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Document 52017DC0206

DOCUMENTO DI RIFLESSIONE SULLA DIMENSIONE SOCIALE DELL'EUROPA

COM/2017/0206 final

Bruxelles, 26.4.2017

COM(2017) 206 final

DOCUMENTO DI RIFLESSIONE

SULLA DIMENSIONE SOCIALE DELL'EUROPA


Il 1° marzo 2017 la Commissione europea ha presentato un Libro bianco sul futuro dell'Europa che ha dato il via a un ampio dibattito sulla futura Unione europea a 27 Stati membri.

"Vogliamo un'Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica", questo è l'impegno assunto nella dichiarazione sottoscritta a Roma il 25 marzo 2017 in occasione del sessantesimo anniversario dell'Europa. Negli ultimi sessant'anni l'integrazione europea si è dimostrata molto efficace nel creare queste opportunità per tutti i cittadini e rafforzare le norme sociali per ciascuno Stato membro.

Nonostante questi straordinari risultati permangono sfide in tutta Europa. La crisi economica ha avuto pesanti ripercussioni sulla vita delle persone e sulle nostre società. I cittadini si chiedono se i benefici e le sfide associati a mercati e società aperti, all'innovazione e ai cambiamenti tecnologici siano equamente distribuiti. La loro fiducia nella capacità dell'Europa di influire sul futuro e di dar vita a società eque e prospere è stata intaccata.

La nostra aspirazione comune per un'Europa sociale è un modo per godere nuovamente di sostegno e prendere in mano il nostro avvenire. L'Europa ospita le più eque società del mondo – una realtà ampiamente apprezzata in tutta l'Unione. Sebbene sussistano differenze tra i vari paesi in termini di sviluppo economico e tradizioni sociali, abbiamo rafforzato sempre più i diritti sociali individuali e collettivi e migliorato la cooperazione con le parti sociali a livello europeo e nazionale. Il quadro dell'UE ha favorito l'adozione di politiche più efficaci e l'ottenimento di risultati sociali più equi.

A lungo termine il dibattito dovrebbe vertere sul modo in cui adeguare i nostri modelli sociali alle sfide attuali e future e galvanizzare lo spirito sociale dell'Europa. Il presente documento di riflessione sulla dimensione sociale dell'Europa rappresenta il contributo della Commissione europea a questa discussione. Il documento individua tendenze e sfide e, cosa ancora più importante, prospetta i possibili modi di trasformare le nostre aspirazioni in realtà, preparare gli europei al mondo del 2025 e rendere le nostre società più forti e adattabili.

Vi sono validi motivi economici, sociali e politici per costruire un'Europa sociale, ma serve un consenso sulla sua fisionomia futura.

Abbiamo tante cause per cui combattere e tante cose su cui riflettere.



"In questi tempi di cambiamenti, e consapevoli delle preoccupazioni dei nostri cittadini, sosteniamo il programma di Roma e ci impegniamo ad adoperarci per realizzare (…) un'Europa sociale: un'Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l'integrità del mercato interno; un'Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; un'Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un'Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l'esclusione sociale e la povertà; un'Unione in cui i giovani ricevano l'istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un'Unione che preservi il nostro patrimonio culturale
e promuova la diversità culturale."

Dichiarazione di Roma, leader dell'UE,
25 marzo 2017



1. Dimensione sociale dell'Europa

Secondo gli standard mondiali, le società europee sono luoghi prosperi e ricchi in cui vivere, che vantano i livelli di protezione sociale più elevati del mondo e sono ai primi posti in termini di benessere, sviluppo umano e qualità della vita. Gli europei lo confermano, dichiarando generalmente di essere felici e soddisfatti della loro vita. Se interrogati sul futuro, tuttavia, molti esprimono angoscia e preoccupazione, specialmente per le prossime generazioni.

Le preoccupazioni differiscono notevolmente a seconda delle persone, delle regioni e dei paesi, ma vi sono sfide comuni. Tutti gli Stati membri hanno subito cambiamenti radicali che hanno influito sulla vita quotidiana dei cittadini. Negli Stati membri dell'Europa centrale e orientale i cittadini devono ancora far fronte alle conseguenze delle rapide trasformazioni vissute dagli anni '90 in poi. In altri, gli effetti della peggiore crisi economica e sociale degli ultimi decenni si fanno sentire pesantemente, anche se ora la situazione è relativamente migliorata. In una prospettiva a più lungo termine, in tutti gli Stati membri sono in atto cambiamenti rapidi e profondi, dall'invecchiamento demografico ai nuovi modelli familiari, dalla velocità della digitalizzazione alle nuove forme di lavoro e agli effetti della globalizzazione e dell'urbanizzazione.

Molte di queste tendenze offrono opportunità senza precedenti in termini di libera scelta, vite più lunghe e più sane, migliori condizioni di vita e società più innovative e aperte. Al tempo stesso, però, emergono nuovi interrogativi: queste opportunità sono accessibili a tutti? Siamo adeguatamente preparati ai cambiamenti che ci aspettano, come individui e come società? Il ritmo e la complessità delle numerose trasformazioni in atto alimentano una sensazione - e un rischio reale - di perturbazioni, insicurezza per la vita di molte persone, ingiustizia e disuguaglianza generalizzate.

A seconda dei punti di vista, l'"Europa" è considerata una causa o una soluzione dei problemi. Questo perché l'espressione "Europa sociale" ha un significato e un'importanza diversi in funzione delle fasce della società.

Alcuni ritengono che l'espressione "Europa sociale" sia priva di senso e vedono l'UE come un catalizzatore delle forze di mercato mondiali, un veicolo degli interessi commerciali e una minaccia di "dumping sociale" causata da un mercato unico non limitato e non inquadrato.

Altri contestano la necessità stessa di una dimensione sociale dell'Unione europea, ritenendo che le questioni sociali siano di esclusiva competenza dei governi nazionali e regionali. La politica sociale e le norme sociali minime dell'UE sono considerate addirittura un mezzo per tagliar fuori la concorrenza.

Altri ancora ritengono che l'"Europa sociale" sia l'elemento centrale del contributo dell'UE a società democratiche, coese, diverse dal punto di vista culturale e prospere. Questo significa progredire sul piano economico e sociale, lottare contro la discriminazione e l'esclusione sociale, conformare gli europei alle esigenze del mercato del lavoro e permettere loro di condurre una vita gratificante. Queste persone vedono l'Europa come lo strumento migliore per proteggere i cittadini, rafforzarne la posizione e difendere i nostri valori comuni, specialmente a fronte delle sempre maggiori minacce e incertezze all'interno e al di fuori dei suoi confini.

L'Europa è un leader mondiale per qualità della vita

Canada

Stati Uniti

Brasile

62,9

4,8

15

10,2

N.d.

Speranza di vita

Felicità

Ferie retribuite

Congedo di maternità

Tempo non trascorso al lavoro

Australia

Sud Africa

82,8

7,3

20

2,5

14,4

UE a 27

Russia

Giappone

Cina

80,7

6,7

22

17,3

15,5

70,5

6,0

20

20

15

83,7

5,9

10

9,4

14,9

76,1

5,3

5

14

N.d.

Speranza di vita

Felicità

Ferie retribuite

Congedo di maternità

Tempo non trascorso al lavoro

Speranza di vita

Felicità

Ferie retribuite

Congedo di maternità

Tempo non trascorso al lavoro

Speranza di vita

Felicità

Ferie retribuite

Congedo di maternità

Tempo non trascorso al lavoro

Speranza di vita

Felicità

Ferie retribuite

Congedo di maternità

Tempo non trascorso al lavoro

Speranza di vita

Felicità

Ferie retribuite

Congedo di maternità

Tempo non trascorso al lavoro


L'Unione europea ha sempre avuto una dimensione sociale, strettamente legata alle sue ambizioni economiche. Il miglioramento delle condizioni di lavoro e del tenore di vita e la promozione dell'uguaglianza di genere sono obiettivi centrali dell'UE da quando i trattati di Roma hanno sancito, nel 1957, il principio della parità retributiva tra donne e uomini. Da allora, lo sviluppo di una dimensione sociale è andato di pari passo con l'approfondimento del mercato unico e del concetto di cittadinanza europea, garantendo la parità di condizioni e i diritti essenziali in tutti i paesi.

Abbiamo fatto tanta strada in sessant'anni. Dalla Carta europea dei diritti fondamentali agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, ora è forte l'impegno europeo e internazionale a sostegno dei valori, dei diritti e degli obiettivi sociali fondamentali. L'Europa ha un impatto tangibile sulla nostra vita quotidiana: a scuola, al lavoro, in casa, in vacanza o in pensione.

La discussione sulla dimensione sociale dell'Unione è opportuna e fondamentale in un momento in cui l'Europa a 27 riflette su come impostare il suo futuro. Negli ultimi anni l'Europa è dovuta intervenire molto spesso per "spegnere gli incendi" in risposta alle crisi che si sono succedute. Ora è giunto il momento di trarre i debiti insegnamenti e di aprire un nuovo capitolo. Dobbiamo quindi collocarci in una prospettiva a più lungo termine e affrontare le trasformazioni più profonde della nostra economia e della nostra società.

Il presente documento di riflessione e il più ampio dibattito avviato dal Libro bianco ci permetteranno di guardare insieme al futuro. Questo ci aiuterà a dare collettivamente forma e senso a una dimensione sociale per l'Europa che sia basata sui risultati già acquisiti e consona alle realtà del XXI secolo. Il documento ci fa capire da dove siamo partiti, dove siamo arrivati e a cosa potremmo puntare. Mette in risalto le differenze tra paesi e regioni, ma anche le sfide comuni. Si interroga sul ruolo che dovrebbe svolgere l'UE e su come possa interagire meglio con gli Stati membri, le parti sociali e la società civile in generale.

Come nel Libro bianco, le idee esposte non sono né prescrittive né restrittive: il loro scopo è avviare una riflessione, per poter poi adottare misure concrete.

2. Realtà sociali odierne

Prima di illustrare le sfide e le possibili opzioni politiche è opportuno esaminare la situazione attuale dei 27 Stati membri.

Le realtà sociali in Europa differiscono notevolmente a seconda di dove viviamo e lavoriamo. Pur presentando molti elementi comuni, l'Europa è caratterizzata da una gran varietà di tradizioni, esperienze e situazioni. Le differenze sono ancora molto accentuate in termini di istruzione e sanità, modelli occupazionali, retribuzioni, reddito e sistemi di protezione sociale.

L'Europa si sta riprendendo dalla crisi, ma persistono divergenze tra paesi e regioni.

L'Europa è sempre stata sinonimo di convergenza verso un tenore di vita più elevato. In passato questa convergenza avveniva in modo quasi automatico, attraverso il mercato interno e il sostegno dei fondi UE, al punto che la Banca mondiale ha definito l'UE una "macchina di convergenza". Negli ultimi anni, tuttavia, il processo di convergenza ha subito un forte rallentamento, per non dire una battuta d'arresto, perché i paesi più efficienti progrediscono più rapidamente. Che cosa è successo e perché questo costituisce un problema?

I vantaggi della convergenza sono molteplici. Le società europee e l'Unione diventano più coese e più stabili. La convergenza delle condizioni di vita e di lavoro può fare la differenza tra chi si trasferisce in un altro paese per scelta e chi invece è spinto da una necessità economica. Laddove alla convergenza delle prestazioni economiche fa progressivamente riscontro la convergenza delle condizioni sociali, diminuiscono i timori di un "dumping sociale" e aumenta il sostegno a favore del mercato unico. Il processo di convergenza, tuttavia, deve svolgersi nell'arco di un periodo ragionevole, affinché i paesi, le persone e le imprese abbiano il tempo di adattarsi.

 

Gli indicatori economici del tenore di vita evidenziano la diversità delle situazioni esistenti in Europa. Eppure, anche le medie nazionali danno un'immagine falsata, perché celano disparità ancora più accentuate all'interno degli Stati membri, con sacche di relativa ricchezza nei paesi meno ricchi e viceversa. In genere le capitali sono più ricche delle altre parti del paese. Le regioni di Bratislava e Praga, ad esempio, si trovano attualmente al quinto e sesto posto nell'UE in termini di prodotto interno lordo (PIL) pro capite.

Nel periodo 2008–2014 la crescita economica più rapida nell'UE è stata registrata nella regione polacca della Masovia che comprende Varsavia, la capitale. Il PIL pro capite in tale regione, che era inferiore del 17,1% alla media UE nel 2008, ha superato dell'8,4% la media UE a 28 nel 2014.

Inoltre il sostegno dei fondi agricoli ha dato un notevole impulso allo sviluppo delle zone rurali, che corrispondono a tre quarti del territorio europeo.

I progressi, tuttavia, non sono avvertiti allo stesso modo in tutte le regioni o in tutte le fasce della società. Ad esempio, anche se la delocalizzazione parziale o totale delle imprese non ha avuto effetti negativi globali in alcuni paesi e rientra fra le possibilità offerte alle imprese dal mercato unico, in molti casi ha determinato gravi disagi e perdite per le singole regioni.

I tassi di disoccupazione sono in calo, ma differiscono notevolmente a seconda dei paesi europei

I tassi di disoccupazione vanno da meno del 5% nella Repubblica ceca, in Germania e in Ungheria al 18% in Spagna e al 23% in Grecia.

in %, febbraio 2017

Fonte: Commissione europea

La crisi ha colpito in modo diverso le varie parti dell'Europa, ma in tutta l'Unione sono le giovani generazioni ad averne risentito in modo particolare. Alla fine del 2016, il tasso di disoccupazione giovanile era del 18% nell'UE e del 20% nella zona euro, ma di circa il 40% in Grecia, Spagna e Italia. Per la prima volta dalla seconda guerra mondiale vi è un rischio reale che i giovani adulti di oggi – la generazione più istruita che abbiamo mai avuto – si ritrovino in condizioni economiche peggiori rispetto ai loro genitori.

L'attuazione di interventi risoluti e l'adozione di decisioni difficili hanno riportato l'economia su un percorso di crescita e i tassi di disoccupazione stanno diminuendo in tutti gli Stati membri. La disoccupazione è al livello più basso dal 2009 sia nell'UE che nella zona euro. Questo potrebbe essere dovuto in parte al maggior sostegno personalizzato offerto attraverso la Garanzia per i giovani.

I tassi di occupazione differiscono

Se si considera la percentuale della popolazione in età lavorativa effettivamente occupata – cioè il tasso di occupazione – si riscontrano nuovamente forti differenze tra i vari paesi. La Svezia, la Germania, i Paesi Bassi, la Danimarca, la Repubblica ceca, l'Estonia, la Lituania e l'Austria hanno tassi di occupazione superiori al 75%, conformi all'obiettivo che tutti gli Stati membri dell'UE hanno convenuto di raggiungere collettivamente entro il 2020. La partecipazione delle donne e dei lavoratori di più di 55 anni al mercato occupazionale varia a seconda degli Stati membri. Anche se i loro livelli di occupazione stanno aumentando, entrambi i gruppi rimangono nettamente sottoccupati.

Alla diminuzione dei tassi di disoccupazione fa riscontro il miglioramento dei tassi di occupazione. Nel quarto trimestre del 2016 il tasso di occupazione nell'UE è arrivato al 71% contro il 69% nel 2010, quando è stato fissato l'obiettivo. Ora l'UE a 27 conta il numero di lavoratori più alto della storia, con 201 milioni di persone occupate di cui 154 milioni nella zona euro.

I miglioramenti rispecchiano in larga misura l'aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro. La creazione di posti di lavoro nel terziario, la disponibilità di strutture per l'infanzia migliori e l'abolizione dei disincentivi fiscali al lavoro per le persone che costituiscono la seconda fonte di reddito familiare contribuiscono ad alimentare questa tendenza, sebbene permanga un notevole divario di genere. I miglioramenti riflettono anche l'allungamento della carriera per un maggior numero di persone, dovuto in parte alle riforme delle pensioni adottate, ma anche al miglioramento delle competenze e delle condizioni di salute e di lavoro in tutta Europa.


I posti di lavoro recentemente creati sono per la maggior parte di buona qualità, in quanto offrono un reddito adeguato, la sicurezza occupazionale e un contesto lavorativo favorevole. Molti sono creati nel terziario, settore che ten
de a impiegare persone più qualificate. Il maggior numero di posti di lavoro creati riguarda i servizi di informazione e comunicazione, amministrativi e di supporto e le attività professionali, scientifiche e tecniche. L'85% di questi nuovi impieghi è creato presso piccole e medie imprese.

 

I sistemi di protezione sociale differiscono a seconda dei paesi europei

Al di là del mercato del lavoro, anche i sistemi di previdenza e protezione sociale dei paesi dell'UE a 27 differiscono in termini di scelte politiche e stanziamenti di bilancio. Nel 2015 la spesa pubblica per la protezione sociale nell'UE ha rappresentato il 40% circa della spesa pubblica complessiva (quasi un quinto del PIL). Otto Stati membri – Finlandia, Francia, Danimarca, Austria, Italia, Svezia, Grecia e Belgio – hanno destinato almeno il 20% del PIL alla protezione sociale.

Il modo in cui funzionano i sistemi previdenziali rispecchia le diverse tradizioni tramandate dal secolo scorso. Questi sistemi, istituiti in Europa alla fine del XIX secolo, miravano inizialmente ad affrontare le sfide dell'era industriale (cfr. allegato I). La maggior parte di essi si è sviluppata dopo la seconda guerra mondiale, mentre alcuni si sono sviluppati pienamente solo negli anni '80 e '90. I parametri in base ai quali si definiscono le differenze riguardano l'entità degli stanziamenti e il modo in cui sono ripartiti, le fonti di finanziamento, il grado di copertura dei rischi fra la popolazione e il ruolo delle parti sociali.

I sistemi di protezione sociale, associati all'imposizione fiscale, contribuiscono a ridurre le disparità di reddito. Attualmente l'Europa ospita le più eque società del mondo, sebbene permangano notevoli disparità. Tre le famiglie, il 20% più ricco guadagna in media 5 volte di più del 20% più povero. Secondo questo parametro, i livelli più elevati di disparità di reddito si registrano in Romania, Lituania, Bulgaria, Lettonia, Cipro, Estonia e Italia. Vi sono inoltre forti disparità di reddito fra le regioni degli Stati membri.

La crisi ha avuto pesanti ripercussioni su molti europei, che hanno dovuto far fronte a un ristagno o a una diminuzione del reddito. Anche se ultimamente il reddito reale disponibile, cioè il reddito di cui le famiglie dispongono al netto delle imposte, è nuovamente aumentato, i livelli attuali sono sostanzialmente quelli del 2008.

Infine, il rischio di povertà rimane elevato anche in società prospere come le nostre. Si stima che quasi un quarto della popolazione dell'UE a 27 sia a rischio di povertà o di esclusione sociale. Il tasso di povertà infantile è tuttora alto e sta aumentando in diversi Stati membri. Questo significa che i bambini hanno un accesso limitato all'assistenza sanitaria e sono maggiormente a rischio di abbandono scolastico e, in età adulta, di disoccupazione e povertà. Sebbene nel 2010 i leader dell'UE si fossero impegnati a ridurre il numero di persone a rischio di povertà di 20 milioni entro il 2020, l'Europa è ancora molto lontana dal raggiungimento di questo obiettivo. Finora si è registrato un aumento di 1,7 milioni di persone a rischio povertà.

Che cosa aiuta le nostre società ed economie a resistere alle crisi?

A causa della crisi finanziaria ed economica mondiale scoppiata nel 2008, molte parti dell'Unione si sono ritrovate con livelli elevati di disoccupazione, debito pubblico e debito privato. Numerose persone e famiglie hanno dovuto far fronte a situazioni difficili e lottare per arrivare a fine mese. La crisi ha aggravato problemi che già esistevano da tempo, e quindi ha colpito certi paesi più duramente di altri. Il contesto degli investimenti era migliore in certi paesi, certe imprese erano più competitive e certi mercati occupazionali e sistemi sociali hanno assorbito meglio gli shock e si sono potuti proteggere in modo più efficace dagli effetti negativi della crisi.

Anche i paesi più resilienti hanno registrato perdite di posti di lavoro, ma le imprese sono riuscite a crearne di nuovi più rapidamente. I sistemi previdenziali, in particolare i sussidi di disoccupazione, hanno aiutato le persone durante le transizioni e i servizi pubblici si sono concentrati sulla riqualificazione e sul reinserimento nel mercato del lavoro. I regimi di reddito minimo hanno aiutato le persone a soddisfare il fabbisogno di base e a vivere in condizioni dignitose. I paesi in cui le parti sociali sono state strettamente coinvolte nelle riforme del mercato occupazionale hanno ottenuto risultati positivi e duraturi, perché questo coinvolgimento ha garantito la titolarità del processo di riforma da parte di una gamma più ampia di soggetti interessati.

Prepararsi al futuro

L'istruzione e le competenze sono tra i fattori che incideranno sempre più sul futuro delle nostre società ed economie. L'Europa vanta alcuni dei sistemi di istruzione e di formazione professionale avanzata più innovativi al mondo.

È preoccupante, quindi, che circa un quarto della popolazione adulta europea abbia difficoltà a leggere e scrivere o possieda scarse competenze matematiche e che quasi il doppio sia privo di competenze digitali sufficienti. Inoltre, e questo è ancora più grave, la situazione dei giovani è in costante peggioramento per quanto riguarda le competenze di base.

Purtroppo i risultati più recenti dell'indagine del Programma per la valutazione internazionale degli studenti (PISA) parlano chiaro: sebbene alcuni Stati membri raggiungano nel complesso livelli elevati di eccellenza e di equità nei risultati scolastici, la maggior parte non ha compiuto progressi sufficienti nel ridurre la percentuale delle persone con risultati insufficienti in lettura, scienze e matematica. Per alcune fasce della popolazione la situazione è ancora più preoccupante: in media, e tenuto conto del loro status socioeconomico, gli studenti immigrati hanno il doppio delle probabilità degli altri di ottenere risultati inferiori al livello di base di competenza nelle scienze.

Pochi europei figurano tra i migliori a livello mondiale per quanto riguarda le scienze, la lettura e la matematica

 

Fonte: OCSE PISA 2015 

3. Fattori di cambiamento da qui al 2025

Nell'ultimo decennio il tessuto sociale dell'Europa è notevolmente cambiato e fattori globali stanno avendo un profondo impatto sul nostro modo di vivere e lavorare. Si tratta di tendenze in ampia misura irreversibili e probabilmente destinate a subire un'accelerazione nei prossimi anni in tutti e 27 gli Stati membri. Saranno caratterizzate da molte sfide comuni ma creeranno anche nuove opportunità.

La popolazione europea sta subendo una rapida evoluzione

Gli europei vivono più a lungo e in migliori condizioni di salute, e questa sicuramente è una buona notizia. Grazie a decenni di pace, copertura sanitaria, progressi medici e migliori condizioni di vita e di lavoro, è aumentato il numero di persone che godono di un pensionamento più lungo e più attivo.

La speranza di vita è migliorata considerevolmente. Gli uomini, che nel 1900 vivevano in media 43 anni, dovrebbero arrivare a 82 anni nel 2050. Le donne invece dovrebbero balzare da una media di 46 anni a una media di 87 anni nel 2050. La maggior parte delle persone nate in Europa tra oggi e il 2025 sarà ancora viva tra 100 anni. Allo stesso tempo, la speranza di vita in buona salute e l'accesso ai servizi di assistenza sanitaria variano ancora notevolmente a seconda delle fasce di reddito e delle regioni.

Gli europei fanno anche meno figli. Mentre negli anni '60 del secolo scorso la norma era di 2 nati vivi per ogni donna, oggi il tasso di fertilità dell'UE è pari in media a 1,58. Per fare un esempio, il tasso di fertilità in Irlanda e in Portogallo in passato era superiore a 3 mentre oggi è inferiore a 2.

L'aumento della speranza di vita, combinato alla diminuzione del tasso di fertilità, sta determinando un netto invecchiamento della società europea. Nell'UE le persone che hanno più di 65 anni sono già più numerose dei bambini al di sotto di 14 anni. Entro il 2050 gli europei di almeno 65 anni passeranno da meno di un quinto a quasi un terzo della popolazione. Con un'età mediana di 45 anni, entro il 2030 l'Europa diventerà la regione "più vecchia" del mondo.

Gli europei saranno i più vecchi del mondo entro il 2030

Età mediana per regione del mondo

Fonte: Rand Europe

Non sempre tuttavia l'allungamento della vita si accompagna a buone condizioni di salute: quasi 50 milioni di persone nell'UE a 27 soffrono di malattie croniche, che ogni anno causano la morte prematura di quasi mezzo milione di persone in età lavorativa. Si tratta di morti che potrebbero essere evitate con politiche di sanità pubblica e prevenzione più efficaci o grazie a una più tempestiva ed efficiente assistenza sanitaria.

La longevità inciderà notevolmente sulle politiche pubbliche e i servizi sociali, con ripercussioni che andranno ben oltre il settore sanitario e quello assistenziale, dal sistema d'istruzione fino alla necessità di soluzioni abitative e per la mobilità a misura di anziano. L'invecchiamento della popolazione può creare occupazione, con il rapido sviluppo dell'economia sociale, nei settori dell'intrattenimento e dell'assistenza agli anziani. Tuttavia, crea anche nuove esigenze da soddisfare. Già oggi, quasi un terzo degli ultrasessantacinquenni vive da solo, e fino a due terzi delle persone che hanno più di 75 anni dipendono dall'assistenza informale, per lo più fornita dai parenti più prossimi. Un anziano su sei vive in povertà, e le donne anziane sono particolarmente esposte al rischio di ricevere pensioni basse a causa di un percorso lavorativo incompleto.

Tutto ciò inciderà sulla sostenibilità finanziaria dei nostri sistemi di previdenza sociale e quindi sul bilancio dei paesi. Per l'UE a 27 la spesa associata relativa alle pensioni potrebbe salire al 12,4% del PIL entro il 2030, i costi dell'assistenza sanitaria potrebbero raggiungere il 7,7% del PIL e i costi dell'assistenza a lungo termine potrebbero arrivare fino al 2,4% del PIL. Nel 2060 per ogni persona anziana ci saranno solo due persone in età lavorativa, mentre nel 2008 ce n'erano quattro. L'impatto sarà attenuato dalle recenti riforme pensionistiche intese ad allineare l'età pensionabile alla speranza di vita, ma probabilmente si registrerà un significativo aumento della spesa sanitaria.

La riduzione della forza lavoro potrebbe inoltre compromettere la nostra capacità di mantenere il livello della crescita economica. Anche se aumentano le persone disposte a lavorare - e a farlo più a lungo - in ciascuna generazione, ciò potrebbe non compensare la complessiva contrazione demografica. La migrazione legale può fornire all'UE le competenze necessarie per far fronte alle carenze del mercato del lavoro e contribuire alla sostenibilità dei sistemi di previdenza sociale.

L'invecchiamento avrà i suoi effetti anche sul peso relativo dell'Europa nel mondo, visto che altrove la popolazione aumenta più rapidamente. Gli europei saranno solo il 5% della popolazione mondiale entro il 2060, anno in cui nessuno degli Stati membri conterà da solo più dell'1% della popolazione mondiale. La situazione è particolarmente critica in Lituania dove, secondo le ipotesi attuali, la popolazione dovrebbe ridursi di oltre un terzo entro il 2080. Per Slovacchia, Grecia, Portogallo e Bulgaria è prevista una riduzione di circa il 30%.

Fondamentalmente, l'invecchiamento della popolazione mette in evidenza anche la questione dell'equità intergenerazionale. Sussiste oggi il rischio concreto di un divario generazionale tra giovani e anziani in termini di potere decisionale, benessere, sicurezza materiale e accesso ad un alloggio, nonché in termini di ripartizione del peso finanziario e fiscale di una società che invecchia.

Ci sono nuovi stili di vita e la società è più diversificata

L'evoluzione demografica spiega e allo stesso tempo riflette evoluzioni sociali più ampie, come nuovi stili di vita, dinamiche territoriali, abitudini di consumo e condizioni abitative.

I tassi di natalità sono sì in calo, ma alcuni elementi indicano che il desiderio di maternità/paternità resta spesso insoddisfatto a causa di una complessa combinazione di fattori quali ad esempio una non equa ripartizione delle responsabilità parentali, il livello non certo ottimale delle strutture per l'infanzia, un'organizzazione del lavoro che mal si concilia con la vita familiare e l'incertezza delle prospettive di lavoro.

L'evoluzione degli stili di vita è riconducibile anche alle separazioni tra coniugi, all'emergere di differenti tipi di relazioni e all'indebolimento dei legami familiari. Ciò comporta una maggiore libertà individuale e una maggiore indipendenza ma anche rischi crescenti di isolamento sociale e una minore stabilità nella vita delle persone. Nel 2015 i nuclei familiari composti da una sola persona rappresentavano un terzo di tutti i nuclei familiari dell'UE e solo un terzo delle famiglie era composto da più di due persone. Da qui al 2025 questa tendenza dovrebbe proseguire nella maggior parte degli Stati membri. Ciò genera nuovi problemi di equilibrio tra lavoro e vita privata e di responsabilità familiari; le famiglie monoparentali, in particolare, sono esposte a un rischio più alto di povertà in caso di disoccupazione.

La parità di genere è ancora un traguardo lontano, anche se i progressi continuano. Persistono gli stereotipi di genere e le donne sono ancora sottorappresentate nel mercato del lavoro e nelle posizioni decisionali in ambito economico e politico.

Il divario di genere persiste a tutti i livelli

Dati del 2016 o ultimi dati disponibili

Fonte: Commissione europea


Il 1° gennaio 2016 erano 29,7 milioni le persone nate al di fuori dell'UE soggiornanti legalmente nell'UE a 27; si tratta di persone arrivate negli ultimi decenni per ragioni diverse (lavoro, studio, protezione o ricongiungimento familiare). Sebbene la migrazione nell'UE sia ancora relativamente modesta rispetto ad altre parti del mondo, i recenti grandi afflussi di migranti, giunti nell'UE in un lasso di tempo relativamente breve, hanno generato tensioni in alcune parti d'Europa. Assicurare l'effettiva integrazione, la piena partecipazione e il contributo di tutti i cittadini di paesi terzi è importante per la prosperità e la coesione future delle società europee nel loro complesso.

Gli europei si avvalgono maggiormente della loro libertà di spostarsi all'interno dell'Unione, lavorare e studiare in altri paesi, fondare imprese, pagare le tasse e contribuire a forgiare una società più dinamica. Sono circa 16 milioni gli europei che oggi vivono e lavorano per lunghi periodi in un paese diverso dal loro paese di origine, talvolta restandovi per sempre. 1,7 milioni di persone, pari a quasi l'1% della forza lavoro dell'UE, attraversano una frontiera ogni giorno per lavorare in un altro paese. A tutto ciò bisogna aggiungere che la società europea è sempre più integrata a seguito della facilità con cui le persone viaggiano, studiano e vanno in pensione nei vari paesi e fanno affari tra di loro, con una riduzione dei costi e un aumento delle opportunità derivanti dall'appartenenza a un mercato unico senza frontiere.

Questa evoluzione demografica ha luogo in un momento di crescente urbanizzazione. Oltre il 70% degli europei vive già in città e centri urbani ed entro il 2050 la percentuale salirà all'80%. L'Europa ospita già alcune delle "città più intelligenti" del mondo, ma bisogna cogliere l'opportunità e assumersi la responsabilità di renderle ancora più connesse ed efficienti in termini di utilizzo delle risorse naturali ed energetiche. Una sfida fondamentale sarà anche quella di rendere l'ambiente urbano più inclusivo e accessibile per rispondere alle esigenze di una popolazione eterogenea, comprese quelle dei genitori che lavorano, delle persone con disabilità e degli anziani.

La società sta diventando più complessa via via che mutano i legami tradizionali quali la famiglia, il gruppo sociale e la religione. La globalizzazione ha provocato una maggiore esposizione alla diversità, stimolando la curiosità e arricchendo le società, ma ha generato inquietudini che riguardano l'identità culturale, le differenze culturali e il dialogo tra i gruppi. Ciò è sintomatico di una transizione verso valori individuali e culture separate, e contribuisce ad accrescere l'attenzione nei confronti dell'individuo e del consumatore piuttosto che della società nel suo insieme. Inoltre, solleva nuove questioni quali la tolleranza e il rispetto per gli altri. Allo stesso tempo, stanno emergendo nuove forme di solidarietà, impegno sociale e partecipazione civica, anche attraverso le attività ricreative, le attività culturali e l'uso delle nuove tecnologie.

Il mondo del lavoro sta cambiando

La vita lavorativa sta subendo radicali trasformazioni dovute agli effetti combinati del progresso tecnologico, della globalizzazione e della crescita del settore dei servizi. Di fatto, assistiamo alla ridefinizione di interi settori dell'economia attraverso l'economia collaborativa e le piattaforme online. La forza lavoro deve far fronte al ritmo accelerato dei cambiamenti, tanto per acquisire nuove competenze, quanto per adattarsi a nuovi modelli commerciali o a nuove preferenze dei consumatori.

Per alcune persone, questi cambiamenti offrono opportunità senza precedenti e forme di lavoro più flessibili, grazie all'utilizzo degli strumenti digitali e alla crescente importanza dell'orario flessibile e del telelavoro. Per altre persone invece sono fonte di insicurezza.

Entro il 2025 i modelli lavorativi e le carriere saranno ancora più vari rispetto ad oggi. Nell'arco di una generazione o due, il lavoratore europeo medio potrebbe passare da un posto di lavoro a vita a dieci impieghi diversi nel corso della carriera. La diffusione del lavoro a distanza o mobile sarà più semplice e più comune, a dimostrazione di una tendenza verso la flessibilità dei lavoratori in un mercato del lavoro più diversificato. Il lavoro sarà sempre più incentrato sulle realizzazioni e sui risultati anziché sulla presenza fisica in un determinato luogo, con più opportunità di lavorare come libero professionista e di combinare più lavori nello stesso tempo. Molti di questi cambiamenti sono già iniziati; il futuro mondo del lavoro dipenderà dal modo in cui oggi rispondiamo a queste trasformazioni e le guidiamo.

Nuove realtà nel mercato del lavoro

Fonte: Commissione europea

Ciò è emblematico dell'emergere di modelli di lavoro e condizioni di lavoro sempre più vari e irregolari che mettono fine alla prospettiva di una carriera tradizionale. Al suo posto ci sono nuove forme di contratti, una maggiore mobilità geografica e più cambiamenti di lavoro e di status professionale.

Anche se i nuovi tipi di contratto possono essere un primo passo per accedere al mondo del lavoro, sussiste il rischio di una crescente polarizzazione del mercato del lavoro, caratterizzato dall'aumento delle disuguaglianze salariali e dal pericolo che persone poco qualificate restino intrappolate in impieghi modesti con scarse prospettive di avanzamento.

Il ritmo della digitalizzazione e l'evoluzione economica renderanno obsoleti alcuni dei lavori di oggi e le competenze necessarie per svolgerli. Per affrontare queste sfide è necessario modernizzare i sistemi scolastici. È probabile che la maggior parte dei bambini che iniziano oggi la scuola primaria eserciterà un domani professioni attualmente sconosciute.

Le sfide della vita lavorativa del futuro

Fonte: Commissione europea

Ciò solleva molti interrogativi sul futuro del lavoro stesso. Ci sarà più o meno lavoro in futuro? I lavori del futuro saranno "lavori di qualità"? La forza lavoro di oggi e di domani ha o avrà le competenze giuste per svolgere tali lavori? È difficile prevedere l'impatto completo dell'automazione e dell'intelligenza artificiale sulla futura disponibilità di posti di lavoro e la velocità con cui questi cambiamenti avverranno. Alcuni studi suggeriscono che metà delle attività lavorative odierne potrebbe essere automatizzata entro il 2055. Senza dubbio ai lavoratori di tutte le età verrà chiesto sempre più spesso di adattare le loro competenze all'evoluzione tecnologica e di aggiornarle continuamente. Questa è la realtà alla quale le imprese, le scuole, i centri di formazione e le università d'Europa devono preparare i cittadini.

Emergono nuovi rischi sociali e la necessità di modernizzare i sistemi di previdenza sociale e i sistemi di apprendimento permanente

Il nuovo mondo lavorativo solleva interrogativi circa la qualità dei posti di lavoro del futuro in termini di remunerazione, sicurezza occupazionale e condizioni di lavoro. Esso incide anche in ambiti quali le reti di assistenza sociale, le prestazioni sociali, la pianificazione della pensione, l'assistenza all'infanzia e l'assistenza sanitaria, e può comportare l'adattamento dell'orario di lavoro, dei periodi di riposo e degli obblighi sanitari e di sicurezza.

Nella società più in generale sorgono nuovi problemi sociali, quali stress e depressione, obesità, malattie legate all'ambiente e dipendenza dalle tecnologie, che si aggiungono ai problemi tradizionali dell'isolamento sociale, delle malattie mentali, della tossicodipendenza, dell'alcolismo, della criminalità e dell'insicurezza.

È in gioco la capacità di reazione e di adattamento delle autorità pubbliche, delle imprese e delle persone. I cambiamenti in corso porranno sfide nuove e importanti per quanto riguarda l'istruzione, la formazione, le competenze, l'apprendimento permanente, la gestione delle risorse umane e la capacità di gestire transizioni professionali complesse nel corso della vita. Contemporaneamente dovranno essere introdotti nuovi diritti sociali per accompagnare l'evoluzione del mondo del lavoro.

Nonostante le numerose riforme in corso, i sistemi di previdenza sociale esistenti non sempre sono in grado di adeguarsi a queste sfide nuove e in gran parte senza precedenti. Non è solo una questione di sostenibilità finanziaria. Bisogna fornire le reti di sicurezza giuste e nuove forme di protezione affinché le persone possano vivere sfruttando appieno le loro capacità e affinché la società possa funzionare. I sistemi di protezione sociale presentano ancora molti limiti, in particolare per quanto riguarda la copertura e l'accesso. Ad esempio, i paesi che hanno a lungo fatto affidamento sui tradizionali sistemi di sostegno delle famiglie e sulle pensioni come fonte di reddito per la famiglia in senso ampio hanno dovuto sviluppare e potenziare sistemi fiscali e di prestazioni sociali maggiormente orientati all'individuo, più universali e meglio subordinati alle condizioni di reddito. Spesso questi stessi paesi hanno inoltre fatto a lungo ricorso a una legislazione restrittiva sulla tutela del posto di lavoro per proteggere i lavoratori, ma a spese dei più giovani alla ricerca di un'occupazione.

Politiche ben mirate in materia di previdenza sociale possono avere un forte impatto sulla riduzione delle disuguaglianze

in %, 2014

Riduzione delle disparità di reddito grazie
alle prestazioni sociali (%)

Spesa per le prestazioni sociali (% del PIL)

Fonte: Commissione europea

Pensando con lungimiranza a nuove forme di protezione per il futuro, una questione fondamentale è la necessità di modernizzare i sistemi d'istruzione e di formazione e di ampliare i programmi di apprendimento permanente allo scopo di promuovere la mobilità occupazionale e gestire il problema dello squilibrio tra domanda e offerta di competenze. La concorrenza a livello mondiale sulle competenze è in aumento e, anche se la maggior parte dei paesi europei resta in cima alla classifica dei paesi con le migliori competenze a livello internazionale, alcuni di essi sono stati superati da paesi dell'Asia, dell'Oceania e del Medio Oriente.

Gli europei si aspettano che i governi affrontino queste sfide

Queste tendenze sono percepite acutamente dagli europei e l'impatto della crisi ha fatto aumentare le aspettative e le preoccupazioni di molte persone. Dai sondaggi emerge che l'occupazione e la politica sociale figurano tra le principali priorità per gli europei, che da sempre apprezzano gli standard di cui godono a livello di previdenza sociale, ma sono anche relativamente insoddisfatti della risposta dell'UE e dei governi nazionali alle loro preoccupazioni.

Gli europei sono preoccupati della situazione sociale

Fonte: Commissione europea ed Eurobarometro 2017

I cittadini ripongono le proprie aspettative nelle mani di tutte le autorità - locali, regionali, nazionali o europee - e dai sondaggi non risulta sempre chiaro a chi attribuiscano la responsabilità e per cosa. Quando viene chiesto loro di scegliere tra il livello nazionale e quello UE, le persone ritengono che la responsabilità principale ricada sugli Stati membri, ma pensano che anche l'UE abbia un ruolo, anche se potrebbe non essere pienamente attrezzata per risolvere un determinato problema. Allo stesso tempo, per sfruttare appieno il potenziale dei fondi europei disponibili, gli Stati membri devono istituire con rapidità ed efficacia le strutture necessarie, come attestato dall'esempio della disoccupazione giovanile.

4. La possibile rotta dell'UE a 27

Fornire risposte alle speranze e alle aspettative dei cittadini presuppone una discussione aperta sulla capacità dei sistemi economici e sociali di continuare a rispondere alle esigenze sociali individuali e collettive, nonché su come UE e Stati membri possano collaborare in modo migliore e più efficiente.



I 5 scenari del Libro bianco sul futuro dell'Europa

SCENARI

Avanti così

Solo il mercato unico

Chi vuole di più fa di più

Fare meno in modo più efficiente

Fare molto di più insieme

COSA COMPORTA?

L'UE a 27 realizza e migliora l'attuale programma di riforme. Le priorità sono aggiornate periodicamente, i problemi vengono affrontati nel momento in cui si presentano e la normativa viene aggiornata di conseguenza.

L'UE a 27 approfondisce solo gli aspetti fondamentali del mercato unico.

L'UE a 27 consente agli Stati membri che lo desiderano di fare di più insieme in ambiti specifici. In questo modo gli Stati membri possono definire accordi specifici di tipo giuridico o finanziario per intensificare la cooperazione. Altri Stati membri potranno aderire in una fase successiva

Il consenso sulla necessità di affrontare meglio certe priorità insieme induce l'UE a 27 a concentrare l'attenzione e le risorse per produrre risultati maggiori in tempi più rapidi in determinati settori, mentre in altri cesserà o ridurrà gli interventi

Gli Stati membri condividono in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti i settori, l'euro è rafforzato e le decisioni a livello di UE vengono applicate rapidamente

COSA NE CONSEGUE PER LA DIMENSIONE SOCIALE?

I diritti riconosciuti ai cittadini dalla normativa dell'UE sono mantenuti in tutta l'Unione

I diritti riconosciuti ai cittadini dalla normativa dell'UE potrebbero col tempo subire restrizioni

Persistono differenze in termini di tutela dei consumatori, norme sociali e ambientali, fiscalità e uso delle sovvenzioni pubbliche

Rischio di una "corsa al ribasso"

 

La libera circolazione dei lavoratori non è garantita

I diritti riconosciuti ai cittadini dalla normativa dell'UE iniziano a divergere a seconda se il paese in cui vivono ha deciso di fare di più

Un gruppo di Stati membri sceglie di armonizzare la fiscalità o concorda norme sociali comuni, riducendo in tal modo i costi di conformità, limitando l'evasione fiscale e contribuendo a migliorare le condizioni di lavoro

I 27 realizzano progressi nel rafforzamento del mercato unico e delle quattro libertà

I diritti riconosciuti ai cittadini dalla normativa dell'UE sono rafforzati nei settori in cui scegliamo di fare di più e ridotti negli altri

Le nuove norme riguardanti la protezione dei consumatori, l'ambiente, la salute e la sicurezza sul lavoro passano da un'armonizzazione dettagliata al minimo indispensabile

Le retribuzioni, la legislazione sociale e i livelli di tassazione variano sensibilmente da una parte all'altra dell'Unione

La normativa dell'UE riconosce ulteriori diritti ai cittadini

Maggior coordinamento in materia di bilancio, sociale e fiscale tra i membri della zona euro

Nuovi finanziamenti UE per stimolare lo sviluppo economico e per reagire agli shock a livello nazionale, regionale e settoriale

Fonte: Commissione europea

Il ruolo dell'UE in campo sociale dipenderà dalle scelte più ampie operate dall'UE a 27 nel suo complesso. Come sottolineato nel Libro bianco sul futuro dell'Europa, le possibilità contemplate variano dallo status quo a un cambiamento del raggio d'azione e delle priorità, fino a un balzo parziale o collettivo in avanti.

Responsabilizzare i cittadini per creare società più forti

Nell'UE vi è sempre maggiore consenso sul fatto che per creare società resilienti è necessario promuovere le pari opportunità per consentire a ciascuno di iniziare il percorso di vita con buone premesse, sormontare le difficoltà e realizzare il proprio potenziale.

I settori di intervento sono ben noti: investire nei bambini perché la loro vita inizi nelle migliori condizioni possibili; investire nei giovani, nelle competenze e nell'apprendimento permanente; agevolare le transizioni nell'arco della carriera e il passaggio da una prospettiva "posto di lavoro a vita" a una prospettiva "occupazione a vita", compreso il lavoro autonomo; promuovere una vita più lunga e in migliori condizioni di salute attraverso la prevenzione, migliori condizioni di lavoro e l'assistenza agli anziani; promuovere la parità di genere per colmare i divari residui e sancire il concetto di "famiglia con doppio stipendio"; garantire un'inclusione attiva e lottare contro le discriminazioni, permettendo a ciascuno di vivere in modo dignitoso; agevolare la mobilità e garantire l'integrazione efficace dei migranti; promuovere la partecipazione civica, la cultura e il dialogo, che sono anche attivi economici, e così via.

Non esiste un approccio unico che vada bene per tutta l'Europa, ma vi sono sfide comuni e una necessità comune di agire. In un periodo di cambiamenti rapidi e costanti, si dovrebbe puntare a responsabilizzare le persone e a costruire strutture sociali più resilienti, che col tempo siano in grado di adattarsi senza difficoltà agli sviluppi.

I nostri paesi possono imparare gli uni dagli altri

Molti paesi europei hanno intrapreso vaste riforme dei mercati occupazionali e dei sistemi previdenziali, con chiare tendenze comuni: alleggerire la pressione fiscale sul lavoro per ridurre i costi di assunzione e agevolare la creazione di posti di lavoro; modernizzare i sistemi pensionistici attraverso un miglior allineamento dell'età pensionabile con la speranza di vita; modernizzare i sistemi di istruzione e apprendimento permanente per renderli più consoni alle necessità attuali e future; mantenere un collegamento tra retribuzioni e produttività per sostenere nel tempo la competitività e la creazione di posti di lavoro.

Durante questo processo gli Stati membri possono ispirarsi ai modelli in vigore in Europa che si sono dimostrati efficaci. In Danimarca, la combinazione di mercato del lavoro flessibile, forte protezione sociale, dialogo sociale efficace e apprendimento permanente ha permesso di ridurre le disuguaglianze e di migliorare le prestazioni economiche. In Austria e in Germania, il sistema di formazione professionale duale ha facilitato la transizione tra scuola e occupazione combinando l'insegnamento con l'esperienza pratica.

Al tempo stesso, tutti i paesi sono indotti a innovare in un contesto nazionale o europeo. Dalla sperimentazione del reddito universale di base in Finlandia all'introduzione di un reddito minimo garantito in Grecia, si tende sempre più a collaudare nuovi modelli per far fronte a nuove realtà. In Francia, un nuovo conto personale di attività riunisce tutti i diritti (conto formazione, conto rischi occupazionali, indennità di disoccupazione, ecc.) in un conto unico che può essere utilizzato in tutto l'arco della carriera.

L'Europa si trova indubbiamente in una posizione favorevole per fornire esempi di soluzioni alle sfide sociali che interessano anche altre parti del mondo, dal rapido invecchiamento della popolazione osservato in molti paesi che non dispongono di sistemi previdenziali a pieno titolo alla progettazione di "città intelligenti" in tutto il mondo, fino alle soluzioni sanitarie di domani.

L'UE non parte da zero

Negli ultimi sessant'anni, l'UE ha svolto un ruolo di sostegno ma anche di guida dei cambiamenti, pur rispettando le competenze degli altri livelli di governo.

Il trattato di Roma comprendeva già principi fondamentali quali la parità retributiva tra donne e uomini e il diritto dei lavoratori di circolare liberamente da uno Stato membro all'altro. Successivamente sono state adottate norme dettagliate per tradurre in realtà il diritto di trasferirsi in un altro paese, vale a dire: norme per garantire il diritto dei pazienti di essere curati all'estero e ottenere il rimborso delle spese mediche sostenute, norme sul riconoscimento reciproco dei diplomi e norme per garantire che i diritti a pensione acquisiti non vadano persi quando la persona accetta un posto di lavoro in un altro paese. Queste disposizioni hanno avuto un impatto positivo diretto sulla vita di milioni di persone. Le nostre economie e le nostre società nel loro insieme ne hanno tratto solo vantaggi.

Parallelamente allo sviluppo del mercato unico l'UE ha elaborato una serie di atti di diritto derivato in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, diritto alla parità e forme di lavoro atipiche quali il lavoro a tempo parziale o tramite agenzia interinale, in quanto è stato riconosciuto che un mercato comune richiede anche regole comuni in certi ambiti, in modo da fissare norme minime ad ampio raggio.

Gli orientamenti dell'UE permettono ai governi nazionali di trarre insegnamenti dalle esperienze degli altri paesi. Nel settore sociale in senso lato, questi orientamenti riguardano molti ambiti diversi, come l'istruzione, la sanità, le politiche giovanili, la parità di genere, la lotta alle discriminazioni e lo sport. Nel coordinare le politiche economiche e di bilancio nell'ambito del semestre europeo, gli Stati membri si impegnano ad attuare riforme economiche e occupazionali per promuovere una crescita inclusiva e rafforzare l'equità sociale tramite un uso responsabile delle finanze pubbliche.

Sebbene una quota rilevante del bilancio dell'UE venga utilizzata per sostenere l'innovazione sociale e i progetti sociali negli Stati membri e per lottare contro la povertà, va osservato che il bilancio sociale dell'UE rappresenta solo lo 0,3% della spesa pubblica sociale complessiva nell'Unione. Anche se in futuro questa quota potrebbe essere riveduta, non vi è alcun dubbio sul fatto che il sostegno sociale è e rimarrà prevalentemente di competenza degli Stati membri. Il bilancio dell'UE serve principalmente a sostenere le azioni volte a rafforzare la partecipazione degli europei: integrare i gruppi svantaggiati, come ad esempio i rom, nel mercato de lavoro e aiutare i lavoratori ad adattarsi all'evoluzione dei mercati occupazionali. Trent'anni fa l'Europa ha istituito un programma che permette agli studenti di svolgere parte degli studi in un altro paese. Il programma Erasmus+, utilizzato ad oggi dal 9% degli studenti europei, è una delle iniziative di maggior successo nella storia europea.

Infine, l'UE sostiene il dialogo sociale, interagisce con la società civile e collabora con le organizzazioni internazionali per promuovere standard sociali e tenori di vita elevati, non solo nell'Unione e nei paesi del vicinato, ma anche a livello mondiale e in paesi molto lontani dai nostri confini. La convergenza degli standard sociali è un elemento fondamentale di una globalizzazione equa. A tal fine, l'UE collabora con le organizzazioni internazionali per far rispettare gli standard internazionali sui diritti umani e sociali e migliorare le condizioni di lavoro.

L’attuale Commissione ha intensificato gli interventi su tutti i fronti (cfr. allegato II). Ha proposto norme chiare, eque e applicabili sulla mobilità dei lavoratori per tutelare meglio i diritti delle persone, dotando al tempo stesso gli Stati membri di strumenti più efficaci per lottare contro gli abusi. Ha introdotto nuove disposizioni per tutelare i lavoratori dall'esposizione alle sostanze cancerogene, salvando nel corso tempo 100 000 vite umane, e ha adottato iniziative per migliorare l'accessibilità di beni e servizi per le persone con disabilità. Ha proposto un'agenda ambiziosa per garantire che le persone possano acquisire le giuste competenze e usufruire dell'apprendimento permanente.

Ora la Commissione presenta un Pilastro europeo dei diritti sociali frutto di un'ampia consultazione delle parti interessate. Il Pilastro stabilisce una serie di principi e diritti che fungeranno da quadro di riferimento per la politica occupazionale e sociale a livello nazionale ed europeo. Per sostenere il Pilastro la Commissione ha inoltre varato una nuova iniziativa legislativa volta a garantire in tutta l'Unione diritti minimi in termini di congedi e modalità di lavoro flessibili ai genitori e alle persone che prestano assistenza perché possano conciliare meglio attività professionale e obblighi familiari, problema a cui attualmente devono far fronte centinaia di migliaia di famiglie in Europa. È in atto una consultazione delle parti sociali su un possibile intervento legislativo per migliorare i diritti in materia di occupazione e protezione sociale delle persone che attualmente non sono sufficientemente tutelate.

Il dibattito in corso nei nostri paesi riguarda principalmente il modo in cui viene applicata la normativa UE. L'attuale Commissione si è adoperata con notevole impegno per fornire orientamenti su come applicare la normativa e, ove possibile, rendere le disposizioni più chiare. Ora come ora, tuttavia, l'attuazione, l'applicazione e l'osservanza della normativa sociale europea spettano agli Stati membri, che hanno competenza esclusiva a svolgere ispezioni e punire le violazioni.

L'attuale Commissione ha rafforzato gli orientamenti rivolti agli Stati membri, ad esempio per quanto riguarda l'integrazione nel mercato del lavoro dei giovani, dei disoccupati di lunga durata e dei cittadini di paesi terzi, l'istruzione e la formazione professionale, la lotta contro l'incitamento all'odio e la radicalizzazione, e la tutela dei minori migranti.

Ha inoltre rilanciato il dialogo con le parti sociali a livello europeo e ne apprezza l'impegno, espresso a Roma in occasione del sessantesimo anniversario dell'UE, di continuare a contribuire a un'Europa che agisca a favore dei lavoratori e delle imprese.

Infine, la Commissione ha tenuto conto delle considerazioni sociali in tutte le sue politiche, comprese la politica commerciale estera, ad esempio l'accordo economico e commerciale globale (CETA) con il Canada, la politica economica imperniata sugli investimenti e sulla creazione di occupazione e le politiche in materia di agricoltura, ambiente, energia e trasporti.

 

Opzioni per il futuro

Nella logica del Libro bianco, esistono varie opzioni per il futuro sociale dell'Europa:

- limitare la "dimensione sociale" alla libera circolazione;

- in alternativa, chi vuole fare di più potrebbe fare di più in campo sociale;

- oppure i paesi dell'UE a 27 potrebbero approfondire insieme la dimensione sociale.

Le implicazioni dell'opzione politica prescelta andranno al di là della sfera sociale e riguarderanno aspetti come la competitività dell'Europa, la sua capacità di gestire e orientare la globalizzazione, la stabilità dell'Unione economica e monetaria, la coesione all'interno dell'Unione e la solidarietà fra i suoi cittadini. Qualsiasi opzione politica andrebbe inoltre considerata alla luce delle sfide individuate, chiedendosi dove l'UE possa apportare un valore aggiunto. Poiché ciascuna delle tre opzioni suggerisce un certo numero di azioni concrete, anche la scelta fra i possibili strumenti va fatta in considerazione delle sfide. La maggior parte degli esempi citati per la seconda opzione vale anche per la terza e viceversa.

Limitare la "dimensione sociale" alla libera circolazione

C'è chi dice che la normativa sociale a livello di UE freni la crescita e che gli oneri amministrativi per le imprese siano troppo gravosi, soprattutto per le PMI. Secondo queste persone, i nostri standard sociali, associati alla tutela dei consumatori e alle norme ambientali, pongono le imprese europee in una situazione di svantaggio competitivo rispetto al resto del mondo. A loro parere, spetta esclusivamente agli Stati membri distribuire equamente fra i cittadini i benefici della crescita economica attraverso i sistemi fiscali e previdenziali. Secondo loro, anche l'istruzione e la cultura dovrebbero essere di esclusiva competenza degli Stati membri.

Concentrarsi esclusivamente sul mercato unico significherebbe mantenere in vigore le norme volte a promuovere la circolazione delle persone oltre le frontiere, come quelle relative ai diritti di sicurezza sociale dei cittadini mobili, al distacco dei lavoratori, all'assistenza sanitaria transfrontaliera e al riconoscimento dei diplomi. Sarebbe tuttavia abbandonata la normativa europea riguardante la tutela, la salute e la sicurezza dei lavoratori e i tempi di lavoro e di riposo. Le disposizioni sui giorni minimi di ferie retribuite e sull'uguaglianza sarebbero abolite a livello europeo. Gli Stati membri potrebbero decidere se autorizzare o meno il lavoro tramite agenzia interinale. Il pari trattamento dei lavoratori a tempo parziale non sarebbe più garantito in tutta Europa. Non vi sarebbero standard minimi a livello europeo sui congedi di maternità/paternità, sul congedo parentale o sul congedo per i prestatori di assistenza. Il diritto dei lavoratori ad essere informati, individualmente e collettivamente, sui loro diritti non sarebbe più garantito a livello europeo. Il quadro per i comitati aziendali europei all'interno delle multinazionali sarebbe abolito. Il dialogo sociale a livello di UE sarebbe circoscritto ai settori e alle questioni rilevanti per il mercato unico.

L'Europa non promuoverebbe più le possibilità per gli Stati membri di scambiarsi le migliori pratiche in materia di assistenza sociale, istruzione, sanità, cultura e sport, e non sosterrebbe più gli Stati membri con raccomandazioni su come far fronte alla disoccupazione giovanile e di lunga durata, né con i suoi strumenti volti a riqualificare gli europei e a dotarli delle competenze necessarie per trovare lavoro. I fondi europei volti a sostenere la riconversione delle regioni duramente colpite dagli effetti della globalizzazione sarebbero ridotti o aboliti. I programmi sociali negli Stati membri che beneficiano di ingenti cofinanziamenti UE dovrebbero essere interrotti o finanziati da risorse nazionali.

In pratica:

- i camionisti dovrebbero osservare tempi di guida e di riposo diversi a seconda dei paesi e i loro datori di lavoro dovrebbero retribuirli secondo tariffe orarie diverse a seconda dei paesi;

- i 20 giorni di ferie retribuite e le 14 settimane di congedo di maternità non sarebbero più garantiti in tutta Europa;

- i pazienti potrebbero ancora essere curati in un altro Stato membro, ma non vi sarebbe alcun piano d'azione europeo per lottare contro l'aumento dei batteri resistenti agli antibiotici;

- mancherebbero coordinamento e preparazione in risposta alle minacce sanitarie comuni, ad esempio la diffusione di malattie contagiose come i virus Ebola e Zika;

- qualora uno stabilimento automobilistico chiuda perché la produzione viene trasferita in un paese extraeuropeo dove gli stipendi sono più bassi, con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro nella regione, non sarebbero disponibili fondi europei per aiutare le persone coinvolte a ritrovare un impiego;

- si rischierebbe addirittura di dover abbandonare il programma Erasmus+ e l'UE cesserebbe le analisi comparative settoriali sull'abbandono scolastico e sulle persone con risultati insufficienti;

- l'UE non sosterrebbe più l'industria cinematografica e i settori culturali e creativi europei. Cesserebbero le azioni "Capitali europee della cultura".

Pro e contro

-La maggior parte delle decisioni sulle questioni sociali e occupazionali sarebbe adottata a livello nazionale e risulterebbe quindi "più vicina" ai cittadini;

-le imprese sarebbero esonerate dall'obbligo di conformità con la normativa dell'UE in molti più settori, ma dovrebbero comunque conformarsi a 27 legislazioni nazionali diverse;

-gli Stati membri sarebbero del tutto liberi di sperimentare soluzioni innovative in materia di globalizzazione, digitalizzazione e invecchiamento demografico. Senza il sostegno dell'UE vi sarebbero però meno possibilità di apprendere gli uni dagli altri;

-molte delle sfide potrebbero essere gestite attraverso le competenze e la formazione, ma l'Europa non darebbe alcun contributo al riguardo;

-si accentuerebbe il divario fra i mercati del lavoro nazionali. Aumenterebbe il rischio che, anziché convergere, i costi del lavoro divergano sempre più e che si verifichi una "corsa al ribasso";

-qualora si accentuino le divergenze salariali, un maggior numero di lavoratori provenienti da paesi a basse retribuzioni, in particolare i giovani e le persone più qualificate, potrebbe trasferirsi in paesi dove le retribuzioni sono più elevate, all'interno o all'esterno dell'UE. Questo potrebbe accentuare i problemi demografici in alcuni Stati membri;

-associato alla cessazione del sostegno dei fondi UE ai progetti sociali, anche in materia di formazione e competenze, questo potrebbe intaccare, a termine, il sostegno a favore del mercato unico e del progetto europeo. Soprattutto, e paradossalmente, sebbene l'obiettivo di questa opzione sia concentrare la dimensione sociale dell'Europa sulla libera circolazione, il mercato unico rischierebbe di essere compromesso;

-l'Europa, pertanto, non sfrutterebbe appieno il potenziale del suo principale motore di crescita e occupazione: il mercato unico.

 

Chi vuol fare di più in campo sociale fa di più

A detta di molti, gli anni della crisi hanno dimostrato che i paesi la cui moneta unica è l'euro devono fare collettivamente di più in ambito sociale per preservare la forza e la stabilità dell'euro ed evitare adeguamenti repentini del tenore di vita dei cittadini. Fermo restando che è preferibile adeguarsi preventivamente, questo non significa che i modelli sociali e i sistemi previdenziali di questi paesi debbano diventare identici. Tuttavia, i loro mercati occupazionali e i loro sistemi sociali devono funzionare bene, in modo che, quando scoppierà la prossima crisi, la loro economia sia più resiliente e il benessere dei cittadini sia maggiormente tutelato.

Molti ritengono che la zona euro sia più di una semplice entità economica e che unisca indissolubilmente le nostre sorti. L'imminente documento di riflessione sul futuro dell'Unione economica e monetaria esporrà opzioni più globali al riguardo, presentando anche possibili strumenti di stabilizzazione in linea con la relazione dei cinque presidenti "Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa". È tuttavia opportuno che le conseguenze dell'approfondimento della dimensione sociale nella zona euro e, eventualmente, in alcuni altri paesi siano oggetto di ulteriore discussione anche nel presente documento.

Ora come ora, se si escludono il coordinamento e la sorveglianza delle politiche di bilancio, non esiste un quadro giuridico che permetta di elaborare una normativa destinata alla sola zona euro, ma si potrebbe utilizzare lo strumento della "cooperazione rafforzata" previsto dal trattato. Questo significa che un gruppo di almeno nove paesi potrebbe adottare, in ultima istanza e previo accordo dei 27 Stati membri dell'UE, atti giuridici che vincolino solo i paesi partecipanti. Le norme comuni potrebbero riguardare principalmente i mercati del lavoro, la competitività, il contesto imprenditoriale e la pubblica amministrazione, nonché taluni aspetti della politica tributaria (come la base imponibile per l'imposta sulle società). Una maggiore convergenza delle politiche occupazionali e sociali nazionali sosterrebbe in modo più efficace la zona euro e garantirebbe una maggiore protezione ai suoi cittadini. I fondi disponibili a livello di UE potrebbero essere utilizzati per sostenere azioni congiunte e/o i paesi partecipanti potrebbero istituire fondi dedicati.

La cooperazione rafforzata potrebbe anche essere attuata da gruppi di paesi diversi, come dimostrano alcuni degli esempi seguenti.

In pratica:

- il diploma di una persona è riconosciuto automaticamente in alcuni Stati membri ma non in altri;

- una persona si può identificare agevolmente in alcuni paesi grazie a un numero di sicurezza sociale unico. Le autorità di questi paesi possono verificare facilmente se la persona è assicurata, con conseguente agevolazione dei rimborsi o dell'erogazione delle prestazioni;

- un gruppo di paesi concorda prezzi comuni per farmaci e vaccini, migliorando la copertura e l'accesso in termini di assistenza sanitaria;

- un gruppo di paesi concorda una pianificazione congiunta per gli operatori sanitari, tra cui il numero di medici e infermieri che beneficeranno di una formazione prestata collettivamente;

- in alcuni Stati membri i cittadini possono ricevere indennità di disoccupazione superiori a quelle percepite finora, mentre in altri il periodo durante il quale hanno diritto a tali indennità potrebbe essere abbreviato;

- gli Stati membri partecipanti potrebbero istituire programmi comuni per l'integrazione dei rifugiati;

- le persone potrebbero ancora perdere il lavoro, ma nei paesi che optano per una dimensione sociale più approfondita avrebbero maggiori possibilità di ritrovare più rapidamente un impiego e sarebbero sostenute durante la transizione grazie a strumenti comuni di riqualificazione e acquisizione di competenze.

Pro e contro

-Chi vuole spingersi oltre potrebbe farlo. I paesi che condividono la stessa linea potrebbero adottare misure più audaci. Non vi sarebbe bisogno di accettare solo il minimo comune denominatore tra i 27;

-la cooperazione tra alcuni paesi potrebbe fungere da trampolino di lancio per progetti innovativi in risposta a sfide mondiali quali l'invecchiamento demografico, la digitalizzazione e l'urbanizzazione. In caso di successo, a termine potrebbero aderire tutti i 27 Stati membri;

-i diritti riconosciuti ai cittadini dalla normativa dell'UE inizierebbero a divergere in funzione della scelta del paese in cui vivono di fare di più o no;

-aumenterebbe il livello di complessità del processo decisionale, del monitoraggio e dell'applicazione delle norme;

-la zona euro potrebbe arrivare a una maggiore convergenza verso mercati del lavoro più integrati, sistemi sociali più efficaci e sistemi rafforzati di istruzione e assistenza sanitaria, rispondendo quindi ad alcune delle sfide individuate;

-d'altro canto, le differenze che già esistono rispetto ad altri paesi potrebbero accentuarsi, rendendone più difficile la successiva integrazione nella zona euro;

-alcuni paesi al di fuori della zona euro potrebbero voler attrarre le imprese abbassando deliberatamente gli standard a scapito della convergenza sociale;

-il mercato unico potrebbe risentire dell'esistenza di standard sociali diversi all'interno dell'UE, con possibili ripercussioni sulla crescita e sull'occupazione.

I paesi dell'UE a 27 approfondiscono insieme la dimensione sociale dell'Europa

È opinione diffusa in Europa, come risulta anche dalla dichiarazione di Roma, che i valori sociali siano fondamentali per il progetto europeo e che tutti i cittadini dell'UE debbano avere gli stessi diritti e le stesse opportunità. Altri sostengono che il mercato unico sia strettamente legato a standard sociali comuni, così come è strettamente legato a standard comuni in materia di ambiente e tutela dei consumatori. Un terzo gruppo insiste sul fatto che, viste la loro entità e la loro portata globale, le grandi sfide comuni che attualmente si pongono ai paesi europei (sicurezza, cambiamenti demografici, migrazione, sviluppi tecnologici, globalizzazione) devono essere affrontate a livello perlomeno europeo per poterle controllare e definire il futuro.

Al tempo stesso, molti sostengono che per andare avanti in 27 non ci si possa limitare a "funzionare come prima, solo impegnandosi maggiormente". Potrebbe rivelarsi necessario rivedere l'attuale equilibrio delle competenze tra Unione e Stati membri per quanto riguarda tutti e quattro gli strumenti: legislazione, cooperazione, orientamenti e finanziamenti. Le istituzioni dell'UE e i governi nazionali dovrebbero spostare in via prioritaria l'attenzione sulle nuove sfide, perché questo è l'unico modo di difendere la nostra economia sociale di mercato, preservando le particolarità dello stile di vita europeo.

È indubbio che il centro di gravità per gli interventi in ambito sociale dovrebbe rimanere e rimarrà sempre al livello delle autorità nazionali e locali e delle rispettive parti sociali. Tuttavia, come emerge dal dibattito in corso, sono molti i settori in cui l'UE potrebbe sviluppare nuove iniziative a sostegno dell'azione degli Stati membri, sfruttando appieno tutti gli strumenti di cui dispone.

Oltre a fissare standard minimi, la normativa potrebbe armonizzare pienamente a livello europeo i diritti dei cittadini in determinati settori.

Per promuovere la convergenza dei risultati in ambito sociale, si potrebbero definire parametri di riferimento vincolanti per gli elementi importanti in modo da contribuire all'efficacia delle politiche occupazionali e dei sistemi d'istruzione, sanitari e previdenziali. Sul modello della Garanzia per i giovani, si potrebbe istituire una Garanzia per i bambini sostenuta dai fondi UE.

Viene chiesto di mettere a disposizione fondi più consistenti a livello di UE per sostenere lo sviluppo delle competenze, i progetti di integrazione nel mercato del lavoro, la lotta alla povertà e l'innovazione sociale. I finanziamenti UE potrebbero essere subordinati all'impegno di raggiungere determinati parametri di riferimento o di adottare misure di riforma per promuovere la convergenza verso i paesi con i migliori risultati. L'UE potrebbe inoltre sostenere gli investimenti sociali attraverso i suoi strumenti.

Si propone altresì di istituire, per affiancare le agenzie esecutive degli Stati membri, agenzie europee con funzioni di coordinamento e poteri di esecuzione nelle situazioni transfrontaliere, come un ispettorato del lavoro europeo e un'agenzia europea per i trasporti.

Gli Stati membri potrebbero decidere che tutti i paesi dell'UE a 27 procedano insieme solo in determinati settori.

In pratica:

-i paesi dell'UE a 27 concordano norme comuni per determinare lo status occupazionale delle persone che lavorano su piattaforme digitali. Questo permette alle imprese di sfruttare appieno il potenziale di un mercato digitale europeo unico;

-tutti gli Stati membri riconoscono reciprocamente i diplomi degli altri;

-le parti sociali coordinano, o addirittura negoziano collettivamente, accordi europei sulla retribuzione dei camionisti che sono applicati uniformemente nel mercato unico;

-tutti gli europei hanno un numero di sicurezza sociale unico che li identifica in qualsiasi paese. Le richieste, i controlli e i pagamenti vengono effettuati online senza problemi da un paese all'altro;

-l'età pensionabile è la stessa in tutta Europa in linea con la speranza di vita. In alcuni paesi questo può ritardare il pensionamento, ma le pensioni sono garantite;

-le imprese possono subire controlli anche da parte di ispettori europei, oltre a quelli nazionali;

-gli Stati membri potrebbero dover adeguare i loro sistemi informatici per garantirne l'interoperabilità con i sistemi a livello di UE;

-il programma Erasmus+ viene esteso ad almeno il 30% degli studenti universitari, degli studenti dei cicli inferiori, dei tirocinanti in formazione professionale, degli apprendisti e degli insegnanti;

-vi è uno spazio unificato dell'istruzione superiore che copre tutti i paesi;

-una tessera di disabilità europea è valida in tutti i paesi;

-vengono stanziate risorse dell'UE per rispondere alle minacce sanitarie transfrontaliere (virus Ebola, Zika ecc.);

-sono fissati parametri di riferimento obbligatori per migliorare gli interventi nel campo della pubblica sanità, ad esempio per quanto riguarda il tenore di grassi e di zuccheri negli alimenti;

-i cittadini possono trasferire elettronicamente le informazioni mediche quando sono curati in un altro Stato membro e utilizzare prescrizioni elettroniche per ottenere i medicinali di cui hanno bisogno.

Pro e contro

-I cittadini godrebbero di diritti sociali più uniformi in tutti gli Stati membri, per cui si riconoscerebbero meglio nel progetto europeo e lo sosterrebbero maggiormente;

-i cittadini si sentirebbero più lontani dal processo decisionale;

-in certi casi, il raggiungimento di un accordo a 27 rimarrebbe difficile. Occorrerà la volontà politica di arrivare a compromessi senza abbassare gli standard al minimo comune denominatore;

-il mercato unico funzionerebbe in modo più agevole, i mercati del lavoro europei sarebbero maggiormente integrati e diminuirebbe la paura del "dumping sociale". Aumenterebbe il sostegno a favore del mercato unico, purché se ne preservi l'integrità e si trovi il giusto equilibrio tra i diversi interessi;

-un'azione collettiva a 27 agevolerebbe le future adesioni alla zona euro;

-tutte le economie europee sarebbero più resilienti agli shock e i nostri paesi risponderebbero insieme alle sfide;

-l'UE darebbe un contributo visibile all'emancipazione dei cittadini, ad esempio attraverso programmi di formazione rafforzati;

-un'Europa unita a 27 si troverebbe nella posizione migliore per superare le sfide comuni e avrebbe massima forza e autorevolezza a livello internazionale.

5. Far progredire il dibattito

La dimensione sociale dell'Europa è in continua evoluzione, perché influenzata dalle scelte personali, dalla realtà economica, dalle tendenze mondiali e dalle decisioni politiche. Possiamo scegliere di accogliere e dirigere i cambiamenti oppure di subirli.

Lo scarto tra i presunti "vincitori" e "sconfitti" del cambiamento economico e tecnologico potrebbe comportare nuove forme di disuguaglianza, con un rischio persistente di povertà che coinciderebbe con nuove forme di esclusione. In una società moderna e coesa ciascuno dovrebbe poter fornire il proprio pieno contributo e accedere a nuove opportunità di ascesa sociale in diverse fasi della vita. È una questione di giustizia e coesione sociali.

Ma si tratta anche di un imperativo economico. Una società funzionante, fiduciosa e dinamica che investe nel proprio capitale umano e crea opportunità che consentano a ciascuno di avanzare nel corso della vita è indispensabile per favorire la crescita economica, la partecipazione al mercato del lavoro e un tenore di vita soddisfacente, nonché per combattere i rischi sociali.

È anche una necessità politica. L'instaurazione di un clima di fiducia è essenziale per il progresso, la modernizzazione e l'apertura al cambiamento.

Ferma restando la ricchezza dell'esperienza che l'Europa può offrire, è evidente che modelli o "soluzioni" di questo tipo non possono essere semplicemente trasposti o esportati integralmente da uno Stato membro a un altro con una situazione socioeconomica, una tradizione culturale e un sistema di istruzione diversi.

In ultima analisi, tuttavia, tutti i paesi europei puntano a una cosa sola: creare una società più giusta basata su pari opportunità. Il genere, il luogo in cui si nasce, il contesto familiare o la ricchezza presente all'inizio della vita non dovrebbero condizionare il livello di accesso all'istruzione, ai servizi o alle opportunità.

Nella loro diversità i paesi dell'UE a 27 hanno la possibilità di rispondere individualmente e collettivamente alle sfide comuni, sapendo che la responsabilità di prepararsi al futuro è in gran parte nelle loro mani. I tre orientamenti possibili esposti nel presente documento danno un'idea di ciò che potrebbe essere ottenuto a livello europeo e di quali potrebbero essere le limitazioni, in funzione del grado di ambizione e della misura in cui alcuni Stati membri, o tutti, siano pronti a lavorare insieme.

Nei prossimi mesi si proseguirà la discussione sull'eventuale necessità di modificare in futuro il ruolo svolto dall'Europa a sostegno dell'UE a 27. La Commissione è intenzionata ad approfondire ed ampliare il dibattito con i cittadini, le parti sociali, le altre istituzioni dell'UE e i leader dell'UE a 27. Il presente documento di riflessione intende porre le basi di un dibattito che dovrebbe mirare soprattutto a chiarire due questioni aperte: Quali sfide dovrebbero affrontare insieme i nostri paesi? Quale valore aggiunto possono apportare gli strumenti dell'UE in questo difficile processo?

La discussione dovrebbe tener conto anche del fatto che le considerazioni sociali non riguardano soltanto gli aspetti della politica sociale "classica". In questo contesto, anche gli imminenti documenti di riflessione sulla gestione della globalizzazione, sull'approfondimento dell'Unione economica e monetaria e sul futuro delle finanze dell'UE affronteranno questioni rilevanti per la futura dimensione sociale dell'Europa.

Il governo svedese sta preparando insieme alla Commissione un vertice sociale per l'occupazione e la crescita eque, che si terrà a Göteborg il 17 novembre 2017. La Commissione si augura che, da qui ad allora, il presente documento di riflessione prepari il terreno per una discussione aperta ed esauriente sul traguardo che intendono raggiungere le nostre società e su come l'Europa può aiutarle in tal senso.

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Bruxelles, 26.4.2017

COM(2017) 206 final

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ALLEGATO

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DOCUMENTO DI RIFLESSIONE

SULLA DIMENSIONE SOCIALE DELL'EUROPA


Allegato 1 | Europa sociale: cronologia

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COM(2017) 206 final

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DOCUMENTO DI RIFLESSIONE

SULLA DIMENSIONE SOCIALE DELL'EUROPA


Allegato 2 | Iniziative recenti e prossime della Commissione: una selezione

Pilastro europeo dei diritti sociali

Aggiornamento delle norme di sicurezza e salute sul luogo di lavoro con la direttiva sugli agenti cancerogeni e mutageni

Integrazione dei disoccupati di lunga durata nel mercato del lavoro

Sostegno all'equilibrio tra vita privata e professionale

Impegno strategico per la parità di genere 2016-2019

Sostegno alla mobilità (revisione della direttiva sul distacco dei lavoratori) e coordinamento della sicurezza sociale per la portabilità delle prestazioni

Proposta di atto europeo per l'accessibilità

"Percorsi di miglioramento del livello delle competenze" per permettere agli adulti di acquisire un livello minimo di competenze alfabetiche, numeriche e digitali

Semestre europeo rinnovato: raccomandazioni specifiche per paese mirate, potenziamento della dimensione della zona euro, ampi contatti a livello nazionale con governi, parti sociali e società civile

Obiettivi UE e nazionali per occupazione, istruzione, riduzione della povertà, R&S e energia e cambiamenti climatici tramite la strategia Europa 2020

Piano d'azione sull'integrazione dei cittadini di paesi terzi

Garanzia per i giovani

Nuova agenda per le competenze per l'Europa

Campagna dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (OSHA) "Ambienti di lavoro sani e sicuri ad ogni età"

Legislazione

Orientamenti

Finanziamenti

Cooperazione

Fondi strutturali e d'investimento europei

Fondo europeo per gli investimenti strategici

Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile: sostegno a oltre 1,4 milioni di giovani in tirocinio, apprendistato o collocamento al lavoro

Erasmus+: sostegno a oltre 9 milioni di giovani europei negli ultimi 30 anni

Erasmus Pro per gli apprendistati transfrontalieri

Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

Investimenti di Orizzonte 2020 in ricerca e innovazione

Programma per l'occupazione e l'innovazione sociale per agevolare il microcredito e l'imprenditoria sociale

Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD)

Creazione di un Corpo europeo di solidarietà

Riforma del vertice sociale trilaterale e riorientamento del dialogo macroeconomico

Dichiarazione comune di Consiglio, Commissione e parti sociali "Un nuovo inizio per il dialogo sociale"

Coinvolgimento attivo delle parti sociali dell'UE nelle priorità politiche dell'UE (investimenti, mercato unico digitale, energia)

Convegno annuale con la società civile per la crescita inclusiva

Coalizione per le competenze e le occupazioni digitali

Anno europeo del patrimonio culturale 2018

Reti di riferimento per la lotta alla malattie rare e complesse

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