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Document 62014TN0375

Causa T-375/14: Ricorso proposto il 30 maggio 2014 — Al Naggar/Consiglio

OJ C 245, 28.7.2014, p. 25–26 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

28.7.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 245/25


Ricorso proposto il 30 maggio 2014 — Al Naggar/Consiglio

(Causa T-375/14)

2014/C 245/34

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Shahinaz Abdel Azizabdel Wahab Al Naggar (Il Cairo, Egitto) (rappresentanti: J.-F. Bellis, R. Luff, A. Bailleux, Q. Declève, P. Vovan, S. Rowe e A. Yehia, avvocati)

Convenuto: Consiglio dell’Unione europea

Conclusioni

La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:

dichiarare il ricorso ricevibile e fondato;

annullare la decisione 2014/153, nella parte in cui proroga, fino al 22 marzo 2015, le misure restrittive nei confronti della ricorrente contenute nella decisione 2011/172/PESC concernente misure restrittive nei confronti di determinate persone, entità ed organismi in considerazione della situazione in Egitto;

condannare il Consiglio dell’Unione europea al pagamento delle spese processuali.

Motivi e principali argomenti

A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce cinque motivi.

1.

Primo motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 1 della decisione 2011/172 (1), in quanto la ricorrente non sarebbe stata essa stessa riconosciuta — e neanche identificata come — responsabile di distrazione di fondi pubblici, ma sarebbe oggetto di misure restrittive per il solo fatto di essere la moglie del sig. Ahmed Abdelaziz Ezz («Sig. Ezz»).

2.

Secondo motivo, vertente sulla violazione dell’articolo 6 TUE letto in combinato disposto con gli articoli 2 TUE e 3 TUE nonché con gli articoli 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in quanto la decisione 2014/153 (2) si fonderebbe erroneamente sulla presunzione assoluta che non vi siano rischi di violazione dei diritti fondamentali della ricorrente nell’ambito dei procedimenti avviati nei suoi confronti in Egitto.

3.

Terzo motivo, vertente sulla violazione degli articoli 7, 16 e 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in quanto la decisione 2014/153 comporterebbe restrizioni sproporzionate al diritto alla vita privata, al diritto di proprietà e alla libertà d’impresa della ricorrente.

4.

Quarto motivo, vertente sulla violazione degli articoli 41, 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in quanto la decisione 2014/153 non sarebbe corredata da una motivazione adeguata e sufficiente e sarebbe stata adottata in violazione del diritto della ricorrente ad essere ascoltata.

5.

Quinto motivo, vertente su un errore manifesto di valutazione poiché: (i) la ricorrente non sarebbe mai stata oggetto della benché minima inchiesta giudiziaria per distrazione di fondi pubblici; (ii) i comportamenti del sig. Ezz costituirebbero delle azioni normali nella prassi commerciale e non potrebbero, pertanto, essere considerati come distrazioni di fondi pubblici, e (iii) al momento dell’adozione della decisione 2014/153, il Consiglio non avrebbe tenuto conto del fatto che, tre anni dopo l’adozione delle prime misure, la situazione giuridica del sig. Ezz resterebbe per lo meno incerta.


(1)  Decisione 2011/172/PESC del Consiglio, del 21 marzo 2011 concernente misure restrittive nei confronti di determinate persone, entità ed organismi in considerazione della situazione in Egitto (GU L 76, pag. 63).

(2)  Decisione 2014/153/PESC del Consiglio, del 20 marzo 2014, che modifica la decisione 2011/172/PESC concernente misure restrittive nei confronti di determinate persone, entità ed organismi in considerazione della situazione in Egitto (GU L 85, pag. 9).


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