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Document 52000PC0438(04)

Proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce norme di polizia sanitaria per la produzione, la commercializzazione e l'importazione di prodotti di origine animale destinati al consumo umano

/* COM/2000/0438 def. - CNS 2000/0181 */

OJ C 365E , 19.12.2000, p. 123–131 (ES, DA, DE, EL, EN, FR, IT, NL, PT, FI, SV)

52000PC0438(04)

Proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce norme di polizia sanitaria per la produzione, la commercializzazione e l'importazione di prodotti di origine animale destinati al consumo umano /* COM/2000/0438 def. - CNS 2000/0181 */

Gazzetta ufficiale n. C 365 E del 19/12/2000 pag. 0123 - 0131


Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO che stabilisce norme di polizia sanitaria per la produzione, la commercializzazione e l'importazione di prodotti di origine animale destinati al consumo umano

RELAZIONE

I. PREMESSA

Le presenti proposte sono il frutto di una riformulazione della normativa comunitaria concernente:

- le norme in materia d'igiene dei prodotti alimentari che figurano nella direttiva 93/43/CEE del Consiglio sull'igiene dei prodotti alimentari e in una serie di direttive del Consiglio relative ai problemi sanitari connessi alla produzione e alla commercializzazione di prodotti di origine animale;

- le questioni di polizia sanitaria connesse alla commercializzazione di prodotti di origine animale che figurano in una serie di direttive del Consiglio, in parte coincidenti con le direttive sull'igiene dei prodotti alimentari;

- i controlli ufficiali sui prodotti di origine animale previsti dalle direttive specifiche sopra indicate.

Tali direttive (17 in totale) sono state elaborate progressivamente a partire dal 1964 in risposta alle esigenze del mercato interno, sempre tenendo conto di un elevato livello di protezione. La molteplicità delle direttive, la compenetrazione di ambiti diversi (igiene, polizia sanitaria, controlli ufficiali) e l'esistenza di norme differenti per i prodotti di origine animale e gli altri prodotti alimentari hanno condotto a una situazione complessa. Tale situazione può essere migliorata procedendo a una riformulazione dei requisiti giuridici e distinguendo le questioni d'igiene dei prodotti alimentari da quelle relative alle norme di polizia sanitaria e ai controlli ufficiali.

La riformulazione si deve in primo luogo alla necessità di garantire un elevato livello di protezione sanitaria per i diversi ambiti interessati.

L'idea al centro della riformulazione delle norme d'igiene è che gli operatori del settore alimentare sono interamente responsabili della sicurezza delle derrate da essi prodotte. Tale sicurezza deve essere garantita mediante l'applicazione dei principi relativi all'analisi dei rischi e al controllo, nonché mediante il rispetto delle norme d'igiene. Questa impostazione è conforme ai criteri accettati a livello internazionale e raccomandati dal Codex Alimentarius. Disposizioni specifiche sono inoltre previste affinché le norme d'igiene siano applicate a tutti i livelli della catena alimentare, dalla produzione primaria fino alla consegna al consumatore finale.

In relazione agli obblighi fissati per gli operatori del settore nei vari punti della catena alimentare, la riformulazione delle norme d'igiene ha condotto alla redazione di un testo distinto che definisce gli obblighi delle autorità competenti per quanto riguarda i controlli sui prodotti di origine animale. Tali controlli sono specifici in relazione al tipo di prodotto. Essi si applicano in aggiunta alle norme proposte al punto 4 (proposta di regolamento su controlli ufficiali di sicurezza dei prodotti alimentari e dei mangimi) del piano d'azione che figura nell'allegato al Libro bianco della Commissione sulla sicurezza alimentare.

Va infine ricordato che i prodotti di origine animale possono contenere agenti patogeni (peste suina, afta epizootica, ecc.) in grado di nuocere gravemente alla salute degli animali che entrino in contatto con essi. Sebbene inoffensivi per l'uomo, tali agenti possono comportare gravi perdite e restrizioni per le aziende colpite. La riformulazione delle norme veterinarie ha permesso di identificare in maniera più precisa questi problemi e di definire adeguate misure per evitare la propagazione di malattie aventi rilievo zootecnico tramite prodotti di origine animale. Tali misure sono oggetto di una proposta separata.

La riformulazione ha in tal modo condotto a redigere proposte di regolamenti relativi all'igiene dei prodotti alimentari, ai controlli ufficiali e ai problemi di polizia sanitaria.

Alle suddette proposte si aggiunge una direttiva volta ad abrogare la normativa vigente nei settori sopra citati.

Il pacchetto di proposte presenta una serie di importanti attività menzionate nel Libro bianco della Commissione sulla sicurezza alimentare.

II. IGIENE DEI PRODOTTI ALIMENTARI

1. Norme d'igiene applicabili a tutti i prodotti alimentari

La direttiva 93/43/CEE sull'igiene dei prodotti alimentari è basata sui seguenti principi:

- la tutela della salute umana come principale obiettivo;

- l'uso dell'analisi dei rischi, della valutazione dei rischi e di altre tecniche di gestione per individuare, controllare e sorvegliare i punti critici di controllo nelle aziende del settore alimentare;

- l'adozione di criteri microbiologici e misure di controllo della temperatura conformemente a principi generali scientificamente riconosciuti;

- l'elaborazione di codici di corretta prassi igienica;

- la vigilanza sull'igiene dei prodotti alimentari da parte delle autorità competenti degli Stati membri;

- l'obbligo, per gli operatori del settore alimentare, di garantire che siano commercializzati solo prodotti non pericolosi per la salute umana.

L'attuazione della direttiva ha mostrato che questi principi restano validi e che la loro applicazione può essere estesa all'insieme dei prodotti alimentari. È dunque nella logica della riformulazione estendere le norme della direttiva 93/43/CEE anche ai prodotti di origine animale attualmente esclusi dal suo campo di applicazione.

Al tempo stesso, le norme della direttiva 93/43/CEE sono state rivedute per tener conto dei recenti sviluppi in materia d'igiene dei prodotti alimentari.

a) Il sistema HACCP

Al fine di conformare la normativa comunitaria ai principi d'igiene alimentare stabiliti dal Codex Alimentarius, si propone che vengano introdotti i principi dell'analisi dei rischi e dei punti critici di controllo (HACCP) prescritti da tale organismo. Se la proposta venisse adottata, l'applicazione di detti principi sarebbe obbligatoria per tutti gli operatori del settore alimentare. Essi prevedono una serie logica di controlli successivi che l'operatore deve eseguire durante l'intero ciclo di produzione in modo da individuare, mediante analisi dei rischi, i punti in cui gli accertamenti sono particolarmente importanti per la sicurezza dei prodotti alimentari.

I suddetti principi impongono ai produttori l'obbligo di conservare un registro dei controlli da essi effettuati. Tale obbligo costituisce una novità ed è considerato essenziale per consentire alle autorità competenti di organizzare e di svolgere una sorveglianza efficace.

Applicando i principi dell'HACCP, ciascun operatore si assume le proprie responsabilità ed è tenuto a definire un programma di sorveglianza specifico. Per ogni singolo stabilimento alimentare dovranno essere identificati tutti i possibili rischi e stabilite le pertinenti procedure di controllo. Ogniqualvolta i controlli evidenzino la possibile insorgenza di problemi sarà necessario adottare misure correttive. Il sistema dovrà essere regolarmente aggiornato. La sua corretta applicazione garantirà una migliore tutela dei consumatori.

Alcuni comparti dell'industria alimentare già applicano programmi di autocontrollo, mentre per altri il concetto risulta nuovo. Il sistema di autocontrollo deve pertanto presentare una sufficiente flessibilità per tener conto di tutte le possibili situazioni che si possono incontrare nella pratica, in particolare nel caso delle piccole imprese. A tal fine sarà possibile predisporre manuali che servano da strumento ausiliario per l'attuazione del sistema HACCP.

b) Obiettivi di sicurezza degli alimenti (OSA)

Attualmente, la normativa in materia d'igiene relativa a taluni settori, e in particolare per i prodotti di origine animale, fornisce una descrizione dettagliata delle misure da adottare per garantire la sicurezza degli alimenti.

L'attuale dibattito sulla sicurezza degli alimenti riguarda in particolare l'obiettivo da raggiungere al fine di garantire tale sicurezza piuttosto che una descrizione dettagliata delle misure da adottare. Ciò significa che gli operatori del settore alimentare devono definire le proprie procedure per conseguire un obiettivo stabilito. Tale sistema comporta due vantaggi: una semplificazione della normativa (che può limitarsi alla definizione di obiettivi, evitando in tal modo descrizioni dettagliate dei mezzi da impiegare per conseguirli) e una maggiore flessibilità per gli operatori (che sono tenuti ad elaborare sistemi documentati sui mezzi da essi utilizzati per conseguire l'obiettivo fissato per legge).

Nell'ambito di tale sistema, la sicurezza degli alimenti deriva dal rispetto di norme generali in materia d'igiene imposte dalla normativa pertinente, dall'obbligo per gli operatori del settore di elaborare procedure volte a garantire il rispetto dell'obiettivo di sicurezza degli alimenti fissato dalla normativa nonché dall'applicazione del sistema HACCP.

La Commissione riconosce il vantaggio di un tale sistema, basato sul principio fondamentale che l'operatore del settore alimentare è responsabile dell'immissione sul mercato di alimenti sicuri. Tuttavia, dal momento che gli OSA devono fondarsi su validi pareri scientifici, la loro definizione richiede tempo e un'attenta riflessione in materia di gestione dei rischi. Per questo motivo la presente proposta non provvede a fissare tali obiettivi, ma stabilisce una procedura che consentirà alla Commissione di fissarli in futuro. Nel frattempo, la normativa particolareggiata resta in vigore, sebbene in una forma adeguata all'obbligo imposto agli operatori di applicare il sistema HACCP. Tali norme particolareggiate potrebbero essere riviste, ove possibile, parallelamente alla fissazione di OSA, senza ridurre il livello di protezione del consumatore.

c) Rintracciabilità dei prodotti alimentari e dei relativi ingredienti

Le recenti emergenze alimentari hanno mostrato che l'identificazione dell'origine dei prodotti alimentari e dei relativi ingredienti è di primaria importanza ai fini della tutela dei consumatori. La proposta in materia d'igiene introduce una serie di principi volti a consentire una migliore rintracciabilità, tra cui in particolare:

- la registrazione delle aziende alimentari da parte dell'autorità competente e l'attribuzione a ciascuna di esse di un numero di registrazione, che deve seguire il prodotto fino alla destinazione finale. Qualora l'autorità competente desideri avere garanzie circa il rispetto delle norme d'igiene di un'azienda alimentare precedentemente al suo avviamento, tale azienda dovrà essere riconosciuta. In tal caso, sarà il numero di riconoscimento a seguire il prodotto;

- l'obbligo per le aziende alimentari di garantire l'esistenza di adeguate procedure volte a ritirare i prodotti dal mercato qualora essi presentino un rischio per la salute dei consumatori, nonché di tenere adeguati registri che consentano di identificare il fornitore degli ingredienti e dei prodotti alimentari utilizzati per il loro funzionamento.

La complessità della catena alimentare e la molteplicità spesso estrema degli ingredienti costitutivi dei prodotti alimentari possono richiedere norme più particolareggiate al fine di garantire un'adeguata rintracciabilità a monte e a valle del luogo di produzione. È proposta una procedura volta a determinare, ove del caso, le norme particolareggiate richieste.

d) Importazioni di prodotti nella Comunità

Sono previste disposizioni affinché i prodotti alimentari importati nella Comunità siano conformi alle norme d'igiene comunitarie o a norme equivalenti.

e) Esportazioni di prodotti comunitari verso i paesi terzi

Non è accettabile che prodotti di origine animale esportati verso paesi terzi presentino un rischio per la salute umana. Tali prodotti devono pertanto soddisfare almeno le stesse norme applicabili per la commercializzazione all'interno della Comunità, in aggiunta alle norme eventualmente imposte dal paese terzo di destinazione.

f) Impostazione "Dall'azienda alla tavola" e produzione primaria

I rischi biologici e chimici inerenti ai prodotti alimentari possono avere origine nell'azienda agricola. Sebbene una serie di direttive affrontino il problema per prodotti specifici, la questione non è mai stata trattata in maniera globale. Si propone che le norme generali in materia d'igiene vengano estese al livello delle aziende. In tal modo, la normativa comunitaria sull'igiene dei prodotti alimentari disporrà di uno strumento che copre l'intera catena alimentare, dall'azienda alla tavola. Per conseguire il livello d'igiene richiesto a livello dell'azienda agricola, si propone che i possibili rischi a livello della produzione primaria e i metodi per controllarli vengano trattati in codici di corretta prassi.

Benché il sistema di sicurezza alimentare proposto al livello della produzione primaria sia basato su una valutazione dei rischi, non è prevista un'applicazione formale del sistema HACCP. Tale sistema potrebbe essere eventualmente introdotto in una fase successiva, quando l'esperienza con le nuove norme d'igiene avrà dimostrato che esso può essere applicato alla produzione primaria.

I mangimi possono condizionare l'igiene dei prodotti alimentari. In questo campo, una normativa comunitaria specifica già esiste o è già stata proposta. Non è pertanto necessario aggiungere alle misure sull'igiene alimentare norme specifiche sulla sicurezza degli alimenti per animali.

g) Flessibilità

L'esperienza comunitaria indica l'esigenza di una certa flessibilità, soprattutto per le piccole imprese e in particolare per quelle situate in regioni soggette a speciali vincoli geografici (zone di montagna, isole remote), nonché per la lavorazione dei prodotti tradizionali. Le presenti proposte intendono garantire tale flessibilità richiedendo agli Stati membri, nell'ambito della sussidiarietà, di assicurare un livello adeguato di igiene in tali imprese senza compromettere gli obiettivi della sicurezza degli alimenti. Le autorità competenti degli Stati membri sono nella posizione migliore per valutare le esigenze al riguardo e devono assumersi le proprie responsabilità in quest'ambito.

Unitamente ai principi già applicati in materia d'igiene dei prodotti alimentari, tali modifiche costituiscono una solida base per garantire un elevato livello d'igiene nelle aziende del settore in questione.

2. Norme d'igiene applicabili ai prodotti alimentari di origine animale

a) Introduzione

Già nel 1964 era stato constatato che, nei vari Stati membri, la tutela della salute umana dai rischi inerenti ai prodotti di origine animale veniva disciplinata in modi diversi. Per quanto riguarda in particolare le carni, gli aspetti sanitari erano invocati, non sempre a giusto titolo, per creare o mantenere barriere agli scambi intracomunitari e per proteggere i mercati nazionali. La natura del problema era talmente complicata, e i possibili rischi sanitari talmente gravi, che ci si rese conto di come l'unica soluzione potesse venire da una completa armonizzazione del settore, tale da eliminare le barriere commerciali e garantire un elevato livello di protezione dei consumatori. Fu così che si giunse all'adozione della direttiva 64/433/CEE, relativa a problemi sanitari in materia di scambi intracomunitari di carni fresche. Il tentativo ebbe successo, anche se dovettero passare vari anni prima di giungere agli attuali elevati livelli di tutela sanitaria e libertà di circolazione.

Problemi analoghi a quelli riguardanti le carni esistevano anche in altri settori e si sentiva l'esigenza di un'iniziativa dello stesso tipo per i prodotti di origine animale in generale. Tutti questi prodotti presentano infatti rischi potenziali per la salute umana, tali da giustificare un'armonizzazione delle norme nazionali e la determinazione di un elevato livello di tutela sanitaria. La creazione del mercato unico ha accelerato questo processo e le disposizioni sanitarie in materia di commercializzazione dei prodotti di origine animale sono ormai completamente armonizzate.

Le disposizioni specifiche in materia d'igiene figurano nei testi seguenti:

Direttiva 64/433/CEE (carni fresche) Direttiva 71/118/CEE (carni di pollame) Direttiva 77/96/CEE (ricerca delle trichine) Direttiva 77/99/CEE (prodotti a base di carni) Direttiva 89/362/CEE (igiene della mungitura) Direttiva 89/437CEE (ovoprodotti) Direttiva 91/492/CEE (molluschi bivalvi vivi) Direttiva 91/493/CEE (prodotti della pesca) Direttiva 91/495/CEE (carni di coniglio e di selvaggina d'allevamento) Direttiva 92/45/CEE (carni di selvaggina) Direttiva 92/46/CEE (latte e prodotti lattiero-caseari) Direttiva 92/48/CEE (navi da pesca) Direttiva 92/118/CEE (gelatina, cosce di rana e lumache) Direttiva 94/65/CE (carni macinate).

Sebbene queste norme specifiche abbiano contribuito a mantenere un elevato livello di tutela sanitaria, a garantire la libertà di circolazione nella Comunità e a definire procedure omogenee per l'importazione di prodotti di origine animale dai paesi terzi, si deve riconoscere che in taluni casi esse risultano inutilmente complicate e prescrivono requisiti simili o identici, sovrapponendosi quindi l'una all'altra. A volte poi, le disposizioni contenute in direttive diverse sono apparse addirittura contraddittorie. Tutti questi inconvenienti danno luogo a difficoltà interpretative e di applicazione.

Il metodo per semplificare le vigenti disposizioni in materia d'igiene applicabili ai prodotti di origine animale consiste nella riformulazione delle diverse direttive. Tale approccio è stato suggerito dalla constatazione che gli atti considerati prescrivono tutta una serie di procedure e requisiti che appaiono tra loro identici, quasi identici o comunque di natura analoga. Procedendo a una fusione, è possibile individuare un certo numero di norme comuni a tutti i prodotti alimentari ed evitare in tal modo le ripetizioni, sovrapposizioni e incongruenze che si osservano nelle direttive in vigore. Le altre norme, specificamente riconducibili ad un prodotto particolare, sono precisate in allegati riferiti ai singoli prodotti.

b) Campo di applicazione

Era urgente l'esigenza di chiarire e definire con maggiore adeguatezza il campo di applicazione delle future norme sanitarie particolareggiate per i prodotti alimentari di origine animale.

Vendita al dettaglio

Si ritiene che le norme della legislazione relativa agli specifici prodotti alimentari siano troppo particolareggiate per trovare applicazione allo stadio della vendita al dettaglio. A tale livello, l'igiene può continuare ad essere tutelata dalle pertinenti norme generali, che contengono tutti gli elementi atti a garantire la sicurezza dei prodotti alimentari. Tali elementi includono procedure per la determinazione delle temperature di magazzinaggio e trasporto nonché, ove necessario, per la fissazione di criteri microbiologici. Viene in tal modo garantita la coerenza normativa sull'intero processo produttivo, ad esempio per quanto riguarda il mantenimento della catena del freddo fino al momento dell'acquisto da parte del consumatore.

Definizioni dei prodotti

Le definizioni dei prodotti di origine animale contenute nelle attuali norme specifiche non sono formulate ed interpretate in modo univoco. La situazione è particolarmente confusa nel campo dei prodotti composti contenenti, oltre a prodotti di origine animale, anche prodotti eduli di origine vegetale.

Si propone che, in futuro, i prodotti di origine animale vengano classificati come segue:

- prodotti non trasformati, quali le carni, il latte crudo, le uova, i pesci e i molluschi;

- prodotti trasformati, quali i prodotti a base di carne, gli ovoprodotti, il pesce lavorato.

Tali categorie costituirebbero la base per la definizione del campo di applicazione delle norme legislative specifiche in materia d'igiene per i prodotti di origine animale.

Si ritiene che l'igiene dei prodotti composti possa essere tutelata in maniera soddisfacente mediante l'applicazione di norme d'igiene generali, fermo restando che in tali prodotti l'ingrediente di origine animale sia stato ottenuto conformemente alle norme d'igiene specifiche.

c) Riconoscimento degli stabilimenti

Il riconoscimento degli stabilimenti di produzione e trasformazione dei prodotti alimentari costituisce un elemento tradizionale della legislazione specifica in materia d'igiene. Esso consente alle autorità preposte alla vigilanza di garantire che tutti gli stabilimenti che si occupano della lavorazione di prodotti alimentari di origine animale funzionino conformemente a quanto prescritto dalle norme d'igiene. Soltanto gli stabilimenti riconosciuti e registrati dalle autorità competenti possono immettere i loro prodotti sul mercato. Tali stabilimenti ricevono un numero di riconoscimento che deve essere indicato sui prodotti durante la commercializzazione.

d) Bollatura sanitaria

La bollatura sanitaria è stata inizialmente introdotta con l'adozione della direttiva 64/433/CEE riguardante le carni fresche. La presenza del bollo sanitario sulle carni costituisce un riconoscimento ufficiale del fatto che le carni stesse sono state prodotte ed ispezionate conformemente alle disposizioni sanitarie vigenti. Esso può inoltre consentire di risalire allo stabilimento di origine delle carni (macello o laboratorio di sezionamento) in quanto sul bollo stesso figura il numero di riconoscimento dello stabilimento in questione. Si tratta di un importante strumento a disposizione delle autorità preposte alla vigilanza qualora debbano intervenire per l'insorgere di problemi sanitari nel corso della fase di commercializzazione delle carni.

Con l'adozione di direttive specifiche per altri prodotti di origine animale, l'uso di un bollo sanitario è stato esteso, per motivi di controllo, anche a tali prodotti. Tuttavia, l'introduzione di una registrazione sistematica delle aziende del settore alimentare e il fatto che a ciascuna azienda venga assegnato un numero di registrazione che deve accompagnare i prodotti hanno reso meno evidente la necessità di un bollo sanitario inteso a garantire la rintracciabilità di questi ultimi. Inoltre, tenendo conto del fatto che la responsabilità in materia di sicurezza degli alimenti spetta in primo luogo agli operatori del settore, la necessità di un riconoscimento ufficiale di questa sicurezza tramite il riconoscimento degli stabilimenti e l'applicazione di un bollo sanitario è divenuta meno rilevante. Occorre dunque proseguire il dibattito in merito all'esigenza di mantenere i sistemi di riconoscimento e bollatura sanitaria nella loro forma attuale. Nel frattempo si propone di mantenere i principi della bollatura sanitaria per i prodotti di origine animale. La situazione potrà essere riesaminata quando altri sistemi volti a stabilire la provenienza dei prodotti alimentari si saranno rivelati più efficienti.

e) Disposizioni particolareggiate

Una delle principali critiche mosse alla vigente normativa in materia d'igiene degli alimenti è che risulta eccessivamente prescrittiva, creando così un sistema rigido all'interno del quale l'operatore non gode di sufficiente flessibilità per sviluppare nuove tecniche. Tuttavia, nel corso del processo di consultazione è stata constatata l'assenza di una richiesta generalizzata di sopprimere le disposizioni particolareggiate. Sembra quindi generalmente accettato il principio secondo cui le norme specifiche devono comprendere alcuni elementi di dettaglio per garantire la sicurezza del prodotto e un elevato livello di tutela del consumatore, benché le norme esistenti possano essere semplificate.

Nei casi in cui alcune disposizioni particolareggiate sono state soppresse per semplificare la normativa, lo scopo perseguito è stato quello di evitare ripetizioni; altre volte la soppressione è stata giustificata dall'introduzione delle procedure HACCP. L'applicazione di procedure HACCP dovrebbe permettere di determinare la possibilità di un'ulteriore semplificazione futura.

La soppressione di disposizioni particolareggiate è stata inoltre applicata laddove le norme esistenti possono essere facilmente sostituite da codici di corretta prassi igienica. L'ulteriore elaborazione di tali codici deve far comprendere se le prescrizioni dettagliate attualmente contenute in un contesto giuridicamente vincolante possono essere sostituite da linee direttrici contenute nei codici suddetti.

Si è ritenuto che, in assenza di codici di corretta prassi igienica e mancando di esperienza nell'applicazione dei principi dell'HACCP, una brusca soppressione delle disposizioni particolareggiate creerebbe un vuoto, lasciando numerosi operatori del settore alimentare in dubbio circa le corrette procedure da applicare al fine di garantire un corretto livello di igiene.

Per tener conto dei problemi associati alla recente comparsa di malattie di origine alimentare, in alcuni casi le norme vigenti sono state di fatto rafforzate. Sono state introdotte nuove misure per ridurre la contaminazione delle carcasse, quali l'obbligo di presentare per la macellazione soltanto animali puliti e l'obbligo di attenersi a tecniche di eviscerazione che evitino la fuoriuscita di contenuto intestinale sulle carcasse. Recenti esperienze condotte in alcuni Stati membri e la letteratura scientifica dimostrano che tali misure contribuiscono a ridurre sostanzialmente i rischi connessi alla contaminazione dei prodotti.

f) Criteri microbiologici

Nel quadro della revisione della normativa specifica vigente occorre determinare in che misura gli attuali criteri microbiologici debbano essere aggiornati. Per questo motivo è stato deciso di sottoporli ai comitati scientifici per un riesame. Nell'attesa di una decisione in materia, si propone che restino applicabili i criteri microbiologici in vigore.

g) Temperature di magazzinaggio e di trasporto

La normativa vigente indica diverse temperature di magazzinaggio e trasporto per i diversi prodotti interessati dalle disposizioni specifiche in materia d'igiene.

Come nel caso degli standard microbiologici, la motivazione delle differenze di tali temperature per le singole merci deve essere confermata a livello scientifico. Il comitato scientifico è stato informato e anche in questo caso un gruppo di lavoro esaminerà la questione.

h) Piccole unità di produzione

Si è ritenuto che i piccoli stabilimenti che provvedono alla distribuzione sul mercato locale o quelli situati in regioni soggette a particolari vincoli di approvvigionamento non debbano sempre rispettare tutti i requisiti strutturali previsti e che possano produrre derrate sicure nel rispetto di disposizioni adatte a questo tipo di produzione. Le presenti proposte contengono pertanto, ove necessario, disposizioni speciali per le infrastrutture di tali stabilimenti. Tali disposizioni speciali non devono compromettere la sicurezza degli alimenti.

i) Importazioni dai paesi terzi

Le proposte prevedono una procedura uniforme per la disciplina delle importazioni di prodotti di origine animale destinati al consumo umano e provenienti da paesi terzi. Tali procedure si articolano fondamentalmente nelle seguenti fasi:

- verifiche dei sistemi e/o valutazioni del lavoro svolto dall'autorità competente nonché ispezioni in loco intese a verificare la conformità o l'equivalenza alle norme comunitarie;

- definizione di un elenco di paesi terzi che rispettano le norme comunitarie;

- definizione delle condizioni di importazione e delle esigenze di certificazione per ciascun paese terzo;

- definizione di un elenco di stabilimenti dei paesi terzi che soddisfano le norme comunitarie.

j) Qualità ed etichettatura

Le attuali norme specifiche in materia d'igiene indicano, per i prodotti cui si applicano, una serie di requisiti di qualità riguardanti ad esempio il tenore di grassi e collagene delle carni macinate, il punto di congelazione del latte, ecc. Per tali aspetti qualitativi esistono inoltre prescrizioni in materia di etichettatura. Pur riconoscendo la loro importanza per la tutela del consumatore, si ritiene che tali disposizioni non incidano direttamente sull'igiene. Di conseguenza, dovrà ora essere valutato come inserire questi elementi in un'altra parte della normativa comunitaria. I requisiti di qualità verranno mantenuti in attesa di definire norme più specifiche.

k) Norme d'igiene e BSE

Le norme d'igiene non riguardano specificamente la BSE. Misure di salvaguardia sono state a tal fine previste dalla normativa comunitaria e sono state presentate proposte per affrontare il problema. Tuttavia, nell'ambito della riformulazione, alcune norme sono state rese più rigorose. Alcune materie prime (quali le carni meccanicamente recuperate) sono state escluse dalla preparazione di prodotti trasformati. Queste nuove misure offriranno migliori garanzie di protezione contro possibili rischi sanitari, compresi quelli riconducibili alla BSE. In generale tuttavia, le norme proposte si applicano fatte salve disposizioni più specifiche per la prevenzione e il controllo di talune encefalopatie spongiformi trasmissibili.

III. Condizioni di polizia sanitaria

Le norme di polizia sanitaria sono destinate ad impedire la diffusione di malattie degli animali quali la peste suina e l'afta epizootica attraverso i prodotti di origine animale. Tali norme sono contenute nelle seguenti direttive del Consiglio:

Direttiva 72/461/CEE (carni fresche) Direttiva 80/215/CEE (prodotti a base di carni) Direttiva 91/67/CEE (prodotti ottenuti da animali acquatici) Direttiva 91/494/CEE (carni di pollame) Direttiva 91/495/CEE (carni di coniglio e di selvaggina d'allevamento) Direttiva 92/45/CEE (carni di selvaggina) Direttiva 92/46/CEE (latte e prodotti lattiero-caseari)

Le osservazioni espresse in merito alle norme d'igiene valgono altresì per la necessità di riformulare le norme di polizia sanitaria. Poiché tali norme non hanno un'incidenza diretta sulla salute del consumatore, si è ritenuto opportuno separare i due aspetti. Una proposta autonoma viene pertanto presentata in materia di polizia sanitaria.

Anche in questo caso è stato mantenuto un elevato livello di protezione. La proposta allegata precisa in particolare i fattori di rischio per gli animali che possono essere presenti in prodotti di origine animale e i metodi per eliminarli. Per quanto concerne i controlli ufficiali, le ispezioni comunitarie e le importazioni in provenienza dai paesi terzi, sono proposti gli stessi principi applicabili in materia d'igiene.

IV. Controlli ufficiali

1. Disposizioni in materia di controllo applicabili a tutti i prodotti alimentari e i mangimi

Le disposizioni relative ai controlli ufficiali sono già state stabilite per diversi settori quali gli aspetti veterinari connessi alla salute pubblica, la polizia sanitaria, i prodotti alimentari e i mangimi. Questa impostazione settoriale ha creato una situazione in cui esigenze di natura analoga vengono trattate differentemente a seconda dei settori interessati, o alcuni aspetti vengono trascurati in un particolare settore, creando così lacune nella normativa. In risposta a tale situazione e conformemente a quanto annunciato dalla Commissione nel Libro bianco (azione 4 dell'allegato), verrà definita una proposta che stabilisce i principi generali di controllo da osservare nel garantire il rispetto della normativa sui prodotti alimentari e i mangimi. La suddetta proposta riguarderà tutti gli aspetti connessi ai controlli ufficiali per la sicurezza dei mangimi e dei prodotti alimentari e in particolare le responsabilità dei servizi ufficiali negli Stati membri, le azioni da intraprendere in caso di rischio per il consumatore, la formazione dei funzionari addetti al controllo, l'applicazione di piani di allarme, i controlli sui prodotti importati, le ispezioni da parte della Commissione, le misure di salvaguardia, ecc.

2. Disposizioni specifiche in materia di controllo

Benché in materia di controllo una serie di disposizioni generali possano essere definite per tutti i prodotti alimentari, è opportuno ricordare che la particolarità di taluni prodotti richiede la fissazione di disposizioni specifiche. Ciò riguarda in particolare i prodotti di origine animale, che presentano rischi specifici a seconda del tipo di prodotto.

Le attuali procedure d'ispezione dettagliate, come quelle relative alle ispezioni ante mortem e post mortem sulle carni, sono di natura eminentemente tecnica e, in alcuni casi, vengono applicate da più di trent'anni senza particolari modifiche. Esse si sono rivelate senz'altro utili per il controllo di malattie quali la tubercolosi e la morva; attualmente però si sta valutando l'opportunità di modificare tali procedure ispettive tradizionali in modo da tener conto dei rischi connessi ai moderni metodi di produzione degli alimenti. Il dibattito riguarda in particolare la prevenzione, tramite moderne procedure ispettive, di infezioni alimentari quali quelle provocate da Salmonella sp., E. coli, Listeria, Campylobacter, ecc., nonché l'elaborazione di un sistema per il controllo dei rischi basato sull'analisi dei medesimi.

Per consentire alla Commissione di agire prontamente non appena questo dibattito abbia raggiunto adeguate conclusioni, una proposta separata descrive nei particolari tutte le procedure di ispezione. In attesa dei risultati della valutazione scientifica, si propone di continuare l'applicazione delle norme vigenti.

V. Evoluzioni future

Quando le presenti proposte saranno adottate, l'Unione europea disporrà di una normativa specifica in materia d'igiene alimentare in grado di offrire un elevatissimo livello di tutela della salute pubblica. Tale normativa conterrà tutta una serie di importanti disposizioni di carattere generale, alcune delle quali rappresenteranno un'innovazione per gli operatori e le autorità preposte alla vigilanza. Sull'applicazione di tali disposizioni andrebbe garantito un controllo a posteriori. Anche l'elaborazione di codici di corretta prassi igienica costituisce un elemento importante nell'evoluzione della sicurezza degli alimenti.

Si propone pertanto che la Commissione segua attentamente questa evoluzione e presenti una relazione sull'applicazione pratica dei regimi di autocontrollo da parte degli operatori, sulla definizione di codici di corretta prassi igienica e sui risultati delle ispezioni e verifiche dei sistemi condotte negli Stati membri per accertare il corretto funzionamento dei regimi medesimi.

La Commissione seguirà inoltre da vicino tutte le evoluzioni in campo tecnico e scientifico.

Nei prossimi anni sarà probabilmente necessario un nuovo adeguamento della normativa in funzione degli elementi sopra descritti. La proposta contiene a tal fine una clausola di revisione.

VI. La dimensione esterna - Considerazioni generali

Nel corso degli ultimi decenni, il mercato dei generi alimentari ha subito una profonda trasformazione. L'alimentazione e il commercio hanno assunto carattere sempre più internazionale, la Comunità compra e vende generi alimentari in ogni angolo del pianeta e gli operatori sono alla costante ricerca di nuovi mercati e nuovi prodotti nei paesi con economie emergenti. Ma l'evoluzione del mercato determina anche crescenti preoccupazioni per la sicurezza degli alimenti: potenziali elementi di rischio, quali la contaminazione microbiologica, i residui di medicinali o altri contaminanti chimici, possono essere diffusi dai prodotti alimentari e pongono al legislatore l'esigenza di approntare adeguati sistemi di tutela della salute umana. Tale esigenza trova riscontro in accordi e vincoli internazionali, nonché nell'accresciuta importanza di organizzazioni internazionali quali il Codex Alimentarius e l'Ufficio internazionale delle epizoozie, che hanno definito gli orientamenti sanitari, le raccomandazioni e le linee direttrici per gli scambi internazionali di prodotti alimentari.

Le proposte della Commissione rispondono a questa sfida introducendo disposizioni in materia di qualità sanitaria dei prodotti alimentari importati che tengono conto delle norme e degli orientamenti internazionali esistenti.

VII. Igiene degli alimenti e Libro verde della Commissione sulla legislazione in materia alimentare

Nel Libro verde della Commissione sulla legislazione in materia alimentare sono stati identificati alcuni importanti principi relativi all'igiene degli alimenti e le categorie interessate sono state invitate a fornire le proprie osservazioni in proposito. Qui di seguito viene fornita una sintesi di tali osservazioni. Esse mostrano la necessità di migliorare la normativa comunitaria in materia d'igiene degli alimenti su diversi punti importanti.

a) Coerenza delle norme d'igiene

Gli Stati membri sostengono le misure adottate al fine di consolidare e semplificare le direttive verticali in materia d'igiene nonché di esaminare i collegamenti tra queste e la direttiva generale 93/43/CEE sull'igiene dei prodotti alimentari. Essi concordano sul fatto che la direttiva generale sull'igiene dovrebbe servire da base alle misure d'igiene per tutti i prodotti alimentari, indipendentemente dalla loro origine, e prevedere l'applicazione di sistemi HACCP. Tuttavia, viene altresì affermata la necessità di prevedere prescrizioni dettagliate supplementari qualora il rischio di un prodotto per la salute renda tali prescrizioni indispensabili.

La maggioranza delle parti consultate ritiene che i sette principi HACCP della commissione del Codex Alimentarius dovrebbero essere alla base delle misure comunitarie, ma che occorra prevedere una certa flessibilità per le imprese a basso rischio. I manuali di corretta prassi igienica sono considerati strumenti utili, in particolare per le piccole imprese.

In linea di principio, le organizzazioni non governative approvano queste osservazioni e, quanto alla questione dei rischi, difendono un'impostazione fondata sul principio «dall'azienda alla tavola». Esse riconoscono che la direttiva generale in materia d'igiene e il sistema HACCP devono essere alla base delle misure comunitarie, corredate ove del caso di misure supplementari contenute negli allegati di un documento unico in materia d'igiene.

b) Vendita al dettaglio

Le parti consultate concordano sul fatto che le disposizioni della direttiva 93/43/CEE si applicano in maniera adeguata alla vendita al dettaglio di prodotti alimentari. Alcune di esse ritengono tuttavia che la Commissione dovrebbe provvedere a definire, per questo segmento della catena dell'offerta, semplici e adeguate disposizioni in materia di controllo della temperatura.

c) Disposizioni in materia di qualità

La maggioranza delle parti consultate afferma che gli aspetti concernenti la qualità non dovrebbero rientrare nella normativa in materia d'igiene: le disposizioni relative alla qualità e quelle relative all'igiene perseguono obiettivi distinti e non andrebbero pertanto riunite nello stesso strumento. Alcuni Stati membri ritengono tuttavia che la qualità dei prodotti alimentari sia una questione connessa alla tutela dei consumatori.

Le organizzazioni non governative concordano sul fatto che gli aspetti concernenti la qualità dovrebbero essere eliminati dalle norme d'igiene. Le norme di qualità attualmente contenute nella normativa sull'igiene andrebbero rivedute e, se necessario, introdotte in una normativa separata.

d) Clausola di salvaguardia

Le osservazioni dei governi in proposito sono state poco numerose, ma propendono tutte per un'estensione. Il campo di applicazione della clausola dovrebbe essere esteso anche ai prodotti commercializzati all'interno della Comunità.

e) Controlli e applicazione

Su questo punto, gli Stati membri hanno trasmesso alla Commissione osservazioni sostanziali ma divergenti. Uno di essi propone di ridurre gli attuali sistemi di controllo e, per il futuro, di concentrarsi maggiormente sull'adeguatezza e affidabilità dei sistemi di controllo interni alle aziende. Un altro è contrario alla sostituzione dei sistemi di sorveglianza e di controllo ufficiali con procedure interne. Un terzo apprezza in particolare la netta separazione delle responsabilità delle autorità nazionali e della Commissione in materia di controlli ufficiali. Viene altresì richiesto di elaborare disposizioni relative al controllo della qualità, in particolare per quanto riguarda la sorveglianza dei controlli e le qualifiche del personale incaricato di svolgerli.

Le organizzazioni non governative hanno anch'esse formulato numerose osservazioni sui controlli e sull'applicazione della normativa comunitaria. La separazione delle responsabilità in materia di controllo e applicazione tra le aziende, le autorità nazionali e la Commissione è vista con favore, a condizione che le rispettive competenze vengano chiaramente definite e che gli esiti dei controlli siano resi pubblici.

Le organizzazioni dei consumatori hanno chiesto una maggiore trasparenza al fine di promuovere la fiducia reciproca.

f) La dimensione esterna

In tutte le proprie osservazioni, i governi concordano nel riconoscere la crescente importanza della dimensione esterna del settore dei prodotti alimentari. La Comunità dovrebbe svolgere un ruolo più attivo nel quadro dei negoziati del Codex Alimentarius.

Le organizzazioni non governative sottolineano la crescente importanza della dimensione internazionale nel settore dei prodotti alimentari ed auspicano un efficace coinvolgimento della Comunità.

VIII. Igiene degli alimenti e Libro bianco della Commissione sulla sicurezza alimentare

Le proposte allegate corrispondono ad una serie di azioni annunciate nell'allegato al Libro bianco della Commissione sulla sicurezza alimentare (in particolare, le azioni 8 e 28). La riformulazione della normativa vigente consente l'adozione di una politica globale e integrata, che interessa tutti i prodotti alimentari dall'azienda agricola al punto di vendita al consumatore. Il risultato è una maggiore coerenza e trasparenza della normativa stessa. Viene inoltre meglio definito il ruolo degli operatori interessati nell'ambito della catena alimentare e vengono altresì rispettati i principi di base della sicurezza degli alimenti. La Commissione ritiene che le presenti proposte, unitamente a quelle annunciate nel Libro bianco sulla sicurezza alimentare o già presentate, consentano di ottenere un elevato livello di protezione della salute umana e dei consumatori.

La Commissione intende inoltre far sì che le politiche proposte rimangano dinamiche. A tal fine sono state già avviate numerose attività volte ad assicurare che si realizzino ulteriori valutazioni dei rischi e che i risultati di tali valutazioni vengano introdotti nella futura normativa comunitaria.

IX. Forma giuridica degli atti

Come indicato nel proprio Libro verde sui principi generali della legislazione in materia alimentare nell'Unione europea, la Commissione ritiene che il ricorso allo strumento giuridico del regolamento possa presentare alcuni vantaggi in quanto può agevolare l'applicazione uniforme della normativa nel mercato unico, accrescere la trasparenza della legislazione comunitaria e favorire il rapido aggiornamento della stessa in funzione del progresso tecnico e scientifico. Per tali motivi le presenti proposte sono presentate sotto forma di regolamenti.

2000/0181 (CNS)

Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO che stabilisce norme di polizia sanitaria per la produzione, la commercializzazione e l'importazione di prodotti di origine animale destinati al consumo umano

IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 37,

vista la proposta della Commissione [1],

[1] GU C ... del ..., pag. ...

visto il parere del Parlamento europeo [2],

[2] GU C ... del ..., pag. ...

visto il parere del Comitato economico e sociale [3],

[3] GU C ... del ..., pag. ...

considerando quanto segue:

(1) Nel contesto della politica agricola comune sono state fissate norme specifiche di polizia sanitaria per gli scambi intracomunitari e le importazioni dai paesi terzi dei prodotti di origine animale di cui all'allegato I del trattato.

(2) Tali norme hanno consentito la rimozione delle barriere commerciali per i prodotti di cui trattasi, contribuendo in tal modo alla creazione del mercato unico, ma garantendo nel contempo un elevato livello di tutela della salute animale.

(3) Tali norme specifiche sono contenute nelle seguenti direttive:

- direttiva 72/461/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1972, relativa a problemi di polizia sanitaria in materia di scambi intracomunitari di carni fresche [4], modificata da ultimo dall'atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia;

[4] GU L 302 del 31.12.1972, pag. 24.

- direttiva 80/215/CEE del Consiglio, del 22 gennaio 1980, relativa a problemi di polizia sanitaria negli scambi intracomunitari di prodotti a base di carni [5], modificata da ultimo dall'atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia;

[5] GU L 47 del 21.2.1980, pag. 4.

- direttiva 91/67/CEE del Consiglio, del 28 gennaio 1991, che stabilisce le norme di polizia sanitaria per la commercializzazione di animali e prodotti d'acquacoltura [6], modificata da ultimo dalla direttiva 98/45/CE [7];

[6] GU L 46 del 19.2.1991, pag. 1.

[7] GU L 189 del 3.7.1998, pag. 12.

- direttiva 91/494/CEE del Consiglio, del 26 giugno 1991, relativa alle norme di polizia sanitaria per gli scambi intracomunitari e le importazioni in provenienza dai paesi terzi di carni fresche di volatili da cortile [8], modificata da ultimo dalla direttiva 93/121/CE [9];

[8] GU L 268 del 24.9.1991, pag. 35.

[9] GU L 340 del 31.12.1993, pag. 39.

- direttiva 91/495/CEE del Consiglio, del 27 novembre 1990, relativa ai problemi sanitari e di polizia sanitaria in materia di produzione e di commercializzazione di carni di coniglio e di selvaggina d'allevamento [10], modificata da ultimo dall'atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia;

[10] GU L 268 del 24.9.1991, pag. 41.

- direttiva 92/45/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1992, relativa ai problemi sanitari e di polizia sanitaria in materia di uccisione di selvaggina e di commercializzazione delle relative carni [11], modificata da ultimo dalla direttiva 97/79/CE [12];

[11] GU L 268 del 14.9.1992, pag. 35.

[12] GU L 24 del 30.1.1998, pag. 31.

- direttiva 92/46/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1992, che stabilisce le norme sanitarie per la produzione e la commercializzazione di latte crudo, di latte trattato termicamente e di prodotti a base di latte [13], modificata da ultimo dalla direttiva 96/23/CE [14],

[13] GU L 268 del 14.9.1992, pag. 1.

[14] GU L 125 del 23.5.1996, pag. 10.

- direttiva 92/118/CEE del Consiglio, del 17 dicembre 1992, che stabilisce le condizioni sanitarie e di polizia sanitaria per gli scambi e le importazioni nella Comunità di prodotti non soggetti, per quanto riguarda tali condizioni, alle normative comunitarie specifiche di cui all'allegato A, capitolo I, della direttiva 89/662/CEE e, per quanto riguarda i patogeni, alla direttiva 90/425/CEE [15], modificata da ultimo dalla direttiva 97/79/CE.

[15] GU L 62 del 15.3.1993, pag. 49.

(4) Le suddette direttive sono intese ad impedire la diffusione di malattie animali a seguito dell'immissione sul mercato di prodotti di origine animale.

(5) Le suddette direttive contengono disposizioni comuni, come quelle che impongono restrizioni per l'immissione sul mercato di prodotti provenienti da aziende o zone colpite da malattie epizootiche e quelle che richiedono di sottoporre i prodotti delle zone soggette a restrizioni a un trattamento in grado di distruggere l'agente patogeno.

(6) Tali disposizioni comuni possono essere armonizzate, eliminando in tal modo le incongruenze insorte nell'adottare le norme specifiche di polizia sanitaria. Questa armonizzazione garantirà inoltre l'applicazione omogenea di tali norme nell'intera Comunità e una maggiore trasparenza del quadro legislativo comunitario.

(7) I controlli veterinari sui prodotti di origine animale destinati agli scambi devono essere effettuati conformemente ai requisiti stabiliti dalla direttiva 89/662/CEE del Consiglio, dell'11 dicembre 1989, relativa ai controlli veterinari negli scambi intracomunitari nella prospettiva della realizzazione del mercato interno [16], modificata da ultimo dalla direttiva 92/118/CEE. La direttiva 89/662/CEE contiene misure di salvaguardia che possono essere applicate in caso di seri rischi per la salute animale.

[16] GU L 395 del 30.12.1989, pag. 13.

(8) I prodotti importati dai paesi terzi non devono presentare rischi per la salute del patrimonio zootecnico della Comunità.

(9) A tal fine occorre introdurre procedure contro l'introduzione di malattie epizootiche. Tali procedure devono includere una valutazione della situazione sanitaria specifica nei paesi terzi considerati.

(10) Occorre introdurre procedure volte a stabilire norme o criteri generali o specifici da applicare alle importazioni dei prodotti di origine animale.

(11) Le norme relative all'importazione di carni di ungulati domestici e di prodotti a base di carne ottenuti da o con tali carni sono già contenute nella direttiva 72/462/CEE del Consiglio, relativa a problemi sanitari e di polizia sanitaria all'importazione di animali delle specie bovina, ovina, caprina e suina, di carni fresche o di prodotti a base di carne, in provenienza dai paesi terzi [17], modificata da ultimo dalla direttiva 97/79/CE;

[17] GU L 302 del 31.12.1972, pag. 28.

(12) Le procedure applicabili per l'importazione di carni e prodotti a base di carne possono essere utilizzate come modello per l'importazione di altri prodotti di origine animale.

(13) I controlli veterinari sui prodotti di origine animale importati dai paesi terzi nella Comunità devono essere effettuati conformemente alla direttiva 97/78/CE, del 18 dicembre 1997, che fissa i principi relativi all'organizzazione dei controlli veterinari per i prodotti che provengono dai paesi terzi e che sono introdotti nella Comunità [18]. La direttiva 89/662/CEE contiene misure di salvaguardia che possono essere applicate in caso di seri rischi per la salute animale.

[18] GU L 24 del 30.1.1998, pag. 9.

(14) Nel procedere all'adozione delle norme relative agli scambi internazionali, occorre tener conto dei principi stabiliti dall'"Ufficio internazionale delle epizoozie" (UIE).

(15) È necessario organizzare verifiche dei sistemi e ispezioni comunitarie per accertare l'omogenea applicazione delle disposizioni in materia di polizia sanitaria.

(16) I prodotti oggetto del presente regolamento figurano nell'allegato I del trattato.

(17) Dato che le misure necessarie all'attuazione del presente regolamento sono misure di portata generale ai sensi dell'articolo 2 della decisione 1999/468/CEE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione [19], esse andrebbero adottate secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della suddetta decisione,

[19] GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO :

Articolo 1

Il presente regolamento stabilisce le norme di polizia sanitaria relative all'immissione sul mercato e all'importazione dai paesi terzi di prodotti di origine animale.

Articolo 2

Ai fini del presente regolamento si applicano le definizioni stabilite nelle direttive di cui all'allegato I e, ove del caso, quelle stabilite nel regolamento .../... del Consiglio sull'igiene dei prodotti alimentari.

CAPITOLO I

REQUISITI DI POLIZIA SANITARIA PER LA PRODUZIONE E LA COMMERCIALIZZAZIONE DI PRODOTTI COMUNITARI

Articolo 3

La commercializzazione di prodotti di origine animale non deve condurre alla propagazione di malattie trasmissibili agli animali. A tal fine si applicano le seguenti disposizioni.

1. I prodotti di origine animale sono ottenuti da animali che soddisfano i requisiti di polizia sanitaria previsti dalla pertinente normativa comunitaria.

2. I prodotti di origine animale devono essere ottenuti da animali:

(a) provenienti da un'azienda, un territorio o una parte di esso o, nel caso dei prodotti dell'acquacoltura, da un'azienda, una zona o una parte di essa, non soggetti a restrizioni di polizia sanitaria applicabili a detti animali e prodotti, in particolare quelle contemplate dalle disposizioni di cui all'allegato I o altre misure di controllo delle malattie previste dalla normativa comunitaria;

(b) che non sono stati macellati in un impianto in cui erano presenti, al momento della macellazione, animali colpiti o che si sospetta fossero colpiti da una delle malattie oggetto delle norme di cui alla lettera a), o carcasse di tali animali.

3. In deroga al punto 2 e nel rispetto delle misure di controllo delle malattie di cui all'allegato I:

(a) la commercializzazione di prodotti di origine animale provenienti da un territorio o da una parte di esso soggetti a restrizioni per motivi di polizia sanitaria, ma che non provengono da un'azienda infetta o che si sospetta sia infetta, è autorizzata a condizione che, a seconda dei casi:

- i prodotti, prima di essere sottoposti al trattamento di cui al seguente trattino, siano stati ottenuti, manipolati, trasportati e immagazzinati separatamente dai prodotti che soddisfano tutti i requisiti di polizia sanitaria, o in momenti diversi;

- i prodotti siano stati sottoposti a un trattamento atto ad eliminare qualsiasi rischio per la salute degli animali;

- il trattamento sia stato effettuato presso uno stabilimento a tal fine riconosciuto dallo Stato membro in cui si è verificato il problema di polizia sanitaria;

- i prodotti da sottoporre al trattamento siano adeguatamente identificati.

Il presente paragrafo si applica conformemente alle disposizioni di cui agli allegati II e III, paragrafi 1 e 2, o a norme particolareggiate da adottare secondo la procedura di cui all'articolo 11;

(b) la commercializzazione di prodotti dell'acquacoltura che non soddisfano le condizioni di cui al paragrafo 2 è autorizzata alle condizioni di cui all'allegato III, paragrafo 3 e, se necessario, alle condizioni da stabilire conformemente alla procedura di cui all'articolo 11.

4. Deroghe al punto 2 possono essere concesse conformemente alla procedura di cui all'articolo 11. Nell'accordare tali deroghe, si terrà conto in particolare:

(a) delle misure o analisi cui vanno sottoposti gli animali;

(b) delle caratteristiche specifiche che la malattia assume nelle specie interessate.

Qualora siano concesse tali deroghe, tutte le misure atte a tutelare la salute degli animali nella Comunità vengono adottate conformemente alla procedura di cui sopra.

5. Qualora:

- per motivi di polizia sanitaria, siano state adottate in base all'articolo 9 della direttiva 89/662/CEE disposizioni che prevedono che i prodotti di origine animale provenienti da uno Stato membro siano accompagnati da un certificato sanitario, o

- i prodotti debbano essere accompagnati da un certificato per tener conto della situazione di polizia sanitaria in uno Stato membro o in una parte di esso,

il modello di tale certificato deve essere conforme al modello stabilito secondo la procedura di cui all'articolo 11. Esso deve essere redatto almeno nella lingua del funzionario responsabile della certificazione e nella lingua del luogo di destinazione. Il prodotti devono essere accompagnati dal certificato originale, che deve essere costituito da un unico foglio ed essere previsto per un unico destinatario.

Articolo 4 (Controlli ufficiali)

Le autorità competenti degli Stati membri svolgono controlli ufficiali atti ad accertare l'osservanza del presente regolamento, delle relative modalità di applicazione e di tutte le misure di salvaguardia applicate a prodotti di origine animale in virtù del presente regolamento.

Disposizioni particolareggiate relative all'attuazione di tali controlli, dei risultati emersi e delle decisioni da adottare sulla base degli stessi, sono stabilite conformemente alla procedura di cui all'articolo 11.

Articolo 5 (provvedimenti adottati a seguito dei controlli e diritto di ricorso)

Qualora siano constatate infrazioni delle norme di polizia sanitaria, vengono presi provvedimenti atti a rimediare alla situazione.

Qualora la persona o le persone fisiche o giuridiche coinvolte nell'infrazione non pongano rimedio alla situazione entro il termine fissato dall'autorità competente, o qualora venga rilevato un grave rischio per la salute animale, si adottano restrizioni in merito alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti in causa. Tali restrizioni possono includere il divieto di produzione e commercializzazione di prodotti di origine animale e il ritiro e, se necessario, la distruzione dei prodotti già commercializzati.

In caso di infrazioni del presente regolamento, delle pertinenti modalità d'applicazione o di misure di salvaguardia sanitarie adottate per prodotti di origine animale, nonché in caso di omessa collaborazione con l'autorità competente, quest'ultima commina adeguate sanzioni penali e/o amministrative.

Nel disporre interventi correttivi e nel comminare sanzioni penali e/o amministrative, gli Stati membri tengono conto delle conclusioni cui sono giunti i controlli comunitari.

Il presente regolamento non pregiudica le possibilità di ricorso previste dalla legislazione vigente negli Stati membri contro le decisioni delle autorità competenti.

Articolo 6 (verifiche dei sistemi e ispezioni comunitarie)

1. Per garantire l'applicazione uniforme del presente regolamento, delle relative modalità di applicazione e delle eventuali misure di salvaguardia, esperti della Commissione possono effettuare, in collaborazione con le autorità competenti degli Stati membri, verifiche dei sistemi e/o ispezioni a tutti i livelli della produzione e della commercializzazione dei prodotti di origine animale, anche per valutare l'organizzazione e il funzionamento delle autorità competenti negli Stati membri. Ai fini di una verifica dei sistemi e/o di un'ispezione, gli esperti della Commissione possono essere accompagnati dall'autorità competente dello Stato membro e da altri esperti nominati dalla Commissione.

2. La Commissione comunica regolarmente agli Stati membri il proprio programma generale di verifiche dei sistemi e/o ispezioni e li informa dei risultati.

3. Le modalità relative alle ispezioni e/o alle verifiche dei sistemi di cui al paragrafo 1 possono essere determinate o modificate conformemente alla procedura di cui all'articolo 11.

4. Per consentire l'efficace attuazione delle verifiche dei sistemi e/o delle ispezioni, lo Stato membro sul cui territorio esse vengono effettuate fornisce la necessaria assistenza e tutta la documentazione richiesta dagli esperti della Commissione ai fini della verifica.

5. La Commissione accerta che gli esperti di cui al paragrafo 1 abbiano ricevuto una formazione adeguata in materia d'igiene e sicurezza degli alimenti, nonché sulle tecniche di verifica dei sistemi e, ove del caso, sui principi del sistema di analisi dei rischi e dei punti critici di controllo, in modo da svolgere con competenza le proprie mansioni.

6. Gli Stati membri provvedono affinché gli esperti di cui al paragrafo 1 abbiano accesso a tutti i locali o alle parti di locali e alle informazioni rilevanti ai fini dell'espletamento delle loro mansioni ai sensi del presente regolamento.

Qualora nel corso di una verifica dei sistemi o di una ispezione della Commissione venga constatato un serio rischio per la salute animale, lo Stato membro interessato adotta immediatamente le misure di salvaguardia necessarie. Qualora tali misure non vengano adottate, o siano ritenute insufficienti, la Commissione adotta le misure di salvaguardia necessarie per tutelare la salute animale e ne informa gli Stati membri.

CAPITOLO II

IMPORTAZIONI PROVENIENTI DAI PAESI TERZI

Articolo 7 (disposizioni generali)

Le disposizioni applicabili all'importazione di prodotti di origine animale provenienti da paesi terzi devono essere conformi o equivalenti a quelle applicabili alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti comunitari.

Articolo 8 (disposizioni volte al rispetto della normativa comunitaria)

Per garantire l'osservanza delle disposizioni generali di cui all'articolo 7, gli elementi di seguito precisati vengono stabiliti conformemente alla procedura di cui all'articolo 11.

1. Elenchi dei paesi terzi, o delle parti di paesi terzi, da cui sono consentite le importazioni di determinati prodotti di origine animale.

Nel compilare tali elenchi si tiene conto in particolare dei seguenti elementi:

- della normativa del paese terzo;

- dell'organizzazione dell'autorità competente e dei suoi servizi ispettivi nel paese terzo, dei poteri attribuiti a tali servizi e della sorveglianza a cui sono sottoposti, nonché dell'autorità di cui detti servizi dispongono per vigilare sull'effettiva osservanza della normativa nazionale;

- delle effettive condizioni sanitarie applicate alla produzione, alla lavorazione, alla manipolazione, al magazzinaggio e alla spedizione di prodotti di origine animale destinati alla Comunità;

- delle garanzie che possono essere fornite dal paese terzo in merito al rispetto delle pertinenti condizioni di polizia sanitaria;

- dell'esperienza acquisita in materia di commercializzazione del prodotto proveniente dal paese terzo e dei risultati dei controlli effettuati sulle importazioni;

- dei risultati delle ispezioni effettuate dalla Comunità nel paese terzo;

- della situazione sanitaria del patrimonio zootecnico, degli altri animali domestici e della fauna selvatica del paese terzo, con particolare attenzione alle malattie esotiche degli animali e ad ogni aspetto della situazione sanitaria generale del paese stesso, che potrebbe comportare pericoli per la salute dei cittadini o degli animali nella Comunità;

- della regolarità e rapidità con cui il paese terzo fornisce informazioni circa la presenza nel suo territorio di malattie infettive o contagiose degli animali, in particolare di quelle menzionate negli elenchi A e B dell'Ufficio internazionale delle epizoozie (UIE) o, per quanto riguarda le malattie degli animali d'acquacoltura, delle malattie soggette a obbligo di denuncia elencate nel codice zoosanitario internazionale dell'UIE;

- delle norme vigenti nel paese terzo e della relativa applicazione per quanto concerne la prevenzione e il controllo delle malattie infettive o contagiose degli animali, incluse le norme relative alle importazioni.

L'elenco di cui al presente paragrafo può essere combinato con altri elenchi definiti nell'interesse della salute pubblica.

2. Condizioni specifiche d'importazione per ciascun paese terzo o gruppo di paesi terzi, tenuto conto della situazione sanitaria del paese o dei paesi di cui trattasi. Tali condizioni devono includere particolari circa la certificazione sanitaria che deve accompagnare le spedizioni destinate alla Comunità. Detti certificati devono:

- essere redatti nella lingua o nelle lingue dello Stato membro di destinazione e in quelle dello Stato membro in cui si effettuano i controlli presso il posto d'ispezione frontaliero; lo Stato membro di ispezione o di destinazione può autorizzare l'uso di una lingua comunitaria diversa dalla propria;

- accompagnare i prodotti (esemplare originale);

- essere costituiti da un unico foglio;

- essere previsti per un unico destinatario.

Il certificato deve essere rilasciato il giorno in cui i prodotti sono caricati ai fini della spedizione verso il paese di destinazione ed essere firmato da un rappresentante dell'autorità competente. Esso può essere combinato con il certificato richiesto nel quadro delle norme di sanità pubblica.

3. Ove necessario,

- le modalità di applicazione del presente articolo e

- i criteri per la classificazione dei paesi terzi e di parti di essi per quanto riguarda le malattie degli animali.

Articolo 9 (ispezioni comunitarie e verifiche dei sistemi)

1. Gli esperti della Commissione possono effettuare verifiche dei sistemi e/o ispezioni nei paesi terzi in tutte le fasi oggetto del presente regolamento al fine di accertare la conformità o l'equivalenza con le norme di polizia sanitaria della Comunità. Ai fini della verifica e/o dell'ispezione, gli esperti della Commissione possono essere accompagnati da altri esperti nominati dalla Commissione.

2. Le verifiche dei sistemi e/o le ispezioni nei paesi terzi di cui al paragrafo 1 sono effettuate per conto della Commissione, che si fa carico delle relative spese.

3. Le modalità relative alle verifiche dei sistemi e/o alle ispezioni nei paesi terzi di cui al paragrafo 1 possono essere determinate o modificate conformemente alla procedura di cui all'articolo 11.

4. Qualora nel corso di una verifica dei sistemi o di un'ispezione comunitaria venga individuato un serio rischio per la salute animale, la Commissione adotta immediatamente le misure di salvaguardia necessarie e ne informa senza indugio gli Stati membri.

5. La Commissione accerta che i propri esperti e gli altri esperti di cui al paragrafo 1 abbiano ricevuto una formazione adeguata in materia di polizia sanitaria e tecniche di verifica dei sistemi, in modo da svolgere con competenza le proprie mansioni.

CAPITOLO III

DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 10

Gli allegati al presente regolamento possono essere modificati o integrati secondo la procedura di cui all'articolo 11. Detta procedura si applica in particolare per stabilire i criteri relativi alla classificazione dei paesi terzi e di parti di essi per quanto riguarda particolari malattie.

Articolo 11 (procedura del comitato veterinario permanente)

1. La Commissione è assistita dal comitato veterinario permanente, istituito con decisione 68/361/CEE del Consiglio [20].

[20] GU L 225 del 18.10.1968, pag. 23.

2. Laddove si faccia riferimento al presente paragrafo, si applica la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE, conformemente all'articolo 7, paragrafo 3 e all'articolo 8 della stessa decisione.

3. Il termine previsto all'articolo 5, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE è di 3 mesi.

Articolo 12

Gli Stati membri notificano alla Commissione le disposizioni specificamente adottate per l'applicazione del presente regolamento, nonché gli strumenti giuridici e le misure cui ha fatto ricorso per tale applicazione e per assicurare il rispetto della stessa.

Articolo 13

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.

Esso si applica a decorrere dal 1° gennaio 2004.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles,

Per il Consiglio

Il presidente

ALLEGATO I

MALATTIE DA PRENDERE IN CONSIDERAZIONE NEGLI SCAMBI DI PRODOTTI DI ORIGINE ANIMALE

I. Malattie per le quali sono state introdotte misure di controllo nel quadro della normativa comunitaria

MALATTIA // DIRETTIVA

Peste suina classica // Direttiva 80/217/CEE del Consiglio, che stabilisce misure comunitarie di lotta contro la peste suina classica

Afta epizootica // Direttiva 85/511/CEE del Consiglio, che stabilisce norme comunitarie di lotta contro l'afta epizootica

Influenza aviaria // Direttiva 92/40/CEE del Consiglio, che istituisce delle misure comunitarie di lotta contro l'influenza aviaria

Malattia di Newcastle // Direttiva 92/66/CEE del Consiglio, che istituisce misure comunitarie di lotta contro la malattia di Newcastle

Peste bovina Peste dei piccoli ruminanti Malattia vescicolare dei suini // Direttiva 92/119/CEE del Consiglio, che introduce misure generali di lotta contro alcune malattie degli animali nonché misure specifiche per la malattia vescicolare dei suini

Anemia infettiva del salmone (ISA) Necrosi ematopoietica infettiva (IHN) Setticemia emorragica virale (VHS) // Direttiva 93/53/CEE del Consiglio, recante misure comunitarie minime di lotta contro talune malattie dei pesci

Malattie dei molluschi // Direttiva 95/70/CE del Consiglio, che istituisce misure comunitarie minime di lotta contro talune malattie dei molluschi bivalvi

II. Misure relative alla peste suina africana

In attesa che vengano adottate misure di controllo specifiche per la peste suina africana, la direttiva 80/217/CEE si applica, mutatis mutandis, nel caso di focolai di peste suina africana. In deroga alla direttiva suddetta, la soppressione delle restrizioni adottate in applicazione della presente parte è decisa secondo la procedura di cui all'articolo 11.

1. Carni

Lo Stato membro nel cui territorio sia stata riscontrata la presenza di peste suina africana provvede a vietare immediatamente la spedizione verso il resto della Comunità di carni suine fresche provenienti dalla parte del suo territorio in cui è stata constatata la malattia.

Nella determinazione delle parti di territorio di cui sopra si tiene particolarmente conto:

- dei metodi di lotta contro la malattia, in particolare dell'eliminazione dei suini delle aziende infette, contaminate o sospette di infezione o contaminazione;

- della superficie delle parti di territorio considerate e dei relativi limiti amministrativi e geografici;

- dell'incidenza e della tendenza alla dispersione della malattia;

- delle misure adottate per evitare qualsiasi rischio di dispersione;

- delle misure adottate per limitare e controllare il movimento dei suini nella parte di territorio considerata e fuori di essa.

2. Prodotti a base di carni

Lo Stato membro nel cui territorio sia stata riscontrata la presenza di peste suina africana provvede a vietare immediatamente la spedizione verso il resto della Comunità di prodotti a base di carne provenienti dalla parte del suo territorio in cui è stata constatata la malattia. Tuttavia, la deroga di cui all'articolo 3, paragrafo 3, si applica ai prodotti a base di carne che sono stati sottoposti a uno dei trattamenti di cui all'allegato III, punto 1, lettere a) ed e).

ALLEGATO II

Contrassegno di identificazione speciale per le carni fresche provenienti da un territorio o da una parte di un territorio che non soddisfa tutte le pertinenti condizioni di polizia sanitaria

Le carni fresche ottenute da animali provenienti da un'azienda situata in una zona oggetto di restrizioni di polizia sanitaria per una delle malattie di cui all'allegato I e che devono essere sottoposte a un trattamento atto ad eliminare il problema di polizia sanitaria in questione, devono essere identificate come segue.

1. Alla bollatura sanitaria per le carni fresche deve essere sovrapposta una croce formata da due segmenti perpendicolari intersecantisi al centro del bollo in modo tale che le indicazioni dello stesso restino leggibili.

2. La bollatura può essere altresì effettuata con un unico timbro su cui figuri, perfettamente leggibile, quanto segue:

- nella parte superiore, il nome del paese speditore in lettere maiuscole;

- al centro, il numero di riconoscimento veterinario del macello;

- nella parte inferiore, una delle seguenti sigle: CE-EF-EK-EC-EY-EG;

- una croce formata da due segmenti intersecantisi al centro del bollo, disposti in modo tale da non impedire la lettura delle indicazioni;

- informazioni che consentano di identificare il veterinario che ha ispezionato le carni.

La bollatura deve essere apposta dal veterinario ufficiale incaricato di verificare l'attuazione dei requisiti di polizia animale, o sotto la sua responsabilità.

ALLEGATO III

1. Trattamenti delle carni atti ad eliminare qualsiasi rischio per la salute degli animali

>SPAZIO PER TABELLA>

"+": Efficacia riconosciuta

(*) Devono essere adottate tutte le precauzioni necessarie al fine di evitare contaminazioni reciproche.

2. Trattamento atto ad eliminare qualsiasi rischio per la salute degli animali dal latte

Il latte ottenuto da specie sensibili all'afta epizootica, e i prodotti lattieri fabbricati interamente o parzialmente con tale latte, non possono provenire da una zona di sorveglianza delimitata a titolo della direttiva 85/511/CEE, a meno che il latte o il prodotto lattiero in questione abbia subito, sotto il controllo dell'autorità competente, uno dei seguenti trattamenti:

(a) un processo di sterilizzazione per cui è stato ottenuto un valore Fo pari o superiore a 3, oppure

(b) un unico trattamento UHT a 130° per 2-3 secondi;

(c) un trattamento termico iniziale avente un effetto di riscaldamento per lo meno equivalente a quello ottenuto con un trattamento di pastorizzazione alla temperatura di almeno 72° C per almeno 15 secondi e sufficiente a determinare una reazione negativa al test della fosfatasi, seguito da

(i) un secondo trattamento termico che determina una reazione negativa al test di perossidasi, oppure,

(ii) in caso di latte in polvere o di prodotti in polvere a base di latte, un secondo trattamento termico avente un effetto per lo meno equivalente a quello ottenuto dal primo trattamento termico e sufficiente a determinare una reazione negativa al test di fosfatasi, seguito da un processo di essiccazione, oppure,

(iii) un processo di acidificazione in virtù del quale il pH è stato abbassato e mantenuto per almeno un'ora ad un livello inferiore a 6;

(iv) un secondo trattamento termico avente un effetto almeno equivalente a quello ottenuto dal primo trattamento; entrambi i trattamenti termici devono essere applicati al latte con un pH superiore a 7,0 (tale trattamento non è autorizzato per il latte proveniente da una zona di protezione e di sorveglianza);

(d) il trattamento termico iniziale di cui al punto c) deve essere applicato al latte con un pH inferiore a 7,0 (tale trattamento non è autorizzato per il latte proveniente da una zona di protezione e di sorveglianza).

3. Trattamento atto a ridurre i rischi di polizia sanitaria nei prodotti dell'acquacoltura

(a) Il pesce di acquacoltura sensibile alla contaminazione da necrosi ematopoietica infettiva e setticemia emorragica virale e proveniente da una zona non riconosciuta relativamente a tali malattie può essere introdotto in una zona riconosciuta solo se macellato, decapitato ed eviscerato prima della spedizione. L'osservanza della suddetta condizione non è richiesta se il pesce proviene da un'azienda riconosciuta all'interno di una zona non riconosciuta.

(b) I molluschi vivi sensibili alla contaminazione da bonamiosi e marteiliosi e provenienti da una zona non riconosciuta relativamente a tali malattie possono essere introdotti in una zona riconosciuta se destinati al consumo umano diretto o all'industria conserviera e non devono essere stabulati a meno che:

- provengano da un'azienda riconosciuta all'interno di una zona non riconosciuta, oppure

- siano temporaneamente immersi in bacini di deposito o centri di depurazione all'uopo predisposti e a tal fine riconosciuti dall'autorità competente, dotati in particolare di un sistema per il trattamento e la disinfezione delle acque reflue.

Le modalità di applicazione delle presenti norme sono stabilite secondo la procedura di cui all'articolo 11.

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