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Document 32001R2080

Regolamento (CE) n. 2080/2001 del Consiglio, del 23 ottobre 2001, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di mozzi per bicicletta a cambio interno originari del Giappone

OJ L 282, 26.10.2001, p. 1–12 (ES, DA, DE, EL, EN, FR, IT, NL, PT, FI, SV)
Special edition in Czech: Chapter 11 Volume 038 P. 236 - 247
Special edition in Estonian: Chapter 11 Volume 038 P. 236 - 247
Special edition in Latvian: Chapter 11 Volume 038 P. 236 - 247
Special edition in Lithuanian: Chapter 11 Volume 038 P. 236 - 247
Special edition in Hungarian Chapter 11 Volume 038 P. 236 - 247
Special edition in Maltese: Chapter 11 Volume 038 P. 236 - 247
Special edition in Polish: Chapter 11 Volume 038 P. 236 - 247
Special edition in Slovak: Chapter 11 Volume 038 P. 236 - 247
Special edition in Slovene: Chapter 11 Volume 038 P. 236 - 247
Special edition in Bulgarian: Chapter 11 Volume 025 P. 3 - 14
Special edition in Romanian: Chapter 11 Volume 025 P. 3 - 14

No longer in force, Date of end of validity: 26/10/2005

ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2001/2080/oj

32001R2080

Regolamento (CE) n. 2080/2001 del Consiglio, del 23 ottobre 2001, che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di mozzi per bicicletta a cambio interno originari del Giappone

Gazzetta ufficiale n. L 282 del 26/10/2001 pag. 0001 - 0012


Regolamento (CE) n. 2080/2001 del Consiglio

del 23 ottobre 2001

che istituisce un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di mozzi per bicicletta a cambio interno originari del Giappone

IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio, del 22 dicembre 1995, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea(1), in particolare l'articolo 9,

vista la proposta presentata dalla Commissione previa consultazione del comitato consultivo,

considerando quanto segue:

A. PROCEDURA

1. Apertura

(1) Il 27 luglio 2000, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee(2) (qui di seguito denominato "avviso di apertura"), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di mozzi per bicicletta a cambio interno (qui di seguito denominati "il prodotto in questione") originari del Giappone.

(2) Il procedimento è stato avviato a seguito di una denuncia presentata il 6 luglio 2000 dalla SRAM Deutschland GmbH, che rappresenta una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria del prodotto in questione.

(3) La denuncia conteneva elementi di prova del dumping di tale prodotto e del pregiudizio grave che ne derivava, che sono stati considerati sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento.

2. Inchiesta

(4) La Commissione ha informato ufficialmente dell'apertura del procedimento i produttori esportatori, gli importatori e gli utilizzatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore interessato, il denunciante ed un altro produttore comunitario. Alle parti interessate è stata offerta la possibilità di presentare osservazioni per iscritto e di chiedere di essere sentite, entro il termine stabilito nell'avviso di apertura.

(5) Alcune parti hanno presentato le loro osservazioni per iscritto. Sono state sentite tutte le parti che ne abbiano fatto richiesta entro il termine fissato dimostrando di avere particolari motivi per essere sentite.

(6) La Commissione ha inviato questionari a tutte le parti notoriamente interessate e a tutte le altre società che si sono manifestate entro i termini stabiliti nell'avviso di apertura. Sono state ottenute risposte significative dal produttore comunitario denunciante, da 8 importatori non collegati della Comunità, da 35 utilizzatori e dal produttore esportatore giapponese.

(7) In un secondo questionario inviato a 58 parti (l'industria comunitaria, il produttore esportatore, 2 importatori collegati, 9 importatori non collegati e 45 utilizzatori) sono state chieste informazioni dettagliate sulla comparabilità dei tipi di prodotto venduto sul mercato comunitario. Sono state ricevute 49 risposte significative. Hanno presentato osservazioni anche 137 parti, soprattutto produttori di biciclette, rivenditori, utilizzatori e associazioni dei consumatori.

(8) La Commissione ha raccolto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie per determinare il dumping, il pregiudizio e l'interesse della Comunità e ha svolto inchieste presso le sedi delle seguenti società:

A. Produttore comunitario

- SRAM Deutschland GmbH, Schweinfurt, Germania

B. Produttore esportatore giapponese

- Shimano Inc., Sakai, Giappone

C. Importatori collegati nella Comunità

- Shimano Europa GmbH (Dutch Branch), Nunspeet, Paesi Bassi

- Shimano Benelux B.V., Nunspeet, Paesi Bassi

D. Importatori comunitari non collegati

- Paul Lange & Co, Stuttgart, Germania

(9) Visite in loco sono state effettuate anche presso le sedi dei seguenti utilizzatori comunitari:

- Batavus B.V., Heerenveen, Paesi Bassi

- Biria GmbH, Edingen-Neckarhausen, Germania

- Epple Zweidrad GmbH, Memmingen, Germania

- Helkama, Hanko, Finlandia

- Koninklijke Gazelle B.V., Dieren, Paesi Bassi

- Tunturi, Turku, Finlandia

(10) L'inchiesta relativa al dumping e al pregiudizio ha riguardato il periodo 1o luglio 1999-30 giugno 2000 (qui di seguito denominato "periodo dell'inchiesta" o "PI"). Per quanto riguarda l'esame dell'andamento dei fattori pertinenti ai fini della valutazione del pregiudizio, sono stati esaminati i dati relativi al periodo compreso fra il 1o gennaio 1996 e il 30 giugno 2000 (qui di seguito denominato "il periodo in esame"), mentre il periodo di riferimento per le conclusioni sulla sottoquotazione e le vendite sottocosto è stato il summenzionato periodo dell'inchiesta.

3. Misure provvisorie

(11) Data la necessità di sottoporre ad ulteriore esame alcuni aspetti relativi al pregiudizio, al nesso di causalità e all'interesse della Comunità, non sono state istituite misure antidumping provvisorie sui mozzi a cambio interno originari del Giappone.

4. Procedimento successivo

(12) Durante questa fase, sono state chieste informazioni supplementari, soprattutto al produttore esportatore, e tutte le parti sono state informate dei risultati della prima valutazione della Commissione. Quest'ultima ha continuato a raccogliere e verificare tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle sue conclusioni definitive. In particolare, sono state condotte nuove inchieste in loco presso le sedi del produttore esportatore giapponese, di un importatore non collegato nella Comunità e di utilizzatori comunitari.

(13) Le parti sono state informate dei principali fatti e considerazioni in base ai quali si intendeva raccomandare l'istituzione di dazi antidumping definitivi. È stato inoltre fissato un termine entro il quale esse potevano presentare le proprie osservazioni relative alla comunicazione.

(14) Le osservazioni comunicate oralmente e per iscritto dalle parti sono state esaminate e, ove ritenuto opportuno, le risultanze sono state debitamente modificate.

B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE

1. Prodotto in esame

(15) I prodotti in esame sono i mozzi a cambio interno per ruote di biciclette con un sistema di cambio integrato (3 o più rapporti), con o anche senza un sistema di freno integrato, fissato sul mozzo o montato su un'altra parte della bicicletta.

(16) L'inchiesta ha dimostrato che il prodotto in questione è utilizzato esclusivamente come mozzo a cambio interno per ruote di bicicletta.

(17) Dall'inchiesta è emerso inoltre che il prodotto in questione si suddivide in tre tipi di base, cioè "i freni a contropedale" (nei quali il cambio, nonché il sistema di freno a contropedale sono integrati nel mozzo), i "mozzi-freno a tamburo" (in cui il cambio e il sistema di freno a mano sono integrati nel mozzo) e i "mozzi a ruota libera" (in cui soltanto il sistema di cambio è integrato nel mozzo), aventi tutti le stesse caratteristiche fisiche e tecniche e gli stessi usi di base.

(18) A tale riguardo, il produttore esportatore e alcune parti interessate hanno affermato che i diversi tipi di mozzi a cambio interno presentano caratteristiche fisiche diverse. In particolare, sostengono che gli utilizzatori considerano i freni a contropedale (con sistema di freno a contropedale), e i freni a tamburo e i mozzi a ruota libera (con sistemi di freno a mano) come prodotti diversi a causa del differente sistema di freno. Per questo motivo, ritengono che l'inchiesta dovrebbe essere limitata ai mozzi freno a contropedale.

(19) L'inchiesta ha dimostrato che la principale caratteristica fisica e tecnica di un mozzo a cambio interno è proprio il meccanismo di leve del cambio, che è sempre integrato nel mozzo. Il mozzo a cambio interno è costituito da una serie di cambi integrati in un mozzo, a differenza del sistema di cambio esterno (deragliatore). Il fatto che al mozzo sia o non sia successivamente integrato o fissato un qualsiasi tipo di sistema di freno è rilevante ai fini dei calcoli e del confronto dei prezzi, ma non incide sulle caratteristiche e sull'utilizzazione di base del prodotto in questione e non è pertanto rilevante nella definizione del prodotto stesso.

(20) Inoltre, dall'inchiesta è emerso che diversi tipi di mozzi a cambio interno sono intercambiabili e sono destinati agli stessi usi e applicazioni.

(21) Tenuto conto di quanto precede, la richiesta di escludere alcuni tipi di mozzi a cambio interno dalla presente inchiesta è stata respinta e tutti i mozzi a cambio interno con un meccanismo di leve del cambio (3 o più rapporti) sono considerati un prodotto unico ai fini del presente procedimento.

2. Prodotto simile

(22) L'inchiesta ha dimostrato che le caratteristiche fisiche e tecniche di base dei mozzi a cambio interno prodotti e venduti dall'industria comunitaria nella Comunità e di quelli prodotti e venduti sul mercato giapponese interno e di quelli importati nella Comunità dal Giappone sono identiche. Identica è anche l'utilizzazione finale del prodotto in questione.

(23) Pertanto, tutti questi prodotti vanno considerati prodotti simili ai sensi dell'articolo 1, paragrafo 4 del regolamento (CE) n. 384/96 del Consiglio (qui di seguito denominato il "regolamento di base").

C. DUMPING

1. Valore normale

(24) Per determinare il valore normale, è stato innanzitutto stabilito se il volume complessivo delle vendite interne del prodotto in questione fosse rappresentativo ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2 del regolamento di base, vale a dire se queste vendite interne corrispondessero ad almeno il 5 % del volume delle vendite del prodotto in esame esportato nella Comunità. È stato accertato che tale requisito è stato soddisfatto.

(25) Il produttore esportatore ha affermato che i prezzi di alcuni modelli venduti sul mercato interno e molto simili a quelli esportati potevano essere utilizzati per stabilire il valore normale, se adeguati per tenere conto delle differenze nel costo di produzione. La Commissione ha verificato il grado di somiglianza tra i 19 modelli in questione esportati e due modelli simili venduti sul mercato interno e ha concluso che sono molto simili e possono essere confrontati.

(26) È stato poi calcolato se le vendite interne complessive per ciascun modello esportato nella Comunità rappresentassero il 5 % o più del volume di vendita dello stesso modello esportato nella Comunità. È stato accertato che soltanto quattro modelli rispondevano a tale criterio.

(27) Per questi quattro modelli è stato valutato se siano state effettuate vendite sufficienti nel corso di normali operazioni commerciali, conformemente all'articolo 2, paragrafo 4 del regolamento di base.

(28) È stato accertato che per tre modelli su quattro il volume delle vendite interne effettuate a prezzi superiori al costo unitario rappresentava almeno l'80 % delle vendite e che la media ponderata del prezzo unitario in Giappone era superiore alla media ponderata del costo unitario. Di conseguenza, il valore normale per questi tre modelli è stato calcolato in base alla media ponderata dei prezzi effettivamente pagati per tutte le vendite interne di quei modelli.

(29) Per il quarto modello il volume delle vendite interne effettuate a prezzi superiori al costo unitario rappresentava una percentuale inferiore al 10 %. Per quest'ultimo modello e per tutti gli altri che non sono stati venduti in quantità sufficienti sul mercato giapponese, il valore normale è stato costruito in base ai costi di produzione sostenuti dal produttore esportatore per i modelli in questione esportati, maggiorati di un congruo importo per le spese generali, amministrative e di vendita e per i profitti, conformemente all'articolo 2, paragrafi 3, 5 e 6 del regolamento di base. L'importo delle spese generali, amministrative e di vendita è stato calcolato sulle vendite interne del prodotto in questione, effettuate in quantità rappresentative. Il margine di profitto è stato calcolato in base alle vendite interne del prodotto in questione nel corso di normali operazioni commerciali.

2. Prezzo all'esportazione

(30) Il 40 % circa delle esportazioni nella Comunità è stato diretto ad acquirenti indipendenti e i relativi prezzi sono stati stabiliti in base ai prezzi effettivamente pagati o pagabili dai suddetti acquirenti, conformemente all'articolo 2, paragrafo 8 del regolamento di base.

(31) La percentuale restante delle vendite è stata destinata a società collegate stabilite nella Comunità. Pertanto, il prezzo all'esportazione è stato costruito ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 9 del regolamento di base, ossia in base al prezzo al quale il prodotto importato è stato rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente. Per stabilire un prezzo all'esportazione attendibile, sono stati applicati adeguamenti per tener conto di tutti i costi sostenuti da tali importatori tra l'importazione e la rivendita e dei profitti. Il margine di profitto applicato è stato la media ponderata del margine di profitto degli importatori non collegati.

3. Confronto

(32) Ai fini di un equo confronto, si è tenuto debito conto, sotto forma di adeguamenti, delle differenze di cui all'articolo 2, paragrafo 10 del regolamento di base, che hanno inciso sulla comparabilità dei prezzi. Pertanto, è stato applicato un margine per le caratteristiche fisiche, gli sconti, i trasporti, l'assicurazione, la movimentazione, il carico e i costi accessori, l'imballaggio, il credito, i servizi d'assistenza, le commissioni e la conversione valutaria.

4. Margine di dumping

(33) Conformemente all'articolo 2, paragrafi 10 e 11 del regolamento di base, il margine di dumping è stato calcolato in base al confronto tra la media ponderata del valore normale e la media ponderata dei prezzi all'esportazione a livello franco fabbrica per lo stesso modello e allo stesso stadio commerciale.

(34) Il confronto ha dimostrato l'esistenza del dumping, pari all'importo di cui il valore normale superava il prezzo all'esportazione. Espressa in percentuale del prezzo all'importazione cif frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, la media ponderata del margine di dumping è pari al 36,6 %.

(35) Il produttore esportatore rappresenta la totalità delle esportazioni giapponesi del prodotto in questione nella Comunità. Pertanto, il margine di dumping residuo è fissato in via definitiva allo stesso livello.

D. INDUSTRIA COMUNITARIA

1. Definizione di produzione comunitaria

(36) All'atto di presentazione della denuncia e durante il PI due operatori fabbricavano il prodotto in questione sul mercato comunitario:

- il denunziante,

- un altro produttore comunitario (qui di seguito denominato "l'altro produttore comunitario"), che rappresentava meno del 10 % della produzione comunitaria complessiva stimata del prodotto in questione durante il PI. Quest'ultimo produttore non ha risposto al questionario e non ha preso posizione riguardo alla denuncia.

(37) Il produttore esportatore ha chiesto alla Commissione di riesaminare i dati relativi all'altro produttore comunitario. A tale riguardo, va notato che, tenuto conto della mancata collaborazione dell'altro produttore comunitario, è stato necessario basarsi sulle informazioni disponibili, fornite, in questo caso, sia dal denunziante, sia dall'unico produttore esportatore che ha collaborato. È stato accertato anche che questa impresa è stata liquidata ed ha interrotto la produzione subito dopo il PI.

(38) Tenuto conto di ciò che precede, la produzione del denunziante e quella dell'altro produttore comunitario costituiscono la produzione comunitaria complessiva ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento di base.

2. Definizione dell'industria comunitaria

(39) È stato accertato che il produttore comunitario che ha sostenuto la denuncia rappresenta una proporzione maggioritaria della produzione comunitaria complessiva del prodotto in questione, in questo caso più del 90 %. Si è pertanto concluso che il produttore comunitario denunziante rappresenta l'industria comunitaria ai sensi degli articoli 5, paragrafo 4 e 4, paragrafo 1 del regolamento di base e sarà qui di seguito denominato "l'industria comunitaria".

E. PREGIUDIZIO

1. Osservazioni preliminari

(40) Tenuto conto che all'inchiesta ha collaborato un solo produttore esportatore e che l'industria comunitaria è rappresentata da una sola società, i dati specifici relativi a dette società sono stati indicizzati per garantirne la riservatezza conformemente all'articolo 19 del regolamento di base.

2. Consumo comunitario

(41) Il consumo comunitario è stato calcolato in base al volume delle vendite dell'industria comunitaria, ad una stima delle vendite effettuate dall'altro produttore comunitario e alle importazioni del produttore esportatore giapponese sul mercato comunitario. Per quanto riguarda le vendite dell'altro produttore comunitario, la stima è stata effettuata in base alle cifre presentate dall'industria comunitaria e dal produttore esportatore. Non sono state effettuate importazioni da altri paesi terzi.

(42) È stato accertato che il consumo del prodotto in questione è diminuito del 5 % durante il periodo in esame; pur diminuendo soltanto del 4 % tra il 1996 e il 1998, tra il 1998 e il 1999 si è registrato un ulteriore calo dell'8 %. Durante il PI, il consumo è risalito a livelli vicini a quelli del 1998.

3. Importazioni in questione

a) Volume delle importazioni

(43) Tra il 1996 e il PI il volume delle importazioni originarie del paese in questione è aumentato notevolmente (23 %). Pur diminuendo del 14 % tra il 1996 e il 1998, tali importazioni sono cresciute del 43 % fra il 1998 e il periodo dell'inchiesta. Su base annua è emerso che, nonostante il calo dei consumi del 1999 (- 8 % rispetto al 1998), le importazioni sono aumentate del 17 % nel 1999 rispetto al 1998. L'aumento di volume delle importazioni è stato ancora più evidente tra il 1999 e il PI (+ 22 %).

b) Quota di mercato delle importazioni in questione

(44) Nel periodo in esame la quota di mercato delle importazioni in questione è salita di oltre il 30 %, nonostante la crisi del mercato comunitario. Tra il 1996 e il 1998 la quota di mercato del produttore esportatore è scesa del 10 %, ma è aumentata del 30 % tra il 1998 e il 1999 e di un ulteriore 11 % tra il 1999 e il PI, in linea con lo sviluppo del volume delle sue importazioni.

c) Prezzi medi delle importazioni in questione

(45) In base alle informazioni fornite dal produttore esportatore, è emerso che tra il 1996 e il 1998 i prezzi del prodotto in questione giapponese venduto sul mercato comunitario sono scesi del 5 %. Nel 1999 i prezzi sono saliti del 15 %, durante il PI di un ulteriore 2 %. A tale proposito, va notato che l'andamento dei prezzi si basa esclusivamente sui dati presentati dal produttore esportatore, dati che non è stato possibile verificare per tutto il periodo in esame.

d) Sottoquotazione dei prezzi

(46) Ai fini della determinazione della sottoquotazione dei prezzi, i prezzi del prodotto in questione venduto dall'industria comunitaria sono stati confrontati con i prezzi del produttore esportatore giapponese sul mercato comunitario durante il PI. Il confronto è stato effettuato fra tipi comparabili del prodotto in questione e allo stesso stadio commerciale, cioè per le vendite al primo acquirente indipendente.

i) Comparabilità

(47) Come indicato nel considerando 7, in un questionario supplementare sono state richieste informazioni approfondite sulla comparabilità del prodotto per i tipi di mozzi a cambio interno venduti sul mercato comunitario. Sulla base delle risposte ottenute, sono stati individuati i tipi di mozzo a cambio interno prodotti dal produttore esportatore giapponese e venduti sul mercato comunitario e quelli prodotti e venduti dall'industria comunitaria da confrontare direttamente.

(48) Ai fini di un attendibile confronto dei prezzi, si è fatto in modo da confrontare il prodotto in questione tipo per tipo, tenendo conto in particolare del numero dei cambi.

ii) Adeguamenti

(49) L'industria comunitaria afferma che alcuni mozzi a cambio interno venduti dal produttore esportatore sul mercato comunitario sono rivestiti in alluminio, mentre il prodotto comparabile da essa venduto presenta esclusivamente rivestimenti in acciaio. Essa sostiene inoltre che i prezzi del produttore esportatore devono essere adeguati verso il basso per rispecchiare il valore di mercato della differenza tra i materiali. Il produttore esportatore giapponese, pur riconoscendo l'opportunità di un adeguamento, sostiene che esso non deve essere superiore al 5 %, tenuto conto delle differenze relative al costo di produzione.

(50) A tale riguardo, l'inchiesta ha dimostrato che più del 55 % dei mozzi-freno a contropedale con cambio a 7 marce e il 100 % dei mozzi a ruota libera con cambio a 7 marce venduti dal produttore esportatore sul mercato comunitario durante il PI erano rivestiti in alluminio, mentre quelli comparabili venduti dall'industria comunitaria esclusivamente in acciaio.

(51) In base ai dati disponibili, in particolare un listino prezzi del produttore esportatore, è stato accertato che il prodotto in questione rivestito in alluminio era valutato durante il PI a prezzi superiori del 22 % a quelli dello stesso prodotto con rivestimento in acciaio. Stando all'elenco delle transazioni per il PI fornito dal produttore esportatore, i prezzi effettivamente fatturati per i mozzi in alluminio sono stati però superiori soltanto dell'11 % a quelli dei corrispondenti mozzi in acciaio.

(52) Pertanto, si è ritenuto che ci fosse un'oggettiva differenza di valori di mercato tra i mozzi a cambio interno rivestiti in alluminio e quelli rivestiti in acciaio. Tale differenza è stata fissata all'11 % del prezzo di un mozzo in alluminio.

(53) Inoltre, sia l'industria comunitaria, sia il produttore esportatore hanno chiesto rispettivamente ulteriori adeguamenti, per tenere conto delle presunte differenze fra i tipi di prodotto in esame. Tuttavia, nessuna delle presunte differenze è stata giudicata obiettiva e misurabile, soprattutto in termini di valore di mercato, ed è stato pertanto necessario respingere le ulteriori richieste di entrambe le parti.

iii) Sottoquotazione dei prezzi

(54) Tenuto conto di quanto precede, e delle ulteriori verifiche effettuate, sono stati considerati comparabili e fabbricati allo stesso stadio commerciale due tipi di mozzi a cambio interno (il mozzo-freno a contropedale e il mozzo a ruota libera) che rappresentano il 78 % circa delle vendite effettuate dall'industria comunitaria sul mercato comunitario e l'85 % circa delle esportazioni effettuate dall'esportatore giapponese. Sono stati confrontati fra di loro in base al tipo i seguenti prodotti venduti sul mercato comunitario dall'industria comunitaria e dal produttore esportatore:

- Mozzi-freno a contropedale con cambio a 3 marce,

- mozzi-freno a contropedale con cambio a 7 marce,

- mozzi a ruota libera con cambio a 3 marce,

- mozzi a ruota libera con cambio a 7 marce.

(55) I prezzi di vendita considerati per il produttore esportatore interessato erano quelli cif frontiera comunitaria, dazi doganali inclusi. I prezzi di vendita dell'industria comunitaria sono stati adeguati, quando necessario, a livello franco fabbrica, cioè esclusi i costi di trasporto.

(56) I risultati del confronto su una transazione in base alla media ponderata hanno dimostrato che durante il PI il margine medio della sottoquotazione dei prezzi, espresso in percentuale dei prezzi di vendita medi dell'industria comunitaria, era del 6,8 %.

4. Situazione dell'industria comunitaria

a) Osservazioni preliminari

(57) Conformemente all'articolo 3, paragrafo 5 del regolamento di base, la Commissione ha valutato tutti i fattori economici e gli indici che possono influire sulla situazione dell'industria comunitaria sul mercato interno.

b) Produzione, capacità e utilizzazione degli impianti

(58) Nel periodo in esame la produzione dell'industria comunitaria è aumentata del 3 %.

(59) Tuttavia, tra il 1998 e il 1999 la produzione dell'industria comunitaria ha subito un calo notevole (19 %), mentre nello stesso periodo il consumo comunitario in termini di volume è sceso soltanto dell'8 %. La produzione è risalita durante il PI (+18 % in confronto al 1999) ma è rimasta a livelli inferiori a quelli registrati nel 1998. L'aumento di produzione, nonostante la diminuzione del volume di vendite dell'industria comunitaria sul mercato interno, si spiega con l'aumento delle esportazioni dell'industria comunitaria verso altri paesi terzi durante il PI.

(60) Tenuto conto che la capacità produttiva non è variata durante il periodo in esame, l'andamento dell'utilizzazione degli impianti è stato simile all'andamento della produzione e si è attestato tra il 50 % e il 65 %.

c) Volume delle vendite, quota di mercato e crescita

(61) Tra il 1996 e il PI le vendite dell'industria comunitaria destinate ad acquirenti con collegati nella Comunità sono diminuite del 6 %. Tra il 1996 e il 1998, contemporaneamente all'aumento di produzione, l'industria comunitaria è riuscita a far salire dell'8 % le sue vendite comunitarie. Tra il 1998 e il 1999, però, c'è stato un crollo delle vendite del 17 %. Questo calo è stato molto più pronunciato di quello del consumo comunitario nello stesso periodo, che si è limitato ad un -8 %. Il lieve aumento del volume di vendita tra il 1999 e il PI (+4 %) non ha consentito all'industria comunitaria di recuperare il volume precedentemente perso.

(62) Pur aumentando del 13 % tra il 1996 e il 1998, la quota di mercato dell'industria comunitaria è ritornata ai livelli del 1996 nel periodo 1998-PI. Ciò andrebbe considerato alla luce della diminuzione dei consumi. Questa situazione ha coinciso con un notevole aumento (43 %) del volume delle importazioni in questione sul mercato comunitario nello stesso periodo.

(63) Va notato che il produttore esportatore sostiene che durante il periodo in esame l'industria comunitaria è stata in grado di aumentare la sua quota di mercato a spese dell'altro produttore comunitario. L'inchiesta, però, ha dimostrato che questa tesi è priva di fondamento. Infatti, il produttore esportatore giapponese è riuscito ad aumentare la sua quota di mercato a spese sia dell'industria comunitaria, sia dell'altro produttore comunitario soprattutto nel periodo 1998-PI. Le cifre reali dimostrano che il volume di vendite perso dall'industria comunitaria e dall'altro produttore comunitario durante il periodo in questione è stato interamente assorbito dal produttore esportatore giapponese.

d) Prezzi e fattori che incidono sui prezzi

(64) Durante il periodo in esame il prezzo medio del prodotto in questione fabbricato dall'industria comunitaria e venduto sul mercato interno è diminuito considerevolmente (21 %). In tale contesto va notato che né la differenza di prezzo tra i vari tipi di prodotto, né la composizione del prodotto dell'industria comunitaria sul mercato comunitario sono variate notevolmente durante il periodo in questione. Pertanto, il calo dei prezzi medi non è dovuto ad alcuna modifica dell'insieme dei prodotti verso prodotti più economici.

(65) Anche se i listini indicano che i prezzi giapponesi sono aumentati nel periodo in esame, va sottolineato che durante il PI essi restano inferiori in media di circa il 7 % ai prezzi dell'industria comunitaria sul mercato comunitario. Quindi, si può anche affermare che per buona parte del periodo in esame fra il produttore esportatore giapponese e l'industria comunitaria è stata effettivamente registrata una più elevata differenza di prezzi. Ciò ha inciso negativamente sui prezzi interni al punto da renderli non remunerativi nel periodo in esame e soprattutto durante il PI.

e) Scorte

(66) Fatta eccezione per il 1997 e il 1998, nel periodo in esame il livello delle scorte dell'industria comunitaria è stato piuttosto basso. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che l'industria comunitaria lavora principalmente su ordinazione e non produce scorte. Per questo motivo, l'eventuale incidenza delle scorte sulla situazione dell'industria comunitaria, in particolare durante il PI, è stata trascurabile. Non sembra che la valutazione delle scorte costituisca un fattore rilevante nell'esame della situazione economica dell'industria comunitaria.

f) Redditività e flusso di cassa

(67) Per quanto riguarda la redditività, le perdite dell'industria comunitaria nel 1996 si sono aggirate tra il 5 e il 10 % del giro di affari. Nel 1997 la situazione è migliorata ed è stato raggiunto quasi il pareggio. Tra il 1997 e il PI, dopo il passaggio dell'industria comunitaria (ex Mannesmann Sachs) alla SRAM Deutschland GmbH e la ristrutturazione delle attività, i costi di produzione sono scesi di almeno il 20 %. Nel periodo in esame la riduzione dei costi ha comunque raggiunto il 26 %. Ciononostante, la redditività dell'industria comunitaria è rimasta su livelli negativi per tutto il periodo in esame.

(68) Dopo il pareggio del 1997 si pensava che gli sforzi compiuti per la ristrutturazione e la riduzione dei costi sarebbero serviti a migliorare la redditività dell'industria comunitaria. Tuttavia, il calo dei prezzi subito da quest'ultima soprattutto nel 1999 e durante il PI ha reso vani tali sforzi. Quindi, senza la ristrutturazione delle attività, le perdite dell'industria comunitaria sarebbero state persino maggiori o la produzione comunitaria sarebbe del tutto cessata. Le perdite dell'industria comunitaria durante il PI si sono attestate intorno al 3 % del giro d'affari. Va notato che queste cifre non tengono conto della ristrutturazione e delle spese straordinarie sostenute dall'industria comunitaria nel periodo in esame.

(69) La riduzione dei costi di produzione e delle perdite ha comportato un miglioramento del flusso di cassa generato dall'industria comunitaria nel periodo in esame. Conformemente all'evoluzione delle perdite subite dall'industria comunitaria, il flusso di cassa è peggiorato notevolmente, in particolare tra il 1997 e il 1999, per poi migliorare leggermente durante il PI.

g) Investimenti, utili sugli investimenti e capacità di ottenere capitali

(70) Nel 1999 la percentuale degli investimenti è stata particolarmente elevata. Ciò è dovuto al nuovo impianto di produzione del prodotto in questione aperto in Germania, che è entrato in funzione all'inizio del 1999. Gli investimenti dimostrano che la società intende confermare il suo ruolo attivo sul mercato e segue una strategia a lungo termine per i prodotti in esame.

(71) A tale riguardo, dall'inchiesta è emerso che le ristrutturazioni intraprese dall'industria comunitaria hanno permesso un leggero aumento degli utili sugli investimenti durante il PI. Tuttavia, i risultati finanziari dell'industria comunitaria sono rimasti negativi per tutto il periodo.

(72) Nonostante le perdite finanziarie subite, non risulta che l'industria comunitaria abbia incontrato serie difficoltà per quanto riguarda la sua capacità di ottenere capitali.

h) Occupazione, produttività e salari

(73) L'occupazione è scesa del 17 % tra il 1997 e il 1998 e si è mantenuta stabile durante il PI, nonostante le difficoltà incontrate dall'industria comunitaria.

(74) Tenuto conto del livello di produzione e della riduzione del personale, la produttività è migliorata fra il 1997 e il PI.

(75) L'importo totale dei salari è aumentato lievemente nel periodo in esame. È rimasto piuttosto stabile il salario medio per dipendente.

i) Entità del margine di dumping

(76) L'impatto dell'entità dell'effettivo margine di dumping sull'industria comunitaria non può essere considerato trascurabile, se si considerano il volume e i prezzi delle importazioni in questione. Dall'inchiesta è comunque emerso che durante il PI i prezzi praticati sul mercato comunitario per le importazioni originarie del Giappone sono stati oggetto di dumping. Senza il dumping, la pressione sui prezzi comunitari sarebbe stata ovviamente inferiore o sarebbe stata addirittura inesistente.

5. Conclusioni sul pregiudizio

(77) Durante il periodo in esame le importazioni sul mercato comunitario originarie del Giappone sono aumentate in misura considerevole e i principali indicatori di grave pregiudizio relativi all'industria comunitaria hanno mostrato un andamento negativo.

(78) Tale sviluppo è stato particolarmente evidente tra il 1998 e il PI, quando il volume delle importazioni è aumentato del 43 % a fronte di un calo del consumo comunitario pari all'1 %. Ciò ha consentito al produttore esportatore giapponese di acquisire un'ulteriore importante quota del mercato comunitario (12 %), soprattutto a spese dell'industria comunitaria. In questo contesto, va notato che durante il PI i prezzi dei prodotti importati erano inferiori di circa il 7 % a quelli dell'industria comunitaria e che i prezzi di vendita dell'industria comunitaria non raggiungevano un livello remunerativo.

(79) È stato inoltre accertato che il principale sviluppo negativo della situazione economica dell'industria comunitaria ha avuto luogo nello stesso periodo, cioè tra il 1998 e il PI: il volume delle vendite è diminuito del 13 % e i prezzi di vendita del 7 %. La produzione è calata del 4 % e la perdita di quote di mercato subita dall'industria comunitaria ha raggiunto il 7 %. Malgrado gli sforzi di ristrutturazione e la riduzione dei costi, la redditività è peggiorata ed è rimasta su livelli negativi, così come la pressione sui prezzi di vendita sostenuta dall'industria comunitaria sul mercato interno.

(80) Alla luce di quanto esposto, in particolare al calo dei prezzi di vendita, della redditività e delle quote di mercato registrato dall'industria comunitaria, soprattutto nel periodo 1998-PI, si conclude che durante il PI l'industria comunitaria ha subito un pregiudizio grave ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, del regolamento di base.

F. NESSO DI CAUSALITÀ

1. Introduzione

(81) Conformemente all'articolo 3, paragrafi 6 e 7, del regolamento di base, è stato valutato se le importazioni del prodotto in questione originario del Giappone oggetto di dumping abbiano causato all'industria comunitaria un pregiudizio tale da poter essere considerato grave. Sono stati inoltre esaminati i fattori noti diversi dalle importazioni oggetto di dumping, che, nello stesso periodo, avrebbero potuto arrecare pregiudizio all'industria comunitaria, per assicurarsi che l'eventuale pregiudizio provocato da detti fattori non fosse attribuito a dette importazioni.

2. Effetti delle importazioni oggetto di dumping

(82) Nel periodo in esame, il volume delle importazioni oggetto di dumping originario del Giappone e destinato alla Comunità è salito del 23 % e la loro quota di mercato del 39 %, un guadagno notevole a spese di produttori della Comunità.

(83) Il nesso tra il pregiudizio subito dall'industria comunitaria e le importazioni oggetto di dumping è dimostrato in particolare dagli sviluppi osservati tra il 1998 e la fine del PI. In quel periodo, le importazioni oggetto di dumping originarie del Giappone sono salite del 43 % in termini di volume e l'aumento della quota del mercato comunitario ha raggiunto il 44 %.

(84) L'industria comunitaria ha subito una pressione sui prezzi, come dimostrato dalla loro sottoquotazione praticata dal produttore esportatore giapponese e dall'evoluzione dei prezzi dell'industria comunitaria, che sono stati ridotti in misura notevole. La pressione sui prezzi è stata aggravata ulteriormente dal fatto che con due soli operatori il mercato del prodotto in questione è un mercato trasparente. I suddetti sviluppi hanno coinciso con il grave declino dei principali indicatori economici relativi all'industria comunitaria tra il 1998 e il PI: il volume delle vendite è calato del 13 %, ed è stata persa un'importante quota di mercato. I prezzi medi sono scesi del 7 %. Pertanto, l'industria comunitaria ha continuato a subire perdite finanziarie.

(85) Si conclude, pertanto, che le importazioni del prodotto in questione originario del Giappone oggetto di dumping hanno arrecato un grave pregiudizio all'industria comunitaria, ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 6, del regolamento di base.

3. Effetto di altri fattori

(86) Conformemente all'articolo 3, paragrafo 7, del regolamento di base, sono stati esaminati i fattori diversi dalle importazioni originarie del Giappone oggetto di dumping che possono aver causato pregiudizio all'industria comunitaria per evitare che il pregiudizio dovuto a tali fattori fosse attribuito a dette importazioni. In questo contesto, sono stati esaminati i seguenti fattori: i prezzi presumibilmente più elevati del produttore esportatore giapponese, il calo dei consumi del 1999, il trasferimento degli impianti di produzione di alcuni produttori di biciclette verso i paesi dell'Europa centrale e orientale (PECO), le esportazioni dell'industria comunitaria e la situazione dell'altro produttore comunitario.

a) I prezzi presumibilmente più elevati del produttore esportatore

(87) Alcuni utilizzatori hanno contestato le conclusioni sulla sottoquotazione dei prezzi e il nesso di causalità tra le importazioni originarie del Giappone e oggetto di dumping e il pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Hanno affermato che i prezzi del prodotto giapponese erano notevolmente più elevati di quelli praticati dall'industria comunitaria durante il PI.

(88) Va notato che tale tesi è stata sostenuta soprattutto da operatori che non acquistano il prodotto in questione direttamente dal produttore esportatore o dalle società collegate sul mercato comunitario. In altri termini, questi utilizzatori hanno confrontato i prezzi praticati direttamente dall'industria comunitaria e quelli praticati dagli intermediari che vendono il prodotto giapponese. In questo modo, contrariamente a quanto stabilito nel considerando 46, i prezzi del prodotto in questione non sono confrontati allo stesso stadio commerciale e le conclusioni raggiunte non sono attendibili.

(89) La Commissione ha valutato la sottoquotazione dei prezzi confrontando i prezzi praticati dal produttore esportatore giapponese e quelli praticati dall'industria comunitaria allo stesso stadio commerciale. Come indicato nel considerando 56, dal confronto è emerso che durante il PI per molti tipi di mozzi-freno a cambio interno e per molte transazioni si è verificata una sottoquotazione dei prezzi, pari in media al 7 % del prezzo di vendita dell'industria comunitaria.

(90) Come indicato nei considerando 64, 65 e 76, sono state effettivamente riscontrate sia la sottoquotazione dei prezzi praticati dal produttore esportatore giapponese durante il PI, sia la riduzione dei prezzi praticati dall'industria comunitaria nel periodo in esame.

(91) Di conseguenza, la tesi di cui sopra risulta infondata e va respinta.

b) Calo dei consumi nel 1999 e sviluppo del mercato

(92) È stato valutato se il calo dei consumi del 1999 abbia contribuito in misura notevole al pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Tenuto conto che nel mercato comunitario operano fondamentalmente due produttori importanti, si è ritenuto che l'eventuale incidenza del calo dei consumi e il conseguente sviluppo del mercato debbano essere esaminati alla luce dei risultati ottenuti da entrambi.

(93) Nel 1999, rispetto al 1998, il volume di vendita dell'industria comunitaria è sceso di circa il 18 %, mentre la domanda dell'8 %, cioè in misura di gran lunga inferiore. L'industria comunitaria ha inoltre perso il 9 % circa della quota di mercato. Nello stesso periodo, il produttore esportatore ha aumentato il suo volume di vendita del 17 % e la sua quota di mercato del 30 %.

(94) Durante il PI, rispetto al 1999, l'industria comunitaria ha aumentato il volume delle vendite del 4 %, ma ha visto diminuire la sua quota di mercato del 4 %. Nel contempo, il produttore esportatore è riuscito ad aumentare il volume delle vendite (22 %) e la quota di mercato (11 %), cioè in misura di gran lunga superiore alla ripresa del mercato (8 %).

(95) Sulla base di quanto esposto, appare chiaramente che il deterioramento della situazione dell'industria comunitaria nel 1999 è stato più grave di qualsiasi riduzione dei consumi. Analogamente, quando durante il PI si è verificata una ripresa del mercato, i risultati ottenuti dall'industria comunitaria sono stati di gran lunga inferiori allo sviluppo del mercato. Nel frattempo, la presenza di importazioni oggetto di dumping sul mercato comunitario è aumentata notevolmente. Di conseguenza, si ritiene che il calo dei consumi non abbia avuto un ruolo fondamentale nella situazione pregiudizievole dell'industria comunitaria.

c) Trasferimento di alcuni impianti di produzione di biciclette nei paesi dell'Europa centrale e orientale (PECO) ed esportazioni dell'industria comunitaria

(96) Il produttore esportatore giapponese sostiene che il calo delle vendite dell'industria comunitaria durante il periodo in esame è dipeso dalla contrazione della domanda sul mercato comunitario, dovuta a sua volta al trasferimento nel 1998 della produzione di molti clienti dell'industria comunitaria dalla Comunità ai paesi dell'Europa centrale e orientale. Il produttore esportatore sostiene, pertanto, che ogni eventuale calo del volume di vendite (con le sue conseguenze negative) registrato dall'industria comunitaria sul mercato interno è stato compensato, se si tengono presenti le esportazioni dell'industria comunitaria verso i PECO.

(97) A tale riguardo, è stato accertato che il numero di produttori di biciclette che ha trasferito la propria produzione verso alcuni paesi di PECO nel periodo in esame è piuttosto ridotto rispetto al consumo comunitario. Inoltre, dall'inchiesta non è emerso alcun aumento delle esportazioni dell'industria comunitaria nel 1998 o nel 1999 rispetto agli anni precedenti.

(98) È emerso che anche alcuni clienti del produttore esportatore giapponese hanno trasferito gli impianti. Inoltre, molti produttori di biciclette hanno mantenuto la produzione nella Comunità, pur aprendo durante il PI impianti in alcuni PECO. Pertanto, durante il periodo in esame le eventuali conseguenze di tali trasferimenti sulla situazione dell'industria comunitaria non possono essere considerati sostanziali.

(99) Sono state analizzate anche le esportazioni dell'industria comunitaria. Dal 1996 al 1999 le esportazioni verso paesi terzi rappresentavano l'8 % circa delle vendite complessive, mentre durante il PI sono salite al 15 %. Se le esportazioni non fossero aumentate, la perdita di economie di scala e l'incidenza sul costo unitario della produzione dell'industria comunitaria sarebbero state anche maggiori, ed avrebbero comportato perdite finanziare persino più gravi.

(100) Pertanto, la tesi secondo la quale il trasferimento della produzione delle biciclette nei paesi dell'Europa centrale e orientale spiegherebbe il calo delle vendite dell'industria comunitaria sul mercato interno è respinta.

d) L'altro produttore comunitario

(101) È stato poi valutato se l'altro produttore comunitario possa aver contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria. Tuttavia, in base alle informazioni disponibili, l'altro produttore comunitario ha perso approssimativamente il 60 % delle vendite e il 60 % della quota di mercato nel periodo in esame, mantenendo una quota di mercato del 6 % circa durante il PI. Si conclude pertanto che l'altro produttore comunitario non ha contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria.

4. Conclusioni sul nesso di causalità

(102) Il notevole aumento delle importazioni oggetto di dumping nel periodo in esame, la sottoquotazione e il calo dei prezzi hanno avuto gravi conseguenze sulla situazione economica dell'industria comunitaria, in particolare per quanto riguarda i prezzi e i volumi di vendita, conseguenze che hanno influito rispettivamente sulla quota di mercato e sulla redditività. L'incidenza delle importazioni oggetto di dumping è stata tale da causare un grave pregiudizio all'industria comunitaria. Sulla base di tali fatti e considerazioni, si conclude inoltre che qualsiasi altro fattore che possa aver contribuito al pregiudizio subito dall'industria comunitaria non può aver annullato il nesso causale tra il pregiudizio accertato e l'impatto delle importazioni oggetto di dumping in questione.

G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ

1. Osservazioni preliminari

(103) Per determinare se sia in gioco l'interesse della Comunità, è stata condotta un'inchiesta sui probabili effetti dell'istituzione/non istituzione di misure antidumping a carico degli operatori economici interessati. A tal fine, sono state chieste informazioni a tutte le parti interessate, inclusa l'industria comunitaria, importatori/commercianti non collegati e utilizzatori del prodotto in questione.

2. Interesse dell'industria comunitaria

(104) È stato accertato che l'industria comunitaria ha compiuto sforzi notevoli nel periodo in esame per migliorare la sua produttività, nel tentativo riuscito di ridurre i costi di produzione e migliorare la sua competitività nella Comunità e in tutto il mondo. A tale riguardo, l'industria comunitaria ha fatto importanti investimenti nel 1999, aprendo un nuovo impianto per migliorare ulteriormente l'efficienza e la qualità della produzione. L'investimento è stato deciso nel momento in cui è subentrata la Mannesmann Sachs, nel 1997, dopo un'opportuna valutazione degli sviluppi del mercato. Nel periodo in esame l'industria comunitaria è riuscita a ridurre i costi del 26 % e ad aumentare le esportazioni. Ciò indica che essa è vitale e competitiva ed intende continuare a fabbricare il prodotto in questione nella Comunità, a meno che le importazioni oggetto di dumping non la escludano dal mercato. Gli importanti investimenti fatti dall'industria comunitaria indicano anche che la società dispone di una strategia a lungo termine per il mercato comunitario per quanto riguarda il prodotto in questione. Tuttavia, il suo futuro dipende in gran parte dalla presenza di condizioni di concorrenza eque e pertanto dall'esclusione delle importazioni pregiudizievoli e oggetto di dumping dal mercato comunitario.

(105) Tenuto conto della natura del pregiudizio subito dall'industria comunitaria, si considera che, in assenza di misure antidumping, sarebbe inevitabile un ulteriore deterioramento della situazione. Ciò comporterebbe probabilmente un pregiudizio più grave e a medio termine addirittura la scomparsa dell'industria comunitaria. L'adozione di misure antidumping sarebbe quindi nell'interesse di detta industria.

3. Interesse degli importatori e dei commercianti non collegati

(106) Su 10 importatori non collegati contattati, otto hanno risposto in maniera esauriente al questionario. Essi rappresentano circa il 21 % delle importazioni comunitarie e l'8 % del consumo comunitario. Tutti sono distributori esclusivi del produttore esportatore giapponese.

(107) Per quanto riguarda gli otto importatori che hanno collaborato, il segmento del prodotto in questione rappresentava in media il 2,4 % (con una variazione tra lo 0 % e l'8 %) del loro giro d'affari complessivo durante il PI.

(108) È stato valutato il possibile impatto medio del dazio antidumping proposto sulla redditività globale degli importatori. Tenuto conto della quota ridotta rappresentata dal segmento del prodotto in questione nel loro giro d'affari complessivo, è probabile che il massimo impatto negativo delle misure proposte sugli otto importatori sia trascurabile.

(109) Di conseguenza, considerata la percentuale media del segmento del prodotto in questione nelle loro attività complessive, e tenendo presente il livello delle misure proposte, si ritiene che gli interessi degli importatori non saranno condizionati in misura significativa.

4. Interesse degli utilizzatori

(110) Gli utilizzatori del prodotto in esame sono i produttori e gli assemblatori di biciclette, nonché alcuni rivenditori della Comunità. Degli utilizzatori contattati, 35 hanno risposto esaurientemente al questionario. Essi rappresentano il 32 % circa del consumo complessivo del prodotto in questione nella Comunità. Risposte sono state fornite dalle associazioni dei consumatori della Comunità.

(111) È stato accertato che effettivamente questi utilizzatori raggiungono un margine di profitto medio del 3 % circa sulle loro attività complessive, e dell'11 % circa per quanto riguarda le biciclette con mozzi a cambio interno.

(112) Durante il PI, la vendita di biciclette con mozzi a cambio interno (di origine giapponese o comunitaria) ha rappresentato circa il 25 % del giro d'affari complessivo degli utilizzatori.

(113) Tenuto conto della bassa percentuale di biciclette con mozzi a cambio interno rispetto alle attività complessive, e tenendo presente il livello delle misure proposte e la redditività degli utilizzatori che hanno collaborato, si ritiene che i possibili effetti negativi di tali misure sugli utilizzatori non possano essere considerati tali da superare i vantaggi previsti per l'industria comunitaria.

5. Concorrenza ed effetti di distorsione degli scambi

(114) È stato accertato che fondamentalmente l'industria comunitaria produce e vende soltanto il prodotto in esame, mentre il produttore esportatore è un grande fabbricante di tutte le componenti per biciclette, soprattutto sul mercato comunitario, ma anche nel resto del mondo. Viste le sottoquotazioni riscontrate, l'attuale pressione sui prezzi e le perdite subite sia a livello finanziario che in termini di quota di mercato, non si può escludere che l'industria comunitaria dovrà lottare per continuare a svolgere un ruolo di rilievo sul mercato. Se si considerano la forte posizione complessiva del produttore esportatore sul mercato comunitario, dove esiste una concorrenza soltanto per quanto riguarda il prodotto in questione, e il livello delle misure proposte, è poco probabile, da un punto di vista economico, che l'accesso al mercato comunitario sia precluso alle sue importazioni. Qualora vengano istituite misure antidumping, quindi, la presenza del suo prodotto sul mercato è comunque garantita.

(115) Alcune parti hanno inoltre sostenuto che le misure ridurrebbero la scelta degli utilizzatori e dei consumatori e impedirebbero loro di beneficiare delle innovazioni sviluppate dal produttore esportatore giapponese. Tuttavia, come già menzionato, si ritiene che il prodotto in questione originario del Giappone continuerà ad essere disponibile sul mercato comunitario anche in futuro. I motivi sono due: la forte posizione del produttore esportatore sul mercato comunitario per quanto riguarda molte componenti per bicicletta e l'importanza di detto mercato per il produttore esportatore.

(116) Utilizzatori e consumatori continueranno quindi a poter scegliere tra prodotti competitivi, anche se a prezzi non pregiudizievoli. Tale libertà di scelta sarebbe invece compromessa se non si scongiurasse la scomparsa dell'industria comunitaria, possibile conseguenza della mancata istituzione di misure antidumping.

(117) Pertanto, ci si aspetta che tali misure riportino sul mercato comunitario condizioni di concorrenza eque ed efficaci, correggendo semplicemente gli effetti di distorsione del dumping pregiudizievole praticato dal produttore esportatore giapponese. La mancata istituzione di misure in questo caso contribuirebbe a mantenere e ad amplificare gli effetti di distorsione della concorrenza, deteriorando ulteriormente la situazione dell'industria comunitaria. La scomparsa dell'industria comunitaria ridurrebbe la concorrenza e lascerebbe meno libertà di scelta agli utilizzatori e ai consumatori del mercato comunitario.

6. Conclusioni relative all'interesse della Comunità

(118) In base ai fatti e alle considerazioni suesposti, si conclude che non esistono motivi impellenti dal punto di vista dell'interesse della Comunità che impediscano l'istituzione di misure antidumping sulle importazioni del prodotto in questione originarie del Giappone.

H. MISURE PROPOSTE

1. Livello di eliminazione del pregiudizio

(119) Avendo stabilito che le importazioni oggetto di dumping in esame hanno causato un grave pregiudizio all'industria comunitaria e che non esistono motivi impellenti che impediscano di adottare misure, dovrebbe essere istituito un dazio antidumping ad un livello sufficiente ad eliminare il pregiudizio causato senza superare i margini di dumping stabiliti.

(120) Al momento di calcolare l'importo del dazio necessario per eliminare gli effetti del dumping pregiudizievole, è stato deciso che le misure dovrebbero consentire all'industria comunitaria la copertura dei costi di produzione e un profitto al lordo delle tasse accettabile, pari a quello che sarebbe ottenuto in assenza di importazioni oggetto di dumping.

(121) Pertanto, è stato riscontrato che un margine di profitto dell'8 % sul giro d'affari complessivo potrebbe essere considerato un livello minimo appropriato, che l'industria comunitaria avrebbe potuto ragionevolmente raggiungere in assenza di dumping pregiudizievole, tenuto conto delle sue iniziative in materia di ristrutturazione coronate da successo e che hanno determinato una riduzione dei costi e del fabbisogno di investimenti a lungo termine. A livello internazionale, esistono soltanto due grandi mercati per il prodotto in questione: il mercato comunitario e quello giapponese, sul quale non sono presenti importazioni oggetto di dumping. Considerato il profitto nettamente più elevato realizzato in Giappone, si ritiene che il margine di profitto summenzionato sia molto prudente.

(122) Quindi, i livelli di eliminazione del pregiudizio sono stati calcolati come la differenza tra il costo di produzione dell'industria comunitaria, maggiorato del margine di profitto summenzionato, da un lato, e, dall'altro, il prezzo di vendita netto effettivo adeguato del prodotto in questione importato utilizzato per il calcolo della sottoquotazione dei prezzi. La differenza è stata espressa in percentuale del prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto. I risultati del calcolo hanno indicato un margine di pregiudizio pari all'11,3 %.

2. Dazio antidumping definitivo

(123) Alla luce di quanto esposto, e conformemente alla norma del dazio inferiore di cui all'articolo 9, paragrafo 4, del regolamento di base, si ritiene che un dazio antidumping definitivo debba essere fissato al livello del margine di pregiudizio.

(124) Dato che l'unico produttore esportatore giapponese noto rappresenta praticamente tutte le esportazioni giapponesi verso la Comunità, il dazio residuo è fissato allo stesso livello.

(125) Sulla base di quanto esposto, si propone la seguente aliquota di dazio definitivo, espressa in percentuale del prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto:

>SPAZIO PER TABELLA>

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

1. È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di mozzi a cambio interno per ruote di bicicletta con sistema di cambio integrato (tre o più rapporti), anche senza freno integrato, collegato al mozzo o montato su un'altra parte della bicicletta, attualmente classificabili al codice NC ex 8714 99 90, (codice TARIC: 8714 99 90*91 ) e originari del Giappone.

Il dazio si applica anche ai mozzi-freno del codice NC ex 8714 94 10 e ai mozzi, diversi dai mozzi-freno, del codice NC ex 8714 93 10, entrambi con un sistema a cambio integrato (tre o più rapporti) (codici TARIC: 8714 94 10*10, 8714 93 10*10 ) originari dello stesso paese.

2. L'aliquota di dazio antidumping definitivo applicabile al prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazio non corrisposto, per il prodotto originario del Giappone è la seguente:

>SPAZIO PER TABELLA>

3. Salvo indicazione contraria, si applicano le disposizioni vigenti in materia di dazi doganali.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Lussemburgo, addì 23 ottobre 2001.

Per il Consiglio

Il Presidente

A. Neyts-Uyttebroeck

(1) GU L 56 del 6.3.1996, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2238/2000 del Consiglio (GU L 257 dell'11.10.2000, pag. 2).

(2) GU C 214 del 27.7.2000, pag. 4.

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