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Document 52000DC0088

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulle politiche e misure dell'Unione europea per ridurre le emissioni di gas a effetto serra: verso un programma europeo per il cambiamento climatico (ECCP)

/* COM/2000/0088 def. */

52000DC0088

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulle politiche e misure dell'Unione europea per ridurre le emissioni di gas a effetto serra: verso un programma europeo per il cambiamento climatico (ECCP) /* COM/2000/0088 def. */


COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO Sulle politiche e misure dell'Unione europea per ridurre le emissioni di gas a effetto serra: verso un programma europeo per il cambiamento climatico (ECCP)

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO

Sulle politiche e misure dell'Unione europea per ridurre le emissioni di gas a effetto serra: verso un programma europeo per il cambiamento climatico (ECCP)

Contesto politico

Il 2000 sarà un anno decisivo per il cambiamento climatico. Dalla sesta Conferenza delle Parti (CoP6) della UNFCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), prevista per novembre, dovrebbero scaturire le decisioni sulle questioni rimaste in sospeso a Kyoto, in particolare per quanto riguarda i meccanismi flessibili e l'osservanza degli obblighi assunti dalle parti. Dal marzo di quest'anno tutte le iniziative politiche internazionali in campo ambientale si concentreranno su questo importante appuntamento.

A Bonn, nel 1999, l'UE aveva esortato tutte le parti a ratificare il Protocollo di Kyoto il più presto possibile dopo la CoP6, al fine di garantirne l'entrata in vigore prima della cosiddetta "Conferenza di Rio+10" del 2002. L'UE si è assunta l'obbligo di tradurre il suo impegno politico in una serie di interventi concreti. Un dato positivo in questo contesto è la decisione del Consiglio europeo di Helsinki di chiedere alla Commissione europea di proporre una strategia a lungo termine capace di integrare politiche per uno sviluppo sostenibile sul piano economico, sociale ed ecologico, da sottoporre al Consiglio europeo di giugno 2001.

L'Europa intende avviare il processo di ratifica del Protocollo di Kyoto subito dopo la CoP6. Il dibattito riguarderà vari aspetti, due dei quali rivestono un'importanza tutta particolare.

1. L'accordo sulla ripartizione degli oneri raggiunto dal Consiglio nel 1998 dovrà assumere veste di strumento giuridico formale. L'obiettivo di ridurre le emissioni nella misura dell'8% a livello di UE è stato ripartito tra i vari Stati membri tenendo conto dei diversi modelli di sviluppo economico. La conversione dell'accordo sulla condivisione degli oneri in atto giuridico formale permetterà la ratifica del Protocollo di Kyoto da parte della CE e da parte degli Stati membri congiuntamente.

2. Per garantirne la credibilità politica, lo strumento di ratifica dovrà essere accompagnato da una strategia di attuazione che definisca chiaramente le politiche e le misure da adottare e specifichi le modalità di attuazione dei cosiddetti meccanismi di flessibilità, dei cosiddetti meccanismi di flessibilità, tanto a livello europeo quanto a livello dei paesi industrializzati e dei paesi in via di sviluppo.

Sarà necessario chiarire una serie di questioni complesse, non ultima quella della responsabilità dei singoli Stati membri e della Comunità europea. Alcuni aspetti riguardano la protezione del mercato interno, altri riguardano varie politiche settoriali e altri riguardano l'obbligo giuridico dell'UE di rispettare l'obiettivo di ridurre le emissioni a livello comunitario nella misura dell'8%.

Le attuali tendenze nel campo delle emissioni sono preoccupanti

Invece di diminuire, negli ultimi anni le emissioni di gas ad effetto serra sono andate aumentando a livello europeo. Se non verranno prese misure più incisive delle attuali e se persisterà un atteggiamento passivo c'è il rischio di entrare in uno scenario dove le emissioni aumenteranno del 6-8% anziché scendere dell'8% rispetto ai livelli del 1990 [1].

[1] COM(99) 230 del 19.5.1999 - Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, "Preparazione dell'attuazione del protocollo di Kyoto".

L'energia e i trasporti sono le fonti principali delle emissioni di CO2, mentre l'industria è fonte di gas fluorurati. Nel settore dei trasporti si prevede che nel 2010 le emissioni saranno aumentate del 39% rispetto al 1990. A fronte di una domanda crescente di elettricità e calore, le emissioni di CO2 generate dalla produzione di elettricità dovrebbero aumentare dopo il 2010, mentre nell'industria dovrebbero diminuire del 12% nello stesso periodo. Anche i settori secondario e terziario destano preoccupazioni: in assenza di misure adeguate, le emissioni di gas fluorurati dovrebbero aumentare quasi del 40% tra il 1990 e il 2010. Va però notato che le emissioni di questi gas rimarranno contenute al 2,6% di tutte le emissioni del 2010.

Il profilo tendenziale delle emissioni varia grandemente a seconda degli Stati membri. Alcuni hanno cominciato bene: nella prima metà degli anni '90 la riunificazione tedesca e il passaggio dal carbone al gas nel Regno Unito hanno determinato un abbattimento delle emissioni. È difficile tuttavia che eventi così straordinari possano ripetersi da qui al 2012. L'allegato I illustra i progressi compiuti fino ad oggi dagli Stati membri rispetto alle percentuali di riduzione delle emissioni fissate dall'accordo sulla condivisione degli oneri.

Gran parte degli Stati membri incontra, per motivi diversi, crescenti difficoltà a limitare le proprie emissioni di gas a effetto serra. In Austria, Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi, ad esempio, sono già stati compiuti enormi progressi in passato, ma la fase dei risultati facili è terminata e d'ora in avanti i costi legati all'attuazione degli impegni saranno più elevati. Stando ai dati più attendibili, le emissioni registrate in altri Stati membri sono invece in rapido aumento, soprattutto in Belgio e in Italia. Infine, Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda cominciano a rendersi conto che la facoltà - prevista dall'accordo sulla condivisione degli oneri - di aumentare le emissioni darà loro soltanto una tregua temporanea che non li esime dal prendere provvedimenti adeguati.

Gli Stati membri devono pertanto impegnarsi ad attuare politiche più incisive sul piano interno se vogliono centrare i rispettivi obiettivi di abbattimento delle emissioni previsti dall'accordo sulla condivisione degli oneri. L'adozione, a livello comunitario, di misure comuni e coordinate rappresenterà un utile complemento delle strategie nazionali, secondo il principio di sussidiarietà.

Esigenza di politiche ed interventi più incisivi

La posizione trainante della Comunità europea nell'attuazione del Protocollo di Kyoto si misurerà sui progressi realizzati nei prossimi anni e già si ravvisano numerosi segnali positivi, tanto negli Stati membri quanto nell'Unione nel suo complesso, che testimoniano come l'attuazione del Protocollo di Kyoto sia una delle massime priorità nei programmi di governo.

Alcuni Stati membri hanno già rafforzato i propri interventi nel campo del cambiamento climatico per cominciare a mettere in atto gli impegni assunti a Kyoto con l'accordo sulla condivisione degli oneri; molti altri paesi stanno elaborando strategie analoghe. Le misure proposte riguardano tutti i settori e verosimilmente porteranno ad una sensibile riduzione delle emissioni.

Dal canto suo, la Commissione ha proposto una serie di misure importanti che hanno incontrato un'accoglienza favorevole. Alcune di esse (come l'accordo con le case automobilistiche sull'efficienza energetica degli autoveicoli) sono state pienamente realizzate. Sono imminenti diverse altre nuove iniziative della Commissione, come la proposta di direttiva sulla promozione delle fonti rinnovabili nell'ambito del mercato interno dell'elettricità, la proposta di direttiva sulle specifiche complementari per i carburanti per l'anno 2005, una comunicazione sulle azioni relative all'integrazione dello sviluppo sostenibile nella politica per le imprese, la revisione della politica comune dei trasporti, un Libro verde sul trasporto urbano, una strategia per la sicurezza dell'approvvigionamento energetico comprendente la valutazione dell'impatto ambientale di tutte le fonti di energia, un programma d'azione per il miglioramento dell'efficienza energetica nella CE e un programma d'azione per le fonti d'energia rinnovabili.

Gli orientamenti sugli aiuti di Stato in materia di tutela ambientale, il cui aggiornamento è imminente, consentiranno l'introduzione di nuovi incentivi basati sul mercato per promuovere ulteriori iniziative da parte degli Stati membri.

I progressi sarebbero tuttavia stati molto maggiori se alcune delle proposte principali, come quella relativa all'imposta sull'energia, avessero ricevuto un più convinto sostegno dal Consiglio, o se non fossero state "annacquate" al momento della loro adozione, come è accaduto per i programmi SAVE e ALTENER. La Commissione tiene a ribadire che le tasse sull'energia sono essenziali nel quadro di una strategia globale di lotta contro i cambiamenti climatici e sollecita il Consiglio ad adottare la sua proposta in tempi brevi.

Per rispettare gli impegni che l'UE ha assunto a Kyoto sarà necessario rafforzare gli interventi sia a livello di Stati membri che di Comunità. Per far questo la Commissione opererà su due fronti: da un lato provvederà a rendere più incisive le politiche e le misure della Comunità, dall'altro metterà in campo nell'UE un sistema di scambio o commercio dei diritti di emissione (emission trading system) inteso a migliorare la convenienza economica della sua strategia di attuazione del Protocollo di Kyoto, che comprende i preparativi per l'attivazione dei c.d. "meccanismi di flessibilità". Dando la dimostrazione del suo impegno concreto nella realizzazione dei due aspetti dell'accordo di Kyoto, la credibilità dell'Unione riuscirà grandemente accresciuta a livello internazionale.

Attraverso l'integrazione delle considerazioni ambientali nelle politiche settoriali (energia, trasporti, agricoltura, industria, mercato interno e sviluppo, nelle quali sono già state individuate o sono in corso di elaborazione specifiche strategie) sarà più facile rendere più incisive le politiche e gli interventi comuni e coordinati in tutti i principali settori responsabili delle emissioni di gas a effetto serra. Inoltre, il Consiglio "Ambiente" ha chiesto alla Commissione, nelle conclusioni dell'ottobre 1999 [2], di trasmettergli, quanto prima possibile nel 2000 un elenco delle azioni prioritarie da lanciare nel settore del cambiamento climatico e di preparare le relative proposte in tempo opportuno. A questo proposito il Consiglio aveva sottolineato la necessità di portare avanti queste politiche e questi interventi che aveva già identificati nelle sue conclusioni del giugno 1998 [3].

[2] Conclusioni del Consiglio su una strategia comunitaria in materia di cambiamento climatico (doc. 11654/99, Lussemburgo 12 ottobre 1999).

[3] Conclusioni del Consiglio su una strategia comune sul cambiamento climatico (doc. 9702/98, Bruxelles 19 giugno 1998).

Accogliendo questa richiesta, la Commissione presenta oggi un elenco di proposte di interventi comuni e coordinati (allegato 3). L'elenco non è esaustivo ma identifica le iniziative che assumono rilievo prioritario nel settore dell'energia, dei trasporti e dell'industria. È un elenco che potrà essere modificato in seguito al dibattito in seno al Consiglio ed al Parlamento ed alle decisioni che verranno prese nell'ambito delle varie politiche settoriali, ad esempio quelle dell'energia, dei trasporti, dell'industria e dell'agricoltura.

Aspetti fondamentali per mettere a punto un pacchetto di politiche e di interventi comuni e coordinati sono la determinazione delle potenzialità di riduzione delle emissioni e i relativi costi di abbattimento nell'ambito delle singole politiche. La citata comunicazione della Commissione del maggio 1999 [4], indica quali siano il potenziale di riduzione e i relativi costi di abbattimento di un certo numero di misure nel settore dell'energia, dei trasporti e dell'industria e questi dati figurano ora nella lista delle proposte di politiche e misure comuni e coordinate di cui all'allegato III. Ad esempio, per quanto attiene all'efficienza energetica nel settore residenziale e terziario, esiste un potenziale di riduzione di 140 milioni di t equivalenti CO2 che potrebbe essere realizzato ad un costo massimo di 50EUR/t ai prezzi del 1997 [5].

[4] COM(99) 230, citato alla nota 1.

[5] Ibidem.

A tutte le politiche e misure sopra ricordate vengono poi ad aggiungersi i cosiddetti "meccanismi di flessibilità", contemplati dal protocollo di Kyoto. Si tratta di meccanismi piuttosto promettenti sul piano del rapporto costi/efficienza, ma nei quali l'Unione europea ha un'esperienza piuttosto limitata. La Commissione ha quindi adottato, parallelamente alla presente comunicazione, nell'ambito della stessa procedura, un Libro verde sulla commercializzazione o scambio dei diritti di emissione dei gas a effetto serra nell'Unione europea al fine di familiarizzare tutti coloro che hanno competenze decisionali con questo strumento di tipo radicalmente nuovo e di dare avvio ad una consultazione di tutte le parti interessate. Al riguardo sarà necessario vigilare sulla coerenza globale dei singoli elementi che concorrono a formare la strategia comunitaria qui proposta. È di vitale importanza che la Comunità abbia una visione chiara sia del funzionamento di questo sistema nel contesto del mercato unico sia delle sue incidenze sulla realizzazione dell'obiettivo globale che l'Unione europea si è fissata.

La Comunità continuerà a dimostrare concretamente di condividere le preoccupazioni dei paesi in via di sviluppo in relazione al problema del cambiamento climatico. Verranno individuate azioni comunitarie specifiche per aiutare questi paesi a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e ad abituarsi agli eventuali effetti negativi. All'indomani della Sesta conferenza delle parti sarà necessario assumere nuove iniziative per aiutare i paesi più poveri e vulnerabili a sfruttare pienamente le possibilità offerte dal protocollo di Kyoto, in particolare quelle aperte dal meccanismo di sviluppo pulito (Clean Development Mechanism).

Il Programma europeo per il cambiamento climatico

Il Programma europeo per il cambiamento climatico (ECCP) è un programma della Commissione europea che riunirà tutte le parti interessate a questo problema, facendole partecipare ai lavori preparatori delle politiche e misure comuni e coordinate finalizzate a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. Se è vero che il diritto di presentare proposte strategiche adeguate resta una prerogativa della Commissione, è anche vero che la scelta di far partecipare le varie parti interessate alla fase preparatoria di queste proposte ha sempre dato buoni risultati.

Il Programma europeo del cambiamento climatico riguarderà principalmente le politiche e le misure di cui all'allegato 3.

La struttura proposta per questo programma (che è esposta con maggiori dettagli nell'allegato 2) sarà ulteriormente elaborata dalla Commissione. È assodato che, all'inizio, l'ambito di operatività del programma si limiterà alle misure di abbattimento delle emissioni che si dimostrano più promettenti, in modo da realizzare l'obiettivo di una riduzione dell'8% fissato a Kyoto. Nondimeno, in una prospettiva di medio e lungo periodo, l'ECCP dovrà ampliare il suo raggio di azione ed affrontare questioni quali l'adattamento, la cooperazione internazionale attraverso l'aumento delle capacità e i trasferimenti di tecnologie, la ricerca/osservazione, le attività di dimostrazione relative a tecnologie pulite ed efficienti, nonché l'istruzione e la formazione. Tutto il lavoro preparatorio su questi temi potrà servire alla Commissione come base per l'elaborazione di concrete proposte di intervento.

L'ECCP non deve comunque essere considerato un aspetto isolato dagli altri: verrà anzi collegato ad iniziative già avviate in altri settori (come la qualità dell'aria, l'energia e i trasporti) che hanno un impatto sul cambiamento climatico, onde garantire che tutti questi programmi siano compatibili tra loro e si rinforzino a vicenda. Indicazioni supplementari potranno emergere anche in sede di attuazione delle singole strategie settoriali.

Monitoraggio dei progressi realizzati dall'UE per centrare l'obiettivo di Kyoto

La Commissione desidera ribadire che agli Stati membri incombe la responsabilità di definire le proprie politiche e di individuare gli interventi adeguati per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. L'efficacia di queste misure dovrà essere oggetto di un controllo permanente. La decisione 99/296/CE del Consiglio che ha istituito un meccanismo di controllo delle emissioni di CO2 e di altri gas ad effetto serra nella Comunità, predispone gli strumenti necessari per valutare le politiche e le misure nazionali, ma dovrà essere ampliata e completata per ricomprendere anche l'utilizzazione dei meccanismi di flessibilità. È questa la condizione indispensabile affinché il meccanismo di sorveglianza diventi un efficace strumento di valutazione delle misure finalizzate all'obiettivo di Kyoto.

>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>

Il grafico indica le prestazioni dei singoli Stati membri nell'ipotesi che la riduzione delle emissioni proceda in modo lineare tra il 1990 e il 2010). Un valore negativo indica un risultato superiore all'obiettivo e un valore positivo un risultato inferiore all'obiettivo. Nel Lussemburgo i valori delle emissioni di gas a effetto serra sono bassissimi (3% dell'UE) grazie all'enorme abbattimento derivanti dalla ristrutturazione dell'industria siderurgica. Sono stati utilizzati i dati che gli Stati membri presentano ogni anno alla Commissione ai sensi del meccanismo di controllo ex decisione 93/389/CEE del Consiglio, modificata dalla decisione 99/296/CE. Questi dati confluiranno nell'Inventario annuale comunitario sui gas a effetto serra 1990-1998 elaborato dall'Agenzia europea dell'ambiente.

Allegato 2

I PRINCIPALI ELEMENTI DEL

PROGRAMMA EUROPEO PER IL CAMBIAMENTO CLIMATICO (ECCP)

CHE LA COMMISSIONE EUROPEA SI APPRESTA A VARARE

Obiettivi

L'obiettivo generale del programma ECCP consiste nell'individuare e sviluppare tutti gli aspetti di una strategia europea per il cambiamento climatico necessari per dare attuazione al protocollo di Kyoto. Occorrerà cioè ridurre le emissioni adottando politiche, dando vita ai "meccanismi di flessibilità" e varando iniziative intese a rafforzare le capacità e intensificare i trasferimenti di tecnologia, nonché la ricerca/l'osservazione, l'istruzione e la formazione. Attraverso la cooperazione di tutti gli interessati (rappresentanti della Commissione, degli Stati membri, dell'industria e delle ONG) il programma avvierà una serie di lavori preparatori che dovranno consentire alla Commissione di presentare, a tempo opportuno, proposte politiche concrete al Consiglio e al Parlamento europeo.

Comitato direttivo

Il Comitato direttivo sarà formato da rappresentati tutti i servizi della Commissione che partecipano alle attività dell'ECCP. Sarà incaricato di gestire e coordinare il programma nel suo insieme, tanto sul piano organizzativo che sul piano strategico. Il Comitato istituirà propri gruppi di lavoro (GL) incaricati di affrontare e discutere problemi specifici, ne fisserà il mandato e il calendario dei lavori sulla base delle proposte delle direzioni generali interessate. Il Comitato direttivo si riunirà una volta al mese. Il comitato informerà regolarmente le altre parti interessate e scambierà con loro ogni opportuna informazione.

Gruppi di lavoro (GL)

I GL seguiranno un programma di lavoro concordato, basato sul mandato e sul calendario fissati dal Comitato direttivo. I programmi di lavoro riguarderanno in via principale la valutazione delle implicazioni economiche ed ambientali delle politiche e delle misure, nonché la loro compatibilità con le politiche di integrazione settoriale. Sulla base di questa valutazione potranno essere presentate alla Commissione raccomandazioni strategiche (cfr. più sotto "Documenti da produrre").

Ogni gruppo di lavoro dovrà occuparsi di una determinata categoria di "soggetti interessati", con rappresentatività più europea che nazionale o regionale. Questi gruppi di lavoro, che dovranno essere di dimensioni contenute, avranno circa 15 membri.

Dapprincipio l'ECCP si occuperà di energia, trasporti, industria e "meccanismi di flessibilità". Saranno istituiti gruppi di lavoro su un certo numero di tematiche. Le tematiche prescelte corrispondono, in linea di massima, a quelle che figurano nell'"elenco dei progetti di misure e politiche comuni e coordinate" che la Commissione presenterà al Consiglio "Ambiente" a fine marzo.

In una seconda fase verranno istituiti altri gruppi di lavoro per affrontare temi come la politica agricola, i bacini di assorbimento, i rifiuti, la creazione di capacità e il trasferimento di tecnologie e la ricerca.

I GL lavoreranno utilizzando il materiale esistente anziché elaborare i propri modelli. Sono infatti già disponibili (o lo saranno tra breve) valutazioni dell'efficacia di misure strategiche prese in vari settori tanto sul piano ambientale che sul piano dei costi.

I GL potranno avvalersi dell'assistenza dei competenti servizi della Commissione. Si studierà anche la possibilità di fornire loro l'aiuto di consulenti esterni.

Documenti da produrre e calendario

Il presidente di ciascun gruppo di lavoro riferirà regolarmente al Comitato direttivo (Steering Committee) e presenterà una relazione intermedia scritta e un rapporto finale rispettivamente dopo 6 e 12 mesi. Il rapporto finale dovrà contenere indicazioni operative che definiscono natura, portata e contenuto delle politiche e delle misure ipotizzabili a livello comunitario. Su questa base la Commissione sarà in condizione di preparare proposte politiche concrete che si avvarranno di strumenti quali le regolamentazioni tecniche, provvedimenti fiscali, accordi volontari o meccanismi di flessibilità

>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>

Allegato 3

Elenco di proposte per l'adozione di politiche e misure comuni e coordinate in materia di cambiamento climatico

Fornitura di energia

-Ulteriore sviluppo del mercato interno dell'energia, basato anche su considerazioni di tipo ambientale

- Accesso alle reti per la produzione decentrata di energia elettrica; aumento della quota delle fonti energetiche rinnovabili - Maggiore utilizzo degli impianti di cogenerazione

- Riduzione delle emissioni di metano prodotte dall'industria estrattiva e mineraria

- Captazione e smaltimento del CO2 in serbatoi sotterranei

- Promozione di tecnologie più pulite ed efficienti di conversione dei combustibili fossili

Efficienza energetica nella distribuzione del gas e dell'elettricità

SETTORE INDUSTRIALE

- Norme più severe in tema di efficienza energetica per gli apparecchi elettrici

- Norme più severe in tema di efficienza energetica dei processi industriali

- Più elevata efficienza energetica e limitazione delle emissioni di CO2 per le caldaie, i prodotti della costruzione, ecc.

- Migliore offerta dei servizi per l'uso dell'energia per le PMI

- Apprestamento di una disciplina comunitaria per i gas fluorurati (HFC, PFC e SF6)

- Apprestamento di una disciplina comunitaria per lo scambio dei diritti di emissione

- Apprestamento di una disciplina per gli accordi volontari

CONSUMO DI ENERGIA NEL SETTORE RESIDENZIALE O NEL SETTORE TERZIARIO

- Ricorso a tecnologie ad alto rendimento per utenze finali negli appalti pubblici

- Audits energetici e certificati di rendimento per gli impianti termici

- Miglioramento delle prestazioni nel settore della costruzione e dell'illuminazione

- Progettazione degli edifici e programmazione delle infrastrutture

CONSUMO DI ENERGIA NEL SETTORE DEI TRASPORTI

- Politica dei prezzi e delle tariffe nel settore dei trasporti e strumenti economici per i trasporti aerei

- Apprestamento di una disciplina fiscale facente parte integrante della strategia di riduzione delle emissione di CO2 dei veicoli privati

- Estensione del concetto di veicolo eco-compatibile agli autoveicoli e ai veicoli commerciali leggeri (norme più severe in materia di emissioni di carburanti, tecnologie e carburanti nuovi)

- Campagna europea per l'educazione degli automobilisti al risparmio del carburante.

POLITICA DEI TRASPORTI E INFRASTRUTTURE

- Revisione della politica dei trasporti (ferroviari, stradali, di merci, trasferimenti intermodali, trasporti marittimi, trasporti aerei)

- Libro verde sui trasporti urbani che tenga contro della crescente preoccupazione suscitata dalla congestione (vanno tra l'altro studiati aspetti quali la politica dei prezzi e delle tariffe, le misure fiscali, le iniziative per i parcheggi, il miglioramento del trasporto pubblico)

- Mobilità ed Intermodalità sostenibile

- Sistemi di navigazione assistiti da satellite (GALILEO)

RIFIUTI

- Promozione del trattamento biologico dei rifiuti biodegradabili

- Revisione della direttiva 86/278/CEE sui fanghi de depurazione

- Imballaggi e rifiuti di imballaggio

RICERCA

- Attuazione del Quinto programma quadro, in particolare del programma Energia, ambiente e Sviluppo sostenibile.

- Istituzioni di reti UE, reti nazionali e altri sforzi di RTD per il cambiamento climatico.

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

_ Creazione di capacità/trasferimento di tecnologie nei diversi paesi in via di sviluppo mediante la cooperazione internazionale.

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