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Document 62022TN0533

Causa T-533/22: Ricorso proposto il 28 agosto 2022 — Rechters voor Rechters / Consiglio

OJ C 418, 31.10.2022, p. 43–44 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, GA, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

31.10.2022   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 418/43


Ricorso proposto il 28 agosto 2022 — Rechters voor Rechters / Consiglio

(Causa T-533/22)

(2022/C 418/56)

Lingua processuale: l'inglese

Parti

Ricorrente: Stichting Rechters voor Rechters (L'Aia, Paesi Bassi) (rappresentanti: C. Zatschler, senior counsel, E. Egan McGrath, barrister-at-law, A. Bateman e M. Delargy, solicitors)

Convenuto: Consiglio dell'Unione europea

Conclusioni

La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:

annullare la decisione di esecuzione del Consiglio, del 17 giugno 2022, relativa all'approvazione della valutazione del piano per la ripresa e la resilienza della Polonia; e

condannare il Consiglio a sopportare le proprie spese e quelle della ricorrente.

Motivi e principali argomenti

A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce cinque motivi.

1.

Primo motivo, vertente sul fatto che il Consiglio avrebbe ignorato la giurisprudenza della Corte di giustizia derivante dalla sentenza del 19 novembre 2019, A. K. e a. (Indipendenza della Sezione disciplinare della Corte suprema della Polonia) (C-585/18, C-624/18 e C-625/18, EU:C:2019:982), dalla sentenza del 15 luglio 2021, Commissione/Polonia (Regime disciplinare applicabile ai giudici) (C-791/19, EU:C:2021:596), dall’ordinanza dell’8 aprile 2020, Commissione/Polonia (C-791/19 R, EU:C:2020:277) e dall’ordinanza della vicepresidente della Corte del 14 luglio 2021, Commissione/Polonia (C-204/21 R, EU:C:2021:593), e avrebbe violato gli articoli 2 e 13, paragrafo 2, TUE.

La ricorrente sostiene, inoltre, nell’ambito di tale motivo, che il Consiglio ha ecceduto la propria competenza nei limiti in cui ha inteso stabilire in che modo la Polonia dovesse conformarsi alla giurisprudenza della Corte di giustizia relativa alla Sezione disciplinare della Corte suprema della Polonia (in prosieguo: la «Sezione disciplinare»).

2.

Secondo motivo, vertente sulla violazione da parte del Consiglio degli articoli 2 e 19, paragrafo 1, TUE, e dell’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali (in prosieguo: la «Carta»), quali autenticamente interpretati dalla Corte di giustizia.

A sostegno di tale motivo, la ricorrente afferma che i traguardi su cui si fonda la decisione impugnata violano gli articoli 2 e 19, paragrafo 1, TUE, nonché l’articolo 47 della Carta, in quanto essi:

attribuiscono effetti giuridici alle decisioni della Sezione disciplinare anziché considerarle nulle,

impongono oneri procedurali aggiuntivi, incertezza e ritardi sui giudici interessati da decisioni illegittime della Sezione disciplinare esigendo che i giudici in questione avviino un nuovo procedimento dinanzi a una sezione di nuova costituzione della Corte suprema per riabilitare la propria reputazione; e

non prevedono neanche che i giudici in questione siano quanto meno provvisoriamente reintegrati in attesa dell’esito del procedimento di riesame.

3.

Terzo motivo, vertente sul fatto che i traguardi F1G, F2G e F3G previsti della decisione impugnata sono insufficienti a ristabilire una tutela giurisdizionale effettiva in Polonia, che è un prerequisito del funzionamento di un sistema di controllo interno. La ricorrente sostiene che la decisione impugnata viola, pertanto, gli articoli 20, paragrafo 5, lettera e), e 22 del regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 febbraio 2021, che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza (GU 2021 L 57, pag. 17), nonché l’articolo 325 TFUE, che impongono controlli interni efficaci ed efficienti.

4.

Quarto motivo, vertente sul fatto che il Consiglio sarebbe incorso in un errore di diritto e/o avrebbe commesso errori manifesti di valutazione applicando l’articolo 19, paragrafo 3, del regolamento 2021/241 per approvare i traguardi in quanto «modalità adeguate» per prevenire, individuare e rettificare la corruzione in Polonia.

5.

Quinto motivo, vertente sul fatto che il Consiglio non avrebbe motivato adeguatamente la decisione impugnata, violando così l’articolo 296 TFUE, l’articolo 41 della Carta, e i principi del diritto dell’Unione.


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