Accept Refuse

EUR-Lex Access to European Union law

Back to EUR-Lex homepage

This document is an excerpt from the EUR-Lex website

Document 52008AE0075

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo — Migliorare la qualità della formazione degli insegnanti COM(2007) 392 def.

OJ C 151, 17.6.2008, p. 41–45 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

17.6.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 151/41


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo — Migliorare la qualità della formazione degli insegnanti

COM(2007) 392 def.

(2008/C 151/13)

La Commissione, in data 3 agosto 2007, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo — Migliorare la qualità della formazione degli insegnanti

La sezione specializzata Occupazione, affari sociali, cittadinanza, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 19 dicembre 2007, sulla base del progetto predisposto dal relatore SOARES.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 16 gennaio 2008, nel corso della 441a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere all'unanimità.

1.   Sintesi e raccomandazioni

1.1

L'istruzione è da sempre considerata un elemento essenziale per lo sviluppo e la crescita personale, ma anche un fattore di progresso della società. In un mondo globalizzato ed estremamente competitivo, essa assume un valore ancor più rilevante e centrale per il futuro sia della società in generale sia dei singoli individui quando si considera la complessità delle conoscenze e delle competenze richieste.

1.2

Il CESE ritiene che l'obiettivo principale dell'istruzione resti quello di formare cittadini liberi, provvisti di senso critico, autonomi, capaci di contribuire allo sviluppo della società di cui fanno parte, dotati delle competenze necessarie per far fronte a nuove sfide, ma anche consapevoli di essere parte di un patrimonio culturale e di condividerne i valori, e infine consci del fatto che il mondo in cui vivono non finisce con loro e che pertanto deve essere preservato per le generazioni future. L'istruzione ha inoltre il dovere di contribuire all'emancipazione dell'individuo.

1.3

In tale contesto, gli insegnanti svolgono un ruolo chiave nel perseguire questo obiettivo; è infatti a loro che spetta non solo trasmettere le conoscenze, ma anche interagire con scolari e studenti in una società in cui la struttura familiare ha subito un mutamento repentino, assumendo nuove modalità organizzative.

1.4

Il CESE accoglie favorevolmente la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa al miglioramento della qualità della formazione degli insegnanti e approva, in linea di massima, l'approccio seguito.

1.5

Ritiene tuttavia che la comunicazione, nonostante le competenze limitate della Commissione in questo campo, avrebbe potuto essere più ambiziosa e affrontare altri problemi che, per la loro attuale importanza, sono degni di particolare attenzione.

1.6

Tra questi problemi figurano, ad esempio, le nuove strategie che possono e devono essere elaborate per insegnare in un contesto di cambiamenti globali, le nuove sfide dovute alla trasformazione della struttura familiare e alle nuove forme di organizzazione della famiglia stessa, le azioni da intraprendere per far sì che la formazione continua degli insegnanti rientri nel contesto della formazione permanente, i modi per rendere la professione di insegnante più interessante per i giovani, soprattutto a livello di retribuzioni e di altre prestazioni sociali, ecc.

1.7

Il Comitato è d'accordo con la Commissione quando, nella comunicazione all'esame, afferma che in una società sempre più complessa ed esigente la professione di insegnante deve essere considerata un fattore chiave per promuovere una istruzione di alta qualità in grado di adeguarsi alle esigenze attuali. Pertanto, migliorare la formazione degli insegnanti e garantire loro condizioni retributive e di carriera adeguate diventano questioni vitali per il raggiungimento di questo obiettivo.

2.   Sintesi della comunicazione della Commissione

2.1

La comunicazione ravvisa nella qualità dell'insegnamento e della formazione degli insegnanti due fattori chiave per garantire la qualità dell'istruzione e migliorare i risultati scolastici dei giovani. Il documento enumera un certo numero di passi da compiere in questo settore e le modalità con cui la Commissione potrebbe sostenere tale operazione.

2.2

Secondo la Commissione, queste proposte serviranno nell'insieme ad assicurare il coordinamento, la coerenza e l'adeguato sostegno finanziario della formazione iniziale e dell'aggiornamento professionale degli insegnanti, a garantire che tutti gli insegnanti possiedano le conoscenze, le capacità e le competenze pedagogiche necessarie per svolgere il loro compito in maniera efficace, a sostenere un insegnamento che sia professionalizzante, a promuovere una cultura della riflessione sull'attività pedagogica e della ricerca nell'ambito dell'insegnamento e a promuovere il prestigio e il riconoscimento della professione.

2.3

In questo modo si contribuirà a migliorare la qualità dell'istruzione per tutti e si aiuteranno gli Stati membri a raggiungere gli obiettivi di Lisbona in materia di coesione sociale e di competitività e crescita in campo economico.

3.   Osservazioni generali

3.1

Negli ultimi anni il mestiere di insegnante ha subito una trasformazione — non solo nelle modalità pratiche, ma anche negli stessi contenuti — legata all'evoluzione della società e delle nuove esigenze imposte alla scuola stessa. Dall'insegnante «trasmettitore di conoscenze» e depositario di un sapere che non può essere messo in discussione si è passati ben presto all'insegnante «educatore» che stimola l'apprendimento ed è in grado di strutturare le conoscenze acquisite dai giovani mediante altre fonti, a volte più aggiornate di quelle degli stessi insegnanti.

3.1.1

Sono in particolare le conoscenze acquisite grazie a Internet e alle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione oggi disponibili per la maggior parte dei giovani, i quali vi accedono e vi fanno ricorso senza un adeguato discernimento, a sollevare una serie di problemi che devono essere affrontati tanto sul piano della formazione iniziale quanto su quello della formazione continua, affinché gli insegnanti siano in grado di assimilarle come nuovi saperi da integrare nell'insegnamento impartito ai giovani.

3.2

Da parte sua, l'ambiente scolastico si è fatto più democratico ed eterogeneo, in quanto specchio di una società anch'essa più diversificata, esigente e complessa. Questa evoluzione ha fatto sì che per la scuola di oggi la democrazia, la parità e la diversità assurgessero a concetti fondamentali, indispensabili per creare una scuola inclusiva che accolga anche allievi e studenti disabili. In tale contesto l'insegnante è stato posto dinanzi alla responsabilità di fornire risposte sempre più personalizzate e adattate al richiedente.

3.3

Fenomeni quali l'immigrazione, la discriminazione sociale, la povertà, la violenza giovanile (soprattutto urbana), la diffusione del lavoro precario e della disoccupazione di lunga durata sono entrati di prepotenza nella scuola e hanno reso il mestiere di insegnante più complesso e difficoltoso, ma anche al tempo stesso più instabile e incerto. Molte volte l'insegnante non sa come affrontare questi nuovi fenomeni, né ha aiuti su cui contare.

3.4

Inoltre, il sorgere di nuove forme di organizzazione familiare dovute all'aumento del numero di donne che lavorano o all'incremento delle famiglie monogenitore, o ancora altre forme organizzative di vita in comune impongono agli insegnanti la necessità di acquisire nuove capacità, soprattutto quella di affrontare il tipo di potestà parentale scelto da ciascuna famiglia.

3.5

La formazione iniziale degli insegnanti non ha seguito — o per lo meno non sempre — questa evoluzione nella dovuta misura. Per molto tempo si è puntato su una formazione troppo accademica, dopo di che si è spesso passati a un'impostazione eccessivamente pedagogico-didattica, caratterizzata da una minore preparazione disciplinare di base dei docenti. Ciò che ora serve è ristabilire un equilibrio tra questi due approcci di formazione degli insegnanti.

3.6

La formazione iniziale degli insegnanti deve essere in effetti un insieme equilibrato di sapere scientifico e conoscenze pedagogiche, giacché è proprio questo dosaggio a conferire al mestiere di docente la sua specificità. Essa tuttavia deve includere anche una componente psicosociologica e antropologica che permetta di acquisire le conoscenze e le tecniche necessarie per insegnare in ambienti multiculturali, nel rispetto della dimensione interculturale, al cui interno occorrerà gestire e risolvere situazioni conflittuali e difficili. Grazie alla formazione iniziale i futuri insegnanti dovranno anche imparare ad ascoltare i giovani, in modo da coinvolgerli nella ricerca delle migliori soluzioni. In proposito è fondamentale tener conto del disposto dell'articolo 12 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, che riconosce a tutti i bambini e gli adolescenti il diritto all'istruzione, al tempo libero, a un trattamento soddisfacente e ad avere voce in capitolo sulla propria esistenza.

3.7

Nonostante sia d'accordo con l'affermazione della Commissione secondo cui nessuna formazione iniziale potrà offrire le conoscenze e le competenze necessarie per l'intera carriera d'insegnante, il CESE ritiene che quanto più lunga e qualificata sarà la formazione iniziale tanto maggiore sarà il desiderio del docente di valorizzare la sua formazione continua. Questo aspetto, tuttavia, non è stato preso in adeguata considerazione nelle politiche di formazione degli insegnanti.

3.8

D'altro canto, la formazione iniziale dei docenti deve rispondere ad obiettivi più ambiziosi di quanto non sia accertare che cosa e in che modo si debba insegnare. Essa deve veicolare l'idea secondo cui il docente è un professionista abituato a riflettere, capace di analizzare i contesti in cui svolge la sua attività, definire le strategie necessarie e valutare i risultati raggiunti. Deve inoltre far capire che l'istruzione può e deve essere uno strumento in grado di garantire la coesione sociale, lo sviluppo socioeconomico e la promozione di una cittadinanza attiva, partecipe e rispettosa della diversità culturale e ambientale, se non addirittura capace di creare un mondo migliore. In effetti, gli insegnanti sono veri e propri strumenti di coesione sociale.

3.9

Quanto alla formazione continua, essa deve basarsi non solo sulle esigenze personali dell'insegnante, in quanto professionista capace di riconoscere i limiti delle proprie conoscenze, e sugli sviluppi sociali e tecnologici intercorsi, ma anche sulle necessità collettive della scuola, in quanto realtà che si integra in una comunità più ampia e all'interno della quale agiscono altri soggetti e altri operatori.

3.10

In diversi paesi, la formazione continua è una conquista recente e va ulteriormente incoraggiata in quanto essenziale allo sviluppo del mestiere di insegnante. La formazione continua è uno dei doveri di questa categoria ed è riconosciuta come elemento indispensabile per l'esercizio della professione. Pertanto, deve avere il tempo, lo spazio e le risorse necessarie per potersi concretizzare.

3.11

Per gli insegnanti delle discipline professionali e tecniche, la formazione continua deve essere in linea con lo sviluppo delle tecnologie. Inoltre, deve prevedere una collaborazione con le imprese affinché gli insegnanti possano progressivamente aggiornarsi sui nuovi sviluppi tecnologici.

3.12

Uno degli errori più gravi delle politiche in materia di formazione continua è pensare che quest'ultima possa essere uniformata in funzione di un determinato ambito disciplinare. Se da un lato è necessario non trascurare questo aspetto, dall'altro è vero che la formazione continua deve rispondere ai bisogni della comunità in cui la scuola si inserisce ed essere in linea con il progetto educativo della stessa scuola. Solo così sarà possibile far fronte alle sfide poste dalla evoluzione socioeconomica di ciascun paese o regione tenendo conto delle nuove sensibilità legate alla vita in società.

3.13

Le condizioni di accesso alla professione di insegnante e di sviluppo della carriera, il sostegno specifico all'esercizio di questo mestiere, una retribuzione consona al suo valore sociale e infine il riconoscimento sociale delle funzioni svolte sono, accanto alla formazione dei docenti, alcuni dei fattori in grado di attirare i più capaci verso un'attività riconosciuta come difficile e logorante, migliorando al tempo stesso l'istruzione e conferendole un elevato livello di qualità e di rigore.

4.   Osservazioni specifiche

4.1

Nella comunicazione, la Commissione sottolinea che la formazione degli insegnanti è strettamente collegata ad altre politiche, ad esempio il Patto europeo per la gioventù (1) oppure le politiche in materia di innovazione, ricerca, promozione delle imprese (2), multilinguismo (3) e riconoscimento delle qualifiche professionali (4).

4.2

Il CESE concorda, in linea di massima, sul fatto che tali politiche possono essere collegate all'argomento in discussione, ma ritiene opportuno sottolineare altri elementi dei quali è assolutamente necessario tener conto nell'ambito di qualsiasi formazione iniziale o continua degli insegnanti. Tra tali elementi figurano:

4.2.1

gli Obiettivi del Millennio, alla cui realizzazione si sono impegnati tutti gli Stati membri dell'UE nel contesto delle Nazioni Unite. Il raggiungimento di tali obiettivi richiede docenti altamente qualificati la cui formazione deve rientrare in una strategia comune;

4.2.2

gli obiettivi di Lisbona i quali, nel sostenere che le risorse umane sono il principale capitale dell'Europa, sottolineano l'importanza della conoscenza e dunque dell'istruzione. Sensibilizzare i giovani allo sviluppo sostenibile e all'economia sociale di mercato è un compito imposto dalla strategia di Lisbona che deve far parte integrante della formazione dei giovani;

4.2.3

la dimensione di genere, non solo perché gli insegnanti sono in maggioranza donne, ma anche perché si tratta di una questione essenziale della stessa politica europea per lo sviluppo socioeconomico e la coesione sociale;

4.2.4

la formazione globale dei giovani in tutti i suoi aspetti: fisica, intellettuale, creativa, innovatrice, partecipativa e socialmente utile. Definire in maniera globale la formazione di scolari e studenti richiede una capacità cognitiva, una preparazione didattico-pedagogica e un'attitudine al lavoro di gruppo che si possono acquisire solo attraverso una rigorosa formazione iniziale e un'adeguata formazione continua.

4.3

La comunicazione delinea un profilo dell'insegnante nell'Unione europea sottolineando tre aspetti essenziali: il genere, l'età e la retribuzione, ma senza approfondire il possibile collegamento tra tali aspetti.

4.3.1

Se è vero che in tutti i cicli d'istruzione gli insegnanti sono in maggioranza donne, è altrettanto vero che il loro numero è inversamente proporzionale all'importanza sociale e/o retributiva di ciascun ciclo. In altri termini, la percentuale di insegnanti donne diminuisce col passare dall'istruzione prescolare a quella superiore.

4.3.2

La professione d'insegnante appare oggi meno qualificante in termini di immagine sociale ed è in concorrenza con carriere più interessanti a parità di diploma, carriere che di conseguenza esercitano una maggiore attrattiva presso gli strati più giovani della popolazione. È inoltre importante notare che all'aumento delle esigenze in materia tanto di formazione iniziale quanto di responsabilità sociale dei docenti non ha fatto riscontro alcun miglioramento delle loro condizioni di lavoro, di carriera e di retribuzione.

4.3.2.1

A subire gli effetti di questa concorrenza sono soprattutto le scienze esatte, la comunicazione e l'informazione, discipline in cui gli insegnanti generalmente scarseggiano.

4.3.3

D'altro canto, il CESE fa osservare che alcune affermazioni della comunicazione non si basano su un'analisi approfondita, il che rischia di occultare realtà più complesse. Ad esempio, quando si comparano i salari degli insegnanti al reddito nazionale medio, è necessario tener conto del loro peso rispetto al PIL, della relazione tra salari e durata della carriera e del confronto con altre professioni che richiedono una formazione universitaria altrettanto impegnativa.

4.3.4

In Europa, il corpo docente è chiaramente invecchiato e il fatto che vi siano percentuali molto elevate di insegnanti di età compresa tra i 50 e i 64 anni può far temere per la sua capacità di rinnovamento. L'Europa dovrebbe condurre uno studio di prospettiva sulle future conseguenze della piramide demografica.

4.3.5

È dunque urgente rendere la professione di insegnante più attraente per i giovani, il che ovviamente presuppone maggiori investimenti. Tuttavia è forse ancor più importante prevedere mutamenti di natura sociale e culturale al fine di rivalutare il ruolo degli insegnanti nella società.

4.4

Nella comunicazione, la Commissione enuncia una serie di parametri relativi alle politiche in materia d'istruzione che potrebbero migliorare la formazione dei docenti, in particolare per quanto concerne l'apprendimento permanente, le competenze necessarie, la riflessione sull'attività pedagogica e sulla ricerca, le qualifiche, la formazione degli insegnanti nella scuola superiore e l'insegnamento nella società.

4.4.1

Il CESE è d'accordo con le osservazioni contenute nel documento, ma a suo parere queste ultime non possono essere concepite in forma disarticolata o sganciandole dai diversi contesti a cui si applicano. Si tratta certamente di importanti riflessioni ma che richiedono, da parte della società, una visione diversa di ciò che significhi essere oggi insegnante in un mondo caratterizzato da un'inflazione delle conoscenze, delle tecniche e delle modalità di accesso al sapere.

5.   Raccomandazioni del CESE

Nel ribadire di essere in linea di massima d'accordo con la comunicazione presentata dalla Commissione, il CESE ritiene che il problema di come migliorare la qualità debba essere affrontato mediante un approccio più ampio, che vada oltre la formazione iniziale e continua degli insegnanti. Per tale motivo, formula le raccomandazioni esposte nei punti seguenti.

5.1

Il mestiere d'insegnante deve essere oggetto di una rivalutazione sociale, data la sua particolare importanza per il conseguimento degli obiettivi fissati dalla strategia di Lisbona. È infatti ai docenti che spetta formare il capitale più prezioso dell'Unione europea: le sue risorse umane.

5.2

Per garantire un nuovo riconoscimento alla professione di insegnante, è necessario rivalutare i livelli salariali, il lavoro di gruppo e la formazione continua, come pure le condizioni di accesso alla carriera e l'evoluzione di quest'ultima, le condizioni di lavoro e gli aiuti specifici per i settori e gli ambienti che ne hanno bisogno, in modo da poter attirare verso questa professione giovani competenti e pieni di entusiasmo.

5.2.1

A tale rivalutazione dovrebbe affiancarsi una descrizione dettagliata delle competenze richieste agli insegnanti sia in campo accademico sia nella conoscenza delle diverse categorie che compongono le società europee, sia infine sotto il profilo pedagogico.

5.3

Nonostante che l'istruzione non rientri nella sfera di competenze specifiche dell'Unione europea, il potenziamento del coordinamento aperto, la raccolta e la diffusione di informazioni, lo scambio di buone pratiche e infine il lancio di programmi specifici che puntino a valorizzare il ruolo dei docenti possono tutti essere strumenti in grado di aiutare gli Stati membri ad elaborare politiche attive per la realizzazione di tale obiettivo.

5.4

L'idea che educare è un'attività a elevato grado di responsabilità impone lo sviluppo di strategie di sostegno per i docenti più giovani agli inizi della carriera, con l'aiuto di professori più esperti che a loro volta non dovrebbero, in caso di stanchezza (fisica e psicologica), essere obbligati a svolgere le stesse mansioni fino all'età della pensione.

5.5

Le équipe pedagogiche multidisciplinari, coordinate o meno da docenti, costituiscono oggi uno strumento essenziale ai fini di qualsiasi progetto educativo che tenga conto di nuove realtà sociali (struttura e organizzazione familiare, orario e organizzazione del lavoro, disoccupazione di lunga durata, immigrazione, con in particolare i problemi derivanti dalla non padronanza della lingua e dalla non conoscenza della cultura del paese di accoglienza) o di realtà specifiche permanenti (discenti con esigenze educative specifiche legate a talune disabilità, lotta agli stereotipi basati sul sesso e considerazione della parità di genere). In tale contesto, è necessario che gli insegnanti, nell'ambito della formazione iniziale, siano sufficientemente sensibilizzati su questi temi. È inoltre opportuno formare docenti specializzati nell'insegnamento ad alunni e studenti con esigenze educative specifiche. Questa formazione può essere conseguita attraverso appositi master o dottorati.

5.6

Un'altra realtà sociale che si va diffondendo nelle scuole è quella della violenza giovanile. Questo problema va affrontato mediante un approccio multidisciplinare di comprensione del fenomeno, che è presente soprattutto nelle zone urbane.

5.7

D'altro canto, è essenziale investire nel personale di supporto alla didattica, affinché svolga quei compiti educativi che sono di responsabilità della scuola e che vanno al di là dell'insegnamento in quanto tale.

5.8

La formazione iniziale deve tener conto di tutti questi presupposti ed essere quindi di alta qualità sia sotto il profilo scientifico sia sul piano pedagogico e didattico, sia infine per quanto concerne le nuove competenze, ad esempio la capacità di lavorare in gruppo, la possibilità di interagire con altri soggetti sociali (in particolare la famiglia) o l'abilità a stimolare nel prossimo la voglia di imparare. Nella formazione iniziale devono trovare spazio metodi di animazione e dinamiche di gruppo in grado di prevenire e disinnescare i conflitti latenti nella società.

5.9

Il CESE raccomanda pertanto di considerare l'insegnamento come una professione che richiede una formazione iniziale prolungata ed estremamente rigorosa, nonché una migliore conoscenza dei rapporti tra scuola e società, compreso il mondo del lavoro.

5.10

Da parte sua, la formazione continua deve essere considerata parte integrante della stessa carriera di insegnante; per tale motivo gli Stati devono definire programmi per mettere a punto un sistema commisurato alle esigenze dei docenti e delle scuole.

5.11

Per avere successo e conseguire efficacemente i propri obiettivi, la formazione continua deve contare sulla partecipazione attiva degli insegnanti dalla fase di definizione e pianificazione dei progetti sino alla loro realizzazione. La formazione deve essere incentrata essenzialmente sulle scuole e sugli obiettivi specifici dei rispettivi progetti educativi.

5.12

Gli operatori socioeconomici, in particolare le organizzazioni sindacali che rappresentano gli insegnanti, devono essere considerati interlocutori validi per la definizione degli obiettivi e la valutazione dei sistemi di formazione iniziale e continua dei docenti.

5.13

La formazione continua potrebbe integrare una componente di partecipazione dei genitori e degli educatori in modo da coinvolgerli nel progetto educativo della scuola e nelle varie attività di apprendimento dei loro figli, e associarli così alla loro educazione al di là dell'ambiente familiare.

5.14

La formazione continua deve inoltre servire da momento di discussione interprofessionale. Sarebbe a tale proposito opportuno che essa coinvolgesse altri soggetti partecipanti al progetto educativo e prevedesse la possibilità di includere diverse scuole in un processo più globale.

5.15

I programmi europei dovrebbero promuovere lo scambio di esperienze e informazioni tra scuole di paesi diversi, ma che devono far fronte a realtà analoghe. Ad esempio, la condivisione di esperienze tra le scuole dei paesi di accoglienza e quelle dei paesi di origine degli immigrati sarebbe utile per capire le difficoltà di scolari e studenti provenienti da tali paesi ed elaborare strategie in grado di sormontare le evidenti difficoltà che questa realtà comporta.

5.16

Del resto, la strategia di Lisbona incoraggia, grazie in particolare ai congedi di studio, la mobilità degli insegnanti nei paesi dell'Unione in quanto vettore di esperienze e innovazione al fine di migliorare la formazione permanente.

5.17

È infine opportuno definire indicatori adeguati in materia d'istruzione che siano riconosciuti in tutti i paesi dell'Unione, per valutare i risultati raggiunti e far avanzare i sistemi educativi verso l'obiettivo comune di migliorare le qualifiche e potenziare la coesione sociale.

Bruxelles, 16 gennaio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  Cfr., ad esempio, il parere del CESE del 26 ottobre 2005Rispondere alle preoccupazioni dei giovani in EuropaAttuare il Patto europeo per la gioventù e promuovere la cittadinanza attiva (GU C 28 del 3.2.2006), relatrice: VAN TURNHOUT.

(2)  Cfr., ad esempio, i pareri del CESE Investire nella conoscenza e nell'innovazione (parere d'iniziativa) del 12 luglio 2007 (GU C 256 del 27.10.2007), relatore: WOLF, e Occupabilità e imprenditorialità (parere esplorativo) dell'11 luglio 2007 (GU C 256 del 27.10.2007), relatore: PARIZA CASTAÑOS.

(3)  Cfr., ad esempio, il parere del CESE del 26 ottobre 2006Un nuovo quadro strategico per il multilinguismo (GU C 324 del 30.12.2006), relatrice: LE NOUAIL.

(4)  Cfr., ad esempio, il parere del CESE del 30 maggio 2007 in merito alla Proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce il quadro europeo delle qualifiche e dei titoli per l'apprendimento permanente (GU C 175 del 27.7.2007), relatore: RODRÍGUEZ GARCÍA CARO.


Top