Accept Refuse

EUR-Lex Access to European Union law

This document is an excerpt from the EUR-Lex website

Document 52013DC0638

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO E AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO Attuazione della comunicazione sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico e la cooperazione internazionale e delle conclusioni del Consiglio "Energia" del novembre 2011

/* COM/2013/0638 final */

In force

52013DC0638

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO E AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO Attuazione della comunicazione sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico e la cooperazione internazionale e delle conclusioni del Consiglio "Energia" del novembre 2011 /* COM/2013/0638 final */


RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO E AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO

Attuazione della comunicazione sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico e la cooperazione internazionale e delle conclusioni del Consiglio "Energia" del novembre 2011

La presente relazione passa in rassegna i risultati più rilevanti riguardanti gli aspetti esterni della politica energetica dell'UE dal 2011. È stata elaborata dai servizi della Commissione in collaborazione con il Servizio europeo per l'azione esterna

1.           Introduzione

Un'energia sicura, sostenibile e concorrenziale riveste un'importanza fondamentale per l'economia, l'industria e i cittadini dell'Unione europea. Conseguire tali obiettivi stabiliti dalle politiche impone all'Unione di intervenire internamente e adottare gli strumenti appropriati per promuovere esternamente i propri interessi.

Al fine di rafforzare la dimensione esterna della politica energetica dell'Unione europea, il 7 settembre 2011 la Commissione ha adottato una comunicazione sulla sicurezza dell'approvvigionamento e la cooperazione internazionale dal titolo "La politica energetica dell'UE: un impegno con i partner al di là delle nostre frontiere"[1]. La comunicazione ha delineato per la prima volta una politica esterna completa in materia di energia individuando 43 interventi specifici da attuare: la proposta è stata formulata in risposta alla richiesta del Consiglio europeo del 4 febbraio 2011 di migliorare ulteriormente la coerenza e l'uniformità dell'azione esterna in campo energetico visto il suo contributo al raggiungimento degli obiettivi della politica dell'Unione in tale ambito.

La strategia esterna in materia di energia definita nel 2011 ha impresso un notevole slancio a una serie di iniziative realizzate dall'Unione al riguardo. La sicurezza dell'approvvigionamento dell'UE è stata rafforzata attraverso l'impegno profuso per sviluppare e diffondere fonti di energia rinnovabili locali, migliorare l'efficienza energetica e diversificare le fonti energetiche esterne, gli approvvigionamenti e le rotte di approvvigionamento, nonché intrattenendo una collaborazione reciprocamente proficua con i fornitori esistenti in Europa. I recenti sviluppi per quanto concerne la scelta delle rotte per il corridoio meridionale hanno ulteriormente avvicinato l'Unione alla creazione di un collegamento diretto con una regione del Caspio ricca di risorse. Con la Russia è proseguita una stretta collaborazione, che rispecchia il suo ruolo fondamentale quale fornitore di energia dell'Unione europea, e si è attribuita priorità, da parte dell'UE, anche all'ammodernamento del sistema ucraino di trasmissione del gas, che rappresenta il principale corridoio per le consegne di gas russo all'Unione. Nell'ambito degli sviluppi globali, quali la produzione di petrolio e gas di scisto negli Stati Uniti e le nuove scoperte nel Mediterraneo orientale e in Africa, proseguiranno gli sforzi di diversificazione dell'UE e in tale contesto saranno importanti le interconnessioni infrastrutturali con i paesi limitrofi. Il primo elenco di progetti di interesse comune dell'Unione europea comprenderà alcuni collegamenti con paesi non appartenenti all'Unione e, in futuro, si valuteranno le capacità di interconnessione con paesi terzi a sostegno della creazione di un vero mercato dell'energia paneuropeo.

Oltre alla sicurezza energetica, al centro della cooperazione dell'Unione europea con la maggior parte dei paesi partner e nell'ambito delle organizzazioni internazionali sono stati posti i temi della politica energetica sostenibile, della promozione dell'energia rinnovabile e dell'efficienza energetica, nonché gli sforzi di ricerca e innovazione tecnologica. Si sono registrati sviluppi notevoli in tali ambiti in molti paesi partner dell'Unione europea e l'UE ha assunto una posizione che le consente di condividere la sua esperienza normativa e i suoi approcci politici. Tali argomenti sono anche stati importanti nelle sue relazioni con i paesi consumatori come la Cina, ma hanno anche acquisito rilievo nelle sue discussioni con i paesi produttori, tra cui i paesi del Mediterraneo meridionale e i fornitori tradizionali come l'Arabia saudita.

L'Unione europea ha continuato a promuovere mercati dell'energia globali trasparenti, competitivi e fluidi in tutti i suoi sforzi di cooperazione, negoziando e continuando a negoziare i principi fondamentali in materia di commercio e investimenti, come la non discriminazione e l'accesso ai mercati, negli accordi bilaterali e nei quadri giuridici multilaterali, attività abbinata a iniziative quali la collaborazione con il Giappone in tema di sviluppi dei mercati globali del gas, le discussioni all'interno del Consiglio "Energia" UE-USA sulle esportazioni statunitensi di GNL, nonché l'impegno per potenziare la cooperazione industriale nel campo dell'energia in molti dialoghi dell'Unione europea. Le azioni che concorrono a migliorare la competitività dell'Unione restano un capitolo decisivo dei suoi dialoghi in materia energetica. La competitività dell'Unione rispetto alle sue controparti economiche globali costituirà un elemento fondamentale dell'analisi dell'evoluzione dei costi e dei prezzi dell'energia attualmente in fase di preparazione da parte della Commissione su richiesta Consiglio europeo del maggio 2013.

Le conclusioni del Consiglio sulla dimensione esterna della politica energetica dell'Unione europea[2], adottate nel novembre 2011, hanno invitato la Commissione a presentare una relazione sull'attuazione della strategia entro la fine del 2013. Lo scopo del presente documento è informare il Consiglio e il Parlamento in merito ai progressi compiuti nella realizzazione delle priorità indicate nella comunicazione della Commissione e nelle conclusioni del Consiglio del novembre 2011, ma rappresenta anche un input per la discussione tra gli Stati membri sugli sviluppi della politica esterna dell'Unione in materia di energia, in linea con l'intesa del Consiglio europeo del maggio 2013 in base alla quale gli Stati membri accrescono la loro collaborazione a sostegno della dimensione esterna della politica energetica dell'UE visti i crescenti collegamenti esistenti tra i mercati interni ed esterni dell'energia.

2.           Fattori che incidono sulle priorità della politica esterna dell'Unione europea in materia di energia

Quando la Commissione ha proposto le priorità della politica esterna in materia di energia nel settembre 2011, i principali fattori che hanno determinato tali priorità fissate dall'Unione sono risultati essere la quota crescente delle economie emergenti nella domanda globale di energia, la sempre maggior dipendenza dell'Unione dalle importazioni e la necessità di un'azione globale per affrontare le preoccupazioni in materia di clima, ambiente e competitività.

A due anni di distanza, questi sviluppi globali restano ampiamente validi e, in alcuni casi, hanno acquisito maggiore rilevanza. La costante crescita della domanda nell'Asia emergente e in altre regioni del mondo ha indotto lo spostamento verso est dei flussi globali del commercio di energia. Cina e India hanno rappresentato circa il 90% dell'aumento netto del consumo globale di energia nel 2012[3] e, per il 2035 si prevede che la loro domanda aumenti rispettivamente all'incirca del 60% e del 100%[4]. Considerata la crescita del loro consumo, i paesi emergenti stanno iniziando a svolgere un ruolo più attivo nelle discussioni globali riguardanti l'energia e ciò contribuirà certamente all'evoluzione della governance globale in tale ambito. Le implicazioni geopolitiche di questi sviluppi e il loro impatto sugli interessi della politica estera e di sicurezza energetica dell'Unione europea richiedono un'ulteriore valutazione.

Le attuali proiezioni vedono ancora l'Unione europea fare affidamento, in futuro, sulle importazioni di energia per oltre il 90% del consumo totale di petrolio e per più del 70% del consumo totale di gas dell'Unione. Non si è ancora pervenuti a un accordo globale in materia di clima, ma adesso molti paesi stanno realizzando azioni a livello nazionale in ambiti quali l'efficienza energetica e le energie rinnovabili, tra le quali, ad esempio, quelle riguardanti l'intensità energetica e gli obiettivi di consumo in Cina, i cosiddetti RPS (Renewables Portfolio Standard) nella maggior parte degli Stati degli Stati Uniti, il sistema di scambi obbligatorio per ottemperare agli impegni di efficienza energetica in India o gli obiettivi per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili in Turchia. Poiché i negoziati internazionali sul cambiamento climatico comprendono una dimensione legata alla politica energetica, la politica esterna dell'Unione europea in tale ambito dovrebbe cercare di offrire sostegno a tali negoziati nei suoi contatti con i principali paesi consumatori di energia.

La situazione in Medio Oriente e in Africa del Nord continua a essere volatile, il che incide sui mercati dell'energia. La situazione geopolitica ha ridotto la velocità e la profondità della cooperazione dell'Unione in materia di energia con i paesi della regione, pur confermando che saranno necessari interventi pragmatici e mirati.

L'incidente di Fukushima ha reso più veementi le esortazioni a garantire norme massime di sicurezza nucleare a livello globale, comportando nel contempo, in alcuni paesi, la cancellazione dell'energia nucleare dall'elenco delle opzioni per la produzione di energia a basse emissioni di carbonio. Da allora si sono intensificati la cooperazione in tema di sicurezza nucleare con i nostri attuali partner e gli sforzi internazionali profusi, ad esempio, nel contesto dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA).

Forse lo sviluppo più significativo negli ultimi due anni è stato il notevole aumento della produzione non convenzionale di petrolio e gas in America del Nord. Il gas non convenzionale, prodotto competitivo, ha scalzato il carbone nel settore elettrico degli Stati Uniti, contribuendo a una riduzione delle emissioni di gas serra nel paese del 3,8% nel 2012, di cui circa la metà attribuibile a tale sostituzione[5], e assicurando soprattutto ai settori statunitensi ad alta intensità di energia (ad esempio, petrolchimica, raffinazione, alluminio e acciaio) un netto vantaggio competitivo. In Europa, nel 2012 la domanda di carbone è aumentata del 2,8% rispetto a un calo medio dell'1,3% nel corso dell'ultimo decennio; tale evoluzione ha comportato un incremento delle emissioni di gas a effetto serra in alcuni Stati membri come la Germania e il Regno Unito[6]. Le differenze nei prezzi finali del gas e dell'elettricità sui mercati americano, europeo e asiatico hanno destato preoccupazioni circa la competitività dell'Unione europea. Le esportazioni potenziali degli Stati Uniti di gas naturale e petrolio hanno anch'esse iniziato a sollevare interrogativi quanto alle loro implicazioni sulle priorità della politica estera statunitense e al suo ruolo sui mercati globali dell'energia. Più di ogni altra cosa, tali sviluppi hanno confermato che i mercati dell'energia sono strettamente collegati e che la politica dell'Unione in materia di energia deve necessariamente tener conto di ciò che sta accadendo al di fuori delle sue frontiere, tanto quanto tiene conto dei suoi cambiamenti interni.

Il potenziale del gas di scisto in altri paesi ha schiuso nuove prospettive sui mercati globali dell'energia in concomitanza con l'emergere di nuovi fornitori di combustibili fossili convenzionali dal Mediterraneo orientale all'Africa orientale. Queste nuove fonti potenziali potrebbero assumere un ruolo crescente nella strategia di diversificazione dell'Unione a medio termine. Si dovranno inoltre analizzare ulteriormente le implicazioni di tali sviluppi sulle considerazioni relative alla politica estera e alla politica energetica di altri importanti esportatori di gas e petrolio, tra cui Russia, Qatar e Iraq.

In questa realtà persistentemente complessa, la sicurezza, la competitività e la sostenibilità in ambito energetico continueranno a ispirare le priorità della politica esterna dell'Unione in materia di energia.

3.           Coordinamento della dimensione esterna della politica energetica dell'Unione europea

Per migliorare la coerenza e il coordinamento a livello europeo dei messaggi rivolti a specifici paesi partner, la Commissione ha proposto una serie di azioni di follow-up, tra cui un rafforzamento della cooperazione tra gli Stati membri sui loro accordi intergovernativi con paesi terzi. La proposta relativa a un meccanismo di scambio di informazioni su tali accordi corredava la comunicazione della Commissione del settembre 2011. A seguito dei negoziati tra i co-legislatori, il 25 ottobre 2012 è stata adottata la decisione del Parlamento e del Consiglio di istituire il meccanismo[7].

Trasparenza sugli accordi intergovernativi

Il meccanismo di scambio di informazioni riguardo agli accordi intergovernativi tra Stati membri e paesi terzi nel settore dell'energia (decisione 994/2012/UE), entrato in vigore il 17 novembre 2012, prevede l'obbligo per gli Stati membri di render noti gli accordi giuridicamente vincolanti esistenti che abbiano un impatto sull'utilizzo o il funzionamento del mercato interno dell'energia o sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico, oltre che i nuovi accordi stipulati, una volta ratificati. Gli accordi sono successivamente condivisi con altri Stati membri, nel rispetto di eventuali obblighi di riservatezza. Il meccanismo consente altresì agli Stati membri di segnalare alla Commissione i negoziati in corso in merito ad accordi intergovernativi, acconsentire alla partecipazione della Commissione a tali negoziati e richiedere una verifica della compatibilità di un progetto di accordo intergovernativo.

Dall'adozione del meccanismo, è stata creata una banca dati protetta. Sinora la Commissione ha ricevuto 114 accordi intergovernativi, li ha esaminati per verificarne la compatibilità con la legislazione dell'Unione europea e ha sollevato un numero limitato di interrogativi con gli Stati membri interessati. Gli accordi intergovernativi sono stati per la maggior parte condivisi nella loro interezza con altri Stati membri.

L'esame degli accordi intergovernativi presentati sinora ha permesso l'identificazione di alcune disposizioni per le quali sussiste un rischio maggiore di incompatibilità con la legislazione dell'UE. Entro la fine del 2013, la Commissione organizzerà una riunione di scambio di informazioni con gli Stati membri sulle lezioni apprese dagli accordi resi noti, i problemi comuni individuati e i possibili interventi per ridurre le incompatibilità.

Oltre a tale strumento legislativo, sono state intraprese altre iniziative per incrementare lo scambio di informazioni tra Stati membri sui temi inerenti le relazioni esterne nel settore dell'energia. Mensilmente si tengono discussioni nell'ambito del gruppo di lavoro "Energia" del Consiglio, durante le quali la Commissione aggiorna gli Stati membri sulle attività e le riunioni importanti a livello di Unione e vengono definite le posizioni dell'UE, quando sono necessarie. Il gruppo di coordinamento del gas ha agevolato il coordinamento delle misure relative alla sicurezza dell'approvvigionamento a livello di Unione e ha intrattenuto scambi con paesi fornitori, consumatori e di transito quali Russia, Ucraina, Algeria, Svizzera, Stati Uniti e Canada. Come in passato, le riunioni formali del Consiglio "Energia" prevedono all'ordine del giorno le relazioni internazionali nel settore dell'energia, permettendo la condivisione di informazioni e la discussione a livello ministeriale. In occasione della riunione del Consiglio europeo del maggio 2013, gli Stati membri si sono impegnati a rafforzare la loro cooperazione a sostegno della dimensione esterna della politica energetica dell'Unione europea, nonché ad analizzare gli sviluppi relativi alla politica esterna dell'UE in materia di energia.

La frequenza delle discussioni sulla politica esterna in campo energetico è aumentata anche in altre formazioni, gruppi di lavoro e reti informali del Consiglio come il comitato politico e di sicurezza, la rete informale dei direttori generali per le questioni globali dei ministeri degli Affari esteri dell'Unione europea e i gruppi di lavoro geografici del Consiglio. In particolare, la politica esterna in materia di energia è stata all'ordine del giorno del Consiglio "Affari esteri" nel luglio 2012 e nell'aprile 2013 e i ministri degli Affari esteri dell'UE hanno dimostrato notevole interesse per identificare modalità con cui la politica estera può sostenere gli obiettivi della politica energetica dell'Unione.

Per creare una sede in cui si potessero discutere più approfonditamente strategie e iniziative nei confronti dei paesi terzi, la Commissione ha istituito il gruppo strategico per la cooperazione internazionale in ambito energetico. Lo scopo del gruppo, che prevede la partecipazione dei ministeri degli Affari esteri e dell'Energia degli Stati membri e del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), consiste nell'identificare e discutere priorità comuni che potrebbero condurre allo sviluppo di iniziative e posizioni congiunte nei confronti di regioni e paesi terzi. Il gruppo strategico si è riunito cinque volte dalla sua costituzione, nel 2012, e ha discusso le relazioni con Cina, Ucraina, Mediterraneo meridionale, Stati Uniti e partenariato orientale, il che ha consentito di giungere a una migliore interpretazione condivisa delle priorità comuni e dei passi successivi da compiere nella cooperazione con tali partner in ambito energetico. Tuttavia, il lavoro del gruppo strategico potrebbe trarre vantaggio da un maggiore scambio di informazioni tra Stati membri sulle attività da loro svolte nei paesi terzi, scambio che sinora è stato limitato.

È già prassi consolidata l'organizzazione a Bruxelles e, talvolta, a livello locale, di riunioni periodiche di coordinamento dell'Unione prima delle riunioni degli organi direttivi della Comunità dell'energia, del Trattato sulla carta dell'energia (TCE), dell'Agenzia internazionale per l'energia (AIE) e dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA). Un approccio a livello di Unione è particolarmente necessario sulle questioni di importanza strategica per tali organizzazioni come, ad esempio, il processo di associazione dell'AIE o l'ammodernamento e la divulgazione del TCE. Sebbene non vi sia un coordinamento formale nell'ambito dell'Unione tra gli Stati membri partecipanti e la Commissione nel quadro del partenariato internazionale per la cooperazione in materia di efficienza energetica (IPEEC), del forum internazionale sull'energia (IEF), del Clean Energy Ministerial (CEM) e del G8/G20, in alcuni casi avvengono scambi informali. Un approccio più coordinato aiuterebbe l'Unione europea a svolgere un ruolo forte ed efficace nell'ambito delle discussioni e delle organizzazioni globali in materia di energia.

Tutti questi sforzi hanno tratto beneficio da uno stretto rapporto di lavoro tra la Commissione, l'Alto rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e il SEAE.

Benché l'impegno prima descritto abbia creato una maggiore trasparenza sulle attività dell'Unione europea, permane ancora una notevole carenza di conoscenze delle attività in ambito energetico svolte dagli Stati membri nei paesi terzi. Si potrebbero utilizzare maggiormente le delegazioni dell'Unione a fini di rendicontazione e analisi, così come si potrebbero potenziare le reti dei consulenti in ambito energetico. Per attuare con successo gli obiettivi della politica esterna dell'UE in materia di energia sarebbero utili sforzi per incrementare la condivisione delle informazioni e perseguire obiettivi comuni sui temi di importanza strategica per l'Unione.

4.           Rafforzamento della cooperazione dell'Unione europea con i paesi limitrofi

Un ruolo fondamentale nella strategia esterna dell'Unione in ambito energetico è stato attribuito alle relazioni con i paesi limitrofi, in linea anche con gli obiettivi della politica di vicinato dell'UE (PEV). Sebbene l'integrazione dei mercati dell'energia e la convergenza normativa restino un obiettivo condiviso con molti nostri vicini, i progressi nell'integrazione dei quadri normativi e delle infrastrutture fisiche richiedono tempo, poiché dipendono sia dal ritmo delle riforme interne sia dalla negoziazione e dall'attuazione di complessi accordi giuridicamente vincolanti. In tale contesto, è stato necessario adottare un approccio differenziato.

Con la Svizzera, i negoziati su un accordo riguardante l'elettricità, avviati nel 2007, non sono ancora conclusi. Ambedue le parti stanno cercando di rilanciare il processo con lo scopo di stipulare un accordo nel 2014, accordo indispensabile affinché le società svizzere che operano nel campo dell'energia continuino a partecipare al mercato armonizzato dell'elettricità dell'Unione europea. Oltre a temi quali la parità di condizioni per quel che riguarda le sovvenzioni statali, l'attuazione delle norme in materia di trasparenza e altre questioni tecniche, per la conclusione dell'accordo saranno determinanti alcuni aspetti istituzionali, segnatamente una sede neutrale di arbitrato in caso di controversie legali.

La Comunità dell'energia, con l'adesione dell'Ucraina e della Moldova nel 2011, la recente domanda di adesione della Georgia e lo status di osservatore permanente dell'Armenia, della Norvegia e della Turchia, ha continuato a rappresentare uno strumento fondamentale per estendere il mercato interno dell'Unione ai paesi vicini. Negli ultimi due anni, il Consiglio ministeriale ha ampliato l'acquis della Comunità dell'energia includendovi le norme del terzo pacchetto sul mercato interno per l'elettricità e il gas, la direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso di energia da fonti rinnovabili, la direttiva 2009/119/CE sulle scorte di petrolio, nonché il regolamento 2008/1099/CE e la direttiva 2008/92/CE riguardanti le statistiche. Si stanno altresì compiendo passi per l'adozione della direttiva sull'efficienza energetica 2012/27/UE e della direttiva sulle emissioni industriali 2010/75/UE. Oltre ad ampliare l'acquis coperto dalla Comunità dell'energia, negli ultimi due anni le attività si sono concentrate sull'ottenimento di progressi tangibili nell'integrazione delle reti del gas e dell'elettricità delle parti contraenti attraverso una vigilanza più intensa e un'applicazione più rigorosa delle disposizioni giuridiche in materia di interconnessione, accesso di terzi e scambi transfrontalieri.

La promozione attiva di una serie limitata di importanti progetti di investimento necessari per incrementare i flussi transfrontalieri e la sicurezza dell'approvvigionamento, nonché per superare l'attuale situazione di sottoinvestimento, è stata il principale obiettivo del lavoro condotto in ambito infrastrutturale. L'elenco dei cosiddetti PECI, i progetti di interesse della Comunità dell'energia, dovrebbe essere adottato dal Consiglio ministeriale nell'ottobre 2013 e comprende progetti di notevole interesse regionale e impatto transfrontaliero. Un'ampia consultazione pubblica è sfociata in 100 proposte di progetto, di cui 33 inserite nell'elenco dei PECI.

Infine, è stato ultimato il lavoro preparatorio per consentire una decisione sulla proroga oltre il 2016 del trattato della Comunità dell'energia, che inizialmente aveva una durata decennale, e sulla costituzione di un gruppo di riflessione di alto livello per valutarne il funzionamento e il possibile miglioramento.

Il partenariato orientale è un altro contesto nel quale si cerca di migliorare la sicurezza energetica nell'Unione europea e presso i suoi partner orientali, contribuendo anche, nel contempo, al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e competitività. L'attività della piattaforma del partenariato orientale in materia di sicurezza energetica è proseguita attraverso riunioni periodiche, organizzate due volte all'anno e integrate da seminari specializzati e visite in loco presso impianti di produzione di energia. L'attività si concentra sulla condivisione di informazioni al fine di sensibilizzare alle migliori prassi, ad esempio nel campo dell'efficienza energetica e della definizione del mercato dell'elettricità, nei paesi del partenariato orientale.

La cooperazione bilaterale è stata un altro canale importante per le relazioni con molti nostri vicini. L'attuazione del protocollo di intesa nel settore dell'energia ha continuato a essere una parte importante dell'agenda dell'associazione UE-Ucraina, che prepara l'accordo di associazione con zona di libero scambio globale e approfondito.

Per l'Unione è estremamente importante garantire l'affidabilità e la trasparenza del sistema di trasmissione del gas ucraino e la Commissione ha continuato a sostenere attivamente il potenziamento dell'infrastruttura di trasmissione del gas in Ucraina in modo da garantire che rimanga un elemento fondamentale della rete energetica paneuropea. Sono proseguiti gli sforzi per una soluzione trilaterale riguardante gli approvvigionamenti di gas dalla Russia all'UE attraverso l'Ucraina. L'Ucraina, tuttavia, ha anche l'opportunità di rafforzare la propria sicurezza energetica diversificando le fonti di approvvigionamento e sviluppandosi, oltre il suo tradizionale ruolo importante di paese di transito, grazie alla sua estesa rete di gasdotti, alle risorse di gas convenzionali e non convenzionali e alle importanti strutture di stoccaggio del gas, che costituiscono un patrimonio di valore per la sicurezza energetica della regione. Sono state intraprese azioni specifiche per consentire i flussi inversi di gas dall'UE all'Ucraina. Un prerequisito è rappresentato dallo sviluppo di un quadro giuridico e normativo stabile e non discriminatorio in linea con gli impegni dell'Ucraina nell'ambito della Comunità dell'energia.

Questo è stato il tema di una tavola rotonda di alto livello sull'evoluzione del mercato del gas ucraino convocata nel maggio 2013 dal commissario europeo per l'Energia e dal ministro del Combustibile e dell'energia dell'Ucraina, dove si è convenuto che sarebbe stato costituito un gruppo composto da rappresentanti della Commissione e da autorità ucraine, dal segretariato della Comunità dell'energia, dagli Stati membri dell'Unione interessati, nonché dalle società e dagli istituti finanziari partecipanti per creare un forum destinato a sostenere il continuo processo di riforme del settore del gas in Ucraina.

In Moldova, tramite vari strumenti, quali il sostegno al bilancio e l'assistenza tecnica, l'UE sostiene l'integrazione del mercato energetico di questo paese con il mercato dell'energia dell'UE, sia per il settore del gas che per quello elettrico. L'UE sta attualmente finanziando la costruzione dell'interconnettore per il gas tra la Moldova e la Romania, che consentirà di trasportare gas in entrambe le direzioni. In generale, l'UE sta sostenendo il processo di riforma in corso nel settore dell'energia, a seguito dell'adesione della Moldova al trattato della Comunità dell'energia nel 2011.

Nell'ottobre 2012, la Comunità dell'energia ha pubblicato la sua relazione annuale sull'attuazione dell'acquis ai sensi del trattato che istituisce la Comunità dell'energia, che, per la prima volta, ha incluso l'Ucraina e la Moldova.

Nell'ambito dell'agenda positiva per le relazioni UE-Turchia, si è concordato di rafforzare la cooperazione in campo energetico concentrandosi sulla pianificazione a lungo termine, l'integrazione del mercato e lo sviluppo infrastrutturale, una politica e tecnologie sostenibili in ambito energetico, la sicurezza nucleare e la protezione dalle radiazioni. Nel febbraio e nell'aprile 2013 si sono rispettivamente tenute due riunioni, una sull'elettricità, l'altra sul gas. La prossima, attualmente prevista per l'autunno 2013, affronterà il tema della cooperazione in tema di efficienza energetica ed energie rinnovabili. Tale cooperazione, volta ad agevolare l'integrazione a lungo termine dei mercati dell'energia della Turchia e dell'Unione, può anche contribuire a rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento energetico e a creare opportunità commerciali per ambedue le parti.

I paesi della regione del Caspio, con le loro abbondanti risorse naturali e la loro posizione geografica strategica nel vicinato dell'Unione in senso più ampio, offrono un potenziale importante per la diversificazione dell'approvvigionamento e delle vie di transito dell'Europa, soprattutto per ciò che riguarda gli approvvigionamenti di gas. In linea con la dichiarazione del 2011 sul corridoio meridionale del gas, l'Unione europea ha proseguito la stretta collaborazione con i paesi e le imprese della regione per l'apertura del corridoio meridionale del gas. Nel 2012, i progressi compiuti per la realizzazione di tale progetto strategico per l'Unione con la firma di un accordo intergovernativo tra la Turchia e l'Azerbaigian sul gasdotto transanatolico (TANAP) e la sua successiva ratifica sono stati notevoli. Il 28 giugno 2013, il consorzio Shah Deniz II ha annunciato la decisione di scegliere il gasdotto transadriatico (TAP) come via di evacuazione europea per il suo gas nel corridoio meridionale del gas. La decisione per l'investimento finale è attesa entro la fine del 2013. Il primo gas dovrebbe giungere in Europa entro il gennaio 2019.

L'Unione europea proseguirà il lavoro con l'Azerbaigian e i paesi della regione del Caspio sull'ampliamento del corridoio e l'ulteriore incremento degli approvvigionamenti al fine di coprire a medio termine, attraverso tale corridoio, perlomeno il 10% della domanda europea. In tale contesto, la Commissione sta sostenendo attivamente l'ulteriore integrazione dei mercati dell'Europa sudorientale.

Nel settembre 2011, la Commissione ha ricevuto direttive negoziali del Consiglio per concordare un accordo trilaterale con il Turkmenistan e l'Azerbaigian relativo alla costruzione del gasdotto transcaspico (TCP). Le relative discussioni sono in corso. La Commissione ha collaborato strettamente con l'Alto rappresentante dell'UE e il suo rappresentante speciale per l'Asia centrale nel comunicare l'importanza strategica del TCP ai paesi della regione, Russia compresa. La Commissione, di concerto con la Banca mondiale, ha intrapreso uno studio di valutazione ambientale sul TCP per affrontare le preoccupazioni espresse dai paesi litoranei del Mar Caspio relativamente alle potenziali conseguenze ambientali del gasdotto. Lo studio dovrebbe essere concluso all'inizio del 2014.

Il dialogo sull'energia con la Russia è rimasto intenso e le relazioni in tale ambito sono regolarmente discusse ai massimi livelli, compresi i vertici UE-Russia. Scambi costruttivi hanno portato, nel marzo 2013, all'adozione della roadmap UE-Russia 2050.

Sin dall'inizio del 2012 si sono svolte periodicamente proficue sessioni negoziali tra l'Unione e la Russia sull'accordo relativo all'elettricità per migliorare il coordinamento tra i sistemi elettrici sincronizzati degli Stati baltici, della Federazione russa e della Bielorussia, nonché per consentire agli Stati baltici di attuare le norme del mercato interno per l'elettricità. Tali negoziati dovrebbero concludersi in un prossimo futuro.

Il meccanismo di allarme rapido UE-Russia in materia di energia, che prevede azioni congiunte volte al superamento di una situazione di emergenza, all'attenuazione delle sue conseguenze e alla prevenzione di situazioni simili in futuro, è stato aggiornato nel febbraio 2011.

Sono anche in corso discussioni con la Russia in merito all'attuazione del secondo e del terzo pacchetto[8] nell'UE e nella Comunità dell'energia, come la disaggregazione in Lituania, l'esenzione OPAL ecc… In tale contesto si stanno valutando soluzioni pratiche, come avvenuto per il gasdotto Yamal in Polonia.

Vi è incertezza in merito al quadro giuridico a lungo termine per le relazioni tra UE e Russia: sebbene la necessità di chiarezza giuridica sia confermata dal numero crescente di cause riguardanti l'energia tra Unione e Russia, le posizioni delle due parti sul capitolo energia di un nuovo quadro giuridico complessivo, il "nuovo accordo", sono ancora notevolmente diverse.

Roadmap UE-Russia 2050

Nel 2011 e nel 2012, la Commissione europea e il governo russo hanno collaborato alla roadmap UE-Russia sull'energia fino al 2050 per creare una prospettiva di cooperazione a lungo termine e giungere a un livello tollerabile di incertezza nelle loro relazioni in campo energetico. La roadmap per la cooperazione UE-Russia in materia di energia fino al 2050 è stata firmata dal commissario per l'Energia Oettinger e dal ministro dell'Energia Novak nel marzo 2013.

La roadmap adottata rappresenta i forti interessi e i vantaggi comuni su cui si fondano le relazioni in campo energetico tra l'Unione e la Russia e definisce l'obiettivo strategico di creare uno spazio energetico comune entro il 2050 con un'infrastruttura di reti integrate funzionante, nonché mercati aperti, trasparenti, efficienti e competitivi, dando in tal modo il necessario contributo per garantire la sicurezza energetica e conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Unione e della Russia.

La roadmap è un documento dinamico e lungimirante, che copre un'ampia serie di temi centrali per le relazioni in campo energetico tra le due parti, affrontando in particolare la cooperazione in materia di efficienza energetica, nonché nei settori dell'elettricità, del gas, del petrolio e delle energie rinnovabili. In ciascuno di questi ambiti, la roadmap formula raccomandazioni specifiche per una serie di passi da intraprendere al fine di rafforzare la cooperazione tra Unione e Russia in tema energetico nei prossimi decenni.

Le raccomandazioni e le azioni concrete proposte dalla roadmap saranno monitorate – e riesaminate – nel quadro del dialogo UE-Russia in materia di energia e le raccomandazioni formulate saranno tenute presenti nei rispettivi programmi di lavoro di tutti i gruppi tematici operanti nell'ambito di detto dialogo. Ciò consentirà un approfondito controllo dell'attuazione in tutti gli ambiti della cooperazione bilaterale in campo energetico.

L'Unione si è profondamente impegnata nel processo di trasformazione in corso nel Mediterraneo meridionale di cui alla comunicazione congiunta del marzo 2011[9] "Un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa", mobilitando notevoli risorse addizionali, offrendo maggiori opportunità di commercio e di mercato e rafforzando il proprio impegno con la società civile. La creazione di un partenariato regionale UE-Mediterraneo per l'energia inizialmente, incentrato sull'elettricità e le energie rinnovabili, si è iscritta tra le principali proposte della strategia esterna per l'energia del 2011. Poiché i paesi della regione versano in una situazione politica estremamente difficile accompagnata da conflitti interni, un quadro normativo regionale multilaterale in materia di energia resta un obiettivo a più lungo termine.

Nondimeno, sono stati compiuti progressi su vari fronti. In numerosi paesi della regione si realizzano importanti programmi di sostegno al bilancio volti a riformare il settore dell'energia e ad istituire programmi di gemellaggio. Sono iniziati i negoziati con il Marocco su un accordo di libero scambio (ALS) globale e approfondito che comprende un consistente capitolo riguardante l'energia e per il quale sinora, nel 2013, sono stati organizzati due round negoziali. La firma di un protocollo di intesa sull'energia con l'Algeria nel luglio 2013 dovrebbe promuovere la cooperazione con questo paese fornitore di fondamentale importanza. L'Unione sostiene progetti riguardanti la generazione e la trasmissione di energia attraverso vari strumenti di finanziamento e in stretta collaborazione con gli istituti finanziari internazionali.

Un Consiglio ministeriale mediterraneo dell'energia, il primo nel suo genere dal 2007, dovrebbe aver luogo a Bruxelles nel dicembre 2013. Il Consiglio potrebbe offrire l'opportunità di avallare il piano solare mediterraneo e discutere il progetto di creazione di una "comunità mediterranea dell'energia".

Il gas naturale rinvenuto nel Bacino levantino al largo di Israele e Cipro rispettivamente nel 2009 e nel 2011 ha schiuso nuove prospettive alla regione del Mediterraneo orientale e potrebbe eventualmente permettere ad alcuni paesi della regione di trasformarsi da importatori netti di gas in esportatori. L'Unione europea sta seguendo gli attuali sviluppi delle attività di esplorazione in corso nel bacino del Mediterraneo orientale ed una stretta cooperazione tra l'UE e i paesi della regione sarà essenziale per sfruttare appieno il potenziale del gas locale. Inoltre la scelta delle rotte, i mezzi di trasporto e il prezzo di vendita saranno elementi determinanti per le potenziali importazioni di gas da questa regione verso l'Unione. A tal fine, oltre alle opzioni già in corso di valutazione, quali, ad esempio, un terminal per il GNL a Cipro e un gasdotto al largo di Cipro, per trasportare gas verso la Grecia via Creta, tutte le potenziali rotte saranno esaminate sotto il profilo della sicurezza energetica.

È stato stabilito un dialogo con Israele in materia di energia per promuovere la cooperazione su temi legati all'accesso al mercato del gas dell'Unione, alla fissazione del prezzo del gas e alle infrastrutture, ma anche la cooperazione nel campo della ricerca, la promozione dello sviluppo delle energie rinnovabili, l'introduzione delle reti intelligenti e la gestione della risposta alla domanda. Poiché il Libano inizierà presto le prospezioni, l'Unione europea è destinata a svolgere un ruolo determinante nel fornire sostegno tecnico e nel costruire capacità, così come assumerà un ruolo nella cooperazione regionale per salvaguardare i massimi livelli di sicurezza, nonché di rispetto per l'ambiente, nella ricerca offshore degli idrocarburi.

Migliori interconnessioni con i paesi limitrofi continuano a essere un obiettivo importante dell'UE. Il primo elenco di progetti di interesse comune sarà adottato nell'autunno 2013 nell'ambito dell'attuazione degli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee di recente adozione[10]. Tale elenco dovrebbe includere alcuni progetti per creare collegamenti con paesi non appartenenti all'Unione. In futuro si prenderà anche in esame il miglioramento delle interconnessioni infrastrutturali con paesi terzi e lo sviluppo di un mercato realmente paneuropeo.

Inoltre l'Unione europea sostiene un'ampia gamma di investimenti nel settore energetico. Tramite il Fondo investimenti per la politica di vicinato la Commissione ha contribuito con 150 milioni di euro a finanziare sovvenzioni agli investimenti o assistenza tecnica settoriale nella regione della PEV, rendendo possibili prestiti delle istituzioni finanziarie europee per circa 2 miliardi di euro. L'UE fornisce inoltre l'assistenza tecnica e promuove la cooperazione regionale in materia di energia tramite vari programmi, quali INOGATE[11] (INterstate Oil and GAs To Europe pipelines) e il patto dei sindaci[12].

5.           Approfondimento dei partenariati in campo energetico con fornitori e consumatori

Gli sviluppi intervenuti negli ultimi due anni sui mercati globali dell'energia hanno dimostrato che l'Unione europea dovrebbe continuare a promuovere mercati globali dell'energia trasparenti, competitivi e fluidi nelle sue relazioni con i fornitori di energia. L'Unione dovrebbe altresì restare aperta e flessibile alla cooperazione con nuovi fornitori emergenti interessati ad accedere al mercato dell'UE.

Per quanto concerne la cooperazione con i fornitori di energia, l'impegno dell'Unione ha continuato a concentrarsi sulle relazioni con i fornitori tradizionali, specialmente la Russia. Le relazioni dell'UE con la Norvegia sono giunte a una nuova tappa miliare nel 2012, visto che le esportazioni di gas naturale dalla Norvegia verso l'Unione hanno raggiunto livelli paragonabili alle esportazioni di gas naturale dalla Russia. Oltre al suo ruolo di fornitore di energia, la Norvegia, legata all'Unione tramite lo Spazio economico europeo (SEE), ha continuato a essere un partner speciale per l'UE. Una costante cooperazione positiva è stata promossa attraverso le riunioni ministeriali annuali UE-Norvegia, integrate da riunioni specializzate come la conferenza UE-Norvegia sul ruolo del gas, svoltasi nel marzo 2013. È importante che gli Stati dello spazio economico europeo e dell'Associazione europea di libero scambio, tra cui la Norvegia, recepiscano e applichino quanto prima il terzo pacchetto sull'energia.

Negli ultimi due anni sono aumentati altresì i contatti informativi a livello politico in Medio Oriente attraverso colloqui informali diretti con paesi quali l'Arabia saudita e il Qatar, nonché la partecipazione del commissario per l'Energia a eventi di alto livello come le riunioni ministeriali UE-OPEC e il Forum internazionale sull'energia a livello ministeriale. Sebbene la colonna portante delle relazioni dell'Unione con i fornitori di energia sia rappresentata dai rapporti contrattuali tra gli operatori commerciali, creare fiducia a livello politico e attuare una cooperazione mirata in ambiti di particolare interesse per i nostri partner sono azioni che potrebbero agevolare le relazioni commerciali. Tra gli esempi di attività di lavoro recentemente svolte vi è la tavola rotonda congiunta UE-OPEC sulla sicurezza dell'estrazione offshore del petrolio e del gas, organizzata nel novembre 2012, e la cooperazione in materia di efficienza energetica con la Lega degli Stati arabi e singoli paesi come l'Arabia saudita.

I produttori di energia in Africa, ad esempio Nigeria e Angola, sono già fornitori importanti, anche per l'Unione. Con i nuovi giacimenti di petrolio e gas scoperti nel continente, la sua importanza a livello di approvvigionamento energetico e sicurezza energetica dell'UE probabilmente aumenterà. L'Unione europea continuerà a seguire tali sviluppi e li terrà nella debita considerazione nei suoi sforzi di cooperazione.

Nello sviluppo della cooperazione con i paesi consumatori, specialmente con la Cina, si potrebbe assistere a progressi più concreti. Ora l'energia è tra le massime priorità nella relazione UE-Cina ed è assurta a tale ruolo grazie al successo della riunione di alto livello tra Unione e Cina in materia di energia svoltasi nel maggio 2012, alla quale hanno partecipato i principali decisori politici cinesi, i ministri dell'energia degli Stati membri dell'Unione e la Commissione europea[13]. La sicurezza energetica è un nuovo ambito di cooperazione stabilito alla riunione di alto livello, che offre l'opportunità di intavolare discussioni strategiche con le nostre controparti cinesi al fine di garantire mercati globali dell'energia sicuri, stabili, protetti e sostenibili. Alla riunione di alto livello è stato altresì lanciato il partenariato di urbanizzazione UE-Cina. Sebbene il suo scopo sia più ampio, i temi legati all'approvvigionamento energetico, all'efficienza e alla pianificazione vi svolgono un ruolo importante. La cooperazione con la Cina in materia di energia è sostenuta anche nell'ambito del dialogo UE-Cina per la cooperazione e l'innovazione.

Le priorità del nuovo governo cinese si sposano perfettamente con le priorità definite dall'Unione per la cooperazione con la Cina in campo energetico che hanno dato luogo a livello operativo, ad un flusso considerevole di attività, anche in tema di regolamentazione dell'elettricità, sviluppo del mercato del gas, pianificazione a lungo termine, governance globale dell'energia e sicurezza nucleare, oltre ad aprire le porte ad un eventuale accordo Euratom a seguito dell'attuazione dell'accordo bilaterale di cooperazione per la ricerca e lo sviluppo sugli usi pacifici dell'energia nucleare. La cooperazione in ambito energetico con la Cina rappresenterà un elemento importante del documento in cui si delineano le priorità del partenariato strategico UE-Cina, che sarà adottato in occasione del prossimo vertice UE-Cina.

Partenariato di urbanizzazione UE-Cina

Lanciato nel maggio 2012 dall'allora Vice primo ministro Li Keqiang e dal presidente della Commissione Barroso, il partenariato di urbanizzazione UE-Cina è una piattaforma politica aperta per le parti europee e cinesi interessate che, in tale ambito, possono collaborare e condividere esperienze per affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali dell'urbanizzazione. Con un livello di urbanizzazione in Cina che, secondo le previsioni, aumenterà rapidamente dall'odierno 50% e i tre quarti della popolazione europea che vivono in un contesto urbano, ambedue i partner stanno cercando di sviluppare approcci innovativi all'urbanizzazione.

Il partenariato, primo strumento nel suo genere, copre numerosi settori, come la pianificazione urbana sostenibile, la gestione della domanda e dell'approvvigionamento energetico, la mobilità, l'edilizia verde e la governance urbana, coinvolgendo una serie di interlocutori, tra cui enti locali, imprese, organizzazioni non governative, gruppi di riflessione e associazioni di categoria.

Il partenariato si concretizza attraverso un forum annuale sull'urbanizzazione, che comprende una serie di sottogruppi tematici e una mostra sull'urbanizzazione sostenibile. Il partenariato, che comprende anche iniziative private e locali, è volto a consolidare le attività di cooperazione esistenti e promuoverne di nuove realizzando, ove possibile, sinergie.

Con gli Stati Uniti, la cooperazione è proseguita attraverso le riunioni annuali del Consiglio "Energia" UE-USA e dei suoi tre gruppi di lavoro sulla sicurezza energetica, le tecnologie in campo energetico e la politica in materia di energia. Discussioni sistematiche hanno affrontato temi come i mercati globali del petrolio e del gas, gli sviluppi nel vicinato dell'Unione europea, tra cui il corridoio meridionale del gas, l'efficienza energetica, la cattura e lo stoccaggio del carbonio, le reti intelligenti, le attività offshore e la sicurezza nucleare. Tra gli obiettivi prioritari perseguiti tramite la cooperazione in materia di ricerca vi sono stati anche le reti intelligenti e lo stoccaggio, nonché le tecnologie per l'idrogeno e le celle a combustibile, i materiali per la produzione di energia e la fusione nucleare. Si sono inoltre intraprese iniziative concrete volte a incrementare la collaborazione tra laboratori nell'ambito dei programmi congiunti per le alleanze di ricerca europee, il CCR e i corrispondenti programmi, laboratori e agenzie statunitensi in ambito energetico, con tematiche rilevanti come la reciprocità che rimangono ancora da affrontare.

Tuttavia, con il netto aumento della produzione statunitense di petrolio e gas non convenzionale, si sta profilando una nuova dinamica nelle relazioni in ambito energetico tra le due parti, che si occupa anche di competitività industriale e di temi legati agli scambi bilaterali. I negoziati recentemente intrapresi sul partenariato transatlantico su commercio e investimenti potrebbero svolgere un ruolo importante nella definizione di norme comuni per quanto concerne scambi e investimenti nell'ambito dell'energia e delle materie prime, che potrebbero, successivamente, contribuire allo sviluppo di norme e standard globali.

A seguito della triplice catastrofe del marzo 2011, i leader europei e giapponesi hanno esortato a instaurare una maggiore cooperazione in campo energetico. Attualmente si collabora alla riforma del mercato dell'elettricità, poiché il Giappone sta predisponendo proposte giuridiche in tale ambito e per quanto riguarda i mercati del gas al fine di condividere un'analisi dei recenti sviluppi e di discutere le modalità con cui i governi potrebbero sostenere la transizione verso un mercato globale del gas più fluido e flessibile. Sono stati intrapresi i primi contatti per stabilire scambi regolari in tema di sicurezza nucleare, e la cooperazione nel campo della ricerca, sui temi della sicurezza dei reattori e della gestione delle emergenze, è in costante aumento poiché il Giappone sta rivalutando la propria strategia in campo energetico e le relative priorità di ricerca.

In occasione del vertice UE-India del febbraio 2012 è stata adottata una dichiarazione congiunta a favore di una maggiore cooperazione in ambito energetico, che si concentra sulla produzione e l'utilizzo di carbone pulito, sull'efficienza energetica dei prodotti e degli edifici, sulle reti intelligenti e sull'energia rinnovabile. Sono iniziate attività nella maggior parte di questi ambiti e il panel "Energia" UE-India si riunisce annualmente per monitorare la cooperazione e scambiarsi punti di vista. L'energia è inoltre una delle priorità tematiche del partenariato indoeuropeo avviato nel 2012.

Nel quadro della cooperazione in campo energetico tra UE e Brasile, in essere dal 2007, si è raggiunta una buona intesa alla riunione di dialogo sulla politica energetica del 2013 al fine di ampliare gli scambi in materia di energia sostenibile e sviluppare congiuntamente le condizioni per una commercializzazione trasparente dei biocombustibili. È stata intrapresa una ricerca comune attiva nell'ambito dei biocarburanti sostenibili che dovrebbe rafforzarsi negli anni futuri.

Sul versante multilaterale, l'Unione europea ha continuato a sostenere la Carta dell'energia come quadro importante per norme giuridicamente vincolanti in materia di commercio, transito e investimento in campo energetico. L'Unione europea è stata una veemente sostenitrice della politica di consolidamento, diffusione ed espansione della Carta dell'energia, approvata nel luglio 2012, nonché della sua volontà di aggiornare la dichiarazione sulla Carta dell'energia del 1991.

L'Unione europea ha già negoziato norme specifiche complete in materia di energia in una serie di accordi di libero scambio. Negoziati specifici sull'energia sono conclusi con Ucraina, Repubblica moldova, Georgia e Armenia, in corso con Stati Uniti, Russia e Marocco e in procinto di iniziare con Azerbaigian e, probabilmente, Messico. I temi dell'energia sono anche trasversalmente importanti nei negoziati commerciali con Canada e Kazakistan e in materia di tecnologia verde con i paesi dell'ASEAN.

Come notato in precedenza, l'incidente nucleare di Fukushima ha indotto l'Europa a richiedere a gran voce la promozione del massimo livello di protezione e sicurezza nucleare in tutto il mondo attraverso quadri sia bilaterali che multilaterali. I paesi limitrofi sono stati invitati a partecipare agli stress test dell'Unione europea e al processo di revisione tra pari, con la piena partecipazione di Svizzera, Ucraina e Croazia, prima dell'adesione di quest'ultima all'Unione. Altri paesi vicini (ad esempio, Turchia, Bielorussia e Armenia) hanno accettato di lavorare sulla base della stessa metodologia, ma con una tempistica diversa, mentre la Russia ha condotto le proprie valutazioni. Oltre a tali analisi, è prevista l'assistenza ad alcuni stati nell'ambito dello strumento per la cooperazione in materia di sicurezza nucleare.

Si stanno inoltre intraprendendo i passi necessari affinché la sicurezza nucleare si rifletta negli accordi bilaterali Euratom, come la revisione in corso dell'accordo con il Canada e il nuovo accordo con il Sudafrica, negli scambi preliminari con la Russia e nelle eventuali discussioni future con Cina e Corea del Sud.

Nel contesto multilaterale, l'Unione europea partecipa attivamente agli sforzi profusi dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) sfruttando l'input e l'esperienza dell'Euratom nella preparazione delle proposte per l'imminente sesta riunione di revisione della convenzione sulla sicurezza nucleare, prevista per marzo-aprile 2014. La cooperazione bilaterale tra l'Unione europea e l'AIEA è stata rafforzata istituendo, nel gennaio 2013, un nuovo meccanismo di cooperazione che riunisce alti funzionari in discussioni riguardanti le tecnologie nucleari, tra cui la protezione e la sicurezza della produzione di energia nucleare e delle attività di ricerca.

Con la definizione, a livello di Unione, di un nuovo quadro giuridico per la sicurezza offshore, l'argomento è stato inserito nella cooperazione bilaterale con i paesi interessati, quali Stati Uniti e Norvegia, nonché con l'OPEC, e nel contesto della partecipazione dell'Unione a riunioni internazionali come il G20.

6.           Sostegno ai paesi in via di sviluppo

Sostenere l'impegno dei paesi in via di sviluppo per eliminare la povertà è l'obiettivo principale della politica dell'UE in materia di sviluppo, nonché una priorità dell'azione esterna dell'Unione a supporto dei suoi interessi per un mondo stabile e prospero. L'Unione europea ha già fatto molto per contribuire a ridurre la povertà e, in particolare, per sostenere il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio. L'UE, negli ultimi sei anni, ha assegnato una dotazione finanziaria di almeno 2,5 miliardi di euro alla cooperazione internazionale nell'ambito dell'energia non nucleare allo scopo di affrontare le sfide della povertà in materia di energia e della crescita sostenibile. La mancanza di accesso a servizi di energia sostenibile rappresenta un grave ostacolo allo sviluppo sociale ed economico. Senza un'energia sostenibile, è difficile garantire un accesso sufficiente ad acque pulite, a un'adeguata istruzione e ai servizi sanitari di base. Un maggiore accesso all'energia ha un impatto notevole su produttività e rendimenti in ogni fase della catena del valore in agricoltura, dalla produzione alla commercializzazione passando per la trasformazione e lo stoccaggio dopo il raccolto.

Per affrontare tali temi, il programma di cambiamento[14] afferma che l'Unione europea dovrebbe offrire tecnologie e competenze, oltre che fondi per lo sviluppo, e concentrarsi principalmente su tre sfide: volatilità dei prezzi e sicurezza energetica; cambiamento climatico, compreso l'accesso alle tecnologie a basse emissioni di carbonio; accesso a servizi di energia sostenibile, sicura e pulita a un prezzo ragionevole.

In ragione della complementarità con tali orientamenti, la Commissione sta sostenendo gli obiettivi dell'iniziativa Energia sostenibile per tutti del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, volta a garantire un accesso universale all'energia entro il 2030 oltre al raddoppio della percentuale di efficienza energetica e dell'uso delle energie rinnovabili.

L'Unione sta inoltre contribuendo al conseguimento di tali obiettivi con la propria iniziativa "Energia sostenibile per tutti", patrocinata dal presidente della Commissione Barroso e intesa ad aiutare i paesi in via di sviluppo a garantire accesso all'energia a 500 milioni di persone entro il 2030.

Al fine di ottenere tale risultato, nel biennio 2012-2013, la Commissione ha mobilitato oltre 500 milioni di euro per incrementare immediatamente il supporto all'energia sostenibile nei paesi in via di sviluppo, un impegno che sarà intensificato nei prossimi anni insieme agli Stati membri, prestando particolare attenzione ai paesi partner che hanno scelto l'energia come settore focale per la cooperazione con l'UE nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale.

A livello internazionale, la Commissione sta altresì promuovendo gli obiettivi del programma di cambiamento finanziando l'accesso a servizi di energia sostenibile come obiettivo specifico nel quadro del seguito dato agli obiettivi di sviluppo del Millennio.

L'iniziativa dell'UE "Energia sostenibile per tutti"

Al fine di conseguire l'obiettivo stabilito dal presidente della Commissione Barroso di aiutare i paesi in via di sviluppo a garantire accesso all'energia a 500 milioni di persone, nel biennio 2012-2013 la Commissione ha stanziato:

-          400 milioni di euro per azioni correlate all'energia nell'Africa sub-sahariana attraverso forme di co-intervento, che dovrebbero contribuire a stimolare investimenti concreti per 4‑8 miliardi di euro;

-          65 milioni di euro provenienti da una linea di credito per l'assistenza tecnica dedicata ad aiutare i paesi in via di sviluppo a elaborare e attuare programmi di riforma in modo da richiamare investimenti privati;

-          quasi 100 milioni di euro, messi a disposizione per migliorare l'accesso a servizi di energia sostenibile e moderna da parte della popolazione povera nelle zone isolate e rurali.

7.           Conclusione

La comunicazione della Commissione sulla sicurezza dell'approvvigionamento e la cooperazione internazionale e le conclusioni del Consiglio "Energia" del novembre 2011 hanno impresso uno slancio importante all'azione dell'Unione in tale ambito. Negli ultimi due anni si è assistito a un'intensificazione delle attività, tra le quali gli accordi politici per rafforzare la cooperazione in materia di energia con una serie di paesi partner dell'UE, nonché l'avvio di negoziati su vari accordi transettoriali e specificamente dedicati all'energia. Il successo non è stato omogeneo in tutti i settori e con tutti i partner, ma le tendenze positive osservate richiedono una costante attenzione e un continuo impegno da parte dell'Unione.

La strategia e le priorità scelte due anni fa sono fondamentalmente ancora valide. Nondimeno, l'UE dovrà restare flessibile e pragmatica nelle sue relazioni esterne in materia di energia per adeguarsi ai rapidi mutamenti in atto sui mercati globali dell'energia e agli sviluppi economici e politici, se e quando tale adeguamento dovesse rendersi necessario. Il quadro normativo dell'Unione sul mercato interno dell'energia, l'efficienza energetica, le energie rinnovabili, l'ambiente, la concorrenza e altri temi resta un riferimento importante per molti partner dell'UE. Condividere l'esperienza maturata dall'Unione nello sviluppo della politica energetica, i suoi successi e le sue sfide offre un'opportunità di impegno positivo e costruzione di fiducia con molti nostri partner.

Per garantire costanza e successo nell'attuazione delle priorità della politica esterna in materia di energia sarà necessario uno stretto rapporto di collaborazione tra la Commissione, l'Alto rappresentante e il SEAE, utilizzando al meglio i rispettivi strumenti e risorse, tra cui le delegazioni dell'UE, così come occorreranno sforzi sostenuti per migliorare il coordinamento con e tra gli Stati membri dell'Unione. Le attività esterne dell'UE nel campo dell'energia non sono né dovranno essere volte a sostituirsi alle forme di cooperazione bilaterale create dagli Stati membri, bensì a integrarle laddove esiste un reale valore aggiunto dell'Unione. Nondimeno, è necessario garantire che l'UE parli con una sola voce rivolgendosi ai propri partner. Da ultimo, un approccio coordinato consentirà un'efficace promozione degli interessi strategici dell'Unione e aumenterà il suo peso collettivo e il suo potere negoziale nei confronti dei partner.

[1]               COM(2011) 539.

[2]               Conclusioni del Consiglio TTE del 24 novembre 2011 concernenti la comunicazione sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico e la cooperazione internazionale – "La politica energetica dell'UE: un impegno con i partner al di là delle nostre frontiere" (17615/11).

[3]               BP Statistical Review of World Energy 2012, http://www.bp.com/en/global/corporate/about-bp/statistical-review-of-world-energy-2013.html.

[4]               World Energy Outlook 2012, Agenzia internazionale per l'energia.

[5]               "Redrawing the Energy-Climate Map", World Energy Outlook Special Report, Agenzia internazionale per l'energia, giugno 2013.

[6]               "Redrawing the Energy-Climate Map", World Energy Outlook Special Report, Agenzia internazionale per l'energia, giugno 2013.

[7]               Decisione 994/2012/UE, GUUE L 299/13 del 27.10.2012.

[8]               http://ec.europa.eu/energy/gas_electricity/legislation/legislation_en.htm.

[9]               COM(2011) 200 definitivo.

[10]             Regolamento (UE) n. 347/2013, GUUE L 115/39 del 25.4.2013.

[11]             http://www.inogate.org

[12]             http://www.covenantofmayors.eu

[13]             In occasione della riunione di alto livello UE-Cina in materia di energia, tenutasi nel maggio 2012, sono state concordate tre dichiarazioni, tra cui la dichiarazione congiunta CE-Cina in merito alla cooperazione rafforzata sui mercati dell'elettricità, la dichiarazione UE-Cina sulla sicurezza energetica e la dichiarazione congiunta sul partenariato UE-Cina in materia di urbanizzazione.

[14]             COM(2011) 637 definitivo.

Top