Accept Refuse

EUR-Lex Access to European Union law

This document is an excerpt from the EUR-Lex website

Document 62016CN0420

Causa C-420/16 P: Impugnazione proposta il 28 luglio 2016 da Balázs Árpád Izsák e Attila Dabis avverso la sentenza del Tribunale (Prima Sezione), causa T-529/13, Balázs Árpád Izsák e Attila Dabis/Commissione europea

OJ C 392, 24.10.2016, p. 8–9 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

24.10.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 392/8


Impugnazione proposta il 28 luglio 2016 da Balázs Árpád Izsák e Attila Dabis avverso la sentenza del Tribunale (Prima Sezione), causa T-529/13, Balázs Árpád Izsák e Attila Dabis/Commissione europea

(Causa C-420/16 P)

(2016/C 392/11)

Lingua processuale: l'ungherese

Parti

Ricorrenti: Balázs-Árpád Izsák e Attila Dabis (rappresentante: D. Sobor, avvocato)

Altre parti nel procedimento: Commissione europea, Ungheria, Repubblica di Turchia, Romania e Repubblica slovacca

Conclusioni dei ricorrenti

I ricorrenti chiedono che la Corte voglia:

annullare la sentenza emanata dal Tribunale il 10 maggio 2016 nella causa T-529/13 e, ai sensi dell’articolo 61 dello Statuto della Corte,

in via principale, statuire nel merito e annullare la decisione C(2013) 4975 final della Commissione europea, del 25 luglio 2013, di cui i ricorrenti chiedono l’annullamento, con cui si è negata la registrazione della proposta controversa;

in subordine, nel caso in cui la Corte considerasse che lo stato degli atti della presente causa non consente di statuire sulla controversia, rinviarla al Tribunale affinché quest’ultimo statuisca; e

condannare la Commissione alle spese.

Motivi e principali argomenti

I ricorrenti invocano i seguenti motivi a sostegno della loro impugnazione:

1.

Primo motivo, basato sulla violazione dell’articolo 47 della Carta e dell’articolo 92, paragrafo 1, del regolamento di procedura del Tribunale, tenuto conto in particolare dell’inadempimento dell’obbligo di informazione quanto all’onere della prova, poiché, secondo i ricorrenti, il Tribunale prima di emanare la sentenza non ha informato le parti processuali del fatto che, a suo giudizio, dovesse essere dimostrato che l’attuazione della politica di coesione dell’Unione, da parte sia dell’Unione sia degli Stati membri, minacciava le caratteristiche specifiche delle regioni a minoranza nazionale e che le caratteristiche etniche, culturali, religiose o linguistiche specifiche delle regioni a minoranza nazionale potevano essere considerate uno svantaggio demografico grave e permanente, ai sensi dell’articolo 174, terzo comma, TFUE.

2.

Secondo motivo, basato sulla violazione dell’articolo 11, paragrafo 4, TUE e dell’articolo 4, paragrafo 2, lettera b), del regolamento riguardante l’iniziativa dei cittadini (1), dal momento che, secondo i ricorrenti, l’iniziativa dei cittadini europei oggetto della controversia era conforme al disposto dell’articolo 11, paragrafo 4, TUE, in quanto gli organizzatori l’hanno presentata su una materia in merito alla quale hanno ritenuto necessario un atto giuridico dell'Unione ai fini dell'attuazione dei Trattati e la Commissione europea era competente a presentare la corrispondente proposta. I ricorrenti affermano inoltre che la Commissione può negare la registrazione di una proposta di iniziativa cittadina per incompetenza soltanto se tale incompetenza è manifesta.

3.

Terzo motivo, basato sulla violazione dell’articolo 4, paragrafo 2, lettera c), TFUE e dell’articolo 174 TFUE, in quanto il terzo comma dell’articolo 174 TFUE enuncia a titolo esemplificativo le circostanze che implicano svantaggi naturali demografici gravi e permanenti in forza delle quali la politica di coesione dell’Unione deve rivolgere un’«attenzione particolare» a una regione.

4.

Quarto motivo, basato sulla violazione dell’articolo 7 TFUE, dell’articolo 167 TFUE, dell’articolo 3, paragrafo 3, TUE, dell’articolo 22 della Carta e delle disposizioni dei Trattati relative al divieto di discriminazione, in quanto l’iniziativa dei cittadini europei che costituisce l’oggetto della controversia favorirebbe la coerenza tra le politiche e le azioni e dell’Unione prevista dall’articolo 7 TFUE, mirando a che la politica di coesione tenga conto della diversità culturale e del relativo mantenimento.


(1)  Regolamento (UE) n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, riguardante l’iniziativa dei cittadini (GU L 65, pag. 1).


Top