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Document 52020DC0014

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI UN'EUROPA SOCIALE FORTE PER TRANSIZIONI GIUSTE

COM/2020/14 final

Bruxelles, 14.1.2020

COM(2020) 14 final

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

UN'EUROPA SOCIALE FORTE PER TRANSIZIONI GIUSTE










1. Rafforzare l'Europa sociale

 "I cittadini hanno a cuore il futuro dei figli e della nostra società, e l'equità e l'uguaglianza, in tutti i sensi."

- Presidente Ursula von der Leyen

In Europa godiamo di tenori di vita tra i più elevati al mondo, di condizioni di lavoro tra le migliori e di sistemi di previdenza sociale tra i più efficaci. Essere europei oggi significa avere la possibilità di realizzarsi e il diritto di vivere dignitosamente. La giustizia sociale è il fondamento dell'economia sociale di mercato europea ed è al centro della nostra Unione. È alla base dell'idea che l'equità sociale e la prosperità costituiscono i pilastri per costruire una società resiliente dotata dei più elevati livelli di benessere nel mondo, come dimostra anche l'ambizione dell'Europa di progredire verso il pieno rispetto degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Oggi l'Europa è un luogo unico in cui la prosperità, l'equità e un futuro sostenibile sono obiettivi di pari importanza.

È un momento di grandi cambiamenti. I cambiamenti climatici e il degrado ambientale ci obbligheranno ad adattare l'economia, l'industria, il modo in cui viaggiamo e lavoriamo, ciò che acquistiamo e ciò che mangiamo. Con il Green Deal europeo l'Europa ha indicato l'ambizione di diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. Si tratta della nostra nuova strategia di crescita per il prossimo decennio, che creerà nuove imprese e nuovi posti di lavoro e genererà maggiori investimenti. Una strategia che deve garantire che l'Europa continui a essere il continente con i più avanzati sistemi di protezione sociale al mondo e un dinamico polo di innovazione e imprenditorialità competitiva. Essa darà all'Europa gli strumenti necessari per migliorare la convergenza verso l'alto, l'equità sociale e la prosperità condivisa.

L'economia digitale di oggi e di domani deve avere al centro le persone. Si prevede che nei prossimi 5 anni l'intelligenza artificiale e la robotica da sole creeranno quasi 60 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo, mentre molte occupazioni cambieranno o scompariranno. Le nuove tecnologie genereranno nuove opportunità di lavoro e consentiranno di lavorare in modo più flessibile, ma dobbiamo garantire che le nuove occupazioni siano di qualità e che le persone siano dotate delle giuste competenze per svolgerle. L'economia digitale non può basarsi sulle norme giuridiche e sociali del XX secolo; è giunto il momento di adeguare la protezione sociale e garantirla nel nuovo mondo del lavoro e di adattare le norme fiscali affinché tutti contribuiscano in misura equa.

La demografia europea sta cambiando; oggi viviamo più a lungo e più sani, grazie al progresso della medicina e della salute pubblica. Emergono di conseguenza nuove esigenze e nuove opportunità. L'economia d'argento e l'economia dell'assistenza offrono molti nuovi posti di lavoro, consentendo nel contempo agli anziani di rimanere attivi e ricevere le cure di cui hanno bisogno. A causa dell'invecchiamento e dell'inurbamento, molte zone rurali in Europa registrano un calo della popolazione. Il divario tra città e zone rurali è in crescita e non può più essere ignorato. Sebbene producano opportunità, i mutamenti tecnologici e la transizione energetica potrebbero non essere sufficienti da soli a colmare il divario tra ricchi e poveri, a meno che non aiutiamo le regioni povere a rimettersi al passo con le aree più ricche.

Tutti gli europei dovrebbero avere le stesse opportunità di prosperare: dobbiamo preservare, adattare e migliorare ciò che i nostri genitori e i nostri nonni hanno costruito. Oggi 241 milioni di persone nell'UE hanno un lavoro: si tratta di un livello record. Questa cifra riflette però solo una parte della realtà. Infatti le disuguaglianze persistono e non tutti beneficiano di questi sviluppi positivi. Troppi ancora faticano a far quadrare il bilancio familiare o incontrano ostacoli dovuti alle disuguaglianze. Molti bambini e giovani, troppo spesso provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati, non hanno accesso a un'istruzione o a un'assistenza sanitaria di qualità. Molti anziani ancora non hanno accesso ai servizi di assistenza. La disuguaglianza è un freno alla crescita e minaccia la coesione sociale. Dobbiamo agire ora affinché i nostri figli e nipoti possano tutti beneficiare di un futuro equo, ecologico e prospero e per garantire l'equità intergenerazionale.

Questi cambiamenti, queste opportunità e queste sfide interessano tutti i paesi e tutti i cittadini europei. È quindi logico affrontarli insieme e anticiparli.

Il pilastro europeo dei diritti sociali è la risposta europea a queste ambizioni fondamentali. È la nostra strategia sociale per garantire che la transizione alla neutralità climatica, la digitalizzazione e il cambiamento demografico siano socialmente equi e giusti.

Il pilastro europeo dei diritti sociali mira a rendere più equa la vita quotidiana dei cittadini, che siano studenti, lavoratori, alla ricerca di un lavoro o pensionati; che vivano in città o in una zona rurale; indipendentemente da genere, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale. Proclamati da tutte le istituzioni dell'UE nel 2017, i 20 principi del pilastro hanno come obiettivo di migliorare le pari opportunità e l'occupazione per tutti e garantire condizioni di lavoro eque e protezione e inclusione sociali. La loro attuazione ribadisce l'impegno, assunto al più alto livello, di mettere al centro le persone, indipendentemente dal cambiamento, e di non lasciare indietro nessuno. 

Sulla base del lavoro svolto in passato, è giunto il momento di trasformare l'impegno in ulteriori azioni. I capi di Stato e di governo hanno chiesto l'attuazione del pilastro a livello dell'UE e degli Stati membri, tenendo debito conto delle rispettive competenze 1 . Anche il Parlamento europeo ha sottolineato l'importanza di garantire l'attuazione dei 20 principi e la presidente von der Leyen ha espresso la forte determinazione a presentare un piano d'azione a tal fine. Il successo dipenderà dall'azione di tutti i soggetti a tutti i livelli, europeo, nazionale, regionale e locale.

La presente comunicazione definisce la via da seguire in vista di un piano d'azione per attuare il pilastro europeo dei diritti sociali. Presenta iniziative a livello dell'UE a sostegno dell'attuazione del pilastro e avvia un'ampia discussione con tutti i paesi e le regioni dell'UE e con tutti i nostri partner: il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali, che rappresentano i cittadini europei; il Consiglio e i governi nazionali, che rappresentano i paesi europei; le parti sociali, che rappresentano i datori di lavoro e i lavoratori; la società civile, che esprime opinioni fondamentali sulle questioni che più stanno a cuore ai nostri cittadini.

Con il contributo di tutti, agli inizi del 2021 presenteremo un piano d'azione che concretizzerà i diritti e i principi sanciti nel pilastro.

Il semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche continuerà a monitorare i progressi compiuti in relazione al pilastro europeo dei diritti sociali. A partire da quest'anno il semestre integrerà gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in modo che la sostenibilità e il benessere dei cittadini siano al centro della politica economica e della governance. A tale riguardo, la strategia annuale per la crescita sostenibile detta la linea per le politiche economiche e occupazionali dell'UE, conformemente alle priorità sancite dal Green Deal europeo. Essa combina la stabilità macroeconomica, la produttività, l'equità e la sostenibilità ambientale. La struttura dell'imposizione tributaria dovrebbe sostenere l'occupazione e la crescita e, al tempo stesso, essere in linea con gli obiettivi climatici, ambientali e sociali. Una fiscalità iniqua, anche a livello mondiale, compromette la capacità dei paesi di soddisfare le esigenze delle loro economie e delle loro popolazioni.

Insieme potenzieremo l'economia sociale di mercato europea affinché si adatti alle opportunità e alle sfide di oggi e di domani e garantisca a tutti una transizione giusta.

2. Pari opportunità e posti di lavoro per tutti

Più opportunità grazie a istruzione di qualità, formazione e competenze

Le competenze sono fondamentali per il futuro. Dati i sempre più frequenti cambiamenti di posto di lavoro e i modelli di lavoro flessibili, per farcela c'è un costante bisogno di imparare e continuare a imparare. Le competenze consentono di sfruttare i vantaggi di un mondo del lavoro in rapida evoluzione. Metà dell'attuale forza lavoro dovrà aggiornare le proprie competenze entro i prossimi cinque anni. Eppure oggi troppi giovani mancano di competenze di base e digitali e troppo pochi hanno la possibilità di rimettersi al passo dopo aver lasciato la scuola. Solo un adulto su 10 partecipa a un corso di formazione in un dato mese e un milione di posti vacanti per specialisti in TIC frena gli investimenti nella trasformazione digitale. Oltre il 50 % delle imprese che hanno assunto o cercato di assumere specialisti in TIC nel 2018 ha segnalato difficoltà nel coprire i posti vacanti.

L'istruzione e la formazione sono fondamentali per le competenze. In Europa gli Stati membri devono adattare i sistemi nazionali di istruzione e formazione per fornire un'istruzione e una formazione inclusive e di elevata qualità fin dalla più tenera età e sostenere coloro che si assumono la responsabilità del proprio sviluppo continuo nel corso della carriera. Occorrono ulteriori sforzi per convalidare le capacità e le competenze acquisite al di fuori dei sistemi formali di istruzione e formazione. Le competenze e le esperienze acquisite sul luogo di lavoro, attraverso il volontariato o qualsiasi altro contesto informale, se riconosciute e valorizzate, possono costituire un importante punto di forza per chi cerca un nuovo posto di lavoro.

Per scoprire di quali competenze c'è bisogno, le amministrazioni nazionali e regionali devono collaborare con coloro che hanno più esperienza in questo campo: datori di lavoro, lavoratori, insegnanti e formatori. In un mercato del lavoro volatile e mutevole è fondamentale che tutti dispongano di ampie competenze chiave, che offrano una solida base per potersi adattare. Inoltre saldi partenariati tra chi cerca nuovi talenti e chi li istruisce e li forma, unitamente a moderne tecniche di previsione e al monitoraggio dei percorsi di carriera dei diplomati e laureati, possono orientare contenuti e modalità dell'apprendimento. Ciò è particolarmente necessario nelle regioni esposte al calo demografico e in cui i datori di lavoro non riescono più a trovare lavoratori qualificati, e anche per le piccole e medie imprese (PMI), spina dorsale della nostra economia. Un quarto delle PMI europee segnala considerevoli difficoltà nel reperire personale e manager esperti. Più in generale, ciò è necessario in tutti i settori in cui le transizioni verde e digitale richiederanno nuove competenze. L'istruzione e formazione professionale e gli apprendistati possono favorire l'occupabilità sia dei giovani sia degli adulti e rispondere alle esigenze in evoluzione delle imprese. Un tale investimento nella riqualificazione e nel miglioramento del livello delle competenze avrà un costo, che deve essere condiviso dal settore pubblico, dai datori di lavoro e dalle persone interessate. Per mettere al centro le competenze, l'occupabilità e il capitale umano, nel primo trimestre del 2020 la Commissione aggiornerà l'agenda per le competenze per l'Europa e presenterà una proposta di raccomandazione in materia di istruzione e formazione professionale (IFP) europea. Si stanno anche esplorando soluzioni innovative per consentire di controllare il proprio apprendimento e la propria carriera, ad esempio mediante un conto individuale a fini di formazione (learning account) per le persone in età lavorativa.

L'istruzione e la formazione di qualità producono pari opportunità e possono spezzare il circolo vizioso dello scarso rendimento. Lo spazio europeo dell'istruzione, che sarà realtà entro il 2025, renderà più facile per gli studenti varcare le frontiere in Europa e migliorerà l'accesso a un'istruzione e a una formazione di qualità e inclusive. Nel terzo trimestre del 2020 la Commissione svilupperà ulteriormente gli obiettivi dello spazio europeo dell'istruzione, stabilendo con gli Stati membri un nuovo quadro di collaborazione in abito educativo e formativo e mettendo un accento maggiore sulle misure volte a garantire che i giovani completino almeno l'istruzione secondaria superiore e padroneggino a sufficienza le competenze di base. Erasmus+ continuerà a sostenere e rafforzare l'istruzione, la formazione, i giovani e lo sport in Europa, con un bilancio fortemente rafforzato per il periodo 2021-2027. Per il futuro l'obiettivo è rendere il programma più facilmente accessibile ai giovani con minori opportunità, rendendolo più inclusivo. Grazie a una maggiore partecipazione di insegnanti, formatori ed esponenti del mondo accademico, il programma aumenterà la sua capacità di avvicinare i nostri sistemi traendo vantaggio dalla condivisione delle migliori pratiche. Il programma Europa digitale sosterrà lo sviluppo di competenze digitali avanzate per consentire la diffusione di tali tecnologie in tutta l'economia e rafforzare le capacità digitali degli erogatori d'istruzione. Per sostenere l'azione degli Stati membri, nel secondo trimestre del 2020 la Commissione aggiornerà inoltre il piano d'azione per l'istruzione digitale al fine di rafforzare le competenze digitali sia dei giovani sia degli adulti e di garantire che tutte le organizzazioni educative siano pronte per l'era digitale.

I giovani sono il futuro dell'Europa e meritano un avvenire luminoso. I genitori desiderano naturalmente che i loro figli abbiano un buon posto di lavoro e buone prospettive di carriera. Eppure troppi giovani trovano spesso solo lavori atipici, temporanei e mal retribuiti, che non permettono di sviluppare il proprio talento e di pianificare il futuro. I giovani con disabilità, quelli provenienti da un contesto migratorio e i genitori giovani corrono un rischio ancora maggiore di rimanere indietro. Per intensificare la lotta alla disoccupazione giovanile, nel secondo trimestre del 2020 la Commissione presenterà le sue proposte volte a rafforzare la garanzia per i giovani, che ogni anno aiuta già 3,5 milioni di giovani a formarsi, istruirsi o lavorare. La nuova garanzia per i giovani aiuterà questi ultimi a sviluppare competenze e acquisire esperienza lavorativa, in particolare in relazione alle transizioni verde e digitale.

Sostenere la mobilità professionale e la riconversione economica

Tutti in Europa, giovani o anziani, dovrebbero avere accesso a un sostegno tempestivo e su misura, comprendente la formazione, per migliorare le possibilità di trovare un lavoro di qualità o avviare un'impresa. Quasi tutti gli adulti hanno cercato lavoro a un certo punto della vita. Alcuni l'hanno trovato appena lasciata la scuola e sono passati facilmente da un posto di lavoro all'altro grazie a una solida rete e a una comprovata esperienza. Per altri è molto più difficile. Possono non avere informazioni sulle opportunità di lavoro, o non essere in grado di trovare un lavoro che corrisponda alle loro competenze ed esperienze, o avere difficoltà personali e familiari. I servizi per l'impiego pubblici e privati dovrebbero sostenere non solo i disoccupati, ma sempre più chi rischia di perdere il lavoro a causa di competenze obsolete.

Il piano di investimenti per un'Europa sostenibile, o piano di investimenti per il Green Deal europeo, presentato oggi contribuirà a finanziare la transizione che l'Europa si trova ad affrontare. Il passaggio a un'economia più verde avrà probabilmente un impatto maggiore in alcune regioni e in alcuni settori che in altri. Parte integrante del piano è un meccanismo per una transizione giusta, comprendente un apposito Fondo per una transizione giusta, che sosterrà le regioni che dovrebbero essere maggiormente interessate dalla transizione, contribuendo in tal modo a garantire che nessuno sia lasciato indietro. Ciò dimostra l'impegno dell'UE a far sì che la sostenibilità ambientale vada di pari passo con la sostenibilità sociale. Gli investimenti svilupperanno nuove attività economiche e creeranno nuovi posti di lavoro, ridurranno l'impronta di carbonio, garantiranno energia a prezzi accessibili e rafforzeranno l'acquisizione di nuove competenze. Il Fondo per la modernizzazione consentirà inoltre una transizione giusta nelle regioni dipendenti dal carbonio, sostenendo la nuova collocazione, la riqualificazione e il miglioramento del livello delle competenze dei lavoratori, l'istruzione, la ricerca di lavoro e le start-up. Infine, per dimostrare solidarietà ai lavoratori in esubero e autonomi e offrire loro sostegno, è possibile fare ricorso al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione.

Creare nuovi posti di lavoro

L'economia europea cresce per il settimo anno consecutivo e, benché le prospettive di crescita si siano indebolite, dovrebbe continuare a farlo nel 2020 e nel 2021. I mercati del lavoro rimangono forti e la disoccupazione seguita a diminuire, anche se a un ritmo più lento.

L'Europa deve partire da questa base solida per garantire che l'economia sociale di mercato europea continui a creare nuovi e migliori posti di lavoro per tutti negli anni a venire. Al centro di questa trasformazione ci sarà una strategia industriale, che verrà presentata nel primo trimestre del 2020, fortemente ancorata al mercato unico, che consentirà alle nostre imprese di innovare e di sviluppare nuove tecnologie, promuovendo la circolarità e creando nuovi mercati. Affrontare gli aspetti sociali e occupazionali è parte integrante della strategia; ciò consente a tutti i cittadini, le imprese, le regioni e le città di trarre vantaggio dalla trasformazione industriale. La Commissione proporrà inoltre una strategia specifica per le piccole e medie imprese (PMI) nel primo trimestre del 2020. Alle PMI è ascrivibile l'85 % dei nuovi posti di lavoro creati negli ultimi cinque anni. Promuovere l'innovazione, garantire il finanziamento e ridurre la burocrazia per le PMI è di vitale importanza per creare posti di lavoro in Europa.

Il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo Plus e il Fondo di coesione continueranno a svolgere un ruolo cruciale per sostenere la coesione sociale e territoriale nei nostri Stati membri, nelle nostre regioni e nelle nostre zone rurali e permetteranno di stare al passo con le trasformazioni verde e digitale del mondo che conosciamo. La proposta della Commissione per il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) ha fissato a 373 miliardi di EUR a prezzi correnti la dotazione complessiva della politica di coesione per il periodo 2021-2027. Anche il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca contribuiranno alla coesione territoriale. La proposta della Commissione prevede inoltre un programma InvestEU, che dovrebbe mobilitare 650 miliardi di EUR di investimenti, di cui 50 miliardi di EUR per progetti di infrastrutture sociali e investimenti sociali nell'istruzione e nelle competenze, nell'imprenditoria sociale e nella microfinanza. InvestEU permetterà anche di sperimentare modelli di partenariato e nuovi modelli di business e di finanziamento per migliorare i risultati sociali, liberando il potenziale dei capitali di investitori e filantropi.

Creare più posti di lavoro non significa solo crescere, tanto più per l'economia sociale, che risponde a esigenze sociali. Circa 13,6 milioni di persone in Europa lavorano nell'economia sociale. Le imprese e organizzazioni sociali possono generare impegno, iniziative e risultati nelle comunità locali, avvicinando i cittadini al mercato del lavoro. L'economia sociale offre soluzioni innovative nel campo dell'istruzione, dell'assistenza sanitaria, della transizione energetica, delle abitazioni e della fornitura di servizi sociali. Può inoltre essere pioniera nei "patti verdi" locali, stabilendo alleanze nei territori che permettano a cittadini e imprese di partecipare alla transizione climatica. Nel 2021 la Commissione avvierà un piano d'azione per il settore dell'economia sociale volto a incentivare gli investimenti e l'innovazione sociali e a promuovere il potenziale delle imprese sociali nella creazione di posti di lavoro, anche per chi è più lontano dal mercato del lavoro. Gli appalti pubblici socialmente responsabili inoltre possono garantire che i fondi esistenti siano spesi in modo da sostenere l'inclusione, ad esempio offrendo opportunità di lavoro alle persone con disabilità o a rischio di povertà.

Promuovere la parità

La nostra Unione trae forza e unità dalla sua diversità, quella dei popoli, della cultura e delle tradizioni. Ma l'Europa può andare avanti solo se utilizza tutte le sue risorse, tutti i suoi talenti e tutto il suo potenziale. Ciò implica creare una società più equa, in cui coloro che condividono le stesse aspirazioni abbiano le stesse possibilità di realizzarle. Nell'Unione europea abbiamo alcune delle società più eque al mondo, ma c'è ancora molta strada da fare. L'Europa deve rafforzare l'impegno a favore dell'inclusione e dell'uguaglianza in tutte le sue dimensioni, indipendentemente da sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale. L'uguaglianza è una priorità nell'agenda politica di questa Commissione, che per la prima volta ha un portafoglio a pieno titolo per l'uguaglianza e un nuovo gruppo di lavoro dedicato.

La situazione delle donne merita un'attenzione particolare. I bassi livelli di occupazione sono negativi per l'economia e per le donne stesse. Nonostante livelli di istruzione più elevati, le donne hanno carriere più brevi e più frammentate degli uomini, spesso dovute a responsabilità di assistenza. Le loro carriere sono più lente e redditi e pensioni più bassi, ma vivono più a lungo. In alcuni settori sono sottorappresentate. È il caso delle professioni digitali, in cui meno di uno specialista delle TIC su cinque è donna. Al momento del pensionamento le pensioni delle donne sono in media solo due terzi di quelle degli uomini, una differenza ancora maggiore rispetto al divario retributivo. La lotta agli stereotipi nel mondo del lavoro è fondamentale per garantire che le donne possano progredire nella carriera e ottenere una retribuzione equa. Il miglioramento dei servizi di assistenza all'infanzia e di assistenza a lungo termine fa parte della soluzione per garantire che le responsabilità di assistenza siano ripartite in modo più equo tra donne e uomini. Nel primo trimestre del 2020 la Commissione proporrà una nuova strategia europea per la parità di genere per contribuire a colmare il divario retributivo di genere, anche mediante misure vincolanti per la trasparenza delle retribuzioni, e il divario pensionistico di genere, al fine di promuovere l'accesso delle donne al mercato del lavoro e aumentarne il numero in posizioni di alto livello nelle imprese e nelle organizzazioni.

Un'economia al servizio delle persone è un'economia al servizio delle persone con disabilità. L'atto europeo sull'accessibilità offrirà l'opportunità di sviluppare prodotti e servizi accessibili. La tecnologia, unita a lavoro e luoghi di lavoro adeguati, può offrire opportunità alle persone con disabilità e alle persone e imprese che si occupano delle loro esigenze. Le persone con disabilità continuano tuttavia a incontrare difficoltà nell'accedere a istruzione e formazione, all'occupazione, ai sistemi di protezione sociale e all'assistenza sanitaria. Spesso hanno inoltre difficoltà a partecipare attivamente alla vita politica o culturale delle loro comunità. La Commissione proseguirà l'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e nel 2021 presenterà una strategia rafforzata sulla disabilità, basata sui risultati della valutazione in corso della strategia europea sulla disabilità 2010-2020.

Percorsi di integrazione più rapidi e più efficaci per i cittadini di paesi terzi possono arrecare benefici diretti a loro ma anche al mercato del lavoro e alla società nel suo complesso. Molti Stati membri potrebbero fare un uso migliore delle loro competenze e qualifiche e promuovere il loro accesso a un'istruzione e a una formazione inclusive e di qualità. Sulla base del piano d'azione sull'integrazione del 2016, la Commissione rafforzerà il sostegno alle misure di integrazione attuate dagli Stati membri e dalle altre principali parti interessate, quali le autorità locali e regionali, le organizzazioni della società civile e le parti sociali.

3. Condizioni di lavoro eque

I lavoratori in Europa dovrebbero disporre di un salario minimo equo che consenta di vivere in modo dignitoso. Ciò non significa stabilire lo stesso salario minimo per ogni lavoratore nell'UE. I salari minimi dovrebbero essere fissati nel rispetto delle tradizioni nazionali, per mezzo di contratti collettivi o disposizioni giuridiche. Una contrattazione collettiva ben funzionante tra i datori di lavoro e i sindacati è un modo efficace per fissare salari minimi adeguati ed equi, in quanto lavoratori e datori di lavoro sono coloro che meglio conoscono il loro settore e la loro regione. La Commissione avvia oggi una prima fase di consultazione delle parti sociali riguardante le modalità per garantire salari minimi equi ai lavoratori dell'Unione.

Lavorare non significa semplicemente guadagnarsi da vivere. Un lavoro offre relazioni sociali e un posto nella società, oltre a opportunità di sviluppo personale e professionale. Ciò tuttavia è vero solo se si gode di condizioni di lavoro giuste e dignitose. Le nuove forme di lavoro si stanno sviluppando rapidamente, incentivate principalmente dalla tecnologia digitale. Contribuiscono alla crescita e all'occupazione e promuovono servizi innovativi, offrendo flessibilità e opportunità ai lavoratori dipendenti e autonomi, ai clienti e alle imprese, ma possono anche portare a nuove forme di precarietà. Per creare fiducia nella trasformazione digitale e realizzarne pienamente il potenziale, i nuovi modelli di business necessitano di norme più chiare che impediscano gli abusi, mantengano norme elevate in materia di salute e sicurezza e garantiscano una migliore copertura previdenziale. L'innovazione tecnologica deve andare di pari passo con l'innovazione sociale. Il modello europeo è un modello umano ed etico, e ciò deve continuare a foggiare il nostro futuro.

In particolare, la crescita sostenibile dell'economia delle piattaforme digitali impone di migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori in questo settore. Una nuova legge sui servizi digitali, che sarà presentata nel secondo semestre del 2020, migliorerà le norme in materia di responsabilità e sicurezza per le piattaforme, i servizi e i prodotti digitali e completerà il mercato unico digitale. Al tempo stesso la Commissione organizzerà anche un vertice sul lavoro mediante piattaforme digitali per discutere questioni prioritarie e possibili soluzioni, come la posizione professionale, le condizioni di lavoro e l'accesso alla protezione sociale dei lavoratori delle piattaforme, l'accesso alla rappresentanza e alla contrattazione collettive, nonché gli aspetti transfrontalieri di questo tipo di lavoro.

La digitalizzazione e le nuove tecnologie stanno cambiando anche il luogo di lavoro. I lavoratori dell'UE godono di standard elevati in materia di salute e sicurezza. I robot e gli strumenti digitali possono sostituirsi agli esseri umani nello svolgimento di compiti pericolosi e monotoni, ma il cambiamento può anche generare nuove preoccupazioni. I nuovi modelli di lavoro – l'essere costantemente connessi, l'aumento del lavoro online e mobile, le interfacce uomo-macchina, il monitoraggio dei lavoratori, l'assunzione e la gestione da parte degli algoritmi, per citarne solo alcuni – possono portare a un aumento della produttività, che è fondamentale per il miglioramento complessivo del tenore di vita, ma dovrebbero evolvere in modo tale da evitare nuovi modelli di discriminazione o esclusione o nuovi rischi per la salute fisica e mentale dei lavoratori. Al fine di mantenere i suoi standard elevati, la Commissione riesaminerà la strategia in materia di salute e sicurezza sul lavoro e affronterà i nuovi rischi accanto a quelli più tradizionali, come l'esposizione a sostanze pericolose e il rischio di infortunio sul lavoro.

Condizioni di lavoro eque significano anche un dialogo sociale forte: i lavoratori e i datori di lavoro possono trovare soluzioni comuni che rispondano al meglio alle loro esigenze. ͦÈ importantissimo disporre di organizzazioni forti e rappresentative che vengano tempestivamente coinvolte nella definizione delle politiche a livello sia nazionale sia europeo. La Commissione esaminerà modi per promuovere il dialogo sociale e la contrattazione collettiva e aumentare la capacità delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro a livello nazionale e dell'UE. Anche il dialogo efficace a livello di impresa è fondamentale, in particolare durante le ristrutturazioni o i grandi cambiamenti. Poiché le imprese operano sempre più a livello transfrontaliero, dovremmo fare pieno uso degli strumenti esistenti per coinvolgere i lavoratori, come i comitati aziendali europei, al fine di promuovere la cultura dell'informazione e della consultazione dei lavoratori.

Per i cittadini europei che attualmente vivono o lavorano in un altro paese dell'UE, condizioni di lavoro eque sono sinonimo di mobilità equa. Rispetto a dieci anni fa, i cittadini che oggi vivono o lavorano in un altro paese dell'UE sono il doppio. Milioni di imprese, in particolare PMI, operano a livello transfrontaliero e beneficiano del mercato unico, un motore essenziale per la crescita e l'occupazione. Le norme dell'UE devono essere idonee a far sì che tutto ciò avvenga in modo equo e trasparente e garantire una concorrenza leale tra le imprese, tutelare i diritti dei lavoratori ed evitare la doppia imposizione e il dumping sociale. L'Autorità europea del lavoro (ELA), di recente istituzione, sarà uno strumento fondamentale per facilitare l'applicazione e il rispetto delle norme dell'UE in questo settore e migliorerà così il funzionamento del mercato unico. Fornirà agli individui e ai datori di lavoro facile accesso alle informazioni su come lavorare o operare in un altro paese dell'UE e sosterrà la cooperazione tra le autorità nazionali, anche per quanto riguarda il rafforzamento delle ispezioni, la lotta al lavoro sommerso e la lotta alle frodi.

4. Protezione e integrazione sociali

Garantire un'elevata protezione sociale

Per essere resiliente, il contratto sociale deve basarsi su una forte solidarietà. Dobbiamo fare di più per sostenere coloro che perdono il lavoro a causa di eventi esterni che incidono sulla nostra economia, promuovendone la riqualificazione e la reintegrazione nel mercato del lavoro. La Commissione proporrà un regime europeo di riassicurazione delle indennità di disoccupazione per proteggere i cittadini e ridurre la pressione sulle finanze pubbliche durante gli shock esterni. 

Anche le norme di protezione sociale devono essere adattate alle nuove realtà del mondo del lavoro, alle nuove vulnerabilità e alle nuove aspettative dei cittadini. In diversi Stati membri alcuni lavoratori autonomi e atipici non hanno accesso a un'adeguata protezione sociale. L'attuazione della raccomandazione sull'accesso alla protezione sociale garantirà che tutti siano tutelati durante la disoccupazione, la malattia, la vecchiaia, l'invalidità o in caso di infortunio sul lavoro, indipendentemente dalla situazione lavorativa.

Non lasciare indietro nessuno significa anche dare accesso a un'assistenza sanitaria a prezzi abbordabili. Le persone più povere tendono a vivere sei anni in meno rispetto alle persone più ricche. La promozione di stili di vita sani, di misure preventive migliori e di un'assistenza sanitaria centrata sul paziente può garantire a tutti un'assistenza a prezzi accessibili e di buona qualità. Per elaborare sistemi di protezione sociale ancorati ai valori e ai principi di universalità, solidarietà ed equità dell'UE sarà necessario sviluppare modelli nuovi e integrati di assistenza sanitaria e sociale. Ciò consentirà inoltre di sfruttare al meglio le innovazioni efficienti in termini di costi che affrontano le reali esigenze di salute pubblica. Un approccio incentrato sul paziente contribuirebbe a ottenere risultati migliori, come tempi di attesa ridotti e facile accesso alle cure. Un'importante ambizione in questo campo consiste nel garantire che l'Europa combatta il cancro, una delle maggiori preoccupazioni per la salute di questo secolo, che mette in pericolo la vita di milioni di europei. L'Europa si è impegnata ad assumere un ruolo guida nella lotta contro il cancro. Nel febbraio 2020 la Commissione avvierà un dibattito su scala europea allo scopo di presentare, nell'ultimo trimestre dell'anno, un ambizioso piano europeo di lotta contro il cancro che contribuisca a ridurre le sofferenze causate da tale malattia.

L'invecchiamento della popolazione mette in discussione l'adeguatezza dei nostri sistemi di protezione sociale. Le pensioni potrebbero diventare la principale fonte di reddito per la maggioranza degli europei. A una maggiore longevità dovrebbe accompagnarsi la possibilità di prolungare la propria vita lavorativa, il che sarebbe possibile migliorando la salute e prestando maggiore attenzione alle esigenze dei lavoratori più anziani sul posto di lavoro. Ciò contribuirebbe anche a mantenere la sostenibilità dei sistemi pensionistici e a rafforzare le pensioni professionali e del terzo pilastro. Alcuni anziani hanno tuttavia bisogno di cure specifiche. Garantire l'accesso a un'assistenza a lungo termine di qualità a prezzi abbordabili sarà fondamentale per sostenere una vita dignitosa in età avanzata, cogliendo allo stesso tempo le opportunità occupazionali offerte dall'economia dell'assistenza.

L'invecchiamento della popolazione non è l'unica sfida demografica. I nuovi modelli familiari, come il numero più elevato di nuclei familiari composti da una sola persona, l'inurbamento che porta allo spopolamento delle zone rurali, la fuga dei cervelli e persino i flussi migratori contribuiscono a cambiare il panorama demografico dell'UE. Per delineare la situazione attuale, nel primo trimestre del 2020 la Commissione presenterà una relazione sull'impatto del cambiamento demografico. La relazione sarà seguita, nell'ultimo trimestre del 2020, da un Libro verde sull'invecchiamento, che avvierà un dibattito sugli effetti a lungo termine dell'invecchiamento della popolazione, in particolare sull'assistenza e sulle pensioni, e su come promuovere l'invecchiamento attivo. Riconoscendo che le transizioni verde, digitale e demografica interessano persone diverse in modi diversi, la relazione demografica sarà seguita nel 2021 anche da una visione a lungo termine per le zone rurali. Tale visione a lungo termine mirerà a sostenere le zone rurali nell'affrontare le questioni loro specifiche, dall'invecchiamento della popolazione e dallo spopolamento alla connettività, passando per il rischio di povertà e l'accesso limitato ai servizi, la protezione sociale e l'assistenza sanitaria.

Lotta alla povertà e all'esclusione

Non lasciare indietro nessuno in un periodo di cambiamento significa combattere la povertà. Negli ultimi dieci anni milioni di persone sono state sottratte alla povertà in tutta l'UE, ma nonostante l'obiettivo collettivo dell'UE di far uscire 20 milioni di persone dalla povertà entro il 2020, più di un europeo su cinque continua a essere a rischio. Vivere una vita dignitosa significa ottenere il sostegno necessario per cercare lavoro, accedere a un'assistenza sanitaria di qualità a prezzi accessibili, avere opportunità dignitose di istruzione e formazione, abitazioni a prezzi accessibili e un accesso a prezzi ragionevoli a beni e servizi essenziali, tra cui l'acqua, l'energia, i trasporti e le comunicazioni digitali. Per coloro che si trovano fuori dal mercato del lavoro, i regimi di reddito minimo, accompagnati da servizi di sostegno, offrono una soluzione di ultima istanza che dovrebbe garantire una vita dignitosa. I prezzi degli immobili sono aumentati in tutta l'Unione, rendendo abitazioni e costi abitativi meno accessibili per la maggior parte delle persone. La deprivazione abitativa, che rappresenta l'effetto peggiore dell'aumento dei costi abitativi, è in aumento nella maggior parte degli Stati membri. La povertà energetica e la difficoltà a investire in soluzioni moderne di risparmio indicano la necessità di vigilare sulle nuove sfide di distribuzione dovute alla transizione a un'economia neutra in termini di emissioni di carbonio 2 . Per tutti questi motivi è necessario svolgere un'ampia riflessione per valutare le molteplici cause interconnesse della povertà, riflettere sull'incidenza dei diversi strumenti strategici e ripensare la via da seguire.

La povertà colpisce tutti in famiglia, genitori e figli. I bambini di famiglie povere partono svantaggiati nella vita. Rischiano maggiormente di avere problemi di salute e hanno la prospettiva di un livello di istruzione inferiore in età adulta, il che li riporta alla fine a una situazione di povertà. Investire nell'educazione e cura della prima infanzia e in scuole inclusive e di qualità, nell'accesso all'assistenza sanitaria, alla nutrizione e ad abitazioni dignitose può spezzare questo circolo vizioso. Nel 2021 la Commissione presenterà una garanzia per l'infanzia per far sì che i minori abbiano accesso ai servizi di cui hanno bisogno e siano sostenuti fino all'età adulta. 

Molti Rom che vivono nell'UE sono vittime di pregiudizi ed esclusione sociale, nonostante i paesi dell'Unione vietino la discriminazione. L'esclusione dei Rom richiede impegni a lungo termine a tutti i livelli. Il quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020 ha dato risultati positivi. Nell'ultimo trimestre del 2020 sarà presentata un'iniziativa di follow-up sull'uguaglianza e l'inclusione dei Rom, basata sui risultati della valutazione del quadro. 

5. Promuovere i valori europei nel mondo

L'Europa dovrebbe esercitare la sua influenza politica ed economica per favorire l'equità sociale nel resto del mondo. Le nostre politiche di cooperazione, sviluppo e commercio internazionali generano crescita, occupazione e prosperità, sia in Europa sia per i nostri partner. Il commercio non è il semplice scambio di beni e servizi. È anche una risorsa strategica per l'Europa, che consente di istituire partenariati, proteggere il nostro mercato dalle pratiche sleali e garantire il rispetto delle norme concordate a livello internazionale. La Commissione lavorerà a un programma commerciale forte, aperto ed equo. Ogni nuovo accordo bilaterale globale avrà un capitolo relativo allo sviluppo sostenibile ed elevatissime norme di protezione del clima, dell'ambiente e del lavoro, con un approccio di tolleranza zero nei confronti del lavoro minorile, al fine di garantire condizioni di parità adeguate con i nostri partner commerciali. La Commissione rafforzerà inoltre il dialogo in particolare con i Balcani occidentali per promuovere l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali nella regione.

L'Europa dovrebbe inoltre assumere una posizione intransigente per quanto riguarda l'applicazione degli accordi o dei regimi commerciali esistenti, in modo da promuovere e proteggere le norme concordate a livello internazionale in materia di diritti dei lavoratori. La Commissione nominerà un responsabile dell'esecuzione degli accordi commerciali per monitorare e migliorare il rispetto dei nostri accordi commerciali e collaborerà con i suoi partner commerciali per garantire l'effettiva attuazione degli impegni. L'UE monitorerà attentamente l'attuazione delle misure a tutela del clima, dell'ambiente e del lavoro sancite dai nostri accordi commerciali, con un approccio di tolleranza zero nei confronti del lavoro minorile.

6. Collaborazione

La presente comunicazione avvia un'ampia discussione con tutti i paesi e le regioni dell'UE e con tutti i nostri partner. Così facendo, stabilisce una serie di iniziative da adottare a livello dell'UE nei prossimi mesi, che contribuiscono all'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali.

Ma l'azione a livello dell'UE da sola non basta. Gli effetti delle nuove tecnologie si fanno più chiari, i risultati dell'azione per il clima si fanno sentire nella nostra vita quotidiana e la pressione demografica aumenta: dobbiamo adattare e rafforzare continuamente la nostra risposta a tutti i livelli. La chiave del successo è spesso nelle mani delle autorità nazionali, regionali e locali, nonché delle parti sociali e delle parti interessate a tutti i livelli, che collaborano con l'UE per trasformare le ambizioni in realtà.

La Commissione invita pertanto tutte le autorità dell'UE, nazionali, regionali e locali e tutti i partner a presentare entro novembre 2020 le loro osservazioni sulle ulteriori azioni necessarie e ad assumere impegni concreti per attuare il pilastro. Nel corso del 2020 la Commissione cercherà di ottenere il coinvolgimento attivo e la partecipazione di tutti i partner: Parlamento europeo, Consiglio, Comitato economico e sociale europeo, Comitato delle regioni, parti sociali e organizzazioni della società civile. Le osservazioni e gli impegni possono essere presentati tramite la pagina web "yoursay-socialeurope" 3 .

L'obiettivo è elaborare congiuntamente un piano d'azione che rispecchi tutti i contributi ricevuti, da sottoporre ad approvazione al più alto livello politico.

(1)

Conclusioni del Consiglio europeo, "Una nuova agenda strategica 2019-2024" [riferimento], giugno 2019.

(2)

 Come annunciato nel Green Deal europeo, nel 2020 la Commissione presenterà degli orientamenti sulla povertà energetica.

(3)

  https://ec.europa.eu/social/yoursay-socialeurope

 

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Bruxelles, 14.1.2020

COM(2020) 14 final

ALLEGATO

della

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

UN'EUROPA SOCIALE FORTE PER TRANSIZIONI GIUSTE


Allegato: iniziative della Commissione

Primo trimestre 2020

Prima fase di consultazione delle parti sociali sul salario minimo

Piano di investimenti per un'Europa sostenibile, o piano di investimenti per il Green Deal europeo

Fondo per una transizione giusta

Strategia europea per la parità di genere, seguita da misure vincolanti per la trasparenza delle retribuzioni

Aggiornamento dell'agenda per le competenze per l'Europa

Strategia industriale

Strategia per le PMI

Relazione demografica

Secondo trimestre 2020

Rafforzamento della garanzia per i giovani

Aggiornamento del piano d'azione per l'istruzione digitale

Terzo trimestre 2020

Vertice sul lavoro mediante piattaforme digitali

Spazio europeo dell'istruzione

Quarto trimestre 2020

Legge sui servizi digitali

Libro verde sull'invecchiamento

Piano europeo di lotta contro il cancro

Iniziativa sull'uguaglianza e l'inclusione dei Rom

Regime europeo di riassicurazione contro la disoccupazione

2021

Piano d'azione per l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali

Garanzia per l'infanzia

Piano d'azione per il settore dell'economia sociale

Strategia sulla disabilità

Visione a lungo termine per le zone rurali

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