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Document 52021XE2199
Resolution of the European Economic and Social Committee on ‘A New Narrative for Europe — The EESC resolution on the Conference on the Future of Europe’
Risoluzione del Comitato economico e sociale europeo «Una nuova narrazione per l’Europa — Risoluzione del CESE in merito alla Conferenza sul futuro dell’Europa»
Risoluzione del Comitato economico e sociale europeo «Una nuova narrazione per l’Europa — Risoluzione del CESE in merito alla Conferenza sul futuro dell’Europa»
EESC 2021/02199
GU C 286 del 16.7.2021, pp. 1–5
(BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)
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16.7.2021 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea |
C 286/1 |
Risoluzione del Comitato economico e sociale europeo «Una nuova narrazione per l’Europa — Risoluzione del CESE in merito alla Conferenza sul futuro dell’Europa»
(2021/C 286/01)
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Relatori: |
Stefano MALLIA (I gruppo) Oliver RÖPKE (II gruppo) Séamus BOLAND (III gruppo) |
Nel corso della sessione plenaria del 27 e 28 aprile 2021 (seduta del 27 aprile) il Comitato economico e sociale europeo ha adottato la seguente risoluzione con 226 voti favorevoli, 1 voto contrario e 5 astensioni.
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1.1. |
La Conferenza sul futuro dell’Europa (in appresso «la Conferenza») offre all’Europa l’opportunità unica di ristabilire il contatto e il dialogo con i cittadini europei, passando anche attraverso gli attori della società civile, per dar loro voce in capitolo sul loro futuro comune. È giunto il momento di tenere fede alla promessa formulata nell’articolo 11 del trattato sull’Unione europea secondo cui le istituzioni danno ai cittadini e alle associazioni rappresentative la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell’Unione e mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e la società civile. |
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1.2. |
Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ritiene che il successo della Conferenza dipenderà anche dalla capacità di proporre una nuova narrazione per l’Europa, che sia calata nelle realtà della vita quotidiana e che i cittadini europei possano fare propria. Una tale narrazione non può essere un semplice elenco dei risultati ottenuti, ma deve creare un collegamento concreto, razionale ed emotivo tra l’UE e i suoi cittadini. I temi strategici dovrebbero essere inquadrati in una prospettiva comune per evitare l’Europa alla carta, ovvero un’Europa a più velocità, che si sta profilando. L’obiettivo è riscoprire e rivitalizzare il senso, di cui vi è tanto bisogno, di una comunità basata su valori condivisi, creando un nuovo slancio europeo per far fronte alle sfide attuali e future. |
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1.3. |
Il CESE ha legami profondi con tutte le componenti della società (datori di lavoro, sindacati, società civile in generale) di tutti gli Stati membri ed è, quindi, nella posizione ideale per coinvolgere efficacemente la società civile organizzata, potendo contare a tal fine sulle reti corrispondenti. Queste sono, incontestabilmente, le sue competenze specifiche e la sua ragion d’essere. La partecipazione permanente del CESE all’intero processo della Conferenza, anche all’interno del comitato esecutivo, è fondamentale. |
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1.4. |
Il CESE deve far parte a pieno titolo della governance della Conferenza; esso è deciso a presentare proposte forti e chiare, basate sulla sua narrazione e sulla sua visione dell’UE per i prossimi decenni. Il Comitato ribadisce la sua ferma convinzione che la Conferenza debba presentare proposte e offrire soluzioni in grado di cambiare veramente le cose in modo tangibile per i cittadini dell’UE. È pertanto essenziale che la Conferenza compia progressi concreti e misurabili e non risulti solo in discussioni non vincolanti con i cittadini, senza nessuno sbocco. A tale proposito, la proposta del vicepresidente della Commissione Šefčovič di includere le conclusioni della Conferenza nel programma di lavoro della Commissione per il 2022 va nella giusta direzione. Si tratta di un elemento cruciale, sul quale si fondano la credibilità e l’ambizione di questo processo politico nella sua interezza. |
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1.5. |
La governance della Conferenza dovrebbe definire la portata e le finalità della partecipazione dei cittadini e della società civile, che andrebbero indicate fin dall’inizio. Conoscere l’obiettivo degli strumenti di partecipazione può servire anche ad allineare gli obiettivi con le risorse disponibili, sia in termini di progettazione dei processi che di bilancio. La governance dovrà certamente ricorrere a formati e metodi di coinvolgimento diversi, a seconda della fase e del livello interessato in un dato momento, e trovare il modo di raggiungere quei cittadini europei che non sono motivati a partecipare. Il contributo dei cittadini e della società civile dovrebbe essere preso in considerazione dai politici e dalle istituzioni o trovare riscontro nelle decisioni adottate, altrimenti la fiducia dei cittadini nei confronti di tali iniziative è destinata probabilmente ad affievolirsi. Occorre evitare di suscitare aspettative troppo elevate. Un meccanismo di feedback garantirà che le idee espresse nel quadro della Conferenza si traducano in raccomandazioni concrete per azioni dell’UE. |
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1.6. |
La breve durata della Conferenza impone delle limitazioni a tutti i partecipanti. Essa dovrebbe pertanto essere concepita come il punto di partenza di un processo costante di un’interazione accresciuta con i cittadini europei, che faccia perno su questa tappa iniziale. Questa opportunità dovrebbe essere sfruttata per operare un cambiamento di paradigma e di livello di ambizione in tutti i settori d’intervento, comprese le politiche economiche, sociali e ambientali. |
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1.7. |
Occorre che tutti gli attori diano seguito alle deliberazioni della Conferenza e si accostino ad esse con uno spirito aperto, senza anticipare le conclusioni relative alle prossime tappe, mantenendo sulla tavola tutte le opzioni. A tale proposito, negli ultimi anni è stata lanciata una serie di iniziative e strumenti dell’UE, che ora devono essere attuati. È opportuno promuovere un monitoraggio regolare dell’attuazione e un aggiornamento sui progressi compiuti a livello dell’UE in merito alle misure adottate e agli strumenti disponibili. |
2. Una nuova narrazione per l’Europa — L’Europa: un luogo ideale per vivere e prosperare
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2.1. |
In questo contesto il CESE propone una nuova narrazione per l’Europa, che colleghi il passato lontano e recente dell’Europa al presente e offra una visione per il futuro basata sulla cooperazione attraverso le frontiere, rafforzando i legami tra i popoli europei, e sia saldamente radicata nei valori della solidarietà, della giustizia sociale, della cooperazione intergenerazionale, della parità di genere, della prosperità sostenibile e di una transizione verde e di una transizione digitale giuste. È indispensabile mobilitare il sostegno pubblico per questi valori, al fine di ripensare i nostri modelli di crescita e governance in direzione della sostenibilità, costruire una società più uguale e porre le organizzazioni della società civile al centro di questo processo di ricostruzione e ripresa.
L’Europa di cui i nostri cittadini hanno bisogno è un’Europa che:
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2.2. |
Il CESE è unanime nel riconoscere che la duplice transizione, verde e digitale, è d’importanza fondamentale per rafforzare la competitività sostenibile dell’Europa, la sua solidarietà e la sua resilienza nel far fronte alle crisi future. La pandemia di COVID-19 è stata la crisi più grave affrontata dall’UE dal momento della sua creazione. La pandemia ha acuito la necessità per l’UE di fornire risposte forti e coerenti per migliorare le sue dimensioni, quella politica e quella sanitaria, la dimensione economica e quella sociale. La Conferenza offre all’UE un’opportunità unica per raggiungere questo risultato.
La necessità di un approccio comune europeo è stata evidenziata dall’impatto della pandemia di COVID-19 sui nostri cittadini, sulle nostre società e sulle nostre economie. La pandemia ha dimostrato che vi sono solide ragioni per agire insieme, ma ha anche messo in luce tutta una serie di debolezze nel modo in cui l’Europa affronta tali sfide fondamentali. In un’epoca di crisi permanente («perma-crisi»), l’UE dovrà rafforzare la sua capacità di affrontare le crisi per ottenere gli esiti che i cittadini europei desiderano e meritano. |
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2.3. |
La crisi ha inoltre reso evidente come sia opportuno un maggiore sforzo da parte dell’UE per garantire che le imprese, i lavoratori e coloro che si trovano ad affrontare la povertà e l’esclusione sociale siano debitamente protetti dall’impatto delle sfide recenti e di quelle imminenti. La pandemia di COVID-19 ha altresì evidenziato che occorre promuovere una competitività sostenibile e rafforzare, in tutta l’UE, gli investimenti nella sanità, nell’assistenza, nell’istruzione e nei servizi sociali di qualità. Sarà fondamentale intensificare ulteriormente il coordinamento in campo sanitario a livello dell’UE, affrontare in modo più efficace le minacce per la salute a carattere transfrontaliero e rafforzare i sistemi sanitari dell’UE. |
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2.4. |
L’UE può contare su diversi punti di forza cruciali, come il mercato interno, che è uno dei mercati più grandi al mondo, un insieme di valori fondamentali non negoziabili (1) che formano parte integrante della società e della democrazia europee, e sulla solidarietà, come dimostrato dall’ambizioso dispositivo per la ripresa e la resilienza, che richiede un’attuazione efficace dei piani nazionali per la ripresa. L’obiettivo ultimo dell’UE deve essere quello di rafforzare il nostro modello economico sociale di mercato, in cui un’economia sostenibile e competitiva va di pari passo con politiche sociali ben sviluppate. Da ciò deriva che la strada da seguire è quella della realizzazione del Green Deal europeo, accolto con favore dal CESE sin dall’inizio. Il Green Deal è la nuova strategia europea per la crescita, incentrata sulla prosperità, sulla sostenibilità e sulla giustizia sociale. Portare a termine una transizione giusta verso uno stile di vita climaticamente neutro, promuovere posti di lavoro di qualità e favorire l’imprenditorialità e l’innovazione sostenibili, comprese l’economia circolare e l’economia sociale, saranno tutti aspetti fondamentali per garantire la prosperità dell’Europa. |
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2.5. |
L’UE deve tuttavia far fronte a sfide rilevanti: la pandemia aumenterà inevitabilmente le disuguaglianze tra gli Stati membri e all’interno di essi. Ecco perché è necessario che il nostro impegno tenga conto dei due lati della medaglia: da un lato, occorre rafforzare ulteriormente la competitività sostenibile dell’economia e delle imprese europee di tutte le dimensioni, in particolare le PMI, e, dall’altro, l’Europa dovrebbe adottare una dimensione sociale più ambiziosa e concreta, che non lasci indietro nessuno. |
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2.6. |
Per proteggere i suoi valori e realizzare le sue priorità, l’UE deve anche svolgere un ruolo positivo nella sfera economica internazionale. In un mondo caratterizzato da un’agguerrita concorrenza e da forti attriti, a livello non solo economico ma anche politico, l’UE deve diventare un attore globale in grado di difendere più efficacemente i propri interessi e valori. Il conseguimento di un certo grado di autonomia strategica aperta, che consenta di mantenere la capacità dell’UE di agire in settori economici fondamentali, deve essere controbilanciato dalla volontà di cooperare per favorire soluzioni a sfide comuni come i cambiamenti climatici e rafforzare il sistema multilaterale funzionante sulla base di regole. |
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2.7. |
La pandemia ha evidenziato l’importanza di una base industriale europea forte e resiliente. L’Europa deve dotarsi di una politica industriale ambiziosa che promuova le due transizioni, quella della digitalizzazione e quella della sostenibilità, rafforzando nel contempo la competitività europea a livello globale. Una nuova politica industriale, che utilizzi una serie di politiche diverse (tra cui quella commerciale e quelle in materia di competenze professionali, investimenti, ricerca ed energia), deve costantemente saper individuare in anticipo i futuri settori e motori economici fondamentali, realizzando le condizioni quadro, compresi i profili delle competenze necessarie, per consentire all’industria europea di rimanere all’avanguardia della tecnologia e dell’innovazione globali, creando posti di lavoro di alta qualità e garantendo una crescita sostenibile per l’Europa. Riuscire a realizzare, nello stesso tempo, gli obiettivi di competitività, sostenibilità e giustizia sociale salvaguarderà il modello socioeconomico dell’Europa per il futuro. |
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2.8. |
È fondamentale che l’UE sfrutti questa opportunità per modernizzare e trasformare i suoi settori industriali e le loro catene di approvvigionamento, in modo che rimangano competitivi in un mondo a più basse emissioni. Affrontare le sfide associate alle trasformazioni a lungo termine richiede un’anticipazione del cambiamento e una gestione attiva della transizione da parte dei responsabili politici, delle parti sociali, delle organizzazioni della società civile e dei principali portatori di interessi in questi paesi e regioni. Il dialogo sociale, l’informazione, la consultazione e la partecipazione dei lavoratori e delle loro organizzazioni rappresentative svolgono un ruolo fondamentale per una gestione lungimirante delle transizioni. Questo aspetto sarà assolutamente cruciale per l’Europa, poiché essa potrà avere successo solo se metterà sia le imprese che i lavoratori al centro della ripresa e delle politiche future. La competitività e l’inclusività devono andare di pari passo: gli Stati membri che ottengono i migliori risultati dal punto di vista economico sono quelli che garantiscono gli standard sociali più elevati, non il contrario. |
3. Ruolo del CESE
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3.1. |
Rafforzare il ruolo del CESE richiede di dimostrarne la pertinenza e il valore aggiunto in quanto organo consultivo, sulla base del suo ruolo unico consistente nel colmare il divario (1) tra i responsabili politici e la società civile, (2) tra i diversi attori della società civile (3) e tra gli attori a livello sia nazionale che europeo. In particolare, occorre creare un dibattito transnazionale che colleghi tra loro i dibattiti europei portati avanti nei singoli Stati membri. |
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3.2. |
La posizione del CESE dovrebbe essere il risultato di un autentico dibattito, che parta dal contributo degli attori della società civile e si sviluppi dal basso verso l’alto. Questo è l’unico approccio capace di garantire che tutti i punti di vista siano presi in considerazione e di ottenere risultati chiari ed efficienti. |
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3.3. |
Si dovrebbe instaurare una cooperazione con il Comitato delle regioni (CdR) e organizzare insieme missioni del tipo Going Local nel pieno rispetto delle competenze, diverse ma complementari, delle due istituzioni. |
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3.4. |
Il CESE è invitato ad agire, tramite i suoi membri nella plenaria della Conferenza e tramite i suoi osservatori nel comitato esecutivo, come intermediario istituzionale tra la Conferenza stessa e le organizzazioni nazionali che rappresentano la società civile. |
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3.5. |
Il CESE dispone di un gruppo ad hoc, che ha fissato una tabella di marcia con i seguenti obiettivi:
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3.6. |
riferire in merito ai dibattiti e ai dialoghi negli Stati membri e nell’ambito della Conferenza in occasione della sessione plenaria del CESE, con la partecipazione di membri del Parlamento europeo, membri del CdR, commissari e ministri del Consiglio. |
4. Conclusioni
Il futuro che vogliamo: un ruolo guida per la società civile
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4.1. |
Il CESE crede nella necessità di una narrazione forte e condivisa per l’Unione europea.
In tal senso, l’Europa deve essere considerata come: 1) custode di valori fondamentali condivisi, come la libertà, la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto, 2) promotrice, a livello globale, della sostenibilità, di un commercio aperto ed equo e del multilateralismo, 3) bastione di un modello economico e sociale unico, basato su una concorrenza equa e sulla solidarietà in uno spazio senza confini interni, e 4) motore di una prosperità sostenibile, con al suo centro una società civile europea forte. |
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4.2. |
La Conferenza sul futuro dell’Europa dovrebbe essere il vettore che renderà possibili cambiamenti duraturi dell’UE, compreso un coinvolgimento maggiore e più significativo dei cittadini e della società civile organizzata nella sfera pubblica europea. Come primo passo di questo processo, la società civile deve lavorare in partenariato, collaborando intensamente, creando reti, scambiando buone pratiche e cercando il consenso. |
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4.3. |
Le organizzazioni della società civile sono fondamentali per individuare soluzioni alle sfide attuali. Il CESE chiede che l’UE e le autorità nazionali riconoscano il ruolo cruciale della società civile organizzata nella costruzione della fiducia, nella formazione dell’opinione pubblica e in quanto agente positivo del cambiamento. È inoltre indispensabile che l’UE sostenga il ruolo centrale svolto dalle organizzazioni della società civile nel promuovere e difendere i valori europei, la democrazia, i diritti fondamentali e lo Stato di diritto, contro l’espansione di ideologie illiberali, la crescita del populismo e la «riduzione dello spazio civico». |
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4.4. |
Per il rinnovamento e la ricostruzione socioeconomica dell’UE sarà essenziale garantire che tutte le componenti della società siano effettivamente coinvolte nella co-progettazione, co-partecipazione, co-attuazione e co-valutazione delle politiche dell’UE, in particolare dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza e dei futuri programmi nazionali di riforma, utilizzando le strutture di consultazione esistenti, come il processo del semestre europeo, e riconoscendo espressamente gli attori della società civile come partner e beneficiari decisivi dell’attuazione. |
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4.5. |
Immaginare e costruire queste società resilienti, uguali e sostenibili richiederà iniziative dal basso che contemplino nuove definizioni di benessere e sviluppo, al di là del prodotto interno lordo (PIL), nel rispetto delle opinioni e dei diritti dei cittadini. Inoltre, è essenziale che le limitazioni dei diritti introdotte durante la pandemia di COVID-19 non siano mantenute una volta che essa si sarà conclusa. |
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4.6. |
Infine, per il CESE è altresì fondamentale che le misure e le azioni strategiche proposte siano oggetto di una valutazione costante. Il Comitato offrirà un valido contributo a questo processo, grazie all’esperienza e alle competenze specifiche di cui dispone in materia di dialogo con i cittadini di tutte le componenti della società in tutti gli Stati membri dell’UE. |
Bruxelles, 27 aprile 2021
La presidente del Comitato economico e sociale europeo
Christa SCHWENG
(1) Articolo 2 del TUE.