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Document 52006DC0316

Libro Verde sul ruolo della società civile nella politica in materia di droga nell’Unione europea

/* COM/2006/0316 def. */

52006DC0316




[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE |

Bruxelles, 26.6.2006

COM(2006) 316 definitivo

LIBRO VERDE

sul ruolo della società civile nella politica in materia di droga nell’Unione europea

(presentata dalla Commissione)

INDICE

1. Contesto 5

2. Concetto di società civile 6

3. Cooperazione tra Commissione e società civile sino ad oggi 7

4. Quadro giuridico e politico dell’UE 7

5. Attori della società civile 8

6. Prospettive future: varie opzioni 9

6.1. Forum della società civile sulla droga 9

6.2. Collegamento tematico tra le reti esistenti 10

7. Conclusioni 10

ALLEGATO - Esempi di collaborazione tra la Commissione e la società civile 12

LIBRO VERDE

sul ruolo della società civile nella politica in materia di droga nell’Unione europea

Obiettivo

Le conseguenze su scala mondiale della produzione e del consumo di droghe illecite costituiscono uno dei problemi più gravi cui devono far fronte oggigiorno le società e i governi. Possono assumere diverse forme: malattia, criminalità, corruzione, instabilità politica e sociale e sgretolamento di valori dati comunemente per scontati e propri di una vita dignitosa e sicura.

Gli Stati membri dell’Unione europea sono sempre più consapevoli della situazione e della necessità di rafforzare la cooperazione e il coordinamento delle politiche in materia di droga perché sia garantito ai cittadini quel livello elevato di sicurezza e tutela della salute pubblica che è appannaggio di una società civilizzata e senza il quale verrebbe meno il fondamento stesso dell’Unione: la società civile europea.

Obiettivo del presente libro verde è esplorare le varie possibilità per coinvolgere di più tutti coloro che hanno più direttamente a che fare con il problema della droga nel processo di elaborazione della politica dell’UE nel settore, come prevede il piano d'azione dell'UE in materia di lotta contro la droga (2005-2008)[1] e ribadisce l’iniziativa europea per la trasparenza[2]. A tal fine, esso avvia una vasta consultazione su come organizzare un dialogo strutturato e permanente tra la Commissione e la società civile e apportare valore aggiunto con consigli costruttivi, affinché l’esperienza e le conoscenze specifiche della società civile siano messe a frutto, in modo concreto e sostenibile, per elaborare la politica dell’Unione. Obiettivo principale di questa fase è apportare un tale contributo al piano d'azione dell'UE in materia di lotta contro la droga.

Il presente libro verde intende esporre la situazione attuale e proporre alcune opzioni per il futuro. La Commissione invita tutte le parti interessate a esprimere osservazioni e suggerimenti entro il 30 settembre 2006 al seguente indirizzo:

Commissione europea

Direzione generale Giustizia, libertà e sicurezza

Unità C2 - Coordinamento della politica antidroga

LX 46 1/88 – 1049 Bruxelles, Belgio

E-mail: JLS-drugspolicy@cec.eu.int

Fax: +32-2-295 32 05

I contributi saranno pubblicati sul sito web della Commissione nella lingua in cui sono redatti e con il nome dell’autore, salvo che questi desideri mantenere l’anonimato o chieda che l’intero contributo resti confidenziale. La Commissione riferirà sui contributi e proporrà eventuali iniziative, il tutto sempre sul sito web.

Contesto

I rischi per la salute e la società legati alla droga e la criminalità che ne deriva figurano tra i principali motivi di preoccupazione dei cittadini europei. Dai sondaggi emerge che la droga è considerata un problema fondamentale per l’Unione europea[3]. Quest’ultima se ne è occupata sin dagli anni ’90, elaborando strategie antidroga e piani d’azione attuativi. L’attuale strategia antidroga copre il periodo 2005-2012[4] ed è affiancata da un piano d’azione per il periodo 2005-2008. La Commissione provvederà a esaminare annualmente i progressi compiuti nell’attuazione del piano e presenterà una valutazione finale prima di proporre un nuovo piano d’azione per il periodo 2009-2012.

La strategia dell’UE riflette i principi fondamentali del modello europeo in materia di droga: un approccio equilibrato, integrato e multidisciplinare che considera la riduzione dell’offerta e della domanda di droga azioni complementari di uguale importanza. La strategia fa parte integrante del “programma dell'Aia” diretto a rafforzare la libertà, la sicurezza e la giustizia nell'UE[5] e mira a raggiungere un livello elevato di tutela della salute, coesione sociale e sicurezza pubblica.

Il piano d’azione dell’UE in materia di lotta contro la droga (2005-2008) chiede specificamente di rafforzare la partecipazione della società civile e invita la Commissione a pubblicare “un libro verde sui sistemi per collaborare efficacemente con la società civile”[6].

Nell’elaborare il piano d’azione (2005-2008) si è tenuta una consultazione informale in un apposito sito web. Nelle conclusioni su questa consultazione la Commissione si è impegnata a cercare di strutturare la cooperazione con la società civile nel campo della droga per garantire uno scambio duraturo di opinioni, esperienze e migliori pratiche tra i vari attori e consentire a questi ultimi di fornire contributi e feedback in merito alle iniziative comunitarie in materia di droga[7].

Nella raccomandazione sulla strategia europea in materia di lotta contro la droga (2005-2012), il Parlamento europeo ha chiesto una partecipazione più attiva della società civile, delle ONG, del volontariato e dell'opinione pubblica, compresi i tossicomani, nella soluzione dei problemi relativi alla droga[8]. Ha ribadito l’importanza della partecipazione attiva della società civile anche il Comitato economico e sociale europeo.

Nel gennaio 2006 la Commissione ha organizzato una conferenza che ha riunito oltre cento rappresentanti della società civile allo scopo di esaminare specifiche possibilità per coinvolgere di più le organizzazioni di cittadini nelle varie dimensioni della politica antidroga dell’UE. Dalle discussioni è emerso principalmente che: 1) per raggiungere l’obiettivo è necessario un forum dotato di risorse adeguate; 2) tale forum dovrebbe essere realmente rappresentativo delle persone e organizzazioni per conto delle quali si esprime. Sono emerse anche le difficoltà di rappresentatività di tale forum. I partecipanti hanno quindi chiesto una maggiore partecipazione della società civile nelle attività di monitoraggio dell’attuazione del piano d’azione dell’UE in materia di lotta contro la droga e nella definizione delle priorità future[9].

La proposta modificata di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce per il periodo 2007-2013 il programma finanziario specifico “Prevenzione e informazione in materia di droga”[10] prevede di coinvolgere la società civile nell’attuazione e nello sviluppo del piano d’azione dell’UE.

Concetto di società civile

Non esiste una definizione comunemente accettata di società civile. La Commissione ha spesso usato questa espressione per indicare una vasta gamma di organizzazioni rappresentanti attori sociali e economici. Ai fini del presente libro verde, però, vale la definizione più ristretta proposta dal gruppo orizzontale “Droga” del Consiglio nel dibattito svoltosi nel settembre 2005: la vita associativa che si esercita nello spazio tra lo Stato e il mercato, incluse le iniziative individuali, e le attività delle organizzazioni non governative, di volontariato e comunitarie [11]. È importante osservare che nella definizione rientrano anche i cittadini che a titolo individuale si impegnano in modo rilevante in un settore particolare della società.

Sebbene sia essenziale il ruolo degli Stati membri nell’agevolare o indirizzare la partecipazione della società civile, il livello comunitario va assumendo sempre più importanza. La storia recente ha ampiamente dimostrato che il coinvolgimento dei cittadini europei è indispensabile all’efficacia dell’UE[12], e finanche alla sua accettazione. Gli obiettivi principali della partecipazione della società civile sono:

- sostenere la formulazione e l’attuazione delle politiche con consigli pratici;

- garantire una circolazione efficace delle informazioni nei due sensi;

- favorire la creazione di reti tra organizzazioni della società civile.

I cittadini partecipano all’elaborazione delle politiche in varie fasi. La società civile può rafforzare la legittimità e l’obbligo di chi governa di rendere conto, può migliorare la circolazione delle informazioni e dare voce a coloro che subiscono le politiche pubbliche e che altrimenti non sarebbero ascoltati.

Cooperazione tra Commissione e società civile sino ad oggi

Il potenziamento della cooperazione con la società civile va di pari passo con lo sviluppo della governance europea e la volontà di ravvicinare l’Europa ai cittadini[13]. Le regole di questa cooperazione sono definite in vari documenti della Commissione.

La posizione della Commissione nei confronti della società civile e di altri gruppi d’interesse viene espressa ufficialmente per la prima volta nella comunicazione del 1992 “Un dialogo aperto e strutturato tra la Commissione e i gruppi d’interesse”[14], in cui apertura e parità di accesso assurgono a principi guida di questi rapporti. Negli ultimi anni la Commissione ha ulteriormente sviluppato la politica sulla partecipazione delle organizzazioni della società civile e altre parti interessate, specie adottando “La governance Europea - Un libro bianco” e i “Principi generali e requisiti minimi per la consultazione delle parti interessate”.

L’impegno ad offrire alle parti interessate maggiori opportunità di partecipazione attiva alla definizione delle politiche dell’UE è uno degli “Obiettivi strategici 2005-2009”, con i quali la Commissione europea ha avviato il “Partenariato per il rinnovamento europeo”[15]. In questo contesto, la Commissione ha sottolineato che “ l’idea di partenariato racchiude in sé i concetti di consultazione e partecipazione ”.

NB. In allegato figurano esempi precisi di come si struttura la cooperazione tra la società civile e la Commissione.

QUADRO GIURIDICO E POLITICO DELL’UE

Sebbene non esista una politica comune europea in materia di droga, come per esempio la politica agricola comune, è ormai chiaro che gli Stati membri non possono affrontare da soli i problemi legati al fenomeno della droga, data la loro gravità e complessità, e che è necessaria una cooperazione efficace a livello dell’UE. Per questo motivo l’Unione ha messo a punto un approccio comune con la strategia europea in materia di lotta contro la droga e i relativi piani d’azione. Non da ultimo, alcune disposizioni giuridiche dei trattati forniscono una chiara base per azioni su scala europea che integrino le misure nazionali.

Il quadro giuridico[16] fissato dal trattato che istituisce la Comunità europea conferisce a quest’ultima poteri che le consentono di svolgere un ruolo significativo nella lotta antidroga in precisi settori come il riciclaggio di denaro, il commercio di precursori di droghe e la tutela della salute pubblica. Nel campo della salute pubblica la Comunità integra l'azione degli Stati membri per ridurre gli effetti nocivi della droga sulla salute, informare e prevenire. Esempi di normativa comunitaria sono una direttiva sulla prevenzione del riciclaggio dei proventi di attività criminose basata sull’articolo 57 del trattato CE, un regolamento sui precursori basato sull’articolo 95 del trattato CE e una raccomandazione del Consiglio sulla prevenzione e la riduzione del danno per la salute causato da tossicodipendenza basata sull’articolo 152 del trattato CE. L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze è un’agenzia comunitaria istituita nel quadro previsto dal trattato CE.

Il titolo VI del trattato sull’Unione europea, invece, invita a potenziare la cooperazione creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, che comprende l’azione in materia di droga. Questi settori sono di competenza concorrente, pertanto sia la Commissione che gli Stati membri hanno diritto di iniziativa. Esempi di normativa UE sono una decisione quadro sul traffico di droga basata sugli articoli 31 e 34 (titolo VI) del trattato[17] e una decisione del Consiglio sulle nuove sostanze psicoattive basata sugli articoli 29, 31 e 34 (titolo VI) del trattato[18].

Attori della società civile

Il presente libro verde è un primo tentativo di strutturare il dialogo con le organizzazioni della società civile europea nel campo della droga. I motivi per un maggior coinvolgimento della società civile nel processo di programmazione, attuazione e valutazione delle politiche sono molti. Il fatto di consultare la società civile e altre parti interessate e di instaurare un dialogo nella fase di elaborazione delle politiche permette di migliorare i risultati politici e di rafforzare la partecipazione di tutti gli attori. La società civile spesso guarda all’UE come a un’entità lontana, e spesso non dispone delle infrastrutture e delle conoscenze necessarie per agire a livello europeo. Ciononostante, la società civile ha in molti casi grandi responsabilità per quanto riguarda l’attuazione a livello locale del tipo di azioni previste dal piano d'azione dell'UE in materia di lotta contro la droga, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione degli obiettivi in materia di prevenzione della tossicodipendenza, trattamento e riabilitazione dei tossicodipendenti. La società civile agisce sia in veste di prestatore di servizi che di rappresentante degli interessi dei professionisti che operano in questi settori. Le ONG e le varie associazioni di volontariato riescono spesso a sviluppare approcci innovativi basati su una valutazione realistica dei bisogni esistenti. Molte organizzazioni lavorano con le categorie più vulnerabili di persone più direttamente a contatto con il problema.

In tutti questi campi la gamma di attori della società civile è ampia. Tale diversità va tenuta presente quando si struttura la consultazione della società civile a livello europeo, senza però trascurare l’esigenza di un dibattito efficace e organizzato. La società civile nel campo della droga si suddivide spesso al suo interno a seconda di orientamenti filosofici, ideologici, morali e scientifici, e qualsiasi tentativo di coinvolgerla a livello europeo implica una scelta degli attori da associare e della natura del contributo. Dalla conferenza UE-società civile del gennaio 2006 è emerso chiaramente che non esistono ancora risposte precise a queste due domande.

Esistono inoltre gruppi e associazioni che aiutano i tossicodipendenti e i loro familiari o che li rappresentano, e molti altri attori della società civile che, pur non lavorando direttamente o principalmente nel campo della politica in materia di droga, apportano comunque un contributo prezioso al dialogo. Ciò vale soprattutto nel caso dell’HIV/Aids.

Le organizzazioni della società civile operano più tipicamente per la riduzione della domanda, tuttavia non se ne dovrebbe sottovalutare il ruolo anche sul fronte della riduzione dell’offerta (ad esempio, lotta ai mercati locali della droga). Molte associazioni della società civile hanno inoltre acquisito una grande esperienza del settore in altri paesi contribuendo a lavori di sviluppo.

Prospettive future: varie opzioni

Questa sezione si basa sul feedback pervenuto alla Commissione durante la consultazione informale della società civile svolta per elaborare il presente libro verde, e sulle conclusioni della conferenza con la società civile del gennaio 2006. In entrambi i contesti è emerso soprattutto il desiderio della società civile di instaurare un dialogo permanente e strutturato con la Commissione.

La Commissione sottopone ora alla consultazione pubblica due opzioni di organizzazione del dialogo: 1) un forum della società civile sulla droga e 2) un collegamento tematico delle reti esistenti.

Forum della società civile sulla droga

L’obiettivo è creare una vasta tribuna per istituire un dialogo strutturato, limitando tuttavia il numero di partecipanti per garantire risultati operativi gestibili e concreti. Lo scopo non è dare vita a un’assemblea della società civile che dia voce alle varie ideologie, ma istituire uno strumento pratico per sostenere l’elaborazione e l’attuazione delle politiche avvalendosi di consigli concreti .

Il forum non sarebbe una struttura formale della Commissione, bensì una tribuna per consultazioni informali regolari. I temi di discussione sarebbero principalmente quelli definiti nel piano d’azione dell’UE, ma non se ne dovrebbero escludere altri di interesse generale sempre nel campo della droga. Il forum non dovrebbe sostituirsi né sovrapporsi al dibattito già esistente tra società civile e governi nazionali o locali. L’accento andrebbe posto sul valore aggiunto europeo.

Le diverse parti interessate e i vari orientamenti politici dovrebbero essere rappresentati in modo equilibrato per evitare vedute unilaterali.

Il forum sarebbe presieduto dalla Commissione, che si occuperebbe anche di alcuni aspetti pratici e provvederebbe a garantire la continuità dei lavori.

La partecipazione al forum sarebbe limitata a un periodo determinato. I partecipanti dovrebbero rispondere a una serie di criteri, di cui segue un elenco non esaustivo:

- l’organizzazione deve corrispondere al concetto di società civile definito al punto 2;

- l’organizzazione deve avere la sede operativa in uno Stato membro dell’UE o in un paese candidato. Ove opportuno possono partecipare anche le organizzazioni dei paesi destinatari della politica europea di vicinato;

- saranno preferite le organizzazioni strutturate come reti transnazionali tra più Stati membri e/o paesi candidati;

- l’organizzazione deve operare principalmente nel campo della droga. Saranno selezionate organizzazioni che si occupano direttamente di vari aspetti (trattamento dei tossicodipendenti, prevenzione) per garantire un’ampia copertura delle problematiche della droga;

- credibilità: le organizzazioni devono comprovare le attività svolte;

- rappresentatività: le organizzazioni devono essere riconosciute capaci di parlare in nome di coloro che sostengono di rappresentare.

Nel rispetto di questi criteri, la Commissione selezionerebbe i partecipanti sulla base di una gara pubblica, dopo aver ricevuto e analizzato le reazioni al presente libro verde e pubblicato la relativa relazione.

Collegamento tematico tra le reti esistenti

In alternativa o in aggiunta al forum della società civile sulla droga, si potrebbe potenziare il collegamento tematico tra le varie reti. In Europa sono numerose le reti attive nel campo della droga. Generalmente sono molto efficaci nel diffondere informazioni sulle migliori pratiche e risposte concrete, ecc. tra i loro membri; la diffusione delle informazioni al loro esterno, compreso il feedback alla Commissione, potrebbero invece essere migliorati.

La creazione di una forma di cooperazione consistente nel collegare le reti secondo temi comuni permetterebbe di strutturare il flusso delle informazioni in modo informale, flessibile e proficuo, e di consultare più efficacemente la società civile.

Un obiettivo delle reti tematiche sarebbe assistere la Commissione -ma anche gli Stati membri e le altre istituzioni europee- su questioni che richiedono esperienza o competenze specifiche, nei settori in cui potrebbero apportare valore aggiunto. Le reti potrebbero inoltre costituire, purché rappresentative, un punto di contatto unico per la Commissione, il quale potrebbe collaborare con questa per trovare possibili fonti di finanziamento comunitario e divulgare tali informazioni ai suoi membri.

Un esempio concreto di collegamento tra reti potrebbe venire dal trattamento della tossicodipendenza, settore in cui le reti europee sulle comunità terapeutiche, sui trattamenti sostitutivi, sui professionisti, ecc. potrebbero discutere un approccio della società civile per migliorare l’accesso ai servizi di trattamento della tossicodipendenza e la loro qualità, e le buone pratiche (obiettivo 12 del piano d’azione dell’UE). Le discussioni potrebbero assumere la forma di scambio di opinioni via internet, riunioni, ecc.

Conclusioni

Conformemente al piano d'azione dell'UE in materia di lotta contro la droga, il presente libro verde espone le principali esigenze per una più efficace cooperazione con la società civile, presentando una serie di opzioni da considerare nell’istituire un dialogo strutturato e permanente sulla politica in materia di droga tra la Commissione e la società civile e suggerendo alcune soluzioni possibili.

La Commissione sollecita osservazioni, pareri e suggerimenti su come sviluppare il suo dialogo con la società civile nel campo della droga e invita soprattutto a rispondere alle seguenti domande: Quali sono, a Suo parere, i vantaggi, il valore aggiunto o i difetti del forum della società civile sulla droga proposto dal libro verde? Ne accetta gli elementi principali? Quali sono i vantaggi, il valore aggiunto o i difetti del collegamento tematico tra le reti esistenti proposto dal libro verde, e per quali settori tematici sarebbe adatto? Ne accetta gli elementi principali? Il forum della società civile sulla droga e il collegamento tematico tra le reti esistenti sono complementari o alternativi? Indicare come si potrebbe procedere nei due casi. Vi è un esempio di consultazione tra quelli illustrati nell’allegato che risulti più indicato come base per strutturare il dialogo sulla droga? Se sì, perché? Esistono altre opzioni preferibili, non menzionate nel libro verde? Se sì, quali e per quale motivo? La Sua organizzazione sarebbe disposta a partecipare a un dialogo strutturato con la Commissione europea? |

1. ALLEGATO Esempi di collaborazione tra la Commissione e la società civile

La Commissione ha una lunga tradizione di consultazione e dialogo con la società civile e ha sviluppato molti modi di procedere. Seguono alcuni esempi concreti di organizzazione del dialogo. La Commissione gradirebbe ricevere osservazioni sul modo in cui le pratiche vigenti in altri settori potrebbero aiutare a strutturare il dialogo sulla droga.

2. Consultazione via internet

Adottando i requisiti minimi in materia di consultazione per garantire la consultazione trasparente e coerente delle parti interessate, la Commissione ha creato “La Vostra voce in Europa”[19], un punto di accesso unico su internet che non solo serve per le consultazioni, ma offre anche la possibilità di partecipare alle discussioni sulle politiche europee e trasmettere indicazioni e feedback alla Commissione. È possibile inoltre iscriversi per ricevere informazioni sulle consultazioni e sui dibattiti futuri.

3. Consultazione aperta con gli interessati, iscrizione obbligatoria

La DG Commercio rappresenta un esempio di consultazione via internet associata a una consultazione aperta delle parti interessate. L’iniziativa è stata lanciata nel 1998 con l’obiettivo di coinvolgere le organizzazioni della società civile senza scopo di lucro attive nell’UE e nei paesi candidati. Essa è diretta a realizzare ampie consultazioni, rispondere alle preoccupazioni in materia di politica commerciale, migliorare l’elaborazione delle politiche nel settore e aumentare la trasparenza.

I partecipanti devono iscriversi in un'apposita banca dati che serve anche da strumento di comunicazione.

4. Reti rappresentative della società civile (ONG)

Nel quadro del programma d'azione comunitaria per la promozione della cittadinanza europea attiva, la DG Istruzione e cultura sostiene un’ampia gamma di organizzazioni della società civile dirette a rafforzare la partecipazione dei cittadini al progetto europeo. Tra queste organizzazioni figurano ONG, tribune, reti, sindacati, gruppi di riflessione, associazioni e federazioni di interesse europeo generale. In questo contesto, la Commissione ha istituito una rete informale a livello europeo e organizza riunioni periodiche per discutere le principali questioni nel campo della cittadinanza attiva. Scopo di queste riunioni è raccogliere contributi e idee per sviluppare un’analisi d’impatto più strutturata di tutte le iniziative attuate nei settori pertinenti. La rete costituisce inoltre un forum per le questioni rilevanti di natura orizzontale.

La DG Occupazione, affari sociali e pari opportunità si occupa delle relazioni con la piattaforma delle ONG sociali europee. Questa piattaforma è stata creata nel 1995 da un gruppo di ONG operanti nel settore sociale, che si era riunito per dar vita a un forum di ONG che discutesse il Libro verde sulla politica sociale europea. Questa cooperazione è continuata in modo informale e ha dato origine a posizioni comuni sulla proposta di un forum europeo per la politica sociale.

Il gruppo conta attualmente 39 organizzazioni operanti nel settore sociale, attraverso le quali riunisce oltre 1 700 organizzazioni, associazioni e altri organismi di volontariato a livello locale, regionale, nazionale ed europeo, rappresentando così una vasta gamma della società civile.

5. Combinazione di forum a due livelli

6. Forum della politica sanitaria e forum aperto

Le questioni di sanità pubblica sono discusse con la società civile a due livelli: il forum della politica sanitaria e il forum aperto.

Il forum europeo della politica sanitaria è il risultato di una consultazione condotta dalla Commissione a seguito della comunicazione sulla strategia europea in materia di sanità e della proposta di programma comunitario nel campo della sanità pubblica[20]. Esso riunisce organizzazioni ombrello europee che rappresentano le parti interessate del settore della sanità ed è diretto a garantire che la strategia dell’UE in materia di sanità sia trasparente e risponda alle preoccupazioni del grande pubblico. Esso si riunisce a Bruxelles due volte l’anno e aspira a rappresentare quattro tipi di organizzazioni:

1. le organizzazioni non governative attive nel settore della sanità pubblica e le associazioni dei pazienti;

2. le organizzazioni che rappresentano i professionisti del settore e i sindacati;

3. i prestatori di servizi sanitari e le assicurazioni sanitarie;

4. l’industria specificamente interessata al settore della sanità.

Il forum conta attualmente 50 organizzazioni europee, che hanno rappresentanti nazionali in tutti, o quasi tutti, gli Stati membri dell’UE. Le organizzazioni che non vi fanno parte e che sono interessate all’attività del forum possono, su richiesta, essere iscritte in una banca dati e ricevere informazioni sui lavori del forum (resoconto delle riunioni, consultazione, ecc.).

Il forum aperto estende i lavori del forum della politica sanitaria a un gruppo più ampio di parti interessate, principalmente a livello nazionale , sotto forma di conferenze ed esposizioni . Esso intende offrire una tribuna per la creazione di reti di relazioni e lo scambio di idee, coinvolgendo in particolare i gruppi e le organizzazioni che normalmente non partecipano all’elaborazione delle politiche dell’UE. Il forum aperto è stato organizzato per la seconda volta nel novembre 2005 con circa 370 partecipanti.

7. Gruppo di riflessione sull’HIV e forum della società civile sull’HIV

La Commissione ha creato una struttura di coordinamento che contribuisce alla formulazione e all’attuazione di azioni politiche nel settore dell’HIV/Aids in Europa. Si tratta del gruppo di riflessione sull’HIV/Aids e del forum della società civile sull’HIV/Aids.

Il gruppo di riflessione è composto di rappresentanti degli Stati membri, dei paesi candidati e dei paesi SEE. Alle sue riunioni sono inoltre invitati, in veste di osservatori, rappresentanti della società civile, delle organizzazioni internazionali che si occupano della questione e rappresentanti della Bielorussia, della Moldova, della Svizzera e dell’Ucraina.

Il forum della società civile sull’HIV/Aids conta 30 ONG e organizzazioni della società civile di tutta Europa. Il suo obiettivo è aumentare le consultazioni informali con la società civile, fornire consigli e individuare le problematiche essenziali della politica nel settore dell’HIV/Aids attraverso osservazioni sulle proposte, azioni e priorità politiche del programma di sanità pubblica. Il forum non è una struttura formale in seno alla Commissione, ma quest’ultima organizza le riunioni e provvede alle spese di viaggio. Per poter partecipare al forum occorre presentare domanda ed essere selezionati dalla Commissione.

I partecipanti devono essere organizzazioni della società civile operanti principalmente nel settore dell’HIV/Aids, sia come associazioni di pazienti, ONG che lavorano con comunità colpite dall’HIV/Aids, sia come reti europee. Essi devono essere sufficientemente presenti nel settore ed avere buoni canali di comunicazione con altre ONG locali, al fine di poter rappresentare adeguatamente la situazione nazionale e fungere da punto di riferimento per il paese cui appartengono[21].

[1] GU C 168 dell’8.7.2005.

[2] COM (2006) 194.

[3] http://europa.eu.int/comm/public_opinion/archives/eb/eb63/eb63_en.pdf

[4] Cordrogue 77 del 22.11.2004.

[5] Programma dell'Aia: rafforzamento della libertà, della sicurezza e della giustizia nell'Unione europea (GU C 53 del 3.3.2005).

[6] Obiettivo 3, azione 1 del piano d'azione dell'UE in materia di lotta contro la droga.

[7] http://europa.eu.int/comm/justice_home/news/consulting_public/drugs/summary_contributions_en.pdf

[8] Raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio e al Consiglio europeo sulla strategia europea in materia di lotta contro la droga (2005-2012) (2004/2221(INI)).

[9] http://europa.eu.int/comm/justice_home/news/information_dossiers/drugs_conference_06/index_en.htm

[10] COM (2006) 230 definitivo del 24.5.2006.

[11] Cordrogue 80 del 30.11.2005.

[12] COM(2006) 35 definitivo.

[13] COM(2001) 428 definitivo.

[14] GU C 63 del 5.3.1993.

[15] COM(2005) 12.

[16] http://europa.eu.int/eur-lex/lex/it/treaties/index.htm (per consultare i trattati)

[17] Decisione quadro 2004/757/GAI del Consiglio, del 25 ottobre 2004, riguardante la fissazione di norme minime relative agli elementi costitutivi dei reati e alle sanzioni applicabili in materia di traffico illecito di stupefacenti (GU L 335 dell’11.11.2004).

[18] Decisione 2005/387/GAI del Consiglio, del 10 maggio 2005, relativa allo scambio di informazioni, alla valutazione dei rischi e al controllo delle nuove sostanze psicoattive (GU L 127 del 20.5.2005).

[19] http://europa.eu.int/yourvoice/index_it.htm

[20] COM(2000) 285 definitivo.

[21] http://forum.europa.eu.int/Public/irc/sanco/ehf/library

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