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Document 52021IP0097

Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2021 sulla politica di coesione e le strategie ambientali regionali nella lotta contro i cambiamenti climatici (2020/2074(INI))

OJ C 494, 8.12.2021, p. 26–36 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

8.12.2021   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 494/26


P9_TA(2021)0097

Politica di coesione e strategie ambientali regionali nella lotta ai cambiamenti climatici

Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2021 sulla politica di coesione e le strategie ambientali regionali nella lotta contro i cambiamenti climatici (2020/2074(INI))

(2021/C 494/03)

Il Parlamento europeo,

visti il trattato sull'Unione europea, in particolare gli articoli 3 e 21, il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 4, 11, da 173 a 178, 191 e 194 nonché il protocollo n. 28 sulla coesione economica, sociale e territoriale allegato ai trattati,

visto l'accordo adottato in occasione della 21a Conferenza delle parti della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP21) svoltasi a Parigi il 12 dicembre 2015 (accordo di Parigi), in particolare l'articolo 7, paragrafo 2, e l'articolo 11, paragrafo 2, che riconoscono le dimensioni locale, subnazionale e regionale dei cambiamenti climatici e dell'azione per il clima,

visti l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015, e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS),

vista la comunicazione della Commissione dell'11 dicembre 2019 sul Green Deal europeo (COM(2019)0640),

vista la sua risoluzione del 14 marzo 2019 sul cambiamento climatico: visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra in conformità dell'accordo di Parigi (1),

vista la sua risoluzione del 28 novembre 2019 sull'emergenza climatica e ambientale (2),

vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2020 sul Green Deal europeo (3),

vista la sua risoluzione del 17 aprile 2020 sull'azione coordinata dell'UE per lottare contro la pandemia di COVID-19 e le sue conseguenze (4),

viste le conclusioni del Consiglio europeo dell'11 dicembre 2020 sui cambiamenti climatici,

viste la relazione speciale del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) sul riscaldamento globale di 1,5 oC, la sua quinta relazione di valutazione (AR5) e la relativa relazione di sintesi, la relazione speciale dell'IPCC in materia di cambiamenti climatici e suolo e la relazione speciale dell'IPCC dal titolo «L'oceano e la criosfera in un clima che cambia»,

vista la valutazione degli indicatori dell'Agenzia europea dell'ambiente dal titolo «Economic losses from climate-related extremes in Europe» (Perdite economiche dovute a eventi estremi connessi al clima in Europa), pubblicata il 20 dicembre 2020,

visti il programma generale di azione dell'Unione in materia di ambiente fino al 2020 «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta», la proposta della Commissione relativa a un programma generale di azione dell'Unione per l'ambiente fino al 2030 e la sua visione per il 2050,

vista la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica,

vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2020 sulla 15a riunione della conferenza delle parti della convenzione sulla diversità biologica (COP15) (5),

vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, presentata dalla Commissione il 4 marzo 2020, che istituisce il quadro per il conseguimento della neutralità climatica e che modifica il regolamento (UE) 2018/1999 (Legge europea sul clima) (COM(2020)0080),

viste la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, presentata dalla Commissione il 14 gennaio 2020, che istituisce il Fondo per una transizione giusta (COM(2020)0022), e la proposta modificata della Commissione del 28 maggio 2020 (COM(2020)0460),

vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo allo strumento di prestito per il settore pubblico nel quadro del meccanismo per una transizione giusta, presentata dalla Commissione il 28 maggio 2020 (COM(2020)0453),

vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, presentata dalla Commissione il 28 maggio 2020, che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013 per quanto riguarda le risorse aggiuntive straordinarie e le modalità di attuazione nel quadro dell'obiettivo Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione per fornire assistenza allo scopo di promuovere il superamento degli effetti della crisi nel contesto della pandemia di COVID-19 e preparare una ripresa verde, digitale e resiliente dell'economia (REACT-EU) (COM(2020)0451),

visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (6),

visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione» e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006 (7),

visto il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio (8),

visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea (9),

visto il regolamento (UE) n. 1300/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1084/2006 del Consiglio (10),

vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio presentata dalla Commissione il 29 maggio 2020 che istituisce il programma InvestEU (COM(2020)0403),

visto il regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2020, relativo all'istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili e recante modifica del regolamento (UE) 2019/2088 (11),

visto lo studio del Parlamento europeo del 2021 dal titolo «Cohesion Policy and Climate Change» (Politica di coesione e cambiamenti climatici),

vista la sua risoluzione del 13 giugno 2018 sulla politica di coesione e l'economia circolare (12),

visto l'articolo 349 TFUE, come interpretato dalla Corte di giustizia nella sua sentenza Mayotte del 15 dicembre 2015 (cause riunite da C-132/14 a C-136/14), che prevede la possibilità di adottare misure specifiche e di deroga per le regioni ultraperiferiche dell'Unione europea,

vista la comunicazione della Commissione, del 5 marzo 2020, sulla strategia per la parità di genere 2020-2025 (COM(2020)0152),

visto l'articolo 54 del suo regolamento,

visti i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale,

vista la relazione della commissione per lo sviluppo regionale (A9-0034/2021),

A.

considerando che i cambiamenti climatici sono una sfida che trascende i confini e che richiede un intervento immediato e ambizioso a livello globale, europeo, nazionale, regionale e locale per limitare il riscaldamento globale a 1,5 oC al di sopra dei livelli preindustriali e prevenire la perdita massiccia di biodiversità; che sono necessarie misure urgenti per garantire che l'aumento della temperatura media globale sia mantenuto al di sotto dei 2 oC rispetto ai livelli preindustriali, giacché qualsiasi perdita di biodiversità avrà notevoli ripercussioni, anche sulla qualità della produzione agricola;

B.

considerando che un aumento di 1,5 oC è il massimo che il pianeta è in grado di tollerare; che, se le temperature dovessero aumentare ulteriormente dopo il 2030, l'umanità si troverebbe ad affrontare ancora più siccità, inondazioni, caldo estremo e povertà per centinaia di milioni di persone, la probabile scomparsa delle popolazioni più vulnerabili e, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe essere messa in pericolo la sopravvivenza a lungo termine dell'intera umanità, come indicato nella relazione interistituzionale dell'UE dal titolo «Challenges and Choices for Europe» (Sfide e scelte per l'Europa);

C.

considerando che l'Agenzia europea dell'ambiente ha stimato che fra il 1980 e il 2019 gli eventi estremi connessi al clima hanno causato perdite economiche per un totale di 446 miliardi di EUR nei paesi membri del SEE; che tale cifra equivale a 11,1 miliardi di EUR all'anno e che le perdite deflazionate totali ammontano a quasi il 3 % del PIL dei paesi presi in esame;

D.

considerando che studi recenti mostrano che il potenziale di riscaldamento globale (GWP) del gas naturale fossile (metano — CH4) è notevolmente più elevato di quanto si ritenesse in precedenza;

E.

considerando che il riscaldamento globale potrebbe raggiungere 1,5 oC al di sopra dei livelli preindustriali durante l'attuale periodo di programmazione, richiedendo un intervento immediato per affrontare l'emergenza climatica, in conformità delle politiche dell'UE in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, del Green Deal europeo, dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e dell'accordo di Parigi delle Nazioni Unite;

F.

considerando che la transizione verso un'economia climaticamente neutra al più tardi entro il 2050 costituisce al contempo una grande opportunità e una sfida per l'Unione e per i suoi Stati membri, regioni, città, comunità locali, persone, lavoratori, imprese, e industria; che occorre tuttavia trovare un equilibrio tra gli ambiziosi obiettivi climatici e il mantenimento della competitività dell'economia, senza compromettere il conseguimento dell'obiettivo degli 1,5o C;

G.

considerando che il conseguimento di tale obiettivo richiederà una trasformazione complessiva della società e dell'economia europee, dal momento che alcuni settori subiranno un calo irreversibile della produzione accompagnato dalla perdita di posti di lavoro nelle attività economiche basate sulla produzione e sull'utilizzo dei combustibili fossili, mentre altri settori riusciranno a trovare un'alternativa tecnologica;

H.

considerando che la sostenibilità dovrebbe essere vista come un approccio equilibrato volto a conciliare crescita sostenibile, progresso sociale e ambiente;

I.

considerando che l'accordo interistituzionale del 16 dicembre 2020 (13) prevede l'obiettivo generale di destinare almeno il 30 % dell'importo totale del bilancio dell'Unione e della spesa a titolo dello strumento dell'Unione europea per la ripresa al sostegno degli obiettivi climatici, nonché un nuovo obiettivo annuale di spesa per la biodiversità pari al 7,5 % a partire dal 2024, per raggiungere poi il 10 % nel 2026 e nel 2027;

J.

considerando che le isole, in particolare quelle di piccole dimensioni, e le regioni ultraperiferiche sono i territori dell'UE maggiormente vulnerabili ed esposti agli effetti dei cambiamenti climatici e che devono altresì far fronte a sfide e costi aggiuntivi e specifici nell'ambito della transizione; che i cambiamenti climatici e le loro molteplici conseguenze colpiscono le regioni europee in diversi modi, con diversi livelli di gravità e in periodi differenti, e la gestione della transizione comporterà cambiamenti strutturali importanti; che i cittadini e i lavoratori saranno pertanto interessati in modi differenti e che non tutti i paesi saranno colpiti alla stessa maniera o saranno in grado di reagire adeguatamente; che è essenziale, in sede di elaborazione di una visione a lungo termine per le aree rurali in Europa, porre l'accento sulla necessità di rafforzare e rendere attrattive tali aree come luoghi in cui vivere e lavorare;

K.

considerando che le isole e le regioni periferiche e ultraperiferiche hanno un enorme potenziale in termini di produzione di energia rinnovabile e sono laboratori strategici per l'attuazione di misure politiche innovative e soluzioni tecniche volte a conseguire la transizione energetica, ridurre le emissioni di CO2 e stimolare il passaggio all'economia circolare;

L.

considerando che la politica di coesione non solo offre opportunità di investimento per rispondere ai bisogni locali e regionali attraverso i Fondi strutturali e d'investimento europei (SIE), ma fornisce anche un quadro integrato di politiche per ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni europee e aiutarle ad affrontare le molteplici sfide al loro sviluppo, anche attraverso la tutela ambientale, l'occupazione di qualità e lo sviluppo equo, inclusivo e sostenibile;

M.

considerando che le disparità economiche, sociali e territoriali, che la politica di coesione ha l'obiettivo primario di affrontare, potrebbero essere influenzate anche dai cambiamenti climatici e dalle loro conseguenze a lungo termine, e le misure di politica climatica dell'UE dovrebbero sostenere anche gli obiettivi della politica di coesione dell'Unione;

N.

considerando che la politica di coesione è fondamentale per sostenere le regioni o le zone meno sviluppate che presentano svantaggi naturali e geografici, che sono spesso le più colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici ma hanno minori risorse per farvi fronte;

O.

considerando che la politica di coesione è uno strumento fondamentale nel conseguire una transizione equa verso un'economia climaticamente neutra che non lasci indietro nessuno; che le donne e gli uomini possono essere interessati in modo diverso dalle politiche verdi che mirano a contrastare i cambiamenti climatici; che si dovrebbero prendere in considerazione anche gli effetti sui gruppi vulnerabili ed emarginati;

P.

considerando che le autorità locali e regionali, come pure altri pertinenti portatori di interessi, sono attori essenziali per l'attuazione della politica di coesione e per la messa in atto di una risposta efficace alla minaccia urgente dei cambiamenti climatici; che essi sono responsabili di un terzo della spesa pubblica e due terzi degli investimenti pubblici ed è pertanto fondamentale creare meccanismi, come il «Patto dei sindaci per il clima e l'energia», intesi a riunire le autorità locali e regionali responsabili dell'attuazione degli obiettivi climatici ed energetici dell'UE;

Q.

considerando che la crisi climatica è strettamente legata ad altre crisi, come quella relativa alla biodiversità, nonché alla crisi sanitaria, sociale ed economica derivante dalla pandemia di COVID-19; che, nonostante la necessità di affrontare tali crisi in parallelo, ciascuna di esse deve essere trattata in modo diverso e adeguato;

R.

considerando che dalla sua creazione, nel 2002, il Fondo di solidarietà dell'UE (FSUE) è stato attivato in risposta a oltre 90 eventi catastrofici, mobilitando più di 5,5 miliardi di EUR in 23 Stati membri e in un paese candidato all'adesione; che, nel quadro della risposta dell'UE alla pandemia di COVID-19, l'ambito di applicazione del FSUE è stato esteso per coprire gravi emergenze sanitarie ed è stato aumentato il livello massimo dei pagamenti anticipati;

S.

considerando che la transizione verso un'economia climaticamente neutra, sostenibile e circolare deve coinvolgere tutti gli attori della società, e in particolare il settore privato, le parti sociali e i cittadini, così come i rappresentanti eletti, comprese le autorità locali e regionali, e deve essere sostenuta da misure sociali solide e inclusive, per garantire una transizione equa e giusta che favorisca le imprese nonché il mantenimento e la creazione di posti di lavoro, segnatamente verdi e blu e di qualità;

T.

considerando che gli Stati membri hanno adottato piani nazionali per l'energia e per il clima e che le regioni dovrebbero di conseguenza presentare piani regionali con l'obiettivo di conseguire la mitigazione delle emissioni e l'adattamento, al fine di definire un percorso verso la neutralità climatica al più tardi entro il 2050;

U.

considerando che la transizione verso un'economia climaticamente neutra al più tardi entro il 2050 può essere conseguita combinando i finanziamenti pubblici a livello dell'UE e nazionale e creando le giuste condizioni per i finanziamenti privati;

V.

considerando che le fonti energetiche che derivano dai combustibili fossili, in particolare da quelli solidi, minano gli sforzi volti a conseguire la neutralità climatica e che l'Unione europea dovrebbe pertanto definire un quadro normativo coerente per promuovere ulteriormente l'uso delle fonti energetiche rinnovabili, quali l'energia solare e da biomassa, piuttosto che l'utilizzo di quelle che derivano dai combustibili fossili; che, a tale riguardo, la politica di coesione dovrebbe garantire il principio dell'efficienza energetica al primo posto, che mira a migliorare l'efficienza della domanda e dell'approvvigionamento di energia e che dovrebbe essere applicato e rispettato in tutti gli investimenti legati all'energia effettuati nell'ambito della politica di coesione; che per molti Stati membri l'impiego transitorio di fonti energetiche basate sul gas naturale fino al 31 dicembre 2025 potrebbe essere fondamentale per realizzare una transizione energetica equa che non danneggi la società e non lasci indietro nessuno; che le strategie ambientali regionali dovrebbero essere legate a obiettivi climatici ambiziosi, che possono andare oltre l'obiettivo generale di realizzare un'UE a impatto climatico zero entro il 2050, e dovrebbero, entro il 31 dicembre 2025, eliminare gradualmente i combustibili fossili, inclusi i progetti di infrastrutture per il gas, sostenere la loro sostituzione con prodotti, materiali ed energie rinnovabili ottenuti in modo sostenibile e promuovere l'efficienza delle risorse e lo sviluppo sostenibile in generale, in linea con le disposizioni del regolamento FESR-FC (14);

W.

considerando che le strategie ambientali regionali dovrebbero contribuire a realizzare la piena e stabile occupazione garantendo il progresso sociale e l'assenza di discriminazioni al fine di affrontare più efficacemente gli effetti dei cambiamenti climatici e contrastare la perdita di biodiversità;

X.

considerando che i piani di gestione dei rifiuti dovrebbero seguire i principi dell'economia circolare ed essere inclusi nelle strategie ambientali regionali;

Y.

considerando che un modello di governance europea multilivello basato su un partenariato attivo e costruttivo tra i diversi livelli di governance e le varie parti interessate è essenziale per la transizione verso la neutralità climatica; che le iniziative delle comunità e dei cittadini possono offrire un forte sostegno alla transizione ecologica e alla lotta contro i cambiamenti climatici;

Z.

considerando che le strategie macroregionali dell'UE possono contribuire a individuare importanti settori e aree di cooperazione tra regioni differenti che fanno fronte a sfide comuni, quali i cambiamenti climatici, la mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento agli stessi, la biodiversità, i trasporti, la gestione dei rifiuti, i progetti transfrontalieri e il turismo sostenibile;

1.

sottolinea l'importanza di contrastare i cambiamenti climatici conformemente agli impegni assunti dall'Unione nel quadro del Green Deal europeo in vista dell'attuazione dell'accordo di Parigi e degli OSS, nel pieno rispetto del regolamento dell'UE in materia di tassonomia, tenendo conto degli aspetti sociali, economici e territoriali per garantire una transizione giusta per tutti i territori e le rispettive popolazioni senza lasciare indietro nessuno; pone l'accento sulla necessità di sancire il principio del «non arrecare un danno significativo» di cui al regolamento in materia di tassonomia per tutti gli investimenti;

2.

accoglie con favore la proposta della Commissione relativa alla legge europea sul clima, che costituisce una pietra angolare del Green Deal europeo e sancisce l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 nella normativa dell'Unione come pure la necessità di tradurlo in azioni concrete a livello locale rispettando i vincoli e promuovendo i punti di forza di ciascun territorio, inclusi gli obiettivi intermedi per il 2030 e il 2040, come richiesto dal Parlamento europeo; rammenta a tale riguardo che l'obiettivo del Green Deal europeo è di proteggere, conservare e valorizzare il capitale naturale dell'Unione, nonché di proteggere la salute e il benessere dei cittadini dai rischi di natura ambientale e dalle relative conseguenze;

3.

pone l'accento sulla necessità che le autorità locali e regionali assumano un impegno politico chiaro in relazione al conseguimento degli obiettivi climatici e sottolinea l'esigenza di intensificare il dialogo multilivello fra le autorità nazionali, regionali e locali in materia di pianificazione e attuazione delle misure nazionali relative al clima, all'accesso diretto ai finanziamenti per le autorità locali e al monitoraggio dei progressi delle misure adottate, evidenziando altresì l'urgenza di dotare le autorità locali e regionali degli strumenti finanziari e amministrativi pertinenti per raggiungere tali obiettivi; ritiene inoltre che le autorità locali e regionali svolgano un ruolo fondamentale in tutte le fasi di pianificazione, preparazione e attuazione dei progetti;

4.

invita le autorità di programmazione nazionali e regionali a massimizzare l'impatto trasformativo della protezione del clima e dell'ambiente nel contesto dell'attuale preparazione dei programmi nazionali e regionali;

5.

osserva che si dovrebbero considerare eventuali adeguamenti politici in relazione alla realizzazione dell'accordo di Parigi e alle relative relazioni quinquennali in modo appropriato e adeguato alla politica di coesione, come nel quadro della revisione intermedia del regolamento FESR-FC;

6.

invita tutte le autorità locali e regionali ad adottare strategie climatiche locali e regionali che traducano gli obiettivi stabiliti a livello dell'UE in obiettivi concreti a livello locale, secondo un approccio olistico basato sul territorio o orientato alle singole zone, che garantirebbe una visione a lungo termine per la transizione climatica e un migliore uso delle risorse finanziarie a titolo dalla politica di coesione; sottolinea che le strategie ambientali regionali dovrebbero coprire e includere i piani di gestione dei rifiuti;

7.

evidenzia il ruolo essenziale della politica di coesione, in sinergia con altre politiche, nella lotta contro i cambiamenti climatici come pure nel conseguimento della neutralità climatica entro il 2050 e del traguardo intermedio entro il 2030 e il 2040, e sottolinea il ruolo delle autorità locali e regionali nella realizzazione di una riforma di vasta portata delle politiche di investimento;

8.

chiede che ci si adoperi per garantire una coerenza e un coordinamento maggiori fra la politica di coesione e le altre politiche dell'UE, al fine di migliorare l'integrazione strategica degli aspetti climatici, elaborare politiche più efficaci in materia di riduzione delle emissioni alla fonte, fornire finanziamenti dell'UE mirati e, di conseguenza, migliorare l'attuazione delle politiche climatiche sul territorio;

9.

ricorda che le politiche climatiche dovrebbero contribuire a realizzare la piena e stabile occupazione, in particolare per quanto concerne i posti di lavoro verdi e blu e una formazione in grado di favorire il progresso sociale equo; ritiene che le politiche climatiche debbano tutelare i posti di lavoro maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici creando nuovi lavori verdi in modo che i lavoratori non siano lasciati indietro quando taluni settori realizzeranno la transizione verso l'economia verde; esorta gli Stati membri a dare priorità alla lotta contro i cambiamenti climatici, agli sforzi a favore dello sviluppo inclusivo e sostenibile e della giustizia sociale come pure alla lotta contro la povertà, la povertà energetica e le politiche che vanno a scapito dei gruppi vulnerabili ed emarginati; sottolinea in questo contesto che dovrebbero essere presi ulteriori provvedimenti per combattere la povertà energetica;

10.

accoglie con favore la posizione del Consiglio europeo e il riconoscimento della posizione del Parlamento secondo cui la spesa dell'UE dovrebbe essere coerente con gli obiettivi dell'accordo di Parigi e con il principio del «non nuocere» sancito dal Green Deal europeo; ricorda altresì che il nuovo quadro legislativo della politica di coesione include il principio del «non arrecare un danno significativo» di cui al regolamento in materia di tassonomia tra i principi orizzontali applicabili a tutti i fondi strutturali;

11.

sottolinea che la sostenibilità e la transizione verso un'economia sicura, climaticamente neutra, resiliente ai cambiamenti climatici, più efficiente in termini di risorse, accessibile, circolare e socialmente equilibrata sono fondamentali per garantire la competitività dell'economia dell'Unione nel lungo termine e preservare la coesione sociale, contribuendo in tal modo a creare nuove opportunità di investimento nell'agricoltura, nel commercio, nei trasporti, nell'energia e nelle infrastrutture, promuovendo un consumo più sicuro ed ecologico e preservando il nostro ambiente di vita e il benessere dei cittadini europei;

12.

evidenzia che è fondamentale sostenere pienamente i principi della governance multilivello e del partenariato nel quadro della politica di coesione, anche per quanto concerne la prospettiva di genere, in quanto le autorità locali e regionali hanno competenze dirette in materia di ambiente e cambiamenti climatici e attuano il 90 % delle misure di adattamento ai cambiamenti climatici e il 70 % di quelle di mitigazione degli stessi; ricorda che le autorità locali e regionali possono anche mettere a punto azioni volte a promuovere fra i cittadini comportamenti rispettosi del clima, compresi quelli legati alla gestione dei rifiuti, alla mobilità intelligente e all'edilizia sostenibile; ribadisce che la transizione verso la neutralità climatica deve essere giusta e inclusiva e prestare particolare attenzione alle persone che vivono nelle zone rurali e remote; riconosce la necessità di sostenere i territori maggiormente colpiti dalla transizione verso la neutralità climatica, evitare l'aumento delle disparità fra le regioni e rafforzare la posizione dei lavoratori e delle comunità locali e regionali; invita tutti i livelli di governo ad adoperarsi al massimo per incoraggiare la cooperazione tra amministrazioni, in particolare la cooperazione verticale intergovernativa, interregionale, intercomunale e transfrontaliera, al fine di condividere conoscenze ed esempi di migliori pratiche in relazione a progetti e iniziative legati ai cambiamenti climatici finanziati nell'ambito della politica di coesione;

13.

chiede l'adozione di strategie ambientali regionali olistiche onde garantire lo sviluppo sostenibile e mitigare le conseguenze dei cambiamenti climatici sostenendo la transizione energetica verso le fonti rinnovabili, la biodiversità e l'adattamento ai cambiamenti climatici; ritiene che tali strategie regionali dovrebbero sostenere l'impegno civico e i progetti avviati e gestiti a livello locale, nonché promuovere la cooperazione fra le regioni, anche mediante progetti transfrontalieri; invita la Commissione a sostenere e agevolare la cooperazione fra le regioni e lo scambio di competenze tecniche e migliori pratiche; pone l'accento sull'importanza di sostenere il principio del partenariato in tutte le fasi di programmazione, attuazione e monitoraggio della politica di coesione dell'UE e di istituire una forte cooperazione tra le autorità regionali e locali, i cittadini, le ONG e i portatori di interessi; sottolinea che le consultazioni pubbliche dovrebbero essere approfondite e significative e garantire la partecipazione attiva e rappresentativa delle comunità e dei portatori di interessi ai processi decisionali, al fine di instaurare un senso di responsabilità per le decisioni e i piani, promuovere l'elaborazione di iniziative e incentivare la partecipazione alle azioni; evidenzia l'importanza delle iniziative e dei progetti locali che contribuiscono al conseguimento della neutralità climatica;

14.

ritiene che la politica di coesione dovrebbe contribuire all'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), dell'accordo di Parigi sul clima, della Convenzione sulla biodiversità e del Green Deal europeo al fine di contrastare i cambiamenti climatici, in particolare attraverso una metodologia efficace, trasparente, globale, orientata ai risultati e basata sulle prestazioni per il monitoraggio della spesa per il clima, che tenga conto degli effetti negativi dei cambiamenti climatici per tutte le persone e le regioni dell'UE; chiede che tale metodologia sia utilizzata in tutti i programmi nell'ambito del quadro finanziario pluriennale e del piano europeo di ripresa, segnatamente per le infrastrutture di base nei settori economici fondamentali, quali la produzione e la distribuzione di energia, i trasporti, la gestione dell'acqua e dei rifiuti o gli edifici pubblici; ritiene che potrebbero essere necessari ulteriori provvedimenti nel caso in cui i progressi verso il conseguimento degli obiettivi climatici dell'Unione siano insufficienti;

15.

pone l'accento sul ruolo essenziale delle autorità locali e regionali ai fini della realizzazione di una transizione equa verso un'economia climaticamente neutra per tutti, con al centro la coesione sociale, economica e territoriale, e chiede un maggior ricorso agli investimenti blu e verdi e all'innovazione nell'ambito della politica di coesione, nonché un uso più esteso delle soluzioni basate sulla natura; sottolinea che occorrono maggiori sinergie tra le diverse fonti di finanziamento a livello regionale, nazionale e dell'UE, nonché collegamenti più forti tra i finanziamenti pubblici e privati per aumentare l'efficacia delle strategie ambientali regionali nella lotta contro i cambiamenti climatici; ricorda che tale processo non sarebbe possibile senza una forte attenzione alle competenze; ritiene che le strategie ambientali regionali dovrebbero mirare anche a migliorare la capacità amministrativa delle istituzioni locali e regionali e a svilupparne il potenziale come motori di competitività economica, sociale e territoriale;

16.

sottolinea che le iniziative delle comunità e dei cittadini possono offrire un valido sostegno alla transizione ecologica, così come alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento agli stessi, e che i gruppi di azione locale e il programma LEADER possono divenire i principali strumenti per conseguire tale obiettivo; incoraggia pertanto gli Stati membri e le autorità regionali a coordinare questi programmi con le strategie ambientali regionali;

17.

pone l'accento sull'importanza del concetto dei piccoli comuni intelligenti nell'affrontare le sfide climatiche dell'Unione e accoglie con favore l'integrazione di tale concetto nella futura PAC, nella politica di coesione e nella politica regionale dell'Unione; insiste affinché gli Stati membri includano l'approccio basato sui piccoli comuni intelligenti nei loro programmi per l'attuazione della politica di coesione dell'UE a livello nazionale e regionale come pure nei loro piani strategici nazionali della PAC, il che richiederà l'elaborazione di strategie «piccoli comuni intelligenti» (15) a livello nazionale; sottolinea il ruolo dell'approccio LEADER/CLLD nell'attuazione delle strategie «piccoli comuni intelligenti», che dovrebbero porre un forte accento sulla digitalizzazione, la sostenibilità e l'innovazione;

18.

osserva che le strategie macroregionali dell'UE dovrebbero contribuire a costruire una cooperazione volta a risolvere le questioni regionali legate alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento agli stessi e dovrebbero pertanto essere tenute in considerazione in sede di adozione di nuovi programmi, alla luce dell'importanza fondamentale di un approccio integrato e di una pianificazione strategica;

19.

chiede che per i progetti relativi al patrimonio culturale e naturale i criteri ambientali e sociali e la tutela del patrimonio naturale siano presi in considerazione tanto quanto i criteri economici nel calcolo dell'ammissibilità di un progetto;

20.

pone l'accento sulla necessità di sostenere i progetti che collegano scienza, innovazione e cittadinanza, come il progetto «nuovo Bauhaus europeo», che si concentra sulla resilienza della cultura e dell'architettura di fronte ai cambiamenti climatici;

21.

ricorda che il successo delle strategie ambientali regionali dipende altresì da solide politiche di ricerca e innovazione anche a livello locale e regionale; incoraggia la collaborazione fra autorità locali, istituti di ricerca e imprese, come avviene per le iniziative nell'ambito dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia e delle sue comunità della conoscenza e dell'innovazione (CCI);

22.

invita la Commissione a monitorare i progressi compiuti dai governi nazionali e dalle autorità locali e regionali nell'affrontare i cambiamenti climatici a tutti i livelli e a pubblicare relazioni in proposito utilizzando uno standard comune per tutti gli Stati membri, come pure a valutare le interconnessioni tra le politiche ambientali e l'economia; sottolinea che le autorità locali e regionali dovrebbero essere coinvolte efficacemente a livello nazionale per quanto concerne la valutazione delle politiche in materia di cambiamenti climatici nel contesto del semestre europeo; pone l'accento sulla necessità di migliorare l'efficacia e la complementarità dei fondi SIE, nonché di altri programmi e strumenti dell'UE, quali il FEASR, il FEAMP, LIFE, Orizzonte Europa o Europa creativa, nell'affrontare i cambiamenti climatici; incoraggia gli Stati membri a garantire tale complementarità mediante un'applicazione territoriale ambiziosa dei rispettivi piani di ripresa nazionali, coinvolgendo tutti gli attori pertinenti delle regioni; invita altresì gli Stati membri a pubblicare una scheda di valutazione aggiornata periodicamente che misuri l'impatto territoriale delle misure per la ripresa nazionali ed europee, prestando particolare attenzione al contributo di tali misure alla lotta contro i cambiamenti climatici;

23.

sostiene l'accordo sul quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027, al fine di prevenire i sussidi dannosi, sostenere la graduale eliminazione dei sussidi diretti e indiretti ai combustibili fossili al più tardi entro il 2025, garantire priorità generali in materia di finanziamenti e programmi che riflettano l'emergenza climatica e contribuiscano all'integrazione delle misure climatiche e al conseguimento di un obiettivo generale di destinare almeno il 30 % della spesa di bilancio dell'UE al sostegno agli obiettivi climatici, il che significa che almeno 547 miliardi di EUR di nuove risorse finanziarie dell'UE saranno resi disponibili per la transizione verde; sottolinea che è importante seguire principi quali gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, una transizione equa e socialmente inclusiva, un obiettivo giuridicamente vincolante di spesa relativa al clima pari al 30 % e un obiettivo di spesa per la biodiversità del 10 % entro la fine del periodo di programmazione, nell'attuazione della politica di coesione; sottolinea pertanto che l’adozione di una metodologia di monitoraggio trasparente, globale e significativa potrebbe essere considerata e se necessario adattata durante la revisione intermedia del QFP, sia per la spesa relativa al clima sia per quella relativa alla biodiversità;

24.

accoglie con favore l'obiettivo strategico n. 2 della nuova proposta di regolamento recante disposizioni comuni (16), che prevede un'Europa resiliente, più verde e a basse emissioni di carbonio e in transizione verso un'economia a zero emissioni nette di carbonio attraverso la promozione di una transizione verso un'energia pulita ed equa, di investimenti verdi e blu, dell'economia circolare, dell'adattamento ai cambiamenti climatici e della loro mitigazione nonché della gestione e prevenzione dei rischi; ricorda che la concentrazione tematica del FESR sull'obiettivo strategico n. 2 sarebbe perseguita al meglio se fosse applicata a livello regionale per riflettere le diverse specificità delle regioni in materia di clima;

25.

accoglie con favore l’accordo raggiunto nel trilogo circa il Fondo per una transizione giusta, in particolare i fondi aggiuntivi di Next Generation EU, e i due pilastri supplementari del meccanismo per una transizione giusta, segnatamente un regime specifico nell'ambito di InvestEU e uno strumento di prestito per il settore pubblico, che contribuiranno ad attenuare gli effetti socio-economici della transizione verso la neutralità climatica nelle regioni più vulnerabili dell'Unione; sottolinea che il Fondo per una transizione giusta sarà uno strumento nuovo per sostenere i territori maggiormente colpiti dalla transizione verso la neutralità climatica ed evitare l'esacerbarsi delle disparità regionali; si rammarica, tuttavia, del fatto che l'importo aggiuntivo proposto dalla Commissione sia stato ridotto di oltre due terzi, passando da 30 miliardi a 10 miliardi di EUR, nel quadro dell'accordo del Consiglio su Next Generation EU; sottolinea che tali tagli vanno a scapito del conseguimento degli obiettivi fondamentali del Fondo e creano un'ulteriore pressione sui bilanci nazionali; invita gli Stati membri a programmare i fondi quanto prima e gli Stati membri interessati a prestare una particolare attenzione alle regioni ultraperiferiche nell'assegnazione dei fondi, a causa del forte impatto dei cambiamenti climatici su queste ultime e della loro esposizione alle catastrofi naturali, quali i cicloni, le eruzioni vulcaniche, la siccità, ma anche l'innalzamento del livello delle acque e le inondazioni;

26.

accoglie con favore il programma REACT EU, poiché tale iniziativa prosegue ed estende la risposta alla crisi e le misure per il superamento degli effetti della crisi fornendo risorse aggiuntive per i programmi esistenti della politica di coesione;

27.

ribadisce che le specificità di tutte le regioni quali definite all'articolo 174 TFUE devono riflettersi interamente nel processo di transizione, affinché nessuna regione sia lasciata indietro, in particolare concentrandosi sulle zone rurali, sulle zone interessate dalla transizione industriale e sulle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, per promuovere lo sviluppo armonioso dell'insieme di tutte le zone; ritiene che qualsiasi revisione degli orientamenti relativi agli aiuti di Stato dovrebbe comprendere una valutazione delle specificità delle regioni quali elencate all'articolo 174 TFUE; sottolinea la necessità che le autorità locali e regionali si avvalgano pienamente di tutti gli strumenti di finanziamento (sia dal bilancio europeo che da altre istituzioni finanziarie europee come la BEI) per combattere la crisi climatica e aumentare la resilienza delle comunità locali, aprendo al contempo la strada alla ripresa in seguito alla pandemia di COVID-19; sottolinea, più nello specifico, la necessità di istituire strumenti supplementari che garantiscano un accesso diretto ai fondi dell'UE, come Azioni urbane innovative nell'ambito del FESR (articolo 8 del regolamento (UE) n. 1301/2013) o la futura iniziativa urbana europea post 2020 nell'ambito del regolamento FESR/FC (articolo 10), in particolare per i progetti del Green Deal;

28.

ritiene che soluzioni innovative, inclusive e sostenibili per rafforzare e rendere attrattive le aree rurali come luoghi in cui abitare e lavorare dovrebbero rappresentare un elemento centrale nell'attuazione della politica di coesione;

29.

ricorda che le regioni ultraperiferiche, sulla base dell'articolo 349 TFUE, beneficiano di un particolare regime che permette loro di adottare misure ad hoc che rispondono alle loro specificità; chiede che i finanziamenti necessari siano assegnati a tali regioni al fine di realizzare una transizione verde, adattandosi al contempo agli effetti dei cambiamenti climatici che le colpiscono, in particolare a motivo della loro vulnerabilità; chiede inoltre che sia creato un osservatorio dedicato allo sviluppo sostenibile e alla transizione ecologica nelle regioni ultraperiferiche, al fine di individuare le buone pratiche e di elaborare soluzioni sostenibili per combattere i cambiamenti climatici, le quali potrebbero essere adottate nelle altre regioni dell'Unione europea e adattate a queste ultime;

30.

esprime preoccupazione per le perdite economiche dovute ai rischi naturali e per i danni ai progetti infrastrutturali finanziati dall'UE causati da eventi climatici e meteorologici estremi; chiede sostegno a favore di attività e progetti infrastrutturali che rispettino le norme in materia di clima e ambiente e che siano più resilienti ai rischi naturali;

31.

sottolinea il ruolo fondamentale che le isole, in particolare quelle di piccole dimensioni, e le regioni ultraperiferiche e periferiche/remote possono svolgere nella transizione verso la neutralità climatica come laboratori di innovazione per lo sviluppo di energie pulite, mobilità intelligente, gestione dei rifiuti ed economia circolare, ove il loro pieno potenziale venga sfruttato con strumenti, sostegno e finanziamenti adeguati, che consentano loro di svolgere un ruolo cruciale ai fini della ricerca sui cambiamenti climatici e la biodiversità; ricorda che dovrebbero poter avere accesso a risorse economiche sufficienti e a un'adeguata formazione, al fine di realizzare interventi integrati, settoriali e innovativi per lo sviluppo delle infrastrutture e dell'economia locale; sottolinea il potenziale in materia di energia rinnovabile delle regioni periferiche e ultraperiferiche, legato alle loro caratteristiche geografiche e climatiche;

32.

sottolinea la necessità di costruire sulla scorta dei risultati di iniziative quali le nuove soluzioni energetiche ottimizzate per le isole (NESOI) e l'energia pulita per le isole dell'UE (CE4EUI), che include anche le isole con lo statuto dei paesi e territori d'oltremare (PTOM), per garantire una transizione funzionale tra i periodi di programmazione 2014-2020 e 2021-2027; chiede a tal proposito alla Commissione di elaborare orientamenti di facile uso, affinché i governi regionali e locali abbiano la possibilità di riconoscere e mettere a frutto le migliori pratiche consolidate nell'ambito della transizione energetica e della decarbonizzazione delle economie; accoglie con favore il memorandum di Spalato, che riconosce il ruolo di primo piano delle comunità insulari nella transizione energetica; sottolinea a tale riguardo l'importanza dello scambio delle migliori pratiche e della promozione dell'apprendimento reciproco;

33.

sottolinea che le strategie ambientali regionali dovrebbero sostenere la produzione di energia rinnovabile e l'efficienza delle risorse nei settori agricolo, alimentare e forestale tenendo conto della competitività di questi settori; suggerisce alle autorità competenti di dare priorità alle opzioni di produzione di energia rinnovabile, che sono vantaggiose per l'ambiente e l'economia regionale, nonché per gli abitanti delle regioni interessate; insiste sul fatto che le strategie ambientali regionali dovrebbero prestare particolare attenzione alla sostituzione dei materiali ad alta intensità di combustibili fossili con materiali rinnovabili e di origine biologica derivanti dalla silvicoltura e dall'agricoltura giacché questi due settori, oltre a emettere carbonio, fungono da pozzi di assorbimento del carbonio; sottolinea che la gestione sostenibile e naturale delle foreste è essenziale per un continuo assorbimento dei gas a effetto serra dall'atmosfera e consente inoltre di fornire materie prime rinnovabili e rispettose del clima per i prodotti del legno che immagazzinano il carbonio e possono sostituire i materiali di origine fossile e i combustibili fossili; sottolinea che il «triplice ruolo» delle foreste (assorbimento, stoccaggio e sostituzione) contribuisce alla riduzione delle emissioni di carbonio rilasciate nell'atmosfera, garantendo al tempo stesso che le foreste continuino a crescere e a fornire molti altri servizi, e dovrebbe pertanto essere parte delle strategie ambientali regionali;

34.

sottolinea che tutti i settori devono essere rappresentati e sostenuti nella transizione verso processi industriali climaticamente neutri, contribuendo in tal modo alla sostenibilità dell'Unione pur mantenendo, allo stesso tempo, la competitività industriale e preservando la coesione economica, sociale e territoriale fra regioni europee differenti; sottolinea il ruolo strategico dell'energia rinnovabile, sostenibile e decentralizzata nello sviluppo delle regioni dell'UE e delle loro imprese, in particolare le PMI; ritiene che strategie ambientali regionali efficaci porteranno benefici anche al settore turistico, poiché potrebbero contribuire a stimolare l'interesse nei confronti di molte regioni europee come destinazioni sostenibili e potrebbero promuovere, più in generale, un nuovo tipo di turismo responsabile e sostenibile;

35.

sottolinea che la riduzione dell'uso del suolo, in particolare dell'impermeabilizzazione dei suoli, dovrebbe essere considerata un importante criterio decisionale nell'attuazione della politica di coesione e delle strategie ambientali regionali, al fine di preservare al meglio il potenziale e le diverse funzioni del suolo nella lotta contro i cambiamenti climatici (stoccaggio di CO2 e di acqua, funzione di filtraggio, protettiva e di conversione delle sostanze, sicurezza alimentare, produzione di risorse biogene);

36.

sottolinea la necessità di una revisione della direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici (17) in linea con il principio «chi inquina paga», al fine di promuovere le fonti energetiche sostenibili a scapito dei combustibili fossili entro il 2025 al più tardi, prestando particolare attenzione all'impatto sociale;

37.

sottolinea che l'integrazione di genere dovrebbe essere attuata pienamente e integrata come principio orizzontale in tutte le attività, le politiche e i programmi dell'UE, compresa la politica di coesione;

38.

accoglie con favore la presentazione della strategia Ondata di ristrutturazioni come una delle strategie fondamentali che contribuiranno al conseguimento di un'Europa climaticamente neutra entro il 2050; sottolinea la necessità di affrontare la povertà energetica mediante un programma di ristrutturazione degli edifici rivolto alle famiglie vulnerabili e a basso reddito, nell'ambito di una strategia europea più ampia contro la povertà;

39.

chiede che il piano d'azione per l'economia circolare aggiornato continui a sostenere la transizione verso un'economia circolare orientata al reimpiego, al riutilizzo e alla riparazione, al fine di promuovere l'efficienza in termini di risorse e di stimolare i consumi sostenibili, informando i consumatori sulla sostenibilità e la riparabilità dei prodotti tramite un'etichettatura obbligatoria, oltre ad offrire un quadro normativo adeguato e un insieme di misure concrete, ambiziose e di vasta portata per incentivare l'economia circolare a livello dell'UE; sottolinea che la creazione e il rafforzamento dei cicli economici regionali, in particolare sulla base di materie prime biogene provenienti dall'agricoltura e dalla silvicoltura, sono di fondamentale importanza per generare una crescita sostenibile e creare posti di lavoro verdi; sottolinea l'urgente necessità di sostenere ulteriormente i principi dell'economia circolare e di dare priorità alla gerarchia dei rifiuti; chiede che siano elaborati piani locali per l'economia circolare e che i gli appalti pubblici indetti dalle autorità locali e regionali siano verdi e ambiziosi in termini di durabilità dei prodotti e dei servizi, permettendo così di rafforzare la resilienza industriale e l'autonomia strategica dell'Unione europea;

40.

chiede ulteriori investimenti nella mobilità sostenibile, come ad esempio le ferrovie, e nella mobilità urbana sostenibile per conseguire città più verdi che garantiscano ai cittadini una migliore qualità di vita;

41.

plaude agli sforzi della Banca europea per gli investimenti (BEI) volti a rivedere la sua politica di prestiti nel settore dell'energia e a destinare il 50 % delle sue operazioni all'azione per il clima e alla sostenibilità ambientale; chiede alla BEI di impegnarsi a favore della transizione sostenibile verso la neutralità climatica, prestando particolare attenzione alle regioni maggiormente colpite dalla transizione;

42.

promuove il forte coinvolgimento delle micro, piccole e medie imprese (MPMI) nel processo di transizione nonché nella progettazione e nell'attuazione delle strategie ambientali regionali, dal momento che tali attori, oltre ad essere ben inseriti nel tessuto economico locale, saranno anche interessati dalle politiche del Green Deal; ritiene che sia fondamentale aiutare le MPMI a cogliere le opportunità offerte dalla transizione ambientale mediante un sostegno su misura nei processi di riqualificazione e miglioramento del livello delle competenze;

43.

invita la Commissione di valutare i progetti di piani di spesa confrontandoli con le maggiori ambizioni possibili in materia di clima;

44.

evidenzia la proposta presentata dalla Commissione nel quadro della strategia dell'UE per la biodiversità per il 2030, in base alla quale le città con almeno 20 000 abitanti dovrebbero elaborare piani di inverdimento urbano per creare foreste, parchi e giardini urbani accessibili e ricchi di biodiversità, aziende agricole urbane, tetti e muri verdi, nonché strade alberate; ribadisce l'impatto positivo di una misura tale sul microclima urbano e sulla salute, in particolare dei gruppi vulnerabili; incoraggia tale misura e chiede la mobilitazione di strumenti politici, normativi e finanziari per attuarla;

45.

chiede l'istituzione di meccanismi di cooperazione regionale e interregionale efficaci nell'ambito della prevenzione delle catastrofi naturali, fra cui una capacità per la reazione, la gestione e l'assistenza reciproca in caso di disastri;

46.

chiede che la politica di coesione svolga un ruolo più incisivo nel sostegno agli sforzi di prevenzione del rischio, per adattarsi agli effetti attuali e futuri dei cambiamenti climatici ai livelli regionale e locale;

47.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché al Comitato delle regioni e agli Stati membri.

(1)  GU C 23 del 21.1.2021, pag. 116.

(2)  Testi approvati, P9_TA(2019)0078.

(3)  Testi approvati, P9_TA(2020)0005.

(4)  Testi approvati, P9_TA(2020)0054.

(5)  Testi approvati, P9_TA(2020)0015.

(6)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.

(7)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.

(8)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 470.

(9)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.

(10)  GU L 347 del 20.12.2013, pag. 281.

(11)  GU L 198 del 22.6.2020, pag. 13.

(12)  GU C 28 del 27.1.2020, pag. 40.

(13)  Accordo interistituzionale del 16 dicembre 2020 tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria, nonché su nuove risorse proprie, compresa una tabella di marcia verso l'introduzione di nuove risorse proprie (GU L 433 I del 22.12.2020, pag. 28).

(14)  Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al Fondo europeo di sviluppo regionale e al Fondo di coesione (COM(2018)0372).

(15)  Articolo 72 ter (emendamento 513) della posizione in prima lettura del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme sul sostegno ai piani strategici che gli Stati membri devono redigere nell'ambito della politica agricola comune (piani strategici della PAC) e finanziati dal Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e che abroga il regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (UE) n. 1307/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (Testi approvati, P9_TA(2020)0287).

(16)  Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante le disposizioni comuni applicabili al Fondo europeo di sviluppo regionale, al Fondo sociale europeo Plus, al Fondo di coesione, al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e le regole finanziarie applicabili a tali fondi e al Fondo Asilo e migrazione, al Fondo per la Sicurezza interna e allo Strumento per la gestione delle frontiere e i visti (COM(2018)0375).

(17)  Direttiva 2003/96/CE del Consiglio, del 27 ottobre 2003, che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità (GU L 283 del 31.10.2003, pag. 51).


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