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Document 52015AE4053

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/87/CE per sostenere una riduzione delle emissioni più efficaci sotto il profilo dei costi e promuovere investimenti a favore di basse emissioni di carbonio» [COM(2015) 337 final — 2015/0148 (COD)]

OJ C 71, 24.2.2016, p. 57–64 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

24.2.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 71/57


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/87/CE per sostenere una riduzione delle emissioni più efficaci sotto il profilo dei costi e promuovere investimenti a favore di basse emissioni di carbonio»

[COM(2015) 337 final — 2015/0148 (COD)]

(2016/C 071/10)

Relatore:

Antonello PEZZINI

Il Parlamento europeo, in data 7 settembre 2015, e il Consiglio, in data 21 settembre 2015, hanno deciso, conformemente al disposto degli articoli 192 e 304 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/87/CE per sostenere una riduzione delle emissioni più efficace sotto il profilo dei costi e promuovere investimenti a favore di basse emissioni di carbonio

[COM(2015) 337 final — 2015/0148 (COD)].

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 18 novembre 2015.

Alla sua 512a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 dicembre 2015 (seduta del 9 dicembre), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 138 voti favorevoli, 1 voto contrario e 1 astensione.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1.

Il Comitato è convinto che sia centrale per l’Europa una reindustrializzazione sostenibile con una crescita competitiva e generatrice di nuova e migliore occupazione e che il sistema di scambio di quote di CO2 UE debba collocarsi in tale quadro come uno strumento chiave della politica europea per la lotta ai cambiamenti climatici e per il processo di decarbonizzazione dell’economia mondiale.

1.2.

Il Comitato ritiene che il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS UE) come strumento per la riduzione delle emissioni energetiche UE debba dare un segnale del prezzo del carbonio ma anche influire positivamente su investimenti sostenibili in nuove tecnologie a basse emissioni di carbonio.

1.3.

Secondo il CESE occorre rendere il mercato del carbonio più stabile, flessibile ed aperto a tutti i grandi interlocutori a livello mondiale, in un quadro ben dettagliato e coordinato, per raggiungere l’obiettivo di un sistema industriale manifatturiero competitivo e sostenibile.

1.4.

Il Comitato sostiene che la Commissione debba seguire rigorosamente il mandato definito dal quadro di politiche energetiche e del clima fino al 2030, concordato dal Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014, in particolare nelle sue chiare indicazioni sulle disposizioni di carbon leakage da sviluppare nella riforma del sistema ETS UE.

1.5.

Secondo il Comitato, occorre assicurare adeguati meccanismi di transizione per salvaguardare la competitività delle industrie europee ed evitare rischi di fughe di investimenti e di esposizione di industrie europee a concorrenza sleale da paesi senza strumenti di regolamentazioni climatiche comparabili.

1.6.

Il CESE raccomanda che sia assicurato un quadro adeguato di regole — specie sui livelli d’assegnazione gratuita, ammissibilità del carbon leakage, revisione di parametri di benchmarking, compensazione dei costi indotti dei prezzi dell’energia elettrica — per garantire al 100 % l’assegnazione gratuita e piena compensazione dei costi indiretti in tutti gli Stati membri a livello del 10 % degli impianti più efficienti in settori esposti a rischi elevati di carbon leakage.

1.7.

Il CESE raccomanda i seguenti punti tra quelli qualificanti nella riforma:

abolizione del fattore di correzione intersettoriale, per i costi diretti,

meccanismi armonizzati a livello europeo per compensazione dei costi indiretti in tutta l’UE, ai fini d’evitare distorsioni di concorrenza (1),

sistemi premianti e non penalizzanti per i best performer in qualsiasi modo tale performance sia realizzata, incluso la cattura e l’uso della CO2,

fissazione di benchmark basati su solidi dati industriali e fissati una sola volta a inizio periodo,

assegnazione di quote gratuite per i settori basata su produzioni effettive e non storiche,

possibilità di fall-back approach in Fase 4 per i settori senza parametri di riferimento pregressi,

definizione del rischio per carbon leakage più flessibile con i criteri qualitativi di rischio attuali senza l’introduzione di valori soglia,

utilizzo di parte della Riserva di Stabilità a sostegno del phasing-out dei settori espulsi dalla Lista di carbon leakage,

esenzione dal meccanismo anche ad impianti con emissioni inferiori a 50 000 t CO2,

piena integrazione della dimensione sociale nel sistema ETS UE per sostenere la transizione di processi e competenze industriali e occupazionali verso un’economia carbon-free,

studio su modalità d’estensione dei meccanismi premiali dei best performer alla società civile, assicurando ETS bonus a famiglie, comunità e amministrazioni pubbliche che abbattano sensibilmente i propri consumi energetici generatori di CO2 o ne compensino le emissioni con investimenti verdi ,

studio preliminare, indipendente, per individuare i meccanismi ottimali per il funzionamento del sistema ETS UE per il raggiungimento degli obiettivi climatici stabiliti.

1.8.

Il Comitato raccomanda, infine, la massima coerenza, la piena sinergia, la minima sovrapposizione delle prescrizioni e l’eliminazione dei sovraccarichi burocratici tra le nuove normative di revisione del sistema UE di scambio di quote di emissione e le normative parallele e complementari con le quali interagiscono.

1.9.

Il CESE ritiene che dovrebbe essere assicurato un quadro di scambio di crediti internazionali che dovrebbero avere un ruolo da svolgere nel raggiungimento degli obiettivi più ampi di riduzione delle emissioni in Europa, con il sostegno di accordi internazionali multilaterali e bilaterali.

1.10.

Il Comitato ritiene importante elaborare in proposito un proprio parere d’iniziativa dopo la conclusione della Conferenza di Parigi di fine 2015.

2.   Introduzione

2.1.

Il sistema di scambio delle quote di emissione dell’UE (ETS UE — Emissions Trading System) è diventato operativo dal 1o gennaio 2005 e costituisce uno dei più importanti strumenti della politica climatica dell’UE, grazie alla possibilità che offre di abbattere le emissioni di gas serra.

2.2.

Il sistema ETS UE ha avuto l’obiettivo di fornire, da quando è stato creato, un punto di riferimento per il carbonio volto a consentire di ridurre le emissioni di tutti i settori dell’economia europea responsabili di circa la metà delle emissioni dei gas serra (GHG).

2.3.

Il CESE ha sempre ritenuto l’ETS UE come uno strumento chiave della politica climatica e energetica dell’Unione per la riduzione delle emissioni industriali dell’UE e ne ha invocato un’autentica riforma volta a realizzare gli obiettivi climatici dell’UE all’orizzonte 2030, salvaguardando la competitività industriale dell’Unione ed evitando la delocalizzazione degli investimenti.

2.4.

Il Consiglio europeo del 21 marzo 2014 ha auspicato misure per la piena compensazione dei costi diretti e indiretti derivanti dalle politiche climatiche dell’UE per i settori esposti alla concorrenza globale, fino a quando un accordo internazionale sul clima non arriverà a stabilire parità di condizioni a livello mondiale.

2.4.1.

Tuttavia il CESE fa proprie le osservazioni della Corte dei conti europea, secondo la quale vi sono «notevoli debolezze nell’attuazione dell’ETS UE» e formula una serie di raccomandazioni volte a migliorare l’integrità e l’attuazione di tale sistema, asseverando il concetto d’efficacia industriale che assicuri la piena competitività dell’economia nell’UE.

2.5.

Il 23 e 24 ottobre 2014 il Consiglio europeo ha stabilito il quadro per le politiche dell’energia e del clima all’orizzonte 2030. Ha inoltre adottato conclusioni e, in particolare, ha approvato alcuni importanti obiettivi:

un obiettivo UE vincolante di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, con una riduzione lineare del tasso annuale dell’1,74 %,

un obiettivo, vincolante, di consumo di energie rinnovabili di almeno il 27 % all’orizzonte 2030, ma senza target vincolanti per gli Stati membri,

un obiettivo, indicativo, di miglioramento dell’efficienza energetica di almeno il 27 % all’orizzonte 2030, non vincolante, ma passibile di revisioni per un suo innalzamento al 30 %,

sostenere il completamento urgente, non oltre il 2020, del mercato interno dell’energia realizzando l’obiettivo del 10 % per le interconnessioni elettriche esistenti.

2.5.1.

L’obiettivo UE di riduzione delle emissioni interne di gas a effetto serra di almeno il 40 %, approvato formalmente alla sessione del Consiglio «Ambiente» del 6 marzo 2015, costituisce la base del contributo UE ai negoziati per il nuovo accordo globale sui cambiamenti climatici.

2.5.2.

Tutti questi elementi del quadro saranno riesaminati periodicamente dal Consiglio, che continuerà a fornire orientamenti strategici, sia sui settori coperti dal sistema ETS sia su quelli non coperti e sulle interconnessioni e sull’efficienza energetica.

2.5.3.

Gli strumenti e le misure devono essere rivolti ad un approccio globale e tecnologicamente neutrale per promuovere la riduzione delle emissioni e l’efficienza energetica.

2.6.

Il 13 maggio 2015 è stato raggiunto l’accordo tra Consiglio e PE sulla riforma del sistema ETS dell’UE con la decisione su una riserva stabilizzatrice di mercato:

nel 2018 sarà costituita una riserva stabilizzatrice del mercato, operativa a partire dal 1o gennaio 2019,

le quote oggetto di «backloading» (900 milioni di quote la cui messa all’asta è stata posticipata dagli anni 2014-16 agli anni 2019-20) saranno integrate nella riserva di mercato,

le quote non assegnate saranno trasferite direttamente alla riserva stabilizzatrice di mercato nel 2020 e il loro futuro utilizzo è da considerare nell’ambito del più ampio riesame dell’ETS UE,

la componente di solidarietà del 10 % delle quote godrà di un’esenzione temporanea dal campo di applicazione della riserva stabilizzatrice del mercato fino alla fine del 2025,

il riesame dell’ETS UE dovrà prendere in considerazione l’eventuale uso di un numero limitato di quote prima del 2021 per integrare le risorse esistenti per la promozione di CCS (raccolta e stoccaggio della CO2),

i riesami dell’ETS UE e della riserva stabilizzatrice del mercato terranno conto:

della ri-localizzazione di emissioni di CO2 e di aspetti relativi alla competitività, e

di questioni legate all’occupazione e al PIL.

2.7.

Nel quadro della Strategia dell’Unione dell’energia e in vista della Conferenza sul clima di Parigi, la Commissione ha proposto un pacchetto di misure volte, fra l’altro, a rivedere il sistema UE di scambio di quote di emissione secondo le indicazioni dettate dal Consiglio, salvaguardando le priorità di re-industrializzazione dell’economia europea e la competitività internazionale dei settori industriali maggiormente esposti al rischio di delocalizzazione della produzione.

2.8.

Le misure di revisione del sistema dell’UE di scambio di quote di emissione coinvolgono, oltre alla politica energetica, molte altre politiche comunitarie.

2.9.

Il CESE ha lanciato uno studio sull’impatto delle misure finanziate grazie all’utilizzo degli strumenti dell’UE per la protezione ambientale (2) in cui si sottolinea l’importanza dell’uso efficace dei proventi generati dagli strumenti fondati sul mercato per realizzare miglioramenti ambientali conformi alla promozione dell’economia verde e di quelli generati dal sistema per lo scambio di quote di emissioni dell’UE, che costituiscono una possibilità particolarmente rilevante per finanziare tali miglioramenti e per la transizione industriale e occupazionale verso un’economia carbon-free.

3.   Le proposte della Commissione

3.1.

L’iniziativa della Commissione di modifica della direttiva ETS UE 2003/87/CE mirerebbe, attraverso una serie articolata di proposte, ad accentuare il livello di riduzione annuale delle emissioni ammesse in modo che il livello di quote rilasciate ogni anno in tutto lo Spazio economico europeo (SEE) a partire dal 2021 diminuisca di un fattore lineare aumentato al 2,2 % per raggiungere il 43 % di riduzione nel 2030 rispetto al livello 2005.

3.2.

La proposta prevede vari meccanismi di finanziamento volti a sostenere gli operatori economici che devono lottare contro il carbon leakage e affrontare le grandi sfide poste dall’innovazione e dagli investimenti necessari alla modernizzazione dei loro impianti e al miglioramento dell’efficienza energetica per contribuire alla riduzione delle emissioni.

4.   I sistemi di scambio di quote di emissione a livello globale

4.1.

I sistemi di scambio di quote di emissione sono in aumento in tutto il mondo al di fuori dell’UE, con sistemi nazionali o sub-nazionali già operanti in vari paesi.

4.2.

Negli USA il presidente Obama ha annunciato le regole per il Piano di Clean Power — CPP che indicheranno per ogni Stato i singoli standard per ridurre le emissioni di carbonio dalle centrali elettriche — principalmente a carbone e a gas — entro il 2030.

4.2.1.

In California vi è il programma «cap-and-trade», varato nel 2012. Nel Connecticut, Delaware, Maine, Maryland, Massachusetts, New Hampshire, New York, Rhode Island, Vermont è in vigore la Regional Greenhouse Gas Initiative-RGGI.

4.3.

In Australia è operante un sistema di scambio di quote di emissione che si collegherà a quello europeo entro il 2018, secondo un accordo con la Commissione europea del 2012.

4.4.

In Canada il Québec’s Cap-and-Trade System for Greenhouse Gas Emissions è stato introdotto nel 2012 e dal 2013 copre l’85 % delle emissioni del Québec.

4.5.

In Nuova Zelanda è stato lanciato un sistema di scambio di quote di emissione NZ ETS nel 2008, con l’inclusione delle foreste e dell’agricoltura, dei combustibili fossili liquidi, delle centrali elettriche e dei processi industriali.

4.6.

L’UE e la Cina hanno raggiunto un accordo nel vertice bilaterale di fine giugno 2015 in materia di cooperazione nella lotta al cambiamento climatico.

4.7.

Nella Corea del Sud da gennaio 2015 è in essere il programma KETS, il primo programma operativo in Asia a livello nazionale e il secondo dopo l’ETS UE sul piano mondiale.

4.8.

In Giappone il Tokyo Cap-and-Trade Program — TMG ETS è il primo sistema di scambio obbligatorio, lanciato nell’aprile 2010.

4.9.

In Svizzera l’ETS-CH è iniziato nel 2008 con 5 anni su base volontaria come opzione alternativa alla tassa sulla CO2 sui combustibili fossili; dal 2013 lo schema è diventato obbligatorio per le grandi industrie ad alta intensità energetica.

5.   Osservazioni generali

5.1.

Il Comitato ritiene che il sistema ETS UE rappresenti uno strumento chiave efficiente in vista di una riduzione delle emissioni energetiche dell’UE, se segue una logica di mercato che dovrebbe dare un segnale di un prezzo del carbonio in linea con le ambizioni ma anche influire positivamente sugli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio e sullo sviluppo delle energie rinnovabili e sull’aumento dell’efficienza energetica.

5.1.1.

Il CESE è preoccupato per una possibile accelerazione del processo di rilocalizzazione degli investimenti in quanto forma specifica di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio nei settori vulnerabili. Questo processo potrebbe ridurre ulteriormente la competitività di tali settori e le loro capacità di adottare le misure necessarie per un’economia efficiente sotto il profilo delle risorse e a basse emissioni di carbonio, secondo le linee espresse in recenti pareri (3).

5.2.

Il CESE è convinto della necessità di rendere il mercato del carbonio più stabile, flessibile e aperto a tutti i suoi grandi interlocutori a livello mondiale.

5.3.

Il quadro di politiche energetiche e del clima all’orizzonte 2030, concordato dal Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014, stabilisce ambiziosi obiettivi di riduzione unilaterale, ma ha anche fornito precisi orientamenti sulle disposizioni di carbon leakage da sviluppare nella riforma del sistema ETS UE.

5.3.1.

Il CESE ritiene inoltre che la riforma ETS UE dovrebbe rappresentare un quadro di politica coordinata, specie insieme con la riforma dei settori non ETS (Effort Sharing Decisions-ESD) e le politiche in materia di energie rinnovabili (RED) e d’efficienza energetica (EED ed EPBD).

5.4.

Il CESE ritiene che fra i punti qualificanti della riforma dovrebbero figurare:

abolizione del fattore di correzione intersettoriale, per i costi diretti,

meccanismi armonizzati a livello europeo di compensazione dei costi indiretti,

sistemi premianti e non penalizzanti per i best performer, in qualsiasi modo tale performance sia realizzata, incluso la cattura e l’uso della CO2,

fissazione di benchmark basati su solidi dati industriali una sola volta a inizio periodo,

assegnazione di quote gratuite per i settori basata su produzione effettiva,

possibilità di fall-back approach in Fase 4 per i settori senza parametri di riferimento pregressi,

definizione del rischio per carbon leakage più flessibile con i criteri qualitativi di rischio attuali,

utilizzo di parte della Riserva di Stabilità a sostegno del phasing-out dei settori espulsi dalla Lista di carbon leakage,

esenzione dal meccanismo di impianti minori con emissioni inferiori a 50 000 t CO2,

piena integrazione della dimensione sociale nel sistema ETS UE per sostenere appieno la transizione di processi e competenze industriali e occupazionali verso un’economia carbon-free.

5.4.1.

Alle imprese che rischiano la delocalizzazione dovrebbe essere assegnata gratuitamente una quantità di permessi di emissione.

5.5.

Secondo il Comitato, occorre assicurare adeguati meccanismi di transizione verso una riduzione equilibrata delle quote libere di emissioni CO2 per salvaguardare la competitività delle industrie europee ed evitare rischi di fughe di investimenti e di esposizione di industrie europee e settori occupazionali europei a concorrenza sleale da parte di paesi senza quadri di regolamentazioni comparabili.

5.5.1.

In particolare occorre assicurare un pacchetto di regole adeguate sui livelli d’assegnazione gratuita, sull’ammissibilità del carbon leakage, sulla revisione di parametri di benchmarking, sulla compensazione dei costi indotti dei prezzi dell’energia elettrica, per garantire al 100 % l’assegnazione gratuita e la piena compensazione dei costi indiretti in tutti gli Stati membri a livello del 10 % degli impianti più efficienti in settori esposti a rischi elevati di carbon leakage.

5.5.2.

Occorrerebbe studiare altresì le possibilità di estensione dei meccanismi premiali dei best performer alla società civile, assicurando ETS bonus a famiglie, comunità e amministrazioni pubbliche che abbattano sensibilmente i propri consumi energetici generatori di CO2 o ne compensino le emissioni con investimenti verdi .

5.6.

Il CESE ritiene che il Clean Development Mechanism (CDM) dovrebbe essere mantenuto, migliorato e ampliato, e che debbano essere adeguatamente sostenuti i collegamenti tra il sistema europeo ETS e i nuovi sistemi che stanno emergendo in altre regioni del mondo.

5.7.

Il cambiamento climatico richiede una soluzione globale attraverso un accordo con obiettivi ben definiti e certi per tutte le grandi economie mondiali.

6.   Osservazioni specifiche

6.1.

Il Comitato raccomanda di rivedere la modalità di suddivisione delle quote, garantendo una percentuale a titolo gratuito adeguata a soddisfare le esigenze degli operatori che ne hanno diritto. La definizione dei settori a rischio di rilocalizzazione a partire dal 2020 rischia un taglio significativo con una soglia di 0,18 come prerequisito per l’idoneità.

6.2.

Il CESE è preoccupato di un inasprimento dei benchmark che penalizzerebbe ulteriormente le aziende che devono fronteggiare situazioni di difficoltà: la diminuzione trasversale del benchmark attraverso un fattore di correzione unico lineare, fissato tra un minimo dello 0,5 % e un massimo di 1,5 % su base annua, non considera il tempo di vita dei macchinari e la reale situazione tecnologica in settori molto diversificati.

6.3.

Il CESE ritiene che i parametri di benchmarking di fuga di carbonio debbano essere tecnicamente ed economicamente realizzabili per riflettere i progressi tecnologici reali e raccomanda che la metodologia per ridurre l’elenco dei settori sulla Lista fughe da carbonio da 177 settori a 52 per il periodo 2021-2030 venga condivisa dalle parti sociali e accompagnata da misure di phasing-out.

6.4.

Il CESE ritiene inoltre che il fattore di correzione intersettoriale debba essere abolito. Un fattore di correzione calcolato in maniera inopportuna creerebbe incertezze nell’allocazione gratuita ed esporrebbe gli impianti più a rischio a costi indebiti.

6.5.

Secondo il CESE, occorre prevedere un meccanismo di compensazione dei costi indiretti armonizzato a livello europeo ed erogati sulla base dei parametri già stabiliti (4), che eviti le attuali distorsioni del mercato interno, rendendo obbligatorio l’attuale sistema basato sugli aiuti di Stato e vincolando gli Stati membri a destinare almeno una parte dei proventi delle aste a una sufficiente compensazione dei costi indiretti sostenuti a livello di «best performer» ambientali nei settori esposti.

6.6.

Il CESE chiede che l’assegnazione delle quote gratuite più flessibile e dinamica sia basata su livelli di produzione effettivi aggiornati, sostenendo le unità che migliorano l’efficienza mantenendo per loro la stessa assegnazione di quote gratuite.

6.7.

Rendere il criterio di definizione del rischio fuga di carbonio — carbon leakage più flessibile è necessario per riflettere al meglio l’impatto del prezzo del carbonio sulla competitività dei vari settori, specie per le PMI, secondo il criterio qualitativo, così come definito nel 2008.

6.8.

Il CESE ritiene che i fondi del sistema ETS UE — Fondo Riserva di stabilità, Fondo innovazione, Fondo modernizzazione — dovrebbero essere visti in un quadro sinottico, per assicurare funzionamenti corretti e adeguati sistemi di gestione/controllo, per evitare cumuli e sovrapposizioni.

6.9.

Secondo il CESE:

una quota della Riserva di stabilità dovrebbe essere destinata al sostegno del phasing-out dei settori espulsi dalla Lista di carbon leakage,

il Fondo modernizzazione dovrebbe essere aperto ad interventi nelle aree NUTS 2 per la produzione di energia elettrica oltre che nei paesi con un PIL inferiore al 60 % della media UE per la promozione trasparente di investimenti senza distorsioni nel mercato interno dell’energia,

il Fondo innovazione dovrebbe intervenire per nuove tecnologie e processi industriali a basse emissioni di carbonio specie nei settori in graduale phasing-out,

dovrebbero essere sostenute le aste volontarie del carbonio, «Mercato Carbomark» come impegni aggiuntivi, assunti volontariamente dai proprietari boschivi al fine di massimizzare i benefici ambientali indiretti forniti dal bosco, che danno la possibilità di vedere riconosciuta, anche economicamente, la funzione climatica dell’ecosistema forestale.

6.10.

Il Comitato auspica che le misure previste per gli impianti di piccole dimensioni con emissioni inferiori a 25 000 t CO2 siano estese agli impianti con emissioni inferiori alle 50 000 t CO2, che a livello europeo rappresentano circa il 75 % delle installazioni in ETS, ma rappresentano solo il 5 % delle emissioni totali.

6.11.

Quanto alle emissioni derivanti dal processo mineralogico, il loro potenziale di riduzione da parte degli operatori è sostanzialmente nullo e dovrebbero beneficiare di una assegnazione totale delle quote a titolo gratuito.

6.12.

Dato che le misure di revisione del sistema dell’UE di scambio di quote di emissione coinvolgono, oltre alla politica energetica, molte altre politiche comunitarie, il Comitato raccomanda la massima coerenza e l’eliminazione dei sovraccarichi burocratici tra le nuove normative e le normative con le quali interagiscono.

Bruxelles, 9 dicembre 2015.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Georges DASSIS


(1)  Cfr.: State aid Modernisation for an integrated EU energy market — Joaquín Almunia, Vice presidente della Commissione europea e responsabile per la politica della concorrenza, Bruxelles 2 dicembre 2013 — Energy: the sector where «more Europe» is most needed. Development of common principles for the assessment of state aid. For aid to be compatible, it needs to -Contribute to a common EU objective — Correct proven market failure/address equity concern — Be an appropriate instrument — Ensure an incentive effect — Be proportional/limited to the minimum — Avoid undue distortions of competiton and trade. Cfr. anche «Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia 2014-2020» (GU C-200/01 del 28.6.2014, pag. 1).

(2)  http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.nat-publications-reports&itemCode=24097

(3)  Strumenti di mercato — Economia a basse emissioni di carbonio nell’UE (GU C 226 del 16.7.2014, pag. 1), Quadro per le politiche dell’energia e del clima per il periodo 2020-2030 (GU C 424 del 26.11.2014, pag. 39) e Il protocollo di Parigi (GU C 383 del 17.11.2015, pag. 74).

(4)  Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia 2014-2020 (GU C-200/01 del 28.6.2014, pag. 1).


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