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Document 52000AE1406

Parere del Comitato economico e sociale in merito alla "Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente le disposizioni relative all'ora legale"

OJ C 116, 20.4.2001, p. 37–38 (ES, DA, DE, EL, EN, FR, IT, NL, PT, FI, SV)

No longer in force, Date of end of validity: 19/01/2001

52000AE1406

Parere del Comitato economico e sociale in merito alla "Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente le disposizioni relative all'ora legale"

Gazzetta ufficiale n. C 116 del 20/04/2001 pag. 0037 - 0038


Parere del Comitato economico e sociale in merito alla "Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente le disposizioni relative all'ora legale"

(2001/C 116/07)

Il Consiglio, in data 12 luglio 2000, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 95 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale in merito alla proposta di cui sopra.

La Sezione "Trasporti, energia, infrastrutture e società dell'informazione" incaricata di preparare i lavori in materia, ha formulato il parere, sulla base del rapporto introduttivo del relatore Levaux, in data 9 novembre 2000.

Il Comitato economico e sociale ha adottato il 29 novembre 2000, nel corso della 377a sessione plenaria, con 106 voti favorevoli e 1 astensione, il seguente parere.

1. Introduzione

1.1. Prendendo come riferimento i fusi orari, i 15 Stati membri dell'UE sono divisi attualmente in tre zone di tempo che non coincidono necessariamente con le "zone di meridiano". L'Irlanda, il Regno Unito e il Portogallo sono situati nella zona dell'ora di Greenwich (TU). La Grecia e la Finlandia sono nella zona oraria TU +2. Infine, Svezia, Germania, Lussemburgo, Danimarca, Austria, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Italia sono situati nella zona oraria TU +1.

1.2. Nel corso degli anni '70, anche in seguito alla prima crisi energetica, la maggior parte degli Stati membri ha introdotto disposizioni riguardanti l'ora legale.

1.3. L'esistenza di disposizioni nazionali diverse relative all'ora legale ha fatto sentire l'esigenza di trattare questo problema a livello comunitario.

1.4. La prima direttiva concernente le disposizioni relative all'ora legale(1) è entrata in vigore nel 1981 con l'unico obiettivo di armonizzare progressivamente le date di inizio e di fine del periodo dell'ora legale allo scopo di sopprimere uno degli ostacoli alla libera circolazione di beni, servizi e persone che potrebbero derivare da disposizioni nazionali divergenti.

1.5. Questo obiettivo era stato parzialmente realizzato dalla prima direttiva, in quanto solo la data d'inizio era armonizzata in tutti gli Stati membri.

1.6. Le direttive successive(2) stabilivano due date di fine periodo:

- l'ultima domenica di settembre per gli Stati membri continentali, e

- la quarta domenica di ottobre per Irlanda e Regno Unito.

1.7. L'armonizzazione completa del calendario del periodo dell'ora legale è stata realizzata con l'adozione della settima Direttiva 94/21/CE(3) che prevedeva una data comune, a partire dal 1996, per iniziare e terminare il periodo dell'ora legale in tutti gli Stati membri, senza eccezioni.

1.8. Infine, l'ottava Direttiva 97/44/CE(4) ha riconfermato, per il periodo dal 1998 al 2001 compreso, le disposizioni della settima direttiva, secondo le quali il periodo dell'ora legale inizia l'ultima domenica di marzo e termina l'ultima domenica di ottobre in tutti i paesi dell'Unione europea.

1.9. Al momento dell'adozione dell'ottava direttiva, la Commissione si era impegnata ad effettuare un esame approfondito delle implicazioni dell'ora legale negli Stati membri dell'Unione europea. Fra il 1998 e il 1999 è stato dunque effettuato un ampio studio da un consulente indipendente(5) il quale aveva il compito di tener conto dei diversi studi e conclusioni di relazioni esistenti in materia sia sul piano comunitario sia su quello nazionale, interrogare gli esperti dei vari settori interessati e, infine, presentare conclusioni e suggerire raccomandazioni sulla base delle analisi e degli esami svolti. Lo studio doveva limitarsi unicamente agli effetti e alle implicazioni dell'ora legale e non aveva l'obiettivo di esaminare la composizione o la modifica delle zone orarie in Europa, materia di competenza degli Stati membri (né, tantomeno, l'introduzione di un'ora unica nell'Unione europea).

2. La proposta della Commissione

2.1. La proposta di direttiva in esame, che tiene ampiamente conto delle conclusioni dello studio sull'ora legale, prevede di stabilire le disposizioni relative al periodo dell'ora legale senza limitazioni di durata a partire dal 2002. Secondo la Commissione, infatti, il buon funzionamento di alcuni settori, non solo quello dei trasporti e delle comunicazioni, ma anche di altri settori industriali, necessita una programmazione stabile a lungo termine.

2.2. Inoltre, per motivi di chiarezza e di precisione dell'informazione, la Commissione propone di fissare e comunicare ogni cinque anni il calendario di applicazione del periodo dell'ora legale per i 5 anni successivi.

2.3. Infine, la proposta afferma l'opportunità di seguire l'applicazione della futura direttiva sulla base di una relazione da presentare al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale. Questa relazione indicherà l'implicazione delle disposizioni previste in tutti i settori interessati poggiando sulle informazioni fornite dagli Stati membri alla Commissione in tempo utile per consentire la presentazione di detta relazione alla scadenza fissata, ossia il 31 dicembre 2007.

3. Osservazioni del Comitato

3.1. Il Comitato si compiace del fatto che la Commissione abbia fatto elaborare uno studio approfondito sugli effetti dell'ora legale nell'insieme dei principali settori economici coinvolti, quali l'agricoltura, l'industria, il commercio, il settore bancario, i trasporti, nonché sulla salute di alcune categorie di popolazione, la sicurezza stradale, il turismo e il tempo libero.

3.2. Benché lo studio non abbia consentito di giungere a conclusioni definitive sulle implicazioni economiche e sociali, negative e positive, del regime dell'ora legale, il Comitato accoglie favorevolmente, come aveva fatto nei suoi precedenti pareri in materia, la proposta della Commissione, in quanto facilita la libera circolazione dei beni, dei servizi e delle persone e favorisce il buon funzionamento del mercato interno.

3.3. Infine, il Comitato, si rallegra che la Commissione abbia previsto all'articolo 5 della proposta di direttiva che l'incidenza delle disposizioni della direttiva formi oggetto di una relazione (da presentare entro il 31 dicembre 2007) e che questa relazione debba essere obbligatoriamente presentata al Comitato economico e sociale.

Bruxelles, 29 novembre 2000.

Il Presidente

del Comitato economico e sociale

Göke Frerichs

(1) Direttiva 80/737/CEE del Consiglio, del 22 luglio 1980, in merito alle disposizioni relative all'ora legale (GU L 205 del 7.8.1980, pag. 17). Parere CES: GU C 131 del 12.6.1976, pag. 12.

(2) Direttiva 82/399/CEE (GU L 173 del 19.6.1982, pag. 17). Direttiva 84/634/CEE (GU L 331 del 19.12.1984, pag. 33). Direttiva 88/14/CEE (GU L 6 del 9.1.1988, pag. 38). Direttiva 89/47/CEE (GU L 17 del 21.1.1989, pag. 57). Direttiva 92/20/CEE (GU L 89 del 4.4.1992, pag. 28).

(3) Settima Direttiva 94/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 1994, concernente le disposizioni relative all'ora legale (GU L 164 del 30.6.1994, pag. 1). Parere CES: GU C 34 del 2.2.1994, pag. 21.

(4) Ottava Direttiva 97/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 luglio 1997, concernente le disposizioni relative all'ora legale (GU L 206 dell'1.8.1997, pag. 62). Parere CES: GU C 30 del 30.1.1997, pag. 20.

(5) Research voor Beleid International (RvB), Leiden, Paesi Bassi, giugno 1999.

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