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Document 62012CJ0531

Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 19 giugno 2014.
Commune de Millau e Société d’économie mixte d’équipement de l’Aveyron (SEMEA) contro Commissione europea.
Impugnazione – Clausola compromissoria – Contratto di sovvenzione relativo a un’azione di sviluppo locale – Rimborso di una parte degli anticipi versati – Accollo del debito – Competenza del Tribunale – Prescrizione – Responsabilità della Commissione.
Causa C‑531/12 P.

Court Reports – Court of Justice

ECLI identifier: ECLI:EU:C:2014:2008

SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione)

19 giugno 2014 ( *1 )

«Impugnazione — Clausola compromissoria — Contratto di sovvenzione relativo a un’azione di sviluppo locale — Rimborso di una parte degli anticipi versati — Accollo del debito — Competenza del Tribunale — Prescrizione — Responsabilità della Commissione»

Nella causa C‑531/12 P,

avente ad oggetto l’impugnazione, ai sensi dell’articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, proposta il 19 novembre 2012,

Commune de Millau,

Société d’économie mixte d’équipement de l’Aveyron (SEMEA), con sede in Millau (Francia),

rappresentate da L. Hincker e F. Bleykasten, avocats,

ricorrenti,

procedimento in cui l’altra parte è:

Commissione europea, rappresentata da S. Lejeune e D. Calciu, in qualità di agenti, assistite da E. Bouttier, avocat, con domicilio eletto in Lussemburgo,

ricorrente in primo grado,

LA CORTE (Prima Sezione),

composta da A. Tizzano, presidente di sezione, E. Levits, M. Berger, S. Rodin e F. Biltgen (relatore), giudici,

avvocato generale: J. Kokott

cancelliere: A. Calot Escobar

vista la fase scritta del procedimento,

sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 27 febbraio 2014,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1

Con la loro impugnazione, la commune de Millau (comune di Millau) e la Société d’économie mixte d’équipement de l’Aveyron (SEMEA) chiedono l’annullamento della sentenza del Tribunale dell’Unione europea Commissione/SEMEA e commune de Millau (T‑168/10 e T‑572/10, EU:T:2012:435; in prosieguo: la «sentenza impugnata»), con la quale quest’ultimo ha condannato in solido la SEMEA e la commune de Millau a pagare alla Commissione europea la somma di EUR 41 012 in linea capitale versata da quest’ultima a titolo della garanzia da essa fornita nell’ambito dei finanziamenti concessi alla SEMEA, maggiorata degli interessi di mora nonché degli interessi prodotti dalla capitalizzazione di questi ultimi alle scadenze fissate.

Fatti

2

I fatti all’origine della controversia sono stati esposti nei punti da 1 a 31 della sentenza impugnata nei seguenti termini:

«1

Il 6 luglio 1990 la Comunità economica europea, rappresentata dalla Commissione delle Comunità europee, concludeva un contratto di sovvenzione con la [SEMEA], di cui la commune de Millau (Francia) deteneva il 50% del capitale.

2

Tale contratto aveva ad oggetto un’azione di sviluppo locale consistente nell’esecuzione di lavori di preparazione e di lancio di un Centre européen d’entreprise locale a Millau (in prosieguo: il “contratto”).

3

L’articolo 2 del contratto così disponeva:

“I lavori dovranno concludersi entro 18 mesi a decorrere dalla firma del presente contratto”.

4

In forza dell’articolo 4 del contratto, la SEMEA si impegnava a realizzare varie prestazioni e a renderne conto alla Commissione trasmettendo relazioni periodiche, mentre la Commissione, da parte sua, si impegnava a contribuire finanziariamente all’esecuzione dei lavori, per un importo massimo di ECU 135 000, entro il limite del 50% del costo giustificato dei lavori.

5

L’articolo 6 del contratto prevedeva quanto segue:

“Il presente contratto è soggetto alla legge francese”.

6

L’articolo 10 del contratto era così redatto:

“In caso di indisponibilità di crediti o di disponibilità insufficiente per eseguire il presente contratto, la Commissione si riserva il diritto di risolvere il presente contratto senza procedimento giudiziario o di adeguare il contratto alla nuova disponibilità di bilancio”.

7

L’articolo 9, paragrafo 1, delle condizioni generali del contratto così prevedeva:

“In caso di inadempimento da parte del contraente di uno degli obblighi derivanti dal contratto e a prescindere dalle conseguenze previste dalla legge applicabile al contratto, quest’ultimo può essere risolto o rescisso di diritto dalla Commissione, senza che occorra espletare alcuna formalità giudiziaria, previa diffida notificata al contraente mediante lettera raccomandata, non seguita dall’adempimento entro il termine di un mese”.

8

L’articolo 10 delle condizioni generali del contatto così disponeva:

“In mancanza di composizione amichevole, la Corte di giustizia delle Comunità europee è competente in via esclusiva a dirimere qualsiasi controversia relativa al contratto insorta tra le parti contraenti”.

9

Con lettera del 16 maggio 1991, la SEMEA chiedeva alla Commissione che il contratto potesse essere eseguito da un’altra struttura, il Centre européen d’entreprise et d’innovation (in prosieguo: l’“associazione CEI 12”), richiesta che veniva accettata dalla Commissione con lettera del 2 luglio 1991, con la precisazione che tale accordo non avrebbe sollevato la SEMEA dai suoi obblighi. Con lettera del 22 ottobre 1991, la SEMEA confermava che si sarebbe resa garante della corretta esecuzione delle prestazioni contrattualmente previste.

10

Nei mesi di giugno e luglio del 1992, i servizi della Commissione effettuavano un controllo sullo stato di avanzamento dei lavori, a seguito del quale veniva constatato che il totale delle spese ammissibili ammontava a ECU 187977 e che, pertanto, il contributo della Commissione doveva essere fissato al 50% di tale importo, e cioè ad ECU 93988.

11

Poiché la SEMEA aveva già percepito ECU 135000 a titolo del contratto, con lettera del 27 aprile 1993 la Commissione le chiedeva di restituire ECU 41 012 (in prosieguo: il “credito controverso”). La SEMEA non dava seguito a tale richiesta.

12

Il 17 febbraio 1997 l’assemblea generale straordinaria degli azionisti della SEMEA deliberava lo scioglimento anticipato consensuale della SEMEA a decorrere dal 31 marzo 1997 e la nomina di un liquidatore in sede stragiudiziale.

13

Mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno del 18 novembre 2005, la Commissione chiedeva nuovamente alla SEMEA di pagare il credito controverso.

14

L’11 gennaio 2006 la Commissione inviava alla SEMEA una nota di debito dell’importo di EUR 41 012.

15

Con lettera di risposta in data 31 gennaio 2006, il liquidatore della SEMEA dichiarava che i suoi conti non consentivano di far fronte al pagamento di tale somma, che egli si vedeva costretto a presentare istanza di fallimento e che il credito controverso doveva essere considerato prescritto secondo il diritto francese, poiché quest’ultimo non consentiva il recupero di importi non reclamati da oltre quattro anni e l’ultimo sollecito della Commissione risaliva al 27 aprile 1993, ossia a oltre dodici anni prima.

16

Mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno del 16 febbraio 2006, la Commissione chiedeva a sua volta formalmente di tenere conto del credito controverso nelle operazioni di liquidazione e di essere ammessa al passivo.

17

Con lettera del 20 settembre 2006, la SEMEA informava la Commissione che l’assemblea generale straordinaria della società aveva deciso di sospendere la presentazione dell’istanza di fallimento e faceva riferimento ad un verbale dell’associazione CEI 12 dal quale risultava che la Commissione aveva in definitiva rinunciato a tentare di ottenere il pagamento del credito controverso.

18

Con lettera del 29 novembre 2006, la Commissione faceva pervenire alla SEMEA, tramite il proprio avvocato, una diffida a pagare il credito controverso. In detta lettera, la Commissione precisava che non aveva mai inteso rinunciare al proprio credito.

19

Con lettera del 30 gennaio 2007, l’avvocato della Commissione inviava una nuova diffida a pagare il credito controverso e dall’inerzia della SEMEA desumeva che la stessa si trovava in stato di insolvenza.

20

Con lettera del 5 febbraio 2007, la SEMEA dichiarava di non essere in stato di insolvenza.

21

Con lettera del 12 febbraio 2007, la SEMEA inviava copia della delibera dell’associazione CEI 12 che attestava la rinuncia della Commissione a chiedere il pagamento del credito controverso.

22

Il 26 ottobre 2007 la Commissione inviava, tramite ufficiale giudiziario, un’ingiunzione di pagamento presso il domicilio del liquidatore della SEMEA.

23

Il 10 dicembre 2007 la Commissione inviava un’ingiunzione di pagamento presso la sede della liquidazione stragiudiziale della società, tramite ufficiale giudiziario.

24

Con lettera del 14 dicembre 2007, indirizzata all’ufficiale giudiziario che aveva recapitato l’ingiunzione di pagamento, il liquidatore della SEMEA ribadiva la sua richiesta di informazioni sulla decisione della Commissione di rinunciare al pagamento del credito controverso. Nella sua lettera egli affermava che i nuovi azionisti e il liquidatore non erano a conoscenza degli impegni tra la SEMEA e l’associazione CEI 12.

25

Con lettera del 7 gennaio 2008, l’avvocato della Commissione contestava le affermazioni del liquidatore della SEMEA, gli intimava nuovamente di pagare il credito controverso e inviava copia di tale lettera al procuratore della Repubblica affinché potesse valutare, in particolare sotto il profilo del reato di truffa, il comportamento del liquidatore della SEMEA.

26

In risposta a tale ultima lettera di diffida, il liquidatore della SEMEA prospettava la possibilità che il credito controverso fosse prescritto. In tale lettera egli ricordava di essersi impegnato, all’inizio del 2007, in occasione di un incontro con l’avvocato della Commissione, a rimborsare il credito controverso una volta risolte le questioni relative alla sua esigibilità.

27

Con lettera del 21 febbraio 2008, l’avvocato della Commissione trasmetteva alla SEMEA un’ultima diffida a pagare il credito controverso.

28

Il 21 novembre 2008 l’assemblea generale straordinaria della SEMEA prendeva atto della decisione della commune de Millau, suo principale azionista, di rilevarne il patrimonio attivo e passivo e deliberava il versamento della somma di EUR 82 719,76, corrispondenti alla tesoreria disponibile della SEMEA, alla commune de Millau. Secondo la relazione sulla liquidazione presentata dal liquidatore, che menzionava il credito controverso, tutte le operazioni oggetto del mandato erano considerate liquidate.

29

Il 9 dicembre 2008 il liquidatore della SEMEA concludeva le operazioni di liquidazione e faceva cancellare la SEMEA dal registro delle imprese.

30

Il 18 dicembre 2008 il consiglio comunale della commune de Millau prendeva formalmente atto del subentro nel patrimonio della SEMEA. Al passivo della stessa risultava espressamente la controversia che la opponeva alla Commissione europea.

31

Su richiesta della Commissione, in data 12 febbraio 2010 il Tribunal de commerce de Rodez nominava un mandatario ad hoc affinché rappresentasse la SEMEA».

Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata

3

Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 15 aprile 2010 la Commissione ha proposto un ricorso segnatamente diretto alla condanna della SEMEA al pagamento della somma di EUR 41 012 a titolo di rimborso di una garanzia, maggiorata degli interessi capitalizzati, nonché della somma di EUR 5 000 a titolo del pregiudizio asseritamente subito.

4

Poiché la commune de Millau aveva rilevato l’intero patrimonio attivo e passivo della SEMEA, con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 21 dicembre 2010 la Commissione ha proposto ricorso anche contro tale comune, presentando sostanzialmente le medesime conclusioni.

5

A motivo della loro connessione, le due cause sono state riunite.

6

Nella prima parte della sentenza impugnata il Tribunale ha esaminato il ricorso proposto dalla Commissione contro la SEMEA.

7

Per quanto concerne la ricevibilità di tale ricorso, ai punti da 47 a 49 della sentenza impugnata il Tribunale si è dichiarato competente a statuire sulla domanda della Commissione, in applicazione degli articoli 272 TFUE e 256, paragrafo 1, primo comma, TFUE, letti in combinato disposto con l’articolo 10 delle condizioni generali del contratto. Esso ha respinto l’eccezione di irricevibilità sollevata dalla SEMEA e vertente sul fatto che, a causa della sua cancellazione dal registro delle imprese, alla data della proposizione del ricorso tale società non disponeva né della capacità giuridica né di quella processuale.

8

Per quanto riguarda la fondatezza del ricorso, ai punti da 61 a 68 della sentenza impugnata il Tribunale ha anzitutto qualificato il contratto di cui trattasi come contratto amministrativo.

9

Il Tribunale ha poi dichiarato, ai punti da 69 a 74 di detta sentenza, che la SEMEA era obbligata, sul fondamento della ripetizione dell’indebito del diritto francese, a restituire all’Unione europea la somma indebitamente percepita di EUR 41 012.

10

Ai punti da 75 a 88 della sentenza impugnata il Tribunale ha respinto le obiezioni della SEMEA, vertenti, in primo luogo, sulla rinuncia da parte della Commissione a reclamare il rimborso della somma dovuta, in secondo luogo, sul fatto che la SEMEA sarebbe stata liberata dal suo debito in seguito all’accollo di quest’ultimo da parte della commune de Millau, in terzo luogo, sulla prescrizione del credito controverso nonché, in quarto luogo, sull’estinzione di tale credito.

11

Inoltre, il Tribunale ha condannato la SEMEA al pagamento degli interessi di mora al tasso legale applicato in Francia a partire dal 27 aprile 1993, interessi che, capitalizzati, sono a loro volta produttivi di interessi dal 15 aprile 2010 nonché a ogni scadenza annua a decorrere da tale data.

12

Da ultimo, il Tribunale ha respinto la domanda di pagamento di una somma risarcitoria formulata dalla Commissione.

13

Per quanto riguarda la domanda riconvenzionale proposta dalla SEMEA, il Tribunale l’ha respinta dopo avere accertato, ai punti 108 e 109 della sentenza impugnata, l’assenza di nesso di causalità diretto tra il comportamento della Commissione e il pregiudizio lamentato dalle ricorrenti.

14

Nella seconda parte della sentenza impugnata il Tribunale ha esaminato il ricorso della Commissione contro la commune de Millau. Secondo quest’ultima, tale ricorso doveva essere respinto in quanto era stato proposto dinanzi a un giudice incompetente a conoscerne.

15

Per quanto concerne la questione se la competenza del Tribunale potesse fondarsi sulla clausola compromissoria stipulata dalla SEMEA, ai punti da 114 a 119 della sentenza impugnata il Tribunale ha rammentato che l’articolo 272 TFUE dev’essere interpretato restrittivamente e che la sua competenza a conoscere di una controversia riguardante un contratto in forza di una clausola compromissoria contenuta in quest’ultimo è da valutarsi, in linea di principio, unicamente alla luce delle disposizioni dell’articolo 272 TFUE nonché di quanto stipulato nella stessa clausola compromissoria.

16

Dopo avere respinto la tesi della Commissione secondo la quale la clausola compromissoria conclusa dalla SEMEA sarebbe stata trasferita alla commune de Millau come elemento accessorio del credito controverso, ai punti da 132 a 149 di tale sentenza il Tribunale ha esaminato se la commune de Millau potesse essere soggetta alla clausola compromissoria per effetto di una stipulazione a favore di terzi conclusa con la SEMEA.

17

A tale proposito il Tribunale ha anzitutto considerato, al punto 134 di detta sentenza, che l’esistenza di una clausola compromissoria si esamina tenendo conto dei principi generali del diritto contrattuale proprio degli ordinamenti giuridici degli Stati membri. In tal senso, esso ha precisato che, «sebbene uno di tali principi enunci che il contratto è vincolante solo tra le parti, detto principio non osta a che le stesse possano conferire un diritto ad un terzo mediante una stipulazione a favore di terzi».

18

Il Tribunale ha poi dichiarato, al punto 135 della sentenza impugnata, che la clausola compromissoria prevista dall’articolo 10 delle condizioni generali del contratto poteva risultare dal contratto concluso tra la SEMEA e la commune de Millau. Infatti, da un lato, secondo l’articolo 272 TFUE, una clausola compromissoria deve essere contenuta in un contratto stipulato dall’Unione o per conto di questa. Orbene, la commune de Millau e la Commissione non hanno concluso nessun contratto né, di conseguenza, nessuna clausola compromissoria. Al fine di concludere che la Commissione poteva avvalersi di tale clausola compromissoria nei confronti della commune de Millau, il Tribunale ha ritenuto che la stipulazione a favore di terzi tra la SEMEA e la commune de Millau potesse essere considerata alla stregua di una stipulazione per conto dell’Unione. Dall’altro, esso ha dichiarato che la competenza del Tribunale a statuire sulle controversie riguardanti un contratto non può essere determinata contro la volontà dell’Unione, il che non avverrebbe tuttavia nel caso di una clausola compromissoria stipulata unicamente a favore dell’Unione.

19

Da ultimo, al punto 136 della sentenza impugnata il Tribunale ha aggiunto che la natura processuale di una clausola compromissoria non osta a che tale clausola venga stipulata a favore di terzi.

20

Dopo avere precisato, al punto 138 di tale sentenza, che la stipulazione a favore di terzi può trarre origine da un accordo esplicito tra lo stipulante e il promittente diretto a conferire un diritto a un terzo, ma che essa può anche desumersi dallo scopo del contratto o dalle circostanze del caso concreto, ai punti da 139 a 141 di detta sentenza il Tribunale ha dichiarato, in particolare alla luce degli elementi di fatto e di diritto contenuti nel verbale del consiglio comunale della commune de Millau del 18 dicembre 2010, che le ricorrenti intendevano far nascere un credito dell’Unione nei confronti della commune de Millau e che quest’ultima intendeva assoggettarsi alla clausola compromissoria prevista dall’articolo 10 delle condizioni generali del contratto.

21

In tal modo, al punto 142 della sentenza impugnata il Tribunale ha respinto l’argomento presentato dalle ricorrenti, secondo il quale il trasferimento del debito della SEMEA alla commune de Millau avrebbe avuto per la SEMEA un effetto liberatorio, mentre per tale trasferimento del debito sarebbe stato necessario il consenso dell’Unione, che manca nel caso di specie.

22

Inoltre, al punto 148 di tale sentenza, il Tribunale ha precisato che, quand’anche esistesse un conflitto tra le disposizioni del diritto francese, ossia gli articoli 2060 del code civil nonché 48 del code de procédure civile, e l’articolo 272 TFUE, quest’ultimo dovrebbe prevalere su tutte le disposizioni nazionali contrarie.

23

Al punto 149 di detta sentenza il Tribunale ha quindi concluso nel senso della propria competenza, in forza della clausola compromissoria, a statuire sul ricorso della Commissione contro la commune de Millau.

24

Per quanto attiene alla fondatezza del ricorso, il Tribunale ha dichiarato fondate nei confronti della commune de Millau sia la domanda di rimborso della somma di EUR 41 012 sia la domanda di pagamento degli interessi, produttivi a loro volta di interessi a partire dal 15 aprile 2010, data della prima scadenza annuale.

25

Poiché la Commissione ha esclusivamente diritto a un unico pagamento, il Tribunale ha condannato in solido la SEMEA e la commune de Millau.

26

Esso ha per contro respinto la domanda di pagamento di una somma risarcitoria presentata dalla Commissione, nonché la domanda riconvenzionale della commune de Millau.

Procedimento dinanzi alla Corte e conclusioni delle parti

27

Con la loro impugnazione, le ricorrenti chiedono che la Corte voglia:

annullare la sentenza impugnata;

dichiarare il Tribunale incompetente a statuire sul ricorso diretto contro la commune de Millau e dichiarare irricevibile il ricorso diretto contro la SEMEA;

in subordine, respingere la domanda della Commissione;

condannare la Commissione a versare alla commune de Millau e alla SEMEA la somma di EUR 41 012, maggiorata degli interessi, e

condannare la Commissione alle spese.

28

La Commissione chiede alla Corte di respingere l’impugnazione e di condannare le ricorrenti alle spese.

Sull’impugnazione

Sulla regolarità formale dell’impugnazione

29

Come rilevato dall’avvocato generale al paragrafo 32 delle sue conclusioni, la presente impugnazione solleva la questione della validità della sua proposizione a nome della SEMEA.

30

Dai documenti contenuti nel fascicolo presentato alla Corte emerge che, alla data della proposizione dell’impugnazione, ossia il 19 novembre 2012, gli avvocati che rappresentavano la commune de Millau non avevano depositato, contrariamente a quanto previsto dagli articoli 119, paragrafo 2, e 168, paragrafo 2, del regolamento di procedura della Corte, la prova della loro procura regolarmente redatta da un rappresentate qualificato della SEMEA.

31

Infatti, sebbene in una lettera del 12 novembre 2012 indirizzata al sig. F. Bleykasten, il sig. Blanc, in qualità di mandatario ad hoc della SEMEA, avesse ritenuto opportuno che tale società aderisse all’impugnazione proposta dalla commune de Millau, egli ha tuttavia precisato che la sua funzione di mandatario ad hoc della SEMEA era giunta a termine il 12 agosto 2012.

32

Conformemente agli articoli 119, paragrafo 4, e 168, paragrafo 4, del regolamento di procedura, nel mese di ottobre del 2013 la cancelleria della Corte ha chiesto agli avvocati della SEMEA di produrre la procura indicante che erano autorizzati ad agire per conto della SEMEA. Con lettera del 25 novembre 2013 questi ultimi hanno depositato nella cancelleria della Corte un’ordinanza del tribunal de commerce competente, del 5 novembre 2013, recante la nomina, ai fini del procedimento d’impugnazione pendente dinanzi alla Corte, del sig. Blanc in qualità di mandatario ad hoc di tale società.

33

Come osservato dall’avvocato generale ai paragrafi da 40 a 44 delle sue conclusioni, occorre interpretare gli articoli 119, paragrafo 4, e 168, paragrafo 4, del regolamento di procedura nel senso che è possibile rimediare all’assenza di procura al momento della proposizione dell’impugnazione mediante la produzione successiva di qualsiasi documento che confermi l’esistenza di detta procura.

34

Di conseguenza, anche se gli avvocati della SEMEA non disponevano della procura da parte di tale società alla data della proposizione della presente impugnazione, è pur vero che, in seguito alla nomina del mandatario ad hoc nella persona del sig. Blanc, quest’ultimo ha potuto confermare validamente la propria intenzione che la SEMEA aderisse all’impugnazione proposta dalla commune de Millau (v., in tal senso, sentenza Maurissen e Union syndicale/Corte dei conti, 193/87 e 194/87, EU:C:1989:185, punto 33).

35

Da quanto precede risulta che l’impugnazione è stata regolarmente proposta per conto della SEMEA.

Nel merito

36

A sostegno dell’impugnazione le ricorrenti deducono quattro motivi.

Sul primo motivo

– Argomenti delle parti

37

Con il primo motivo le ricorrenti sostengono che, dichiarandosi competente a conoscere del ricorso diretto contro la commune de Millau, il Tribunale ha commesso un errore di diritto. Il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto che, mediante la stipulazione a favore di terzi tra la SEMEA e la commune de Millau quest’ultima si fosse assoggettata alla clausola compromissoria prevista dall’articolo 10 delle condizioni generali del contratto concluso tra la SEMEA e la Commissione.

38

Le ricorrenti sostengono, in primo luogo, che il diritto nazionale applicabile, nella specie l’articolo 2060 del code civil, vieta alle persone giuridiche di diritto pubblico di sottoporre una controversia a un tribunale arbitrale. Le ricorrenti ritengono che una persona giuridica di diritto pubblico che non possa concludere una clausola compromissoria non possa, a fortiori, stipulare tale clausola a favore di un terzo, in particolare poiché l’articolo 272 TFUE non prevede la possibilità di tale stipulazione.

39

A tale proposito le ricorrenti aggiungono che il riferimento fatto dal Tribunale, al punto 136 della sentenza impugnata, alla sentenza Gerling Konzern Speziale Kreditversicherung e a. (201/82, EU:C:1983:217, punti da 10 a 20), non è pertinente per il caso di specie, poiché tale sentenza è stata pronunciata nel contesto particolare di un contratto di assicurazione. Inoltre, basandosi sul principio dell’autonomia della volontà, le ricorrenti affermano che, poiché la Commissione non ha mai espressamente acconsentito al trasferimento del credito da essa detenuto nei confronti della SEMEA verso il patrimonio della commune de Millau, non sussiste né trasferimento di tale credito, né trasferimento della clausola compromissoria.

40

In secondo luogo, le ricorrenti criticano in particolare i punti da 137 a 140 della sentenza impugnata nei quali il Tribunale ha considerato che l’obbligo di pagamento a carico della commune de Millau si fonda sull’accordo concluso da quest’ultima con la SEMEA, una stipulazione a favore di terzi, ossia per conto dell’Unione, deducibile da tale accordo. Orbene, le ricorrenti contestano che tale accordo sia stato concluso in ordine al presunto debito nei confronti della Commissione, poiché la decisione della commune de Millau relativa alla copertura del passivo della SEMEA costituiva una decisione unilaterale di tale comune.

41

In terzo luogo le ricorrenti ritengono che il Tribunale, al punto 140 della sentenza impugnata, abbia proceduto a una lettura inesatta della delibera del 18 dicembre 2010, considerando che la commune de Millau aveva manifestato la volontà di accollarsi «con piena cognizione di causa» un debito il cui regime e il cui contenuto corrispondevano a quelli del debito della SEMEA. Orbene, la decisione del consiglio comunale della commune de Millau di rilevare l’attivo e il passivo della SEMEA «come indicato supra» conterrebbe una descrizione dettagliata che non farebbe alcun riferimento all’esistenza di una clausola compromissoria.

42

La Commissione sostiene anzitutto che l’articolo 10 delle condizioni generali del contratto dev’essere qualificato, ai sensi del diritto francese, come clausola attributiva della competenza e non come clausola compromissoria. Orbene, soltanto la clausola compromissoria sarebbe contemplata dal divieto previsto dall’articolo 2060 del code civil.

43

Inoltre, la Commissione ritiene che il Tribunale abbia correttamente considerato che, nella specie, ricorressero gli elementi tipici di una stipulazione a favore di terzi. La Commissione aggiunge che la portata della sentenza Gerling Konzern Speziale Kreditversicherung e a. (EU:C:1983:217) non si limita ai soli contratti di assicurazione.

44

La Commissione considera infine che l’argomento relativo alla delibera del 18 dicembre 2010 dev’essere respinto in quanto irricevibile poiché verte su una questione di mero fatto.

– Giudizio della Corte

45

Per quanto riguarda la prima parte del primo motivo, le ricorrenti intendono criticare il fatto stesso che una clausola compromissoria, ai sensi dell’articolo 272 TFUE, possa essere oggetto di una stipulazione a favore di terzi. A tale proposito esse ribadiscono gli argomenti presentati in primo grado e vertenti sul divieto imposto alle persone giuridiche di diritto pubblico francese di stipulare una clausola compromissoria, sostenendo che tale divieto deve valere, a fortiori, per la stipulazione di una clausola di questo tipo a favore di un terzo.

46

Dalle considerazioni che precedono emerge che le ricorrenti si limitano a sviluppare un argomento già esposto dinanzi al Tribunale, senza tuttavia prendere posizione sulla motivazione addotta da quest’ultimo per respingerlo.

47

Orbene, dagli articoli 256 TFUE e 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea nonché dall’articolo 112, paragrafo 1, lettera c), del regolamento di procedura discende che un’impugnazione deve indicare in modo preciso gli elementi contestati della sentenza di cui si chiede l’annullamento nonché gli argomenti di diritto dedotti a specifico sostegno di tale domanda (v., in particolare, sentenze Bergaderm e Goupil/Commissione, C‑352/98 P, EU:C:2000:361, punto 34; Interporc/Commissione, C‑41/00 P, EU:C:2003:125, punto 15, nonché Reynolds Tobacco e a./Commissione, C‑131/03 P, EU:C:2006:541, punto 49).

48

In tal senso, non risponde all’obbligo di motivazione risultante da tali disposizioni un’impugnazione che si limiti a reiterare o a riprodurre testualmente i motivi e gli argomenti già presentati dinanzi al Tribunale, ivi compresi quelli basati su fatti da questo espressamente disattesi (v., in particolare, sentenza Interporc/Commissione, EU:C:2003:125, punto 16). Infatti, un’impugnazione di tal genere costituisce, in realtà, una domanda diretta a ottenere un semplice riesame del ricorso proposto dinanzi al Tribunale, il che esula dalla competenza della Corte (v., in particolare, sentenza Reynolds Tobacco e a./Commissione, EU:C:2006:541, punto 50).

49

Pertanto, tale argomento dev’essere respinto in quanto irricevibile.

50

Per quanto attiene al riferimento fatto alla sentenza Gerling Konzern Speziale Kreditversicherung e a. (EU:C:1983:217), al punto 136 della sentenza impugnata, occorre rilevare che il Tribunale ha citato tale sentenza per sottolineare che «la natura processuale di una clausola [attributiva della competenza] non osta a che tale clausola venga stipulata a favore di terzi».

51

Orbene, basti constatare che il punto 136 della sentenza impugnata contiene una motivazione sovrabbondante a sostegno della conclusione alla quale il Tribunale è giunto ai punti 134 e 135 di tale medesima sentenza, ossia che una clausola attributiva della competenza può formare oggetto di una stipulazione a favore di terzi.

52

Essendo quindi inidoneo a rimettere in discussione tale conclusione del Tribunale, l’argomento delle ricorrenti relativo alla sentenza Gerling Konzern Speziale Kreditversicherung e a. (EU:C:1983:217) dev’essere respinto in quanto inconferente.

53

Dev’essere parimenti respinto l’argomento vertente sul principio dell’autonomia della volontà, consistente nell’affermare che, in mancanza di consenso esplicito della Commissione, non ci sarebbe stato trasferimento né del credito controverso né della clausola compromissoria ad esso relativa. Infatti, le ricorrenti si limitano a riprodurre l’argomento sviluppato in primo grado, senza precisare sotto quale profilo il ragionamento del Tribunale sia criticabile, nella parte in cui esso ha dichiarato, ai punti 142 e 143 della sentenza impugnata, che il consenso esplicito della Commissione non era necessario, dal momento che la clausola compromissoria era stata stipulata a favore dell’Unione.

54

Per quanto riguarda la seconda parte del primo motivo, è sufficiente constatare che le ricorrenti, pur rammentando alcuni elementi di fatto, criticano in sostanza la valutazione effettuata dal Tribunale, ai punti da 137 a 140 della sentenza impugnata, delle circostanze del caso di specie, al fine di stabilire se la sussistenza di una stipulazione a favore di terzi possa essere dedotta dall’obiettivo del contratto di cui trattasi.

55

Orbene, conformemente agli articoli 256 TFUE e 58, primo comma, dello Statuto della Corte, l’impugnazione deve limitarsi a motivi di diritto e può essere fondata su motivi relativi all’incompetenza del Tribunale, a vizi della procedura dinanzi al Tribunale recanti pregiudizio agli interessi della parte ricorrente nonché alla violazione del diritto dell’Unione da parte del Tribunale (v., in tal senso, sentenza Commissione/Brazzelli Lualdi e a., C‑136/92 P, EU:C:1994:211, punto 47).

56

Pertanto, solo il Tribunale è competente ad accertare i fatti, tranne nei casi in cui l’inesattezza materiale dei suoi accertamenti risulti dagli atti che gli sono stati sottoposti, nonché a valutare gli elementi di prova ammessi. L’accertamento di tali fatti e la valutazione di tali elementi, salvo il caso del loro snaturamento, non costituiscono quindi una questione di diritto, soggetta come tale al sindacato della Corte (v., in tal senso, in particolare, sentenze BEI/Hautem, C‑449/99 P, EU:C:2001:502, punto 44, nonché Nederlandse Federatieve Vereniging voor de Groothandel op Elektrotechnisch Gebied/Commissione, C‑105/04 P, EU:C:2006:592, punti 69 e 70).

57

La valutazione dei fatti operata dal Tribunale, che porta alla conclusione dell’esistenza di un obbligo di pagamento a carico della commune de Millau, non costituisce quindi una questione di diritto soggetta al sindacato della Corte, salvo il caso di snaturamento, che non è tuttavia dedotto dalle ricorrenti.

58

Pertanto, questa seconda parte del primo motivo dev’essere dichiarata irricevibile.

59

Per quanto attiene alla terza parte del primo motivo, le ricorrenti sostengono che al punto 141 della sentenza impugnata il Tribunale ha effettuato una lettura errata della delibera del 18 dicembre 2010 per stabilire la portata dell’accollo, da parte della commune de Millau, del debito della SEMEA nei confronti della Commissione.

60

Orbene, si deve constatare che le ricorrenti si limitano a criticare la valutazione in quanto tale operata dal Tribunale sull’entità del passivo della SEMEA rilevato dalla commune de Millau. La loro allegazione non verte quindi né su un’inesattezza materiale degli accertamenti effettuati dal Tribunale, né su uno snaturamento degli elementi di prova che gli sono stati presentati.

61

Conformemente alla giurisprudenza citata ai punti 55 e 56 della presente sentenza, occorre respingere anche questa terza parte del primo motivo in quanto irricevibile.

62

Da tutte le considerazioni che precedono risulta che il primo motivo dev’essere respinto in quanto in parte inconferente e in parte irricevibile.

Sul secondo motivo

– Argomenti delle parti

63

Con il secondo motivo le ricorrenti sostengono che, dichiarando che il ricorso proposto dalla Commissione contro la SEMEA era ricevibile, il Tribunale è incorso in un errore di diritto. Quest’ultimo avrebbe considerato erroneamente che, da un lato, i diritti e gli obblighi di carattere sociale della SEMEA non erano stati liquidati e, dall’altro, la SEMEA non si era liberata dai suoi debiti nei confronti della Commissione in seguito al trasferimento del proprio patrimonio alla commune de Millau, poiché la Commissione non aveva acconsentito a che tale ente subentrasse nel credito controverso.

64

Secondo le ricorrenti, poiché la commune de Millau si è sostituita interamente alla SEMEA, quest’ultima avrebbe potuto concludere le proprie operazioni di liquidazione. La SEMEA sarebbe stata validamente liberata dai suoi obblighi verso la Commissione, il cui accordo non era necessario, dato che la sostituzione di una persona giuridica solvibile le era favorevole.

65

La Commissione sostiene che il motivo è irricevibile in quanto privo di chiarezza. In subordine, la Commissione ritiene che il motivo debba essere respinto in quanto manifestamente infondato.

– Giudizio della Corte

66

Si deve osservare che, con il secondo motivo, le ricorrenti sostengono che la commune de Millau si è sostituita alla SEMEA. Così facendo, esse approvano in realtà la motivazione del Tribunale contenuta nei punti da 138 a 140 della sentenza impugnata, secondo cui dalle circostanze del caso di specie emerge che, mediante una stipulazione a favore di terzi, i creditori effettivi o potenziali della SEMEA, tra cui figura in particolare la Commissione, hanno constatato il subentro della commune de Millau quale nuovo debitore.

67

Orbene, occorre rilevare che le censure formulate dalle ricorrenti nei confronti della sentenza impugnata si limitano alla valutazione dei fatti effettuata dal Tribunale, senza indicare in maniera precisa né gli errori di diritto asseritamente commessi dal Tribunale al riguardo, né gli argomenti di diritto esposti a sostegno di tale secondo motivo. In applicazione della giurisprudenza citata ai punti 47 e 48 della presente sentenza, tale secondo motivo dev’essere dichiarato irricevibile.

68

Ad abundantiam, si deve necessariamente constatare che tale secondo motivo riprende in sostanza quanto sviluppato dalle ricorrenti nell’ambito del loro primo motivo, che giungeva tuttavia a negare l’esistenza di qualsiasi accordo intervenuto tra la SEMEA e la commune de Millau in merito all’asserito debito verso la Commissione.

69

Pertanto, e poiché le ricorrenti contraddicono in tal modo la propria argomentazione di diritto, tale secondo motivo va necessariamente respinto in quanto irricevibile (v., in tal senso, ordinanza Nijs/Corte dei conti, C‑495/06 P, EU:C:2007:644, punti da 52 a 56).

Sul terzo motivo

– Argomenti delle parti

70

Con il terzo motivo le ricorrenti lamentano che il Tribunale ha commesso un errore di diritto dichiarando che la prescrizione trentennale di diritto comune era applicabile e che il credito controverso non era quindi prescritto.

71

Le ricorrenti rammentano, da un lato, che la commune de Millau, avendo rilevato il patrimonio della SEMEA, è legittimata a invocare, nei confronti della Commissione, gli stessi argomenti di diritto che la SEMEA avrebbe potuto far valere, compreso quello relativo alla prescrizione decennale delle obbligazioni risultante dal code de commerce nella versione in vigore all’epoca della controversia (in prosieguo: il «codice del commercio»). Dall’altro, essendo la SEMEA una società ad economia mista a carattere commerciale, il credito controverso sarebbe sorto nell’ambito di un rapporto commerciale tra la SEMEA, commerciante, e la Commissione, non commerciante.

72

In primo luogo le ricorrenti sostengono che la prescrizione delle obbligazioni non dipende dalla natura amministrativa del contratto. Infatti, in assenza di norme specifiche di diritto amministrativo, andrebbero applicate le norme sulla prescrizione del diritto comune. Poiché la prescrizione decennale prevista dal codice del commercio costituisce una legge speciale che prevale sulle norme di diritto civile, essa dovrebbe essere applicata al rapporto commerciale di cui trattasi nella specie.

73

Per quanto concerne la sentenza del Conseil d’État del 31 luglio 1992 (n. 69661), le ricorrenti rilevano che il giudice amministrativo non ha escluso l’applicazione della prescrizione decennale prevista dal codice del commercio non perché essa non si applica tra un soggetto di diritto pubblico e un commerciante, ma perché le obbligazioni controverse non erano sorte in occasione di un’attività commerciale tra i soggetti interessati. Di conseguenza, la natura del contratto in questione non può essere atta ad ostare all’applicazione della prescrizione decennale prevista dal codice del commercio.

74

In secondo luogo, le ricorrenti lamentano che il Tribunale ha valutato in maniera inesatta le disposizioni del contratto e le circostanze del caso di specie, dichiarando che il credito controverso non poteva essere considerato come sorto in occasione del rapporto commerciale tra la SEMEA e la Commissione.

75

In proposito esse sottolineano che la sentenza del Conseil d’État del 31 luglio 1992 è stata pronunciata nel contesto totalmente diverso delle restituzioni agricole predisposte nell’ambito della politica agricola comune, e non sarebbe trasponibile al caso di specie. Infatti, alla luce delle stipulazioni contrattuali, la Commissione sarebbe direttamente coinvolta nel progetto di cui trattasi e avrebbe il controllo dei lavori, cosicché non occorrerebbe concludere nel senso dell’esistenza di un rapporto commerciale tra la SEMEA e la Commissione.

76

La Commissione afferma che la prima parte del terzo motivo dev’essere respinta in quanto irricevibile o per lo meno in quanto infondata, poiché deriva da un’interpretazione errata della sentenza impugnata. Il Tribunale non avrebbe affatto fondato il suo ragionamento relativo alla prescrizione del credito controverso sulla natura amministrativa del contratto di cui trattasi.

77

Per quanto attiene alla seconda parte di tale motivo, la Commissione sostiene che il Tribunale ha fatto correttamente riferimento alla sentenza del Conseil d’État del 31 luglio 1992 per illustrare il principio secondo cui un contratto diretto al versamento di un aiuto finanziario pubblico nel contesto dell’esecuzione di un servizio pubblico, senza profitto né corrispettivo, non può essere considerato come un atto commerciale e ad esso non può pertanto applicarsi la prescrizione decennale prevista dall’articolo 110-4 del codice del commercio.

– Giudizio della Corte

78

Per quanto concerne, in primo luogo, l’argomento presentato dalle ricorrenti secondo il quale la natura amministrativa del contratto non influisce sulla determinazione della prescrizione applicabile al credito controverso, si deve osservare che il Tribunale, ai punti da 61 a 68 della sentenza impugnata, ha esaminato il regime giuridico applicabile a detto contratto e ha concluso nel senso della natura amministrativa di quest’ultimo.

79

Orbene, nell’ambito dell’esame della prescrizione applicabile al credito controverso, ai punti da 82 a 88 della sentenza impugnata il Tribunale non ha fatto alcun riferimento alla natura amministrativo del contratto di cui trattasi.

80

Poiché la natura amministrativa di tale contratto non ha influito sulla determinazione della prescrizione applicabile al credito controverso, l’argomento ad essa relativo dev’essere respinto in quanto inconferente.

81

In secondo luogo, per quanto concerne la critica secondo la quale il Tribunale avrebbe effettuato una valutazione inesatta delle disposizioni di detto contratto e delle circostanze del caso di specie, si deve constatare che al punto 83 della sentenza impugnata il Tribunale ha ricordato che il contratto in questione aveva ad oggetto il versamento di una sovvenzione, da parte della Commissione, ai fini dell’esecuzione di un contratto concluso nell’ambito della politica regionale dell’Unione.

82

Esso ne ha dedotto, fondandosi sulla sentenza del Conseil d’État del 31 luglio 1992, che «non si può ritenere che le obbligazioni che ne derivano, tra i quali figura il credito controverso, siano sorte tra la Commissione e la SEMEA nell’ambito delle loro attività commerciali».

83

Dalle considerazioni che precedono risulta che, per escludere l’applicazione della prescrizione prevista dal codice del commercio, il Tribunale non si è fondato sulla circostanza che il contratto vincolasse un soggetto di diritto pubblico a un commerciante, contrariamente a quanto sostengono le ricorrenti, bensì su quella che il contratto in questione avesse ad oggetto il versamento di una sovvenzione, da parte della Commissione, ai fini dell’esecuzione di un contratto concluso nell’ambito della politica regionale dell’Unione.

84

Inoltre, l’argomento delle ricorrenti consistente nell’affermare che il contesto del caso di specie era totalmente diverso da quello di cui alla sentenza del Conseil d’État del 31 luglio 1992 non può prosperare. Infatti, la domanda di rimborso controversa riguardava somme che la Commissione aveva versato nell’ambito di una politica regionale e che non potevano essere considerate come risultanti da obbligazioni sorte tra le ricorrenti e la Commissione in occasione delle loro attività commerciali.

85

Dalle suesposte considerazioni discende che il terzo motivo dev’essere respinto in quanto in parte inconferente e in parte infondato.

Sul quarto motivo

– Argomenti delle parti

86

Con il quarto motivo le ricorrenti criticano il Tribunale per avere respinto la loro domanda riconvenzionale, dichiarando che non sussiste alcun nesso diretto di causalità tra il comportamento della Commissione e il pregiudizio che esse lamentano.

87

Esse ricordano che tra il 27 aprile 1993 e il 18 novembre 2005 la Commissione non ha intrapreso nessuna azione per recuperare le somme che riteneva le fossero dovute. Orbene, se la Commissione si fosse manifestata prima presso la SEMEA, quest’ultima avrebbe potuto procedere a verifiche riservando eventualmente un seguito utile alla domanda di rimborso.

88

Esse sostengono che l’inerzia della Commissione per dodici anni ha portato la SEMEA a ritenere che la Commissione avesse rinunciato al rimborso delle somme versate.

89

Secondo le ricorrenti, tale inerzia della Commissione costituisce una violazione del dovere di buona amministrazione ai sensi dell’articolo 41, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che avrebbe dovuto essere sanzionata dal Tribunale.

90

La Commissione fa valere che il quarto motivo è irricevibile, in quanto tende a rimettere in discussione la valutazione dei fatti operata dal Tribunale.

– Giudizio della Corte

91

Per quanto attiene all’argomento esposto dalle ricorrenti in ordine alla presunta rinuncia della Commissione al rimborso delle somme versate, si deve rammentare che il Tribunale, al punto 77 della sentenza impugnata, ha dichiarato che gli elementi del fascicolo non consentono di constatare l’esistenza di tale rinuncia.

92

Pertanto, con tale argomento le ricorrenti criticano in realtà la valutazione degli elementi del fascicolo effettuata dal Tribunale. Quindi, conformemente alla giurisprudenza citata ai punti 55 e 56 della presente sentenza, esso va respinto in quanto irricevibile.

93

Per quanto riguarda la censura delle ricorrenti relativa alla violazione, da parte della Commissione, del dovere di buona amministrazione, è pacifico che, sebbene la Commissione abbia chiesto il rimborso del credito controverso con lettera del 27 aprile 1993, domanda alla quale la SEMEA non ha dato alcun seguito, tale istituzione si è manifestata nuovamente presso la SEMEA soltanto con lettera raccomandata del 18 novembre 2005, mentre l’invio della nota di debito è avvenuto solo con lettera dell’11 gennaio 2006.

94

Tale circostanza non è tuttavia idonea a rimettere in discussione le valutazioni esposte ai punti 108 e 109 della sentenza impugnata, secondo le quali non esisteva alcun nesso diretto di causalità tra il comportamento della Commissione e il pregiudizio lamentato delle ricorrenti per quanto concerne l’importo di EUR 41 012.

95

Il Tribunale ha quindi correttamente dichiarato che la domanda di pagamento del credito di EUR 41 012 era diretta alla ripetizione dell’indebito e che, poiché detto credito non era prescritto, la SEMEA restava in ogni caso tenuta al suo pagamento. Infatti, essendo le due azioni basate su fondamenti giuridici distinti, l’importo del credito controverso era dovuto anche ipotizzando una responsabilità extracontrattuale della Commissione sorta a causa della violazione del suo dovere di buona amministrazione.

96

Al contrario, per quanto concerne gli interessi di mora, occorre ricordare che, conformemente a una giurisprudenza costante, l’insorgere della responsabilità extracontrattuale dell’Unione e l’attuazione del diritto alla riparazione del pregiudizio subito dipendono, in forza dell’articolo 340 TFUE, dalla compresenza di un insieme di condizioni riguardanti l’illegittimità del comportamento contestato alle istituzioni, la sussistenza del danno e l’esistenza di un nesso di causalità tra tale comportamento e il pregiudizio lamentato (v., in particolare, sentenze Oleifici Mediterranei/CEE, 26/81, EU:C:1982:318, punto 16; Birra Wührer e a./Consiglio e Commissione, 256/80, 257/80, 265/80, 267/80, 5/81, 51/81 e 282/82, EU:C:1984:341, punto 9, nonché Inalca e Cremonini/Commissione, C‑460/09 P, EU:C:2013:111, punto 46).

97

Per quanto concerne il comportamento illegittimo contestato all’istituzione interessata, occorre rammentare che, conformemente al principio generale della buona amministrazione, annoverato tra le garanzie conferite dall’ordinamento giuridico dell’Unione nei procedimenti amministrativi, attualmente sancito dall’articolo 41, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, spetta alle istituzioni dell’Unione gestire diligentemente i procedimenti di recupero e agire in modo che ciascun atto inerente all’azione di recupero intervenga in un termine ragionevole rispetto all’atto precedente.

98

Orbene, è pacifico che, dopo avere chiesto, con lettera del 27 aprile 1993, il rimborso del credito controverso, la Commissione è rimasta inerte per più di dodici anni, manifestandosi con lettera raccomandata soltanto il 18 novembre 2005.

99

Per giunta, una tale inerzia non può essere giustificata né dalla complessità della controversia né da altre circostanze particolari idonee a giustificare il ritardo accertato.

100

Alla luce di tali considerazioni, il Tribunale ha dichiarato erroneamente, al punto 108 della sentenza impugnata, che non sussiste un nesso diretto di causalità tra il comportamento della Commissione e il pregiudizio lamentato.

101

Per quanto attiene alla sussistenza del danno, è vero che gli interessi hanno iniziato a decorrere a causa del fatto che la SEMEA non ha immediatamente dato seguito alla domanda di rimborso della Commissione del 27 aprile 1993.

102

Orbene, come emerge dal paragrafo 89 delle conclusioni dell’avvocato generale, l’inerzia della Commissione per più di dodici anni ha avuto come conseguenza che gli interessi di mora reclamati eccedano ormai l’importo del credito controverso.

103

Conformemente al paragrafo 90 di tali medesime conclusioni, si deve constatare che l’importo degli interessi di mora maturati durante il periodo di inerzia della Commissione durato più di 12 anni è direttamente imputabile al comportamento di tale istituzione.

104

Dalle considerazioni che precedono discende che la sentenza impugnata dev’essere annullata nella parte in cui ha accertato, nell’ambito dell’esame della domanda riconvenzionale proposta dalle ricorrenti, che non esisteva un nesso di causalità diretto tra il comportamento della Commissione e il danno asseritamente subito a causa della condanna al pagamento degli interessi di mora.

Sul ricorso dinanzi al Tribunale

105

Ai sensi dell’articolo 61, primo comma, dello Statuto della Corte, quest’ultima, in caso di annullamento della decisione del Tribunale, può statuire definitivamente sulla controversia, qualora lo stato degli atti lo consenta. Ciò si verifica nel caso di specie.

106

Nella specie, alla luce delle caratteristiche specifiche dal caso concreto, occorre statuire sulla domanda riconvenzionale presentata dalle ricorrenti in ordine alla condanna al pagamento degli interessi di mora.

107

Dai punti da 97 a 104 della presente sentenza emerge che il pregiudizio costituito dagli interessi di mora maturati durante il periodo di inerzia della Commissione durato più di 12 anni è direttamente imputabile al comportamento negligente di tale istituzione.

108

Ciò premesso, occorre tuttavia considerare che il credito di EUR 41 012 che la SEMEA avrebbe dovuto restituire alla Commissione non era prescritto al 18 novembre 2005, ossia alla data in cui tale istituzione ne ha chiesto il rimborso.

109

Si deve pertanto accogliere in parte la domanda riconvenzionale delle ricorrenti e condannare la Commissione a sopportare i tre quarti dell’importo corrispondente agli interessi di mora al tasso legale annuo applicato in Francia maturati tra il 27 aprile 1993 e il 18 novembre 2005.

Sulle spese

110

Ai sensi dell’articolo 184, paragrafo 2, del proprio regolamento di procedura, quando l’impugnazione è accolta e la Corte statuisce definitivamente sulla controversia, la Corte statuisce sulle spese.

111

Ai sensi dell’articolo 138, paragrafo 1, di tale regolamento, applicabile al procedimento d’impugnazione in forza dell’articolo 184, paragrafo 1, dello stesso, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. L’articolo 138, paragrafo 3, di detto regolamento precisa che, se le parti soccombono rispettivamente su uno o più capi, le spese sono compensate. Tuttavia, secondo la medesima disposizione, qualora ciò appaia giustificato alla luce delle circostanze del caso di specie, la Corte può decidere che una parte sostenga, oltre alle proprie spese, una quota delle spese della controparte.

112

Nella specie, la Corte ha considerato che occorre condannare la Commissione a sopportare, oltre alle proprie spese nei due gradi di giudizio, un quarto delle spese della commune de Millau e della SEMEA in detti gradi di giudizio. Queste ultime sopportano i tre quarti delle proprie spese relative ai due gradi di giudizio.

 

Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara e statuisce:

 

1)

La sentenza del Tribunale dell’Unione europea Commissione/SEMEA e commune de Millau (T‑168/10 e T‑572/10) è annullata nella parte in cui ha accertato, in ordine alla domanda riconvenzionale della commune de Millau e della Société d’économie mixte d’équipement de l’Aveyron (SEMEA), che non esiste un nesso di causalità diretto tra il comportamento della Commissione europea e il danno asseritamente subito in conseguenza della condanna al pagamento degli interessi di mora.

 

2)

La domanda riconvenzionale della commune de Millau e della Société d’économie mixte d’équipement de l’Aveyron (SEMEA) è accolta in parte e la Commissione europea è condannata a sopportare i tre quarti dell’importo corrispondente agli interessi di mora al tasso legale annuo applicato in Francia maturati tra il 27 aprile 1993 e il 18 novembre 2005.

 

3)

L’impugnazione è respinta quanto al resto.

 

4)

La Commissione europea è condannata a sopportare, oltre alle proprie spese relative sia al procedimento di primo grado che all’impugnazione, un quarto delle spese sostenute dalla commune de Millau e dalla Société d’économie mixte d’équipement de l’Aveyron (SEMEA) nei due gradi di giudizio.

 

5)

La commune de Millau e la Société d’économie mixte d’équipement de l’Aveyron (SEMEA) sopportano i tre quarti delle proprie spese relative al procedimento di primo grado e all’impugnazione.

 

Firme


( *1 ) Lingua processuale: il francese.

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