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Document 52008AE0997

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010) COM(2007) 797 def. — 2007/0278 (COD)

OJ C 224, 30.8.2008, p. 106–112 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/106


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010)

COM(2007) 797 def. — 2007/0278 (COD)

(2008/C 224/24)

Il Consiglio, in data 30 gennaio 2008, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010).

La sezione specializzata Occupazione, affari sociali, cittadinanza, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 7 maggio 2008, sulla base del progetto predisposto dal relatore PATER e dalla correlatrice KOLLER.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 116 voti favorevoli, 1 voto contrario e 5 astensioni.

1.   Sintesi della posizione del CESE

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo accoglie con favore la proposta della Commissione di designare il 2010 come «Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale». Si tratta infatti di un'iniziativa preziosa per sensibilizzare i cittadini riguardo alle persistenti sacche di povertà ed emarginazione in Europa, nonché per costruire un consenso sui modi di contrastare tali problemi.

1.2

Il CESE accoglie con favore l'approccio multiforme adottato nei confronti della povertà e dell'esclusione sociale, problemi che non possono ridursi alla mera persistenza di ineguaglianze relative di reddito. Per trasmettere con più efficacia il messaggio che la povertà e l'emarginazione sociale sono intollerabili in un continente ricco come l'Europa, nonché per conquistare il sostegno dei cittadini necessario per risolvere davvero questi problemi, le azioni da realizzare nel quadro dell'Anno europeo 2010 dovrebbero basarsi, oltre che sul concetto di povertà relativa, su nozioni di povertà che descrivano l'effettiva entità delle privazioni, le aree geografiche interessate e la profondità del problema, pur tenendo conto delle disparità presenti in tutta l'UE.

1.3

L'Anno europeo 2010 dovrebbe essere incentrato su tematiche ben definite, selezionate con cura e trasversali. In primo luogo, se si vogliono ridurre la povertà e l'esclusione sociale grazie all'attivazione professionale e sociale, è necessario aumentare e migliorare i sistemi e i programmi di sostegno sociale. In tal senso, la politica sociale è un autentico fattore produttivo. In secondo luogo, ridurre la povertà e l'esclusione sociale è interesse di ogni cittadino, per cui ciascuno dovrebbe contribuire a raggiungere questo obiettivo. Ciò non deve tuttavia far dimenticare che il compito di condurre la lotta contro la povertà e l'emarginazione incombe in primo luogo alla politica, e quindi alle istituzioni statali e infrastatali, come pure a tutti gli attori sociali.

1.4

L'Anno europeo 2010 dovrebbe costituire un'opportunità per sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo alla necessità di ammodernare e rafforzare il modello sociale europeo e alle relative conseguenze. L'inclusione attiva è cruciale per preservare e consolidare la coesione e la solidarietà della società in un momento in cui il mondo attraversa una crisi finanziaria e alimentare e in un'epoca di globalizzazione e di evoluzione demografica in Europa. In ogni caso, tutto ciò comporterà dei cambiamenti negli stili di vita attuali di molti europei, mentre crescono i timori per la precarietà dei posti di lavoro. Gli eventi realizzati nell'ambito dell'Anno europeo andrebbero utilizzati per ampliare il sostegno dei cittadini alle riforme necessarie.

1.5

Inoltre, l'Anno europeo 2010 dovrebbe costituire una piattaforma per il dibattito pubblico sui modi di preservare e accrescere la coesione sociale in un contesto di crescenti disparità di reddito fra gli europei. Bisognerà trovare soluzioni di politica pubblica innovative e integrate.

In tale contesto il CESE richiama l'attenzione sul fatto che una lotta efficace contro la povertà e l'esclusione sociale richiede il concorso di molte politiche settoriali. Bisogna che l'equa distribuzione del benessere raggiunto sia riconosciuta, con maggior determinazione di oggi, come un vero e proprio obiettivo politico a livello dell'UE.

Anche gli obiettivi dell'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale dovrebbero pertanto rispecchiare meglio l'importanza di una politica attiva ai fini dell'eradicazione della povertà e dell'esclusione sociale nel quadro del raggiungimento degli obiettivi della strategia dell'UE per la crescita economica e l'occupazione (1).

L'efficacia di queste soluzioni dipenderà dal coinvolgimento costante delle parti sociali e delle altre organizzazioni della società civile nonché dal coinvolgimento e dalla partecipazione attivi dei cittadini nella costruzione delle comunità locali.

1.6

Il CESE ritiene che gli aspetti operativi dell'iniziativa proposta siano stati studiati in modo molto accurato. Degno di particolare nota è il fatto che la proposta tenga in debito conto gli aspetti specifici dei singoli paesi, sul presupposto di una stretta cooperazione con le parti sociali e le altre organizzazioni della società civile nonché della partecipazione diretta dei cittadini colpiti da povertà ed esclusione sociale.

1.7

Il CESE si rallegra del fatto che l'importo della dotazione finanziaria assegnata all'attuazione degli obiettivi dell'Anno europeo sia il maggiore mai destinato nell'UE a una tale iniziativa; tuttavia, considerata la portata delle azioni previste, chiede comunque di aumentare tale importo.

2.   Sintesi della proposta della Commissione

2.1

Lo scopo per cui si è deciso di designare il 2010 come Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale è contribuire a raggiungere l'obiettivo, fissato dalla strategia di Lisbona e ribadito nella nuova Agenda sociale europea per il 2005-2010 (2), di «imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà».

2.2

Le azioni da compiere nel quadro dell'Anno europeo si concentreranno su quattro obiettivi: 1) il riconoscimento del diritto delle persone in condizioni di povertà e di esclusione sociale di vivere dignitosamente e far parte a pieno titolo della società; 2) la partecipazione, ossia la responsabilità comune di tutti i componenti della società per la lotta alla povertà e all'emarginazione; 3) la coesione, nella convinzione che mantenere la coesione sociale sia nell'interesse di tutti; e 4) l'impegno, sottolineando la volontà politica dell'UE di considerare la lotta alla povertà e all'esclusione sociale una vera priorità.

2.3

Tali azioni, da compiere su scala comunitaria e nazionale, comprenderanno riunioni e convegni, campagne informative e promozionali, nonché studi e relazioni. Esse dovrebbero coinvolgere tutte le parti interessate e offrire alle persone colpite dalla povertà e dall'esclusione sociale l'opportunità di esprimere le proprie esigenze e le proprie opinioni.

2.4

I progetti relativi all'Anno europeo 2010 possono contare su stanziamenti per 17 milioni di euro a carico del bilancio UE. Con l'aggiunta dei cofinanziamenti previsti da parte degli enti pubblici e privati degli Stati membri, l'importo disponibile potrebbe arrivare a 26,175 milioni di euro.

3.   Osservazioni generali sull'obiettivo dell'iniziativa proposta

3.1

Il Comitato economico e sociale europeo accoglie con favore l'iniziativa proposta dalla Commissione che, se attuata in modo appropriato, potrebbe contribuire a sensibilizzare i cittadini e stimolare il dibattito pubblico sui modi di contrastare con decisione e con efficacia la povertà e l'esclusione sociale.

3.2

Il CESE è convinto che il tema proposto per l'Anno europeo 2010 sia importante ed attuale. L'iniziativa, infatti, non solo servirà a richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sul tema, ma aiuterà anche a mantenerla viva nel tempo. Il CESE è d'accordo sugli obiettivi generali e specifici dell'iniziativa e sui temi in cui questa si articola, nonché sui metodi proposti per realizzarla: le osservazioni che seguono mirano a innalzarne il profilo pubblico e accrescerne l'efficacia politica.

3.3

In un continente relativamente prospero come l'Europa, la salvaguardia e il miglioramento della qualità della vita di tutti i cittadini dipendono dal loro impegno a considerare la povertà e l'emarginazione sociale problemi da affrontare con efficacia. Le azioni relative all'Anno europeo dovrebbero rafforzare tale impegno negli europei di ogni condizione sociale ed economica.

3.4

È quindi importante che tali azioni facciano tesoro delle conoscenze ed esperienze acquisite dopo il lancio della strategia europea contro la povertà e l'esclusione sociale, da parte del Consiglio europeo di Nizza nel 2000. Occorre inoltre realizzare sinergie con le iniziative organizzate da altri attori, ad esempio dal Consiglio d'Europa, nel quadro della task force di alto livello sulla coesione sociale nel XXI secolo (3), e dall'ONU, in occasione della celebrazione annuale della Giornata mondiale del rifiuto della miseria il 17 ottobre.

3.5

Il CESE ricorda che, nelle attività relative all'Anno europeo, dovrebbero trovare la giusta collocazione una serie di questioni e di tematiche già trattate in diversi pareri (4):

il sostegno a una politica sociale più moderna in quanto autentico fattore produttivo in grado di assicurare l'attivazione professionale di tutti gli abili al lavoro e l'attivazione sociale di tutti,

una modernizzazione del modello sociale europeo, nel senso ampio del termine, che gli consenta di rispondere con successo alle nuove sfide in tema di occupazione, inclusione sociale e lotta alla povertà e ripercussioni sociali della globalizzazione, perché l'Europa continui ad essere «una zona di benessere democratica, rispettosa dell'ambiente, competitiva e solidale, e fondata sul principio dell'integrazione sociale per tutti i cittadini europei» (5),

l'esigenza di politiche più efficaci volte a integrare nel mercato del lavoro le categorie di persone discriminate o comunque svantaggiate, e in particolare dei lavoratori con occupazioni scarsamente retribuite e/o precarie (6),

un dibattito pubblico aperto e il sostegno da parte dei cittadini come condizioni necessarie per orientare tale modernizzazione nel senso dell'attivazione occupazionale e della partecipazione sociale; il CESE non ha mancato di sottolineare che «per contribuire alla formazione della società europea di domani, il modello sociale europeo deve essere dinamico e pronto a cogliere le sfide, i cambiamenti e le riforme» e che «il modello sociale europeo avrà un senso solo se godrà del sostegno dei cittadini europei e solo se questi ultimi avranno acquisito la consapevolezza necessaria» (7),

un forte accento sull'azione a livello locale, sul ruolo delle parti sociali, sul coinvolgimento e l'incoraggiamento della società civile e sulla valorizzazione dell'attivismo sociale, in particolare nella lotta alla povertà e all'esclusione sociale,

la necessità di adottare approcci globali, che vadano oltre le politiche occupazionali e sociali tradizionali per abbracciare anche quelle economiche, educative, regionali, culturali e infrastrutturali, in particolare nella lotta alla povertà e all'esclusione sociale,

la presa d'atto e il riconoscimento che gli uomini e le donne vivono la povertà in maniera diversa e che le politiche sociali andrebbero modulate di conseguenza,

l'esigenza di un metodo aperto di coordinamento più efficace a livello europeo in materia di lotta alla povertà e all'esclusione sociale,

la collocazione di questa lotta in un contesto internazionale, in particolare promuovendo in tutto il mondo i diritti fondamentali sul lavoro e gli standard di «lavoro dignitoso».

In prosieguo, il CESE sviluppa alcuni aspetti di queste tematiche, che considera particolarmente pertinenti per le attività da compiere nel quadro dell'Anno europeo.

3.6

Nel corso dell'anno sarà opportuno volgere l'attenzione ad alcune possibili misure positive:

l'impatto della lotta al lavoro non dichiarato,

misure attive a favore del reinserimento nel mondo del lavoro,

gli investimenti in attività industriali e servizi capaci di generare occupazione.

Occorrerà poi valutare i possibili effetti negativi o aggravanti, in particolare: la futura crescita economica durante e dopo l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale,

e gli effetti sulla situazione energetica e alimentare delle categorie più a rischio o in condizioni di povertà o miseria.

4.   Trasmettere il messaggio in modo più efficace

4.1

La decisione di indire l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale sottolinea che nell'Unione europea 78 milioni di persone, pari al 16 % della popolazione, sono esposte al rischio della povertà. Il CESE è convinto che, per trasmettere con efficacia il messaggio politico dell'Anno europeo, occorra far ricorso e riferimento, oltre che alla comune nozione di povertà relativa legata al reddito, anche ad altre nozioni di povertà, che ne misurino la persistenza e rispecchino l'effettiva entità delle privazioni che colpiscono ancora molti europei. Di conseguenza, le azioni da compiere nel quadro dell'Anno europeo dovrebbero basarsi anche su un'ampia serie di indicatori di povertà sia relativa che assoluta, in modo da sensibilizzare i cittadini riguardo all'esistenza e all'intollerabilità delle situazioni che esse descrivono.

4.2

Inoltre, il CESE fa notare che gli indicatori finora utilizzati si limitano a «descrivere» il problema della povertà e dell'esclusione sociale. Considerate le sfide che si profilano per la coesione sociale nell'UE e la conseguente necessità di ammodernare il modello sociale europeo, è importante che gli indicatori sottintendano soluzioni equilibrate di politica pubblica, comprensive anche di una migliore ridistribuzione del reddito nonché delle politiche di flessicurezza nel mercato del lavoro finanziate e gestite correttamente e delle politiche di inclusione attiva. Questo «modello dinamico» in tema di politiche sociali e occupazionali è già stato raccomandato dal CESE in un suo parere in materia (8).

4.3

Il CESE si compiace del fatto che la Commissione abbia riconosciuto che la natura multiforme della povertà e dell'esclusione sociale richiede misure adeguate. Nella comunicazione sull'Agenda sociale per il periodo 2005-2010, intesa fra l'altro a persuadere gli Stati membri a rafforzare, completare e semplificare le misure di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale, la Commissione ha giustamente aggiunto all'indicatore «povertà relativa» quello costituito dalla povertà persistente (9). In seguito, nel proporre un maggiore coordinamento anche in tema di protezione sociale, assistenza sanitaria e cure di lunga durata, la Commissione ha richiamato l'attenzione sull'esigenza di attribuire un maggior peso agli «indicatori per il monitoraggio delle privazioni» (10).

4.4

Alla luce di quanto precede, il CESE è convinto che la decisione riguardante l'Anno europeo 2010 debba basarsi su nozioni di povertà che descrivano meglio l'entità delle privazioni, le aree geografiche interessate e la profondità del problema. Ciò, infatti, accrescerebbe l'attenzione e il sostegno dei cittadini alle politiche occupazionali e di protezione sociale, di livello europeo e nazionale, rivolte alle persone e alle comunità minacciate o colpite da povertà profonda e assoluta (11).

5.   I temi principali, gli obiettivi e i tipi di attività dell'Anno europeo

5.1

La povertà è un fenomeno multiforme. I relativi rischi sono distribuiti in maniera diseguale nella società e, quando si sommano tra loro, rendono determinati gruppi sociali particolarmente vulnerabili.

5.2

La povertà è in genere legata alla disoccupazione, e in particolare a quella di lunga durata. Pertanto, come indicato nella Relazione congiunta per il 2007 sulla protezione sociale e l'inclusione sociale (12), un posto di lavoro è la migliore tutela contro la povertà e l'esclusione sociale. Tuttavia, come aggiunge la stessa relazione, esso non può essere la sola tutela: il fenomeno dei lavoratori poveri ne è una drammatica testimonianza.

5.3

La povertà può essere legata anche alle scarse competenze professionali o alla mancanza di quelle richieste per i posti di lavoro disponibili, oppure ancora al fatto che le competenze possedute sono insufficienti per mantenere un impiego di qualità e adeguatamente retribuito. I gruppi sociali particolarmente soggetti a questo rischio sono i giovani, in particolare quelli che abbandonano gli studi, e i lavoratori anziani.

5.4

Si può restare intrappolati nella morsa della povertà anche a causa di sistemi di sostegno al reddito mal congegnati, che scoraggiano il lavoro regolare e in ultima analisi condannano alla povertà anche in età avanzata.

5.5

Anche la struttura familiare può costituire un fattore di rischio: è il caso delle famiglie monoreddito, specialmente se monoparentali, e/o con tre o più figli a carico. Inoltre, la disgregazione del nucleo familiare o la perdita del lavoro, comportando la perdita della casa, è una situazione potenzialmente pericolosa.

5.6

Analogamente, le persone in cattive condizioni di salute (ad esempio a causa dell'età), con limitazioni cognitive o disabilità, sono anch'esse — specialmente se poco qualificate — ad alto rischio di povertà, come pure i tossicomani.

5.7

Oltre ad esse, sono a rischio anche le persone che vivono in zone periferiche o altrimenti svantaggiate.

5.8

Una particolare categoria di persone a rischio di povertà è poi costituita dagli immigrati e dai membri delle minoranze etniche, i quali, oltre ad aver spesso competenze sociali e linguistiche inadeguate e/o un adattamento culturale insufficiente, possono anche subire discriminazioni.

5.9

Gli esempi sopraelencati evidenziano l'ampiezza dei problemi in gioco e la complessità dei rimedi di politica pubblica chiamati a risolverli. Se si vogliono ridurre in misura significativa la povertà e l'esclusione sociale, gli sforzi delle pubbliche amministrazioni a tutti i livelli devono essere accompagnati da quelli delle parti sociali, delle organizzazioni della società civile e dei singoli cittadini. Essi rivelano inoltre il seguente paradosso: se tutte le persone abili al lavoro vanno integrate socialmente, e lo strumento principale per farlo è l'occupazione, per contribuire alla crescita economica dell'Europa e compensare in parte il declino della sua popolazione, allora i sistemi e i programmi di sostegno vanno aumentati e migliorati, non ridotti. Questi dovrebbero essere i due temi principali dell'Anno europeo.

5.10

Il CESE è convinto che gli obiettivi generali e specifici dell'Anno europeo, nonché i temi prescelti per le attività da compiere nel quadro di tale iniziativa, mirino a raggiungere un nuovo equilibrio tra l'esigenza sociale che le persone siano economicamente attive e il bisogno individuale di sicurezza. La necessità di un tale riequilibrio deriva dalla globalizzazione, dai mutamenti demografici, dal progresso tecnologico e dall'evoluzione del mercato del lavoro in Europa, che comportano cambiamenti di rilievo nello stile di vita di molti europei. Inoltre, la politica del mercato del lavoro e le politiche sociali devono essere ammodernate e migliorate in modo da agevolare le necessarie transizioni e offrire ai cittadini una «rete di sicurezza» sostenibile gestita e finanziata correttamente. Mentre alcuni traggono vantaggio dalle opportunità offerte dai nuovi mercati del lavoro e dai programmi di attivazione, altri le considerano una minaccia al loro status sociale e professionale. Secondo il CESE, le azioni da compiere nel quadro dell'Anno europeo dovrebbero affrontare queste preoccupazioni concrete (13).

5.11

Oggigiorno, nel trattare il problema delle persone a rischio di disoccupazione e/o esclusione sociale, si sottolinea l'importanza dell'attivazione occupazionale di tutti gli abili al lavoro, che consente alla società di avvalersi dei loro talenti e nel contempo soddisfa le esigenze individuali di avanzamento professionale e sociale (14). Oltre che su un sostegno appropriato al reddito, si pone sempre più l'accento sul miglioramento dell'accesso di tutti ai servizi sociali, e in particolare a quelli che aiutano i cittadini a migliorare, aggiornare o cambiare le proprie qualifiche professionali o a mantenersi in salute. Tuttavia, se vogliono trarre vantaggio da queste opportunità, i cittadini sono chiamati ad attivarsi personalmente assai più di prima, dando prova di iniziativa e impegno intellettuale e cooperando con i vari servizi di sostegno. Se si vuole ottenere il sostegno dei cittadini alle politiche che richiedono tali sforzi, è realmente necessario informarli sugli scopi delle stesse (15). Le attività dell'Anno europeo dovrebbero contribuire a questo risultato. Gli obiettivi dell'Anno europeo dovrebbero rispecchiare meglio l'importanza, ai fini della buona riuscita della strategia dell'UE per la crescita e l'occupazione, di una politica attiva volta a contrastare la povertà e l'esclusione sociale (16). Occorre che gli eventi da realizzare nel quadro dell'Anno europeo trasmettano meglio il messaggio che una politica sociale di più elevata qualità e più moderna migliora il funzionamento del mercato del lavoro e contribuisce alla creazione di posti di lavoro, e lo dimostrino in modo convincente. Analogamente, occorre comunicare e dimostrare che misure di sostegno al reddito correttamente congegnate vanno a beneficio di chi è a rischio di disoccupazione ed emarginazione sociale, riducendo le pressioni di vario tipo che lo allontanano dal mercato del lavoro regolare e contribuendo così a ridurre l'economia informale.

5.12

La decisione proposta contiene una serie di affermazioni che andrebbero precisate meglio.

5.13

Il CESE osserva che menzionare «bambini, genitori soli, persone anziane, migranti e minoranze etniche, disabili, senzatetto, detenuti, donne e bambini vittime di violenza, nonché tossicomani» (17) tra i gruppi esposti a un rischio particolarmente elevato di povertà ed esclusione sociale, senza fornire ulteriori precisazioni al riguardo, potrebbe avere un effetto opposto a quello auspicato. Tali gruppi, infatti, comprendono sia persone a rischio che persone non a rischio di povertà. Come già osservato in questo parere, di solito è la mancanza di capacità adeguate e/o l'elevato rapporto tra il numero dei componenti della famiglia e quello dei percettori di reddito nella stessa a esporre queste categorie sociali al rischio della povertà.

6.   La coesione sociale — La persistenza e l'aumento delle disparità di reddito

6.1

L'Anno europeo 2010 può anche offrire un'opportunità di dibattito pubblico sulle sfide attuali e future per la solidarietà e la coesione sociali in un'Europa che va trasformandosi in una società e un'economia basate sulla conoscenza e deve far fronte al cambiamento demografico (18). Una riflessione di questo tipo è particolarmente necessaria in un continente che ha senz'altro i mezzi per ridurre in maniera decisiva la povertà e l'esclusione sociale.

6.2

Nel frattempo, troppi giovani non hanno, una volta usciti dalla scuola, le competenze alfabetiche e matematiche necessarie per una carriera di successo nella nuova economia. Sono necessari rimedi efficaci non solo per allontanare lo spettro della loro emarginazione sociale, ma anche per soddisfare la domanda di lavoratori qualificati da parte dell'economia. Inoltre, l'Europa è posta di fronte a uno sdoppiamento sempre più marcato del mercato del lavoro in un segmento occupazionale di alto livello qualificativo e retributivo ed uno a bassa qualificazione e retribuzione, con le disparità di reddito che ne conseguono. I cittadini europei devono sviluppare e accettare una visione che concili la salvaguardia della giustizia e della coesione sociali con quella della competitività dell'UE in un'economia globale.

6.3

Le misure attuate «dall'alto» dai governi non garantiranno la coesione sociale se non verranno integrate da iniziative «dal basso» dei cittadini. Così come il Consiglio europeo di Nizza del 2000 ha riconosciuto il ruolo fondamentale della partecipazione delle organizzazioni della società civile nel mobilitare l'impegno per combattere la povertà e l'esclusione sociale, il CESE è convinto che anche il ruolo di rilievo svolto dal coinvolgimento personale di tutti i cittadini nella costruzione di comunità inclusive vada riconosciuto e promosso nel corso dell'intero Anno europeo 2010. In tale contesto, sarebbe importante inviare il messaggio che il coinvolgimento dei cittadini è interesse di ogni membro della comunità, a prescindere dalla sua condizione economica o sociale.

6.4

In proposito il CESE richiama il proprio parere sul volontariato, in cui raccomanda tra l'altro di «incoraggiare i governi degli Stati membri a definire una politica nazionale in materia [di volontariato] e strategie volte a promuovere direttamente le attività di volontariato e a favorirne il riconoscimento», aggiungendo che «tale politica nazionale dovrebbe contemplare anche il ruolo di un'infrastruttura nel facilitare l'attività di volontariato» (19). Ciò implica che coloro che desiderano mettere tempo e capacità a disposizione della comunità in cui vivono come minimo non dovrebbero essere scoraggiati da ostacoli giuridici o burocratici (20). Se è vero che il CESE è sempre dell'avviso che al volontariato debba essere dedicato un apposito Anno europeo, è vero altresì che gli aspetti pertinenti della partecipazione civica andrebbero evidenziati anche nel quadro delle manifestazioni dell'Anno europeo 2010.

6.5

Il CESE raccomanda vivamente che tali manifestazioni evitino di dare l'impressione che, in base alle politiche di flessicurezza e inclusione attiva attualmente promosse, lo sforzo di risalire la china della disoccupazione e della povertà (contribuendo così alla coesione sociale) è chiesto solo ai datori di lavoro, ai governi e ai beneficiari dei programmi occupazionali e di protezione sociale. Al contrario, esse dovrebbero trasmettere chiaramente il messaggio che tale responsabilità incombe a ogni cittadino.

6.6

Un'altra questione da considerare è che, in un contesto di persistenti o addirittura crescenti disparità economiche, la salvaguardia della coesione sociale potrebbe essere agevolata anche realizzando spazi pubblici di qualità (spazi urbani, scuole, università, biblioteche, parchi, strutture ricreative) in cui persone di varia estrazione e di diversa condizione sociale ed economica siano invogliate ad aggregarsi e trascorrere il tempo insieme.

6.7

La maggior parte delle nuove sfide e dei nuovi dilemmi che attendono la coesione sociale e la politica pubblica potrebbe essere affrontata nel quadro degli obiettivi generali della decisione proposta. Tuttavia, per stimolare un dibattito pubblico utile nel corso dell'Anno europeo, tali tematiche andrebbero articolate meglio. Le possibili azioni qui proposte per promuovere la coesione sociale potrebbero integrare il dibattito del 2010 in tema di inclusione sociale attiva e di politiche occupazionali efficaci.

7.   Politica sociale in senso ampio

7.1

Secondo il CESE, le proposte avanzate per l'Anno europeo, in particolare quelle relative alla gamma di azioni da compiere, consentiranno anche di sottolineare che, per conseguire l'obiettivo, fissato dalla strategia di Lisbona, di «imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà» e l'esclusione sociale entro il 2010, saranno necessarie misure di vario genere, nonché di sensibilizzare i cittadini al riguardo (21).

7.2

Le misure educative realizzate nel corso dell'Anno europeo dovrebbero comprendere la sensibilizzazione, nei singoli Stati membri, riguardo ai fattori che determinano l'entità delle pensioni future e incoraggiare a prendere iniziative in grado di garantire una vita dignitosa durante la pensione.

7.3

Il CESE è convinto che, negli eventi da organizzare nell'ambito dell'Anno europeo, occorra prestare attenzione anche alle modalità con cui la Banca centrale europea potrebbe utilizzare i poteri attribuitile dal Trattato per contribuire alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale.

7.4

Il CESE è convinto della necessità di mostrare che l'emarginazione sociale potrebbe essere ridotta da politiche che vadano al di là dell'ambito tradizionale del mercato del lavoro e della protezione sociale, come politiche urbanistiche che impediscano la ghettizzazione dei poveri, politiche dei trasporti che riducano le barriere geografiche alla mobilità sociale e politiche economiche per lo sviluppo delle zone periferiche e, infine, politiche distributive e di garanzia dei servizi di interesse generale che invertano la tendenza, osservabile da anni, al progressivo ampliamento del divario tra ricchi e poveri.

7.5

In proposito il CESE richiama l'attenzione sulle differenze tra le situazioni dei singoli Stati membri, divenute più marcate dopo l'allargamento dell'UE. Come affermato in uno studio, negli Stati membri «ricchi» persino i «più poveri» soffrono meno privazioni dei «più ricchi» negli Stati membri «poveri» (22). Ciò mette in luce l'importanza di intervenire in modo efficace per garantire la coesione sociale e attenuare le disparità economiche attualmente presenti in tutta l'UE, così da ridurre le aree di povertà e di esclusione sociale, il che a sua volta consentirebbe di sviluppare ulteriormente il metodo aperto di coordinamento della politica sociale nell'UE (23). È questo un punto che merita un'attenzione e una considerazione particolari nel quadro degli eventi da realizzare nell'Anno europeo.

8.   Osservazioni in merito all'attuazione dell'iniziativa proposta

8.1

Il CESE ritiene che gli aspetti operativi dell'Anno europeo 2010 siano stati studiati in modo accurato, poiché si tiene debitamente conto delle priorità e delle sensibilità dei singoli Stati membri (ad esempio riguardo alla delicata questione dell'integrazione nel mercato del lavoro e nella società degli immigrati e delle minoranze etniche). Inoltre, è importante anche il fatto che sia instaurata una stretta cooperazione con le parti sociali e le altre organizzazioni della società civile.

8.2

Il rilievo attribuito al contributo delle parti sociali e delle altre organizzazioni della società civile al conseguimento degli obiettivi dell'Anno europeo rispecchia la loro indispensabilità ai fini dell'attuazione dell'Agenda sociale della strategia di Lisbona, lanciata nel 2000 dal Consiglio europeo di Nizza nell'ambito della strategia europea di lotta alla povertà e all'esclusione sociale. Oggi più che mai, l'azione dei governi deve essere integrata, corretta e rafforzata dalle iniziative «dal basso». Inoltre, è importante che, nel definire e attuare la politica sociale, si presti il debito ascolto alla voce di coloro che ne sono i destinatari. È dunque a ragione che le suddette organizzazioni sono state invitate a cooperare attivamente alla realizzazione degli obiettivi dell'Anno europeo.

8.3

Il Comitato si rallegra del fatto che l'importo della dotazione finanziaria assegnata all'attuazione degli obiettivi dell'Anno europeo sia il maggiore mai stanziato nell'UE per una siffatta iniziativa. Tuttavia, considerate le azioni particolareggiate elencate in allegato alla decisione proposta, il CESE chiede comunque di aumentare l'importo di tale dotazione per garantire l'efficace realizzazione delle azioni associate all'Anno europeo.

8.4

Il CESE si rallegra inoltre del fatto che, nel progettare e attuare le attività da compiere nel quadro dell'Anno europeo, si terrà conto del diverso modo in cui uomini e donne vivono la povertà e l'esclusione sociale.

8.5

Il CESE ritiene che le priorità dell'Anno europeo, elencate in allegato alla proposta, vadano ampliate per aggiungervi la povertà tra i lavoratori precari. Le questioni attinenti ai disabili andrebbero infine considerate distintamente anziché accorpate a quelle relative ad altri gruppi sociali vulnerabili.

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  Cfr. ad esempio i pareri del CESE del 18 gennaio 2007 sul tema Bilancio della realtà della società europea (relatore: OLSSON, GU C 93 del 27.4.2007), punto 2.2, e del 13 luglio 2005 in merito alla Comunicazione della Commissione sull'Agenda sociale (relatrice: ENGELEN-KEFER, GU C 294 del 25.11.2005), punto 6.1.

(2)  Comunicazione della Commissione sull'Agenda sociale (COM(2005) 33 def., del 9 febbraio 2005), punto 2.2, pag. 10.

(3)  Cfr. la relazione della task force di alto livello sulla coesione sociale nel XXI secolo Towards an Active, Fair and Socially Cohesive Europe/Vers une Europe active, juste et cohésive sur le plan social (Verso un'Europa attiva, giusta e coesa sul piano sociale), Consiglio d'Europa, Strasburgo, 26 ottobre 2007, TFSC(2007) 31 E (in inglese) o 32 F (in francese).

(4)  Si tratta dei seguenti pareri del CESE: del 13 luglio 2005, in merito alla comunicazione della Commissione sull'Agenda sociale — relatrice: ENGELEN-KEFER (GU C del 25.11.2005); del 29 settembre 2005, sul tema Le donne e la povertà nell'Unione europea — relatrice: KING (GU C 24 del 31.1.2006); del 6 luglio 2006, sul tema Coesione sociale: dare un contenuto al modello sociale europeo — relatore: EHNMARK (GU C 309 del 16.12.2006); del 13 dicembre 2006, sul tema Le attività di volontariato, il loro ruolo nella società europea e il loro impatto — relatrice: KOLLER e correlatrice: ZU EULENBURG (GU C 325 del 30.12.2006); del 18 gennaio 2007, sul tema Bilancio della realtà della società europea — relatore: OLSSON (GU C 93 del 27.4.2007); del 25 ottobre 2007, sul tema Credito ed esclusione sociale in una società opulenta — relatore: PEGADO LIZ (GU C 44 del 16.2.2008); del 13 dicembre 2007, in merito alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni Promuovere la solidarietà fra le generazioni -relatore: JAHIER (GU C 120 del 16.5.2008).

(5)  Cfr. il parere del CESE, del 6 luglio 2006, sul tema Coesione sociale: dare un contenuto al modello sociale europeo — relatore: EHNMARK (GU C 309 del 16.12.2006), punto 2.1.2.5.

(6)  Cfr. il parere del CESE, del 12 luglio 2007, sul tema L'occupazione per le categorie prioritarie (strategia di Lisbona) — relatore: GREIF (GU C 256 del 27.10.2007).

(7)  Cfr. parere del 6 luglio 2006 sul tema Coesione sociale: dare un contenuto al modello sociale europeo — relatore: EHNMARK (GU C 309 del 16.12.2006), punti 1.8 e 1.9.

(8)  Cfr. il parere del CESE, del 6 luglio 2006, sul tema Coesione sociale: dare un contenuto al modello sociale europeo — relatore: EHNMARK (GU C 309 del 16.12.2006), punto 2.4.

(9)  Secondo la definizione di Eurostat, il tasso di povertà persistente indica il numero di persone colpite da povertà relativa in due degli ultimi tre anni.

(10)  Comunicazione della Commissione Lavorare insieme, lavorare meglio: un nuovo quadro per il coordinamento aperto delle politiche di protezione sociale e di integrazione nell'Unione europea (COM(2005) 706 def.., del 22 dicembre 2005), punto 3.5, pag. 9.

(11)  Nei suoi pareri il CESE ha spesso fatto riferimento a nozioni di povertà più specifiche, rivolgendo ad esempio l'attenzione ai gruppi sociali che «soffrono di privazioni» e «sono fortemente svantaggiati» (parere del 13 dicembre 2007 in merito alla comunicazione della Commissione Promuovere la solidarietà fra le generazioni — relatore: JAHIER (GU C 120 del 16.5.2008, punto 2.5), alla «povertà permanente» (parere del 29 settembre 2005 sul tema Le donne e la povertà nell'Unione europea — relatrice: KING (GU C 24 del 31.1.2006, punto 1.7) e alla povertà «in termini qualitativi», intesa come «mancanza o (…) insufficienza di risorse materiali necessarie per soddisfare le esigenze vitali dell'individuo» (parere del 25 ottobre 2007 sul tema Credito ed esclusione sociale in una società opulenta — relatore: PEGADO LIZ (GU C 44 del 16.2.2008, punto 3.1.3). In un'occasione il CESE ha persino affermato quanto segue: «il Comitato raccomanda vivamente alla Commissione di ridefinire il concetto di povertà, in quanto la definizione attuale mette in risalto solo le cause più evidenti del fenomeno e sottovaluta il livello di povertà delle donne e l'impatto che tale povertà può avere» (parere del 29 settembre 2005 sul tema Le donne e la povertà nell'Unione europea — relatrice: KING (GU C 24 del 31.1.2006, punto 2.1). Naturalmente, tale insufficienza del concetto di povertà relativa non riguarda solo la povertà delle donne, bensì la povertà in generale.

(12)  Relazione congiunta sulla protezione sociale e l'inclusione sociale 2007, Commissione europea, 2007, pag. 45.

(13)  Cfr. i pareri del CESE del 6 luglio 2006 sul tema Coesione sociale: dare un contenuto al modello sociale europeo — relatore: EHNMARK (GU C 309 del 16.12.2006), in particolare ai punti 1.6-1.8 e 2.3.1-2.3.5, e del 18 gennaio 2007 sul tema Bilancio della realtà della società europea — relatore: OLSSON (GU C 93 del 27.4.2007), in particolare al punto 2.4.

(14)  The social situation in the European Union 2005-2006: The Balance between Generations in an Ageing Europe (La situazione sociale nell'Unione europea 2005-2006: l'equilibrio tra generazioni in un'Europa che invecchia), Commissione europea, 2007, pag. 17, nel riassumere i risultati di uno studio sul grado di soddisfazione personale dei cittadini europei, osserva che, ai fini della gratificazione personale, l'importanza del lavoro va molto al di là del reddito che se ne trae.

(15)  «Presentare le sfide ai cittadini europei» era una delle principali raccomandazioni del parere del CESE del 6 luglio 2006 sul tema Coesione sociale: dare un contenuto al modello sociale europeo, punto 2.6 — relatore: EHNMARK (GU C 309 del 16.12.2006).

(16)  Cfr. ad esempio i pareri del CESE del 18 gennaio 2007 sul tema Bilancio della realtà della società europea — relatore: OLSSON (GU C 93 del 27.4.2007), punto 2.2, e del 13 luglio 2005 in merito alla Comunicazione della Commissione sull'Agenda sociale — relatrice: ENGELEN-KEFER (GU C 294 del 25.11.2005), punto 6.1.

(17)  Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010) (COM(2007) 797 def. — 2007/0278 (COD), del 12 dicembre 2007), considerando n. 11, pag. 9.

(18)  Il CESE ha espresso qualche preoccupazione per l'impatto sociale della rivoluzione della conoscenza e ha sottolineato la necessità di affrontare questo problema con il dialogo sociale già nel parere del 6 luglio 2006 sul tema Coesione sociale: dare un contenuto al modello sociale europeo — relatore: EHNMARK (GU C 309 del 16.12.2006), punto 2.4.5.

(19)  Parere del CESE del 13 dicembre 2006 sul tema Le attività di volontariato, il loro ruolo nella società europea e il loro impatto — relatrice: KOLLER e correlatrice: GRÄFIN ZU EULENBURG (GU C 325 del 30.12.2006), punto 1.2.

(20)  Il parere del CESE del 13 dicembre 2007 in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioniPromuovere la solidarietà fra le generazioni — relatore: JAHIER (GU C 120 del 16.5.2008) sottolinea (punto 4.5) i vantaggi della partecipazione civica anche per gli anziani e sollecita ulteriori ricerche in materia di terza età attiva.

(21)  Benché l'orizzonte temporale della strategia di Lisbona sia quello del 2010, essa resta un punto di riferimento in materia di documenti programmatici e misure operative a livello europeo e nazionale. Inoltre si ritiene che, anche se nessuna decisione è ancora stata presa al riguardo, la strategia di Lisbona continuerà in qualche forma dopo il 2010, tanto più se si considera che i suoi obiettivi occupazionali e sociali non verranno pienamente raggiunti entro quella data.

(22)  Anne-Catherine Guio, La privation matérielle dans l'UE (La privazione materiale nell'UE), Statistiques en bref, 21/2005, Eurostat, pag. 9.

(23)  Cfr. il parere del CESE del 18 gennaio 2007 sul tema Bilancio della realtà della società europea — relatore: OLSSON (GU C 93 del 27.4.2007).


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