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Document 62003TJ0095

Massime della sentenza

Sentenza del Tribunale di primo grado (Seconda Sezione ampliata) del 12 dicembre 2006.
Asociación de Empresarios de Estaciones de Servicio de la Comunidad Autónoma de Madrid e Federación Catalana de Estaciones de Servicio contro Commissione delle Comunità europee.
Aiuti di Stato - Legislazione che prevede misure urgenti di rafforzamento della concorrenza nel settore della distribuzione al dettaglio di prodotti petroliferi - Decisione di non sollevare obiezioni - Ricevibilità - Persone giuridiche - Atti che le interessano individualmente - Errore manifesto di valutazione - Obbligo di motivazione - Obbligo di avviare il procedimento d'indagine formale - Termine ragionevole.
Causa T-95/03.

Parole chiave
Massima

Parole chiave

1. Ricorso di annullamento — Persone fisiche o giuridiche — Atti che le riguardano direttamente e individualmente

(Artt. 88, nn. 2 e 3, CE e 230, quarto comma, CE)

2. Aiuti concessi dagli Stati — Nozione

(Art. 87, n. 1, CE)

3. Atti delle istituzioni — Motivazione — Obbligo — Portata

(Art. 253 CE)

4. Aiuti concessi dagli Stati — Esame da parte della Commissione

(Art. 88, n. 3, CE)

5. Aiuti concessi dagli Stati — Esame da parte della Commissione — Fase preliminare e fase contraddittoria

(Artt. 87, n. 1, CE e 88, nn. 2 e 3, CE; regolamento del Consiglio n. 659/1999, art. 4, n. 4)

Massima

1. Qualora, senza avviare il procedimento d’indagine formale di cui all’art. 88, n. 2, CE, la Commissione rilevi, con una decisione adottata sulla base del n. 3 dello stesso articolo, la compatibilità di un aiuto con il mercato comune, i beneficiari delle garanzie procedurali previste dal n. 2 di tale articolo ne possono ottenere il rispetto solamente ove abbiano la possibilità di contestare la decisione fondata sul n. 3 dinanzi al giudice comunitario.

Per tale ragione il giudice comunitario dichiara ricevibile un ricorso diretto all’annullamento di una decisione basata sull’art. 88, n. 3, CE, proposto da un interessato ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE, qualora l’autore di tale ricorso tenda, proponendo il ricorso stesso, a far salvaguardare i diritti procedurali che esso trae da quest’ultima disposizione.

Al contrario, se il ricorrente mette in discussione la fondatezza della decisione di valutazione dell’aiuto in quanto tale, il semplice fatto che egli possa essere considerato come interessato ai sensi dell’art. 88, n. 2, CE non può bastare a far ammettere la ricevibilità del ricorso. Quindi egli deve provare di avere una qualità particolare ai sensi della sentenza nella causa 25/62, Plaumann/Commissione. Questo accadrebbe in particolare nel caso in cui la posizione del ricorrente sul mercato fosse sostanzialmente danneggiata dal provvedimento d’aiuto che costituisce oggetto della decisione di cui si tratta.

(v. punti 45-46, 48)

2. Una normativa nazionale che mira a facilitare l’ingresso degli ipermercati nel mercato della distribuzione di prodotti petroliferi, sopprimendo alcune limitazioni di ordine urbanistico e alleggerendo i procedimenti amministrativi connessi all’installazione di una stazione di servizio, senza, tuttavia, esentare, in tal modo, i proprietari degli ipermercati da un qualunque obbligo di cessione a favore dello Stato, previsto dalla legislazione applicabile o risultante da una prassi amministrativa generalizzata delle autorità locali, non comporta il trasferimento diretto o indiretto di risorse pubbliche e, quindi, non può essere considerata come un aiuto di Stato.

Infatti, una misura statale che non comporti un trasferimento diretto o indiretto di risorse statali non può essere qualificata come aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE e ciò anche se essa soddisfa le altre condizioni previste da tale disposizione.

(v. punti 87, 91, 104)

3. L’obbligo di motivazione costituisce una forma sostanziale che va tenuta distinta dalla questione della fondatezza della motivazione, attinente, quest’ultima, alla legittimità nel merito dell’atto controverso.

La motivazione prescritta dall’art. 253 CE dev’essere adeguata alla natura dell’atto in questione e deve far apparire in forma chiara e inequivocabile l’iter logico seguito dall’istituzione da cui esso promana, in modo da consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e permettere al giudice competente di esercitare il proprio controllo. Il requisito della motivazione dev’essere valutato in funzione delle circostanze del caso. L’accertamento se la motivazione di un atto soddisfi i requisiti di cui all’art. 253 CE va effettuato alla luce non solo del suo tenore, ma anche del suo contesto e del complesso delle norme giuridiche che disciplinano la materia. Per quanto riguarda, più particolarmente, una decisione della Commissione che dichiari insussistente un aiuto di Stato segnalato da un denunciante, la Commissione è tenuta ad esporre adeguatamente al denunciante le ragioni per le quali gli elementi di fatto e di diritto esposti nella denuncia non sono stati sufficienti per dimostrare la sussistenza di un aiuto di Stato. Tuttavia, la Commissione non è tenuta a prendere posizione su elementi che sono manifestamente non pertinenti, privi di senso o chiaramente secondari.

(v. punti 107-108)

4. Quando le misure statali controverse relativamente al divieto di aiuti di Stato non sono state notificate dallo Stato membro interessato, la Commissione non è tenuta a svolgere un esame preliminare di tali provvedimenti entro un preciso termine. Tuttavia, se terzi interessati hanno presentato alla Commissione denunce relative a misure statali non notificate, l’istituzione, nell’ambito della fase preliminare prevista dall’art. 88, n. 3, CE, deve procedere a un esame diligente e imparziale delle denunce, per applicare correttamente le norme fondamentali del Trattato sugli aiuti di Stato. Ne consegue, in particolare, che la Commissione non può protrarre all’infinito l’esame preliminare di misure statali denunciate, il quale ha il solo scopo di consentire alla Commissione di formarsi una prima opinione sulla qualificazione dei provvedimenti sottoposti al suo esame e sulla loro compatibilità con il mercato comune.

La durata ragionevole di un procedimento di esame preliminare si valuta sulla scorta delle circostanze specifiche di ciascuna pratica e, in particolare, del contesto della stessa, delle varie fasi procedurali espletate dalla Commissione, della complessità della pratica nonché della sua rilevanza per le varie parti interessate.

Tuttavia, se l’osservanza di un termine ragionevole nello svolgimento dei procedimenti amministrativi costituisce un principio generale di diritto comunitario, che si applica nel contesto di un procedimento d’indagine in ordine ad un aiuto di Stato e di cui il giudice comunitario garantisce il rispetto, il solo fatto di aver adottato una decisione oltre tale termine non basta a rendere illegittima una decisione adottata dalla Commissione in esito ad un esame preliminare condotto a norma dell’art. 88, n. 3, CE.

(v. punti 121-122, 130)

5. Risulta dall’art. 4, n. 4, del regolamento n. 659/1999, nonché dalla giurisprudenza, che la Commissione è obbligata ad avviare il procedimento previsto dall’art. 88, n. 2, CE, qualora un primo esame non le abbia consentito di superare tutte le difficoltà poste dalla questione se un provvedimento statale sottoposto al suo controllo costituisca un aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, o quanto meno allorquando, nel corso di tale primo esame, non sia stata in grado di acquisire la convinzione che il provvedimento di cui trattasi, ammesso che costituisca un aiuto, è in ogni modo compatibile con il mercato comune.

Il fatto che sia trascorso un lasso di tempo di gran lunga superiore al tempo normalmente necessario per un primo esame operato in base all’art. 88, n. 3, CE può, assieme ad altri elementi, indurre ad ammettere che la Commissione abbia incontrato gravi difficoltà di valutazione che imponevano l’avvio del procedimento ex art. 88, n. 2, CE.

Nondimeno, la circostanza che la Commissione esprima, sulla base degli elementi a sua disposizione, dubbi sul carattere di aiuto di Stato di una misura statale, e che non esprima più le stesse riserve dopo la comunicazione di elementi supplementari da parte delle denuncianti, non permette di concludere che la Commissione abbia incontrato gravi difficoltà. Infatti, anche se essa non dispone di alcun potere discrezionale quanto alla decisione di avviare il procedimento d’indagine formale, allorquando constata l’esistenza di tali difficoltà, la Commissione fruisce tuttavia di una certa discrezionalità nella ricerca e nell’esame delle circostanze del caso di specie al fine di stabilire se queste sollevino gravi difficoltà. Conformemente allo scopo di cui all’art. 88, n. 3, CE e al dovere di buona amministrazione cui è tenuta, la Commissione può, in particolare, avviare un dialogo con le denuncianti onde superare, nel corso del procedimento preliminare, difficoltà eventualmente incontrate. Orbene, tale facoltà presuppone che la Commissione possa adattare la sua posizione in funzione dei risultati del dialogo avviato, senza che tale adattamento debba essere a priori interpretato come esistenza di gravi difficoltà.

Inoltre, non avendo la Commissione alcun obbligo di avviare un dibattito in contraddittorio con le denuncianti e non essendo perciò tenuta ad indicar loro la base, in diritto nazionale, sulla quale intende fondarsi nella sua decisione, neppure la mera assenza di una simile indicazione implica che la Commissione abbia incontrato siffatte difficoltà.

(v. punti 134-135, 139-140)

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