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Document 52015DC0481

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sui progressi realizzati nella messa a punto di zone marine protette (a norma dell'articolo 21 della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino (2008/56/CE))

COM/2015/0481 final

Bruxelles, 1.10.2015

COM(2015) 481 final

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO

sui progressi realizzati nella messa a punto di zone marine protette (a norma dell'articolo 21 della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino (2008/56/CE))


RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO

sui progressi realizzati nella messa a punto di zone marine protette (a norma dell'articolo 21 della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino (2008/56/CE))

1.Introduzione

Numerose specie marine presenti nei mari europei registrano un calo delle popolazioni e una perdita dell'area di distribuzione e dell'habitat a causa dell'impatto delle pressioni esercitate dalle attività umane 1 .

Durante gli ultimi due decenni le Nazioni unite hanno ripetutamente espresso la loro preoccupazione in merito alla salute degli oceani e della biodiversità marina 2 . Nell'ambito della Convenzione sulla diversità biologica l'UE si è impegnata a garantire la conservazione del 10% delle sue zone costiere e marine, proposito che si riflette anche nell'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 14 di conservare e utilizzare gli oceani, i mari e le risorse marine in linea con uno sviluppo sostenibile 3 .

Al fine di porre fine entro il 2020 alla perdita di biodiversità e al degrado dei servizi ecosistemici sul proprio territorio, l'Unione europea ha adottato nel 2011 la strategia per la biodiversità. La direttiva Habitat 4 impone la designazione di zone speciali di conservazione, compresi habitat costieri e marini. Inoltre la direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino 5 (MSFD) si incentra in particolare sulla protezione della biodiversità marina.

Tale direttiva impone agli Stati membri di adottare programmi di misure 6 finalizzati al conseguimento di un buono stato ecologico delle loro acque marine 7 entro il 2020. I programmi di misure comprendono misure di protezione spaziale che contribuiscono a istituire reti coerenti e rappresentative delle zone marine protette (ZMP) 8 . Le zone marine protette costituiscono una misura utilizzata in tutti i mari d'Europa per la protezione delle specie e degli habitat vulnerabili. Si tratta nello specifico di:

-zone marine geograficamente delimitate;

-il cui obiettivo principale chiaramente espresso è la conservazione della natura;

-che sono regolamentate e gestite mediante strumenti giuridici o strumenti efficaci di altra natura, in vista di tale obiettivo 9 .

È stato dimostrato che la presenza di zone marine protette europee adeguatamente gestite ha ripercussioni positive sul piano ecologico. Nelle riserve marine in cui vige un elevato livello di protezione, la densità delle specie 10 è aumentata in media del 116%, la biomassa di piante e animali mediamente del 238%, le dimensioni degli animali del 13% e la ricchezza delle specie del 19% 11 .

Contribuendo al mantenimento di mari e oceani sani e sostenibili, le zone marine protette gestite efficacemente contribuiscono al miglioramento dei servizi offerti da mari e oceani. Per i benefici economici che apportano alla società, le zone marine protette svolgono quindi un ruolo che va oltre la conservazione della natura: sono infatti le fondamenta "verdi" su cui si basa l'economia "blu". A titolo di esempio, nel 2011 i benefici complessivi derivanti dalla rete di siti marini Natura 2000 sono stati stimati a circa 1,5 miliardi di EUR l'anno e, qualora la copertura marina di Natura 2000 raddoppiasse 12 , tali benefici potrebbero raggiungere 3,2 miliardi di EUR.

Le zone marine protette generano benefici socioeconomici in vario modo. Determinando un aumento della biomassa delle specie, le zone marine protette possono contribuire a ricostituire gli stock ittici 13 . I dati confermano che le ripercussioni positive delle zone marine protette si estendono alle zone di pesca adiacenti. Ad esempio, l'istituzione della riserva marina delle isole Columbretes, in Spagna, ha portato a un incremento di circa il 10% annuo 14 delle catture nelle zone di pesca circostanti.

Acque pulite, habitat sani e una ricca biodiversità marina costituiscono inoltre alcuni degli elementi di base del turismo costiero e marittimo. Le zone marine protette possono diventare importanti attrazioni turistiche, incentivando in questo modo le economie costiere e marine 15 . In Australia, il turismo nel bacino del parco marino della Grande barriera corallina e dell'area inserita nel patrimonio mondiale ha generato nel 2012 16 circa 6,4 miliardi di AUD in spese dirette, 5,2 miliardi di AUD in valore aggiunto e un equivalente di oltre 64 000 posti di lavoro a tempo pieno.

Infine, migliorando la salute dell'ambiente marino, le zone marine protette possono rafforzare altri servizi dell'ecosistema marino, quali l'assimilazione dei rifiuti, la protezione delle coste e la gestione delle inondazioni 17 . Secondo le stime, la designazione di una rete britannica di zone marine protette potrebbe generare un valore monetario pari a 8,2 miliardi di GBP in relazione al gas e alla regolazione del clima e a 1,3 miliardi di GBP per il ciclo dei nutrienti 18 .

La presente relazione fa il punto sui progressi realizzati dagli Stati membri nella messa a punto di zone marine protette sino alla fine del 2012, a norma dell'articolo 21 della MSFD. Basandosi sul lavoro svolto dall'Agenzia europea dell'ambiente riguardo alla valutazione della rete di zone marine protette europee, la relazione esamina i progressi compiuti dagli Stati membri nella messa a punto di zone marine protette (sezione 2) e analizza in seguito la coerenza e la rappresentatività delle reti di zone marine protette, come previsto dall'articolo 13, paragrafo 4 (sezione 3). L'ultima sezione illustra il restante lavoro da compiere. La relazione è corredata da due allegati tecnici, che definiscono la terminologia impiegata nella relazione stessa, presentano il contesto giuridico europeo e internazionale relativo alla messa a punto delle zone marine protette e contengono tabelle illustrative dei dati numerici utilizzati nella relazione.

2.Valutazione dei progressi realizzati

Nel 2015 l'AEA pubblicherà una relazione sulle zone marine protette europee 19 . In base alla valutazione dell'Agenzia, dall'entrata in vigore della Convenzione sulla diversità biologica, nel 1993, l'Europa ha profuso notevoli sforzi per la designazione di zone marine protette e l'istituzione di reti di zone marine protette 20 . Alla fine del 2012, il 5,9% dei mari europei 21 era designato in quanto zona marina protetta, benché esistano grandi differenze a livello regionale in termini di copertura di zone marine protette in Europa. Nel 2012, in tre delle dieci sottoregioni marine, la copertura delle zone marine protette era superiore al 10%, mentre in due mari regionali 22 la percentuale di dette zone era inferiore al 2% (tabella 1). Oltre alle differenze regionali, si sono osservate notevoli disparità tra la copertura delle zone marine protette nelle acque costiere e d'altura (tabella 2). È opportuno osservare che dal 2012 la copertura di zone marine protette è aumentata ulteriormente, poiché alcuni Stati membri ne hanno designato un numero considerevole.

Nella relazione dell'AEA si distinguono tre diverse tipologie di zone marine protette in Europa: i siti marini Natura 2000, le zone marine protette designate nell'ambito delle convenzioni marittime regionali e le singole zone marine protette nazionali. È opportuno notare che le tre tipologie di zone marine protette possono sovrapporsi (cioè, una determinata zona o parte di essa può essere designata nell'ambito di più regimi), seguire diversi processi di designazione ed essere soggette a prescrizioni giuridiche diverse.

2.1 Siti marini Natura 2000

Con il maggiore contributo apportato singolarmente alle zone marine protette europee in termini di copertura, la rete di siti marini Natura 2000 si conferma un grande successo. Alla fine del 2012 comprendeva più di 228 000 km², ossia oltre il 4% dei mari d'Europa. La copertura di Natura 2000 differiva tuttavia a seconda delle regioni marine. Nel grande Mare del Nord e nel Mar Baltico, i siti marini Natura 2000 coprivano rispettivamente quasi il 18% e il 12% delle acque, mentre in altre regioni, quali il Mar Ionio, il Mare Adriatico e la Macaronesia, la copertura di Natura 2000 si situava sotto al 2% 23 (tabella 3).

Analogamente, la copertura di Natura 2000 era molto più elevata nelle regioni costiere 24 . I siti Natura 2000 interessavano il 33,3% delle acque marittime litoranee, l'11,3% delle acque costiere e solo l'1,7% delle acque d'altura 25 . Caratteristiche significative delle acque d'altura dell'ambiente marino erano quindi ancora escluse dai siti Natura 2000. Allo stesso tempo, i siti Natura 2000, basati sulla direttiva Habitat, delineano un solido quadro giuridico per la protezione dei siti e la gestione sostenibile delle attività umane esercitatevi e gli Stati membri costieri hanno intensificato il loro impegno per colmare le lacune esistenti.

2.2. Reti di zone marine protette istituite nell'ambito di convenzioni marittime regionali

Le reti di zone marine protette designate nell'ambito di convenzioni marittime regionali si sovrappongono in larga parte ai siti Natura 2000 e alle zone marine protette nazionali. Ciononostante, le convenzioni marittime regionali costituiscono un'importante piattaforma per la cooperazione degli Stati membri in vista della messa a punto e dell'attuazione di un approccio basato sugli ecosistemi per la designazione e la gestione delle zone marine protette. Le convenzioni marittime regionali rappresentano pertanto un motore dell'espansione della rete europea di zone marine protette 26 .

Il Mar Baltico è stata il primo mare regionale in Europa in cui la copertura ha superato il 10%. Quando l'HELCOM ne ha valutato la rete di zone marine protette nel 2010, la copertura era del 10,3%. Nel 2012, la rete di zone marine protette nel Mar Baltico includeva il 12,4% dell'area sottoposta a valutazione 27 .

Si sono registrati notevoli progressi anche in talune zone dell'Oceano Atlantico nordorientale. Un esempio è rappresentato dalla zone del grande Mare del Nord, la cui copertura di zone marine protette è la più elevata in Europa (quasi il 18%). In media, le zone marine protette coprivano nel 2012 28 il 3,2% dell'area sottoposta a valutazione nell'Atlantico nordorientale.

Nel 2012 la copertura di zone marine protette è stata in media del 9,7% dell'area oggetto di valutazione da parte dell'AEA nel Mar Mediterraneo. L'AEA non ha potuto valutare la copertura delle zone marine protette nel Mar Nero a causa della mancanza di dati disponibili (tabella 4).

2.3 Zone marine protette nazionali

Al fine di tutelare specificità di interesse nazionale, anche gli Stati membri hanno designato zone marine protette. Questi siti possono integrare la rete Natura 2000, le reti di zone marine protette nell'ambito delle convenzioni marittime regionali o essere indipendenti. La portata della convergenza tra le reti di zone marine protette designate nell'ambito di diversi regimi differisce da uno Stato membro all'altro, con una media nell'intera Europa del 68,2% per i siti nazionali e quelli oggetto di convenzioni marittime regionali (ossia, più dei due terzi dell'intera area coperta da zone marine protette nazionali e regionali sono designati in entrambi i regimi) e del 54,5% per i siti nazionali e le zone marine protette di Natura 2000 29 . Non è stato possibile dimostrare che più designazioni rafforzano i livelli di protezione dei siti delle zone marine protette.

3.Reti coerenti e rappresentative di zone marine protette

Al momento non esiste un metodo a livello di UE per valutare la coerenza e la rappresentatività delle reti europee di zone marine protette. Tuttavia, le convenzioni marittime regionali hanno svolto un ruolo di primaria importanza nel definire i criteri di valutazione per la coerenza delle reti di zone marine protette. Le convenzioni OSPAR, HELCOM e il centro di attività regionali per le aree specialmente protette (RAC/SPA) istituito dalla convezione di Barcellona, assieme alla MedPAN nel Mediterraneo, hanno tutti valutato la coerenza delle reti di zone marine protette.

L'OSPAR valuta la coerenza ecologica delle reti di zone marine protette in base a sei criteri: caratteristiche, rappresentatività, replicabilità, connettività, resilienza e adeguatezza/fattibilità 30 . Secondo la prima valutazione dell'OSPAR, effettuata nel 2010, la rete non poteva essere considerata ecologicamente coerente in base alla distribuzione territoriale delle zone marine protette. Nel 2012 l'OSPAR ha cercato nuovamente di valutare la coerenza ecologica della sua rete di zone marine protette, ma non ha raggiunto conclusioni esaustive, a causa della scarsità di dati pertinenti sulla distribuzione di specie e habitat. Nel 2012 hanno potuto essere effettuate solo valutazioni approssimative della disposizione spaziale delle zone marine protette, in base alle quali la rete OSPAR di zone marine protette difficilmente poteva essere ritenuta coerente dal punto di vista ecologico. Tuttavia, la rete ha mostrato i primi segnali di coerenza in alcune sottoregioni, ad esempio nel grande Mare del Nord, e, in certa misura, anche nel Mar Celtico 31 .

L'HELCOM ha definito quattro criteri di coerenza ecologica: adeguatezza, rappresentatività, replicabilità delle caratteristiche e connettività. Nonostante il crescente numero di zone marine protette designate nel suo territorio, l'HELCOM ha concluso nel 2010 che le reti di zone marine protette nel Mar Baltico non erano ancora coerenti sotto il profilo ecologico 32 .

Nel 2012 la MedPAN e il RAC/SPA hanno valutato la coerenza delle reti di zone marine protette nel Mediterraneo in base a due criteri: rappresentatività e connettività. In base a tale valutazione, la rete di zone marine protette del Mediterraneo non poteva considerarsi né coerente né rappresentativa 33 . Il Mediterraneo occidentale è risultato la regione con la migliore connettività nel Mediterraneo.

Come primo tentativo di elaborazione di una serie comune di criteri e di una metodologia per valutare la coerenza e la rappresentatività delle reti europee di zone marine protette europee, nel 2014 è stato presentato alla Commissione uno studio condotto da consulenti esterni 34 . Secondo tale studio, la rete di zone marine protette in un'area sottoposta a verifica nel Mar Baltico non era coerente. La Commissione continuerà ad adoperarsi per perfezionare ulteriormente la metodologia per le valutazioni della rete di zone marine protette in tutta l'UE.

4.Conclusioni e prospettive

Le zone marine protette rappresentano strumenti fondamentali di gestione territoriale per la conservazione della natura. Possono fungere da rifugio per la biodiversità minacciata dei nostri mari e oceani. Inoltre, sostenendo la resilienza degli ecosistemi, reti efficaci di zone marine protette apportano notevoli benefici alla società. Tra i benefici socioeconomici rientrano la creazione di posti di lavoro, l'approvvigionamento alimentare o la regolazione del clima. Le zone marine protette sono pertanto un ottimo esempio della convergenza tra economia "verde" e economia "blu".

Dall'entrata in vigore della Convenzione sulla diversità biologica nel 1993, la rete europea di zone marine protette si è estesa notevolmente, sino a coprire nel 2012 circa il 6% dei mari europei. La presente relazione conferma i grandi progressi realizzati nella messa a punto di zone marine protette in Europa. Dal 2012 sono state designate ulteriori zone marine protette 35 e il lavoro non è ancora concluso. Verranno infatti prese ulteriori misure per garantire che almeno il 10% dei mari europei sia tutelato grazie a reti coerenti di zone marine protette 36 .

Gli obiettivi della strategia dell'UE per la biodiversità all'orizzonte 2020 sono sempre più spesso conseguiti nell'ambito del quadro d'azione politica dell'UE, che offre un'ottima opportunità per la designazione e la gestione integrata delle zone marine protette. La direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino, le direttive Habitat e Uccelli, la direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo e la politica comune della pesca rivista contengono tutte disposizioni che possono promuovere l'espansione delle reti di zone marine protette nei prossimi anni.

Per dispiegare interamente il loro potenziale, le zone marine protette devono prevedere misure di gestione 37 garantendone l'efficace monitoraggio ed esecuzione. Le misure di gestione possono includere piani di gestione per le zone marine protette stesse e misure di protezione spaziale per le zone limitrofe, in quanto strumento complementare per potenziare gli effetti delle zone marine protette. Le zone marine protette dovrebbero essere parte integrante dei piani di gestione dello spazio marittimo a sostegno dell'approccio delle infrastrutture verdi e blu 38 , al fine di garantire e migliorare la disponibilità di servizi ecosistemici diversificati nella stessa zona. Questo approccio integrato è essenziale altresì per garantire la riduzione delle pressioni sui mari e il conseguente rafforzamento della resilienza degli ecosistemi.

La Commissione continuerà a sostenere le iniziative nazionali e internazionali finalizzate a designare e gestire efficacemente le zone marine protette, nonché ad attuare altre misure di protezione spaziale per la biodiversità marina. In particolare, la Commissione intende:

sostenere gli Stati membri nell'attuazione efficace e integrata della legislazione vigente, ricorrendo ad una migliore comunicazione o fornendo maggiori orientamenti, ad esempio, riguardo all'articolo 11 della PCP;

promuovere un'interpretazione comune dell'articolo 13, paragrafo 4, della MSFD;

sviluppare ulteriormente una metodologia dell'UE per valutare la coerenza e la rappresentatività delle reti di zone marine protette;

sostenere gli Stati membri mediante i meccanismi di finanziamento dell'UE esistenti, in particolare il fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e il programma LIFE, oppure attraverso i processi in corso, quali il processo biogeografico di Natura 2000, al fine di aumentare le designazioni di zone marine protette, in particolare in alto mare, e di gestire efficacemente 39 le zone marine protette;

promuovere strutture inclusive di governance per le zone marine protette, che consentano un'ampia partecipazione dei soggetti interessati (ad esempio, le autorità locali, le comunità locali, gli attori economici, ecc.) nella gestione delle zone marine protette;

laddove necessario, continuare a lavorare sui meccanismi di sostegno a livello di UE per l'esecuzione e il controllo effettivi delle misure di gestione delle zone marine protette;

promuovere la ricerca a livello europeo e sostenere le iniziative degli Stati membri per colmare le attuali lacune in materia di dati, che ostacolano la gestione e la valutazione efficace delle zone marine protette 40 ;

contribuire a definire i benefici economici delle zone marine protette 41 attraverso l'elaborazione di studi e la collaborazione con organizzazioni internazionali, quali l'OCSE;

garantire la rappresentanza dell'UE nel corso dei negoziati su un accordo di attuazione dell'UNCLOS per la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità in zone non disciplinate dalla giurisdizione nazionale 42 , al fine di rafforzare l'efficacia dell'articolo 192 e dell'articolo 194, paragrafo 5, dell'UNCLOS in questi ambiti.

La Commissione elaborerà la prossima relazione sui progressi sulla messa a punto di zone marine protette nell'ambito dell'attuazione della MSFD, ossia con la stesura della relazione sui programmi di misure trasmessi dagli Stati membri 43 . La presente relazione fungerà da riferimento per tale valutazione. I progressi realizzati nella messa a punto di zone marine protette in Europa saranno altresì valutati nel 2019, quando la Commissione esaminerà il primo ciclo dell'attuazione della direttiva quadro 44 . Con un impegno specifico a tutti i livelli, dovrebbe essere possibile conseguire gli obiettivi fissati dal diritto e dalle politiche dell'UE e internazionali e portare a oltre il 10% la copertura delle zone marine protette in Europa entro il 2020 45 .

(1)

Agenzia europea dell'ambiente (2015) — Relazione sullo stato dell'ambiente. http://www.eea.europa.eu/soer-2015/europe/marine-and-coastal  

(2)

 Cfr. per esempio Agenda 21, https://sustainabledevelopment.un.org/content/documents/Agenda21.pdf e risoluzione UNGA A/RES/66/288 - The Future We Want del 27 luglio 2012 http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N11/476/10/PDF/N1147610.pdf?OpenElement  

(3)

Risoluzione UNGA A/69/L.85 del 12 agosto 2015, http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/69/L.85&Lang=E  

(4)

Direttiva 92/43/CEE

(5)

Direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino), GU L 164 del 25.6.2008.

(6)

MSFD, articolo 13.

(7)

Le acque marine sono definite dalla MSFD (articolo 3, paragrafo 1).

(8)

MSFD, articolo 13, paragrafo 4.

(9)

Per una definizione più dettagliata, cfr. l'allegato, pag. 8.

(10)

Numero di piante e animali in una zona determinata.

(11)

Fenberg, P. B., et al. (2012) "The science of European marine reserves: Status, efficacy, and future needs", Marine Policy 36(5), pagg. 1012–1021.

(12)

Commissione europea (2013), "The Economic Benefits of the Natura 2000 Network". http://ec.europa.eu/environment/nature/natura2000/financing/docs/ENV-12-018_LR_Final1.pdf  

(13)

È stato dimostrato che nelle zone marine protette ben gestite la biomassa totale dei pesci di grandi dimensioni e la biomassa degli squali è rispettivamente di oltre cinque e quattordici volte superiore rispetto alle zone di pesca. Edgar, G. J. et al. (2014), "Global conservation outcomes depend on marine protected areas with five key features", Nature 506, pag. 216.

(14)

Sala, E. (2012) "Here is one great way to save fish – and the fishing industry" in Tackling Science Challenges, Harvard Business Review 85.

(15)

Governo australiano, dipartimento dell'ambiente e del patrimonio (2003), "The benefits of marine protected areas". http://www.environment.gov.au/system/files/resources/5eaad4f9-e8e0-45d1-b889-83648c7b2ceb/files/benefits-mpas.pdf  

(16)

Autorità del Parco Marino della Grande Barriera Corallina (2014), "Great Barrier Reef Region Strategic Assessment – Strategic Assessment Report". http://elibrary.gbrmpa.gov.au/jspui/handle/11017/2861  

(17)

Potts at al. (2014), "Do marine protected areas deliver flows of ecosystem services to support human welfare?", Marine Policy 44.

(18)

Hussain et al. (2010) "An ex-ante ecological economic assessment of the benefits arising from marine

protected areas designation in the UK", Ecological Economics 69(4), pagg. 828-838.

(19)

Agenzia europea dell'ambiente (2015), "Marine Protected Areas in Europe's Seas – An overview and reflections on the way forward".

(20)

La Convenzione sulla diversità biologica (CBD) impone alle parti di istituire sistemi di zone protette. Cfr. allegato, pag. 10.

(21)

L'AEA ha delimitato l'area oggetto di valutazione applicando un limite di 200 nm dalla costa o l'equidistanza da paesi non membri dell'UE, ad eccezione della Grecia, per cui si è applicato un limite di 6 nm. Esistono altre zone marine protette oltre tali confini, di cui non si è però tenuto conto nell'analisi. Analogamente, considerato l'ambito geografico limitato della MSFD, sono state escluse dall'analisi le zone marine protette intese a tutelare l'abbondante biodiversità nelle regioni più remote. Per maggiori informazioni, cfr. il documento dell'AEA (2015), "Spatial analysis of Marine Protected Area Networks in Europe's Seas", pag. 1.

(22)

Dati tratti dalla banca dati Natura 2000 e dalla banca dati comune sulle aree designate.

(23)

Dal 2012 alcuni Stati membri hanno istituito numerosi siti Natura 2000 supplementari, con un conseguente aumento della copertura di zone marine protette in alcune aree.

(24)

Ciò è in parte dovuto all'accento posto inizialmente sulla terraferma dalla direttiva Habitat e alla carenza di conoscenze sugli habitat di acque profonde.

(25)

Le acque litoranee comprendono la zona da 0 a 1 nm, le acque costiere la zona da 1 a 12 nm e le acque d'altura da 12 nm sino alla fine dell'area oggetto di valutazione. AEA (2015), "Spatial Analysis of Marine Protected Areas in Europe's Seas".

(26)

Cfr. gli articoli 5 e 6 della MSFD riguardanti la cooperazione regionale.

(27)

AEA (2015), "Spatial Analysis of Marine Protected Areas in Europe's Seas".

(28)

AEA (2015), "Spatial Analysis of Marine Protected Areas in Europe's Seas".

(29)

AEA (2015), "Marine Protected Areas in Europe's Seas – An overview and reflections on the way forward".

(30)

OSPAR (2006), "Guidance on developing an ecologically coherent network of OSPAR marine protected areas", numero di riferimento 2006-3.

(31)

Per maggiori informazioni sui criteri della coerenza ecologica e le relative conclusioni, cfr. Johnson D., et al. (2013), "An assessment of the ecological coherence of the OSPAR Network of Marine Protected Areas in 2012".

(32)

Boedeker D., et al. (2010), "Towards an ecologically coherent network of well-managed Marine Protected Areas – Implementation report on the status and ecological coherence of the HELCOM BSPA network", Baltic Sea Environment Proceedings n. 124A.

(33)

Gabrié C., et al., (2012) "The Status of the Marine Protected Areas in the Mediterranean Sea", MedPAN & RAC/SPA. Ed: MedPAN Collection.

(34)

Wolters H. A., et al., (2014), "Proposal for an assessment method of the ecological coherence of networks of marine protected areas in Europe". https://circabc.europa.eu/sd/a/b993ca97-579c-4aee-8e0e-22794682ac16/MPA%20coherence%20report-final.pdf  

(35)

Ad esempio, alla fine del 2014, le zone di Natura 2000 designate nell'ambito delle direttive Habitat e Uccelli coprivano quasi 320 000 km², rispetto a circa 228 000 km² del 2012 — cfr. h ttp://ec.europa.eu/environment/nature/info/pubs/docs/nat2000newsl/nat37_en.pdf . 

(36)

Cfr. l'obiettivo 11 di Aichi, di cui al punto 2 dell'allegato della presente relazione.

(37)

Oceana (2014), "Management matters: Ridding the Baltic Sea of paper parks". http://eu.oceana.org/sites/default/files/oceana_ridding_the_baltic_sea_of_paper_parks.pdf  

(38)

Per maggiori informazioni, cfr. http://ec.europa.eu/environment/nature/ecosystems/index_en.htm  

(39)

La Commissione ha finanziato diversi progetti di ricerca in questo ambito (cfr., ad esempio, il programma MESMA, http://www.mesma.org/ ).

(40)

Cfr., ad esempio, il documento di posizione n. 18 dello European Marine Board, "Achieving Ecologically Coherent

MPA Networks in Europe: Science Needs and Priorities", aprile 2013.

http://www.esf.org/fileadmin/Public_documents/Publications/EMB_PP18_Marine_Protected_Areas.pdf  

(41)

Mediante uno studio specifico.

(42)

L'Assemblea generale dell'ONU ha recentemente deciso di avviare nel 2016 negoziati intergovernativi su un accordo di attuazione dell'UNCLOS per la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità in zone non disciplinate dalla giurisdizione nazionale (risoluzione A/69/L.65 del 19 giugno 2015).

(43)

Gli Stati membri sono tenuti a trasmettere alla Commissione i programmi di misure entro il 31 marzo 2016.

(44)

MSFD, articolo 20.

(45)

Cfr. l'obiettivo 11 di Aichi, di cui al punto 2 dell'allegato della presente relazione.

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Bruxelles, 1.10.2015

COM(2015) 481 final

ALLEGATI

della

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio

sui progressi realizzati nella messa a punto di zone marine protette
(a norma dell'articolo 21 della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino (2008/56/CE))


 

Allegato I

1. Terminologia

La direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino non definisce le espressioni "zona marina protetta" e "misura di protezione spaziale". Obiettivo della presente sezione è fornire le definizioni che sono state utilizzate nella stesura della presente relazione e che saranno applicate nell'ambito dell'attuazione della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino ma anche di altri atti.

1.1. Zone marine protette

Nel diritto internazionale, l'articolo 8 della convenzione sulla diversità biologica (CBD) impone alle parti l'obbligo di istituire zone protette 1 . La definizione di zone tutelate 2 data all'articolo 2 della convenzione costituisce la base delle definizioni di zone protette e di zone marine protette (ZMP) utilizzate da altre organizzazioni internazionali, quali l'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) 3 o le convenzioni marittime regionali 4 .

Nell'Unione europea l'istituzione di zone protette è prevista nell'ambito delle direttive sulla protezione della natura (si vedano le zone speciali di conservazione di cui alla direttiva Habitat e le zone di protezione speciale di cui alla direttiva Uccelli). La definizione di tali zone 5 è in linea con la definizione di zone tutelate della CBD, vale a dire aree geograficamente delimitate, con un obiettivo di conservazione specifico, il cui conseguimento richiede l'adozione di misure di gestione nel relativo territorio.

In base agli elementi comuni delle suddette definizioni, si propongono ai fini della definizione di zone marine protette nell'ambito della MSFD e di tutte le politiche dell'UE connesse 6 i seguenti criteri:

si tratta di zone marine geograficamente delimitate;

il cui obiettivo principale chiaramente espresso è la conservazione della natura;

e sono regolamentate e gestite mediante strumenti giuridici o strumenti efficaci di altra natura, ai fini del conseguimento di tale obiettivo.

1.2. Misure di protezione spaziale

L'obiettivo 11 del piano strategico per la biodiversità 2011-2020 7 prevede che il 10% delle zone marine e costiere e, in special modo le zone di particolare importanza per la biodiversità e per i servizi ecosistemici, siano conservate attraverso sistemi di aree protette gestiti in maniera efficace ed equa, ecologicamente rappresentativi e ben collegati, e altre misure efficaci di conservazione specifiche per zona. Tuttavia, non esiste una definizione accettata a livello internazionale di cosa si intenda con "altre misure efficaci di conservazione specifiche per zona".

Sia la direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino che le direttive Uccelli e Habitat prevedono misure di conservazione al di fuori delle zone protette, volte a garantire un'adeguata protezione delle specie e degli habitat e a massimizzare i benefici delle zone protette. La direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino fa esplicito riferimento a misure di protezione spaziale 8 . La direttiva Habitat prevede l'istituzione di un regime di rigorosa tutela delle specie e sottospecie di cui all'allegato IV della direttiva e misure di tutela per le specie e sottospecie elencate nell'allegato V 9 . Alcune delle misure sono specifiche per zona (ad esempio, il divieto temporaneo o locale di prelevare esemplari nell'ambiente naturale e di sfruttare determinate popolazioni, l'istituzione di un sistema di autorizzazioni di prelievi o di quote 10 , ecc.). La direttiva Uccelli istituisce una struttura analoga 11 .

Le misure di protezione spaziale sono pertanto definite seguendo la logica della MSFD e delle direttive sulla protezione della natura, nel senso che tali misure costituiscono una categoria più ampia delle zone marine protette e svolgono un ruolo complementare nella conservazione dell'ambiente naturale. Di conseguenza, l'espressione "misure di protezione spaziale" è impiegata 12 per:

misure di conservazione specifiche per zona;

misure che non soddisfano i criteri delle zone marine protette, perché la conservazione non ne è l'obiettivo principale oppure perché l'obiettivo che perseguono è incentrato su un'attività o un settore specifico per la protezione di una parte dell'ecosistema.

In tal senso, rientrano nella definizione di misure di protezione spaziale alcune misure di gestione della pesca che prevedono aspetti connessi alla conservazione. Dette misure possono includere particolari licenze o divieti di pesca per determinati attrezzi da pesca 13 in talune zone, al fine di proteggere, ad esempio, gli ecosistemi marini vulnerabili o le praterie marine, oppure misure di conservazione adottate a norma dell'articolo 7 della politica comune della pesca 14 .

Anche alcune misure previste nell'ambito della direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo possono essere considerate misure di protezione spaziale, dato che tra gli obiettivi dei piani di gestione dello spazio marittimo si annoverano la protezione e il miglioramento dell'ambiente.

2. Legislazione dell'UE e internazionale pertinente

La direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino 15 mira a garantire l'integrazione delle considerazioni ambientali nelle diverse politiche, accordi e misure legislative che hanno un impatto sull'ambiente marino 16 . La presente sezione presenta pertanto un inventario della legislazione dell'UE e delle norme internazionali che incidono sull'istituzione di zone marine protette ai sensi della MSFD.

Legislazione dell'UE

1.Direttive Habitat 17  e Uccelli 18 : prevedono la designazione di zone di protezione che formano una rete ecologica europea coerente (rete Natura 2000) 19 e sono soggette a rigorose prescrizioni in termini di protezione e di gestione, al fine di raggiungere uno stato di conservazione soddisfacente per gli habitat e le specie più vulnerabili dell'UE.

 

2.Politica comune della pesca: il suo regolamento di base, recentemente modificato, prevede l'adozione di misure di conservazione in linea con gli obiettivi della MSFD e delle direttive Habitat e Uccelli 20 . Prevede inoltre l'istituzione di zone protette sulla base della loro sensibilità biologica 21 . In aggiunta possono essere istituite zone di pesca protette nell'ambito del regolamento relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mediterraneo 22 .

3.Direttiva quadro sulle acque 23 : sebbene si applichi alle acque di transizione interne, contiene disposizioni estremamente pertinenti per le zone marine protette nelle acque litoranee che sono ricche di zone di riproduzione e di allevamento e quindi importanti in termini di conservazione.

4.Direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo 24 : le zone marine protette rientreranno nei piani di gestione dello spazio marittimo elaborati a norma della direttiva.

Dimensione internazionale

1.Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare: obbliga le parti ad adottare misure per proteggere e preservare l'ambiente marino in generale e, in particolare, gli ecosistemi rari o delicati, l'habitat delle specie in diminuzione, in pericolo o in via di estinzione e altre forme di vita marina 25 .

2.Convenzione sulla diversità biologica: mira ad arrestare la perdita della biodiversità, garantendo la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità marina. L'obiettivo 11 di Aichi sulla biodiversità 26 è finalizzato a garantire la conservazione del 10% delle aree costiere e marine attraverso sistemi di aree protette gestiti in maniera equa ed efficiente, ecologicamente rappresentativi e ben collegati, e altre efficaci misure di conservazione basate sul territorio. Tale obiettivo è divenuto un impegno mondiale con l'inclusione nel documento finale della conferenza Rio+20 "The future we want" 27 e nell'obiettivo proposto per gli oceani nell'agenda per lo sviluppo post-2015 28 , in corso di negoziazione all'ONU. Anche nella CBD le zone marine significative dal punto di vista ecologico o biologico (EBSA) sono ricordate per l'importante contributo apportato al sano funzionamento degli oceani riconoscendo la loro potenziale esigenza di qualche forma di protezione. Nel corso di seminari regionali tenutisi in tutto il mondo sono state presentate circa 200 zone EBSA, approvate dalla Conferenza delle parti per essere incluse nell'inventario EBSA della CBD. Spetta agli Stati e alle organizzazioni intergovernative pertinenti decidere in merito a eventuali misure di gestione e protezione per tali zone o parti di esse, anche designandole come zone marine protette.

3.    Convenzioni marittime regionali: mirano a migliorare la governance regionale per la protezione dell'ambiente marino. Le convenzioni marittime regionali che interessano le acque marine che rientrano nel campo di applicazione della MSFD sono quattro: l'OSPAR per l'Atlantico nordorientale, l'HELCOM per il Mar Baltico, la convenzione di Barcellona per il Mediterraneo e la convenzione di Bucarest per il Mar Nero. Le quattro convenzioni sono state determinanti nell'istituzione di zone marine protette e nella valutazione della coerenza della rete di zone marine protette 29 .



Allegato II

Tabelle

Tabella 1 — Copertura delle zone marine protette nei mari europei (2012) 30

Tabella 2 — Copertura in percentuale delle zone marine protette nei mari europei nelle acque da 0 a 1 NM da 1 a 12 NM e da 12 sino alla fine dell'area oggetto di valutazione (2012) 31

Tabella 3 — Copertura della rete Natura 2000 (N2K) nei mari regionali d'Europa (2012) 32

Tabella 4 — Superficie totale, copertura in percentuale dei siti delle convezioni marittime regionali nell'area oggetto di valutazione delle zone marine protette e sovrapposizione con la rete Natura 2000 (N2K) dell'UE (2012) 33 .

(1)

 Quest'obbligo si applica alle zone soggette alla sovranità e alla giurisdizione degli Stati.

(2)

Per "zona tutelata" si intende un'area geograficamente delimitata, designata o regolamentata e gestita in modo tale da conseguire obiettivi di conservazione specifici". Convenzione sulla diversità biologica (1992), articolo 2.

(3)

Cfr. la definizione data nel documento IUCN (2008), "Guidelines for Applying Protected Area Management Categories", pag. 8.

(4)

Per le definizioni, cfr. i documenti OSPAR (2003), "Recommendation on a Network of Marine Protected Areas 2003/3", articolo 1, e HELCOM (2013), "Overview of the status of the network of Baltic Sea marine protected areas", pag. 7, nonché gli articoli 4, 6 e 7 del protocollo della Convenzione di Barcellona relativa alle aree specialmente protette e alla diversità biologica nel Mediterraneo (1999).

(5)

Direttiva Habitat, articolo 1, paragrafo 1, e direttiva Uccelli, articolo 4.

(6)

 Cfr. il punto 2 dell'allegato.

(7)

 Convenzione sulla diversità biologica (2010), COP 10, allegato della decisione X/2.

(8)

Cfr. l'articolo 13, paragrafo 4, della MSDF.

(9)

Cfr. gli articoli da 12 a 16 della direttiva Habitat.

(10)

 Direttiva Habitat, articolo 14.

(11)

Direttiva Uccelli, articolo 5.

(12)

 Cfr. il documento "Programmes of measures under the Marine Strategy Framework Directive – Recommendations for implementation and reporting", 25 novembre 2014.    
https://circabc.europa.eu/w/browse/0ee797dd-d92c-4d7c-a9f9-5dffb36d2065 .

(13)

 Cfr., ad esempio, il regolamento (CE) n. 734/2008 del Consiglio, del 15 luglio 2008, relativo alla protezione degli ecosistemi marini vulnerabili d'alto mare dagli effetti negativi degli attrezzi da pesca di fondo.

(14)

 Cfr. l'articolo 7, paragrafo 1, lettere a), b), h) e i), e paragrafo 2, lettere c), d), e), del regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativo alla politica comune della pesca.

(15)

 MSFD, articolo 1.

(16)

 Per quanto concerne le interazioni generali tra la MSFD, le politiche dell'UE e gli accordi internazionali, cfr. la relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sul contributo della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino (2008/56/CE) all'adempimento degli obblighi e degli impegni nonché all'attuazione delle iniziative esistenti degli Stati membri o dell'Unione europea, a livello di Unione o internazionale, in tema di protezione ambientale nelle acque marine, COM(2012) 662 del 16 novembre 2012.

(17)

Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, GU L 206 del 22.7.1992.

(18)

Direttiva 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, GU L 103 del 25.4.1979.

(19)

Direttiva Habitat, articolo 3.

(20)

Regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla politica comune della pesca, articolo 11.

(21)

Regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla politica comune della pesca, in particolare l'articolo 8 sull'istituzione di riserve di ricostituzione degli stock ittici.

(22)

Regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio del 21 dicembre 2006.

(23)

Direttiva 2000/60/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque.

(24)

Direttiva 2014/89/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014 , che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo. L'articolo 8 di tale direttiva invita gli Stati membri a integrare le attività connesse ai siti di conservazione della natura e delle specie nei rispettivi piani di gestione dello spazio marittimo.

(25)

UNCLOS, articolo 192 e articolo 194, paragrafo 5.

(26)

Parte del piano strategico per la biodiversità 2011-2020, adottato dalle parti della CBD nel 2010 (UNEP/CBD/COP/DEC/X/2).

(27)

Risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) n. 66/288, del 27 luglio 2012 — "The Future We Want", paragrafo 177.

(28)

Cfr. l'obiettivo 14, nel documento UNGA A/68/970, del 12 agosto 2014 — "Report of the Open Working Group of the General Assembly on Sustainable Development Goals".

(29)

Cfr. le sezioni 2.2. e 3. della presente relazione.

(30)

AEA (2015), "Spatial Analysis of Marine Protected Areas in Europe's Seas".

(31)

Adattamento della tabella 3.8 del documento dell'AEA (2015) "Spatial Analysis of Marine Protected Areas in Europe's Seas".

(32)

Agenzia europea dell'ambiente (2015), "Marine Protected Areas in Europe's Seas – An overview and reflections on the way forward".

(33)

Adattamento della tabella 3.4 del documento dell'AEA (2015) "Spatial Analysis of Marine Protected Areas in Europe's Seas".

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