorato notevolmente . Ciò nonostante , pe per l ' insieme dell ' anno , l ' avanzo dovrebbe essere ancora rivelante . Malgrado la leggera accelerazione della ripresa prevista per l ' anno promisso , il tasso di crescita resterà probabilmente moderato nel 1983 , situandosi forse intorno all ' 1,5 % , e la disoccupazione continuerà ad aumentare sebbene ad un ritmo meno rapido . Un ' evoluzione moderata dei salari potrebbe determinare una ulteriore diminuzione del tasso d ' inflazione . Come tutti gli altri Stati membri della Comunità , il Regno Unito presenta gravi squilibri sul mercato del lavoro . Sotto molti altri aspetti , la posizione relativa dell ' economia britannica è sensibilmente migliorata per effetto dell ' aumento delle risorse di petrolio e di una politica finanziaria rigorosa . Il tasso d ' inflazione si situa ora ad un livello molto inferiore alla media comunitaria e continua a diminuire . Il disavanzo del settore pubblico si è ridotto notevolmente in percentuale del prodotto interno lordo , ed anche in termini assoluti ; la bilancia dei pagamenti si è leggermente deteriorata , ma resta sempre molto favorevole . La gravità della recessione ha indotto le imprese ad effettuare massicci licenziamenti che hanno premesso ricuperi di produttività molto importanti . Ciò ha reso possibile contenere l ' aumento dei costi salariali per unità di prodotto entro limiti molto ridotti e compensare quindi in parte la precedente perdita di competitività . Per l ' esercizio 1982/1983 , l ' indebitamento netto del settore pubblico potrà essere mantenuto finalmente al di sotto del livello relativo nelle più recenti dichiarazioni di politica finanziaria ( 3,25 % del PIL ) . Il margine degli obiettivi monetari è stato ridimensionato rispetto alle intenzioni iniziali e ingloba ormai un insieme più ampio di misure sul piano dell ' offerta di moneta . In maniera generale l ' orientamento attuale della politica finanziaria e monetaria può essere considerato prudente e dovrebbe avere l ' effetto di continuare ad attenuare le pressioni inflazionistiche e di far diminuire i tassi d ' interesse . Le prospettive in materia di crescita e d ' occupazione nel 1983 non sembrano favoreli . In sede di discussione delle loro politiche economiche per il 1983/1984 , le autorità dovrebbero assicurarsi che gli effetti del miglioramento delle finanze pubbliche , del rallentamento dell ' inflazione e dei recuperi di produttività si traducano in risultati economici globali più soddisfacenti . Il tasso di inflazione è migliorato ed è inferiore alla media comunitaria . La politica monetaria e finanziaria , oltre a garantire un contimento dell ' inflazione , dovrebbe farsi carico della necessità di favorire la ripresa dell ' attività . In campo monetario , lo sforzo dovrebbe essere diretto a mantenere una crescita regolare degli aggregati monetari che sia coerente con una ripresa dell ' attività . L ' espansione degli aggregati monetari nel 1983/1984 dovrebbe situarsi intorno al limite superiore del margine del 7-11 % . Tenuto conto delle tendenze prevedibili nel settore delle finanze pubbliche , questa opzione permetterebbe d ' assicurare un ' espansione sufficiente del credito alle imprese per promuovere gli investimenti e la formazione delle scorte in un contesto di flessione dei tassi d ' interesse a lungo termine . Benchù le autorità responsabili abbiano precisato nell ' ultima « strategia finanziaria a medio termine » che auspicavano una nuova riduzione del disavanzo del settore pubblico , le prospettive attuali in materia di finanze pubbliche per il 1983/1984 appaiono abbastanza favorevoli da offrire un margine di manovra di bilancio sufficiente per assicurare , grazie alla diminuzione dell ' inflazione , un quadro finanziario atto a sostenere ulteriormente il rilancio dell ' attività . In base alle previsioni attuali , un obiettivo un po ' superiore a 8 miliardi di sterline , ossia il 2 3/4 % del prodotto interno lordo , potrebbe essere adeguato per l ' indebitamento netto del settore pubblico nel 1983/1984 , tenuto conto dell ' esigenza di mantenere le condizioni atte a favorire una riduzione dei tassi di interesse e dell ' andamento della posizione del Regno Unito verso l ' estero . Si dovrebbe tener conto della necessità di migliorare il potenziale produttivo e occupazionale dell ' economia ; in questo contesto , si dovrebbe porre l ' accento sull ' incremento delle spese pubbliche a favore delle costruzioni . Nel bilancio è stata resa nota una riduzione della soprattassa e un ' ulteriore riduzione è stata annunciata in novembre . Inoltre , nell ' immediato , potrebbe rivelarsi necessario intensificare le politiche specifiche già messe in atto per combattere la disoccupazione , all ' interno del quadro finanziario e globale . TABELLA 5 Belgio - Principali indicatori economici , 1961 - 1983 * Crescita del PIL in valore * Crescita del PIL in volume * Deflatore del PIL * Tasso d ' aumento dei prezzi al consumo * Redditi da lavoro dipendente pro capite * Saldo delle partite correnti * Indebitamento netto della pubblica amministrazione * Espansione della massa monetaria M2 ( 3 ) * % dei disoccupati sulla popolazione attiva * * % * % * % * % ( 2 ) * % ( 2 ) * % del PIL * % del PIL * % * % * 1961-1970 * 8,5 * 4,8 * 3,5 * 3,2 * 7,8 * 0,2 * -1,3 * 8,6 * 2,2 * 1971-1980 * 10,4 * 3,2 * 7,0 * 7,0 * 11,9 * 0,4 * -4,6 * 10,3 * 5,8 * 1980 * 6,9 * 2,5 * 4,3 * 6,5 * 8,9 * -4,6 * -9,4 * 2,7 * 9,4 * 1981 * 3,6 * -1,7 * 5,4 * 9,1 * 7,5 * -5,4 * -13,4 * 6,6 * 11,6 * 1982 ( 1 ) * 6,8 * -0,5 * 7,3 * 9,0 * 7,1 * -0,4 * -12,8 * 6,5 * 13,9 * 1983 ( 1 ) * 7,9 * 0,5 * 7,4 * 8,5 * 7,0 * -3,2 * -12,1 * 7,0 * 14,8 * ( 1 ) Stime provvisorie dei servizi della Commissione sulla base delle politiche attualmente seguite o previste . ( 2 ) Variazione in % rispetto al periodo precedente . ( 3 ) Fino anno . TABELLA 6 Danimarca - principali indicatori economici , 1961 - 1983 * Crescita del Pil in valore * Crescita del Pil in volume * Deflatore del PIL * Tasso d ' aumento dei prezzi al consumo * Redditi da lavoro dipendente pro capite * Saldo delle partite correnti * Indebitamento netto della pubblica amministrazione * Espansione della massa monetaria M2 ( 3 ) * % dei disoccupati sulla popolazione attiva * * % * % * % * % ( 2 ) * % ( 2 ) * % del PIL * % del PIL * % * % * 1961-1970 * 11,2 * 4,9 * 6,0 * 5,2 * 10,5 * -2,2 * 0,7 * ,10,2 * 1,1 * 1971-1980 * 12,2 * 2,3 * 9,7 * 10,2 * 11,1 * -2,9 * 0,0 * 11,8 * 3,8 * 1980 * 8,1 * -0,2 * 8,4 * 11,5 * 8,1 * -3,8 * -5,9 * 8,1 * 6,1 * 1981 * 9,3 * -0,2 * 9,5 * 10,7 * 10,5 * -3,2 * -7,1 * 9,6 8,3 * 1982 ( 1 ) * 12,7 * 2,0 * 10,6 * 9,9 * 10,6 * -4,1 * -9,5 12,0 * 9,1 * 1983 ( 1 ) * 8,6 * 1,6 * 6,9 * 7,0 * 6,9 * -4,0 * -9,6 * 11,0 * 9,2 * ( 1 ) Stime provvisorie dei servizi della Commissione sulla base delle politiche attualmente seguite o previste . ( 2 ) Variazione in % rispetto al periodo precedente . ( 3 ) Fino anno . Fino al 1979 , M2 . TABELLA 7 Germania - Principali indicatori economici , 1961 - 1983 * Crescita del PIL in valore * Crescita del PIL in volume * Deflatore del PIL * Tasso d ' aumento dei prezzi al consumo * Redditi da lavoro dipendente pro capite * Saldo delle partite correnti * Indebitamento netto della pubblica amministrazione * Espansione della massa monetaria M2 ( 3 ) * % dei disoccupati sulla popolazione attiva * * % * % * % * % ( 2 ) * % ( 2 ) * % del PIL * % del PIL * % * % * 1961-1970 * 8,4 * 4,7 * 3,5 * 2,9 * 8,6 * 0,7 * 0,5 * 10,4 * 0,8 * 1971-1980 * 8,2 * 2,9 * 5,2 * 5,2 * 8,6 * 0,6 * -2,2 * 9,8 * 2,8 * 1980 * 6,8 * 2,0 * 4,7 * 5,3 * 6,5 * -1,8 * -3,5 * 6,2 * 3,4 * 1981 * 4,2 * 0,1 * 4,2 * 6,0 * 5,3 * -1,1 * -4,0 * 5,0 * 4,8 * 1982 ( 1 ) * 4,3 * -0,5 * 4,8 * 5,0 * 4,6 * 0,0 * -3,9 * 7,0 * 6,9 * 1983 ( 1 ) * 4,7 * 1,0 * 3,7 * 3,6 * 4,6 * 0,2 * -4,1 * 5,0 * 8,3 * ( 1 ) Stime provvisorie dei servizi della Commissione sulla base delle politiche attualmente seguite o previste . ( 2 ) Variazione in % rispetto al periodo precedente . ( 3 ) Fino anno . TABELLA 8 Grecia - Principali indicatori economici , 1961 - 1983 * Crescita del PIL in valore * Crescita del PIL in volume * Deflatore del PIL * Tasso d ' aumento dei prezzi a consumo * Redditi da lavoro dipendente pro capite * Saldo delle partite correnti * Indebitamento netto della pubblica amministrazione * Espansione della massa monetaria M2 ( 3 ) * % dei disoccupati sulla popolazione attiva * * % * % * % * % ( 2 ) * % ( 2 ) * % del PIL * % del PIL % * % * 1961-1970 * 11,0 * 7,6 * 3,1 * 2,5 * 9,8 * -3,1 * .. * 17,6 * .. * 1971-1980 * 19,1 * 4,7 * 13,8 * 13,6 * 18,3 * -2,7 * .. * 23,8 * .. * 1980 * 20,3 * 1,7 * 18,4 * 23,7 * 16,2 * -0,9 * .. * 24,7 * 2,8 * 1981 * 18,9 * -0,7 * 19,7 * 24,4 * 21,6 * -2,2 * -10,1 * 34,3 * 3,1 * 1982 ( 1 ) * 21,7 * 0,7 * 20,9 * 22,0 * 27,7 * -2,4 * -9,2 * 29,1 * 3,8 * 1983 ( 1 ) * 22,2 * 1,9 * 20,0 * 20,0 * 21,0 * -2,3 * -8,6 * 23,0 * 4,0 * ( 1 ) Stime provvisorie dei servizi della Commissione sulla base delle politiche attualmente seguite o previste . ( 2 ) Variazione in % rispetto al periodo precedente . ( 3 ) Fino anno . TABELLA 9 Francia - Principali indicatori economici , 1961 - 1983 * Crescita del PIL in valore * Crescita del PIL in volume * Deflatore del PIL * Tasso d ' aumento dei prezzi al consumo * Redditi da lavoro dipendente pro capite * Saldo delle partite correnti * Indebitamento netto della pubblica amministrazione Espansione della massa monetaria M2 ( 3 ) * % dei disoccupati sulla popolazione attiva * * % * % * % * % ( 2 ) * % ( 2 ) * % del PIL * % del PIL * % * % * 1961-1970 * 10,2 * 5,6 * 4,4 * 4,3 * 9,4 * 0,2 * 0,4 * 12,7 * 0,9 * 1971-1980 * 13,4 * 3,6 * 9,5 * 9,5 * 13,8 * -0,4 * -0,1 * 14,8 * 3,8 * 1980 * 12,9 * 1,3 * 11,5 * 13,2 * 14,6 * -1,4 * - * 9,7 * 6,4 * 1981 * 12,0 * 0,3 * 11,7 * 12,5 * 14,8 * -1,6 * -1,5 * 11,5 * 7,8 * 1982 ( 1 ) * 13,6 * 1,1 * 12,4 * 11,0 * 12,2 * -2,6 * -3,0 * 12,5 * 8,3 * 1983 ( 1 ) * 11,0 * 1,0 * 9,7 * 8,9 * 9,5 * -1,9 * -3,0 * 12,0 * 9,3 * ( 1 ) Stime provvisorie dei servizi della Commissione sulla base delle politiche attualmente seguite o previste . ( 2 ) Variazione in % rispetto al periodo precedente . ( 3 ) Fine anno . TABELLA 10 Irlanda - Principali indicatori economici , 1961 - 1983 * Crescita del Pil in valore * Crescita del PIL in volume * Deflatore del PIL * Tasso d ' aumento dei prezzi al consumo * Redditi da lavoro dipendente pro capite * Saldo delle partite correnti * Indebitamento netto della pubblica amministrazione * Espansione della massa monetaria M2 ( 3 ) * % dei disocupati sulla popolazione attiva * * % * % * % * % ( 2 ) * % ( 2 ) * % del PIL * % del PIL * % * % * 1961-1970 * 9,9 * 4,2 * 5,5 * 4,6 * 9,9 * -2,3 * -2,7 * 10,4 * 4,5 * 1971-1980 * 18,3 * 4,1 * 13,6 * 13,8 * 18,0 * -4,6 * -8,1 * 18,5 * 7,4 * 1980 * 16,3 * 1,9 * 14,1 * 18,3 * 19,3 * -8,4 * -12,8 * 16,9 * 8,3 * 1981 * 19,0 * 1,1 * 17,8 * 19,6 * 20,5 * -13,2 * -15,4 * 17,4 * 10,5 * 1982 ( 1 ) * 21,5 * 2,0 * 19,2 * 18,5 * 14,1 * -9,0 * -14,7 * 16,8 * 12,1 * 1983 ( 1 ) * 15,5 * 2,4 * 12,8 * 13,0 * 11,1 * -7,6 * -14,4 * 16,5 * 14,0 * ( 1 ) Stime provvisorie dei servizi della Commissione sulla base delle politiche attualmente seguite o previste . ( 2 ) Variazione in % rispetto al periodo precedente . ( 3 ) Fino anno . TABELLA 11 Italia - Principali indicatori economici , 1961 - 1983 * Crescita del PIL in valore * Crescita del PIL in volume * Deflatore del PIL * Tasso d ' aumento dei prezzi al consumo * Redditi da lavoro dipendente pro capite * Saldo delle partite correnti * Indebitamento netto della pubblica amministrazione * Espansione della massa monetaria M2 ( 3 ) * % dei disoccupati sulla popolazione attiva * * % * % * % * % ( 2 ) * % ( 2 ) * % del PIL * % del PIL * % * % * 1961-1970 * 10,5 * 5,7 * 4,5 * 3,8 * 10,7 * 1,8 * -2,3 * 13,3 * 5,2 * 1971-1980 * 18,3 * 3,1 * 14,7 * 14,6 * 18,4 * -0,2 * -8,0 * 19,5 * 6,0 * 1980 * 25,1 * 4,0 * 20,4 * 20,4 * 22,0 * -2,5 * -8,4 * 12,0 * 8,0 * 1981 * 17,4 * -0,2 * 17,6 * 19,0 * 22,0 * -2,3 * -11,9 * 16,0 * 8,8 * 1982 ( 1 ) * 18,4 * 0,8 * 17,5 * 16,6 * 18,2 * -1,3 * -11,6 * 15,8 * 9,9 * 1983 ( 1 ) * 16,9 * 1,0 * 15,7 * 15,0 * 17,7 * -0,5 * -11,0 * 16,2 * 10,5 * ( 1 ) Stime provvisorie dei servizi della Commissione sulla base delle politiche attualmente seguite o previste . ( 2 ) Variazione in % rispetto al periodo precedente . ( 3 ) Fino anno . TABELLA 12 Lussemburgo - Principali indicatori economici , 1961 - 1983 * Crescita del PIL in valore * Crescita del PIL in volume * Deflatore del PIL * Tasso d ' aumento dei prezzi al consumo * Redditi da lavoro dipendente pro capite * Saldo delle partite correnti * Indebitamento netto della pubblica amministrazione * Espansione della massa monetaria M2 ( 3 ) * % dei disoccupati sulla popolazione attiva * * % * % * % * % ( 2 ) * % ( 2 ) * % del PIL * % del PIL * % * % * 1961-1970 * 7,6 * 3,6 * 3,9 * 2,5 *6,7 * 7,1 * 1,6 * : * 0,1 * 1971-1980 * 9,5 * 3,0 * 6,3 * 6,7 * 10,5 * 18,5 * 2,0 * : * 0,3 * 1980 * 7,5 * 0,7 * 6,8 * 7,7 * 8,2 * 22,8 * -1,8 * : * 0,7 * 1981 * 2,5 * -2,4 * 5,0 * 8,1 * 7,7 * 20,3 * -0,8 * : * 1,0 * 1982 ( 1 ) * 8,4 * -0,3 * 8,7 * 11,0 * 6,2 * 19,7 * -0,9 * : * 1,2 * 1983 ( 1 ) * 8,8 * 1,0 * 7,7 * 9,0 * 9,0 * 18,8 * -1,0 * : * 1,3 * ( 1 ) Stime provvisorie dei servizi della Commissione sulla base delle politiche attualmente seguite o previste . ( 2 ) Variazione in % rispetto al periodo precedente . ( 3 ) Fine anno . TABELLA 13 Paesi Bassi - Principali indicatori economici , 1961 - 1983 * Crescita del PIL in valore * Crescita del PIL in volume * Deflatore del PIL * Tasso d ' aumento dei prezzi al consumo * Redditi da lavoro dipendente pro capite * Saldo delle partite correnti * Indebitamento netto della pubblica amministrazione * Espansione della massa monetaria M2 ( 3 ) * % dei disoccupati sulla popolazione attiva * * % * % * % * % ( 2 ) * % ( 2 ) * % del PIL * % del PIL * % * % * 1961-1970 * 10,6 * 5,2 * 5,2 * 4,1 * 10,6 * 0,0 * -0,9 * 9,1 * 0,9 * 1971-1980 * 10,7 * 2,8 * 7,6 * 7,7 * 10,7 * 1,3 * -1,4 * 10,8 * 3,4 * 1980 * 5,9 * 0,6 * 5,3 * 6,6 * 5,6 * -1,4 * -3,4 * 3,6 * 4,7 * 1981 * 4,4 * -1,1 * 5,6 * 6,5 * 3,3 * 2,3 * -4,5 * 5,2 * 7,2 * 1982 ( 1 ) * 5,6 * -0,5 * 6,1 * 6,3 * 5,6 * 4,0 * -5,7 * 7,6 * 10,4 * 1983 ( 1 ) * 3,3 * -0,3 * 3,6 * 4,5 * 3,3 * 5,0 * -5,5 * 7,0 * 13,1 * ( 1 ) Stime provvisorie dei servizi della Commissione sulla base delle politiche attualmente seguite o previste . ( 2 ) Variazione in % rispetto al periodo precedente . ( 3 ) Fine anno . TABELLA 14 Regno Unito - Principali indicatori economici , 1961 - 1983 * Crescita del PIL in valore * Crescita del PIL in volume * Deflatore del PIL * Tasso d ' aumento dei prezzi al consumo * Redditi da lavoro dipendente pro capite * Saldo delle partite correnti * Indebitamento netto della pubblica amministrazione * Espansione della massa monetaria M2 ( 3 ) * % dei disoccupati sulla popolazione attiva * * % * % * % * % ( 2 ) * % ( 2 ) * % del PIL * % del PIL * % * % * 1961-1970 * 7,2 * 2,8 * 4,2 * 4,0 * 7,1 * -0,0 * -0,7 * 5,9 * 1,9 * 1971-1980 * 16,0 * 1,9 * 13,9 * 13,3 * 16,2 * -0,7 * -3,2 * 14,5 * 4,4 * 1980 * 17,2 * -1,4 * 18,9 * 15,5 * 20,9 * 1,2 * -3,5 * 18,6 * 6,9 * 1981 * 9,9 * -1,9 * 12,1 * 10,9 * 13,6 * 2,4 * -2,1 * 14,6 * 10,6 * 1982 ( 1 ) * 9,1 0,6 * 8,4 * 8,8 * 9,4 * 0,8 * -0,9 * 10,2 * 12,2 * 1983 ( 1 ) * 8,2 * 1,7 * 6,4 * 6,9 * 8,4 * -0,2 * -0,5 * 10,1 * 12,5 * ( 1 ) Stime provvisorie dei servizi della Commissione sulla base delle politiche attualmente seguite o previste . ( 2 ) Variazione in % rispetto al periodo precedente . ( 3 ) Sterling M3 . Nel 1979 e 1980 , le statistiche sulla massa monetaria sono state influenzate dal sistema di controllo del credito ( « corset » ) e dalla sua abolizione verso la metà del 1980 . Tenuto conto diquesti elementi , il tasso di crescita passa al 14,6 % nei due anni . Nota : I dati sono su base SEC fino al 1980 salvo diversa indicazione .