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Document 52022AR5492
Opinion of the European Committee of the Regions on creating an enabling environment for the social economy — the local and regional perspective
Parere del Comitato europeo delle regioni sul tema «Creare un contesto favorevole all’economia sociale — La prospettiva locale e regionale»
Parere del Comitato europeo delle regioni sul tema «Creare un contesto favorevole all’economia sociale — La prospettiva locale e regionale»
COR 2022/05492
GU C 157 del 3.5.2023, pp. 23–27
(BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, GA, HR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)
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3.5.2023 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea |
C 157/23 |
Parere del Comitato europeo delle regioni sul tema «Creare un contesto favorevole all’economia sociale — La prospettiva locale e regionale»
(2023/C 157/05)
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RACCOMANDAZIONI POLITICHE
IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI (CdR)
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1. |
approva il Piano d’azione per l’economia sociale (2021), elaborato dalla Commissione europea, e ritiene molto importante affrontare le sfide fondamentali del settore; |
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2. |
riconosce la natura intersettoriale dell’economia sociale e il fatto che essa comprenda differenti tipi di entità e significati in diversi paesi. Le autorità pubbliche si trovano ad affrontare sfide importanti, in particolare a livello locale e regionale, che rendono difficile sviluppare un approccio efficace; si sottolinea pertanto il valore aggiunto del coinvolgimento del Comitato europeo delle regioni (CdR) nei dialoghi e nella cooperazione in materia di economia sociale (ES) con la Commissione europea e altre parti interessate; |
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3. |
accoglie con favore il piano d’azione per l’economia sociale e l’annuncio nel programma di lavoro della Commissione europea per il 2023 riguardante una successiva proposta della Commissione di raccomandazione del Consiglio sullo sviluppo di condizioni quadro per l’economia sociale. Il presente parere rappresenta il contributo del CdR e del livello locale e regionale a queste iniziative e riflette il ruolo cruciale degli enti locali e regionali nel sostenere le organizzazioni dell’economia sociale nei territori; |
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4. |
sottolinea che l’emergenza climatica in corso, le conseguenze della pandemia di COVID-19, l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia e gli attuali tassi di inflazione, mai così elevati da lungo tempo, rendono ancora più urgente una transizione giusta verso un’economia più resiliente e sostenibile e che, in tale contesto, l’interesse per l’economia sociale è aumentato, data la necessità di promuovere politiche e nuovi modelli per uno sviluppo sostenibile e duraturo. In altre parole, è necessario innovare non solo le politiche di sostegno, ma anche diverse politiche sociali e regolamentative; |
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5. |
sottolinea che è giunto il momento di aumentare la visibilità dell’economia sociale e ottenere nuovi dati al riguardo, anche a livello locale e regionale, nonché di promuovere tali dati, le buone pratiche e le iniziative in corso in materia di economia sociale presso nuovi destinatari, compresi i giovani; |
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6. |
suggerisce la creazione di un osservatorio ufficiale per l’economia sociale in Europa, che possa coinvolgere diverse parti interessate, monitorare l’evoluzione del settore dell’economia sociale e suggerire iniziative volte a migliorare il quadro di sviluppo delle organizzazioni dell’economia sociale che partecipano alla costruzione congiunta delle politiche pubbliche a livello nazionale, regionale e locale; |
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7. |
sottolinea l’importanza di ecosistemi dinamici dell’economia sociale che possano basarsi su quadri giuridici e politiche di sostegno in materia di finanziamento, fiscalità e appalti pubblici, ma anche della creazione di un assetto istituzionale che preveda un approccio fondato sulla sussidiarietà tra i livelli di governo europeo, nazionale, regionale e locale; |
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8. |
invita le istituzioni dell’UE, gli Stati membri e gli enti locali e regionali a elaborare un piano comune per la promozione dell’economia sociale, che traduca in pratica la visione della sussidiarietà; |
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9. |
ribadisce l’importanza di investimenti prioritari sia nello sviluppo delle capacità istituzionali che nella formazione delle risorse umane, al fine di rafforzare l’adattabilità e la resilienza del settore; |
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10. |
sostiene il rafforzamento delle campagne di istruzione e comunicazione in materia di imprenditoria nell’economia sociale, compresi i finanziamenti e il sostegno dell’UE disponibile per il settore. Tale azione dovrebbe essere realizzata in cooperazione con tutti i livelli di governo e in collaborazione con le parti interessate; |
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11. |
invoca un «concetto operativo» dell’economia sociale che sia rispettoso della diversità dei sistemi già esistenti e che includa tutte le imprese che soddisfano determinati criteri organizzativi e operativi, in modo da non escluderle dal sostegno cruciale per la promozione di questo settore. Ciò consentirebbe una maggiore coerenza e convergenza delle politiche a livello europeo, nazionale e regionale e faciliterebbe il riconoscimento reciproco (capacità di operare a livello transfrontaliero) e la visibilità del modello di economia sociale. |
L’economia sociale in Europa e negli Stati membri
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12. |
sottolinea la necessità di affrontare la diversità delle definizioni e dei quadri giuridici, nonché i diversi metodi di raccolta dei dati, che rendono difficile qualsiasi confronto a livello nazionale e regionale del peso e del contributo del settore; |
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13. |
ribadisce l’invito rivolto alla Commissione europea «a sviluppare un quadro normativo europeo per l’economia sociale che offra una cornice giuridica adeguata per una definizione comune, oltre che per l’organizzazione e l’integrazione, delle imprese che soddisfano determinati criteri organizzativi e operativi» (1), in modo da non escluderle dal sostegno cruciale per la promozione di questo settore; |
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14. |
esorta le autorità nazionali e gli enti regionali e locali a sfruttare meglio il potenziale delle norme vigenti in relazione alle disposizioni specifiche per i servizi di interesse economico generale (SIEG) per fare pienamente uso della possibilità di riconoscere come SIEG, ove opportuno, gli enti dell’economia sociale che svolgono un’attività economica; chiede inoltre che il potenziale dei soggetti dell’economia sociale sia sfruttato per sviluppare e migliorare i servizi pubblici partecipando alla loro gestione; |
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15. |
riconosce l’effetto positivo dell’iniziativa dell’UE per l’imprenditoria sociale (SBI) e delle sue attività di follow-up sui contesti operativi normativi e istituzionali dell’economia sociale e delle imprese sociali, ma deplora che i punti di accesso unici e chiari nelle pubbliche amministrazioni debbano essere ulteriormente sviluppati; |
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16. |
invita tutti i livelli di governo a elaborare strategie a lungo termine e ben finanziate per promuovere l’economia sociale, sviluppate dialogando con il settore e in linea con il piano d’azione dell’UE per l’economia sociale e la sua definizione di economia sociale; |
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17. |
sottolinea la necessità di creare sistemi di sostegno più informali e semplici per l’economia sociale, dal momento che, laddove esistono, sono spesso altamente formalizzati e sovraccaricano le organizzazioni dell’economia sociale con oneri amministrativi; |
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18. |
considera una buona prassi l’introduzione ufficiale, da parte degli Stati membri, del concetto di economia sociale nel linguaggio pubblico, con l’adozione di una definizione che rispecchi i valori e i principi fondamentali espressi nella definizione adottata dall’UE; |
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19. |
raccomanda la nomina di «ambasciatori nazionali e regionali» per l’economia sociale al fine di stimolare il settore. È necessario facilitare la sperimentazione, la realizzazione di progetti pilota e lo sviluppo di capacità nell’ambito dell’economia sociale; |
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20. |
sottolinea il ruolo dell’imprenditoria sociale e la necessità di promuovere tale forma di attività quale valida alternativa alle imprese, sia a scopo di lucro sia senza scopo di lucro; sottolinea il ruolo e l’utilità di tale imprenditorialità nel rafforzamento della coesione sociale nelle zone svantaggiate e meno sviluppate, nel contrasto — cui le imprese sociali contribuiscono in misura rilevante — allo spopolamento delle zone rurali e all’esodo da tali zone e nell’adempimento di missioni di interesse generale, in particolare per quanto riguarda il sostegno pubblico; |
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21. |
sollecita l’attuazione di strategie volte a rafforzare le capacità delle organizzazioni dell’economia sociale per le transizioni digitale e verde, fornendo sostegno con risorse e competenze, affinché possano trasformare e migliorare le loro prestazioni. |
Creare un quadro adeguato per l’economia sociale
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22. |
sottolinea l’urgenza di definire politiche e quadri giuridici moderni ed efficaci in materia di economia sociale, che facilitino l’accesso ai finanziamenti e ai mercati, per conseguire la convergenza verso l’alto tra le regioni e gli Stati membri, nonché la necessità di mobilitare finanziamenti pubblici e privati adeguati alle esigenze dell’economia sociale; sottolinea, a tale riguardo, la necessità di quadri che consentano al settore di sviluppare la cooperazione transfrontaliera e l’internazionalizzazione. In questo contesto, accoglie con favore l’annuncio da parte della Commissione della presentazione nel corso del 2023 di un’iniziativa legislativa su uno statuto delle associazioni e organizzazioni senza scopo di lucro transfrontaliere europee; |
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23. |
pone l’accento sugli ulteriori ostacoli che impediscono agli attori dell’economia sociale di operare a livello transnazionale nel mercato unico, derivanti dalla diversità (e talvolta dall’assenza) di quadri giuridici completi che coprano tutte le forme giuridiche dell’economia sociale, come le cooperative, le sociedades laborales, le mutue, le associazioni, le fondazioni e le imprese sociali; |
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24. |
ritiene che l’economia sociale sia trasversale e debba essere considerata in diversi settori. Un valido esempio di questo approccio multiverso è costituito dalle strategie relative al mercato interno e alla politica delle imprese, in cui le piccole e medie imprese e le start-up possono essere aiutate a crescere, espandersi e quindi creare occupazione e contribuire alla cooperazione, alla collaborazione e alla competitività dell’economia dell’UE; |
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25. |
sollecita l’integrazione, in uno statuto più o meno omogeneo a livello europeo, dei diversi statuti o marchi esistenti negli Stati membri per contraddistinguere le imprese che perseguono uno scopo di lucro pur avendo un impatto sociale e ambientale positivo; |
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26. |
riconosce la necessità di migliorare i dati relativi all’economia sociale, suggerendo all’UE di introdurre indicatori adeguati per valutare gli investimenti nell’economia sociale; |
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27. |
sottolinea che le autorità pubbliche e i beneficiari potrebbero trarre maggiore vantaggio dalle possibilità offerte dalla flessibilità in materia di aiuti di Stato a sostegno dell’economia sociale; |
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28. |
raccomanda la promozione di alleanze e processi di lavoro congiunti tra il terzo settore, il settore pubblico e il settore privato, per affrontare le sfide sociali, economiche, ambientali, ecologiche e nel settore dell’istruzione/educazione, fornendo competenze, risorse e know-how per conseguire un obiettivo comune. |
Migliori pratiche sul ruolo degli enti locali e regionali
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29. |
sottolinea che gli attori dell’economia sociale hanno un forte ancoraggio locale e presentano pertanto un grande potenziale, da un lato, per articolare il territorio in modo coeso, riducendo le disuguaglianze, e, dall’altro, per rivitalizzarlo economicamente, e invita le autorità nazionali a consentire agli enti locali e regionali di mettere in atto i mezzi più adatti al contesto locale per sostenere lo sviluppo dell’economia sociale sul loro territorio. Sottolinea pertanto che le città e le regioni dovrebbero beneficiare di regimi di finanziamento accessibili, trasparenti, comparabili e stabili in materia di economia sociale; |
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30. |
ritiene che gli enti locali e regionali dovrebbero svolgere una funzione di coordinamento per creare piattaforme di incontro regionali o strutture di collaborazione con l’esterno per l’economia sociale. In particolare, dovrebbero promuovere la creazione di un tessuto pubblico-privato per sostenere la creazione e il consolidamento dell’economia sociale nel territorio, coordinando gli enti pubblici e privati, in particolare gli istituti di istruzione con sede nel territorio stesso e impegnati a favore del suo sviluppo economico e della sua coesione sociale. Tale funzione dovrebbe inoltre comprendere il coordinamento dello sviluppo e delle esperienze di sviluppo delle politiche regionali e comunali in questo settore; |
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31. |
sollecita una maggiore partecipazione delle organizzazioni dell’economia sociale al processo decisionale economico locale. Gli enti locali e regionali dovrebbero sviluppare procedure e norme in materia di appalti pubblici socialmente responsabili, prestando sufficiente attenzione agli attori economici che presentano una prospettiva di inclusione sociale e alle preoccupazioni ambientali; |
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32. |
suggerisce di istituzionalizzare i meccanismi regionali di dialogo e sostegno tra i governi regionali e locali e le reti dell’economia sociale, al fine di convogliare le opportunità finanziarie, creare opportunità di sviluppo delle capacità e sostenere meglio le entità sul campo; ritiene, a tal fine, che ogni Stato membro dovrebbe disporre di ministeri/dipartimenti/agenzie con una responsabilità specifica per lo sviluppo dell’economia sociale e un chiaro mandato per trattare temi correlati; |
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33. |
chiede la creazione di opportunità di formazione e sviluppo delle capacità per gli enti economici e sociali a livello locale e regionale, al fine di ampliare il loro modello imprenditoriale e orientarlo verso una maggiore resilienza, autonomia e attrattiva delle carriere nell’economia sociale; ed esorta pertanto a includere una formazione specialistica in materia di imprenditorialità sociale nei diversi gradi dell’istruzione formale, della formazione professionale, di quella universitaria e di tutti i cicli di istruzione; |
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34. |
insiste sull’importanza di un coordinamento costante e rafforzato tra i livelli di governo locali e regionali, sia all’interno dello stesso Stato membro che in tutta l’UE, per quanto riguarda l’economia sociale e le imprese sociali; |
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35. |
suggerisce un approccio di tutoraggio attraverso il gemellaggio tra i territori già esperti nello sviluppo di ecosistemi locali e regionali e i relativi quadri giuridici per l’economia sociale e i territori con minore o nessuna esperienza; |
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36. |
incoraggia lo sviluppo continuo delle conoscenze e il coordinamento tra i comuni e le regioni anche all’interno degli Stati membri in materia di economia sociale e imprese sociali. Strategie nazionali potrebbero promuovere tale cooperazione, anche attraverso la promozione di azioni correlate nelle reti esistenti di enti locali e regioni a livello nazionale; |
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37. |
sostiene il ruolo dell’imprenditoria sociale per facilitare la transizione dell’economia verso un modello più sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. A tal fine, gli enti locali e regionali devono trovare i mezzi per aumentare l’attrattiva del riconoscimento dell’economia sociale, ad esempio attraverso campagne di comunicazione diffuse, il miglioramento dell’accesso degli attori dell’economia sociale agli appalti pubblici e un sostegno finanziario mirato; |
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38. |
raccomanda l’istituzione del titolo ufficiale di Capitale europea dell’economia sociale; |
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39. |
sostiene la necessità di garantire che le misure dell’UE tengano conto delle prospettive locali e regionali, nonché della diffusione di iniziative pilota di successo e di buone pratiche guidate dalle parti interessate dell’economia sociale nell’ambito delle raccomandazioni dei governi, e di promuoverne la riproduzione attraverso le reti dell’economia sociale e la comunicazione pubblica. Ciò potrebbe realizzarsi mediante una nuova piattaforma dedicata all’economia sociale, con la partecipazione attiva del Comitato europeo delle regioni e la collaborazione con tutte le parti interessate; |
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40. |
propone di migliorare l’accesso delle amministrazioni locali e regionali alle informazioni sui fondi e i programmi europei, come i fondi strutturali e di investimento europei, e di rafforzare i legami tra l’UE e i livelli locali e regionali, nonché di migliorare la consapevolezza del ruolo del settore dell’economia sociale nelle comunità locali e regionali. |
Migliorare i finanziamenti, la fiscalità e l’accesso ai mercati
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41. |
accoglie con favore la proposta della Commissione di istituire uno sportello unico per l’economia sociale dell’UE, con la compilazione di un inventario delle politiche pubbliche e dei finanziamenti per il settore, nonché la sua proposta di aumentare la disponibilità di finanziamenti pubblici; |
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42. |
individua nella mancanza di accesso ai finanziamenti uno dei principali ostacoli alla prosperità dell’imprenditoria sociale. È pertanto importante promuovere sinergie tra gli strumenti di finanziamento e continuare a mobilitare finanziamenti privati, capitali pazienti e supporto consultivo, adattati per tenere conto delle esigenze delle imprese sociali e delle organizzazioni dell’economia sociale; |
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43. |
chiede che venga esplorato il potenziale dell’economia sociale nel campo della formazione professionale, di quella universitaria e di tutti i cicli di istruzione, nonché delle politiche attive per l’occupazione, oltre che per lo sviluppo delle capacità e delle competenze; pertanto, la Commissione dovrebbe sostenere l’accesso alla formazione e all’apprendimento permanente da parte dei lavoratori dell’economia sociale in settori quali la digitalizzazione, la leadership partecipativa, la resilienza e la transizione verde, per aiutarli a entrare o a rimanere nel mercato del lavoro delle imprese dell’economia sociale; |
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44. |
ritiene che, a complemento della tassonomia verde quale contributo all’attuazione del Green Deal, la Commissione dovrebbe presentare con urgenza una proposta volta a istituire una tassonomia sociale, la quale fornirebbe ai potenziali investitori e alle imprese indicazioni chiare su ciò che può essere inteso come «investimento sociale». Oggi l’assenza di una tassonomia sociale costituisce un ostacolo a possibili investimenti privati nell’economia sociale; |
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45. |
propone di ridurre gli ostacoli che impediscono agli attori dell’economia sociale di accedere ai fondi nazionali e dell’UE e di adattarsi meglio alle realtà locali. Ad esempio, i programmi di sostegno finanziario dell’UE e nazionali dovrebbero essere adattati alle esigenze e ai contesti territoriali specifici e costituire anche un sistema sicuro e prevedibile di finanziamento dei servizi sociali da parte del livello centrale verso le autorità locali. Un valido esempio è rappresentato dai fondi per l’innovazione sociale promossi nell’ultimo bilancio europeo, che hanno contribuito all’emergere di nuovi progetti sociali in tutti gli Stati membri; |
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46. |
accoglie con favore i progressi nella politica di coesione creati da NextGenerationEU, in termini di economia sociale e nuove opportunità offerte. Tuttavia, permane la necessità che le città e le regioni abbiano accesso diretto a tali fondi; |
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47. |
sottolinea la necessità di sviluppare a livello dell’UE e degli Stati membri un quadro fiscale per l’economia sociale che affronti la concorrenza sleale dovuta al fatto che gli attori dell’economia sociale dipendono principalmente dai loro fondi propri; |
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48. |
invita gli Stati membri a mobilitare risorse provenienti dai finanziamenti dell’UE, compreso il dispositivo per la ripresa e la resilienza, e a istituire, con l’aiuto di InvestEU, un «fondo di garanzia per i soggetti piccoli e medi dell’economia sociale»; |
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49. |
incoraggia una politica fiscale che tenga conto delle funzioni di interesse generale: ad esempio, l’attuazione di soluzioni fiscali reali a sostegno del settore dell’economia sociale (concessioni, esenzioni, sia a livello di imposta sul reddito che di IVA), e il miglioramento dei benefici finanziari derivanti dal fatto di essere un soggetto dell’economia sociale o un’impresa sociale (sia direttamente, per i soggetti dell’economia sociale, sia per le persone/imprese che utilizzano servizi o acquistano determinati beni da soggetti dell’economia sociale). Chiede pertanto alla Commissione di riservare una particolare attenzione alla fiscalità degli enti dell’economia sociale nell’ambito dell’iniziativa legislativa BEFIT (Business in Europe: Framework for Income Taxation = Imprese in Europa: quadro per l’imposizione dei redditi); |
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50. |
ritiene urgente attuare misure fiscali vantaggiose per il settore dell’economia sociale e garantire migliori prestazioni fiscali (sicurezza sociale, imposta sul reddito delle persone fisiche) nell’assunzione delle persone in situazioni — o a rischio — di vulnerabilità, in particolare a sostegno dei modelli imprenditoriali che impiegano principalmente queste persone (centri speciali per l’impiego e imprese di integrazione); |
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51. |
sostiene l’utilizzo di quote e la standardizzazione delle condizioni per garantire l’accesso al mercato del lavoro per gli adulti con determinate tipologie di disabilità cognitiva: l’attuale regolamento (quota di riserva del 2 %) non è sufficiente e in molti casi non è stato rispettato. Pertanto occorre realizzare campagne di sensibilizzazione mirate in questo ambito; |
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52. |
ritiene che vi sia una particolare necessità di migliorare e snellire la regolamentazione al fine di consentire l’accesso al credito per le imprese sociali; |
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53. |
raccomanda politiche che promuovano appalti pubblici socialmente responsabili e l’inclusione di requisiti sociali nelle gare d’appalto, quale strumento per contribuire allo sviluppo del settore dell’economia sociale; |
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54. |
chiede di agevolare l’accesso dell’economia sociale agli appalti pubblici, utilizzando le opportunità già offerte dalla direttiva europea sugli appalti pubblici, e di promuovere lo sviluppo di capacità, per quanto riguarda sia i funzionari pubblici che l’economia sociale; |
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55. |
chiede norme più chiare in materia di aiuti di Stato per i soggetti dell’economia sociale e la loro differenziazione rispetto ad altri tipi di imprese. Analogamente, l’economia sociale dovrebbe essere trattata in modo diverso per quanto riguarda la compatibilità degli aiuti di Stato con il mercato unico, in relazione all’applicazione dell’articolo 107, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Sarebbe importante disporre di un regime specifico di aiuti di Stato per gli attori e le imprese dell’economia sociale che operano nel settore sociale, quando intervengono in caso di fallimento del mercato. Ad esempio, in Francia esiste un fondo di risparmio che viene convertito in un investimento nell’economia sociale (10 %). La Francia dispone inoltre di un’etichetta per le imprese ecologiche altamente innovative che svolgono una funzione sociale, che conferisce vantaggi fiscali agli investitori, in quanto si tratta di imprese con una redditività inferiore; |
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56. |
difende l’idea che il quadro giuridico europeo debba consentire alle imprese sociali riconosciute di accedere ai mercati pubblici europei senza essere poste in concorrenza con le imprese tradizionali, dato che rispondono alle esigenze sociali o svolgono funzioni di servizio pubblico, essendo incaricate dal governo. Ciò potrebbe costituire un vantaggio per le autorità pubbliche che istituiscono un quadro giuridico per l’economia sociale che prevede un sistema di approvazione e di finanziamento. |
Bruxelles, 8 febbraio 2023
Il presidente del Comitato europeo delle regioni
Vasco ALVES CORDEIRO