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Document 52008AE1187

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Le diverse misure politiche, al di là di finanziamenti adeguati, atte a contribuire alla crescita e allo sviluppo delle piccole e medie imprese

OJ C 27, 3.2.2009, p. 7–11 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

3.2.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 27/7


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Le diverse misure politiche, al di là di finanziamenti adeguati, atte a contribuire alla crescita e allo sviluppo delle piccole e medie imprese

(2009/C 27/02)

Il 20 settembre 2007, Andrej VIZJAK, ministro sloveno dell'Economia, a nome della presidenza slovena del Consiglio dell'Unione europea, ha chiesto al Comitato economico e sociale europeo di elaborare un parere esplorativo sul tema:

Le diverse misure politiche, al di là di finanziamenti adeguati, atte a contribuire alla crescita e allo sviluppo delle piccole e medie imprese.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 11 giugno 2008, sulla base del progetto predisposto dal relatore CAPPELLINI.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 luglio 2008, nel corso della 446a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 122 voti favorevoli e 5 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il CESE ritiene che lo Small Business Act for Europe (SBAE — legge sulle piccole imprese), di cui ha ripetutamente chiesto l'adozione, debba consentire di rilanciare la Carta europea delle piccole imprese e costituisca una notevole opportunità, da un lato, di sviluppare il potenziale delle piccole imprese e, dall'altro, di testare la volontà delle istituzioni e degli Stati membri di avviare una vera politica, proattiva e sistematica, di sostegno alle PMI e alle imprese più piccole.

1.2

Questa politica non deve limitarsi a intervenire nei periodi di difficoltà economiche, quando gli ambienti politici riscoprono la capacità delle PMI e delle imprese più piccole di riassorbire il deficit occupazionale e contenere le statistiche sulla disoccupazione, bensì diventare una politica matura, in grado di sostenere a lungo termine la competitività di tali imprese.

1.3

Per sostenere e rilanciare lo sviluppo delle PMI mediante la creazione di un ambiente realmente favorevole alle loro attività e l'adozione di uno SBAE efficace, che non sia soltanto un'ulteriore dichiarazione politica, il CESE raccomanda 10 misure fondamentali:

sviluppare una buona conoscenza del tessuto europeo in cui si inseriscono le diverse categorie di PMI, dell'evoluzione di queste ultime e delle loro esigenze a livello orizzontale e settoriale alla luce della dimensione interna, esterna e transfrontaliera del mercato interno, in particolare attraverso la pubblicazione di relazioni annuali,

integrare la dimensione delle PMI in tutte le politiche comunitarie e nel processo legislativo,

proseguire a tutti i livelli la strategia di semplificazione amministrativa e instaurare un nuovo metodo di consultazione con le varie categorie di PMI e i loro organismi intermediari di rappresentanza,

garantire che la legislazione a tutti i livelli tenga conto delle situazioni e delle esigenze delle varie categorie di PMI e che applichi il principio Think Small First (Pensare prima in piccolo),

garantire che la legislazione rispetti quattro principi fondamentali: 1) realizzazione di valutazioni d'impatto efficaci, 2) principio di proporzionalità, 3) principio dell'Only Once, 4) principio di salvaguardia, con estensione dei poteri dello SME Envoy (il rappresentante delle PMI) e l'istituzione di un mediatore delle PMI per il mercato interno,

sostenere le attività di accompagnamento e di consulenza delle organizzazioni intermediarie delle PMI rappresentative,

rilanciare i programmi di cooperazione tra le imprese, di scambio tra le organizzazioni di imprese e di collegamento in rete dei servizi di sostegno,

organizzare una politica ampliata e permanente in materia di innovazione destinata alle imprese più piccole,

semplificare e promuovere l'accesso delle PMI ai programmi comunitari,

avviare una politica a favore del trasferimento e della cessione di imprese.

1.4

Il CESE chiede che la legge sulle piccole imprese si imponga a tutti i livelli sotto forma di strumento giuridicamente vincolante.

1.5

Chiede inoltre che essa consenta di incoraggiare il dialogo tra le parti sociali del mondo delle PMI al fine di realizzare il miglior ambiente di lavoro possibile per favorire la creatività e l'innovazione anche per quanto riguarda le condizioni di lavoro, vigilando in particolar modo sul miglioramento della sicurezza e dell'analisi dei rischi sul luogo di lavoro.

2.   (Contesto generale) Presentazione del parere esplorativo

2.1

L'importanza delle piccole e medie imprese (PMI) per l'economia dell'Unione europea è universalmente riconosciuta in quanto elemento chiave per promuovere la crescita e l'occupazione a livello europeo e rispondere alle nuove sfide della globalizzazione. Da una valutazione dei risultati della politica per le PMI attuata durante il periodo 2005-2007 è emerso che l'applicazione del principio Think Small First ha consentito di realizzare importanti progressi sia a livello comunitario che a livello nazionale.

2.2

La Commissione europea ha sottolineato la necessità di liberare interamente il potenziale di crescita e di creazione di posti di lavoro delle PMI e di sfruttarne appieno le capacità innovative. Quest'orientamento trova riscontro nella relazione sulla strategia di Lisbona rinnovata per la crescita e l'occupazione adottata l'11 dicembre 2007. In questo contesto, è stata proposta l'adozione di uno Small Business Act for Europe (SBAE) con lo scopo primo di definire principi e misure concrete per migliorare l'ambiente in cui operano le PMI europee tenendo pienamente conto della loro diversità. L'iniziativa è stata accolta positivamente dal Consiglio europeo del dicembre 2007 e la Commissione intende quindi presentare una proposta per il mese di giugno 2008.

2.3

Ricordiamo a questo proposito che il CESE ha elaborato recentemente o ha attualmente in preparazione numerosi altri pareri riguardanti la politica delle PMI, fra cui si citano i seguenti:

Evoluzione del settore dei servizi alle imprese in Europa (INT/412 — relatore: CALLEJA) (in corso di elaborazione)

Programma di ricerca e sviluppo per le PMI (INT/379 — relatore: CAPPELLINI)

Valutazione intermedia della politica a favore delle PMI (INT/392 — relatore: BURNS) (in corso di elaborazione)

Appalti pubblici internazionali (INT/394 — relatore: MALOSSE)

Microcredito (INT/423 — relatore: PEZZINI) (in corso di elaborazione).

2.4

La presidenza slovena del Consiglio chiede al CESE di avanzare proposte di tipo politico per favorire la crescita delle PMI. Non si tratta quindi di redigere un nuovo elenco di misure tecniche destinate alla crescita individuale delle PMI, bensì di proporre un quadro politico più strutturato e innovativo a favore delle PMI.

2.5

Tra le numerose priorità, la presidenza slovena ne evidenzia due in particolare:

a)

consentire a tutte le PMI — tenuto conto delle differenze di dimensione, attività, settore e modalità di produzione — di rispondere alle grandi sfide poste dalle trasformazioni industriali, dai cambiamenti climatici, dai mutamenti demografici, dalle sfide sociali e dalla ristrutturazione dei mercati con gli effetti della globalizzazione, i cambiamenti nella distribuzione, la standardizzazione e la certificazione dei prodotti e dei servizi;

b)

permettere alle PMI di essere strettamente coinvolte nelle scelte politiche, nella definizione delle priorità operative e nelle decisioni legislative a tutti i livelli che determineranno il loro quadro d'attività.

2.6

La presidenza slovena chiede inoltre il parere del CESE nel contesto della preparazione dello SBAE.

3.   Osservazioni generali

3.1

Nei suoi pareri precedenti, il CESE ha dato atto degli importanti progressi realizzati a favore delle PMI, in particolare in materia di accesso ai finanziamenti e di semplificazione delle pratiche amministrative. Esso sottolinea con soddisfazione quanto si siano evolute le posizioni delle istituzioni europee nei confronti delle piccole imprese e si augura che tale evoluzione non sia dovuta soltanto al difficile contesto economico e sociale attuale. Tuttavia, nonostante questi innegabili progressi, le politiche avviate in questi ultimi anni presentano ancora numerose carenze.

3.2

In particolare, il CESE ritiene che la Carta europea delle piccole imprese non abbia conseguito i suoi obiettivi strategici in quanto priva di valore giuridico e che essa sia rimasta il più delle volte a livello di semplice dichiarazione politica. È necessario rafforzarne l'attuazione negli Stati membri e a livello regionale e rilanciare l'elaborazione di valutazioni e di raccomandazioni annuali destinate agli Stati membri.

3.3

Inoltre, è stato detto spesso che la concertazione con le diverse categorie di PMI può essere notevolmente migliorata: il CESE ritiene che sia necessario impegnarsi a livello europeo, nazionale e regionale in una nuova cultura del dialogo che consenta di rafforzare e istituzionalizzare la concertazione tra le istituzioni e le organizzazioni intermediarie che rappresentano i diversi ambienti delle PMI.

4.   Osservazioni specifiche

4.1   Creare un ambiente nuovo, favorevole allo sviluppo di tutte le PMI

Di fronte a questa situazione e alle grandi sfide cui saranno confrontate le PMI, ma anche per dar corpo alla strategia di Lisbona rinnovata adottata in occasione del vertice di primavera 2008 e sostenere le iniziative della Commissione per migliorare la competitività delle PMI, il CESE appoggia pienamente l'iniziativa della presidenza di adottare una politica innovativa verso le PMI ponendovi alla base lo SBAE.

4.2   Un progetto europeo a favore delle PMI e delle microimprese

Il CESE raccomanda alle istituzioni comunitarie di non concentrarsi più unicamente sulle imprese a forte crescita, sul posizionamento internazionale delle imprese e sui diversi principi dell'eccellenza, che portano a escludere dai benefici dell'azione comunitaria milioni di imprese di piccole dimensioni che creano valore, innovazione, posti di lavoro e stabilità a livello del territorio. Chiede alle istituzioni e alle autorità pubbliche a tutti i livelli di adottare un'impostazione innovativa nella loro politica a favore delle PMI, organizzando un vero progetto europeo che riunisca tutte le forze economiche delle medie, piccole e microimprese per generare il supplemento di crescita e occupazione di cui l'UE ha bisogno. Questo progetto europeo deve anche permettere di favorire e sviluppare il dialogo con i partner economici e sociali e le organizzazioni rappresentative delle diverse categorie di PMI sulle nuove, grandi sfide comunitarie (cambiamenti climatici, mutamenti demografici e immigrazione, ambiente, energia, ecc.) cui saranno confrontate le PMI. Tale progetto deve basarsi sulle imprese a forte tasso di crescita, ma anche e soprattutto sull'economia di prossimità e le cosiddette attività «tradizionali». Esso deve consentire all'Unione di avviare una politica di promozione delle imprese a misura d'uomo e anche di sfruttare l'economia di prossimità per garantire la crescita degli Stati membri puntando su cinque misure prioritarie.

4.2.1

Conoscere e comunicare le realtà delle diverse categorie di PMI. Ogni politica comunitaria deve basarsi su dati chiari che consentano di conoscere la situazione esistente. La nozione di PMI abbraccia realtà, categorie e forme di impresa molto diverse fra loro (imprese individuali e società, imprese senza dipendenti e imprese che hanno fino a 250 dipendenti, imprese artigiane, commerciali, dell'economia sociale o delle libere professioni), che operano in settori d'attività con condizioni e bisogni molto diversi. I dati su queste varie categorie di PMI sono spesso incompleti o inesistenti. Le analisi condotte dal precedente Osservatorio europeo delle PMI avevano spesso fornito dati essenziali. Il CESE si rallegra quindi del rilancio dell'Osservatorio da parte della DG Imprese e industria e chiede di:

avviare un vasto programma di studi economici, ivi compreso di tipo settoriale, sulla situazione e i bisogni delle diverse categorie di PMI, anche a livello nazionale e regionale, e di analisi statistiche di concerto con le organizzazioni di rappresentanza interessate,

favorire e sviluppare le attività di ricerca e di studio proprie delle organizzazioni imprenditoriali a livello europeo, nazionale e territoriale di concerto con i centri di ricerca, le università e gli Stati membri.

4.2.2

Integrare la dimensione delle PMI in tutte le politiche comunitarie: il CESE ha potuto constatare che, al di là delle dichiarazioni politiche a favore delle piccole imprese, si riscontra sempre una spiccata tendenza nel legislatore a qualsiasi livello — per scarsa conoscenza delle realtà o per volontà di semplificazione — a utilizzare sistematicamente il modello della grande impresa e ad applicare il principio del «bonsai» per cui tutto ciò che va bene per le grandi imprese va bene anche per le piccole. Questo approccio teorico, basato su un modello economico unico, è in contraddizione con la realtà caratterizzata da una pluralità di forme societarie e di modelli d'impresa, e fa sì che nella pratica oltre il 90 % delle imprese europee si senta incompreso e ignorato dalle politiche comunitarie. Il CESE attira in particolar modo l'attenzione delle istituzioni comunitarie e degli Stati membri sul fatto che le piccole e microimprese, punto di forza essenziale dell'economia e dell'occupazione europea, rischiano di diventarne il punto debole non per loro colpa, ma a causa dell'attenzione insufficiente che ricevono dai poteri pubblici a tutti i livelli. Il CESE chiede che lo SBAE costituisca l'occasione di passare all'azione concreta e si aspetta che le esigenze e le particolarità delle varie categorie di PMI diventino un elemento di cui tenere obbligatoriamente conto in tutte le politiche, programmi e negoziati condotti, anche nel quadro del dialogo sociale e delle relazioni internazionali, sia a livello comunitario che nazionale e regionale.

4.2.3

Proseguire la politica di semplificazione amministrativa: il CESE incoraggia vivamente la Commissione a moltiplicare gli sforzi di semplificazione della legislazione comunitaria, ma chiede soprattutto alle istituzioni comunitarie e agli Stati membri di avviare una più efficace politica di semplificazione, articolata in cinque punti:

adottare un'autentica politica Think Small First,

semplificare senza deresponsabilizzare: il CESE dubita dell'opportunità e dell'efficacia di concedere esenzioni sistematiche alle piccole imprese e preferisce l'adozione di criteri di proporzionalità nell'attuazione e una concertazione diretta con le organizzazioni di PMI interessate,

associare sistematicamente le organizzazioni rappresentative delle varie categorie di PMI al processo legislativo comunitario, nazionale e regionale e al dialogo sociale ai diversi livelli, intensificando inoltre la collaborazione con il CESE e il Comitato delle regioni,

applicare sistematicamente il principio dell'Only Once su tutti i piani e a tutti i livelli di governo,

elaborare guide pratiche e documenti esplicativi per rendere comprensibili e più facilmente recepibili le normative adottate.

4.2.4

Sostenere le attività di accompagnamento e consulenza delle organizzazioni intermediarie. Le organizzazioni intermediarie che rappresentano le varie categorie di PMI sono un elemento essenziale del successo delle politiche comunitarie: alle PMI che richiedono competenze particolari esse prestano infatti servizi di assistenza tecnica che la nuova rete European Enterprise Network (EEN) non è in grado di offrire. Esse svolgono un ruolo insostituibile nella trasmissione delle informazioni e nell'assistenza alle imprese, permettendo in particolare di adeguare la legislazione alla specifica situazione individuale di ciascuna impresa e di tradurla a livello microeconomico e locale, anche al livello più prossimo alla piccola impresa. Da un lato, il CESE ritiene essenziale che i pubblici poteri a tutti i livelli intraprendano una politica proattiva di sostegno alle attività di tali organizzazioni e che i programmi comunitari che interessano le PMI prevedano espressamente misure in loro sostegno. Dall'altro, chiede alla Commissione, agli Stati membri e alle regioni di attuare le conclusioni formulate su questo tema dalla 4a Conferenza europea dell'artigianato e piccole imprese svoltasi a Stoccarda.

4.2.5

Rilanciare i programmi di cooperazione tra imprese e i programmi di scambio tra organizzazioni. Il CESE chiede alla Commissione di rilanciare i programmi di cooperazione interregionale fra le imprese che in passato si sono dimostrati efficaci; occorre inoltre sostenere le azioni condotte dalle organizzazioni intermediarie o permettere la creazione di organi destinati a favorire tale cooperazione.

4.3   Adottare uno SBAE realmente efficace

4.3.1

In questo contesto, il CESE si rallegra che il Consiglio e la Commissione si siano espresse a favore di uno SBAE, avendone esso stesso auspicato l'adozione a più riprese (1). Considera che, per essere efficace, tale SBAE debba rispondere a più condizioni:

4.3.1.1

deve mirare a creare il migliore ambiente possibile per le PMI e le microimprese a tutti i livelli e dare risposte concrete alle varie sfide che le PMI devono affrontare nel loro ciclo di vita, tra cui in particolare il trasferimento e la cessione; in questo senso, lo SBAE non deve portare a un indebolimento delle condizioni di lavoro dei lavoratori delle PMI; al contrario, le iniziative adottate dovrebbero consentire di tenere maggiormente conto della loro situazione;

4.3.1.2

deve apportare un reale valore aggiunto e non limitarsi a riunire i programmi esistenti e a coordinare semplicemente le diverse misure in corso;

4.3.1.3

non deve essere soltanto un'ulteriore dichiarazione d'intenti, come lo è stata purtroppo la Carta europea delle piccole imprese, né limitarsi a un semplice impegno politico da parte delle istituzioni comunitarie e degli Stati membri: le PMI e le microimprese europee meritano di più e il CESE ritiene che per sancire e dimostrare la volontà dell'UE di migliorare la propria azione verso le PMI e le microimprese occorra dare allo SBAE un valore giuridico;

4.3.1.4

esso deve essere vincolante nella sua totalità e imporsi a tutti i livelli decisionali — europeo, nazionale e regionale — rivolgendosi ai pubblici poteri di tutti i livelli, pur lasciando agli Stati membri il compito dell'attuazione (2);

4.3.1.5

deve applicarsi a tutte le politiche comunitarie integrandovi le PMI e sviluppando un approccio globale che tenga adeguatamente conto di tutti gli aspetti delle politiche e delle conseguenze delle nuove norme per le diverse categorie di PMI.

4.3.2

Il CESE chiede che lo SBAE preveda cinque misure politiche principali atte a garantire che la legislazione non limiti lo sviluppo e la competitività delle diverse categorie di PMI.

4.3.2.1

Garantire che i testi legislativi a tutti i livelli siano concepiti tenendo conto delle situazioni specifiche e delle esigenze particolari delle varie categorie di PMI. A tal fine occorre stabilire una regola di base valida per tutti i livelli decisionali, per cui l'elaborazione delle proposte legislative presuppone la conoscenza delle necessità e delle aspettative delle PMI, specie le più piccole, e il rispetto del principio Think Small First, con un'attenzione particolare per i lavoratori autonomi, che rappresentano oltre la metà delle imprese europee. Ciò implica in particolare la consultazione sistematica delle organizzazioni di rappresentanza delle PMI e un'adeguata partecipazione di esperti di queste organizzazioni a tutti i comitati consultivi regionali, nazionali o europei che trattano problematiche che possono avere un impatto sulle PMI, come richiesto dal Consiglio Competitività del 13 marzo 2006.

In quest'ottica, il CESE chiede che in ogni direzione generale della Commissione sia nominato un responsabile per le PMI con il compito di fare in modo che le misure legislative e i programmi gestiti dalla rispettiva DG tengano conto delle priorità e delle attese delle PMI e delle microimprese.

4.3.2.2

Garantire che la legislazione rispetti i principi fondamentali. Per il CESE, l'efficacia della legislazione a qualsiasi livello e quella dei programmi e delle misure collettive o individuali adottate a favore delle PMI dipende da quattro principi, che auspica di veder iscritti nello SBAE e applicati sistematicamente a tutti livelli — europeo, nazionale e regionale:

una valutazione d'impatto sistematica per le PMI : nessun testo legislativo dovrebbe potere essere adottato se non è stato precedentemente oggetto di una valutazione d'impatto sistematica che misuri gli effetti economici e sociali diretti e indiretti, l'onere amministrativo, i costi d'informazione e l'investimento che la norma comporterà per le varie categorie di imprese del settore d'attività interessato nonché i benefici che esse potranno trarne,

il principio di proporzionalità : la legislazione non deve imporre misure inutili alle PMI, ma limitarsi allo stretto necessario; le condizioni di applicazione della legislazione devono essere adeguate alle realtà e alle diverse situazioni delle imprese interessate e alle loro capacità di attuazione,

il principio dell' Only Once: le PMI sono entità produttive, non servizi amministrativi: esse non possono essere soggette più di una volta a dichiarazioni e procedure amministrative su uno stesso tema e spetta alle autorità amministrative interessate comunicarsi reciprocamente le informazioni. Negli sportelli unici questo principio potrebbe tradursi nell'applicazione del principio «un imprenditore — un interlocutore unico», con l'appoggio delle organizzazioni intermediarie che già svolgono questo ruolo a livello nazionale,

il principio di salvaguardia : non può essere adottata una normativa che sia contraria allo sviluppo delle PMI e che rischi di frenarne la competitività. Dovrebbe essere prevista la possibilità di bloccare ogni nuova proposta legislativa che non sia stata sottoposta a una valutazione d'impatto completa o che preveda misure che appaiono in contraddizione con lo sviluppo socioeconomico delle PMI.

Il CESE sottolinea inoltre la necessità di realizzare e garantire la piena trasparenza delle procedure amministrative, consentendo alle PMI di accedere a tutti i dati amministrativi che le riguardano e di correggerli in base alle loro esigenze.

4.3.2.3

Organizzare una politica dell'innovazione ampliata e coerente. Il CESE chiede che la Commissione, gli Stati membri e gli enti territoriali non si limitino a sostenere l'innovazione nell'alta tecnologia e che adottino un atteggiamento più proattivo, includendo nei loro programmi misure specifiche di sostegno all'innovazione a bassa e media tecnologia e all'innovazione non tecnologica diffusa nelle PMI, particolarmente le più piccole.

La nuova rete di consulenza dello European BIC Network (EBN) non basterà mai da sola per intervenire efficacemente in tutte le imprese dotate di un potenziale d'innovazione; il CESE chiede che lo SBAE stabilisca le priorità seguenti:

incoraggiare le parti sociali ad avviare nelle PMI un dialogo volto a realizzare un ambiente di lavoro propizio alla creatività e all'innovazione,

sostenere la nomina di consulenti nelle organizzazioni intermediarie delle PMI e delle piccole e microimprese al livello più vicino all'impresa e promuovere l'erogazione di una formazione mirata agli imprenditori e ai lavoratori per favorire l'innovazione, utilizzando le nuove opportunità offerte dai mercati in via di trasformazione,

creare strumenti finanziari adeguati alla situazione delle imprese più piccole, assicurandosi che essi vadano a sostenere anche misure destinate ai lavoratori,

indurre gli Stati membri e le regioni ad avviare, in collaborazione con le organizzazioni delle PMI, una campagna per l'individuazione delle innovazioni tecnologiche e non tecnologiche nelle PMI e soprattutto nelle microimprese.

4.3.2.4

Ampliare l'accesso ai programmi comunitari. Il CESE ritiene che la complessità amministrativa e i diversi requisiti imposti rendano la partecipazione delle piccole imprese ai programmi comunitari sempre più difficile, se non impossibile, determinando paradossalmente un crescente disinteresse delle organizzazioni intermediarie per questi programmi. Ad esempio, i vincoli giuridici che esistono attualmente non consentono di condurre azioni innovative e di sostenere progetti pilota sperimentali, privando così l'UE di un gran numero di proposte innovative. Il CESE è dell'avviso che principi e dispositivi debbano essere riveduti: data l'entità del lavoro, non spetta al presente parere precisare le modifiche necessarie. Il CESE chiede tuttavia alla Commissione, nel contesto dello SBAE, di avviare una concertazione con le organizzazioni di rappresentanza delle PMI per stabilire nuove condizioni per l'elaborazione e la partecipazione ai programmi ai diversi livelli territoriali.

In questo contesto, è necessario che i fondi strutturali permettano di favorire l'accesso delle PMI agli appalti pubblici, in particolare nelle regioni più svantaggiate (3).

4.3.2.5

Facilitare e incoraggiare il trasferimento e la cessione di imprese. Il CESE sottolinea in particolare la sfida del trasferimento e della cessione di imprese, in particolare delle piccole imprese di produzione e di servizi in ambito urbano e rurale: la loro annunciata, ma non ineluttabile, scomparsa avrà considerevoli effetti negativi sulla salvaguardia delle attività economiche e dei posti di lavoro in questi spazi. Occorre quindi, da un lato, favorire la creazione di sistemi che facilitino i contatti tra acquirenti e venditori e di incentivi finanziari o fiscali e, dall'altro, incitare gli imprenditori a una migliore capitalizzazione dell'impresa al fine di mantenere il valore dei loro attivi.

La situazione particolare vissuta dagli imprenditori in talune zone, come ad esempio quelle rurali, richiede l'elaborazione di formule innovative come i partenariati pubblico-privati.

4.4   Il nucleo dello SBAE dovrebbe essere uno strumento giuridicamente vincolante

4.4.1

Affinché lo SBAE sia realmente efficace, il CESE chiede che esso sia adottato dal Consiglio e dal Parlamento sotto forma di atto giuridico vincolante a livello europeo, nazionale e regionale.

4.4.2

In questo contesto, il CESE chiede una valutazione annuale dell'attuazione dello SBAE e del complesso delle politiche a favore delle PMI sia a livello comunitario che nazionale; chiede inoltre che venga elaborato un resoconto annuale dei progressi realizzati, che dovrà essere oggetto di un capitolo distinto nel quadro dell'attuazione della strategia di Lisbona.

4.4.3

Queste relazioni annuali consentiranno alla Commissione di formulare raccomandazioni in materia d'attuazione nei confronti sia degli Stati membri che delle regioni, raccomandazioni su cui il CESE conta di poter formulare propri pareri.

4.4.4

Il CESE chiede che queste valutazioni annuali portino — se del caso — all'adattamento o alla revisione dello SBAE e delle politiche riguardanti le PMI.

4.4.5

Il CESE raccomanda vivamente alla Commissione e al Consiglio di associare molto strettamente le organizzazioni di rappresentanza delle varie categorie di PMI nell'elaborazione e nell'attuazione dello SBAE.

Bruxelles, 9 luglio 2008.

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  Cfr. il parere del CESE sul tema Il potenziale delle imprese, specie quello delle PMI (strategia di Lisbona) (GU C 256 del 27.10.2007, pag. 8).

(2)  Cfr. il parere del CESE 979/2008 sul tema Gli appalti pubblici internazionali (GU C 224 del 30.8.2008, pag. 32), in cui il CESE si dichiara contrario «all'introduzione nell'UE di un sistema di quote per le PMI come quello previsto dallo Small Business Act (Legge sulle piccole imprese) americano».

(3)  Cfr. nota 2.


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