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Document 32017H0324(01)

Raccomandazione del Consiglio, del 21 marzo 2017, sulla politica economica della zona euro

OJ C 92, 24.3.2017, p. 1–5 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

24.3.2017   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 92/1


RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO

del 21 marzo 2017

sulla politica economica della zona euro

(2017/C 92/01)

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 136, in combinato disposto con l’articolo 121, paragrafo 2,

vista la raccomandazione della Commissione europea,

viste le conclusioni del Consiglio europeo,

visto il parere del comitato economico e finanziario,

visto il parere del comitato di politica economica,

considerando quanto segue:

(1)

Prosegue la ripresa economica nella zona euro, pur rimanendo fragile. Nel corso degli ultimi anni sono stati compiuti progressi significativi: dal 2015 il prodotto interno lordo («PIL») della zona euro è ritornato al livello precedente alla crisi in termini reali e la disoccupazione è scesa al livello più basso dal 2010-2011. Tuttavia la domanda aggregata è debole, l’inflazione è ben al di sotto dell’obiettivo, nonostante una politica monetaria molto accomodante da parte della Banca centrale europea, e l’eredità della crisi continua ad ostacolare la crescita con squilibri macroeconomici persistenti e un elevato livello di indebitamento in tutti i settori dell’economia, rendendo necessaria la riduzione del debito e provocando una contrazione delle risorse disponibili per i consumi e gli investimenti. Inoltre, la crisi ha ulteriormente accentuato la tendenza al ribasso a lungo termine del potenziale di crescita dell’economia della zona euro. Malgrado i segni di miglioramento, la persistente carenza di investimenti e l’elevato livello di disoccupazione rischiano di limitare ulteriormente le prospettive di crescita. Il riequilibrio dell’economia della zona euro è rimasto asimmetrico e, poiché solo i paesi debitori netti hanno corretto gli squilibri, cresce l’avanzo delle partite correnti. Nel quadro dell’accordo globale in sede di G20 gli Stati membri della zona euro sono invitati a utilizzare, a livello individuale e collettivo, tutti gli strumenti politici, anche di bilancio e strutturali, per conseguire una crescita forte, sostenibile, equilibrata e inclusiva.

(2)

Riforme strutturali ambiziose dovrebbero agevolare una corretta ed efficiente riallocazione delle risorse umane e di capitali e contribuire ad affrontare le sfide poste dai cambiamenti tecnologici e strutturali in corso. Sono necessarie riforme volte a creare un ambiente imprenditoriale favorevole, a completare il mercato unico e a rimuovere gli ostacoli agli investimenti. Si tratta di sforzi fondamentali per aumentare la produttività e l’occupazione, rafforzare la convergenza e migliorare il potenziale di crescita e la capacità di aggiustamento dell’economia della zona euro. L’attuazione di riforme strutturali, mediante la creazione di mercati efficienti con meccanismi dei prezzi reattivi, sosterrebbe la politica monetaria agevolandone la trasmissione all’economia reale. Riforme che rimuovano gli ostacoli e sostengano gli investimenti possono offrire un duplice vantaggio: favorire l’attività economica a breve termine e creare capacità di crescita, sostenibile e inclusiva, a lungo termine. Per gli Stati membri che devono ridurre nettamente un elevato debito estero sono particolarmente importanti le riforme volte a migliorare la produttività, dato che una crescita più rapida contribuisce a ridurre il debito in percentuale del PIL. Rilanciare la competitività di prezzo e non di prezzo contribuirebbe ulteriormente al riequilibrio esterno di questi paesi. Gli Stati membri con un ampio avanzo delle partite correnti possono contribuire al riequilibrio della zona euro attraverso l’introduzione di misure, tra cui riforme strutturali, che aiutino ad indirizzare l’eccesso di risparmio verso la domanda interna, in particolare rafforzando gli investimenti. L’attuale contesto di bassi tassi di interesse offre ulteriori opportunità in tal senso, in particolare negli Stati membri che presentano un notevole margine di bilancio.

(3)

Un migliore coordinamento nell’attuazione delle riforme strutturali, comprese quelle previste dalle raccomandazioni specifiche per paese e quelle necessarie per il completamento dell’Unione economica e monetaria («UEM»), può generare ricadute positive negli Stati membri e rafforzare gli effetti positivi a breve termine delle riforme stesse. Le discussioni tematiche in seno all’Eurogruppo si sono dimostrate importanti per costruire una visione comune delle priorità di riforma nella zona euro, per condividere le migliori prassi e per promuovere l’attuazione delle riforme e la convergenza strutturale. L’Eurogruppo dovrebbe proseguire tali discussioni, rafforzandole ove possibile, anche facendo un uso efficace dei principi e dei parametri comuni concordati. Tali discussioni dovrebbero proseguire senza pregiudicare le discussioni in corso nelle pertinenti formazioni del Consiglio e nel riconoscimento della natura e della rilevanza a livello di Unione delle sfide ed esperienze comuni, se del caso. In risposta alla raccomandazione del Consiglio sull’istituzione di comitati nazionali per la produttività (1) adottata il 20 settembre 2016, i comitati nazionali per la produttività possono contribuire a promuovere la titolarità e l’attuazione delle riforme necessarie a livello nazionale.

(4)

È essenziale un forte coordinamento delle politiche nazionali di bilancio, basato su norme comuni, per giungere a un orientamento aggregato della politica di bilancio coerente e per il corretto funzionamento dell’Unione monetaria. Le regole di bilancio comuni sono volte a conseguire la sostenibilità del debito a livello nazionale, offrendo nel contempo la possibilità di procedere alla stabilizzazione macroeconomica. Di conseguenza, gli orientamenti nazionali e quello aggregato della politica di bilancio della zona euro devono pertanto assicurare l’equilibrio tra due obiettivi: da un lato garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche e dall’altro consentire la stabilizzazione macroeconomica a breve termine sia a livello di singolo paese che a livello della zona euro. L’attuale congiuntura di grande incertezza circa la solidità della ripresa e il margine di capacità inutilizzata nell’economia rende necessario affiancare alla politica monetaria, che ha offerto un elevato grado di accomodamento, la politica di bilancio a livello della zona euro, allo scopo di sostenere la domanda, e in particolare gli investimenti, e di mettere fine alla bassa inflazione, sempre tenendo debitamente conto delle attuali preoccupazioni per la sostenibilità del debito. Il contesto di bassi tassi di interesse aumenta l’efficacia della politica di bilancio e dei suoi effetti di ricaduta nei vari paesi. Nella sua comunicazione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni «Verso un orientamento positivo della politica di bilancio della zona euro» pubblicata il 16 novembre 2016, la Commissione ritiene che alle condizioni attuali per il 2017 sia auspicabile un’espansione di bilancio fino allo 0,5 % del PIL a livello dell’intera zona euro.

Sulla base dell’analisi della Commissione, nel luglio 2016 l’Eurogruppo ha concluso che l’orientamento aggregato della politica di bilancio sostanzialmente neutro nel 2017 rappresenta un equilibrio appropriato. Nel dicembre 2016 l’Eurogruppo ha sottolineato l’importanza di trovare un equilibrio appropriato tra l’esigenza di assicurare la sostenibilità e la necessità di sostenere gli investimenti per rafforzare la fragile ripresa, contribuendo in tal modo a una combinazione più equilibrata delle politiche. Al tempo stesso il debito pubblico rimane elevato e sussiste in alcuni Stati membri la necessità di rendere sostenibili le finanze pubbliche a medio termine. Per tale motivo è necessario garantire un’opportuna differenziazione degli sforzi di bilancio negli Stati membri, tenendo conto del margine di bilancio e delle ricadute nei paesi della zona euro. Gli Stati membri che stanno superando i loro obiettivi di bilancio potrebbero sfruttare la situazione di bilancio favorevole in cui si trovano per rafforzare ulteriormente la domanda interna e il potenziale di crescita, in funzione delle circostanze specifiche del paese e nel rispetto dell’obiettivo a medio termine, delle prerogative nazionali di bilancio e dei requisiti nazionali.

Ad esempio le garanzie del Fondo europeo per gli investimenti strategici, istituito dal regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio (2) rappresentano per gli Stati membri che dispongono di un margine di bilancio un modo particolarmente efficace per massimizzare l’impatto sull’economia reale e sulla ripresa economica nella zona euro. Gli Stati membri che necessitano di ulteriori aggiustamenti di bilancio nel quadro del braccio preventivo del patto di stabilità e di crescita («PSC») dovrebbero garantire la conformità ai requisiti del PSC per il 2017. Gli Stati membri soggetti al braccio correttivo del PSC devono assicurare una tempestiva e duratura correzione dei disavanzi eccessivi, che preveda riserve di bilancio per far fronte a circostanze impreviste. Gli Stati membri dovrebbero perseguire politiche di bilancio nel pieno rispetto del PSC, facendo nel contempo il miglior uso possibile della flessibilità insita nelle norme esistenti. Le riforme strutturali, in particolare quelle che aumentano la produttività, sosterrebbero la crescita e migliorerebbero la sostenibilità delle finanze pubbliche. Inoltre un decisivo miglioramento della composizione e della gestione dei bilanci nazionali, sia per quanto riguarda le entrate che per quanto riguarda la spesa, con il trasferimento di risorse verso investimenti materiali e immateriali aumenterebbe l’impatto dei bilanci sulla domanda a breve termine e sulla produttività a lungo termine. È necessario che i quadri di bilancio nazionali siano efficaci per rafforzare la credibilità delle politiche degli Stati membri e contribuire a stabilire il giusto equilibrio tra la stabilizzazione macroeconomica a breve termine, la sostenibilità del debito e la crescita a lungo termine.

(5)

Prosegue la graduale ripresa dei mercati del lavoro della zona euro, con una costante riduzione della disoccupazione. Tuttavia permangono tassi elevati di disoccupazione di lunga durata e di disoccupazione giovanile, mentre la povertà, l’esclusione sociale e la disuguaglianza restano motivo di seria preoccupazione in diversi Stati membri. Nonostante i progressi compiuti con le riforme volte a migliorare la resilienza e la capacità di aggiustamento dei mercati del lavoro, differenze significative all’interno della zona euro, che continuano a metterne in discussione il suo buon funzionamento, persistono. Il mercato del lavoro, i sistemi di protezione sociale e i regimi fiscali e previdenziali devono essere ben concepiti, equi e inclusivi per un’agevole e costante ridistribuzione della manodopera verso attività più produttive, per sostenere l’integrazione o la reintegrazione di coloro che si trovano ad effettuare la transizione da un posto di lavoro all’altro o che sono esclusi dal mercato del lavoro, per ridurre la segmentazione e per promuovere la convergenza economica e sociale, anche aumentando le opportunità di occupazione di qualità. Questo aumenterà l’efficacia della stabilizzazione automatica e rafforzerà la crescita sostenibile e inclusiva e l’occupazione, fattori importanti per affrontare le sfide sociali che si pongono nella zona euro.

Tra le riforme necessarie si annoverano: i) modifiche della legislazione sulla tutela dell’occupazione che determinino accordi contrattuali affidabili, garantendo flessibilità e sicurezza sia ai lavoratori che ai datori di lavoro, agevolando le transizioni sul mercato del lavoro, evitando il dualismo del mercato del lavoro e consentendo in caso di necessità l’adeguamento del costo del lavoro, settore in cui gli sforzi di riforma sono stati particolarmente intensi negli ultimi anni; ii) potenziamento delle competenze migliorando le prestazioni e l’efficienza dei sistemi di istruzione e utilizzando strategie globali di apprendimento permanente calibrate sulle necessità del mercato del lavoro; iii) politiche attive efficaci per l’occupazione che favoriscano il reinserimento dei disoccupati, anche di lunga durata, e aumentino la partecipazione al mercato del lavoro e iv) sistemi moderni, sostenibili e adeguati di protezione sociale che contribuiscano effettivamente ed efficacemente sia all’inclusione sociale sia all’integrazione nel mercato del lavoro lungo tutto l’arco della vita. Inoltre la riduzione della pressione fiscale sul lavoro, in particolare per i lavoratori a basso reddito, e la presenza di sistemi fiscali equi possono migliorare i risultati del mercato del lavoro. Gli Stati membri della zona euro che hanno attuato queste riforme dimostrano maggiore resilienza e ottengono migliori performance occupazionali e sociali. La progettazione di tali riforme deve tener conto del loro potenziale impatto sociale.

(6)

Si sono registrati progressi per quanto concerne l’istituzione dell’Unione bancaria, che tuttavia rimane incompleta. In linea con la tabella di marcia del giugno 2016, come indicato nelle conclusioni del Consiglio del 16 giugno 2016, è prevista la prosecuzione dei lavori per il completamento dell’Unione bancaria sui fronti della riduzione e della condivisione del rischio, anche in relazione al sistema europeo di assicurazione dei depositi e all’avvio dell’operatività del sostegno comune al Fondo di risoluzione unico al più tardi entro la fine del periodo transitorio dello stesso come stabilito nel regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio (3). Sebbene dall’inizio della crisi sia aumentata la resilienza globale del settore bancario della zona euro, la pressione sulle banche è cresciuta a causa di una serie di fattori, quali livelli elevati di crediti deteriorati, inefficienza dei modelli di business e sovracapacità in alcuni Stati membri, che si traducono in scarsa redditività e, talvolta, in problemi di sostenibilità. Tale pressione pregiudica la capacità delle banche di fornire credito all’economia. I rischi interessano anche l’economia reale, settore in cui alcuni Stati membri continuano a presentare un livello elevato di debito pubblico e di debito privato non finanziario. È necessario ridurre in maniera continua e ordinata l’indebitamento nel settore privato rinegoziando il debito dei debitori economicamente sostenibili in difficoltà, provvedendo al suo servizio e, se del caso, ristrutturandolo, e procedendo alla risoluzione degli stock di debito economicamente insostenibile, in modo che il capitale possa essere riallocato in maniera più rapida ed efficace. In questo contesto, affinché il processo di riduzione dell’indebitamento sia efficace e favorisca la crescita, è fondamentale risolvere il problema dei livelli ancora elevati di crediti deteriorati e seguire principi comuni nell’elaborazione di quadri normativi in materia di insolvenza per le imprese e le famiglie, in particolare migliorando le procedure nazionali di insolvenza e i meccanismi di risoluzione extragiudiziale.

(7)

Nel corso del 2016 sono stati compiuti progressi sulle iniziative presentate nella relazione dei cinque presidenti del 22 giugno 2015, elaborata dal presidente della Commissione europea in stretta cooperazione con i Presidenti del Consiglio europeo, della Banca centrale europea dell’Eurogruppo e del Parlamento europeo, dal titolo «Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa», ad esempio un maggiore ruolo della dimensione della zona euro nel semestre europeo, la raccomandazione del Consiglio sui comitati nazionali per la produttività e l’istituzione del comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche all’interno della Commissione. Sono inoltre in corso i lavori per migliorare la trasparenza e ridurre la complessità delle regole di bilancio e nel novembre 2015 la Commissione ha presentato una proposta relativa a un sistema europeo di assicurazione dei depositi. Oltre a ciò, vi sono sfide più ampie da affrontare alla luce della relazione dei cinque presidenti. Il 1o marzo 2017, la Commissione ha pubblicato un Libro bianco sul futuro dell’Europa, che tratta anche del futuro dell’UEM. Concordare la via da seguire dal punto di vista operativo richiede il senso di una titolarità e di una progettualità comuni da parte di tutti gli Stati membri della zona euro e di tutte le istituzioni dell’Unione, ma anche degli Stati membri non appartenenti alla zona euro, poiché un’ UEM forte aiuterà ad affrontare con più vigore le sfide cui è confrontata l’Unione e avrà un impatto positivo anche sugli Stati membri non appartenenti alla zona euro. A tale riguardo è importante condurre le discussioni sul completamento dell’UEM in maniera aperta e trasparente nei confronti degli Stati membri non appartenenti alla zona euro, nel pieno rispetto del mercato interno dell’Unione, e che le iniziative pertinenti siano aperte a tali Stati membri in maniera equivalente, ove opportuno.

(8)

Il comitato per l’occupazione e il comitato per la protezione sociale sono stati consultati sugli aspetti occupazionali e sociali della presente raccomandazione.

RACCOMANDA che, nel periodo 2017-2018, gli Stati membri della zona euro intraprendano individualmente e collettivamente, nell’ambito dell’Eurogruppo, azioni finalizzate a:

1)

attuare politiche che sostengano una crescita sostenibile e inclusiva a breve e a lungo termine e che migliorino la capacità di aggiustamento, il riequilibrio e la convergenza; dare priorità a riforme che aumentino la produttività, migliorino il contesto istituzionale e imprenditoriale, rimuovano gli ostacoli agli investimenti e sostengano la creazione di posti di lavoro. Gli Stati membri con disavanzi delle partite correnti o con un elevato debito estero dovrebbero aumentare la produttività e, nel contempo, contenere il costo del lavoro per unità di prodotto. Gli Stati membri con un ampio avanzo delle partite correnti dovrebbero attuare in via prioritaria misure, tra cui riforme strutturali e promozione degli investimenti, che contribuiscano a rafforzare la domanda interna e il potenziale di crescita;

2)

puntare, nelle politiche di bilancio, a un equilibrio appropriato tra l’esigenza di assicurare la sostenibilità e la necessità di sostenere gli investimenti per rafforzare la ripresa, contribuendo in tal modo a un adeguato orientamento aggregato della politica di bilancio e a una combinazione più equilibrata delle politiche. Gli Stati membri che, secondo la valutazione della Commissione, rischiano di non soddisfare i rispettivi obblighi ai sensi del PSC nel 2017 dovrebbero adottare tempestivamente, su tale base, misure supplementari al fine di garantirne il rispetto. Per contro, gli Stati membri che hanno superato i rispettivi obiettivi a medio termine sono invitati a continuare a dare priorità agli investimenti per rilanciare il potenziale di crescita, salvaguardando nel contempo la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche. Gli Stati membri che, secondo le previsioni, sono sostanzialmente conformi al PSC nel 2017 dovrebbero garantirne il rispetto nell’ambito dei rispettivi processi nazionali di bilancio. Perseguire politiche di bilancio nel pieno rispetto del PSC, facendo nel contempo il miglior uso possibile della flessibilità insita nelle norme esistenti. In generale gli Stati membri dovrebbero migliorare la composizione delle finanze pubbliche creando più margine per investimenti materiali e immateriali e garantire l’efficace funzionamento dei quadri di bilancio nazionali;

3)

attuare riforme basate su un efficace dialogo sociale che favoriscano la competitività, la creazione di posti di lavoro, la qualità del lavoro, la resilienza e la convergenza economica e sociale. Le riforme dovrebbero prevedere: i) contratti d’impiego affidabili che offrano flessibilità e sicurezza sia ai lavoratori che ai datori di lavoro; ii) sistemi di istruzione e formazione efficienti e di qualità e strategie globali di apprendimento permanente calibrate sulle necessità del mercato del lavoro; iii) politiche attive efficaci per l’occupazione che favoriscano la partecipazione al mercato del lavoro; iv) sistemi moderni, sostenibili e adeguati di protezione sociale che contribuiscano effettivamente ed efficacemente all’inclusione sociale e all’integrazione nel mercato del lavoro lungo tutto l’arco della vita. Ridurre la pressione fiscale sul lavoro, in particolare per i lavoratori a basso reddito e negli Stati membri in cui la competitività di costo è inferiore rispetto alla media della zona euro, e far sì che tale riduzione della pressione fiscale risulti neutra sotto il profilo del bilancio per i paesi che non hanno margine di manovra finanziario;

4)

in linea con la tabella di marcia del giugno 2016, proseguire i lavori per il completamento dell’Unione bancaria sui fronti della riduzione e della condivisione del rischio, anche in relazione a un sistema europeo di assicurazione dei depositi e all’avvio dell’operatività del sostegno comune per il Fondo di risoluzione unico al più tardi entro la fine del periodo transitorio dello stesso. Elaborare e attuare una strategia efficace a livello della zona euro per integrare interventi di vigilanza prudenziale volti a far fronte ai rischi legati alla sostenibilità nel settore bancario, in particolare per quanto riguarda l’elevato livello di crediti deteriorati, l’inefficienza dei modelli di business e la sovracapacità. Promuovere una riduzione ordinata dell’indebitamento negli Stati membri con grandi stock di debito privato;

5)

compiere progressi in relazione al completamento dell’UEM, nel pieno rispetto del mercato interno dell’Unione e in maniera aperta e trasparente nei confronti degli Stati membri non appartenenti alla zona euro. Far progredire le iniziative e i lavori in corso sulle questioni più a lungo termine attinenti all’UEM, tenendo debitamente conto del Libro bianco della Commissione sul futuro dell’Europa.

Fatto a Bruxelles, il 21 marzo 2017

Per il Consiglio

Il presidente

E. SCICLUNA


(1)  Raccomandazione del Consiglio, del 20 settembre 2016, sull’istituzione di comitati nazionali per la produttività (2016/C 349/01) (GU C 349 del 24.9.2016, pag. 1).

(2)  Regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2015, relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 – il Fondo europeo per gli investimenti strategici (GU L 169 dell’1.7.2015, pag. 1).

(3)  Regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2014, che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico e che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010 (GU L 225 del 30.7.2014, pag. 1).


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