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Document 52002DC0082

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo , al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale e al Comitato delle Regioni - Verso un partenariato globale per uno sviluppo sostenibile

/* COM/2002/0082 def. */

52002DC0082

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo , al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale e al Comitato delle Regioni - Verso un partenariato globale per uno sviluppo sostenibile /* COM/2002/0082 def. */


COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE E AL COMITATO DELLE REGIONI - Verso un partenariato globale per uno sviluppo sostenibile

INDICE

1. Le ragioni di un partenariato globale

2. La sfida dell'integrazione dei mercati, della governance e delle politiche interne attraverso un partenariato globale

3. Il contributo dell'Unione europea: raggiungere gli obiettivi prioritari

3.1. Governare la globalizzazione: il commercio per uno sviluppo sostenibile

3.2. Lottare contro la povertà e promuovere lo sviluppo sociale

3.3. Gestione sostenibile delle risorse naturali e ambientali

3.4. Migliorare la coerenza delle politiche dell'Unione europea

3.5. Una migliore governance a tutti i livelli

3.6. Finanziare lo sviluppo sostenibile

4. Attuazione e revisione della strategia

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE E AL COMITATO DELLE REGIONI - Verso un partenariato globale per uno sviluppo sostenibile

1. Le ragioni di un partenariato globale

Per essere sostenibile, lo sviluppo deve trovare un giusto equilibrio tra gli obiettivi economici, sociali e ambientali della società onde accrescere al massimo il benessere nel presente, pur senza compromettere la capacità delle generazioni future di provvedere ai propri bisogni.

L'Unione europea ha già elaborato una strategia interna per uno sviluppo sostenibile [1]. Sottoscrivendo tale strategia, il Consiglio europeo di Göteborg ha riconosciuto, nel giugno del 2001, che occorreva sviluppare ulteriormente la dimensione esterna. Esso ha inoltre invitato la Commissione ad esaminare il contributo dell'Unione a uno sviluppo sostenibile globale e a individuare le componenti strategiche necessarie per un "accordo globale" in vista del vertice mondiale di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile nel 2002. La presente comunicazione contempla entrambi gli aspetti.

[1] Sviluppo sostenibile in Europa per un mondo migliore : Strategia dell'Unione europea per lo sviluppo sostenibile COM(2001) 264

Fin dalla conferenza di Rio del 1992, sono emerse numerose nuove iniziative relative ad elementi specifici di uno sviluppo sostenibile [2], ma nel complesso i progressi sono stati lenti. Occorre quindi un nuovo impulso per affrontare, in modo più completo ed efficace, le molte sfide che permangono, come pure le nuove sfide poste dalla globalizzazione.

[2] Si possono citare esempi di vario genere come il protocollo di Kyoto sul surriscaldamento della terra e l'impegno, nella dichiarazione ministeriale di Doha, in relazione all'obiettivo di un accesso esente da dazi e da quote per i prodotti provenienti dai paesi meno avanzati.

Numerosi paesi nel mondo hanno registrato una più intensa crescita economica, in particolare grazie a una progressiva apertura dei mercati e alla liberalizzazione dei regimi degli investimenti esteri diretti (IED). Dal 1960, il volume del commercio mondiale è aumentato di quindici volte ed è raddoppiato il reddito complessivo pro capite. L'esperienza insegna che la globalizzazione può continuare a generare sviluppo economico e produttività.

I paesi in via di sviluppo hanno realizzato progressi su numerosi fronti [3]. Le loro esportazioni e la loro produzione si sono diversificate in modo sensibile, la speranza di vita è ora più alta e per molti sono migliorate le condizioni di vita. Tuttavia, per troppi paesi e troppe persone la povertà, la disoccupazione e l'emarginazione permangono una realtà [4]. Metà della popolazione mondiale vive con meno di 2 dollari al giorno. Le disuguaglianze tra i paesi e all'interno degli stessi vanno aumentando. Nel 1960, il reddito del quinto più ricco della popolazione mondiale era 30 volte superiore a quello del quinto più povero: oggi è 90 volte maggiore. Il quinto più ricco è responsabile di circa l'86% dei consumi privati complessivi [5]. Circa un miliardo di donne e di uomini sono disoccupati, sottoccupati o poveri che lavorano, 250 milioni di bambini sono costretti a lavorare e circa l'80 % della popolazione attiva non ha accesso a una protezione sociale di base [6].

[3] paesi in via di sviluppo hanno diversificato le loro economie e i prodotti manifatturieri rappresentano ora il 70% delle loro esportazioni rispetto a 30 anni fa quando erano poco più di un quarto dei prodotti esportati. Nell'Asia orientale, 6 persone su 10 vivevano con meno di un dollaro al giorno alla metà degli anni 70 mentre ora sono soltanto 2 su 10.

[4] I redditi nell'Africa subsahariana hanno subito mediamente una contrazione dell'1% all'anno nel periodo 1975-1999 ; il 46% delle persone vive ancora con meno di un dollaro al giorno e la speranza di vita è di 49 anni rispetto a 60 in tutte le altre regioni

[5] Relazione UNDP 1998 sullo sviluppo umano

[6] Stime dell'OIL

Inoltre, molte risorse naturali, come l'acqua, la terra e il suolo, la biodiversità, le foreste e le risorse ittiche sono già sfruttate al limite o perfino al di là delle possibilità, provocando gravi danni all'ambiente.

Le crescenti disuguaglianze non sono soltanto un problema del mondo in via di sviluppo. Anche i paesi ricchi hanno registrato tendenze analoghe negli ultimi anni. Tali tendenze hanno molteplici cause, la maggior parte delle quali non è legata alla globalizzazione. Il progresso tecnologico, ad esempio, ha determinato importanti cambiamenti sul piano dell'occupazione, favorendo, a livello mondiale, i lavoratori che possono sfruttare le loro conoscenze .

Le disuguaglianze nelle modalità di produzione e utilizzazione della conoscenza allargano il divario tra i paesi ricchi e i paesi poveri. Lo sviluppo e l'uso delle nuove tecnologie costituiscono sia una opportunità che una sfida. Esse possono generare una imprenditorialità su base più estesa e determinare una crescita economica più veloce, contribuendo nel contempo a uno sfruttamento più efficiente delle risorse.

Gli individui sono sempre più consapevoli che il loro avvenire é intimamente legato , e che i conflitti e le ingiustizie all'altro capo del pianeta possono avere ripercussioni dirette e prossime a noi. Inoltre, la povertà e le privazioni possono costituire un focolaio suscettibile di alimentare lo scontento e i risentimenti, creando condizioni nelle quali è facile sfruttare e ingigantire problemi etnici e religiosi.

Il mondo si trova ad affrontare una grave "lacuna di governance globale". Sono stati compiuti passi incoraggianti verso una più efficace governance globale con gli accordi di Bonn e di Marrakech sul cambiamento climatico e con il varo dell'Agenda dello Sviluppo di Doha. In entrambe queste occasioni, l'Unione europea ha svolto un ruolo di guida. Per rendere sostenibile la globalizzazione occorre tuttavia raggiungere un migliore equilibrio tra le forze di mercato globale da un lato e la governance globale e le istituzioni politiche dall'altro. Realizzare una buona governance nei paesi in via di sviluppo e nel mondo industrializzato, come pure a livello globale, costituisce una priorità urgente che deve fondarsi su un'ampia partecipazione delle parti interessate a tutti i livelli.

2. La sfida dell'integrazione dei mercati, della governance e delle politiche interne attraverso un partenariato globale

La rapida espansione della circolazione di beni, servizi, capitali, tecnologie, idee e persone nel mondo - ovvero la globalizzazione - offre in prospettiva uno stimolo alla crescita e alla produttività economiche e al miglioramento dei livelli di vita. Essa può inoltre accrescere lo sfruttamento efficiente delle risorse globali in quanto la liberalizzazione degli scambi consente alle economie nazionali di valorizzare al massimo i rispettivi vantaggi comparativi e agevola le economie di scala.

La globalizzazione comporta costi e benefici. Se non è sottoposta a controlli, una maggiore attività economica globale può produrre pressioni negative sull'ambiente e rischi per la coesione sociale. L'uso intensivo dell'energia, lo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali e l'indisponibilità a sommare i costi ambientali ai costi di produzione e trasporto minacciano ora la base di risorse da cui dipendono lo sviluppo economico e sociale. Il progresso tecnologico, l'integrazione dei mercati e la competizione internazionale tendono a produrre cambiamenti strutturali nell'economia e nel tessuto sociale.

All'origine di queste tendenze insostenibili vi è la complessa relazione tra mercati, governance globale e politiche nazionali. Occorre uno sforzo collettivo globale, regionale e nazionale per creare un quadro in cui si possano governare le forze del mercato onde mantenere e intensificare la crescita e creare posti di lavoro, preservando nel contempo l'ambiente per le generazioni future e rafforzando la coesione sociale.

I grandi benefici sul piano dell'efficienza derivanti dalla liberalizzazione degli scambi sono stati limitati dal perdurare di forme di protezionismo proprio in quei settori in cui i paesi in via di sviluppo godono spesso di vantaggi comparativi. Inoltre, tali benefici comportano costi di adattamento. Una rapida ristrutturazione produce vincitori e vinti e, qualora non adeguatamente gestita, può diventare insostenibile - sul piano economico, sociale ed ambientale. Ad esempio, la povertà, la disoccupazione e la sottoccupazione continuano ad esistere anche nei paesi che hanno registrato una rapida crescita o dispongono di abbondanti risorse naturali. Un rapido sviluppo tende ad incrementare le disuguaglianze, in particolare nelle sue prime fasi, in quanto certi settori della popolazione e certe regioni ne beneficiano in modo sproporzionato. Ciò è avvenuto in numerose economie emergenti in cui i benefici dello sviluppo non sono stati distribuiti in modo equo, producendo maggiori disparità di reddito medio tra le regioni più ricche e quelle più povere e tra settori della popolazione.

Le politiche interne dei paesi in via di sviluppo sono essenziali per le opportunità di crescita. Numerosi paesi in via di sviluppo - in particolare i paesi meno avanzati (PMA) - non hanno potuto avvantaggiarsi della globalizzazione in quanto prigionieri di condizioni di povertà caratterizzate da bassi redditi, bassi investimenti e strutture economiche di sussistenza. I flussi di capitali privati possono fornire ai paesi in via di sviluppo ulteriori fonti di finanziamento indispensabili per appropriarsi di strumenti di crescita quali l'acquisizione di tecnologie e lo sviluppo delle risorse umane. Gli investimenti esteri diretti (IED) richiedono un clima favorevole agli investimenti, stabilità macroeconomica, sbocchi commerciali e riforme istituzionali e giuridiche. Un'apertura priva di salde istituzioni finanziarie e di politiche macroeconomiche efficaci può inoltre rendere i paesi maggiormente vulnerabili alle crisi finanziarie. Sono ugualmente importanti altre politiche interne, come quelle in materia di fiscalità, ridistribuzione del reddito, rispetto di un certo numero di diritti di base nel campo del lavoro e buona governance, e che comprendono anche la lotta alla corruzione. Anche gli investimenti nella sanità, nell'istruzione, nella tutela dell'ambiente e nelle tecnologie hanno un importante ruolo da svolgere, e sono il requisito preliminare di uno sviluppo effettivamente sostenibile.

Gli investimenti ad opera delle compagnie multinazionali sono di solito più stabili dei flussi di capitale a breve termine e possono arrecare maggiori benefici, ad esempio in termini di trasferimento di tecnologie e di potenziamento delle capacità di esportazione del paese ospite. Tuttavia, l'espansione complessiva delle multinazionali è altamente concentrata in certe regioni del mondo in via di sviluppo mentre scarsi sono gli investimenti nei paesi più poveri. Ne possono inoltre derivare notevoli problemi di mantenimento della concorrenza in taluni settori.

Per affrontare i problemi globali occorre un'azione simultanea e ben coordinata di tutti i paesi, e l'obiettivo può essere raggiunto soltanto se tutti si impegnano ad operare scelte politicamente innovative. Occorre un partenariato globale al quale partecipino tutti le parti interessate. Questo significa far sì che la società civile e le parti sociali siano coinvolte in questo processo fin dall'inizio. Alla liberalizzazione dell'economia e a politiche macroeconomiche valide e coerenti si devono affiancare regole interne e multilaterali più rigorose e una cooperazione internazionale.

I paesi industrializzati hanno importanti responsabilità in sede di promozione di iniziative per la sostenibilità - in primo luogo, facendo ordine in casa propria e incoraggiando il passaggio a modelli di produzione e di consumo sostenibili; quindi, assicurando una più coerente apertura dei mercati, un maggiore finanziamento pubblico e privato della cooperazione allo sviluppo, nonché un miglior funzionamento e una maggiore stabilità del sistema finanziario internazionale. Tutte le loro politiche - interne ed esterne - dovrebbero integrare obiettivi di sviluppo sostenibile e tenere conto dei bisogni globali. Come rispecchiato dal concetto di responsabilità comuni ma differenziate formulato a Rio, le grandi società dei consumi sono, per definizione, quelle con le maggiori potenzialità per alleggerire le pressioni che gravano sul patrimonio delle risorse naturali mondiali. Le nazioni ricche devono adoperarsi ulteriormente per promuovere la coesione sociale e livelli elevati di sanità pubblica e di tutela dei consumatori, come pure una più forte governance interna e globale.

Le istituzioni internazionali devono fornire un contributo ottimale a tale partenariato. Il sistema delle Nazioni Unite, le istituzioni di Bretton Woods, l'OMC e l'OIL devono operare in modo coerente in vista di uno sviluppo sostenibile. Considerato il suo ruolo in campo ambientale, sociale ed economico e la sua composizione universale, il sistema delle Nazioni Unite dovrebbe fungere da guida per l'elaborazione di una struttura di governance globale dello sviluppo sostenibile.

L'ordine di grandezza dei problemi può essere diverso, ma le disuguaglianze non rispettano le frontiere o le classificazioni internazionali; le misure più elementari, come ad esempio quella relativa alla speranza di vita, mettono in luce disparità significative all'interno dei paesi ricchi, e perfino nelle loro città. Un partenariato globale significa riconoscere che vi sono insegnamenti da trarre, sia tra nazioni ricche che tra nazioni ricche e povere. Se tutte le nazioni non sono disposte ad accogliere tali insegnamenti, nessuno di noi si avvantaggerà di un progresso che deve essere duraturo e avere una capacità di integrazione.

L'Unione europea è ben situata per assumere un ruolo guida nel processo finalizzato ad uno sviluppo sostenibile globale. L'Unione europea è la maggiore fonte di aiuti allo sviluppo al mondo, e il maggior partner commerciale mondiale, come pure un'importante fonte di investimenti privati diretti. Essa ha sviluppato e promosso un gran numero di tecnologie pulite.

Nell'arco della sua evoluzione, il modello europeo d'integrazione si è basato sulla ricerca di strategie sinergiche per una crescita economica, uno sviluppo sociale e una tutela dell'ambiente stabili. Investire in un avvenire comune con i vicini più prossimi è d'importanza fondamentale per una stabilità politica duratura dell'Unione europea. Più particolarmente, l'allargamento dell'Unione europea si fonda su un programma di assistenza che persegue stabilità politica, condizioni economiche solide, coesione sociale e sostenibilità ambientale. Ciò costituisce una valida esperienza per affrontare le stesse sfide a livello globale.

3. Il contributo dell'Unione europea: raggiungere gli obiettivi prioritari

Il presente capitolo delinea il contributo dell'Unione europea a uno sviluppo sostenibile globale attraverso una serie vasta e integrata di azioni che completano la strategia sottoscritta dal Consiglio europeo di Göteborg. Esse affrontano non soltanto le tre componenti interrelate dello sviluppo sostenibile - economica, sociale e ambientale - ma anche il necessario presupposto del successo: una maggiore coerenza delle politiche dell'Unione europea, una migliore governance a tutti i livelli e maggiori risorse finanziarie per attuare le politiche necessarie.

3.1. Governare la globalizzazione: il commercio per uno sviluppo sostenibile

Obiettivi prioritari

Assicurare che la globalizzazione contribuisca a uno sviluppo sostenibile. A tal fine:

* Far sì che i paesi in via di sviluppo siano integrati in modo equo nell'economia mondiale e aiutarli a cogliere i vantaggi derivanti dalla liberalizzazione degli scambi e degli investimenti mediante politiche complementari.

* Fornire incentivi a una produzione e a un commercio sostenibili sotto il profilo ambientale e sociale.

* Rafforzare l'architettura finanziaria e monetaria internazionale e promuovere forme migliori e più trasparenti di regolamentazione dei mercati finanziari per ridurre la volatilità finanziaria globale e gli abusi del sistema.

L'obiettivo della strategia di sviluppo sostenibile dell'Unione europea deve essere quello di massimizzare i benefici della globalizzazione minimizzandone i costi.

L'agenda di sviluppo di Doha (ASD) incarna l'approccio integrato ad una globalizzazione governata promossa dall'Unione europea, e pone le basi per ulteriori cambiamenti al sistema globale. L'avvio di dibattiti su un'ampia gamma di aspetti quali l'ambiente, la concorrenza, gli investimenti e l'agevolazione degli scambi farà sì che la liberalizzazione del mercato abbia luogo all'interno di un quadro regolamentare più ampio.

La garanzia di stabilità del sistema finanziario interno e internazionale è un elemento importante di una strategia onnicomprensiva. I vantaggi economici legati alla globalizzazione derivano da una più intensa correlazione internazionale tra mercati e attori. Per la loro stessa natura, tali più forti legami fanno sì che le turbative registrate in una economia siano veicolate in modo più rapido e diretto oltre frontiera. Il rischio della volatilità finanziaria può pregiudicare in modo serio gli sforzi di sviluppo interno. Analogamente, gli abusi del sistema finanziario internazionale in tutte le sue forme, e in particolare il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite, l'evasione fiscale e il finanziamento del terrorismo pregiudicano la stabilità e l'integrità dei sistemi finanziari e amministrativi e si ripercuotono sullo stato di salute del sistema finanziario internazionale. Da ció possono derivare gravi conseguenze per la sicurezza e per le finanze pubbliche.

L'agenda di sviluppo di Doha

A Doha i membri dell'OMC hanno concordato la seguente agenda:

Integrare più efficacemente i paesi in via di sviluppo nel sistema di scambi

- Per quanto concerne l'accesso al mercato dei prodotti non agricoli, rimuovere gli ostacoli agli scambi, ridurre gli aumenti progressivi e i picchi tariffari in particolare per quanto concerne i prodotti la cui esportazione è di interesse per i paesi in via di sviluppo.

- Procedere nel contesto multilaterale verso l'obiettivo di un accesso al mercato esente da dazi e da quote per tutti i prodotti provenienti dai PMA e rafforzare le disposizioni in materia di trattamento speciale e differenziato per rispondere ai problemi specifici incontrati dai paesi in via di sviluppo, rendendole più precise, efficaci e operative.

Agricoltura

- Negoziati esaurienti su un migliore accesso al mercato e sulla riduzione di ogni forma di sussidio alle esportazioni e degli aiuti nazionali che provocano distorsioni agli scambi commerciali.

- Tenere conto delle preoccupazioni di natura non commerciale rispecchiate nelle proposte negoziali.

- Il trattamento speciale e differenziato deve essere parte integrante dei negoziati, efficace sul piano operativo e consentire ai paesi in via di sviluppo di tenere effettivamente conto dei rispettivi bisogni di sviluppo, compresa la sicurezza alimentare e lo sviluppo rurale.

Fissare obiettivi che tengano conto delle preoccupazioni ambientali e della tutela dei consumatori nonché delle esigenze di uno sviluppo sociale

- I negoziati di accompagnamento dovrebbero comprendere aspetti quali la tutela dei consumatori, la salute e l'ambiente e l'impegno nei confronti di norme fondamentali in materia di lavoro.

Tenere conto delle preoccupazioni in materia di salute

- Ribadire che l'accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPS) non impedisce, né lo dovrebbe, ai membri dell'OMC di adottare provvedimenti per tutelare la sanità pubblica, applicando tra l'altro le misure di controllo previste dall'accordo stesso.

Preparare i negoziati su investimenti, concorrenza, agevolazione degli scambi e appalti pubblici

- Perseguire un quadro bilanciato di regole in questi settori al fine di accrescerne il contributo agli scambi e allo sviluppo.

Capacity building e assistenza tecnica

- Impegno per un'ampia strategia di capacity building commerciale, in relazione sia con gli accordi esistenti che con il sostegno alla piena partecipazione a futuri negoziati, nonché per l'attuazione dei loro risultati.

Governance globale

- Cooperazione attiva con L'OIL, l'UNEP, le istituzioni di Bretton Woods, l'UNCTAD e altre organizzazioni internazionali attive in materia di ambiente e sviluppo.

Gli accordi bilaterali e regionali devono corroborare lo sviluppo sostenibile e l'Unione europea deve far sì che le proprie politiche multilaterali e bilaterali siano reciprocamente coerenti. Ciò significa anche affrontare questioni normative in contesti come quello dell'ambiente, dello sviluppo sociale, della concorrenza e degli investimenti in un contesto bilaterale. L'Unione europea promuove un'integrazione profonda e una convergenza normativa mediante accordi commerciali e regionali tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo, come pure tra gli stessi paesi in via di sviluppo.

L'azione dell'Unione europea

- Negoziare in modo costruttivo in sede negoziale dell'OMC per continuare il processo di realizzazione di un sistema commerciale equo e orientato al mercato, conformemente alle conclusioni della conferenza ministeriale di Doha, con l'obiettivo di innalzare i livelli di vita in tutto il mondo, mediante ulteriore liberalizzazione ed espansione degli scambi commerciali; promuovere la partecipazione dei paesi in via di sviluppo, in particolare di quelli meno avanzati, al sistema commerciale internazionale.

- Sostenere gli sforzi dei paesi in via di sviluppo per inserirsi, anche tramite l'ASD, nel sistema commerciale globale e avvantaggiarsene. Rafforzare la capacità dei paesi in via di sviluppo di partecipare ai negoziati commerciali. Aiutare i paesi in via di sviluppo a superare i limiti relativi all'offerta e migliorare la loro capacità commerciale.

- Rafforzare il ruolo del sistema di preferenze generalizzate (SPG) in relazione allo sviluppo sostenibile introducendo, nel 2004, un sistema più modulato basato su un piano efficace di incentivi conformemente a parametri di sostenibilità riconosciuti.

- Rafforzare la dimensione "sostenibilità" degli accordi bilaterali regionali inserendovi un impegno nei confronti dello sviluppo sostenibile e instaurando un dialogo per consentire lo scambio di buone pratiche.

- Attuare, nell'Unione europea, strategie comuni di crediti ambientali e crediti all'esportazione, valendosi delle attività in corso all'OCSE. I progressi compiuti verranno esaminati nel 2003 al fine di accertare l'eventuale necessità di uno strumento dell'Unione europea volto ad assicurare che le agenzie di crediti all'esportazione tengano conto di considerazioni in materia di sviluppo sostenibile, comprese le tecnologie sostenibili.

- Ridurre le possibilità di abusi del sistema finanziario internazionale, in particolare combattendo la criminalità, compreso il terrorismo e i suoi meccanismi finanziari; prevenire e combattere il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite e i crimini finanziari sotto l'egida della task force "Azione finanziaria"; rafforzare le strategie di supervisione, regolamentazione e scambio di informazioni, soprattutto nei paradisi fiscali; e affrontare il problema delle pratiche fiscali nocive.

- Incoraggiare l'impegno delle imprese europee in materia di responsabilità sociali delle imprese incoraggiando l'applicazione degli orientamenti dell'OCSE per gli investitori stranieri, e sviluppando iniziative per dar seguito al Libro Verde della Commissione sulla promozione di un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese [7].

[7] COM(2001) 366 def.

- Sostenere una più stretta cooperazione tra l'OMC e gli organismi internazionali dell'ambiente (l'UNEP e i segretariati degli accordi ambientali multilaterali), come pure coadiuvare l'azione dell'OIL sulla dimensione sociale della globalizzazione. Promuovere l'"Agenda per un lavoro dignitoso" dell'OIL [8].

[8] L'iniziativa dell'OIL accomuna gli obiettivi del diritto al lavoro, all'occupazione, alla protezione sociale e al dialogo sociale in una visione coerente proiettata allo sviluppo ed equa sul piano delle pari opportunità , destinata ad ispirare le scelte politiche e socioeconomiche. Nella sua comunicazione COM(2001) 416, la Commissione ha proposto un'ampia strategia per la promozione di norme di base in materia di lavoro e miglioramento della governance sociale nel contesto della globalizzazione.

3.2. Lottare contro la povertà e promuovere lo sviluppo sociale

Obiettivi prioritari

Raggiungere gli obiettivi internazionali in materia di sviluppo e gli obiettivi di sviluppo del millennio [9], in particolare l'obiettivo di dimezzare entro il 2015 la povertà estrema [10] nel mondo. A tal fine:

[9] Nel 2000 l'Assemblea generale delle Nazione Unite ha adottato la dichiarazione del millennio che comprende otto obiettivi di sviluppo del millennio: (1) eliminare la povertà estrema e la fame, (2) conseguire un'istruzione primaria universale, (3) promuovere la parità tra i sessi e l'emancipazione delle donne, (4) ridurre la mortalità infantile, (5) migliorare la salute delle madri, (6) combattere l'HIV/AIDS, la malaria e altre malattie, (7) assicurare la sostenibilità ambientale e (8) sviluppare un partenariato globale per lo sviluppo.

[10] Nel contesto degli obiettivi internazionali in materia di sviluppo, la povertà estrema è definita "vivere con un dollaro al giorno o meno"

* Accrescere la quantità, la qualità, l'impatto e la sostenibilità della cooperazione allo sviluppo.

Le persone sono povere quando non possono raggiungere un livello adeguato e sostenuto di benessere in termini di sicurezza delle risorse alimentari, di sicurezza economica, sociale e ambientale, dei diritti civili e di capacità di agire sul piano politico. Il problema fondamentale della povertà non è la carenza assoluta di risorse, bensì la distribuzione ineguale delle risorse e delle opportunità che consentono di avvantaggiarsene. Se in termini materiali e finanziari il mondo, nel suo complesso, sta diventando più ricco, dalle ricerche condotte emerge che la distribuzione della ricchezza diventa sempre più ineguale. L'aumento della produzione globale e la più intensa creazione di ricchezza sono accompagnati da crescenti disuguaglianze tra i paesi, ma anche all'interno dei paesi stessi, non esclusi quelli industrializzati. Queste diseguaglianze riguardano anche l'accesso ai servizi sanitari, all'occupazione, all'istruzione, al sapere e ai beni e servizi ambientali, come per esempio all'aria pulita e all'acqua potabile.

L'impossibilità di accedere alle risorse in certe zone e l'abbondanza delle stesse e schemi di produzione e consumo insostenibili in altre zone hanno un impatto diretto sulla situazione ambientale a livello mondiale. Se da un lato stili di vita impostati su consumi elevati sono alla base del degrado ambientale dei paesi industrializzati e dei segmenti ricchi della società in tutto il mondo , la povertà diffusa è dall'altro una causa di fondo altrettanto importante. I poveri risentono maggiormente delle conseguenze di un ambiente degradato, ma sottopongono a loro volta l'ambiente a gravi sollecitazioni quando si trovano a dipendere direttamente dalle risorse naturali per la loro sopravvivenza quotidiana.

Attualmente, circa 800 milioni di persone soffrono la fame o sono denutrite [11]. Negli ultimi anni tale cifra è andata diminuendo in media di circa 8 milioni di persone all'anno, la qual cosa è ben lontana dall'obiettivo internazionale di sviluppo di dimezzare il numero delle persone denutrite entro il 2015.

[11] FAO, 2001

Istruzione e buone condizioni di salute sono fattori determinanti per lo sviluppo economico. Tuttavia, nel mondo circa il 20% dei bambini non ha accesso all'istruzione primaria. In un gran numero di paesi, i progressi compiuti negli ultimi decenni sul piano della salute e dello sviluppo hanno subito un'inversione di tendenza. In particolare, il diffondersi di gravi malattie trasmissibili come l'HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria non rappresentano soltanto un problema sanitario ma costituiscono una seria minaccia per uno sviluppo sostenibile. Investire nella salute produrrà enormi benefici, non soltanto in termini di sviluppo economico, ma anche di riduzione della povertà. Si calcola [12] che circa 8 milioni di vite potrebbero essere salvate entro il 2010 - principalmente nei paesi a basso reddito - mediante interventi chiave contro le malattie infettive e le carenze alimentari.

[12] Relazione della Commissione su macroeconomia e salute (Presidente Jeffrey Sachs) al direttore generale dell'OMS, Dr. Brundtland, novembre 2001.

Tra i poveri la percentuale delle donne è sproporzionatamente elevata [13]. E' ormai assodata, per quanto riguarda le donne, la relazione positiva tra l'istruzione, la partecipazione al mercato del lavoro, il livello del reddito e le attività di procreazione e allevamento della prole. Un accesso universale ai servizi sociali di base e ai diritti fondamentali, in particolare all'istruzione, alla protezione sociale e all'assistenza sanitaria di base rivestono importanza fondamentale per spezzare il circolo vizioso della povertà.

[13] Globalmente, il 70% del miliardo e mezzo di persone che vivono in povertà sono donne. (UNDP Relazione 1995 sullo sviluppo umano)

La povertà acuta, unita ai conflitti e al degrado ambientale, può inoltre produrre movimenti di vaste popolazioni di profughi e di sfollati suscettibili di minacciare la stabilità dei paesi limitrofi. Inoltre, la migrazione volontaria verso paesi più ricchi può rappresentare un'opzione interessante per le fasce più prospere e più qualificate della società. Ciò può privare i paesi in via di sviluppo di risorse umane preziose e dinamiche.

L'azione dell'Unione europea

- Continuare a concentrare la politica di cooperazione allo sviluppo dell'Unione europea sull'obiettivo fondamentale della riduzione della povertà, mediante una maggiore concentrazione di risorse sui PMA e sui gruppi più poveri in altri paesi in via di sviluppo.

- Far sì che le politiche dell'Unione europea contribuiscano efficacemente all'eliminazione della fame, promuovendo contemporaneamente la disponibilità, la qualità nutrizionale e l'accesso ai prodotti alimentari. Convincere tutti i donatori di aiuti alimentari a fornire questi ultimi soltanto sotto forma di sovvenzioni, al fine di evitare un aumento dell'indebitamento del paese beneficiario. Assicurare che, ove possibile, tali sovvenzioni siano in denaro contante per consentire al paese o all'organizzazione beneficiari di acquistare prodotti alimentari sui mercati locali o regionali per non pregiudicare la situazione dei produttori locali.

- Far sì che, nel contesto delle strategie di riduzione della povertà, i servizi idrici e igienici siano pienamente integrati nelle politiche sanitarie ed educative al fine di migliorare in modo sostanziale l'accesso, in particolare delle persone povere, a quantitativi adeguati di acqua sicura e a buon mercato, come pure ad impianti igienico-sanitari.

- Integrare ulteriormente la prospettiva di genere nelle relative politiche dell'Unione europea.

- Innalzare i livelli di investimento nella sanità e potenziarne l'importante ruolo nel contesto di uno sviluppo sostenibile, in connessione con altri donatori e organizzazioni.

- Accelerare ed estendere l'azione dell'Unione europea sulle malattie trasmissibili, in particolare agevolando l'accesso ai medicinali e assicurando che questi siano disponibili a prezzi differenziati, nonché incoraggiando la prevenzione mediante l'istruzione.

- Potenziare il sostegno ad un'istruzione e una formazione fondate sulle migliori pratiche internazionali e dell'Unione europea, privilegiando l'istruzione di base.

- Promuovere la ricerca sugli aspetti legati allo sviluppo sostenibile. Rendere accessibili i programmi di ricerca dell'Unione europea a tutti i paesi che condividano lo stesso interesse, con un'attenzione particolare ai settori trascurati dalla ricerca privata e/o di particolare importanza per i paesi in via di sviluppo, come la ricerca sui medicinali contro le malattie tropicali, sugli strumenti di comunicazione a basso costo e su opportune tecnologie pulite ed efficienti.

3.3. Gestione sostenibile delle risorse naturali e ambientali

Obiettivi prioritari

* Far sì che l'attuale tendenza alla perdita di risorse ambientali sia effettivamente invertita a livello nazionale e globale entro il 2015.

* Sviluppare obiettivi settoriali e intermedi in alcuni settori fondamentali - acqua, terra e suolo, energia e biodiversità.

Alcune delle azioni contenute nella strategia interna dell'Unione europea serviranno a diminuire l'impatto ecologico che l'Unione europea esercita sul resto del mondo. Gestendo le risorse naturali in modo più sostenibile e spezzando la correlazione tra consumo di risorse e inquinamento da un lato e crescita economica dall'altro, anche l'Unione europea contribuirà ad uno sviluppo sostenibile globale.

I cambiamenti climatici sono considerati il più grave problema ambientale a livello globale. Se da un lato l'Unione europea, al pari dei paesi ad alto reddito, può disporre delle capacità necessarie per far fronte al loro probabile impatto nei prossimi decenni, molti paesi in via di sviluppo si trovano dall'altro in una situazione meno privilegiata e avvertono con maggiore immediatezza la necessità di un intervento. La contrazione dei raccolti in Africa o le inondazioni nel Bangladesh dimostrano che i paesi più poveri sono particolarmente vulnerabili.

I cambiamenti climatici e altri problemi ambientali sono legati alla produzione e all'uso di energia. Una maggiore domanda di energia esaspererà questi problemi. Attualmente, per due miliardi di persone nel mondo, la legna o il carbone di legna costituiscono l'unica fonte disponibile di energia per la cucina e il riscaldamento. Fornire una risposta ai loro bisogni energetici in modo sostenibile è una delle principali sfide da affrontare a Johannesburg.

Il consumo energetico e il volume complessivo dei trasporti sono generalmente più bassi nei paesi in via di sviluppo. Ciò non significa tuttavia che i paesi in via di sviluppo non si trovino ad affrontare alcuni problemi propri dei paesi industrializzati, quale ad esempio la congestione e l'inquinamento atmosferico delle aree urbane. Il futuro sviluppo dei settori delle energie e dei trasporti è d'importanza fondamentale. Per questo le spese per le infrastrutture dell'energia e dei trasporti assorbono un'elevata percentuale degli investimenti nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo. È quindi importante assicurare che degli investimenti beneficino i progetti giusti - sotto il profilo non soltanto finanziario ma anche sociale e ambientale. Le fonti energetiche rinnovabili, oltre a fare risparmiare energia e a migliorare l'efficienza energetica, presentano notevoli potenzialità in termini di sviluppo sostenibile.

Anche la mancanza di risorse idriche suscita gravi preoccupazioni. Il consumo d'acqua aumenta annualmente di due o tre punti percentuali. In molti luoghi, le risorse di acqua potabile sono consumate a un ritmo più veloce di quanto la natura ne possa assicurare il rinnovo. Circa un terzo della popolazione mondiale si trova già ora a vivere in paesi con problemi medio-acuti di approvvigionamento idrico. Inoltre, 1,2 miliardi di persone (il 20% della popolazione mondiale) non hanno accesso ad acqua potabile sicura, mentre il 50% manca di strutture igienico-sanitarie sicure [14]. L'inquinamento dei fiumi, dei laghi e delle acque sotterranee è un problema che interessa tutto il mondo.

[14] Global Environmental Outlook 2000, Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, 1999

La desertificazione e il degrado dei suoli continuano a progredire, mentre il pianeta si trova ad affrontare continui attacchi alla biodiversità e agli ecosistemi. In Africa, le perdite di produzione agricola dovute alla desertificazione sono stimate a oltre l'8%, ed arrivano fino al 20% in taluni paesi dell'Asia e del Medio Oriente. Ne sono già interessate anche le parti meridionali dell'Europa [15]. La perdita netta annua globale di superfici forestali e la degradazione delle foreste continuano ad un ritmo accelerato e il 25% dei mammiferi e l'11% degli uccelli sono esposti a grave rischio di estinzione sostanzialmente per via della perdita dei loro habitat [16].

[15] Global Environmental Outlook 1, Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, 1997

[16] Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, IUCN, 2000

Nell'ultimo decennio è aumentata l'incidenza delle catastrofi naturali. Ciò è dovuto in parte a fattori sociali quali edifici e insediamenti precari, che accrescono le vulnerabilità delle collettività più povere a catastrofi come terremoti e frane. Vi sono tuttavia anche fattori naturali. I fenomeni derivanti da El Niño, che provocano inondazioni, siccità e tempeste, si fanno più frequenti e acquistano maggiore entità. Il riscaldamento della superficie degli oceani e dei mari incrementa la frequenza e la gravità degli uragani.

Gli oceani e i mari sono un'enorme fonte di vita per il nostro pianeta, ma sono sempre più minacciati dall'attività umana. La pesca intensiva va esaurendo le risorse ittiche [17], a detrimento sia dell'ecosistema marino che delle future attività della pesca stessa. La proporzione di barriere coralline danneggiate è passata dal 10% nel 1992 al 27% nel 2000.

[17] Situazione mondiale della pesca e dell'acquacoltura, FAO, 1998

L'esposizione a sostanze chimiche pericolose continua in tutto il mondo e si ripercuote sulla salute umana attraverso la catena alimentare [18]. Una preoccupazione particolare la destano i metalli pesanti e gli inquinanti organici persistenti, in quanto rimangono per molti anni nell'ambiente.

[18] Global Environmental Outlook 2000, Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, 1999

Questi problemi hanno portata globale e devono essere affrontati a tale livello, ma occorre anche intervenire sul piano regionale e subregionale per prevenire il degrado ambientale e combatterne gli effetti. Ad esempio, in alcune regioni la mancanza di risorse idriche e il degrado dei terreni sono all'origine di conflitti locali che, esacerbati, possono trasformarsi in minacce per la sicurezza. L'Unione europea dovrebbe in particolare privilegiare la promozione di risposte regionali e subregionali ai problemi ambientali e di sicurezza che si presentano in Europa e nel Mediterraneo.

L'azione dell'Unione europea

- Avviare un'iniziativa, al vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, in merito a un partenariato strategico con le organizzazioni internazionali, i governi e le parti interessate per promuovere una gestione sostenibile delle risorse idriche basata sul principio della gestione integrata dei bacini idrografici.

- Adottare nel 2002 un'iniziativa dell'Unione europea sulla cooperazione nel campo dell'energia e dello sviluppo nell'ambito degli sforzi per l'eliminazione della povertà, con un'attenzione particolare al reperimento di fonti energetiche affidabili, ad una migliore efficienza energetica, compresi i risparmi di energia, alle tecnologie pulite e allo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, anche negli aspetti di capacity building e di sviluppo istituzionale.

- Promuovere l'effettiva attuazione di accordi ambientali multilaterali, compresa la ratifica del Protocollo di Kyoto.

- Potenziare del 50% lo Strumento Globale a favore dell'Ambiente entro l'aprile 2002 ed estenderne il mandato a contemplarne il degrado dei terreni e la deforestazione, nonché la convenzione sugli inquinanti organici persistenti (IOP).

- Sviluppare entro la fine del 2002 un piano d'azione dell'Unione europea sull'applicazione giuridica, la governance e il commercio in campo forestale (FLEGT) per combattere i disboscamenti illegali e l'associato commercio illegale di legname, e rafforzare la cooperazione internazionale per affrontare il problema della violazione della normativa forestale e dei delitti in campo forestale.

- Incoraggiare gli investimenti in sistemi di trasporto economici, sostenibili e compatibili con l'ambiente.

- Sviluppare una strategia dell'Unione europea per la pesca d'altura per contribuire ad una pesca sostenibile al di fuori delle acque territoriali comunitarie, mediante partenariati globali e bilaterali a livello nazionale e/o regionale.

- Integrare la prevenzione delle catastrofi nelle politiche ambientali e di cooperazione allo sviluppo dell'Unione europea.

- Estendere l'applicazione dell'iniziativa dell'Unione europea per la sorveglianza planetaria della sicurezza ambientale (GMES) ai paesi in via di sviluppo per la raccolta, l'elaborazione e la diffusione di dati e informazioni derivanti dall'osservazione terrestre e relativi al monitoraggio e alla gestione delle risorse naturali, alle previsioni meteorologiche e in sede di prevenzione e limitazione delle catastrofi naturali, ad uso dei paesi in via di sviluppo, su base regionale (ad esempio, Africa) e/o tematica (ad esempio, superfici forestate, desertificazione).

3.4. Migliorare la coerenza delle politiche dell'Unione europea

Obiettivi prioritari

Far sì che gli obiettivi di sviluppo sostenibile siano progressivamente integrati in tutte le politiche dell'Unione europea, tenuto debito conto della loro dimensione sia interna che esterna. A tal fine:

* Provvedere allo svolgimento di una valutazione d'impatto di tutte le principali proposte strategiche, che ne analizzi le conseguenze economiche, sociali ed ambientali conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo di Göteborg.

* Continuare il processo di adattamento delle politiche fondamentali, comprendenti la politica agricola comune, la politica comune della pesca e le politiche della Comunità europea in materia di energia, trasporti [19] e industria, agli obiettivi interni ed esterni di uno sviluppo sostenibile.

[19] Mediante lo sviluppo delle azioni delineate nel Libro Verde sull'energia (COM (2000) 769 def.) e nel Libro Bianco sui trasporti (COM (2001) 370 def.)

* Affrontare i problemi di coerenza, effettivi o potenziali, in sede di elaborazione, revisione o riforma delle politiche dell'Unione europea.

Una buona e coerente governance inizia in casa propria. Le politiche interne dell'Unione europea possono avere effetti negativi su altri paesi, in particolare su quelli in via di sviluppo. In vari settori importanti, le attuali politiche dell'Unione europea possono inoltre entrare in conflitto con obiettivi di sviluppo sostenibile.

La coerenza delle politiche interessa varie dimensioni ed è questo che la rende un concetto politicamente ambizioso. La Comunità europea ha avviato un'azione positiva in vari settori nei quali le politiche hanno o possono avere effetti negativi sui paesi in via di sviluppo. Gli esempi più chiari sono il sistema di preferenze generalizzate (SPG), che concede agevolazioni commerciali ai paesi in via di sviluppo, e l'iniziativa "tutto fuorché le armi" (Everything But Arms - EBA) per i paesi meno avanzati nell'ambito dell'SPG, che concede un accesso esente da dazi e da quote per tutte le esportazioni dei PMA verso l'Unione europea. Altri esempi sono l'assistenza concessa ai paesi per aiutarli a soddisfare alle norme di salute e sicurezza, evitando in tal modo gli effetti negativi sulle esportazioni provenienti dai paesi in via di sviluppo che applicano norme legittime.

Occorre tuttavia un esame più sistematico e più ampio delle politiche attuali e future ed è necessario intervenire per migliorare la coerenza ed accrescere la credibilità dell'Unione nel dibattito internazionale.

L'azione dell'Unione europea

- Tutte le istituzioni dell'Unione europea devono rafforzare le procedure interne di cooperazione e di coordinamento al fine di migliorare la coerenza delle politiche. In tale contesto, la Commissione, entro la fine del 2002, elaborerà una metodologia coerente di analisi d'impatto onde valutare le conseguenze economiche, sociali ed ambientali di tutte le principali proposte politiche.

- L'obiettivo della promozione di uno sviluppo sostenibile in agricoltura è parte costituente della politica della Comunità europea, in particolare a partire dall'Agenda 2000, e continuerà ad essere perseguito nell'ambito della valutazione intermedia che verrà presentata nel corso dell'anno.

- Le proposte sulla politica comune della pesca, da presentarsi nel 2002, comprenderanno lo sviluppo di piani di gestione a lungo termine del patrimonio ittico, l'eliminazione di sussidi che incoraggiano il sovrasfruttamento del patrimonio ittico e la riduzione in termini di dimensioni e di attività della flottiglia da pesca dell'Unione europea per portarla a un livello compatibile con uno sfruttamento sostenibile.

- L'Unione europea esaminerà modalità per rafforzare la prevenzione e il controllo - ed eventualmente il blocco - delle esportazioni illecite di armi da parte di imprese o cittadini aventi sede nell'Unione europea. Quale primo passo, gli Stati membri e la Comunità europea sottoscriveranno, ratificheranno e attueranno il protocollo delle Nazioni Unite sulla fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco.

- La politica europea dell'immigrazione dovrebbe fondarsi su un approccio ampio ed equilibrato che riduca al minimo gli effetti negativi dell'immigrazione, a vantaggio sia dei paesi di accoglienza che dei paesi di origine, mediante il dialogo e la cooperazione con i paesi interessati.

3.5. Una migliore governance a tutti i livelli

Obiettivi prioritari

* Garantire una buona governance a tutti i livelli e in tutti i paesi per conseguire obiettivi comuni di sviluppo sostenibile.

* Rafforzare la legittimità, la base partecipativa, la coerenza e l'efficacia della governance economica, sociale e ambientale sul piano globale.

Una buona governance è innanzitutto una questione interna. La democrazia e lo stato di diritto richiedono una partecipazione attiva di tutti gli interessati e sono quindi requisiti essenziali di uno sviluppo sostenibile. Finora, la risposta politica alle sfide della governance è stata insufficiente a tutti i livelli - nazionale, europeo o internazionale, pubblico o privato. In molti paesi, compresi quelli in via di sviluppo, politiche interne inadeguate hanno contribuito ad allargare il divario fra ricchi e poveri. Parimenti, nel contesto di una maggiore interdipendenza, lo squilibrio fra forze di mercato da un lato e istituzioni della governance dall'altro hanno prodotto un "lacuna di governance globale".

Si registra un crescente consenso sul fatto che il sistema di governance globale deve acquisire d'urgenza maggiore legittimità, coerenza ed efficacia. Le attività internazionali condotte a vari livelli, come ad esempio il G7/8, hanno impartito un impulso politico a idee, misure e politiche attuali e emergenti. Tuttavia, se da un lato il G7/8 ha migliorato i propri sforzi per raggiungere i paesi non membri e la società civile, molti paesi non sono dall'altro adeguatamente rappresentati quando si tratta di formulare iniziative internazionali. Potrebbe essere quindi opportuno rendere queste tribune informali più rappresentative e aperte a iniziative comuni con altri partner. La partecipazione, l'integrazione e un processo decisionale trasparente sono componenti essenziali di una buona governance e contribuiscono a promuovere valori universali comuni. La riforma del sistema internazionale di governance deve inoltre garantire che la società civile possa esprimersi con voce più forte nei consessi internazionali. Il ruolo delle collettività locali, attraverso i progetti locali dell'Agenda 21, è particolarmente importante.

Nel contesto della riforma delle Nazione Unite, il coordinamento tra i suoi vari organi e fra l'Organizzazione delle Nazioni Unite e altre istituzioni internazionali deve essere rafforzato e indirizzato alla governance globale per uno sviluppo sostenibile. Ciò consentirà al sistema dell'ONU di meglio rispondere non soltanto alle sfide globali ma anche a quelle regionali e subregionali.

L'Unione europea è impegnata a promuovere una buona governance in tutte le sue politiche. Il Libro Bianco sulla governance europea [20] ha avviato un dibattito in merito a quanto l'Unione europea potrebbe fare per migliorare il proprio sistema di governance. La strategia dell'Unione europea si basa su cinque principi: apertura, partecipazione, responsabilità, efficacia e coerenza. Questi principi si applicano all'azione interna ed esterna dell'Unione europea.

[20] http://europa.eu.int/comm/commissioners/prodi/pdf/com2001-428en.pdf

L'azione dell'Unione europea

- Aumentare il sostegno alla capacity-building istituzionale e alla riforma del servizio pubblico nei paesi in via di sviluppo [21]. Alimentare la capacità della società civile di partecipare al dibattito politico e ai processi decisionali a livello nazionale e regionale nei paesi in via di sviluppo e altrove.

[21] Inizialmente l'attenzione dovrebbe concentrarsi sul sostegno a una gestione sana e trasparente della spesa pubblica quale requisito essenziale per l'attuazione effettiva di strategie per la riduzione della povertà o strategie di sviluppo nazionali

- Rafforzare la cooperazione e l'azione nella lotta alla corruzione e contribuire a formulare e a negoziare la futura Convenzione delle Nazione Unite contro la corruzione.

- Potenziare la capacità globale di attuare le convenzioni dell'OIL sulle norme fondamentali in materia di lavoro, sostenere le riforme delle politiche sociali da parte dei paesi in via di sviluppo, per quanto riguarda il mercato del lavoro e i sistemi di protezione sociale, nonché sostenere le iniziative dell'OIL volte a erogare assistenza tecnica multilaterale e cooperazione tecnica. Incoraggiare l'OIL a promuovere la governance sociale.

- Far sì che i risultati di Johannesburg comprendano iniziative concrete per migliorare la governance per lo sviluppo sostenibile mediante:

- rafforzamento della governance internazionale in campo ambientale, valendosi delle strutture esistenti, in particolare dell'UNEP, e promuovere l'attuazione efficace di accordi multilaterali in campo ambientale, ad esempio mediante meccanismi di controllo della conformità.

- Sviluppo di quadri di cooperazione regionale e subregionale per affrontare le sfide della sostenibilità nell'ambito delle strutture esistenti (ad esempio, commissioni regionali delle Nazioni Unite) e di iniziative in corso quali il Nuovo Partenariato per lo Sviluppo dell'Africa.

- Promozione di un ruolo maggiormente attivo della società civile, delle autorità locali e dei settori privati mediante iniziative di base quali i progetti locali dell'Agenda 21, e dei raggruppamenti di imprese per uno sviluppo sostenibile.

- Rafforzare la cooperazione e le azioni nella lotta contro le discriminazioni che penalizzano le donne, attuando la convenzione CEDAW.

3.6. Finanziare lo sviluppo sostenibile

Obiettivi prioritari

Provvedere a finanziamenti adeguati per raggiungere gli Obiettivi internazionali di Sviluppo e gli Obiettivi di sviluppo del Millennio [22]. A tal fine:

[22] Una raccomandazione dettagliata di azioni dell'UE alla Conferenza internazionale delle Nazioni Unite sul finanziamento dello sviluppo del 18 - 22 marzo 2002 a Monterrey, è presentata in una comunicazione separata della Commissione

* Compiere progressi decisivi per il raggiungimento dell'obiettivo delle Nazioni Unite di destinare lo 0,7% del reddito nazionale lordo all'Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS).

* Far sì che il debito dei paesi in via di sviluppo venga ridotto in modo coerente ed efficace.

* Individuare strumenti efficaci per fornire e tutelare beni pubblici mondiali.

* Promuovere un ulteriore aumento e un'estensione al livello regionale degli investimenti esteri privati nei paesi in via di sviluppo.

Per conseguire uno sviluppo sostenibile, le politiche interne di numerosi paesi devono migliorare e fondarsi su una buona governance. Un giusto mix di politiche privilegerà i bisogni dei poveri e affronterà questioni chiave come l'approvvigionamento alimentare, l'istruzione, l'occupazione, la sanità e la tutela ambientale. Tuttavia, anche le politiche nazionali meglio programmate possono avere un impatto limitato se mancano i finanziamenti. Questi aspetti saranno trattati in maggiore dettaglio alla Conferenza internazionale delle Nazioni Unite sul finanziamento dello sviluppo che si riunirà a Monterrey (Messico) dal 18 al 22 marzo 2002.

Il Consenso di Monterrey [23]

[23] Il quarto comitato preparatorio ha concordato il testo del vertice per via di consenso il 27 gennaio 2002. Si prevede che sarà formalmente adottato alla conferenza di Monterrey del 22 marzo 2002

- Accordo sul fatto che il raggiungimento di obiettivi di sviluppo concordati a livello internazionale richiede un nuovo partenariato tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo.

- Impegni in materia di sane politiche interne, buona governance a tutti i livelli, stato di diritto e lotta alla corruzione.

- Riconoscimento della necessità di un aumento sostanziale degli APS e di altre risorse per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio. Occorrerà sollecitare i paesi sviluppati che non lo abbiano ancora fatto a compiere sforzi concreti verso l'obiettivo dello 0,7% del PIL da destinarsi agli APS, ribadendo l'importanza di esaminare strumenti e scadenzari per raggiungere obiettivi e finalità.

- Sforzi per rendere più efficaci gli APS.

- Riconoscimento dell'importanza di esplorare fonti innovative di finanziamento che non costituiscano oneri indebiti per i paesi in via di sviluppo.

I livelli insostenibili di indebitamento, caratteristica di vari paesi in via di sviluppo [24], minacciano la stabilità economica e finanziaria: essi rendono il paese maggiormente vulnerabile agli urti provenienti dall'esterno. Prosciugano inoltre le risorse necessarie ai servizi pubblici indispensabili per ridurre la povertà e perpetuano così l'esclusione di tali paesi da una piena partecipazione all'economia mondiale.

[24] Il debito estero africano è triplicato tra il 1980 e il 2000 e viene stimato ora, su base cumulativa, a 206 miliardi di dollari USA (fonte: Banca Mondiale). Vari paesi (Angola, Congo, Comore, Gibuti, Guinea-Bissau, Guyana, Mauritania, Mozambico, Sao Tomé e Principe, Zambia) presentano un rapporto debito cumulato/PIL che supera il 250%

Gli investimenti esteri privati sono la principale fonte di finanziamento esterno per i paesi in via di sviluppo nel loro insieme [25]. L'investimento estero diretto (IED) comporta di solito un rapporto di lungo periodo tra l'investitore e il beneficiario e rispecchia un interesse durevole nell'economia del paese ospite. Esso può essere un'importante propulsore del trasferimento tecnologico, dello sviluppo di risorse umane, dello sviluppo economico e del progresso sociale. Tuttavia, l'IED è sostanzialmente concentrato in un numero ristretto di paesi, trascurando per lo più quelli più poveri.

[25] I flussi di IED verso i paesi in via di sviluppo sono passati da meno della metà del livello dell'aiuto ufficiale nel 1990 a più di tre volte il loro livello nel 1999

A prescindere dall'importanza fondamentale dell'IED, l'aiuto pubblico allo sviluppo permane un fattore d'importanza critica a sostegno degli sforzi dei paesi in via di sviluppo, e soprattutto di quelli più poveri.

Fatti e cifre sull'APS

- Il raggiungimento dell'Obiettivo internazionale di Sviluppo di dimezzare la povertà entro il 2015 richiederà con urgenza il raddoppio dei flussi di APS [26].

[26] Finanziamento dello sviluppo, relazione elaborata dal personale della Banca Mondiale e dell'FMI, agosto 2001

- L'APS ammonta attualmente a 53 miliardi di dollari USA all'anno, pari allo 0,22% del RNL combinato dei paesi donatori.

- Onorare l'impegno dell'Unione europea di raggiungere l'obiettivo delle Nazioni Unite di un APS pari allo 0,7% dell'RNL richiederà un aumento di circa 29 miliardi di dollari USA [27].

[27] Nelle conclusioni del Consiglio di Göteborg, l'Unione europea ha ribadito il proprio impegno a realizzare "al più presto" l'obiettivo dell'ONU relativo ad un aiuto pubblico allo sviluppo pari allo 0,7% del PIL e "a conseguire progressi concreti verso il raggiungimento di questo obiettivo prima del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile che si terrà nel 2002 a Johannesburg"

Nel corso di recenti discussioni sulla fornitura dei cosiddetti Beni Pubblici Mondiali [28], sono emerse varie idee in merito a meccanismi di finanziamento nuovi e addizionali. A tal fine, sono state proposte varie tasse internazionali a carattere innovativo. Fra le proposte figurano una tassa sulle transazioni monetarie (del tipo della tassa Tobin), una tassa sulle emissioni di carbonio e una tassa sulle esportazioni di armi. Indipendentemente da questa discussione [29], rispondere alle esigenze di maggiori finanziamenti per lo sviluppo e fornire beni pubblici mondiali a breve e medio termine richiederanno contributi più sostanziali dei bilanci nazionali e un ulteriore aumento dell'efficienza nell'impiego delle risorse.

[28] Beni pubblici mondiali sono definiti dall'UNDP i beni pubblici i cui benefici travalicano le frontiere, le generazioni e i gruppi di popolazione

[29] Un'ulteriore analisi è contenuta nella relazione della Commissione intitolata "Risposte alle sfide della globalizzazione - uno studio sul sistema finanziario e monetario internazionale e sul finanziamento dello sviluppo"

L'azione dell'Unione europea

- Tracciare un piano di lavoro, prima della Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo del marzo 2002, per compiere progressi concreti verso l'obiettivo dell'ONU in materia di APS e per portare tutti i paesi dell'Unione europea al livello minimo dello 0,33% dell'RNL a partire dal 2006, come obiettivo intermedio.

- Accelerare ed ampliare il processo di sgravio del debito avviato nell'ambito dell'iniziativa destinata ai paesi poveri fortemente indebitati, nonché esaminare possibilità innovative di conversione del debito, comprese quelle di "debito in cambio dell'ambiente" [30].

[30] Le proposte di conversione si basano sull'idea che i paesi in via di sviluppo devono fornire un certo servizio (ad esempio proteggere l'ambiente) in cambio dello sgravio del debito

- Esaminare la possibilità di ulteriori iniziative al fine di svincolare completamente gli aiuti bilaterali allo sviluppo nell'Unione europea e svincolare ulteriormente l'assistenza pubblica allo sviluppo della Comunità europea e di altri donatori.

- Contribuire al dibattito emergente sui beni pubblici mondiali e sulle modalità per incentivarne la fornitura e il consolidamento. Esplorare meccanismi innovativi di solidarietà finanziaria internazionale e incentivi per ridurre gli effetti economici esterni.

4. Attuazione e revisione della strategia

Nell'Unione europea

Come la Commissione ha ribadito nella sua comunicazione al Consiglio europeo di Göteborg, la Strategia dell'Unione europea in materia di sviluppo sostenibile non sarà completa senza l'integrazione di una dimensione esterna. La presente comunicazione contiene tale dimensione e dovrebbe essere considerata parte integrante della proposta della Commissione per una strategia di sviluppo sostenibile dell'Unione europea. L'effettiva attuazione di tale strategia richiede uno sforzo concertato della Commissione e degli Stati membri.

L'Unione europea esaminerà la dimensione esterna, quale parte integrante della Strategia dell'Unione europea in materia di sviluppo sostenibile, al Consiglio europeo di Barcellona del marzo 2002. Essa presenterà la Strategia dell'Unione europea al vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile che si terrà a Johannesburg nell'agosto 2002. Il contributo dell'Unione europea allo sviluppo sostenibile mondiale costituirà una tematica centrale in occasione della tavola rotonda sullo sviluppo sostenibile che si terrà nel 2002. In occasione delle riunioni di primavera del Consiglio europeo, la Strategia complessiva dell'Unione europea in materia di sviluppo sostenibile verrà periodicamente riesaminata. Nel 2003, occorrerà dare particolare rilievo alle modalità di attuazione concreta dei risultati del vertice di Johannesburg.

A livello internazionale

Il vertice mondiale di Johannesburg sarà una pietra miliare nel processo internazionale verso uno sviluppo sostenibile. Esso dovrebbe produrre un risultato equilibrato, lungimirante e orientato adazioni concrete. Al vertice di Johannesburg, l'Unione europea si farà portavoce della propria strategia. Essa si adopererà per dimostrare che la sua strategia di sviluppo sostenibile è parte dello sforzo globale.

L'Unione europea perseguirà inoltre un innalzamento del profilo dello sviluppo sostenibile in tutte le sue relazioni bilaterali e regionali. Le correlazioni più efficaci e pertinenti tra ambiti del dialogo politico varieranno da partner a partner. Con le nazioni industrializzate, lo sforzo dell'Unione europea deve concentrarsi sull'estensione dei concetti di stabilità economica e stabilità politica per ricomprendervi lo sviluppo sostenibile. Con i paesi in via di sviluppo, l'Unione europea deve dimostrare in modo convincente l'esistenza di una correlazione politica tra buona governance, riduzione durevole della povertà e tutela delle risorse naturali.

L'Unione europea, che di per sé è un continuo esercizio di equilibrio fra interessi nazionali e responsabilità più vaste, deve dimostrare nelle sue relazioni esterne che il multilateralismo non è una questione di sostegno internazionale ad interessi nazionali predefiniti. Né può essere questione di alcune nazioni potenti che fissano tra loro i parametri dei negoziati internazionali, per presentarli poi agli altri come un fatto compiuto. Uno sforzo concertato è richiesto a tutte le parti in causa.

La Commissione invita il Consiglio e il Parlamento europeo a sostenere la strategia e le azioni delineate nella presente comunicazione, onde rafforzare la dimensione esterna dell'approccio dell'Unione europea in materia di sviluppo sostenibile, secondo modalità compatibili con la strategia per la dimensione interna quale approvata a Göteborg.

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