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Document 52012AE2075

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Un partenariato rafforzato per lo Spazio europeo della ricerca a favore dell'eccellenza e della crescita» COM(2012) 392 final

OJ C 76, 14.3.2013, p. 31–36 (BG, ES, CS, DA, DE, ET, EL, EN, FR, IT, LV, LT, HU, MT, NL, PL, PT, RO, SK, SL, FI, SV)

14.3.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 76/31


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Un partenariato rafforzato per lo Spazio europeo della ricerca a favore dell'eccellenza e della crescita»

COM(2012) 392 final

2013/C 76/06

Relatrice: RONDINELLI

La Commissione europea, in data 17 luglio 2012, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Un partenariato rafforzato per lo Spazio europeo della ricerca a favore dell'eccellenza e della crescita

COM(2012) 392 final.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 8 gennaio 2013.

Alla sua 486a sessione plenaria, dei giorni 16 e 17 gennaio 2013 (seduta del 16 gennaio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 120 voti favorevoli e 2 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Per il Comitato economico e sociale europeo (CESE), la realizzazione dello Spazio europeo della ricerca (SER) rappresenta un obiettivo prioritario per favorire la crescita e lo sviluppo economico, sociale e culturale dell'UE, nonché l'eccellenza scientifica e la coesione tra Stati membri, regioni e società. La politica di finanziamento prevista nel programma Orizzonte 2020 dovrebbe essere il livello cruciale che consente di raggiungere questo obiettivo.

1.2

Il CESE ha espresso in suoi numerosi pareri (1) la sua visione del SER e ha già avviato con la Commissione, il Parlamento europeo e il Consiglio un dibattito e un confronto approfondito sul tema, pertanto accoglie con favore la Comunicazione.

1.3

Il CESE concorda con la Commissione che indica la crescita come uno degli obiettivi prioritari del SER. Nell'attuale grave crisi economica e sociale, questo riferimento è d'importanza cruciale per la società civile organizzata europea.

1.4

Il CESE crede che la libera circolazione dei ricercatori, della conoscenza scientifica e della tecnologia deve diventare la «quinta libertà» del mercato interno.

1.5

Il CESE considera che la realizzazione dell'area unificata della ricerca sia un processo in continua evoluzione e che la scadenza del 2014 sia troppo ambiziosa, anche considerando che in molti paesi europei si stanno attuando misure di austerità che tagliano gli investimenti nazionali su ricerca e innovazione.

1.6

Il CESE accoglie la proposta di realizzare il SER attraverso un partenariato rafforzato basato sulle buone pratiche piuttosto che per via regolamentare ma esprime preoccupazione rispetto al fatto che i Protocolli d'intesa sottoscritti con le organizzazioni abbiano carattere volontario, non giuridicamente vincolante e informale.

1.7

Il CESE auspica una forte volontà politica che possa sostenere sistemi nazionali di ricerca efficaci e competitivi che potranno essere meglio realizzati attraverso la valutazione inter pares, che dovrà basarsi sulla valorizzazione della qualità dell'équipe di ricerca, delle strutture coinvolte e dei risultati prodotti.

1.8

Il Comitato ritiene che la ricerca finanziata con fondi pubblici debba dare priorità a quei settori che rivestano particolare importanza per il benessere dei cittadini europei e che i fondi pubblici debbano continuare a finanziare progetti nell'ambito di una forte e condivisa cooperazione europea.

1.9

Il CESE esorta la Commissione e gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie per eliminare gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione del SER legati all'assenza di un mercato del lavoro europeo dei ricercatori, alle loro condizioni di lavoro, alla loro mobilità e al sistema di sicurezza sociale.

1.10

Il CESE ricorda l'urgenza di cambiare la situazione delle pensioni e dei fondi pensione dei ricercatori che partecipano a progetti transnazionali e di creare un fondo europeo di pensioni complementari per coprire/compensare le perdite derivanti dai passaggi da un paese a un altro e da un sistema di sicurezza sociale a un altro.

1.11

Il Comitato avverte che le nuove iniziative proposte dalla Commissione non dovrebbero compromettere o neutralizzare tutti gli sforzi per ridurre gli oneri amministrativi dei ricercatori all'interno dell'ERA.

1.12

Il CESE ribadisce alla CE e agli Stati membri la necessità di adottare tutte le iniziative volte all'effettiva eliminazione delle discriminazioni, delle disuguaglianze e delle disparità di genere che ancora oggi esistono nel mondo accademico, scientifico e della ricerca. In particolare saluta la decisione di assicurare una presenza femminile pari almeno al 40 % in tutti i comitati coinvolti nella assunzione, nell'elaborazione e/o revisione dei criteri per la valutazione dei progetti, e in quelli che stabiliscono le politiche lavorative nei centri accademici, di ricerca e della scienza.

1.13

Il CESE accoglie con favore la proposta della CE di elaborare una tabella di marcia per lo sviluppo delle e-infrastrutture che sostengano l'e-scienza e rinvia al proprio parere (2) sulla comunicazione (3) in materia di accesso, conservazione e diffusione dei risultati della ricerca e delle conoscenze scientifiche.

1.14

Il CESE sostiene l'appello del mondo della ricerca e della comunità scientifica europea (4) rivolta ai capi di Stato e di governo e ai presidenti delle istituzioni UE per il quale l'Europa non può permettersi di perdere i suoi migliori talenti, ricercatori e docenti, specie se giovani; che i finanziamenti europei sono essenziali per rendere più efficienti ed efficaci quelli nazionali e per migliorare la competitività paneuropea ed internazionale; e quindi chiede che non venga ridotta la relativa voce di spesa nel futuro budget europeo 2014-2020.

1.15

Il CESE ritiene che la preannunciata mappa delle attività da svolgersi nelle aree prioritarie, il Forum per la diffusione e la trasmissione dei risultati dei progetti scientifici e di ricerca e la valutazione finale dei risultati prodotti dalla Comunicazione dovrebbero prevedere il coinvolgimento pieno ed effettivo della società civile coinvolta nel SER.

1.16

Per tutte le motivazioni sopra espresse, il CESE auspica che sia individuato al suo interno un gruppo preposto che diventi punto di riferimento per le istituzioni europee nelle diverse fasi future di valutazione, monitoraggio e presa di decisioni che riguardano la realizzazione del SER.

2.   Introduzione

2.1

Il CESE ha espresso in numerosi pareri la sua visione sul SER, che rimane valida e pertinente; e accoglie favorevolmente la Comunicazione che punta a un partenariato rafforzato che dimostra quanto sia urgente che l'UE e gli Stati membri mantengano ed estendano gli impegni assunti. I progressi negli Stati membri non sono stati omogenei e in alcuni casi continuano a essere lenti. L'aspetto innovativo della Comunicazione risiede nel fatto che allarga la collaborazione tra Commissione e Stati membri alle organizzazioni legate al SER (5). Il CESE ritiene necessaria una cooperazione rafforzata più ampia ed efficace.

2.2

Il CESE condivide il punto di vista della Commissione, secondo cui la realizzazione del SER deve sostenere la crescita economica, l'eccellenza scientifica e la coesione tra regioni, paesi e società. Al contempo deve tener conto e sviluppare la necessaria interazione tra scienza e mercato, tra innovazione e impresa, tra le nuove forme dell'organizzazione del lavoro e un mondo della ricerca sempre più interconnesso.

2.3

Il CESE ritiene che nell'attuale contesto di crisi globale siano necessarie misure più precise ed energiche, sia per superare gli effetti negativi della frammentazione nazionale nell'elaborazione e attuazione delle politiche di ricerca che per ottimizzare le attività che tendono ad aumentare l'efficacia di tali politiche. Le misure devono anche puntare ad aumentare la concorrenza sana e leale e le sinergie transfrontaliere tra i sistemi nazionali di ricerca, a facilitare la carriera del ricercatore, la mobilità e la libera circolazione delle conoscenze (6).

2.4

La consultazione pubblica realizzata in vista dell'elaborazione della Comunicazione ha fatto emergere che:

per i ricercatori, le principali preoccupazioni sono la scarsa attrattiva delle carriere, la limitata libertà di movimento e la mancanza di opportunità per lo scambio di idee;

per le organizzazioni che finanziano e/o conducono attività di ricerca, si devono realizzare sforzi e coordinamenti maggiori e migliori per raggiungere l'eccellenza e per affrontare le attuali grandi sfide in Europa e nel mondo. La cooperazione transfrontaliera e paneuropea e infrastrutture adeguate di accesso a banche dati, a risultati e a pubblicazioni sono elementi indispensabili. La società civile legata alla ricerca deve partecipare maggiormente al processo decisionale del SER;

per il settore privato, si avverte una preoccupazione generale dovuta alla mancanza di ricercatori altamente qualificati e formati. Anche l'industria chiede con forza una maggiore collaborazione tra, da un lato, il settore dell'insegnamento e quello della scienza e, dall'altro, il settore imprenditoriale; le imprese ritengono che il mondo accademico, il settore privato e quello imprenditoriale non collaborino in misura sufficiente;

gli Stati membri e i paesi partner concordano nell'affermare che sono necessarie azioni più concrete tese al completamento del SER e preferiscono un metodo basato sulle buone pratiche rispetto a un eventuale approccio legislativo.

3.   Rafforzare i sistemi di ricerca nazionali per renderli più efficaci, aperti e competitivi

3.1

Il CESE condivide l'idea della Commissione di rafforzare i sistemi di ricerca nazionali attraverso le buone pratiche e concorda che l'assegnazione delle risorse debba essere fatta attraverso inviti pubblici e aperti a presentare proposte valutate da gruppi di esperti (valutazione inter pares  (7)) dello Stato membro in questione, di altri Stati membri o di paesi terzi. La valutazione della qualità delle équipe di ricerca, delle istituzioni partecipanti e dei risultati ottenuti deve servire da base alle decisioni adottate in materia di finanziamento pubblico istituzionale. In molti casi i ricercatori, le équipe, le proposte e i programmi di ricerca non sono ancora valutati secondo standard comparabili, sebbene si tratti di progetti e di ricerche realizzati e finanziati in modo simile. Per il CESE ciò rappresenta una perdita di valore inaccettabile in un momento in cui vari Stati membri riducono sensibilmente le dotazioni di bilancio per la ricerca.

3.2

Il CESE è consapevole che la ricerca europea è una delle migliori del mondo. La ricerca nelle università e istituzioni scientifiche ha permesso alle imprese europee di essere leader e all'avanguardia nello sviluppo delle tecnologie e di occupare posti di primo piano. Per questo motivo il CESE esprime preoccupazione per la conclusione a cui arriva la Commissione nella valutazione d'impatto, in cui afferma che il divario tra l'Europa, gli Stati Uniti, il Giappone e altre economie sviluppate sta diventando sempre più evidente (8). Ciò sembra indicare che l'Europa stia perdendo terreno nella produzione di conoscenze e che i paesi leader nell'innovazione a livello mondiale sopravanzino l'UE-27 in alcuni indicatori. A fronte della crisi globale e al conseguente cambiamento nei rapporti di forza, il CESE ritiene che il SER debba consolidare la preminenza della scienza europea la cui qualità e livelli di eccellenza devono servire da vantaggio competitivo quando si entra in concorrenza con altri attori internazionali.

3.3

Nel 2002, l'UE ha deciso che gli investimenti di tutti gli Stati membri in R&S dovevano raggiungere il 3 % del PIL europeo (9). I ripetuti insuccessi nel raggiungere questo obiettivo e il suo slittamento al 2020 spingono il CESE a domandarsi se questo obiettivo verrà raggiunto. Il CESE concorda che una delle priorità del SER debba essere la crescita, specie nell'attuale grave crisi economica e sociale, ed esprime grande preoccupazione circa i forti tagli alla ricerca che scaturiscomo dalle politiche di austerità.

3.4

Uno dei pilastri dello Spazio europeo dell'istruzione superiore, strettamente legato alla realizzazione del SER, consiste nel promuovere la mobilità per migliorare la formazione di studenti, professori e ricercatori in modo effettivo. Questi tagli renderanno difficile per molti ricercatori trarre beneficio dal SER e parteciparvi pienamente. Il CESE manifesta la propria inquietudine per queste decisioni (10).

3.5

Il CESE ribadisce la propria convinzione secondo cui dei sistemi nazionali di ricerca efficaci e competitivi richiedono una volontà politica forte e esorta l'UE e gli Stati membri a compiere progressi in modo più risoluto e rapido nel far fronte agli impegni assunti.

3.6

Negli ultimi anni la ricerca finanziata con fondi pubblici sembra aver abbandonato settori strategici per il benessere dei cittadini europei che invece dovrebbero rappresentare per il SER ambiti innovativi di ricerca specie nell'ambito di una cooperazione europea condivisa.

3.7

Inoltre il CESE ricorda che per ottimizzare e/o ridefinire il sostegno economico ai sistemi di ricerca nazionali, bisogna sfuggire alla falsa dicotomia tra scienza applicata e scienza di base, dalla quale sembrano essere attratti alcuni Stati membri impegnati a ridurre i loro bilanci. Ciò rappresenta un grave ostacolo nell'accesso a risorse e finanziamenti.

4.   La cooperazione transnazionale

4.1

Nell'UE la cooperazione nella ricerca paneuropea si è concentrata su alcune grandi iniziative (11). Tuttavia soltanto lo 0,8 % degli stanziamenti pubblici (12) per ricerca e sviluppo viene utilizzato per programmi congiunti degli Stati membri, compresi quelli sostenuti o cofinanziati dalla Commissione, malgrado vi siano prove che dimostrano che attraverso la cooperazione transnazionale è possibile migliorare il livello delle attività di R&S, comprendere nuovi settori e ottenere sostegni pubblici e privati per progetti congiunti. Ciò conferma la necessità di un fitto intreccio di reti della conoscenza in tutta l'Europa.

4.2

L'introduzione di nuovi programmi di finanziamento della ricerca - come la sovvenzione di sinergia CER, lanciata nel 2012 che sostiene piccoli gruppi transfrontalieri (e, in generale, interdisciplinari) di ricercatori - può contribuire a dimostrare il valore aggiunto e la complementarità del lavoro in comune, purché tali gruppi siano creativi nella gestione e condividano in modo nuovo conoscenze complementari, capacità e risorse.

4.3

Continuano inoltre a esistere ostacoli e barriere all'accesso degli stranieri ai centri di ricerca nazionali di interesse europeo e l'accesso alle infrastrutture di ricerca paneuropea da parte degli scienziati che lavorano negli Stati membri non partecipanti. In ambedue i casi, l'accesso è accordato sulla base della preferenza nazionale. Il CESE crede che tali difficoltà impediscano la piena realizzazione del SER.

4.4

Il CESE ritiene che l'annunciata mappa delle attività - che evidenzierebbe i punti forti, quelli deboli e le lacune della cooperazione scientifica transnazionale - dovrebbe non solo basarsi sulle informazioni fornite dagli Stati membri, ma anche garantire una partecipazione reale ed effettiva della società civile legata e/o interessata al SER.

5.   Aprire il mercato del lavoro per i ricercatori

5.1   Assunzioni

Nonostante gli sforzi profusi, continuano a esistere barriere ad assunzioni aperte, trasparenti e basate prioritariamente sul merito. Non sempre i criteri di selezione sono debitamente annunciati, né si conoscono le regole per la scelta dei componenti del panel di valutazione, che spesso non sono confrontabili tra Stati membri (per esempio Portale Euraxess). La Commissione segnala che un certo numero di incarichi di ricerca non sono stati conferiti sulla base del merito, sebbene il numero esatto non sia noto (13). La raccomandazione relativa alla Carta europea dei ricercatori, il Codice di condotta per l'assunzione di ricercatori e la Partnership europea per i ricercatori (14) hanno prodotto alcuni effetti positivi a livello nazionale e istituzionale. Tuttavia l'attuazione dei principi della Carta e del Codice rimane troppo lenta. Il CESE teme che l'assenza di un mercato del lavoro dei ricercatori più integrato e che offra maggiori garanzie possa rappresentare un ostacolo difficile da superare per completare il SER entro il 2014.

5.2   Condizioni di lavoro

Le condizioni di lavoro dei ricercatori differiscono notevolmente da uno Stato membro a un altro, e in alcuni casi non risultano sufficientemente interessanti per attrarre i giovani, trattenere i professionisti esperti e richiamare i ricercatori stranieri. I criteri di promozione, le prospettive di carriera e i sistemi di retribuzione variano ancora troppo da paese a paese. Non sempre le istituzioni riconoscono la mobilità come indicatore di rendimento accademico. Nei paesi più colpiti dalla crisi si registra già un notevole aumento nel numero dei ricercatori giovani e/o esperti che cercano alternative, anche al di fuori dell'Europa. La Commissione non può ignorare questa perdita di risorse umane nel settore scientifico e nella ricerca, e il CESE la esorta a adottare misure urgenti e concrete per frenarla, in collaborazione con gli Stati membri.

5.3   Mobilità

Anche le condizioni di portabilità e di accesso delle sovvenzioni e dei finanziamenti costituiscono un ostacolo alla mobilità dei ricercatori, che non sempre possono conservare le proprie sovvenzioni nazionali (è il caso di 13 Stati membri), e non sempre le équipe di ricerca possono includere partner stranieri nei loro progetti nazionali di ricerca, poiché in vari paesi (11 Stati membri) i beneficiari devono essere istituti nazionali. In 4 Stati membri le borse di studio non sono accessibili ai cittadini stranieri.

5.4   Sicurezza sociale

Come già fatto nel suo parere su Orizzonte 2020 (15), il CESE ricorda la necessità urgente di cambiare in meglio la situazione delle pensioni e dei fondi pensione dei ricercatori che partecipano a progetti transnazionali e l'opportunità di creare un fondo europeo di pensioni complementari per coprire/compensare le perdite derivanti dai passaggi da un paese a un altro e da un sistema di sicurezza sociale a un altro. I sistemi previdenziali, che molte volte danno per scontato che i ricercatori lavorino per la stessa organizzazione durante l'intera carriera, tendono a ignorare o semplicemente a scartare gli anni trascorsi svolgendo attività di ricerca in un altro paese. Gli sforzi profusi finora sono chiaramente insufficienti e non sono riusciti a superare quest'ostacolo particolarmente dannoso per i giovani ricercatori.

6.   Piena realizzazione della parità tra donne e uomini. Integrazione della prospettiva di genere nei progetti di ricerca

6.1

Negli ultimi anni si è verificata, praticamente in tutti i settori, un'importante crescita nel numero delle ricercatrici, ma è ancora troppo basso il numero di ricercatrici attive in posizioni accademiche senior, come capi di ricerca di alto livello negli Istituti scientifici e nelle Università (16). Ciò avviene nonostante l'esistenza di prove sufficienti che dimostrano come i gruppi di ricerca misti abbiano un rendimento migliore e beneficino di esperienze più ampie, conoscenze condivise, punti di vista diversi e un più alto livello di intelligenza sociale. La carriera accademica delle donne continua a essere caratterizzata da una forte segregazione verticale e il soffitto di cristallo continua ad essere una realtà al pari della segregazione lavorativa (17).

6.2

Il divario salariale di genere continua a esistere in ambito accademico e nei centri di ricerca, così come in altri settori dell'economia. A questo fenomeno contribuiscono, tra altri fattori, sistemi di descrizione degli incarichi teoricamente «neutrali» ma che ignorano le disparità di genere, la mancata condivisione delle responsabilità familiari e la persistenza della discriminazione, diretta e indiretta (18). Ciò comporta che il potenziale scientifico femminile è sottovalutato e sottoutilizzato, che le donne sono sottorappresentate e che manca un equilibrio di genere nelle decisioni in materia di ricerca e innovazione.

6.3

Non tutti gli Stati membri si sono dotati di politiche nazionali per promuovere l'integrazione di una dimensione di genere nella ricerca e questo mina alla base la qualità e la pertinenza della stessa. Una partecipazione più equa delle donne comporterebbe un aumento della diversità nella riserva di talenti, nella forza lavoro e nel processo decisionale e darebbe una migliore qualità della ricerca. Ciò eviterebbe alti costi economici e perfino errori dovuti all'assenza della prospettiva di genere nella ricerca. L'assenza di miglioramenti sul piano dell'integrazione della dimensione di genere nel contenuto della ricerca avrà conseguenze negative sugli obiettivi che si il SER pone in termini di livelli di eccellenza. Un maggiore coinvolgimento delle donne contribuirà alla crescita socioeconomica europea e a migliorare l'eccellenza, le prestazioni e i risultati della ricerca.

6.4

Il CESE esorta la Commissione e gli Stati membri a raddoppiare i loro sforzi e ad adottare iniziative più efficaci per l'effettiva eliminazione delle disparità di genere che esistono nel mondo accademico, nella ricerca e nella scienza. Occorre in particolare realizzare la promessa di garantire la presenza di almeno un 40 % di donne in tutti i comitati che intervengono nell'assegnazione dei contratti e nell'elaborazione e/o nella revisione dei criteri di valutazione dei progetti o che stabiliscono le politiche del lavoro nei centri accademici, scientifici e di ricerca. L'elaborazione, l'esecuzione e la valutazione dei piani d'azione per la parità di genere nelle università e nei centri di ricerca è un'altra misura che il CESE valuta positivamente, a condizione che le donne partecipino attivamente e pienamente all'intero processo.

6.5

Il Comitato esorta inoltre la Commissione europea a garantire la partecipazione della società civile organizzata all'elaborazione della raccomandazione che conterrà gli orientamenti per le modifiche istituzionali volte a promuovere l'effettiva parità tra donne e uomini nelle università e nei centri di ricerca.

7.   Ottimizzare la diffusione, l'accessibilità e il trasferimento delle conoscenze scientifiche anche tramite gli strumenti digitali

7.1

Nell'aprile 2008 la Commissione ha pubblicato una raccomandazione (19) sulla gestione della proprietà intellettuale nel trasferimento delle conoscenze, che comprendeva un codice di buone pratiche destinato alle università e ad altri organismi pubblici di ricerca (20). Tuttavia, il codice non è sufficiente per realizzare gli obiettivi della raccomandazione.

7.2

L'accesso alle informazioni scientifiche rappresenta un presupposto fondamentale per una proficua attività di ricerca e un'efficace promozione dell'innovazione e, quindi, anche per la competitività dell'Europa. Esso consente tra l'altro il trasferimento di conoscenze tra ricercatori, tra partenariati di ricerca (in particolare tra il mondo della ricerca e quello delle imprese) e tra ricercatori e cittadini, e si estende al libero accesso alle pubblicazioni. Il CESE si compiace della comunicazione della Commissione in materia (21) e rinvia al proprio parere (22) su tale documento.

7.3

Il CESE approva inoltre l'intenzione di elaborare una tabella di marcia per lo sviluppo delle e-infrastrutture che sostengano l'e-scienza, grazie all'accesso a strumenti e risorse per la ricerca.

7.4

Il CESE invita la Commissione europea a chiedere e a sfruttare appieno la partecipazione delle organizzazioni della società civile europea nel campo della ricerca e della scienza agli scambi periodici che si annunciano nel quadro dell'istituzione di un forum degli Stati membri che funga da punto di riferimento per la diffusione e la trasmissione dei risultati dei programmi e dei progetti scientifici.

Bruxelles, 16 gennaio 2013

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  GU C 95, del 23.4.2003, pag. 48; GU C 218, dell'11.9.2009, pag. 8; GU C 306, del 16.12.2009, pag. 13; GU C 132, del 3.5.2011, pag. 39; GU C 318, del 29.10.2011, pag. 121; GU C 181, del 21.6.2012, pag. 111; GU C 299, del 4.10.2012, pag. 72; GU C 229, del 31.7.2012, pag. 60; GU C 44, del 15.2.2013; parere CESE sul tema Tecnologie abilitanti; parere CESE sul tema Cooperazione internazionale nelle attività di ricerca e innovazione; parere CESE sul tema Accesso alle informazioni scientifiche – Investimenti pubblici. (Cfr. pagina 43, 48 della presente Gazzetta ufficiale)

(2)  Parere CESE sul tema Accesso alle informazioni scientifiche – Investimenti pubblici.

(3)  COM(2012) 401 final.

(4)  Lettera aperta di 42 Premi Nobel e 5 Fields medaglisti; 23.10.2012 http://erc.europa.eu/

(5)  Il 17.7.2012 la Commissione ha siglato Protocolli d'intesa con the European Association of research and technology organisations (EARTO); Nordforsk; The league of European Research Universities (LERU); The European University Association (EUA); Science Europe.

(6)  COM(2010) 546 final.

(7)  I principi di base fissati negli «Orientamenti volontari sulle condizioni quadro per la programmazione congiunta nella ricerca», ERAC - GPC, 2010.

(8)  Il rapporto «Innovation scoreboard 2011» dell'UE dimostra che gli Stati Uniti, il Giappone e Corea del Sud hanno un rendimento superiore a quello dell'Europa dei 27. Lo spazio occupato dalle economie emergenti come il Brasile, la Cina e l'India è in crescita, e il loro peso in R & S sta raggiungendo una maggiore rilevanza.

(9)  Nel 2008 gli investimenti erano l'1,92 % del PIL europeo mentre negli Stati Uniti erano il 2,79 % (Eurostat, 2008).

(10)  Patrizio Fiorilli, portavoce al Bilancio della Commissione, ha dichiarato nell'ottobre 2012 che saranno tagliati gli stanziamenti del Bilancio comunitario e degli Stati membri per le borse Erasmus.

(11)  Ad esempio i Programmi quadro, l'Agenzia spaziale europea, il Laboratorio europeo di biologia molecolare, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare.

(12)  Il GBAORD è il criterio che misura gli stanziamenti di bilancio, gli investimenti pubblici e le misure di sostegno che i governi nazionali dedicano alla Ricerca e Sviluppo.

(13)  Ci sono circa 40 000 posti vacanti di ricercatori all'anno, di cui 9 600 per diventare titolari di cattedra universitaria (Technopolis, 2010).

(14)  Per sostenere l'attuazione concreta della Carta e del Codice, nel 2008 la CE ha lanciato la «Strategia delle risorse umane per integrare la Carta e il Codice di ricercatori» e ha istituito nel 2009 un «Gruppo di strategia istituzionale per le risorse umane» per costituire una piattaforma per lo scambio delle migliori pratiche tra gli attori interessati in tutta Europa.

(15)  GU C 181 del 21.6.2012, pag. 111.

(16)  Le donne rappresentano il 45 % dei dottorati, ma soltanto il 30 % dei ricercatori attivi, cifra che scende al 19 % negli incarichi superiori del mondo accademico. In media, solo il 13 % degli istituti scientifici o di ricerca di alto livello è diretto da donne, e solo il 9 % delle università. She Figures Preliminary data 2012, «Gender in Research and Innovation: statistics and indicators», del Gruppo di Helsinki Donne e Scienza - Commissione europea http://ec.europa.eu

(17)  La percentuale di studentesse universitarie (55 %) e laureate (59 %) è più elevata di quella degli uomini, ma questi ultimi sono più numerosi ai livelli superiori. Le donne rappresentano soltanto il 44 % del personale accademico di grado inferiore, il 36 % degli associati e il 18 % dei professori ordinari.

(18)  La risoluzione del Parlamento europeo del marzo 2012 sottolinea che il divario salariale resta elevato. In media, le donne nell'UE guadagnano il 17,5 % in meno degli uomini mentre rappresentano il 60 % dei nuovi laureati.

(19)  C(2008) 1329.

(20)  Il fine di questo documento era di fornire agli Stati membri e ai soggetti interessati un insieme di pratiche e di politiche per stimolare il trasferimento delle conoscenze, che tuttavia continua a essere insufficiente. D'altronde, il numero di addetti (per esempio, nei dipartimenti delle università dedicati alla diffusione e al trasferimento delle conoscenze) con esperienza nel settore industriale è significativamente più basso in Europa che in altre parti del mondo; e solo il 5-6 % dei ricercatori dell'UE è passato dal settore pubblico al privato o viceversa.

(21)  COM(2012) 401 final.

(22)  Parere CESE sul tema Accesso alle informazioni scientifiche – Investimenti pubblici.


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