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Document 52013AE1566
Opinion of the European Economic and Social Committee on ‘For a social dimension of European Economic and Monetary Union’ (exploratory opinion)
Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Per una dimensione sociale dell'Unione economica e monetaria europea» (parere esplorativo)
Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Per una dimensione sociale dell'Unione economica e monetaria europea» (parere esplorativo)
GU C 271 del 19.9.2013, pp. 1–7
(BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)
GU C 271 del 19.9.2013, p. 1–1
(HR)
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19.9.2013 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea |
C 271/1 |
Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Per una dimensione sociale dell'Unione economica e monetaria europea» (parere esplorativo)
2013/C 271/01
Relatore: JAHIER
Correlatore: DASSIS
Amministratori: Alan HICK, Irina FOMINA
Il Presidente del Consiglio europeo, in data 24 gennaio 2013, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo sul tema:
Per una dimensione sociale dell'Unione economica e monetaria europea
(parere esplorativo).
Il sottocomitato Per una dimensione sociale dell'Unione economica e monetaria europea, incaricato di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 23 aprile 2013 a maggioranza, con 1 voto contrario.
Alla sua 490a sessione plenaria, dei giorni 22 e 23 maggio 2013 (seduta del 22 maggio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 161 voti favorevoli, 50 voti contrari e 47 astensioni.
1. Sintesi delle proposte
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1.1 |
L'Unione economica, sociale e politica europea deve ancora essere realizzata. L'Unione monetaria è stata lanciata con una dimensione economica e sociale insufficiente, ma con conseguenze economiche e sociali considerevoli. Il passaggio verso l'Unione finanziaria, di bilancio e bancaria è avviato, ma senza le risorse di bilancio dell'UE che s'imporrebbero per realizzare una politica di accompagnamento a sostegno della crescita economica e della coesione sociale. Allo stesso tempo, il percorso verso l'Unione sociale e politica rimane bloccato. Eppure, le unioni economica, monetaria e sociale sono interdipendenti, e si sostengono e amplificano a vicenda. Insieme, le due unioni dovrebbero offrire un'Europa più concreta, radicata nelle vite reali, in grado di dialogare con i cittadini e nei cui confronti investitori, produttori, lavoratori e consumatori possono avere fiducia e senso di appartenenza, un'Europa più dinamica per promuovere la competitività, una crescita intelligente ed inclusiva, opportunità economiche, occupazione e il godimento effettivo di tutti i diritti sociali. Senza tale equilibrio non ci sarà futuro per un'Unione politica. |
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1.2 |
Il tasso di disoccupazione dell'UE-27 è passato, tra il 2008 e il febbraio 2013, dal 7 % al 10,9 %, per un totale di 26,4 milioni di disoccupati, mentre il tasso di disoccupazione della zona euro ha raggiunto il culmine del 12 %; il tasso di disoccupazione è aumentato in 19 Stati membri e diminuito in 8, e oggi nell'UE-27 5,7 milioni di giovani sono disoccupati (23,5 %), mentre all'inizio del 2013 negli USA il tasso di disoccupazione complessivo era del 7,7 % e in Giappone del 4,2 % (1). Tali dati sono in totale contraddizione con gli obiettivi della strategia Europa 2020, e il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ritiene pertanto che sia della massima priorità contrastare il declino della nostra competitività, generare più crescita, creare nuovi posti di lavoro e ridurre la povertà. È essenziale mettere in opera un meccanismo di sorveglianza accresciuta degli effetti delle politiche economiche e monetarie sulla situazione sociale e sul mercato del lavoro degli Stati membri, così come si dovrebbero aggiungere le politiche sociali e per l'occupazione alle disposizioni oggetto della sorveglianza delle politiche economiche nazionali nel quadro del semestre europeo. Il CESE ritiene che un simile approccio non solo sia l'urgente risposta alla drammaticità delle cifre prima ricordate, ma sia anche strettamente conforme a quanto stabilisce l'articolo 9 del TFUE circa gli obiettivi di sviluppo sociale e durevole dell'Unione. La dimensione sociale dell'UEM richiede strumenti e indicatori chiari, e obiettivi qualitativi e quantitativi che siano altrettanto efficaci degli obblighi economici e finanziari dell'UEM. Più di ogni altra cosa, i leader dell'UE devono riavvicinare l'ideale europeo ai cittadini. |
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1.3 |
Si dovrebbe lanciare un nuovo Programma europeo di azione sociale per accompagnare il cammino verso l'Unione finanziaria, bancaria e fiscale. Tale programma dovrebbe stabilire obiettivi tangibili chiari, sia qualitativi che quantitativi, basati su quelli già fissati per Europa 2020 e che li migliorino, in particolare al fine di sostenere gli sforzi per reindustrializzare l'Europa, ridurre ed eliminare la disoccupazione di massa, garantire i diritti sociali fondamentali, promuovere l'imprenditorialità e nuovi posti di lavoro, combattere la povertà, sostenere l'inclusione sociale, facilitare gli investimenti sociali, promuovere l'istruzione superiore e la formazione, nonché sviluppare la governance sociale e la titolarità partecipativa del progetto europeo. Il nuovo Programma europeo di azione sociale dovrebbe essere attuato con misure non legislative e legislative, a seconda della soluzione che può funzionare meglio, in tutta l'UE, oppure tramite una cooperazione rafforzata. Esso dovrebbe racchiudere, una serie di iniziative, quali il piano europeo di ripresa economica, il pacchetto europeo sugli investimenti sociali, le valutazioni europee dell'impatto sociale, la garanzia europea per i giovani e il passaporto unico europeo delle competenze, nonché garantire il rispetto della clausola sociale orizzontale, dei diritti sociali fondamentali e della partecipazione civica. Il programma dovrebbe anche esplorare e promuovere il diritto dei cittadini europei a godere di un reddito minimo garantito. |
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1.4 |
Il CESE propone inoltre due nuove iniziative esplorative: 1) l'emissione di obbligazioni sociali europee per progetti d'investimento sociale finanziariamente sostenibili, da gestire mediante un Fondo europeo di azione sociale, agevolato dalle autorità europee competenti ma finanziato, posseduto, gestito e controllato in maniera trasparente dai soggetti della società civile (privati, economici e pubblici); 2) la creazione di una Rete europea dell'istruzione per i lavoratori disoccupati, che offra opportunità formative di lungo termine, efficienti e di buona qualità, nonché conformi alle esigenze del mercato del lavoro, attraverso l'emissione di voucher transfrontalieri per l'istruzione e sistemi di scambio e di credito accademico di tipo ERASMUS per aiutare i lavoratori disoccupati a muoversi verso nuovi orizzonti educativi, per sviluppare nuove conoscenze e capacità professionali e per aprire nuovi percorsi professionali e consentire il reinserimento nel mercato del lavoro europeo. Allo stesso tempo, un'Europa della libera circolazione necessita di una base più sicura e aggiornata per la mobilità (ad esempio, diritti appropriati all'informazione e all'assistenza per coloro che lavorano in un altro Stato membro), al fine di agevolare il movimento delle persone che si spostano all'interno dell'UE alla ricerca di un impiego, garantire parità di condizioni e una concorrenza equa nonché il rispetto dei diritti sociali fondamentali e dei contratti collettivi. |
2. La governance economica esige una dimensione sociale
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2.1 |
Il CESE invoca, come ha già fatto in più documenti, un salto di qualità globale in direzione dell'Unione economica, sociale e politica. |
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2.2 |
Un'Unione economica dovrebbe includere un'Unione finanziaria e bancaria, con un sistema comune di garanzia dei depositi, un fondo di risoluzione comune e una supervisione a livello UE; un'Unione di bilancio dovrebbe basarsi su strumenti di condivisione del debito in un quadro di disciplina di bilancio, sul consolidamento finanziario e su un modello europeo di crescita più dinamico, con cui i cittadini possano dialogare e in cui investitori, produttori, lavoratori e consumatori possano nutrire fiducia. Occorre superare le continue incertezze sull'integrità della zona euro, dato che minano la fiducia dei cittadini e delle imprese. Il vertice del giugno 2012, con il suo Patto per la crescita e l'occupazione e il previsto stanziamento, a tal fine, di 180 miliardi di euro, nonché gli annunci della BCE, intenzionata a «fare tutto il necessario» per rompere il circolo vizioso fatto di banche deboli, debito pubblico e spread insostenibili, sono elementi che infondono una maggiore fiducia nel quadro economico europeo che si sta formando. L'Europa ha bisogno di un nuovo programma di investimenti (2) per stanziare risorse in modo da sostenere la reindustrializzazione, rimettere in moto la crescita e contrastare la disoccupazione. |
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2.3 |
Questa, tuttavia, è solo una faccia della medaglia, dal momento che, contemporaneamente, le conseguenze delle misure di austerità hanno avuto un effetto devastante per la coesione sociale, la protezione sociale, un mercato del lavoro inclusivo e i livelli di povertà. Nell'UE ci sono ormai 26 milioni di disoccupati e 120 milioni di persone in condizioni di povertà o esclusione sociale. Gli obiettivi di ripresa economica, stabilità monetaria, crescita sostenibile e competitività non potranno essere raggiunti in assenza di una dimensione sociale rinnovata. Il Consiglio europeo di primavera del 14 e 15 marzo 2013 ha finalmente riconosciuto questa realtà, invitando gli Stati membri a includere «le politiche sociali in quanto motori della governance economica», in particolare cambiando il punto focale del semestre europeo in modo da sostenere l'occupazione, gli investimenti sociali, l'inclusione sociale e l'inserimento degli obiettivi sociali in tutte le politiche (3). Il Comitato economico e sociale europeo prende nota di questa nuova enfasi sulla politica sociale a livello nazionale, ma ritiene che sia necessaria anche un'iniziativa dell'UE in termini di azione sociale, investimenti sociali e benchmarking sociale. |
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2.4 |
È quindi giunto il momento di costruire il pilastro sociale dell'UEM nel quadro di un'Europa sociale, altrimenti l'adesione dei cittadini al progetto europeo nel suo insieme rimarrà a rischio. Infatti, lo «spread» attuale degli squilibri sociali europei non soltanto mina alla base le soluzioni sostenibili di crescita economica e coesione sociale, ma apre anche una sfida cruciale in vista delle imminenti elezioni europee del 2014 fra coloro che guardano a una dimensione europea per la ripresa e quanti invece si rifugiano nelle alternative nazionali. Le elezioni europee mobiliteranno menti e voti; è essenziale che esse fungano da trampolino, non da freno, per più Europa, un'Europa più vicina ai suoi cittadini, alle sue famiglie e alle sue imprese, per un'Europa più sociale. |
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2.5 |
I diritti sociali fondamentali sono inscindibili dai diritti civili e politici, e i Trattati sanciscono l'obbligo di sostenerli e promuoverli. La Commissione e la BCE, in quanto membri della Troika, devono rispettare gli obblighi derivanti dai diritti sociali fondamentali in tutte le loro attività. La Commissione, nel quadro della dimensione sociale dell'UEM, dovrebbe monitorare, valutare e controllare con efficienza il pieno rispetto di tali obblighi. |
3. Verso un nuovo Programma europeo di azione sociale e un Patto per gli investimenti sociali
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3.1 |
Nel 2008 il Comitato economico e sociale europeo ha adottato un parere esplorativo, richiesto dalla presidenza francese dell'UE, che sottolineava la necessità di lanciare un nuovo Programma europeo di azione sociale. Il parere faceva riferimento al lavoro pionieristico del CESE per sostenere il lancio della Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, il Programma europeo di azione sociale del 1989 e l'acquis sociale che ne è conseguito in materia di mercato unico, Trattati e attività dell'UE in generale. Il parere sosteneva la necessità di un nuovo Programma europeo di azione sociale «affinché lo sviluppo sociale dell'UE possa tenere il passo con l'evoluzione dell'economia e del mercato». Purtroppo, nonostante il sostegno registrato al vertice ministeriale informale sull'Occupazione e gli affari sociali svoltosi durante la presidenza francese dell'UE, la proposta del Comitato è stata rapidamente oscurata dalla crisi economica e da cinque anni di sforzi concitati per salvare l'UEM e realizzare una maggiore coesione economica nell'Eurozona. È sicuramente venuto il momento di rivisitare l'idea di un nuovo Programma europeo di azione sociale, per raggiungere e mantenere nuove forme di governance economica con una coesione sociale e un'azione di politica sociale equivalenti. |
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3.2 |
Nel suo parere del 2008, il Comitato invocava una « governance multilivello» per un nuovo Programma europeo di azione sociale basato su azioni legislative, dialogo sociale, dialogo civile, coregolamentazione e autoregolamentazione, coordinamento aperto, integrazione della politica sociale in tutte le altre politiche, rafforzamento della cooperazione e diritto d'iniziativa dei cittadini. Il CESE non stabiliva alcun ordine gerarchico quanto alle modalità di azione, limitandosi a dare la preferenza a quelle che funzionassero meglio, con il mantenimento del metodo comunitario e il rispetto della nuova clausola sociale orizzontale (articolo 9 del TFUE); e chiedeva anche un impegno finanziario, ad esempio tramite un uso più mirato e una maggiore accessibilità del Fondo sociale europeo, un eventuale Fondo europeo per l'innovazione sociale volto a sostenere le nuove iniziative sociali di carattere sperimentale, e magari un «meccanismo di prestito a livello europeo per lo sviluppo di infrastrutture sociali». |
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3.3 |
Nel frattempo, il Comitato ha intensificato i propri appelli ad applicare il metodo comunitario e a rispettare la natura vincolante della clausola sociale orizzontale. Esso ha anche proposto specificamente il lancio di un Patto europeo per gli investimenti sociali volto a garantire che le misure di austerità e le sanzioni semi-automatiche nel quadro della governance economica e dell'attuazione del semestre europeo siano compensate dalle valutazioni di impatto sociale, dal rispetto per i diritti sociali fondamentali, da un impegno reale a raggiungere gli obiettivi antipovertà della strategia Europa 2020 e dallo sviluppo generale della « governance sociale» europea. |
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3.4 |
Il Comitato reputa incoraggiante il fatto che il Parlamento europeo abbia recentemente sottolineato la necessità di un«patto sociale per l'Europa» e di «parametri occupazionali e sociali» nell'ambito della «supervisione vincolante della disciplina di bilancio», e che abbia chiesto che l'Analisi annuale della crescita tenga conto della «sostenibilità del modello sociale» e l'introduzione di un «quadro integrato in materia di politiche occupazionali e sociali» in quanto «quinto elemento costitutivo» nella tabella di marcia dell'UEM (4). Il CESE accoglie con favore anche l'obiettivo, fissato dal Consiglio europeo, di presentare una serie di misure e una tabella di marcia con un calendario preciso per la «dimensione sociale dell'UEM» al suo vertice del giugno 2013 (5). Analogamente, il commissario europeo Andor ha di recente sottolineato la necessità di una «Unione monetaria dal volto umano», e affermato che, a suo parere, «la dimensione sociale dell'UEM deve essere intesa come la capacità delle norme dell'UEM, dei meccanismi di governance, della capacità finanziaria e di altri strumenti politici di garantire che l'efficienza economica e l'equità sociale siano perseguiti allo stesso tempo» (6). Il Comitato trova incoraggianti anche le conclusioni formulate dal Presidente van Rompuy al vertice sociale trilaterale del 14 marzo, secondo cui il modello sociale europeo «rimane una risorsa importante e un vantaggio competitivo a livello globale» e «dobbiamo individuare meccanismi che contribuiscano a ridurre le disparità sociali all'interno dell'Unione» (7). Il Pacchetto sugli investimenti sociali pubblicato dalla Commissione, che definisce orientamenti per gli Stati membri al fine di sostenere la protezione e l'inclusione sociale (8), va nella direzione di sviluppare indicatori della dimensione sociale. Tuttavia, il Comitato ritiene che un «quadro di valutazione» degli squilibri occupazionali e sociali nell'UE richieda anche un quadro più attento per l'azione a livello europeo. Il CESE ribadisce pertanto la necessità di un Programma europeo di azione sociale ampio e proattivo in un quadro di governance multilivello che includa le autorità europee competenti, gli organi e le parti interessate che partecipano all'azione legislativa e non legislativa, con l'obiettivo almeno di raggiungere, e possibilmente di superare, gli obiettivi sociali fissati nella strategia Europa 2020. |
4. Proposte specifiche
Il CESE sostiene gli obiettivi della strategia Europa 2020, sottolineando l'importanza di contrastare il declino della nostra competitività, generare più crescita, creare nuovi posti di lavoro e ridurre la povertà. In linea con l'articolo 9 del TFUE, che impone di tener conto delle esigenze connesse con «la promozione di un elevato livello di occupazione, la garanzia di un'adeguata protezione sociale, la lotta contro l'esclusione sociale e un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute umana», il CESE invoca, da parte dell'UE, un programma di azione sociale e un impegno più vincolanti, nonché finanziati in modo adeguato, che puntino tra l'altro agli obiettivi specifici in appresso indicati.
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4.1 |
Il semestre europeo deve prevedere anche parametri relativi all'occupazione e all'inclusione sociale nello stesso quadro di vigilanza previsto per il coordinamento delle politiche economiche e le riforme strutturali. Gli obiettivi europei quantificabili in campo occupazionale e sociale devono essere conformi e integrati alle norme sulla stabilità e la crescita che regolamentano gli obiettivi sul debito e il deficit. Dovrebbero essere applicati meccanismi di aggiustamento conseguenti, in modo da ridurre gli squilibri macroeconomici e sociali, con l'obiettivo di promuovere una crescita intelligente e sostenibile, posti di lavoro di qualità, l'accesso a servizi di interesse generale di alta qualità ed economicamente abbordabili e la riduzione delle disuguaglianze sociali in tutta l'UE. L'efficienza economica di breve termine non deve andare a discapito degli investimenti di lungo termine nel capitale sociale. Le misure di consolidamento del bilancio devono essere valutate alla luce dei loro effetti sulla crescita, l'occupazione e l'inclusione sociale. Opportuni meccanismi europei di solidarietà dovrebbero accompagnare le riforme strutturali. Affinché una «vera Unione economica e monetaria» sia sostenuta dai cittadini dell'UE, i programmi nazionali di riforma devono essere rafforzati da un dialogo sociale e civile adeguato nel quadro di una dinamica europea della dimensione sociale che non porti a un appiattimento fatto di concorrenza al ribasso, deflazione salariale e da un calo della domanda aggregata. Occorre garantire la libertà e l'autonomia della contrattazione collettiva. Il dialogo sociale europeo dovrebbe svolgere un ruolo essenziale nello sviluppo e nella pratica della nuova governance economica. In tutta l'UE i diritti sociali fondamentali devono essere meglio monitorati e rispettati. |
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4.2 |
Il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo per l'adeguamento alla globalizzazione devono essere incrementati a un livello commisurato a ciò che il Presidente van Rompuy ha chiamato «la tragedia umana e l'emergenza sociale» (9) della situazione occupazionale e sociale europea. È chiaro che, per far ciò, sarà necessario «un riesame obbligatorio ed esaustivo del QFP», come richiesto dalla risoluzione del PE del 13 marzo (10). Nel quadro dei meccanismi di flessibilità ivi evocati, del negoziato in corso tra PE e Consiglio e della più che auspicabile revisione strutturale del QFP dopo l'elezione del nuovo Parlamento europeo, debbono perlomeno essere ristabiliti i saldi previsti dalla proposta iniziale della Commissione europea, anche attraverso un più adeguato ricorso alle previste risorse proprie dell'UE, peraltro incrementando significativamente le risorse per il Fondo per la coesione territoriale, il Fondo sociale, le risorse per l'educazione e la formazione e il Fondo per l'adeguamento alla globalizzazione. |
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4.3 |
Allo stesso tempo, l'UE dovrebbe aiutare di più gli investimenti socialmente responsabili e il ruolo di sostegno dell'economia sociale, in particolare attraverso la reintroduzione di statuti europei per le associazioni e le società mutue, l'inserimento esplicito dei programmi per l'avvio e lo sviluppo di imprese sociali nella pianificazione relativa ai fondi strutturali, l'agevolazione dell'etichettatura sociale, e misure compensative e meccanismi di appalto pubblico per le imprese con un valore sociale riconosciuto. Si dovrebbe anche creare un Fondo europeo per l'innovazione sociale, al fine di ripristinare progetti pilota transnazionali di valore volti a combattere discriminazioni e situazioni di svantaggio sul mercato del lavoro, progetti che sono stati abbandonati a sé stessi quando la Commissione europea ha accantonato il programma Equal. |
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4.4 |
È di cruciale importanza anche intraprendere tutte le azioni e le misure occupazionali necessarie per reindustrializzare l'Europa e conseguire l'obiettivo di una quota di PIL prodotta dall'industria pari al 20 % entro il 2020. Il CESE sottolinea l'importanza della competitività per le imprese, che deve essere realizzata mediante un quadro europeo coerente. |
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4.5 |
L'UE deve attivarsi a favore della gioventù, se non vuol rischiare di allontanare definitivamente i giovani dal progetto europeo nel suo insieme. Le dimensioni drammatiche della crisi della disoccupazione giovanile in Europa richiedono un bilancio europeo più credibile dell'inadeguata proposta di 6 miliardi di euro previsti per il Pacchetto per l'occupazione giovanile e per la garanzia per i giovani al fine di garantire lavoro, formazione e istruzione ai giovani disoccupati, specie laddove ve ne è più bisogno. Priva di un finanziamento sufficiente, la garanzia per i giovani rischia di essere vista come un'impostura. L'UE dovrebbe prendere più decisamente l'iniziativa anche grazie a un passaporto unico europeo delle competenze, sviluppando il Quadro europeo delle qualifiche in modo da combinare tutte le qualifiche e le competenze ottenute con l'istruzione formale, informale e non formale. È evidente la necessità di un contesto europeo di partenariati fra scuole, imprese e parti sociali, nonché di analoghe sinergie strategiche che mettano l'istruzione superiore e la formazione permanente al centro della creazione di posti di lavoro; occorre inoltre rimediare allo squilibrio tra domanda e offerta di competenze, e promuovere occupabilità, innovazione e imprenditorialità. Il semestre europeo deve garantire che gli investimenti pubblici nell'istruzione e nella formazione non risultino compromessi dalle misure volte a tagliare il debito pubblico e i deficit di bilancio nazionali. |
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4.6 |
Posti di lavoro veri, lavoro dignitoso e portabilità dei diritti sociali devono essere al centro di un programma europeo di ripresa economica sostenibile. Il modello sociale europeo è una risorsa per attirare in Europa gli investimenti esteri e per sviluppare le imprese e dovrebbe essere valorizzato, incoraggiando il sostegno finanziario alle attività che creano occupazione, fra cui le microimprese e l'autentico lavoro autonomo. Occorre mantenere standard sociali garantiti nelle politiche europee per l'occupazione e il mercato del lavoro: la competitività e la flessibilità devono andare di pari passo con il lavoro dignitoso e con salari che non siano inferiori alla soglia di povertà. Alle parti sociali europee incombe una responsabilità particolare nell'affrontare il problema dei lavoratori poveri nel quadro del loro programma di lavoro. |
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4.7 |
L'UE deve impegnarsi in modo più serio e concreto per ridurre ed eradicare la povertà. Un intervento attivo per ridurre la povertà comporterebbe per l'Europa benefici economici e sociali ben superiori ai costi del perdurante danno economico e sociale causato dall'inazione o da misure che stanno peggiorando la situazione di povertà. Come minimo, nel quadro del semestre europeo, occorre perseguire con decisione l'impegno «faro» della strategia Europa 2020 di togliere 20 milioni di persone dalla povertà, anziché comprometterlo con le misure di riduzione del deficit. Anzitutto, cioè, richiede un insieme migliore di indicatori europei per misurare l'impatto della povertà e garantire un monitoraggio appropriato e l'eventuale correzione dei programmi nazionali di riforma e delle misure di austerità che al momento attuale rischiano di esacerbare la situazione di povertà e di compromettere la crescita. Il CESE inoltre sta portando avanti un riesame dei sistemi di reddito minimo garantito negli Stati membri, al fine di individuare e promuovere le buone pratiche in tutta l'UE. Esso ha anche sostenuto l'invito del Parlamento europeo a studiare la possibilità di una proposta legislativa volta a introdurre un reddito minimo adeguato, pari ad almeno il 60 % del reddito mediano in ciascuno Stato membro (11). Si potrebbe istituire un Fondo europeo di solidarietà contro la povertà per facilitare tali misure di sostegno ai redditi, come meccanismo di aggiustamento e di stabilizzazione sociale nel quadro del semestre europeo. Il Comitato ribadisce la propria proposta di assegnare il 20 % di tutte le risorse dell'FSE alla lotta per l'inclusione sociale e contro la povertà. |
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4.8 |
È essenziale varare un Atto europeo sull'accessibilità, per garantire alle persone con disabilità il diritto alla libertà di movimento e all'accesso a beni, servizi ed edifici. In quest'ottica, una Carta europea della mobilità sarebbe uno strumento concreto ed efficace. La Commissione dovrebbe anche sviluppare uno strumento per la valutazione d'impatto relativo alla Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità, da inserire nel processo del semestre europeo. |
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4.9 |
Analogamente, occorrerebbe elaborare una metodologia e un quadro dell'UE per indicatori comparabili e misurabili sulla protezione della salute e la riduzione delle disuguaglianze nel settore sanitario, per valutare la situazione nei diversi Stati membri, sempre nel quadro del semestre europeo. |
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4.10 |
Ancora, nell'ambito della dimensione sociale del semestre europeo, si dovrebbero prevedere parametri sociali paneuropei e guide di buone pratiche circa la conciliazione tra vita lavorativa e familiare, l'accesso ai servizi per la custodia dei bambini, l'invecchiamento attivo, il volontariato, il diritto all'alloggio e la lotta al fenomeno dei senza fissa dimora. |
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4.11 |
Le lavoratrici e i lavoratori immigrati stanno apportando un contributo positivo allo sviluppo economico e al benessere dell'Europa. Le azioni dell'UE in materia di immigrazione dei lavoratori dovranno essere legali e trasparenti. La normativa dell'UE sull'immigrazione deve rispettare i diritti umani e garantire parità di trattamento. Il CESE ritiene che l'UE debba rafforzare le politiche di integrazione e la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione nei confronti degli immigrati e delle minoranze. |
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4.12 |
Una ripresa sostenibile richiede una maggiore simmetria economica e monetaria e più coesione sociale nell'intera Unione europea. Un Programma europeo di azione sociale che fissi gli obiettivi specifici sopra elencati aiuterebbe a stabilire una base sociale più coerente per unire le forze e rimettere l'UE in contatto con i suoi cittadini. È quindi preferibile un riequilibro sociale «a doppio binario», per l'UE e per l'UEM, nel rispetto della sussidiarietà intesa in senso dinamico. Tuttavia, per il caso in cui il consenso o la volontà politica non fossero sufficienti per rivitalizzare la dimensione sociale dell'UE nella sua interezza, il CESE propone di considerare la possibilità di una cooperazione rafforzata all'interno dell'UEM dotata di risorse finanziarie proprie, di un fondo sociale aggiuntivo e di un Patto di progresso sociale per l'Europa, sulla base degli stessi accordi improntati al controllo democratico e al rigore che disciplinano la convergenza economica e monetaria, nonché di norme, obiettivi e meccanismi di stabilizzazione sociali (dovrebbe svolgersi un dibattito con le parti sociali e la società civile sull'utilità, e sulle eventuali modalità, di un'assicurazione dell'UEM contro la disoccupazione o un sistema di sussidi per i disoccupati, come recentemente proposto dal commissario europeo Andor), che affianchino ai meccanismi di stabilizzazione fiscale, finanziaria e monetaria dell'UEM una corrispondente dimensione sociale. |
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4.13 |
Le «obbligazioni contrattuali per la competitività e la crescita», che sono state discusse nel corso del vertice UE di dicembre, devono essere controllabili democraticamente e non devono mettere in pericolo l'economia sociale di mercato europea di cui all'articolo 3, paragrafo 3, del TUE. È inoltre necessario che siano maggiormente definiti e precisati i «meccanismi di solidarietà di accompagnamento» delle misure adottate a livello nazionale, i quali possano progressivamente configurarsi come veri e propri transfer finanziari, con un bilancio iniziale specifico di 50-100 miliardi di euro, da finanziarsi con meccanismi simili a quelli del Fondo salva-Stati ESM. |
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4.14 |
Per conseguire una tale prospettiva di maggiore equilibrio e corrispondenza all'economia sociale di mercato quale prevista dal Trattato, è necessario che agli accresciuti ruoli del commissario incaricato degli Affari economici e monetari in seno al Collegio si affianchi un rafforzamento del ruolo del commissario incaricato dell'Occupazione e degli affari sociali. Parimenti, è necessario che il crescente ruolo del Consiglio ECOFIN sia bilanciato da un analogo rafforzamento del Consiglio EPSCO. |
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4.15 |
È altrettanto urgente che, in questo quadro di governance economica e sociale europea, con particolare riferimento al semestre europeo e alla strategia Europa 2020, siano rafforzati i ruoli sia del Parlamento europeo che dei parlamenti nazionali, e che sia garantita ed estesa l'implicazione delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile a tutti i livelli del negoziato politico. |
5. Proposte esplorative
5.1 Obbligazioni sociali europee
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5.1.1 |
In parallelo alle prospettive testé indicate, si potrebbe effettuare una riflessione più approfondita sui modi ulteriori di coinvolgere i cittadini europei, la società civile e i soggetti economici nel rilancio dell'azione sociale europea, in particolare attraverso la mobilitazione a favore di obbligazioni sociali europee e tramite la loro emissione. Ciò anche al fine, in tempi di risorse pubbliche scarse, di mobilitare risorse aggiuntive indirizzando a scopi ben definiti parte dei consistenti giacimenti di risparmio privato non utilizzato. |
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5.1.2 |
Quest'iniziativa sarebbe slegata dalle discussioni in corso sull'emissione da parte dell'UE dei buoni di stabilità (volti a mettere in comune il debito) e dei buoni di ripresa e di crescita (che rientrano in un piano europeo di ripresa economica). A differenza di questi e di quelli, le obbligazioni sociali europee non sarebbero pagate dai bilanci nazionali o cofinanziate dai meccanismi di bilancio europei, ma sarebbero acquisite e investite dai singoli cittadini, dalle imprese, dai sindacati e dai gruppi della società civile desiderosi di esercitare una responsabilità sociale individuale o collettiva partecipando a un Fondo europeo di azione sociale da loro stessi finanziato e gestito, con tassi d'interesse ragionevoli e senza fini di lucro, controllato e regolamentato in modo trasparente, nonché agevolato e garantito fino a una somma adeguata dalle autorità competenti dell'UE. |
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5.1.3 |
L'emissione delle obbligazioni sarebbe agevolata, sul piano logistico, dalle competenti autorità dell'UE, organizzata fra la popolazione, e gestita in comune dai soggetti privati, economici e pubblici che scegliessero di partecipare al sistema e di mobilitarsi per il Fondo europeo di azione sociale. Tali soggetti acquisterebbero, raccoglierebbero e investirebbero le obbligazioni in programmi sociali di loro scelta, prioritariamente nel quadro del Programma europeo di azione sociale qui proposto, con l'assistenza tecnica degli organi europei istituzionali e consultivi appropriati, volta a verificarne la sostenibilità finanziaria e il possibile impatto sociale. Questo tipo di investimenti sociali potrebbe riguardare: l'edilizia popolare; le imprese di cooperazione e le imprese sociali; il sostegno a gruppi di mutua assistenza, mutue, servizi sociali e sanitari, reti per l'istruzione, la formazione e la riqualificazione professionale, l'innovazione sociale, la ricerca e sviluppo; i prestiti e i partenariati per lo sviluppo delle infrastrutture, il turismo rurale, i viaggi di scambio e le attività culturali; le azioni di beneficienza, ecc. |
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5.1.4 |
Potrebbero essere studiati ulteriori e più articolati schemi di sviluppo di tali obbligazioni sociali europee, per esempio anche lo sviluppo di una pluralità di tali obbligazioni, promosse e gestite, a livello locale e/o nazionale, dagli stessi soggetti citati. Tali obbligazioni, adeguandosi ai criteri del sistema europeo generale previsto, sia in termini di vincoli di scopo che di modalità di gestione, otterrebbero un'adeguata certificazione europea di partecipazione al sistema generale, e su questa base anche delle possibili agevolazioni fiscali per i sottoscrittori. |
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5.1.5 |
Il consiglio d'amministrazione del Fondo europeo di azione sociale dovrebbe essere composto dai soggetti partecipanti al sistema, secondo una rappresentanza proporzionale e basata sul livello dei loro investimenti nelle obbligazioni sociali europee, con l'assistenza logistica e la consulenza dei pertinenti organi europei (compreso il CESE). |
5.2 Rete europea dell'istruzione per i lavoratori disoccupati
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5.2.1 |
Il problema della disoccupazione di massa in Europa non si risolverà nel breve o medio termine, anche se le previsioni di crescita segnalano un miglioramento per il 2014 e anche se il piano europeo di ripresa economica cominciasse a fare effetto. Il mercato del lavoro europeo deve assumere un ruolo più importante come mezzo per consentire alla nostra manodopera di circolare liberamente, di portare le qualifiche dove sono necessarie e di acquisire competenze da portare con sé al proprio ritorno e da sviluppare ulteriormente. È essenziale che i lavoratori europei rimangano attivi, di preferenza occupati a tempo pieno o almeno a tempo parziale e, ove ciò non fosse possibile, impegnati in attività di istruzione, formazione e riqualificazione professionale. È importante garantire un'istruzione efficiente, lungimirante, innovativa e rispondente alle esigenze del mercato del lavoro. Molti sistemi d'istruzione e formazione tendono ad essere di breve durata, spesso senza offrire sbocchi professionali durevoli. Inoltre, i lavoratori anziani che si ritrovano disoccupati sono meno inclini a utilizzare tali sistemi. Si potrebbe esplorare un approccio di lungo termine con una prospettiva europea, anche basandosi su alcune buone pratiche già sperimentate nell'UE, come il programma di educazione degli adulti svolto in Svezia dal 1997 al 2002 o il sistema di formazione duale in Germania e in Austria. L'UE potrebbe magari promuovere la creazione di una Rete europea dell'istruzione per i lavoratori disoccupati, al fine di offrire un'opportunità d'istruzione ad ampio raggio, della durata di due anni, per cambiare percorso di carriera e partecipare ad esperienze di lavoro, formazione o scambio educativo in altri Stati membri, grazie all'emissione di voucher transfrontalieri per l'istruzione. Tutto ciò con il trasferimento dei crediti accademici, in modo che sia possibile ottenere, alla conclusione dell'iniziativa, una qualificazione professionale riconosciuta dagli altri paesi. |
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5.2.2 |
Un tale dispositivo, se dotato di risorse adeguate e adottato su larga scala dagli Stati membri, nel quadro di precise disposizioni contrattuali con i lavoratori che liberamente accettino di entrare in tali programmi, potrebbe consentire di mantenere, in un quadro attivo di alta qualità, quote consistenti di disoccupati di lunga durata che non troverebbero certamente, a termine, possibilità di impiego, e ottenere così un ritorno certamente positivo sia per le persone che per il capitale sociale complessivo delle nazioni europee. |
Bruxelles, 22 maggio 2013
Il presidente del Comitato economico e sociale europeo
Henri MALOSSE
(1) Dati Eurostat, http://ec.europa.eu/eurostat/euroindicators
(2) Una sorta di nuovo piano Marshall: cfr. il parere del CESE sul tema Crescita e debito pubblico nell'UE: due proposte innovative, GU C 143 del 22.5.2012, punti 2.8 e 2.13, nonché il Libro verde della Commissione Il finanziamento a lungo termine dell'economia europea, COM(2013) 150 final/2 del 9.4.2013.
(3) Conclusioni del Consiglio europeo del 14 e 15 marzo 2013, EUCO 23/13.
(4) Relazione del Parlamento europeo recante raccomandazioni alla Commissione in merito alla relazione dei Presidenti del Consiglio europeo, della Commissione europea, della Banca centrale europea e dell'Eurogruppo «Verso un'autentica Unione economica e monetaria» (2012/2151 (INI)), pag. 29, e parere della commissione Occupazione e affari sociali del PE, suggerimento J e raccomandazione 6.
(5) Conclusioni del Consiglio europeo sul completamento dell'UEM, adottate il 14 dicembre 2012, punto 12, lettera b).
(6) Discorso di László Andor, commissario europeo per l'Occupazione, gli affari sociali e l'inclusione alla commissione ETUC (28 gennaio 2013, Madrid).
(7) «Il tema centrale dell'incontro odierno: la dimensione sociale dell'UEM […] rimane una risorsa importante e un vantaggio competitivo a livello globale» - Osservazioni del Presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, in seguito al vertice sociale trilaterale, Bruxelles 14.3.2013, EUCO 68/13.
(8) Towards Social Investment for Growth and Cohesion – including implementing the European Social Fund 2014-2020 (Verso investimenti sociali per la crescita e la coesione - compresa l'attuazione del Fondo sociale europeo 2014-2020), COM(2013) 83 final.
(9) «Ne consegue che un numero crescente di persone esce del tutto dal mercato del lavoro, abbandona ogni tipo di formazione e corre un rischio di emarginazione (potrebbe trattarsi persino del 13 %, per i giovani fra i 15 e i 24 anni d'età). È una tragedia umana e un'emergenza sociale». Discorso di Herman van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo, al CESE, Bruxelles, 17/01/2013, EUCO13/13.
(10) Risoluzione del Parlamento europeo, del 13 marzo 2013, sulle conclusioni del Consiglio europeo del 7 e 8 febbraio 2013 relative al quadro finanziario pluriennale (2012/2803 (RSP), punto 9.
(11) Il Comitato chiede una tabella di marcia dettagliata per l'attuazione delle strategie di inclusione attiva a livello locale. Si associa inoltre all'invito rivolto dal Parlamento europeo alla Commissione affinché questa esamini l'impatto di una proposta legislativa volta ad introdurre un reddito minimo adeguato pari ad almeno il 60 % del reddito mediano in ciascuno Stato membro. (GU C 248 del 25.8.2011, pag. 130).