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Document 42014X0212(01)
Regulation No 43 of the Economic Commission for Europe of the United Nations (UN/ECE) — Uniform provisions concerning the approval of safety glazing materials and their installation on vehicles
Regolamento n. 43 della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE) Prescrizioni uniformi relative all'omologazione dei materiali per vetrature di sicurezza e al loro montaggio sui veicoli
Regolamento n. 43 della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE) Prescrizioni uniformi relative all'omologazione dei materiali per vetrature di sicurezza e al loro montaggio sui veicoli
GU L 42 del 12.2.2014, pp. 1–126
(BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)
GU L 42 del 12.2.2014, p. 1–1
(HR)
In force
|
12.2.2014 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea |
L 42/1 |
Solo i testi originali UNECE hanno effetto giuridico nel quadro del diritto internazionale pubblico. Lo status e la data di entrata in vigore del presente regolamento devono essere controllati nell'ultima versione del documento UNECE TRANS/WP.29/343, reperibile al seguente indirizzo:
http://www.unece.org/trans/main/wp29/wp29wgs/wp29gen/wp29fdocstts.html
Regolamento n. 43 della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE) Prescrizioni uniformi relative all'omologazione dei materiali per vetrature di sicurezza e al loro montaggio sui veicoli
Comprendente tutti i testi validi fino al:
Supplemento 2 alla serie di modifiche 01 — Data di entrata in vigore: 3 novembre 2013
INDICE
REGOLAMENTO
|
1. |
Campo d'applicazione |
|
2. |
Definizioni |
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3. |
Domanda di omologazione |
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4. |
Marcature |
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5. |
Omologazione |
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6. |
Prescrizioni generali |
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7. |
Prescrizioni particolari |
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8. |
Prove |
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9. |
Modifica o estensione dell'omologazione di un tipo di materiale per vetrature di sicurezza |
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10. |
Conformità della produzione |
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11. |
Sanzioni in caso di non conformità della produzione |
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12. |
Disposizioni transitorie |
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13. |
Cessazione definitiva della produzione |
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14. |
Nome e indirizzo dei servizi tecnici incaricati di eseguire le prove di omologazione e delle autorità di omologazione |
ALLEGATI
|
1 |
Notifica |
|
1A |
Notifica |
|
2 |
Esempi di marchi di omologazione per i componenti |
|
2A |
Esempi di marchi di omologazione per i veicoli |
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3 |
Condizioni generali di prova |
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4 |
Parabrezza di vetro temperato |
|
5 |
Vetri a tempera uniforme |
|
6 |
Parabrezza di vetro stratificato ordinario |
|
7 |
Vetri stratificati |
|
8 |
Parabrezza di vetro stratificato trattato |
|
9 |
Vetrature di sicurezza con plastica (sulla faccia interna) |
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10 |
Parabrezza di vetro-plastica |
|
11 |
Vetri di vetro-plastica |
|
12 |
Unità a vetratura multipla |
|
13 |
Classificazione in gruppi dei parabrezza per le prove di omologazione |
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14 |
Vetri di plastica rigida |
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15 |
Vetri di plastica flessibile |
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16 |
Unità a vetratura multipla di plastica rigida |
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17 |
Misura dell'altezza del segmento e posizione dei punti di impatto |
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18 |
Procedura per determinare le zone di prova sui parabrezza dei veicoli in relazione ai punti «V» |
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19 |
Procedura per determinare il punto «H» e l'angolo effettivo di inclinazione del tronco per i posti a sedere dei veicoli a motore |
|
20 |
Controlli di conformità della produzione |
|
21 |
Disposizioni relative al montaggio delle vetrature di sicurezza sui veicoli |
1. CAMPO D'APPLICAZIONE
Il presente regolamento si applica a:
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a) |
i materiali per vetrature di sicurezza destinate ad essere montate come parabrezza, altri vetri o come paratie divisorie sui veicoli della categoria L, con telaio M, N, O e T (1); |
|
b) |
i veicoli delle categorie M, N e O per quanto riguarda il montaggio di questi materiali. |
In entrambi i casi, escluse le vetrature per i dispositivi di illuminazione e di segnalazione e per i cruscotti, le vetrature speciali antiproiettile e i doppi finestrini.
2. DEFINIZIONI
Ai fini del presente regolamento s'intende per:
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2.1. |
«vetro temperato», una vetratura costituita da una singola lastra di vetro che ha subito un trattamento speciale per aumentare la resistenza meccanica e controllare la frammentazione dopo la rottura; |
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2.2. |
«vetro stratificato», una vetratura costituita da due o più lastre di vetro, mantenute assieme da uno o più intercalari di materia plastica. Può trattarsi di:
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2.3. |
«intercalare», qualsiasi materiale progettato per essere usato per tenere insieme gli strati che compongono i vetri stratificati; |
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2.4. |
«vetro di sicurezza con plastica», una vetratura, così come definita ai punti 2.1 o 2.2, rivestita di uno strato di materia plastica sulla faccia interna; |
|
2.5. |
«vetro-plastica», una vetratura, costituita da qualsiasi materiale per vetrature, composta da una lastra di vetro e da uno o più strati di materia plastica in cui una superficie di materia plastica del prodotto è rivolta verso il lato interno; |
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2.6. |
«vetratura di plastica», materiale per vetrature contenente quale componente essenziale uno o più materiali polimerici organici ad alto peso molecolare, solido allo stato di prodotto finito e che in un dato momento della fabbricazione o della trasformazione in prodotto finito, può essere sagomato mediante soffiaggio;
|
|
2.7. |
«doppio finestrino», insieme costituito da due vetri installati separatamente nella stessa apertura del veicolo; |
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2.8. |
«unità a vetratura multipla», insieme costituito da almeno due vetri assemblati in fabbrica in modo permanente e separati da uno o più spazi;
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2.9. |
«vetratura antiproiettile», una vetratura costruita in modo da essere resistente ai colpi d'arma da fuoco; |
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2.10. |
«caratteristica principale», una caratteristica che modifica sensibilmente le proprietà ottiche e/o meccaniche di un materiale per vetrature di sicurezza in modo rilevante dal punto di vista della funzione che la vetratura deve svolgere sul veicolo. Questa espressione comprende anche i marchi di fabbrica o commerciali specificati dal titolare dell'omologazione; |
|
2.11. |
«caratteristica secondaria», una caratteristica che potrebbe modificare le proprietà ottiche e/o meccaniche di un materiale per vetrature di sicurezza in modo rilevante per la funzione che la vetratura deve svolgere sul veicolo. L'entità di tale modifica è valutata con riferimento agli indici di difficoltà; |
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2.12. |
«indici di difficoltà», un sistema di classificazione in due fasi che si riferisce alle variazioni riscontrate in pratica in ciascuna delle caratteristiche secondarie. Un cambiamento dall'indice «1» all'indice «2» implica la necessità di prove complementari; |
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2.13. |
«parabrezza», la vetratura davanti al conducente attraverso cui il conducente vede la strada di fronte a sé; |
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2.14. |
«superficie di sviluppo del parabrezza», il rettangolo di vetro minimo da cui può essere costruito un parabrezza; |
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2.15. |
«angolo d'inclinazione di un parabrezza», l'angolo compreso tra una retta verticale, da un lato, e una retta che passa per il bordo superiore e il bordo inferiore del parabrezza, dall'altro; entrambe contenute in un piano verticale contenente l'asse longitudinale del veicolo.
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2.16. |
«gruppo di parabrezza», un gruppo formato da parabrezza di forme e dimensioni diverse sottoposti a un esame delle loro caratteristiche meccaniche, del loro tipo di frammentazione e del loro comportamento alle prove di resistenza alle aggressioni dell'ambiente;
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2.17. |
«vetro», ogni singolo pezzo di vetratura diverso da un parabrezza;
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2.18. |
«altezza del segmento h», la distanza massima della superficie interna della vetratura da un piano che passa per i bordi della stessa, misurata in direzione approssimativamente perpendicolare alla vetratura (cfr. l'allegato 17, figura 1); |
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2.19. |
«tipo di materiale per vetrature di sicurezza», una vetratura, come definita ai punti da 2.1 a 2.7, che non presenta differenze sostanziali, in particolare riguardo alle caratteristiche principali e secondarie definite agli allegati da 4 a 12 e da 14 a 16.
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2.20. |
«spessore nominale», lo spessore previsto dal costruttore, con una tolleranza di ± (n × 0,2 mm) dove n rappresenta il numero di lastre di vetro della vetratura; |
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2.21. |
«curvatura r», il valore approssimativo del raggio più piccolo dell'arco del parabrezza misurato nella zona più incurvata; |
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2.22. |
«valore HIC (Head Injury Criteria = criterio di lesione alla testa)», un valore attribuito alle caratteristiche del trauma cranico/cerebrale causato dalle forze di decelerazione prodotte da un brusco impatto perpendicolare contro la vetratura; |
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2.23. |
«materiale per vetrature di sicurezza richiesto per la visibilità del conducente»;
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2.24. |
«area opaca», qualsiasi area della vetratura che impedisce la trasmissione della luce, comprese eventuali zone serigrafate, piene o punteggiate, ma escluse le eventuali fasce d'ombra; |
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2.25. |
«fascia d'ombra», qualsiasi area della vetratura con un coefficiente di trasmissione della luce ridotto, escluse le eventuali aree opache; |
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2.26. |
«area trasparente del parabrezza», la superficie della vetratura contenuta nella sagoma teorica del vetro, escluse le eventuali aree opache consentite (cfr. l'allegato 18), ma incluse le eventuali fasce d'ombra; |
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2.27. |
«sagoma teorica del vetro», l'apertura libera massima teorica del veicolo destinata a essere vetrata, prima che la vetratura sia installata o montata, comprese tutte le finiture, ma escluse le fasce oscuranti; |
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2.28. |
«distorsione ottica», un difetto ottico di un parabrezza che modifica l'aspetto di un oggetto visto attraverso di esso; |
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2.29. |
«immagine secondaria», un'immagine spuria o multipla, oltre all'immagine primaria luminosa, vista spesso di notte quando l'oggetto che si guarda è molto luminoso rispetto all'ambiente circostante, ad esempio, i fari di un veicolo in avvicinamento; |
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2.30. |
«separazione dell'immagine secondaria», la distanza angolare tra la posizione delle immagini primaria e secondaria; |
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2.31. |
«coefficiente di trasmissione della luce regolare», il coefficiente di trasmissione della luce misurato perpendicolarmente alla vetratura; |
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2.32. |
«angolo teorico dello schienale», l'angolo compreso tra la linea verticale che passa per il punto R e l'asse del tronco definito dal costruttore del veicolo; |
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2.33. |
«campione», un pezzo di vetratura appositamente preparato, rappresentativo di un prodotto finito, o un pezzo tagliato da un prodotto finito; |
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2.34. |
«provetta», un campione di vetratura o una vetratura finita; |
|
2.35. |
«tipo di veicolo», in relazione al montaggio delle vetrature di sicurezza, i veicoli appartenenti alla stessa categoria che non differiscono tra loro almeno per quanto riguarda i seguenti aspetti fondamentali:
|
|
2.36. |
«posizione di guida centrale», è definita quando la coordinata Y del punto R è in posizione Y0 entro + o – 60 mm. |
3. DOMANDA DI OMOLOGAZIONE
3.1. Omologazione di un tipo di vetratura
La domanda di omologazione di un tipo di vetratura deve essere presentata dal fabbricante o dal suo mandatario nel paese dove si richiede l'omologazione.
3.2. Per ogni tipo di vetratura, la domanda deve essere corredata dei documenti di seguito indicati, in triplice copia, e delle seguenti informazioni:
3.2.1. una descrizione tecnica comprendente tutte le caratteristiche principali e secondarie e,
|
3.2.1.1. |
per le vetrature diverse dai parabrezza, dei disegni in formato massimo A4 o piegati in detto formato, con le seguenti indicazioni:
|
|
3.2.1.2. |
Nel caso dei parabrezza:
|
|
3.2.1.3. |
Per le unità a vetratura multipla, dei disegni in formato massimo A4 o piegati in detto formato, recanti, oltre alle informazioni di cui al punto 3.2.1.1:
|
3.3. Chi richiede l'omologazione deve inoltre presentare un numero sufficiente di campioni e di provette delle vetrature finite dei diversi modelli interessati, concordando eventualmente il numero con il servizio tecnico incaricato delle prove.
3.4. Omologazione di un tipo di veicolo
La domanda di omologazione di un tipo di veicolo per quanto riguarda il montaggio delle vetrature di sicurezza deve essere presentata dal fabbricante del veicolo o da un suo mandatario.
3.5. La domanda deve essere accompagnata dai seguenti documenti, in triplice copia, e dai seguenti dati specifici:
3.5.1. disegni del veicolo, in scala adeguata, recanti le seguenti informazioni:
|
3.5.1.1. |
la posizione del parabrezza in relazione al punto R del veicolo, |
|
3.5.1.2. |
l'angolo d'inclinazione del parabrezza, |
|
3.5.1.3. |
l'angolo d'inclinazione dello schienale del sedile, |
3.5.2. i particolari tecnici relativi al parabrezza e a tutte le altre vetrature, in particolare:
|
3.5.2.1. |
i materiali usati, |
|
3.5.2.2. |
i numeri di omologazione, |
|
3.5.2.3. |
gli eventuali ulteriori simboli, come descritti al punto 5.5. |
3.6. Al servizio tecnico che effettua le prove di omologazione va presentato un veicolo rappresentativo del tipo di veicolo da omologare.
4. MARCATURE
4.1. Ciascun materiale per vetrature di sicurezza, compresi i campioni e le provette presentati per l'omologazione, deve recare un marchio di fabbrica o commerciale del fabbricante, come elencato alla voce 3 dell'allegato 1. I particolari finiti devono recare il numero assegnato al fabbricante principale in conformità al regolamento UNECE n. 43. Il marchio deve essere chiaramente leggibile e indelebile.
5. OMOLOGAZIONE
5.1. Omologazione di un tipo di vetratura
Se i campioni presentati per l'omologazione soddisfano le prescrizioni di cui ai punti da 6. a 8. del presente regolamento, è rilasciata l'omologazione per il rispettivo tipo di materiale per vetrature di sicurezza.
5.2. È assegnato un numero di omologazione a ogni tipo, come definito negli allegati 5, 7, 11, 12, 14, 15 e 16 o, nel caso dei parabrezza, ad ogni gruppo omologato. Le prime due cifre (attualmente 01 per il regolamento nella sua versione originale) indicano la serie di emendamenti che incorporano le ultime modifiche tecniche principali apportate al regolamento al momento del rilascio dell'omologazione. La stessa parte contraente non può assegnare lo stesso numero a un altro tipo o gruppo di materiali per vetrature di sicurezza.
5.3. Il rilascio o l'estensione o il rifiuto dell'omologazione di un tipo di materiali per vetrature di sicurezza a norma del presente regolamento deve essere comunicato alle parti contraenti che applicano il presente regolamento mediante una scheda conforme al modello di cui all'allegato 1 e relative appendici del presente regolamento.
5.3.1. Nel caso dei parabrezza, la scheda di notifica dell'omologazione è accompagnata da un documento in cui ogni modello di parabrezza è inserito nel rispettivo gruppo omologato, con l'indicazione delle caratteristiche del gruppo stesso, conformemente all'appendice 8 dell'allegato 1.
5.4. In aggiunta al marchio di cui al punto 4.1, ogni vetratura e ogni unità a vetratura multipla che rientrano in un tipo omologato a norma del presente regolamento, devono recare, in modo ben visibile, un marchio di omologazione internazionale. Può essere inoltre apposto qualsiasi marchio di omologazione specifico attribuito a ciascuno dei vetri di un'unità a vetratura multipla. Detto marchio di omologazione è composto da:
5.4.1. un cerchio all'interno del quale è iscritta la lettera «E», seguita dal numero distintivo del paese che ha rilasciato l'omologazione (2);
5.4.2. il numero del presente regolamento, seguito dalla lettera «R», da un trattino e dal numero di omologazione, a destra del cerchio di cui al punto 5.4.1.
5.5. Accanto a tale marchio di omologazione sono apposti i seguenti simboli aggiuntivi:
5.5.1. nel caso di un parabrezza:
|
I |
per il vetro temperato |
|
II |
per il vetro stratificato ordinario |
|
III |
per il vetro stratificato trattato |
|
IV |
per il vetro-plastica |
|
5.5.2. |
V |
nel caso di vetrature di sicurezza il cui coefficiente di trasmissione della luce regolare è inferiore al 70 per cento |
|
5.5.3. |
VI |
nel caso di un'unità a vetratura multipla |
|
5.5.4. |
VII |
nel caso di vetrature a tempera uniforme che possono essere utilizzate come parabrezza su veicoli lenti, che non possono superare il limite massimo di velocità di fabbrica di 40 km/h |
|
5.5.5. |
VIII |
nel caso di vetrature di plastica rigida. La domanda deve inoltre riportare:
|
Inoltre, sulle vetrature di plastica che sono state sottoposte alle prove di resistenza all'abrasione descritte al punto 4. dell'allegato 3, si devono applicare anche i marchi a seguire, secondo i casi:
|
/L |
per le vetrature con una diffusione luminosa inferiore al 2 per cento dopo 1 000 cicli sulla superficie esterna e al 4 per cento dopo 100 cicli sulla superficie interna (cfr. gli allegati 14 e 16, punto 6.1.3.1) |
|
/M |
per le vetrature con una diffusione luminosa inferiore al 10 per cento dopo 500 cicli sulla superficie esterna e al 4 per cento dopo 100 cicli sulla superficie interna (cfr. gli allegati 14 e 16, punto 6.1.3.2) |
|
5.5.6. |
IX |
nel caso di vetrature di plastica flessibile |
|
5.5.7. |
X |
nel caso di un'unità a vetratura multipla di plastica rigida. La domanda deve inoltre recare: |
|
/A |
per le vetrature rivolte in avanti |
|
/B |
per le vetrature laterali, posteriori e del tetto |
|
/C |
per le vetrature collocate in punti dove la probabilità di essere urtate con la testa è minima o inesistente. |
Sulle vetrature di plastica che sono state sottoposte alla prova di resistenza all'abrasione descritta al punto 4 dell'allegato 3, si devono applicare anche i marchi a seguire, secondo i casi:
|
/L |
per le vetrature con una diffusione luminosa inferiore al 2 per cento dopo 1 000 cicli sulla superficie esterna e al 4 per cento dopo 100 cicli sulla superficie interna (cfr. l'allegato 16, punto 6.1.3.1) |
|
/M |
per le vetrature con una diffusione luminosa inferiore al 10 per cento dopo 500 cicli sulla superficie esterna e al 4 per cento dopo 100 cicli sulla superficie interna (cfr. l'allegato 16, punto 6.1.3.2) |
|
5.5.8. |
XI |
nel caso di vetri stratificati |
|
5.5.9. |
XII |
nel caso di vetri di vetro-plastica |
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5.5.10. |
/P |
/P nel caso di vetrature di sicurezza di vetro, con uno strato di materia plastica sulla faccia interna |
5.6. Il marchio di omologazione e il simbolo devono essere chiaramente leggibili e indelebili. Gli eventuali ulteriori simboli devono essere integrati nel marchio di omologazione.
5.7. Nell'allegato 2 del presente regolamento figurano alcuni esempi di marchi di omologazione.
5.8. Omologazione di un tipo di veicolo
Se il veicolo presentato per l'omologazione a norma del presente regolamento è conforme alle disposizioni dell'allegato 21 del medesimo, l'omologazione di quel tipo di veicolo viene rilasciata.
5.9. Ad ogni tipo omologato è assegnato un numero di omologazione. Le prime 2 cifre di tale numero (attualmente 01, per il regolamento nella sua versione originale) indicano la serie di emendamenti che incorporano le ultime modifiche tecniche principali apportate al regolamento al momento del rilascio dell'omologazione. Una parte contraente non può assegnare lo stesso numero a un altro tipo di veicolo, come definito al precedente punto 2.35.
5.10. La notifica del rilascio dell'omologazione, oppure dell'estensione, del rifiuto o della revoca di un'omologazione, oppure della cessazione definitiva della produzione di un tipo di veicolo a norma del presente regolamento deve essere trasmessa alle parti dell'accordo del 1958 che applicano il presente regolamento per mezzo di una scheda conforme al modello di cui all'allegato 1A del presente regolamento.
5.11. Su ogni veicolo conforme a un tipo di veicolo omologato a norma del presente regolamento è apposto, in modo da risultare ben visibile e in un punto facilmente accessibile, specificato sul modulo di omologazione, un marchio di omologazione internazionale composto da:
5.11.1. un cerchio all'interno del quale è iscritta la lettera «E» seguita dal numero distintivo del paese che ha rilasciato l'omologazione (3);
5.11.2. il numero del presente regolamento, seguito dalla lettera «R», da un trattino e dal numero di omologazione, a destra del cerchio di cui al punto 5.11.1.
5.12. Se nel paese che ha rilasciato l'omologazione a norma del presente regolamento, il veicolo è conforme a un tipo di veicolo omologato a norma di altri regolamenti allegati all'accordo, il simbolo di cui al punto 5.11.1 non va ripetuto; in tal caso, i simboli e i numeri aggiuntivi di tutti i regolamenti a norma dei quali è stata rilasciata l'omologazione nel paese di rilascio dell'omologazione a norma del presente regolamento sono inseriti in colonne verticali a destra del simbolo di cui al punto 5.11.1.
5.13. Il marchio di omologazione deve essere chiaramente leggibile e indelebile.
5.14. Il marchio di omologazione è apposto accanto alla o sulla targhetta recante i dati di identificazione del veicolo affissa dal costruttore.
5.15. L'allegato 2A del presente regolamento riporta alcuni esempi di marchi di omologazione.
6. PRESCRIZIONI GENERALI
6.1. Tutte le vetrature, comprese quelle destinate alla fabbricazione di parabrezza, devono essere tali da ridurre nella misura del possibile il pericolo di lesioni corporali in caso di rottura. Esse devono essere sufficientemente resistenti agli incidenti che possono verificarsi in condizioni di circolazione normale, agli agenti atmosferici e termici, agli agenti chimici, alla combustione e all'abrasione.
6.2. I materiali per vetrature di sicurezza devono inoltre avere una trasparenza sufficiente, non devono provocare alcuna deformazione percepibile degli oggetti visti attraverso il parabrezza né generare confusione fra i colori impiegati nella segnaletica stradale. In caso di rottura del parabrezza, essi devono permettere al conducente di continuare a vedere chiaramente la strada per poter frenare e fermare il veicolo in tutta sicurezza.
7. PRESCRIZIONI PARTICOLARI
Tutti i tipi di vetrature di sicurezza devono, a seconda della categoria cui appartengono, soddisfare le seguenti prescrizioni particolari:
|
7.1. |
per quanto concerne i parabrezza di vetro temperato, le prescrizioni di cui all'allegato 4, |
|
7.2. |
per quanto concerne i vetri a tempera uniforme, le prescrizioni di cui all'allegato 5, |
|
7.3. |
per quanto concerne i parabrezza stratificati ordinari, le prescrizioni di cui all'allegato 6, |
|
7.4. |
per quanto concerne i vetri stratificati ordinari, le prescrizioni di cui all'allegato 7, |
|
7.5. |
per quanto concerne i parabrezza di vetro stratificato trattato, le prescrizioni di cui all'allegato 8, |
|
7.6. |
oltre a soddisfare le rispettive prescrizioni precedenti, le vetrature di sicurezza con plastica devono soddisfare le prescrizioni di cui all'allegato 9, |
|
7.7. |
per quanto concerne i parabrezza di vetro-plastica, le prescrizioni di cui all'allegato 10, |
|
7.8. |
per quanto concerne i vetri di vetro-plastica, le prescrizioni di cui all'allegato 11, |
|
7.9. |
per quanto concerne le unità a vetratura multipla, le prescrizioni di cui all'allegato 12, |
|
7.10. |
per quanto concerne i vetri di plastica rigida, le prescrizioni di cui all'allegato 14, |
|
7.11. |
per quanto concerne i vetri di plastica flessibile, le prescrizioni di cui all'allegato 15, |
|
7.12. |
per quanto concerne le unità a vetratura multipla di plastica rigida, le prescrizioni di cui all'allegato 16. |
8. PROVE
8.1. Il presente regolamento prescrive le seguenti prove:
8.1.1. Prova di frammentazione
Questa prova ha lo scopo di:
|
8.1.1.1. |
verificare che i frammenti e le schegge prodotti dalla frammentazione del vetro siano tali da ridurre al minimo il rischio di lesioni e, |
|
8.1.1.2. |
nel caso dei parabrezza, verificare la visibilità residua dopo la rottura. |
8.1.2. Prova di resistenza meccanica
8.1.2.1. Prova d'urto con la sfera
Esistono due tipi di prove, una con una sfera da 227 g e l'altra con una sfera da 2 260 g.
|
8.1.2.1.1. |
Prova d'urto con sfera da 227 g.: lo scopo di questa prova è verificare l'aderenza dell'intercalare del vetro stratificato e la resistenza meccanica del vetro a tempera uniforme e delle vetrature di plastica. |
|
8.1.2.1.2. |
Prova d'urto con sfera da 2 260 g.: lo scopo di questa prova è valutare la resistenza del vetro stratificato alla penetrazione della sfera. |
8.1.2.2. Prova di comportamento all'urto della testa
Questa prova ha lo scopo di verificare se sono soddisfatte le condizioni inerenti alla limitazione delle lesioni in caso di urto della testa contro il parabrezza, i vetri stratificati e le vetrature di vetro-plastica e di plastica rigida diverse dai parabrezza, nonché le unità a vetratura multipla utilizzate come finestrini laterali.
8.1.3. Prova di resistenza alle condizioni ambientali
8.1.3.1. Prova di resistenza all'abrasione
Questa prova ha lo scopo di stabilire se la resistenza all'abrasione di una vetratura di sicurezza supera un dato valore.
8.1.3.2. Prova di resistenza all'alta temperatura
Questa prova ha lo scopo di stabilire se l'intercalare del vetro stratificato o della vetratura di vetro-plastica, esposto a lungo ad alte temperature, presenta bolle o altri difetti.
8.1.3.3. Prova di resistenza alle radiazioni
Questa prova ha lo scopo di stabilire se la trasmissione della luce dei vetri stratificati, delle vetrature di vetro-plastica o delle vetrature con plastica, esposti a lungo alle radiazioni, è ridotta considerevolmente ovvero se il materiale si scolorisce notevolmente.
8.1.3.4. Prova di resistenza all'umidità
Questa prova ha lo scopo di stabilire se un vetro stratificato, un vetro di vetro-plastica, una vetratura con plastica e una vetratura di plastica rigida sono in grado di resistere a lungo all'effetto dell'umidità, senza presentare alterazioni rilevanti.
8.1.3.5. Prova di resistenza alle variazioni di temperatura
Questa prova ha lo scopo di stabilire se il materiale o i materiali plastici utilizzati per le vetrature di sicurezza sono in grado di resistere a lungo all'effetto di temperature estreme senza presentare alterazioni rilevanti.
8.1.3.6. Prova di resistenza all'invecchiamento artificiale
Questa prova ha lo scopo di stabilire se la vetratura di sicurezza di plastica è in grado di resistere all'invecchiamento artificiale.
8.1.3.7. Prova di quadrettatura
Questa prova ha lo scopo di stabilire se l'aderenza di un rivestimento di una vetratura di plastica rigida resistente all'abrasione è sufficiente.
8.1.4. Qualità ottiche
8.1.4.1. Prova di trasmissione della luce
Questa prova ha lo scopo di stabilire se la trasmissione regolare della luce di una vetratura di sicurezza supera un valore determinato.
8.1.4.2. Prova di distorsione ottica
Questa prova ha lo scopo di stabilire se un parabrezza provoca una distorsione degli oggetti visti attraverso di esso tale da confondere il conducente.
8.1.4.3. Prova di separazione dell'immagine secondaria
Questa prova ha lo scopo di stabilire se la separazione angolare dell'immagine secondaria dall'immagine primaria supera un valore determinato.
8.1.5. Prova di comportamento alla combustione (resistenza al fuoco)
Questa prova ha lo scopo di stabilire se un materiale per vetrature di sicurezza presenta una velocità di combustione sufficientemente bassa.
8.1.6. Prova di resistenza agli agenti chimici
Questa prova ha lo scopo di stabilire se un materiale per vetrature di sicurezza resiste agli effetti dell'esposizione agli agenti chimici generalmente presenti o utilizzati nei veicoli (ad esempio, prodotti per la pulizia) senza presentare alterazioni significative.
8.1.7. Prova di flessibilità e di piegamento
Questa prova ha lo scopo di stabilire se una vetratura di plastica rientra nella categoria della plastica rigida o della plastica flessibile.
8.2. Prove prescritte
8.2.1. I materiali per vetrature di sicurezza devono essere sottoposti alle prove indicate nelle seguenti tabelle: 8.2.1.1 e 8.2.1.2.
8.2.1.1. Le vetrature di sicurezza devono essere sottoposte alle prove indicate nella seguente tabella:
|
Prove |
Parabrezza |
Vetri |
||||||||||
|
Vetro temperato |
Vetro stratificato ordinario |
Vetro stratificato trattato |
Vetro-plastica |
Vetro temperato |
Vetro stratificato |
Vetro-plastica |
||||||
|
I |
I-P |
II |
II-P |
III |
III-P |
IV |
|
|
|
|||
|
Frammentazione: |
A4/2 |
A4/2 |
— |
— |
A8/4 |
A8/4 |
— |
A5/2 |
— |
— |
||
|
Resistenza meccanica |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
— |
— |
A6/4.3 |
A6/4.3 |
A6/4.3 |
A6/4.3 |
A6/4.3 |
A5/3.1 |
A7/3 |
A11/3 |
||
|
— |
— |
A6/4.2 |
A6/4.2 |
A6/4.2 |
A6/4.2 |
A6/4.2 |
— |
— |
— |
||
|
Prova di comportamento all'urto della testa (4) |
A4/3 |
A4/3 |
A6/3 |
A6/3 |
A6/3 |
A6/3 |
A10/3 |
— |
— |
— |
||
|
Abrasione |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
Superficie esterna |
— |
— |
A6/5.1 |
A6/5.1 |
A6/5.1 |
A6/5.1 |
A6/5.1 |
— |
A6/5.1 |
A6/5.1 |
||
|
Superficie interna |
— |
A9/2 |
— |
A9/2 |
— |
A9/2 |
A9/2 |
A9/2 (5) |
A9/2 (5) |
A9/2 |
||
|
Alta temperatura |
— |
— |
A3/5 |
A3/5 |
A3/5 |
A3/5 |
A3/5 |
— |
A3/5 |
A3/5 |
||
|
Irraggiamento |
— |
A3/6 |
A3/6 |
A3/6 |
A3/6 |
A3/6 |
A3/6 |
— |
A3/6 |
A3/6 |
||
|
Umidità |
— |
A3/7 |
A3/7 |
A3/7 |
A3/7 |
A3/7 |
A3/7 |
A3/7 (5) |
A3/7 |
A3/7 |
||
|
Trasmissione della luce |
A3/9.1 |
A3/9.1 |
A3/9.1 |
A3/9.1 |
A3/9.1 |
A3/9.1 |
A3/9.1 |
A3/9.1 |
A3/9.1 |
A3/9.1 |
||
|
Distorsione ottica |
A3/9.2 |
A3/9.2 |
A3/9.2 |
A3/9.2 |
A3/9.2 |
A3/9.2 |
A3/9.2 |
A3/9.2 (6) |
— |
— |
||
|
Immagine secondaria |
A3/9.3 |
A3/9.3 |
A3/9.3 |
A3/9.3 |
A3/9.3 |
A3/9.3 |
A3/9.3 |
A3/9.3 (6) |
— |
— |
||
|
Resistenza alle variazioni di temperatura |
— |
A3/8 |
— |
A3/8 |
— |
A3/8 |
A3/8 |
A3/8 (5) |
A3/8 (5) |
A3/8 |
||
|
Resistenza al fuoco |
— |
A3/10 |
— |
A3/10 |
— |
A3/10 |
A3/10 |
A3/10 (5) |
A3/10 (5) |
A3/10 |
||
|
Resistenza agli agenti chimici |
— |
A3/11.2.1 |
— |
A3/11.2.1 |
— |
A3/11.2.1 |
A3/11.2.1 |
A3/11.2.1 (5) |
A3/11.2.1 (5) |
A3/11.2.1 |
||
|
||||||||||||
8.2.1.2. Le vetrature di plastica devono essere sottoposte alle prove indicate nella seguente tabella:
|
|
Vetrature di plastica diverse dai parabrezza |
||||
|
|
Plastica rigida |
Vetratura multipla |
|
||
|
Prova |
Veicoli a motore |
Rimorchi e veicoli senza occupanti |
Veicoli a motore |
Rimorchi e veicoli senza occupanti |
Plastica flessibile |
|
Flessibilità |
A3/12 |
A3/12 |
A3/12 |
A3/12 |
A3/12 |
|
Sfera da 227 g. |
A14/5 |
A14/5 |
A16/5 |
A16/5 |
A15/4 |
|
Comportamento all'urto della testa (7) |
A14/4 |
— |
A16/4 |
— |
— |
|
Trasmissione della luce (8) |
A3/9.1 |
— |
A3/9.1 |
— |
A3/9.1 |
|
Resistenza al fuoco |
A3/10 |
A3/10 |
A3/10 |
A3/10 |
A3/10 |
|
Resistenza agli agenti chimici |
A3/11 |
A3/11 |
A3/11 |
A3/11 |
A3/11.2.1 |
|
Abrasione |
A14/6.1 |
— |
A16/6.1 |
— |
— |
|
Invecchiamento artificiale |
A3/6.4 |
A3/6.4 |
A3/6.4 |
A3/6.4 |
A3/6.4 |
|
Umidità |
A14/6.4 |
A14/6.4 |
A16/6.4 |
A16/6.4 |
— |
|
Quadrettatura (8) |
A3/13 |
— |
A3/13 |
— |
— |
8.2.2. Un materiale per vetrature di sicurezza è omologato se soddisfa tutte le prescrizioni di cui ai punti 8.2.1.1 e 8.2.1.2.
9. MODIFICA O ESTENSIONE DELL'OMOLOGAZIONE DI UN TIPO DI MATERIALE PER VETRATURE DI SICUREZZA
9.1. Ogni modifica di un tipo di materiale per vetrature di sicurezza o, nel caso dei parabrezza, ogni aggiunta di un parabrezza ad un gruppo, va notificata all'autorità di omologazione che ha omologato tale tipo di materiale per vetrature di sicurezza. Tale autorità può:
|
9.1.1. |
ritenere che le modifiche apportate non siano tali da avere un'incidenza negativa considerevole e, nel caso dei parabrezza, che il nuovo tipo rientri nel gruppo omologato e, in ogni caso, che il materiale per vetrature di sicurezza continui a soddisfare le prescrizioni, o |
|
9.1.2. |
chiedere un ulteriore verbale di prova al servizio tecnico che effettua le prove. |
9.2. Notifica
9.2.1. La conferma o il rifiuto dell'omologazione (o la sua estensione) devono essere comunicati alle parti dell'accordo che applicano il presente regolamento, secondo la procedura di cui al precedente punto 5.3.
9.2.2. L'autorità competente che ha concesso un'estensione di un'omologazione appone un numero di serie su ciascuna notifica di estensione.
10. CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE
10.1. Le procedure per verificare la conformità della produzione devono soddisfare le prescrizioni di cui all'appendice 2 dell'accordo (E/ECE/324-E/ECE/TRANS/505/Rev.2) e i seguenti requisiti:
10.2. Disposizioni particolari
I controlli di cui al punto 2.2 dell'appendice 2 dell'accordo devono comprendere la conformità alle prescrizioni dell'allegato 20 del presente regolamento.
10.3. Normalmente, la frequenza delle ispezioni di cui al punto 2.4 dell'appendice 2 dell'accordo è di una l'anno.
11. SANZIONI IN CASO DI NON CONFORMITÀ DELLA PRODUZIONE
11.1. L'omologazione rilasciata ad un tipo di materiale per vetrature di sicurezza a norma del presente regolamento può essere revocata se le disposizioni di cui al precedente punto 10.1 non sono rispettate.
11.2. Se una parte dell'accordo che applica il presente regolamento revoca un'omologazione rilasciata in precedenza, essa deve immediatamente avvisare le altre parti contraenti che applicano il presente regolamento inviando loro una copia della scheda di notifica, che deve essere conforme al modello di cui all'allegato 1 del presente regolamento.
12. DISPOSIZIONI TRANSITORIE
12.1. Dalla data ufficiale di entrata in vigore del supplemento 12 al presente regolamento, nessuna delle parti contraenti che applicano il presente regolamento potrà rifiutare di rilasciare omologazioni a norma del medesimo come modificato dal supplemento 12 al regolamento nella sua forma originale.
12.2. A partire da 24 mesi dopo la data di entrata in vigore, le parti contraenti che applicano il presente regolamento rilasceranno omologazioni solo se il tipo di componente o l'entità da omologare soddisfano le prescrizioni del supplemento 12 del regolamento.
12.3. A partire da 24 mesi dopo la data di entrata in vigore del supplemento 12, le parti contraenti che applicano il presente regolamento potranno rifiutare di riconoscere l'omologazione di vetrature di sicurezza che non recano i simboli prescritti al punto 5.5 del presente regolamento.
12.4. Dalla data ufficiale di entrata in vigore della serie di modifiche 01, nessuna delle parti contraenti che applicano il presente regolamento potrà rifiutare il rilascio di un'omologazione ai sensi del presente regolamento modificato dalla serie di modifiche 01.
12.5. A partire da 24 mesi dopo la data di entrata in vigore, le parti contraenti che applicano il presente regolamento rilasceranno omologazioni solo se il tipo di materiale per vetrature di sicurezza da omologare è conforme ai requisiti del presente regolamento, come modificato dalla serie di modifiche 01.
12.6. Anche dopo l'entrata in vigore della serie di modifiche 01 del presente regolamento, le omologazioni dei materiali per vetrature di sicurezza a norma della serie di modifiche 00 del presente regolamento resteranno valide e le parti contraenti che applicano il presente regolamento continueranno ad accettarle e non potranno rifiutare di rilasciare estensioni delle omologazioni a norma della serie di modifiche 00 del presente regolamento.
12.7. Anche dopo la data di entrata in vigore della serie di modifiche 01, le omologazioni di un tipo di veicolo a norma della serie di modifiche 00 del presente regolamento resteranno valide e le parti contraenti che applicano il presente regolamento continueranno ad accettarle e non potranno rifiutare di rilasciare estensioni delle omologazioni a norma della serie di modifiche 00 del presente regolamento.
13. CESSAZIONE DEFINITIVA DELLA PRODUZIONE
Il titolare di un'omologazione che cessi completamente la produzione di un tipo di materiale per vetrature di sicurezza omologato a norma del presente regolamento ne informa l'autorità che ha rilasciato l'omologazione. A seguito di tale notifica l'autorità competente informa le altre parti dell'accordo che applicano il presente regolamento mediante copia della scheda di notifica, che deve essere conforme al modello di cui all'allegato 1 del presente regolamento.
14. NOME E INDIRIZZO DEI SERVIZI TECNICI INCARICATI DI ESEGUIRE LE PROVE DI OMOLOGAZIONE E DELLE AUTORITÀ DI OMOLOGAZIONE
Le parti dell'accordo che applicano il presente regolamento devono comunicare al segretariato delle Nazioni Unite i nomi e gli indirizzi dei servizi tecnici che effettuano le prove di omologazione e delle autorità di omologazione, cui devono essere inviati i certificati attestanti il rilascio, il rifiuto o la revoca di omologazioni rilasciate in altri paesi.
I servizi tecnici che effettuano le prove di omologazione devono rispettare le norme armonizzate in materia di funzionamento dei laboratori di prova (ISO/Guida CEI 25). Inoltre, essi devono essere designati dall'autorità di omologazione per la quale eseguono le prove di omologazione.
(1) Secondo la definizione contenuta nella risoluzione consolidata sulla costruzione dei veicoli (R.E.3), documento ECE/TRANS/WP.29/78/Rev. 2, par. 2.
(2) I numeri distintivi delle parti contraenti dell'accordo del 1958 sono riportati nell'allegato 3 della risoluzione consolidata sulla costruzione dei veicoli (R.E.3), documento ECE/TRANS/WP.29/78/Rev.2/Amend.1.
(3) Cfr. nota 2.
(4) Inoltre questa prova va effettuata sulle unità a vetratura multipla conformemente al punto 3 dell'allegato 12 (A12/3).
(5) Se la faccia interna è rivestita di materia plastica.
(6) Questa prova va effettuata solamente sui vetri a tempera uniforme da utilizzarsi come parabrezza sui veicoli lenti che non possono superare il limite massimo di velocità di fabbrica di 40 km/h.
(7) Le prescrizioni di prova dipendono dalla posizione della vetratura nel veicolo.
(8) Prova da effettuarsi solo se la vetratura sarà utilizzata in una posizione richiesta per la visibilità del conducente.
Appendice 1
Parabrezza di vetro temperato
(Caratteristiche principali e secondarie come definite nell'allegato 4 o nell'allegato 9 del regolamento n. 43)
Appendice 2
Vetri a tempera uniforme
(Caratteristiche principali e secondarie come definite nell'allegato 5 o nell'allegato 9 del regolamento n. 43)
Appendice 3
Parabrezza di vetro stratificato
(Caratteristiche principali e secondarie come definite agli allegati 6, 8 o 9 del regolamento n. 43)
Appendice 4
Vetri stratificati
(Caratteristiche principali e secondarie come definite nell'allegato 7 o nell'allegato 9 del regolamento n. 43)
Appendice 5
Parabrezza di vetro-plastica
(Caratteristiche principali e secondarie come definite nell'allegato 10 del regolamento n. 43)
Appendice 6
Vetri di vetro-plastica
(Caratteristiche principali e secondarie come definite nell'allegato 11 del regolamento n. 43)
Appendice 7
Unità a vetratura multipla
(Caratteristiche principali e secondarie come definite nell'allegato 12 o nell'allegato 16 del regolamento n. 43)
Appendice 8
Vetri di plastica rigida
(Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato 14)
Appendice 9
Vetri di plastica flessibile
(Caratteristiche principali e secondarie conformemente all'allegato 15)
Appendice 10
Contenuto dell'elenco dei parabrezza (1)
Per ogni parabrezza oggetto della presente omologazione si devono fornire, come minimo, le seguenti informazioni:
|
|
Fabbricante del veicolo |
|
|
Tipo di veicolo |
|
|
Categoria del veicolo |
|
|
Superficie di sviluppo (F) |
|
|
Altezza del segmento (h) |
|
|
Curvatura (r) |
|
|
Angolo di montaggio (α) |
|
|
Angolo formato dallo schienale del sedile (β) |
|
|
Coordinate del punto R (A, B, C) rispetto alla metà del bordo superiore del parabrezza. |
(1) Le seguenti informazioni devono essere allegate alle appendici 1, 2 (se del caso), 3 e 5 del presente allegato.
ALLEGATO 2
ESEMPI DI MARCHI DI OMOLOGAZIONE PER I COMPONENTI
(cfr. il punto 5.5 del presente regolamento)
Parabrezza di vetro temperato
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione, apposto su un parabrezza di vetro temperato, indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Parabrezza di vetro temperato con plastica
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione, apposto su un parabrezza di vetro temperato con plastica, indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Parabrezza di vetro stratificato ordinario
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione, apposto su un parabrezza di vetro stratificato ordinario, indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Parabrezza di vetro stratificato ordinario con plastica
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione, apposto su un parabrezza di vetro stratificato ordinario rivestito di materia plastica, indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Parabrezza di vetro stratificato trattato
Questo marchio di omologazione apposto su un parabrezza di vetro stratificato trattato indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Parabrezza di vetro-plastica
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione apposto su un parabrezza di vetro-plastica indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Vetri con un coefficiente di trasmissione regolare della luce < al 70 per cento
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione apposto su un vetro al quale si applicano le disposizioni del punto 9.1.4 dell'allegato 3, indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Unità a vetratura multipla con un coefficiente di trasmissione regolare della luce < al 70 per cento
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione apposto su un'unità a vetratura multipla indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Vetri a tempera uniforme da utilizzarsi come parabrezza su veicoli lenti che non possono superare il limite massimo di velocità di fabbrica di 40 km/h
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione apposto su un vetro a tempera uniforme indica che il componente in questione, da utilizzarsi come parabrezza su un veicolo lento che non può superare il limite massimo di velocità di fabbrica di 40 km/h, è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Vetri a tempera uniforme con un coefficiente di trasmissione regolare della luce < al 70 per cento
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione apposto su un vetro al quale si applicano le disposizioni del punto 9.1.4 dell'allegato 3, indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Vetri di plastica rigida
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione apposto su un vetro di plastica rigida destinato a essere rivolto in avanti, con una diffusione luminosa inferiore al 2 per cento dopo 1 000 cicli sulla superficie esterna e al 4 per cento dopo 100 cicli sulla superficie interna, indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Vetri di plastica flessibile
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione apposto su un vetro di plastica flessibile indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Unità a vetratura multipla di plastica rigida
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione apposto su un'unità a vetratura multipla di plastica rigida indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Vetri stratificati
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione apposto su un vetro stratificato indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
Vetri di vetro-plastica
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Questo marchio di omologazione apposto su un vetro di vetro-plastica indica che il componente in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) a norma del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
ALLEGATO 2A
ESEMPI DI MARCHI DI OMOLOGAZIONE PER I VEICOLI
MODELLO A
(cfr. il punto 5.11 del presente regolamento)
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Il marchio di omologazione sopra riportato, apposto su un veicolo, indica che il tipo di veicolo in questione, per quanto riguarda l'installazione delle vetrature, è stato omologato nei Paesi Bassi (E4) ai sensi del regolamento n. 43 con il numero di omologazione 012439. Il numero di omologazione indica che l'omologazione è stata rilasciata ai sensi delle prescrizioni del regolamento n. 43 modificato dalla serie di modifiche 01.
MODELLO B
(cfr. il punto 5.12 del presente regolamento)
|
a |
= |
minimo 8 mm |
Il marchio di omologazione sopra riportato, apposto su un veicolo, indica che il tipo di veicolo in questione è stato omologato nei Paesi Bassi (E4), a norma dei regolamenti n. 43 e n. 52. I numeri di omologazione indicano che, alla data in cui sono state rilasciate le rispettive omologazioni, il regolamento n. 43 comprendeva la serie di modifiche 01 e il regolamento n. 52 comprendeva la serie di modifiche 01.
ALLEGATO 3
CONDIZIONI GENERALI DI PROVA
1. PROVA DI FRAMMENTAZIONE
|
1.1. |
Il vetro da sottoporre alla prova non deve essere fissato in modo rigido; esso può tuttavia essere bloccato su un vetro uguale per mezzo di un nastro adesivo incollato lungo tutto il perimetro. |
|
1.2. |
Per ottenere la frammentazione si deve utilizzare un martello con una massa di circa 75 g oppure un altro dispositivo che dia risultati equivalenti. Il raggio di curvatura della punta deve essere di 0,2 ± 0,05 mm. |
|
1.3. |
Si deve effettuare una prova per ogni punto d'impatto prescritto. |
|
1.4. |
I frammenti devono essere esaminati utilizzando qualsiasi metodo omologato per la sua precisione relativamente al conteggio in sé e per la sua capacità di individuare la posizione corretta dove effettuare il conteggio minimo e massimo.
La registrazione permanente della tipologia di frammentazione inizia entro 10 secondi e termina entro 3 minuti dall'impatto. Il servizio tecnico deve conservare le registrazioni permanenti della tipologia di frammentazione. |
2. PROVE D'URTO CON LA SFERA
2.1. Prova d'urto con sfera da 227 g.
2.1.1. Apparecchiatura
2.1.1.1. Sfera d'acciaio temprato, con una massa di 227 g ± 2 g e un diametro di circa 38 mm.
2.1.1.2. Dispositivo che consente di lasciar cadere la sfera in caduta libera da un'altezza da precisare oppure dispositivo che consente d'imprimere alla sfera una velocità equivalente a quella che potrebbe assumere in caduta libera. Quando si ricorre ad un dispositivo che proietta la sfera, la tolleranza sulla velocità deve essere di ± 1 per cento della velocità equivalente alla velocità di caduta libera.
2.1.1.3. Supporto come quello rappresentato nella figura 1, costituito da due telai di acciaio, con bordi lavorati di 15 mm di larghezza, che si adattano l'uno sull'altro e muniti di guarnizioni di gomma di circa 3 mm di spessore, 15 mm di larghezza e con una durezza di 50 DIDC.
Il telaio inferiore è posto su una cassa di acciaio alta circa 150 mm. La provetta è mantenuta in posizione dal telaio superiore, la cui massa è di circa 3 kg. Il supporto è saldato su una piastra d'acciaio spessa circa 12 mm appoggiata al suolo con l'interposizione di un foglio di gomma spesso circa 3 mm e con una durezza di 50 DIDC.
Figura 1
Supporto per le prove con la sfera
2.1.2. Condizioni di prova
Temperatura: 20°C ± 5°C
Pressione: tra 860 e 1 060 mbar
Umidità relativa: 60 ± 20 per cento
2.1.3. Provetta
La provetta deve essere piana, di forma quadrata, con lato di 300 + 10/–0 mm, o ricavata dalla porzione più piana di un parabrezza o di un altro vetro curvo.
In alternativa, si può testare un vetro curvo. In questo caso ci si deve assicurare che ci sia un contatto adeguato tra la vetratura di sicurezza e il supporto.
2.1.4. Procedura
Si espone la provetta alla temperatura prescritta per almeno 4 ore immediatamente prima dell'inizio della prova.
Si dispone la provetta sul supporto (punto 2.1.1.3). Il piano della provetta deve essere perpendicolare alla direzione incidente della sfera con una tolleranza entro i 3°.
Nel caso di una vetratura di plastica flessibile, la provetta è mantenuta sul supporto con opportuni dispositivi di fissaggio.
Il punto d'impatto deve distare al massimo 25 mm dal centro geometrico della provetta per un'altezza di caduta inferiore o uguale a 6 m o al massimo 50 mm per un'altezza di caduta superiore a 6 m. La sfera deve urtare la faccia della provetta che rappresenta la faccia esterna della vetratura di sicurezza quando questa è montata sul veicolo. La sfera deve produrre un unico punto di impatto.
2.2. Prova d'urto con sfera da 2 260 g.
2.2.1. Apparecchiatura
2.2.1.1. Sfera d'acciaio temprato, con una massa di 2 260 g ± 20 g e un diametro di circa 82 mm.
2.2.1.2. Dispositivo che consente di lasciar cadere la sfera in caduta libera da un'altezza da precisare oppure dispositivo che consente d'imprimere alla sfera una velocità equivalente a quella che potrebbe assumere in caduta libera. Quando si ricorre ad un dispositivo che proietta la sfera, la tolleranza sulla velocità deve essere di ± 1 per cento della velocità equivalente alla velocità di caduta libera.
2.2.1.3. Il supporto deve essere come quello rappresentato nella figura 1 e identico a quello descritto al punto 2.1.1.3.
2.2.2. Condizioni di prova
Temperatura: 20 C ± 5°C
Pressione: tra 860 e 1 060 mbar
Umidità relativa: 60 ± 20 per cento.
2.2.3. Provetta
La provetta deve essere piana, di forma quadrata, con lato di 300 + 10/–0 mm o ricavata dalla porzione più piana di un parabrezza o di un'altra lastra curva per vetrature di sicurezza.
In alternativa, si può testare l'intero parabrezza o qualsiasi altra lastra curva per vetrature di sicurezza. In questo caso ci si deve assicurare che ci sia un contatto adeguato tra la vetratura di sicurezza e il supporto.
2.2.4. Procedura
Si espone la provetta alla temperatura prescritta per almeno 4 ore immediatamente prima dell'inizio della prova.
Si dispone la provetta sul supporto (punto 2.1.1.3). Il piano della provetta deve essere perpendicolare alla direzione incidente della sfera con una tolleranza entro i 3°.
Nel caso di una vetratura di plastica flessibile, la provetta è mantenuta sul supporto con opportuni dispositivi di fissaggio.
Il punto d'impatto deve distare al massimo 25 mm dal centro geometrico della provetta.
La sfera deve urtare la faccia della provetta che rappresenta la faccia interna della vetratura di sicurezza quando questa è montata sul veicolo.
La sfera deve produrre un unico punto di impatto.
3. PROVA DI COMPORTAMENTO ALL'URTO DELLA TESTA
3.1. Prova di comportamento all'urto della testa senza misurazione della decelerazione
3.1.1. Apparecchiatura
Testa di manichino, di forma sferica o semisferica, realizzata in compensato di legno duro ricoperto da un rivestimento di feltro sostituibile e munito o meno di una traversa di legno. Tra la parte sferica e la traversa si trova un pezzo intermedio che simula il collo, e dall'altro lato della traversa un'asta di montaggio.
Le dimensioni sono indicate nella figura 2. La massa totale di questo dispositivo deve essere di 10 kg ± 0,2 kg.
Figura 2
Testa di manichino
3.1.2. Dispositivo che consente di lasciar cadere la testa in caduta libera da un'altezza da precisare oppure dispositivo che consente di imprimere alla testa una velocità equivalente a quella che potrebbe assumere in caduta libera. Quando si ricorre a un dispositivo che proietta il peso che rappresenta la testa, la tolleranza sulla velocità deve essere di ± 1 per cento della velocità equivalente alla velocità di caduta libera.
3.1.3. Supporto, come quello rappresentato nella figura 3, per le prove su provette piane. Il supporto è costituito da due telai di acciaio, con i bordi lavorati larghi 50 mm, che si adattano l'uno sull'altro, muniti di guarnizioni di gomma dello spessore di circa 3 mm, larghe 15 mm ± 1 mm e con una durezza di 70 DIDC. Il telaio superiore è stretto contro quello inferiore con almeno 8 bulloni.
3.1.4. Condizioni di prova
Temperatura: 20°C ± 5°C
Pressione: tra 860 e 1 060 mbar
Umidità relativa: 60 ± 20 per cento.
3.1.5. Procedura
3.1.5.1. Prova su provetta piana
La provetta piana lunga 1 100 + 5/–2 mm e larga 500 + 5/–2 mm è mantenuta ad una temperatura costante di 20°C ± 5°C per almeno 4 ore prima delle prove.
Figura 3
Supporto per le prove con testa di manichino
Si fissa la provetta nei telai di supporto (punto 3.1.3); la coppia di serraggio dei bulloni deve garantire che lo spostamento della provetta durante la prova non superi 2 mm. Il piano della provetta deve essere sostanzialmente perpendicolare alla direzione incidente della testa del manichino. Il punto d'impatto deve situarsi ad una distanza massima di 40 mm dal centro geometrico della provetta. La testa deve urtare la faccia della provetta che rappresenta la faccia interna della vetratura di sicurezza montata sul veicolo. La testa deve provocare un unico punto di impatto.
Si sostituisce la superficie d'urto del rivestimento di feltro dopo 12 prove.
3.1.5.2. Prova su parabrezza completo (utilizzato soltanto per un'altezza di caduta inferiore o pari a 1,5 m)
Il parabrezza è poggiato liberamente su un supporto con l'interposizione di un nastro di gomma di durezza pari a 70 DIDC e spesso circa 3 mm; la larghezza del contatto perimetrale è di circa 15 mm.
Il supporto è costituito da un pezzo rigido riproducente la forma del parabrezza in modo che la testa del manichino colpisca la faccia interna. All'occorrenza, il parabrezza è mantenuto sul supporto con opportuni dispositivi di fissaggio.
Il supporto posa su uno zoccolo rigido con l'interposizione di un foglio di gomma della durezza di 70 DIDC e spesso circa 3 mm. La superficie del parabrezza deve essere sostanzialmente perpendicolare alla direzione incidente della testa del manichino.
Il punto d'impatto deve situarsi al massimo a 40 mm dal centro geometrico del parabrezza. La testa deve urtare la faccia del parabrezza che rappresenta la faccia interna della vetratura di sicurezza montata sul veicolo. La testa deve produrre un unico punto di impatto.
Si sostituisce la superficie d'urto del rivestimento di feltro dopo 12 prove.
3.2. Prova di comportamento all'urto della testa con misurazione della decelerazione
3.2.1. Apparecchiatura
Nel caso di prove di comportamento all'urto della testa con contemporanea determinazione dei valori HIC, la massa d'urto è la testa di manichino, come nella figura 2.1. La massa totale della testa di manichino dovrebbe essere 10,0 + 0,2/ –0,0 kg.
Al centro della piastra di supporto (24), il blocco di fissaggio triassiale (26) è montato in corrispondenza del centro di gravità per ricevere gli accelerometri (27). Gli accelerometri devono essere disposti verticalmente gli uni verso gli altri.
La calotta (18) e la copertura (19) situate sotto la piastra di supporto hanno praticamente le stesse proprietà elastiche del cranio umano. Le proprietà elastiche della testa di manichino al momento dell'impatto dipendono dalla durezza e dallo spessore dell'anello intermedio (13) e della calotta.
Figura 2.1
Testa di manichino del peso di 10 kg
Elenco dei pezzi che compongono la testa di manichino da 10 kg rappresentata nella figura 2.1
|
Posizione n. |
Numero di pezzi |
Codificazione standard |
Materiale |
Osservazioni |
|
1 |
1 |
Supporto magnetico |
Acciaio DIN 17100 |
— |
|
2 |
1 |
Ammortizzatore di vibrazioni |
Gomma / acciaio |
Diametro: 50 mm Spessore: 30 mm Filetto: M10 |
|
3 |
4 |
Connettore BNC ad alta frequenza |
— |
— |
|
4 |
1 |
Dado esagonale DIN 985 |
— |
— |
|
5 |
6 |
Disco DIN 125 |
— |
— |
|
6 |
3 |
Giunto di transizione |
— |
— |
|
7 |
6 |
Vite cilindrica DIN 912 |
— |
— |
|
8 |
3 |
Dado esagonale |
— |
— |
|
9 |
3 |
Disco |
Acciaio DIN 17100 |
Diametro del foro: 8 mm Diametro esterno: 35 mm Spessore: 1,5 mm |
|
10 |
3 |
Anello di gomma |
Gomma, durezza 60 DIDC |
Diametro del foro: 8 mm Diametro esterno: 30 mm Spessore: 10 mm |
|
11 |
1 |
Anello ammortizzante |
Imballaggio di carta |
Diametro del foro: 120 mm Diametro esterno: 199 mm Spessore: 0,5 mm |
|
12 |
— |
— |
— |
— |
|
13 |
1 |
Anello intermedio |
Butadiene-gomma, durezza circa 80 DIDC |
Diametro del foro: 129 mm Diametro esterno: 192 mm Spessore: 4 mm |
|
14 |
3 |
Tubo guida |
Politetrafluoretene (PTFE) |
Diametro interno: 8 mm Diametro esterno: 10 mm Lunghezza: 40 mm |
|
15 |
3 |
Dado esagonale |
— |
— |
|
16 |
3 |
Bullone filettato DIN 976 |
— |
— |
|
17 |
3 |
Inserto avvitato |
Lega di fonderia DIN 1709-GD- CuZn 37Pb |
— |
|
18 |
1 |
Calotta |
Poliammide 12 |
— |
|
19 |
1 |
Copertura |
Butadiene-gomma |
Spessore: 6 mm Nervatura su un lato |
|
20 |
1 |
Boccola di guida |
Acciaio DIN 17100 |
— |
|
21 |
4 |
Vite a testa fresata |
— |
— |
|
22 |
1 |
Disco ammortizzante |
Imballaggio di carta |
Diametro: 65 mm Spessore: 0,5 mm |
|
23 |
— |
— |
— |
— |
|
24 |
1 |
Piastra di supporto |
Acciaio DIN 17100 |
— |
|
25 |
1 |
Vite di fissaggio con esagono incassato |
Classe di resistenza 45H |
— |
|
26 |
1 |
Blocco di fissaggio triassiale |
— |
— |
|
27 |
3 |
Accelerometro |
— |
— |
|
28 |
1 |
Elemento di legno |
Carpino, strati incollati |
— |
|
29 |
1 |
Piastra di protezione |
Lega (AlMg5) |
— |
|
30 |
1 |
Cuffia di protezione |
Poliammide 12 |
— |
3.2.2. Regolazione e taratura
Per eseguire la prova di comportamento all'urto della testa, fissare la testa di manichino al braccio trasversale del sistema di guida (figura 2.2) e posizionarla all'altezza di caduta desiderata utilizzando un dispositivo di sollevamento. Durante la prova di comportamento all'urto della testa il braccio trasversale con la testa di manichino è sganciato. Dopo aver superato la fotocellula regolabile in altezza, la testa di manichino è sganciata dal braccio trasversale, la caduta del braccio trasversale è ammortizzata e la testa di manichino cade sul campione.
La testa di manichino non può ricevere alcun impulso dal dispositivo di caduta o dal cavo di misura, pertanto è accelerata solo dalla gravità e cade verticalmente.
Figura 2.2
Apparecchiatura per la prova di comportamento all'urto della testa con misurazione della decelerazione
3.2.2.1. Dispositivo di misura che consente di determinare i valori HIC con la testa di manichino descritta al punto 3.2.1.
3.2.2.2. Dispositivi di taratura della testa di manichino
Il dispositivo di caduta deve consentire una regolazione precisa, entro 1 mm, delle altezze di caduta tra i 50 mm e i 254 mm. Per queste altezze di caduta ridotte non è necessario un sistema di guida.
Una piastra d'urto di acciaio delle dimensioni di 600 mm × 600 mm e spessa almeno 50 mm. La superficie d'urto deve essere levigata:
rugosità della superficie Rmax = 1 mm, tolleranza di planarità t = 0,05 mm.
3.2.2.3. Regolazione e taratura della testa di manichino
La testa di manichino deve essere tarata e regolata, se necessario, prima di ciascuna serie di prove e al massimo dopo 50 prove nell'arco di una serie.
La piastra d'urto deve essere pulita e asciutta e durante la prova deve poggiare con una curvatura non positiva su di una base di calcestruzzo.
Alla testa di manichino è consentito colpire la piastra d'urto verticalmente. Le altezze di caduta (misurate dal punto più basso della testa di manichino alla superficie della piastra d'urto) sono 50, 100, 150 e 254 mm. Si devono registrare le curve di decelerazione.
La decelerazione massima az dalle diverse altezze di caduta lungo l'asse z deve rientrare nei limiti riportati nella tabella:
|
Altezza di caduta mm |
Decelerazione massima az quale multiplo dell'accelerazione dovuta alla gravità g |
|
50 |
64 ± 5 |
|
100 |
107 ± 5 |
|
150 |
150 ± 7 |
|
254 |
222 ± 12 |
Le curve di decelerazione devono essere basate su una vibrazione unimodale. La curva di decelerazione dell'altezza di caduta di 254 mm deve essere compresa tra 1,2 ms e 1,5 ms oltre 100 g.
Se le prescrizioni di cui al punto 3.2.2.3 non sono soddisfatte, le proprietà elastiche della testa di manichino devono essere regolate variando lo spessore dell'anello intermedio (13) nella piastra di supporto. Si può procedere regolando i tre dadi esagonali di sicurezza (8) sui bulloni filettati (16) con cui la calotta (18) è fissata alla piastra di supporto (24). Gli anelli di gomma (10) sotto i dadi esagonali (8) non devono essere fragili o incrinati.
La copertura (19) della superficie d'urto e l'anello intermedio (13) devono sempre essere immediatamente sostituiti se danneggiati, specialmente quando non è più possibile regolare la testa di manichino.
3.2.3. Il supporto necessario per le prove sulle provette piane è come descritto al punto 3.1.3.
3.2.4. Le condizioni di prova sono specificate al punto 3.1.4.
3.2.5. Prove su vetrature intere (utilizzate per un'altezza di caduta tra 1,5 m e 3 m). Poggiare la vetratura su un supporto con l'interposizione di un nastro di gomma di durezza 70 DIDC spesso circa 3 mm.
La vetratura deve essere mantenuta sul supporto con opportuni dispositivi di fissaggio. La superficie della vetratura deve essere sostanzialmente perpendicolare alla direzione incidente della testa di manichino. Il punto d'impatto deve situarsi al massimo a 40 mm dal centro geometrico della vetratura. La testa deve urtare la faccia che rappresenta la faccia interna della vetratura di plastica montata sul veicolo. La testa deve produrre un unico punto di impatto.
Partendo dall'altezza di caduta iniziale scelta, in ciascuna prova successiva le altezze di caduta devono aumentare rispettivamente di 0,5 m. Le curve di decelerazione generate al momento dell'impatto sul campione per ax, ay e az devono essere registrare in relazione al tempo t.
Dopo la prova di comportamento all'urto della testa, si deve controllare se il bordo della vetratura si è spostato di oltre 2 mm nel supporto e se si è soddisfatta la prescrizione relativa al punto d'impatto. Le componenti dell'accelerazione ax e ay per gli impatti verticali devono essere inferiori a 0,1 az.
3.2.6. Valutazione
Le curve di decelerazione devono essere valutate come segue:
|
|
La decelerazione risultante ares(t) nel centro di gravità secondo l'equazione 1) dalle curve di decelerazione misurate ax(t), ay(t) e az(t) deve essere espressa come multipli dell'accelerazione dovuta alla gravità.
|
|
|
Bisogna determinare per quanto tempo è continuamente superata una decelerazione di 80 g con ares e la decelerazione maggiore di ares. Il valore HIC deve essere calcolato in funzione del rischio di trauma cranico/cerebrale grave utilizzando la seguente equazione 2):
|
|
|
I limiti dell'integrale t1 e t2 devono essere scelti in modo che l'integrale abbia un valore massimo. |
4. PROVA DI RESISTENZA ALL'ABRASIONE
4.1. Apparecchiatura
4.1.1. Apparecchiatura per abrasione (1) rappresentata schematicamente nella figura 4 e costituita da: un disco orizzontale rotante, fissato al centro, che ruota in senso antiorario ad una velocità di 65-75 g/min.
Figura 4
Schema dell'apparecchiatura per abrasione
Due bracci paralleli zavorrati, ciascun braccio è munito di una rotella abrasiva speciale che ruota liberamente attorno a un asse orizzontale munito di cuscinetto a sfere; ciascuna rotella poggia sulla provetta con una pressione applicata da una massa di 500 g.
Il disco rotante del dispositivo di abrasione deve ruotare regolarmente, sostanzialmente in un piano (lo scostamento rispetto a detto piano non deve superare ± 0,05 mm a una distanza di 1,6 mm dalla periferia del disco).
Le rotelle sono montate in modo da ruotare in senso contrario l'una all'altra quando sono a contatto con la provetta in rotazione, in questo modo esse esercitano un'azione di compressione e abrasione lungo linee curve su una corona di circa 30 cm2, due volte per ciascuna rotazione della provetta.
4.1.2. Rotelle abrasive (2), del diametro di 45-50 mm e dello spessore di 12,5 mm ciascuna, realizzate in un materiale abrasivo speciale finemente polverizzato, incorporato in una massa di gomma di media durezza. Le rotelle devono presentare una durezza di 72 ± 5 DIDC misurata in quattro punti equidistanti sulla linea mediana della superficie abrasiva con la pressione applicata verticalmente lungo un diametro della rotella; le letture devono essere eseguite 10 s dopo l'applicazione della pressione.
Le rotelle abrasive devono essere rodate lentamente su una lastra di vetro piano per presentare una superficie rigorosamente piana.
4.1.3. La sorgente luminosa è costituita da una lampadina a incandescenza il cui filamento è contenuto in un parallelepipedo di 1,5 mm × 1,5 mm × 3 mm. La tensione applicata al filamento della lampadina deve essere tale che la sua temperatura di colore sia 2 856 ± 50 K. Detta tensione deve essere stabilizzata a ± 1/1 000. Lo strumento di misura utilizzato per verificare questa tensione deve avere una precisione adatta a questa applicazione.
4.1.4. Sistema ottico costituito da una lente con distanza focale f di almeno 500 mm e corretta per le aberrazioni cromatiche. L'apertura completa della lente non deve superare f/20. La distanza tra lente e sorgente luminosa deve essere regolata in modo da ottenere un fascio luminoso sostanzialmente parallelo. Si inserisce un diaframma per limitare il diametro del fascio luminoso a 7 mm ± 1 mm. Detto diaframma deve essere posto ad una distanza di 100 mm ± 50 mm dalla lente, dal lato opposto alla sorgente luminosa.
4.1.5. Strumento per la misurazione della luce diffusa (cfr. la figura 5), costituito da una cellula fotoelettrica con integratore sferico del diametro di 200-250 mm. La sfera deve essere munita di aperture di entrata e di uscita della luce. L'apertura di entrata deve essere circolare e il suo diametro deve essere almeno doppio di quello del fascio luminoso. L'apertura di uscita della sfera deve essere munita di un dispositivo di intercettazione della luce oppure di un campione di riflettanza, secondo la procedura di cui al punto 4.4.3. Il dispositivo intercettatore deve assorbire tutta la luce quando sulla traiettoria del fascio luminoso non è disposta alcuna provetta.
L'asse del fascio luminoso deve passare per il centro delle aperture di entrata e di uscita. Il diametro b dell'apertura di uscita deve essere pari a 2 a. tg 4°, dove a. è il diametro della sfera. La cellula fotoelettrica deve essere disposta in modo da non poter essere raggiunta dalla luce proveniente direttamente dall'apertura di entrata o dal campione di riflettanza.
Le superfici interne della sfera integratrice e del campione di riflettanza devono presentare fattori di riflessione praticamente uguali e devono essere opache e non selettive.
Il segnale di uscita della cellula fotoelettrica deve essere lineare entro ± 2 per cento nella gamma di intensità luminosa utilizzata. La costruzione dell'apparecchio deve essere tale da non consentire alcuna deviazione del galvanometro quando la sfera non è illuminata.
Tutta l'apparecchiatura deve essere controllata a intervalli regolari mediante campioni calibrati di attenuazione di visibilità.
Se si eseguono misure dell'attenuazione di visibilità con un'apparecchiatura o con metodi diversi da quelli sopradescritti, i risultati devono essere opportunamente corretti per concordarli con i risultati ottenuti con l'apparecchio di misura sopradescritto.
Figura 5
Trasmissometro
4.2. Condizioni di prova
Temperatura: 20 C ± 5°C
Pressione: tra 860 e 1 060 mbar
Umidità relativa: 60 ± 20 per cento.
4.3. Provette
Le provette devono essere piane, di forma quadrata, con il lato di 100 mm e le facce sostanzialmente piane e parallele, con un foro centrale di fissaggio del diametro di 6,4 mm, + 2/ – 0se necessario.
4.4. Procedura
La prova di resistenza all'abrasione deve essere realizzata sulla superficie della provetta che rappresenta la faccia esterna della vetratura montata sul veicolo e anche sulla faccia interna, se è di materia plastica.
4.4.1. Immediatamente prima e dopo l'abrasione si puliscono le provette nel modo seguente:
|
a) |
pulire con un panno di lino e acqua corrente pulita; |
|
b) |
sciacquare con acqua distillata o acqua demineralizzata; |
|
c) |
asciugare in corrente di ossigeno o di azoto; |
|
d) |
eliminare tutte le eventuali tracce d'acqua tamponando delicatamente con un panno di lino inumidito. All'occorrenza, asciugare premendo leggermente tra due panni di lino. |
Evitare qualsiasi trattamento ad ultrasuoni. Le provette pulite devono essere manipolate soltanto per i bordi e messe al riparo da qualsiasi deterioramento o contaminazione superficiale.
4.4.2. Condizionare le provette per almeno 48 ore ad una temperatura di 20°C ± 5°C e ad un'umidità relativa di 60 ± 20 per cento.
4.4.3. Mettere immediatamente la provetta contro l'apertura di entrata della sfera integratrice. L'angolo tra la normale (perpendicolare) alla sua superficie e l'asse del fascio luminoso non deve superare 8°.
Eseguire le seguenti quattro letture:
|
Rilevazione |
Con provetta |
Con intercettatore di luce |
Con campione di riflettanza |
Quantità rappresentata |
|
T1 |
No |
No |
Sì |
Luce incidente |
|
T2 |
Sì |
No |
Sì |
Luce totale trasmessa dalla provetta |
|
T3 |
No |
Sì |
No |
Luce diffusa dall'apparecchiatura |
|
T4 |
Sì |
Sì |
No |
Luce diffusa dall'apparecchiatura e dalla provetta |
Ripetere le letture T1, T2, T3, T4 per altre posizioni prescritte della provetta per determinarne l'uniformità.
Calcolare il coefficiente di trasmissione totale
Calcolare il coefficiente di trasmissione totale Td con la formula:
Calcolare la percentuale di attenuazione per diffusione di visibilità o diffusione luminosa o entrambe con la formula:
Si misura l'attenuazione di visibilità iniziale della provetta in almeno quattro punti equidistanti nella zona non sottoposta all'abrasione con la formula sopraccitata. Si fa la media dei risultati ottenuti per ciascuna provetta. In luogo delle quattro misure si può ottenere un valore medio facendo ruotare la provetta, con regolarità, alla velocità di tre giri/secondo o più.
Si eseguono per ciascuna vetratura di sicurezza tre prove con lo stesso carico. Si utilizza l'attenuazione di visibilità quale misura dell'abrasione corrispondente, dopo aver sottoposto la provetta alla prova di abrasione.
Si misura la luce diffusa dalla pista sottoposta all'abrasione in almeno quattro punti equidistanti lungo detta pista applicando la formula sopraccitata. Si fa la media dei risultati ottenuti per ciascuna provetta. In luogo delle quattro misure si può ottenere un valore medio facendo ruotare la provetta, con regolarità, alla velocità di tre giri/secondo o più.
4.5. La prova di abrasione è eseguita soltanto se il laboratorio che esegue la prova lo ritiene necessario in base alle informazioni disponibili.
Ad eccezione dei materiali di vetro-plastica, generalmente non è necessario eseguire ulteriori prove in seguito a modifiche dell'intercalare o dello spessore dei materiali.
4.6. Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
Le caratteristiche secondarie non intervengono.
5. PROVA DI RESISTENZA ALL'ALTA TEMPERATURA
5.1. Procedura
Riscaldare fino a 100°C tre campioni o tre provette quadrati di almeno 300 mm × 300 mm ricavati dal laboratorio, secondo i casi, da tre parabrezza o da tre vetri. Uno dei lati deve corrispondere al bordo superiore della vetratura. Mantenere questa temperatura per 2 ore e lasciar raffreddare i campioni o le provette a temperatura ambiente. Se la vetratura di sicurezza ha due superfici esterne di materiale non organico, la prova può essere eseguita immergendo il campione verticalmente in acqua bollente per il tempo prescritto, avendo cura di evitare qualsiasi shock termico involontario. Se i campioni sono ricavati da parabrezza, uno dei bordi di ciascun campione deve essere costituito da una parte del bordo del parabrezza.
5.2. Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
|
|
Incolore |
Colorato |
|
Colorazione dell'intercalare |
1 |
2 |
Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
5.3. Interpretazione dei risultati
|
5.3.1. |
La prova di resistenza all'alta temperatura è considerata superata se non compaiono bolle né altri difetti a più di 15 mm da un bordo non tagliato o a più di 25 mm da un bordo tagliato della provetta o del campione o a più di 10 mm da qualsiasi incrinatura che si possa originare durante la prova. |
|
5.3.2. |
Una serie di provette o di campioni presentata per l'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista della prova di resistenza all'alta temperatura se tutte le prove hanno dato un risultato positivo. |
6. PROVA DI RESISTENZA ALLE RADIAZIONI
6.1 Metodo di prova
6.1.1. Apparecchiatura
6.1.1.1. La sorgente delle radiazioni è costituita da una lampada a vapori di mercurio a media pressione, composta da un tubo di quarzo che non produce ozono e il cui asse è verticale. Le dimensioni nominali della lampada devono essere: 360 mm di lunghezza e 9,5 mm di diametro. La lunghezza dell'arco deve essere di 300 mm ± 4 mm. La potenza di alimentazione della lampada deve essere di 750 W ± 50 W.
Può essere utilizzata qualsiasi altra sorgente di radiazione che produca lo stesso effetto della lampada sopradescritta. Per verificare che gli effetti di un'altra sorgente siano gli stessi, si deve eseguire un confronto misurando mediante filtri adeguati la quantità di energia emessa in un intervallo di lunghezza d'onda compreso tra i 300 e i 450 nanometri. La sorgente alternativa deve quindi essere utilizzata con detti filtri.
Nel caso delle vetrature di sicurezza per le quali non esiste una correlazione soddisfacente tra questa prova e le condizioni di utilizzo, occorre riesaminare le condizioni di prova.
6.1.1.2. Trasformatore di alimentazione e condensatore in grado di fornire alla lampada (punto 6.1.1.1) un picco di tensione d'innesco di almeno 1 100 V e una tensione di funzionamento di 500 V ± 50 V.
6.1.1.3. Dispositivo destinato a sostenere e a far ruotare le provette a una velocità compresa tra 1 e 5 giri/minuto attorno alla sorgente di radiazione disposta al centro in modo da assicurare un'esposizione regolare.
6.1.2. Provette
6.1.2.1. Le dimensioni delle provette sono: 76 mm × 300 mm.
6.1.2.2. Le provette sono ricavate dal laboratorio dalla parte superiore delle vetrature in modo che:
per tutti i vetri, il bordo superiore delle provette coincida con il bordo superiore del vetro;
per i parabrezza, il bordo superiore delle provette coincida con il limite superiore della zona nella quale deve essere controllato e determinato il coefficiente di trasmissione regolare conformemente al punto 9.1.2.2 del presente allegato.
6.1.3. Procedura
Verificare il coefficiente di trasmissione regolare della luce di tre provette prima dell'esposizione e conformemente alla procedura di cui ai punti da 9.1.1 a 9.1.2 del presente allegato. Proteggere dalle radiazioni una parte di ciascuna provetta e disporre quindi le provette nell'apparecchiatura di prova con il lato lungo parallelo all'asse della lampada e a 230 mm da detto asse. Mantenere la temperatura delle provette a 45°C ± 5°C per tutta la durata della prova.
Disporre davanti alla lampada la faccia di ciascuna provetta che rappresenta la faccia esterna del vetro del veicolo. Per il tipo di lampada definito al punto 6.1.1.1, il tempo di esposizione deve essere di 100 ore. Dopo l'esposizione, misurare nuovamente il coefficiente di trasmissione sulla superficie esposta di ciascuna provetta.
6.1.4. Ogni provetta o campione (tre in totale) deve essere esposto, conformemente alla procedura sopradescritta, ad un irraggiamento tale che la radiazione in ciascun punto della provetta o del campione prodotta sull'intercalare utilizzato equivalga ad un irraggiamento solare di 1 400 W/m2 per 100 ore.
6.2. Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
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|
Incolore |
Colorato |
|
Colorazione del vetro |
2 |
1 |
|
Colorazione dell'intercalare |
1 |
2 |
Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
6.3. Interpretazione dei risultati
6.3.1. Il risultato della prova di resistenza alle radiazioni è considerato positivo se si verificano le seguenti condizioni:
6.3.1.1. Il coefficiente di trasmissione della luce totale non scende al di sotto del 95 per cento del valore iniziale prima dell'irraggiamento quando la trasmissione è misurata conformemente ai punti 9.1.1 e 9.1.2 del presente allegato e comunque non scende:
6.3.1.1.1. al di sotto del 70 per cento nel caso di parabrezza e altre vetrature collocate in una posizione richiesta per la visibilità del conducente.
6.3.2. Una serie di provette o di campioni presentata per l'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista della prova di resistenza alle radiazioni se tutte le prove hanno dato un risultato positivo.
6.4. Prova di resistenza all'invecchiamento artificiale
6.4.1. Metodo di prova
6.4.1.1. Apparecchiatura
6.4.1.1.1. Lampada allo xeno ad arco lungo
Il dispositivo usato per l'esposizione (3) deve utilizzare come sorgente di irraggiamento una lampada allo xeno ad arco lungo, tuttavia sono ammessi anche altri metodi che producano il livello di esposizione radiante alla radiazione ultravioletta richiesto. Il vantaggio della lampada allo xeno ad arco lungo è che, se filtrata correttamente e sottoposta a regolare manutenzione, è in grado di produrre uno spettro che si avvicina molto a quello della luce naturale. A questo fine, il tubo di quarzo del bruciatore allo xeno deve essere munito di opportuni filtri ottici di vetro borosilicato (4). Le lampade allo xeno utilizzate devono essere alimentate da una fonte di corrente elettrica di 50 o 60 Hz adeguata, tramite trasformatori a reattanza e impianti elettrici appropriati.
Il dispositivo usato per l'esposizione deve comprendere le attrezzature necessarie per misurare e/o controllare quanto segue:
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a) |
Irradiamento |
|
b) |
Temperatura del pannello nero BST |
|
c) |
Acqua nebulizzata |
|
d) |
Programma o ciclo di funzionamento |
Il dispositivo usato per l'esposizione deve essere di materiali inerti che non contaminino l'acqua usata nella prova.
L'irradiamento deve essere misurato sulla superficie della provetta e controllato conformemente alle raccomandazioni del fabbricante del dispositivo usato per l'esposizione.
L'esposizione radiante alla radiazione ultravioletta totale (5) (joule per metro quadrato) si deve misurare o calcolare e considerare come misura principale dell'esposizione della provetta.
6.4.1.2. Provette
Generalmente, le dimensioni delle provette sono quelle specificate nel metodo di prova appropriato per la o le proprietà da misurare dopo l'esposizione.
Il numero di provette e di provette di controllo per ciascuna condizione di prova o fase dell'esposizione è determinato secondo i metodi di prova. A tali provette si devono aggiungere quelle richieste per le valutazioni visive.
Si raccomanda di effettuare le valutazioni visive sulle provette di maggiori dimensioni sottoposte a prova.
6.4.1.3. Procedura
Misurare la trasmissione della luce delle provette da esporre conformemente al punto 9.1 del presente allegato. Misurare la resistenza all'abrasione delle superfici delle provette di controllo conformemente al punto 4 del presente allegato. Disporre davanti alla lampada la faccia di ciascuna provetta che rappresenta la faccia esterna del vetro del veicolo. Le altre condizioni di esposizione sono:
6.4.1.3.1. l'irradiamento non deve variare oltre ± 10 per cento su tutta la superficie della provetta.
6.4.1.3.2. Ad intervalli opportuni, pulire i filtri della lampada lavandoli con acqua e detergente. È possibile sostituire i filtri ad arco allo xeno seguendo le raccomandazioni del fabbricante dell'attrezzatura.
6.4.1.3.3. Durante la fase asciutta del ciclo, la temperatura all'interno del dispositivo usato per l'esposizione deve essere controllata tramite la circolazione di una quantità di aria sufficiente a mantenere una temperatura costante del pannello nero BST.
Nel dispositivo ad arco allo xeno usato per l'esposizione, tale temperatura deve essere di 70°C ± 3 C, come indicato da un termometro Black Standard o equivalente.
Il termometro Black Standard deve essere montato sul portaprovette e le letture devono essere rilevate nel punto dove si sviluppa il calore massimo in seguito all'esposizione alla luce.
6.4.1.3.4. Durante le fasi asciutte del ciclo, l'umidità relativa all'interno del dispositivo usato per l'esposizione deve essere controllata a 50 ± 5 per cento.
6.4.1.3.5. L'acqua deionizzata usata nel ciclo di nebulizzazione deve contenere meno di 1 ppm di solidi di silice e non deve lasciare depositi o residui permanenti sulle provette che interferirebbero con le misure successive.
6.4.1.3.6. Il pH dell'acqua deve essere tra 6,0 e 8,0 e la conduttività deve essere inferiore a 5 microsiemens.
6.4.1.3.7. La temperatura dell'acqua nella linea di entrata nel dispositivo usato per l'esposizione deve essere la temperatura ambiente dell'acqua.
6.4.1.3.8. L'acqua deve colpire le provette sotto forma di getto fine; il volume d'acqua deve essere sufficiente a bagnare le provette in modo uniforme al momento dell'impatto.
L'acqua nebulizzata deve essere diretta esclusivamente contro la superficie delle provette rivolta verso la sorgente luminosa. Il ricircolo dell'acqua nebulizzata e l'immersione delle provette nell'acqua non sono consentiti.
6.4.1.3.9. Le provette devono ruotare intorno all'arco per consentire una distribuzione uniforme della luce. Nel dispositivo usato per l'esposizione tutte le posizioni devono essere occupate da provette o surrogati per garantire il mantenimento di una distribuzione uniforme della temperatura. Le provette devono essere posizionate in appositi supporti con il retro esposto all'ambiente della camera di prova. Non si deve consentire ai riflessi dalle pareti della camera di prova di colpire la superficie posteriore dei campioni. Se necessario, i campioni possono essere muniti di maschere per bloccare tali riflessi, purché queste non ostacolino la libera circolazione dell'aria sulla superficie dei campioni.
6.4.1.3.10. Il dispositivo usato per l'esposizione deve fornire una luce continua e acqua nebulizzata intermittente durante cicli di 2 ore. Ciascun ciclo di 2 ore è suddiviso in periodi in cui le provette sono esposte alla luce senza acqua nebulizzata per 102 minuti e alla luce con acqua nebulizzata per 18 minuti.
6.4.1.4. Valutazione
Dopo l'esposizione, le provette possono essere pulite, se necessario, seguendo le raccomandazioni del costruttore, per rimuovere eventuali residui.
Fare una valutazione visiva delle provette esposte in relazione alle proprietà di seguito elencate:
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a) |
bolle |
|
b) |
colore |
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c) |
attenuazione della visibilità |
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d) |
alterazione evidente |
Misurare la trasmissione della luce delle provette esposte.
6.4.1.5. Espressione dei risultati
Annotare le valutazioni visive delle provette esposte raffrontando l'aspetto di ciascuna di esse con quello della provetta di controllo non esposta.
Il coefficiente di trasmissione regolare della luce misurato non deve discostarsi di oltre il 5 per cento dal valore registrato durante la prova sui campioni non esposti e non deve essere inferiore a:
70 per cento nel caso di parabrezza e altre vetrature collocate in una posizione richiesta per la visibilità del conducente.
7. PROVA DI RESISTENZA ALL'UMIDITÀ
7.1. Procedura
Mantenere tre campioni o tre provette quadrati di almeno 300 mm × 300 mm in posizione verticale per due settimane in un ambiente chiuso in cui la temperatura è mantenuta a 50°C ± 2°C e l'umidità relativa a 95 ± 4 per cento. In caso di vetrature di plastica rigida e unità a vetratura multipla di plastica rigida, il numero di campioni deve essere dieci.
Le provette devono essere preparate in modo che:
|
a) |
almeno un bordo delle provette coincida con un bordo originale del vetro, |
|
b) |
se si sottopongono alla prova varie provette contemporaneamente, si deve prevedere uno spazio adeguato tra ciascuna di esse. |
Si devono adottare precauzioni, affinché la condensa che si forma sulle pareti o sul soffitto della camera di prova non ricada sulle provette.
7.2. Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
|
|
Incolore |
Colorato |
|
Colorazione dell'intercalare |
1 |
2 |
Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
7.3. Interpretazione dei risultati
|
7.3.1. |
Una vetratura di sicurezza è considerata soddisfacente dal punto di vista della resistenza all'umidità, se non si riscontrano cambiamenti di rilievo a oltre 10 mm dai bordi non tagliati ed a oltre 15 mm dai bordi tagliati dopo una permanenza di 2 ore in atmosfera ambiente per le vetrature stratificate ordinarie e trattate e dopo una permanenza di 48 ore in atmosfera ambiente per le vetrature con materiale plastico e le vetrature di vetro-plastica. |
|
7.3.2. |
Una serie di provette o di campioni presentata per l'omologazione è considerata soddisfacente dal punto di vista della prova di resistenza all'umidità se tutte le prove hanno dato un risultato positivo. |
8. PROVA DI RESISTENZA ALLE VARIAZIONI DI TEMPERATURA
8.1. Metodo di prova
Mettere due provette di 300 mm × 300 mm in un recipiente chiuso a una temperatura di – 40°C ± 5°C per 6 ore, poi metterle all'aperto ad una temperatura di 23°C ± 2°C per un'ora o fino a che le provette non raggiungono l'equilibrio di temperatura. Successivamente, posizionare le provette con circolazione di aria ad una temperatura di 72°C ± 2°C per 3 ore. Dopo averle nuovamente messe all'aperto a una temperatura di 23°C ± 2 C e averle lasciate raffreddare fino a raggiungere tale temperatura, esaminarle.
8.2. Indice di difficoltà delle caratteristiche secondarie
|
|
Incolore |
Colorato |
|
Colorazione dell'intercalare o del rivestimento di materia plastica |
1 |
2 |
Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
8.3 Interpretazione dei risultati
Il risultato della prova di resistenza alle variazioni di temperatura è considerato positivo, se le provette non presentano incrinature, opacizzazione, separazione degli strati o altre alterazioni evidenti.
9. QUALITÀ OTTICHE
9.1. Prova di trasmissione della luce
9.1.1. Apparecchiatura
9.1.1.1. La sorgente luminosa è costituita da una lampadina ad incandescenza il cui filamento è contenuto in un parallelepipedo di 1,5 mm × 1,5 mm × 3 mm. La tensione applicata al filamento della lampadina deve essere tale che la sua temperatura di colore sia 2 856 ± 50 K. Detta tensione deve essere stabilizzata a ± 1/1 000. Lo strumento di misura utilizzato per verificare questa tensione deve avere una precisione adatta a questa applicazione.
9.1.1.2. Sistema ottico costituito da una lente con distanza focale f di almeno 500 mm e corretta per le aberrazioni cromatiche. L'apertura completa della lente non deve superare f/20. La distanza tra lente e sorgente luminosa deve essere regolata in modo da ottenere un fascio luminoso sostanzialmente parallelo. Si inserisce un diaframma per limitare il diametro del fascio luminoso a 7 mm ± 1 mm. Detto diaframma deve essere posto ad una distanza di 100 mm ± 50 mm dalla lente, dal lato opposto alla sorgente luminosa. Il punto di misurazione deve essere preso al centro del fascio luminoso.
9.1.1.3. Strumento di misura
Il ricevitore deve avere una sensibilità spettrale relativa corrispondente all'efficacia luminosa spettrale relativa CIE (6) per la visione fotopica. La superficie sensibile del ricevitore deve essere coperta da un diffusore e deve essere pari ad almeno due volte la sezione del fascio luminoso emesso dal sistema ottico. Se si ricorre a una sfera integratrice, l'apertura della sfera deve essere pari ad almeno due volte la sezione del fascio luminoso parallelo.
L'insieme costituito da ricevitore e strumento di misura deve avere una linearità superiore al 2 per cento nella parte utile della scala.
Il ricevitore deve essere centrato sull'asse del fascio luminoso.
9.1.2. Procedura
La sensibilità del sistema di misura deve essere regolata in modo che lo strumento di misura della risposta del ricevitore indichi 100 divisioni quando la provetta non è posta sulla traiettoria luminosa. Lo strumento deve indicare 0 quando il ricevitore non riceve alcuna luce.
La provetta deve essere posta ad una distanza dal ricevitore pari a circa cinque volte il diametro del ricevitore. Il vetro di sicurezza deve essere posto tra il diaframma ed il ricevitore, orientato in modo tale che l'angolo incidente del fascio luminoso sia di 0 ± 5°. Il coefficiente di trasmissione regolare della luce deve essere misurato sulla provetta; per ciascuno dei punti misurati si deve leggere il numero delle divisioni n sull'apparecchio di misura. Il coefficiente di trasmissione regolare della luce τr è uguale a n/100.
9.1.2.1. Nel caso dei parabrezza, si possono applicare 2 metodi di prova e si può utilizzare sia una provetta ricavata nella parte più piatta di un parabrezza, sia un pezzo quadrato appositamente preparato, che presenti le stesse caratteristiche del materiale e lo spessore di un parabrezza; le misurazioni vengono effettuate perpendicolarmente al vetro.
9.1.2.2. Per i parabrezza dei veicoli della categoria M1 (7), la prova deve essere effettuata nella zona di prova B definita al punto 2.3 dell'allegato 18, escludendo qualsiasi eventuale area opaca.
Per i parabrezza dei veicoli della categoria N1, il costruttore può richiedere che la stessa prova sia effettuata nella zona di prova B definita al punto 2.3 dell'allegato 18, escludendo qualsiasi eventuale area opaca, o nella zona I definita al punto 9.2.5.2.3 del presente allegato.
Per i parabrezza di altre categorie di veicoli, la prova deve essere effettuata nella zona I definita al punto 9.2.5.2.3 del presente allegato.
Tuttavia, per i trattori agricoli e forestali e per i veicoli da cantiere per i quali non è possibile determinare la zona I, la prova va effettuata nella zona I' come definita al punto 9.2.5.3 del presente allegato.
9.1.3. Indici di difficoltà delle caratteristiche secondarie
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|
Incolore |
Colorato |
|
Colorazione del vetro |
1 |
2 |
|
Colorazione dell'intercalare (nel caso di parabrezza stratificati) |
1 |
2 |
|
|
Esclusa |
Inclusa |
|
Fascia d'ombra e/o area opaca |
1 |
2 |
Le altre caratteristiche secondarie non intervengono.
9.1.4. Interpretazione dei risultati
Il coefficiente di trasmissione regolare della luce deve essere misurato conformemente al punto 9.1.2 del presente allegato e il risultato deve essere registrato. Nel caso dei parabrezza, esso non deve essere inferiore al 70 per cento. Nel caso di vetrature diverse dai parabrezza, le prescrizioni sono specificate nell'allegato 21.
9.2. Prova di distorsione ottica
9.2.1. Campo d'applicazione
Il metodo descritto è un metodo di proiezione che consente di valutare la distorsione ottica di una vetratura di sicurezza.
9.2.1.1. Definizioni
9.2.1.1.1. «Deviazione ottica», l'angolo tra la direzione apparente e la direzione reale di un punto visto attraverso il parabrezza. Il valore di detto angolo è una funzione dell'angolo di incidenza del raggio visivo, dello spessore e dell'inclinazione del parabrezza e del raggio di curvatura «r» nel punto di incidenza.
9.2.1.1.2. Distorsione ottica in una direzione M-M': differenza algebrica della deviazione angolare Δα misurata tra due punti M e M′ della superficie del vetro, la cui distanza è tale che le loro proiezioni in un piano perpendicolare alla direzione di osservazione sono separate da una distanza data Δx (cfr. la figura 6).
Una deviazione in senso antiorario è da considerarsi positiva, mentre una deviazione in senso orario è da considerarsi negativa.
9.2.1.1.3. Distorsione ottica in un punto M: distorsione ottica massima per tutte le direzioni M-M' a partire dal punto M.
Figura 6
Rappresentazione schematica della distorsione ottica
Note: