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Document 52014AE2794

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle società a responsabilità limitata con un unico socio COM(2014) 212 final — 2014/0120 (COD)

OJ C 458, 19.12.2014, p. 19–24 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

19.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 458/19


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle società a responsabilità limitata con un unico socio

COM(2014) 212 final — 2014/0120 (COD)

(2014/C 458/04)

Relatore:

RÖPKE

Il Parlamento europeo ed il Consiglio, rispettivamente il 16 aprile ed il 6 maggio 2014, hanno deciso, conformemente al disposto dell'articolo 50 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio — Società a responsabilità limitata con un unico socio

COM(2014) 212 final — 2014/0120 (COD).

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 15 luglio 2014.

Nella sua 501a sessione plenaria, dei giorni 10 ed 11 settembre 2014 (seduta del 10 settembre), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 127 voti favorevoli, 50 voti contrari e 15 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

La proposta di direttiva della Commissione europea relativa alle società a responsabilità limitata con un unico socio (societas unius personae — SUP) (1) si prefigge lo scopo di agevolare le attività transfrontaliere delle PMI. A giudizio del Comitato economico e sociale europeo (CESE), nella sua forma attuale la direttiva proposta non è ancora pienamente matura, poiché contiene una serie di disposizioni che potrebbero comportare (gravi) rischi per il corretto esercizio delle attività commerciali nel mercato interno e per gli interessi dei creditori, dei consumatori e dei lavoratori. Pertanto il Comitato raccomanda vivamente alla Commissione di tener conto delle proposte formulate nel presente parere e di dar loro attuazione.

1.2

La scelta della base giuridica (l'articolo 50 del TFUE) non è convincente, e sembra perseguire soprattutto lo scopo di aggirare il requisito dell'unanimità in sede di Consiglio, evitando così un insuccesso come quello registrato nel caso della società privata europea (SPE). Anche se formalmente è previsto che la SUP sia una forma societaria alternativa contemplata dagli ordinamenti giuridici nazionali, le sue caratteristiche essenziali sono chiaramente stabilite da norme di diritto sovranazionale, per cui la base giuridica appropriata sarebbe l'articolo 352 del TFUE.

1.3

Il CESE sostiene l'obiettivo di rendere la costituzione della nuova società quanto più semplice possibile, soprattutto per le PMI. Tuttavia, il capitale sociale minimo di 1 euro previsto per la costituzione di una SUP e il divieto di imporre alle SUP l'obbligo di costituire riserve rappresentano di fatto una limitazione di responsabilità «a costo zero» e potrebbero indurre gli operatori del mercato a chiedere al titolare della società garanzie personali intese a rassicurare i terzi (consumatori, fornitori, creditori), finendo così per annullare i vantaggi derivanti dalla responsabilità limitata.

1.4

Il CESE sottolinea la necessità di incoraggiare la creazione di imprese sane, e propone pertanto di imporre per le SUP un capitale sociale minimo sostanzioso e adeguato alle finalità societarie, creando così una «soglia di credibilità» che tenga conto anche degli interessi di creditori, consumatori e lavoratori, nonché della società nel suo insieme, ed eviti pregiudizi alle attività commerciali. In quest'ottica, si potrebbe anche attingere all'esperienza di alcuni Stati membri, in cui l'abbassamento dell'importo del capitale sociale da versare immediatamente è compensato da un «sistema di risparmio» che prevede la costituzione di riserve negli anni successivi allo scopo di evitare una sottocapitalizzazione di lunga durata. Per ragioni di trasparenza, alla denominazione di una SUP dovrebbe essere aggiunto anche un riferimento alla limitazione della responsabilità e al paese di registrazione.

1.5

Il CESE è dell'avviso che una SUP non debba poter essere registrata in un luogo in cui essa non esercita di fatto alcuna attività economica (non si presti, cioè, ad essere una «società di comodo»). Esprime quindi preoccupazione per la separazione fra sede sociale e sede amministrativa, che non ha precedenti in una forma societaria europea. La relativa disposizione, combinata con quella per cui alla SUP si applica il diritto dello Stato in cui la società è registrata, può compromettere il diritto dei lavoratori di partecipare alla vita dell'impresa (cogestione) e può anche favorire l'elusione delle norme nazionali in materia fiscale.

1.6

Non si può infatti escludere che, con il trasferimento formale della sede sociale e la conseguente modifica dello statuto della società, siano frustrati i diritti in materia di cogestione in seno ad organi societari come il consiglio di sorveglianza o il consiglio di amministrazione. Il CESE, quindi, si pronuncia espressamente a favore dell'unitarietà della sede sociale e amministrativa per la SUP, come del resto previsto anche per altre forme societarie sovranazionali (società per azioni europea, società cooperativa europea). Inoltre, il CESE esorta a garantire i diritti in materia di cogestione previsti dallo Stato membro in cui la SUP esercita la propria attività economica essenziale, e a contrastare con decisione la concorrenza sleale. Di conseguenza, ritiene necessario stabilire norme uniformi per le SUP anche in materia di partecipazione dei dipendenti.

1.7

Il CESE reputa che, dal punto di vista del fondatore di una società, sia importante avere la garanzia di poter avviarne rapidamente l'attività entro un lasso di tempo ragionevole. Tuttavia, la registrazione di una SUP unicamente per via elettronica può comportare problemi e pericoli se non viene accertata l'identità del fondatore. L'abolizione dei controlli d'identità incoraggerebbe la mancanza di trasparenza nei confronti dei partner commerciali, comprometterebbe la serietà delle attività commerciali legali e indebolirebbe gli interessi dei consumatori, oltre a promuovere e agevolare la nascita di società di comodo e il lavoro autonomo fittizio. Tuttavia, per tener conto del diffuso interesse a registrarsi online, si dovrebbe lasciare agli Stati membri la libertà di decidere se prevedere questa possibilità; nel qual caso, però, la registrazione online dovrebbe essere vincolata a un controllo preliminare dell'identità del fondatore, nonché all'informazione e consulenza al medesimo circa i suoi diritti e doveri, da parte delle autorità competenti e/o dei notai.

1.8

Il CESE apprezza l'intenzione di rendere più facile per le imprese, soprattutto se piccole o medie (comprese le start-up e le microimprese), operare sul mercato interno grazie a una nuova forma societaria. Senonché, se si vuole far sì che la direttiva proposta promuova e sostenga le piccole e medie imprese, bisogna che il suo campo di applicazione sia limitato a queste ultime. Lo strumento della SUP non è infatti stato concepito per offrire ai gruppi societari attivi a livello internazionale la possibilità di gestire come SUP le loro controllate con centinaia o migliaia di dipendenti. Il CESE propone pertanto che la SUP sia aperta esclusivamente alle imprese che soddisfano i criteri definiti all'articolo 3, paragrafo 2 (2), della direttiva 2013/34/UE (direttiva contabile) (3). Ciò significa che, qualora raggiunga una certa dimensione, la SUP dev'essere trasformata in una società di altro tipo.

1.9

In sintesi, si può affermare che, qualora la direttiva proposta fosse adottata, in molti Stati membri verrebbero messi in discussione i principi del diritto societario nazionale applicabili alle società di capitali. Data la base giuridica prescelta, il CESE nutre dubbi anche circa la compatibilità della proposta con il principio di sussidiarietà. Per questo motivo il CESE chiede che la forma societaria della SUP possa essere assunta esclusivamente dalle imprese che svolgono attività transfrontaliere: in particolare, tali imprese dovrebbero, al momento della registrazione, operare già in almeno due Stati membri oppure dimostrare in modo soddisfacente che svolgeranno attività in almeno due Stati membri entro un determinato periodo di tempo (ad esempio due anni) dalla registrazione. A questo scopo possono fungere da modello la proposta di regolamento sullo statuto della fondazione europea (FE) (4) e la relazione interlocutoria del Parlamento europeo in materia.

1.10

Per i suddetti motivi, il CESE dà atto alla Commissione degli sforzi da essa profusi per modellare un diritto societario più favorevole alle PMI, ma ravvisa la necessità di discutere ancora molto sul contenuto concreto della direttiva. A giudizio del CESE, per poter giungere a una valutazione positiva della proposta di direttiva, è indispensabile che vengano attuate le proposte formulate nel presente parere. In concreto, adesso bisognerebbe trovare una soluzione equilibrata in stretta cooperazione con quei soggetti interessati che, a differenza di altri, non sono purtroppo stati consultati in maniera adeguata dalla Commissione prima che questa pubblicasse la sua proposta.

2.   Cenni generali sulla proposta di direttiva

2.1

Già nel 2008, presentando la proposta di regolamento relativo allo statuto della Società privata europea (SPE) (5), la Commissione europea aveva cercato di mettere a disposizione delle PMI uno strumento semplice, flessibile e valido in tutti gli Stati membri per agevolare le attività transfrontaliere. L'iniziativa si è poi bloccata in Consiglio, per cui la Commissione ha annunciato il ritiro della proposta nel quadro del programma REFIT (6).

2.2

Con una consultazione pubblica sul futuro del diritto societario (febbraio 2012) e una consultazione online più dettagliata relativa alle società con un unico socio (giugno 2013), la Commissione ha dato ai soggetti interessati la possibilità di esprimere il loro punto di vista. Successivamente, il 13 settembre 2013, la DG Mercato interno e servizi ha tenuto una riunione con i rappresentanti delle imprese sull'iniziativa prevista dalla Commissione. Secondo informazioni fornite dalla stessa Commissione, a tale riunione hanno partecipato, fra gli altri, Businesseurope, la European Small Business Alliance e varie camere di commercio e industria tra cui Eurochambers. A quanto pare, non sono stati invitati rappresentanti dei lavoratori, né si sono tenute consultazioni di pari livello con i sindacati e con le associazioni dei consumatori.

2.3

In seguito, il 9 aprile 2014, la Commissione ha pubblicato la sua proposta di direttiva relativa alle società a responsabilità limitata con un unico socio, che ha espressamente indicato come una forma societaria alternativa alla SPE, in quanto volta a consentire alle PMI di costituire più facilmente società all'estero.

2.4

Gli Stati membri devono prevedere, nei rispettivi sistemi giuridici, forme societarie nazionali disciplinate da norme identiche in tutta l'UE e contraddistinte dalla sigla comune SUP (Societas Unius Personae). Obiettivo dichiarato della proposta è ridurre i costi di avvio e i costi operativi. Sono previste una procedura di registrazione online semplificata e la rinuncia quasi completa a un capitale minimo per costituire la società. I creditori sarebbero tutelati dall’obbligo imposto all'amministratore — o agli amministratori — della SUP di controllare le distribuzioni degli utili.

2.5

Gli Stati membri non dovranno esigere che la società abbia la sede sociale e quella amministrativa («amministrazione centrale») nello stesso Stato membro. Viene così autorizzata la separazione delle sedi, per la prima volta nel caso di una forma societaria europea. Inoltre, a ciascuna SUP deve applicarsi il diritto dello Stato membro in cui essa è registrata. Quanto ai diritti di partecipazione dei lavoratori, nella proposta della Commissione essi non vengono neanche menzionati.

2.6

La Commissione osserva che la proposta in esame «non istituisce una nuova forma giuridica sovranazionale per la società con un unico socio, ma piuttosto contribuisce alla soppressione progressiva delle restrizioni alla libertà di stabilimento» e per questo invoca come base giuridica l'articolo 50, paragrafo 2, lettera f), del TFUE.

3.   Constatazioni preliminari

3.1

Le esperienze di alcuni Stati membri mostrano che, in determinati settori, per le singole imprese è più interessante affidare un incarico a un'impresa individuale senza dipendenti piuttosto che procedere a un'assunzione, e in questo modo vengono spesso aggirati i contratti nazionali di lavoro. La direttiva proposta, introducendo la possibilità di costituire una SUP con facilità, di godere della responsabilità limitata senza però impegnare capitale, ed eventualmente anche di optare per la separazione fra sede sociale e sede amministrativa, darebbe un ulteriore impulso al lavoro autonomo fittizio. Un fenomeno, questo, che colpisce soprattutto coloro che si trovano in una posizione di particolare debolezza sul mercato del lavoro e per i quali le tutele apprestate dal diritto del lavoro e dai contratti collettivi sono ancor più importanti.

3.2

Il CESE riconosce che la stragrande maggioranza delle imprese e dei lavoratori nell'UE rispetta il sistema giuridico vigente. Tuttavia, dato il modo in cui è concepita la SUP, il CESE ravvisa nell'architettura societaria proposta il rischio potenziale di un aumento delle frodi societarie e di altre attività criminali (come il riciclaggio del denaro), nonché, come si è detto, del lavoro autonomo fittizio. Così, ad esempio, chiunque può scegliere o spostare liberamente la sede di registrazione «virtuale» della propria società, o persino dissimulare la propria identità attraverso un gioco di scatole cinesi con ramificazioni in tutta Europa. In tal senso, la proposta di direttiva si pone anche in contrasto con gli sforzi profusi a livello europeo per lottare contro il riciclaggio del denaro.

3.3

Vi è motivo di dubitare che il giusto obiettivo della Commissione di promuovere l'attività transfrontaliera delle PMI possa essere raggiunto mediante la direttiva proposta. Il CESE fa notare che alcuni Stati membri, nel quadro dei negoziati relativi alla società privata europea, si erano già espressi a favore di un capitale minimo sostanzioso, dell'unitarietà di sede sociale e amministrativa e di norme minime uniformi in materia di cogestione. Il CESE considera incongruo rispetto all'obiettivo dichiarato il fatto che le giuste istanze di quegli Stati membri siano state ignorate dalla proposta in esame.

4.   Osservazioni specifiche

4.1   Base giuridica e campo di applicazione

4.1.1

Avanzando la nuova proposta di direttiva relativa alle società a responsabilità limitata con un unico socio, la Commissione vuole di fatto introdurre la società privata europea. La normativa riguardante la nuova forma societaria della SUP è infatti sostanzialmente identica a quella prevista per la SPE. La SUP non solo deve avere una denominazione unica europea, ma in più tutte le sue caratteristiche essenziali (costituzione, capitale sociale minimo, sede di registrazione, atto costitutivo) sono fissate in maniera inderogabile da norme di diritto sovranazionale. Sul piano sostanziale, la SUP è da considerarsi piuttosto una forma giuridica sovranazionale, per cui la base giuridica appropriata sarebbe l'articolo 352 del TFUE.

4.1.2

Anche se la proposta di direttiva prevede che, in definitiva, vi siano 28 SUP diverse, ciò non basta a fare della SUP una forma societaria nazionale: anche la società per azioni europea ha 28 forme diverse, ma il suo carattere sovranazionale è fuor di dubbio. Deve pertanto ritenersi assai discutibile la correttezza della scelta della Commissione di utilizzare l'articolo 50 del TFUE come base giuridica per la sua proposta.

4.1.3

La proposta della Commissione non è neppure in linea con il principio di sussidiarietà sancito dal Trattato sull'Unione europea perché, contrariamente alla società per azioni europea (societas europaea — SE) o alla società cooperativa europea (SCE), non prevede alcuna condizione di transnazionalità e quindi è concepita non soltanto per le situazioni transfrontaliere, ma anche per quelle puramente nazionali. Ciò significa che anche chi intenda esercitare la propria attività esclusivamente sul territorio nazionale può costituire «dal nulla» una SUP. La direttiva, inoltre, consente di trasformare una forma societaria nazionale in una SUP anche in assenza di un elemento transfrontaliero. Il diritto unionale crea insomma una nuova forma societaria nazionale in diretta concorrenza con le forme nazionali esistenti. Anche a prescindere dalla violazione del principio di sussidiarietà, resta comunque il fatto che, per trovare applicazione, l'articolo 50, paragrafo 2, lettera f), del TFUE presuppone necessariamente un'organizzazione stabile in più di uno Stato membro. Per questo motivo il CESE chiede che la forma societaria della SUP possa essere assunta esclusivamente dalle imprese che svolgono attività transfrontaliere: in particolare, tali imprese dovrebbero, al momento della registrazione, operare già in almeno due Stati membri oppure dimostrare in modo soddisfacente che svolgeranno attività in almeno due Stati membri entro un determinato periodo di tempo (ad esempio due anni) dalla registrazione. A questo scopo possono fungere da modello la proposta di regolamento sullo statuto della fondazione europea (FE) (7) e la relazione interlocutoria del Parlamento europeo in materia.

4.1.4

Secondo la Commissione, la proposta di direttiva agevolerà le attività transfrontaliere delle PMI nonché la costituzione di controllate in Stati membri diversi dal paese di origine. Tuttavia, la Commissione omette di assicurare alle PMI il sostegno previsto, possibile solo circoscrivendo il campo di applicazione della direttiva. Se, infatti, si vuole far sì che la direttiva proposta promuova e sostenga le piccole e medie imprese, bisogna che il suo campo di applicazione sia limitato a queste ultime. E a tal fine il criterio discretivo più appropriato è quello dettato dalla direttiva 2013/34/UE («direttiva contabile») (8), che si applica a tutte le società di capitali e che viene utilizzata in tutta l'Unione. Dovrebbero quindi poter operare come SUP solo le imprese che soddisfano i criteri dimensionali fissati dall'articolo 3, paragrafo 2 (9), della direttiva 2013/34/UE (10). Ciò significa che, qualora raggiunga una certa dimensione, la SUP dev'essere trasformata in una società di altro tipo. E, grazie agli obblighi di comunicazione previsti, sarebbe semplice verificare e controllare se i criteri previsti vengono rispettati.

4.2   Costituzione online della società e capitale sociale minimo

4.2.1

La procedura di registrazione elettronica obbligatoria prevista dalla Commissione potrebbe favorire la mancanza di trasparenza di questa forma societaria, se non viene imposto l'obbligo di controllare l'identità del fondatore. In un ambiente elettronico risulta piuttosto difficile controllare l'identità delle persone. Inoltre, per lo stesso fondatore è di vitale importanza poter disporre di una consulenza esperta sui diritti e i doveri connessi con la costituzione della sua società. Anche gli sforzi della Commissione per combattere il riciclaggio del denaro risulterebbero ostacolati dalla costituzione di società online senza controllo d'identità.

4.2.2

Nell'interesse delle PMI, al CESE sembra importante stabilire una «durata adeguata» per la costituzione di una SUP. Gli Stati membri dovrebbero esser lasciati liberi di decidere se prevedere la possibilità di registrare la SUP tramite procedura online. In questo caso, però, il processo di registrazione elettronica dovrebbe essere vincolato a un controllo preliminare, che consenta alle autorità competenti e/o ai notai di accertare innanzitutto l'identità del fondatore della società e di informarlo sulle importanti conseguenze giuridiche della registrazione.

4.2.3

Abolendo il requisito del capitale minimo e limitando al tempo stesso la responsabilità dell'imprenditore, si invia ai fondatori di SUP il messaggio che il rischio imprenditoriale è sostenuto dalla società nel suo complesso. Si tratta di un messaggio sbagliato, nonché massimamente contrario al principio dell'economia di mercato. L'esistenza di un capitale minimo riveste una grande importanza anche in quanto soglia di credibilità, perché segnala ai fondatori di società che, per godere di una limitazione della responsabilità, è necessario apportare un contributo sostanziale in termini di capitale di rischio, col risultato che occorre ponderare attentamente opportunità e rischi dei progetti. Un capitale minimo sostanzioso e adeguato alle finalità commerciali dell'impresa è dunque un elemento essenziale di ogni società. L'obbligo di costituire riserve rappresenterebbe inoltre una misura appropriata per consolidare il patrimonio e prevenire il rischio di insolvenza.

4.2.4

Secondo il CESE, una dichiarazione di solvibilità dell'amministratore non può sostituire un capitale minimo sostanzioso con norme appropriate a salvaguardia della sua integrità, soprattutto perché tale dichiarazione comporta in ogni caso delle incertezze, e il rischio di una previsione errata grava sul creditore. La dichiarazione di solvibilità dovrebbe essere firmata da un revisore esterno indipendente.

4.3   Paese di registrazione

4.3.1

Con la separazione fra sede sociale e sede amministrativa, la SUP può sottrarsi con grande facilità all'ordinamento giuridico vigente sul territorio in cui essa esercita di fatto la propria attività. Numerosi esempi mostrano che questo stato di cose va a scapito della tutela dei creditori e dei consumatori, ma anche della cogestione, che in questo modo può essere facilmente aggirata. Una completa libertà di scegliere il paese di registrazione, prescindendo dal luogo in cui si esercita l'attività, aggrava oltretutto il rischio di abusi, anche perché rende molto più agevole sottrarsi all'intervento delle autorità. I diritti in materia di cogestione previsti dallo Stato membro in cui la SUP esercita la propria attività economica essenziale non devono poter essere aggirati scegliendo un paese di registrazione diverso. Inoltre, manca ancora un registro unico europeo delle imprese, e sarebbe urgentemente necessario colmare questa lacuna prima di pensare a un'ulteriore liberalizzazione.

4.3.2

La separazione fra sede sociale e amministrativa renderebbe inoltre più difficile far valere i propri diritti, in quanto potrebbe rendersi necessario notificare il relativo ricorso presso la sede sociale oppure far eseguire la decisione che riconosce il diritto nel paese di registrazione. In base alle esperienze fin qui maturate, la notifica internazionale risulta tuttora difficile, malgrado le pertinenti normative europee (regolamento (CE) n. 1393/2007 sulla notificazione e comunicazione degli atti e regolamento (CE) n. 805/2004 sul titolo esecutivo europeo), cosicché sia l'esercizio di un'azione giudiziaria sia l'attuazione coattiva di un diritto richiederebbero un tempo sensibilmente maggiore e risulterebbero più difficili. Per questo, la direttiva dovrebbe assolutamente prescrivere l'identità della sede sociale e amministrativa, come previsto dal legislatore europeo anche nei casi della SE e della SCE.

4.4   Cogestione e governo societario (corporate governance)

4.4.1

Una forma giuridica con la stessa denominazione e gli stessi elementi essenziali in tutta l'UE deve essere soggetta anche a norme minime uniformi, nonché adatte alle dimensioni dell'impresa, in materia di istituzione di un organo di sorveglianza e di cogestione da parte dei lavoratori. È pertanto necessario introdurre per la SUP norme uniformi sull'obbligo di istituire un organo di sorveglianza (consiglio di sorveglianza oppure consiglieri di amministrazione senza incarichi esecutivi), nonché sulla cogestione da parte dei lavoratori (in caso di trasformazione, analogamente a quanto previsto dalla normativa sulla SE). In caso contrario, infatti, la direttiva proposta finirà per scatenare la ricerca del foro più vantaggioso (forum shopping), e quindi una corsa all'abbassamento o all'abolizione degli standard nazionali in materia di diritto societario, nonché all'aggiramento dei diritti di partecipazione dei lavoratori. I diritti di partecipazione dei lavoratori al consiglio di sorveglianza sono un elemento essenziale del modello sociale europeo, nonché parte integrante della corporate governance europea, e vanno tutelati da ogni costruzione finalizzata all'aggiramento degli stessi. Per ragioni di trasparenza, infine, la denominazione delle SUP dovrebbe contenere un riferimento alla limitazione della responsabilità e al paese di registrazione.

Bruxelles, 10 settembre 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  COM(2014) 212 final.

(2)  Alla data di chiusura del bilancio non deve essere oltrepassata più di una di queste tre soglie: — totale dello stato patrimoniale: 4 0 00  000 EUR; — ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 8 0 00  000 EUR — numero medio dei dipendenti occupati durante l'esercizio: 50.

(3)  GU L 182 del 29.6.20166.2013, pag. 19.

(4)  COM(2012) 35 final.

(5)  COM(2008) 396 final.

(6)  Cfr. allegato del COM(2013) 685 final.

(7)  Cfr. la nota 4.

(8)  Cfr. la nota 3.

(9)  Alla data di chiusura del bilancio non deve essere oltrepassata più di una delle tre soglie seguenti: — totale dello stato patrimoniale: 4 0 00  000 EUR; — ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 8 0 00  000 EUR; — numero medio dei dipendenti occupati durante l'esercizio: 50.

(10)  Cfr. la nota 3.


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