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Document 52013DC0700
COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL Enlargement Strategy and Main Challenges 2013-2014
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2013-2014
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2013-2014
/* COM/2013/0700 final <EMPTY> */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2013-2014 /* COM/2013/0700 final
Copenaghen
vent'anni dopo Le
pietre miliari: Stato di diritto, democrazia e economia I. Il programma di allargamento Vent'anni fa, mentre la
guerra dilaniava i paesi dei Balcani occidentali, l'Unione europea definiva le
condizioni per l'adesione dei futuri Stati membri, i cosiddetti "criteri
di Copenaghen", basati sui valori fondatori dell'UE: democrazia, Stato di
diritto, rispetto dei diritti fondamentali e un'economia di mercato
funzionante. Questo processo aprì la strada a una svolta epocale, permettendo l'adesione
dei paesi dell'Europa centrale e orientale. Dieci anni dopo, con il
vertice di Salonicco del 2003, l'Unione ha concesso a tutti i paesi dei Balcani
occidentali una chiara prospettiva di adesione, subordinata al rispetto dei
requisiti necessari, in particolare i criteri di Copenaghen e le condizioni del
processo di stabilizzazione e associazione. La Croazia ha
soddisfatto questi criteri e il 1º luglio 2013, dopo la ratifica del trattato
di adesione da parte di tutti gli Stati membri, è stata ammessa nell'Unione
europea come 28º Stato membro. La Croazia è il primo paese ad aver
completato il processo di stabilizzazione e associazione e la sua adesione è
una prova tangibile della capacità di stabilizzazione e di trasformazione della
politica di allargamento e della forza di persuasione dell'UE. Frutto del coraggio dei
leader politici nazionali, l'accordo storico raggiunto a aprile tra Serbia e
Kosovo* è un'altra prova del forte ascendente della prospettiva
europea e del suo prezioso contributo a sanare ferite storiche profonde. Alla
luce di questo importante risultato, a giugno il Consiglio europeo ha deciso di
avviare i negoziati di adesione con la Serbia e il Consiglio ha autorizzato l'avvio
di negoziati per un accordo di stabilizzazione e di associazione tra l'UE e il
Kosovo. Il 2013 è stato un anno
significativo per i paesi dell'allargamento. A giugno 2013 il Montenegro
ha adottato una serie di ampi piani d'azione per i capitoli "sistema
giudiziario e diritti fondamentali" e "giustizia, libertà e sicurezza",
secondo il nuovo approccio che affronta questi aspetti già in una primissima
fase del processo di adesione. In Albania le riforme di base riscuotono
ampio consenso tra i partiti, le elezioni legislative si sono svolte in modo
regolare e il paese continua a impegnarsi nella lotta contro la corruzione e la
criminalità organizzata; questi progressi rendono sempre più concreta la possibilità
di ottenere lo status di paese candidato. Nei primi mesi dell'anno l'ex
Repubblica jugoslava di Macedonia è riemersa dalla crisi politica, ma
alcuni aspetti continuano a destare preoccupazione, in particolare sul fronte
della libertà di espressione e dei media. Il paese ha preso provvedimenti per migliorare
le relazioni di vicinato e deve ora impegnarsi per dare una svolta decisiva ai
negoziati sul nome, sotto l'egida dall'ONU. In Bosnia-Erzegovina la
prospettiva europea e lo sviluppo economico trovano ostacolo nella scarsa
volontà politica di attuare le riforme e nella mancata esecuzione della
sentenza Sejdic-Finci. In Turchia si
registrano progressi sul fronte della riforma della giustizia e a settembre è
stato presentato il tanto atteso pacchetto sulla democratizzazione. Sono
continuati i colloqui di pace con il PKK finalizzati a mettere fine al
terrorismo e alle violenze nel sud-est del paese e a gettare le basi per una
soluzione alla questione curda. Suscita però profonda preoccupazione la
repressione del movimento di piazza in difesa del Parco Gezi a Istanbul, che
evidenzia la necessità per l'UE di continuare a essere un fattore di stimolo
per le riforme. In Islanda il
nuovo governo ha congelato i negoziati di adesione con l'UE dichiarando che non
riprenderanno prima di un referendum. Oggi il processo di
adesione, impostato a un maggiore rigore, abbraccia una visione più ampia
rispetto al passato, in parte perché segue l'evoluzione delle politiche
dell'UE e in parte perché si avvale dell'esperienza dei precedenti
allargamenti. Il processo pone condizioni eque e rigorose e misura i progressi
verso l'adesione alla luce delle iniziative dei singoli paesi volte a
soddisfare i criteri stabiliti. L'esperienza ha mostrato in particolare
la necessità di dare priorità agli elementi fondamentali. Lo Stato di diritto
è infatti ora un tema chiave del processo di allargamento. Secondo il nuovo
approccio approvato dal Consiglio a dicembre 2011, questioni quali la riforma della
giustizia e la lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione vengono
affrontate già nelle primissime fasi dei negoziati di adesione. Lo scopo è dare
ai paesi più tempo per consolidare l'attuazione delle riforme, in modo da favorirne
radicamento e irreversibilità. Questo nuovo approccio, che ha un ruolo centrale
nei negoziati con il Montenegro, guiderà l'operato della Commissione anche nei
confronti degli altri paesi dell'allargamento. In questi cinque anni la
crisi economica mondiale ha evidenziato, in tutti i paesi, la necessità di
rivedere e rafforzare profondamente la governance economica. Questo vale
soprattutto per i Balcani occidentali, una regione dove mancano ancora economie
di mercato funzionanti e che registra tassi di disoccupazione particolarmente
elevati, soprattutto fra i giovani. I paesi della regione dovranno
imperativamente accelerare il processo di riforma se vogliono ritrovare una
crescita sostenibile, far fronte alle sfide necessarie per soddisfare i criteri
economici e diventare più competitivi. Per aiutarli in questo obiettivo, la
presente comunicazione prospetta diverse possibilità tra cui l'introduzione di strategie
nazionali di riforma economica e piani d'azione per la gestione delle finanze
pubbliche. Gli avvenimenti di cui
sono stati teatro alcuni paesi dell'allargamento mostrano quanto sia importante
potenziare le istituzioni democratiche, garantire processi democratici
inclusivi atti a sostenerle e rafforzare i principi democratici fondamentali e
i valori comuni dell'UE. È indispensabile sviluppare la società civile,
raggiungere larghe intese tra i partiti a sostegno dell'integrazione europea e
far progredire i riordini elettorali, parlamentari e della pubblica
amministrazione. L'Unione europea si
fonda su valori e principi comuni, tra cui il rispetto dei diritti
fondamentali, e tutti i paesi dei Balcani occidentali, come anche la
Turchia, dovranno garantire nuove riforme per far sì che la libertà di
espressione e la tutela dei diritti delle minoranze – compresi i rom – siano
sancite dal diritto e rispettate nei fatti. Occorrono inoltre misure più
incisive contro la discriminazione, in generale, e la discriminazione sessuale,
in particolare. Le relazioni di buon
vicinato e la cooperazione regionale restano il perno del processo di
stabilizzazione e associazione. Gli sviluppi in Serbia e Kosovo dimostrano in
particolare che è possibile lasciarsi alle spalle gli antagonismi di conflitti recenti,
secondo il principio stesso su cui si fonda l'Unione europea. La cooperazione
regionale va rafforzata favorendone il carattere inclusivo e sviluppando la
titolarità regionale. La Commissione appoggia in pieno il processo di cooperazione
nell'Europa sudorientale (SEECP), il Consiglio di cooperazione regionale e la futura
strategia 2020 regionale e auspica un rinnovato impegno per risolvere le
controversie bilaterali tra i paesi dell'allargamento e gli Stati membri. È
fondamentale che le questioni bilaterali siano risolte quanto prima dagli
interessati e non intralcino il processo di adesione. Nel 2014 entrerà in
vigore il secondo strumento di assistenza preadesione: per il periodo
2014-2020 l'IPA II assicura un livello di fondi (11,7 miliardi di EUR a prezzi
correnti) comparabile a quello dell'attuale quadro finanziario e permetterà
quindi all'UE di continuare a dare un sostegno sostanzioso ai paesi dell'allargamento
sulla strada dell'adesione. L'IPA II sosterrà anche la cooperazione regionale e
transfrontaliera e si concentrerà su aree di comune interesse, in particolare l'elaborazione
e l'attuazione delle riforme dello Stato di diritto, il potenziamento delle
istituzioni democratiche, la buona governance e lo sviluppo socioeconomico. L'entrata in vigore dell'IPA
II sarà anche l'occasione per collegare maggiormente la strategia di
allargamento con le priorità dell'assistenza. Tra le novità del nuovo strumento,
la definizione, in una serie di settori prioritari, di politiche e strategie di
lungo termine che tengano conto dei bisogni e delle capacità del paese
interessato. Il sostegno settoriale pluriennale risponderà a obiettivi chiari,
sulla base di indicatori realistici. Come ulteriore stimolo alle riforme, il
sostegno al bilancio verrà erogato ai paesi che vantano il livello di gestione
delle finanze pubbliche richiesto. Un sistema di incentivi premierà i paesi che
progrediscono sulla strada delle riforme e permetterà di riassegnare i fondi in
caso di risultati insoddisfacenti. I programmi IPA saranno inoltre gestiti in
modo più razionale, soprattutto tramite progetti meno numerosi e più ampi. Tutti i paesi dell'allargamento
beneficiano di una chiara prospettiva europea. I progressi verso l'adesione
dipendono dalle iniziative che ognuno intraprende per soddisfare i criteri
stabiliti, secondo un principio meritocratico. Questo approccio è fondamentale
per dare credibilità alla politica di allargamento e incentivare i paesi a
lanciarsi in riordini di più ampio respiro. Allo stesso tempo è però
fondamentale che gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione conducano un
dibattito informato sugli effetti politici, economici e sociali della politica
di allargamento. Sta a loro spiegare ai cittadini, fatti alla mano, come questa
politica possa apportare benefici, contribuendo per esempio alla pace, alla
sicurezza e alla prosperità, e rispondere alle loro legittime preoccupazioni. II.
Sfide principali La presente
comunicazione passa in rassegna una serie di importanti sfide che attendono i
Balcani occidentali e la Turchia: governance economica e competitività, Stato
di diritto, funzionamento delle istituzioni garanti della democrazia, diritti
fondamentali e, per i Balcani occidentali, la necessità di lasciarsi alle spalle
l'eredità della guerra. Si tratta di problemi centrali alla luce dei criteri di
Copenaghen e delle condizioni del processo di stabilizzazione e associazione.
Le misure per farvi fronte si rafforzano a vicenda. Si pensi allo Stato di
diritto e ai diritti fondamentali: entrambi migliorano la certezza del diritto
e, insieme a una maggiore integrazione regionale, supportano in modo decisivo
lo sviluppo economico e la competitività. a)
Governance
economica e competitività Negli ultimi tre anni la
governance economica dell'UE è stata notevolmente potenziata. Durante il
semestre europeo gli Stati membri coordinano le politiche di bilancio e le
strategie strutturali prima dell'adozione del bilancio in sede di parlamento.
Gli strumenti del dialogo economico con i paesi dell'allargamento vengono
adattati gradualmente alle nuove sfide e ai nuovi meccanismi di coordinamento
dell'Unione: i paesi dell'allargamento sono stati già sollecitati a fare più attenzione
alla sostenibilità dei conti con l'estero e ai principali ostacoli strutturali
della crescita. Occorrerà ora fare in modo che i principali strumenti dell'UE
si riflettano nel dialogo economico con questi paesi, considerato il loro
elevato grado di integrazione economica e finanziaria con l'Unione. I Balcani occidentali
destinano all'Unione circa il 60% delle loro esportazioni. L'Unione è inoltre
di gran lunga il maggior fornitore di investimenti esteri diretti (IED). Nei paesi
dell'allargamento (a eccezione della Turchia) le banche dell'UE dominano il
settore finanziario e l'accesso al mercato unico dei beni e dei servizi dell'Unione
rappresenta un importante canale della crescita. La ripresa economica dell'UE
avrà ripercussioni positive, soprattutto sui Balcani occidentali. Secondo
recentissime stime della Commissione nel 2013 la crescita dei Balcani
occidentali dovrebbe assestarsi al 2% mentre in Turchia raggiungerebbe il 3,2%,
un dato che indica il ritorno del paese a una crescita più sostenuta dopo il
relativo rallentamento nel 2012. La ripresa modesta nei
Balcani occidentali non è una garanzia di crescita sostenibile e convergenza,
mentre in tutti i paesi dell'allargamento le riforme economiche, la
competitività e la creazione di posti di lavoro si confrontano ancora a una
serie di problemi: ·
a
differenza della Turchia, i paesi dei Balcani occidentali non vantano ancora un'economia
di mercato funzionante; ·
per
ridurre il rischio di frodi e di corruzione vanno notevolmente rafforzati i
sistemi di gestione delle finanze pubbliche; ·
occorre
sviluppare sostanzialmente lo Stato di diritto per garantire agli operatori
economici maggiore certezza giuridica e aumentare la fiducia degli investitori; ·
tutti
i paesi dei Balcani occidentali dovranno dare priorità alle riforme strutturali
e alla competitività per sostenere il risanamento di bilancio, combattere gli
elevati squilibri esterni e ridurre l'alto tasso di disoccupazione, in media
superiore al 20% nella regione. All'interno dei paesi sussistono notevoli squilibri
regionali, con alti livelli di povertà nelle zone rurali. Il nuovo approccio
proposto aiuta i paesi dell'allargamento a concentrarsi come prima cosa sui
principi fondamentali e a soddisfare poi i criteri economici. Ai paesi verrà
chiesto di potenziare la politica e la governance economica elaborando, in
coordinamento tra di loro, strategie nazionali di riforma economica basate su
due elementi: un programma macroeconomico e di bilancio e un programma per le
riforme strutturali e la competitività. Questi aspetti verranno discussi nel
dialogo bilaterale e multilaterale con gli interessati: ·
il
programma macroeconomico e di bilancio rientrerà negli strumenti esistenti,
vale a dire i programmi economici di preadesione per i paesi candidati e i
programmi economici e di bilancio per i candidati potenziali. Per rafforzare la
sorveglianza verrà chiesto al Consiglio ECOFIN, nella formazione comprendente i
paesi candidati, di formulare raccomandazioni specifiche per paese contenenti orientamenti
strategici e di passare in rassegna di anno in anno le realizzazioni della
strategia; ·
ai
paesi verrà chiesto per la prima volta di approntare un programma per le
riforme strutturali e la competitività che sarà elaborato in parallelo al
programma di bilancio e verrà poi esaminato dai pertinenti organi istituiti
dagli accordi di stabilizzazione e di associazione, soprattutto per quanto
riguarda industria, concorrenza, mercato interno, ricerca, trasporti, energia e
ambiente. Nell'ambito delle relazioni di autunno sullo stato di avanzamento la
Commissione darà inoltre orientamenti chiari sulle riforme necessarie per
progredire verso i criteri economici. La Commissione
intavolerà con i paesi dell'allargamento un dialogo sulla gestione delle
finanze pubbliche mirato anch'esso a facilitare il rispetto dei criteri
economici. In questo ambito monitorato dalla Commissione, i paesi dovranno
elaborare piani d'azione; i paesi che realizzeranno progressi verso una
gestione efficace delle finanze pubbliche potranno beneficiare di un sostegno
settoriale al bilancio, come previsto dall'IPA II. La Commissione svilupperà
questo approccio in stretta collaborazione con le istituzioni finanziarie
internazionali e assicurerà un'ampia assistenza tecnica regionale in tal senso,
la cui portata dipenderà dalle raccomandazioni della Commissione sui criteri
economici. Altre misure di
stimolo della competitività, degli investimenti, della crescita e dell'occupazione
L'assistenza della
Commissione allo sviluppo economico sostenibile dei paesi dei Balcani
occidentali non si limita alla stabilizzazione macroeconomica e alla creazione
di un'economia di mercato funzionante. Dall'inizio della crisi la Commissione
insiste sulla necessità di fare di più per tener testa alla difficile
situazione socioeconomica, in particolare l'elevata disoccupazione, e
sottolinea la necessità di sostenere gli investimenti infrastrutturali nei
Balcani occidentali che lamentano reti transfrontaliere insufficienti per i
trasporti, l'energia e la comunicazione. L'integrazione è fondamentale viste le
dimensioni ridotte delle economie della regione. Oltre a porre le basi della
cooperazione politica e delle relazioni di buon vicinato, la cooperazione
economica regionale è riconosciuta come un fattore di crescita e in tal senso
la prevista liberalizzazione dei servizi nella zona di libero scambio dell'Europa
centrale (CEFTA) potrà servire questo scopo. Lo sviluppo del capitale fisico e
umano nelle zone rurali e l'adozione di ulteriori standard europei nel settore
agroalimentare contribuiranno a rendere competitiva l'agricoltura regionale. La Commissione ha già
avviato con la Turchia e la Serbia un nuovo dialogo sui programmi per l'occupazione
e le riforme sociali e si accinge a avviarne di analoghi con l'ex Repubblica
jugoslava di Macedonia e il Montenegro. Rispetto ai paesi candidati, la
situazione socioeconomica nei paesi candidati potenziali è più difficile e
necessita maggior sostegno per sviluppare la capacità amministrativa e favorire
la loro partecipazione al nuovo processo. I candidati potenziali verranno
gradualmente invitati a partecipare al nuovo dialogo. Nel 2014 verrà data
particolare attenzione ai candidati potenziali nell'ambito della programmazione
globale dell'assistenza tecnica. Per ridurre il deficit di competenze e
migliorare i sistemi di istruzione, la Commissione continuerà a sviluppare la
piattaforma per l'istruzione e la formazione nei Balcani occidentali. Sotto l'egida del
Consiglio di cooperazione regionale (CCR), i gruppi regionali creati nell'ambito
dell'Agenda di Salonicco hanno cominciato a affrontare le priorità della
strategia Europa 2020 ed è in corso di elaborazione la strategia 2020 regionale.
C'è ancora molto da fare per sensibilizzare i gruppi regionali, attualmente
frammentati, e potenziarne le capacità in modo che possano effettuare regolari
verifiche inter pares e formulare raccomandazioni. Il CCR dovrà sviluppare un
meccanismo di controllo pubblico. Le risultanze del lavoro dei gruppi e del
meccanismo di controllo saranno prese in considerazione dalla Commissione nel
quadro del dialogo economico e della programmazione dell'IPA. Le riforme mirate a
raggiungere i criteri economici potranno anche beneficiare del sostegno del
quadro per gli investimenti nei Balcani occidentali (WBIF), che svolge un ruolo
sempre più importante nell'aiutare i paesi a preparare e sostenere gli
investimenti più urgenti per rilanciare la crescita e l'occupazione. Nel quadro
del WBIF la Commissione, i donatori bilaterali e le istituzioni finanziarie
internazionali sostengono ogni anno investimenti per 4 miliardi di EUR in una
serie di ambiti – trasporti, energia, ambiente, cambiamenti climatici, settore
sociale, sviluppo del settore privato/delle PMI – mentre la Commissione
cofinanzia una piattaforma per le PMI nei Balcani occidentali che favorisce l'accesso
al credito servendosi di garanzie e capitale di rischio. Per promuovere la
crescita economica sostenibile, l'occupazione, il commercio e gli scambi
culturali sarà prioritario migliorare le interconnessioni delle reti
energetiche e di trasporto tra l'UE e i paesi dell'allargamento. La Commissione
sottolinea l'importanza di sviluppare le infrastrutture energetiche
transeuropee e di garantire la cooperazione con la Comunità dell'energia. Il
futuro trattato che istituisce la Comunità dei trasporti con i paesi dei
Balcani occidentali, oltre a favorire l'integrazione dei mercati e delle
infrastrutture dei trasporti terrestri, aiuterà i paesi della regione a attuare
le norme dell'Unione in questo ambito. Per migliorare i collegamenti con i
paesi dell'allargamento e della politica di vicinato, la Commissione ha
condotto un riesame delle reti transeuropee dell'Unione nel settori dei
trasporti (TEN-T) e dell'energia (TEN-E) e ha adottato una serie di progetti di
interesse comune per lo sviluppo delle infrastrutture transeuropee dell'energia.
Il prossimo consiglio ministeriale della Comunità dell'energia dovrà approvare un
elenco di progetti di interesse per la Comunità dell'energia. La cooperazione con la
Turchia sarà rafforzata, anche tenuto conto della sua posizione strategica e
delle sue potenzialità come snodo energetico. Nel 2013 il paese ha ratificato l'accordo
per il gasdotto transanatolico che, collegandosi al gasdotto transadriatico,
trasporterà il gas naturale dal Mar Caspio verso l'Unione, passando per la
Turchia. In questo contesto una maggiore cooperazione UE-Turchia nel settore
dell'energia e progressi dei negoziati di adesione potranno facilitare
ulteriori passi avanti nel senso dell'interconnessione e dell'integrazione dei
mercati dell'energia dei due partner. La Commissione attende con interesse gli
esiti della valutazione della Banca mondiale sull'unione doganale tra l'UE e la
Turchia. La valutazione, commissionata dalla Commissione europea, formulerà
raccomandazioni per rendere più funzionale questa iniziativa e eventualmente
ampliarne il campo di applicazione. Per sostenere
gli interventi in questi ambiti, la Commissione: - chiederà ai
paesi dell'allargamento di elaborare una strategia di riforma economica
comprendente l'esistente programma macroeconomico e di bilancio e un nuovo programma
per le riforme strutturali e la competitività. Questo processo si tradurrà in
raccomandazioni specifiche per paese e in orientamenti chiari sugli interventi
necessari per realizzare nuovi progressi verso un'economia di mercato
funzionante e più competitiva; - avvierà un
dialogo con i paesi sui requisiti necessari per soddisfare gli standard di
gestione delle finanze pubbliche, in vista di un eventuale sostegno al bilancio
nel quadro dell'IPA; - fornirà ampia
assistenza tecnica in stretta collaborazione con le altre istituzioni internazionali.
Nel periodo 2007-2013 l'assistenza
preadesione ha erogato fondi per 190 milioni di EUR mirati a sviluppare la
capacità dei governi di gestire i fondi pubblici, elaborare strategie e
statistiche economiche e di bilancio e garantire le funzionalità istituzionali
della banca centrale. La Commissione utilizzerà
i fondi dell'IPA II per continuare a sostenere le riforme necessarie
allo sviluppo socioeconomico e al rispetto dei criteri economici – anche
tramite il quadro per gli investimenti nei Balcani occidentali (WBIF) – dando
priorità ai trasporti e all'interconnessione energetica tra l'UE e i paesi dell'allargamento,
e per fornire assistenza tecnica finalizzata alla governance economica, al
dialogo su occupazione e questioni sociali, agli obiettivi del CCR nell'ambito
della futura strategia regionale 2020 e allo sviluppo agricolo e rurale. b) Lo Stato di diritto Lo Stato di diritto è
uno dei valori fondamentali dell'Unione. Nel tutelare questi valori, dai suoi albori
fino alle varie fasi dell'allargamento, l'Unione risponde alla sua vera
vocazione. Pilastro dei criteri politici di Copenaghen, lo Stato di diritto
rimane una priorità dell'Unione e occupa un posto centrale nel
processo di adesione. I paesi che aspirano a diventare membri dell'Unione devono
assicurare e promuovere, sin dalle primissime fasi, il buon funzionamento delle
istituzioni cardini dello Stato di diritto. Lo Stato di diritto nutre il
tessuto imprenditoriale, garantendo la certezza del diritto agli operatori
economici e stimolando gli investimenti, la crescita e l'occupazione. La lotta
contro la criminalità organizzata e la corruzione è fondamentale per combattere
l'infiltrazione criminale dei sistemi politici, giuridici e economici. Nella
maggior parte dei paesi dell'allargamento urge un ambizioso riordino del
sistema giudiziario, all'insegna della partecipazione e della trasparenza, che
garantisca l'indipendenza, l'imparzialità, l'efficienza e la responsabilità dei
tribunali, con particolare attenzione alle procedure disciplinari, di nomina e
di valutazione dei giudici. Va inoltre rafforzato il quadro della lotta alla
corruzione e alla criminalità organizzata, problemi particolarmente gravi in
molti paesi dell'allargamento. Occorre consolidare risultati tangibili in
questo senso, garantendo che tutti i casi, anche quelli di corruzione nelle
alte sfere, siano indagati, perseguiti e giudicati in modo efficiente, efficace
e imparziale. La liberalizzazione
del visto ha incentivato i paesi dei Balcani occidentali a prendere
importanti misure di riordino quanto agli aspetti più strettamente collegati a
questo processo. Queste riforme hanno rafforzato la governance interna ma
occorre ora intensificare gli sforzi per consolidare i risultati e evitare
eventuali abusi del regime di liberalizzazione del visto, secondo quanto
rilevato e raccomandato dalla Commissione nelle relazioni di controllo successive
alla liberalizzazione. La Commissione pubblicherà entro la fine del 2013 la
quarta di queste relazioni. Le questioni riguardanti la migrazione e la
gestione delle frontiere continueranno a essere affrontate nelle sedi deputate,
ad esempio l'accordo di stabilizzazione e di associazione e il capitolo 24 "giustizia,
libertà e sicurezza". I capitoli "sistema
giudiziario e diritti fondamentali" e "giustizia, libertà e sicurezza"
dei negoziati di adesione sono improntati a un nuovo approccio che, alla
luce delle precedenti esperienze, chiede ai paesi di consolidare l'attuazione
delle riforme durante tutto il processo negoziale. Affrontando questi temi sin
dalle prime fasi, i paesi dell'allargamento avranno più tempo per garantire
riforme profondamente radicate e irreversibili. Questo nuovo approccio viene
attualmente applicato ai negoziati con il Montenegro, che ha dovuto
elaborare ampi piani d'azione perché fossero avviati i negoziati su questi
capitoli. Su sollecitazione del Consiglio europeo di giugno 2013, il nuovo
approccio è oramai parte integrante dei negoziati con la Serbia e lo screening
dei capitoli 23 e 24 è attualmente in corso. Lo Stato di diritto è
anche un tema centrale delle relazioni tra l'Unione e gli altri paesi dell'allargamento.
Le questioni dello Stato di diritto sono infatti al centro del dialogo a alto
livello sull'adesione tra la Commissione e l'ex Repubblica jugoslava di
Macedonia. Nel caso dell'Albania l'avvio dei negoziati di adesione è
subordinato a una serie di priorità fondamentali legate allo Stato di diritto,
definite nel parere della Commissione del 2010. In Bosnia-Erzegovina la
Commissione sostiene la riforma del sistema giudiziario nell'ambito del dialogo
strutturato sulla giustizia mente in Kosovo è in corso un dialogo
strutturato sullo Stato di diritto, incentrato sulla lotta alla criminalità
organizzata e alla corruzione e sulla riforma del settore giudiziario. Lo Stato
di diritto è anche una priorità del programma costruttivo con la Turchia. Per sostenere
gli interventi in questi ambiti, la Commissione: - applicherà a
Montenegro e Serbia il nuovo approccio ai capitoli "sistema giudiziario e
diritti fondamentali" e "giustizia, libertà e sicurezza" e
continuerà a dare priorità allo Stato di diritto nell'ambito di dialoghi mirati
con gli altri paesi dell'allargamento; - assicurerà il
coordinamento con le agenzie europee interessate (Europol, Eurojust e Frontex)
e incoraggerà una cooperazione più intensa tra queste e i paesi dell'allargamento, mirata tra l'altro a concludere accordi
operativi con Europol; - sosterrà
ulteriormente le riforme dello Stato di diritto nel quadro dell'IPA II, sia a
livello nazionale che regionale, contribuirà a integrare le riforme in questi
settori chiave e favorirà lo scambio efficace di buone pratiche per consolidare
l'azione di contrasto contro criminalità organizzata e corruzione. Nel periodo 2007-2013 l'assistenza
preadesione ha erogato più di 800 milioni di EUR per migliorare il settore
giustizia, rendere più indipendente il sistema giudiziario, lottare contro la
corruzione e la criminalità organizzata e favorire la gestione delle frontiere
e la sicurezza. Le prossime strategie settoriali nel quadro dell'IPA II mireranno
nello specifico a sviluppare sistemi giudiziari indipendenti, efficienti e
professionali, a sostenere l'elaborazione a livello nazionale e regionale di un
rigoroso quadro di lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione e a
consolidarne l'attuazione, anche con misure preventive e dotando le autorità di
contrasto di strumenti investigativi e giuridici efficaci, in particolare la
capacità di condurre indagini finanziarie. c) Il funzionamento delle istituzioni garanti della
democrazia Secondo i criteri
politici di Copenaghen i paesi candidati devono assicurare la stabilità delle
istituzioni garanti della democrazia. Il buon funzionamento dell'apparato
statale – parlamento, governo e pubblica amministrazione – è di vitale
importanza. Molti paesi dell'allargamento dovranno migliorare la trasparenza,
la responsabilità e l'efficacia delle istituzioni e della pubblica
amministrazione, in modo da rispondere meglio ai bisogni di cittadini e
imprese. Va potenziata la democrazia partecipativa e va cercata una larga intesa
nazionale tra partiti politici e società civile attorno alle grandi riforme
necessarie per entrare nell'UE. I paesi dell'allargamento devono inoltre
trovare un equilibrio tra i diversi livelli di amministrazione centrale,
regionale e locale che agevoli l'attuazione delle riforme e la fornitura di
servizi ai cittadini, senza tralasciare l'importante ruolo degli enti locali e
regionali nel processo di allineamento e, a termine, di applicazione delle
norme dell'UE. In numerosi paesi dell'allargamento
le istituzioni democratiche sono tuttora fragili, manca una cultura del
consenso e i parlamenti nazionali sono relegati a un ruolo di secondo
piano. Democrazia non vuol dire solo elezioni libere e eque; vuol dire anche istituzioni
forti e responsabili e processi partecipativi che ruotino attorno al
parlamento. La funzione parlamentare di vigilanza è spesso compromessa dall'eccessivo
ricorso a procedure legislative d'urgenza, da un sistema di commissioni
parlamentari carente, da una consultazione dei portatori di interesse
insufficiente e dallo scarso contributo degli esperti. Troppo spesso le
elezioni sono viste come un'opportunità per controllare politicamente le
istituzioni travalicando il legittimo avvicendamento politico legato all'insediamento
di un nuovo esecutivo. In molti casi anche posti relativamente bassi della
pubblica amministrazione sono politicamente lottizzati, il che indebolisce le
capacità e la responsabilità dell'amministrazione. È fondamentale riformare
la pubblica amministrazione e professionalizzare e depoliticizzare
la funzione pubblica. Bisogna creare una cultura meritocratica, lottare contro
la corruzione e garantire procedure amministrative consone, anche per quanto
riguarda la gestione delle risorse umane. La società civile e i
cittadini, in particolare i giovani, sono troppo spesso ai margini del
gioco politico. Occorre sviluppare il dialogo tra decisori e portatori di
interesse. Elemento imprescindibile di qualsiasi sistema democratico, una società
civile emancipata sviluppa la responsabilità politica e la coesione sociale,
rende comprensibile e inclusivo il processo di riforma dettato dall'adesione e
facilita la riconciliazione di società divise da conflitti. In alcuni casi bisogna
favorire un clima in grado di stimolare e sostenere maggiormente il dialogo
politico e di nutrire il processo decisionale con pareri imparziali, mettendo a
disposizione dati statistici di qualità elaborati da istituti indipendenti. È
fondamentale che organi statali quali il difensore civico e la corte
dei conti operino in piena indipendenza e che le loro raccomandazioni non
rimangano lettera morta. Per sostenere
gli interventi in questi ambiti, la Commissione: - collaborerà a
più stretto contatto con organizzazioni internazionali quali il Consiglio d'Europa,
l'OSCE/ODIHR e l'OCSE (SIGMA) per sostenere i riordini elettorali e
parlamentari; continuerà a promuovere la cooperazione tra il Parlamento europeo
e i parlamenti dei paesi della regione e degli Stati membri; - nel quadro del
processo di adesione insisterà maggiormente sulla riforma della pubblica
amministrazione, mirata in particolare a procedure di assunzione trasparenti,
non politicizzate e meritocratiche; - sposterà
sempre più i riflettori sulla società civile in modo da potenziarne la
capacità, creare un contesto propizio al suo sviluppo e coinvolgere
maggiormente i portatori di interesse nel processo di riforma, mirando tra l'altro
a una maggiore trasparenza dell'azione di governo e della spesa pubblica; - promuoverà un'ampia
partecipazione di base al processo di adesione, ispirandosi all'esempio
positivo del Montenegro, e incoraggerà la massima trasparenza sui principali
dossier trattati. Nel periodo 2007-2013 l'assistenza
preadesione ha erogato più di 30 milioni di EUR per interventi tesi a
sviluppare la capacità dei parlamenti nazionali, dei difensori civici e delle
corti dei conti. Nello stesso periodo circa 190 milioni di EUR sono andati a
sostegno delle organizzazioni della società civile nell'ambito dell'IPA, cui si
aggiungono gli oltre 35 milioni di EUR nel quadro dello strumento europeo per
la democrazia e i diritti umani (EIDHR). Tramite l'IPA II la Commissione
sosterrà il rafforzamento delle istituzioni democratiche (difensori civici
compresi), la buona governance e la riforma della pubblica amministrazione,
servendosi tra l'altro di progetti di gemellaggio. La Commissione valuterà come
favorire l'affermarsi di una nuova generazione di decisori, funzionari pubblici
e leader, anche tramite programmi di visite più mirati e eventuali programmi di
borse di studio dell'UE, e continuerà a sostenere lo sviluppo della capacità
della società civile – anche tramite lo strumento per la società civile – e a ampliarne
il ruolo nel processo di programmazione strategica dell'IPA II. d) Diritti fondamentali I diritti civili,
politici, sociali e economici e i diritti delle minoranze sono un problema
serio in molti paesi dell'allargamento. Sebbene generalmente sanciti nell'ordinamento
di questi paesi, i diritti fondamentali non trovano applicazione nei fatti:
molto rimane da fare per migliorare la condizione delle donne, garantire la
parità di genere, tutelare i diritti dei minori e sostenere i disabili. In una serie di paesi
dell'allargamento la tutela della libertà di espressione suscita serie
preoccupazioni. Le minoranze etniche, in particolare i rom, incontrano molte
difficoltà, nonostante l'esistenza di quadri giuridici che ne tutelano i
diritti. È vitale che in determinati ambiti – media audiovisivi, sport,
politica, istruzione e internet – venga consolidato un quadro coerente di lotta
contro forme e espressioni di razzismo e xenofobia. Le pratiche discriminatorie
basate sul sesso sono tuttora molto diffuse. Questi gruppi vulnerabili sono
inoltre vittime di forme di ostilità sociale che scadono nell'incitamento all'odio,
in violenze e intimidazioni. La presente
comunicazione mette l'accento in particolare sulla libertà di espressione e
sulla condizione dei rom e di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e
intersessuali (comunità LGBTI). Per le questioni connesse a questi diritti
fondamentali la Commissione lavora a stretto contatto con le organizzazioni
internazionali e regionali interessate, in particolare con il Consiglio d'Europa
e l'OSCE. Per sostenere lo sforzo dei paesi candidati volto a garantire il
pieno rispetto dei diritti fondamentali, la Commissione propone che partecipino
come osservatori ai lavori dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali. -
Libertà
di espressione La Commissione dà
priorità alla libertà di espressione e alla libertà dei media nel quadro del processo
di adesione e ai fini del sostegno tecnico e finanziario dell'UE e a giugno
2013 ha organizzato con il Parlamento europeo la conferenza Speak-Up!2
che ha riunito centinaia di rappresentanti dei media, della società civile e
delle autorità nazionali. Sebbene il
pluralismo del panorama mediatico sia un tratto comune ai paesi dell'allargamento,
la conferenza Speak-Up!2 ha evidenziato una serie di problemi importanti
da risolvere urgentemente. Sono tuttora presenti episodi di violenza e
intimidazione contro i giornalisti che alimentano l'autocensura e le
autorità dovranno impegnarsi perché siano indagati i casi vecchi e nuovi,
garantendo sanzioni dissuasive contro gli autori. Con la depenalizzazione della
diffamazione, i paesi dell'Europa sudorientale hanno compiuto un
importante passo verso l'esercizio della libertà di stampa e verso un
giornalismo critico, anche se i giornalisti continuano a essere citati in
giudizio. Per evitare abusi della funzione statale, occorrerà potenziare il
potere giudiziario e prevedere formazioni per i magistrati. Le ingerenze
politiche nella libertà dei media rimangono un problema grave. I paesi dei
Balcani occidentali devono fare di più per garantire l'indipendenza politica e
finanziaria delle emittenti pubbliche, garantendo finanziamenti
sostenibili, norme trasparenti per la nomina del consiglio di amministrazione e
un forte impegno a sostegno dei necessari riordini. Nella maggior parte dei
paesi dell'allargamento le autorità di regolamentazione non funzionano
come dovrebbero. Si notano inoltre l'assenza di codici di
autoregolamentazione dei media e la necessità per gli editori di garantire
una migliore governance interna. Occorre peraltro evitare pressioni economiche
informali sui mezzi di informazione, pretendendo per esempio trasparenza
sull'assetto proprietario dei media, vietandone l'eccessiva concentrazione
e garantendo norme chiare per gli appalti della pubblicità di Stato. Le testate
devono infine garantire la corretta applicazione della normativa sul lavoro. Per
sostenere gli interventi in questi ambiti, la Commissione: - promuoverà la
libertà di espressione e dei media nel quadro del regolare dialogo politico con
i paesi dell'allargamento, sottolineandone l'importanza ai fini dell'adesione; - garantirà che
la libertà di espressione e dei media sia sistematicamente trattata come
priorità nel quadro dei negoziati sul capitolo 23 "sistema giudiziario e i
diritti fondamentali" e sul capitolo 10 "società dell'informazione e
media"; - assegnerà dal
2014 un premio per la migliore inchiesta giornalistica. Nel periodo 2007-2013 l'assistenza
preadesione ha erogato più di 27 milioni di EUR per aiutare i paesi a
affrontare le sfide connesse alla libertà di espressione. La Commissione
definirà l'assistenza finanziaria alla libertà di espressione nel quadro
dell'IPA II secondo una visione di lungo respiro, anche in collaborazione
con i principali partner (Consiglio d'Europa, OSCE, OCSE). -
Rom
In Europa vivono tra 10
e 12 milioni di rom, di cui circa 4 milioni in Turchia e 1 milione nei Balcani
occidentali. Ovunque in Europa le condizioni in cui vive buona parte delle
comunità Rom suscitano grande apprensione. Spesso vittime di razzismo,
discriminazione e emarginazione sociale, i rom vivono in una situazione di
profonda povertà, senza poter usufruire di un'assistenza sanitaria adeguata e
senza accesso a istruzione, formazione, alloggi e impiego. Per sfuggire a
queste difficoltà, lasciano in massa la regione e chiedono asilo in diversi
paesi dell'UE, richieste che in buona parte vengono respinte e che creano una
situazione insostenibile. Nel 2011 l'Unione si è
dotata di un quadro per le strategie nazionali di integrazione dei rom inteso a
ridurre la povertà, l'esclusione sociale e la discriminazione. Gli obiettivi e
i principi del quadro valgono anche per i paesi dell'allargamento, che dovranno
fare ancora molto per favorirne l'inclusione sociale e economica, elaborando strategie
nazionali per i rom che andranno debitamente realizzate, verificate e
monitorate. L'inclusione dei rom deve diventare una priorità nazionale, non
solo sulla carta ma anche in termini di impegno concreto, con misure atte a
favorirne l'accesso all'istruzione e all'impiego e a migliorarne
le condizioni sanitarie e abitative, soprattutto per quanto
riguarda l'erogazione di acqua e luce. Andrà inoltre risolto il problema della
registrazione dei rom e del rilascio di documenti dello stato civile. L'inclusione dei
rom rimane un obiettivo prioritario che, se non affrontato in maniera decisiva,
rischia di porre seri problemi politici. Occorre in tal senso un approccio
coordinato, alimentato da una forte volontà politica ai diversi livelli,
in particolare degli enti municipali e dei governi nazionali dei paesi
interessati, e da un cambiamento di mentalità da parte dei gruppi maggioritari.
Anche i leader rom devono fare la loro parte diffondendo pratiche di
iscrizione anagrafica, garantendo la frequenza della scuola dell'obbligo e
limitando il flusso di richiedenti asilo. Gli enti locali devono garantire l'obbligo
scolastico e devono vincere la resistenza dei gruppi maggioritari contro le
scuole miste, per esempio collegando la frequenza scolastica all'assistenza
sociale. Operando in stretta
collaborazione con i singoli paesi dell'allargamento, la Commissione valuta i
progressi compiuti nel tener fede ai principali impegni mirati a promuovere l'integrazione
della comunità rom. Occorre però garantire coerenza tra il sostegno alla
comunità rom fornito dai paesi dell'allargamento e i lavori in corso a livello
dell'UE. Per
sostenere gli interventi in questi ambiti, la Commissione: - sosterrà e
stimolerà riunioni di seguito dei seminari del 2011 e, nel quadro dei comitati
di sorveglianza nazionali, verificherà rigorosamente che ne siano attuate le
conclusioni operative; - potenzierà e
orienterà meglio i fondi IPA avvalendosi di un "meccanismo per i rom"
con cui finanzierà misure concordate nei seminari nazionali, coordinandosi
meglio con le altre organizzazioni internazionali; - organizzerà
nel 2014 a Bruxelles una conferenza sui rom per discutere le prospettive future
e premierà le ONG che hanno realizzato i progetti di inclusione dei rom più
innovativi e efficaci. Nel periodo 2007-2013 l'assistenza
preadesione ha erogato più di 100 milioni di EUR per sostenere l'inclusione
sociale e l'integrazione e migliorare le condizioni abitative dei rom nei paesi
dell'allargamento. Nel quadro dell'IPA II la Commissione erogherà i
fondi in modo più mirato, rafforzerà la cooperazione strategica con portatori
di interesse esterni e repertorierà e diffonderà le migliori prassi. Verrà data
infine priorità ai progetti che incidono direttamente sulla vita dei singoli
rom, soprattutto nel settore dell'istruzione e dell'inclusione sociale. -
Lesbiche,
gay, bisessuali e transgender e intersessuali (comunità LGBTI) L'omofobia, la
discriminazione e i reati generati dall'odio contro orientamenti sessuali o
identità di genere sono fenomeni purtroppo ancora diffusi, tanto nei Balcani
occidentali che in Turchia, in parte a causa di quadri legislativi incompleti e
in parte perché le norme in vigore non vengono applicate in modo coerente. Le
violazioni dei diritti della comunità LGBTI vanno dalle discriminazioni sul
lavoro e a scuola, all'incapacità di alcune autorità di far rispettare la
libertà di espressione e di riunione, fino all'incitamento all'odio, all'intimidazione,
alla violenza fisica e all'omicidio. A giugno 2013 l'Unione
ha adottato una serie di linee guida per promuovere e tutelare i diritti umani
della comunità LGBTI nel quadro dell'azione esterna. Qualsiasi strategia di
successo da attuare nei paesi dell'allargamento richiederà un forte impegno
politico non solo da parte dell'UE ma anche dei governi, degli enti locali e
delle autorità di contrasto nazionali. Le autorità
dei paesi dell'allargamento hanno un importante ruolo da svolgere per
promuovere un cambiamento di mentalità nei confronti della comunità LGBTI che
permei l'intera società, combattendo atteggiamenti spesso ambivalenti o peggio ostili. In Turchia e nell'ex
Repubblica jugoslava di Macedonia la normativa contro la discriminazione
va estesa quanto prima all'orientamento sessuale e all'identità di genere.
Molti paesi non hanno ancora norme contro i reati generati dall'odio.
Occorrono attività di formazione rivolte a autorità di contrasto, difensori
civici, giudici e professionisti dei media per diffondere le nuove norme e
garantirne una corretta attuazione e comprensione. I paesi dovranno
perseguire una politica di tolleranza zero contro l'incitamento all'odio, la
violenza e l'intimidazione; i casi passati vanno perseguiti con assoluta
priorità e bisogna essere pronti a punire con fermezza i casi futuri. Vanno combattuti
gli stereotipi e la disinformazione, anche nelle scuole. La discriminazione
non potrà essere giustificata da motivi religiosi o valori culturali. Vanno
tutelate le libertà di riunione e di espressione, permettendo per esempio lo
svolgimento delle marce dell'orgoglio, soprattutto in Serbia dove purtroppo la "Pride
Parade" è stata vietata per il terzo anno di seguito per motivi di
sicurezza. Per
sostenere gli interventi in questi ambiti, la Commissione: - darà maggior
sostegno politico e visibilità a questi temi, affrontandoli sistematicamente con
i paesi dell'allargamento nelle sedi adeguate e durante i negoziati di
adesione, ponendo chiare priorità strategiche e assicurando un monitoraggio e
un follow-up più serrati; - organizzerà
nel 2014 una conferenza a alto livello dedicata alla comunità LGBTI per fare il
punto della situazione, verificare i progressi realizzati, condividere le
migliori pratiche e adottare conclusioni operative; - intensificherà
la cooperazione strategica con i partner esterni (organizzazioni internazionali
e società civile). Nel periodo 2007-2013
sono stati erogati più di 2,5 milioni di EUR per affrontare questioni
riguardanti la comunità LGBTI, sia tramite l'IPA e tramite l'EIDHR. Nel
quadro dell'IPA II la Commissione interverrà in modo più mirato,
sostenendo per esempio la formazione dei funzionari pubblici, come giudici e
agenti di polizia, campagne mirate e altre iniziative (workshop, eventi) di
sensibilizzazione e per la tolleranza. Su questi temi la Commissione agirà in
coordinamento con il Consiglio d'Europa e l'OSCE. e) Le questioni bilaterali e l'eredità della guerra L'accordo storico di
aprile tra Belgrado e Pristina, oltre a porre le condizioni perché entrambi i
paesi possano avere un futuro europeo, getta una luce nuova sulle altre
controversie bilaterali perché mostra che cosa si può ottenere grazie alla
volontà politica, al coraggio e al sostegno dell'Unione. Il 19 aprile, dopo
numerose riunioni a alto livello sotto gli auspici dell'UE, la Serbia e il
Kosovo hanno concluso il "Primo accordo sui principi che disciplinano la
normalizzazione delle relazioni", completato a maggio da un piano di
attuazione globale che definisce una serie di tappe da compiere entro la fine
del 2013. Alla luce di questi risultati il Consiglio europeo ha deciso di
avviare i negoziati di adesione con la Serbia, mentre il Consiglio ha approvato
le direttive di negoziato per un accordo di stabilizzazione e di associazione
con il Kosovo. Si riscontrano progressi
anche verso la normalizzazione di altre questioni bilaterali nella
regione, agevolata soprattutto dalle relazioni di buon vicinato, elemento
essenziale del processo di stabilizzazione e associazione. Si sono
intensificati i contatti tra la Serbia e la Bosnia-Erzegovina e il presidente
serbo ha fatto ammenda pubblica per i crimini perpetrati in Bosnia-Erzegovina. Un
nuovo clima più costruttivo caratterizza anche le relazioni tra la Serbia e la
Croazia. Sono inoltre continuati i contatti bilaterali e multilaterali tra i
paesi della regione su temi scottanti come i crimini di guerra, il rientro dei
profughi, la criminalità organizzata e la cooperazione di polizia. Le diverse
procure nazionali – in particolare di Bosnia-Erzegovina, Croazia e Serbia – che
si occupano dei crimini di guerra hanno raggiunto una serie di accordi e
vengono rimossi gli ostacoli all'estradizione. I rappresentanti dei presidenti
di Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro, Serbia e Kosovo si sono riuniti per
la prima volta a settembre per discutere lo statuto dell'iniziativa RECOM per
la verità e la conciliazione, concordandone obiettivi e ruolo principale. In
Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro è in fase di attuazione il
progetto regionale di edilizia abitativa nel quadro del processo di Sarajevo. Questi progressi vanno
consolidati e occorre risolvere molte questioni bilaterali in sospeso, connesse
soprattutto alle minoranze e alla demarcazione dei confini dell'ex Jugoslavia.
Le relazioni tra i paesi sono ostacolate da visioni diametralmente opposte
della storia recente e da problemi interetnici. È importante che decisori e
leader politici si assumano le proprie responsabilità e condannino senza
appello l'incitamento all'odio e altre manifestazioni di intolleranza. Occorrerà
più impegno per perseguire i responsabili dei crimini di guerra, affrontare i
problemi ancora irrisolti riguardanti profughi e sfollati e normalizzare le
relazioni sul fronte delle minoranze. Sul versante degli scomparsi si
registrano pochi progressi. Le controverse
interetniche e sullo status continuano a ostacolare il funzionamento delle
istituzioni statali, soprattutto in Bosnia-Erzegovina, e il processo di
riforma. L'accordo tra Serbia e Kosovo e l'attuazione dell'accordo quadro di
Ohrid nell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia dimostrano però che il dialogo
e il compromesso possono risolvere complesse questioni etniche. Le questioni bilaterali
in sospeso continuano a incidere negativamente sul processo di adesione. Le
parti devono risolvere quanto prima le questioni in sospeso, in uno spirito di
buon vicinato. Bisogna evitare a tutti i costi che gravi controversie
bilaterali si infiltrino nell'Unione. La Commissione esorta le parti a fare il
necessario per risolvere le vertenze pendenti, in linea con i principi
stabiliti e i mezzi disponibili, anche rivolgendosi alla Corte internazionale
di giustizia, se necessario, o a altri organi di composizione delle
controversie esistenti o ad hoc. L'esempio della Slovenia e della Croazia
mostra che questo tipo di approccio può dare buoni risultati. Le questioni
bilaterali non devono ostacolare il processo di adesione. Attualmente la
normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina viene inglobata nei
requisiti dei negoziati di adesione con la Serbia. Quanto all'ex Repubblica
jugoslava di Macedonia, il paese dovrà mantenere relazioni di buon vicinato e
risolvere quanto prima la questione del nome sulla base di una soluzione
negoziata e accettabile per le parti, sotto gli auspici dell'ONU. La
Commissione è disposta a facilitare lo slancio politico necessario per cercare
soluzioni e a sostenere le relative iniziative. La riconciliazione è un
fattore essenziale per la stabilità di una regione in cui le ferite della
guerra sono ancora fresche. I paesi della regione, gli Stati membri e l'Unione dovranno
continuare a impegnarsi affinché sorgano in Europa sudorientale le condizioni
per lasciarsi alle spalle l'eredità della guerra, scongiurando il rischio che
questioni bilaterali pendenti vengano strumentalizzate a fini politici. La
Commissione sottolinea l'importanza della dichiarazione della Croazia sulla
promozione dei valori europei nell'Europa sudorientale. La Croazia è il primo
dei paesi duramente colpiti dai conflitti degli anni '90 ad aver aderito all'UE
ed è lodevole questa sua disponibilità a offrire supporto tecnico e politico ai
paesi vicini sulla strada verso l'Unione. La Commissione è pronta a supportare
il suo impegno nel quadro del meccanismo TAIEX. La cooperazione
regionale è continuata nel quadro della Comunità dell'energia, dello Spazio
aereo comune europeo, della zona di libero scambio dell'Europa centrale (CEFTA)
e della scuola regionale di pubblica amministrazione. Il Consiglio di
cooperazione regionale svolge un ruolo sempre più importante nel promuovere
questioni di rilevanza per l'intera regione e per la prospettiva europea, dando
così maggiore centralità alla cooperazione regionale nell'agenda politica
nazionale. La proposta del Montenegro di creare un gruppo di "sei Balcani
occidentali" (Albania, Bosnia-Erzegovina, ex Repubblica jugoslava di
Macedonia, Kosovo, Montenegro e Serbia) è un'iniziativa costruttiva che ricalca
l'esperienza positiva dei quattro di Visegrad. Queste iniziative, che
completano e danno valore aggiunto agli accordi in corso, sono importanti
soprattutto perché coltivate e gestite a livello regionale. Anche la
partecipazione attiva alla strategia per la regione del Danubio e alla prossima
strategia macroregionale per la regione ionio-adriatica potrà contribuire allo
sviluppo socio-economico e promuovere l'integrazione europea. Per
sostenere gli interventi in questi ambiti, la Commissione: - promuoverà una
rete di accordi bilaterali tra i paesi firmatari di accordi di stabilizzazione
e di associazione per definire un quadro in grado di rafforzare il dialogo
politico su questioni fondamentali; - continuerà a
dare sostegno politico a tutti i paesi interessati e a facilitare soluzioni
immediate alle questioni bilaterali, continuando a sostenerne attivamente gli
sforzi anche in altri consessi. Nel periodo 2007-2013 l'assistenza
preadesione ha elargito notevoli finanziamenti per progetti e iniziative a
sostegno della riconciliazione e, più in generale, della cooperazione regionale
e transfrontaliera. L'IPA II darà centralità alla riconciliazione e la
Commissione continuerà a sostenere iniziative che permettano di lasciarsi alle
spalle l'eredità della guerra (processo di Sarajevo, rete delle procure contro
i crimini di guerra, iniziativa RECOM per la verità e la riconciliazione). Sarà
inoltre incoraggiata la cooperazione in altri ambiti: istruzione, scienze,
cultura, media, giovani e sport. La Commissione continuerà a sostenere le
iniziative regionali come il Consiglio di cooperazione regionale e la scuola
regionale di pubblica amministrazione, impegnandosi per assicurare la massima
coerenza e l'allineamento dei fondi tra programmi nazionali e regionali e tra
questi e le pertinenti strategie macroregionali. * * * III. Conclusioni e raccomandazioni Sulla base dell'analisi
fin qui condotta e delle valutazioni specifiche per paese riportate in
allegato, la Commissione propone le seguenti conclusioni e raccomandazioni. I 1. Vent'anni
fa,
mentre la guerra dilaniava i paesi dei Balcani occidentali, l'Unione europea
definiva le condizioni per l'adesione dei futuri Stati membri, i cosiddetti "criteri
di Copenaghen". Dieci anni dopo, con il vertice di Salonicco del
2003, l'Unione ha concesso a tutti i paesi dei Balcani occidentali una
chiara prospettiva di adesione, subordinata al rispetto dei requisiti
necessari, compresi quelli del processo di stabilizzazione e associazione. La Croazia ha
soddisfatto questi criteri e a luglio 2013 è diventata il 28° Stato membro
dell'Unione europea. La sua adesione è un esempio della capacità di
stabilizzazione e di trasformazione della politica di allargamento. L'accordo
storico raggiunto a aprile tra Serbia e Kosovo è un'altra prova
del forte ascendente della prospettiva europea e del suo prezioso contributo a
sanare ferite storiche profonde. I criteri di Copenaghen
sono più che mai importanti perché rispecchiano i valori fondamentali
dell'Unione: democrazia, Stato di diritto e rispetto dei diritti fondamentali.
Le sfide economiche cui si confronta l'Unione sottolineano l'importanza
dei criteri economici e la necessità di consolidare la stabilità economica e
finanziaria e di favorire la crescita e la competitività nei paesi dell'allargamento. 2. Oggi
il processo di adesione è più rigoroso e ha una visione più ampia
rispetto al passato, perché riflette l'evoluzione delle politiche dell'UE e fa
tesoro dell'esperienza dei precedenti allargamenti. Il processo pone
condizioni eque e rigorose e misura i progressi verso l'adesione alla
luce delle iniziative dei singoli paesi volte a soddisfare i criteri
stabiliti. Questo approccio è fondamentale per dare credibilità alla
politica di allargamento e incentivare i paesi interessati a lanciarsi in
riordini di ampio respiro. L'esperienza ha dimostrato l'importanza di dare
priorità agli elementi fondamentali. 3. Lo Stato
di diritto è uno dei temi chiave del processo di allargamento. Secondo il
nuovo approccio adottato dal Consiglio a dicembre 2011, questioni quali la
riforma giudiziaria e la lotta contro la criminalità organizzata e la
corruzione vengono affrontate già nelle primissime fasi dei negoziati di
adesione. Lo scopo è dare ai paesi più tempo per consolidare l'attuazione delle
riforme, in modo da favorirne radicamento e irreversibilità. Questo nuovo
approccio, che ha un ruolo centrale nei negoziati con il Montenegro, guiderà la
Commissione anche nei rapporti con gli altri paesi dell'allargamento. Il
processo di liberalizzazione del visto ha portato notevoli benefici ai
cittadini dei Balcani occidentali e ha incentivato i paesi a attuare le riforme
dello Stato di diritto e a migliorare i controlli alle frontiere e la politica
di migrazione. I paesi devono ora intensificare gli sforzi per consolidare le
riforme e attuare misure volte a prevenire gli abusi del regime di
liberalizzazione. 4. La
crisi economica mondiale ha evidenziato, in tutti i paesi, la necessità di
rafforzare la governance economica. Nessuna economia dei Balcani
occidentali può considerarsi un'economia di mercato funzionante e i paesi della
regione registrano tassi di disoccupazione elevati, soprattutto tra i giovani.
Per raggiungere una crescita sostenibile e per affrontare le sfide necessarie
per soddisfare i criteri economici e diventare più competitivi, questi
paesi dovranno accelerare il ritmo delle riforme. La Commissione ha proposto una
serie di strumenti per aiutarli a realizzare questo obiettivo, tra cui
strategie nazionali di riforma economica e piani d'azione per la gestione delle
finanze pubbliche, e collaborerà con le maggiori istituzioni finanziarie
internazionali per sostenere le riforme necessarie all'adempimento dei criteri
economici. Il quadro per gli investimenti nei Balcani occidentali continuerà a
sostenere gli investimenti necessari a rilanciare la crescita e l'occupazione e
sarà necessario creare un clima più favorevole agli investimenti esteri
diretti. 5. Gli
avvenimenti di cui sono stati teatro alcuni paesi dell'allargamento mostrano
quanto sia importante potenziare le istituzioni democratiche e garantire
processi democratici più inclusivi. Nel quadro dell'assistenza finanziaria la
Commissione incoraggerà e sosterrà un ruolo più centrale della società civile e
larghe intese tra i partiti a favore dell'integrazione europea. La Commissione
promuoverà inoltre le riforme elettorali, parlamentari e della pubblica
amministrazione, in stretta collaborazione con le altre organizzazioni
internazionali attive in questi ambiti. 6. L'Unione europea
si fonda su valori e principi comuni, tra cui il rispetto dei diritti
fondamentali, e tutti i paesi dei Balcani occidentali, come anche la
Turchia, dovranno realizzare nuove riforme per garantire che la libertà di
espressione e la tutela dei diritti delle minoranze etniche – compresi i rom
– siano rispettate nei fatti. Occorrono misure più incisive per proteggere
altri gruppi vulnerabili dalla discriminazione, in generale, e dalla
discriminazione sessuale, in particolare. La Commissione intende dare maggiore
centralità a questi problemi nel quadro del processo di adesione, anche con
fondi IPA più orientati e tramite un "meccanismo per i rom". 7. La cooperazione
regionale e le relazioni di buon vicinato sono elementi essenziali
del processo di stabilizzazione e associazione. I problemi collegati ai
conflitti del passato – crimini di guerra, rientro dei profughi, condizione
delle minoranze, parità di diritti per tutti i cittadini – restano le sfide
principali della stabilità nei Balcani occidentali e vanno risolti senza
riserve. A tal fine la Commissione continuerà a sostenere iniziative che
permettano di lasciarsi alle spalle l'eredità della guerra. La cooperazione
regionale va rafforzata per favorirne il carattere inclusivo e la titolarità
regionale. La Commissione darà pieno appoggio al processo di cooperazione nell'Europa
sudorientale (SEECP), al Consiglio di cooperazione regionale e alla futura strategia
2020 regionale. 8. È
necessario un rinnovato impegno volto a superare le controversie bilaterali
tra i paesi dell'allargamento e gli attuali Stati membri. Le questioni
bilaterali vanno risolte quanto prima dalle parti interessate per non
intralciare il processo di adesione. La Commissione esorta le parti a fare il
necessario per risolvere le vertenze pendenti, in linea con i principi
stabiliti e i mezzi disponibili. I negoziati di adesione possono dare impulso
politico alla risoluzione delle vertenze. La Commissione continuerà a dare
sostegno politico a tutti i paesi interessati e a facilitare soluzioni
immediate alle questioni bilaterali, continuando a sostenerne attivamente gli
sforzi anche in altri consessi. La Commissione promuoverà una rete di accordi
bilaterali tra i paesi firmatari di accordi di stabilizzazione e di
associazione che definisca un quadro atto a rafforzare il dialogo politico sulle
questioni fondamentali. 9. Nel
2014 entrerà in vigore il secondo strumento di assistenza preadesione
per il periodo 2014-2020, l'IPA II, che continuerà a assicurare un aiuto sostanzioso
ai paesi dell'allargamento in vista dell'adesione e a sostenere la cooperazione
regionale e transfrontaliera. L'IPA II opererà soprattutto in ambiti di
interesse comune, con meno priorità e un numero minore di progetti di più ampia
portata. Le principali sfide per i paesi saranno affrontate in modo più
strategico e coerente. Tra le innovazioni: un approccio settoriale, incentivi
all'efficienza, più sostegno al bilancio e più attenzione al raggiungimento di
risultati quantificabili. Per contribuire a soddisfare il notevole fabbisogno
di investimenti e a promuovere crescita e occupazione, la Commissione
rafforzerà la cooperazione con le istituzioni finanziarie internazionali in
modo che i fondi IPA possono attrarre capitale privato grazie a strumenti
finanziari innovativi. 10. La
politica di allargamento ha bisogno del sostegno dei cittadini dell'Unione. È
fondamentale che gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione conducano un
dibattito informato sugli effetti politici, economici e sociali di questa
politica. Sta a loro illustrare, fatti alla mano, i benefici che comporta, come
il contributo alla pace, alla sicurezza e alla prosperità, e rispondere alle
preoccupazioni dei cittadini. II 11. Montenegro: con l'avvio dei
negoziati di adesione l'anno scorso, il Montenegro ha intrapreso una nuova fase
del processo europeo. Le riforme politiche profonde e durature richieste dal nuovo
approccio al capitolo 23 "sistema giudiziario e diritti fondamentali"
e al capitolo 24 "giustizia, libertà e sicurezza" fanno appello a una
volontà politica strutturata e richiedono una maggiore capacità amministrativa.
Il processo di adesione dovrà essere inclusivo e coinvolgere ampiamente la
società civile. Il Montenegro ha adottato piani d'azione dettagliati che
definiscono un programma di riordino generale per potenziare lo Stato di
diritto. Il ritmo dei negoziati di adesione sarà determinato nell'insieme dall'attuazione
dei piani d'azione e dai progressi nell'equipararsi ai parametri di riferimento
intermedi per questi capitoli. In tal senso sarà fondamentale garantire l'attuazione
della revisione costituzionale adottata a luglio, che rafforza l'indipendenza
del potere giudiziario, e occorreranno ulteriori progressi nella lotta contro
la criminalità organizzata e la corruzione, anche nelle alte sfere. Per sviluppare la propria
capacità di attuare l'acquis, mettere fine alla lottizzazione politica e
assicurare una funzione pubblica più trasparente e professionale, il Montenegro
dovrà riformare quanto prima la pubblica amministrazione. Gli sviluppi degli
ultimi mesi, in particolare la presunta malversazione di fondi pubblici a scopi
politici, hanno evidenziato l'importanza di rendere più credibili le
istituzioni pubbliche agli occhi dei cittadini. In tal senso è fondamentale che
i casi di malversazione siano indagati con rigore e celerità e che vengano
presi i provvedimenti necessari. Occorrerà inoltre dare adeguato seguito ai
lavori del gruppo parlamentare sul processo elettorale e tutelare meglio la
libertà di espressione, indagando attentamente tutti i casi di violenze e
minacce contro i giornalisti e traducendo in giustizia i responsabili, Sul versante
economico sarà fondamentale migliorare il clima degli affari e ridurre l'elevata
disoccupazione. La ristrutturazione della KAP, l'impresa pubblica produttrice
di alluminio, è anch'essa un problema urgente. 12. Serbia:
il
2013 ha segnato una svolta storica nel cammino della Serbia verso l'Unione
europea. La decisione del Consiglio europeo di giugno di avviare i negoziati di
adesione ha dato inizio a una nuova importante fase delle relazioni tra i
partner. Si tratta di un riconoscimento per i progressi realizzati nel campo
delle principali riforme e degli importanti sforzi compiuti dal paese verso la
normalizzazione delle relazioni con il Kosovo. L'accordo di stabilizzazione e di
associazione è entrato in vigore a settembre 2013. Il paese ha lavorato con
impegno e spirito costruttivo per migliorare in modo visibile e duraturo le
relazioni con il Kosovo. Il suo impegno nel quadro del dialogo agevolato
dall'UE ha permesso di porre una pietra miliare con la conclusione del "Primo
accordo sui principi che disciplinano la normalizzazione delle relazioni"
con il Kosovo (il "primo accordo"), completato a maggio da un piano
di attuazione. L'attuazione del primo accordo procede e sta producendo già una
serie di cambiamenti irreversibili. Le parti hanno raggiunto un'intesa su
energia e telecomunicazioni. La Serbia dovrà continuare il suo impegno
incondizionato per normalizzare le relazioni con il Kosovo e dovrà dare
attuazione a tutti gli accordi finora conclusi nel quadro del dialogo. A settembre la Commissione ha avviato
lo screening dell'acquis e attende con interesse la prima
conferenza intergovernativa sull'adesione della Serbia, che si terrà entro
gennaio 2014, una volta che il Consiglio avrà adottato il quadro negoziale. In
questa nuova e impegnativa fase la Serbia dovrà prestare particolare attenzione
ai settori chiave dello Stato di diritto, in particolare la riforma del sistema
giudiziario, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, la
riforma della pubblica amministrazione, l'indipendenza delle principali
istituzioni, la libertà dei media, la lotta contro la discriminazione e la
tutela delle minoranze, e dovrà attuare proattivamente la strategia per i rom.
Occorrerà continuare a migliorare il clima degli affari e a sviluppare un
settore privato competitivo. Sarà inoltre essenziale ridurre la forte
disoccupazione. In quest'ultimo anno la Serbia ha contribuito fattivamente alla
cooperazione regionale e dovrà continuare su questa strada anche intensificando
i contatti a alto livello con i paesi vicini. 13. Ex
Repubblica jugoslava di Macedonia: la crisi politica
scoppiata dopo i fatti del parlamento alla fine del 2012 ha scavato profonde divisioni
tra i partiti che ostacolano il funzionamento dell'istituzione e dimostrano la
necessità di una politica costruttiva nell'interesse del paese. L'ex Repubblica
jugoslava di Macedonia dovrà continuare a attuare l'accordo politico del 1º
marzo. Il programma per l'Unione rimane una priorità strategica. Il dialogo a
alto livello sull'adesione ha stimolato progressi nella maggior parte dei
settori prioritari, anche per quanto riguarda la riduzione degli arretrati
giudiziari e la lotta contro la corruzione. Tenuto conto del suo stato di avanzamento
nel processo di adesione, il livello di allineamento nel paese è relativamente
elevato e si riscontrano nuovi progressi verso una maggiore capacità di
assumere gli obblighi derivanti dall'adesione. Nei prossimi anni l'ex
Repubblica jugoslava di Macedonia dovrà garantire soprattutto l'attuazione e l'applicazione
reale dell'attuale quadro giuridico e politico, prestando attenzione, in
particolare, allo Stato di diritto, soprattutto per quanto riguarda l'indipendenza
del sistema giudiziario, e assicurando ulteriori risultati nella lotta contro
la corruzione e la criminalità organizzata. La libertà di espressione e la
libertà dei media rimangono nell'insieme problematiche. Andrà inoltre
completata la revisione dell'accordo quadro di Ohrid, particolarmente
importante per le relazioni tra etnie e comunità, dando seguito alle relative
raccomandazioni, e occorrerà attuare proattivamente la strategia per i rom. I
confini tra Stato e partito sono tuttora indistinti e devono essere chiariti,
come sottolineato dall'OSCE/ODIHR nel contesto delle elezioni. Il paese dovrà
ridurre l'elevata disoccupazione e garantire una gestione più rigorosa delle
finanze pubbliche. La Commissione ritiene
che i criteri politici continuino a essere sufficientemente soddisfatti e raccomanda
di avviare i negoziati di adesione. Il passaggio alle prossime e più
impegnative fasi del processo di allargamento è essenziale per consolidare e
promuovere ulteriori riforme e per rafforzare le relazioni interetniche. Il
dialogo a alto livello sull'adesione è uno strumento prezioso, nell'ambito del
quale continueranno a essere affrontate questioni chiave, in particolare le
relazioni di buon vicinato, ma non può sostituire i negoziati di adesione. La Commissione resta
convinta che la decisione di avviare i negoziati di adesione potrà contribuire
a creare le condizioni necessarie per migliorare in generale le relazioni di
buon vicinato e per trovare, in particolare, una soluzione reciprocamente
accettabile alla questione del nome, che la Commissione ritiene essenziale.
Dopo quasi vent'anni, tutte le parti coinvolte in questo processo devono
impegnarsi a fondo per trovare una soluzione, con la partecipazione attiva
della comunità internazionale. Questa è la quinta volta
che la Commissione raccomanda l'avvio di negoziati di adesione con l'ex
Repubblica jugoslava di Macedonia. Il Consiglio non ha finora preso nessuna
decisione in tal senso e questa mancanza di azione rischia seriamente di danneggiare
non solo l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia ma anche l'UE, perché mette in
discussione la credibilità del processo di allargamento, improntato al rispetto
di condizioni chiare e al principio meritocratico. L'assenza di una prospettiva
europea credibile incide inoltre negativamente sulla sostenibilità dello sforzo
riformista del paese. Su invito del Consiglio
europeo, la Commissione ribadisce l'intenzione di presentare una proposta di quadro
negoziale che tenga conto della necessità di risolvere la questione del nome in
una primissima fase dei negoziati di adesione e di procedere allo screening
dell'acquis cominciando dai capitoli "sistema giudiziario e diritti
fondamentali" e "giustizia, libertà e sicurezza". La Commissione
è del parere che lo screening e le discussioni in sede di Consiglio sul
quadro negoziale potranno creare lo slancio necessario per favorire una
soluzione negoziata e mutualmente accettabile alla questione del nome anche
prima dell'apertura dei capitoli. L'applicazione all'ex Repubblica jugoslava di
Macedonia del nuovo approccio ai capitoli 23 e 24 permetterà di affrontare le
principali questioni che premono anche agli Stati membri, contribuendo alla
sostenibilità delle riforme. A quasi dieci anni dall'entrata
in vigore dell'ASA nell'aprile 2004, la Commissione chiede per la quinta volta al
Consiglio di adottare la proposta del 2009 di passare alla seconda fase del
processo di associazione, nel rispetto delle disposizioni dell'accordo che
limitano a un massimo di dieci anni il periodo transitorio per la piena
realizzazione dell'associazione. 14. Albania: un anno fa la
Commissione ha raccomandato al Consiglio di concedere all'Albania lo status di
paese candidato non appena completate le principali misure di riordino del
settore giudiziario e della pubblica amministrazione e di revisione del regolamento
parlamentare. Chiamato a prendere una decisione in tal senso, a dicembre 2012
il Consiglio ha chiesto alla Commissione di riferire quanto prima sui progressi
compiuti, anche alla luce del rinnovato impegno del paese nella lotta contro la
corruzione e la criminalità organizzata, concretizzatosi in una maggiore
solerzia dell'azione di indagine e dell'azione penale. Il paese ha completato
le ultime importanti misure di riordino giudiziario, amministrativo e
parlamentare con il consenso dei diversi partiti. Secondo la missione di
osservazione internazionale condotta dall'OSCE/ODIHR, le elezioni parlamentari
di giugno si sono svolte in modo competitivo con un'estesa partecipazione dei
cittadini durante tutta la campagna e un reale rispetto delle libertà
fondamentali. In materia di lotta contro la corruzione e la criminalità
organizzata, l'Albania ha avviato un processo volto a migliorare l'efficienza
delle indagini e dell'azione penale e a rafforzare la cooperazione tra le
autorità di contrasto. Si rileva un aumento delle condanne per reati di
corruzione e riciclaggio del denaro e una maggiore attività di indagine per
quanto riguarda la tratta di esseri umani e il traffico di stupefacenti. Il
paese ha dato positivamente seguito alle ultime raccomandazioni del Consiglio d'Europa
sul finanziamento dei partiti politici e sulle norme anticorruzione. La lotta
contro la corruzione è una priorità del programma del nuovo governo, che si è
mostrato molto determinato in tal senso. Alla luce di
questi risultati, la Commissione raccomanda al Consiglio di concedere all'Albania
lo status di paese candidato a condizione che continui a impegnarsi nella lotta
contro la criminalità organizzata e la corruzione. Sulla base del
parere della Commissione del 2010, l'Albania deve ancora realizzare le seguenti
priorità fondamentali perché possano essere avviati i negoziati di adesione: 1.
continuare il riordino della pubblica amministrazione, nel senso della
professionalizzazione e della depoliticizzazione della funzione pubblica; 2.
potenziare ulteriormente l'efficienza, l'indipendenza e la responsabilità dell'apparato
giudiziario; 3.
impegnarsi ulteriormente nella lotta contro la corruzione, consolidando il
track record di indagini proattive, rinvii a giudizio e condanne per reati di
corruzione; 4.
agire con determinazione contro la criminalità organizzata, consolidando il
track record di indagini proattive, rinvii a giudizio e condanne per reati di
corruzione; 5.
agire con determinazione per migliorare la tutela dei diritti umani, in
particolare della comunità rom, combattere la discriminazione e assicurare il
rispetto dei diritti di proprietà. La Commissione è
pronta a sostenere gli sforzi dell'Albania nella realizzazione di queste
priorità fondamentali avviando un dialogo a alto livello con il paese. Un dialogo
duraturo e costruttivo tra governo e opposizione sulle riforme connesse all'UE
sarà fondamentale per assicurare all'Albania un futuro nell'UE. Rimane
essenziale che il paese si impegni in modo costruttivo nella cooperazione
regionale. 15. In Bosnia-Erzegovina
il processo di integrazione europea è in una fase di stallo. Per poter
continuare sulla strada dell'adesione il paese dovrà attuare senza ulteriori
indugi la sentenza Sejdic-Finci della Corte europea dei diritti dell'uomo.
Oltre a essere uno scoglio sul cammino verso l'UE, la mancata applicazione
della sentenza pregiudica la legittimità e la credibilità della presidenza e
della Camera dei popoli di Bosnia-Erzegovina, in vista delle elezioni del 2014.
Il paese dovrà inoltre introdurre urgentemente un efficace dispositivo di
coordinamento sulle questioni europee che gli permetta di esprimersi in modo
univoco. In assenza del consenso
necessario per progredire sulla strada dell'UE, l'assistenza preadesione
rischia di non produrre i risultati voluti. Non avendo trovato una soluzione
all'attuazione della sentenza Sejdic-Finci e non avendo creato un meccanismo di
coordinamento per l'UE, il paese non potrà più beneficiare dello stesso livello
di fondi preadesione. La Commissione ha deciso
di sospendere le discussioni sull'IPA II finché il paese non si sarà rimesso al
passo nel processo di integrazione europea. In assenza di progressi tangibili
la Bosnia-Erzegovina rischia di privarsi di importanti fondi preadesione. L'Unione europea è
fermamente decisa a sostenere la Bosnia-Erzegovina e i suoi cittadini affinché
possano realizzare la speranza e l'ambizione di progredire nel percorso
europeo. I progressi futuri dipenderanno dalla capacità dei dirigenti politici
di collaborare per trovare un compromesso che sblocchi il processo. Un tale
compromesso aiuterebbe i cittadini a ritrovare la fiducia nella capacità della
leadership politica nazionale di riuscire l'integrazione europea e spianerebbe
la strada all'entrata in vigore dell'accordo di stabilizzazione e di associazione
e, a termine, alla presentazione di una domanda di adesione credibile. Il riordino del sistema
giudiziario registra in complesso limitati progressi, ma sono comunque in fase
di attuazione una serie di raccomandazioni formulate dalla Commissione nel
quadro del dialogo strutturato sulla giustizia. Questo dialogo mostra le
potenzialità del programma di allargamento e i vantaggi di un impegno reale. Il
paese ha compiuto anche qualche progresso nella riduzione dell'arretrato di
casi riguardanti i crimini di guerra. Dopo accurati preparativi a tutti i
livelli, grazie anche al sostegno dell'UE e di altre organizzazioni
internazionali, è stato finalmente condotto l'atteso censimento della
popolazione. Il paese è alle prese con problemi seri e dovrà assicurare
maggiore impegno in numerosi ambiti: Stato di diritto, in particolare la
riforma del settore giudiziario e la lotta contro la corruzione e la
criminalità organizzata; riforma della pubblica amministrazione; libertà di
espressione, comprese le intimidazioni dei giornalisti; lotta contro le
discriminazioni, soprattutto nei confronti dei rom. Occorrono ulteriori riforme
economiche per migliorare un contesto imprenditoriale fragile e creare un
spazio economico comune a tutto il paese. Dopo l'adesione della
Croazia, la Commissione giudica inaccettabile il rifiuto finora opposto dalla
Bosnia-Erzegovina di modificare l'accordo interinale e l'ASA per tener conto
dei tradizionali scambi con il nuovo Stato membro e invita il paese a rivedere
urgentemente la propria posizione in modo da concludere quanto prima il
processo di adeguamento basato sui tradizionali flussi commerciali. 16. Kosovo: il 2013 ha
segnato una svolta storica nel cammino del Kosovo verso l'Unione europea. A
giugno il Consiglio ha autorizzato l'avvio di negoziati per un accordo di
stabilizzazione e di associazione dando inizio a una nuova importante fase
delle relazioni tra Kosovo e UE. Si tratta di un riconoscimento per i progressi
realizzati nel campo delle principali riforme e degli importanti sforzi
compiuti dal paese verso la normalizzazione delle relazioni con la Serbia. I
negoziati verranno ufficialmente avviati in questo mese e l'obiettivo della
Commissione è completarli entro la primavera del 2014 per consentire la firma
del progetto di accordo in estate e presentare quindi al Consiglio le proposte
di firma e conclusione dell'accordo. Il Kosovo ha lavorato
con impegno e spirito costruttivo per migliorare in modo visibile e duraturo le
relazioni con la Serbia. Il suo impegno nel quadro del dialogo agevolato dall'UE
ha permesso di porre una pietra miliare con la conclusione del "Primo
accordo sui principi che disciplinano la normalizzazione delle relazioni"
con la Serbia (il "primo accordo"), completato a maggio da un piano
di attuazione. L'attuazione del primo accordo procede e sta producendo già una
serie di cambiamenti irreversibili. Le parti hanno raggiunto un'intesa su
energia e telecomunicazioni. Il Kosovo dovrà continuare il suo impegno
incondizionato per normalizzare le relazioni con la Serbia e dovrà attuare
tutti gli accordi finora conclusi nel quadro del dialogo. La Commissione è
pronta a erogare nuovi fondi IPA per sostenere l'attuazione dell'accordo di
aprile nelle comunità interessate. Lo Stato di diritto è
una pietra miliare del processo di stabilizzazione e associazione e continua a
essere una priorità per il Kosovo che è parte integrante di questo processo. Il
dialogo strutturato sullo Stato di diritto continuerà quindi a sostenere e orientare
il paese in questo ambito, anche per quanto riguarda le discussioni sul futuro
della missione EULEX sullo Stato di diritto in Kosovo. Il Kosovo continua a
lavorare per rispettare le priorità stabilite dalla tabella di marcia sui visti
e la Commissione riferirà in merito nel primo semestre del 2014. Il Kosovo dovrà ora
concentrarsi sull'attuazione delle riforme in modo da rispettare gli obblighi
derivanti da un futuro ASA. Una particolare attenzione va alla lotta alla
criminalità organizzata e alla corruzione, al seguito della riforma della
giustizia e della pubblica amministrazione, alla tutela dei diritti delle
minoranze, compresi i rom, e alle questioni commerciali. Il Kosovo dovrà
inoltre affrontare con urgenza il problema della disoccupazione e le debolezze
strutturali del mercato del lavoro. La Commissione invita
tutti i cittadini del Kosovo che godono del diritto di voto a partecipare alle
elezioni comunali del prossimo novembre. Si tratta di una grande opportunità
per le comunità locali del Kosovo settentrionale di far valere i propri diritti
democratici e partecipare a pieno titolo al futuro del Kosovo. La Commissione
si aspetta che le autorità garantiscano elezioni inclusive, nel pieno rispetto
dei principi democratici. 17. La Turchia
è un paese candidato e un partner strategico per l'Unione europea. Con un'economia
estesa e dinamica, il paese è inoltre un importante partner commerciale e un
valido membro dell'unione doganale in grado di stimolare la competitività dell'UE.
La Turchia gode una posizione geografica strategica, anche ai fini della sicurezza
energetica, e svolge un importante ruolo regionale. La Commissione sottolinea l'importanza
della cooperazione e del dialogo in corso sulle questioni di politica estera.
Il programma costruttivo del 2012 sia è rivelato un prezioso strumento che
può coadiuvare e accompagnare, ma non sostituire, i negoziati di adesione. Le
relazioni UE-Turchia potranno esprimere al meglio le proprie potenzialità solo
nell'ambito di un processo di adesione attivo e credibile, nel quale l'Unione
possa rimanere un importante fattore di stimolo per le riforme politiche e
economiche. Lo sviluppo dei contatti a alto livello tra Turchia, Unione e Stati
membri permetterebbe di rafforzare la cooperazione. In questi dodici mesi il
paese ha realizzato importanti progressi sul fronte delle riforme. Il quarto
pacchetto di riforme della giustizia garantisce una maggiore tutela dei diritti
fondamentali e della libertà di espressione e potenzia la lotta all'impunità
nei casi di tortura e maltrattamenti. Il governo ha avviato un processo storico
di pace mirato a porre fine al terrorismo e alle violenze nel sud-est del paese
e a spianare la strada verso una soluzione della questione curda. Le misure
annunciate nel quadro del pacchetto sulla democratizzazione presentato a
settembre 2013 prevedono ulteriori riforme in una serie di ambiti importanti:
uso di lingue diverse dal turco, diritti delle minoranze, modifica delle
elevate soglie di sbarramento per la rappresentanza parlamentare, finanziamento
dei partiti. Sarà ora fondamentale garantirne l'attuazione in consultazione con
i portatori di interesse e in linea con gli standard europei. La commissione
parlamentare paritaria per la conciliazione, incaricata di elaborare il testo
della nuova costituzione, ha raggiunto un accordo su una serie di articoli. L'adozione
della legge che regola l'intera questione degli stranieri e della protezione
internazionale segna un passo importante verso una protezione adeguata dei
richiedenti asilo. È stato istituito l'Ufficio del difensore civico che è già
alacremente al lavoro per svolgere il proprio ruolo. Cresce nel frattempo il
dibattito pubblico su temi precedentemente ritenuti sensibili. Il paese ha
fornito un'assistenza umanitaria vitale a numerosissimi profughi siriani. Altro
sviluppo positivo: la ratifica dell'accordo per il gasdotto transanatolico che,
collegandosi al gasdotto transadriatico, trasporterà il gas naturale dal Mar
Caspio verso l'Unione, passando per la Turchia. L'eccessivo ricorso alla
forza da parte delle forze dell'ordine contro le manifestazioni di maggio e
giugno e l'assenza di dialogo con i manifestanti suscitano seria
preoccupazione. Il paese dovrà attuare urgentemente nuove riforme, promuovere
il dialogo lungo tutto l'arco politico e all'interno della società e garantire
il rispetto dei diritti fondamentali nella pratica. Il governo ha avviato una
serie di indagini amministrative e giudiziarie sulla condotta della polizia
durante la protesta, cui dovrà dare seguito, in linea con le norme europee,
appurando le responsabilità. Il ministro dell'Interno ha emanato due circolari
che disciplinano le procedure di intervento della polizia durante le
manifestazioni e occorre ora istituire una commissione di controllo delle
autorità di contrasto, quale organo di vigilanza indipendente per le forze dell'ordine.
L'ordinamento turco andrà ulteriormente modificato per rafforzare la libertà di
espressione e dei media e la libertà di riunione e di associazione e le prassi
giudiziarie andranno sistematicamente allineate agli standard europei. Il paese
dovrà dare piena attuazione al quarto pacchetto di riforme della giustizia. L'ondata
di proteste di giugno è anche il risultato delle ampie riforme democratiche
dell'ultimo decennio e l'emergente società civile, vivace e diversificata,
andrà rispettata e sistematicamente consultata in tutte le fasi del processo
decisionale, indipendentemente dalla maggioranza di turno. Questi sviluppi
sottolineano l'importanza dell'impegno dell'Unione, che dovrà rimanere il
parametro di riferimento per le riforme nel paese. In tal senso occorre
rilanciare i negoziati di adesione, nel rispetto degli impegni assunti dall'UE
e delle condizioni stabilite. A questo proposito l'apertura del capitolo 22
sulla politica regionale segna un importante passo avanti e la Commissione
attende con interesse la prima conferenza intergovernativa che si terrà quanto
prima. La Turchia ha compiuto progressi in una serie di altri capitoli e potrà
accelerare il ritmo dei negoziati garantendo il rispetto dei parametri di
riferimento, rispettando le condizioni del quadro di negoziazione e onorando
gli obblighi contrattuali verso l'UE. I progressi dei
negoziati di adesione e i progressi delle riforme politiche in Turchia sono due
facce della stessa medaglia. Convenire e comunicare quanto prima i parametri di
apertura dei capitoli 23 "sistema giudiziario e diritti fondamentali"
e 24 "giustizia, libertà e sicurezza" in vista dell'avvio dei
relativi negoziati è nell'interesse sia della Turchia che dell'Unione perché
permetterà di intensificare il dialogo in ambiti di vitale interesse e di sostenere
lo sforzo di riforma. La firma dell'accordo di riammissione UE-Turchia e l'avvio
in contemporanea del dialogo sui visti sono i primi passi verso il regime di
liberalizzazione in grado di rilanciare le relazioni tra i partner a beneficio
reciproco. È importante che questi due processi vadano avanti e che la Turchia
completi quanto prima la firma e la ratifica dell'accordo di riammissione. Una
maggiore cooperazione UE-Turchia nel settore dell'energia e ulteriori progressi
dei negoziati di adesione potrebbero facilitare l'interconnessione e l'integrazione
dei mercati dell'energia dell'Unione e della Turchia. La Commissione ribadisce
i diritti sovrani degli Stati membri, tra cui il diritto di concludere accordi
bilaterali e di esplorare e sfruttare le proprie risorse naturali, riconosciuti
dal diritto dell'Unione e dal diritto internazionale, come la convenzione delle
Nazioni Unite sul diritto del mare. In linea con le posizioni reiterate dal
Consiglio e dalla Commissione negli scorsi anni, la Turchia dovrà rispettare
senza indugio l'obbligo di attuare pienamente il protocollo aggiuntivo e
realizzare progressi verso la normalizzazione delle relazioni con la Repubblica
di Cipro. Questo potrebbe dare nuovo slancio al processo di adesione, favorendo
in particolare i progressi negli otto capitoli oggetto delle conclusioni del
Consiglio di dicembre 2006. La Commissione esorta inoltre la Turchia a evitare
ogni tipo di minaccia, fonte di attrito o azione che possa nuocere alle
relazioni di buon vicinato e alla risoluzione pacifica delle controversie. È
fondamentale che la Turchia si impegni e contribuisca in concreto a una
soluzione globale della questione cipriota. 18. Per
quanto riguarda la questione cipriota, la Commissione si aspetta che le
comunità greco-cipriota e turco-cipriota riprendano, sotto l'egida dell'ONU,
negoziati in piena regola intesi a trovare una soluzione globale e che entrambe
le parti vadano rapidamente al fondo del problema al fine di giungere quanto
prima a una conclusione. Tutte le parti sono invitate a contribuire a un clima
positivo tra le comunità, con iniziative che permettano di facilitare la vita
ai cittadini ciprioti e preparando l'opinione pubblica ai necessari
compromessi. La Commissione ritiene che le necessarie concessioni saranno
ampiamente ricompensate dai benefici della riunificazione. In particolare,
tutti i ciprioti trarrebbero pieni vantaggi dallo sfruttamento delle risorse di
idrocarburi. La Commissione è pronta a offrire maggiore sostegno al processo,
se le parti lo chiedono e con l'accordo dell'ONU. 19. Islanda: i negoziati di
adesione con l'Islanda erano a uno stadio avanzato quando il nuovo governo in
carica ha deciso di interromperli sospendendo così il processo di adesione. Il
governo ha dichiarato di voler condurre un riesame dello stato dei negoziati e
degli sviluppi nell'Unione europea da sottoporre al parlamento islandese nei
prossimi mesi. La Commissione ha sospeso i lavori preparatori dell'IPA II.
Malgrado queste circostanze l'Islanda rimane un partner importante per l'Unione. ALLEGATO Conclusioni su
Montenegro, Serbia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Albania,
Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Turchia e Islanda Montenegro Con l'avvio, a giugno
2012, dei negoziati di adesione, il Montenegro è entrato in una nuova intensa
fase del processo verso l'Unione. Le riforme politiche profonde e durature richieste
dal nuovo approccio al capitolo 23 "sistema giudiziario e diritti fondamentali"
e al capitolo 24 "giustizia, libertà e sicurezza" fanno appello a una
volontà politica strutturata e richiedono una maggiore capacità amministrativa.
Il processo di adesione dovrà essere inclusivo e coinvolgere ampiamente la
società civile. Nel periodo di
riferimento il Montenegro si è concentrato sull'elaborazione di ampi piani d'azione
che guideranno il processo di riforma nazionale sullo Stato di diritto. A
giugno il governo ha adottato i piani adempiendo al parametro di apertura dei
capitoli 23 e 24: a agosto la Commissione ha raccomandato l'apertura dei
capitoli e a settembre il Consiglio ha invitato il Montenegro a presentare le
proprie posizioni di negoziato. I lavori procedono in linea con il nuovo
approccio. A fine giugno 2013 si
sono concluse le riunioni di screening per tutti i capitoli negoziali.
Finora sono stati provvisoriamente chiusi i negoziati sui due capitoli "scienza
e ricerca" e "istruzione e cultura", mentre sono stati definiti
i parametri di apertura per sei capitoli ("libera circolazione delle merci",
"diritto di stabilimento e libera prestazione di servizi", "politica
della concorrenza", "agricoltura e sviluppo rurale", "sicurezza
alimentare e politica veterinaria e fitosanitaria", "politica
regionale e coordinamento degli strumenti strutturali"). Per poter sviluppare la
capacità di attuare l'acquis, mettere fine alla lottizzazione politica e
assicurare una funzione pubblica più trasparente e professionale, il Montenegro
dovrà procedere in via prioritaria al riordino della pubblica amministrazione.
Gli sviluppi degli ultimi mesi, in particolare la presunta malversazione di
fondi pubblici a scopi politici, hanno evidenziato l'importanza di rendere più
credibili le istituzioni pubbliche agli occhi dei cittadini. In tal senso è
fondamentale che i casi di malversazione siano indagati con rigore e celerità e
che vengano presi i provvedimenti necessari. Occorrerà inoltre dare adeguato
seguito ai lavori del gruppo parlamentare sul processo elettorale e alle
raccomandazioni da tempo formulate dall'OSCE/ODIHR sulla normativa elettorale,
tracciando confini chiari e condivisi tra interesse pubblico e interessi dei
partiti. Il Montenegro continua a rispettare sufficientemente i criteri
politici per l'adesione all'UE. Le elezioni legislative di ottobre 2012 e
quelle presidenziali di aprile 2013 hanno riconfermato l'adesione all'Unione
europea quale priorità strategica del paese. L'OSCE/ODIHR ritiene che nell'insieme
le elezioni si siano svolte in modo professionale e efficiente, anche se sono
state individuate alcune carenze. All'indomani delle elezioni presidenziali l'opposizione
non ha riconosciuto il risultato e il più grande gruppo di opposizione ha
boicottato il parlamento per due mesi. Il boicottaggio si è concluso con l'accordo
raggiunto tra i partiti sulla nomina di due organi di indagine parlamentari per
far luce sul presunto abuso di fondi pubblici a fini elettorali e sull'elaborazione
di raccomandazioni per migliorare il processo elettorale. La commissione
parlamentare d'inchiesta sulla presunta malversazione di fondi pubblici ha
completato i lavori a luglio. Il parlamento non ha però raggiunto un accordo
sulle conclusioni, che dovrebbero individuare tra l'altro le responsabilità
politiche, e si è limitato a pubblicare una relazione tecnica. Il caso andrebbe
ora trasmesso alla magistratura. Un gruppo di lavoro
incaricato di migliorare la credibilità del processo elettorale ha già adottato
un disegno di legge su un registro unico degli elettori, che dovrà sostituire
il precedente sistema, e ha approvato gli emendamenti alla legge sulla carta d'identità
personale. Sul fronte dello Stato di diritto il Parlamento ha adottato la tanto
attesa revisione costituzionale che rafforza l'indipendenza della magistratura,
nel rispetto delle raccomandazioni della commissione di Venezia. Il Montenegro partecipa
attivamente alla cooperazione giudiziaria e di polizia a livello regionale e
internazionale. I giudici nazionali hanno emesso sentenze per reati di
contrabbando di stupefacenti, ma i casi di tratta degli esseri umani e
riciclaggio di denaro nella fase processuale sono ancora rari. Alcune condanne
di primo grado per reati di criminalità organizzata e corruzione sono state
annullate, mentre l'impunità nei casi di maltrattamento di detenuti rimane un
problema diffuso. Il Montenegro ha assunto
un ruolo di primo piano nella cooperazione regionale, in particolare con la
proposta di creare il gruppo dei "sei Balcani occidentali". Per quanto riguarda la
Corte penale internazionale, il Montenegro non ha ancora denunciato l'accordo
bilaterale di immunità con gli Stati Uniti del 2007 che esclude la competenza
della Corte ed è fondamentale che si allinei sulla posizione dell'Unione. Rivolgendo lo sguardo al
futuro, il Montenegro dovrà appurare le responsabilità politiche e perseguire
il presunto caso di malversazione di fondi pubblici e dovrà condurre in porto
il lavoro del gruppo parlamentare sul processo elettorale, adottando
provvedimenti legislativi e altre misure in grado di ampliare il sostegno politico
e rendere il processo elettorale e le istituzioni statali più credibili agli
occhi dei cittadini. Accrescere la fiducia
del pubblico nei confronti dello Stato vuol dire rafforzare lo Stato di diritto
e per questo sarà fondamentale un'attuazione efficace e tempestiva dei piani d'azione
del governo. Il paese dovrà cimentarsi in particolare sulle riforme finalizzate
a migliorare l'indipendenza, la responsabilità e la professionalità della
magistratura, potenziando le garanzia di integrità e garantendo un sistema di
nomine meritocratico. L'attuazione della revisione costituzionale sarà
fondamentale in tal senso. Il paese dovrà allo stesso tempo sviluppare il track
record di indagini, rinvii a giudizio e condanne per reati di corruzione
e criminalità organizzata, anche nelle alte sfere, e garantire sanzioni
proporzionate alla gravità del reato. Occorrerà tutelare
meglio la libertà di espressione, indagando attentamente tutti i casi di
violenze e minacce contro i giornalisti e perseguendo i responsabili, e andrà
prestata particolare attenzione alla mancata tutela dei diritti umani da parte
dell'autorità giudiziaria e delle forze di polizia, soprattutto con riguardo ai
gruppi vulnerabili. I rom sono vittime di discriminazioni, soprattutto sotto il
profilo dei diritti sociali e economici, e continuano a essere emarginati a
livello politico. Gli attivisti LGBTI subiscono tuttora discriminazioni, gli attacchi
sono raramente denunciati e le sanzioni rimangono adeguate. L'adozione del piano di
riordino del settore pubblico e l'entrata in vigore della nuova legge sulla
funzione pubblica e l'impiego statale segnano una svolta positiva: un sistema
di selezione dei funzionari equo e competitivo è fondamentale per la
professionalizzazione della pubblica amministrazione. Bisogna invece mettere
fine alla pratica di chiedere lettere di dimissioni senza data, restituendo le
lettere ai firmatari. Per quanto riguarda i criteri
economici, il Montenegro ha realizzato nuovi progressi verso un'economia di
mercato funzionante. A medio termine il paese dovrà poter far fronte alle
pressioni della concorrenza e alle forze di mercato all'interno dell'Unione,
sempre che continui a colmare le lacune strutturali con opportune politiche
macroeconomiche e riforme strutturali. La fase recessiva cominciata
nel 2012 si è conclusa nel 2013. A fronte di una domanda interna debole, la ripresa
è stata alimentata dalla resilienza del settore turistico e degli investimenti
esteri diretti e dall'aumento delle esportazioni di energia elettrica. Sebbene in
calo, il disavanzo delle partite correnti rimane elevatissimo. L'avvio a luglio
della procedura fallimentare di KAP, produttore di alluminio, mette a repentaglio
i conti pubblici perché rischia di generare forti passività. Il tasso di
disoccupazione rimane elevatissimo. Dopo quattro anni di contrazione, il
credito è tornato a crescere ma l'alta percentuale di prestiti in sofferenza
continua a pesare sulla capitalizzazione delle banche e sull'erogazione dei
crediti. Per affrontare le
attuali sfide economiche e ridurre gli squilibri esterni, il Montenegro dovrà
diventare più competitivo, migliorando la produttività e attirando investimenti
esteri diretti anche in settori diversi dal turismo e dall'immobiliare. Le
carenze dello Stato di diritto e la corruzione continuano a incidere
negativamente sul clima degli affari. Per contenere l'elevato tasso di
disoccupazione bisognerà colmare il divario tra offerta e domanda di competenze
e favorire una contrattazione salariale più indipendente a livello aziendale.
Bisognerà inoltre rafforzare il servizio di collocamento pubblico per attuare
le politiche di attivazione e creare un mercato del lavoro inclusivo e
efficiente. Il governo dovrà valutare obiettivamente l'efficienza economica del
conglomerato di alluminio a condizioni di mercato e trovare la migliore
soluzione possibile senza aumentare la pressione sulle finanze pubbliche. Il
paese deve inoltre proseguire sulla strada del risanamento di bilancio e
continuare a riassorbire gli arretrati fiscali. L'alta percentuale di prestiti
in sofferenza rimane preoccupante e richiede una maggiore vigilanza bancaria che
faccia rispettare i requisiti di accantonamento. Il governo dovrà inoltre
risolvere il problema del sommerso. Per quanto riguarda la capacità
di assumersi gli obblighi derivanti dall'adesione, il Montenegro presenta
diversi livelli di allineamento. Il rafforzamento della capacità amministrativa
è un problema comune a molti settori. In una serie di ambiti – appalti
pubblici, diritto societario, diritto della proprietà intellettuale, società
dell'informazione e media, imposizione fiscale, politica industriale e delle
imprese – il grado di avanzamento del paese ha spinto la Commissione a
raccomandare l'avvio dei negoziati di adesione. Per una serie di
capitoli – libera circolazione delle merci, diritto di stabilimento e libera
prestazione di servizi, agricoltura e sviluppo rurale, sicurezza alimentare e
politica veterinaria e fitosanitaria, politica regionale e coordinamento degli
strumenti strutturali – sono stati definiti i parametri di apertura, che spesso
prevedono strategie di allineamento all'acquis. Questi parametri
dovranno orientare gli sforzi del Montenegro nei prossimi mesi. Quanto al
capitolo "politica di concorrenza", urge definire un piano di
ristrutturazione del produttore di alluminio KAP che permetta al Montenegro di
onorare gli obblighi assunti con l'accordo di stabilizzazione e di
associazione, mentre sul fronte dell'ambiente e dei cambiamenti climatici l'allineamento
e l'applicazione dell'acquis richiederanno grandi sforzi e una maggiore
pianificazione strategica. Serbia Il 2013 ha segnato una
svolta storica nel percorso della Serbia verso l'Unione europea. Il paese ha
lavorato con impegno e spirito costruttivo per migliorare in modo visibile e
duraturo le relazioni con il Kosovo. Il suo impegno nel dialogo facilitato dall'UE
ha portato alla conclusione, a aprile, del "Primo accordo sui principi
che disciplinano la normalizzazione delle relazioni" (il "primo
accordo"), completato a maggio da un piano di attuazione globale. Le parti
si sono impegnate in particolare a non bloccare o incoraggiare altri paesi a
bloccare l'altra parte nel percorso verso l'UE. Si tratta di un cambiamento
epocale nelle loro relazioni. L'attuazione del primo accordo procede e sta
producendo già una serie di cambiamenti irreversibili, come le intese raggiunte
su energia e telecomunicazioni. Si registrano inoltre progressi nell'attuazione
degli accordi nel quadro del dialogo tecnico ed è migliorata la cooperazione della
Serbia con EULEX in una serie di settori. La Serbia ha accelerato
il ritmo delle riforme e ha intensificato i contatti a alto livello con i paesi
limitrofi nell'intento di dare un contributo positivo alla cooperazione
regionale. Sono state fatte le prime mosse per consolidare la posizione di
bilancio e migliorare il clima degli affari e è continuato l'allineamento della
normativa nazionale ai requisiti della legislazione dell'UE in molti campi, che
vengono attualmente monitorati nell'ambito del piano nazionale per l'adozione
dell'acquis 2013-2016. L'accordo di stabilizzazione e di associazione
tra l'UE e la Serbia è entrato in vigore il 1º settembre. Questi importanti
progressi hanno avviato una nuova fase delle relazioni tra la Serbia e l'Unione
europea. In risposta alla raccomandazione della Commissione del 22 aprile, il
28 giugno il Consiglio europeo ha deciso di avviare i negoziati di adesione. Il
22 luglio la Commissione ha presentato al Consiglio una proposta di quadro negoziale
e a settembre ha avviato l'esame analitico dell'acquis ("screening").
Il quadro negoziale, che sarà adottato a breve dal Consiglio, dovrà essere poi
confermato dal Consiglio europeo in modo da poter organizzare la prima
conferenza intergovernativa sull'adesione della Serbia entro gennaio 2014. In questa nuova e
impegnativa fase delle relazioni con l'UE il paese dovrà intensificare gli
sforzi per garantire il pieno rispetto di tutti i criteri di adesione. Durante
il processo sarà inoltre fondamentale spiegare regolarmente i benefici e le opportunità
che il processo di adesione offre a tutti i cittadini serbi. La Serbia dovrà prestare
particolare attenzione alle principali componenti dello Stato di diritto, in
particolare alla riforma del sistema giudiziario, alla lotta contro la
corruzione e la criminalità organizzata, al riordino della pubblica
amministrazione, all'indipendenza delle principali istituzioni, alla libertà
dei media, alla lotta contro la discriminazione e alla tutela delle minoranze. Il paese dovrà
continuare a mostrare un impegno deciso volto a normalizzare le relazioni con
il Kosovo e attuare tutti gli accordi finora conclusi nel quadro del dialogo,
anche collaborando con EULEX, se necessario. La Serbia dovrà completare l'attuazione
del primo accordo, soprattutto per quanto riguarda polizia, giustizia e
elezioni comunali in Kosovo, e dovrà continuare a incoraggiare un'ampia
partecipazione dei serbi kosovari alle prossime elezioni locali in Kosovo. Il
principio di una cooperazione regionale inclusiva non è ancora rispettato e
occorrerà provvedervi evitando per esempio problemi quali quelli sorti in
occasione del vertice del Processo di cooperazione per l'Europa sudorientale
(SEECP). La Serbia dovrà continuare a contribuire attivamente alla cooperazione
regionale e al processo di riconciliazione. La Serbia assicura il
rispetto dei criteri politici in modo soddisfacente. Il governo prosegue
attivamente il programma di integrazione nell'UE, mostrandosi d'accordo con le
principali decisioni strategiche e rafforzando il processo di consultazione.
Sono migliorati la trasparenza dei lavori parlamentari, il processo di
consultazione sulla legislazione e il controllo parlamentare sull'esecutivo. Si
registra tuttavia un ricorso ancora troppo frequente a procedure d'urgenza che
riducono indebitamente i tempi e le discussioni per l'esame dei progetti di
legge. La Serbia si è impegnata
in particolare per migliorare lo Stato di diritto, un aspetto chiave in linea
con la nuova strategia sui capitoli 23 "sistema giudiziario e diritti
fondamentali" e 24 "giustizia, libertà e sicurezza". In aree
centrali, quali il sistema giudiziario e la lotta alla corruzione e alla
discriminazione, la Serbia ha varato ampie strategie, a seguito di un vasto
processo di consultazione, e nella lotta contro la corruzione, anche delle alte
sfere, ha improntato le indagini a un approccio visibilmente proattivo. Sono
stati ottenuti risultati nella lotta contro la criminalità organizzata grazie
alla cooperazione regionale e internazionale. In questo ambito è aumentata l'attività
di indagine penale, anche se le condanne definitive rimangono rare. La Serbia
ha continuato inoltre a collaborare pienamente con il Tribunale penale
internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY). Sul fronte della libertà
di espressione, è stata depenalizzata la diffamazione. Il paese ha adottato
misure per l'inclusione dei rom e ha varato un nuovo piano di azione nel
rispetto di impegni precedentemente assunti. Il quadro giuridico sulla tutela
delle minoranze, rispettato nell'insieme, dovrà essere coerentemente applicato
in tutto il paese, soprattutto per garantire l'istruzione, la parità
linguistica, l'accesso ai media e le funzioni religiose nelle lingue
minoritarie. Le autorità e le istituzioni indipendenti si sono ulteriormente impegnate
a tutela di altri gruppi vulnerabili, soprattutto la comunità LGBTI, anche se
manca un forte sostegno politico. Si deplora in particolare che nel 2013 la "Pride
parade" sia stata vietata per il terzo anno consecutivo, per motivi di
sicurezza, un'occasione mancata per dimostrare il rispetto dei diritti
fondamentali. Guardando al futuro, la
Serbia dovrà impegnarsi in particolare per rafforzare l'indipendenza delle
principali istituzioni, in particolare del settore giudiziario. Il quadro
costituzionale e legislativo dà ancora adito a indebite ingerenze politiche,
soprattutto se si pensa al ruolo del parlamento nella nomina e nella
destituzione dei magistrati. Gli ulteriori riordini dovranno partire da un'estesa
analisi funzionale del sistema giudiziario in termini di costi, efficienza e
accesso alla giustizia. Il track record delle indagini, dell'azione giudiziaria
e delle condanne per reati di corruzione e criminalità organizzata va
seriamente consolidato e va monitorata attentamente l'attuazione delle recenti
modifiche alla normativa sull'abuso d'ufficio in modo da avere una visione
accurata dei reati economici. Bisognerà inoltre introdurre norme efficaci per
la protezione degli informatori. L'effettiva attuazione delle strategie e dei
piani d'azione sul sistema giudiziario e sulla lotta alla corruzione sarà il
banco di prova per valutare la capacità e la volontà del paese di procedere
oltre. È possibile che questi documenti strategici debbano essere modificati in
esito all'esercizio di screening. Il governo dovrà inoltre
accelerare il riordino della pubblica amministrazione e lo sviluppo di una
funzione pubblica trasparente e meritocratica, mentre la normativa sulla
pubblica amministrazione andrà adeguatamente applicata e sviluppata a livello
locale. La libertà dei media necessita
maggiore attenzione. La Serbia deve continuare a attuare la strategia sui
media, iniziando con l'adottare la legislazione prevista in materia di
informazione pubblica e media, emittenti pubbliche e comunicazioni
elettroniche. Tra i problemi più importanti da risolvere: il finanziamento e il
controllo diretto dello Stato sui media e la sostenibilità dell'emittenza
pubblica. Occorre adottare e attuare il piano d'azione della strategia di lotta
alla discriminazione. Le autorità dovranno garantire che i media, i difensori
dei diritti umani e altri gruppi vulnerabili, come la comunità LGBTI, siano
meglio protetti dalle minacce e dagli attacchi dei gruppi radicali. I progressi
conseguiti di recente per migliorare le condizioni delle minoranze, tra cui i rom,
vanno consolidati nel tempo, anche garantendo più risorse finanziarie. Il
problema degli alloggi e del rilascio di documenti di identità ai rom richiede
costante attenzione. Il paese dovrà impegnarsi maggiormente nelle regioni che
versano in condizioni socioeconomiche difficili, in particolare a sud e a est.
Le elezioni dei consigli nazionali delle minoranze che si terranno nel 2014
daranno al paese la possibilità di ribadire il proprio impegno a tutela delle
minoranze. Il processo elettorale andrà condotto in modo rigoroso, tenendo
presenti le raccomandazioni formulate in passato delle istituzioni
indipendenti. È importante che la
Serbia continui a contribuire attivamente alla cooperazione regionale e
intensifichi i contatti con i vicini, in particolare risolvendo le questioni
bilaterali in sospeso. Per quanto riguarda i criteri
economici, la Serbia ha realizzato qualche progresso verso un'economia di
mercato funzionante. Il paese deve adoperarsi con impegno per ristrutturare la
propria economia e far fronte a medio termine alle pressioni concorrenziali e
alle forze di mercato all'interno dell'Unione. Nel 2012 la Serbia ha
attraversato una nuova fase recessiva con una contrazione economica dell'1,7%.
La forte crescita delle esportazioni ha attutito gli effetti del basso livello
della domanda interna, alimentando nel primo semestre del 2013 una ripresa
contenuta e discontinua. Gli sforzi volti a risanare il bilancio hanno
riguardato per lo più le entrate. È stato rilanciato il processo di
ristrutturazione di imprese statali e si registra qualche progresso nella lotta
contro la corruzione e nella tutela dei diritti di proprietà. La crescita ha una base
ristretta e i primi segni di ripresa economica nel 2013 non si sono estesi al
mercato del lavoro. La disoccupazione e il disavanzo di bilancio rimangano
molto elevati. Persistono le rigidità sul mercato del lavoro e la creazione
sostenibile di posti di lavoro è un grave problema. Il paese deve ancora
adottare un programma di risanamento di bilancio credibile nel medio termine. Lo
Stato è tuttora molto presente nell'economia e le imprese statali continuano a
operare in perdita. La Serbia dovrà continuare a migliorare il clima
imprenditoriale e impegnarsi a fondo per sviluppare un settore privato
competitivo. Il funzionamento dei mercati è ostacolato dall'incertezza
giuridica e dalla corruzione. Occorrerà inoltre risolvere il problema del
sommerso. Per quanto riguarda la capacità
di assumere gli obblighi derivanti dall'adesione, in molti campi la Serbia
ha continuato a allineare la legislazione nazionale ai requisiti della
normativa dell'UE, uno sforzo corroborato dall'adozione del piano nazionale per
l'adozione dell'acquis. In materia di appalti pubblici si registrano
buoni risultati grazie all'adozione di una nuova legge che ricalca maggiormente
l'acquis dell'UE e prevede norme più efficaci per prevenire la
corruzione. La questione dell'indipendenza della Banca centrale è stata in
parte risolta con una serie di emendamenti al testo. L'adozione di due nuove
leggi sulla contabilità e l'audit contribuisce a allineare il diritto
societario all'acquis. Le PMI possono contare su un quadro istituzionale
più adeguato e su un migliore accesso al credito. Le misure adottate per risanare
il clima imprenditoriale, in particolare l'obbligo di eseguire una valutazione dell'impatto
della nuova legislazione sulle imprese, segnano un'evoluzione positiva. Il
censimento della popolazione e dell'agricoltura è stato condotto in porto con
successo. Le modifiche alla legge sul diritto d'autore riguardanti la
riscossione e le esenzioni dai diritti segnano invece un passo indietro nell'allineamento
con l'acquis UE. Guardando al futuro, la
Serbia dovrà intensificare gli sforzi per allinearsi con l'acquis dell'UE,
soprattutto garantendo un'attuazione efficace della normativa adottata. Lo
sforzo di allineamento andrà soprattutto mirato al settore idrico, della
gestione dei rifiuti, della qualità dell'aria e della protezione della natura,
all'apertura del mercato e, per quanto riguarda l'energia, alla separazione e
alla fissazione delle tariffe in funzione dei costi. Occorrono inoltre
ulteriori sforzi per garantire il controllo degli aiuti di Stato: va stabilita
l'indipendenza dell'apposita commissione e soppressa l'esenzione dalla
normativa sugli aiuti di Stato a beneficio delle imprese in corso di
privatizzazione. I sistemi di protezione sociale, i rapporti di lavoro e il
dialogo sociale dovranno essere notevolmente sviluppati, in particolare nel
quadro di un dialogo sociale tripartito, e occorrerà allineare la normativa
sugli OGM con le norme dell'Unione per favorire l'adesione all'OMC. La Serbia
dovrà profondere importanti sforzi per sviluppare un sistema di gestione e
controllo del settore finanziario pubblico basato sulla responsabilità dei dirigenti
e raggiungere la piena capacità di audit esterno. L'attuazione dell'accordo
interinale dell'accordo di stabilizzazione e di associazione (ASA) procede
senza intoppi. Ex Repubblica
jugoslava di Macedonia L'ex Repubblica
jugoslava di Macedonia è stato il primo paese ad aver siglato, nel 2001, un
accordo di stabilizzazione e di associazione con l'UE. A dicembre 2005 il
Consiglio ha concesso al paese lo status di candidato, basandosi sul parere
positivo espresso dalla Commissione a novembre dello stesso anno. Da allora
sono passati otto anni. Nel 2009 la Commissione, ritenendo che i criteri
politici fossero sufficientemente soddisfatti, ha raccomandato l'avvio dei
negoziati e della seconda fase del processo di associazione prevista dall'accordo
di stabilizzazione e di associazione. Da allora il Consiglio non ha preso
nessuna decisione su entrambe le raccomandazioni. Sono già venti anni che l'ex
Repubblica jugoslava di Macedonia ha aderito all'Organizzazione delle Nazioni
Unite e occorre ora trovare quanto prima una soluzione alla questione del nome.
In assenza di un
processo negoziale, le sedi deputate alla discussione e al monitoraggio delle
riforme sono gli organi istituiti nel quadro dell'accordo di stabilizzazione e
di associazione e il dialogo a alto livello sull'adesione, lanciato nel 2012.
Quest'ultimo ha contribuito a realizzare progressi nei principali settori
prioritari, progressi che si riveleranno particolarmente utili quando il paese
accederà ai negoziati. Il dialogo a alto livello sull'adesione non può e non
deve sostituire il processo di avvio dei negoziati di adesione. La crisi politica
scoppiata dopo i fatti parlamentari della fine del 2012 ha scavato tra i
partiti profonde divisioni che ostacolano il funzionamento dell'istituzione e
dimostrano la necessità di una politica costruttiva nell'interesse del paese.
Dopo l'allontanamento forzato di parlamentari dell'opposizione e giornalisti
dalla camera in occasione dell'adozione del bilancio 2013, il maggiore gruppo
di opposizione ha boicottato i lavori parlamentari e ha minacciato di
ostacolare le elezioni locali. La lunga situazione di stallo che ne è seguita è
stata superata grazie all'accordo politico del 1º marzo che ha riportato i
parlamentari dell'opposizione sugli scranni del parlamento e ne ha garantito la
partecipazione alle elezioni comunali; l'accordo prevede l'istituzione di una
commissione d'inchiesta che dovrà formulare raccomandazioni, la firma di un
memorandum d'intesa interpartitico sugli obiettivi strategici euroatlantici e
ulteriori lavori sulle riforme elettorali. Non è stato però ancora ripreso il
dialogo tra il governo e i giornalisti. Il consenso sulla relazione della
commissione d'inchiesta mostra che, se c'è la volontà politica, è possibile
trovare soluzioni costruttive attraverso il dialogo e il compromesso. Va data
ora piena attuazione alle raccomandazioni della commissione d'inchiesta. Nel complesso il paese
continua a soddisfare sufficientemente i criteri politici. L'OSCE/ODIHR
ha giudicato professionale e efficiente la gestione delle elezioni comunali di
marzo/aprile 2013, anche se i confini tra Stato e partito restano indistinti e
occorre emendare ulteriormente la legislazione elettorale. Il grosso delle
riforme giudiziarie è stato portato a termine tra il 2004 e il 2010. Nel 2013
sono stati compiuti ulteriori progressi sul fronte dell'efficienza del sistema
giudiziario e nella raccolta di dati esaurienti sulla lotta alla corruzione,
che serviranno a orientare le prossime mosse. Sul fronte della libertà di
espressione, l'espulsione dei giornalisti dal parlamento ha interrotto il
dialogo ben avviato con i media e, malgrado l'evoluzione del quadro
legislativo, la reputazione del paese in questo ambito si è deteriorata. La
chiusura, negli ultimi anni, di una serie di testate ha inoltre limitato la
pluralità dell'informazione. Relativamente alla fase
del processo di adesione in cui si trova, l'ex Repubblica jugoslava di
Macedonia ha già raggiunto un elevato livello di allineamento e nel prossimo
anno dovrà concentrarsi sull'attuazione e sull'applicazione del quadro
giuridico e strategico in vigore, al pari di altri paesi già impegnati nei
negoziati di adesione. Sul versante dello Stato
di diritto, occorrerà rafforzare l'indipendenza e la giurisdizione dei
tribunali e la qualità della giustizia amministrata ai cittadini. La corruzione
che ancora regna in molti settori è un problema serio. Il paese dovrà
dimostrare nel concreto la validità delle misure anticorruzione in corso e
adottare efficaci provvedimenti per contrastare la criminalità organizzata.
Quanto alla libertà di espressione, il settore dei media è decisamente
polarizzato e spesso asservito ai partiti, non esiste un'informazione
obiettiva, giornalisti e editori subiscono pressioni economiche, dovute anche a
norme poco chiare sugli appalti della pubblicità di Stato, e gli standard
professionali rimangono bassi. Il governo dovrà riprendere il dialogo con i
giornalisti, garantendo risultati concreti che permettano di cambiare la
cultura mediatica e di creare un clima di fiducia. Il paese dovrà dare seguito
alle raccomandazioni dell'ODIHR ancora in sospeso, attuare proattivamente la
strategia per i rom e denunciare in modo più deciso le diverse forme di
intolleranza, per esempio ai danni della comunità LGBTI. Andrà inoltre completata
quanto prima la revisione dell'accordo quadro di Ohrid, particolarmente
importante per le relazioni tra etnie e comunità, dando seguito alle relative
raccomandazioni. Questo, insieme al processo di decentramento (elemento chiave dell'accordo),
contribuirà a garantire la stabilità entro e oltre i confini nazionali. L'ex Repubblica
jugoslava di Macedonia intrattiene nell'insieme buone relazioni con gli altri
paesi dell'allargamento e svolge un ruolo attivo nella cooperazione
regionale. È altresì importante che le relazioni con i vicini Stati membri
dell'UE continuino a essere costruttive e occorrerà evitare azioni e
dichiarazioni che possano nuocere alle relazioni di buon vicinato. Quanto ai criteri
economici, il paese è sulla buona strada e in alcuni ambiti ha compiuto
ulteriori progressi verso la realizzazione di un'economia di mercato
funzionante. Nel medio termine sarà probabilmente capace di far fronte alle
pressioni della concorrenza e alle forze di mercato all'interno dell'Unione,
sempre che attui risolutamente il programma di riforme volto a ridurre le
maggiori carenze strutturali. Dopo la
stagnazione economica del 2012, l'economia ha ripreso a crescere nel primo
semestre del 2013. Malgrado la congiuntura esterna sfavorevole, il paese ha preservato
la stabilità macroeconomica. Il tasso di disoccupazione rimane tuttavia
elevatissimo, specie fra i giovani, mentre il disavanzo e il debito pubblico in
aumento rendono il paese particolarmente vulnerabile. L'ex Repubblica
jugoslava di Macedonia dovrà adottare misure che affrontino le cause della
disoccupazione, come la mancanza di competenze sul mercato del lavoro,
rafforzare la sostenibilità delle finanze pubbliche e allineare la politica di
bilancio sulle priorità delle riforme strutturali, orientandola verso una spesa
favorevole alla crescita. Un quadro di bilancio a medio termine e una
pianificazione strategica permetterebbero di rafforzare la disciplina di
bilancio. Il paese dovrà garantire una gestione efficace delle finanze
pubbliche e un impiego per quanto possibile oculato e trasparente delle risorse
pubbliche e dei fondi dell'UE. Per stimolare gli investimenti del settore
privato, occorrerà migliorare il clima imprenditoriale, su cui pesa la
corruzione, e alleggerire procedure di uscita dal mercato lunghe e costose. Il
paese dovrà inoltre risolvere il problema del sommerso. L'ex Repubblica
jugoslava di Macedonia intrattiene con l'UE un'intensa e estesa cooperazione in
tutti i comparti dell'acquis e vanta livelli avanzati di allineamento
legislativo, sia in termini istituzionali che strategici; occorrerà ora dare
maggiore attenzione allo sviluppo della capacità amministrativa e ai meccanismi
di coordinamento all'interno dell'amministrazione per garantire un'attuazione
efficace. Il paese continua a sviluppare la capacità di assumere gli
obblighi connessi all'adesione e a rispettare gli impegni derivanti dall'accordo
di stabilizzazione e di associazione entrato in vigore circa dieci anni fa. Sul versante del mercato
interno, l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia ha raggiunto un buon livello di
allineamento delle norme sui movimenti di capitali, sui servizi postali e sul
diritto delle imprese. Sul fronte della giustizia e degli affari interni si
registrano progressi per quanto riguarda la politica dei visti, le frontiere
esterne, Schengen e la cooperazione di polizia. Quanto alla riforma della
pubblica amministrazione, occorrerà dare maggiore applicazione ai principi di
trasparenza, meritocrazia e equa rappresentanza. Ulteriori sforzi saranno poi necessari
in una serie di ambiti: politica regionale, ambiente e cambiamenti climatici
(migliore attuazione dei progetti finanziati dall'UE), qualità delle acque,
controllo dell'inquinamento industriale e gestione dei rischi. Quanto alla
politica sociale e occupazionale, sono necessarie misure che rendano più
inclusivo e efficace il mercato del lavoro. Andrà assicurato un maggior controllo
interno delle finanze pubbliche in tutti i rami della pubblica amministrazione.
Il paese ha complesso un grado di allineamento all'acquis tale da
passare alla fase successiva del processo di adesione. Albania Un anno fa la
Commissione ha raccomandato al Consiglio di concedere all'Albania lo status di
paese candidato non appena completate le principali misure di riordino del
settore giudiziario e della pubblica amministrazione e di revisione del
regolamento parlamentare. Chiamato a prendere una decisione in tal senso, a
dicembre 2012 il Consiglio ha chiesto alla Commissione di riferire quanto prima
sui progressi compiuti, anche alla luce del rinnovato impegno del paese nella
lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, concretizzatosi in una
maggiore solerzia dell'attività di indagine e dell'azione penale. Il paese ha
completato le ultime importanti misure di riordino giudiziario, amministrativo
e parlamentare con il consenso dei diversi partiti. La missione di osservazione
internazionale condotta dall'OSCE/ODIHR ha giudicato competitive le elezioni
parlamentari di giugno, caratterizzate da un'estesa partecipazione dei
cittadini durante tutta la campagna e da un reale rispetto delle libertà
fondamentali. Sul versante della lotta alla corruzione e alla criminalità
organizzata, l'Albania ha avviato un processo volto a potenziare l'attività di
indagine e l'azione penale e a rafforzare la cooperazione tra le autorità di
contrasto. Le condanne per reati di corruzione e riciclaggio del denaro sono in
aumento e si moltiplicano le indagini sulla tratta di esseri umani e il
traffico di stupefacenti. Il paese ha dato positivamente seguito alle ultime
raccomandazioni del Consiglio d'Europa sul finanziamento dei partiti e sulle
norme anticorruzione. La lotta contro la corruzione è una priorità del
programma del nuovo governo, che si è mostrato molto determinato in tal senso. Sulla base del parere
della Commissione del 2010, l'Albania deve ancora realizzare una serie di
priorità fondamentali per poter dare avvio ai negoziati di adesione: 1)
continuare il riordino della pubblica amministrazione, nel senso della
professionalizzazione e della depoliticizzazione della funzione pubblica; 2)
potenziare ulteriormente l'efficienza, l'indipendenza e la responsabilità dell'apparato
giudiziario; 3) impegnarsi ulteriormente nella lotta contro la corruzione,
consolidando il track record di indagini proattive, rinvii a giudizio e
condanne per reati di corruzione; 4) agire con determinazione contro la
criminalità organizzata, consolidando il track record di indagini proattive,
rinvii a giudizio e condanne per reati di corruzione; 5) agire con determinazione
per migliorare la tutela dei diritti umani, in particolare della comunità rom,
combattere la discriminazione e assicurare il rispetto dei diritti di
proprietà. Un dialogo duraturo e
costruttivo tra governo e opposizione sulle riforme connesse all'UE sarà
fondamentale per assicurare all'Albania un futuro nell'UE e rimane determinante
l'impegno costruttivo del paese nella cooperazione regionale. L'Albania ha fatto
ulteriori passi avanti verso il rispetto dei criteri politici di
adesione all'UE. Grazie alla collaborazione tra maggioranza di governo e
opposizione il parlamento ha adottato una serie di testi, tra cui la legge
sulla funzione pubblica, la legge sulla Corte suprema, il regolamento interno
del parlamento e una serie di modifiche al codice penale e al codice di
procedura civile. Il periodo che ha
preceduto le elezioni parlamentari del 23 giugno è stato caratterizzato da
tensioni che, in alcuni casi, hanno rischiato di bloccare la macchina
organizzativa. La consultazione si è però svolta in modo competitivo e ordinato
e l'affluenza alle urne è stata elevata. Con l'adozione della legge sul
pubblico impiego, il paese ha fatto ulteriori progressi verso la riforma della
pubblica amministrazione. sono state prese ulteriori
misure per riformare la giustizia e razionalizzare il sistema di corti e
tribunali. Sono stati fatti passi avanti nella lotta anticorruzione grazie a
metodi di lavoro più rigorosi delle autorità di contrasto, a un aumento delle
condanne e una migliore cooperazione interistituzionale. Questo track record
iniziale va ora consolidato. Un migliore monitoraggio e una maggiore
trasparenza in ambiti fondamentali come il sistema di registrazione delle
proprietà, le dogane, l'istruzione superiore e la sanità testimoniano l'importanza
che va assumendo l'approccio preventivo. Il paese ha dato positivamente seguito
alle ultime raccomandazioni del Consiglio d'Europa sul finanziamento dei
partiti e sulle norme anticorruzione. Ciò nonostante la corruzione rimane un
problema particolarmente grave che andrà affrontato con determinazione e
coordinamento. Quanto alla criminalità organizzata, sono migliorate la
cooperazione internazionale di polizia e l'analisi delle minacce e sono
aumentati i sequestri di stupefacenti e proventi di reato. Il paese ha dato
seguito alle raccomandazioni del Consiglio d'Europa sulla lotta contro il
riciclaggio del denaro e ha introdotto importanti modifiche al codice penale
contro la tratta degli esseri umani e altri reati gravi. Sul fronte dei diritti
umani, la libertà di riunione e associazione e la libertà di pensiero,
coscienza e religione risultano rispettate nelle grandi linee, la lotta alla
discriminazione registra qualche progresso grazie al piano d'azione sui diritti
della comunità LGBTI, mentre la nuova legge sugli audiovisivi ha contribuito a
migliorare sostanzialmente il quadro normativo a tutela della libertà di
espressione. Guardando al futuro, l'Albania
dovrà accelerare la riforma del sistema giudiziario e rivedere e sviluppare l'assetto
istituzionale e l'ordinamento giuridico. Per garantire l'indipendenza, la
trasparenza, la responsabilità e l'efficienza dei giudici, occorrerà
intervenire sul piano normativo, ultimando o adottando importati misure, come
la revisione costituzionale per depoliticizzare le nomine presso la Corte
suprema. Le norme adottate di recente andranno messe realmente in pratica con
il pieno sostegno di politici e magistrati. L'Albania dovrà essere
inoltre particolarmente solerte nell'attuare la riforma della pubblica
amministrazione, soprattutto per quanto riguarda le leggi strutturali e gli
atti amministrativi. Occorrerà adottare e porre velocemente in essere la
normativa di applicazione della nuova legge sulla funzione pubblica e garantire
maggiore continuità, professionalità, depoliticizzazione e responsabilità della
pubblica amministrazione. Nella lotta alla
corruzione il paese dovrà adottare misure più mirate, istituendo, per esempio,
un organismo di coordinamento centrale che goda di adeguati poteri e capacità e
garantendo un forte sostegno politico. Occorrerà inoltre rafforzare la capacità
preventiva e repressiva delle autorità di contrasto, garantirne l'indipendenza
e dare seguito alle relazioni degli organi indipendenti del parlamento. Nella lotta alla
criminalità organizzata occorrerà consolidare il track record di indagini e
azioni penali, completare gli emendamenti al codice di procedura penale e
assicurare un maggior ricorso alla valutazione delle minacce, lo scambio di
informazioni e un'attività d'indagine mirata e proattiva. Andranno poi
sistematicamente appurati i casi di arricchimento di dubbia provenienza e i
sospetti di riciclaggio. Nel campo dei diritti
umani, va data priorità all'adozione di nuove norme e all'attuazione di quelle
esistenti, soprattutto per quanto riguarda i diritti di disabili e minori e l'integrazione
dei rom, mentre sul versante della libertà di espressione il paese dovrà
garantire la piena indipendenza dell'autorità di vigilanza dei media. Per
quanto riguarda i criteri economici, l'Albania ha fatto qualche
progresso verso la realizzazione di un'economia di mercato funzionante. Nel
medio termine il paese sarà probabilmente capace di far fronte alle pressioni
della concorrenza e alle forze di mercato all'interno dell'Unione, sempre che
acceleri il ritmo delle riforme strutturali. L'Albania ha preservato
la stabilità macroeconomica. La crescita del PIL, sostenuta soprattutto
dalla domanda esterna, è rallentata pur rimanendo positiva. L'inflazione
contenuta ha permesso di condurre una politica monetaria in grado di stimolare
la crescita, che però non ha ancora prodotto effetti sull'economia reale: l'esistenza
di numerosi prestiti in sofferenza, tuttora in aumento, ostacola infatti l'espansione
del credito. Il disavanzo di bilancio rimane elevato e cresce il debito
pubblico: il tetto massimo del 60% del PIL stabilito per legge è stato superato
e abolito. Malgrado un lieve miglioramento del mercato del lavoro la
disoccupazione è tuttora molto alta. L'elevato disavanzo delle partite correnti
si è lievemente ridotto. L'economia presenta vulnerabilità tanto in termini di
carenze strutturali interne che rispetto alla volatilità dei mercati mondiali. Per garantire una
crescita economica sostenibile nel lungo periodo, l'Albania dovrà condurre
riforme strutturali e politiche monetarie e di bilancio orientate alla
stabilità. Il governo dovrà ridurre gli elevati livelli di deficit e debito
pubblico, limitando la propria propensione per il breve termine. Occorrerà
inoltre migliorare la prevedibilità di bilancio riducendo la ricorrente
sopravvalutazione delle entrate e garantendo una riscossione fiscale più
efficiente. Per diversificare l'economia e svilupparne le potenzialità di
crescita nel lungo termine, è primordiale migliorare il clima degli affari e
degli investimenti. In tal senso sarà necessario da un lato rafforzare lo Stato
di diritto, intensificare la lotta contro la corruzione e riassorbire l'arretrato
fiscale, e dall'altro sviluppare le infrastrutture e il capitale umano. Il
settore informale costituisce ancora un problema serio. Nell'insieme l'attuazione
dell'accordo di stabilizzazione e di associazione procede senza difficoltà e l'Albania
continua a allineare la propria legislazione ai requisiti della normativa dell'Unione
in diversi ambiti, sviluppando così la capacità di assumere gli obblighi
derivanti dall'adesione. Si riscontrano miglioramenti in materia di appalti
pubblici, statistiche, giustizia, libertà, sicurezza e dogane. Il paese dovrà
impegnarsi ulteriormente per garantire il rispetto concreto dei diritti di
proprietà intellettuale e industriale e dovrà prestare particolare attenzione
al settore dell'energia, soprattutto per quanto riguarda la diversificazione
delle fonti energetiche, il funzionamento del mercato dell'energia elettrica,
il problema delle perdite di rete e il basso tasso di riscossione delle
bollette. Andrà inoltre risolto con determinazione il problema dei rimborsi
IVA, anche riassorbendo l'attuale arretrato, e bisognerà rafforzare la tutela
ambientale, anche con investimenti sostenibili mirati alla gestione dei rifiuti
e delle acque reflue. Ulteriori sforzi sono richiesti in materia di occupazione
e politica sociale; occorrerà sviluppare la capacità amministrativa e la
professionalità degli enti preposti all'attuazione dell'acquis e andrà
salvaguardata l'indipendenza degli enti normativi. In diversi comparti dell'acquis,
soprattutto appalti pubblici e controllo finanziario, sarà importante garantire
più trasparenza e responsabilità. Bosnia-Erzegovina
A differenza
degli altri paesi della regione, in Bosnia-Erzegovina il processo di
integrazione europea è in una fase di stallo. L'accordo di stabilizzazione e di
associazione, firmato nel 2008 e ratificato nel 2011, non è entrato in vigore
perché il paese non ha ancora soddisfatto gli ultimi requisiti, in particolare
un'attuazione credibile della sentenza Sejdic-Finci con la quale la Corte
europea dei diritti dell'uomo ha condannato il paese per le discriminazioni
etniche. Le relazioni tra l'UE e la Bosnia-Erzegovina sono quindi ancora disciplinate
dall'accordo interinale del 2008. Non esiste nella classe
politica una visione condivisa dell'orientamento, del funzionamento e del
futuro da dare al paese. Manca un dialogo politico aperto sulle questioni
fondamentali, come l'integrazione europea e le relative priorità. Il programma
per l'UE non è tra le priorità del governo, il che spiega lo stallo della
prospettiva europea. Interessi di campanile di corte vedute prevalgono su una
visione politica lungimirante che possa ancorare la Bosnia-Erzegovina all'UE.
Lo stallo politico della federazione, che dura oramai da più di un anno, incide
negativamente sulla governance tanto a livello federale che statale. Parte del
mondo politico continua addirittura a mettere in discussione l'unità del paese
come singolo Stato. I due principali impegni
previsti dalla tabella di marcia del 2012 per la domanda di adesione all'UE,
segnatamente la concreta attuazione della sentenza Sejdic-Finci e la creazione
di un meccanismo di coordinamento efficace per le questioni collegate all'Unione,
sono rimasti lettera morta. Gli intensi sforzi di mediazione profusi dall'UE
per aiutare i leader politici a trovare un terreno d'intesa per l'attuazione
della sentenza Sejdic-Finci sono rimasti infruttuosi. Oltre a essere uno
scoglio sul cammino verso l'UE, la mancata applicazione della sentenza
pregiudica la legittimità e la credibilità della presidenza e della Camera dei
popoli della Bosnia-Erzegovina, che saranno elette nel 2014. L'applicazione
della sentenza sbloccherebbe il processo di adesione permettendo alla
Bosnia-Erzegovina di uscire dalla fase postbellica e di intraprendere il
percorso verso l'UE. La prospettiva europea è però oscurata dall'assenza di
coraggio e di volontà politica dei governanti. Altro aspetto urgente e
importante: la creazione di un meccanismo di coordinamento tra i vari livelli
di governo per le questioni riguardanti l'UE. Per un paese estremamente
decentralizzato come la Bosnia-Erzegovina, un tale meccanismo è fondamentale
perché i rappresentanti della Bosnia e dell'Erzegovina possano parlare e
impegnarsi a nome di tutto il paese quando interagiscono con l'UE e rappresenta
quindi un requisito essenziale. Diventa sempre più
difficile giustificare l'erogazione di fondi preadesione a un paese i cui
rappresentanti politici non sono disposti a trovare un terreno d'intesa per
progredire sulla strada dell'adesione. In assenza di consenso l'assistenza
rischia di non produrre i risultati voluti. Non avendo trovato una soluzione
per l'attuazione della sentenza Sejdic-Finci e non avendo creato un meccanismo
di coordinamento per l'UE, il paese non potrà più beneficiare dello stesso
livello di finanziamento nell'ambito dello strumento di assistenza preadesione.
La Commissione ha deciso di sospendere le discussioni sull'IPA II finché il
paese non ritornerà al passo nel processo di integrazione europea. In assenza
di progressi tangibili, la Bosnia-Erzegovina rischia di privarsi di importanti
fondi preadesione. I preparativi
per introdurre i necessari adeguamenti in vista dell'adesione della Croazia
sono andati a rilento, ma fortunatamente gli accordi sul transito di persone e
di merci alla frontiera con la Croazia sono stati firmati in tempo prima del 1º
luglio. La Commissione giudica inaccettabile il rifiuto finora opposto dalla
Bosnia-Erzegovina di modificare l'accordo interinale e l'ASA per tener conto
dei tradizionali scambi con il nuovo Stato membro e invita il paese a rivedere
urgentemente la propria posizione in modo da concludere quanto prima il
processo di adeguamento basato sui tradizionali flussi commerciali. La
Bosnia-Erzegovina ha compiuto scarsissimi progressi verso il rispetto dei criteri
politici. La mancata attuazione della sentenza Sejdic-Finci ha lasciato
impregiudicata la pratica discriminatoria che impedisce ai cittadini della
Bosnia-Erzegovina che non hanno dichiarato di appartenere a uno dei tre "popoli
costituenti" di candidarsi alla presidenza e/o alla Camera dei popoli della
Bosnia-Erzegovina. I processi legislativi rimangono nell'insieme estremamente
lenti perché manca la volontà politica di raggiungere un compromesso. Il
frequente ricorso alla procedura d'urgenza per l'adozione delle leggi da parte
del parlamento federale ha comportato un uso eccessivo della procedura per
interessi nazionali vitali. In mancanza di un accordo politico, i lavori
parlamentari sono stati spesso bloccati dal veto delle entità. Il paese lamenta
ancora elevati livelli di corruzione; mancano misure preventive efficaci contro
il riciclaggio di denaro e sono limitati i progressi realizzati nella lotta
contro la criminalità organizzata e il terrorismo. Il riordino del sistema
giudiziario registra in complesso limitati progressi, ma sono comunque in fase
di attuazione una serie di raccomandazioni formulate dalla Commissione nel quadro
del dialogo strutturato sulla giustizia: la determinazione della competenza per
i processi contro i crimini di guerra è notevolmente migliorata grazie alla
strategia nazionale per i crimini di guerra e all'assegnazione di adeguate
risorse umane e finanziarie dai bilanci interessati e tramite importanti
contributi dall'IPA. L'arretrato giudiziario è stato ridotto e lascia ben
sperare la conclusione dei protocolli di cooperazione con la Serbia e la
Croazia nel contesto delle azioni penali contro i responsabili di crimini di
guerra, di crimini contro l'umanità e di genocidio. Nel complesso però il
sistema giudiziario lamenta scarsi livelli di indipendenza, efficacia,
responsabilità e imparzialità. Le norme in vigore per
la tutela dei diritti umani, comprese quelle che vietano atti di violenza e incitamento
all'odio contro la comunità LGBTI, e i piani d'azione per l'integrazione dei
rom hanno scarsa applicazione. Le lacune legislative continuano a ostacolare il
ritorno duraturo e l'integrazione locale dei profughi e degli sfollati.
Malgrado l'esistenza di norme a tutela della libertà di espressione, l'intimidazione
di giornalisti e editori e le pressioni finanziarie sulle emittenti pubbliche
sono un problema diffuso. La Bosnia-Erzegovina continua a partecipare
attivamente alla cooperazione regionale e a intrattenere relazioni di buon
vicinato ma una serie di questioni riguardanti le frontiere e la proprietà sono
tuttora in sospeso. Dopo accurati
preparativi a tutti i livelli, e grazie al sostegno dell'UE e di altre
organizzazioni internazionali, è stato finalmente condotto l'atteso censimento
della popolazione, il primo dal 1991. Per quanto
riguarda il rispetto dei criteri economici, la Bosnia-Erzegovina ha
compiuto piccoli passi avanti verso la creazione di un'economia di mercato
funzionante. Perché possa far fronte nel lungo termine alle pressioni della
concorrenza e alle forze di mercato all'interno dell'Unione, il paese dovrà
intraprendere con determinazione altri profondi riordini. Dopo la
contrazione economica dell'1,1% nel 2012, nel primo semestre del 2013 gli
indicatori davano segni di ripresa. La disoccupazione è ancora elevatissima. La
gestione finanziaria è leggermente migliorata ma la qualità dei conti pubblici
è ancora scarsa. Nonostante lievi miglioramenti, l'assenza di consenso sui
principi di base della politica economica e di bilancio ostacola le riforme a
livello nazionale. Il settore pubblico, gigantesco e inefficiente, presenta
numerose sovrapposizioni di competenze tra Stato, entità, comuni e cantoni
(soprattutto in seno alla federazione) che mettono a rischio la sostenibilità
delle finanze pubbliche. L'inefficienza del sistema giuridico e giudiziario
limita la capacità di applicazione delle leggi, agisce da potente deterrente
per gli investimenti e nutre la corruzione. Suscitano apprensione la
composizione e l'inefficienza della spesa pubblica. I dati sul bilancio vanno
migliorati in modo da poter condurre analisi di qualità e mettere a punto una
linea strategica. Occorrono misure atte a stimolare la domanda di manodopera e
a ridurre rigidità strutturali quali la tassazione del lavoro e trasferimenti
sociali poco mirati. Le autorità della federazione dovranno continuare a
sviluppare la riforma pensionistica. Per migliorare i conti pubblici e
stimolare la competitività bisogna rilanciare il processo di privatizzazione e
ridurre il numero di imprese statali. Per sostenere il settore privato occorre
migliorare il clima imprenditoriale, garantendo in particolare l'esecuzione dei
contratti e creando uno spazio economico unico all'interno del paese. Il paese
dovrà inoltre risolvere il problema del sommerso. L'assenza di
sostegno politico al programma per l'UE si riflette anche nei limitatissimi
progressi verso l'allineamento della normativa nazionale alla
legislazione e agli standard dell'UE, soprattutto in materia di sicurezza
veterinaria e alimentare, concorrenza, appalti pubblici, energia, ambiente e
cambiamenti climatici, trasporti, politiche occupazionali e sociali. In altri
settori, come lo sviluppo rurale e la politica regionale, gli scarsi progressi
sono dovuti all'assenza di consenso sulle strategie nazionali. In alcuni casi i
ritardi nelle nomine di enti importanti impediscono di realizzare progressi sul
piano legislativo. Altre istituzioni, come il Consiglio per gli aiuti di Stato,
non hanno potuto funzionare correttamente perché mancano di risorse finanziarie
sufficienti. Nel settore della proprietà intellettuale, industriale e
commerciale sono invece a buon punto i preparativi per l'allineamento sugli
standard dell'UE. Per poter esportare
prodotti di origine animale verso l'UE la Bosnia-Erzegovina dovrà attuare rapidamente
le norme veterinarie e sulla sicurezza alimentare. La Bosnia-Erzegovina è l'unico
paese della regione a non essersi allineato con le direttive dell'UE del 2004
sugli appalti pubblici e dovrà provvedere quanto prima in tal senso. Il paese
dovrà inoltre garantire uno sforzo costante per realizzare e radicare tutte le
riforme previste dalla tabella di marcia per la liberalizzazione del visto,
anche adottando misure che rafforzino la sicurezza nazionale e regionale alle
frontiere, e dovrà proseguire le attività volte a prevenire abusi del regime di
esenzione dal visto. Kosovo Il 2013 ha segnato una
svolta storica nel cammino del Kosovo verso l'Unione europea. A giugno il
Consiglio ha autorizzato l'avvio di negoziati per un accordo di stabilizzazione
e di associazione dando inizio a una nuova importante fase delle relazioni
UE-Kosovo. I negoziati verranno ufficialmente avviati questo mese e l'obiettivo
della Commissione è completarli entro la primavera del 2014 per consentire la
firma del progetto di accordo in estate e presentare quindi al Consiglio le
proposte di firma e conclusione dell'accordo. Il Kosovo ha lavorato
con impegno e spirito costruttivo per migliorare in modo visibile e duraturo le
relazioni con la Serbia. Il suo impegno nel quadro del dialogo agevolato
dall'UE ha permesso di porre una pietra miliare con la conclusione del "Primo
accordo sui principi che disciplinano la normalizzazione delle relazioni"
con la Serbia (il "primo accordo"), completato a maggio da un piano
di attuazione. Le parti si sono impegnate in particolare a non bloccare o
incoraggiare altri paesi a bloccare l'altra parte nel percorso verso l'UE. Il
primo accordo segna un'importantissima svolta nelle relazioni tra le parti e la
sua attuazione sta producendo già una serie di cambiamenti irreversibili, come
le intese raggiunte su energia e telecomunicazioni. Si registrano progressi
anche nell'attuazione degli accordi conclusi nel quadro del dialogo tecnico,
con il sostegno della missione EULEX dell'UE sullo Stato di diritto. Il Kosovo
dovrà continuare a garantire un impegno incondizionato per normalizzare le
relazioni con la Serbia, attuando tutti gli accordi finora conclusi nel quadro
del dialogo e completando l'attuazione del primo accordo, soprattutto in
materia di polizia, giustizia e elezioni comunali. Nel Kosovo
settentrionale il primo accordo è stato accolto con reticenza ma i governi
di Pristina e Belgrado sono riusciti a evitare che la situazione peggiorasse,
il primo intervenendo in modo contenuto e inclusivo, il secondo svolgendo un ruolo
costruttivo. In linea con quanto convenuto nel primo accordo sono state chiuse
le stazioni di polizia serbe operanti nel Kosovo settentrionale, la Serbia ha
smesso di pagare gli stipendi agli agenti di polizia alle dipendenze del
Kosovo, i tribunali serbi hanno sospeso le azioni penali in Kosovo e sono state
sciolte le assemblee comunali nelle quattro municipalità del nord. È
fondamentale che le elezioni comunali di novembre, che interesseranno anche il Kosovo
settentrionale, si svolgano in modo ordinato, garantendo la partecipazione e l'esercizio
dei diritti democratici di tutti i cittadini. Il 19 settembre un ufficiale
della missione EULEX è stato ucciso in un attentato a un convoglio EULEX nel
Kosovo settentrionale e i leader serbi e kosovari hanno duramente condannato l'attentato. Il Kosovo ha realizzato
importanti riordini politici. A aprile la Commissione e l'alta
rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza
hanno confermato[1]
il rispetto delle priorità di breve termine individuate nello studio di
fattibilità[2]
condotto a ottobre 2012 su Stato di diritto, riforma della pubblica
amministrazione, tutela delle minoranze e scambi. A aprile la Commissione ha
poi raccomandato al Consiglio di firmare e concludere un accordo quadro che
permetta al Kosovo di partecipare ai programmi dell'Unione europea. A dicembre il Kosovo è
diventato membro della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e a
giugno ha firmato un accordo quadro con la Banca europea per gli investimenti.
La sua adesione è stata accettata anche dalla Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa.
A febbraio il Consiglio di cooperazione regionale ha deciso di modificare il
proprio statuto per permettere l'adesione del Kosovo come membro a pieno
titolo. Il dialogo sulla liberalizzazione
del visto rimane centrale nel programma politico del governo di Pristina che
si è impegnato a garantirne i progressi. A febbraio la Commissione ha adottato
la prima relazione sui progressi compiuti dal Kosovo nella realizzazione delle
condizioni previste dalla tabella di marcia per la liberalizzazione del visto[3]
e a aprile il paese ha adottato il relativo piano d'azione. Fino a oggi si sono
tenute tre riunioni di alti funzionari. Agendo in stretta collaborazione con la
Commissione, con l'Ufficio dell'Unione europea a Pristina e con EULEX, il paese
ha cominciato a introdurre le modifiche normative richieste dalla relazione e
dovrà continuare in tal senso concentrandosi anche sull'attuazione della normativa. L'ampio consenso
politico per la prospettiva europea ha contribuito alla dinamica del processo
di ravvicinamento, obiettivo condiviso anche dal Consiglio nazionale per l'integrazione
europea. Il consenso va ora mantenuto vivo e ulteriormente esteso. Questi
sforzi daranno un contributo sostanziale ai negoziati sull'accordo di
stabilizzazione e di associazione. Lo studio di fattibilità
della Commissione individua i principali settori in cui il Kosovo deve concentrare
gli sforzi per rispettare gli obblighi derivanti dal futuro accordo di
stabilizzazione e di associazione: Stato di diritto, giustizia, pubblica
amministrazione, riforma elettorale, parlamento, diritti umani, diritti
fondamentali, tutela delle minoranze, scambi e mercato interno, questioni
veterinarie e fitosanitarie. Sul versante dei criteri
politici, il governo ha mostrato una maggiore capacità di realizzare le
priorità del processo di integrazione europea, attuando per esempio quelle di breve
termine individuate dallo studio di fattibilità e approntando i preparativi in
vista dei negoziati per l'accordo di stabilizzazione e di associazione. Il
Kosovo ha inoltre predisposto misure per potenziare il controllo parlamentare
sull'attività di governo. Unica nota dolente: l'ingerenza del parlamento su una
vicenda giudiziaria, che ha segnato un passo indietro nel processo di sviluppo
delle istituzioni democratiche. Il Kosovo ha mostrato determinazione
nella lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione, potenziando l'attività
di indagine e rafforzando il quadro normativo. In questo settore sono stati
fatti i primi passi verso la produzione di statistiche armonizzate. Il paese ha
continuato la collaborazione fattiva con EULEX e ha varato importanti riordini della
giustizia che dovrà ora realizzare in modo coerente per garantire ulteriori
progressi. Sarà inoltre importante assicurare un monitoraggio rigoroso. A
gennaio l'entrata in vigore dei testi di legge sui tribunali e le procure ha introdotto
un nuovo tribunale e nuove strutture per l'azione penale. Le nuove norme
contribuiranno all'indipendenza, all'efficacia, alla responsabilità e all'imparzialità
del sistema giudiziario. È proseguita inoltre la riammissione di cittadini
dagli Stati membri. In linea con le
raccomandazioni dello studio di fattibilità, il parlamento ha modificato gli
articoli del codice penale sulla responsabilità penale dei media e sulla
protezione delle fonti giornalistiche. I lavori del Consiglio di monitoraggio,
che riunisce rappresentanti delle autorità e della Chiesa serba ortodossa, sono
cominciati e procedono bene. Sono iniziate le trasmissioni pubbliche in lingua
serba e si è insediato il nuovo Commissario linguistico nominato di recente.
Sono stati infine potenziati il bilancio e le risorse umane del difensore
civico in modo da garantirne il ruolo di custode della buona governance e dei
diritti umani. Il Kosovo dovrà
completare la riforma elettorale e fare in modo che il quadro giuridico
rifletta le migliori prassi dell'Unione europea. Il parlamento dovrà
poter esercitare un maggior controllo sull'esecutivo provvedendo a un esame più
attento delle proposte di legge e monitorando l'attuazione delle politiche e
delle norme, mentre il governo dovrà garantire un'adeguata partecipazione ai
lavori parlamentari. Per quanto migliorata, l'indipendenza finanziaria e amministrativa
del parlamento va ulteriormente sviluppata, per esempio emendando il
regolamento e la normativa parlamentare. Sul versante dello Stato
di diritto, il Kosovo dovrà dare prove tangibili di un impegno determinato contro
la criminalità organizzata e la corruzione, anche rafforzando la legislazione e
l'attuazione delle norme. In questi settori occorrono statistiche più
affidabili. Il paese dovrà assicurare inoltre un sostegno attivo alla missione
EULEX, in particolare alla task force investigativa speciale, perché possa
assolvere al proprio mandato. EULEX va progressivamente trasferendo nuove responsabilità
al Kosovo e il dialogo strutturato con l'UE sullo Stato di diritto è la sede
deputata a valutare i progressi in questo ambito. Le ingerenze politiche nell'apparato
giudiziario rappresentano tuttora un problema serio. Il Consiglio
giudiziario e il Consiglio delle procure devono neutralizzare gli attacchi
contro giudici, pubblici ministeri e istituzioni giudiziarie. Lo stesso impegno
spetta al governo e al parlamento. Occorrono misure in grado di garantire l'incolumità
e la tutela dei giudici e del personale giudiziario, come anche di pubblici
ministeri, testimoni e parti civili. Occorre ridurre l'arretrato giudiziario,
garantire l'esecuzione delle sentenze e fare in modo che i processi si
celebrino in ambienti idonei, nel rispetto delle procedure. Dovrà continuare la
nomina di giudici e pubblici ministeri appartenenti alle minoranze, in linea
con le norme in vigore, e la procura speciale competente per i reati di
corruzione e criminalità organizzata e per i crimini di guerra dovrà preservare
le proprie prerogative. Sul fronte della pubblica
amministrazione, il Kosovo dovrà garantire l'attuazione della normativa,
della strategia e del piano d'azione, impartendo chiare direttive politiche.
Occorre rendere più professionale la funzione pubblica e garantire un'adeguata
rappresentanza alle minoranze, nel rispetto della normativa. Il paese dovrà
mettere fine all'ingerenza politica nelle assunzioni e nelle nomine e razionalizzare
il complesso assetto istituzionale per la promozione e la tutela dei diritti
umani e dei diritti fondamentali, che presenta troppe sovrapposizioni. Vanno
inoltre intensificate l'attività di indagine e l'azione penale nei casi di
aggressioni fisiche contro i giornalisti. Stesso vale per gli episodi di
violenza contro la comunità LGBTI. Sono necessari progressi sul versante della
tutela dei diritti di proprietà: occorre riassorbire l'arretrato giudiziario e
garantire l'esecuzione delle sentenze e delle decisioni amministrative. Quanto
alla protezione dei dati personali, occorre un'applicazione più rigorosa della
normativa. Il parlamento dovrà individuare un dispositivo che assicuri il
finanziamento sostenibile dell'emittente pubblica nel lungo periodo e occorre
completare le nomine del consiglio di amministrazione. In materia di tutela
delle minoranze, va attuata la normativa sul patrimonio culturale e sulla
Chiesa serba ortodossa. Per continuare il processo di decentramento occorrerà
sostenere ulteriormente gli enti locali. La strategia e il piano d'azione per
le comunità rom, ashkali e egiziane vanno attuati con determinazione in modo da
garantire un miglioramento della preoccupante situazione di queste comunità, un
aspetto rilevante anche ai fini del processo di liberalizzazione del visto. Occorre
potenziare l'attività volta a indagare gli attacchi dettati da motivi etnici o
religiosi, garantendo che i responsabili siano tradotti in giustizia. Per quanto riguarda i criteri
economici, il Kosovo ha compiuto qualche progresso verso lo sviluppo di un'economia
di mercato funzionante. Perché possa far fronte nel lungo termine alle
pressioni concorrenziali e alle forze di mercato il paese dovrà realizzare
riforme e investimenti importanti. La difficile congiuntura
economica nella regione e nell'Unione europea comincia a ripercuotersi sull'economia
kosovara, anche se in misura minore rispetto a altri paesi dei Balcani
occidentali. Nel 2012 la crescita del PIL era del 2,5%. La politica di bilancio
prudente del governo ha permesso di migliorare le prestazioni in questo settore.
Il paese ha introdotto una regola di bilancio giuridicamente vincolante che
sarà applicata dal 2014. Il tasso di disoccupazione rimane elevatissimo. Il
Kosovo ha continuato a fare importanti investimenti infrastrutturali. Il Kosovo dovrà
continuare gli sforzi per sostenere la stabilità macroeconomica e migliorare la
congiuntura sociale. Per ridurre la disoccupazione occorrerà sviluppare la
competitività, sostenere il settore privato e migliorare il clima
imprenditoriale. In tal senso il paese dovrà varare ulteriori misure a sostegno
dello Stato di diritto e per combattere la corruzione. Il governo dovrà infine continuare
il processo di privatizzazione e risolvere il problema del sommerso. Nell'ambito dei
negoziati sull'accordo di stabilizzazione e di associazione vanno definite le
priorità in materia di standard europei. La ristrutturazione del
ministero del Commercio e dell'industria è terminata e questo permetterà al
paese di negoziare in modo efficace la componente commerciale dell'accordo. Il
paese ha inoltre effettuato un'analisi d'impatto e ha approntato i preparativi per
procedere al censimento agricolo. Per quanto riguarda gli
scambi e il mercato interno, sarà fondamentale migliorare le statistiche
sulle imprese. Il Kosovo dovrà continuare a attuare il quadro giuridico su
scambi, concorrenza e mercato interno e dovrà intensificare gli sforzi per
migliorare una serie di aspetti veterinari e fitosanitari determinanti
per la sicurezza alimentare, come indicato dallo studio di fattibilità. Nel
settore dell'energia occorrerà potenziare gli sforzi volti a disattivare
la centrale nucleare Kosovo A. L'attenzione sulle priorità dello studio di
fattibilità, sui preparativi in vista dei negoziati dell'accordo con l'UE e sul
dialogo per la liberalizzazione del visto ha limitato i progressi i progressi
in altri settori. Turchia La Turchia è un paese
candidato e un partner strategico per l'Unione europea. Con un'economia estesa
e dinamica, il paese è inoltre un importante partner commerciale e un valido membro
dell'Unione doganale in grado di stimolare la competitività dell'UE. La Turchia
gode una posizione geografica strategica, anche ai fini della sicurezza
energetica, e svolge un importante ruolo in ambito regionale. La Commissione
sottolinea l'importanza della cooperazione e del dialogo in corso sulle
questioni di politica estera. L'Unione rappresenta a sua volta per la
Turchia un importante fattore di stimolo per le riforme politiche e economiche.
I fatti del Parco Gezi, oltre a sottolineare la necessità di tutelare i diritti
fondamentali nella pratica, evidenziano l'importanza di promuovere il dialogo
lungo tutto l'arco politico e all'interno della società. Il programma costruttivo
varato nel 2012 continua a coadiuvare e accompagnare i negoziati di adesione
assicurando una cooperazione più intensa tra l'UE e la Turchia in una serie di
aree di interesse comune. Questo prezioso strumento non può tuttavia sostituirsi
ai negoziati. Le relazioni tra l'Unione e la Turchia potranno esprimere al
meglio le loro potenzialità solo nell'ambito di un processo di adesione
dinamico e credibile, che rimane la sede deputata a promuovere le riforme
connesse all'UE, a sviluppare il dialogo sulle questioni di politica estera e
sicurezza, a rafforzare la competitività economica e a potenziare la cooperazione
sull'energia e in materia di giustizia e affari interni. Occorre ridare slancio
ai negoziati di adesione, nel rispetto degli impegni assunti dall'UE e delle
condizioni poste. In tal senso l'apertura del capitolo 22 "politica
regionale", dopo più di tre anni di stallo nei negoziati, è un segnale
positivo. La Turchia può accelerare il ritmo dei negoziati assicurando il
rispetto dei parametri di riferimento e dei requisiti del quadro negoziale e
onorando gli obblighi contrattuali verso l'UE, ad esempio assicurando un'attuazione
piena e non discriminatoria del protocollo aggiuntivo all'accordo di
associazione estesa a tutti gli Stati membri. Gli eventi di questi
dodici mesi hanno disegnato un panorama frastagliato per quanto riguarda il rispetto
dei criteri politici. Il paese ha continuato a assicurare un importante
sforzo riformista. Il quarto pacchetto di riforme della giustizia, adottato a
aprile, rafforza la tutela dei diritti fondamentali, compresa la libertà di
espressione, e la lotta all'impunità nei casi di tortura e maltrattamenti. Il
governo ha avviato un processo di pace mirato a porre fine al terrorismo e alle
violenze nel sud-est del paese e a spianare la strada verso una soluzione della
questione curda. Entrambe le parti dovranno coinvolgersi in questo processo agendo
in buona fede. Le misure annunciate nel quadro del pacchetto sulla
democratizzazione presentato a settembre 2013 prevedono ulteriori riforme in
una serie di ambiti importanti – uso di lingue diverse dal turco, diritti delle
minoranze, modifica delle elevate soglie di sbarramento per la rappresentanza
parlamentare, finanziamento dei partiti – finalizzate a favorire il pluralismo.
In tal senso sarà fondamentale la collaborazione con i partiti dell'opposizione
e un'attuazione in linea con gli standard europei. La commissione
parlamentare paritaria per la conciliazione, incaricata di elaborare il testo
della nuova costituzione, ha continuato i lavori e ha raggiunto un accordo su
una serie di articoli. È fondamentale che la commissione continui a lavorare in
uno spirito di compromesso. L'adozione della legge che regola l'intera
questione degli stranieri e della protezione internazionale segna un passo
importante verso una protezione adeguata dei richiedenti asilo. Il paese ha
continuato inoltre l'impegno a tutela dei diritti delle donne, in particolare
con l'attuazione della legge sulla tutela della famiglia e la prevenzione della
violenza. È stato istituito l'Ufficio del difensore civico che assicura già
alacremente il proprio ruolo. È diventato inoltre operativo l'ente nazionale
per i diritti umani. Cresce nel frattempo il
dibattito pubblico su temi precedentemente ritenuti sensibili, come la
questione curda, il ruolo dell'esercito, la questione armena, i diritti umani e
il rispetto dei diversi orientamenti sessuali. Il dibattito democratico si
diffonde soprattutto grazie ai social media e trova espressione anche al
di là dei partiti tradizionali, ad esempio nelle manifestazioni di piazza. In
tal senso l'ondata di proteste di giugno è anche il risultato delle ampie
riforme democratiche dell'ultimo decennio e l'emergente società civile, vivace
e diversificata, andrà rispettata e sistematicamente consultata in tutte le
fasi del processo decisionale, indipendentemente dalla maggioranza di turno. Ci sono però una serie
di fattori che continuano a ostacolare i progressi. Se da un lato il panorama
politico rimane polarizzato e poco aperto al compromesso, dall'altro il governo
fa in genere riferimento solo alla propria maggioranza in parlamento per far
approvare leggi e decisioni, senza condurre adeguate consultazioni e senza
dialogare con i portatori di interesse, anche su temi di grande interesse
sociale. Questo alimenta tensioni e malcontento che finiscono per sfociare
nella protesta: è il caso delle manifestazioni di maggio e giugno contro il
controverso progetto urbanistico del Parco Gezi che, partite da Istanbul, si
sono poi estese a molte altre città. Il governo ha fatto timidi tentativi di
dialogare con i manifestanti, mentre le forze dell'ordine hanno fatto un
ricorso eccessivo alla violenza, polarizzando i toni e escludendo ogni
possibilità di dialogo. Il bilancio degli scontri: sei morti e 8 000
feriti. L'indagine condotta dal ministero dell'Interno denuncia un uso
eccessivo della violenza contro i manifestanti da parte della polizia. L'ondata di proteste di
giugno evidenzia una serie di problemi che vanno risolti con urgenza. L'abuso
di potere da parte della polizia andrà debitamente indagato nell'ambito delle indagini
amministrative e giudiziarie avviate, in linea con la giurisprudenza della
Corte europea dei diritti dell'uomo, in modo da poter individuare e punire i
responsabili. In linea con le norme europee, andrà adottata e posta in essere
una legge che istituisce una commissione di controllo delle autorità di
contrasto, quale organo di vigilanza indipendente per le forze dell'ordine. Il
ministro dell'Interno ha fatto un primo passo in tal senso emanando una serie
di circolari che disciplinano il comportamento dei funzionari di polizia durante
le manifestazioni. Occorrerà però allineare il quadro giuridico globale e le
modalità di intervento delle forze dell'ordine con gli standard europei in modo
da garantire, in ogni circostanza, il rispetto dei diritti umani in generale e
della libertà di riunione in particolare. La libertà di
espressione e in particolare la libertà di stampa continuano a essere
ostacolate da una serie di disposizioni fondamentali dell'ordinamento turco e dalla
loro interpretazione da parte della magistratura. L'assetto proprietario dei
mezzi di comunicazione, dominati da grandi gruppi industriali, dichiarazioni
intimidatorie da parte di alti funzionari e avvertimenti delle autorità
continuano a diffondere pratiche di autocensura, come si è visto lo scorso
giugno quando le proteste non hanno avuto copertura nei principali mezzi d'informazione.
In questo clima si assiste a licenziamenti e dimissioni di giornalisti. Dando un'interpretazione
restrittiva delle norme contro l'incitamento all'odio, la magistratura ha
emesso una serie di condanne contro personalità pubbliche che avevano espresso
critiche sulla religione. La non chiara definizione, nel diritto penale, del
reato di affiliazione a un'organizzazione armata porta tuttora a una
proliferazione di arresti e processi. Per le questioni confessionali e per l'obiezione
di coscienza, il quadro normativo non è ancora in linea con la CEDU. È
necessario un impegno deciso per tutelare i diritti di donne e minori e della
comunità LGBTI. Le violenze domestiche, il delitto d'onore e i matrimoni
prematuri e forzati sono tuttora un problema serio. La Turchia dovrà infine
garantire il pieno rispetto dei diritti di proprietà, in particolare per quanto
riguarda i beni delle comunità religiose non musulmane. Occorrerà risolvere questi
problemi e garantire la corretta attuazione del quarto pacchetto di riforme
della giustizia, in linea con le norme europee. Le autorità dovranno impegnarsi
a fondo per tutelare gli altri diritti e le altre libertà fondamentali e
garantire a tutti i cittadini il pieno godimento dei propri diritti. Le misure
annunciate nel quadro del pacchetto sulla democratizzazione lasciano presagire
progressi in una serie di ambiti. Questi aspetti
sottolineano l'importanza di un maggior coinvolgimento dell'Unione sul terreno dei
diritti fondamentali. I progressi dei negoziati di adesione e delle riforme
politiche in Turchia sono due facce della stessa medaglia. Convenire e
comunicare quanto prima i parametri di apertura dei capitoli 23 "sistema
giudiziario e diritti fondamentali" e 24 "giustizia, libertà e
sicurezza" e avviare i relativi negoziati è nell'interesse sia della
Turchia che dell'Unione. Solo così l'Unione potrà assicurarsi che le sue norme e
il suo modello rimangano il parametro delle riforme nel paese. Data la portata dei
necessari riordini, è importante che il processo decisionale, tanto a livello
nazionale che locale, preveda la consultazione strutturata e sistematica della
società civile. Il contesto giuridico dovrà essere modificato per favorire lo
sviluppo delle organizzazioni della società civile, per esempio introducendo valutazioni
d'impatto ambientale nel rispetto dell'acquis dell'UE. Occorrerà avviare
i grandi progetti infrastrutturali e incoraggiare la consultazione degli attori
della società civile anche in altri ambiti d'intervento. La firma dell'accordo
di riammissione UE-Turchia e l'avvio in contemporanea del dialogo sui visti,
primi passi verso la liberalizzazione del visto, potrebbero rilanciare le
relazioni tra le parti a vantaggio di entrambe. È importante che questi due
processi vadano avanti e che la Turchia completi quanto prima la procedura di
ratifica dell'accordo di riammissione in modo da permetterne la piena e
effettiva attuazione. In politica estera
la Turchia ha continuato a svolgere il suo importante ruolo nel vicinato,
affermandosi per esempio quale donatore non tradizionale nel Corno d'Africa,
assicurando sostegno alla transizione democratica nel Nord Africa e
intensificando la cooperazione con e tra l'Afghanistan e il Pakistan. Il paese svolge
un ruolo particolarmente importante nella questione siriana, sostenendo una
posizione più uniforme dell'opposizione e fornendo un'assistenza umanitaria
vitale a numerosissimi profughi siriani, e continua a dare supporto pratico nel
quadro dei colloqui E3+3 con l'Iran. Con la ratifica dell'accordo
intergovernativo con l'Azerbaigian per il gasdotto transanatolico (progetto
TANAP), la Turchia ha dato un importante contributo all'obiettivo di promuovere
la sicurezza energetica europea sfruttando il corridoio meridionale. Il
regolare dialogo politico tra l'UE e la Turchia è andato intensificandosi e
estendendosi a questioni internazionali d'interesse comune, come il Medio
Oriente e l'Asia centrale, e a questioni mondiali, come il terrorismo e la non
proliferazione. La Turchia ha continuato una politica di impegno nei Balcani
occidentali, in particolare partecipando attivamente al processo di
cooperazione nell'Europa sudorientale e contribuendo alle missioni di polizia,
militari e sullo Stato di diritto sotto la guida dell'UE in Bosnia-Erzegovina e
Kosovo. La Turchia ha continuato
a sostenere la ripresa dei colloqui per trovare una soluzione equa, globale e
percorribile alla questione cipriota sotto i buoni uffici dell'ONU. La
volontà mostrata dalla Turchia e dalla Grecia di accettare contatti con i capi negoziatori
delle due comunità è uno passo positivo in grado di sostenere il processo di
risoluzione. L'UE ha inoltre
sottolineato l'importanza dei progressi compiuti nella normalizzazione delle
relazioni tra la Turchia e tutti gli Stati membri dell'UE, compresa la
Repubblica di Cipro. A questo proposito ha invitato la Turchia a non bloccare l'adesione
degli Stati membri alle organizzazioni e ai meccanismi internazionali e ha
ribadito i diritti sovrani degli Stati membri, come quello di concludere
accordi bilaterali o di esplorare e sfruttare le proprie risorse naturali,
riconosciuti dal diritto dell'Unione e dal diritto internazionale, come la
convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Nelle conclusioni del
Consiglio dell'11 dicembre 2012, l'UE rileva con profondo rammarico che la
Turchia, nonostante i ripetuti inviti, continua a rifiutarsi di adempiere l'obbligo
di attuare, in maniera integrale e non discriminatoria, il protocollo
aggiuntivo dell'accordo di associazione nei confronti di tutti gli Stati membri
e non ha revocato tutte le restrizioni sulle navi e gli aeromobili
immatricolati a Cipro o aventi Cipro come ultimo porto di approdo. L'UE ha
ricordato che il rispetto di questo obbligo potrebbe dare notevole slancio al
processo negoziale e che, in assenza di progressi, saranno mantenute le misure
in vigore dal 2006 che continuano a condizionare l'andamento generale dei
negoziati. L'UE continuerà a monitorare e valutare attentamente i progressi in
merito a tutte le questioni oggetti della dichiarazione della Comunità europea
e dei suoi Stati membri del 21 settembre 2005 e auspica miglioramenti
immediati. In linea con il quadro
negoziale e con le precedenti conclusioni del Consiglio europeo e del
Consiglio, la Turchia deve impegnarsi in maniera inequivocabile ad intrattenere
rapporti di buon vicinato e a risolvere pacificamente le controversie nel
rispetto della Carta delle Nazioni Unite, anche avvalendosi, se necessario,
della giurisdizione della Corte internazionale di giustizia. A tale riguardo l'Unione
ha nuovamente espresso grave preoccupazione e esortato la Turchia ad evitare
ogni tipo di minaccia o atto contro uno Stato membro o ogni fonte di attrito o
azione che possa nuocere alle relazioni di buon vicinato e alla risoluzione
pacifica delle controversie. L'UE ha espresso
compiacimento per il protrarsi delle iniziative di cooperazione tra la Grecia e
la Turchia volte a migliorare le relazioni bilaterali. A settembre si è tenuta
la 55a sessione dei colloqui esplorativi per la delimitazione della piattaforma
continentale. La Grecia e Cipro hanno formalmente denunciato la violazione
delle loro acque territoriali e il loro spazio aereo da parte della Turchia,
fra l'altro tramite i voli sulle isole greche. Per quanto riguarda i criteri
economici, la Turchia vanta un'economia di mercato funzionante. Nel medio
termine il paese dovrebbe poter far fronte alle pressioni concorrenziali e alle
forze di mercato interne all'Unione, sempre che acceleri l'attuazione del
programma globale di riforme strutturali. Rispetto agli elevati
tassi di crescita che nei due anni precedenti si attestavano intorno al 9%, la
crescita del PIL è calata al 2,2% nel 2012. In parallelo si è assistito a un
riorientamento della crescita dalla domanda interna verso il commercio estero,
a una temporanea riduzione del disavanzo delle partite correnti e un calo dell'inflazione.
Nel primo semestre del 2013 il PIL ha ripreso a crescere al tasso del 3,7%.
Nello stesso tempo è cresciuto di nuovo il disavanzo delle partite correnti ed
è ripreso l'aumento dei prezzi al consumo. La percentuale del debito pubblico
rispetto al PIL è diminuita ulteriormente, attestandosi al di sotto del 40%. Le
pressioni sui mercati finanziari, cominciate a maggio a causa di fattori
interni e mondiali, hanno indotto una reazione immediata della banca centrale
mirata a stabilizzare il tasso di cambio e a contenere la fuga di capitali. Le ultime prestazioni
economiche della Turchia testimoniano al tempo stesso le grandi potenzialità e
i persistenti squilibri dell'economia nazionale. Sul fronte esterno la
dipendenza del paese dal forte afflusso di capitale per finanziare il disavanzo
strutturale delle partite correnti lo espone alla mutevole percezione globale
del rischio, con grandi variazioni del tasso di cambio e cicli di impennate e
tracolli dell'attività economica. Per affrontare questa vulnerabilità occorrono
misure in grado di stimolare il risparmio nazionale e in tal senso la politica
di bilancio ha una funzione importante. L'adozione di una strategia di bilancio
permetterebbe di migliorare la trasparenza dei conti, li stabilizzerebbe e
accrescerebbe la credibilità del paese. Il tasso di inflazione relativamente
elevato continua a essere un problema importante. Un riequilibrio del mix delle
politiche macroeconomiche permetterebbe di alleggerire la politica monetaria.
Nel medio e lungo termine la Turchia dovrà inoltre migliorare il funzionamento
dei mercati dei beni, dei servizi e del lavoro introducendo riforme strutturali
in grado di aumentare la competitività internazionale. L'esame in corso del funzionamento
dell'unione doganale UE-Turchia è un'importante occasione per riflettere
e discutere la necessaria modernizzazione di questo importante strumento delle
relazioni tra UE-Turchia, in modo da rilanciare l'integrazione economica e gli
scambi in entrambi i sensi. La Turchia ha le
potenzialità per diventare uno snodo di distribuzione energetico e, visti i
problemi che condivide con l'UE in questo ambito, è importante estendere il
dialogo rafforzato a tutte le questioni di interesse comune. Per quanto riguarda la capacità
di assumere gli obblighi derivanti dall'adesione, la Turchia ha continuato
a allineare la propria legislazione all'acquis dell'UE e si registrano
buoni progressi in una serie di ambiti: libera circolazione delle merci,
servizi finanziari, energia, politica regionale, coordinamento degli strumenti
strutturali, scienza, ricerca e istruzione. Sono stati realizzati progressi
significativi verso la creazione di un quadro giuridico sulla migrazione e l'asilo
ed è migliorata la normativa contro il finanziamento del terrorismo. Grazie
alle nuove norme, il settore dell'elettricità è stato in larga misura allineato
all'acquis. La Commissione ha valutato i progressi realizzati dai gruppi
di lavoro creati nell'ambito del programma costruttivo e ha informato la
Turchia e gli Stati membri sui parametri di riferimento da soddisfare. La
Commissione ha anche riconosciuto i progressi realizzati nel rispetto di
importanti requisiti riguardanti il sistema giudiziario e i diritti
fondamentali. Si registrano invece progressi limitati in materia di appalti
pubblici, politica di concorrenza, agricoltura e sviluppo rurale, sicurezza
alimentare, politiche veterinarie e fitosanitarie e fiscalità. La Turchia dovrà
continuare a garantire uno sforzo globale in una serie di aree: diritto della
proprietà intellettuale, agricoltura, sviluppo rurale, sicurezza alimentare,
politiche veterinarie e fitosanitarie, politica sociale, occupazione, ambiente,
cambiamenti climatici e tutela dei consumatori. Per quanto riguarda i capitoli "sistema
giudiziario e diritti fondamentali" e "giustizia, libertà e sicurezza"
il paese dovrà garantire progressi significativi. Occorrerà inoltre continuare l'allineamento
legislativo, soprattutto in materia di appalti pubblici, politica di
concorrenza e fiscalità. La Turchia dovrà infine sviluppare la capacità
istituzionale, soprattutto in materia di diritto societario, trasporti,
politica regionale e coordinamento degli strumenti strutturali. Islanda All'indomani delle
elezioni del 27 aprile 2013, il governo ha deciso di sospendere i negoziati di
adesione, dichiarando che non sarebbero ripresi senza il consenso popolare
espresso per via referendaria, e ha sciolto il comitato per i negoziati con l'UE.
Questa decisione ha bloccato il processo di adesione. Il governo ha dichiarato
di voler condurre un riesame dello stadio finora raggiunto dai negoziati e
degli sviluppi nell'Unione europea da sottoporre al parlamento islandese nei
prossimi mesi. Sotto il nuovo governo
le autorità islandesi hanno sospeso i contributi alla presente relazione: il
periodo di riferimento va quindi da settembre 2012 fino all'insediamento del
nuovo governo a maggio del 2013. Dei 27 capitoli
negoziali fin qui aperti, 11 sono stati provvisoriamente chiusi. Nel periodo di
riferimento sono stati realizzati importanti progressi con l'apertura di 9
capitoli e la chiusura provvisoria di un capitolo. In quanto membro dello
Spazio economico europeo e dello spazio Schengen, l'Islanda condivide con l'UE interessi
comuni sulle energie rinnovabili e i cambiamenti climatici e si conferma un
partner prezioso, anche alla luce dell'importanza strategica della politica
dell'Unione nella regione artica. L'Islanda è una
democrazia ben radicata e funzionante che continua a soddisfare pienamente i criteri
politici per l'adesione all'UE. Quanto ai criteri
economici, il paese può ritenersi un'economia di mercato funzionante. Le restrizioni ai
movimenti di capitali ostacolano notevolmente gli investimenti e la crescita. Una
delle principali sfide che il paese è chiamato a affrontare consiste nell'abolizione
dei controlli garantendo al tempo stesso la stabilità dei tassi di cambio. Su
richiesta del governo a giugno 2012 è stato creato un gruppo ad hoc nel quadro
del processo di adesione, con esperti della Banca centrale europea, della
Commissione e del Fondo monetario internazionale, per valutare le possibilità
di abolire i controlli sui movimenti di capitali. Per quanto riguarda lo strumento
di assistenza preadesione, alla luce delle sue finalità e della decisione
del governo di interrompere i negoziati di adesione, la Commissione ha sospeso
i lavori preparatori dell'IPA II e non firmerà nuovi contratti nel quadro dell'IPA
I. Quanto ai contratti già firmati, la Commissione sta passando in rassegna,
insieme alle autorità islandesi, i singoli progetti per decidere sul loro
seguito. L'Islanda ha già
raggiunto un elevato livello di allineamento in numerosi ambiti coperti
dall'acquis, soprattutto in quanto membro dello Spazio economico
europeo. Nel periodo di riferimento il paese ha compiuto ulteriori progressi in
fatto di libera circolazione delle merci, diritto delle società, appalti
pubblici, società dell'informazione, media e politica dei trasporti. * Tale designazione
non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la
risoluzione 1244 (1999) dell'UNSC e con il parere della CIG sulla
dichiarazione di indipendenza del Kosovo. [1] JOIN(2013) 8 final. [2] COM(2012) 602
final. [3] COM(2013) 66
final.