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Document 62016TN0436

Causa T-436/16: Ricorso proposto il 3 agosto 2016 — AEIM e Kazenas/Commissione

OJ C 371, 10.10.2016, p. 19–20 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

10.10.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 371/19


Ricorso proposto il 3 agosto 2016 — AEIM e Kazenas/Commissione

(Causa T-436/16)

(2016/C 371/21)

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrenti: L’application électronique industrielle moderne (AEIM) (Algrange, Francia) e Philippe Kazenas (Lussemburgo, Lussemburgo) (rappresentante: B. Wizel, avvocato)

Convenuta: Commissione europea

Conclusioni

I ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:

condannare la convenuta a pagare alla ricorrente l’importo di EUR 536 912 pari alle perdite finanziarie sofferte a causa delle somme investite a fondo perduto nelle visite previste ai fini dell’assegnazione di appalti pubblici, assegnazioni che sono state fatte in modo fraudolento;

condannare la convenuta a pagare alla ricorrente l’importo di EUR 2 092 650 a titolo di lucro cessante per gli appalti pubblici che la ricorrente avrebbe potuto ottenere qualora essi fossero stati assegnati equamente e in assenza di corruzione;

condannare la convenuta a rimborsare alla ricorrente l’importo di EUR 85 000 pari ai diritti e onorari di avvocato che essa ha dovuto pagare per organizzare la propria difesa a causa della corruzione del funzionario europeo;

condannare la convenuta a pagare al ricorrente l’importo di EUR 150 000 a titolo di danno morale;

condannare la convenuta a pagare al ricorrente interessi compensativi su tutti i citati importi a far data dal dicembre del 2005, fine del periodo dell’infrazione;

condannare la convenuta al rimborso delle spese e onorari di avvocato relativi alla presente istanza pari ad EUR 75 000;

condannare la convenuta al pagamento degli interessi moratori da calcolarsi a partire dalla data della pronuncia dell’emananda sentenza;

condannare la convenuta alle spese.

Motivi e principali argomenti

I ricorrenti intendono far valere una condotta illecita di un funzionario della Commissione europea nell’ambito dell’assegnazione di appalti pubblici, che avrebbe causato loro gravi danni direttamente connessi a detta condotta, e per i quali essi chiedono di essere risarciti.

I ricorrenti ritengono quindi che siano soddisfatte le tre condizioni per invocare la responsabilità extracontrattuale dell’Unione europea, ossia una condotta illecita di un’istituzione o di uno dei suoi agenti, un danno effettivo e un nesso di causalità tra la condotta di tale agente e il danno invocato.

Nel caso di specie, i ricorrenti fanno valere che i fatti di corruzione di un funzionario europeo nell’ambito dell’assegnazione di appalti pubblici costituisce una violazione sufficientemente qualificata dei principi di parità di trattamento e di trasparenza che l’amministrazione aggiudicatrice deve rispettare nelle procedure di gara d’appalto con riguardo a tutti gli offerenti.

I ricorrenti ritengono che l’assegnazione fraudolenta degli appalti pubblici di cui trattasi abbia causato danni reali alla società AEIM, che ha ottenuto solamente contratti relativi a paesi ritenuti pericolosi non graditi agli altri due offerenti corruttori, quando invece, se tutti gli appalti fossero stati assegnati in assenza di corruzione, la citata società, essendo l’unica ad aver presentato offerte con probità, avrebbe potuto ottenerli.

Essi intendono richiamarsi al principio di buona amministrazione della Commissione, la quale avrebbe dato prova di gravi carenze nel caso di specie, nonché al principio di tutela del legittimo affidamento che trova applicazione per qualunque operatore economico nei confronti del quale un’istituzione abbia fatto sorgere fondate aspettative.

I ricorrenti ritengono parimenti di aver subito, oltre al danno finanziario, danni morali, causati in particolare dall’offesa alla loro reputazione e dalla necessità di difendersi contro accuse che si sono rivelate false e infondate.


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