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Document 52010IP0287

Disposizioni per l'importazione dell'UE di prodotti della pesca e dell'acquacoltura in vista della futura riforma della politica comune della pesca (PCP) Risoluzione del Parlamento europeo dell' 8 luglio 2010 sul regime di importazione nell’UE dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura in vista della riforma della PCP (2009/2238(INI))

OJ C 351E , 2.12.2011, p. 119–127 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/119


Giovedì 8 luglio 2010
Disposizioni per l'importazione dell'UE di prodotti della pesca e dell'acquacoltura in vista della futura riforma della politica comune della pesca (PCP)

P7_TA(2010)0287

Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sul regime di importazione nell’UE dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura in vista della riforma della PCP (2009/2238(INI))

2011/C 351 E/18

Il Parlamento europeo,

vista la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 10 dicembre 1982,

visto l'accordo del 4 agosto 1995 ai fini dell'applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 10 dicembre 1982, relativo alla conservazione ed alla gestione degli stock transzonali (stock condivisi) ed alle specie altamente migratrici («Accordo di New York»),

visto il codice di condotta per una pesca responsabile della FAO, approvato il 31 ottobre 1995,

vista la dichiarazione finale del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, riunito a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002,

visto il regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio, del 20 dicembre 2002, relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse alieutiche nell'ambito della politica comune della pesca (1),

visto il regolamento (CE) n. 104/2000 del Consiglio, del 17 dicembre 1999, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura (2),

vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2007 sull'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura (3),

visto il regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio, del 29 settembre 2008, che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (4),

visto il regolamento (CE) n. 66/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, relativo al marchio di qualità ecologica dell'Unione europea (5),

visto il Libro verde della Commissione dal titolo «Riforma della politica comune della pesca» (COM(2009)0163),

vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2010 sul Libro verde sulla riforma della politica comune della pesca (6),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Costruire un futuro sostenibile per l’acquacoltura – Un nuovo impulso alla strategia per lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura europea» (COM(2009)0162),

vista la sua risoluzione del 17 giugno 2010 su un nuovo impulso alla strategia per lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura europea (7),

visto l'accordo di Marrakech del 15 aprile 1994 che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio,

vista la dichiarazione ministeriale dell'OMC, adottata a Doha il 14 novembre 2001,

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Un'Europa competitiva in un'economia globalizzata» (COM(2006)0567),

vista la sua risoluzione del 7 maggio 2009 sulle nuove competenze e prerogative del Parlamento nell'applicazione del trattato di Lisbona (8),

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

visto l'articolo 48 del proprio regolamento,

vista la relazione della commissione per la pesca e il parere della commissione per il commercio internazionale (A7–0207/2010),

A.

considerando l'importanza strategica dei settori della pesca e dell'acquacoltura per l'approvvigionamento della popolazione e per l'equilibrio della bilancia alimentare dei singoli Stati membri e dell'Unione europea nel suo insieme, nonché il rilevante contributo di tali settori in termini di benessere socioeconomico delle comunità costiere, sviluppo locale, occupazione e conservazione delle tradizioni culturali,

B.

considerando che il pesce costituisce una risorsa naturale che, se gestita in modo appropriato, può essere rinnovabile e fornire nell’UE e a livello mondiale sia cibo che posti di lavoro, e che occorre preservarla in modo da evitare una riduzione delle riserve ittiche e successive difficoltà nelle comunità costiere nell'UE e all'estero; considerando, a tal riguardo, la necessità di rafforzare una gestione efficace della pesca, in particolare la dimensione e l’impatto del commercio internazionale sulle riserve ittiche a livello mondiale;

C.

considerando l'ambiziosa riforma della politica comune della pesca avviata dalla Commissione con l'approvazione del Libro verde del 22 aprile 2009 destinato a rivedere la maggior parte degli aspetti di tale politica,

D.

considerando altresì la nuova strategia per lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura europea definita dalla Commissione nella comunicazione dell'8 aprile 2009 (COM(2009)0162),

E.

considerando gli obiettivi specifici fissati per la gestione della pesca in occasione del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, tenutosi a Johannesburg nel 2002, tra cui quello di riportare lo sfruttamento degli stock ittici a un livello compatibile con il rendimento massimo sostenibile (RMS) entro il 2015,

F.

considerando che la produzione comunitaria di prodotti della pesca e dell'acquacoltura (PPA) ha registrato una contrazione di circa il 30 % nel corso degli ultimi dieci anni,

G.

considerando che tale contrazione è legata sia alla diminuzione delle risorse alieutiche nelle acque dell'UE sia ai provvedimenti giustamente introdotti per limitare la pesca e assicurare la gestione sostenibile degli stock nell'ambito della PCP, tanto all'interno quanto all'esterno delle acque dell'UE, in particolare ove le attività di pesca dell'UE siano esercitate in virtù degli accordi di partenariato nel settore della pesca,

H.

considerando che la pesca europea rappresenta meno del 6 % delle catture mondiali,

I.

considerando che, benché il Libro verde sulla riforma della PCP prospetti a lungo termine una possibile inversione di tendenza alla contrazione delle catture, i provvedimenti radicali previsti per consentire alla risorse di rigenerarsi (riduzione della capacità delle flotte, misure di gestione più vincolanti, controlli rafforzati, ecc.) non potranno, viceversa, che accentuarla nel breve e medio termine,

J.

considerando inoltre che, nonostante la nuova strategia definita in materia, i molteplici vincoli allo sviluppo della produzione acquicola dell'UE sono tali da rendere improbabile il fatto che tale sviluppo possa compensare in modo significativo a breve e a medio termine il calo tendenziale della produzione nel settore estrattivo,

K.

considerando che occorre promuovere di conseguenza un aumento della produzione europea, in particolare nei nuovi Stati membri dell'UE con un indubbio potenziale produttivo nel settore dell'acquacoltura,

L.

considerando che la domanda comunitaria di PPA è viceversa in generale aumento nell'Unione europea con una dinamica particolarmente forte nei mercati dei nuovi Stati membri dell'Europa centrale e orientale e che ci si attende, per effetto di vari fattori, una crescita sostenuta del consumo nei prossimi venti anni,

M.

considerando che l'Unione europea (12 milioni di tonnellate e 55 miliardi di euro nel 2007) è sin da ora il maggiore mercato mondiale per i PPA davanti al Giappone e agli Stati Uniti, che esso dipende fortemente dalle importazioni provenienti da paesi terzi che coprono più del 60 % del fabbisogno e che tale dipendenza è destinata ad aggravarsi ulteriormente,

N.

considerando che la questione delle importazioni di PPA nell'UE e delle condizioni in cui tali importazioni avvengono appare quindi assolutamente centrale in qualsiasi analisi delle politiche condotte dall'Unione europea in materia di pesca e di acquacoltura, per cui deve formare oggetto di una particolare attenzione nell'ambito delle riforme in corso,

O.

considerando che tale questione deve essere esaminata sotto tutti i suoi aspetti: commerciale, ambientale, sociale, sanitario e qualitativo,

P.

considerando che la pesca non selettiva e gli elevati livelli di rigetti in alcune peschiere che esportano nel mercato dell'Unione significano sprecare notevoli quantità di pesce che sarebbe adatto al consumo umano,

Q.

considerando che la riflessione deve vertere in particolare sull'organizzazione comune dei mercati (OCM) nel settore dei PPA, la cui attuale regolamentazione appare obsoleta sotto vari aspetti e necessita di una revisione urgente,

R.

considerando che tale riflessione esige altresì uno sguardo critico sulla politica commerciale comune, così come viene applicata in questo settore particolare, e sulla coerenza delle decisioni prese in quest'ambito con l'esigenza di mantenere un settore europeo della pesca efficiente e responsabile,

S.

considerando che, benché i PPA formino ancora oggetto di una protezione doganale teorica ai sensi della tariffa doganale comune (TDC) un po' superiore alla media per i prodotti non agricoli, tale protezione è significativamente ridotta in pratica da varie esenzioni e riduzioni, autonome o convenzionali, la cui applicazione fa sì che le importazioni effettivamente soggette ai diritti NPF (applicabili per difetto) rappresentano circa il 5 % del totale,

T.

considerando che la politica di apertura dei mercati dell'Unione alle importazioni di PPA è destinata a continuare sia sul piano multilaterale, nell'ambito dei negoziati in seno all'OMC e in particolare del capitolo AMNA (accesso ai mercati non agricoli) del ciclo di Doha, sia nel contesto di una serie di negoziati preferenziali in corso con tutti i partner commerciali in Asia, America latina, America del Nord, bacino del Mediterraneo e con vari gruppi dei paesi ACP,

U.

considerando in particolare che la conclusione del capitolo AMNA del ciclo di Doha sulla base attualmente prevista della «formula svizzera» con un coefficiente 8 comporterebbe una riduzione del tasso massimo dei dazi doganali applicabili ai PPA nell'UE dal 26 % a circa il 6 % e quello medio dal 12 % a circa il 5 %,

V.

considerando che siffatta decisione, oltre a ridurre pressoché a zero l'effetto protettore delle tariffe ancora vigenti, priverebbe di ogni significato, erodendole severamente, le preferenze già accordate o in corso di negoziazione ai paesi in via di sviluppo e minerebbe le fondamenta stesse dei meccanismi dell'OCM consentendo la modulazione dell'accesso al mercato comunitario in funzione delle esigenze dell'industria europea di trasformazione dei PPA (sospensioni tariffarie e contingenti tariffari),

W.

considerando che l'esigenza dell'Unione riguardo alla coerenza tra gli obiettivi della sua politica di sviluppo (eliminazione della povertà, sviluppo della pesca locale sostenibile) e la sua politica commerciale implica la necessità di incoraggiare i paesi in via di sviluppo a esportare prodotti della pesca con un maggiore valore aggiunto, a condizione che il pesce provenga da stock ben gestiti e sostenibili e soddisfi le necessarie condizioni sanitarie,

X.

considerando altresì la tendenza constatata negli ultimi anni da parte dei negoziatori commerciali dell'UE a consentire più facilmente deroghe alle norme d'origine preferenziale tradizionalmente applicate ai PPA sia per i prodotti greggi (criteri di appartenenza del naviglio) sia per i prodotti trasformati (possibilità di conservare l'origine preferenziale nonostante l'utilizzazione di materie prime non originarie),

Y.

considerando che da uno studio della FAO è emerso che, sebbene il commercio internazionale di prodotti alieutici possa rafforzare la sicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo, ha anche comportato un aumento della pesca per approvvigionare il mercato dell'esportazione, il che può esacerbare l'esaurimento degli stock, per cui è necessario garantire una gestione e un controllo adeguati della pesca al fine di evitare l'esaurimento degli stock,

Z.

considerando gli interessi in parte divergenti dei produttori dell'UE di PPA (pescatori e acquicoltori), delle industrie di trasformazione, dei distributori, degli importatori e dei consumatori, che le politiche condotte a livello europeo dovrebbero sforzarsi di conciliare in modo efficace e equilibrato,

AA.

considerando la necessità di garantire sbocchi di mercato soddisfacenti per i produttori dell'Unione (pescatori e acquacoltori) a prezzi sufficientemente remunerativi, tenuto conto dei costi, dei vincoli e dei vari imponderabili connessi alla loro attività,

AB.

considerando la necessità di garantire ai trasformatori dell'UE la disponibilità di materie prime di qualità uniforme, in quantità sufficiente e a prezzi stabili per tutto l'anno,

AC.

considerando la necessità di soddisfare la domanda dei consumatori dell'UE di prodotti di buona qualità a prezzi competitivi, e tenuto conto del loro crescente interesse per informazioni relative alle caratteristiche, all'origine e alle condizioni di cattura o di produzione di tali prodotti,

AD.

considerando l'impatto differenziato delle importazioni sul mercato comunitario in funzione delle specie interessate, del grado di trasformazione dei prodotti e dei circuiti di distribuzione seguiti,

AE.

considerando, per esempio, che l'effetto negativo sui prezzi di prima vendita determinato dalla concorrenza delle importazioni sembra essere più sensibile per le specie a uso industriale (destinate all'industria di trasformazione) rispetto alle specie non industriali,

Considerazioni generali

1.

deplora che il Libro verde sulla riforma della politica comune della pesca dedichi solo poche righe alla questione delle importazioni e sottostimi in modo evidente l'importanza di un trattamento appropriato di tale questione ai fini della credibilità e del successo della riforma;

2.

constata che la liberalizzazione dell'accesso al mercato comunitario per i PPA importati è a uno stadio già molto avanzato come risultato della politica commerciale condotta dall'UE nel corso degli ultimi venti anni;

3.

constata che la produzione comunitaria di PPA è nettamente insufficiente per soddisfare le esigenze dell'industria di trasformazione e la domanda crescente dei consumatori e che tale resterà; riconosce quindi la necessità di promuovere un consumo responsabile, basato sulla qualità e la sostenibilità anziché sulla quantità, la necessità di rafforzare la gestione della pesca onde sostenere la ricostituzione degli stock e il fatto che le importazioni continueranno a svolgere un ruolo importante nell'approvvigionamento del mercato dell'UE;

4.

riconosce l'esistenza di un limite massimo alla quantità di pesce che può essere catturata su base sostenibile, per consumo umano o a fini industriali, il che significa che gli approvvigionamenti di pesce sul mercato dell'Unione non possono aumentare all'infinito;

5.

insiste tuttavia sulla necessità tassativa di assicurare il mantenimento nell'UE di settori della pesca e dell'acquacoltura rispettosi a lungo termine dal punto di vista ambientale e sostenibili dal punto di vista economico, inclusa la loro componente artigianale, armoniosamente ripartiti sul litorale e in grado di contribuire alla preservazione dell'identità culturale delle regioni interessate e che forniscono posti di lavoro lungo tutta la filiera e alimenti sicuri e di buona qualità, il che implica che i pescatori ricevano un prezzo equo per i loro prodotti; afferma inoltre che i lavoratori dell'industria della pesca dovrebbero lavorare a condizioni ragionevoli e in conformità delle convenzioni OIL sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro;

6.

osserva che l'attuale facilità di esportazione di PPA nel mercato dell'Unione europea può – in determinate circostanze – avere un impatto negativo sull'economia locale di alcune regioni, come nel caso delle regioni ultraperiferiche per quanto riguarda la vendita dei loro prodotti locali;

Considerazioni specifiche

Politica commerciale e doganale

7.

ritiene che l'UE, in quanto maggior importatore di prodotti ittici al mondo, condivida la responsabilità politica con gli altri principali paesi importatori di prodotti ittici di garantire che le regole commerciali dell'OMC rispettino gli standard globali più elevati in termini di gestione e conservazione della pesca; invita, a tal riguardo, la Commissione ad assicurare che il commercio equo, trasparente e sostenibile di prodotti ittici sia rafforzato nel quadro della politica commerciale bilaterale e multilaterale dell'UE;

8.

ritiene che una protezione doganale ragionevole è e dovrebbe rimanere uno strumento importante e legittimo di regolazione delle importazioni a disposizione del potere politico; ricorda che una protezione tariffaria erga omnes rappresenta tutto il valore delle preferenze accordate dall'UE a taluni paesi, in particolare quelli in via di sviluppo; ricorda che l'eliminazione di tale protezione priverebbe i paesi beneficiari di preferenze di tutti i vantaggi di cui dispongono attualmente; ricorda altresì l'utile carattere modulabile di tale protezione tariffaria dato che l'UE può sospenderne l'applicazione quando la produzione comunitaria di materie prime è insufficiente per assicurare l'approvvigionamento adeguato della sua industria di trasformazione;

9.

confuta, quindi, la visione promossa attraverso la politica commerciale attualmente posta in essere di un'ineluttabile scomparsa di qualsiasi protezione tariffaria del settore dei PPA a cui i produttori comunitari - pescatori, acquicoltori e trasformatori - non avrebbero altra alternativa se non quella di rassegnarsi;

10.

reputa che, al pari del settore agricolo, anche quelli della pesca e dell'acquacoltura siano settori strategici, multifunzionali, che dipendono dalla conservazione e dallo sfruttamento sostenibile di risorse naturali, e molto vulnerabili in ragione di alcune componenti che mal si prestano a un approccio puramente liberoscambista basato sul libero gioco dei vantaggi comparativi;

11.

deplora che, contrariamente ai negoziati commerciali relativi ai prodotti agricoli condotti dal commissario incaricato dell'agricoltura, quelli che vertono sui PPA vengano considerati negoziati «non agricoli» e rientrino tra le competenze del commissario incaricato del commercio, per il quale rappresentano spesso solo una variabile di adattamento in una problematica più vasta;

12.

chiede il trasferimento della competenza di modo che i negoziati commerciali sui PPA vengano condotti dal commissario incaricato degli affari marittimi e della pesca anziché da quello del commercio;

13.

chiede che venga sviluppata, attraverso una serie di studi e di consultazioni, una visione chiara e globale del mercato dell'Unione dei PPA, specie per specie, dell'evoluzione prevedibile della domanda e della produzione dell'UE e degli sbocchi di mercato che si intendono mantenere per quest'ultima in condizioni di concorrenza leale;

14.

chiede altresì che la Commissione proceda a una valutazione più affidabile e più precisa dell'impatto delle importazioni di PPA sul mercato comunitario, in particolare in materia di prezzi, e si adoperi per la creazione di un sistema di raccolta e di scambio di dati volto a facilitare tale valutazione;

15.

esige che i PPA vengano trattati come prodotti sensibili ai fini dell'applicazione della «formula svizzera» nell'ambito dei negoziati AMNA del ciclo di Doha dell'OMC onde evitare lo smantellamento della protezione tariffaria di cui beneficiano ancora taluni prodotti a titolo della TDC e, così facendo, preservare il valore delle preferenze accordate a taluni partner e l'efficacia dei meccanismi dell'OCM;

16.

ricorda che, a norma del paragrafo 47 della dichiarazione ministeriale del ciclo di Doha del 14 novembre 2001, i negoziati del ciclo in corso sono condotti sulla base del principio dell'impegno unico e che, fintantoché il ciclo non sia concluso nel suo insieme, l'Unione europea conserva la possibilità di rivedere la propria posizione su taluni capitoli negoziali;

17.

incoraggia altresì i negoziatori comunitari all'OMC a continuare a rifiutare categoricamente di impegnare l'Unione europea in qualsiasi iniziativa di liberalizzazione plurilaterale settoriale dei PPA;

18.

esorta la Commissione ad esigere che l'eventuale conclusione di un accordo sulle sovvenzioni nel settore della pesca attualmente negoziato all'OMC, in particolare per quanto riguarda le misure di regolazione del mercato, non comporti una situazione di svantaggio competitivo per i produttori dell'UE rispetto ai fornitori dei paesi terzi; si oppone in via di principio a qualsiasi eventuale applicazione disgiunta e anticipata («early harvest») di un accordo di questo tipo, che deve rimanere inscindibile dagli altri elementi del ciclo di negoziati di Doha;

19.

invita i negoziatori comunitari a esigere sistematicamente in sede di negoziati bilaterali e regionali effettive contropartite alle concessioni commerciali accordate ai paesi terzi in materia di importazione di PPA difendendo con determinazione gli interessi offensivi dell'Unione europea in tale settore allorché esistano;

20.

insiste sulla necessità che l'Unione europea mantenga il controllo delle preferenze commerciali accordate a taluni partner esigendo l'applicazione di rigorose norme di origine basate sul concetto di prodotti «interamente ottenuti»; invita alla prudenza quanto alla concessione di eventuali deroghe ai criteri tradizionali di appartenenza del naviglio per i prodotti greggi ed esige il rigetto di ogni nuova richiesta di deroga in materia di prodotti trasformati; ritiene che la regola cosiddetta «no-drawback» dovrebbe essere sistematicamente applicata e le possibilità di cumulo all’origine limitate;

21.

esorta la Commissione a migliorare, in termini quantitativi e qualitativi, l'analisi dell'impatto, nei settori della pesca e dell'acquacoltura, delle preferenze tariffarie accordate a taluni paesi, in particolare in materia di redditività delle imprese e dell'occupazione, tanto nell'UE quanto nei paesi beneficiari, e in particolare nei paesi ACP; esorta inoltre a garantire che tali analisi forniscano risultati adeguatamente quantificati e tengano in particolare considerazione le specie sensibili oggetto di pesca;

22.

ricorda la possibilità, per l'industria dell'UE, di utilizzare gli strumenti di difesa commerciale dell'UE in caso di dumping, di concessione di sovvenzioni o di aumento massiccio e repentino delle importazioni di alcune categorie di PPA;

Aspetti ambientali, sociali, sanitari e qualitativi

23.

ritiene che uno degli obiettivi essenziali della politica dell'UE in materia di importazione di PPA debba essere quello di assicurare che i prodotti importati soddisfino le medesime esigenze imposte, in ogni settore, alla produzione dell'UE; considera che tale obiettivo corrisponde a preoccupazioni fondamentali di equità, coerenza ed efficacia delle misure attualmente applicate in tale settore o previste nell'ambito della riforma; sottolinea, inoltre, che il rispetto dei requisiti dell'Unione europea da parte dei paesi terzi contribuirà a creare una concorrenza più equa tra la produzione all'interno dell'UE e la produzione nei paesi terzi in virtù dei maggiori costi determinati dal rispetto degli standard UE nella produzione ittica nei paesi terzi;

24.

teme che l'ingresso massiccio di PPA provenienti da paesi terzi nel mercato dell'Unione europea possa influenzare le abitudini di acquisto dei consumatori;

25.

ritiene che l'intensificazione degli sforzi dell'UE in materia di conservazione degli stock e di sostenibilità della pesca, nell'ambito della PCP, sia incompatibile con l'importazione di PPA provenienti da paesi che accrescono gli sforzi di pesca senza tenere conto della sostenibilità di tale attività, al solo fine di conseguire un rendimento immediato;

26.

sottolinea che la politica comunitaria di conservazione delle risorse contribuisce, segnatamente attraverso piani di recupero e di gestione, a favorire le importazioni di PPA provenienti da paesi terzi e a permettere loro di sostituirsi, in modo spesso irreversibile, alla produzione dell'UE; chiede alla Commissione di prendere in debita considerazione questo rischio nell'elaborazione di tali piani;

27.

teme, in mancanza di una politica decisa in materia, che la considerevole attrattiva di un mercato di PPA dell'UE dall'accesso libero e caratterizzato da una domanda in forte crescita costituisca per tali paesi un incentivo permanente alla sovrapproduzione;

28.

si compiace della recente entrata in vigore di una regolamentazione riguardante la lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) che impone la certificazione di tutti i prodotti immessi nel mercato comunitario; incoraggia un'applicazione rigorosa ed efficace di tale regolamentazione riconoscendo, al contempo, la necessità di aiutare numerosi paesi in via di sviluppo ad applicare correttamente la stessa e a lottare contro la pesca illegale; ricorda tuttavia che si tratta di un'esigenza minima che non basta a garantire la sostenibilità delle peschiere da cui provengono i prodotti in questione;

29.

ritiene che, oltre all'applicazione della regolamentazione dell'Unione europea relativa alla pesca INN, dovrà essere effettuato un controllo più rigoroso a valle del processo di commercializzazione di tale tipo di pesca, in particolare attraverso verifiche più approfondite sugli Stati membri e sulle imprese sospettate di approvvigionarsi con prodotti provenienti dalla pesca illegale;

30.

invita la Commissione a ricorrere a tutti gli strumenti a sua disposizione per assicurare il rispetto da parte dei principali paesi esportatori di PPA verso l'UE degli impegni assunti a Johannesburg e l'applicazione da parte loro di politiche rigorose in materia di conservazione delle risorse; la incoraggia a cooperare con tali paesi in tutte le sedi appropriate, in particolare nell'ambito delle Organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP);

31.

ritiene, d'altra parte, che l'Unione europea debba rafforzare tali impegni per garantire che tutti i prodotti esportati verso l'Unione europea provengano, senza eccezioni, da paesi che hanno ratificato le principali convenzioni internazionali in materia di diritto del mare, in particolare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) e la Convenzione sulle specie transzonali e altamente migratorie, e che facciano inoltre parte delle rispettive ORGP nel caso in cui le esportazioni provengano da acque gestite da alcune di tali organizzazioni;

32.

sottolinea i gravi handicap di cui soffrono i pescatori, gli acquicoltori e i trasformatori comunitari di fronte alla concorrenza di taluni paesi terzi per via del costo molto più basso della loro manodopera e di norme sociali meno esigenti che vi sono applicate;

33.

ritiene che il problema del «dumping sociale», altresì presente in numerosi altri settori dell'economia, sia particolarmente grave in quello dei PPA, segnatamente nelle attività di trasformazione che sono forti utilizzatrici di manodopera;

34.

invita la Commissione a ricorrere a tutti gli strumenti a sua disposizione per assicurare almeno il rispetto da parte dei principali paesi esportatori di PPA verso l'UE delle otto convenzioni dell'OIL sui diritti fondamentali del lavoro;

35.

esige che tutte le preferenze commerciali accordate dall'UE sui PPA siano corredate di condizionalità rigorose tanto in materia di requisiti ambientali quanto sociali; chiede altresì che le disposizioni incluse a tal fine negli accordi conclusi comprendano meccanismi credibili di sorveglianza del rispetto degli impegni assunti e di sospensione o ritiro puro e semplice delle preferenze in caso di violazione; chiede, nel caso dei paesi in via di sviluppo, che vengano attuati programmi appositamente formulati per finanziare l'assistenza tecnica e, all'occorrenza, l'assistenza finanziaria, in modo da aiutare i paesi interessati a rispettare i propri impegni sociali e ambientali;

36.

insiste sull'importanza di una rigorosa applicazione ai PPA importati, inclusi i mangimi e le materie prime per i mangimi, della legislazione dell'UE in materia di norme e di controlli sanitari sotto tutti i loro aspetti (sicurezza alimentare, tracciabilità, prevenzione), aspetti imprescindibili per la tutela del consumatore; esorta, a tale proposito, la Commissione a migliorare il proprio programma di ispezioni nei paesi terzi tramite il perfezionamento delle missioni dell'Ufficio alimentare e veterinario (UAV), in particolare aumentando il numero di strutture ispezionate nel corso di ogni missione, al fine di ottenere risultati più aderenti alla realtà del paese terzo;

37.

invita alla massima prudenza nel riconoscere che le esigenze applicate in taluni paesi terzi sono equivalenti a quelle dell'Unione europea ai fini dell'applicazione di tale legislazione e per quanto riguarda la convalida delle liste di paesi e enti autorizzati a esportare PPA verso l'UE; ritiene che la DG Salute e consumatori debba poter eliminare da tali liste singoli pescherecci o impianti di trasformazione qualora questi non rispettino gli standard minimi;

38.

invita alla massima vigilanza sui prodotti ottenuti da nuove forme di acquacoltura, particolarmente intensive, praticate in talune regioni del mondo e a un esame critico delle tecniche e procedimenti utilizzati per aumentare la produttività di tali impianti nonché delle loro possibili ripercussioni sulla salute e del loro impatto sociale e ambientale;

39.

esige un'intensità e una frequenza dei controlli operati a tutti i livelli, soprattutto nel contesto di un'autentica armonizzazione e trasparenza di quelli alle frontiere, proporzionali ai rischi presentati dai prodotti interessati in funzione soprattutto della loro natura e della loro provenienza; chiede agli Stati membri di destinarvi tutte le risorse finanziarie e umane necessarie;

Riforma dell'OMC

40.

ricorda le sue varie risoluzioni, approvate nel corso della sesta legislatura, in cui invitava la Commissione a procedere con urgenza a un'ambiziosa riforma dell'OCM dei prodotti della pesca affinché contribuisca maggiormente a garantire i redditi in tale settore, la stabilità dei mercati, una migliore commercializzazione dei prodotti della pesca e un incremento del conseguente valore aggiunto; deplora il ritardo accumulato in tale settore; rinvia alle risoluzioni in questione per quanto riguarda l'individuazione dei grandi assi di tale riforma;

41.

insiste sul fatto che i nuovi meccanismi istituiti in questo ambito dovranno tenere assolutamente conto della realtà imprescindibile che rappresenta la concorrenza molto aspra delle importazioni a basso costo, imputabile a pratiche che danneggiano l'ambiente o equivalenti a una forma di dumping sociale, e dovranno sforzarsi di garantire quantomeno il normale smercio della produzione dell'UE a prezzi sufficientemente remunerativi;

Informazione dei consumatori

42.

esprime il convincimento che i consumatori europei farebbero spesso scelte differenti se fossero meglio informati sulla reale natura, l'origine geografica, le condizioni di produzione, cattura e qualità dei prodotti proposti alla vendita;

43.

sottolinea l'urgenza d'introdurre criteri di certificazione e di etichettatura rigorosi e trasparenti per quanto riguarda la qualità e la tracciabilità dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura europea e di promuovere l'introduzione quanto prima possibile di un marchio ecologico dell'UE specifico per tali prodotti onde porre fine al proliferare incontrollato dei sistemi di certificazione privati;

44.

ritiene che il processo di certificazione e di etichettatura ecologica dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura dovrebbe essere trasparente e di facile comprensione per il consumatore nonché accessibile a tutta la filiera senza eccezioni, a partire dal rispetto scrupoloso dei criteri alla base della loro attribuzione;

Acquacoltura

45.

sottolinea la quota crescente dei prodotti acquicoli nelle importazioni di PPA dell'Unione europea;

46.

attribuisce tale fenomeno a un'espansione considerevole della produzione acquicola in talune regioni del mondo nel corso degli ultimi dieci anni, mentre l'acquacoltura comunitaria, che non rappresenta più del 2 % della produzione mondiale, conosceva un periodo di stagnazione;

47.

constata importanti effetti di sostituzione, nelle abitudini dei consumatori e nella domanda delle imprese di distribuzione europee, fra prodotti freschi d'origine europea e alcuni tipi di prodotti acquicoli importati;

48.

ritiene che una politica volontarista di aiuto allo sviluppo di un'acquacoltura dell'UE sostenibile, con un ridotto impatto ambientale, sia una delle chiavi di una politica volta a ridurre la dipendenza delle importazioni nel settore dei PPA, a stimolare l'attività economica in seno all'Unione europea e a soddisfare una domanda in forte crescita attraverso un'offerta più abbondante e diversificata; sottolinea, a tale riguardo, la necessità di investire energicamente nella ricerca e nello sviluppo di prodotti dell'acquacoltura europei;

49.

rinvia a tal fine alla sua risoluzione del 17 giugno 2010 sul tema «Un nuovo impulso alla strategia per lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura europea»;

50.

esorta la Commissione e gli Stati membri a tenere debitamente conto delle principali raccomandazioni contenute nella presente relazione al momento di elaborare le loro proposte e decisioni in merito alla riforma della politica comune della pesca;

*

* *

51.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU L 358 del 31.12.2002, pag. 59.

(2)  GU L 17 del 21.1.2000, pag. 22.

(3)  GU C 323 E del 18.12.2008, pag. 271.

(4)  GU L 286 del 29.10.2008, pag. 1.

(5)  GU L 27 del 30.1.2010, pag. 1.

(6)  Testi approvati, P7_TA(2010)0039.

(7)  Testi approvati, P7_TA(2010)0243.

(8)  Testi approvati, P6_TA(2009)0373.


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