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Document 61993CJ0415

Massime della sentenza

Sentenza della Corte del 15 dicembre 1995.
Union royale belge des sociétés de football association ASBL e altri contro Jean-Marc Bosman e altri.
Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Cour d'appel di Liegi - Belgio.
Libera circolazione dei lavoratori - Regole di concorrenza applicabili alle imprese - Calciatori professionisti - Regolamenti sportivi sul trasferimento dei calciatori, che obbligano la nuova società calcistica a pagare indennità alla società di provenienza - Limitazione del numero di calciatori cittadini di altri Stati membri che possono partecipare alle partite.
Causa C-415/93.

Parole chiave
Massima

Parole chiave

1. Procedura Ä Domanda di mezzi istruttori Ä Proposizione dopo la chiusura della fase orale del procedimento Ä Presupposti di ricevibilità

(Regolamento di procedura della Corte, artt. 59, n. 2, e 60)

2. Questioni pregiudiziali Ä Competenza della Corte Ä Limiti Ä Questioni manifestamente non pertinenti e questioni ipotetiche sollevate in un contesto che esclude una soluzione utile Ä Competenza a risolvere questioni sollevate nell'ambito di un procedimento instaurato con una domanda di declaratoria consentita dal diritto nazionale

(Trattato CEE, art. 177)

3. Diritto comunitario Ä Ambito di applicazione Ä Attività sportiva esercitata come attività economica Ä Inclusione

(Trattato CEE, art. 2)

4. Libera circolazione delle persone Ä Lavoratori Ä Norme del Trattato Ä Presupposti di applicazione Ä Sussistenza di un rapporto di lavoro Ä Datore di lavoro non avente la qualità di imprenditore Ä Irrilevanza

(Trattato CEE, art. 48)

5. Libera circolazione delle persone Ä Lavoratori Ä Norme del Trattato Ä Ambito di applicazione Ä Norme che disciplinano i rapporti economici fra datori di lavoro, ma influiscono sulle condizioni di assunzione dei lavoratori Ä Inclusione

(Trattato CEE, art. 48)

6. Libera circolazione delle persone Ä Lavoratori Ä Libertà di stabilimento Ä Libera prestazione dei servizi Ä Norme del Trattato Ä Ambito di applicazione Ä Attività sportive Ä Limiti

(Trattato CEE, artt. 48, 52 e 59)

7. Libera circolazione delle persone Ä Lavoratori Ä Norme del Trattato Ä Portata Ä Limitazione motivata dal rispetto della diversità delle culture nazionali e regionali imposto dall'art. 128 del Trattato CE Ä Inammissibilità

(Trattato CEE, art. 48; Trattato CE, art. 128, n. 1)

8. Diritto comunitario Ä Principi Ä Diritti fondamentali Ä Libertà di associazione Ä Implicazioni Ä Diritto di associazioni sportive di emanare norme atte a limitare la libera circolazione degli sportivi professionisti Ä Esclusione

(Atto unico europeo, preambolo; Trattato sull'Unione europea, art. F, n. 2)

9. Diritto comunitario Ä Principi Ä Principio di sussidiarietà Ä Portata Ä Limitazione dell'esercizio dei diritti conferiti ai privati dal Trattato Ä Esclusione

10. Libera circolazione delle persone Ä Lavoratori Ä Norme del Trattato Ä Ambito di applicazione Ä Normative dirette a disciplinare collettivamente il lavoro subordinato, ma non emanate da un'autorità pubblica Ä Inclusione

(Trattato CEE, art. 48)

11. Libera circolazione delle persone Ä Lavoratori Ä Limitazioni giustificate da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica Ä Possibilità per qualsiasi soggetto, pubblico o privato, di far valere tali giustificazioni

(Trattato CEE, art. 48)

12. Libera circolazione delle persone Ä Lavoratori Ä Norme del Trattato Ä Ambito di applicazione Ä Norme emanate da associazioni sportive per stabilire le condizioni alle quali sportivi professionisti esercitano un'attività retribuita Ä Inclusione

(Trattato CEE, art. 48)

13. Libera circolazione delle persone Ä Lavoratori Ä Norme del Trattato Ä Ambito di applicazione Ä Sportivo professionista cittadino di uno Stato membro che ha stipulato un contratto di lavoro con una società di un altro Stato membro per esercitare un'attività retribuita nel territorio di quest'ultimo Stato Ä Inclusione

(Trattato CEE, art. 48)

14. Libera circolazione delle persone Ä Lavoratori Ä Norme emanate da associazioni sportive e che subordinano l'ingaggio di uno sportivo professionista da parte di un nuovo datore di lavoro di un altro Stato membro al versamento, da parte di tale datore di lavoro, di indennità al precedente Ä Inammissibilità Ä Giustificazione Ä Insussistenza

(Trattato CEE, art. 48)

15. Libera circolazione delle persone Ä Lavoratori Ä Parità di trattamento Ä Norme emanate da associazioni sportive e che limitano la partecipazione di calciatori professionisti cittadini di altri Stati membri a talune competizioni Ä Inammissibilità Ä Giustificazione Ä Insussistenza

(Trattato CEE, art. 48)

16. Commissione Ä Competenze Ä Potere di dare garanzie quanto alla compatibilità di un determinato comportamento col Trattato Ä Esclusione, salvo sua specifica attribuzione Ä Autorizzazione di comportamenti contrari al Trattato Ä Esclusione

17. Questioni pregiudiziali Ä Interpretazione Ä Effetti nel tempo delle sentenze interpretative Ä Effetto retroattivo Ä Limiti Ä Certezza del diritto Ä Potere discrezionale della Corte

(Trattato CEE, art. 177)

Massima

1. L'istanza diretta a far disporre dalla Corte un mezzo istruttorio ai sensi dell'art. 60 del regolamento di procedura, proposta da una parte dopo la chiusura della fase orale del procedimento, può essere accolta solo se riguarda fatti che possono esercitare un'influenza decisiva e che l'interessato non ha potuto far valere prima della chiusura della detta fase.

2. Nell'ambito della collaborazione tra la Corte e i giudici nazionali istituita dall'art. 177 del Trattato, spetta esclusivamente al giudice nazionale, cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilità dell'emananda decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari circostanze di ciascuna causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di pronunciare la propria sentenza sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate dal giudice nazionale vertono sull'interpretazione del diritto comunitario, la Corte, in via di principio, è tenuta a statuire.

Nondimeno spetta alla Corte, per verificare la propria competenza, esaminare le condizioni in cui è stata adita dal giudice nazionale. Infatti, lo spirito di collaborazione che deve presiedere al funzionamento del rinvio pregiudiziale implica che, dal canto suo, il giudice nazionale tenga conto della funzione attribuita alla Corte, che è quella di contribuire all'amministrazione della giustizia negli Stati membri e non di esprimere pareri consultivi su questioni generali o ipotetiche.

In considerazione di tale funzione la Corte non può statuire su una questione sollevata da un giudice nazionale qualora appaia in modo manifesto che l'interpretazione o il giudizio sulla validità di una norma comunitaria chiesti da tale giudice non hanno alcuna relazione con l'effettività o con l'oggetto della causa principale oppure qualora il problema sia di natura ipotetica e la Corte non disponga degli elementi di fatto o di diritto necessari per fornire una soluzione utile alle questioni che le vengono sottoposte.

A tale proposito, devono considerarsi oggettivamente necessarie per la definizione della controversia per la quale è adito un giudice nazionale questioni da questo sollevate in sede di giudizio su domanda di declaratoria proposta per prevenire la lesione di un diritto gravemente minacciato e che, pur basandosi necessariamente su previsioni per loro natura incerte, sia ritenuta ricevibile dal detto giudice in base alla sua interpretazione del diritto nazionale.

3. Considerati gli obiettivi della Comunità, l'attività sportiva è disciplinata dal diritto comunitario in quanto sia configurabile come attività economica ai sensi dell'art. 2 del Trattato. E'questo il caso dell'attività dei calciatori professionisti o semiprofessionisti che svolgono un lavoro subordinato o effettuano prestazioni di servizi retribuite.

4. Ai fini dell'applicazione delle norme comunitarie relative alla libera circolazione dei lavoratori, non è necessario che il datore di lavoro abbia la qualità di imprenditore, giacché il solo elemento richiesto è l'esistenza di un rapporto di lavoro o la volontà di instaurare tale rapporto.

5. Le norme che disciplinano i rapporti economici fra i datori di lavoro in un determinato settore di attività rientrano nella sfera di applicazione delle disposizioni comunitarie relative alla libera circolazione dei lavoratori se influiscono sulle condizioni di assunzione dei lavoratori.

Ciò vale per le norme riguardanti il trasferimento di calciatori da una società calcistica all'altra, le quali, anche se disciplinano i rapporti economici fra società calcistiche, anziché i rapporti di lavoro fra società e calciatori, influiscono, attraverso l'obbligo delle società datrici di lavoro di versare indennità quando ingaggiano calciatori provenienti da altre società, sulle possibilità degli interessati di trovare un ingaggio nonché sulle condizioni alle quali l'ingaggio è offerto.

6. Le norme comunitarie sulla libera circolazione delle persone e dei servizi non ostano a normative o a prassi in ambito sportivo giustificate da motivi non economici, inerenti alla natura e al contesto specifici di talune competizioni. Tuttavia, tale restrizione della sfera d'applicazione delle dette norme deve restare entro i limiti del suo oggetto specifico e non può essere invocata per escludere un'intera attività sportiva dalla sfera d'applicazione del Trattato.

7. La portata della libera circolazione dei lavoratori, garantita dall'art. 48 del Trattato e che costituisce una libertà fondamentale nel sistema della Comunità, non può essere limitata dall'obbligo della Comunità di rispettare, quando esercita le competenze di rilievo ridotto attribuitele dall'art. 128, n. 1, del Trattato CE in campo culturale, la diversità delle culture degli Stati membri sul piano nazionale e regionale.

8. Il principio della libertà di associazione, sancito dall'art. 11 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e scaturente dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri, fa parte dei diritti fondamentali che, secondo la costante giurisprudenza della Corte, peraltro riaffermata dal preambolo dell'Atto unico europeo e dall'art. F, n. 2, del Trattato sull'Unione europea, sono oggetto di tutela nell'ordinamento giuridico comunitario.

Tuttavia, non si può ritenere che norme emanate da associazioni sportive e capaci di ostacolare la libera circolazione degli sportivi professionisti siano necessarie per garantire alle dette associazioni, alle società calcistiche o ai calciatori l'esercizio di tale libertà o ne costituiscano una necessaria conseguenza.

9. Il principio di sussidiarietà, anche nella lata interpretazione secondo cui l'intervento delle autorità comunitarie dev'essere limitato allo stretto necessario nel settore dell'organizzazione delle attività sportive, non può avere l'effetto che l'autonomia di cui godono le associazioni private per adottare normative sportive limiti l'esercizio dei diritti, come quelli di libera circolazione, conferiti ai privati dal Trattato.

10. L'art. 48 del Trattato non disciplina soltanto gli atti delle autorità pubbliche, ma si applica anche alle normative di altra natura dirette a disciplinare collettivamente il lavoro subordinato.

Infatti, l'abolizione fra gli Stati membri degli ostacoli alla libera circolazione delle persone sarebbe compromessa se l'eliminazione delle limitazioni stabilite da norme statali potesse essere neutralizzata da ostacoli derivanti dall'esercizio dell'autonomia giuridica di associazioni ed enti di natura non pubblicistica. D'altra parte, se l'oggetto del detto art. 48 fosse limitato agli atti della pubblica autorità, potrebbero verificarsi disparità nell'applicazione dello stesso, dato che nei vari Stati membri le condizioni di lavoro sono disciplinate talvolta da norme di natura legislativa o regolamentare, talvolta da convenzioni e altri atti di natura privatistica.

11. Nulla osta a che i privati si richiamino, per giustificare limitazioni della libera circolazione dei lavoratori ad essi addebitate, ai motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica, ammessi dall'art. 48 del Trattato. Infatti, la portata e il contenuto di tali giustificazioni non variano secondo la natura, pubblica o privata, di una normativa restrittiva a sostegno della quale sono invocate.

12. L'art. 48 del Trattato si applica a norme emanate da associazioni sportive per stabilire le condizioni alle quali gli sportivi professionisti esercitano un'attività retribuita.

13. Non può essere qualificata puramente interna, e quindi esulante dal diritto comunitario, la situazione di un calciatore professionista cittadino di uno Stato membro che, avendo stipulato un contratto di lavoro con una società di un altro Stato membro per esercitare un'attività retribuita nel territorio di tale Stato, risponde ad un'offerta di lavoro effettiva ai sensi dell'art. 48, n. 3, lett. a), del Trattato.

14. L'art. 48 del Trattato CEE osta all'applicazione di norme emanate da associazioni sportive secondo le quali un calciatore professionista cittadino di uno Stato membro, alla scadenza del contratto che lo vincola ad una società, può essere ingaggiato da una società di un altro Stato membro solo se questa ha versato alla società di provenienza un'indennità di trasferimento, di formazione o di promozione.

Infatti, anche se non sono diverse dalle disposizioni che disciplinano i trasferimenti all'interno di uno Stato membro, tali norme sono idonee a limitare la libera circolazione dei calciatori che vogliono svolgere la loro attività in un altro Stato membro poiché impediscono loro di lasciare le società cui appartengono, o li dissuadono dal farlo, anche dopo la scadenza dei contratti di lavoro che li legano ad esse.

Inoltre, esse non possono costituire un mezzo adeguato per conseguire obiettivi legittimi, come la conservazione dell'equilibrio finanziario e sportivo fra le società e il sostegno della ricerca di calciatori di talento e della formazione dei giovani calciatori giacché

Ä in primo luogo, tali norme non impediscono alle società economicamente più forti di procurarsi i servigi dei migliori calciatori né impediscono che i mezzi finanziari disponibili costituiscano un elemento decisivo nella competizione sportiva e che l'equilibrio fra le società ne risulti notevolmente alterato,

Ä in secondo luogo, le indennità previste dalle dette norme si caratterizzano per incertezza e aleatorietà e, comunque, non hanno alcun rapporto con le spese effettivamente sostenute dalle società per formare giovani calciatori,

Ä da ultimo, gli stessi scopi possono essere conseguiti in modo altrettanto efficace con altri mezzi che non intralcino la libera circolazione dei lavoratori.

15. L'art. 48 del Trattato CEE osta all'applicazione di norme emanate da associazioni sportive secondo le quali, nelle partite delle competizioni che esse organizzano, le società calcistiche possono schierare solo un numero limitato di calciatori professionisti cittadini di altri Stati membri.

Infatti, tali norme contrastano con il principio che vieta discriminazioni basate sulla cittadinanza per quanto riguarda l'occupazione, la retribuzione e le condizioni di lavoro e non rileva in proposito il fatto che esse non concernano l'ingaggio dei detti calciatori, che non è limitato, ma la possibilità, per le società cui appartengono, di farli scendere in campo nelle partite ufficiali poiché, consistendo la partecipazione a tali incontri l'oggetto essenziale dell'attività di un calciatore professionista, è evidente che una norma che limiti detta partecipazione incide anche sulle possibilità d'ingaggio del calciatore interessato.

Inoltre, le norme di cui trattasi, che non riguardano incontri specifici fra rappresentative nazionali, ma si applicano a tutti gli incontri ufficiali fra società calcistiche, non possono essere giustificate da motivi non economici, attinenti unicamente allo sport in sé e per sé, come la preservazione del legame tradizionale fra ogni società calcistica e il proprio paese, poiché il legame fra una società calcistica e lo Stato membro nel quale essa è stabilita non può considerarsi inerente all'attività sportiva, o come la costituzione di un'adeguata riserva di calciatori nazionali che consenta alle squadre nazionali di mettere in campo calciatori di alto livello in tutti i ruoli, poiché, anche se le squadre nazionali devono essere composte di calciatori cittadini del paese interessato, questi non devono essere necessariamente qualificati per le società di tale paese, o come la conservazione dell'equilibrio sportivo fra le società, poiché nessuna norma limita la facoltà delle squadre più facoltose di ingaggiare i migliori calciatori nazionali, che compromette in misura non diversa il detto equilibrio.

16. Al di fuori dei casi in cui tali competenze le sono espressamente attribuite, la Commissione non ha il potere di dare garanzie quanto alla compatibilità di un determinato comportamento con il Trattato e, in ogni caso, non dispone del potere di autorizzare comportamenti contrari al Trattato.

17. L'interpretazione che la Corte dà di una norma di diritto comunitario nell'esercizio della competenza attribuitale dall'art. 177 del Trattato chiarisce e precisa, se necessario, il significato e la portata della norma stessa, come deve o avrebbe dovuto essere intesa e applicata dal momento della sua entrata in vigore. Ne deriva che la norma così interpretata può e deve essere applicata dal giudice anche a rapporti giuridici sorti e costituiti prima della sentenza che statuisce sulla domanda d'interpretazione, purché sussistano i presupposti per sottoporre al giudice competente una lite relativa all'applicazione della detta norma.

Solo in via eccezionale la Corte, applicando il principio generale della certezza del diritto inerente all'ordinamento giuridico comunitario, può essere indotta a limitare la possibilità di qualunque interessato di far valere una norma, da essa interpretata, allo scopo di rimettere in discussione rapporti giuridici costituiti in buona fede. Tale limitazione può essere ammessa soltanto dalla Corte nella stessa sentenza che statuisce sull'interpretazione richiesta.

Dato che i peculiari aspetti delle norme emanate dalle associazioni sportive per quanto riguarda i trasferimenti di calciatori fra società di Stati membri diversi, come pure il fatto che le stesse norme, o norme analoghe, si applicavano sia ai trasferimenti fra società aderenti alla stessa federazione nazionale sia ai trasferimenti fra società facenti parte di federazioni nazionali diverse nell'ambito dello stesso Stato membro, possono aver creato uno stato d'incertezza quanto alla compatibilità delle dette norme con il diritto comunitario, considerazioni imperative di certezza del diritto ostano a che situazioni giuridiche che hanno esaurito i loro effetti nel passato siano rimesse in discussione.

Di conseguenza, la Corte deve statuire nel senso che l'effetto diretto dell'art. 48 del Trattato non può essere fatto valere a sostegno di rivendicazioni relative a indennità di trasferimento, di formazione o di promozione che, alla data della sentenza che accerta la loro incompatibilità con il diritto comunitario, siano state già pagate o siano ancora dovute in adempimento di un'obbligazione sorta prima di tale data, fatta eccezione per coloro che, prima della stessa data, abbiano intentato azioni giudiziarie o esperito rimedi equivalenti ai sensi del diritto nazionale vigente in materia.

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