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Document 62003CC0121

Conclusioni dell'avvocato generale Stix-Hackl del 26 maggio 2005.
Commissione delle Comunità europee contro Regno di Spagna.
Inadempimento di uno Stato - Direttive 75/442/CEE e 91/156/CEE - Nozione di rifiuti - Direttive 85/337/CEE e 97/11/CE - Valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati - Direttiva 80/68/CEE - Protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento provocato da certe sostanze pericolose - Direttiva 80/778/CEE - Qualità delle acque destinate al consumo umano.
Causa C-121/03.

European Court Reports 2005 I-07569

ECLI identifier: ECLI:EU:C:2005:309

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

CHRISTINE STIX-HACKL

presentate il 26 maggio 2005 1(1)

Causa C-121/03

Commissione delle Comunità europee

contro

Regno di Spagna

«Ricorso per inadempimento – Violazione di diversi obblighi in materia di tutela dell’ambiente nel territorio del Baix Ter, provincia di Gerona – Direttiva 75/442/CEE relativa ai rifiuti – Direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati – Direttiva 80/68/CEE concernente la protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento provocato da certe sostanze pericolose – Direttiva 80/778/CEE concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano»





I –    Introduzione

1.     Con il presente ricorso per inadempimento la Commissione addebita al Regno di Spagna, in relazione a diversi danni ambientali nel territorio del Baix Ter (provincia di Gerona), principalmente riconducibili ai numerosi allevamenti intensivi di suini ivi presenti (in prosieguo: gli «allevamenti di suini»), di essere venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in virtù di varie direttive concernenti la tutela dell’ambiente.

2.     Per le direttive che vengono in rilievo e per le questioni giuridiche sollevate, la presente causa risulta strettamente collegata alla causa C-416/02, nella quale ho presentato le mie conclusioni il 12 maggio 2005 (2). Pertanto, là dove i due procedimenti presentano punti di contatto, rimando alle considerazioni da me svolte nelle dette conclusioni, indicando il paragrafo corrispondente.

3.     Tuttavia non può trascurarsi il fatto che, sebbene tre dei quattro motivi di ricorso in esame riguardino le stesse direttive o, più esattamente, le stesse loro disposizioni di cui alla causa C-416/02, il presente procedimento se ne differenzia notevolmente già in relazione al contesto fattuale. Infatti, mentre nella causa C‑416/02 si trattava soprattutto di danni all’ambiente e di infrazioni imputabili ad una singola azienda suinicola, l’inquinamento e le irregolarità che formano oggetto del presente procedimento vengono invece addebitati ad una pluralità di allevamenti di suini presenti in una determinata regione.

4.     Quando si deve accertare l’inadempimento di uno Stato membro sulla base di irregolarità diffuse o di carenze «strutturali» nell’attuazione pratica di una direttiva all’interno di tale Stato, occorre procedere, per il carattere stesso di un simile accertamento, con un approccio «più globale» rispetto al caso in cui allo Stato membro si rimproveri di non aver adottato le misure necessarie all’attuazione pratica di una direttiva sulla base di una situazione isolata o di un singolo caso (3).

5.     La Commissione ritiene che nel caso di specie siano state violate le seguenti direttive:

direttiva del Consiglio 15 luglio 1975, 75/442/CEE, relativa ai rifiuti (4), come modificata dalla direttiva del Consiglio 18 marzo 1991, 91/156/CEE (5) (in prosieguo: la «direttiva sui rifiuti»);

direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (6) (in prosieguo: la «direttiva VIA»), modificata dalla direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE (7) (in prosieguo: la «direttiva di modifica VIA»);

direttiva del Consiglio 17 dicembre 1979, 80/68/CEE, concernente la protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento provocato da certe sostanze pericolose (8) (in prosieguo: la «direttiva sulle acque sotterranee»);

direttiva del Consiglio 15 luglio 1980, 80/778/CEE, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (9) (in prosieguo: la «direttiva sull’acqua potabile»).

II – Ambito normativo

6.     Per quanto riguarda le disposizioni pertinenti della direttiva sui rifiuti, della direttiva sulle acque sotterranee, nonché della direttiva VIA e della direttiva di modifica VIA, rimando ai paragrafi 3-6 delle mie conclusioni presentate nella causa C-416/02.

7.     Il suddetto ambito normativo va inoltre completato nel caso in esame mediante l’allegato II, punto 1, lett. e), della direttiva di modifica VIA, che così recita:

«PROGETTI DI CUI ALL’ARTICOLO 4, PARAGRAFO 2

1. Agricoltura, selvicoltura ed acquicoltura

(…)

e) Impianti di allevamento intensivo di (progetti non contemplati nell’allegato I)».

8.     La direttiva sull’acqua potabile dispone, tra l’altro, quanto segue:

Art. 7, n. 6

«Gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie affinché le acque destinate al consumo umano siano almeno conformi ai requisiti specificati nell’allegato I».

Per quel che riguarda i nitrati, l’allegato I, parte C – PARAMETRI CONCERNENTI SOSTANZE INDESIDERABILI (in quantità eccessive) –, punto 20, indica il numero guida (in prosieguo, anche: il «livello di riferimento») di mg/l 25 e una concentrazione massima ammessa di mg/l 50.

III – Fatti

9.     Il territorio del Baix Ter in questione, nella provincia di Gerona, è situato sulla costa nord-orientale della Spagna, nella regione Catalogna. In tale territorio, all’interno del quale il fiume Ter sfocia nel Mar Mediterraneo, sono presenti numerosi allevamenti di suini.

10.   Le censure che la Commissione pone a fondamento del ricorso in relazione alla direttiva sui rifiuti, alla direttiva VIA (o alla direttiva di modifica VIA), nonché alla direttiva sulle acque sotterranee sono legate alla costruzione, all’ampliamento ed alla gestione dei numerosi allevamenti di suini nel territorio del Baix Ter. Le censure relative alla direttiva sulle acque sotterranee ed alla direttiva sull’acqua potabile riguardano inoltre l’inquinamento (da nitrati) delle falde acquifere nel territorio del Baix Ter, nella zona che precede la foce del fiume Ter nel Mar Mediterraneo, inquinamento causato dalla presenza di tali allevamenti e che viene largamente ammesso dal governo spagnolo, nonché la conseguente contaminazione dell’acqua potabile che taluni comuni dell’Empordà prelevano da tali falde acquifere.

IV – Fasi precontenziosa e contenziosa

11.   Nel 2000, la denuncia di un’associazione per la tutela dell’ambiente richiamava l’attenzione della Commissione sull’inquinamento della regione in questione. Dopo aver sentito il governo spagnolo, la Commissione perveniva alla conclusione che il Regno di Spagna fosse venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in virtù di varie direttive in materia ambientale e, con lettera di diffida del 25 ottobre 2000, invitava detto governo a presentare osservazioni entro il termine di due mesi.

12.   Avendo ritenuto che le lettere di risposta del governo spagnolo datate 1° e 15 febbraio 2001 non avessero fornito chiarimenti sul sospettato inadempimento, con lettera del 26 luglio 2001 la Commissione notificava alle autorità spagnole un parere motivato, in cui si addebitava la violazione delle direttive citate nell’introduzione (10) e si esortava il Regno di Spagna ad adottare entro il termine di due mesi le misure necessarie per conformarvisi. Il governo spagnolo replicava con lettere datate 3 dicembre 2001 e 29 gennaio 2002.

13.   Essendo pervenuta alla conclusione che il Regno di Spagna non avesse ottemperato agli obblighi ad esso incombenti, con atto introduttivo 14 marzo 2003, iscritto a ruolo presso la cancelleria della Corte il 19 marzo 2003, la Commissione proponeva contro il Regno di Spagna un ricorso dinanzi alla Corte di giustizia ai sensi dell’art. 226 CE.

14.   La Commissione chiede che la Corte voglia:

1.      dichiarare che il Regno di Spagna,

a)      non avendo adottato i provvedimenti necessari per assicurare il rispetto degli obblighi ad esso incombenti in forza degli artt. 4, 9, e 13 della direttiva 75/442/CEE, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE, non avendo preso le misure necessarie per garantire che i rifiuti derivanti dagli allevamenti di suini situati nel territorio del Baix Ter, provincia di Gerona, vengano eliminati o recuperati senza costituire un rischio per la salute umana e senza danneggiare l’ambiente, non avendo la maggior parte di tali allevamenti l’autorizzazione richiesta dalla direttiva e non avendo esso effettuato i controlli periodici necessari su detti allevamenti;

b)      non avendo effettuato una valutazione d’impatto ambientale preventiva alla costruzione dei detti allevamenti di suini, o alla modifica dei relativi progetti, contrariamente a quanto stabilito dagli artt. 2 e 4, n. 6, della direttiva 85/337/CEE, nella sua versione originale o come modificata dalla direttiva 97/11/CE;

c)      non avendo realizzato gli studi idrogeologici necessari nella zona interessata dall’inquinamento, in relazione agli allevamenti di suini oggetto del presente ricorso, contrariamente a quanto previsto dagli artt. 3, lett. b), 5, n. 1, e 7 della direttiva 80/68/CEE;

d)      avendo oltrepassato, in varie reti pubbliche di distribuzione di acqua nel territorio del Baix Ter, la concentrazione massima ammessa del parametro di nitrati stabilito all’allegato I, parte C, punto 20, alla direttiva 80/778/CEE, contrariamente a quanto stabilito dall’art. 7, n. 6, di detta direttiva,

è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza delle menzionate direttive;

2.      condannare il Regno di Spagna alle spese.

V –    Sulla violazione della direttiva sui rifiuti

A –    Principali argomenti delle parti

15.   La Commissione rileva che gli allevamenti di suini in questione produrrebbero notevoli quantitativi di rifiuti, in particolare liquami e carcasse di animali. In difetto di altra disciplina comunitaria specifica in materia, il trattamento di tali rifiuti ricadrebbe nella sfera di applicazione della direttiva sui rifiuti.

16.   Per contro, il governo spagnolo evidenzia in generale che nei comuni interessati del Baix Ter il numero complessivo degli allevamenti di suini sarebbe diminuito da 387 aziende nel 1989 a 197 aziende nel 1999. Dal 1999, benché il numero degli allevamenti risulti di nuovo in leggero aumento, si registrerebbe tuttavia un decremento di 12 017 unità nel numero dei capi di bestiame. Le misure adottate dalle autorità spagnole includerebbe inoltre l’attuazione di 63 procedimenti sanzionatori.

17.   Secondo la Commissione, l’inquinamento delle falde acquifere del Baix Ter – da ricondurre segnatamente all’aumento dei liquami generati dagli allevamenti – che il governo spagnolo avrebbe ammesso e che sarebbe stato confermato da numerose analisi, sarebbe indicativo del fatto che i rifiuti provenienti dagli allevamenti di suini in questione non sono stati recuperati o eliminati in conformità all’art. 4 della direttiva sui rifiuti. Inoltre, contrariamente a quanto previsto dall’art. 9 di tale direttiva, gli allevamenti di suini di cui trattasi sarebbero sprovvisti dell’autorizzazione imposta dalla normativa sui rifiuti. Ciò si evincerebbe dalle informazioni fornite dal governo spagnolo in merito alle procedure di regolarizzazione degli allevamenti di suini, da cui emergerebbe che al momento determinante ai fini del presente giudizio un notevole numero di tali allevamenti fosse privo di una qualsivoglia autorizzazione e che le disposizioni nazionali invocate dal governo spagnolo non sarebbero state rispettate. Infine, dai documenti che il governo spagnolo ha trasmesso alla Commissione si desumerebbe che i circa 220 allevamenti di suini in oggetto, o per lo meno la maggior parte di essi, non sarebbero stati sottoposti agli adeguati controlli periodici di cui all’art. 13 della direttiva sui rifiuti.

18.   Per quanto riguarda le carcasse di animali, secondo la Commissione esse andrebbero considerate senza dubbio come rifiuti ai sensi della direttiva. La Commissione tuttavia ammette che i liquami, i quali vengono reimpiegati come concime nell’ambito della stessa azienda agricola secondo la buona pratica agricola, possano essere considerati un sottoprodotto dell’attività agricola, del quale l’azienda non voglia «disfarsi» ai termini della direttiva e che, pertanto, non debba essere qualificato come rifiuto. In ogni caso, tuttavia, ciò non sarebbe esatto in relazione a tutti gli allevamenti di suini in questione, poiché il governo spagnolo non avrebbe mai sostenuto che i liquami siano utilizzati nella loro totalità come fertilizzante negli allevamenti di suini in questione.

19.   All’argomento del governo spagnolo, secondo il quale sarebbe applicabile la deroga di cui all’art. 2, n. 1, lett. b), della direttiva sui rifiuti, la Commissione replica che, in difetto di un’altra disciplina comunitaria specifica, la deroga non sarebbe applicabile. Eventuali disposizioni nazionali già in generale non rappresenterebbero un’«altra normativa» ai sensi della disposizione summenzionata e, inoltre, le varie norme citate dal governo spagnolo non soddisferebbero i requisiti stabiliti dalla direttiva.

20.   Il governo spagnolo ritiene che la direttiva sui rifiuti non trovi applicazione nel caso di aziende quali gli allevamenti di suini oggetto della presente controversia. Esso sostiene che lo spargimento dei liquami sui terreni agricoli sarebbe un metodo di concimazione naturale di dimostrata validità e che, pertanto, non dovrebbe essere considerato alla stregua dell’eliminazione di rifiuti di cui all’art. 1, lett. a), della direttiva.

21.   Il governo spagnolo fa valere che, qualora la Corte ritenesse applicabile, in via di principio, la direttiva sui rifiuti troverebbe comunque applicazione la deroga di cui all’art. 2, n. 1, lett. b). La direttiva 91/676/CEE (11) rappresenterebbe infatti un’«altra normativa» ai sensi di tale deroga, poiché disciplinerebbe l’inquinamento dovuto ai nitrati provenienti da fonte agricola e poiché il danno all’ambiente conseguente allo spargimento dei liquami sui campi rappresenterebbe eventualmente una contaminazione da nitrati delle acque sotterranee. Inoltre, le carcasse di animali degli allevamenti di suini rientrerebbero nella sfera di applicazione del regolamento CE n. 1774/2002 (12). D’altra parte, la deroga troverebbe applicazione anche qualora esistessero disposizioni nazionali specifiche in materia. Questo sarebbe il caso della Spagna, in quanto gli allevamenti di suini sarebbero contemplati da varie disposizioni legislative spagnole concernenti i rifiuti.

22.   Infine, il governo spagnolo afferma che la Commissione non avrebbe fornito la prova della sussistenza delle asserite violazioni della direttiva sui rifiuti. Esso rileva che le autorità catalane avrebbero adottato misure intese alla formazione ed informazione degli agricoltori in merito alla adeguata gestione dei liquami ed avrebbero incoraggiato la realizzazione di stabilimenti per la gestione dei liquami in eccesso. Dodici di tali stabilimenti sarebbero già in funzione e dieci si troverebbero in fase di autorizzazione.

B –    Valutazione

1.      Considerazione preliminare

23.   Con il primo motivo di ricorso la Commissione addebita al Regno di Spagna di non aver adottato nel territorio del Baix Ter le misure necessarie per ottemperare agli obblighi ad esso derivanti dagli artt. 4, 9 e 13 della direttiva sui rifiuti. Come nella causa C-416/02, l’asserito inadempimento non riguarda tanto il recepimento tali disposizioni nell’ordinamento giuridico nazionale spagnolo, quanto piuttosto la loro attuazione pratica.

24.   Tuttavia, come ho già evidenziato nell’introduzione, la causa in esame si discosta dalla causa C-416/02 in quanto l’asserito inadempimento viene ricollegato non ad una singola azienda, bensì ad una pluralità di aziende presenti in una determinata zona.

25.   Nella fattispecie pertanto la Commissione non deve dimostrare in che misura una singola situazione di fatto già di per sé costituisca un’omessa adozione delle misure necessarie all’attuazione della direttiva sui rifiuti, come nell’ipotesi di liquami provenienti da uno specifico allevamento di suini che siano eliminati in modo dannoso per l’ambiente e pertanto in contrasto con gli obiettivi della direttiva sui rifiuti. Piuttosto, la Commissione deve invece dimostrare che le autorità spagnole, in relazione agli allevamenti di suini presenti nel territorio del Baix Ter, sono inadempienti più in generale nella attuazione pratica delle summenzionate disposizioni di detta direttiva. Di conseguenza, ai fini dell’accertamento di tale inadempimento, non occorre dimostrare che ci si trovi in presenza di rifiuti ai sensi della direttiva sui rifiuti, e che tale direttiva non venga attuata correttamente ovvero in modo efficace, in relazione ad ognuno degli allevamenti di suini in questione presenti nel territorio del Baix Ter.

2.      Sull’applicabilità della direttiva sui rifiuti

26.   Sulla nozione di «rifiuto» ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva sui rifiuti

27.   Anzitutto, prima di poter accertare se siano stati violati, come asserito dalla Commissione, gli artt. 4, 9 e 13 della direttiva sui rifiuti, occorre risolvere la questione se ed in che misura le sostanze di cui trattasi nel procedimento in esame – ossia liquami e carcasse di animali – ricadano nell’ambito di applicazione della direttiva sui rifiuti in qualità di «rifiuti».

a)      Sulla qualificazione come «rifiuto» ai sensi della direttiva sui rifiuti

28.   Come ho già rilevato nelle mie conclusioni presentate nella causa C-416/02, la possibilità di qualificare come rifiuti sostanze quali carogne e liquami dipende se il detentore di una sostanza se ne disfi, abbia deciso oppure abbia l’obbligo di disfarsene, circostanza che va valutata alla luce di tutti gli elementi rilevanti, tenendo presenti gli obiettivi perseguiti dalla direttiva sui rifiuti e garantendo che non ne venga pregiudicata l’efficacia (13).

29.   Ho rilevato inoltre che, secondo costante giurisprudenza, una sostanza derivata da un processo di produzione che non miri principalmente al suo ottenimento può essere un semplice residuo o, a determinate condizioni, un sottoprodotto del quale il detentore non intenda «disfarsi» e che pertanto non si possa qualificare come rifiuto (14).

30.   Alla luce di ciò, ho osservato in quella sede che le carcasse di animali costituiscono un semplice residuo dell’allevamento di suini e pertanto vanno considerate, in via di principio, come «rifiuti» ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva sui rifiuti (15). Ciò vale anche nel caso in esame.

31.   Per quanto poi riguarda i liquami, dalle mie conclusioni presentate nella causa C-416/02 emerge che la soluzione della questione relativa alla loro qualità di rifiuti (16) deve essere più diversificata.

32.   Difatti, come ho rilevato, risultano in effetti ipotizzabili casi in cui i liquami prodotti in un’azienda agricola non siano da considerare come rifiuti ai sensi della direttiva, a condizione però che sia certo che essi sono reimpiegati «senza trasformazione preliminare nel corso del processo di produzione», ovvero a vantaggio dell’attività agricola – vale a dire siano applicati al terreno come fertilizzanti (non essendo ipotizzabile in generale che i liquami siano utilmente impiegati in modo diverso) (17). Se però i liquami venissero sparsi sul terreno, ad esempio, in quantità eccessiva rispetto a quella necessaria alla concimazione effettuata secondo la buona pratica agricola, oppure su un terreno la cui fertilizzazione è inutile perché, a titolo d’esempio, il terreno è incolto, oppure a riposo, ciò sarebbe allora motivo sufficiente per ritenere che il detentore dei liquami miri a disfarsene (18).

33.   Orbene, per quanto riguarda il caso di specie non si può in effetti escludere che, singolarmente, in taluni degli allevamenti di suini in questione, i liquami vengano sparsi sul terreno per la concimazione conformemente alle buona pratica agricola e che pertanto essi non vadano considerati come rifiuti ai sensi della direttiva sui rifiuti. Tuttavia, occorre evidenziare che, stando alle informazioni disponibili, nel territorio del Baix Ter è attiva una rete abbastanza fitta di allevamenti di suini, di dimensioni talvolta notevoli, e che pertanto, come ha rilevato la Commissione senza essere smentita dalle autorità spagnole, viene prodotto un notevole quantitativo di liquami. Come evidenziato dal governo spagnolo nelle sue osservazioni, non si può ritenere che i liquami prodotti vengano impiegati nella loro totalità come concime nell’attività agricola. Esso ha piuttosto richiamato l’attenzione sul fatto che sono già attivi o in fase di realizzazione numerosi stabilimenti per il recupero o lo smaltimento dei liquami (19). Infine, l’inquinamento da nitrati, non negato dal governo spagnolo e più volte comprovato nel territorio in questione – giacché nella fattispecie non è stata indicata una fonte rilevante diversa dall’agricoltura –, può essere considerato quantomeno come indizio di una concimazione eccessiva e, pertanto, di una fertilizzazione non effettuata in modo conforme alla buona pratica agricola.

34.   Alla luce di tali considerazioni, ritengo che si possa affermare che nel Baix Ter i liquami prodotti dagli allevamenti di suini oggetto del presente procedimento costituiscono in genere un residuo dell’allevamento, del quale le aziende interessate hanno deciso di disfarsi e che, di conseguenza, va qualificato come rifiuto ai sensi della direttiva sui rifiuti.

35.   Da quanto precede deve concludersi che sia le carcasse di animali, sia almeno una certa parte dei liquami provenienti dagli allevamenti di suini in questione costituiscono rifiuti ai sensi della direttiva sui rifiuti.

b)      Sulla deroga di cui all’art. 2, n. 1, lett. b), sub iii), della direttiva sui rifiuti

36.   La deroga di cui all’art. 2, n. 1, lett. b), sub iii), della direttiva sui rifiuti si riferisce, in generale, tanto alle «carogne», quanto ai «rifiuti agricoli», consistenti in «materie fecali ed altre sostanze naturali e non pericolose utilizzate nell’attività agricola».

37.   Quindi, poiché le carcasse di suini, da un lato, ed i liquami dei medesimi, dall’altro, rientrano, in linea di principio, in tale deroga, l’applicabilità della suddetta direttiva dipende anche dall’assenza di un’«altra normativa» specifica che contempli i summenzionati rifiuti, ai sensi di tale disposizione (20).

38.   A questo proposito il governo spagnolo ha invocato, da un lato, disposizioni comunitarie, vale a dire la direttiva sui nitrati ed il regolamento n. 1774/2002 e, dall’altro, numerose norme nazionali.

39.   A mente della sentenza nella causa AvestaPolarit, riguardo alla disposizione speciale prima citata, per «altra normativa» si intendono tanto le norme comunitarie specifiche, quanto le disposizioni nazionali speciali (21).

40.   A prescindere dalla questione se nella fattispecie la suddetta disciplina speciale sia comunitaria oppure nazionale, in ogni caso non è sufficiente che essa contempli solo in un modo qualsiasi i rifiuti in questione. Piuttosto, una disciplina apposita deve avere ad oggetto la loro «gestione» come rifiuti ai sensi dell’art. 1, lett. d), della direttiva sui rifiuti, perseguire i suoi medesimi obiettivi, nonché tendere ad un livello di tutela dell’ambiente almeno equivalente a quello cui mira la direttiva (22).

41.   Anzitutto, per quanto riguarda la direttiva sui nitrati menzionata dal governo spagnolo, ho già rilevato, nelle mie conclusioni presentate nella causa C‑416/02, che essa non soddisfa i criteri summenzionati (23).

42.   Quanto al regolamento n. 1774/2002, è sufficiente osservare che esso non era ancora applicabile al momento determinante ai fini del presente giudizio di inadempimento (24), ossia allo scadere del termine fissato dal parere motivato (25). Pertanto, nel presente contesto è superflua la disamina del contenuto di tale regolamento.

43.   Il governo spagnolo ha poi citato varie disposizioni legislative nazionali, valide per l’intero territorio statale, che sarebbero applicabili ai liquami (i regi decreti n. 261/1996 e n. 324/2000 e la legge spagnola n. 10/1998, sui rifiuti), nonché – in udienza – due regolamenti ministeriali, 20 ottobre 1980 e 22 febbraio 2001, che si occupano delle carcasse di animali.

44.   Per quel che concerne in particolare i regi decreti n. 261/1996 e n. 324/2000, nonché i citati regolamenti ministeriali, ho già rilevato, nelle mie conclusioni presentate nella causa C-416/02, che tali disposizioni non costituiscono normative che disciplinano la gestione dei liquami o delle carcasse di animali come rifiuti secondo quanto disposto dall’art. 1, lett. d), della direttiva sui rifiuti (26).

45.   Lo stesso vale a mio avviso anche per quanto riguarda la legge spagnola n. 10/1998, sui rifiuti, alla quale si è richiamato il governo spagnolo nel presente procedimento e che lo stesso ritiene applicabile in subordine. Difatti, dalle considerazioni esposte dal governo spagnolo risulta, tra l’altro, che la gestione dei rifiuti è prevista in tale ambito solo con riferimento alla direttiva sui nitrati ed ai suoi provvedimenti di attuazione e che non è contemplata alcuna procedura di autorizzazione che, in conformità alla direttiva sui rifiuti, sia applicabile allo spargimento dei liquami sul terreno.

46.   Infine, il governo spagnolo ha del pari indicato numerose norme al livello della regione catalana, che riguardano i liquami sotto vari profili (tra l’altro, disposizioni relative a programmi di gestione dei rifiuti nonché alle registrazioni riguardante tale gestione, regole concernenti la fertilizzazione e lo spargimento dei liquami sul terreno, nonché specifici obblighi di autorizzazione).

47.   A mio avviso, però, il governo spagnolo non è stato in grado di dimostrare che le succitate disposizioni regionali non regolino soltanto specifici aspetti dei liquami e della loro gestione, bensì creino un sistema di norme che contempli i liquami sotto il profilo della loro gestione secondo quanto disposto dall’art. 1, lett. d), della direttiva sui rifiuti, e che conduca ad un livello di tutela dell’ambiente equivalente a quello cui mira tale direttiva. Il governo spagnolo non ha contestato nel merito neppure l’inchiesta approfondita della Commissione a tal proposito, in cui quest’ultima è pervenuta alla conclusione che le norme catalane citate – anche considerate nel loro complesso – risultano lacunose sotto numerosi aspetti alla luce della direttiva sui rifiuti. Inoltre, le norme catalane richiamate dal governo spagnolo si riferiscono soltanto ai liquami e non anche alle carcasse di animali.

48.   A prescindere da ciò, occorre osservare in linea generale che il governo spagnolo ha sostenuto che, secondo il diritto nazionale – e diversamente dalla direttiva sui rifiuti, come ho prima evidenziato (27) –, i liquami non sono considerati rifiuti, cosicché, già per tale motivo, sussistono dubbi che nella normativa nazionale sia comunque disciplinata la «gestione» dei liquami quali rifiuti.

49.   Pertanto, si può in sintesi affermare che né a livello comunitario, né a livello nazionale – statale o regionale – esistono disposizioni speciali che regolino la presente fattispecie, il cui contenuto soddisfi i requisiti di cui all’art. 2, n. 1, lett. b), sub iii), della direttiva sui rifiuti.

50.   Ne consegue che la deroga di cui all’art. 2, n. 1, lett. d), sub iii), della direttiva sui rifiuti non è in alcun modo applicabile al caso di specie. Appare altresì superflua, pertanto, l’analisi degli argomenti della Commissione, secondo cui la giurisprudenza risultante dalla causa AvestaPolarit dovrebbe essere modificata, nel senso che l’espressione «altra normativa», ai termini della suddetta deroga, andrebbe riferita esclusivamente alle disposizioni comunitarie.

C –    Sulla violazione degli artt. 4, 9 e 13 della direttiva sui rifiuti

51.   La Commissione addebita al Regno di Spagna, in relazione agli allevamenti di suini nel territorio del Baix Ter, di non avere adottato i provvedimenti necessari ad ottemperare agli obblighi ad esso incombenti in forza degli artt. 4, 9 e 13 della direttiva sui rifiuti.

52.   Per quel che concerne il contenuto di tali obblighi, gli Stati membri, ai sensi dell’art. 4 della direttiva sui rifiuti, devono assicurare che i rifiuti siano smaltiti o ricuperati senza pericolo per la salute dell’uomo o senza pregiudizio per l’ambiente (n. 1). In particolare, gli Stati membri devono adottare misure contro lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti (n. 2).

53.   Per conseguire gli obiettivi di cui al detto articolo, gli stabilimenti che smaltiscono rifiuti soggiacciono ad un obbligo di autorizzazione, ai sensi dell’art. 9 della direttiva sui rifiuti, e sono oggetto di controlli periodici, in conformità all’art. 13 di tale direttiva.

54.   Relativamente al punto, se il Regno di Spagna abbia adottato le misure necessarie ad ottemperare a tali obblighi, occorre anzitutto rilevare che il governo spagnolo non ha contestato quanto asserito dalla Commissione, ossia che gli allevamenti di suini presenti nel territorio del Baix Ter – circa 200 – producono notevoli quantitativi di liquami nonché di carcasse di animali. È inoltre pacifico che numerose rilevazioni hanno attestato la presenza di elevati valori di nitrati nelle falde acquifere del Baix Ter né, del resto, è stato messo in discussione il fatto che tale inquinamento da nitrati sia legato alla presenza degli allevamenti di suini.

55.   A mio avviso è pertanto evidente che i rifiuti generati dagli allevamenti di suini nel periodo di tempo determinante ai fini del presente giudizio non sono stati smaltiti in modo innocuo per la salute dell’uomo o per l’ambiente. Ciò risulta anche dalla circostanza che, stando alle informazioni fornite dal governo spagnolo, le strutture e, cioè, gli impianti necessari per lo smaltimento di tali rifiuti sono in parte solo in fase di progettazione o di realizzazione.

56.   Inoltre, sulla scorta dei documenti trasmessi dal governo spagnolo, la Commissione ha constatato che gran parte degli allevamenti di suini in questione, al momento determinante ai fini del giudizio sulla sussistenza dell’inadempimento, non disponeva di alcuna autorizzazione e che, fino a tale momento, non era stato effettuato alcun controllo periodico.

57.   Il governo spagnolo non ha contestato queste considerazioni di per sé, ma ha rilevato per contro che nel frattempo sarebbero stati avviati numerosi procedimenti volti alla regolarizzazione della posizione giuridica degli allevamenti in questione, nonché sarebbero stati effettuati diversi controlli che avrebbero condotto all’irrogazione di sanzioni. A mio avviso, ciò non è sufficiente a rimuovere la censura relativa all’inadempimento – in ogni caso al momento determinante ai fini del giudizio – degli obblighi di autorizzazione e di controllo (periodico).

58.   Alla luce di tali considerazioni, sono del parere che il Regno di Spagna, in relazione agli allevamenti di suini nel territorio del Baix Ter, non abbia adottato le misure necessarie ad ottemperare agli obblighi ad esso derivanti dagli artt. 4, 9, e 13 della direttiva sui rifiuti.

59.   Ritengo pertanto fondato il primo motivo di ricorso.

VI – Sulla violazione della direttiva VIA

A –    Principali argomenti delle parti

60.   Con il secondo motivo di ricorso la Commissione addebita al Regno di Spagna che, non avendo effettuato una valutazione d’impatto ambientale preventiva alla costruzione o alla successiva modifica degli allevamenti di suini in questione, esso avrebbe violato gli artt. 2 e 4, n. 2, della direttiva VIA, nella sua versione originaria o in quella modificata dalla direttiva di modifica VIA.

61.   Essa rileva che il potere discrezionale conferito agli Stati membri dall’art. 4, n. 2, di tale direttiva, in ordine all’individuazione dei progetti menzionati nel suo allegato II che devono essere oggetto di valutazione, non attribuirebbe agli Stati membri il potere di escludere del tutto ed in modo definitivo la possibilità di una valutazione per una o più classi di progetti di cui all’allegato II. Piuttosto, tale potere discrezionale risulterebbe delimitato dall’obbligo di assoggettare ad una valutazione del loro impatto i progetti per i quali sia prevedibile un notevole impatto ambientale, in particolare per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione.

62.   La Commissione ritiene che in corrispondenza di ciò, a causa delle negative ripercussioni sull’ambiente degli allevamenti di suini nella regione interessata – segnatamente inquinamento idrico e miasmi –, in considerazione delle loro dimensioni e della loro enorme diffusione in tale regione, nonché della loro collocazione in una zona indicata dalle autorità spagnole come zona vulnerabile ai sensi della direttiva sui nitrati, la maggior parte di tali allevamenti doveva essere oggetto di una preventiva valutazione d’impatto ambientale. Nella sua risposta al parere motivato il governo spagnolo avrebbe sostanzialmente riconosciuto che gli allevamenti di suini di cui trattasi non sarebbero stati assoggettati ad alcuna valutazione d’impatto ambientale antecedente alla loro costruzione o al loro ampliamento.

63.   Il governo spagnolo contesta la ricevibilità della suddetta censura argomentando che la Commissione non avrebbe indicato chiaramente quale versione della direttiva VIA sarebbe stata violata.

64.   In subordine, esso fa valere che la censura sarebbe priva di fondamento ed evidenzia che nel periodo compreso tra il 2000 ed il 2003 sarebbero state presentate, in relazione agli allevamenti di suini presenti nel territorio del Baix Ter, dodici istanze di autorizzazione o di valutazione di impatto ambientale, nove delle quali avrebbero riguardato la regolarizzazione di allevamenti di suini già esistenti. Tre istanze soltanto sarebbero state quindi relative ad allevamenti in via di realizzazione. Sarebbero state respinte complessivamente quattro domande.

65.   La Commissione sostiene che il Regno di Spagna avrebbe violato la direttiva VIA sia nella sua versione originaria che in quella modificata dalla direttiva di modifica VIA, a seconda del momento in cui gli allevamenti di suini sarebbero stati costruiti o ampliati. Il ricorso sarebbe pertanto ricevibile in quanto sufficientemente preciso. Per quanto riguarda le considerazioni del governo spagnolo relative alla fondatezza della censura, la Commissione osserva che la valutazione d’impatto ambientale doveva aver luogo, in ogni caso, anteriormente alla costruzione o all’ampliamento degli allevamenti di suini corrispondenti.

B –    Valutazione

66.   Per gli stessi motivi che ho evidenziato riguardo all’analoga eccezione di irricevibilità sollevata nella causa C-416/02, anche la censura in esame è a mio avviso ricevibile ed occorre piuttosto affrontare nel merito sia la questione relativa al momento dell’inadempimento, sia quella relativa all’applicabilità della versione della direttiva volta a volta confacente alla fattispecie (28).

67.   Quanto al merito delle censure, però, sono del parere che nella fattispecie la Commissione non abbia fornito alla Corte i dati che sarebbero necessari per poter giudicare con sufficiente certezza nella sussistenza dell’inadempimento che essa lamenta.

68.   Si può affermare con relativa certezza soltanto che effettivamente non è stata condotta alcuna valutazione d’impatto ambientale in relazione a gran parte degli allevamenti di suini in questione del territorio del Baix Ter. Tuttavia, non risulta in alcun modo provato se ed eventualmente in che misura il Regno di Spagna avrebbe dovuto comunque assoggettare gli allevamenti di suini in questione, o una parte di essi, ad una siffatta valutazione, in considerazione della loro natura, delle loro dimensioni ovvero della loro ubicazione, conformemente all’art. 4, n. 2, della direttiva VIA nella sua versione originaria, o come modificata dalla direttiva di modifica VIA.

69.   Inoltre, non è noto in che momento le aziende in questione siano state costruite o ampliate, che entità abbiano avuto tali ampliamenti o se comunque siffatti ampliamenti abbiano avuto luogo. In tal modo non può accertarsi in modo sufficientemente preciso neppure se e, se del caso, in che misura il Regno di Spagna abbia eventualmente violato la direttiva VIA nella sua versione originaria, ovvero in quella modificata dalla direttiva di modifica VIA.

70.   Con tali fondamenti, l’accertamento dell’asserito inadempimento poggerebbe soprattutto su presunzioni. Tuttavia, secondo giurisprudenza costante, la Commissione deve fornire alla Corte gli elementi necessari affinché questa verifichi l’esistenza di un inadempimento, senza che essa possa fondarsi su alcuna presunzione (29).

71.   Pertanto, ritengo che il secondo motivo del ricorso vada respinto.

VII – La violazione della direttiva sulle acque sotterranee

A –    Principali argomenti delle parti

72.   La Commissione ritiene che il Regno di Spagna, non avendo sottoposto la zona interessata dagli allevamenti di suini in questione ad alcuno studio idrogeologico preventivo, sia venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza degli artt. 3, lett. b), 5, n. 1, e 7 della direttiva sulle acque sotterranee.

73.   Secondo la Commissione siffatto studio idrogeologico sarebbe stato necessario essendosi verificato lo smaltimento incontrollato dei liquami provenienti dagli allevamenti di suini in questione, circostanza comprovata dall’apertura di procedimenti sanzionatori ad opera delle autorità spagnole. La Commissione si riferisce inoltre all’inquinamento da nitrati, in parte grave, dovuto ai liquami, che sarebbe stato confermato dalle diverse inchieste ammesse dal governo spagnolo e da numerose analisi. La Commissione è del parere che i nitrati siano sostanze pericolose ai sensi della direttiva sulle acque sotterranee, rientrandone all’elenco II, punto 3, allegato alla medesima.

74.   Il governo spagnolo replica che le autorità nazionali avrebbero promosso studi sulle condizioni idrogeologiche a titolo di misure intese ad eliminare i nitrati di fonte agricola in base alla direttiva sui nitrati.

75.   Esso rileva inoltre che nel frattempo sarebbero stati compiuti notevoli sforzi per ridurre l’inquinamento da nitrati, con risultati positivi nella maggior parte dei casi.

B –    Valutazione

76.   L’art. 3, lett. b), della direttiva sulle acque sotterranee prevede che gli Stati membri prendano le misure necessarie a limitare l’immissione nelle acque sotterranee delle sostanze indicate nell’elenco II in allegato alla direttiva, onde evitare il loro inquinamento da parte di tali sostanze. Per adempiere al suddetto obbligo gli Stati membri sono, tra l’altro, obbligati ad effettuare un’indagine «preventiva» concernente «le operazioni di eliminazione o di deposito ai fini dell’eliminazione di dette sostanze che possano comportare uno scarico indiretto». Ai sensi dell’art. 7 della direttiva, tale indagine preventiva deve comprendere uno studio idrogeologico.

77.   Nel caso in esame la Commissione si è fondata esclusivamente sull’accertata contaminazione da nitrati delle acque del territorio interessato. Essa non ha sostenuto che si sia verificata un eventuale inquinamento delle acque sotterranee con modalità diverse dallo spargimento dei liquami sui terreni agricoli.

78.   Tuttavia, come ho già osservato nelle mie conclusioni presentate nella causa C-416/02, da un lato i nitrati non possono considerarsi sostanze pericolose ai sensi dell’elenco II della direttiva sulle acque sotterranee (30).

79.   Dall’altro, ho rilevato che la prassi dello spargimento di liquami sui terreni agricoli in generale non può essere considerata come «operazion[e] di eliminazione (…) di dette sostanze che [possa] comportare uno scarico indiretto», secondo quanto stabilito dall’art. 5, n. 1, prima frase, secondo trattino, della direttiva sulle acque sotterranee (31).

80.   Ritengo pertanto, per gli stessi motivi da me evidenziati nelle conclusioni presentate nella causa C-416/02, che la direttiva sulle acque sotterranee non sia rilevante nel presente contesto (32) e che quindi sia infondata la censura della Commissione secondo la quale, non essendo stato effettuato uno studio idrogeologico, tale direttiva sarebbe stata violata, senza che si debbano esaminare ulteriori questioni come quella relativa alla rilevanza dei vari studi idrogeologici compiuti dal governo spagnolo.

Pertanto, il terzo motivo di ricorso va a mio avviso respinto.

VIII – Violazione della direttiva sull’acqua potabile

A –    Principali argomenti delle parti

81.   La Commissione ritiene che, non avendo adottato le misure necessarie affinché l’acqua destinata al consumo umano della regione interessata fosse conforme ai requisiti specificati all’art. 7, n. 1, della direttiva sull’acqua potabile, le autorità spagnole sarebbero venute meno agli obblighi ad esse imposti dall’art. 7, n. 6, di tale direttiva. I valori dei nitrati risulterebbero in modo evidente superiori a quelli ammessi menzionati all’allegato I, elenco C, della direttiva, vale a dire, per i nitrati, la concentrazione massima di mg/l 50. La Commissione si riferisce ad una serie di rilevazioni ed alla circostanza che le autorità spagnole avrebbero ammesso il superamento di tale valore massimo rispetto ad un certo numero di comuni nella regione del Baix Ter. La Commissione evidenzia che la direttiva prescriverebbe un obbligo di risultato.

82.   Il governo spagnolo non nega che sia stata superata la concentrazione massima ammessa di nitrati nella rete di distribuzione dell’acqua di determinati comuni. Esso rileva che nel frattempo, in taluni casi, l’inquinamento sarebbe considerevolmente diminuito. Inoltre, secondo il governo spagnolo, l’unica misura atta a soddisfare le finalità della direttiva che fosse possibile all’epoca dei fatti in causa sarebbe stata adottata, informando gli abitanti in merito all’uso dell’acqua come acqua potabile.

B –    Valutazione

83.   Secondo quanto stabilito dall’art. 7, n. 6, della direttiva sull’acqua potabile gli Stati membri devono adottare le misure necessarie affinché non siano superati i valori massimi ammessi indicati nell’allegato I.

84.   Il governo spagnolo non nega che, al momento determinante in questa sede, ossia allo scadere del termine fissato con il parere motivato, in varie stazioni di campionamento della zona interessata, l’inquinamento da nitrati fosse al di sopra del valore massimo ammesso di mg/l 50 di cui all’allegato I, ma invoca per contro gli sforzi da esso intrapresi al fine di ridurre tali valori.

85.   Come peraltro la Corte ha già dichiarato, ai fini dell’adempimento della direttiva sull’acqua potabile non hanno rilevanza gli sforzi sostenuti per migliorare la qualità dell’acqua potabile nel territorio dello Stato membro. Infatti, l’art. 7, n. 6, della direttiva 80/778 non impone agli Stati membri un dovere di diligenza, bensì un obbligo di risultato (33).

86.   Di conseguenza, occorre dichiarare fondata la censura della Commissione secondo la quale il Regno di Spagna, avendo oltrepassato, in varie reti pubbliche di distribuzione di acqua del territorio del Baix Ter, la concentrazione massima ammessa del parametro di nitrati, ha violato l’art. 7, n. 6, della direttiva sull’acqua potabile.

Pertanto, il quarto motivo di ricorso è fondato.

IX – Sulle spese

87.   Ai sensi dell’art. 69, n. 3, del regolamento di procedura, se le parti soccombono rispettivamente su uno o più capi, ovvero per motivi eccezionali, la Corte può ripartire le spese o decidere che ciascuna parte sopporti le proprie spese. Poiché entrambe le parti con i loro argomenti sono risultate parzialmente vincenti e parzialmente soccombenti, ed in considerazione della fondatezza come anche dell’infondatezza degli argomenti di entrambe le parti, come già fatto nella causa C-416/02 propongo alla Corte di decidere che ciascuna parte sopporti le proprie spese.

X –    Conclusione

88.   Per tutto quanto sin qui esposto, propongo alla Corte:

1)      di dichiarare che il Regno di Spagna

–      non avendo adottato i provvedimenti necessari per assicurare il rispetto degli obblighi ad esso incombenti in forza degli artt. 4, 9 e 13 della direttiva 75/442/CEE, come modificata dalla direttiva 91/156/CEE, non avendo preso le misure necessarie per garantire che i rifiuti derivanti dagli allevamenti di suini situati nel territorio del Baix Ter, provincia di Gerona, vengano eliminati o recuperati senza costituire un rischio per la salute umana e senza danneggiare l’ambiente, non avendo la maggior parte di tali allevamenti l’autorizzazione richiesta dalla direttiva e non avendo esso effettuato i controlli periodici necessari su detti allevamenti,

–      avendo oltrepassato, in varie reti pubbliche di distribuzione di acqua del territorio del Baix Ter, la concentrazione massima ammessa del parametro di nitrati stabilito all’allegato I, parte C, punto 20, alla direttiva 80/778/CEE, contrariamente a quanto stabilito dall’art. 7, n. 6 di detta direttiva,

è venuto meno agli obblighi impostigli dal Trattato;

2)      per il resto, di respingere il ricorso;

3)      di decidere che la Commissione e il Regno di Spagna sopportino ciascuno le proprie spese.


1  – Lingua originale: il tedesco.


2  – Conclusioni 12 maggio 2005, causa C-416/02, Commissione/Spagna (Racc. pag. I‑0000).


3  – V., a tal riguardo, le considerazioni dell’avvocato generale Geelhoed in merito all’accertamento di un inadempimento «strutturale» di una direttiva, nelle conclusioni presentate il 23 settembre 2004 nella causa C-494/01, Commissione/Irlanda (Racc. pag. I-0000, paragrafi 43 e segg.); v., al riguardo, infra, paragrafi 23-25.


4  –      GU L 194, pag. 47.


5  –      GU L 78, pag. 32.


6  –      GU L 175, pag. 40.


7  –      GU L 73, pag. 5.


8  –      GU 1980, L 20, pag. 43.


9  –      GU L 229, pag. 11.


10  – V. supra, paragrafo 5.


11  – Direttiva del Consiglio 12 dicembre 1991, 91/676/CEE, relativa alla protezione delle acque all’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole (GU L 375, pag. 1) (in prosieguo: la «direttiva sui nitrati»).


12 – Regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 3 ottobre 2002, n. 1774, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano (GU L 273, pag. 1).


13  – V. paragrafi 24-28 delle conclusioni presentate nella causa C-416/02.


14  – V. paragrafi 29 e 30 delle conclusioni presentate nella causa C-416/02.


15  – V. paragrafo 31 delle conclusioni presentate nella causa C-416/02.


16  – V. paragrafo 32 delle conclusioni presentate nella causa C-416/02.


17  – V. paragrafi 33-35 delle conclusioni presentate nella causa C-416/02.


18  – V. paragrafi 38 e 39 delle conclusioni presentate nella causa C-416/02.


19  – Come ho sottolineato al paragrafo 42 delle mie conclusioni presentate nella causa C‑416/02, dal fatto che una sostanza venga impiegata in modo tale da non recare danni all’ambiente né alla salute umana non si può dedurre che questa sostanza non sia un rifiuto. Senza dubbio il suo impiego sicuro o innocuo riveste importanza sotto l’aspetto dell’adempimento dei diversi obblighi imposti dalla direttiva – ad esempio, riguardo alla questione se sussista o meno l’obbligo di autorizzazione oppure riguardo alla frequenza dei controlli –, ma di per sé non è sufficiente ad escludere che si sia in presenza di un «disfarsi». Lo smaltimento dei liquami in specifici stabilimenti indica invece che si tratta di liquami il cui detentore ha deciso di disfarsene.


20  – V. paragrafi 45-47 delle mie conclusioni presentate nella causa C-416/02.


21  – Sentenza 11 settembre 2003, causa C-114/01, AvestaPolarit (Racc. pag. I‑8725, punti 50 e 51).


22  – V. ibidem, punti 51, 52 e 59.


23  – V. paragrafo 51 delle mie conclusioni presentate nella causa C-416/02.


24  – L’inadempimento si riferisce al periodo fino alla fine del settembre 2001. Il regolamento, in conformità al suo art. 38, è entrato in vigore per la Spagna solo il 30 ottobre 2002.


25  – V., tra l’altro, sentenze 15 marzo 2001, causa C-147/00, Commissione/Francia (Racc. pag. I‑2387, punto 26), e 15 luglio 2004, causa C-272/01, Commissione/Portogallo (Racc. pag. I-0000, punto 29).


26  – V. paragrafi 52-57 delle conclusioni presentate nella causa C-416/02.


27 – V. supra, paragrafi 28 e segg..


28  – V. paragrafi 79-85 delle conclusioni presentate nella causa C-416/02.


29  – V., tra le altre, sentenze 25 maggio 1982, causa 96/81, Commissione/Paesi Bassi (Racc. pag. 1791, punto 6); 26 giugno 2003, causa C-404/00, Commissione/Spagna (Racc. pag. I-6695, punto 26), e 6 novembre 2003, causa C-434/01, Commissione/Regno Unito (Racc. pag. I-13239, punto 21).


30  – V. paragrafi 110-116 delle conclusioni presentate nella causa C-416/02.


31  – V. paragrafi 117-121 delle conclusioni presentate nella causa C-416/02.


32  – V. paragrafo 122 delle conclusioni presentate nella causa C-416/02.


33  – Sentenze della Corte 14 novembre 2002, causa C-316/00, Commissione/Irlanda (Racc. pag. I-10527, punti 37 e seg.), e 25 novembre 1992, causa C-337/89, Commissione/Regno Unito (Racc. pag. I‑6103, punti 21 e segg.).

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