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Document 62020CJ0231

Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 14 ottobre 2021.
MT contro Landespolizeidirektion Steiermark.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Verwaltungsgerichtshof.
Rinvio pregiudiziale – Libera prestazione dei servizi – Articolo 56 TFUE – Giochi d’azzardo – Messa a disposizione di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati – Sanzioni – Proporzionalità – Sanzioni pecuniarie con un importo minimo – Cumulo – Assenza di limite massimo – Pena detentiva sostitutiva – Contributo commisurato alle spese del procedimento – Articolo 49, paragrafo 3, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Causa C-231/20.

ECLI identifier: ECLI:EU:C:2021:845

 SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)

14 ottobre 2021 ( *1 )

«Rinvio pregiudiziale – Libera prestazione dei servizi – Articolo 56 TFUE – Giochi d’azzardo – Messa a disposizione di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati – Sanzioni – Proporzionalità – Sanzioni pecuniarie con un importo minimo – Cumulo – Assenza di limite massimo – Pena detentiva sostitutiva – Contributo commisurato alle spese del procedimento – Articolo 49, paragrafo 3, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea»

Nella causa C‑231/20,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Verwaltungsgerichtshof (Corte amministrativa, Austria), con decisione del 27 aprile 2020, pervenuta in cancelleria il 3 giugno 2020, nel procedimento

MT

contro

Landespolizeidirektion Steiermark,

LA CORTE (Seconda Sezione),

composta da A. Arabadjiev, presidente della Prima Sezione, facente funzione di presidente della Seconda Sezione, I. Ziemele (relatrice), T. von Danwitz, P.G. Xuereb e A. Kumin, giudici,

avvocato generale: M. Szpunar

cancelliere: A. Calot Escobar

vista la fase scritta del procedimento,

considerate le osservazioni presentate:

per MT, da P. Ruth e D. Pinzger, Rechtsanwälte;

per il governo austriaco, da A. Posch e J. Schmoll, in qualità di agenti;

per il governo belga, da L. Van den Broeck e M. Jacobs, in qualità di agenti, assistite da P. Vlaemminck, advocaat, e da M. Thibault, avocate;

per il governo ungherese, da B.R. Kissné, M.Z. Fehér e G. Koós, in qualità di agenti;

per il governo portoghese, da P. Barros da Costa, A. Silva Coelho e L. Inez Fernandes, in qualità di agenti;

per la Commissione europea, da G. Braun, L. Malferrari e L. Armati, in qualità di agenti;

vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 56 TFUE e dell’articolo 49, paragrafo 3, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»).

2

La domanda è stata proposta nell’ambito di una controversia tra MT e la Landespolizeidirektion Steiermark (Direzione regionale di polizia della Stiria, Austria) in merito alle sanzioni inflitte a MT per infrazioni consistenti nella messa a disposizione, in qualità di operatore, di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati.

Contesto normativo

Il GSpG

3

Il Glücksspielgesetz (legge federale sul gioco d’azzardo) del 28 novembre 1989 (BGBl. 620/1989), nella sua versione applicabile al procedimento principale (in prosieguo: il «GSpG»), dispone all’articolo 2, rubricato «Giochi con promessa di vincite patrimoniali», quanto segue:

«(1)   I giochi con promessa di vincite patrimoniali sono giochi d’azzardo

1.

allestiti, organizzati, offerti o messi a disposizione da un operatore,

2.

per i quali i giocatori o altri soggetti erogano denaro (posta) nell’ambito della partecipazione al gioco e

3.

per i quali l’operatore, i giocatori o altre persone prospettano una prestazione in denaro (vincita).

(...)

(4)   Sono vietati i giochi con promessa di vincite patrimoniali per i quali nessuna concessione o autorizzazione è mai stata accordata sul fondamento della presente legge federale e che non sono esclusi dal monopolio dello Stato federale sul gioco d’azzardo conformemente all’articolo 4.

(...)».

4

L’articolo 52 del GSpG, intitolato «Disposizioni sulle sanzioni amministrative», recita come segue:

«(1)   Commette un’infrazione amministrativa ed è punito con una sanzione pecuniaria dell’autorità amministrativa fino a EUR 60000 nei casi previsti al punto 1 e fino a EUR 22000 nei casi di cui ai punti da 2 a 11:

1.

chiunque, al fine di consentire una partecipazione dal territorio austriaco, allestisca, organizzi o metta a disposizione, in qualità di operatore, giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 4, o vi partecipi in quanto operatore ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 2;

(...)

(2)   In caso di violazione del paragrafo 1, punto 1, commessa con un massimo di tre apparecchi automatici o altri strumenti vietati, l’utilizzo di ciascun apparecchio automatico o altro strumento vietato è punito con la sanzione pecuniaria da EUR 1000 a EUR 10000 in caso di prima infrazione, oppure da EUR 3000 a EUR 30000 in caso di seconda infrazione; in caso di infrazione commessa con più di tre apparecchi automatici o altri strumenti vietati, l’utilizzo di ciascun apparecchio automatico o altro strumento vietato è punito con la sanzione pecuniaria da EUR 3000 a EUR 30000 in caso di prima violazione, o con la sanzione pecuniaria da EUR 6.000 a EUR 60000 in caso di recidiva».

Il VStG

5

L’articolo 9 del Verwaltungsstrafgesetz (legge sulle sanzioni amministrative, BGBI. 52/1991), nella sua versione applicabile al procedimento principale (in prosieguo il «VStG»), rubricato «Casi specifici di responsabilità», dispone quanto segue:

«(1)   Per quanto riguarda il rispetto delle disposizioni amministrative da parte delle persone giuridiche (...), salvo disposizioni amministrative contrarie e nei limiti in cui non siano nominati incaricati responsabili (paragrafo 2), è considerato responsabile il soggetto investito della rappresentanza della società nei confronti dei terzi.

(...)

(7)   Le persone giuridiche (...) nonché le persone fisiche di cui al paragrafo 3 sono responsabili in solido delle sanzioni pecuniarie inflitte ai soggetti investiti della rappresentanza della società nei confronti dei terzi o a un incaricato responsabile, degli altri danni espressi in denaro e delle spese del procedimento».

6

L’articolo 16 del VStG, rubricato «Pena detentiva sostitutiva», recita così:

«(1)   Nel caso in cui sia inflitta una sanzione pecuniaria, è stabilita contestualmente, per il caso di impossibilità di riscuotere quest’ultima, una pena detentiva sostitutiva.

(2)   La pena detentiva sostitutiva non può superare la pena detentiva massima prevista per l’infrazione amministrativa e, nei casi in cui non siano previste alcuna pena detentiva né altre disposizioni, la durata di due settimane. È vietata l’irrogazione di una pena detentiva sostitutiva maggiore di sei settimane. Tale pena deve essere stabilita secondo le regole di determinazione della sanzione, senza tener conto dell’articolo 12.

(...)».

7

L’articolo 19 del VStG, rubricato «Determinazione della sanzione», dispone quanto segue:

«(1)   La sanzione è determinata secondo l’importanza del bene giuridico protetto e la gravità della lesione di tale bene risultante dall’infrazione.

(...)».

8

L’articolo 20 del VStG, rubricato «Riduzione eccezionale della sanzione», recita come segue:

«Nel caso in cui sussistano circostanze attenuanti in numero nettamente maggiore rispetto alle circostanze aggravanti o in cui il presunto autore dell’infrazione sia un minore, la pena minima può essere ridotta della metà».

9

L’articolo 64 del VStG, rubricato «Spese del procedimento sanzionatorio», prevede quanto segue:

«(1)   La decisione che infligge una sanzione comporta per il soggetto sanzionato l’obbligo di pagare un contributo alle spese del procedimento sanzionatorio.

(2)   L’importo di tale contributo, per quanto riguarda il procedimento [amministrativo], è pari al 10% della sanzione inflitta e non può essere in ogni caso inferiore a EUR 10; nel caso in cui la sanzione consista in una pena detentiva, ai fini del calcolo delle spese del procedimento, un giorno di pena detentiva corrisponde a EUR 100. (...)

(...)».

Legge sulla procedura del contenzioso amministrativo

10

L’articolo 38 del Verwaltungsgerichtsverfahrensgesetz (legge sulla procedura del contenzioso amministrativo, BGBl. I, 33/2013), nella versione applicabile al procedimento principale, prevede l’applicazione, in particolare, delle disposizioni del VStG nell’ambito del procedimento contenzioso amministrativo.

Procedimento principale e questioni pregiudiziali

11

Dal 30 aprile al 3 maggio 2016, la società rappresentata da MT ha messo a disposizione dieci apparecchi automatici per il gioco d’azzardo (in prosieguo, anche: gli «apparecchi automatici») in qualità di operatore in un determinato locale. L’organizzatore dei giochi d’azzardo di cui trattasi è una società con sede in Slovacchia.

12

Con una decisione amministrativa, il ricorrente nel procedimento principale è stato riconosciuto responsabile, ai sensi dell’articolo 9 del VStG, delle violazioni dell’articolo 52, paragrafo 1, punto 1, terza ipotesi, del GSpG, commesse da tale società. In forza dell’articolo 52, paragrafo 2, di detta legge, l’autorità amministrativa di contrasto ha inflitto al ricorrente per ciascuna infrazione una sanzione amministrativa di EUR 10000, nonché, ai sensi dell’articolo 16 del VStG, applicabile nel procedimento contenzioso amministrativo ai sensi dell’articolo 38 della legge sulla procedura del contenzioso amministrativo, nella versione applicabile al procedimento principale, una pena detentiva sostitutiva di tre giorni, vale a dire, in totale, per i dieci apparecchi automatici, una sanzione pecuniaria di EUR 100000 e una pena detentiva sostitutiva di 30 giorni. L’autorità amministrativa di contrasto ha inoltre imposto al ricorrente, ai sensi dell’articolo 64, paragrafo 2, del VStG, il pagamento di EUR 10000 come contributo alle spese del procedimento.

13

Tale decisione è stata impugnata dinanzi al Landesverwaltungsgericht Steiermark (Tribunale amministrativo regionale della Stiria, Austria) con un ricorso che è stato respinto.

14

Il ricorrente nel procedimento principale ha proposto un primo ricorso per «Revision» (cassazione) contro la sentenza del giudice suddetto dinanzi al Verwaltungsgerichtshof (Corte amministrativa, Austria). Quest’ultimo ha confermato la sentenza per quanto riguarda la statuizione sulla colpevolezza, ma l’ha annullata per quanto riguarda la statuizione sulla sanzione.

15

Dopo il rinvio del procedimento, il Landesverwaltungsgericht Steiermark (Tribunale amministrativo regionale della Stiria) ha ridotto la sanzione pecuniaria inflitta per ciascuna infrazione a EUR 4000 e ha stabilito una pena detentiva sostitutiva di un giorno, per un totale di EUR 40000 di sanzione pecuniaria e dieci giorni di pena detentiva sostitutiva per le dieci macchine da gioco. Ha inoltre fissato il contributo alle spese del procedimento a EUR 4000.

16

Il ricorrente nel procedimento principale ha proposto dinanzi al giudice del rinvio un ulteriore ricorso per «Revision» contro la determinazione di tale sanzione.

17

Il giudice del rinvio ricorda che, nel procedimento per «Revision» dinanzi ad esso, il Landesverwaltungsgericht Steiermark (Tribunale amministrativo regionale della Stiria) ha esaminato, in primo grado, la lesione arrecata alla libera prestazione di servizi dal regime di monopolio di cui trattasi, effettuando una valutazione complessiva alla luce dei criteri stabiliti dalla Corte, ed è giunto alla conclusione che le disposizioni del GSpG che puniscono l’organizzazione di giochi d’azzardo automatizzati in assenza della concessione richiesta non violavano il diritto dell’Unione.

18

Il giudice del rinvio rileva tuttavia che la sua valutazione della legittimità della sanzione dipende dalla questione se sia conforme all’articolo 56 TFUE e, se del caso, all’articolo 49, paragrafo 3, della Carta il combinato disposto delle disposizioni del GSpG e del VStG, che il Landesverwaltungsgericht Steiermark (Tribunale amministrativo regionale della Stiria) deve applicare ai fini della determinazione della sanzione.

19

Ciò premesso, il Verwaltungsgerichtshof (Corte amministrativa) ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le questioni pregiudiziali seguenti:

«1)

Se, in un procedimento sanzionatorio che viene svolto per la salvaguardia di un regime di monopolio, il giudice nazionale debba esaminare la norma sulla sanzione da applicarsi alla luce della libera prestazione dei servizi, se in precedenza ha già esaminato il regime di monopolio sulla base dei requisiti indicati dalla Corte (…) e da tale esame è emerso che il regime di monopolio è giustificato.

2)

In caso di risposta affermativa alla prima questione:

a)

Se l’articolo 56 TFUE debba essere interpretato nel senso che osti a una normativa nazionale che, per la messa a disposizione, in qualità di operatore, di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati ai sensi [del GSpG], preveda imperativamente la comminazione di una sanzione pecuniaria per ciascun apparecchio automatico, senza prevedere un limite massimo assoluto dell’importo complessivo delle sanzioni pecuniarie irrogate.

b)

Se l’articolo 56 TFUE debba essere interpretato nel senso che osti a una normativa nazionale che, per la messa a disposizione, in qualità di operatore, di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati ai sensi [del GSpG], preveda imperativamente la comminazione di una sanzione minima di EUR 3000 per ciascun apparecchio automatico.

c)

Se l’articolo 56 TFUE debba essere interpretato nel senso che osti a una normativa nazionale che, per la messa a disposizione, in qualità di operatore, di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati ai sensi [del GSpG], preveda la comminazione di una pena detentiva sostitutiva per ciascun apparecchio automatico, senza prevedere un limite massimo assoluto del totale delle pene detentive sostitutive inflitte.

d)

Se l’articolo 56 TFUE debba essere interpretato nel senso che osti a una normativa nazionale che, in caso di sanzione inflitta per la messa a disposizione, in qualità di operatore, di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati ai sensi [del GSpG], preveda l’imposizione di un contributo alle spese del procedimento sanzionatorio nella misura del 10% delle sanzioni pecuniarie irrogate.

3)

In caso di risposta negativa alla prima questione:

a)

Se l’articolo 49, paragrafo 3, della [Carta] debba essere interpretato nel senso che osti a una normativa nazionale che, per la messa a disposizione, in qualità di operatore, di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati ai sensi del [GSpG], preveda imperativamente la comminazione di una sanzione per ciascun apparecchio automatico, senza prevedere un limite massimo assoluto dell’importo complessivo delle sanzioni pecuniarie irrogate.

b)

Se l’articolo 49, paragrafo 3, della [Carta] debba essere interpretato nel senso che osti a una normativa nazionale che, per la messa a disposizione, in qualità di operatore, di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati ai sensi del [GSpG], preveda imperativamente la comminazione di una sanzione minima di EUR 3000 per ciascun apparecchio automatico.

c)

Se l’articolo 49, paragrafo 3, della [Carta] debba essere interpretato nel senso che osti a una normativa nazionale che, per la messa a disposizione in qualità di operatore di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati ai sensi [del GSpG], preveda la comminazione di una pena detentiva sostitutiva per ciascun apparecchio automatico, senza prevedere un limite massimo assoluto del totale delle pene detentive sostitutive inflitte.

d)

Se l’articolo 49, paragrafo 3, della [Carta] debba essere interpretato nel senso che osti a una normativa nazionale che, in caso di sanzione inflitta per la messa a disposizione, in qualità di operatore, di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati [ai sensi del GSpG], preveda l’imposizione di un contributo alle spese del procedimento sanzionatorio nella misura del 10% delle sanzioni pecuniarie irrogate».

Sulle questioni pregiudiziali

Sulla prima questione

Sulla ricevibilità

20

Il ricorrente nel procedimento principale sostiene che la prima questione è ipotetica, in quanto, nell’ambito del procedimento principale e contrariamente a quanto suggerisce la formulazione di tale questione, il giudice del rinvio non ha esaminato esso stesso il regime di monopolio di cui trattasi secondo i criteri stabiliti dalla Corte.

21

Al riguardo occorre rammentare che, nell’ambito della cooperazione tra la Corte e i giudici nazionali instaurata dall’articolo 267 TFUE, spetta esclusivamente al giudice nazionale, cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilità dell’emananda decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari circostanze della causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di emettere la propria sentenza, sia la rilevanza delle questioni che esso sottopone alla Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate riguardano l’interpretazione di una norma giuridica dell’Unione, la Corte, in via di principio, è tenuta a statuire (sentenze del 13 novembre 2018, Čepelnik, C‑33/17, EU:C:2018:896, punto 20, e del 2 aprile 2020, Coty Germany, C‑567/18, EU:C:2020:267, punto 23 nonché la giurisprudenza ivi citata).

22

Ne consegue che le questioni vertenti sul diritto dell’Unione sono assistite da una presunzione di rilevanza. Il rifiuto della Corte di statuire su una questione pregiudiziale sollevata da un giudice nazionale è possibile soltanto qualora risulti in modo manifesto che l’interpretazione richiesta relativamente ad una norma dell’Unione non ha alcun rapporto con la realtà effettiva o con l’oggetto della controversia nel procedimento principale, oppure qualora il problema sia di natura ipotetica, o anche quando la Corte non disponga degli elementi di fatto o di diritto necessari per rispondere utilmente alle questioni che le vengono sottoposte (sentenze del 13 novembre 2018, Čepelnik, C‑33/17, EU:C:2018:896, punto 21, e del 2 aprile 2020, Coty Germany, C‑567/18, EU:C:2020:267, punto 24 nonché giurisprudenza ivi citata).

23

Nel caso di specie, come indicato al punto 17 della presente sentenza, il giudice del rinvio precisa che il Landesverwaltungsgericht Steiermark (Tribunale amministrativo regionale della Stiria) ha valutato, in primo grado, la conformità al diritto dell’Unione delle disposizioni del GSpG che puniscono l’organizzazione di giochi d’azzardo automatizzati in assenza della concessione richiesta. Alla luce di tale constatazione, che non spetta alla Corte rimettere in discussione nell’ambito di un procedimento ai sensi dell’articolo 267 TFUE, il giudice del rinvio chiede se gli spetti specificamente, nell’ambito del suo scrutinio di legittimità della sanzione inflitta al ricorrente nel procedimento principale in base al combinato disposto delle disposizioni del GSpG e del VStG, procedere ad una valutazione di tale sanzione alla luce dell’articolo 56 TFUE. Pertanto non si può contestare che la conformità al diritto dell’Unione della decisione che il giudice del rinvio è chiamato ad emettere dipenda dalla risposta alla questione sollevata, che non è quindi ipotetica.

24

Di conseguenza, la prima questione è ricevibile.

Nel merito

25

Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 56 TFUE debba essere interpretato nel senso che, in un procedimento relativo all’irrogazione di sanzioni per violazione di un monopolio nel settore del gioco d’azzardo, il giudice nazionale, investito del sindacato sulla legittimità di una sanzione inflitta per una violazione siffatta, deve valutare specificamente la conformità all’articolo 56 TFUE delle sanzioni previste dalla normativa applicabile, qualora l’istituzione di un simile regime di monopolio sia già stata ritenuta compatibile con tale disposizione.

26

I governi austriaco e belga nonché, in sostanza, il governo ungherese sostengono che non è necessario esaminare separatamente, alla luce dell’articolo 56 TFUE, le norme nazionali relative alle sanzioni poste a presidio del monopolio, poiché tali norme sono già state esaminate, in linea di principio, nell’ambito della valutazione complessiva delle circostanze relative all’adozione e all’attuazione della normativa restrittiva di cui trattasi. Per contro, il governo portoghese, la Commissione europea e, in sostanza, MT sostengono che norme siffatte devono essere esaminate separatamente alla luce di tale disposizione e, in particolare, del principio di proporzionalità.

27

A questo proposito, occorre ricordare che la Corte, in merito alla normativa di uno Stato membro che subordina l’esercizio in tale Stato di un’attività nel settore del gioco d’azzardo, in particolare, all’obbligo di ottenere una concessione e un’autorizzazione di polizia e che prevede sanzioni penali in caso di violazione della normativa di cui trattasi, ha già dichiarato che occorre esaminare separatamente per ciascuna delle restrizioni imposte dalla normativa nazionale, comprese le sanzioni ivi previste, in particolare se essa sia idonea a garantire il conseguimento dello scopo perseguito dallo Stato membro interessato e non vada oltre quanto necessario per il raggiungimento di questo (v., in tal senso, sentenze del 6 marzo 2007, Placanica e a., C‑338/04, C‑359/04 e C‑360/04, EU:C:2007:133, punti 4049). Tale condizione è stata successivamente ribadita più volte dalla Corte (sentenze dell’8 settembre 2010, Stoß e a., C‑316/07, da C‑358/07 a C‑360/07, C‑409/07 e C‑410/07, EU:C:2010:504, punto 93; del 28 febbraio 2018, Sporting Odds, C‑3/17, EU:C:2018:130, punto 22, nonché ordinanza del 18 maggio 2021, Fluctus e a., C‑920/19, non pubblicata, EU:C:2021:395, punto 29).

28

Da ciò discende che il giudice nazionale, investito del sindacato sulla legittimità di una sanzione inflitta per violazione di un monopolio nel settore del gioco d’azzardo, deve valutare specificamente la conformità all’articolo 56 TFUE di tale restrizione (v., in tal senso, sentenza del 12 settembre 2019, Maksimovic e a., C‑64/18, C‑140/18, C‑146/18 e C‑148/18, EU:C:2019:723, punto 33), ancorché le altre restrizioni relative all’istituzione dello stesso monopolio siano state già giudicate conformi alla disposizione suddetta.

29

È pur vero che, come risulta dalla giurisprudenza della Corte, ai fini della verifica della conformità di una normativa restrittiva all’articolo 56 TFUE, il giudice nazionale deve già effettuare una valutazione globale non soltanto delle circostanze alla base dell’adozione di tale normativa, ma anche di quelle alla base dell’attuazione di quest’ultima. (v., in tal senso, sentenze del 30 giugno 2016, Admiral Casinos & Entertainment, C‑464/15, EU:C:2016:500, punto 31, e del 14 giugno 2017, Online Games e a., C‑685/15, EU:C:2017:452, punto 52 nonché giurisprudenza ivi citata), il che include necessariamente il regime sanzionatorio specificamente previsto da tale normativa, in base al quale è stata adottata la decisione di irrogare la sanzione.

30

A questo proposito il giudice del rinvio ha precisato che il Landesverwaltungsgericht Steiermark (Tribunale amministrativo regionale della Stiria), nell’ambito del procedimento principale, ha ritenuto, alla luce dei criteri stabiliti dalla Corte, che le disposizioni del GSpG, che punivano l’organizzazione di giochi d’azzardo mediante macchine in assenza della concessione richiesta non violassero il diritto dell’Unione.

31

Il governo austriaco, da parte sua, ha sottolineato che la conclusione cui è giunto il Landesverwaltungsgericht Steiermark (Tribunale amministrativo regionale della Stiria) è conforme alla giurisprudenza consolidata degli organi giurisdizionali supremi austriaci, i quali, nell’ambito di un simile esame, prendono sistematicamente in considerazione le disposizioni sulle sanzioni di cui all’articolo 52 del GSpG, che mirano a contrastare efficacemente i giochi d’azzardo illegali.

32

Tuttavia, da un lato, il giudice del rinvio non ha indicato se tale valutazione vertesse specificamente sull’articolo suddetto. Dall’altro lato, in ogni caso, dal fascicolo a disposizione della Corte risulta che le sanzioni inflitte al ricorrente nel procedimento principale sono state determinate non solo sulla base dell’articolo 52 del GSpG, ma anche sulla base degli articoli 16 e 64 del VStG, applicabili ai procedimenti amministrativi contenziosi, i quali prevedono che ogni decisione recante l’irrogazione di una sanzione sia accompagnata dall’imposizione di una pena detentiva sostitutiva e di un contributo alle spese del procedimento con cui viene inflitta la sanzione amministrativa.

33

Orbene, per quanto riguarda la circostanza secondo la quale le sanzioni non sono previste dal GSpG, ma dalle norme generali di cui al VStG, occorre ricordare che, in ogni fattispecie, sanzioni siffatte devono, tenuto conto delle modalità concrete di determinazione delle stesse, essere conformi al diritto dell’Unione e rispettare le libertà fondamentali garantite da tale diritto [v., in tal senso, sentenze del 6 marzo 2007, Placanica e a., C‑338/04, C‑359/04 e C‑360/04, EU:C:2007:133, punto 68; del 20 dicembre 2017, Global Starnet, C‑322/16, EU:C:2017:985, punto 61, e dell’11 febbraio 2021, K.M. (Sanzioni inflitte al comandante di un pescherecchio), C‑77/20, EU:C:2021:112, punto 36 nonché giurisprudenza ivi citata].

34

Di conseguenza, occorre svolgere una valutazione specifica del regime sanzionatorio di cui trattasi nel procedimento principale alla luce dell’articolo 56 TFUE.

35

Nel solco delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alla prima questione dichiarando che l’articolo 56 TFUE deve essere interpretato nel senso che nei procedimenti relativi all’irrogazione di sanzioni per violazione di un monopolio nel settore del gioco d’azzardo, il giudice nazionale, investito del sindacato sulla legittimità di una sanzione irrogata per una violazione siffatta, deve valutare specificamente la conformità all’articolo 56 TFUE delle sanzioni previste dalla normativa applicabile, tenuto conto delle modalità concrete della loro determinazione.

Sulla seconda questione

36

Con la sua seconda questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l’articolo 56 TFUE debba essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale che, per la messa a disposizione, in qualità di operatore, di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati, preveda imperativamente quanto segue:

la comminazione di una sanzione pecuniaria minima per ciascun apparecchio automatico per il gioco d’azzardo non autorizzato, senza un limite massimo per l’importo complessivo delle sanzioni pecuniarie inflitte;

la comminazione di una pena detentiva sostitutiva per ciascun apparecchio automatico per il gioco d’azzardo non autorizzato, senza un limite massimo della durata complessiva delle pene detentive sostitutive inflitte, e

un contributo alle spese del procedimento pari al 10% delle sanzioni pecuniarie irrogate.

37

In via preliminare, si deve ricordare che, sebbene la legislazione sulle sanzioni nel settore del gioco d’azzardo sia riservata alla competenza degli Stati membri, da una costante giurisprudenza risulta che il diritto dell’Unione pone nondimeno limiti a tale competenza, giacché detta legislazione non può limitare le libertà fondamentali garantite da questo stesso diritto (v., in tal senso, sentenze dell’8 luglio 2010, Sjöberg e Gerdin, C‑447/08 e C‑448/08, EU:C:2010:415, punto 49, e del 19 novembre 2020, ZW, C‑454/19, EU:C:2020:947, punto 27 nonché giurisprudenza ivi citata).

38

Secondo una giurisprudenza costante della Corte, devono considerarsi quali restrizioni della libera prestazione dei servizi tutte le misure che vietino, ostacolino o rendano meno allettante l’esercizio di detta libertà (sentenza del 12 settembre 2019, Maksimovic e a., C‑64/18, C‑140/18, C‑146/18 e C‑148/18, EU:C:2019:723, punto 30 nonché giurisprudenza ivi citata).

39

A questo proposito, una normativa nazionale che prevede sanzioni per il fornitore di servizi interessato in caso di violazione di tali obblighi, che a loro volta rappresentano restrizioni della libera prestazione dei servizi, come quella oggetto del procedimento principale, può rendere meno attraente l’esercizio di una simile libertà e pertanto costituisce una restrizione alla libera prestazione dei servizi (v., in tal senso, sentenza del 12 settembre 2019, Maksimovic e a., C‑64/18, C‑140/18, C‑146/18 e C‑148/18, EU:C:2019:723, punti 3334).

40

Ciò premesso, da una giurisprudenza consolidata risulta altresì che i provvedimenti nazionali in grado di ostacolare o di rendere meno attraente l’esercizio delle libertà fondamentali garantite dal Trattato FUE possono essere ammessi quando siano giustificati da ragioni imperative d’interesse generale, siano idonei a garantire la realizzazione dello scopo perseguito e non vadano oltre quanto è necessario per il raggiungimento di quest’ultimo (sentenza del 12 settembre 2019, Maksimovic e a., C‑64/18, C‑140/18, C‑146/18 e C‑148/18, EU:C:2019:723, punto 35 nonché giurisprudenza ivi citata).

41

La Corte ha altresì affermato che gli Stati membri sono liberi di fissare gli obiettivi della loro politica in materia di giochi d’azzardo e, eventualmente, di definire con precisione il livello di protezione perseguito. Tuttavia, le restrizioni che essi impongono devono soddisfare le condizioni di proporzionalità che risultano dalla giurisprudenza della Corte (v., in tal senso, sentenza dell’8 luglio 2010, Sjöberg e Gerdin, C‑447/08 e C‑448/08, EU:C:2010:415, punto 39).

42

Inoltre dalla giurisprudenza della Corte risulta che, quando uno Stato membro invoca ragioni imperative di interesse generale per giustificare una normativa idonea a frapporre ostacolo all’esercizio della libera prestazione dei servizi, tale giustificazione, prevista dal diritto dell’Unione, deve essere interpretata alla luce dei principi generali del diritto dell’Unione e, in particolare, dei diritti fondamentali ormai garantiti dalla Carta. Pertanto, la normativa nazionale considerata potrà fruire delle eccezioni previste solo se è conforme ai diritti fondamentali di cui la Corte garantisce il rispetto (sentenza del 30 aprile 2014, Pfleger e a., C‑390/12, EU:C:2014:281, punto 35 nonché giurisprudenza ivi citata).

43

A questo proposito, sotto un primo profilo occorre osservare che, nei limiti in cui il diritto dell’Unione consente agli Stati membri di derogare all’articolo 56 TFUE e di imporre restrizioni alla prestazione di servizi di gioco d’azzardo, e purché tali restrizioni siano giustificate da ragioni imperative di interesse generale, siano idonee a garantire la realizzazione dell’obiettivo che perseguono e non eccedano quanto è necessario per raggiungerlo, la comminazione di sanzioni amministrative o penali per far rispettare tali restrizioni deve essere considerata giustificata dalle stesse ragioni imperative di interesse generale alle quali rispondono le suddette restrizioni.

44

Sotto un secondo profilo, si deve constatare che, in linea di principio, la comminazione di sanzioni amministrative o penali per la violazione di norme restrittive in materia di prestazione di servizi di gioco d’azzardo è idonea a garantire il rispetto di tali norme e pertanto è adeguata a garantire la realizzazione dell’obiettivo perseguito a tale proposito.

45

Sotto un terzo profilo, occorre inoltre che la severità delle sanzioni comminate sia adeguata alla gravità delle violazioni che esse reprimono, garantendo, in particolare, un effetto realmente dissuasivo, pur senza spingersi oltre il limite di quanto è necessario per il raggiungimento del suddetto obiettivo (v., in tal senso, sentenza del 5 marzo 2020, OPR-Finance, C‑679/18, EU:C:2020:167, punto 26 e giurisprudenza ivi citata), considerato che un’esigenza siffatta discende dal principio di proporzionalità delle pene di cui all’articolo 49, paragrafo 3, della Carta (v., in tal senso, sentenza del 20 marzo 2018, Menci, C‑524/15, EU:C:2018:197, punto 55).

46

Per quanto riguarda, in primo luogo, la comminazione di una sanzione pecuniaria minima per ciascun apparecchio automatico non autorizzato, una simile sanzione non risulta di per sé sproporzionata rispetto alla gravità delle infrazioni di cui trattasi, poiché le offerte illegali di giochi d’azzardo mediante apparecchi automatici, che sfuggono per loro natura al controllo delle autorità amministrative e per le quali non è possibile verificare il rispetto delle misure previste dalla legge a tutela dei giocatori, possono, come rileva il governo austriaco, produrre effetti nocivi particolarmente gravi sulla società, avendo la Corte già dichiarato che le lotterie costituiscono un incentivo alla spesa che può avere conseguenze individuali e sociali dannose (sentenza del 24 marzo 1994, Schindler, C‑275/92, EU:C:1994:119, punto 60; vedi altresì, in tal senso, sentenze del 6 marzo 2007, Placanica e a., C‑338/04, C‑359/04 e C‑360/04, EU:C:2007:133, punto 47; del 3 giugno 2010, Sporting Exchange, C‑203/08, EU:C:2010:307, punto 27 nonché del 15 settembre 2011, Dickinger e Ömer, C‑347/09, EU:C:2011:582, punto 45).

47

Per quanto riguarda l’importo di tale sanzione pecuniaria minima, spetta al giudice nazionale, al fine di valutarne la proporzionalità, tener conto del rapporto tra l’importo della sanzione pecuniaria che può essere inflitta ed il vantaggio economico derivante dall’infrazione commessa, al fine di scoraggiare i trasgressori dal commettere tale infrazione [v., in tal senso, sentenza dell’11 febbraio 2021, K.M. (Sanzioni inflitte al comandante di un peschereccio), C‑77/20,EU:C:2021:112, punto 49]. Tuttavia, il giudice nazionale deve garantire, tenendo conto di tutte le circostanze del caso di specie, che l’importo minimo così inflitto non sia sproporzionato rispetto a tale vantaggio.

48

In merito alla circostanza secondo cui la normativa nazionale di cui trattasi nel procedimento principale non prevede un limite massimo dell’importo complessivo delle sanzioni pecuniarie irrogate, occorre rilevare che è pur vero che la combinazione dell’imposizione di un importo minimo della sanzione pecuniaria con il cumulo di sanzioni senza limite massimo, quando l’infrazione riguarda più apparecchi automatici non autorizzati, può comportare l’irrogazione di sanzioni pecuniarie di un importo considerevole.

49

Tuttavia, come hanno rilevato sia il giudice del rinvio, basandosi sulla motivazione fornita nel disegno di legge governativo che ha introdotto gli importi delle sanzioni in questione nell’articolo 52, paragrafo 2, del GSpG, sia i governi austriaco e belga, nonché la Commissione, una misura siffatta consente, in particolare, di contrastare il vantaggio economico ricavabile dalle infrazioni sanzionate e di rendere in tal modo sempre meno attraente l’offerta di giochi illegali, sicché essa, di per sé, non viola il principio di proporzionalità. Tuttavia, spetta anche al giudice nazionale garantire che l’importo complessivo delle sanzioni pecuniarie inflitte non sia sproporzionato rispetto a tale vantaggio.

50

Per quanto riguarda, in secondo luogo, la comminazione di una pena detentiva sostitutiva, si deve ritenere che neppure la comminazione di una sanzione siffatta appaia, di per sé, sproporzionata rispetto alla natura e alla gravità delle infrazioni in questione, poiché, come sottolinea il governo austriaco, essa mira a garantire che tali infrazioni possano essere effettivamente punite in caso di impossibilità di riscossione della sanzione pecuniaria.

51

È però necessario osservare che la comminazione di una sanzione siffatta deve, in ogni caso di specie, essere giustificata da solide ragioni di interesse pubblico (v., in tal senso, Corte EDU, 19 gennaio 2021, Lacatus c. Svizzera, CE:ECHR:2021:0119JUD001406515, § 110), in quanto essa è particolarmente severa alla luce delle conseguenze che ne derivano per la persona interessata (v., in tal senso, sentenza del 12 settembre 2019, Maksimovic e a., C‑64/18, C‑140/18, C‑146/18 e C‑148/18, EU:C:2019:723, punto 45, nonché giurisprudenza ivi citata).

52

Nel caso di specie, dalla decisione di rinvio si evince che per infrazioni come quelle oggetto del procedimento principale la pena detentiva sostitutiva massima non può superare le due settimane per ciascuna infrazione.

53

A questo proposito si deve osservare che, poiché ciascun apparecchio automatico o strumento vietato può comportare l’irrogazione di una pena detentiva siffatta e poiché le norme applicabili non prevedono un limite massimo della durata complessiva delle pene detentive sostitutive irrogabili, è possibile che il cumulo di sanzioni siffatte conduca all’irrogazione di una pena detentiva sostitutiva di durata considerevole, che potrebbe non essere adeguata alla gravità delle infrazioni contestate, per le quali le norme applicabili prevedono soltanto sanzioni pecuniarie. Spetta al giudice del rinvio stabilire se ciò si verifichi, tenendo conto della durata della pena detentiva sostitutiva effettivamente irrogata.

54

In questo contesto il governo austriaco ha sostenuto che non esiste un limite minimo generale per le pene detentive sostitutive, poiché una pena siffatta deve essere adeguata alla sanzione pecuniaria inflitta.

55

Tuttavia, una circostanza siffatta non può essere decisiva, in quanto una pena detentiva sostitutiva non può essere conforme al principio di proporzionalità per il solo fatto che le autorità di uno Stato membro possono, a loro sola discrezione, diminuirne la durata (v., per analogia, sentenza del 3 marzo 2020, Google Ireland, C‑482/18, EU:C:2020:141, punto 53).

56

In terzo luogo, per quanto riguarda l’imposizione di un contributo alle spese del procedimento pari al 10% delle sanzioni pecuniarie inflitte, occorre ricordare che, secondo la giurisprudenza della Corte, la riscossione delle spese di giustizia contribuisce, in linea di principio, al buon funzionamento del sistema giurisdizionale, in quanto essa costituisce una fonte di finanziamento dell’attività giurisdizionale degli Stati membri (sentenza del 30 giugno 2016, Toma e Biroul Executorului Judecătoresc Horațiu-Vasile Cruduleci, C‑205/15, EU:C:2016:499, punto 49 e la giurisprudenza ivi citata). Non si può quindi ritenere che l’imposizione di un contributo siffatto, di per sé, violi il principio di proporzionalità.

57

Spetta tuttavia al giudice nazionale garantire che, essendo il contributo alle spese suddette stabilito in base ad una percentuale dell’importo della sanzione pecuniaria inflitta, un contributo siffatto, nella determinazione concreta del suo importo e in considerazione dell’assenza di un limite massimo di tale sanzione pecuniaria, non sia eccessivo rispetto al costo effettivo di un simile procedimento, né violi il diritto di ricorso ad un giudice sancito dall’articolo 47 della Carta (v., in tal senso, sentenza del 6 novembre 2012, Otis e a., C‑199/11, EU:C:2012:684, punto 48).

58

Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alla seconda questione dichiarando che l’articolo 56 TFUE deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale che, per la messa a disposizione, in qualità di operatore, di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati, preveda imperativamente quanto segue:

la comminazione di una sanzione pecuniaria minima per ciascun apparecchio automatico per il gioco d’azzardo non autorizzato, senza un limite massimo per l’importo complessivo delle sanzioni pecuniarie inflitte, purché l’importo complessivo delle sanzioni pecuniarie inflitte non sia sproporzionato rispetto al vantaggio economico ricavabile dalle infrazioni sanzionate;

la comminazione di una pena detentiva sostitutiva per ciascun apparecchio automatico per il gioco d’azzardo non autorizzato, senza un limite massimo per la durata complessiva delle pene detentive sostitutive inflitte, purché la durata della pena detentiva sostitutiva effettivamente inflitta non sia eccessiva rispetto alla gravità delle infrazioni contestate, e

un contributo alle spese del procedimento pari al 10% delle sanzioni pecuniarie irrogate, purché tale contributo non sia eccessivo rispetto al costo effettivo di un procedimento siffatto né violi il diritto di ricorso ad un giudice sancito dall’articolo 47 della Carta.

Sulla terza questione

59

Tenuto conto della risposta fornita alla prima questione, non è necessario rispondere alla terza questione.

Sulle spese

60

Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.

 

Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:

 

1)

L’articolo 56 TFUE deve essere interpretato nel senso che nei procedimenti relativi all’irrogazione di sanzioni per violazione di un monopolio nel settore del gioco d’azzardo, il giudice nazionale, investito del sindacato sulla legittimità di una sanzione irrogata per una violazione siffatta, deve valutare specificamente la conformità all’articolo 56 TFUE delle sanzioni previste dalla normativa applicabile, tenuto conto delle modalità concrete della loro determinazione.

 

2)

L’articolo 56 TFUE deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale che, per la messa a disposizione, in qualità di operatore, di giochi con promessa di vincite patrimoniali vietati, preveda imperativamente quanto segue:

la comminazione di una sanzione pecuniaria minima per ciascun apparecchio automatico per il gioco d’azzardo non autorizzato, senza un limite massimo per l’importo complessivo delle sanzioni pecuniarie inflitte, purché l’importo complessivo delle sanzioni pecuniarie inflitte non sia sproporzionato rispetto al vantaggio economico ricavabile dalle infrazioni sanzionate;

la comminazione di una pena detentiva sostitutiva per ciascun apparecchio automatico per il gioco d’azzardo non autorizzato, senza un limite massimo per la durata complessiva delle pene detentive sostitutive inflitte, purché la durata della pena detentiva sostitutiva effettivamente inflitta non sia eccessiva rispetto alla gravità delle infrazioni contestate, e

un contributo alle spese del procedimento pari al 10% delle sanzioni pecuniarie irrogate, purché tale contributo non sia eccessivo rispetto al costo effettivo di un procedimento siffatto né violi il diritto di ricorso ad un giudice sancito dall’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

 

Firme


( *1 ) Lingua processuale: il tedesco.

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