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Document 52009AE1716

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema L'Anno europeo del volontariato (2011) COM(2009) 254 def. — 2009/0072 (CNS) — (supplemento di parere)

OJ C 128, 18.5.2010, p. 149–151 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

18.5.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 128/149


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema L'Anno europeo del volontariato (2011)

COM(2009) 254 def. — 2009/0072 (CNS)

(supplemento di parere)

(2010/C 128/30)

Relatrice generale: Soscha zu EULENBURG

L'Ufficio di presidenza del Comitato economico e sociale europeo, in data 29 settembre 2009, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29 A delle Modalità d'applicazione del proprio Regolamento interno, di elaborare un supplemento di parere sul tema:

L'Anno europeo del volontariato (2011)

COM(2009) 254 def. - 2009/0072 (CNS).

e incaricato la sezione specializzata Occupazione, affari sociali, cittadinanza di elaborare detto supplemento di parere.

Vista l'urgenza dei lavori, il Comitato economico e sociale europeo, nel corso della sua 457a sessione plenaria, dei giorni 4 e 5 novembre 2009 (seduta del 5 novembre), ha nominato relatrice generale Soscha ZU EULENBURG e ha adottato all'unanimità il seguente parere.

1.   Conclusioni

1.1.   Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie con favore la proposta di proclamare il 2011 «Anno europeo del volontariato». In tal modo, infatti, si rende omaggio all'impegno dei numerosi cittadini che svolgono attività di volontariato in diversi campi, al servizio della società e della coesione sociale in Europa.

1.2.   Il CESE ritiene gli obiettivi previsti nel quadro di questo Anno europeo pienamente atti ad apportare ai cittadini un valore aggiunto europeo.

1.3.   Il CESE sottolinea che l'impegno volontario non può essere strumentalizzato.

1.4.   Bisognerebbe far leva su uno stretto collegamento con due altri Anni europei, il 2010 (dedicato alla lotta alla povertà e all'esclusione sociale) e il 2012 (dedicato all'invecchiamento attivo e alla solidarietà intergenerazionale), per realizzare sinergie sostenibili.

1.5.   Il CESE propone di stabilire un'agenda politica per la promozione del volontariato e della relativa infrastruttura negli Stati membri dell'UE.

1.6.   Il CESE ritiene necessario realizzare condizioni quadro favorevoli, in modo da assicurare il sostegno e l'infrastruttura necessari per il volontariato a livello locale, regionale, nazionale ed europeo e rendere possibile la partecipazione dei cittadini.

1.7.   Il CESE è favorevole alla creazione di strutture sostenibili a livello europeo. Una piattaforma dei soggetti direttamente interessati al volontariato potrebbe contribuire al raggiungimento di tale obiettivo.

1.8.   Il CESE ritiene necessario e urgente un aumento considerevole delle risorse finanziarie, sì da poter raggiungere gli obiettivi prefissati e tenere debito conto della dimensione locale.

1.9.   Agli attori interessati si deve dare il tempo necessario per poter preparare questo Anno europeo e garantirgli un'effettiva attuazione. Il Consiglio e il Parlamento dovrebbero quindi adottare il più rapidamente possibile le decisioni necessarie quanto al contenuto e agli aspetti finanziari di questa iniziativa.

1.10.   La relazione di valutazione dovrebbe sfociare in un Libro bianco, onde assicurare il follow up dell'iniziativa ed evidenziare le tappe e le misure supplementari da realizzare a livello europeo.

2.   Obiettivi della proposta della Commissione

2.1.   Nel giugno 2009, la Commissione ha presentato la proposta di decisione del Consiglio relativa all'Anno europeo del volontariato (2011). Con questa proposta l'importanza e l'utilità del volontariato per le società europee dovrebbero venire rafforzati.

2.2.   La Commissione propone quattro obiettivi per l'Anno europeo del volontariato:

creare condizioni favorevoli al volontariato per integrarlo negli sforzi di promozione della partecipazione civica e di attività interpersonali,

dare alle associazioni di volontariato gli strumenti per operare e migliorare la qualità della loro azione, onde agevolarne l'operato e incoraggiarne la collaborazione in rete, la mobilità e la cooperazione,

sostenere l'attribuzione di ricompense e riconoscimenti alle attività di volontariato attraverso la promozione di incentivi appropriati per privati, imprese e organizzazioni,

sensibilizzare l'opinione pubblica al valore e all'importanza del volontariato.

2.3.   I suddetti obiettivi dovrebbero essere realizzati mediante scambi di esperienze, la diffusione dei risultati di studi, convegni e manifestazioni, nonché campagne di informazione e di relazioni pubbliche. A tal fine sono previsti nel progetto preliminare di bilancio 2010 una dotazione pari a 6 milioni di euro per l'Anno europeo 2011, nonché 2 milioni di euro per le attività preparatorie.

3.   Osservazioni di carattere generale

3.1.   Il CESE si compiace della proposta della Commissione di proclamare il 2011 «Anno europeo del volontariato». La Commissione riprende così gli auspici e le raccomandazioni formulati dal CESE e da altre organizzazioni della società civile come pure dal Parlamento europeo.

3.2.   Si deve espressamente dare atto alla Commissione della sua disponibilità a coltivare un intenso dialogo civile con le organizzazioni della società civile. Si deve mirare a che le organizzazioni della società civile siano, anche a livello nazionale, coinvolte nel quadro degli organismi di coordinamento previsti e associate alla pianificazione nonché all'attuazione delle attività, e che agende politiche corrispondenti siano elaborate a livello nazionale ed europeo. In proposito il metodo aperto di coordinamento potrebbe fungere da esempio.

3.3.   Il titolo «Anno europeo del volontariato» è scelto bene, in quanto permette di cogliere tutta l'ampiezza e la varietà del fenomeno. È sufficientemente concreto perché gli europei possano identificarvisi e lascia un margine di manovra sufficiente per mettere in luce tutti i diversi aspetti di tale impegno. Dato che si tratta di un nome che esprime efficacemente il carattere trasversale del volontariato e i diversi ambiti in cui esso si esplica, esso dovrebbe a parere del Comitato essere mantenuto.

3.4.   Il CESE si compiace che venga sottolineata l'importanza del volontariato in quanto espressione della partecipazione civica, dei valori europei, della solidarietà e dello sviluppo delle società europee, importanza che esso stesso ha ribadito in diversi pareri.

3.5.   In nessuna circostanza si dovrebbe parlare di «strumentalizzazione» del volontariato. I volontari non sono strumenti della politica, bensì espressione o parte integrante di una cittadinanza attiva. Con il loro impegno essi mettono in pratica valori ideali come l'integrazione e la coesione sociale, la solidarietà e l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita nel campo dell'ambiente, dello sport, dei diritti umani, della cultura, per citarne solo alcuni.

3.6.   Il pericolo della strumentalizzazione del volontariato, ad esempio riguardo al mercato del lavoro e all'occupabilità, diviene evidente in talune formulazioni del testo proposto dalla Commissione. Nel considerando n. 3, ad esempio, si pone l'accento sul fatto che il volontariato «costituisce un'esperienza di apprendimento non formale che permette l'acquisizione di capacità e competenze professionali e rappresenta, al contempo, una forma importante di partecipazione civica attiva». L'apprendimento non formale, che può effettivamente migliorare l'integrazione nel mercato del lavoro e l'occupabilità, è un effetto collaterale del tutto positivo.

3.7.   L'attuale crisi economica e finanziaria viene spesso addotta per invocare un ripensamento in diversi settori di attività. Al riguardo bisognerebbe prestare molta attenzione a non ricorrere in maniera automatica ai volontari per contrastare gli effetti negativi della crisi sulle nostre società. Nel settore del volontariato questa crisi dimostra piuttosto, una volta di più, quale valore abbia l'impegno dei cittadini per le nostre strutture societali: esso consente infatti alle persone di vivere la solidarietà e dà loro la possibilità di impegnarsi l'una per il bene dell'altra, ma anche di beneficiare esse stesse dalla loro attività - se non altro per effetto dell'ampliamento delle proprie capacità e/o delle proprie reti sociali. Il volontariato dispone dunque del potenziale per ammortizzare l'impatto della crisi e contrastare lo scollamento della società: si tratta però non della conseguenza della crisi, bensì di una componente dell'autentico valore dell'impegno, che viene qui soltanto «riscoperto».

4.   Osservazioni specifiche

4.1.   Creare le necessarie condizioni quadro

4.1.1.   Un quadro giuridico è indispensabile per garantire l'infrastruttura necessaria per il volontariato a livello locale, regionale, nazionale ed europeo e rendere possibile una partecipazione più agevole da parte dei cittadini. Inoltre, anche le condizioni quadro finanziarie e politiche devono essere conformate in modo da rimuovere gli ostacoli che si frappongono al volontariato (1).

4.2.   Rafforzare le organizzazioni di volontariato

4.2.1.   La promozione delle organizzazioni di volontariato in quanto luoghi e catalizzatori dell'impegno dei cittadini è decisiva: tali organizzazioni sono in genere i primi e i soli punti di contatto dei volontari e in molti casi sono state fondate dai volontari stessi. Nel corso del 2011 dovrebbero poi svolgere un ruolo di particolare rilievo aspetti, come lo scambio di esperienze, il miglioramento delle capacità in seno alle organizzazioni di volontariato nonché la qualità del loro lavoro: sono questi infatti gli aspetti che costituiscono la spina dorsale della società civile e del volontariato.

4.2.2.   L'obiettivo deve essere quello di creare delle strutture sostenibili, anche a livello europeo. Una piattaforma dei soggetti direttamente interessati al volontariato potrebbe garantire che gli effetti di questo Anno europeo vadano anche al di là del 2011 e sfocino nel delinearsi di una «politica favorevole al volontariato».

4.2.3.   L'occasione rappresentata dall'Anno europeo del volontariato (2011) dovrebbe essere sfruttata per additare, illustrare e scambiare esempi di buone prassi.

4.3.   Migliorare la qualità

4.3.1.   In relazione al miglioramento della qualità, nella proposta della Commissione si parla tra l'altro di «un livello più elevato di professionalità» e di «rafforzare la professionalità». Questo concetto è fuorviante e dovrebbe essere evitato. Si tratta infatti innanzitutto di garantire la qualità del volontariato. I volontari hanno il diritto di impegnarsi nei campi che loro aggradano. Il loro impegno serve alla società, ai singoli, ma anche ai volontari stessi. È necessario garantire i presupposti finanziari e personali per la loro qualificazione, la loro formazione continua e permanente nonché il loro accompagnamento nel corso dell'attività di volontariato.

4.4.   Dare adeguato riconoscimento alle attività di volontariato

4.5.   Il Comitato accoglie con favore lo sviluppo di una «cultura del riconoscimento». Tuttavia, in relazione ai volontari si dovrebbe evitare di parlare di «ricompensa»: dato infatti che il riconoscimento di cui si tratta non ha in alcun modo carattere finanziario, questo termine è fuorviante, e anche foriero di conflitti. La differenza tra attività professionale remunerata e attività volontaria non retribuita non dovrebbe essere cancellata proprio nel quadro dell'Anno europeo 2011; al contrario, bisognerebbe piuttosto sottolineare la complementarità fra questi tipi di attività.

4.6.   Sensibilizzare i cittadini riguardo al valore e all'importanza del volontariato

4.7.   La sensibilizzazione di un pubblico più ampio è un obiettivo essenziale, che il Comitato accoglie con favore. Tuttavia, il problema è quello di garantire risorse sufficienti per la sua attuazione. Una campagna di sensibilizzazione efficace e fruttuosa a livello dell'UE, che segnali le possibilità di impegnarsi in attività di volontariato e metta in luce il valore che esse rappresentano, necessiterebbe - se si volesse far giungere davvero tale messaggio ai cittadini - di circa 3,5 milioni di euro, ossia già di oltre la metà della dotazione finanziaria disponibile per l'Anno europeo. Tale dotazione appare dunque insufficiente. A titolo di paragone, per l'Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport (2004) vennero stanziati 12,3 milioni di euro; tuttavia, la relazione di valutazione commissionata dalla Commissione stessa ha rivelato che i cittadini erano poco o addirittura per nulla informati riguardo all'iniziativa e che i suoi messaggi essenziali non li avevano raggiunti.

4.8.   Accrescere la dotazione finanziaria

4.8.1.   La proposta in esame prevede risorse finanziarie pari a 6 milioni di euro per le attività del 2011 e a 2 milioni di euro per le attività preparatorie da compiere nel 2010. Se si vogliono raggiungere gli obiettivi summenzionati e soprattutto tener conto della dimensione locale dell'impegno degli europei, allora l'UE deve prevedere una dotazione finanziaria realistica. Una dotazione di 6 milioni di euro per tutte le attività da svolgere a livello europeo e dei singoli Stati membri ci sembra insufficiente. Sarebbe deleterio se l'Anno europeo 2011, con una dotazione finanziaria inferiore alla metà di quella disponibile per l'Anno europeo 2004 dianzi ricordato, producesse un risultato analogo e vedesse fallire i suoi ambiziosi obiettivi.

4.8.2.   Solo per l'Anno nazionale del volontariato nel 2005 il governo britannico ha stanziato 10 milioni di sterline, mentre per un'analoga iniziativa a livello regionale nel 2006 la comunità valenzana (Spagna) ha stanziato 4,2 milioni di euro. A livello europeo, un buon esempio di dotazione realistica potrebbe essere quello del futuro Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010), per il quale sono stati stanziati 17 milioni di euro, di cui 9 destinati alle attività da svolgere nei singoli Stati membri. Questi ultimi, a loro volta, si sono impegnati a contribuire con altri 9 milioni di euro.

4.9.   Pubblicare un Libro bianco

4.9.1.   A titolo di accompagnamento e valutazione, la Commissione intende presentare una relazione sull'attuazione, i risultati e la valutazione generale delle iniziative. Il CESE richiama, in questo contesto, la proposta a suo tempo formulata di iscrivere invece in un Libro bianco le tappe e misure supplementari da realizzare per conferire un effetto duraturo ai risultati dell'Anno europeo.

4.10.   Sfruttare le sinergie

4.10.1.   Si dovrebbero assolutamente porre in evidenza e sfruttare le sinergie tra gli Anni europei 2010 (lotta alla povertà e all'esclusione sociale), 2011 (volontariato) e 2012 (invecchiamento attivo e solidarietà intergenerazionale). Questa terna offre infatti un'occasione unica per conferire all'azione delle istituzioni europee e degli Stati membri nel settore dell'impegno civico per il bene reciproco un filo conduttore che vada al di là del triennio e garantisca in tal modo effetti duraturi. A questo fine, i team incaricati dell'organizzazione di questi tre Anni europei all'interno delle istituzioni europee e nazionali dovrebbero lavorare insieme a stretto contatto.

4.11.   Concludere rapidamente il processo interistituzionale

4.11.1.   Per dare a tutti i soggetti interessati il tempo di preparare ed attuare l'Anno europeo 2011, si dovranno sollecitare il Consiglio e il Parlamento europeo a procedere senza indugi all'adozione della decisione proposta. Si dovrebbe puntare ad una adozione per la fine del 2009, così che la fase di preparazione dell'Anno europeo 2011 possa ufficialmente avere inizio e le risorse finanziarie corrispondenti possano essere rese disponibili.

Bruxelles, 5 novembre 2009

Il Presidente del Comitato economico e sociale europeo

Mario SEPI


(1)  Un esempio, tra gli altri, degli ostacoli che si possono incontrare: in taluni Stati membri, alle persone senza un lavoro retribuito viene concesso soltanto un numero di ore molto ridotto per svolgere attività di volontariato.


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