EUR-Lex Access to European Union law

Back to EUR-Lex homepage

This document is an excerpt from the EUR-Lex website

Document 31992R0313

Regolamento ( CEE ) n. 313/92 della Commissione, del 4 febbraio 1992, che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di apparecchi radioriceventi per autoveicoli originari della Corea del Sud

OJ L 34, 11.2.1992, p. 8–20 (ES, DA, DE, EL, EN, FR, IT, NL, PT)

No longer in force, Date of end of validity: 04/06/1992

ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/1992/313/oj

31992R0313

Regolamento ( CEE ) n. 313/92 della Commissione, del 4 febbraio 1992, che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di apparecchi radioriceventi per autoveicoli originari della Corea del Sud

Gazzetta ufficiale n. L 034 del 11/02/1992 pag. 0008 - 0020


REGOLAMENTO (CEE) N. 313/92 DELLA COMMISSIONE del 4 febbraio 1992 che istituisce un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di apparecchi radioriceventi per autoveicoli originari della Corea del Sud

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea,

visto il regolamento (CEE) n. 2423/88 del Consiglio, dell'11 luglio 1988, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping e di sovvenzioni da parte di paesi non membri della Comunità economica europea (1), in particolare l'articolo 11,

sentito il comitato consultivo previsto da detto regolamento,

considerando quanto segue:

A. PROCEDIMENTO

(1) Nel maggio 1990, con un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee (2), la Commissione ha annunciato l'apertura di un procedimento antidumping relativo alle importazioni nella Comunità di apparecchi riceventi per la radiodiffusione, del tipo utilizzato negli autoveicoli, originari della Corea del Sud e ha iniziato un'inchiesta.

I prodotti in oggetto, in prosieguo denominati « autoradio », rientrano nei codici NC ex 8527 21 10, ex 8527 21 90 e ex 8527 29 00.

Il procedimento è stato avviato in seguito ad una denuncia presentata da ALARM (Association for Legal Auto-Radios Measures), insieme per conto dei produttori che rappresentavano oltre il 70 % della produzione comunitaria di autoradio. La denuncia conteneva elementi di prova, relativi alle pratiche di dumping sulle importazioni di tali prodotti originari della Corea del Sud e al conseguente pregiudizio, che sono stati ritenuti sufficienti per giustificare l'apertura di un procedimento.

(2) La Commissione ha informato ufficialmente gli esportatori e gli importatori notoriamente interessati, i rappresentanti del paese esportatore e i denunzianti e ha dato alle parti notoriamente interessate la possibilità di comunicare la loro opinione per iscritto e di chiedere di essere sentite.

(3) Nove dei quattordici esportatori citati nella denuncia hanno comunicato per iscritto le loro osservazioni, mentre gli altri non si sono manifestati. Dopo l'apertura del procedimento nove altri esportatori coreani hanno comunicato le loro osservazioni. Dal confronto tra le statistiche ufficiali Eurostat e le risposte dei diciotto esportatori che hanno compilato il questionario della Commissione risulta che questi ultimi rappresentano complessivamente, in volume, il 63 % circa di tutte le esportazioni dei prodotti in oggetto dalla Corea del Sud nella Comunità.

(4) Anche i tre produttori rappresentati dal denunziante e alcuni importatori hanno comunicato le loro osservazioni per iscritto e/o hanno chiesto di essere sentiti. Un'organizzazione professionale che rappresenta alcuni importatori comunitari dei prodotti in oggetto, la Foreign Trade Association, ha presentato osservazioni. La Electronic Industries Association of Korea (EIAK) è intervenuta a favore degli esportatori coreani.

(5) La Commissione ha chiesto e verificato tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini delle conclusioni preliminari e ha effettuato controlli in loco presso le seguenti società:

a) produttori comunitari:

- Grundig AG, Fuerth, Germania e Braga, Portogallo,

- Philips, Wetzlar, Germania,

- Blaupunkt, Hildesheim, Germania e Braga, Portogallo;

b) produttori/esportatori della Repubblica di Corea:

- Goldstar Co. Ltd, Seul,

- Tong Kook General Electronics Co. Ltd, Seul,

- Inkel Corporation Ltd, Seul,

- Hyundai Electronics Industries Co. Ltd, Kyongki-Do,

- Woojin Electric Co. Ltd, Seul,

- Woojin Industrial Co. Ltd, Seul,

- Samsung Electronic Co. Ltd, Seul,

- Daesung Precision Co. Ltd, Seul,

- Hyorim Co., Seul,

- Haitai Electronics Co. Ltd, Incheon,

- Carmen Electronic Co. Ltd, Seul,

- Sung-Moon Trading Co. Ltd, Seul,

- Tong-Hae Sil Up Co. Ltd, Seul,

- Se Kyung Co., Kyounggi-Do,

- Daewoo Electronics Co. Ltd, Seul,

- Yung Tai Electronics Ind. Co. Ltd, Seul,

- Woo Kwang Co. Ltd, Kyungsangbuch-Dou,

- Osio Electronics Co. Ltd, Kyeongki-Do,

- Kolon International Co., Seul;

c) Importatori comunitari:

- Alpine Italia SpA, Milano, Italia,

- Daewoo Handelsgesellschaft GmbH, Francoforte, Germania,

- Flamagás SA, Barcellona, Spagna,

- Goodmans Loudspeakers Ltd, Havant, Regno Unito,

- Goldstar Deutschland GmbH, Willich, Germania,

- Grossversandhaus Quelle, Fuerth, Germania,

- Inkel Europe GmbH, Eschborn, Germania,

- Interconti Industrie Kontor GmbH, Oer Erkenschwick, Germania.

(6) La Commissione ha sentito i produttori comunitari denunzianti, gli esportatori sopra indicati e alcuni importatori che ne avevano fatto richiesta e ha verificato, nella misura ritenuta necessaria, le informazioni fornite nel corso dell'inchiesta. La Commissione non ha preso in considerazione la risposta scritta di un importatore che non aveva presentato una versione non riservata delle informazioni fornite.

(7) L'inchiesta relativa alle pratiche di dumping riguardava il periodo compreso tra il 1o maggio 1989 e il 30 aprile 1990 (periodo dell'inchiesta).

(8) L'inchiesta ha superato il periodo di un anno a causa del volume e della complessità dei dati inizialmente raccolti.

B. PRODOTTO IN ESAME E PRODOTTO SIMILE

I. Prodotto in esame

(9) I prodotti oggetto del presente procedimento sono gli apparecchi riceventi di emissioni radiodiffuse da stazioni emittenti, che possono funzionare unicamente con una sorgente di energia esterna, del tipo utilizzato negli autoveicoli, anche combinati nello stesso involucro con un dispositivo per la registrazione o la riproduzione del suono, esclusi tuttavia gli apparecchi che possono ricevere anche la radiotelefonia o la radiotelegrafia. Tali apparecchi, la cui funzione di base è di ricevere e di elaborare segnali audio, sono alimentati da una fonte di energia elettrica esterna, proveniente di norma dal veicolo nel quale sono montati. Tali apparecchi, collegati ad uno o a più altoparlanti, permettono di ascoltare i segnali ricevuti ed elaborati.

I componenti essenziali di qualsiasi tipo di autoradio sono un involucro, un'unità di alimentazione, un sintonizzatore destinato a selezionare i segnali audio delle stazioni emittenti, su una o più bande di frequenza, alcuni circuiti per l'elaborazione di tali segnali, un amplificatore ed altri circuiti che controllano funzioni supplementari facoltative quali, tra l'altro, il controllo di tono o il bilanciamento del suono per gli apparecchi riceventi stereo (« fader »), il sistema di decodificazione di informazioni stradali RDS (Radio Decoder System), nonché la memorizzazione di alcune stazioni. La ricerca delle stazioni può essere manuale (« manual tuning ») o elettronica (« digital tuning ») e la localizzazione può essere effettuata con un ago mobile (« analogue display ») oppure con uno schermo di visualizzazione a cristalli liquidi (« digital display »).

Le autoradio possono essere combinate con apparecchi di registrazione o di riproduzione del suono quali i lettori di cassette audio, che a loro volta possono avere caratteristiche specifiche comprendenti tra l'altro il dispositivo automatico di lettura continua (« autoreverse ») o di riduzione dei rumori (« dolby ») e/o i lettori di dischi compact. Tali prodotti, la cui principale funzione è la ricezione di emissioni radiofoniche, rientrano nella categoria dei prodotti in esame, purché tutti i dispositivi si trovino in un unico involucro. Non rientrano nella categoria dei prodotti in esame gli apparecchi autoradio che possono ricevere anche la radiotelefonia o la radiotelegrafia, che sono stati esclusi al momento dell'apertura del presente procedimento, in quanto hanno caratteristiche essenziali diverse.

II. Prodotto simile

(10) Per quanto riguarda la definizione di prodotto simile ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento (CEE) n. 2423/88, è stato accertato che le autoradio prodotte nella Comunità sono fabbricate con una tecnologia di base comparabile a quella utilizzata per la produzione degli apparecchi venduti in Corea ed esportati nella Comunità e che le caratteristiche fisiche e tecniche dei prodotti in esame sono essenzialmente analoghe.

Tale impostazione è conforme alla percezione che l'utente ha del prodotto. Tutti i modelli di autoradio presenti sul mercato, indipendentemente dalle differenze di caratteristiche, aspetto estetico o qualità di ricezione, hanno le stesse funzioni e le stesse applicazioni di base, collegate alla ricezione di emissioni radiofoniche, anche quando sono combinate con un altro apparecchio di lettura del suono. Le autoradio possono quindi essere considerate ampiamente intercambiabili dal punto di vista dell'utente, anche se evidentemente il grado di intercambiabilità è inferiore quando le differenze in termini di apparecchiature e di caratteristiche sono più rilevanti.

Come risulta dal considerando 9 precedente, le autoradio commercializzate presentano una vasta gamma di caratteristiche tecniche. La Commissione non ritiene tuttavia che tali differenze siano sufficienti per effettuare una netta distinzione tra i diversi modelli di autoradio e per definire categorie distinte di prodotti simili. Non è stato chiaramente individuato alcun criterio che permetta di classificare in gruppi specifici i vari modelli all'interno della serie di prodotti fabbricati con il medesimo processo produttivo e distribuiti dagli stessi canali di vendita. I diversi modelli non sono inoltre differenziati sul piano contabile.

(11) Un'organizzazione professionale comunitaria che rappresenta gli interessi dei dettaglianti per quanto riguarda gli acquisti all'estero ha affermato che le autoradio fabbricate e vendute nella Comunità dall'industria comunitaria non sono prodotti simili a quelle importate dalla Corea, in quanto queste ultime sarebbero apparecchi a basso prezzo che per componenti, qualità e precisione di ricezione sarebbero inferiori alle autoradio prodotte e vendute dall'industria comunitaria. Tali argomentazioni sono sostanzialmente affini a quelle della maggior parte degli esportatori che hanno effettuato una distinzione tra prodotti simili, per segmento di mercato, individuando apparecchi nella fascia alta o bassa della gamma. Tale distinzione, secondo i casi, si basava su una presunta differenziazione in termini di sbocchi, secondo le caratteristiche dei prodotti oppure di prezzi.

(12) Tali argomentazioni non possono essere accolte. Anche se esistono differenze inerenti ad elementi specifici tra i modelli coreani e quelli comunitari, tali apparecchi hanno comunque caratteristiche fisiche e tecniche analoghe per le quali rientrano nella stessa categoria di prodotti simili. A sostegno di tali argomentazioni, inoltre, non sono stati presentati elementi di valutazione obiettivi che permettano di effettuare una distinzione tra i prodotti in esame, in funzione delle caratteristiche essenziali e della loro utilizzazione. Una classificazione dei prodotti in diverse categorie o in serie di articoli distinti sarebbe arbitraria, aleatoria e inapplicabile, in quanto si tratta essenzialmente di una gamma completa dello stesso prodotto. Le argomentazioni proposte si riferiscono in realtà ad una situazione superata, dati i progressi tecnici realizzati dagli esportatori coreani negli anni precedenti il periodo dell'inchiesta. È stato infatti accertato che, nel periodo dell'inchiesta, i modelli esportati dalla Corea nella Comunità dagli esportatori che hanno collaborato presentano in molti casi componenti analoghi a quelli dei modelli europei. I prodotti importati sono stati progettati e fabbricati con una tecnologia analoga a quella utilizzata nella Comunità e talvolta in base ad accordi di concessione di licenze conclusi con produttori di paesi terzi. I produttori comunitari fabbricano inoltre anche modelli di tecnologia semplificata, comparabili a quelli esportati e che rientrano interamente nella gamma di modelli da essi offerti sul mercato comunitario.

D'altra parte, eventuali differenze qualitative non sono pertinenti per quanto riguarda la definizione del prodotto simile ed eventualmente possono essere prese in considerazione ai fini del confronto.

(13) La Commissione ha pertanto concluso che le autoradio prodotte nella Comunità e in Corea che sono vendute sul mercato comunitario, considerate complessivamente, sono sufficientemente analoghe per essere considerate come un'unica gamma di prodotti nell'ambito del presente procedimento e come prodotti simili ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 12 del regolamento CEE n. 2423/88.

C. DUMPING

a) Valore normale

(14) Per determinare il valore normale la Commissione ha esaminato in primo luogo se i modelli venduti dagli esportatori coreani che avevano effettuato vendite sul mercato interno avevano caratteristiche sufficientemente simili a quelle dei modelli esportati, ai fini di un valido confronto tra i prezzi, senza dover effettuare adeguamenti di portata o di complessità tali da rendere impossibile una valutazione ragionevole del valore di eventuali differenze nelle caratteristiche fisiche. È stata effettuata una prima selezione di tali modelli in base ad un elenco di quattordici specifiche corrispondenti alle principali apparecchiature tecniche. In un secondo tempo, in particolare nel corso dell'inchiesta in loco, è stato verificato se la struttura esterna ed interna degli apparecchi preselezionati venduti in Corea e all'esportazione permetteva di effettuare un ragionevole confronto tra i prezzi sul mercato interno e i prezzi all'esportazione.

In base a tali criteri, la Commissione ha concluso a titolo provvisorio che quattro dei sei esportatori coreani che avevano effettuato vendite sul mercato interno avevano venduto modelli comparabili ad almeno uno dei modelli esportati.

(15) Un esportatore che secondo la Commissione non aveva venduto un modello analogo sul mercato interno ha affermato che il solo modello che aveva venduto in Corea nel corso di un'unica transazione nel periodo dell'inchiesta era effettivamente comparabile a due modelli esportati, in base alle quattordici specifiche scelte dalla Commissione ai fini della selezione dei modelli comparabili. Tale esportatore contesta la decisione della Commissione, in quanto le differenze in base alle quali essa aveva concluso che i modelli non erano comparabili riguardavano l'aspetto esteriore e soprattutto la struttura interna, che il consumatore non avrebbe potuto percepire.

L'elenco delle specifiche comunicato dalla Commissione ai fini della preselezione di modelli comparabili non poteva tuttavia definire tutti i criteri di selezione, prima di qualsiasi esame concreto delle singole proposte presentate da ciascun produttore/esportatore.

Per la selezione di modelli ai fini del confronto dei prezzi, occorre considerare gli elementi che possono incidere sulla composizione dei prezzi, nei confronti dell'acquirente al quale i prodotti sono destinati, quali la struttura interna e i componenti. Tanto in Corea quanto per l'esportazione nella Comunità i prodotti erano effettivamente destinati a clienti, fabbricanti di automobili e/o distributori, che prestano particolare attenzione alla struttura interna dei prodotti stessi.

I modelli in questione, pur avendo in comune alcune specifiche tra le quattordici dell'elenco, non sono stati ritenuti comparabili in considerazione delle differenze riguardanti l'aspetto esteriore e la struttura interna.

(16) La Commissione ha successivamente esaminato se i prezzi interni dei modelli comparabili selezionati potevano essere utilizzati per stabilire il valore normale, ma non è stato possibile ricorrere a tale metodo. In due casi i prezzi interni non sono stati utilizzati poiché le vendite erano effettuate a prezzi di trasferimento ad un fabbricante di automobili collegato al produttore. In altri casi le vendite di modelli comparabili sul mercato interno ad acquirenti indipendenti non hanno superato in volume il 5 % delle vendite effettuate all'esportazione nella Comunità e quindi sono state ritenute insufficientemente rappresentative, conformemente alla normale pratica della Commissione. Le vendite sufficientemente rappresentative erano invece effettuate in perdita, ovvero, nel periodo dell'inchiesta, i prezzi medi dei modelli in questione erano inferiori al costo di produzione.

(17) In tali circostanze, non essendosi potuto utilizzare alcun prezzo effettivo sul mercato interno, il valore normale è stato costruito a titolo provvisorio in base ai costi relativi ai materiali e alla fabbricazione dei singoli modelli esportati, ai quali è stato aggiunto un importo per le spese generali, amministrative e di vendita e un margine di profitto.

(18) Ai fini di un valido confronto con i prezzi all'esportazione è stato tuttavia necessario prendere in considerazione il tipo di vendite effettuate sul mercato interno rispetto a quelle all'esportazione. I prodotti esportati erano infatti venduti ad importatori che svolgevano la funzione di distributori, in quanto rivendevano i prodotti a grossisti oppure a dettaglianti e soltanto in pochi casi e produttori di automobili. Non sono state effettuate vendite all'esportazione direttamente a fabbricanti di automobili nella Comunità.

Sul mercato coreano, invece, le vendite ad acquirenti indipendenti sono destinate in gran parte a fabbricanti di automobili. La parte restante è invece effettuata a distributori che, come gli importatori nella Comunità, vendono a grossisti e a dettaglianti. Per quanto riguarda le vendite a fabbricanti di automobili, è stata accertata una differenza significativa in termini di struttura dei prezzi e di quantitativi venduti rispetto alle vendite ai distributori. Poiché dall'inchiesta è emerso che le spese generali, escluse le spese dirette di vendita, non presentavano differenze secondo il tipo di cliente e il volume delle vendite, è stato stabilito che la differenza di prezzo era dovuta al margine di utile minore per le vendite ai fabbricanti di automobili. Questi ultimi sono consumatori finali la cui funzione commerciale non corrisponde a quella dei distributori. Pertanto, per determinare il valore normale costruito corrispondente ad un livello di commercializzazione analogo a quello delle vendite all'esportazione, il margine di utile da aggiungere al costo di produzione è stato stabilito, a titolo provvisorio, in riferimento al margine di profitto realizzato nelle vendite sul mercato interno coreano a distributori indipendenti.

(19) Le spese generali, amministrative e di vendita sono state calcolate in riferimento alle spese sostenute da ciascun produttore/esportatore interessato che aveva effettuato vendite del prodotto simile sul mercato interno in quantitativi rappresentativi ad acquirenti indipendenti, ovvero quando le vendite corrispondevano ad almeno il 5 % del totale dei quantitativi importati. Per quanto riguarda i produttori/esportatori coreani che non avevano effettuato sul mercato interno vendite rappresentative del prodotto simile, le spese generali, amministrative e di vendita sono state calcolate in riferimento alla media delle spese dello stesso tipo sostenute dagli altri produttori/esportatori coreani di autoradio che avevano realizzato vendite sufficienti del prodotto simile sul mercato interno.

(20) Per determinare il margine di utile considerato nella costruzione del valore normale, quando i produttori/esportatori avevano venduto in quantitativi sufficientemente rappresentativi altri modelli di autoradio a distributori in Corea, è stato preso in considerazione il margine di utile medio corrispondente a tale tipo di vendite.

Per quanto riguarda gli esportatori che sul mercato interno avevano venduto prodotti simili a fabbricanti di automobili, il margine di utile realizzato su tali vendite è stato adeguato in funzione di una percentuale media corrispondente alla differenza tra i margini di utile realizzati nei due tipi di vendita sul mercato interno. La percentuale è stata determinata con riferimento alle vendite dei produttori/esportatori che avevano effettuato i due tipi di transazioni sul mercato interno coreano nel periodo dell'inchiesta.

Nei confronti dei produttori/esportatori che non avevano venduto prodotti simili in Corea è stato utilizzato il margine di utile medio realizzato dai produttori/esportatori che avevano venduto in Corea prodotti simili a distributori indipendenti.

(21) Alcuni esportatori coreani, sostenuti dall'EIAK, hanno obiettato che il metodo applicato dalla Commissione non era corretto, in quanto non teneva conto delle differenze tra i quantitativi venduti a distributori in Corea rispetto a quelli venduti nella Comunità.

Secondo tali esportatori il confronto con le vendite ai fabbricanti di automobili sarebbe stato più equo, poiché, tra l'altro, i quantitativi erano maggiormente comparabili a quelli esportati.

(22) La Commissione non ha accolto tali argomenti. Ai fini di un equo confronto, i prezzi da confrontare devono essere stabiliti ad un livello commerciale comparabile. I distributori coreani e gli importatori comunitari hanno funzioni analoghe, mentre quelle dei fabbricanti di automobili sono sostanzialmente diverse. Il confronto tra i prezzi deve quindi essere effettuato a livello dei distributori. Per quanto riguarda l'argomento relativo alla differenza tra i quantitativi venduti al livello dei distributori su ciascuno dei due mercati, dalla quale deriverebbero diverse economie di scala, occorre ricordare che il valore normale dei modelli venduti all'esportazione è stato determinato in base ai costi di fabbricazione degli stessi modelli esportati. Il metodo tiene quindi pienamente conto delle economie di scala realizzate all'esportazione, che d'altra parte sono state più rilevanti di quelle realizzate per le vendite sul mercato interno, dato che i quantitativi venduti all'esportazione erano nettamente superiori a quelli delle vendite in Corea. Riguardo alle spese di vendita si è tenuto conto delle differenze relative alle spese dirette (vedi considerando 26 e seguenti). È stato inoltre accertato che in termini di spese generali non esistevano differenze in funzione del tipo di cliente.

Dall'inchiesta è infine emerso che gli utili variavano secondo la funzione commerciale dei clienti. Non sarebbe pertanto corretto utilizzare, per le vendite ai distributori, un margine di utile chiaramente attribuibile all'altro tipo di cliente sul mercato coreano.

Ai fini delle conclusioni provvisorie la Commissione ha quindi ritenuto che per determinare il valore normale fosse necessario adeguare il margine di utile delle vendite a clienti indipendenti, che non svolgono funzioni di distributori, per poter effettuare un confronto allo stesso livello di commercializzazione dei prezzi all'esportazione.

b) Prezzi all'esportazione

(23) Per tutte le vendite ad importatori indipendenti nella Comunità, i prezzi all'esportazione sono stati determinati a titolo provvisorio in base ai prezzi effettivamente pagati per le autoradio vendute all'esportazione nella Comunità.

(24) Tre produttori/esportatori coreani hanno effettuato una parte delle loro operazioni di vendita e di commercializzazione nella Comunità tramite consociate. In tali casi, in applicazione dell'articolo 2, paragrafo 8, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, i prezzi all'esportazione sono stati costruiti in base ai prezzi ai quali le autoradio sono state rivendute al primo acquirente indipendente. Si è tenuto conto degli sconti e dei rimborsi concessi rispetto a tali prezzi di vendita e di tutte le spese sostenute tra l'importazione e la rivendita, compresi i dazi e le imposte, nonché di un margine di utile dell'8 % valutato in riferimento alle informazioni raccolte nel corso dell'inchiesta riguardo al margine di utile realizzato da importatori indipendenti nella Comunità.

c) Confronto

(25) Per effettuare un equo confronto tra il valore normale e i prezzi all'esportazione la Commissione ha tenuto conto, in forma di adeguamenti, delle differenze che incidono sulla comparabilità dei prezzi, quali le differenze relative alle condizioni di vendita, quando sono stati presentati sufficienti elementi probatori dell'esistenza di un rapporto diretto tra tali differenze e le vendite in esame. I confronti sono stati effettuati a livello franco fabbrica. Non sono stati applicati gli adeguamenti chiesti per le differenze relative alle caratteristiche fisiche, poiché il valore normale è stato sempre costruito in base ai costi di produzione dei modelli esportati. Non è stato inoltre necessario applicare adeguamenti per le differenze relative ai dazi all'importazione e alle altre imposte indirette, dato che i costi di fabbricazione impiegati per la determinazione del valore normale costruito non comprendevano tali dazi.

(26) Sono stati applicati adeguamenti per le differenze relative alle spese di trasporto, assicurazione, movimentazione, carico e costi accessori, nonché per le differenze inerenti a condizioni di pagamento, garanzie, retribuzioni e commissioni dei venditori.

(27) Tutti i produttori/esportatori hanno chiesto adeguamenti riguardo alle condizioni di pagamento. Tali spese sono state valutate in base ai termini di pagamento fissati nelle condizioni di vendita. Per quanto riguarda il valore normale, che era stato sempre determinato in base ai costi di produzione, gli adeguamenti per i costi del credito collegati alle vendite sono stati valutati in funzione dei dati contabili dei produttori coreani che avevano venduto in Corea il prodotto simile, in riferimento all'importo dei costi del credito effettivi sostenuti dai produttori. Per gli altri produttori è stato calcolato un adeguamento delle spese di vendita in base alla media dei costi del credito sostenuti dai produttori che avevano effettuato vendite del prodotto simile sul mercato interno.

(28) Per quanto riguarda le domande di adeguamenti a titolo delle garanzie accordate sul mercato interno, è stato accertato che in Corea, dove di norma non sono accordate garanzie, vige la pratica di indicare nella fattura la percentuale dell'importo della fattura stessa corrispondente alla fornitura di pezzi di ricambio gratuiti. A titolo provvisorio, nei confronti di tutti gli esportatori, la Commissione ha applicato un adeguamento a titolo di tali spese considerate simili a garanzie, in base alla percentuale definita in seguito all'inchiesta e considerata corrispondente agli usi vigenti nel settore.

(29) Per quanto riguarda le retribuzioni dei venditori, alcuni esportatori avevano inserito costi relativi a personale non direttamente assegnato alle attività di vendita, quali le segretarie o i quadri. In tali circostanze l'adeguamento è stato valutato in base agli elementi disponibili che permettevano di accertare l'esistenza di un rapporto diretto tra l'attività del personale in oggetto e le vendite del prodotto simile.

(30) Alcuni produttori/esportatori avevano chiesto, in forza dell'articolo 2, paragrafo 10, lettera e) del regolamento (CEE) n. 2423/88, di non tener conto delle domande di adeguamento che avevano un effetto ad valorem inferiore allo 0,5 %. La Commissione ha tuttavia accertato che, nella fattispecie, tali adeguamenti, considerati complessivamente, avevano un effetto non trascurabile sui prezzi o sul valore delle transazioni ai quali si riferivano. A titolo provvisorio è stato quindi deciso di prendere in esame tutti gli adeguamenti chiesti e di respingere la domanda basata sul citato articolo 2, paragrafo 10, lettera e), in conformità del quale la Commissione ha esaminato l'incidenza degli adeguamenti sui prezzi o sul valore delle transazioni a cui si riferiscono.

d) Margini di dumping

(31) I valori normali così stabiliti sono stati confrontati con i prezzi all'esportazione, prendendo in esame le singole transazioni. Dall'esame preliminare dei risultati del confronto risulta l'esistenza di pratiche di dumping per le autoradio originarie della Repubblica di Corea vendute da tutti i produttori/esportatori coreani soggetti all'inchiesta, con un margine di dumping pari in ciascun caso all'importo di cui il valore normale supera il prezzo all'esportazione nella Comunità.

I margini di dumping variano secondo gli esportatori, con la seguente media ponderata, espressa in percentuale del valore cif franco frontiera comunitaria, per i singoli esportatori:

- Goldstar Co. Ltd 6,30 %,

- Tong Kook General

Electronics Co. Ltd 20,10 %,

- Inkel Corporation Ltd 18,16 %,

- Hyundai Electronics

Industries Co. Ltd 14,70 %,

- Woojin Electric Co. Ltd 19,21 %,

- Woojin Industrial Co. Ltd 19,21 %,

- Samsung Electronic Co. Ltd 0,25 %,

- Daesung Precision Co. Ltd 17,30 %,

- Hyorim Co. 18,30 %,

- Haitai Electronics Co. Ltd 1,06 %,

- Carmen Electronic Co. Ltd 7,80 %,

- Sung-Moon Trading Co. Ltd 23,90 %,

- Tong-Hae Sil Up Co. Ltd 10,80 %,

- Se Kyung Co. 7,26 %,

- Daewoo Electronics Co. Ltd 7,44 %,

- Yung Tai Electronics Ind. Co. Ltd 33,95 %,

- Woo Kwang Co. Ltd 21,03 %,

- Osio Electronics Co. Ltd 24,62 %,

- Kolon International Co. 6,30 %.

Fatte salve eventuali modifiche che possono derivare dal seguito dell'inchiesta prima della decisione definitiva, i margini di dumping accertati a titolo provvisorio per le società Samsung Electronics Co. Ltd e Haitai Electronics Co. Ltd devono essere considerati come minimi e, nella fase attuale del procedimento, non giustificano l'eventuale adozione di misure di difesa.

(32) Nei confronti degli esportatori che non hanno risposto al questionario della Commissione o che non si sono altrimenti manifestati, il margine di dumping è stato determinato in base ai dati disponibili. All'inizio dell'inchiesta l'EIAK ha dichiarato alla Commissione che tali esportatori erano molto numerosi e che una parte rilevante delle oltre cinquanta società coreane in oggetto non poteva rispondere al questionario poiché, essendo di piccole dimensioni, non disponeva di sufficienti risorse finanziarie ed umane. La Commissione ha dichiarato di essere disposta ad esaminare l'eventualità di effettuare un campionamento in base ad un elenco di tutti i produttori/esportatori coreani contenente informazioni sufficienti per verificare in primo luogo l'effettiva necessità di tale metodo e procedere eventualmente ad una scelta rappresentativa tra tutti i produttori/esportatori coreani interessati. L'elenco dei produttori coreani che hanno esportato nella Comunità, con indicazione del volume e del valore delle esportazioni, è stato presentato troppo tardi, dopo la scadenza del termine fissato per le risposte al questionario della Commissione. Nel corso dell'inchiesta alcuni esportatori che non avevano risposto al questionario hanno comunicato, con il sostegno dell'EIAK, alcune informazioni relative ai modelli da essi esportati, nonché al volume e al valore di tali esportazioni.

La Commissione non ha tuttavia trovato conferma dell'argomento secondo il quale le società che non avevano collaborato all'inchiesta avrebbero avuto dimensioni insufficienti per rispondere al questionario. È effettivamente difficile valutare con precisione le dimensioni e le risorse delle società unicamente in base ai quantitativi del prodotto simile esportati. Per quanto riguarda numerose società che apparentemente avevano esportato quantitativi relativamente poco elevati è tuttavia emerso che il volume delle esportazioni era in realtà analogo a quello delle esportazioni effettuate da alcune società che avevano collaborato all'inchiesta. Alcuni esportatori coreani che non avevano collaborato hanno infine esportato nella Comunità quantitativi rilevanti, che non hanno comunicato alla Commissione. Per tali motivi la Commissione dubita di poter determinare se i risultati dell'inchiesta relativa ai produttori che hanno collaborato siano effettivamente rappresentativi per quanto riguarda gli altri produttori/esportatori coreani che non si sono manifestati o per i quali esistono soltanto informazioni non controllate ed estremamente limitate, in base alle quali non è possibile elaborare alcuna conclusione.

Pertanto, nei confronti degli esportatori coreani di autoradio che non si sono manifestati o che non hanno risposto al questionario della Commissione, il margine di dumping è stato determinato in funzione dei dati disponibili, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 7, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88. Data l'importanza della mancata collaborazione, la Commissione ha ritenuto che il margine di dumping relativo a tali esportatori non potesse essere fissato in base ai margini di dumping determinati per gli esportatori coreani che avevano collaborato all'inchiesta, né in funzione delle informazioni contenute nella denuncia, i cui elementi relativi al dumping non risultano del tutto conformi ai risultati dell'inchiesta e non sono sufficientemente indicativi delle pratiche coreane in materia di prezzi.

Nei confronti degli esportatori che non hanno collaborato la Commissione ha deciso quindi a titolo provvisorio di utilizzare il margine di dumping medio constatato per i tre modelli più venduti all'esportazione, che rappresentano il 50 % circa del totale dei quantitativi esportati da uno dei tre maggiori esportatori di autoradio durante il periodo dell'inchiesta, il quale nello stesso periodo aveva venduto anche i quantitativi più significativi del prodotto simile sul mercato coreano.

Il margine di dumping così calcolato è pari al 38,3 %. La Commissione ritiene che se agli esportatori suddetti si attribuisse un margine di dumping inferiore si incoraggerebbe l'elusione del pagamento dei dazi e si premierebbe la mancata collaborazione.

D. INDUSTRIA COMUNITARIA

(33) Secondo i dati di cui dispone la Commissione, oltre ai tre produttori rappresentati dall'associazione ALARM esistono almeno sei imprese che producono o assemblano autoradio nella Comunità. Dai dati raccolti nel corso dell'inchiesta è stato accertato che i produttori comunitari membri dell'ALARM nel periodo in esame rappresentavano almeno il 75 % della produzione totale di autoradio nella Comunità, ovvero una percentuale notevole della produzione comunitaria complessiva del prodotto simile, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88.

(34) Uno dei membri dell'ALARM ha effettuato importazioni di autoradio originarie della Corea nel periodo dell'inchiesta ed è collegato a un produttore coreano nell'ambito di un accordo relativo alla fabbricazione di dispositivi per la lettura di cassette.

È stato accertato che l'accordo di produzione con la società coreana riguardava componenti di autoradio destinati alla vendita sul mercato coreano e non incideva sul comportamento commerciale del produttore comunitario in oggetto sul mercato comunitario.

Per quanto riguarda le importazioni limitate di autoradio dalla Corea effettuate dal produttore comunitario in oggetto, la Commissione, nell'ambito del potere discrezionale attribuitole dall'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88, ha esaminato se, viste tali importazioni del prodotto oggetto dell'inchiesta, questo produttore non dovesse considerarsi al di fuori dell'« industria comunitaria ». A questo proposito occorre ricordare che di norma le società operanti nei mercati internazionali ricorrono ad altri fabbricanti per completare la loro gamma di modelli. Nella fattispecie le importazioni riguardano un tipo di apparecchio per il quale la concorrenza sleale delle importazioni originarie della Corea era particolarmente marcata. Appare evidente che il produttore in oggetto ha effettuato le importazioni per restare presente sul mercato con una gamma completa di modelli oppure per recuperare le quote di mercato che sarebbero state perdute se avesse rinunciato alla vendita dei modelli in questione. In altri termini il produttore comunitario ha preso una iniziativa legittima di autodifesa.

In tali circostanze la Commissione ha ritenuto che i tre fabbricanti comunitari membri dell'ALARM rappresentassero « l'industria comunitaria » ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88.

E. PREGIUDIZIO

I. Elementi relativi alle importazioni a prezzi di dumping

a) Volume e quote di mercato

(35) Secondo le informazioni di cui dispone la Commissione, il consumo comunitario di autoradio è costantemente aumentato, passando da 12 milioni di unità nel 1985 a 19,26 milioni di unità nel periodo dell'inchiesta, con un incremento del 60 %.

(36) Nello stesso periodo le importazioni coreane nella Comunità a prezzi di dumping sono passate da 1 796 000 unità a circa 5 093 000 unità, con un incremento del 184 %. Tra il 1985 e il periodo dell'inchiesta la corrispondente quota di mercato è passata dal 15 % al 26,5 %. Nello stesso periodo le vendite dell'industria comunitaria hanno subito una flessione del 3 % e la corrispondente quota di mercato, pari al 36,7 % nel 1985, è scesa al 22,2 %.

Anche se nel periodo in esame si sono registrate alcune fluttuazioni, la rapida penetrazione delle importazioni coreane sul mercato comunitario è assolutamente incontestabile. La quota di mercato di tali importazioni è aumentata del 77 %, mentre, nonostante un incremento significativo del consumo complessivo nella Comunità, la quota di mercato dell'industria comunitaria è scesa del 40 %. Inoltre, come hanno riconosciuto alcuni esportatori coreani nel corso dell'inchiesta in loco, le importazioni sono state rallentate da alcune difficoltà congiunturali relative alla produzione e alle condizioni di esportazione, in seguito alla crisi economica e sociale che la Corea ha attraversato nel 1988 e nel 1989.

b) Prezzi

(37) Per quanto riguarda l'erosione del livello dei prezzi, nel periodo 1985-1989 è stata accertata una diminuzione di almeno il 20 % dei prezzi di alcuni modelli di autoradio venduti dall'industria comunitaria che erano simili ai modelli coreani importati, le cui caratteristiche fisiche e tecniche nel periodo in esame erano rimaste invariate e permettevano di valutare l'evoluzione dei prezzi corrispondenti. Da tale esame è emerso che per i prodotti la cui curva di sviluppo tecnologico ha quasi raggiunto il livello massimo, la flessione dei prezzi accertati non poteva essere attribuita unicamente a fattori derivanti da una normale situazione di concorrenza, quali l'incremento del volume di produzione e le innovazioni tecniche dei processi produttivi.

(38) La Commissione ha confrontato i prezzi dei modelli coreani analoghi ai modelli prodotti nella Comunità e venduti dall'industria comunitaria. Ai fini del confronto sono stati selezionati modelli di autoradio rappresentativi commercializzati dall'industria comunitaria nel periodo dell'inchiesta. Successivamente sono stati selezionati i modelli coreani rappresentativi esportati nello stesso periodo e più direttamente comparabili ai modelli dei produttori comunitari, in base all'elenco di caratteristiche di cui al considerando 15. Sono stati selezionati unicamente i modelli coreani che presentavano almeno le stesse caratteristiche dei modelli comunitari ai quali sono stati confrontati. Il confronto è stato effettuato in base alle vendite ai primi clienti indipendenti al livello dei distributori, apportando eventualmente alcuni adeguamenti, che sono stati valutati in funzione dei prezzi all'esportazione dei diversi modelli esportati, per tener conto delle differenze inerenti alle caratteristiche. Sono state in tal modo riscontrate rilevanti differenze tra i prezzi, con margini diversi secondo gli esportatori, ma comunque non inferiori al 41 %.

II. Elementi relativi alla situazione dell'industria comunitaria

(39) La produzione dell'industria comunitaria è passata da 5 472 000 unità nel 1985 a 5 137 000 unità nel periodo dell'inchiesta, con una flessione del 6 % circa. Il calo più netto è stato registrato nel 1988, con una percentuale del 13 % rispetto al 1985, mentre nello stesso periodo il consumo nella Comunità era aumentato del 54 %.

Anche se, ai fini della valutazione del pregiudizio, l'elemento relativo alla produzione deve essere esaminato in funzione dell'attività dell'industria comunitaria nella Comunità, ai fini di una valutazione più precisa è opportuno considerare il fatto che l'industria comunitaria ha installato impianti di produzione in paesi terzi.

In un primo tempo tale iniziativa era motivata dal desiderio di migliorare la competitività riducendo i costi relativi alla manodopera e ai componenti. Dagli elementi raccolti nel corso dell'inchiesta risulta tuttavia che le importazioni nella Comunità delle autoradio prodotte nei paesi terzi sono aumentate sensibilmente a decorrere dal 1987, quando il volume delle importazioni di prodotti coreani era aumentato del 200 % in due anni, mentre le quote di mercato dell'industria comunitaria erano bruscamente scese dal 36,7 % al 25,7 %.

Dalla concomitanza di tali elementi risulta che l'industria comunitaria è stata costretta ad aumentare la produzione nei paesi terzi per far fronte all'afflusso di nuove importazioni e alla perdita di quote di mercato, nonché alla flessione dei prezzi e della redditività (vedi considerando 37 e 42). Tale evoluzione ha evidentemente permesso all'industria comunitaria di salvaguardare la propria posizione sul mercato della Comunità. Il calo della produzione sarebbe stato in effetti nettamente superiore al 6 % registrato nei cinque anni di esame, se l'industria comunitaria non avesse avviato un processo di diversificazione a partire dal 1987. Tale situazione ha inciso anche sul livello dell'occupazione che, rimasto stabile sino al 1987, è sceso del 9 % nel 1988. Soltanto successivamente l'occupazione è tornata al livello del 1986, mentre i posti di lavoro avrebbero potuto aumentare se le capacità di produzione esistenti fossero state utilizzate e potenziate per rispondere all'espansione della domanda.

(40) Il tasso di utilizzazione degli impianti dell'industria comunitaria, pari all'87 % nel 1986 e nel 1987, è sceso sino all'80 % nel 1988, mentre nel 1989 e nel periodo dell'inchiesta era compreso tra l'81 % e l'82 %.

(41) La consistenza delle scorte dell'industria comunitaria presenta notevoli fluttuazioni in quanto, dopo un aumento significativo nel 1987, si è registrato un netto calo nel 1988, mentre nel 1989 e all'inizio del 1990 il livello era analogo a quello del 1986. Tale elemento di valutazione del pregiudizio non è tuttavia molto significativo, se si considera che nello stesso periodo è sceso il tasso di utilizzazione degli impianti e che l'industria è stata costretta a ridurre i prezzi per far fronte ai prezzi eccessivamente bassi applicati dai concorrenti sul mercato.

(42) A partire dal 1987 e sino al periodo dell'inchiesta, la redditività media dell'industria comunitaria è nettamente diminuita e nel 1988 una società ha subito perdite che si sono ulteriormente aggravate in seguito. La media degli utili, ampiamente positiva nel 1986, era quasi negativa all'inizio del 1990. Tale situazione è dovuta alla pressione esercitata da sostanziali volumi di importazioni a basso prezzo.

III. Conclusioni

(43) Per determinare se l'industria comunitaria abbia subito un pregiudizio notevole, la Commissione ha tenuto conto dei seguenti elementi:

- nel periodo compreso tra il 1985 e aprile 1990 le importazioni di autoradio originarie della Corea sono aumentate con estrema rapidità e la loro quota di mercato è passata dal 15 % al 25 %, mentre la quota di mercato dell'industria comunitaria relativa alle vendite di autoradio prodotte nella Comunità è scesa dal 36,7 % al 22,2 %;

- i prezzi di vendita dei produttori denunzianti nella Comunità hanno subito una erosione significativa e la differenza tra i prezzi accertata per il periodo dell'inchiesta è molto elevata;

- l'indice di utilizzazione degli impianti, il volume della produzione e le vendite dell'industria comunitaria hanno manifestato una tendenza alla diminuzione, benché tra il 1985 e il periodo dell'inchiesta il consumo complessivo sia aumentato del 60 %;

- nel periodo compreso tra il 1987 e l'inizio del 1990 la redditività delle vendite e del capitale dei produttori denunzianti è costantemente diminuita.

(44) Alla denunzianti di tali elementi e in particolare delle perdite di quote di mercato e dell'erosione rilevante dei profitti, la Commissione ha concluso a titolo provvisorio che l'industria comunitaria della autoradio ha subito un pregiudizio notevole ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1 del regolamento (CEE) n. 2423/88.

F. NESSO DI CAUSALITÀ TRA IL PREGIUDIZIO E LE PRATICHE DI DUMPING

1. Incidenza delle importazioni oggetto di dumping

(45) La Commissione ha accertato che la rapida penetrazione delle importazioni coreane ha coinciso con il calo altrettanto rapido delle quote di mercato dell'industria comunitaria, che si sono relativamente stabilizzate quando, a partire dal 1989, la pressione delle esportazioni coreane si è attenuata per motivi inerenti alla situazione interna in Corea (vedi considerando 36). L'incremento delle importazioni dei prodotti coreani coincide inoltre con l'erosione e la riduzione dei prezzi dei modelli comunitari di autoradio, con il netto calo dei profitti medi dell'industria comunitaria e con la forzata espansione delle importazioni di autoradio prodotte in paesi terzi dall'industria comunitaria. Dato che il mercato delle autoradio è estremamente sensibile alle variazioni di prezzo, è evidente che, in considerazione delle rilevanti differenze accertate, le importazioni oggetto di dumping hanno inciso in misura importante sul pregiudizio subito dall'industria comunitaria. I prezzi di dumping dei prodotti importati in grandi quantitativi dalla Corea, dato il loro livello eccessivamente basso, hanno avuto infatti un effetto negativo sui volumi di vendita dell'industria comunitaria, nonostante l'espansione del mercato; tali importazioni hanno avuto inoltre conseguenze negative sul livello generale dei prezzi di vendita e pertanto sugli utili dell'industria comunitaria, dato che l'andamento di tali parametri segue esattamente quello delle importazioni originarie della Corea.

(46) Secondo gli esportatori coreani, dalla sensibile flessione della quota di mercato delle importazioni dei prodotti originari della Corea tra il 1987 e il 1989 non si poteva dedurre che le importazioni coreane avessaro cagionato pregiudizio all'industria comunitaria e questo doveva dunque essere attribuito ad altri fattori. Tuttavia come si è già affermato, la relativa flessione delle importazioni dalla Corea è dovuta a circostanze che gli esportatori hanno dovuto affrontare, il che inoltre ha lievemente rallentato il deterioramento delle quote di mercato dell'industria comunitaria. Tale elemento non attenua, anzi mette in evidenza, il nesso diretto tra il volume delle importazioni dalla Corea a prezzi di dumping e il pregiudizio dell'industria comunitaria. Le misure attuate dall'industria comunitaria dal 1987 hanno inoltre contribuito a rallentare il flusso delle importazioni dei prodotti coreani a prezzi di dumping, che tuttavia sono rimaste ad un livello alquanto elevato e hanno continuato ad esercitare un'incidenza rilevante sul mercato comunitario.

2. Incidenza di altri fattori

(47) Tutti gli esportatori coreani hanno affermato che il pregiudizio sarebbe cagionato da fattori non inerenti alle importazioni coreane. Dato che queste ultime sono diminuite a decorrere dal 1988, mentre nello stesso periodo il consumo complessivo era aumentato, l'eventuale pregiudizio sarebbe dovuto ad altre importazioni e principalmente a quelle originarie di paesi terzi nei quali l'industria comunitaria ha installato i propri impianti di produzione. Dalle statistiche Eurostat risulterebbe che i prezzi di tali importazioni nel 1989 erano inferiori ai prezzi coreani, che invece sarebbero aumentati in misura rilevante. Alcuni esportatori sostenevano inoltre che tali elementi indicavano l'esistenza di pratiche di dumping.

(48) Tra le importazioni originarie dei paesi terzi, esclusa la Corea, soltanto le importazioni originarie dei paesi nei quali l'industria comunitaria ha installato impianti di produzione, ovvero Cina, Malaysia e Singapore, hanno avuto, come le importazioni coreane, un aumento in volume superiore a quello del consumo totale tra il 1985 e il periodo di riferimento. Tuttavia il volume complessivo di tali importazioni, che nel 1985 era superiore a quello delle importazioni coreane, era soltanto il 47,7 % di queste ultime nel 1987 e il 90 % circa nel periodo dell'inchiesta. Tra il 1985 e l'inizio del 1990 le corrispondenti quote di mercato sono passate dal 15,8 % al 24,9 %.

Fra queste importazioni, quelle realizzate dall'industria comunitaria erano inferiori al 50 % nel periodo dell'inchiesta. Tali importazioni hanno subito una progressione analoga a quella delle importazioni dalla Corea, dato che, per i motivi indicati nel considerando 39, rappresentavano una misura di difesa commerciale necessaria e legittima.

(49) Per quanto riguarda il livello dei prezzi delle importazioni dell'industria comunitaria, è praticamente inconcepibile che tale industria abbia potuto contribuire alla propria situazione di pregiudizio, salvo si dimostri che i produttori comunitari che hanno effettuato importazioni e gli altri produttori compresi nell'industria comunitaria avevano subito le conseguenze di una pratica non conforme ad un comportamento commerciale normale. Non sono stati presentati elementi di prova a questo proposito. Le informazioni raccolte nel corso dell'inchiesta hanno rivelato del resto che la politica dei prezzi dei produttori comunitari dipendeva dalle caratteristiche specifiche dei modelli venduti e non variava sensibilmente in funzione del luogo di produzione delle autoradio da essi vendute nella Comunità. Né ciò può sorprendere, ove si consideri che ben difficilmente un produttore comunitario comprometterebbe le proprie vendite di prodotti fabbricati nella Comunità, vendendo a basso prezzo prodotti concorrenziali importati. Inoltre, nulla indica che i prodotti importati dall'industria comunitaria siano stati venduti a prezzi tali da provocare pregiudizio ad altri produttori comunitari.

Non si può certo escludere che la quota di importazioni originarie dai tre paesi terzi in oggetto, effettuate da altri importatori e non dall'industria comunitaria, abbia potuto incidere in qualche misura sul volume e sui prezzi di vendita nella Comunità. A questo proposito non sussistono elementi per concludere che si trattasse di prezzi di dumping. Le statistiche relative a tali importazioni non offrono indicazioni attendibili sul livello effettivo dei prezzi in quanto, nel calcolo delle medie dei prezzi di importazione, sono inseriti numerosi modelli diversi di autoradio. Gli esportatori coreani non hanno presentato alcun elemento di prova a sostegno delle loro affermazioni secondo le quali le importazioni originarie dagli altri paesi terzi erano oggetto di dumping. Comunque, anche qualora le importazioni originarie dei paesi terzi e non effettuate dall'industria comunitaria, che hanno una quota di mercato nettamente inferiore a quella dei prodotti importati dalla Corea e che sono aumentate meno rapidamente di queste ultime, abbiano avuto un'incidenza sul livello dei prezzi del mercato comunitario, il pregiudizio cagionato dalle importazioni originarie della Corea, considerato isolatamente, deve comunque essere considerato notevole.

(50) Le importazioni nella Comunità originarie di altri paesi terzi, ad esclusione della Corea e dei tre paesi di cui al considerando 48, sono rimaste relativamente stabili, in quanto tra il 1985 e il periodo di riferimento sono aumentate del 26 % in volume, mentre quelle dalla Corea erano aumentate del 190 % e il consumo complessivo aveva avuto un incremento del 60 %. Tra il 1985 e l'inizio del 1990 la quota di mercato di tali importazioni è passata dal 26,5 % al 20,7 %. Tali importazioni non possono quindi aver esercitato sull'industria comunitaria un'incidenza analoga a quella delle importazioni coreane.

(51) Alla luce di quanto precede si può ritenere infondato l'argomento degli esportatori coreani secondo il quale la presente inchiesta costituirebbe una discriminazione nei confronti delle esportazioni coreane, in violazione dell'articolo 13, paragrafo 5 del regolamento (CEE) n. 2423/88. In mancanza di qualsiasi prova di dumping nelle importazioni da altri paesi terzi, non può aversi infatti violazione del suddetto articolo 13, paragrafo 5, che vieta la discriminazione nei confronti di tutte le importazioni di un prodotto simile per le quali si sono accertate pratiche di dumping causa di pregiudizio.

(52) È stato inoltre affermato che l'industria comunitaria, in seguito all'intensificarsi della concorrenza di altre importazioni, originarie tra l'altro del Brasile e del Giappone, avrebbe perduto quote del tradizionale mercato delle autoradio di qualità superiore, nel quale gli esportatori coreani non sarebbero presenti e che pertanto avrebbe cercato di inserirsi, con ritardo, nel mercato delle autoradio di qualità inferiore sviluppato dagli esportatori coreani. Il pregiudizio dovrebbe quindi essere attribuito a tali fattori.

Occorre ricordare che l'industria comunitaria è presente sul mercato comunitario con tutta la gamma del prodotto simile. Data l'intercambiabilità dei modelli del prodotto simile le vendite in un segmento di mercato incidono evidentemente su quelle di altri segmenti, in quanto questi ultimi non sono chiaramente delimitati. Come risulta inoltre dal considerando 11, i modelli coreani importati corrispondono ampiamente alla gamma di quelli prodotti e venduti dall'industria comunitaria. Infine, anche se avessero contribuito allo sviluppo di uno o più segmenti del mercato delle autoradio, gli esportatori coreani non sarebbero comunque autorizzati a controllare completamente tale segmento vendendo a prezzi di dumping e impedendo all'industria comunitaria di compensare, con l'incremento delle vendite, le quote di mercato eventualmente perdute a causa della normale concorrenza in altri segmenti di mercato in cui originariamente era più attiva.

(53) Due esportatori coreani hanno fatto valere che i prodotti da essi esportati erano superiori, per qualità e per prezzo, a quelli esportati dalle altre società coreane. Due esportatori hanno anche sostenuto di non aver potuto provocare il pregiudizio, in quanto i quantitativi da essi esportati erano trascurabili. Dato che, tuttavia, il pregiudizio deve essere valutato globalmente, non è né necessario né possibile determinare la parte di pregiudizio imputabile ai singoli esportatori interessati.

(54) La Commissione ha quindi concluso che le importazioni dalla Corea oggetto di dumping, considerate isolatamente, hanno provocato un notevole pregiudizio all'industria comunitaria delle autoradio.

G. INTERESSE DELLA COMUNITÀ

(55) In considerazione del pregiudizio rilevante subito dall'industria comunitaria, in particolare per quanto riguarda la sua preoccupante situazione finanziaria, la Commissione ritiene che, in assenza di misure contro le importazioni coreane oggetto di dumping e pertanto causa del pregiudizio, sarebbe inevitabile, a breve termine, una sensibile riduzione della produzione di autoradio nella Comunità da parte delle industrie denunzianti e che, a medio termine, sembra probabile la sua scomparsa. Sarebbero in tal modo vanificati tutti i programmi di investimento e di razionalizzazione attuati negli ultimi anni dall'industria comunitaria e si perderebbero migliaia di posti di lavoro.

L'industria in questione rientra inoltre in un settore nel quale sono impiegate e sviluppate tecnologie applicabili ad una vasta gamma di prodotti elettronici. Qualsiasi perdita subita in una parte di tale settore in termini di know-how e di ricerca e sviluppo incide sulla competitività globale dell'industria interessata.

(56) Gli esportatori coreani hanno affermato che le misure attuate unicamente nei confronti delle importazioni coreane avrebbero il solo effetto di favorire le importazioni originarie di altri paesi terzi, senza eliminare il pregiudizio cagionato dalle importazioni coreane e senza stimolare gli investimenti o la creazione di posti di lavoro nella Comunità da parte dell'industria comunitaria, che negli ultimi tempi ha preferito installare impianti produttivi al di fuori della Comunità.

È stato inoltre sostenuto che aumenterebbero i costi per i consumatori, senza alcuna compensazione in termini di risanamento dell'industria comunitaria.

(57) Riguardo al primo argomento, occorre ricordare che le misure antidumping mirano a ripristinare una concorrenza leale nel mercato comunitario. L'eventuale aumento delle quote di mercato di altre importazioni, non originarie della Corea, derivante dall'applicazione di misure antidumping nei confronti di queste ultime dovrebbe essere considerato un semplice effetto della concorrenza normale, in quanto non è stato assolutamente accertato che queste altre importazioni siano effettuate a prezzi di dumping. Le importazioni coreane d'altra parte non sono assolutamente escluse da tale concorrenza, dai prezzi leali che le misure antidumping intendono ripristinare. Quanto agli effetti delle misure sulla situazione all'interno della Comunità, l'industria comunitaria ha recentemente effettuato rilevanti investimenti e ha attuato provvedimenti di razionalizzazione della propria produzione nella Comunità. Tali iniziative indicano chiaramente l'intenzione di salvaguardare e migliorare la produzione. Non può pertanto essere accolto l'argomento degli esportatori coreani che, esportando quandi quantitativi a prezzi di dumping, hanno cagionato un pregiudizio notevole, che a sua volta ha imposto il ricorso all'intensificazione della produzione di autoradio in paesi in cui i costi di fabbricazione sono meno elevati e permettono di far fronte alla concorrenza di importazioni a basso prezzo. Il fatto che la produzione nella Comunità sia lievemente aumentata non appena, per ragioni esterne, gli esportatori coreani non hanno potuto mantenere il ritmo delle loro esportazioni, mette altresì in evidenza che l'industria comunitaria non ha inteso ridurre la produzione nella Comunità.

(58) La Commissione ha inoltre esaminato se le conseguenze prevedibili dell'istituzione dei dazi antidumping per i consumatori potrebbero essere contrarie all'interesse della Comunità.

L'imposizione dei dazi implica un aumento dei costi al livello dell'importazione che dovranno essere trasferiti alle fasi ulteriori del consumo. L'aumento dei costi dovrebbe del resto essere alquanto limitato, data l'esistenza di numerosi altri fornitori sul mercato comunitario. Si è ritenuto che i dazi, limitati all'importo dei margini di dumping, implicheranno una riduzione solo parziale delle rilevanti differenze di prezzo accertate tra i modelli esportati dai coreani e quelli venduti dall'industria comunitaria.

L'incidenza delle misure sui consumatori sarà quindi limitata all'eliminazione di un vantaggio in termini di prezzi derivante da una pratica sleale e dannosa per l'industria comunitaria la cui situazione, in mancanza di misure di difesa, sembra destinata ad un inevitabile deterioramento.

(59) Nel comune interesse dell'industria comunitaria e dei consumatori è quindi necessario ripristinare condizioni di concorrenza leale sul mercato. L'istituzione di dazi antidumping deve permettere di evitare la probabile scomparsa, a medio termine, dell'industria comunitaria, il che rischierebbe di diminuire sensibilmente la concorrenza sul mercato comunitario delle autoradio.

(60) La Commissione ritiene pertanto che nell'interesse della Comunità sia necessario eliminare le conseguenze del pregiudizio subito dall'industria comunitaria in seguito alle pratiche di dumping accertate. La necessità di salvaguardare la capacità di sopravvivenza e la competitività di tale industria coincide in gran parte con gli interessi dei consumatori e compensa gli inconvenienti, d'importanza e durata limitata, che possono derivare a breve termine per i consumatori.

H. DAZIO

(61) Dato che le differenze tra i prezzi dei prodotti coreani e quelli dei prodotti comunitari erano sempre superiori ai margini di dumping accertati, in conformità dell'articolo 13, paragrafo 3 del regolamento (CEE) n. 2423/88, il dazio deve corrispondere ai margini di dumping accertati e indicati al considerando 33.

(62) Nei confronti delle società che non hanno risposto al questionario della Commissione, né si sono manifestate altrimenti oppure che non hanno comunicato le informazioni ritenute necessarie dalla Commissione, per i motivi già indicati nel considerando 32, è necessario istituire il dazio stabilito in base ai dati disponibili ritenuti più adeguati, pari ad un'aliquota del 38,3 %.

(63) Un importatore ha sostenuto che ai fini dell'istituzione dei dazi antidumping la Commissione dovrebbe prendere in considerazione il carattere specifico delle vendite per corrispondenza su catalogo, in quanto in tali casi la determinazione dei prezzi è meno flessibile, adeguando di conseguenza le modalità di applicazione di eventuali dazi. Poiché tuttavia le misure antidumping sono istituite allo stadio dell'immissione in libera pratica dei prodotti, non esiste una base giuridica per distinguere tra canali di vendita specifici dopo l'importazione definitiva, che implichi una applicazione dei dazi antidumping differenziata nel tempo.

(64) È opportuno fissare un termine entro il quale le parti notoriamente interessate possono comunicare le loro osservazioni e chiedere di essere sentite. Occorre inoltre precisare che tutte le conclusioni prese ai fini del presente regolamento sono provvisorie e possono essere riesaminate prima dell'istituzione del dazio definitivo eventualmente proposto dalla Commissione,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

1. È istituito un dazio antidumping provvisorio del 38,3 % del prezzo netto franco frontiera comunitaria, dazi non riscossi, sulle importazioni di apparecchi radioriceventi del tipo utilizzato negli autoveicoli, di cui ai codici NC ex 8527 21 10 (codice Taric: 8527 21 10*10), ex 8527 21 90 (codice Taric: 8527 21 90*10) e ex 8527 29 00 (codice Taric: 8527 29 00*10), originari della Repubblica di Corea (codice addizionale: 8622).

I dazi si applicano agli apparecchi radioriceventi che possono funzionare solo con una fonte di energia esterna, del tipo utilizzato negli autoveicoli, anche quando sono combinati, nello stesso involucro, con un apparecchio di registrazione o riproduzione del suono, esclusi gli apparecchi atti a ricevere anche la radiotelefonia o la radiotelegrafia.

2. L'aliquota del dazio antidumping per gli apparecchi di cui al paragrafo 1 e prodotti dalle società di seguito elencate, espressa in percentuale del prezzo netto franco frontiera comunitario, dazi non corrisposti, è la seguente:

- Goldstar Co. Ltd, Seul 6,3 %

(codice addizionale: 8605),

- Tong Kook General Electronics Co. Ltd, Seul 20,1 %

(codice addizionale: 8606),

- Inkel Corporation Ltd, Seul 18,1 %

(codice addizionale: 8607),

- Hyundai Electronics Industries Co. Ltd,

Kyongki-Do 14,7 %

(codice addizionale: 8608),

- Woojin Electric Co. Ltd, Seul 19,2 %

(codice addizionale: 8609),

- Woojin Industrial Co. Ltd, Seul 19,2 %

(codice addizionale: 8609),

- Daesung Precision Co. Ltd, Seul 17,3 %

(codice addizionale: 8610),

- Hyorim Co., Seul 18,3 %

(codice addizionale: 8611),

- Carmen Electronic Co. Ltd, Seul 7,8 %

(codice addizionale: 8612),

- Sung-Moon, Trading Co. Ltd, Seul 23,9 %

(codice addizionale: 8613),

- Tong-Hae Sil Up Co. Ltd, Seul 10,8 %

(codice addizionale: 8614),

- Se Kyung Co., Bucheon City, Kyounggi-Do 7,2 %

(codice addizionale: 8615),

- Daewoo Electronics Co. Ltd, Seul 7,4 %

(codice addizionale: 8616),

- Yung Tai Electronics Ind. Co. Ltd, Seul 33,9 %

(codice addizionale: 8617),

- Woo Kwang Co. Ltd, Kyungsangbuch-Dou 21,0 %

(codice addizionale: 8618),

- Osio Electronics Co. Ltd, Kyeongki-Do 24,6 %

(codice addizionale: 8619),

- Kolon International Co., Seul 6,3 %

(codice addizionale: 8620).

3. I dazi non si applicano alle importazioni dei prodotti di cui al paragrafo 1 fabbricati e venduti all'esportazione dalle società Samsung Electronics Co. Ltd, Seul e Haitai Electronics Co. Ltd, Incheon, (codice addizionale: 8621).

4. Si applicano le disposizioni in vigore in materia di dazi doganali.

5. L'immissione in libera pratica nella Comunità dei prodotti di cui al paragrafo 1 e al paragrafo 2 è subordinata al deposito di una garanzia pari all'importo del dazio provvisorio.

Articolo 2

Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, lettera b) del regolamento (CEE) n. 2423/88, entro un mese a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento le parti interessate possono comunicare per iscritto le loro osservazioni e chiedere di essere sentite dalla Commissione.

Articolo 3

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.

Fatte salve le disposizioni degli articoli 11, 12 e 13 del regolamento (CEE) n. 2423/88, l'articolo 1 del presente regolamento si applica per un periodo di quattro mesi, a meno che il Consiglio non adotti misure definitive prima della scadenza di detto periodo. Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 4 febbraio 1992. Per la Commissione

Frans ANDRIESSEN

Vicepresidente

(1) GU n. L 209 del 2. 8. 1988, pag. 1. (2) GU n. C 114 dell'8. 5. 1990, pag. 4.

Top