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Document 52012AE1577

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul rafforzamento della solidarietà all'interno dell'UE in materia di asilo — Un programma dell'UE per una migliore ripartizione delle responsabilità e maggiore fiducia reciproca» COM(2011) 835 final

OJ C 299, 4.10.2012, p. 92–96 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/92


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul rafforzamento della solidarietà all'interno dell'UE in materia di asilo — Un programma dell'UE per una migliore ripartizione delle responsabilità e maggiore fiducia reciproca»

COM(2011) 835 final

2012/C 299/17

Relatore: PÎRVULESCU

La Commissione europea, in data 2 dicembre 2011, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul rafforzamento della solidarietà all'interno dell'UE in materia di asilo - Un programma dell'UE per una migliore ripartizione delle responsabilità e maggiore fiducia reciproca

COM(2011) 835 final.

La sezione specializzata Occupazione, affari sociali, cittadinanza, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 27 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta dell'11 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 116 voti favorevoli, 3 voti contrari e 2 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie favorevolmente l'iniziativa della Commissione europea e ritiene necessario discutere e adeguare la politica europea in materia di asilo.

1.2

Il CESE ritiene che il principio di solidarietà debba rimanere la pietra angolare di questa politica, sebbene il numero e la dimensione degli Stati membri e la loro differente esposizione ai flussi di rifugiati siano all'origine di situazioni diverse che complicano la politica di asilo. La solidarietà non va considerata unicamente come un principio utile a rendere più efficace tale politica, ma come un valore fondamentale che giustifica e rafforza le misure adottate.

1.3

Bisogna compiere sforzi significativi affinché l'opinione pubblica, le amministrazioni nazionali, regionali e locali e i decisori politici aderiscano ai valori costitutivi della politica di asilo, ossia il rispetto per i diritti fondamentali delle persone, l'aiuto a coloro che si trovano in situazioni critiche, e la solidarietà e la fiducia tra Stati membri.

1.4

Il CESE ritiene che l'approccio basato su incentivi potrebbe sbloccare la politica in materia di asilo, purché gli incentivi migliori vengano correttamente individuati e sostenuti in modo adeguato, anche dal punto di vista finanziario.

1.5

Per quanto concerne la cooperazione pratica, il CESE esorta l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (European Asylum Support Office - EASO) a compiere progressi più rapidi per conseguire una capacità operativa superiore. Un'azione per rafforzare la capacità dell'EASO è tanto urgente quanto necessaria, e va coordinata con la programmazione e l'utilizzo del Fondo Asilo e migrazione (AMF).

1.6

Il CESE propone inoltre che le misure di integrazione dei rifugiati siano migliorate. Il sistema europeo di asilo che intendiamo edificare, anche se funziona in modo efficiente per quel che riguarda la rapidità e la correttezza del processo di concessione dello status di rifugiato, può fallire sotto il profilo dell'integrazione.

1.7

La politica di asilo, oltre alla strutturazione esistente nelle dimensioni trasversali, deve essere intesa nella prospettiva del "ciclo" completo dell'asilo, mettendo al suo centro la persona che si trova in una situazione di rischio. In questo modo possono essere individuate le strozzature e le incoerenze.

1.8

Si deve rammentare che il principio della solidarietà non vale solamente tra Stati ma è un principio generale applicabile all'insieme delle relazioni umane, sia tra individui sia tra gruppi. Al di là delle motivazioni e delle pressioni esercitate dalla politica in materia di migrazione e asilo, lo spirito di umana solidarietà va coltivato e incoraggiato in quanto parte integrante del nucleo di valori costitutivi dell'Unione europea.

1.9

L'esperienza maturata dalle organizzazioni della società civile e dal CESE in questo settore può contribuire a una valutazione più ampia, ma anche più dettagliata, della politica di asilo.

2.   Introduzione

2.1

Nel documento della Commissione viene precisato che la "solidarietà è uno dei valori fondamentali dell'Unione europea ed è stata uno dei principi guida della politica comune europea in materia d'asilo" e questo principio è ora sancito "dall'articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea".

2.2

Come viene segnalato nel documento della Commissione, i flussi dei richiedenti asilo "sono calati da un picco di 425 000 domande per l'UE-27 nel 2001 a meno di 200 000 nel 2006, mentre nel 2011 si prevede un grosso aumento".

2.3

La Commissione propone di rafforzare la solidarietà all'interno dell'UE in materia di asilo attorno a quattro assi: "cooperazione pratica e assistenza tecnica, solidarietà finanziaria, ripartizione delle responsabilità e miglioramento degli strumenti per la gestione del sistema di asilo".

2.4

La comunicazione della Commissione è tesa a "contribuire all'ultimazione del 'pacchetto asilo', dato che i prossimi mesi saranno cruciali per il raggiungimento dell'obiettivo del 2012, in cui la dimensione della solidarietà è ben presente".

3.   Osservazioni generali

3.1

Il CESE accoglie favorevolmente l'iniziativa della Commissione europea e ritiene necessario che la politica europea in materia di asilo venga sottoposta a un esame dettagliato che offra la possibilità di un aggiustamento significativo alla luce delle degli obiettivi fissati per tale politica.

3.2

La politica in materia di asilo è attualmente messa in discussione nell'Unione europea in seguito ai recenti avvenimenti politici nell'Africa settentrionale, oltre che nel Medio e nell'Estremo Oriente. Numerose persone sono state costrette a cercare protezione rifugiandosi negli Stati membri dell'UE.

3.3

Il CESE ritiene che il principio di solidarietà debba rimanere la pietra angolare di questa politica, sebbene il numero e la dimensione degli Stati membri e la loro differente esposizione ai flussi di rifugiati complichino la pratica della solidarietà e il coordinamento in generale.

3.4

Il sistema di asilo deve essere flessibile, in modo da poter fare fronte alle variazioni nei flussi di rifugiati, ma anche solido, in modo che le procedure istituzionali e le ulteriori misure di integrazione producano risultati concreti.

3.5

Si deve inoltre rammentare che il principio della solidarietà non vale solamente tra Stati ma è un principio generale applicabile all'insieme delle relazioni umane, sia tra individui che tra gruppi. Al di là delle motivazioni e delle pressioni esercitate dalla politica in materia di migrazione e asilo, lo spirito di umana solidarietà va coltivato e incoraggiato in quanto parte integrante del nucleo di valori costitutivi dell'Unione europea.

3.6

Il CESE accoglie con favore l'accento posto dalla Commissione europea sulla fiducia. Il principio della solidarietà è completato da quello della fiducia, cosa che responsabilizza in misura maggiore gli Stati membri. Il successo della politica di asilo dipende dalla capacità di ogni Stato membro di adempiere al proprio ruolo, in modo proporzionale e complementare, nel quadro di tale politica. L'interdipendenza degli sforzi nazionali mostra che bisogna proseguire con coraggio lungo il cammino del coordinamento e dell'armonizzazione.

3.7

Tuttavia il CESE rileva che la politica in materia di asilo è lungi dall'essere consolidata ed efficiente. Gli Stati membri divergono ancora per quel che concerne l'apertura e la preparazione non solo nell'accoglienza dei rifugiati, ma anche nella costruzione europea della politica di asilo. Bisogna compiere sforzi significativi affinché l'opinione pubblica, le amministrazioni nazionali, regionali e locali e i decisori politici aderiscano ai valori costitutivi della politica di asilo, ossia il rispetto per i diritti fondamentali, l'aiuto a coloro che si trovano in situazioni critiche, e la solidarietà e la fiducia tra Stati membri. Occorre inoltre riservare maggiore attenzione all'attuazione della politica. Una serie di casi concreti dimostra che i richiedenti asilo sono vulnerabili tanto nei paesi di origine quanto in quelli di accoglienza.

3.8

La società civile organizzata, spesso per bocca del CESE, ha richiamato l'attenzione sulle carenze in termini di visione, struttura e attuazione della politica di asilo, e ha inoltre formulato numerose raccomandazioni destinate a migliorarla. Gli aggiustamenti realizzati sinora - siano essi nel settore dell'armonizzazione, del finanziamento di programmi specializzati o della riforma istituzionale - non hanno ancora portato al consolidamento della politica comune di asilo. È necessario riformare tale politica, e il CESE rinnova il proprio impegno a contribuire a questo processo.

3.9

Il CESE è convinto che sia giunto il momento di mettere in pratica in modo molto più coraggioso i principi della solidarietà e della fiducia. Più specificamente, il Comitato propone due linee d'azione complementari. La prima punta a modificare nel medio-lungo termine le opinioni e gli atteggiamenti in rapporto al fenomeno dell'asilo, specialmente a livello dei formatori di opinione, dei decisori politici e dei funzionari pubblici sul piano locale e nazionale.

3.10

La seconda linea d'azione è parzialmente compresa negli attuali sforzi, ma non è strutturata e formulata in modo sufficiente. Essa riguarda il completamento dei principi di solidarietà e fiducia per mezzo di meccanismi istituzionali tesi a promuovere il coinvolgimento delle autorità nazionali e degli enti regionali e locali. L'approccio basato su incentivi potrebbe sbloccare la politica in materia di asilo, purché gli incentivi migliori vengano correttamente individuati e sostenuti in modo adeguato, anche dal punto di vista finanziario.

3.11

Il CESE propone inoltre che le misure di integrazione dei rifugiati siano migliorate. Numerose prove presentate da organizzazioni che lavorano in questo settore indicano che i richiedenti asilo sono più esposti alle discriminazioni, sono privi di accesso ai servizi pubblici di base, e hanno problemi per quel che riguarda l'alloggio e la sicurezza individuale. Il sistema europeo di asilo che intendiamo edificare, anche se funziona in modo efficiente per quel che riguarda la rapidità e la correttezza del processo di concessione dello status di rifugiato, può fallire sotto il profilo dell'integrazione.

3.12

In rapporto a ciò, il CESE raccomanda che la politica di asilo, oltre alla strutturazione esistente nelle dimensioni trasversali, sia esaminata anche dal punto di vista di un "ciclo" di asilo completo, seguendo cioè il percorso delle persone che si trovano in una situazione di rischio dall'ingresso propriamente detto sul territorio dell'Unione, passando per le procedure di domanda di asilo – comprese le misure di integrazione – sino alla prospettiva – nel medio-lungo termine – dell'integrazione e, se del caso, del ritorno alla terra natia. L'ideazione della politica sulla base dell'intero "ciclo" di asilo e mettendo al suo centro la persona che si trova in una situazione di rischio può contribuire in modo significativo all'individuazione delle strozzature e delle incoerenze.

3.13

L'esperienza maturata dalle organizzazioni della società civile e dal CESE in questo settore può contribuire a una valutazione più ampia, ma anche più dettagliata, della politica di asilo, la quale è legittimamente messa in discussione in seguito ai recenti avvenimenti politici in paesi vicini all'UE. Il CESE ritiene opportuno che la comunicazione della Commissione contenga una riflessione molto più chiara e dettagliata sul ruolo delle organizzazioni della società civile.

3.14

Il CESE accoglie inoltre con favore il coinvolgimento del Comitato delle regioni e degli enti locali nell'ideazione della politica in materia di asilo e ritiene che il ruolo degli enti subnazionali sia centrale per il successo di tale politica, specialmente per quel che concerne le misure di integrazione. Gli enti subnazionali devono essere incoraggiati, anche attraverso misure finanziarie attive, ad assumere un ruolo di maggior rilievo nell'integrazione dei rifugiati.

4.   Osservazioni specifiche

4.1

Il CESE accoglie con soddisfazione l'accento posto dalla Commissione europea sugli aspetti legati alla cooperazione pratica. Assieme alle modifiche previste del pacchetto legislativo, peraltro necessarie, la cooperazione pratica può portare a miglioramenti puntuali nel disbrigo delle procedure in materia di asilo. Una cooperazione pratica più efficace dovrebbe prefiggersi di limitare gli adempimenti burocratici per la concessione dell'asilo e di ridurre i tempi necessari per il disbrigo delle relative procedure.

4.1.1

Il CESE accoglie con favore la creazione dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO) il quale, sebbene sia ancora nella fase iniziale di istituzionalizzazione, dimostra che esiste un notevole potenziale in materia di cooperazione tra Stati membri. Le azioni dell'EASO, specialmente quelle di sostegno e formazione, rappresentano i primi passi che sono stati compiuti. Il CESE esorta l'EASO a compiere progressi più rapidi per conseguire una capacità operativa superiore. Un'azione per rafforzare la capacità dell'EASO è tanto urgente quanto necessaria, e va coordinata con la programmazione e l'utilizzo del Fondo Asilo e migrazione (AMF). Il distacco di personale e gli interventi in caso di emergenza possono rappresentare delle misure che accrescono la visibilità di questa struttura e la fiducia in essa. La relazione annuale prevista può contribuire a ottenere dati di rilievo in materia di asilo. Il CESE raccomanda che nell'elaborazione della relazione annuale si tenga conto delle numerose prove che le organizzazioni della società civile attive in questo settore possono mettere a disposizione.

4.1.2

Il CESE esorta l'EASO a mettere rapidamente a punto un sistema di raccolta delle informazioni fornite dai paesi di origine dei migranti. L'Ufficio potrebbe così offrire agli Stati membri informazioni attendibili, tempestive e comparabili, accelerando la procedura e rendendola possibilmente più equa. Occorre altresì che in tali valutazioni siano accluse anche informazioni provenienti da fonti indipendenti.

4.1.3

Sebbene il rafforzamento dell'EASO rappresenti una linea d'azione positiva, ciò non dovrebbe impedire agli Stati membri di sviluppare i propri istituti e le proprie capacità di gestione della problematica dell'asilo. Continuando secondo la logica dell'incentivazione, il rafforzamento dell'EASO deve essere accompagnato da meccanismi che assicurino una maggiore apertura delle autorità nazionali verso la cooperazione europea e la gestione efficiente delle sfide sollevate dall'asilo.

4.1.4

Nel caso della politica di asilo, è nelle situazioni di crisi che viene messa alla prova, con risultati alterni, la validità delle soluzioni istituzionali adottate. L'Unione europea e i suoi Stati membri sono in generale scarsamente preparati a far fronte a flussi eccezionali di rifugiati. Un semplice esame mostra tuttavia che tali flussi, almeno per quanto riguarda i punti di ingresso, sono prevedibili. Il CESE raccomanda di rivolgere un'attenzione particolare al rafforzamento della capacità degli Stati più esposti ai flussi di rifugiati, siano essi consueti o straordinari.

4.1.5

Il CESE accoglie con favore la prosecuzione e l'approfondimento della cooperazione dell'EASO con altre agenzie specializzate dell'UE, come Frontex. Il Comitato insiste sulla necessità che l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo riservi un'attenzione speciale alla problematica dei diritti fondamentali di coloro con cui l'EASO stesso viene direttamente o indirettamente a contatto. La cooperazione con l'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali è indispensabile alla realizzazione di un equilibrio strutturale e operativo tra gli strumenti utilizzati nella politica di asilo.

4.1.6

Il CESE ritiene opportuno il ricorso al meccanismo di protezione civile in caso di flussi migratori eccezionali. Questa possibilità non deve tuttavia rendere le autorità nazionali meno motivate a costruire sistemi di asilo solidi, che facciano fronte in modo soddisfacente alle variazioni nei flussi di rifugiati.

4.1.7

Il finanziamento sulle risorse dell'esercizio finanziario corrente deve essere prioritariamente utilizzato per l'attuazione efficiente del pacchetto legislativo rinnovato. Tuttavia il CESE richiama l'attenzione sulla necessità di continuare a rafforzare le capacità degli Stati che si trovano a dover gestire flussi di rifugiati. Dato che la situazione geopolitica delle aree che sono all'origine di questi movimenti migratori è ancora instabile, non possiamo attenderci una diminuzione significativa del livello di tali flussi. Pertanto, il consolidamento dei sistemi nei paesi esposti a questo fenomeno deve continuare parallelamente agli sforzi tesi ad armonizzare e ad applicare la legislazione. È necessario proseguire e sostenere in modo adeguato i progetti in corso, molti dei quali sono a carattere innovativo e. Se essi non riescono a produrre risultati, verrà compromessa la fiducia degli Stati membri nel sostegno dell'UE e sarà indebolita la motivazione a impegnarsi maggiormente in futuro.

4.1.8

Dal 2014 gli Stati membri disporranno di un nuovo Fondo Asilo e migrazione (AMF). Il CESE esorta la Commissione a impegnarsi in un dialogo costruttivo con gli Stati membri per delineare un quadro preciso delle necessità e delle priorità a livello nazionale. È molto importante che in questo dialogo vengano coinvolti sia il Comitato economico e sociale europeo, in qualità di forum rappresentativo della società civile organizzata, che il Comitato delle regioni e gli enti locali. Nella programmazione dell'utilizzo del Fondo occorre indicare con precisione non solo le esigenze e le priorità a livello nazionale, ma anche le risorse e gli strumenti messi a disposizione di tali obiettivi. Inoltre il CESE ritiene che la relazione annuale sull'utilizzo dei fondi responsabilizzerà gli Stati membri nel perseguire in modo più deciso gli obiettivi della politica di asilo.

4.1.9

Il CESE osserva che le organizzazioni della società civile incontrano notevoli difficoltà nell'accedere ai fondi necessari per la realizzazione di progetti aventi un impatto significativo a livello locale. È indispensabile semplificare le procedure in modo tale da agevolare il coinvolgimento della società civile e dei richiedenti asilo.

4.1.10

Il CESE appoggia l'intenzione della Commissione europea di utilizzare i fondi disponibili soprattutto nei paesi abitualmente esposti ai flussi di rifugiati. Ciò incentiverà il coinvolgimento di tali paesi e, di riflesso, il consolidamento delle capacità esistenti. Inoltre è una misura che traduce in pratica il principio chiave della politica di asilo, ossia la solidarietà.

4.1.11

Analogamente, il CESE sostiene senza riserve gli incentivi finanziari previsti da accordare agli Stati membri, simili a quelli attualmente utilizzati per il reinsediamento di specifiche categorie di rifugiati (gruppi e persone vulnerabili provenienti dai programmi di protezione regionale), per compensare quegli Stati che accettano la ricollocazione di beneficiari di protezione internazionale provenienti da un altro Stato membro.

4.1.12

È inoltre necessario che i fondi disponibili siano utilizzati in modo complementare con altre fonti di finanziamento, come il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo per lo sviluppo regionale, e il CESE raccomanda che la società civile organizzata e gli enti locali e regionali vengano coinvolti in misura maggiore nei progetti.

4.2

Il CESE sostiene lo sforzo intrapreso al fine di riformare il regolamento Dublino. Esistono numerose prove, molte delle quali segnalate da organizzazioni della società civile, che il sistema non è efficiente rispetto agli obiettivi. Le decisioni e le raccomandazioni della Corte europea dei diritti dell'uomo sono inoltre fondamentali nel quadro del dibattito sulla riforma del regolamento, riforma necessaria a medio e a lungo termine. Il CESE è sempre aperto al dibattito e sosterrà qualsiasi sforzo teso a esaminare, valutare e individuare le regolamentazioni e gli strumenti di intervento più adatti. Il CESE accoglie con estremo favore il riferimento ai diritti fondamentali in quanto criteri prioritari di valutazione dell'adeguatezza del sistema Dublino.

4.3

Per quel che riguarda la ricollocazione dei richiedenti protezione internazionale, il CESE ritiene che essa non sia necessaria, purché i richiedenti beneficino di condizioni decenti nei paesi in cui presentano domanda di protezione e – se del caso – possano avvalersi di una procedura rapida per la presentazione della domanda. Le capacità di accoglienza degli Stati devono essere rafforzate. Se ciò non avviene, un meccanismo volontario di ricollocazione dei richiedenti basato su incentivi potrebbe produrre dei risultati.

4.3.1

Per quel che concerne la ricollocazione dei beneficiari di protezione internazionale, benché esista un relativo consenso sulla necessità di darle concreta attuazione, gli Stati membri hanno cooperato senza convinzione in questo campo. Il progetto pilota sostenuto dalla Commissione europea non è capace di creare un meccanismo efficiente di ricollocazione. Il CESE esorta la Commissione europea, l'EASO e gli Stati membri a continuare a collaborare nel quadro di questo progetto e vedrebbe di buon occhio la sua trasformazione in programma permanente, attuato su base volontaria. È tuttavia essenziale individuare e mobilitare gli incentivi che porterebbero a un maggiore coinvolgimento degli Stati membri in un simile programma permanente. Nella valutazione programmata dalla Commissione la dimensione degli incentivi e della motivazione deve occupare una posizione centrale.

4.4

L'istituzione del trattamento congiunto delle domande di asilo potrebbe essere uno strumento utile nell'attuazione della politica di asilo. Il CESE attende con interesse i risultati della valutazione programmata dalla Commissione europea in rapporto a questo problema, che è complesso dal punto di vista sia giuridico che operativo. Il CESE ritiene che il trattamento congiunto possa rappresentare una risposta appropriata per far fronte ai flussi variabili dei richiedenti asilo. Inoltre potrebbe creare uno standard di procedura in grado di orientare gli Stati membri nella loro attività. Il CESE ritiene che il trattamento congiunto, previa considerazione della valutazione d'impatto, debba essere promosso parallelamente al consolidamento delle capacità nazionali. Queste capacità sono più complesse di un semplice trattamento delle domande e gli Stati membri devono essere incoraggiati ad assumersi costantemente un ruolo attivo in rapporto a tutti gli aspetti della politica di asilo.

4.5

Il CESE accoglie favorevolmente l'attivazione del meccanismo previsto nella direttiva sulla protezione temporanea, qualora siano soddisfatte le condizioni. I flussi eccezionali di rifugiati, benché rari, determinano situazioni di crisi, a cui le istituzioni europee e quelle nazionali devono essere preparate. Il CESE richiama inoltre l'attenzione sulle prassi associate alle missioni di salvataggio e ribadisce il concetto che il principio di non respingimento deve essere rispettato in modo integrale.

4.6

Il CESE si rallegra per la maturazione e l'affinamento della politica di asilo dimostrati nel caso della Grecia. Il ricorso a strumenti per sanzionare una violazione del diritto dell'UE deve essere accompagnato da misure di sostegno. Il CESE auspica un approccio proattivo e preventivo da parte della Commissione europea e di altre agenzie specializzate in rapporto agli Stati che devono migliorare i risultati del proprio sistema nazionale di asilo. Sebbene il programma di assistenza alla Grecia rappresenti un passo avanti importante, esso deve proseguire e beneficiare di un finanziamento adeguato. Il caso greco e quello maltese rappresentano le pietre di paragone della politica di asilo. Se gli Stati membri e le istituzioni europee non riescono ad essere concretamente solidali con i paesi che devono far fronte a flussi consistenti di rifugiati, la politica comune di asilo sarà un fallimento con conseguenze rilevanti per numerose persone che si trovano in una situazione di rischio. L'assistenza va diversificata, rafforzata e coordinata in modo adeguato.

4.7

Il CESE auspica il rafforzamento del sistema Dublino dal punto di vista di un migliore monitoraggio e della creazione di un meccanismo di allarme rapido. Questi strumenti possono migliorare la preparazione degli Stati membri nella gestione dei flussi di rifugiati e nel coordinamento effettivo della politica di asilo. Tali strumenti devono essere chiaramente orientati ai bisogni degli Stati membri, tenendo nel debito conto la necessità di rispettare i diritti fondamentali dei rifugiati.

4.8

Una gestione più efficiente delle frontiere e una politica migliore in materia di visti potrebbero contribuire al consolidamento della politica di asilo. Il CESE accoglie favorevolmente i passi compiuti in questa direzione, ma ritiene che una clausola di salvaguardia che permetta di sospendere gli spostamenti da un paese terzo in regime di esenzione dal visto possa essere problematica, anche se l'applicazione di tale clausola è subordinata ad una condizione, ossia l'esistenza di dati che provino che l'assenza di visti ha portato a un utilizzo abusivo del sistema di asilo.

Bruxelles, 11 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


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