Choose the experimental features you want to try

This document is an excerpt from the EUR-Lex website

Document C:2016:032:FULL

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, C 32, 28 gennaio 2016


Display all documents published in this Official Journal
 

ISSN 1977-0944

Gazzetta ufficiale

dell’Unione europea

C 32

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

59° anno
28 gennaio 2016


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

PARERI

 

Comitato economico e sociale europeo

 

511a sessione plenaria del CESE del 6, 7 e 8 ottobre 2015

2016/C 032/01

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Istruzione e formazione professionale permanente (CVET) nelle aree rurali (parere d'iniziativa)

1

2016/C 032/02

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema L’energia, fattore di sviluppo e di approfondimento dell’adesione nei Balcani occidentali (parere d’iniziativa)

8


 

III   Atti preparatori

 

COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO

 

511a sessione plenaria del CESE del 6, 7 e 8 ottobre 2015

2016/C 032/03

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Una Strategia dell’Unione europea per la Regione Alpina[COM(2015) 366 final]

12

2016/C 032/04

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca per quanto riguarda le misure specifiche per la Grecia[COM(2015) 365 final — 2015/0160 (COD)]

20

2016/C 032/05

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante applicazione dei regimi per prodotti originari di alcuni Stati appartenenti al gruppo degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) previsti in accordi che istituiscono, o portano a istituire, accordi di partenariato economico (rifusione)[COM(2015) 282 final — 2015/0128 (COD)]

23


IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

PARERI

Comitato economico e sociale europeo

511a sessione plenaria del CESE del 6, 7 e 8 ottobre 2015

28.1.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 32/1


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Istruzione e formazione professionale permanente (CVET) nelle aree rurali»

(parere d'iniziativa)

(2016/C 032/01)

Relatore generale:

Brendan BURNS

Correlatore:

Pavel TRANTINA

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 10 luglio 2014, ha deciso, conformemente al disposto dell’articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere d’iniziativa sul tema:

Istruzione e formazione professionale permanente (CVET) nelle aree rurali

(parere d’iniziativa).

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 13 luglio 2015.

Tenuto conto del rinnovo del mandato del Comitato, l’Assemblea ha deciso di pronunciarsi sul parere nel corso della sessione plenaria di ottobre e ha designato Brendan BURNS relatore generale e Pavel TRANTINA correlatore, conformemente all’articolo 20 del regolamento interno.

Alla sua 511a sessione plenaria, dei giorni 6, 7 e 8 ottobre 2015 (seduta dell’8 ottobre), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 139 voti favorevoli, 1 voto contrario e 5 astensioni.

1.   Raccomandazioni

1.1.

Riconoscendo che l’Unione europea non dispone di competenze dirette in materia di istruzione o formazione professionale e che i sistemi di istruzione variano da uno Stato membro all’altro, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) desidera evidenziare un problema comune a tutta l’Europa riguardante l’offerta di istruzione e formazione (professionale) permanente (CVET) nelle aree rurali e periferiche del territorio europeo, che va affrontato a livello europeo, nazionale e regionale.

1.2.

Si rende necessaria una nuova agenda paneuropea per incoraggiare le istituzioni europee e i governi nazionali, al pari di imprese, sindacati ed altre organizzazioni della società civile, a migliorare la cooperazione in modo da consentire l’accesso alla CVET sia ai lavoratori che seguono programmi di formazione che ai loro datori di lavoro. Questo dovrebbe verificarsi in prossimità del luogo di lavoro e in ambienti compatibili con esso. Le autorità competenti dovrebbero promuovere e incoraggiare tale cooperazione, facendo in modo di garantire un sostegno finanziario adeguato.

1.3.

La società e le autorità pubbliche devono riconoscere che le micro e piccole imprese non sono una versione in miniatura di quelle di grandi dimensioni. Questa idea si è rivelata errata e costituisce una delle principali ragioni della mancata corrispondenza tra domanda e offerta di competenze tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro.

1.4.

È necessario elaborare una CVET e delle qualifiche professionali di nuova concezione per le micro e piccole imprese, basate sull’esperienza concreta dei compiti effettivamente svolti in tali imprese.

1.5.

La formazione destinata alle imprese rurali dev’essere erogata sul posto ricorrendo alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) e ad altri meccanismi basati sulla banda larga. Per conseguire questo obiettivo, l’accesso universale ai servizi di telefonia mobile e terrestre mediante banda larga ad alta velocità nelle aree rurali e periferiche dovrebbe essere considerato come una «infrastruttura essenziale». Pertanto non si dovrebbe permettere alle norme europee sulla concorrenza di impedire ai governi nazionali o regionali di sviluppare connessioni rapide a banda larga nelle aree rurali.

1.6.

I governi nazionali e locali devono riconoscere che gli investimenti nello sviluppo di micro e piccole imprese, oppure di imprese a conduzione familiare nelle aree rurali e periferiche si rivelano nel lungo periodo positivi, in quanto contribuiscono ad arrestare il fenomeno della migrazione, riducono le pressioni sui servizi nelle città piccole e grandi, ripristinano la sostenibilità economica delle comunità locali e concorrono a preservare l’ambiente rurale.

1.7.

Il sostegno finanziario a lungo termine dei gruppi locali da parte dei governi nazionali/regionali contribuirà a coordinare il processo volto ad individuare e soddisfare le esigenze locali. Tale sostegno contribuirà altresì a portare le comunità ad affrontare in forma diretta i problemi legati all’esodo rurale, mentre il sostegno finanziario a titolo dei fondi strutturali — in particolare il Fondo sociale europeo — dovrà consentire di fornire una formazione professionale permanente che corrisponda alle esigenze dei diretti interessati.

2.   Contesto

2.1.

Lo Scopo del presente parere è di evidenziare l’esigenza di sviluppare un sistema migliore di istruzione e formazione professionale permanente (CVET) e di sviluppo professionale continuo nelle aree rurali, in particolare in quelle montane e insulari.

2.2.

In base alla definizione del Cedefop (1), CVET significa «istruzione o formazione successiva al ciclo d’istruzione e formazione iniziale (o all’ingresso nel mondo del lavoro) il cui scopo è aiutare le persone a migliorare o aggiornare le proprie conoscenze e/o competenze; acquisire nuove competenze per l’avanzamento professionale o la riqualificazione; proseguire il proprio sviluppo personale o professionale. L’istruzione e formazione continua rientra nell’ambito dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e può comprendere qualsiasi tipo d’istruzione (generica, specialistica o professionale, formale o non formale ecc.). È di fondamentale importanza per l’occupabilità delle persone».

2.3.

I problemi associati alla CVET nelle aree rurali e periferiche sono stati individuati in alcuni pareri del CESE (2) sul tema dell’agricoltura e in diversi incontri aperti al pubblico. Il presente parere si prefigge di fornire una sintesi e proporre risposte ad alcuni dei principali quesiti.

2.4.

Le aree rurali montane e insulari variano considerevolmente all’interno dell’UE. Accanto a regioni estremamente prospere che si caratterizzano per una disoccupazione ridotta e una solida crescita, altre presentano invece un accumulo sempre maggiore di problemi legati all’economia, all’emigrazione e all’invecchiamento demografico. Per di più, non sempre le opportunità di accesso all’istruzione e alla formazione professionale sono disponibili a una distanza accettabile.

2.5.

A seguito del miglioramento delle condizioni di vita nelle città piccole e grandi molti giovani hanno abbandonato le aree rurali montane e insulari; questo fenomeno mette in moto una spirale economica e sociale discendente che tende ad accentuarsi man mano che aumenta il numero delle persone che emigrano. La perdita demografica comporta una riduzione della quantità di denaro che circola all’interno di una comunità e ciò incide a sua volta sulla redditività delle imprese, degli esercizi commerciali e dei trasporti locali. Il fenomeno è ulteriormente aggravato dalla scomparsa, poi, di servizi medici, banche, istituti scolastici e altre infrastrutture.

2.6.

Le aree rurali montane e insulari d’Europa forniscono gran parte dei nostri prodotti alimentari e delle nostre materie prime locali. Esse offrono inoltre un luogo in cui la gente può rilassarsi e praticare attività ricreative, sportive o di altro genere; tuttavia, senza lavoratori locali competenti e adeguatamente formati ad occuparsi di aziende agricole, foreste, cave, alberghi e artigianato, molte di queste strutture scompariranno.

2.7.

Un aspetto essenziale è la capacità delle imprese di operare in queste aree difficili; a tal fine i datori di lavoro hanno bisogno di personale competente e adeguatamente formato e vi è bisogno di una più stretta cooperazione, localmente, con le scuole, i politecnici e le università.

2.8.

Le regioni costituiscono il livello al quale viene introdotta e si sviluppa al meglio la cooperazione tra centri di formazione e imprese. Le autorità a tutti i livelli devono tenere opportunamente conto della necessità di introdurre e sviluppare la CVET nelle aree rurali e periferiche, e/o nelle aree con una bassa densità demografica (prevedendo investimenti sufficienti, ma anche sostegno, incoraggiamento e assistenza alle iniziative locali che promuovono la cooperazione tra i centri di formazione e le imprese).

2.9.

Come il CESE ha già avuto occasione di sottolineare, occorre mettere in atto servizi personalizzati di consulenza e orientamento professionale (3).

2.10.

L’accesso al CVET è fondamentale per lo sviluppo di una attività professionale autonoma e una forza lavoro competente. Purtroppo la maggior parte delle strutture destinate alla formazione professionale si trova in aree densamente popolate, il che significa che le persone che seguono una formazione professionale e che provengono dalle aree rurali montane e insulari sono notevolmente svantaggiate a causa delle lunghe distanze da percorrere per raggiungere questi centri. Nella maggior parte dei casi questo comporta costi aggiuntivi e notevoli disagi, soprattutto se si frequentano corsi di breve durata o giornalieri in alternanza al lavoro.

2.11.

Il fatto di portare le attività di formazione nelle aree rurali montane e insulari costituisce un problema che è stato riconosciuto in diversi Stati membri dell’UE. Sfortunatamente le iniziative intese a far fronte a questo problema in molti casi si fondavano essenzialmente su «soluzioni urbane» non applicabili alle aree rurali montane e insulari.

2.12.

I sistemi di istruzione in Europa variano così tanto da uno Stato membro all’altro (alcuni sono organizzati centralmente, altri a livello federale, sotto la responsabilità delle regioni) che risulta difficile individuare una «soluzione europea». Mentre, però, le soluzioni possono variare, merita comunque individuare i problemi e alcune soluzioni comuni, consentendo così di imparare dalle migliori pratiche degli altri. Il CESE sottolinea che, a suo giudizio, il sistema di formazione duale, con la condivisione delle responsabilità tra scuole e centri di formazione e il coinvolgimento delle parti sociali, costituisce un esempio di buona pratica particolarmente valido.

2.13.

Una CVET rurale può offrire una formazione specializzata in determinati settori direttamente connessi alle attività economiche rurali e alle loro caratteristiche naturali, come ad esempio la pesca, la silvicoltura, l’ambiente, l’agricoltura ecc. Questa formazione specialistica dovrebbe soddisfare gli standard di qualità richiesti per trasformare i programmi specializzati in un mezzo per attirare discenti che consenta una qualificazione pertinente di coloro che abbiano seguito tale formazione e contribuisca quindi al rilancio socioeconomico locale.

3.   Il punto di vista delle piccole imprese

3.1.

L’occupazione nelle micro e piccole imprese non è sempre compresa dagli istituti di istruzione che erogano formazione. I corsi di istruzione e formazione professionale sono stati sviluppati pensando soprattutto alle esigenze delle imprese di medie e grandi dimensioni, il cui ambiente di lavoro è organizzato in diversi reparti e i cui dipendenti sono assunti per imparare una «mansione» specifica. Questo modello di lavoro, proprio della produzione industriale di massa, presuppone che ogni lavoratore svolga dei compiti ben definiti ed esegua procedure facilmente valutabili, e che ciascuna qualifica venga attribuita a una mansione specifica.

3.2.

Le micro e piccole imprese, al contrario, richiedono nella maggior parte dei casi collaboratori in possesso di più qualifiche e dotati di una certa flessibilità. Invece di essere impiegati per svolgere una mansione specifica, essi lavorano in squadra di piccole dimensioni che, collettivamente, svolgono tutte le operazioni necessarie al funzionamento dell’impresa. I dipendenti di queste imprese devono pertanto svolgere compiti che nelle imprese più grandi sarebbero svolti da più dipendenti con qualifiche professionali diverse.

3.3.

Questo modo di procedere non è sempre chiaro agli istituti di istruzione incentrati sulle città. Il fatto di riconoscere il problema aiuterebbe gli educatori a comprendere le modalità operative delle piccole e medie imprese e i motivi per cui la formazione e le qualifiche attuali «incentrate sulle mansioni» non sono adeguate al funzionamento di tali imprese. Inoltre, aiuterebbe le piccole imprese a sviluppare e sostenere l’istruzione e la formazione interne e basate sulla realtà lavorativa.

3.4.

Molte micro e piccole imprese si trovano a dover soddisfare le diverse esigenze dei loro clienti, il che richiede spesso soluzioni innovative puntuali. Ad esempio, una piccola azienda meccanica avrà bisogno delle competenze pratiche per «riparare e riutilizzare», a differenza della maggior parte delle aziende di grandi dimensioni che non effettuano riparazioni, ma rimuovono delle componenti per sostituirle con delle nuove, rinviando la parte guasta al produttore. Questo semplice esempio spiega perché il personale delle piccole imprese ha bisogno di competenze supplementari che in aziende più grandi non sono necessarie. È per questo che si è prodotto uno squilibrio tra domanda e offerta di competenze, inducendo molte micro e piccole imprese europee a respingere gli attuali modelli di istruzione e formazione professionale e le qualifiche professionali messi a punto per i loro settori.

3.5.

Problemi analoghi di tipo procedurale e legati alle competenze sono stati riscontrati anche da micro, piccole e medie imprese che operano nei settori dell’ingegneria, dell’architettura, dell’agricoltura, dell’edilizia, della silvicoltura e in molti altri ancora.

3.6.

Le imprese a conduzione familiare presentano anch’esse diversi problemi dato che i figli sono spesso i catalizzatori del cambiamento e svolgono il ruolo di tirocinanti e di potenziali dirigenti allo stesso tempo. Nelle imprese a conduzione familiare, la formazione dei figli comincia in una fase molto più precoce che per un dipendente di una grande impresa.

4.   Il punto di vista delle piccole imprese rurali

4.1.

La formazione dei dipendenti, siano essi nuovi o già attivi nell’impresa, risulta problematica soprattutto quando il personale deve recarsi presso centri di formazione tecnica distanti dal luogo di lavoro. Se i tempi di percorrenza diventano eccessivi, allora i datori di lavoro di numerose micro e piccole imprese riterranno che la formazione dei dipendenti sia una perdita di tempo.

4.2.

Le micro e piccole imprese riconoscono che l’apprendimento permanente e la convalida di competenze e qualifiche acquisite tramite modalità di apprendimento non formale e informale (4) aiutano i lavoratori e le imprese a sviluppare e introdurre più tecnologia nell’ambiente di lavoro. Gran parte del materiale didattico per l’apprendimento permanente è disponibile online, tramite video destinati alla formazione settoriale, manuali, dimostrazioni online, corsi di apprendimento online (e-learning) ed altri programmi analoghi di formazione a distanza online. Purtroppo, l’accesso a questi programmi di apprendimento risulta spesso difficile nelle aree rurali montane e insulari a causa della connessione molto lenta alla banda larga (tra 0,4 mbps and 1,5 mbps) (5).

4.3.

La distanza dai centri di formazione può diventare un fattore meno importante se la qualità dei corsi è elevata e se il trasporto è organizzato e le spese di viaggio sono rimborsate, ma ciò non risolve le principali questioni alle quali deve far fronte la maggior parte delle persone in formazione nelle aree remote montane e insulari.

5.   L’effetto comunità locale

5.1.

La CVET costituisce un fattore specifico di cui tenere conto nel quadro dello sviluppo economico e sociale (strategia Europa 2020) nonché un elemento che contribuisce alla coesione territoriale e sociale nell’Unione europea.

5.2.

Permettere che le infrastrutture locali siano utilizzate nell’interesse comune aiuterebbe le comunità locali (nelle aree rurali montane e insulari) ad offrire adeguate opportunità di formazione professionale. Le autorità pubbliche dovrebbero concentrarsi sulla rimozione degli ostacoli che impediscono alle iniziative locali di soddisfare dei bisogni precisi in termini di CVET. Una più stretta cooperazione e una maggiore comprensione delle sfide alle quali devono far fronte sia gli enti locali che i promotori dei progetti, comprese le organizzazioni della società civile, consentirebbero di trovare soluzioni costruttive.

5.3.

I governi potrebbero cogliere l’occasione per decentrare i servizi destinati alle aree rurali, creando così dei vantaggi per le comunità locali (6).

5.4.

Nel quadro dell’audizione sul tema Sviluppo e formazione professionale nelle aree rurali  (7) molte delle presentazioni hanno ribadito l’importanza per le comunità di prendere in mano i loro problemi e di trovare soluzioni specifiche proprie. Questa constatazione ha anche sollevato altre problematiche correlate e dimostrato chiaramente che il miglioramento della CVET deve rientrare in un piano molto più ampio che affronti contemporaneamente tutta una serie di problemi legati alla comunità.

5.5.

La cooperazione tra tutti i soggetti direttamente interessati è essenziale. Per portare la formazione professionale in queste comunità è necessario coinvolgere tutte le imprese locali, la scuola e il personale scolastico, gli studenti e le loro famiglie, i disoccupati, i lavoratori, le organizzazioni della società civile e i volontari tenendo conto delle esigenze a lungo termine della comunità. È stato giudicato in particolare essenziale che la popolazione locale assuma un ruolo più incisivo e che alcuni dei suoi esponenti si facciano «motori» del cambiamento, mettendo così le comunità locali in condizione di elaborare soluzioni «proprie».

5.6.

Tra i problemi da risolvere è stata evidenziata anche la necessità di suscitare la volontà politica necessaria a livello locale, regionale e nazionale per garantire che le comunità interessate ricevano un sostegno a lungo termine sia sul piano finanziario che su quello delle infrastrutture.

5.7.

È stato altresì sottolineato che le comunicazioni tramite banda larga per telefonia fissa e mobile costituiscono uno strumento importante per lo sviluppo dell’istruzione e della formazione professionale, in particolare delle competenze in materia di TIC, che stanno diventando indispensabili sia sul lavoro che nello spazio domestico. Per poter utilizzare le apparecchiature e avere accesso ai servizi bisogna disporre di conoscenze e competenze digitali. Queste competenze formano ormai parte integrante della vita economica e sociale di tutti i cittadini e dovrebbero pertanto essere insegnate nelle scuole di ogni grado e genere, dalle primarie ai corsi per adulti (8). Le politiche devono inoltre tenere conto delle caratteristiche delle popolazioni locali in termini di età, grado di istruzione e livelli di reddito. Nelle aree rurali, la CVET può avvalersi anche dell’apprendimento aperto e a distanza (e-learning) che, nel caso di talune materie o attività di formazione, andrebbe a integrare le lezioni frontali e che richiede la disponibilità di tecnologie e connessioni adeguate.

5.8.

L’accesso universale alla banda larga ad alta velocità è pertanto uno strumento essenziale per promuovere la coesione sociale e territoriale. Si accoglie quindi con favore l’idea di estendere il ricorso ai fondi strutturali e di sviluppo rurale al fine di sostenere la realizzazione di infrastrutture per la banda larga economicamente valide. È però anche di fondamentale importanza che i benefici di questi investimenti arrivino ai cittadini, con la fornitura di servizi di elevata qualità (ad esempio i servizi medici, l’accesso ai servizi degli enti locali ecc.) e una significativa riduzione dei costi per tutti gli utenti finali. L’accesso Wi-Fi gratuito negli spazi pubblici è un altro strumento importante per sviluppare l’accesso universale alla banda larga ad alta velocità nei piccoli centri urbani e nei paesi.

5.9.

Si riconosce che l’offerta delle competenze necessarie per vivere e lavorare nelle aree rurali montane e insulari costituisce una questione complessa che richiede un approccio integrato che deve partire dalle singole comunità locali, come suggerito dal progetto «Volonteurope» nella sua campagna sull’isolamento rurale dei cittadini in Europa (9). Per il finanziamento della CVET, le imprese e le comunità locali dovrebbero poter beneficiare di un sostegno appropriato da parte del Fondo sociale europeo ed è opportuno facilitare le condizioni di accesso a questi aiuti. È inoltre fondamentale che il sostegno finanziario offerto non si basi su criteri esclusivamente commerciali. È essenziale, ad esempio, l’accessibilità dei fondi a titolo dei programmi Leader e CLLD (sviluppo locale di tipo partecipativo) per facilitare l’intervento dei gruppi di azione locale (GAL), delle organizzazioni attive nelle comunità e della società civile garantendo un quadro rafforzato per il funzionamento, il finanziamento, l’impegno e l’assistenza.

5.10.

In Europa esistono diverse reti di enti locali e regionali che promuovono la cooperazione nel settore della formazione professionale e dell’apprendimento permanente, tra cui la Fondazione delle regioni europee per la ricerca, l’istruzione e la formazione (Freref) e l’Associazione europea degli enti regionali e locali per l’apprendimento permanente (Earlall). Tali reti europee dovrebbero occuparsi anche dell’accesso alla formazione professionale permanente in particolare nelle aree rurali, dato che è essenzialmente a livello regionale che è possibile creare ambiti di cooperazione e partenariati tra i settori interessati, vale a dire tra le autorità locali e regionali, le aziende e le parti sociali, la società civile e i centri per l’impiego, la formazione e l’orientamento professionale ecc.

5.11.

Le organizzazioni della società civile dovrebbero essere incoraggiate a condividere gli esempi di buone pratiche e gli approcci innovativi nell’affrontare l’isolamento rurale. I loro rappresentanti dovrebbero essere messi in condizione di svolgere un ruolo attivo nella struttura di governance dei fondi europei che hanno un impatto sullo sviluppo rurale (FEASR, fondi SIE), partecipare realmente alla progettazione di programmi e alla supervisione dei comitati di sorveglianza a livello nazionale e coinvolgere i gruppi locali e le categorie vulnerabili nell’elaborazione e nell’attuazione di progetti. Nel campo delle strutture di formazione non statali, il movimento delle libere scuole superiori Grundtvig (10) (avviato in Danimarca nel XIX secolo e da allora sviluppatosi con grande successo in altri paesi) costituisce un eccellente esempio. Allo stesso tempo, i rappresentanti della società civile organizzata dovrebbero notificare alla Commissione europea le cattive pratiche degli Stati membri, al fine di garantire che i governi rispettino i loro obblighi in materia di consultazione e coinvolgimento di un’ampia gamma di parti interessate (in particolare a livello locale) nella progettazione, attuazione e valutazione dei programmi europei.

5.12.

Il CESE invita ad utilizzare la garanzia per i giovani dell’UE al fine di promuovere l’istruzione e la formazione delle giovani generazioni nelle aree rurali. Le sovvenzioni dell’UE dovrebbero essere orientate in particolare verso le modalità per trasferire e replicare le esperienze riuscite e innovative.

6.   Ulteriori osservazioni

6.1.

Il presente parere si è rivelato essere un dossier estremamente complesso. Si sarebbe potuta approfondire molto di più tutta una serie di problemi connessi, come i trasporti, l’edilizia residenziale in ambiente rurale, i servizi medici e sociali, la promozione delle imprese rurali attraverso incentivi fiscali, lo sviluppo del turismo e molte altre idee che sono state affrontate nelle discussioni del gruppo di studio e nel corso dell’audizione.

6.2.

Si riconosce però che questi aspetti non possono essere trattati tutti in un unico parere e si raccomanda pertanto di affrontarli in pareri da elaborare successivamente.

6.3.

È necessario effettuare ricerche più approfondite per comprendere i compiti che devono essere svolti nelle micro e piccole imprese nonché il modo in cui vengono assegnati; questo inciderebbe a sua volta sul modo in cui vengono strutturate le qualifiche per tali imprese ed erogati i servizi di formazione.

6.4.

Il CESE propone di avviare uno studio per contribuire ad individuare le soluzioni alle sfide messe in evidenza nel presente parere.

6.5.

Il CESE chiede un dialogo interistituzionale sulle sfide e le possibili soluzioni, con il coinvolgimento di diverse direzioni generali della Commissione, della società civile (CESE), degli enti locali/regionali (CdR) e del Cedefop.

Bruxelles, 8 ottobre 2015

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Georges DASSIS


(1)  Terminologia della politica europea dell’istruzione e della formazione — Una selezione di 130 termini chiave, Cedefop, Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea, Lussemburgo, 2014, http://europass.cedefop.europa.eu/it/education-and-training-glossary

(2)  Agricoltura e artigianato (GU C 143 del 22.5.2012, pag. 35); Verso uno sviluppo territoriale più equilibrato nell’UE (GU C 214 dell’8.7.2014, pag. 1); Il futuro dei giovani agricoltori europei (GU C 376 del 22.12.2011, pag. 19); Il ruolo della donna nell’agricoltura e nelle aree rurali (GU C 299 del 4.10.2012, pag. 29); L’agricoltura nelle aree con svantaggi naturali specifici (GU C 318 del 23.12.2006, pag. 93); L’agricoltura periurbana (GU C 74 del 23.3.2005, pag. 62).

(3)  Parere in merito al Pacchetto per l’occupazione giovanile (GU C 161 del 6.6.2013, pag. 67).

(4)  Convalida delle qualifiche — apprendimento non formale e informale, SOC/521; adottato il 16 settembre 2015 (GU C 13 del 15.1.2016, pag. 49).

(5)  Parere sul tema Aprire l’istruzione, (GU C 214 dell’8.7.2014, pag. 31).

(6)  Alcuni esempi mostrano che la delocalizzazione degli istituti di formazione o l’insediamento di nuovi (anche di livello universitario) in aree rurali e periferiche sono stati alquanto positivi (cfr. l’Università di Corsica Pasquale Paoli).

(7)  L’audizione si è svolta a Bruxelles, presso la sede del CESE, il 28 gennaio 2015.

(8)  Parere sul tema Verso una florida economia basata sui dati (GU C 242 del 23.7.2015, pag. 61).

(9)  Cfr. a questo proposito: http://www.volonteurope.eu/wp-content/uploads/2014/12/Briefing-Rural-Isolation-Final-Layout.pdf

(10)  «Grundtvig» ha anche dato il nome a un programma di finanziamento europeo che formava parte del programma di apprendimento permanente (2007-2013) della Commissione europea, e mirava a rafforzare la dimensione europea nel settore dell’istruzione degli adulti e dell’apprendimento permanente in tutta Europa.


28.1.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 32/8


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «L’energia, fattore di sviluppo e di approfondimento dell’adesione nei Balcani occidentali»

(parere d’iniziativa)

(2016/C 032/02)

Relatore:

Pierre-Jean COULON

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 19 febbraio 2015, ha deciso, conformemente al disposto dell’articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere di iniziativa sul tema:

L’energia, fattore di sviluppo e di approfondimento dell’adesione nei Balcani occidentali

(parere d’iniziativa)

La sezione specializzata Relazioni esterne, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 10 settembre 2015.

Alla sua 511a sessione plenaria, dei giorni 6, 7 e 8 ottobre 2015 (seduta dell’8 ottobre 2015), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 145 voti favorevoli, 2 voti contrari e 1 astensione.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1.

A seguito del Forum della società civile dei Balcani occidentali, tenutosi a Belgrado il 2 e 3 giugno 2015, il CESE chiede «che la Comunità dell’energia, che si prefigge di estendere l’acquis energetico dell’UE ai paesi candidati all’adesione e a quelli interessati dalla politica di vicinato, venga ulteriormente rafforzata e più strettamente integrata al progetto dell’Unione dell’energia; l’energia dovrebbe costituire un fattore di sviluppo e di interconnessione nella regione e ai cittadini dei paesi dei Balcani occidentali andrebbe fornito un quadro chiaro dei vantaggi economici e ambientali derivanti dall’adesione all’UE».

1.2.

È necessario che anche i Balcani occidentali siano inclusi nel progetto di Unione dell’energia in materia di interconnessioni energetiche.

1.3.

Le infrastrutture esistenti di trasporto e di distribuzione del gas devono essere utilizzate in modo ottimale; è opportuno attuare la tecnica dei «flussi inversi». Per quanto concerne le nuove strutture potenziali, non bisogna trascurare nessuno studio:

il gasdotto «Turkish Stream»,

il TAP (Trans Adriatic Pipeline, Gasdotto transadriatico) che collega l’Azerbaigian con l’Italia,

l’IAP (Ionian Adriatic gaz Pipeline, Gasdotto ionio-adriatico) che permette il collegamento Albania — Montenegro — costa adriatica croata — Bosnia-Erzegovina e il collegamento con il gasdotto croato esistente a Dugopolje.

Le scelte devono essere effettuate di comune accordo.

1.4.

Occorre valutare la creazione di una riserva di solidarietà per lo stoccaggio del gas nella regione, a prescindere dal rafforzamento delle possibilità nazionali.

1.5.

Il CESE si compiace che vengano rilanciati degli studi relativi alla creazione di un terminale per il gas per metaniere (gas naturale liquefatto — GNL) nel mare Adriatico e ne sostiene la realizzazione.

1.6.

È necessario realizzare degli investimenti nel campo delle energie rinnovabili. Tali investimenti devono basarsi su reti e interconnessioni rafforzate e su un quadro normativo chiaro e stabile.

1.7.

La società civile dei Balcani deve essere associata e partecipare sistematicamente agli incontri della «Comunità dell’energia»; il CESE e i suoi contatti nei vari Stati devono servire da base in tale contesto.

1.8.

Il CESE chiede una più efficace cooperazione interregionale e lo sviluppo di progetti in materia di energia, fattori di una maggiore stabilità regionale e di creazione di posti di lavoro.

1.9.

Tra gli elementi dell’acquis dell’Unione, la direttiva sull’efficienza energetica riveste particolare importanza e deve essere oggetto di programmi specifici nei paesi interessati. Va inoltre promossa la cooperazione tra le varie parti interessate in materia di contatori intelligenti e soluzioni globali. L’efficienza energetica e il risparmio di energia sono due fattori di creazione, al tempo stesso, di attività delle imprese e di posti di lavoro sia «verdi» che di tipo tradizionale.

2.   Per un rafforzamento del processo di adesione tramite l’energia

2.1.

Fra i 35 capitoli dell’acquis dell’UE necessari per l’adesione di un nuovo Stato all’Unione figura il capitolo 15 «Energia», il che dimostra l’importanza di tale questione. Il tema è già stato affrontato nel quadro del processo di adesione con il Montenegro, e lo sarà nuovamente fra breve nell’ambito dei negoziati con la Serbia. È tuttavia opportuno sottolineare che quello dell’energia è un tema che ha la sua importanza o addirittura la sua utilità in molti altri capitoli, e di cui bisogna tener conto ad esempio in agricoltura, nei trasporti, oppure per quanto concerne le imprese, le questioni sociali, l’ambiente ecc.

2.2.

L’Europa sud-orientale raggruppa Stati che sono già membri dell’UE, Stati ufficialmente candidati che si trovano in diversi stadi del processo di pre-adesione e paesi candidati potenziali.

2.3.

Nell’ambito dei negoziati di adesione, i paesi candidati devono essere incoraggiati ad attuare il più rapidamente possibile l’acquis dell’UE al fine di agevolare la loro integrazione nel mercato interno dell’energia dell’Unione europea garantendo in tal modo il benessere dei cittadini.

2.4.

La nuova Commissione europea ha affermato che una delle sue priorità assolute sarà la creazione di un’Unione dell’energia: uno dei suoi vicepresidenti è responsabile solo e unicamente di questo aspetto, che concerne peraltro non meno di una dozzina di altri commissari. Questa Unione dell’energia, auspicata da anni dal CESE (cfr. in particolare il parere TEN/493), è finalmente all’ordine del giorno ed è impossibile che i paesi destinati ad aderire all’Unione a breve o a medio termine vengano esclusi sin dall’inizio dei lavori. Del resto, nel parere citato, si fa espresso riferimento alla necessità di tener conto di detti paesi.

2.5.

Nella «Strategia quadro per un’Unione dell’energia», pubblicata dalla Commissione europea il 25 febbraio 2015 e oggetto del parere TEN/570, si propone di rafforzare la Comunità dell’energia. In tale documento si sottolinea la necessità di una maggiore integrazione dei mercati dell’energia dell’UE e dei paesi della Comunità dell’energia. Vi si fa anche espresso riferimento ai firmatari di detta Comunità nel quadro della gestione delle crisi di approvvigionamento. La Strategia quadro annuncia infine il regolare aggiornamento dei progetti infrastrutturali energetici di interesse comune (PIC), aggiornamento che d’ora in poi potrà essere esteso ai progetti di interesse comunitario nel settore dell’energia (PICE).

2.6.

Occorre garantire un equilibrio tra le fonti di energia tradizionali e quelle rinnovabili: per tale motivo, le reti elettriche devono beneficiare della creazione di interconnessioni oppure del potenziamento delle interconnessioni esistenti con le reti dell’Unione. Per quanto riguarda il gas, che resta un aspetto importante, le forniture devono essere protette mediante interconnessioni solidali con l’Unione, ma anche attraverso la creazione di un terminale per le metaniere. Infine, il progetto di gasdotto «Turkish Stream», in sostituzione del progetto abbandonato «South Stream», rappresenta un’opportunità, così come i progetti Trans Adriatic Pipeline (TAP) o Ionian Adriatic Gas Pipeline (IAP). Va ricordato che tale regione è praticamente un passaggio obbligato tra le zone di produzione (petrolio, gas) e quelle di grande consumo all’interno dell’Unione. Tuttavia la priorità va attribuita allo sfruttamento delle infrastrutture esistenti, spesso poco utilizzate; l’attuazione dei «flussi inversi» deve essere promossa: nel quadro di un approccio all’energia basato sulla sicurezza dell’approvvigionamento, non devono essere i grandi gasdotti vulnerabili a godere di un trattamento privilegiato.

3.   Migliorare il potenziale di governance esistente grazie alla società civile

3.1.

Come ha affermato di recente il Comitato economico e sociale europeo (TEN/562, TEN/570 ecc.), nel settore dell’energia la governance riveste un’importanza fondamentale per poter operare le scelte energetiche, coordinare gli investimenti (soprattutto in materia di infrastrutture), mettere in atto la solidarietà tra gli Stati e definire il ruolo e il coinvolgimento delle diverse parti interessate, tra cui la società civile (parti sociali, consumatori, organizzazioni ambientali ecc.).

3.2.

Per molti aspetti, le basi di questa governance esistono sin dalla creazione, nel luglio 2006, della «Comunità dell’energia», che comprende tutti i paesi dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Kosovo, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Montenegro e Serbia). A tale Comunità hanno in seguito aderito la Repubblica di Moldova e l’Ucraina, rispettivamente nel 2010 e nel 2011. La Georgia è candidata all’adesione. Infine, la Norvegia e l’Armenia, ma soprattutto la Turchia, partecipano in qualità di osservatori.

3.3.

Il trattato ha per obiettivo di estendere il mercato interno dell’UE all’Europa sud-orientale e oltre. Si intende in particolare:

creare un quadro normativo e commerciale stabile che favorisca gli investimenti garantendo la sicurezza degli approvvigionamenti e il controllo dei prezzi,

istituire una zona per la regolamentazione degli scambi di energia in rete,

stabilire relazioni più solidali al fine di proteggere gli approvvigionamenti,

tener conto delle questioni ambientali attraverso una maggiore efficienza energetica e lo sviluppo delle energie rinnovabili.

3.4.

Si deve osservare che, nonostante le lodevoli intenzioni, i progressi conseguiti negli ultimi anni sono stati piuttosto limitati.

Inoltre, gli aspetti sociali dell’acquis energetico, che figurano nel trattato, sono stati presi molto poco in considerazione. Non viene affrontato il problema di una più ampia dimensione sociale (o socioculturale), il che non consente alla società civile di aderire alle riflessioni e alle iniziative della Comunità dell’energia. La mancanza di reti di organizzazioni strutturate in questo settore impoverisce il dialogo e il dibattito.

3.4.1.

Bisogna andare al di là delle relazioni interistituzionali tra l’UE e gli Stati membri della Comunità dell’energia, come propone la Commissione europea nell’ambito del suo processo dell’Unione dell’energia. A tale scopo, il CESE deve essere un elemento costitutivo alla base dell’estensione di tali procedure, integrando nel dialogo europeo per l’energia la situazione energetica di questa regione in tutti i suoi aspetti.

3.4.2.

L’adozione dell’acquis energetico dell’Unione e l’integrazione nel mercato interno comportano una significativa evoluzione delle pratiche della regione in materia di prezzi dell’energia, i quali devono tener conto dei costi reali e non basarsi su una politica dei prezzi «sovvenzionata».

3.4.3.

Le strutture create per garantire la partecipazione della società civile nel processo di allargamento — come ad esempio i comitati consultivi misti (con l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, al momento non ancora operativo, o con il Montenegro e la Serbia, paesi candidati che hanno già avviato i negoziati e i cui comitati sono già in attività) e il comitato di monitoraggio «Balcani occidentali» — devono essere utilizzate a tal fine.

4.   Un potenziale fisico per un nuovo mix energetico

4.1.

Ci si è resi conto della necessità di rafforzare le interconnessioni elettriche sia all’interno della regione sia da e verso l’esterno, nonché le rotte di trasporto, soprattutto di gas naturale, ed eventualmente di creare un terminale per le metaniere. Questo terminale, da situare sul versante adriatico della regione, sarebbe comune agli Stati della zona, o almeno alla maggior parte di essi, e permetterebbe il trasporto di GNL proveniente dai fornitori più lontani e, ancora al di là, dalle zone di produzione del Mediterraneo orientale (placca cipriota).

4.1.1.

La recente firma (10 luglio 2015), nel quadro dell’interconnessione del gas nell’Europa centrale e sudorientale (CESEC), di un protocollo d’intesa tra la Commissione europea e l’Austria, la Bulgaria, la Croazia, la Grecia, l’Ungheria, l’Italia, la Romania, la Slovacchia, la Slovenia, l’Albania, l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, la Serbia e l’Ucraina, dovrebbe favorire la diversificazione dell’approvvigionamento di gas naturale nonché l’integrazione dei mercati nella regione. Il CESE auspica vivamente che il Montenegro partecipi a tale protocollo.

4.2.

Il mix energetico regionale manca infatti di equilibrio e non esiste un vero mercato in quanto la struttura del mix varia da uno Stato membro all’altro, i prezzi sono quasi sempre regolamentati e spesso mantenuti ad un livello artificialmente basso, il che non promuove né l’efficienza energetica né gli investimenti nelle fonti diversificate.

4.3.

In effetti, il carbone rappresenta globalmente circa il 50 % del consumo energetico, il petrolio e i prodotti petroliferi più del 30 %, mentre il gas rappresenta «solo» il 10 % circa. La produzione a partire da rifiuti e biocarburanti sta crescendo, ma senza un vero e proprio piano concordato.

4.4.

Secondo diverse fonti (AIE, REN) e alcuni studi di valutazione, i paesi dei Balcani occidentali disporrebbero di un notevole potenziale di energie rinnovabili che occorre sfruttare e che dovrebbe beneficiare di investimenti in modo da consentire a tali paesi di partecipare al «Quadro di azione 2030 dell’Unione europea in materia di clima ed energia»:

il fattore soleggiamento è importante in quanto assicurato per buona parte dell’anno. Il potenziale fotovoltaico, in corso di valutazione, dovrà essere sfruttato attraverso partenariati di vario tipo, comprese le cooperative e le comunità, ed essere sostenuto da un quadro normativo stabile,

l’energia idraulica (mediante centrali a bacino o ad acqua fluente) è scarsamente sfruttata, a parte alcuni grandi progetti in Albania e altri di minore importanza in Serbia e Montenegro. Va promosso lo stoccaggio mediante pompaggio (STEP),

lo stesso vale per la bioenergia e l’energia eolica, ancora solo agli inizi ma con prospettive incoraggianti dato che la disponibilità dei terreni ne permette lo sfruttamento,

il ruolo delle cooperative e dei produttori-consumatori, anche detti «prosumatori», deve far parte del nuovo panorama energetico.

Si fa in particolare riferimento all’eccellente studio del Seenet (South East Europe Network on Natural Resources, Energy and Transport — Rete dell’Europa sud-orientale sulle risorse naturali, l’energia e i trasporti).

4.4.1.

Queste prospettive devono essere valutate in termini non solo di coordinamento degli investimenti, ma soprattutto per il loro potenziale in termini di sviluppo di attività e creazione di posti di lavoro, in particolare nelle nuove tecnologie energetiche (green jobs), e di lotta alla povertà energetica. La Comunità dell’energia dovrà servire allo sviluppo di tali attività, facendo in particolare ricorso alla BEI.

4.4.2.

Gli «strumenti per la società civile» previsti nell’ambito dei processi di adesione devono contribuire alla realizzazione dei progetti proposti in materia di energia prodotta da privati, ossia energia autoprodotta (progetti associativi oppure promossi da cooperative, da ONG, …).

Bruxelles, 8 ottobre 2015

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Georges DASSIS


III Atti preparatori

COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO

511a sessione plenaria del CESE del 6, 7 e 8 ottobre 2015

28.1.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 32/12


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Una Strategia dell’Unione europea per la Regione Alpina»

[COM(2015) 366 final]

(2016/C 032/03)

Relatore:

Stefano PALMIERI

La Commissione europea, in data 15 luglio 2015, ha chiesto al Comitato economico e sociale europeo, conformemente al disposto dell’articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, di elaborare un parere in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Una Strategia dell’Unione europea per la Regione Alpina

[COM(2015) 366 final].

La sezione specializzata Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 9 settembre 2015.

Alla sua 511a sessione plenaria, dei giorni 6, 7 e 8 ottobre 2015 (seduta dell’8 ottobre), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 129 voti favorevoli e una astensione.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) evidenzia che l’attivazione della «Strategia europea per la regione Alpina — EUSALP» avviene in un momento particolare caratterizzato, da un lato, dal perpetuarsi degli effetti negativi della crisi finanziaria sull’economia reale e, dall’altro, dal tentativo di promuovere e attivare cambiamenti strutturali a livello economico, ambientale e sociale con particolare attenzione alla qualità della vita e al benessere dei cittadini.

1.2.

Il CESE rileva che i sistemi territoriali interessati dall’EUSALP, 5 Stati membri (Italia, Francia, Austria, Germania e Slovenia) e due paesi terzi (Svizzera e Liechtenstein), sono caratterizzati da livelli di sviluppo economico, sostenibilità ambientale e coesione sociale nettamente superiori alla media europea, nonché da una lunga tradizione in attività di cooperazione territoriale.

1.2.1.

Nonostante l’evidenza di tali peculiarità, il CESE ritiene che l’EUSALP sia per la Regione Alpina un elemento di valore aggiunto utile al mantenimento, e se possibile al miglioramento, degli elevati standard economici, ambientali e sociali che caratterizzano questi sistemi territoriali.

1.2.2.

Il CESE identifica nell’EUSALP un driver di sviluppo in grado di sostenere la competitività e la coesione dell’Europa intera, coerentemente agli obiettivi della politica di coesione europea ed ai principi di cooperazione e solidarietà che la caratterizzano.

1.3.

Il CESE evidenzia come questi territori siano caratterizzati da connotazioni territoriali comuni, quali ad esempio quelle rappresentate dalle aree montane alpine.

1.3.1.

Il CESE rileva che le Alpi, oltre ad essere il secondo serbatoio di biodiversità in Europa, rappresentano un elemento identitario e di riconoscibilità dell’intera area. A causa della loro estensione e conformazione le Alpi delineano in alcuni casi un’area di divisione materiale e immateriale, mentre in altri casi costituiscono la cerniera tra i diversi livelli territoriali da un punto di vista economico, ambientale, culturale e sociale.

1.4.

Nonostante che il CESE accolga con favore la strategia dell’Unione europea per la regione alpina (EUSALP), il Comitato ritiene che siano necessarie delle integrazioni.

1.5.

Il CESE lamenta il fatto che la dimensione sociale in EUSALP non è trattata al pari di quella economica e ambientale. Il CESE ne auspica quindi un rafforzamento tramite la definizione di un mainstreaming sociale per garantire lo sviluppo di un modello di crescita in grado di assicurare la competitività e, nello stesso tempo, l’inclusione e la protezione sociale, con specifica attenzione a quelle persone che sono più colpite da fattori di fragilità e svantaggio.

1.5.1.

In tale ottica il CESE reputa altresì fondamentale rafforzare nell’EUSALP la dimensione trasversale dei suoi obiettivi al fine di sostenere maggiormente l’armonizzazione e l’equilibrio tra la sostenibilità economica, ambientale e sociale, coerentemente con l’attuazione di un approccio olistico allo sviluppo e dell’innovazione sociale.

1.6.

Se da un lato il CESE considera gli obiettivi individuati nell’EUSALP coerenti con le priorità strategiche della Regione Alpina, dall’altro auspica integrazioni finalizzate a trasformare realmente le sfide in fattori di competitività e coesione con specifico riferimento alla globalizzazione economica, alle tendenze demografiche, al cambiamento climatico, alle questioni energetiche e al posizionamento geografico.

1.7.

In riferimento alla priorità tematica «Crescita economica e innovazione», il CESE ritiene che sia essenziale sviluppare strategie a supporto dell’innovazione più efficaci in termini di competitività e creazione di posti di lavoro, attrarre nuovi investimenti, rafforzare gli interventi a supporto dell’agricoltura e della silvicoltura, valorizzare le differenti forme di turismo che caratterizzano l’area. (Per gli approfondimenti si rimanda ai punti 3.3, 3.4, 3.5, 3.6 e 3.7.)

1.8.

In riferimento alla priorità tematica «Mobilità e connettività», il CESE ritiene che sia fondamentale attivare azioni finalizzate alla riduzione del trasporto di merci e di persone su «gomma», a promuovere l’accessibilità eco-sostenibile alle aree turistiche, alla riduzione del traffico veicolare nei sistemi urbani e metropolitani, a garantire l’accessibilità ai servizi e la connettività in tutte le dimensioni territoriali della Regione Alpina. (Per gli approfondimenti si rimanda ai punti 3.8, 3.9 e 3.10)

1.9.

In riferimento alla priorità tematica «Ambiente e energia», il CESE ritiene che sia fondamentale sostenere l’equilibrio tra la conservazione dei capitali naturali e culturali ed il loro utilizzo razionale, la connettività ecologia, l’attuazione di interventi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, un approvvigionamento energetico sicuro, economicamente accessibile e qualitativamente elevato. (Per gli approfondimenti si rimanda ai punti 3.11, 3.12 e 3.13)

1.10.

Il CESE ritiene necessario dotare l’EUSALP di un’effettiva «governance multilivello» in grado di valorizzare congiuntamente la «dimensione orizzontale» (partecipazione della società civile) che integri e qualifichi la «dimensione verticale» (partecipazione di regioni ed autorità locali) nel pieno rispetto del principio di «sussidiarietà e proporzionalità».

1.11.

Il CESE auspica l’attivazione di un processo permanente di capacity building che accompagni e qualifichi la partecipazione attiva della società civile nei processi di sviluppo dell’EUSALP, nonché l’attivazione di un «forum permanente» in rappresentanza e supporto delle parti sociali ed economiche della Regione Alpina, attivo anche nell’ambito delle singole regioni interessate dalla strategia.

1.11.1.

In tale ottica il CESE propone l’attivazione di uno specifico programma «Going local — EUSALP» che preveda la partecipazione attiva di tutte le rappresentanze del Comitato coinvolte e interessate dai processi di sviluppo proposti dall’EUSALP. Attraverso i «Going local EUSALP» sarà così possibile attivare — presso la società civile locale — processi di informazione e formazione delle attività previste nel piano d’azione e delle potenzialità di partecipazione dei differenti soggetti locali, garantendo, nel contempo, un processo di condivisione delle scelte degli interventi previsti.

1.12.

In riferimento ai sistemi di monitoraggio e valutazione dell’EUSALP il CESE ritiene indispensabile integrare la misurazione «quantitativa» con indicatori «qualitativi», coerentemente con quanto stabilito dall’approccio «oltre il PIL».

1.13.

Il CESE auspica che la sostenibilità economica degli interventi da realizzare nell’ambito dell’EUSALP sia rafforzata attraverso l’attuazione di una strategia orientata alla valorizzazione delle sinergie e delle complementarietà tra i fondi «strutturali e di investimento europei 2014-2020» e gli altri programmi europei a gestione diretta, e all’utilizzo degli strumenti previsti dallo «Sviluppo locale di tipo partecipativo».

1.14.

Il CESE ritiene che per il raggiungimento degli obiettivi strategici fissati dall’EUSALP sia altresì fondamentale fare ricorso alle opportunità di finanziamento offerte dalla BEI — Banca Europea per gli Investimenti, nonché promuovere la compartecipazione degli investimenti privati così come proposto dal «Piano Juncker».

1.15.

Il CESE valuta positivamente le azioni proposte nel piano di azione finalizzate alla valorizzazione delle sinergie tra l’EUSALP e le altre macro strategie già attivate, anche nell’ottica di una proiezione del concetto di macroregionalità verso altre aree europee strategiche per la competitività economica e la coesione sociale dell’Europa, come ad esempio quella del Mediterraneo occidentale e dei Balcani.

2.   La strategia dell’UE per la Regione Alpina: osservazioni generali

2.1.

L’obiettivo del presente parere è valutare il «Piano di azione della strategia dell’Unione europea per la Regione Alpina — EUSALP» (1) dal punto di vista della società civile organizzata. Il parere prende spunto e si sviluppa sulla base del parere esplorativo del CESE «Una strategia dell’UE per la Regione Alpina» (2) e delle conclusioni dell’audizione tenutasi il 25 giugno 2015 a Ispra (Italia), nonché degli altri pareri adottati dal CESE in riferimento alle strategie macroregionali (3).

2.2.

Per trasformare le sfide identificate nel piano di azione EUSALP in fattori di competitività economica e coesione sociale, è necessario sostenere l’attuazione di politiche di sviluppo in linea con gli orientamenti di cui all’articolo 3, paragrafi 1,2,3 del Trattato sull’Unione europea (4), nonché di un approccio olistico allo sviluppo e dell’innovazione sociale.

2.2.1.

Attraverso il rafforzamento dell’approccio olistico dell’EUSALP sarà possibile sostenere efficacemente la competitività e la coesione della macroregione tramite l’attuazione di politiche, e di progetti, in grado di rendere gli obiettivi economici, ambientali e sociali realmente interdipendenti.

2.2.2.

L’EUSALP deve essere programmata e attuata nell’ottica dell’innovazione sociale, un processo di sviluppo in grado di promuovere e sostenere la realizzazione di nuove idee, le quali, oltre a rafforzare la competitività economica devono essere funzionali a rispondere ai bisogni delle persone che vivono nella Regione Alpina e della società nel suo insieme.

2.3.

Tenendo conto delle analisi e delle valutazioni prodotte dal CESE attraverso il parere sul «Bilancio della strategia Europa 2020» (5) e tramite la relazione sulla «Revisione intermedia della strategia Europa 2020» (6) è evidente che l’EUSALP rappresenta uno strumento utile per garantire un sistema economico e sociale resiliente, uno strumento in grado di garantire alla società civile della Regione Alpina «protezione e sviluppo».

2.3.1.

Il rafforzamento della resilienza della macroregione alpina è un fattore decisivo per aumentare la capacità della società civile di assorbire, gestire e prevenire gli effetti delle crisi e dei cambiamenti strutturali che sempre più spesso colpiscono i nostri sistemi socioeconomici, e per supportare la competitività economica della Regione Alpina in termini di coesione sociale e sostenibilità.

2.4.

Coerentemente alle decisioni assunte con la «Risoluzione politica per l’attuazione della Strategia dell’UE per la Regione Alpina»(Conferenza di Grenoble) (7), il piano di azione individua le sfide che interessano l’area di cooperazione, le priorità politiche, gli obiettivi e le azioni specifiche, nonché alcune esempi di idee progettuali.

2.5.

Le principali sfide e gli obiettivi identificati nel piano di azione di EUSALP riguardano la globalizzazione economica, le tendenze demografiche, il cambiamento climatico, le questioni energetiche e il posizionamento geografico. Il CESE, nonostante che valuti positivamente quanto riportato nel piano di azione dell’EUSALP, ritiene necessario integrare gli obiettivi, in riferimento a quanto di seguito illustrato.

2.5.1.

Favorire un sistema imprenditoriale dinamico e assistere la competitività delle imprese del territorio attraverso l’innovazione, al fine di rafforzare la capacità del sistema economico di affrontare efficacemente le sfide poste dalla globalizzazione economica, di rispondere ai bisogni della società civile e di garantire l’occupazione e la creazione di nuovi posti di lavoro di qualità.

2.5.2.

Assistere il potenziamento delle capacità basate sulle tradizioni e sulla diversità sociale supportando il mantenimento dei valori identitari che caratterizzano i territori coinvolti, promuovendo allo stesso tempo la capitalizzazione dei saperi e delle tradizioni locali in leve di sviluppo economico e inclusione sociale.

2.5.3.

Sostenere le iniziative finalizzate ad affrontare più efficacemente i cambiamenti demografici che caratterizzano la Regione Alpina, con particolare riferimento alla gestione degli effetti combinati derivanti dall’invecchiamento della popolazione e dai nuovi processi di migrazione.

2.5.4.

Promuovere i processi finalizzati alla mitigazione e all’adattamento delle regioni interessate ai cambiamenti climatici, con specifico riferimento agli effetti sull’ambiente, sulle biodiversità, sulle attività economiche e sulle condizioni di vita dei cittadini (8).

2.5.5.

Supportare le sfide energetiche finalizzate alla sostenibilità della domanda, alla sicurezza e all’accessibilità economica per imprese e cittadini, promuovendo gli investimenti in fonti energetiche meno care e più pulite, un mercato macroregionale dell’energia più aperto e competitivo, maggiori risparmi nei costi attraverso la valorizzazione delle risorse energetiche autoctone e delle fonti di energia rinnovabili convenzionali (ad es. biomasse, l’idroelettrico e il geotermico) e non convenzionali (ad es. eolico e solare).

2.5.6.

Sviluppare politiche e azioni finalizzate alla valorizzazione della strategicità geografica della Regione Alpina, soprattutto in riferimento ai trasporti, nel pieno rispetto dei principi di tutela e salvaguardia ambientale. Dovranno essere altresì sostenuti nuovi approcci di responsabilità condivise e di cooperazione equa tra i territori, come ad esempio i legami verticali tra le metropoli, le aree rurali, le aree montane e turistiche.

2.5.7.

Promuovere equilibrio, equità e universalità nell’accesso ai servizi di interesse generale per far fronte ai bisogni delle persone che vivono nella Regione Alpina, con particolare attenzione ai sistemi territoriali caratterizzati da «svantaggi geografici».

2.5.8.

Sostenere la tutela e la gestione sostenibile delle biodiversità, dei paesaggi e delle risorse naturali trovando il giusto equilibrio tra gli interventi finalizzati alla conservazione e quelli orientati a un utilizzo razionale dei servizi e dei prodotti ecosistemici, nonché a una distribuzione più equilibrata dei vantaggi indotti dal loro utilizzo.

2.5.9.

Promuovere la definizione di un mainstreaming sociale di riferimento attraverso la pianificazione di interventi relativamente alle condizioni di lavoro, alla sicurezza sociale, alle questioni di genere, alle persone diversamente abili ed agli immigrati.

2.5.10.

Definire e sviluppare uno specifico «obiettivo funzionale» identificabile nella predisposizione e nell’applicazione di processi di sviluppo orientati a limitare gli squilibri tra la dimensione economica, ambientale e sociale, un «test bed» utile alla capitalizzazione dei risultati della politica di coesione in tutta l’Europa.

2.5.11.

Promuovere un processo — quanto più ampio possibile — a livello regionale e locale di formazione, discussione e condivisione delle scelte economiche, sociali ed ambientali che interessano l’area, attraverso l’utilizzo di metodologie già sperimentate in altri contesti e di luoghi idonei al confronto tra i rappresentanti dei cittadini, le parti sociali ed economiche e gli organismi di rappresentanza della società civile.

3.   La strategia europea per la Regione Alpina: analisi e valutazioni

3.1.

La sfida principale che dovrà essere supportata attraverso la strategia per la Regione Alpina riguarda l’armonizzazione e il rafforzamento dell’equilibrio tra gli obiettivi di sostenibilità economica, ambientale e sociale.

3.2.

Il CESE valuta positivamente il piano di azione EUSALP ma ritiene che le tre priorità tematiche («crescita economica e innovazione», «mobilità e connettività» e «ambiente e energia») necessitano di integrazioni e approfondimenti.

3.3.

Nonostante che, come riportato nell’European innovation scoreboard  (9), i territori coinvolti nella strategia per la Regione Alpina hanno livelli di innovazione al di sopra della media europea, è evidente quanto le politiche e le strategie a supporto delle forme di innovazione «tradizionale» abbiano un basso ritorno in termini di competitività e posti di lavoro creati rispetto agli investimenti sostenuti.

3.4.

È necessario quindi rafforzare gli strumenti operativi a sostegno dell’«Open innovation»  (10), un modello basato sull’applicazione del concetto della «Quadrupla elica» attraverso il quale le istituzione pubbliche, le imprese, le università e le persone (cittadini) collaborano insieme nei processi che caratterizzano l’innovazione (co-creazione, esplorazione, sperimentazione e applicazione) al fine di sviluppare nuovi prodotti e servizi centrati sui bisogni reali degli utenti finali.

3.5.

Lo sviluppo della Regione Alpina è legato alla valorizzazione delle filiere produttive locali e dei distretti che costituiscono la colonna portante del sistema produttivo. È necessario attivare politiche di sviluppo per attrarre nuovi investimenti specialmente nelle «emerging industries», non solo per ottimizzare il rendimento produttivo, ma anche per contrastare lo spopolamento nelle zone «periferiche».

3.6.

È fondamentale promuovere interventi finalizzati alla qualificazione e alla professionalizzazione dei lavoratori sia in riferimento alle filiere produttive «tradizionali», sia a quelle emergenti (compreso il settore culturale e della creatività).

3.7.

L’agricoltura, con specifico riferimento a quella di montagna, e la silvicoltura sono settori economici da sostenere per tutelare il paesaggio antropizzato, per favorire l’insediamento in aree periferiche, per salvaguardare le infrastrutture nelle zone montane, e per fornire le materie prime alla base di alimenti e prodotti di alta qualità.

3.7.1.

Per rendere l’agricoltura e la silvicoltura di montagna più competitive è prioritario promuovere iniziative finalizzate alla valorizzazione di specifici «marchi di qualità» dei prodotti montani, sostenere forme di collaborazione più strutturate tra le diverse aree montane della Regione Alpina e tra queste e i sistemi urbani anche tramite l’attivazione di progetti nell’ambito dei programmi comunitari 2014-2020 (11) (con specifico riferimento alle iniziative a sostegno della promozione dei prodotti agricoli montani).

3.8.

Ciò che caratterizza il turismo nelle regioni appartenenti all’area alpina è la varietà delle azioni sollecitate dal turista: il turismo naturalistico, il turismo attivo e sportivo, il turismo salutare e rilassante, il turismo culturale, il turismo congressuale e degli eventi e anche il turismo da shopping.

3.8.1.

È prioritario rilanciare il turismo sostenibile attraverso una politica integrata che porti all’individuazione di norme per la salvaguardia della Regione Alpina e alla diffusione di modelli di sviluppo sostenibile. È altresì necessario sostenere i processi a supporto della destagionalizzazione delle presenze turistiche tramite la promozione di forme di turismo non ancora pienamente valorizzate (es. turismo della salute) e attraverso un generale miglioramento della qualità dei servizi nelle aree di montagna.

3.9.

A causa della particolare conformazione topografica i trasporti nella macroregione alpina si concentrano lungo pochi corridoi, causando un incremento sproporzionato del trasporto merci di lunga percorrenza su gomma in contesti ecologicamente molto sensibili. Nelle aree periferiche e montane la mobilità è un presupposto per il mantenimento dei contatti sociali; fenomeni quali i cambiamenti nello stile di vita e le tendenze dello sviluppo demografico comportano un aumento del traffico individuale motorizzato.

3.9.1.

È fondamentale sostenere la realizzazione di interventi finalizzati all’adeguamento e alla razionalizzazione delle infrastrutture di trasporto in tutti i sistemi territoriali della Regione Alpina, con particolare attenzione ai collegamenti transfrontalieri, al trasferimento delle maggiori quantità possibili di merci e di persone da «gomma» ad altre forme di trasporto (es. su «rotaia»), e promuovere l’accessibilità ecosostenibile alle aree turistiche prestando attenzione sia alle lunghe distanze, sia al cosiddetto «ultimo miglio».

3.9.2.

Con specifico riferimento ai sistemi urbani e metropolitani, è necessario sostenere il trasferimento del traffico veicolare individuale verso il trasporto pubblico locale, percorsi pedonali e ciclabili, attraverso il miglioramento delle infrastrutture e interventi finalizzati a promuovere il cambiamento delle abitudini da parte delle persone incentivando l’utilizzo di forme di trasporto e mobilità «eco-friendly».

3.10.

L’accesso equilibrato, equo e universale ai servizi di alta qualità e la connettività rappresentano elementi imprescindibili per garantire adeguati standard di qualità della vita per tutta la popolazione della macroregione alpina, con specifico riferimento a chi vive e lavora in aree caratterizzate da uno svantaggio geografico.

3.10.1.

È prioritario supportare l’adozione di soluzioni innovative per assicurare i servizi di base nelle aree montane e rurali (istruzione, sanità, servizi sociali e mobilità), rafforzare le infrastrutture e le tecnologie ICT per garantire un livello di disponibilità dei servizi pubblici adeguato a rispondere alle necessità di tutta la popolazione residente nella Regione Alpina.

3.11.

La varietà delle specie floro-faunistiche e dei paesaggi naturali della Regione Alpina sono «capitali» da proteggere e valorizzare in quanto rappresentano gli elementi essenziali su cui si fondano la qualità della vita e l’attrattiva di questi territori.

3.11.1.

È necessario supportare la tutela e la gestione sostenibile delle biodiversità, delle risorse naturali, culturali e paesaggistiche trovando il giusto equilibrio tra gli interventi finalizzati alla conservazione e quelli orientati ad un utilizzo razionale. È altresì fondamentale supportare l’attuazione di interventi finalizzati a sostenere la «connettività ecologica» dell’area coerentemente con quanto definito dalla Commissione Europa nella comunicazione «Infrastrutture verdi — Rafforzare il capitale naturale in Europa» (12).

3.12.

Se è vero che la gestione dei mutamenti climatici, e dei rischi naturali da essi indotti, rappresenta una sfida comune per l’intera Regione Alpina, è altrettanto vero che le Alpi essendo il sistema montuoso più densamente popolato e più intensamente sfruttato al mondo, mostrano una sensibilità superiore alla media nei confronti dei cambiamenti climatici stessi.

3.12.1.

È prioritario attivare azioni di livello transnazionale (gli effetti dei cambiamenti climatici non si fermano alle frontiere) finalizzati alla mitigazione e all’adattamento della Regione Alpina ai cambiamenti climatici: la mitigazione deve essere finalizzata a evitare le conseguenze ingestibili dei cambiamenti climatici attraverso la riduzione dei gas a effetto serra, mentre l’adattamento deve essere orientato alla riduzione della vulnerabilità ai cambiamenti climatici e alla gestione degli impatti inevitabili.

3.13.

Per garantire e promuovere la qualità della vita e dei vantaggi localizzativi, la Regione Alpina necessita di un sistema di approvvigionamento energetico sicuro, economicamente accessibile e qualitativamente elevato.

3.13.1.

Oltre a sostenere interventi finalizzati ad aumentare la quota di energia da fonti rinnovabili, come acqua, legna, biomasse, sole e vento, è fondamentale incoraggiare l’efficienza energetica, tanto nel settore pubblico quanto in quello privato.

4.   La strategia dell’UE per la regione alpina — EUSALP: aspetti specifici

4.1.

La crisi economica, oltre a determinare effetti negativi sull’economia reale e sulle condizioni di vita di milioni di uomini e donne, ha chiaramente evidenziato il bisogno di interventi pubblici finalizzati ad arginare i fattori regressivi di una crescita insostenibile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale e a proteggere, quindi, le condizioni di vita ed il benessere dei cittadini attraverso il rafforzamento di interventi nel campo sociale e delle politiche del welfare, ed in ambito ambientale.

4.2.

Il CESE ritiene che la dimensione sociale in EUSALP non sia adeguatamente trattata e che essa debba essere rafforzata per garantire lo sviluppo di un modello di crescita in grado di assicurare la competitività e, nello stesso tempo, l’inclusione e la protezione sociale, con specifica attenzione a quelle persone che sono più colpite da fattori di fragilità e svantaggio.

4.2.1.

A tale fine nell’EUSALP dovrebbero essere previsti interventi finalizzati a:

assicurare il rispetto degli standard di lavoro dignitoso, l’adattabilità della forza lavoro ai mutamenti tecnologici in atto e ai cambiamenti degli assetti produttivi attraverso processi di riqualificazione professionale e di formazione continua in grado di valorizzare il capitale umano presente nell’area;

garantire l’integrazione, il rispetto e la valorizzazione della dimensione di genere, con particolare riguardo al mercato del lavoro;

incentivare la realizzazione di infrastrutture sociali e promuovere gli investimenti sociali;

promuovere tutte le azioni possibili per assicurare alle persone diversamente abili effettive condizioni di eguaglianza e di pari opportunità;

promuovere e sostenere l’invecchiamento attivo quale risorsa strategica dell’area nei differenti ambiti di applicazione (turismo, produzione artigianale, servizi, etc.);

sostenere interventi nell’ambito dell’immigrazione valorizzando quegli aspetti in grado di promuovere i suoi valori positivi per assistere la crescita economica e la coesione sociale dell’area.

4.3.

Nonostante che il sistema di governance dell’EUSALP sia coerente con quanto emerso nelle valutazioni prodotte dal CESE attraverso il parere sulla «Governance delle strategie macroregionali» (13), sono individuabili criticità e possibili integrazioni.

4.3.1.

È necessario rafforzare la «governance multilivello» dell’EUSALP tramite l’applicazione di un’effettiva «dimensione orizzontale» (partecipazione degli attori economici, dei partner sociali e dei rappresentanti della società civile) che integri e qualifichi la «dimensione verticale» (partecipazione di regioni ed autorità locali) nel pieno rispetto del principio di «sussidiarietà e proporzionalità», la cui applicazione è determinante per garantire l’equa redistribuzione territoriale dei vantaggi indotti dall’EUSALP, evitando che gli obiettivi di singoli Stati e territori prevalgano sugli interessi comuni.

4.3.2.

È fondamentale prevedere l’attivazione di un «Forum della società civile» dell’EUSALP le cui attività devono integrarsi con quelle degli «action groups» e svilupparsi secondo un modello operativo tale da consentire il reale coinvolgimento dei rappresentanti delle parti sociali ed economiche nell’attuazione della strategia a livello regionale e locale. Per tale ragione è auspicabile che a fronte di un forum della società civile della macroregione si attivino dei forum regionali (e, per quanto possibile, locali) della società civile in modo di assicurare una gestione della strategia effettivamente condivisa con tutte le componenti locali.

4.3.3.

È altresì fondamentale promuovere un’attività di capacity building permanente che accompagni e qualifichi la partecipazione attiva della società civile organizzata nei processi di sviluppo dell’EUSALP e che sostenga, allo stesso tempo, la sensibilizzazione e il miglioramento delle conoscenze dei cittadini in riferimento alle principali tematiche e priorità che riguardano la Regione Alpina. In riferimento a tale priorità il CESE propone l’attivazione di uno specifico programma «Going Local» — EUSALP.

4.4.

L’attuazione della strategia per la Regione Alpina deve essere accompagnata da un efficace sistema di monitoraggio, attraverso il quale sia possibile valutare gli effettivi miglioramenti indotti dall’EUSALP.

4.4.1.

È indispensabile integrare la misurazione «quantitativa» con indicatori «qualitativi» coerenti con l’approccio «oltre il PIL» (14) al fine di valutare l’impatto delle politiche adottate in riferimento alla qualità della vita, alla sostenibilità ambientale, alla coesione sociale, alla salute e al benessere complessivo delle generazioni attuali e future.

4.5.

Le considerevoli somme già impegnate dall’UE attraverso i «Fondi Strutturali e di Investimento Europei 2014-2020 — SIE» (15) e la «Cooperazione Territoriale Europea — CTE» (16), se coordinate e inquadrate in un approccio strategico unificato possono garantire le risorse economiche necessarie a sostenere l’attuazione dell’EUSALP.

4.5.1.

È importante sviluppare approcci innovativi finalizzati alla valorizzazione delle sinergie e delle complementarietà tra i fondi «strutturali e di investimento europei 2014-2020» e gli altri programmi europei a gestione diretta, così come illustrato nel manuale della Commissione europea «Enabling synergies between European Structural and Investment Funds and Horizon 2020» (17).

4.5.2.

Per il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’EUSALP è inoltre fondamentale riuscire a capitalizzare le opportunità di finanziamento offerte dalla BEI — Banca Europea per gli Investimenti — e incentivare il ricorso agli investimenti privati così come proposto nel «Piano Juncker» (18).

4.5.3.

Per supportare la sostenibilità finanziaria dell’EUSALP è altresì prioritario sostenere, laddove possibile, le iniziative finalizzate all’attuazione degli strumenti previsti dallo «Sviluppo locale di tipo partecipativo», con specifico riferimento agli strumenti «Community-led local development» (19) e «Integrated Territorial Investment» (20), così come proposto nel parere del CESE sullo «Sviluppo locale di tipo partecipativo» (21) e nel programma Interreg V Italia-Austria, tramite l’avviso per la presentazione delle strategie transfrontaliere di sviluppo locale in riferimento al CLLD (22).

Bruxelles, 8 ottobre 2015

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Georges DASSIS


(1)  SWD(2015) 147 final.

(2)  GU C 230 del 14.7.2015, pag. 9.

(3)  http://www.balticsea-region-strategy.eu; http://www.danube-region.eu; http://www.ai-macroregion.eu

(4)  GU C 83 del 30.3.2010, pag. 16.

(5)  GU C 12 del 15.1.2015, pag. 105.

(6)  «La revisione intermedia della strategia Europa 2020», Bruxelles 4 dicembre 2013.

(7)  Conferenza svoltasi a Grenoble il 18 ottobre 2013 alla quale hanno partecipato i rappresentanti dei governi e i presidenti delle regioni coinvolte nell’EUSALP.

(8)  Libro Bianco «L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione europeo», COM(2009) 147 final.

(9)  http://ec.europa.eu/growth/industry/innovation/facts-figures/scoreboards/files/ius-2015_en.pdf

(10)  http://ec.europa.eu/digital-agenda/en/growth-jobs/open-innovation

(11)  http://www.rumra-intergroup.eu/

(12)  COM(2013) 249 final. Cfr. anche il parere del CESE «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni Infrastrutture verdi — Rafforzare il capitale naturale in Europa» (GU C 67, del 6.3.2014, pag. 153).

(13)  GU C 12 del 15.1.2015, pag. 64.

(14)  «Parliamo di felicità — oltre il Pil», Bruxelles il10 giugno 2014.

(15)  Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320).

(16)  Regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259).

(17)  http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docgener/guides/synergy/synergies_en.pdf

(18)  Un piano di investimenti per l’Europa, COM(2014) 903 final.

(19)  Articolo 10 del regolamento (UE) n. 1299/2013 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320).

(20)  Articolo 11 del regolamento (UE) n. 1299/2013 (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259).

(21)  GU C 230 del 14.7.2015, pag. 1.

(22)  http://www.interreg.net/download/0_CLLD_Aufruf_Avviso.pdf


28.1.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 32/20


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca per quanto riguarda le misure specifiche per la Grecia»

[COM(2015) 365 final — 2015/0160 (COD)]

(2016/C 032/04)

Relatore generale:

Carmelo CEDRONE

Il Parlamento europeo ed il Consiglio, rispettivamente in data 7 e 28 settembre 2015, hanno deciso, conformemente al disposto degli articoli 177 e 304 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca per quanto riguarda le misure specifiche per la Grecia

[COM(2015) 365 final — 2015/0160 (COD)].

L’Ufficio di presidenza del Comitato economico e sociale europeo, in data 15 settembre 2015, ha incaricato la sezione specializzata unione economica e monetaria, coesione economica e sociale di preparare i lavori in materia.

Vista l’urgenza dei lavori, il Comitato economico e sociale europeo, nel corso della sua 511a sessione plenaria del 6, 7 e 8 ottobre 2015 (seduta dell’8 ottobre 2015) ha nominato relatore generale Carmelo CEDRONE e ha adottato il seguente parere con 99 voti favorevoli, 1 voto contrario e 4 astensioni.

1.   Contesto e sintesi delle proposte della Commissione

1.1.

La situazione economica e sociale in Grecia continua a presentare elementi di forte e grave criticità a causa del persistere di bassi tassi di crescita e della carenza di fondi pubblici necessari a stimolarne la crescita. Le cause di tale situazione sono ben note e più volte messe in risalto dal CESE negli ultimi anni/mesi. Questa criticità ha conseguenze rilevanti anche in relazione alla disponibilità di mezzi necessari ad attivare i programmi previsti con il sostegno finanziario dei fondi strutturali per il periodo 2014-2020, oltre che per i fondi residui del periodo 2007-2013.

1.2.

La Commissione ha presentato al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta di modifica del regolamento n. 1303/2013 (recante disposizioni comuni sui 5 fondi strutturali e di investimento europei) relativamente alle misure previste per la Grecia (1).

1.3.

La proposta della Commissione, rivolta a sopperire alla mancanza di liquidità e di risorse pubbliche per gli investimenti in Grecia, prevede due facilitazioni finanziarie che consistono, sostanzialmente, in un anticipo di stanziamenti di pagamento già destinati alla Grecia, e quindi senza incidenza sul bilancio del periodo 2014-2020, e in un aumento dei tassi di cofinanziamento.

1.4.

La proposta legislativa riguarda i periodi 2007-2013 e 2014-2020.

1.5.

Relativamente al periodo 2014-2020, la Commissione propone di aumentare di 7 punti percentuale il livello di prefinanziamento iniziale dei finanziamenti disponibili per i programmi della politica di coesione nell’ambito dell’obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell’occupazione» [Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo sociale europeo (FSE) e Fondo di coesione (FC)] e per i programmi sostenuti dal Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). Si tratta complessivamente di 1 miliardo di EUR disponibile nell’arco di due anni (500 milioni di EUR nel 2015 e 500 milioni nel 2016).

1.6.

Quanto al periodo 2007-2013, la Commissione propone che alle spese dichiarate ammissibili sia applicato un tasso di cofinanziamento massimo del 100 % per calcolare i pagamenti intermedi e i saldi finali dei programmi operativi realizzati dalla Grecia. Propone inoltre il versamento anticipato del 5 % dei pagamenti dell’UE residui, che di norma sono versati solo alla chiusura dei programmi. Questa misura si tradurrebbe in una liquidità aggiuntiva immediata di circa 500 milioni di EUR nel 2015 e di altrettanti milioni nel 2016.

2.   Osservazioni

2.1.

Il CESE condivide le preoccupazioni della Commissione relativamente alla necessità di fornire alla Grecia risorse finanziarie aggiuntive in grado di fare ripartire gli investimenti a sostegno della crescita sostenibile. Infatti, già da tempo il CESE aveva formulato proposte che andavano in questa direzione per tutti i paesi ed i territori che avevano difficoltà di bilancio, debito o tasso di disoccupazione elevati (2).

2.2.

Ritiene che la proposta della Commissione, da essa stessa considerata eccezionale e ora all’esame del Parlamento europeo, non risponda agli obiettivi che si intendono raggiungere. Si tratta di un aiuto che, sia per dimensione finanziaria che per le modalità previste per l’erogazione (un anticipo sulle risorse previste), risulta insufficiente a rispondere ai bisogni che la Grecia manifesta in termini di investimenti pubblici, di recupero dei livelli di competitività e di occupazione del suo sistema produttivo. L’immissione di liquidità derivante dall’applicazione del nuovo regolamento è stimata intorno a 2 miliardi di EUR, un importo certamente importante ma non aggiuntivo e che verrà compensato da una riduzione di pari ammontare nelle risorse previste per gli anni successivi (2018 e 2020).

2.3.

Il CESE ha più volte sostenuto nei suoi pareri che, se la Commissione intende aiutare la Grecia, le risorse aggiuntive da devolvere al paese, sia sotto forma di nuovi programmi di investimento sia riducendo ancora la quota di cofinanziamento nazionale richiesta per il finanziamento dei programmi operativi finanziati dai fondi strutturali per il periodo 2014-2020, debbono avere dimensioni più consistenti.

2.4.

Il CESE evidenzia una seconda preoccupazione collegata ai ritardi nell’avvio del nuovo programma dei fondi strutturali. Le risorse assegnate dalla politica di coesione alla Grecia per il periodo 2014-2020 ammontano complessivamente a circa 35 miliardi di EUR. La drammatica situazione economica, ma anche politica, che la Grecia sta vivendo ha prodotto forti elementi di incertezza sul piano delle decisioni di investimento e ritardi amministrativi che non le hanno consentito di attivare le procedure necessarie per accedere alle risorse della nuova programmazione 2014-2020.

2.5.

Il CESE teme che questi ritardi, unitamente alle misure di rigore richieste dall’UE per l’approvazione del terzo piano di aiuti che inevitabilmente sottrarranno risorse pubbliche per gli investimenti, influiranno anche sull’attivazione dei programmi di spesa previsti dai fondi per il prossimo anno, oltre che per tutto il periodo fino al 2020.

2.6.

I progetti attualmente in fase di realizzazione in Grecia sono in gran parte finanziati con i fondi della programmazione 2007-2013. Le ultime analisi sui fondi residui per il 2007-2013 accennano ad un importo ancora disponibile di 1,5-2 milioni di EUR che, se non utilizzati entro la fine dell’anno, andranno restituiti. La Commissione avrebbe potuto inserire nella sua proposta, date le circostanze eccezionali in essere nel paese, un allungamento dei tempi di rendicontazione delle spese effettuate (da n+2 a n+3).

3.   Conclusioni e proposte

3.1.

In conclusione, il CESE condivide ed appoggia la proposta della Commissione, anche se la ritiene insufficiente. Infatti, come proposto in molti suoi pareri, ritiene che le istituzioni europee e gli Stati membri debbano dare vita ad un programma di aiuti ai paesi euro in difficoltà, a partire dalla Grecia, più sostanzioso e più credibile rispetto a quanto sin qui proposto, introducendo maggiore flessibilità nell’applicazione della nuova governance europea per la politica fiscale e di bilancio, incrementando maggiormente le risorse a disposizione per i finanziamenti della BEI e del Fondo europeo per gli investimenti (FEI), a partire dal piano Junker, integrando e coordinando in modo più funzionale le risorse destinate al finanziamento di altre politiche dell’UE.

3.2.

In sintesi, sarebbe necessario, oltre a quanto detto: a) estendere la proposta (eliminazione del cofinanziamento per la Grecia) a tutto il periodo 2014-2020; b) accelerare ed anticipare gli interventi del piano Junker per la Grecia, al fine di favorire, con entrambi i provvedimenti, la ripresa economica, lo sviluppo e l’occupazione; d) semplificare i provvedimenti amministrativi, NON il contrario; e) mettere in piedi, da parte della Commissione, una «task force» mista che possa sostenere ed accompagnare la Grecia nelle varie fasi dell’utilizzo dei vari fondi strutturali; f) valutare l’opportunità di estendere gli stessi provvedimenti, o provvedimenti simili, con gli opportuni controlli, agli altri paesi che hanno risentito e risentono di più della crisi e che hanno un tasso di disoccupazione superiore alla media europea.

Bruxelles, 8 ottobre 2015

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Georges DASSIS


(1)  COM(2015) 365 final — 2015/0160 (COD).

(2)  Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio per quanto attiene a talune disposizioni relative alla gestione finanziaria per alcuni Stati membri in gravi difficoltà, o minacciati di trovarsi in gravi difficoltà, in merito alla loro stabilità finanziaria [COM(2011) 482 definitivo — 2011/0211 (COD)] (GU C 24 del 28.1.2012, pag. 81).

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio per quanto attiene a talune disposizioni relative alla gestione finanziaria per alcuni Stati membri in gravi difficoltà, o minacciati di trovarsi in gravi difficoltà, in merito alla loro stabilità finanziaria [COM(2011) 481 definitivo — 2011/0209 (COD)] (GU C 24 del 28.1.2012, pag. 83).

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1198/2006 del Consiglio relativo al Fondo europeo per la pesca riguardo ad alcune disposizioni relative alla gestione finanziaria per alcuni Stati membri che si trovano o che rischiano di trovarsi in gravi difficoltà in materia di stabilità finanziaria [COM(2011) 484 definitivo — 2011/0212 (COD)] (GU C 24 del 28.1.2012, pag. 84).

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca compresi nel quadro strategico comune e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 [COM(2011) 615 definitivo — 2011/0276 (COD)] (GU C 191 del 29.6.2012, pag. 30).

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1084/2006 del Consiglio [COM(2011) 612 definitivo — 2011/0274 (COD)] (GU C 191 del 29.6.2012, pag. 38).

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a disposizioni specifiche concernenti il Fondo europeo di sviluppo regionale e l'obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione» e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006 [COM(2011) 614 definitivo — 2011/0275 (COD)] (GU C 191 del 29.6.2012, pag. 44).


28.1.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 32/23


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante applicazione dei regimi per prodotti originari di alcuni Stati appartenenti al gruppo degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) previsti in accordi che istituiscono, o portano a istituire, accordi di partenariato economico (rifusione)»

[COM(2015) 282 final — 2015/0128 (COD)]

(2016/C 032/05)

Il Parlamento europeo, in data 24 giugno 2015, ha deciso, conformemente al disposto dell’articolo 304 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante applicazione dei regimi per prodotti originari di alcuni Stati appartenenti al gruppo degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) previsti in accordi che istituiscono, o portano a istituire, accordi di partenariato economico (rifusione)

[COM(2015) 282 final — 2015/0128 (COD)].

Avendo concluso che il contenuto della proposta è pienamente soddisfacente e non richiede alcun commento da parte sua, il Comitato, nel corso della 511a sessione plenaria dei giorni 6, 7 e 8 ottobre 2015 (seduta dell’8 ottobre), ha deciso di esprimere parere favorevole sul testo proposto con 70 voti favorevoli e 6 astensioni.

Bruxelles, 8 ottobre 2015

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Georges DASSIS


Top