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Document 52008IR0078

Parere di iniziativa del Comitato delle regioni — Diritti dei cittadini: promozione dei diritti fondamentali e dei diritti derivanti dalla cittadinanza europea

OJ C 325, 19.12.2008, p. 76–80 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

19.12.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 325/76


Parere di iniziativa del Comitato delle regioni — Diritti dei cittadini: promozione dei diritti fondamentali e dei diritti derivanti dalla cittadinanza europea

(2008/C 325/13)

IL COMITATO DELLE REGIONI

mette in risalto il ruolo importante della Carta dei diritti fondamentali, vera pietra miliare nel processo di garanzia dei diritti fondamentali e punto di riferimento essenziale per la definizione e l'interpretazione dei diritti che l'UE deve rispettare, e sottolinea la vocazione peculiare della Carta a costituire uno strumento a disposizione di tutti gli individui;

sottolinea come l'esercizio dei diritti legati alla cittadinanza comporti anche l'obbligo di rispettare specifici «doveri» nei riguardi della comunità territoriale;

insiste sulla responsabilità di tutti i livelli di governo nel contribuire a costruire una «cultura dei diritti fondamentali» sensibilizzando i cittadini ai loro diritti; ribadisce la necessità di un comune sforzo per la promozione dei diritti del cittadino, la quale deve in particolare costituire parte integrante della politica di informazione e comunicazione della Commissione europea; ritiene che a tal fine debbano essere destinate specifiche risorse ed azioni che vedano il fattivo coinvolgimento delle autorità regionali e locali;

si propone di consolidare la proficua cooperazione interistituzionale sui diritti fondamentali, confermata dal seminario tenuto a Reggio Emilia nel settembre 2008, e prenderà in seria considerazione la proposta della Commissione di organizzare ogni anno un evento congiunto inteso a promuovere un approccio ai diritti fondamentali che metta al primo posto i cittadini nonché una analisi comparativa di tali diritti ai diversi livelli di governo;

ribadisce la richiesta della partecipazione di un rappresentante delle collettività regionali e locali al consiglio di amministrazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali;

chiede alla Commissione di invitare in maniera sistematica il Presidente del Comitato delle regioni a partecipare ai lavori del gruppo di commissari per i «Diritti fondamentali, lotta contro la discriminazione e pari opportunità», che fornisce gli orientamenti politici e vigila sulla coerenza delle iniziative in materia.

Relatrice

:

Sonia MASINI (IT/PSE), Presidente della provincia di Reggio Emilia

Testo di riferimento

Relazione della Commissione — Quinta relazione della Commissione sulla cittadinanza dell'Unione

(1o maggio 2004-30 giugno 2007)

COM(2008) 85 def.

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Osservazioni generali

1.

ricorda che il Trattato sull'Unione europea riconosce che l'Unione si fonda sui principi di libertà, democrazia e Stato di diritto e sul rispetto dei diritti dell'individuo e delle libertà fondamentali, comuni alle tradizioni costituzionali degli Stati membri e garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950;

2.

sottolinea il rilievo che ha sino ad oggi assunto, allo scopo di sancire in modo visibile l'importanza e la portata dei diritti tutelati, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 da Parlamento, Consiglio e Commissione; benché sinora sprovvista di forza giuridica vincolante, la Carta costituisce una pietra miliare nel processo di garanzia dei diritti fondamentali e un punto di riferimento essenziale per la definizione e l'interpretazione dei diritti che l'UE deve rispettare;

3.

mette in evidenza l'eccezionale rilevanza della Carta nel quadro degli strumenti sui diritti umani, in quanto riunisce in un solo testo, da un lato, i diritti universali della persona (o diritti civili e politici), che derivano dallo sviluppo storico in Europa dei diritti di libertà e integrità della persona e, dall'altro, i diritti economici e sociali, portato dell'esperienza europea di realizzazione di una «economia sociale di mercato», nonché alcune previsioni di particolare novità, quali i diritti degli anziani e dei disabili, che si ricollegano al modello europeo di welfare;

4.

sottolinea la vocazione peculiare della Carta dei diritti fondamentali a costituire uno strumento a disposizione di tutti gli individui;

5.

si compiace quindi del fatto che con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona la Carta dei diritti fondamentali, nella versione modificata adottata il 12 dicembre 2007 a Lisbona, acquisterebbe valore giuridico vincolante; rileva in particolare come essa avrebbe «lo stesso valore giuridico dei Trattati», i quali costituiscono, come chiarito dalla Corte di giustizia europea, la «carta costituzionale» dell'ordinamento dell'Unione;

6.

rileva che, nonostante i diritti legati alla cittadinanza rappresentino un'importante conquista, permangono delle difficoltà nella loro attuazione (Quinta relazione della Commissione sulla cittadinanza dell'Unione); in particolare esiste in ampie fasce di popolazione un sentimento di distanza dalle istituzioni UE, che va contrastato e superato; sottolinea come a tale riguardo regioni ed enti locali possano giocare un ruolo di trait d'union tra istituzioni e cittadini;

7.

mette in rilievo la necessità di una nuova promozione della Carta dei diritti fondamentali, in vista dell'acquisizione, da parte della stessa, di forza vincolante; ci si può quindi impegnare a intraprendere, in particolare nel campo dell'istruzione, una campagna di «educazione civica europea»; sottolinea in proposito il ruolo delle regioni e degli enti locali, anche sotto il profilo della diffusione delle informazioni e dello scambio di esperienze ed idee progettuali;

8.

osserva che l'Unione, da un lato, garantisce i diritti «universali» a chiunque (cittadino europeo, di Stato terzo o apolide) si trovi soggetto alla sua giurisdizione e, dall'altro, riconosce specifici diritti ai «cittadini dell'Unione», con i quali esiste uno speciale legame di appartenenza;

9.

rammenta che i diritti fondamentali universali e i diritti del cittadino dell'Unione devono essere riconosciuti e applicati non soltanto dalle istituzioni e dagli organi dell'Unione, compreso il CdR, ma altresì dalle autorità statali e da quelle regionali e locali;

10.

ricorda il principio affermato nel preambolo della Carta dei diritti fondamentali, secondo il quale i valori comuni dell'Unione devono essere sviluppati nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli europei, dell'identità nazionale degli Stati membri e dell'ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale e locale, e si compiace di siffatto esplicito riferimento all'autonomia regionale e locale ed alla democrazia di prossimità;

11.

rileva che a norma del Trattato istitutivo la cittadinanza dell'Unione implica non soltanto diritti ma anche doveri;

12.

sottolinea in particolare il dovere dei cittadini dell'Unione di osservare le leggi dell'Unione e quelle dello Stato in cui risiedono nonché di rispettare la cultura altrui;

13.

fa notare che molti dei diritti affermati nella Carta riguardano competenze largamente attribuite, in diversi Stati europei, agli enti regionali e locali (ad esempio in settori quali istruzione, tutela della salute e dell'ambiente, politiche sociali, politica degli alloggi, polizia locale, trasporti) ovvero concernono questioni di rilevanza generale per ogni ente pubblico (buona amministrazione, trasparenza e accesso ai documenti; diritti dei bambini, degli anziani, dei disabili);

14.

ribadisce dunque la necessità che sia assicurata una tutela a più livelli dei diritti fondamentali e si compiace del riferimento fatto a tale principio nel quadro dei lavori per la redazione della relazione Catania del Parlamento europeo sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea;

15.

sottolinea in particolare che è in primo luogo a livello regionale e locale che il cittadino intrattiene rapporti con l'amministrazione pubblica e fruisce delle strutture e dei servizi amministrativi;

16.

rileva che la promozione dei diritti dell'uomo e del cittadino implica politiche attive: un diritto diventa «praticato» soltanto quando vi siano condizioni oggettive che lo permettano;

17.

osserva a tale proposito come l'Unione debba proseguire nelle proprie politiche volte ad assicurare una maggiore coesione economica, sociale e territoriale e accoglie con soddisfazione l'espressa indicazione, da parte del Trattato di Lisbona, della «coesione territoriale» quale obiettivo dell'Unione europea;

18.

accoglie con soddisfazione l'adozione, in allegato al Trattato di Lisbona, del protocollo sui servizi d'interesse economico generale, nel quale sono sottolineati l'importanza per i cittadini dell'organizzazione di servizi pubblici efficienti, accessibili a tutti e vicini alle esigenze individuali nonché il ruolo essenziale e l'ampia discrezionalità delle autorità locali e regionali nell'organizzare, fornire o commissionare tali servizi;

19.

ricorda che ai sensi della Carta dei diritti fondamentali l'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica e si compiace dell'indicazione, ad opera del Trattato di Lisbona, del rispetto della ricchezza culturale e linguistica tra gli obiettivi dell'Unione, ovviamente all'interno delle regole democratiche stabilite;

20.

sottolinea il ruolo centrale, ai fini della piena realizzazione dei diritti individuali, delle organizzazioni non governative, partner naturali degli enti regionali e locali;

21.

fa notare che gli enti regionali e locali — prossimi ai cittadini, alle loro esigenze e sentimenti — hanno la più immediata e più realistica percezione dell'effettiva attuazione dei diritti sanciti dall'Unione e sottolinea il ruolo che il CdR può assumere quale osservatorio sulle condizioni concrete di realizzazione di tali diritti: auspica quindi che la Commissione e il Parlamento europeo valorizzino tali potenzialità del CdR e che nell'elaborazione degli atti giuridici interpretino i fenomeni tenendo conto della visione degli enti regionali e locali;

22.

chiede alla Commissione di invitare in maniera sistematica il Presidente del Comitato delle regioni a partecipare ai lavori del gruppo di commissari per i «Diritti fondamentali, lotta contro la discriminazione e pari opportunità», che fornisce gli orientamenti politici e vigila sulla coerenza delle iniziative in materia;

23.

prende atto dell'adozione della decisione 2007/252/CE che istituisce il programma specifico «Diritti fondamentali e cittadinanza per il periodo 2007-2013» e invita la Commissione ad associarlo nel processo di revisione del programma per il periodo 2014-2020.

I diritti universali della persona

24.

riafferma la centralità che nell'intera azione dell'Unione assume il principio del rispetto dei diritti fondamentali della persona, quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri, dalla Dichiarazione universale sui diritti dell'Uomo adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, dalla Convenzione europea sui diritti dell'Uomo e dalle altre Convenzioni adottate a livello internazionale (segnatamente nell'ambito delle Nazioni Unite) e ratificate dagli Stati membri dell'Unione;

25.

osserva che il modello europeo di tutela dei diritti fondamentali, quale emerge in particolare dalla Carta, si pone tra i più avanzati perché è comprensivo dei diritti civili e politici e dei diritti economici, sociali e culturali ed è fondato su un proprio ordinamento e sistema valoriale che, nell'ambito dei diritti universali, rispetta le diversità, la dialettica tra diverse culture, religioni o convincimenti nell'ambito delle regole determinate dai sistemi democratici europei;

26.

sottolinea i possibili conflitti che possono insorgere tra il rispetto del diritto individuale alla riservatezza e la garanzia di altri diritti fondamentali, come quello alla sicurezza: invita ad approfondire tale tematica, tenendo anche in considerazione le esperienze degli enti regionali e locali e la loro posizione chiave nella protezione dei dati in loro possesso relativi ai cittadini residenti;

27.

ribadisce la necessità che l'Unione si faccia promotrice della democrazia e dei diritti umani anche nei paesi terzi e ricorda a tale riguardo quanto affermato nel parere sul documento di Strategia 2007-2010 concernente lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR), relatrice Heini UTUNEN;

28.

riafferma l'esigenza del rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto nel quadro delle politiche volte a realizzare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia e ricorda al contempo come tali azioni dell'Unione debbano garantire alle persone «un livello elevato di sicurezza»;

29.

si compiace dell'abolizione, ad opera del Trattato di Lisbona, della struttura a pilastri dell'Unione e del conseguente assoggettamento delle azioni in materia di libertà, sicurezza e giustizia alle regole generali vigenti per le politiche dell'Unione, in particolare quanto all'esercizio del controllo giurisdizionale ad opera della Corte di giustizia;

30.

accoglie con favore le novità contenute nel Trattato di Lisbona quanto al rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo nell'elaborazione, attuazione e valutazione delle politiche concernenti lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia ed al riconoscimento della partecipazione dei parlamenti nazionali ai meccanismi di valutazione dei risultati conseguiti in tale ambito;

31.

si propone di consolidare la proficua cooperazione interistituzionale sui diritti fondamentali, confermata dal seminario tenuto a Reggio Emilia nel settembre 2008, e prenderà in seria considerazione la proposta della Commissione di organizzare ogni anno un evento congiunto inteso a promuovere un approccio ai diritti fondamentali che metta al primo posto i cittadini nonché una analisi comparativa di tali diritti ai diversi livelli di governo;

32.

si compiace dell'istituzione da parte dell'UE della Agenzia per i diritti fondamentali e dell'inizio delle sue attività;

33.

conferma la volontà del Comitato delle regioni come pure delle collettività locali e regionali di essere attivamente associati ai lavori dell'Agenzia dei diritti fondamentali ed alla relativa programmazione pluriennale ed esprime soddisfazione per le forme di cooperazione già in corso;

34.

ribadisce la richiesta della partecipazione di un rappresentante delle collettività regionali e locali al consiglio di amministrazione dell'Agenzia;

35.

offre all'Agenzia la propria collaborazione sia per la raccolta e la comunicazione di casi di buone pratiche e di esperienze particolarmente significative realizzate in materia di tutela e promozione dei diritti fondamentali a livello locale e regionale sia per la trasmissione di dati rilevanti raccolti sul piano locale e regionale;

36.

sottolinea come gli enti locali e regionali risultino i più adatti a svolgere un ruolo attivo quanto alla promozione dei diritti dei minori, nonché a fornire un contributo quanto al monitoraggio sulle condizioni effettive di godimento di tali diritti;

37.

rammenta di aver evidenziato il ruolo centrale che gli enti locali e regionali assumono in riferimento all'attuazione dei diritti fondamentali delle donne e del principio delle pari opportunità per tutti;

38.

ribadisce, con particolare riferimento alle donne migranti, che l'integrazione implica la condivisione e il rispetto dei doveri e dei diritti fondamentali della persona, costituenti il patrimonio giuridico europeo, e rammenta l'importanza delle politiche di accoglienza improntate al riconoscimento delle diversità delle culture frutto della libera scelta delle persone (CdR 396/2006);

39.

sottolinea l'importanza dei mezzi di comunicazione nel denunciare le violazioni dei diritti dell'uomo e dei diritti civili, come pure l'importanza dei loro sforzi di diffusione di casi di buone pratiche e di esperienze molto significative nel garantire i diritti dell'uomo e i diritti civili;

I diritti derivanti dalla cittadinanza dell'Unione

40.

rammenta che, come affermato dalla Corte di giustizia europea, la cittadinanza dell'Unione costituisce oggi lo statuto fondamentale dell'individuo, soggetto politico del processo di integrazione europea;

41.

si compiace quindi che con il Trattato di Lisbona le disposizioni generali sulla cittadinanza dell'Unione siano inserita nel nuovo Trattato sull'Unione europea, e più in particolare nel titolo contenente disposizioni relative ai principi democratici, nel quale si riafferma il principio per cui le decisioni devono essere prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini (democrazia di prossimità);

42.

si rammarica tuttavia del fatto che non sia fatta espressa menzione del ruolo essenziale che a questo proposito è svolto dalle autorità regionali e locali;

43.

riafferma il particolare rilievo, tra i diritti riconosciuti dalla cittadinanza europea, della libertà di circolazione e soggiorno, anche in vista di una migliore reciproca conoscenza tra i popoli dell'Unione;

44.

constata i progressi realizzati quanto all'attuazione di tale libertà grazie all'adozione e all'entrata in vigore della direttiva 2004/38/CE riguardante il diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri;

45.

richiama gli Stati membri a collaborare al fine di assicurare le esigenze di sicurezza dei cittadini e di repressione dei reati;

46.

sottolinea con forza, anche alla luce dell'esperienza nell'applicazione della direttiva 2004/38/CE, le responsabilità fondamentali che gli enti regionali e locali assumono in riferimento alla gestione dei problemi legati alla circolazione e, soprattutto, al soggiorno dei cittadini europei: non solo riguardo alle formalità e alle pratiche amministrative inerenti il soggiorno ma soprattutto relativamente alle politiche di accoglienza;

47.

deplora quindi che nella Quinta relazione della Commissione sulla cittadinanza dell'Unione non si accenni alle particolari responsabilità degli enti locali e regionali in materia di accoglienza;

48.

ricorda che in base alla direttiva 2004/38/CE il diritto del cittadino dell'Unione, che non sia lavoratore subordinato o autonomo, di soggiornare in uno Stato diverso da quello di cittadinanza è mantenuto finché non costituisca un problema o un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale dello Stato ospitante ed è condizionato, qualora si protragga oltre un periodo di tre mesi, dal fatto di disporre, per se stesso e per i propri familiari, di risorse economiche sufficienti nonché di un'assicurazione malattia che copra tutti i rischi nello Stato ospitante;

49.

prende atto dell'interpretazione di tali condizioni ad opera della Corte di giustizia europea e sottolinea l'impatto che tale interpretazione viene ad avere sulle responsabilità degli enti regionali e locali e gli oneri finanziari che possono derivarne;

50.

ricorda il diritto e il dovere delle autorità nazionali di reprimere i casi di abuso dei diritti riconosciuti dalla direttiva ovvero di frode, come quelli di matrimoni o unioni fittizie o di comportamenti in violazione delle leggi;

51.

accoglie con favore le iniziative della Commissione volte a promuovere la conoscenza della nuova normativa contenuta nella direttiva 2004/38/CE, quale la pubblicazione della «Guida alla direttiva 2004/38/CE», e invita la Commissione stessa a far leva sulla particolare posizione di privilegio degli enti regionali e locali quali vettori per la diffusione di tali informazioni;

52.

sottolinea come l'esercizio dei diritti legati alla cittadinanza comporti anche l'obbligo di rispettare specifici «doveri» nei riguardi della comunità territoriale;

53.

ribadisce l'importanza, anche in sede di principio, del diritto di voto e di eleggibilità di cui godono i cittadini dell'Unione, nello Stato in cui risiedono, alle elezioni locali e a quelle del Parlamento europeo;

54.

sottolinea in particolare a questo proposito come le istituzioni politiche locali costituiscano di conseguenza espressione di un corpo elettorale «europeo» e, dunque, i primi autentici organi di governo europei;

55.

si compiace dell'incremento nella partecipazione alle elezioni del Parlamento europeo dei cittadini dell'Unione che vivono in uno Stato diverso da quello di origine, ma prende atto con preoccupazione del progressivo generale calo di partecipazione a tali elezioni;

56.

ribadisce pertanto il proprio invito ad intensificare l'attività informativa ed educativa svolta in relazione alle elezioni europee, sfruttando appieno in questo processo i punti di forza degli enti regionali e locali;

57.

ribadisce il proprio interesse riguardo allo sviluppo di partiti politici europei (CdR 280/2004) e sottolinea il ruolo centrale che nel funzionamento di tali partiti e nell'elaborazione delle relative strategie dovrebbero avere i rappresentanti eletti a livello locale e regionale, anche ai fini di un raccordo tra i vari livelli di governance (europea, nazionale, regionale e locale);

58.

esprime soddisfazione per il fatto che il Trattato di Lisbona riconosce il diritto dei cittadini dell'Unione, in numero di almeno un milione e appartenenti a un numero significativo di Stati membri, d'invitare la Commissione a presentare proposte di atti normativi;

59.

sottolinea il ruolo fondamentale che, anche alla luce della prassi, ha assunto il Mediatore europeo nel rimediare a casi di cattiva amministrazione nell'azione delle istituzioni e organi comunitari;

60.

si compiace della possibilità offerta ai cittadini di presentare petizioni al Parlamento europeo e denunce al Mediatore per via elettronica;

61.

rammenta il diritto del cittadino dell'Unione di avvalersi, nel territorio di un paese terzo nel quale lo Stato membro di cui ha la cittadinanza non è rappresentato, della tutela delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di quest'ultimo, e sottolinea la rilevanza di tale previsione anche sul piano dei principi, in quanto volta a riconoscere una dimensione esterna della cittadinanza dell'Unione;

62.

condivide con la Commissione il rilievo secondo cui l'acquis in materia di protezione diplomatica e consolare è insoddisfacente, accoglie con favore la presentazione da parte della Commissione del piano d'azione per il periodo 2007-2009 in vista di uno sviluppo dell'acquis, e invita Consiglio e Stati membri ad adottare le necessarie azioni al riguardo, anche sul piano internazionale;

63.

a questo proposito sottolinea le competenze e l'esperienza degli enti regionali e locali in materie come il turismo, la politica sanitaria, l'inumazione e la cremazione dei defunti e invita pertanto le istituzioni dell'Unione a consultare il CdR nell'elaborazione ed adozione di decisioni in materia;

64.

si compiace del riconoscimento, ad opera del Trattato di Lisbona, della personalità internazionale dell'Unione e auspica che l'Unione possa agire a tutela dei cittadini sul piano internazionale;

65.

prende atto dei dati riportati dalla Quinta relazione della Commissione sulla cittadinanza dell'Unione (1o maggio 2004-30 giugno 2007), in base ai quali i cittadini dell'Unione vorrebbero avere una migliore conoscenza dei loro diritti mentre di fatto meno di un terzo di essi ritiene di essere «bene informato quanto ai diritti derivanti dalla cittadinanza dell'Unione»;

66.

insiste sulla responsabilità di tutti i livelli di governo nel contribuire a costruire una «cultura dei diritti fondamentali» sensibilizzando i cittadini ai loro diritti; ribadisce dunque la necessità di un comune sforzo per la promozione dei diritti del cittadino, la quale deve in particolare costituire parte integrante della politica di informazione e comunicazione della Commissione europea;

67.

ritiene che a tal fine debbano essere destinate specifiche risorse ed azioni che vedano il fattivo coinvolgimento delle autorità regionali e locali.

Bruxelles, 9 ottobre 2008.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


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