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Document 62015CC0640

Conclusioni dell’avvocato generale M. Bobek, presentate il 27 ottobre 2016.
Minister for Justice and Equality contro Tomas Vilkas.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal.
Rinvio pregiudiziale – Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale – Decisione quadro 2002/584/GAI – Mandato d’arresto europeo – Articolo 23 – Termine per la consegna del ricercato – Possibilità di concordare più volte una nuova data di consegna – Resistenza opposta dal ricercato alla sua consegna – Forza maggiore.
Causa C-640/15.

Court reports – general

ECLI identifier: ECLI:EU:C:2016:826

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

MICHAL BOBEK

presentate il 27 ottobre 2016 ( 1 )

Causa C‑640/15

Minister for Justice and Equality

contro

Tomas Vilkas

[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Court of Appeal (Corte d’appello, Irlanda)]

«Mandato d’arresto europeo — Termine per la consegna di un ricercato — Consegna impedita da cause di forza maggiore per uno degli Stati membri — Forza maggiore — Condotta personale — Possibilità di concordare per più di una volta una nuova data per la consegna — Presupposti — Articolo 6 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea — Cause di forza maggiore per gli Stati membri nuove, ricorrenti o persistenti»

1. 

In «Prima di mezzanotte», un film uscito nel 1988, Robert De Niro interpreta un cacciatore di taglie incaricato di riportare a Los Angeles un ex contabile della Mafia libero su cauzione. Dopo averlo preso in custodia a New York, essi salgono su un volo commerciale. Tuttavia, prima del decollo, il contabile diviene agitato e violento e il pilota chiede loro di lasciare l’aereo. I due sono così obbligati a fare un lungo viaggio alternativo attraverso il paese sino a Los Angeles, che – come promette, in maniera un po’ sorprendente la locandina ‑ «potrebbe essere l’inizio di una meravigliosa amicizia» ( 2 ).

2. 

Per il sig. Vilkas, convenuto nella presente causa, l’analogia con il film, se possibile, sembra finire con la prima parte, ossia con l’allontanamento da un volo commerciale per atti di violenza nell’ambito di una procedura di consegna da uno Stato membro a un altro. D’altra parte, detta particolare scena sembra essere stata girata due volte.

3. 

Le autorità lituane avevano emesso due mandati d’arresto europei (MAE) nei confronti del convenuto. L’autorità giudiziaria dell’esecuzione in Irlanda acconsentiva alla consegna. Essa doveva avvenire mediante un volo commerciale. Alla data prevista, il convenuto diveniva però agitato e aggressivo e si rifiutava di salire sull’aereo. Il pilota si rifiutava di farlo salire a bordo. Due settimane più tardi falliva un secondo tentativo di consegna, a causa di una serie molto simile di eventi. La consegna veniva ancora una volta impedita dalla condotta aggressiva tenuta dal sig. Vilkas.

4. 

In tale contesto, la Court of Appeal (Corte d’appello, Irlanda), giudice del rinvio, chiede chiarimenti sull’interpretazione dell’articolo 23 della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri ( 3 ). Il giudice del rinvio chiede alla Corte se l’articolo 23 della decisione quadro ammetta la possibilità di concordare per più di una volta una data per la consegna del ricercato e, in caso affermativo, a quali condizioni. La Corte è così chiamata ad analizzare se l’articolo 23, paragrafo 3, possa essere applicato più volte e quali situazioni possano essere qualificate come «cause di forza maggiore» per uno degli Stati membri ai sensi della suddetta disposizione.

I – Contesto normativo

A – Diritto dell’Unione

5.

L’articolo 23 della decisione quadro, recante il titolo «Termine per la consegna», è del seguente tenore:

«1.   Il ricercato è consegnato al più presto, a una data concordata tra le autorità interessate.

2.   Egli è consegnato al più tardi entro dieci giorni a partire dalla decisione definitiva di eseguire il mandato d’arresto europeo.

3.   Nel caso in cui la consegna del ricercato entro il termine di cui al paragrafo 2 sia impedita da cause di forza maggiore per uno degli Stati membri, l’autorità giudiziaria dell’esecuzione e l’autorità giudiziaria emittente si contattano immediatamente e concordano una nuova data per la consegna. In tal caso, la consegna avviene entro i dieci giorni successivi alla nuova data concordata.

4.   La consegna può, a titolo eccezionale, essere temporaneamente differita per gravi motivi umanitari, ad esempio se vi sono valide ragioni di ritenere che essa metterebbe manifestamente in pericolo la vita o la salute del ricercato. Il mandato d’arresto europeo viene eseguito non appena tali motivi cessano di sussistere. L’autorità giudiziaria dell’esecuzione ne informa immediatamente l’autorità giudiziaria emittente e concorda una nuova data per la consegna. In tal caso, la consegna avviene entro i dieci giorni successivi alla nuova data concordata.

5.   Allo scadere dei termini previsti ai paragrafi da 2 a 4, se la persona continua a trovarsi in stato di custodia, essa è rilasciata».

B – Diritto irlandese

6.

I termini per la consegna sono disciplinati nell’articolo 16, paragrafi da 3 a 5A, dell’European Arrest Warrant Act 2003 (legge sul mandato d’arresto europeo del 2003) che, secondo il giudice del rinvio, recepisce l’articolo 23 della decisione quadro. Le sue disposizioni rilevanti dispongono quanto segue:

«Articolo 16

(…)

(3)   Fatto salvo l’articolo 18, un’ordinanza ai sensi dei paragrafi 1 o 2, acquista efficacia decorsi 15 giorni dalla data della sua pronuncia o dalla data anteriore fissata dalla High Court su richiesta dell’autorità centrale dello Stato e con il consenso della persona destinataria dell’ordinanza.

(3A)   Fatti salvi i paragrafi 5 e 6, una persona cui si applica un’ordinanza ai sensi del paragrafo 1 o del paragrafo 2, al momento in vigore, è consegnata allo Stato emittente interessato non oltre dieci giorni dal momento in cui l’ordinanza acquisisce efficacia ai sensi del paragrafo 3.

(4)   La High Court, allorché emette un’ordinanza ai sensi del paragrafo 1 o del paragrafo 2, e salvo che disponga un posticipo della consegna ai sensi dell’articolo 18–

(…)

(b)

dispone che tale persona sia trattenuta in carcere (…) per un periodo non superiore a 25 giorni in pendenza dell’esecuzione del contenuto dell’ordinanza, e

(c)

dispone che la persona sia condotta nuovamente dinanzi alla High Court–

(i)

qualora detta persona non sia consegnata prima della scadenza del termine previsto per la consegna di cui al paragrafo 3A, appena possibile dopo tale scadenza, oppure

(ii)

qualora l’autorità centrale dello Stato abbia motivo di ritenere che, per cause di forza maggiore per lo Stato o lo Stato emittente interessato, tale persona non sarà consegnata alla scadenza del termine di cui al punto (i), prima di tale scadenza».

(5)   Allorché una persona è condotta dinanzi alla High Court a norma del paragrafo 4, lettera c), la High Court deve–

(a)

se è persuasa che, per cause di forza maggiore per lo Stato o lo Stato emittente considerato, la persona non è stata consegnata nel termine di consegna fissato in base al paragrafo 3A o, se del caso, che non sarà consegnata–

(i)

fissare, con il consenso dell’autorità giudiziaria emittente, una nuova data per la consegna della persona, e

(ii)

disporre che tale persona sia trattenuta in carcere (…) per un periodo non superiore a dieci giorni dopo la data fissata in base al punto (i), in pendenza della consegna,

e

(b)

in tutti gli altri casi, ordinare che la persona sia rilasciata.

(5A)   Una persona cui si applica un’ordinanza, al momento in vigore, ai sensi del paragrafo 5, lettera (a)–

(a)

è consegnata allo Stato emittente interessato non oltre dieci giorni dalla data in cui l’ordinanza acquisisce efficacia, oppure

(b)

se non si è proceduto alla sua consegna ai sensi della lettera (a), essa è rilasciata.

(…)».

II – Fatti, questioni pregiudiziali e procedimento dinanzi alla Corte

7.

Il 9 luglio 2015, la High Court (Irlanda), agendo quale autorità giudiziaria dell’esecuzione, emetteva due ordinanze per la consegna del sig. Vilkas (il convenuto) alla Repubblica di Lituania. Le suddette ordinanze erano state adottate in esecuzione di due mandati d’arresto europei emanati da un giudice lituano (l’autorità giudiziaria emittente). Le ordinanze acquisivano efficacia, in conformità al diritto processuale nazionale, il 24 luglio 2015.

8.

In base all’articolo 16, paragrafo 3A, dell’European Arrest Warrant Act 2003 (legge sul mandato d’arresto europeo del 2003), l’autorità centrale irlandese (il Minister for Justice and Equality e, in questo caso, il «ricorrente») è tenuta a consegnare il convenuto allo Stato emittente «non oltre dieci giorni» dopo la data in cui le ordinanze acquisiscono efficacia. Nel caso di specie, ciò significa che la consegna doveva avvenire non oltre il 3 agosto 2015. Con le autorità lituane veniva concordato di effettuare la consegna il 31 luglio 2015 su un volo commerciale. Tuttavia, quel giorno, il convenuto si rifiutava di salire sull’aereo. Egli diveniva talmente agitato e aggressivo che il pilota del volo si rifiutava di farlo salire a bordo.

9.

Veniva concordata una nuova consegna del convenuto. La High Court fissava la data al 6 agosto 2015 e sottoponeva il convenuto a custodia. Il 13 agosto 2015 veniva compiuto un nuovo tentativo di consegna, anche in questo caso, su un volo commerciale. Ancora una volta, la condotta del convenuto impediva di procedere alla sua consegna.

10.

Il ricorrente contattava immediatamente le autorità lituane al fine di concordare una nuova data per la consegna. Considerata la condotta tenuta in precedenza dal convenuto, questa volta veniva proposto di trasportarlo via mare sino all’Europa continentale e poi, via terra, in Lituania. Gli accordi rispetto a una siffatta modalità di trasporto risultavano più complicati cosicché la nuova data di consegna veniva fissata per il 15 settembre 2015, previa approvazione da parte della High Court.

11.

Il 14 agosto 2015, la High Court stabiliva, sulla base della sua interpretazione dell’articolo 16, paragrafi da 3 a 5A, dell’European Arrest Warrant Act 2003, di non essere competente a pronunciarsi sulla richiesta di fissazione di una nuova data di consegna. La richiesta veniva respinta e il convenuto rilasciato. L’autorità centrale irlandese impugnava la suddetta decisione dinanzi al giudice del rinvio, la Court of Appeal (Irlanda). Il giudice del rinvio ritiene che sia necessario un intervento della Corte volto a chiarire l’articolo 16, paragrafi da 3 a 5A, dell’European Arrest Warrant Act of 2003, posto che le disposizioni in parola sono dirette a recepire l’articolo 23 della decisione quadro.

12.

Alla luce di tali circostanze, la Court of Appeal (Irlanda) ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

«(1)

Se l’articolo 23 della decisione quadro preveda e/o ammetta la possibilità di concordare per più di una volta una nuova data per la consegna.

(2)

In caso di risposta affermativa, se ciò sia possibile in una o in tutte le situazioni di seguito indicate: ossia, nel caso in cui la consegna del ricercato entro il termine di cui al paragrafo 2 sia già stata impedita da cause di forza maggiore per uno degli Stati membri, che hanno condotto a un accordo su una nuova data per la consegna e si sia accertato che

(i)

tali cause permangono, oppure

(ii)

dopo essere cessate, tali cause si ripresentano, oppure

(iii)

cessate dette cause, si sono presentate altre cause che hanno impedito o è probabile che impediscano di consegnare il ricercato entro il termine fissato in base alla suddetta nuova data di consegna».

13.

Con ordinanza del 24 novembre 2015, il giudice del rinvio chiedeva alla Corte di sottoporre la presente controversia al procedimento accelerato ai sensi dell’articolo 105, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte. Tale richiesta veniva respinta con ordinanza del presidente della Corte del 23 dicembre 2015 ( 4 ).

14.

Hanno presentato osservazioni scritte il sig. Vilkas, i governi irlandese, francese, lituano, austriaco, polacco e del Regno Unito e la Commissione. Il sig. Vilkas, i governi irlandese, lituano e del Regno Unito, nonché la Commissione hanno presenziato all’udienza del 20 luglio 2016.

III – Analisi

15.

Con la sua prima questione, la Court of Appeal (Irlanda) chiede alla Corte se l’articolo 23 della decisione quadro ammetta la possibilità di concordare per più di una volta una nuova data per la consegna. La seconda questione verte sull’interpretazione dell’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro ed è diretta a ottenere chiarimenti circa l’interpretazione della nozione di «cause di forza maggiore per uno degli Stati membri».

A – Prima questione: possibilità di concordare, per più di una volta, una nuova data di consegna

16.

Il giudice del rinvio ha sollevato la prima questione in termini generali rispetto all’articolo 23 della decisione quadro. Due paragrafi della disposizione in parola – l’articolo 23, paragrafi 3 e 4, della decisione quadro – permettono, a determinate condizioni, di concordare una nuova data di consegna dopo che è scaduto il periodo di 10 giorni dalla decisione finale sull’esecuzione del mandato di arresto europeo a norma dell’articolo 23, paragrafo 2. L’articolo 23, paragrafo 3, prevede la possibilità di concordare una nuova data di consegna quando la consegna entro il periodo fissato nell’articolo 23, paragrafo 2, è stata impedita da cause di forza maggiore per gli Stati membri. La disposizione in parola è pertinente nel caso di specie.

17.

Nella prima parte delle presenti conclusioni esaminerò l’articolo 23, paragrafo 3, da un punto di vista testuale, sistematico e teleologico. Posto che l’interpretazione della disposizione in questione incide direttamente sulla possibilità di mantenere il ricercato in stato di custodia, esaminerò di seguito la compatibilità dell’approccio proposto con il diritto fondamentale alla libertà come sancito nell’articolo 6 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»).

1. Interpretazione testuale dell’articolo 23, paragrafo 3

18.

Secondo il convenuto, la chiara formulazione dell’articolo 23 impedisce che sia fissata, per più di una volta, una nuova data di consegna. La Commissione e tutti gli Stati membri che hanno presentato osservazioni sono di opinione diversa.

19.

In primo luogo, occorre sottolineare che la formulazione dell’articolo 23 della decisione quadro non limita in nessun modo il numero di tentativi di consegna. Il testo della disposizione in parola e anche il suo titolo si riferiscono soltanto ai limiti di tempo per l’effettiva consegna.

20.

Così, considerando la mera formulazione della disposizione, la conclusione logica è che nulla, nella formulazione dell’articolo 23, impedisce di compiere più di un tentativo di consegna nei termini massimi previsti nei paragrafi da 2 a 4, purché ciò sia possibile da un punto di vista pratico.

21.

In secondo luogo, diversamente da quanto afferma il convenuto, il riferimento al «termine di cui al paragrafo 2» contenuto nell’articolo 23, paragrafo 3, non esclude chiaramente la possibilità di concordare una nuova data per più di una volta.

22.

Il convenuto afferma che le parole «entro il termine di cui al paragrafo 2» si riferiscono al lasso di tempo stabilito che decorre dalla data della decisione finale sull’esecuzione del mandato d’arresto europeo. L’articolo 23, paragrafo 3, permetterebbe pertanto di fissare solo una nuova data di consegna.

23.

Non condivido tale opinione. Come hanno osservato la Commissione e il governo polacco, il riferimento al «termine di cui al paragrafo 2» contenuto nell’articolo 23, paragrafo 3, lungi dall’essere chiaro, può essere interpretato in diversi modi.

24.

La Commissione ha sostenuto che l’espressione «termine di cui al paragrafo 2» può essere interpretata nel senso che essa si riferisce alla durata di tale periodo: dieci giorni. Tale approccio, sostenuto dal governo irlandese, implica che dopo che si sono verificate le prime «cause di forza maggiore per uno degli Stati membri», la nuova data di consegna concordata farebbe decorrere un nuovo periodo di dieci giorni. Se, nel corso dei suddetti dieci giorni, dovessero verificarsi nuove «cause di forza maggiore (…)», sarebbe possibile concordare una nuova data di consegna.

25.

Può essere ipotizzata un’altra interpretazione: l’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro prevede un’eccezione ove la consegna non possa essere compiuta nel periodo indicato nel paragrafo 2. Ciò significa che ogni nuova data di consegna risultante da una reiterata applicazione dell’articolo 23, paragrafo 3, soddisferebbe anche la condizione secondo cui la consegna è stata impedita nel corso dell’iniziale termine «di cui al paragrafo 2».

26.

A mio avviso, il riferimento, contenuto nell’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro, al «termine di cui al paragrafo 2» dovrebbe essere interpretato in conformità all’approccio generale dell’articolo 23. Come indicato, la disposizione in parola disciplina i termini ma non il numero di tentativi di consegna.

27.

In ogni caso, le interpretazioni alternative prospettate dal convenuto e dalla Commissione mostrano che anche se l’articolo 23, paragrafo 3, fa fortemente ritenere che il riferimento al «termine di cui al paragrafo 2» riguardi i termini e non il numero di tentativi, la formulazione della disposizione in questione non è dirimente: è quindi necessario procedere a un esame del suo contesto e dell’obiettivo da essa perseguito.

2. Interpretazioni sistematiche e teleologiche

28.

L’articolo 23, paragrafo 3, costituisce un’eccezione nell’ambito dell’articolo 23. Il suo obiettivo è quello di affrontare quelle situazioni specifiche e limitate in cui la consegna entro i termini «normali» previsti nell’articolo 23, paragrafo 2, è stata impedita da «cause di forza maggiore per uno degli Stati membri». Ciò permette una deroga ai termini, altrimenti stringenti, in una serie molto limitata di casi che, come ogni altra deroga alle disposizioni di legge, deve essere interpretata in maniera restrittiva.

29.

L’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro opera quindi come una norma di tutela che riconosce la complessità delle procedure di consegna, le quali implicano – per definizione – che siano organizzati complessi viaggi internazionali. Eccezioni simili o equivalenti sono di norma presenti nei trattati in materia di estradizione ( 5 ). L’articolo 23, paragrafo 3, mira quindi a evitare che un mandato d’arresto europeo, la cui esecuzione sia già stata approvata dall’autorità giudiziaria dell’esecuzione, sia compromesso da eventi inusuali o fortuiti, estranei al regolare iter della procedura. L’articolo 23, paragrafo 3, mira in definitiva a evitare l’impunità «accidentale» ( 6 ).

30.

Così, in linea con il governo lituano, ritengo che la natura eccezionale delle circostanze che comportano l’applicazione dell’articolo 23, paragrafo 3, sia di per sé un argomento contro un limite prestabilito al numero di possibili accordi su una nuova data di consegna. In caso contrario sussisterebbe il rischio di pervenire a risultati piuttosto assurdi. Per fare un esempio estremo, a seguito di un tentativo di consegna fallito a causa dell’esplosione di un vulcano e del conseguente divieto di volo, un accordo su un secondo tentativo potrebbe essere vanificato da un terremoto.

31.

Inoltre, restando a livello sistematico, occorre sottolineare che l’articolo 23 è collocato proprio al termine di una procedura di consegna piuttosto complessa prevista nel capo 2 della decisione quadro. Esso entra in gioco dopo che tutti gli altri passaggi necessari – compresa la decisione sull’esecuzione del mandato d’arresto europeo a norma dell’articolo 15 – sono già stati adottati dall’autorità giudiziaria dell’esecuzione. Ove si ripresentino «cause di forza maggiore (…)», un’interpretazione che impedisca la fissazione di una nuova data di consegna per più di una volta ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 3, precluderebbe un esito positivo dell’intera procedura.

32.

La Commissione e gli Stati membri che hanno presentato osservazioni hanno altresì posto l’accento sugli obiettivi generali della decisione quadro. La giurisprudenza della Corte sottolinea come detto strumento miri ad agevolare e accelerare la cooperazione giudiziaria mediante l’istituzione di un nuovo sistema, semplificato e più efficace. E ciò nell’ottica di promuovere l’obiettivo più generale assegnato all’Unione europea «di diventare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia fondandosi sull’elevato livello di fiducia che deve esistere tra gli Stati membri» ( 7 ). L’obiettivo di accelerare la cooperazione giudiziaria è particolarmente evidente nel trattamento dei termini per l’adozione di decisioni relative al mandato d’arresto europeo ( 8 ) e dei termini per l’effettiva consegna.

33.

In base alla giurisprudenza della Corte, quando più interpretazioni sono possibili, occorre privilegiare quella idonea a salvaguardare l’effetto utile della norma e dello strumento giuridico in esame ( 9 ). Un’interpretazione dell’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro, che ammetta la possibilità – se le condizioni contenute nella disposizione in parola sono soddisfatte – di concordare per più di una volta una nuova data per la consegna rafforza indubbiamente gli obiettivi della decisione quadro di facilitare e accelerare la cooperazione giudiziaria.

3. Conclusione intermedia

34.

Per le ragioni che precedono, l’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro dovrebbe essere interpretato, a mio avviso, nel senso che ammette la possibilità di concordare per più di una volta una nuova data per la consegna.

35.

È evidente che una siffatta interpretazione incide sulla possibilità di mantenere il ricercato in stato di detenzione. La protratta applicazione dell’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro impedisce l’attivazione dell’articolo 23, paragrafo 5, che impone il rilascio del ricercato, ove si trovi in stato di custodia. Inoltre, come correttamente osservato dalla Commissione in udienza e contrariamente a quanto affermato dai governi francese e lituano, l’obbligo di rilasciare il ricercato ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 5, consiste in un rilascio effettivo e incondizionato, contrapposto alla «rimessa in libertà provvisoria» ai sensi dell’articolo 12 della decisione quadro. Di conseguenza, l’obbligo derivante dall’articolo 12 della decisione quadro di adottare le misure necessarie per evitare che il ricercato si dia alla fuga non può continuare ad esistere, sulla base del solo mandato d’arresto europeo, una volta che è fatto scattare l’articolo 23, paragrafo 5.

36.

In generale, concordo con il convenuto nel ritenere che le disposizioni della decisione quadro devono essere interpretate nel rispetto del diritto alla libertà sancito nell’articolo 6 della Carta ( 10 ). Come previsto nell’articolo 1, paragrafo 3, della decisione quadro e confermato dalla Corte, lo strumento di cui trattasi non può avere l’effetto di modificare l’obbligo di rispettare i diritti fondamentali sanciti dalla Carta ( 11 ).

37.

Tuttavia, concordo con le osservazioni dei governi irlandese e del Regno Unito secondo cui interpretare l’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro nel senso che esso ammette la possibilità di concordare per più di una volta una nuova data per la consegna non implica di per sé un risultato contrario all’articolo 6 della Carta. La ragione è semplice: l’articolo 23, paragrafo 3, non dispone, né disciplina la detenzione ( 12 ). La decisione quadro si è consapevolmente astenuta dall’interferire con il potere degli Stati membri di disciplinare la detenzione anteriore alla consegna. La consegna non è subordinata al fatto che il ricercato si trovi in stato di custodia. Ciò trova conferma nell’articolo 12 della decisione quadro, il quale stabilisce che quando una persona viene arrestata sulla base di un mandato d’arresto europeo, l’autorità giudiziaria dell’esecuzione decide se la persona debba o meno rimanere in stato di custodia. Inoltre, anche se durante la procedura di consegna l’autorità giudiziaria dell’esecuzione ha l’obbligo di adottare le misure necessarie per garantire che permangano le condizioni materiali necessarie all’effettiva consegna ( 13 ), la decisione quadro non impone la custodia né disciplina la sua durata o le sue condizioni, che restano soggette alla normativa nazionale ( 14 ).

4. I limiti

38.

Tuttavia, il fatto che la decisione quadro non disciplini, di per sé, la detenzione non significa che non ci siano limiti collegati alla potenziale reiterata applicazione del suo articolo 23, paragrafo 3. È vero piuttosto il contrario. Nell’applicare l’articolo 23, paragrafo 3, gli Stati membri devono rispettare due tipi di limiti: in primo luogo, quelli interni alla decisione quadro e, in secondo luogo, quelli esterni ad essa e che traggono origine dal diritto fondamentale alla libertà e alla sicurezza sancito dall’articolo 6 della Carta.

a) Limiti fissati dalla decisione quadro

39.

Numerosi limiti sono previsti nella decisione quadro stessa.

40.

In primo luogo, una reiterata applicazione dell’articolo 23, paragrafo 3, è ammessa soltanto in presenza di cause di forza maggiore per gli Stati membri, interpretate in modo restrittivo, come sosterrò nella risposta alla seconda questione pregiudiziale.

41.

In secondo luogo, gli Stati membri sono sempre soggetti all’obbligo sancito dall’articolo 23, paragrafo 1, di consegnare il ricercato al più presto.

42.

In terzo luogo, la possibilità di applicare nuovamente l’articolo 23, paragrafo 3, continua ad essere soggetta a termini stringenti. L’autorità giudiziaria dell’esecuzione è tenuta a contattare l’autorità giudiziaria emittente immediatamente e a concordare una nuova data di consegna, dopodiché si applica un nuovo termine di 10 giorni.

43.

Infine, aspetto questo ancor più importante, il mancato rispetto di un termine, sia esso ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 2, o dell’articolo 23, paragrafo 3, fa scattare immediatamente l’articolo 23, paragrafo 5, che impone il rilascio del ricercato dalla custodia.

44.

Di conseguenza, l’articolo 23, paragrafo 3, fissando dei termini rigorosi al fine di accelerare la cooperazione giudiziaria contiene un obbligo di diligenza. Ciò promuove il rispetto dell’articolo 6 della Carta interpretato in combinato disposto con l’articolo 5, paragrafo 1, lettera f), della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). I termini, come già si osservava nella proposta della Commissione, non mirano soltanto a un’accelerazione delle procedure a vantaggio dell’efficacia della cooperazione giudiziaria e del riconoscimento reciproco ma sono anche collegati al diritto dei soggetti coinvolti in un procedimento giudiziario ad ottenere una decisione in giudizio in tempi ragionevoli ( 15 ). Come osservato dal governo polacco, l’articolo 23 mira anche a proteggere il ricercato dal rischio di essere mantenuto in custodia per un periodo eccessivamente lungo a causa di ritardi nella procedura di consegna.

b) Limiti derivanti dagli obblighi in materia di diritti fondamentali

45.

Nell’adottare una decisione in materia di detenzione al fine di adempiere gli obblighi derivanti dalla decisione quadro, gli Stati membri agiscono nell’ambito di applicazione del diritto dell’Unione. Essi sono quindi soggetti alla Carta, a norma del suo articolo 51, paragrafo 1.

46.

In particolare, gli Stati membri sono tenuti a rispettare il diritto alla libertà e alla sicurezza sancito nell’articolo 6 della Carta. In base all’articolo 52, paragrafo 3, della Carta, laddove essa contenga diritti corrispondenti a quelli garantiti dalla CEDU, il significato e la portata degli stessi sono uguali a quelli conferiti dalla suddetta convenzione ( 16 ). Le spiegazioni relative alla Carta stabiliscono che il suo articolo 6 corrisponde all’articolo 5 della CEDU ( 17 ). In base all’articolo 5, paragrafo 1, della CEDU, nessuno può essere privato della libertà, se non in casi specifici e nei modi previsti dalla legge.

47.

Nonostante le differenze rispetto ai meccanismi tradizionali di estradizione ( 18 ) che la decisione quadro mira a superare ( 19 ), è pacifico che lo standard di protezione applicabile alla detenzione anteriore alla consegna in base al mandato d’arresto europeo è quello dell’articolo 5, paragrafo 1, lettera f), della CEDU ( 20 ). Tale disposizione parla «dell’arresto o della detenzione regolari di (…) una persona contro la quale è in corso un procedimento (…) d’estradizione».

48.

La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo (Corte EDU) sull’articolo 5, paragrafo 1, lettera f), della CEDU delinea requisiti essenziali applicabili alla detenzione anteriore alla consegna ai sensi dell’articolo 23 della decisione quadro. In primis, la detenzione è giustificata soltanto se la procedura è eseguita con «la necessaria diligenza». In secondo luogo, la detenzione deve essere «regolare», anche rispetto ai requisiti attinenti alla «qualità della legge». In terzo luogo, in base all’articolo 52, paragrafo 1, della Carta, le limitazioni ai diritti fondamentali – come la privazione della libertà – devono rispettare il principio di proporzionalità. Esaminerò ora, uno dopo l’altro, i suddetti tre limiti.

49.

Il primo limite incide soprattutto sulla durata complessiva della detenzione anteriore alla consegna. Se la procedura non è svolta con la dovuta diligenza, la custodia cessa di essere giustificata ( 21 ). L’autorità giudiziaria dell’esecuzione può decidere di trattenere il ricercato in custodia soltanto a condizione che la procedura di consegna «sia stat[a] condott[a] con sufficiente diligenza e, pertanto, che la durata della custodia non risulti eccessiva» ( 22 ). Come indicato supra al paragrafo 44 delle presenti conclusioni, i termini imposti dall’articolo 23 della decisione quadro rafforzano il requisito della necessaria diligenza.

50.

In base al secondo limite, ogni privazione della libertà deve, a norma dell’articolo 5, paragrafo 1, lettera f), della CEDU essere «regolare». Ciò implica che la detenzione dovrebbe avvenire in un «modo previsto dalla legge» come sancito dall’articolo 5, paragrafo 1, della CEDU ( 23 ). Essa deve rispettare le regole sostanziali e processuali del diritto nazionale e dovrebbe essere conforme all’obiettivo di proteggere l’individuo dall’arbitrio ( 24 ). Nel valutare la «regolarità» della detenzione svolge un ruolo fondamentale il principio generale della certezza del diritto. Il requisito della «regolarità» si riferisce quindi anche alla «qualità della legge»: «è quindi essenziale che le condizioni per la privazione della libertà in base alla normativa nazionale siano chiaramente definite e che la legge stessa sia prevedibile nella sua applicazione (…)» ( 25 ).

51.

Tenendo presente questo, occorre notare che l’articolo 23, paragrafo 3, offre pertanto un contesto giuridico per giustificare il mantenimento della detenzione anteriormente alla consegna. Tuttavia, tale previsione non definisce le specifiche condizioni per la privazione della libertà.

52.

In linea con le argomentazioni avanzate dall’avvocato generale Sharpston nella causa N., nell’esaminare se le restrizioni al diritto alla libertà soddisfino le condizioni di regolarità e «qualità della legge» occorre tener conto, non soltanto della disposizione di diritto dell’Unione di cui trattasi, ma anche del diritto nazionale ( 26 ). Infatti, nel valutare il requisito della «regolarità», la Corte EDU ha riconosciuto che strumenti di cooperazione internazionale possono fungere da base giuridica per la detenzione nell’ottica dell’estradizione. Tuttavia, nel valutare il criterio della «qualità della legge» (l’esigenza di accessibilità, precisione e prevedibilità), la Corte EDU ha ritenuto che la mancanza di una regolamentazione complessiva della procedura da seguire nell’ambito di tali strumenti rendeva necessario esaminare la normativa nazionale ( 27 ).

53.

Ciò produce una conseguenza molto concreta per una reiterata applicazione dell’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro. Il requisito della «qualità della legge» esige che una misura di detenzione può essere legittimamente protratta sulla base di reiterate «cause di forza maggiore per uno degli Stati membri» solo se la combinazione tra le disposizioni della decisione quadro e le disposizioni nazionali di attuazione soddisfano i requisiti di accessibilità, precisione e prevedibilità.

54.

Quanto al terzo limite, occorre ricordare che l’autorità giudiziaria dell’esecuzione è altresì vincolata dal requisito della proporzionalità. Come stabilito dalla Corte, l’articolo 52, paragrafo 1, della Carta impone che un mandato d’arresto europeo non possa giustificare il protrarsi della detenzione del ricercato senza alcun limite temporale ( 28 ). Di conseguenza, nell’adottare la decisione di protrarre la detenzione ai fini dell’applicazione dell’articolo 23, paragrafo 3, analogamente a quanto dichiarato dalla Corte nella sentenza Lanigan, l’autorità giudiziaria dell’esecuzione deve effettuare un esame concreto della situazione, tenendo conto di tutti gli elementi pertinenti al fine di valutare la giustificazione della durata della detenzione, quali la sentenza che sarà verosimilmente adottata o che è stata adottata in merito alle condotte alla base del mandato d’arresto europeo, il rischio di fuga, gli interventi delle autorità competenti e, se del caso, il «contributo del ricercato a tale durata» ( 29 ).

55.

Spetta al giudice del rinvio verificare se le disposizioni nazionali in materia di detenzione anteriore alla consegna, in combinato disposto con l’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro, e la loro applicazione al caso di specie soddisfino i suddetti tre requisiti.

5. Risposta alla prima questione

56.

A mio avviso, l’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro deve essere interpretato nel senso che consente di concordare, per più di una volta, una nuova data per la consegna. In caso di reiterata applicazione dell’articolo 23, paragrafo 3, il ricercato può essere mantenuto in stato di custodia in conformità dell’articolo 6 della Carta soltanto se la procedura di consegna soddisfi l’obbligo di necessaria diligenza, le disposizioni nazionali applicabili siano prevedibili, accessibili e precise e la detenzione rispetti il principio di proporzionalità.

B – Seconda questione

57.

In caso di risposta affermativa alla prima questione, la seconda delle questioni poste dal giudice del rinvio è diretta a stabilire le circostanze in presenza delle quali è possibile concordare, per più di una volta, una nuova data per la consegna ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 3. Il giudice del rinvio indica diverse possibilità: quando le «cause di forza maggiore (…)» permangono, oppure quando, dopo essere cessate, dette cause si sono ripresentate, oppure quando si sono presentate altre cause che hanno impedito o è probabile che impediscano di consegnare il ricercato entro il termine richiesto.

58.

Il punto comune e preliminare di tutte le ipotesi suddette è la presenza di «cause di forza maggiore per uno degli Stati membri». Nella presente parte delle conclusioni, analizzerò quindi anzitutto tale nozione. Valuterò poi se una condotta personale possa essere considerata una «causa di forza maggiore» per uno degli Stati membri. In terzo luogo, collocherò tale nozione nel contesto di un impedimento alla consegna persistente, ricorrente o nuovo ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 3.

1. «Circumstances beyond the control of any of the Member States (circostanze che sfuggono al controllo di uno degli Stati membri)» o «forza maggiore»?

59.

La formulazione dell’articolo 23, paragrafo 3, diverge nelle varie versioni linguistiche della decisione quadro. In inglese e nella maggior parte delle versioni linguistiche, la disposizione in parola fa riferimento a «circumstances beyond the control» di uno degli Stati membri ( 30 ). Altre versioni rimandano alla nozione di forza maggiore ( 31 ).

60.

Tale differenza non è priva di conseguenze. La forza maggiore, come definita da una giurisprudenza costante della Corte in vari contesti, si riferisce a circostanze indipendenti dall’operatore, anormali e imprevedibili, le cui conseguenze non avrebbero potuto essere evitate nonostante l’uso della massima diligenza ( 32 ). Di contro, si può affermare che le «circumstances beyond the control» si riferiscono soltanto a uno degli elementi della definizione di forza maggiore. In quanto tali, esse, sotto il profilo logico, costituiscono un sottogruppo della nozione di forza maggiore. Esse comprenderebbero pertanto un novero più ampio di situazioni ( 33 ).

61.

Tuttavia, l’esame dei lavori preparatori mostra, come ha sostenuto il governo lituano, che la nozione di «circumstances beyond the control» ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 3, era intesa come corrispondente alla nozione tradizionale di forza maggiore quale interpretata dalla Corte.

62.

La versione inglese della bozza di articolo 23, paragrafo 3, contenuta nella Proposta originaria della Commissione, fa riferimento alle «circumstances beyond the control» (tuttavia, soltanto dello Stato membro di esecuzione) ( 34 ). La relazione di accompagnamento alla proposta della Commissione si riferiva tuttavia alla nozione di «force majeure». La relazione in parola spiegava inoltre che la formulazione dei paragrafi 2 e 3 dell’articolo 23 si ispirava all’articolo 11 della Convenzione del 1995 ( 35 ). La formulazione della suddetta disposizione fa riferimento, nella netta maggioranza delle lingue autentiche, alla nozione di forza maggiore ( 36 ).

63.

La Proposta stessa della Commissione fa riferimento alla relazione esplicativa della Convenzione del 1995, secondo cui la nozione di forza maggiore dovrebbe essere interpretata in maniera restrittiva ( 37 ). La necessità dell’interpretazione restrittiva deriva quindi dal fatto che l’articolo 23, paragrafo 3, configura un’eccezione rispetto al normale svolgimento della procedura di consegna ( 38 ) e può avere un impatto sulla privazione della libertà del ricercato.

64.

In sintesi, dal mio punto di vista, le nozioni di «circumstances beyond the control» e di «forza maggiore» dovrebbero essere considerate equivalenti ai fini degli obiettivi dell’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro.

2. Forza maggiore e condotta personale nel contesto dell’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro

65.

In vari contesti, la Corte ha ritenuto che la nozione di forza maggiore non si limiti all’impossibilità assoluta ( 39 ). Essa ha individuato due elementi essenziali della forza maggiore che sono rilevanti ai fini dell’interpretazione della suddetta nozione nel contesto della decisione quadro. In primo luogo, un elemento oggettivo, inerente alla natura delle circostanze: le circostanze devono essere anormali, imprevedibili ed estranee al soggetto che si avvale dell’eccezione in parola. In secondo luogo, un elemento soggettivo, costituito dall’obbligo di «premunirsi contro le conseguenze dell’evento anormale, adottando misure appropriate senza incorrere in sacrifici eccessivi» ( 40 ).

66.

La valutazione dei suddetti due elementi dipende tuttavia dal contesto. Esso può variare nei diversi settori del diritto dell’Unione ( 41 ).

67.

Occorre quindi tener conto dello specifico contesto della decisione quadro. Lo strumento in parola opera nell’ambito della cooperazione giudiziaria in materia penale nell’ottica di accelerare e semplificare le procedure di consegna. A tali fini, devono essere osservati limiti di tempo rigorosi. La celerità e la diligenza delle autorità sono quindi essenziali nella fase della consegna. Tali ragioni, unitamente alla natura di eccezione dell’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro e al suo impatto sulla libertà personale, implicano una valutazione rigorosa e piuttosto restrittiva dei suddetti elementi.

68.

Per quanto attiene al primo elemento della forza maggiore, la condotta del ricercato può essere considerata come «causa di forza maggiore (…)» ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 3, se imprevedibile e fuori dal controllo degli Stati membri che la deducono. La condotta aggressiva al momento della consegna può quindi essere considerata come un evento imprevisto ed estraneo solo se gli elementi di fatto a disposizione delle autorità non lasciavano in alcun modo presagire che potesse verificarsi una siffatta situazione. Nel valutare la probabilità di tale eventuale ipotesi, le autorità nazionali devono tener debito conto dello specifico contesto di fatto di ogni singolo caso, prendendo in considerazione, in particolare, aspetti quali i reati per cui la persona è ricercata o è stata condannata, la condotta tenuta durante la detenzione, i precedenti e ogni altro elemento pertinente ricavabile dal fascicolo nazionale.

69.

La Commissione ha osservato che le autorità devono, in molti casi, affidarsi a società private quali intermediari per il trasporto: il fatto che vettori aerei commerciali possano rifiutare l’imbarco a persone violente dovrebbe quindi essere considerato, in larga misura, al di fuori del controllo delle autorità.

70.

Concordo che un evento siffatto può essere considerato al di fuori del controllo (fisico) dello Stato membro. Tuttavia, la reazione di un pilota di un aereo commerciale nel caso di una condotta agitata e/o aggressiva di un passeggero difficilmente può essere considerata un evento imprevedibile. Al contrario, di fatto, e considerato che esistono regole ben note in materia di sicurezza e di protocolli per tali evenienze, una siffatta reazione da parte di un pilota è piuttosto prevedibile.

71.

Tale posizione non impedisce che una condotta improvvisa, inattesa e violenta del ricercato possa, in sé, soddisfare il primo elemento della definizione di forza maggiore. Essa impedisce tuttavia di sostenere che la reazione normale e prevedibile di un pilota messo di fronte a una siffatta situazione costituisca, di per sé, forza maggiore. Dopo tutto, la scelta delle modalità di trasporto compete agli Stati membri e su di essi grava pertanto la responsabilità per aver fatto una scelta del genere.

72.

Passando al secondo elemento, occorre osservare che, per rispettare il requisito dell’esercizio della «massima diligenza» per evitare che la consegna sia impedita, la diligenza che ci si attende dalle autorità degli Stati membri è particolarmente elevata ove essi stiano operando nell’ambito della cooperazione giudiziaria nel settore penale, a maggior ragione nel momento delicato dell’effettiva consegna. Le autorità responsabili per la consegna negli Stati membri dovrebbero compiere ogni ragionevole sforzo per garantire che la persona sia effettivamente consegnata. Tenuto conto del profilo del ricercato, potrebbero essere necessari piani di emergenza.

73.

Nell’adottare la diligenza di cui trattasi, gli sforzi per garantire la consegna effettiva devono essere proporzionati alla specifica situazione del ricercato al fine di non violare l’articolo 4 della Carta. Come osservato dal governo irlandese, in linea con la giurisprudenza della Corte EDU, con riferimento alla privazione della libertà di una persona, «ogni ricorso alla forza fisica che non sia reso strettamente necessario dalla condotta di questa limita la dignità umana ed integra, in linea di principio, una violazione del diritto sancito nell’articolo 3 della Convenzione» ( 42 ).

74.

Tuttavia, non è possibile fondarsi sul requisito del rispetto degli standard imposti dai diritti fondamentali durante la procedura di consegna, che costituisce parte delle responsabilità ordinarie delle autorità, per estendere eccessivamente la nozione di forza maggiore. L’obbligo di rispettare i diritti fondamentali può offrire un sostegno per la posizione dello Stato membro che adduce un’ipotesi di forza maggiore soltanto quando, pur avendo adottato tutte le misure imposte dalla diligenza necessaria, la consegna è stata impedita da una condotta imprevedibile del ricercato, in linea con quanto osservato al paragrafo 65 delle presenti conclusioni.

3. «Cause di forza maggiore (…)» persistenti, ricorrenti o nuove

75.

Alla luce dell’analisi che precede, ove siano soddisfatte le condizioni della forza maggiore, la condotta aggressiva del ricercato potrebbe giustificare il ricorso all’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro. Tuttavia, la possibilità di riconoscere l’esistenza di cause «di forza maggiore (…)» per gli Stati membri al fine di applicare nuovamente l’articolo 23, paragrafo 3, sulla base di un reiterato episodio di condotta aggressiva – che è l’obiettivo della seconda questione pregiudiziale sollevata dal giudice del rinvio – necessita di un esame ulteriore.

76.

La Commissione e i governi irlandese e del Regno Unito ritengono che siffatte «cause di forza maggiore (…)» nel senso dell’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro sussistono in tutte e tre situazioni elencate dal giudice del rinvio nella sua seconda questione, vale a dire in presenza di «cause di forza maggiore (…)» persistenti, ricorrenti o nuove.

77.

Dal mio punto di vista, tuttavia, è necessario adottare un approccio più sfumato. Le tre tipologie di situazioni astrattamente ipotizzate dal giudice del rinvio possono comportare delle nuove «cause di forza maggiore (…)» solo in presenza di entrambi gli elementi della forza maggiore descritti supra, al paragrafo 65. Spetta ai giudici nazionali stabilire se ciò ricorra nel contesto delle circostanze del caso di specie. È tuttavia possibile svolgere qualche considerazione generale al fine di essere d’ausilio ai giudici nazionali nei loro compiti.

78.

Relativamente alla prima situazione, ossia alle cause persistenti, il governo lituano sostiene, a mio avviso correttamente, che cause che permangono in pendenza del nuovo termine non dovrebbero essere trattate, in linea di principio come forza maggiore, in quanto esse sarebbero – in realtà – prevedibili in ragione della loro continuità. Se persiste lo stesso tipo di cause straordinarie, nessuna autorità nazionale diligente che agisce con la diligenza necessaria fissa verosimilmente un’altra data di consegna.

79.

Anche la seconda situazione – vale a dire «cause di forza maggiore» che, dopo essere cessate, si ripresentano – è priva dell’elemento di imprevedibilità, salvo che il ripetersi dell’evento fosse in sé imprevedibile, ad esempio, in quanto la situazione si è ripresentata con un’intensità o in condizioni che modificano sostanzialmente la situazione rispetto al primo evento.

80.

Relativamente all’elemento soggettivo della forza maggiore, in entrambi i casi, quando le cause permangono o si ripresentano, il fatto che si sia già verificata una situazione simile ovviamente innalza la soglia della «necessaria diligenza» che le autorità nazionali sono chiamate a prestare.

81.

In sintesi, la preesistenza o la persistenza di cause della stessa natura che conducono all’applicazione dell’articolo 23, paragrafo 3, rende particolarmente la possibilità che siano soddisfatti i requisiti di imprevedibilità e diligenza necessaria intrinseci alla nozione di forza maggiore.

82.

La terza situazione riguarda l’ipotesi in cui determinate «cause di forza maggiore (…)» sono cessate, ma sono emerse circostanze differenti che hanno impedito o è probabile che impediscano di consegnare il ricercato entro il termine fissato.

83.

A mio avviso, in effetti questa terza situazione ha più probabilità di dar validamente luogo alla reiterata applicazione dell’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro. È vero che è piuttosto improbabile la possibilità che una diversa e reale ipotesi di forza maggiore si presenti per più di una volta, nell’ambito di una procedura di consegna. Tuttavia, posto che la realtà spesso supera la fantasia, non si può di certo escludere che ciò possa verificarsi.

84.

In conclusione, qualora si aderisca all’interpretazione restrittiva della nozione di forza maggiore suggerita nelle presenti conclusioni, è chiaro che l’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro può trovare una reiterata applicazione soltanto in situazioni del tutto eccezionali. Alla luce di quanto precede, la condotta aggressiva del ricercato che ha vanificato un primo tentativo di consegna potrebbe essere qualificata come forza maggiore solo se dal fascicolo e dalle circostanze di fatto del caso specifico non emergesse alcun elemento che avrebbe dovuto indurre le autorità giudiziarie nazionali a prevedere ragionevolmente una siffatta evenienza. Di contro, la ripetizione di una condotta pressoché identica che impedisca un successivo tentativo di consegna non potrebbe ragionevolmente essere qualificata come forza maggiore, salvo che, in base ai fatti di causa, l’autorità competente avesse motivo di ritenere che un’ipotesi siffatta non si sarebbe ripresentata.

85.

Spetta al giudice nazionale accertare, sulla base di tutti i fatti a sua disposizione, se i requisiti di cui all’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro siano stati soddisfatti per una seconda volta nel caso di specie.

4. Risposta alla seconda questione

86.

L’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro deve essere, a mio avviso, interpretato nel senso che esso ammette la possibilità di concordare per più di una volta una nuova data per la consegna solo se le cause nuove o ricorrenti che hanno impedito la consegna configurino esse stesse una nuova ipotesi di forza maggiore.

C – Considerazioni finali

87.

Restano sullo sfondo nella presente controversia due più ampi interessi contrastanti, forse non interamente articolati, ma di certo rilevanti: il principio morale fondamentale secondo cui nessuno può trarre vantaggio dal proprio illecito ( 43 ) e la necessità di indurre gli Stati membri ad affrontare la procedura di consegna in modo responsabile quanto alla sua pianificazione ed esecuzione.

88.

Le presenti conclusioni mirano ad un compromesso ragionevole tra i due interessi nel rispetto dei diritti fondamentali della persona ricercata: in presenza di cause di forza maggiore nuove o ricorrenti per uno degli Stati membri, da interpretarsi in maniera restrittiva, è possibile fissare una nuova data di consegna, ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro, per più di una volta. Tale possibilità è però soggetta a chiari limiti, sia interni che esterni. Dal punto di vista interno, nell’ambito della decisione quadro, devono sussistere effettive cause di forza maggiore per gli Stati membri e non soltanto situazioni imputabili alla mancanza di preparazione degli Stati membri o alla loro convenienza. In mancanza di siffatte cause, il ricercato deve essere rilasciato immediatamente ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 5. Dal punto di vista esterno, in caso di reiterato ricorso all’articolo 23, paragrafo 3, la lunghezza e le condizioni della custodia sono soggette alla Carta interpretata alla luce della CEDU.

89.

Occorre infine sottolineare che l’ambito di applicazione delle presenti conclusioni è limitato all’interpretazione della nozione di «causa di forza maggiore (…)» e alla possibilità di una reiterata applicazione dell’articolo 23, paragrafo 3. Tuttavia, è giusto riconoscere che le questioni giuridiche affrontate nelle presenti conclusioni, dirette a fornire una risposta utile alle specifiche questioni poste dal giudice del rinvio nell’ambito della presente controversia, non esauriscono i problemi interpretativi potenzialmente sollevati dall’attuale formulazione dell’articolo 23 della decisione quadro. In particolare, le presenti conclusioni non prendono posizione sullo status giuridico o sulla validità di un mandato d’arresto europeo una volta che debba essere applicato l’articolo 23, paragrafo 5, della decisione quadro, che comporta l’obbligo di rilasciare il ricercato dalla custodia.

IV – Conclusione

90.

Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo alla Corte di rispondere alle questioni sollevate dalla Court of Appeal (Irlanda) come segue:

1)

L’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri deve essere interpretato nel senso che esso consente di concordare per più di una volta una nuova data per la consegna. In caso di reiterata applicazione dell’articolo 23, paragrafo 3, il ricercato può essere mantenuto in stato di custodia in conformità dell’articolo 6 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea soltanto se la procedura di consegna soddisfi l’obbligo di necessaria diligenza, le disposizioni nazionali applicabili siano prevedibili, accessibili e precise e la detenzione rispetti il principio di proporzionalità.

2)

L’articolo 23, paragrafo 3, della decisione quadro deve essere interpretato nel senso che consente di concordare per più di una volta una nuova data per la consegna solo se le circostanze nuove o ricorrenti che hanno impedito detta consegna configurino esse stesse una nuova ipotesi di forza maggiore.


( 1 ) Lingua originale: l’inglese.

( 2 ) Midnight Run (1988), diretto da Martin Brest, prodotto dalla Universal Pictures.

( 3 ) GU 2002, L 190, pag. 1, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del 26 febbraio 2009 (GU 2009, L 81, pag. 24) (in prosieguo: la «decisione quadro»).

( 4 ) Vilkas (C‑640/15, EU:C:2015:862).

( 5 ) Ad esempio, l’articolo 11, paragrafo 3, della Convenzione stabilita sulla base dell’articolo K.3 del Trattato sull’Unione europea, relativa alla procedura semplificata di estradizione tra gli Stati membri dell’Unione europea (GU 1995, C 78, pag. 2) e l’articolo 18, paragrafo 5, della Convenzione europea di estradizione del 1957. Rispetto a quest’ultima è stato sostenuto che non sussisterebbero obiezioni a una reiterata applicazione della regola in parola (v. Manzanares Samaniego, J. L., El Convenio Europeo de Extradición, Bosch, Barcellona, 1986, pag. 219).

( 6 ) L’obiettivo di evitare l’impunità è stato riconosciuto dalla Corte come obiettivo legittimo di interesse generale nel diritto dell’Unione europea (v. sentenze del 6 settembre 2016, Petruhhin, C‑182/15, EU:C:2016:630, punti da 37 a 39, e del 27 maggio 2014, Spasic, C‑129/14 PPU, EU:C:2014:586, punti 6365).

( 7 ) Sentenza del 5 aprile 2016, Aranyosi e Căldăraru, C‑404/15 e C‑659/15 PPU, EU:C:2016:198 punto 76 e la giurisprudenza ivi citata).

( 8 ) Sentenza del 30 maggio 2013, F. (C‑168/13 PPU, EU:C:2013:358, punto 58).

( 9 ) V., ad esempio, sentenza del 7 ottobre 2010, Lassal (C‑162/09, EU:C:2010:592, punto 51). V. anche, in proposito, sentenza del 16 luglio 2015, Lanigan (C‑237/15 PPU, EU:C:2015:474, punti da 35 a 42).

( 10 ) V., in senso analogo, rispetto all’articolo 12, sentenza del 16 luglio 2015, Lanigan (C‑237/15 PPU, EU:C:2015:474, punto 54).

( 11 ) Sentenza del 16 luglio 2015, Lanigan (C‑237/15 PPU, EU:C:2015:474, punto 53).

( 12 ) La materia della detenzione nell’ambito dei procedimenti penali non è attualmente disciplinata a livello dell’Unione. Anche se il Consiglio ha invitato la Commissione a presentare un Libro verde sulla detenzione preventiva, non sono stati compiuti passi ulteriori ai fini dell’adozione di strumenti a livello di Unione in tale materia. V. Libro verde «Rafforzare la fiducia reciproca nello spazio giudiziario europeo — Libro verde sull’applicazione della normativa dell’UE sulla giustizia penale nel settore della detenzione» Bruxelles, 14 giugno 2011, COM(2011) 327 definitivo. Nei diversi Stati membri esistono nette differenze nell’approccio alla questione della detenzione anteriore alla consegna o all’estradizione. V., in particolare, European Committee on Crime Problems ‑ Committee of Experts on the Operation of European conventions in the penal field, «Provisional arrest and detention pending extradition – time limits applicable in each country», Strasburgo 2 luglio 2012, PC‑OC/Inf 71, disponibile alla pagina http://www.coe.int/tcj/.

( 13 ) V., al riguardo, sulla situazione anteriore all’adozione della decisione finale sull’esecuzione, la sentenza del 16 luglio 2015, Lanigan (C‑237/15 PPU, EU:C:2015:474, punto 61).

( 14 ) In base all’articolo 12, la decisione di prolungare la detenzione deve essere adottata «conformemente al diritto interno dello Stato membro dell’esecuzione». L’articolo in esame prevede anche che in qualsiasi momento è possibile la rimessa in libertà provvisoria, «conformemente al diritto interno dello Stato membro di esecuzione». In tal caso, l’autorità competente di tale Stato membro subordina la rimessa in libertà provvisoria alle «misure ritenute necessarie ad evitare che il ricercato si dia alla fuga».

( 15 ) V. pag. 4 della Proposta di decisione quadro del Consiglio, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, COM(2001) 522 definitivo, presentata dalla Commissione.

( 16 ) V. anche sentenza del 16 luglio 2015, Lanigan (C‑237/15 PPU, EU:C:2015:474, punto 56).

( 17 ) V., sentenze del 28 luglio 2016, JZ (C‑294/16 PPU, EU:C:2016:610, punto 48), e del 15 febbraio 2016, N. (C‑601/15 PPU, EU:C:2016:84, punti 4777).

( 18 ) V., in particolare, conclusioni dell’avvocato generale Ruiz‑Jarabo Colomer nella causa Advocaten voor de Wereld (C‑303/05, EU:C:2006:552, paragrafi da 38 a 47).

( 19 ) V., ad esempio, sentenza del 5 aprile 2016, Aranyosi e Căldăraru (C‑404/15 e C‑659/15 PPU, EU:C:2016:198, punto 75 e la giurisprudenza ivi citata).

( 20 ) V. sentenza del 16 luglio 2015, Lanigan (C‑237/15 PPU, EU:C:2015:474, punti da 56 a 58).

( 21 ) Sentenza del 16 luglio 2015, Lanigan (C‑237/15 PPU, EU:C:2015:474, punto 57).

( 22 ) Sentenze del 5 aprile 2016, Aranyosiand e Căldăraru (C‑404/15 e C‑659/15 PPU, EU:C:2016:198, punto 100) e del 16 luglio 2015, Lanigan (C‑237/15 PPU, EU:C:2015:474, punto 58).

( 23 ) Sentenza della Corte EDU del 26 giugno 2012, Toniolo c. San Marino e Italia (CE:ECHR:2012:0626JUD004485310, punto 44).

( 24 ) Sentenza della Corte EDU del 19 febbraio 2009, A. e a. c. Regno Unito (CE:ECHR:2009:0219JUD000345505, punto 164).

( 25 ) Sentenza della Corte EDU del 24 luglio 2014, Čalovskis c. Lettonia (CE:ECHR:2014:0724JUD002220513, punto 182).

( 26 ) Presa di posizione dell’avvocato generale Sharpston nella causa N. (C‑601/15 PPU, EU:C:2016:85, paragrafo 131).

( 27 ) Sentenze della Corte EDU del 23 ottobre 2008, Soldatenko c. Ucraina (CE:ECHR:2008:1023JUD000244007, punto 112), e del 26 giugno 2012, Toniolo c. San Marino e Italia (ricorso n. 44853/10 CE:ECHR:2012:0626JUD004485310, punti da 46 a 50).

( 28 ) Sentenza del 5 aprile 2016, Aranyosi e Căldăraru (C‑404/15 e C‑659/15 PPU, EU:C:2016:198, punto 101).

( 29 ) V., a tal riguardo, sentenza del 16 luglio 2015, Lanigan (C‑237/15 PPU, EU:C:2015:474, punto 59).

( 30 ) È il caso ad esempio delle versioni bulgara, spagnola, ceca, tedesca, estone, greca, croata, lettone, lituana, maltese, neerlandese, polacca, slovacca, slovena e svedese.

( 31 ) In particolare, le versioni francese, italiana, portoghese, rumena e finlandese.

( 32 ) V., ad esempio, sentenza del 18 luglio 2013, Eurofit (C‑99/12, EU:C:2013:487, punto 31 e la giurisprudenza ivi citata).

( 33 ) Tale distinzione è esplicitamente tracciata in alcuni strumenti di diritto derivato che contengono riferimenti a regimi diversi per la forza maggiore e le «circumstances beyond the control». Così era nel caso del regolamento (derogato) (CEE) n. 1380/75 della Commissione, del 29 maggio 1975, recante modalità di applicazione degli importi compensativi monetari (GU 1975, L 139, pag. 37). A questo proposito si vedano le conclusioni dell’avvocato generale Lenz nella causa Denkavit France (266/84, non pubblicata,EU:C:1985:425, paragrafo 1, secondo cui «[i]l concetto di forza maggiore deve perciò essere inteso in modo diverso e più restrittivo di quello di circostanze indipendenti dalla sua volontà»).

( 34 ) Proposta di decisione quadro del Consiglio relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, COM(2001) 522 definitivo (GU 2001, C 332E, pag. 305).

( 35 ) Convenzione stabilita sulla base dell’articolo K.3 del trattato sull’Unione europea, relativa alla procedura semplificata di estradizione tra gli Stati membri dell’Unione europea (GU 1995, C 78, pag. 2).

( 36 ) Spagnolo, danese, tedesco, greco, francese, italiano, olandese, portoghese e finlandese. Solo le versioni inglese e svedese non utilizzano tale nozione.

( 37 ) Convenzione relativa alla procedura semplificata di estradizione tra gli Stati membri dell’Unione europea – Relazione esplicativa (GU 1996, C 375, pag. 4).

( 38 ) V., per analogia, sentenze del 14 febbraio 2016, C & J Clark International (C‑659/13 e C‑34/14, EU:C:2016:74, punto 191), e del 18 luglio 2013, Eurofit (C‑99/12, EU:C:2013:487, punto 37).

( 39 ) Sentenza del 18 dicembre 2007, Société Pipeline Méditerranée e Rhône (C‑314/06, EU:C:2007:817, punto 23 e la giurisprudenza ivi citata).

( 40 ) Sentenza del 18 dicembre 2007, Société Pipeline Méditerranée e Rhône (C‑314/06, EU:C:2007:817, punto 24 e la giurisprudenza ivi citata).

( 41 ) V., sentenza del 18 luglio 2013, Eurofit (C‑99/12, EU:C:2013:487, punto 32 e la giurisprudenza ivi citata).

( 42 ) V., ad esempio, sentenze della Corte EDU del 28 settembre 2015, Bouyid c. Belgio, (CE:ECHR:2015:0928JUD002338009, punto 88), e del 4 dicembre 1995, Ribitsch c. Austria (CE:ECHR:1995:1204JUD001889691, punto 38).

( 43 ) In udienza i governi lituano e irlandese hanno suggerito che la condotta del convenuto poteva essere qualificata come abuso del diritto. Essi hanno osservato che, adottando una condotta violenta, il sig. Vilkas ha artificialmente creato le condizioni per il suo rilascio ai sensi dell’articolo 23, paragrafo 5.

Non credo che la nozione di abuso del diritto sia pertinente nel presente contesto. In base a un orientamento giurisprudenziale consolidato, la prova dell’abuso richiede un elemento oggettivo – ossia che, nonostante il rispetto formale delle condizioni previste dalla normativa dell’Unione, l’obiettivo perseguito da tale normativa non è stato raggiunto ‑ e un elemento soggettivo, consistente nella volontà di ottenere un vantaggio derivante dalla normativa dell’Unione mediante la creazione artificiosa delle condizioni necessarie per il suo ottenimento. V., ad esempio, sentenza del 18 dicembre 2014, McCarthy e a. (C‑202/13, EU:C:2014:2450, punto 54 e la giurisprudenza ivi citata).

Ho difficoltà a vedere come, opponendosi con violenza alla consegna, il convenuto abbia formalmente rispettato una qualche condizione posta dal diritto dell’Unione. Una condotta siffatta configurerebbe, semmai, in vari ordinamenti giuridici nazionali, ostruzione all’esecuzione di una decisione ufficiale o quale altra sia la denominazione con cui è designata nel diritto nazionale una siffatta violazione.

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