22007P1026(02)

Assemblea parlamentare paritetica dell’accordo di partenariato concluso tra i membri del gruppo degli Stati d’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da una parte, e la Comunità e i suoi Stati membri, dall’altra - Risoluzione sulla migrazione dei lavoratori qualificati e i suoi effetti sullo sviluppo nazionale

Gazzetta ufficiale n. 254 del 26/10/2007 pag. 0031 - 0039


20070628

Risoluzione [1]

sulla riduzione della povertà per i piccoli agricoltori nei paesi ACP, in particolare nei settori ortofrutticolo e dei fiori

L'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE,

- riunita a Wiesbaden (Germania) dal 25 al 28 giugno 2007,

- visto l'articolo 17, paragrafo 1, del regolamento,

- visti gli obiettivi dell'accordo di partenariato ACP-UE firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 per quanto concerne il commercio e la riduzione della povertà,

- vista la relazione delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo, presentata dal relatore speciale delle Nazioni Unite presso la Commissione per i diritti umani dell'ONU nel marzo 2002 [2],

- vista la dichiarazione di Città del Capo sui futuri negoziati ACP-UE relativi ai nuovi accordi commerciali,

- visto l'impegno assunto dal Vertice mondiale sull'Alimentazione del 1996 di ridurre il numero di persone sottonutrite entro la metà del 2015, impegno lungi dall'essere realizzato [3],

- vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo del Millennio e il suo impegno a eliminare la povertà [4],

- viste le successive relazioni sullo sviluppo umano elaborate nel quadro del programma di sviluppo delle Nazioni Unite,

- visti la revisione di medio termine degli Accordi di partenariato economico da parte delle reti regionali ACP delle organizzazioni contadine, pubblicata il 10 dicembre 2006 [5] e gli attuali negoziati APE,

A. considerando che, secondo la relazione 2006 dell'UNCTAD sui PMS, il numero di persone che vivono in condizioni di estrema povertà è più che raddoppiato negli ultimi trent'anni, passando da 138 milioni negli anni '60 a 334 milioni nel 2000 e considerando che, se l'attuale tendenza continua, il numero di persone che vivono con meno di 1 USD al giorno aumenterà da 334 a 471 milioni entro il 2010,

B. considerando che la fame, la malnutrizione e l'esclusione di milioni di persone dall'accesso al cibo sono la conseguenza di politiche economiche, agricole e commerciali dei governi nazionali e dei paesi industrializzati,

C. considerando che l'agricoltura costituisce il settore economico più importante per la maggioranza delle popolazioni ACP, che queste ultime traggono i loro mezzi di sostentamento dalla produzione agricola e dalle attività connesse e che l'occupazione in tale settore è valutata al 60 % in tutti i paesi ACP; considerando che il 73 % della popolazione rurale dell'Africa è formato da piccoli coltivatori che praticano l'agricoltura di sussistenza per i quali la sicurezza alimentare costituisce un'assoluta priorità,

D. considerando che la diversità biologica, l'agricoltura sostenibile e la sicurezza alimentare dipendono in modo incontestabile dal riconoscimento della sovranità alimentare dei paesi ACP, dello spazio politico destinato a tutelare i settori economici fragili dei paesi ACP e dei diritti individuali e collettivi degli agricoltori di conservare, scambiare, distribuire e migliorare le sementi per migliorare la produzione alimentare,

E. considerando che la maggior parte della produzione agricola e delle esportazioni dei paesi ACP si basa su piccole aziende agricole a conduzione familiare, molto sensibili alle fluttuazioni dei prezzi,

F. considerando che la maggior parte delle esportazioni dei paesi ACP dipende da uno o due prodotti freschi, il cui valore aggiunto per l'economia è modesto, e questo aumenta la vulnerabilità delle loro economie,

G. considerando che le tradizionali esportazioni di prodotti agricoli quali il caffè, il cacao, il cuoio e le pelli hanno conosciuto una debole crescita nel mercato UE negli ultimi quindici anni, mentre per nuovi prodotti come i fiori si è avuta una crescita spettacolare che ha portato a sestuplicare le esportazioni e che i mercati di nicchia per i prodotti biologici e del commercio equo hanno avuto una rapida espansione e presentano un grande potenziale,

Riduzione del sostegno interno e aumento delle importazioni economiche

H. considerando che i programmi di adeguamento strutturale, attuati dagli anni '80, hanno portato alla riduzione del sostegno governativo ai piccoli agricoltori e alla produzione alimentare, contribuendo all'indebolimento dell'agricoltura locale,

I. considerando che i radicali cambiamenti politici apportati al sistema agricolo dei paesi ACP comprendono l'eliminazione del controllo dei prezzi per i mezzi di produzione e i prodotti agricoli, la drastica riduzione dei dazi sulle importazioni, la riduzione delle sovvenzioni statali agli ampliamenti e ai servizi veterinari, il ritiro delle organizzazioni parastatali dalla commercializzazione dei prodotti agricoli e l'apertura dei mercati nazionali alla concorrenza esterna,

J. considerando che gli agricoltori locali dei paesi ACP sono minacciati dalle importazioni di cereali, latte, carne, legumi e prodotti trasformati, che sono prodotti alimentari di base per la popolazione,

Condizioni inique degli scambi

K. considerando che l'economia basata sulle colture commerciali, dettata inevitabilmente dalle condizioni geoclimatiche e dal terreno, pone le popolazioni ACP in una situazione estremamente paradossale, che le vede produrre generi alimentari per i mercati internazionali e importare nel contempo dai paesi ricchi alimenti di base sovvenzionati, destinati a coprire le loro necessità locali,

L. osservando che negli ultimi decenni sono diminuiti i proventi delle esportazioni dei paesi ACP, malgrado il loro assoluto vantaggio per quanto riguarda i prodotti tropicali, poiché le fluttuazioni dei prezzi dei prodotti di base hanno causato il crollo dei prezzi, che ha raggiunto il 60 %, dei prodotti tropicali come il caffè, il cacao, l'olio di palma e il cotone, e che questa situazione ha un impatto sociale disastroso sulla popolazione e l'economia dei paesi ACP,

M. considerando che l'attuale processo di negoziato APE è inadeguato soprattutto in relazione al settore agricolo, date le enormi differenze in termini di produttività e competitività esistenti tra le sei regioni ACP e l'UE,

N. ricordando che le relazioni commerciali tra l'UE e i paesi ACP si basano sugli accordi di Yaoundé conclusi tra le potenze coloniali di un tempo e le loro ex colonie allo scopo di garantire l'accesso dell'Europa a determinate materie prime, assicurando contemporaneamente ai paesi ACP mercati affidabili e apprezzabili proventi di esportazione su base stabile e prevedibile, in particolare secondo quanto stabilito dai Protocolli relativi ai prodotti di base,

Impatto dei cambiamenti climatici

O. considerando che, in base al secondo rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche del 2006, il 75 % della popolazione dell'Africa vive in regioni aride o semiaride e il 20 % in zone con forti variazioni climatiche annuali,

P. considerando che, in base alle conclusioni della relazione di valutazione degli ecosistemi per il Millennio, circa il 60 % degli ecosistemi mondiali, con inclusione dell'acqua dolce e degli stock di pesce, sono degradati o utilizzati in modo insostenibile e che a soffrire di più di questo degrado degli ecosistemi sono le popolazioni più povere del mondo; che gli elementi più vulnerabili sono l'acqua, l'agricoltura, la salute umana, la biodiversità e l'aumento del livello del mare,

Q. considerando che inondazioni e siccità si verificheranno sempre più di frequente, provocando carestie e un diffuso deterioramento del benessere socioeconomico, in particolare in Africa, mentre l'aumento del livello del mare minaccia l'esistenza delle isole del Pacifico,

R. considerando che, in base alla quarta valutazione del gruppo intergovernativo per il cambiamento climatico (ICPP) pubblicata nel 2007, i cambiamenti climatici dei prossimi 50 anni potrebbero impedire il raggiungimento degli OSM e alcuni paesi africani vedranno la loro produzione agricola ridotta fino a 50 % entro il 2020, mentre le piccole isole dei Caraibi e del Pacifico non disporranno di risorse idriche sufficienti per soddisfare la domanda,

Impatto dell'HIV/AIDS

S. considerando che, secondo le stime della FAO, dal 1985 sono morti di AIDS/HIV 7 milioni di agricoltori e che nei prossimi due decenni si registreranno probabilmente altri 16 milioni di vittime nei 25 paesi più colpiti dell'Africa,

T. considerando che nei dieci paesi africani più colpiti si prevede una diminuzione della manodopera del 10-26 %, il che rappresenta una minaccia molto grave per la sanità pubblica e lo sviluppo sociale ed economico dell'Africa, dove l'agricoltura svolge un ruolo preminente,

U. considerando che l'HIV/AIDS incide in particolare sulla forza lavoro produttiva, privando le regioni colpite dei produttori di generi alimentari e degli agricoltori e lasciando alle generazioni future un settore agricolo depauperato,

V. considerando che i problemi dell'agricoltura contadina e dell'AIDS/HIV sono strettamente collegati, dato che un settore agricolo su piccola scala sostenibile è importante perché permette non solo di pagare i medicinali antiretrovirali, ma anche di beneficiare di una dieta equilibrata e nutritiva, necessaria affinché questi medicinali possano avere effetto,

W. considerando la necessità di mettere a punto strategie ad hoc (accesso alla terra, al credito e ai medicinali) e nuovi strumenti per affrontare le necessità specifiche delle popolazioni rurali colpite dalla pandemia, in particolare gli anziani, le donne e gli adulti indeboliti,

L'agricoltura nella politica di sviluppo nazionale e nella cooperazione ACP-UE

X. considerando che, nonostante la maggioranza delle persone povere dei paesi ACP viva in zone rurali, né i governi nazionali né la politica di cooperazione allo sviluppo dell'UE danno la priorità allo sviluppo agricolo e rurale,

Y. considerando che solo 4 su 78 paesi ACP hanno posto l'agricoltura fra i settori prioritari ai sensi del nono FES,

Z. considerando che il 30,7 % del 9o FES è stato destinato a programmi di adeguamento strutturale, il 21,4 % ai trasporti, solo il 7 % allo sviluppo rurale e l'1,1 % ad attività esplicitamente legate all'agricoltura,

AA. considerando che i produttori sono per lo più donne e che al loro lavoro non viene dato alcun riconoscimento, né viene prestata molta attenzione alle loro necessità specifiche,

AB. considerando che nel quadro del decimo FES sono stati scelti soltanto due settori fondamentali per paese,

AC. considerando che l'accesso ai crediti è un importante problema per i piccoli agricoltori e ne ostacola lo sviluppo,

AD. considerando che i piccoli agricoltori delle zone svantaggiate dovrebbero essere considerati una priorità, perché sono stati privati tradizionalmente delle sovvenzioni agricole; considerando che la destinazione di sovvenzioni e di investimenti alle zone remote e svantaggiate è un principio consolidato della politica di coesione dell'UE,

AE. considerando che l'UE sta attualmente sviluppando una strategia di aiuti al commercio, che potrebbe rappresentare un'opportunità per accordare un maggiore sostegno ai piccoli coltivatori agricoli,

1. ritiene che la politica di cooperazione allo sviluppo ACP-UE debba basarsi sul riconoscimento dei diritti dei paesi ACP a proteggere la loro agricoltura, in modo da garantire redditi decorosi ai piccoli agricoltori, aumentare la produzione locale, garantire la sicurezza alimentare e procedere a aperture selettive dei mercati, come è stato il caso in Europa;

2. ritiene che la lotta contro la povertà e l'insicurezza alimentare debba affrontare le cause strutturali della povertà nei paesi in via di sviluppo e, di conseguenza, chiede misure intese a favorire l'accesso alla terra, all'acqua e alle risorse della biodiversità e a promuovere una politica di sostegno locale alle piccole aziende agricole sostenibili;

3. appoggia la Dichiarazione di Maputo [6] dei capi di Stato africani, che riconosce il ruolo centrale dell'agricoltura nella lotta contro la povertà e la necessità di portare al 10 % il sostegno di bilancio a questo settore;

4. ritiene che le organizzazioni di agricoltori debbano essere riconosciute come attori importanti nelle iniziative che hanno un impatto sui settori rurale e agricolo e debbano rientrare nel gruppo di attori non statali che la CE consulta su base regolare; ritiene, in particolare, che debbano essere rappresentati adeguatamente gli interessi dei piccoli coltivatori che praticano un'agricoltura di sussistenza;

Riorientamento del finanziamento FES

5. chiede agli Stati ACP e agli Stati membri dell'UE di riorientare la loro politica, ponendo l'agricoltura al centro della programmazione FES per tenere conto del fatto che la maggioranza della popolazione povera dei paesi ACP vive in zone rurali;

6. chiede all'UE di sostenere la trasformazione strutturale delle economie dei paesi poveri, affinché le loro strutture di produzione passino da un'economia orientata verso l'esportazione a una strategia intraregionale di sviluppo sostenibile che tenga conto delle reali necessità della popolazione e miri a ridurre la dipendenza dai paesi industrializzati e a costruire mercati nazionali e regionali;

7. ribadisce l'importanza di mettere a disposizione mezzi sufficienti per agevolare le procedure di conformità a norme come quelle sull'etichettatura, l'imballaggio e i requisiti sanitari per i prodotti provenienti da piccole aziende e esportati sui mercati regionali e dell'UE, nonché fornire un'adeguata formazione agli agricoltori;

8. ribadisce l'importanza di mettere a disposizione dei piccoli agricoltori, in particolare delle donne, mezzi adeguati perché possano investire nel miglioramento dei processi di produzione locale;

9. raccomanda un aumento dei mezzi per le organizzazioni che servono le comunità e i produttori rurali nel quadro dei finanziamenti FES e dell'accordo di Cotonou ACP-UE;

10. chiede l'assistenza del FES per un riorientamento verso un'agricoltura biologica,laddove possibile, e verso un'agricoltura a condizioni commerciali eque, se del caso, in modo da promuovere una produzione sostenibile a lungo termine nonché da accrescere il reddito degli agricoltori, garantendo loro un reddito superiore per chilogrammo prodotto;

11. chiede il sostegno del FES per utilizzare in tutte le regioni con risorse idriche insufficienti le tecnologie moderne di desalinizzazione dell'acqua di mare e di miglioramento della qualità dell'acqua;

12. chiede l'assistenza del FES per ridurre l'impiego di pesticidi e fertilizzanti sintetici ad alta intensità di capitale investito, a favore di fonti di nutrienti e prodotti fitosanitari alternative, più sostenibili e adeguate alle esigenze locali;

13. chiede che le strategie di sviluppo dell'UE e dei paesi ACP diano la priorità alle esigenze dei piccoli coltivatori che praticano un'agricoltura di sussistenza, vista la loro percentuale elevata fra gli agricoltori dei paesi ACP e la loro particolare vulnerabilità;

Condizioni inique degli scambi commerciali

14. ritiene che alcuni degli accordi di libero scambio tra partner su basi diverse abbiano esacerbato la povertà ed abbiano un impatto negativo sulla sicurezza alimentare, contribuendo al deterioramento della situazione degli Stati ACP, importatori netti di prodotti alimentari; invita l'UE e gli Stati membri a comprendere tale situazione e a prendere in considerazione la distribuzione di risorse nell'ambito dell'incremento dell'assistenza globale per soddisfare i requisiti di adeguamento commerciale;

15. osserva che il pacchetto politico in materia di libero scambio stabilito dai donatori, che include una drastica riduzione delle tariffe sulle importazioni, ha portato a un aumento delle importazioni di generi alimentari in diversi paesi africani: le importazioni di riso nel Burkina Faso sono aumentate da 99000 tonnellate nel 1996 a 137808 tonnellate nel 2000 e la produzione locale di riso paddy è diminuita da 111700 tonnellate nel 1997 a 66300 tonnellate nel 2001, mentre in Camerun le importazioni di riso coprono oggi l'87 % dei bisogni della popolazione, a scapito dei produttori locali;

Integrazione regionale portata avanti dagli APE e dagli ACP

16. invita i paesi ACP a costruire un'integrazione regionale solida, funzionante, sostenibile e complementare, prima di prendere in considerazione un accordo di libero scambio con l'UE e/o altri organismi, e ritiene che un'integrazione regionale condotta dagli ACP dovrebbe costituire una condizione preliminare per definire Accordi di partenariato economico orientati allo sviluppo;

17. nota con sorpresa che la configurazione regionale per portare avanti i negoziati APE non sempre corrisponde alle strutture regionali esistenti all'interno delle quali lavorano attualmente i paesi ACP;

18. invita le parti interessate ai negoziati APE in corso a garantire che l'obbligo di tutelare i benefici sostenuti dalle garanzie sancite nell'accordo commerciale esistente sia mantenuto e rispettato cosicché gli Stati APE non si trovino in una situazione sfavorevole nei futuri APE;

19. ritiene che l'attuale negoziato per un accordo di libero scambio nel quadro degli APE possa rappresentare una seria minaccia alla produzione locale dei paesi ACP se quest'accordo mette in competizione due sistemi agricoli caratterizzati da grandi differenze in termini di produttività, politiche divergenti e sovvenzioni comunitarie ed esorta l'UE a prendere in considerazione anche le opinioni dei governi locali;

20. sottolinea che un commercio equo tra il Nord e il Sud comporta il pagamento di un prezzo equo per le risorse e i prodotti agricoli dei paesi in via di sviluppo, ossia un prezzo che rifletta i costi interni e esterni, nel rispetto di criteri minimi che disciplinino le condizioni di lavoro e i salari della forza lavoro, nonché della protezione ambientale; esorta l'UE e i paesi ACP a sostenere maggiormente il commercio equo, in conformità agli impegni figuranti all'articolo 23, lettera g dell'accordo di Cotonou;

21. sottolinea la necessità di sostenere i circuiti pubblici e regionali di sviluppo nei paesi ACP; chiede il rafforzamento delle strutture locali di produzione e la creazione di reti regionali di produzione e di distribuzione dei prodotti agricoli;

22. invita risolutamente a sviluppare e applicare strumenti di finanziamento su vasta scala, che rispondano alle esigenze dei gruppi di produttori con mezzi finanziari insufficienti; sottolinea l'importanza dei programmi di concessione di crediti piccoli e medi per lo sviluppo rurale e di sostegno dei produttori locali, delle cooperative locali e della creazione di imprese, in particolare da parte delle donne;

Cambiamenti climatici

23. sottolinea che l'effetto del cambiamento climatico sui paesi vulnerabili è devastante poiché le necessità derivanti ogni anno dalle situazioni di emergenza alimentare in Africa sono triplicate dalla metà degli anni 80 e solo nel 2006 più di 25 milioni di africani hanno affrontato una crisi alimentare;

24. osserva che secondo uno studio realizzato dall'OMS nel 2005 il cambiamento climatico mondiale è legato direttamente all'aumento dei casi di malaria, malnutrizione e diarrea e che in Africa si avrà un incremento maggiore delle malattie e degli altri pericoli per la salute umana perché essa è attrezzata male per affrontare questi problemi;

25. invita i paesi ACP e UE a porre i cambiamenti climatici al centro della politica strategica per lo sviluppo e ad affrontare la minaccia che rappresenta il riscaldamento mondiale per la produzione alimentare, che secondo una relazione delle Nazioni Unite calerà del 5 % entro il 2080, mentre potrebbero andare persi il 25/40 % degli habitat naturali dell'Africa e il 30 % delle sue infrastrutture costiere;

26. invita l'UE ad adempiere al suo obiettivo di un aumento massimo della temperatura di 2 gradi; le necessarie spese per l'investimento devono essere sostenute dai paesi industrializzati;

27. chiede che sia avviata una valutazione dell'impatto ambientale degli accordi di liberalizzazione commerciale, al fine di individuarne i costi ecologici e gli impatti sulla sicurezza alimentare, le risorse energetiche e il riscaldamento globale;

Lotta contro l'HIV/AIDS

28. è fortemente preoccupato che l'AIDS/HIV possa avere un effetto pregiudizievole sullo sviluppo sostenibile dei paesi ACP, in particolare sull'agricoltura di sussistenza e commerciale, a causa della perdita di manodopera agricola, di conoscenze agrarie e di lavoratori qualificati, che determina un calo della produttività, meno possibilità di impiego e un'insicurezza alimentare;

29. ritiene che la lotta contro l'HIV/AIDS debba essere al centro delle politiche di sviluppo dei governi ACP e dell'UE, in modo da poterne affrontare le devastanti conseguenze sulla sicurezza alimentare e lo sviluppo socioeconomico, e che le misure volte a lottare contro l'HIV/AIDS debbano essere collegate ai programmi agricoli e di sviluppo rurale;

30. ritiene che l'elevato costo dei medicinali destinati a combattere l'HIV/AIDS e altre malattie curabili rappresenti una seria minaccia per la produzione agricola e lo sviluppo del settore rurale nei paesi ACP;

Sostenere l'agricoltura e dare fiducia nel futuro alle popolazioni ACP

31. sottolinea che le politiche di adeguamento strutturale perseguite dalle istituzioni finanziarie internazionali e sostenute dall'Unione europea fin dagli anni '80, che si basano unicamente sulla deflazione dell'economia mediante misure monetarie, sull'applicazione di principi economici di mercato e sul non intervento dello Stato, non è all'altezza delle sfide che presenta la riduzione della povertà;

32. chiede l'immediata abolizione di tutte le sovvenzioni all'esportazione dell'UE, che pregiudicano seriamente la produzione alimentare locale;

33. accoglie con favore la decisione adottata dall'UE alla conferenza dell'OMC a Hong Kong nel 2005, intesa ad abolire le sovvenzioni alle esportazioni agricole entro il 2013, e chiede che le decisioni adottate siano attuate molto prima del previsto;

34. chiede che gli Stati membri dell'UE e la Commissione europea si impegnino ad affrontare le cause strutturali di una migrazione di massa modificando le loro attuali politiche, incluso il dumping dei prodotti dell'UE sui mercati del terzo mondo, in modo da consentire ai paesi africani di proteggere e costruire le loro economie, garantendo alla popolazione un reddito accettabile e quindi migliori prospettive per il futuro;

35. incarica i suoi co-presidenti di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio ACP-UE e alla Commissione europea.

[1] Approvata il 28 giugno 2007 a Wiesbaden (Germania).

[2] Relazione (E/CN.4/2002/58) di Jean Ziegler, il relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all'alimentazione, presso la Commissione per i diritti umani dell'ONU.

[3] Dichiarazione di Roma sulla sicurezza alimentare mondiale adottata al Vertice mondiale sull'alimentazione del 13- 17 novembre 1996 a Roma (Italia).

[4] Risoluzione 55/2 adottata il 18 settembre 2000 dall'Assemblea generale dell'ONU "Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite".

[5] Revisione di medio termine degli Accordi di partenariato economico (APE), contributo indipendente delle reti regionali delle organizzazioni contadine, 10 dicembre 2006.

[6] Dichiarazione di Maputo "Together shaping our future", 4o Vertice dei capi di Stato e di governo ACP, Maputo, Mozambico, 23 e 24 giugno 2004 (ACP/28/010/04 def.).

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