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Document 32003D0653

2003/653/CE: Decisione della Commissione, del 2 settembre 2003, relativa alle disposizioni nazionali sul divieto di impiego di organismi geneticamente modificati nell'Austria Superiore, notificate dalla Repubblica d'Austria a norma dell'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE (Testo rilevante ai fini del SEE) [notificata con il numero C(2003) 3117]

OJ L 230, 16.9.2003, p. 34–43 (ES, DA, DE, EL, EN, FR, IT, NL, PT, FI, SV)

In force

ELI: http://data.europa.eu/eli/dec/2003/653/oj

32003D0653

2003/653/CE: Decisione della Commissione, del 2 settembre 2003, relativa alle disposizioni nazionali sul divieto di impiego di organismi geneticamente modificati nell'Austria Superiore, notificate dalla Repubblica d'Austria a norma dell'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE (Testo rilevante ai fini del SEE) [notificata con il numero C(2003) 3117]

Gazzetta ufficiale n. L 230 del 16/09/2003 pag. 0034 - 0043


Decisione della Commissione

del 2 settembre 2003

relativa alle disposizioni nazionali sul divieto di impiego di organismi geneticamente modificati nell'Austria Superiore, notificate dalla Repubblica d'Austria a norma dell'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE

[notificata con il numero C(2003) 3117]

(Il testo in lingua tedesca è il solo facente fede)

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2003/653/CE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 95, paragrafi 5 e 6,

considerando quanto segue:

I. FATTI

(1) Con lettera del 13 marzo 2003, la Rappresentanza permanente dell'Austria presso l'Unione europea ha notificato alla Commissione, a norma dell'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE, un progetto di legge del 2002 del Land Oberösterreich (Austria Superiore) sul divieto di utilizzo delle tecniche di ingegneria genetica (di seguito "disposizioni nazionali"); il progetto vieta in tale Land l'impiego di organismi geneticamente modificati, in deroga alle disposizioni della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(1).

1. Articolo 95, paragrafi 5 e 6, del trattato CE

(2) I paragrafi 5 e 6 dell'articolo 95 del trattato stabiliscono quanto segue:

"5. (...) allorché, dopo l'adozione da parte del Consiglio o della Commissione di una misura di armonizzazione, uno Stato membro ritenga necessario introdurre disposizioni nazionali fondate su nuove prove scientifiche inerenti alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro, giustificate da un problema specifico a detto Stato membro insorto dopo l'adozione della misura di armonizzazione, esso notifica le disposizioni previste alla Commissione precisando i motivi dell'introduzione delle stesse.

6. La Commissione, entro sei mesi dalle notifiche di cui ai paragrafi (...) e 5, approva o respinge le disposizioni nazionali in questione dopo aver verificato se esse costituiscano o no uno strumento di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata nel commercio tra gli Stati membri e se rappresentino o no un ostacolo al funzionamento del mercato interno.

In mancanza di decisione della Commissione entro detto periodo, le disposizioni nazionali di cui ai paragrafi (...) e 5 sono considerate approvate.

Se giustificato dalla complessità della questione e in assenza di pericolo per la salute umana, la Commissione può notificare allo Stato membro interessato che il periodo di cui al presente paragrafo può essere prolungato per un ulteriore periodo di massimo sei mesi."

2. La normativa comunitaria applicabile

2.1. Direttiva 2001/18/CE sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati

(3) L'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati (OGM) è disciplinata dalla direttiva 2001/18/CE a partire dal 17 ottobre 2002, data entro la quale gli Stati membri devono aver messo in vigore le necessarie disposizioni nazionali di recepimento. La direttiva, basata sull'articolo 95 del trattato che istituisce la Comunità europea, è diretta ad armonizzare le disposizioni legislative e le procedure nazionali per l'autorizzazione degli OGM destinati all'emissione deliberata nell'ambiente.

(4) La direttiva 2001/18/CE stabilisce una procedura di autorizzazione articolata in più fasi, basata su una valutazione caso per caso dei rischi per la salute umana e l'ambiente, che deve necessariamente precedere l'emissione nell'ambiente o l'immissione in commercio di qualsiasi OGM o prodotto contenente o costituito da OGM o da microrganismi geneticamente modificati (MGM).

(5) La direttiva prevede due diverse procedure, una per le emissioni sperimentali ("emissioni della parte B") e l'altra per l'immissione in commercio ("emissioni della parte C"). Per le emissioni della parte B è necessaria un'autorizzazione a livello nazionale, mentre le emissioni della parte C sono soggette a una procedura comunitaria e la decisione finale è valida in tutta l'Unione europea.

(6) Attualmente l'autorizzazione all'immissione in commercio di sementi geneticamente modificate ai fini della loro coltivazione è disciplinata esclusivamente dalla direttiva 2001/18/CE. Fino ad oggi nel quadro di tale direttiva non sono state rilasciate autorizzazioni per sementi geneticamente modificate, anche se sono in attesa di autorizzazione 22 domande, alcune delle quali per impieghi che comprendono anche la coltivazione.

(7) Nel quadro della precedente direttiva 90/220/CE del Consiglio(2), abrogata dalla direttiva 2001/18/CE a far data dal 17 ottobre 2002, sono state rilasciate 18 autorizzazioni all'immissione in commercio di OGM. Tra i prodotti che hanno ottenuto l'autorizzazione all'immissione in commercio per impieghi che comprendono tra l'altro la coltivazione, figurano le sementi di tre varietà di mais geneticamente modificato, di tre varietà di colza geneticamente modificata e di una varietà di cicoria. Inoltre è stata concessa l'autorizzazione alla coltivazione di due varietà di garofano geneticamente modificato.

(8) La direttiva 2001/18/CE disciplina l'immissione in commercio e l'emissione sperimentale nell'ambiente di animali transgenici sul presupposto che siano classificati come OGM. Anche se finora non sono state concesse autorizzazioni a tali fini né sono state presentate domande di autorizzazione relative ad animali transgenici (ivi compresi i pesci), la direttiva prevede comunque questa possibilità.

(9) Oltre alle citate disposizioni relative alle procedure di autorizzazione, la direttiva 2001/18/CE contiene, all'articolo 23, una "clausola di salvaguardia". In particolare questo articolo stabilisce che "qualora uno Stato membro, sulla base di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell'autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in base alla presente direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l'ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l'uso o la vendita sul proprio territorio". Inoltre, in caso di grave rischio, gli Stati membri possono adottare misure di emergenza, quali la sospensione o la cessazione dell'immissione in commercio di un OGM, e devono comunicare alla Commissione la decisione adottata in virtù dell'articolo 23 nonché i motivi che la giustificano. Su questa base viene adottata a livello comunitario una decisione sulla clausola di salvaguardia invocata, secondo la procedura di comitato di cui all'articolo 30, paragrafo 2, della direttiva 2001/18/CE.

(10) La direttiva 2001/18/CE non è stata ancora recepita nell'ordinamento giuridico austriaco, e ciò in contrasto con il disposto dell'articolo 34, che obbliga gli Stati membri a porre in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva medesima entro il 17 ottobre 2002.

2.2. Direttiva 90/219/CEE del Consiglio (come modificata dalla direttiva 98/81/CEE)

(11) La direttiva 90/219/CEE(3), modificata dalla direttiva 98/81/CE(4), disciplina l'impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati. Così come altri 11 Stati membri, l'Austria ha recepito la direttiva in modo tale da renderla applicabile non soltanto ai microrganismi geneticamente modificati, ma anche ad altri OGM, tra cui gli animali transgenici (compresi i pesci). Questa estensione è ammissibile ai sensi della direttiva. In alcuni Stati membri è già stata ottenuta una progenie di animali transgenici (compresi i pesci) generata nel rispetto delle condizioni di impiego confinato previste dalla direttiva 90/219/CE, come recepita nei rispettivi ordinamenti nazionali. Tuttavia le autorizzazioni relative a tali attività sono rilasciate a livello nazionale, secondo quanto disposto dalla direttiva, e non sono associate ad alcuna procedura comunitaria.

2.3. La normativa in materia di sementi

(12) La normativa sulle sementi comprende le direttive del Consiglio 66/401/CEE(5), 66/402/CEE(6), 2002/54/CE(7), 2002/55/CE(8), 2002/56/CE(9) e 2002/57/CE(10), da ultimo modificata dalla direttiva 2003/61/CE(11). Secondo tali direttive una varietà di sementi può circolare liberamente nella Comunità a condizione che:

- abbia superato test che dimostrino che si tratta di una varietà distinta, stabile e sufficientemente omogenea. Inoltre essa deve possedere un valore d'uso e un valore agronomico soddisfacenti,

- le sementi di tale varietà siano state ufficialmente esaminate in relazione alle loro qualità e certificate come sementi di base o sementi certificate o, per alcune specie, ufficialmente esaminate e ammesse in qualità di sementi commerciali.

(13) Le direttive in questione hanno quindi un obiettivo agronomico e botanico e riguardano gli OGM solo in quanto sementi, che devono soddisfare i medesimi criteri previsti per le sementi convenzionali.

(14) Per poter essere immessa sul mercato e circolare liberamente in tutto il territorio della Comunità, una semente geneticamente modificata deve superare in successione due distinte fasi:

- la sua modificazione genetica deve essere autorizzata ai sensi della parte C della direttiva 2001/18/CE,

- le sue caratteristiche in quanto varietà devono essere sottoposte ai test previsti dalla normativa comunitaria in materia di sementi.

(15) Se i risultati sono positivi, gli Stati membri registrano la varietà nel relativo catalogo nazionale delle sementi; ciò consente la libera circolazione delle sementi di detta varietà nel territorio dello Stato membro e la loro coltivazione a fini commerciali (una volta ufficialmente esaminate e certificate). Soltanto dopo la registrazione nel catalogo comunitario delle varietà, le sementi di tale varietà possono circolare liberamente in tutto il territorio della Comunità (anche in questo caso dopo l'esame ufficiale e la certificazione).

(16) Pertanto, non esiste un'unica direttiva che regoli in modo specifico e globale la questione delle sementi transgeniche, ma due direttive (la direttiva 2001/18/CE e la direttiva sulle sementi relativa allo specifico OGM in questione) che si applicano congiuntamente e disciplinano due aspetti distinti della varietà geneticamente modificata.

2.4. Regolamento (CE) n. 258/97 del Parlamento europeo e del Consiglio sui nuovi alimenti

(17) Il regolamento (CE) n. 258/97(12) stabilisce le regole per l'autorizzazione e l'etichettatura dei nuovi alimenti, compresi i prodotti alimentari contenenti OGM o costituiti o prodotti a partire da OGM. Il regolamento riconosce, in particolare, che i nuovi prodotti o i nuovi ingredienti alimentari contenenti OGM o costituiti da OGM possono presentare rischi per l'ambiente. Pertanto esso stabilisce un collegamento con la direttiva 2001/18/CE, che esige sempre, per tali prodotti, una valutazione del rischio ambientale, al fine di garantire la sicurezza dell'ambiente. Il regolamento impone quindi una specifica valutazione del rischio ambientale, analoga a quella prevista dalla direttiva 2001/18/CE, che deve però comprendere anche una valutazione dell'idoneità del prodotto ad essere utilizzato come alimento o come ingrediente alimentare.

3. Le disposizioni nazionali notificate

3.1. Campo di applicazione delle disposizioni nazionali notificate

(18) Il progetto di legge(13) riguarda innanzitutto la protezione dei sistemi di produzione agricola non basati sull'impiego di OGM (agricoltura biologica) nell'Austria Superiore. Fra gli obiettivi menzionati nel progetto figurano anche la protezione della natura, dell'ambiente e della biodiversità naturale.

(19) La prima pagina del rapporto del comitato per gli affari economici nazionali(14) (in appresso "il rapporto del comitato") fornisce una sintesi delle motivazioni e del contenuto del progetto di legge:

"Secondo le attuali conoscenze scientifiche, l'impiego di organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura e in silvicoltura, e in particolare per la produzione vegetale, non è privo di rischi, sia per il mantenimento di una produzione agricola non transgenica (coesistenza), sia per la conservazione dell'ambiente naturale (biodiversità).

Scopo di questa legge è tutelare l'agricoltura biologica e le produzioni vegetali e animali ottenute con metodi convenzionali dalla contaminazione da OGM (ibridazione). Inoltre, occorre proteggere dalla contaminazione da OGM la biodiversità naturale, in particolare nelle zone ecologicamente sensibili, e le risorse genetiche naturali, comprese quelle della caccia e della pesca."

(20) Partendo da questo presupposto, il progetto di legge intende innanzitutto vietare l'impiego nell'Austria Superiore di sementi geneticamente modificate (comprese quelle autorizzate dalla Comunità) come mezzo per i) salvaguardare l'agricoltura biologica e convenzionale (coesistenza) e ii) tutelare dalla "contaminazione" da OGM sia la biodiversità naturale, soprattutto nelle zone ecologicamente sensibili, sia le risorse genetiche. Viene tuttavia ammessa la presenza di tracce accidentali di sementi geneticamente modificate (apparentemente sia autorizzate che non autorizzate) negli stock di sementi convenzionali, nella percentuale massima dello 0,1 %.

(21) Il progetto di legge intende inoltre vietare l'impiego di animali transgenici ai fini della riproduzione, e in particolare la loro emissione nell'ambiente ai fini della caccia e della pesca.

(22) Secondo il progetto, l'Austria Superiore dovrà provvedere al risarcimento del danno economico dovuto alla presenza di OGM nei prodotti convenzionali.

(23) La legge in questione è una misura di carattere temporaneo, applicabile per un periodo di tre anni dalla data di adozione.

3.2. Impatto delle disposizioni nazionali notificate sulla normativa comunitaria

(24) Tenuto conto del suo campo di applicazione, il citato progetto di legge inciderà soprattutto sulle seguenti attività:

- emissioni sperimentali di OGM effettuate ai sensi della parte B della direttiva 2001/18/CE,

- coltivazione di varietà di sementi geneticamente modificate autorizzate ai sensi della parte C della direttiva 2001/18/CE,

- coltivazione, secondo l'attuale disciplina prevista dalla direttiva 2001/18/CE, di varietà di sementi geneticamente modificate già autorizzate a norma della direttiva 90/220/CEE; le autorizzazioni relative a tali prodotti dovranno essere rinnovate ai sensi della direttiva 2001/18/CE, ma non prima del 2006,

- attività di impiego confinato che comportino la riproduzione di animali transgenici, ivi compresi i pesci; tuttavia, ciò non sembra essere di per sé in contrasto con la direttiva, giacché - a differenza delle disposizioni nazionali - le disposizioni della direttiva 90/219/CEE, come modificata dalla direttiva 98/81/CE, non sono espressamente estese a tali OGM,

- immissione in commercio ed emissione sperimentale nell'ambiente di animali transgenici che siano classificati come OGM, qualora dovessero essere concesse autorizzazioni in tal senso a norma della direttiva 2001/18/CE (situazione che per il momento ancora non si è verificata).

(25) In questo contesto occorre inoltre segnalare che durante l'esame in seconda lettura della proposta di regolamento relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati presentata dalla Commissione, il Parlamento europeo ha adottato un emendamento volto ad introdurre un nuovo articolo 26 bis nella direttiva 2001/18/CE. In seguito all'approvazione da parte del Consiglio, avvenuta il 22 luglio 2003, tale articolo sarà inserito nella direttiva a partire dalla data di entrata in vigore del nuovo regolamento. L'articolo dispone quanto segue:"Gli Stati membri possono adottare tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di OGM in altri prodotti.

La Commissione raccoglie e coordina le informazioni basate su studi condotti a livello comunitario e nazionale, osserva gli sviluppi quanto alla coesistenza negli Stati membri e, sulla base delle informazioni e delle osservazioni, sviluppa orientamenti sulla coesistenza di colture geneticamente modificate, convenzionali e organiche".

(26) Per altro verso, il progetto di legge non dovrebbe avere alcun impatto sul regolamento sui nuovi alimenti. Quest'ultimo riguarda alimenti o ingredienti alimentari contenenti o costituiti da OGM non destinati ad essere utilizzati come sementi o come materiale di propagazione. Pertanto il regolamento deve considerarsi fuori dal campo di applicazione del progetto di legge.

(27) Quanto alla questione orizzontale della coesistenza, il 23 luglio 2003 la Commissione ha adottato una raccomandazione contenente orientamenti per lo sviluppo di strategie nazionali e migliori pratiche per garantire la coesistenza delle coltivazioni geneticamente modificate con l'agricoltura convenzionale e biologica(15). In questa raccomandazione si afferma che:

"Appare importante distinguere chiaramente tra gli aspetti economici della coesistenza e gli aspetti ambientali e sanitari, i quali sono stati affrontati dalla direttiva 2001/18/CE sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati.

Secondo la procedura stabilita dalla direttiva 2001/18/CE, l'autorizzazione a emettere OGM nell'ambiente è subordinata ad una valutazione completa del rischio ambientale. In esito alla valutazione si possono presentare i casi seguenti:

- l'autorizzazione è rifiutata qualora sia identificato un rischio di effetto negativo per l'ambiente o la salute che non può essere gestito,

- non si individuano rischi di effetti negativi per l'ambiente e la salute, nel qual caso l'autorizzazione è rilasciata senza subordinarla a misure di gestione supplementari rispetto a quelle espressamente previste dalla normativa,

- si individuano rischi che possono essere gestiti attraverso idonee misure di gestione (ad esempio separazione fisica e/o sorveglianza); in questo caso l'autorizzazione sarà abbinata all'obbligo di attuare misure di gestione del rischio ambientale.

Qualora si individui un rischio ambientale o sanitario dopo la concessione dell'autorizzazione, nell'ambito della clausola di salvaguardia di cui all'articolo 23 della direttiva può essere avviata una procedura di revoca dell'autorizzazione o di modifica delle condizioni per il suo rilascio.

Poiché nell'Unione europea possono essere coltivati solo OGM autorizzati e gli aspetti ambientali e sanitari sono già contemplati dalla direttiva 2001/18/CE, restano da affrontare nel quadro della coesistenza soltanto gli aspetti economici connessi alla commistione tra colture transgeniche e non transgeniche."

(28) Riguardo alle misure di carattere territoriale, la raccomandazione specifica:

"Tra le opzioni disponibili occorrerà dare la precedenza innanzitutto alle misure di gestione specifiche per le aziende agricole e alle misure di coordinamento tra aziende limitrofe.

Occorrerà prendere in considerazione misure di portata regionale, da applicarsi esclusivamente alle specie vegetali la cui coltivazione sarebbe incompatibile con la coesistenza. La portata geografica di queste ultime misure dovrà essere il più limitata possibile. Le misure su scala regionale dovranno essere prese in considerazione esclusivamente nel caso in cui non sia possibile conseguire un livello sufficiente di purezza con altri mezzi. Tali misure dovranno essere giustificate separatamente per ciascuna coltura e ciascun tipo di produzione (per esempio produzione di sementi o di colture vegetali)".

(29) Dalle precedenti considerazioni emerge chiaramente che il principale atto normativo comunitario potenzialmente interessato dalla notifica delle autorità austriache è la direttiva 2001/18/CE. Questa normativa orizzontale può essere considerata la pietra angolare di qualsiasi emissione deliberata di OGM nell'Unione europea, soprattutto in quanto le autorizzazioni concesse in virtù della normativa sulle sementi e sui nuovi alimenti sono rilasciate in accordo con il suo principio di base. Tale interpretazione è accolta dalle autorità austriache, come risulta dalla valutazione contenuta nel rapporto del comitato:

"Il margine di manovra del legislatore nazionale in relazione agli OGM autorizzati è pertanto determinato in base alle specifiche disposizioni normative collegate alla direttiva sull'emissione deliberata(16) o in base alla clausola di salvaguardia della direttiva stessa".

(30) Per questi motivi, la valutazione giuridica contenuta nella presente decisione sarà incentrata sulla direttiva 2001/18/CE e non riguarderà altri atti normativi in materia di biotecnologie, la cui importanza nel caso di specie è minore.

4. Le giustificazioni addotte dall'Austria

(31) La giustificazione del progetto di legge è fornita nel rapporto del comitato e in un recente studio sulla coesistenza commissionato dall'Austria Superiore e dal ministero federale per la Previdenza sociale e le generazioni (di seguito "studio Müller")(17).

(32) Come specificato nel rapporto, la legge si fonda sul presupposto che l'impiego di organismi geneticamente modificati non sia privo di rischi, sia per il mantenimento di una produzione agricola non transgenica (coesistenza) sia per la conservazione dell'ambiente naturale (biodiversità). Lo studio Müller fornisce un'ampia raccolta di informazioni generiche sulle colture geneticamente modificate e sulla coesistenza, insieme a dati scientifici sulle cause e sulle circostanze della contaminazione da OGM.

(33) Secondo le autorità austriache, lo studio confermerebbe l'esistenza di effetti negativi a lungo termine sulla produzione agricola non transgenica e l'impossibilità di escludere lo sviluppo di formazioni vegetali spontanee.

(34) Lo studio lascia intendere che è praticamente impossibile far coesistere colture biologiche e convenzionali a fianco di vaste coltivazioni geneticamente modificate e che sono da temere danni ambientali a lungo termine. L'argomentazione relativa alla biodiversità e alla coesistenza viene applicata agli animali transgenici in modo simile alle sementi geneticamente modificate. Sotto questo profilo, lo studio Müller formula le seguenti considerazioni:

"Riguardo all'ambiente dell'Austria (Superiore), il pericolo consiste nel fatto che i geni ricombinati possono nuocere alla produzione agricola biologica e convenzionale non transgenica. In caso di coltivazione su vasta scala di varietà di sementi o piante geneticamente modificate, il rischio è che in futuro non sia più possibile una produzione agricola non transgenica. Poiché il pericolo per questo tipo di produzione sembra riguardare tutti i prodotti autorizzati come sementi e come materiale di propagazione, il divieto di coltivazione previsto dal progetto di legge si applica a tutti questi prodotti. Lo stesso vale per l'impiego di animali transgenici ai fini della riproduzione, nonché per l'emissione nell'ambiente di animali transgenici, soprattutto ai fini della caccia e della pesca. Con il tempo, questi animali si riprodurranno, minacciando l'esistenza delle specie animali naturali".

(35) Basandosi su queste considerazioni, lo studio Müller giunge alle seguenti conclusioni:

"Le zone esenti da OGM rappresentano l'unica soluzione in grado di garantire la sicurezza a lungo termine in relazione ai problemi della coesistenza nel settore agricolo austriaco, caratterizzato dalla presenza di piccole imprese. Data la percentuale particolarmente elevata (7 % circa) di imprese agricole biologiche esistenti nell'Austria Superiore, qualora si intendesse tutelare la produzione biologica mediante l'istituzione di zone protette nel raggio di 4 km dalle fonti di contaminazione esterna, rimarrebbero ben pochi spazi disponibili per l'agricoltura transgenica."

(36) La specificità dell'Austria Superiore risiede nella struttura del suo sistema agricolo, caratterizzato dalla presenza di piccole imprese, e nell'impossibilità di applicare misure di gestione per limitare la presenza di OGM nei sistemi di produzione biologico e convenzionale. Il rapporto del comitato giunge pertanto alle seguenti conclusioni:

"(...) nel caso dell'Austria, occorre sottolineare che, secondo lo studio citato, le zone esenti da OGM rappresentano l'unica soluzione in grado di garantire la sicurezza a lungo termine in relazione ai problemi della coesistenza nel settore agricolo austriaco, caratterizzato dalla presenza di piccole imprese. Con riferimento all'Austria Superiore, dallo studio emerge che, qualora si intendesse tutelare la produzione biologica mediante l'istituzione di zone protette nel raggio di 4 km dalle fonti di contaminazione esterna, rimarrebbero ben pochi spazi disponibili per l'agricoltura transgenica. Sotto questo profilo, si sottolinea in particolare l'elevata percentuale di imprese agricole biologiche, che sono distribuite in tutto il territorio dell'Austria Superiore e la cui esistenza sarebbe minacciata".

II. PROCEDIMENTO

(37) Con lettera del 13 marzo 2003, la Rappresentanza permanente dell'Austria presso l'Unione europea ha notificato alla Commissione, a norma dell'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE, un progetto di legge del 2002 del Land Oberösterreich (Austria Superiore) sul divieto di utilizzo delle tecniche di ingegneria genetica; il progetto vieta in tale Land l'impiego di organismi geneticamente modificati, in deroga alle disposizioni della direttiva 2001/18/CE.

(38) Con lettera del 25 marzo 2003, la Commissione ha informato le autorità austriache dell'avvenuta ricezione della notifica ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 5 del trattato CE, indicando nel 14 marzo 2003, giorno successivo alla data di ricezione, la data a partire dalla quale decorreva il termine di sei mesi per l'esame della notifica a norma dell'articolo 95, paragrafo 6.

(39) Con lettera del 6 maggio 2003 la Commissione ha informato gli altri Stati membri della richiesta trasmessa dalla Repubblica d'Austria. La Commissione ha inoltre pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea(18) un avviso relativo alla richiesta, al fine di portare a conoscenza delle altre parti interessate le disposizioni nazionali che l'Austria ha intenzione di adottare(19).

III. VALUTAZIONE GIURIDICA

1. Valutazione dell'ammissibilità

(40) Secondo l'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE, "allorché, dopo l'adozione da parte del Consiglio o della Commissione di una misura di armonizzazione, uno Stato membro ritenga necessario introdurre disposizioni nazionali fondate su nuove prove scientifiche inerenti alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro, giustificate da un problema specifico a detto Stato membro insorto dopo l'adozione della misura di armonizzazione, esso notifica le disposizioni previste alla Commissione precisando i motivi dell'introduzione delle stesse".

(41) La notifica trasmessa dalle autorità austriache il 14 marzo 2003 è intesa ad ottenere l'autorizzazione ad introdurre nuove disposizioni nazionali considerate incompatibili con la direttiva 2001/18/CE, ossia con una misura comunitaria relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri avente per oggetto l'instaurazione e il funzionamento del mercato interno.

(42) La direttiva 2001/18/CE armonizza a livello comunitario le norme relative all'emissione deliberata di OGM a fini sperimentali o di immissione in commercio. Questa normativa orizzontale può essere considerata la pietra angolare di qualsiasi emissione deliberata di OGM nell'Unione europea, soprattutto in quanto le autorizzazioni concesse in virtù della normativa sulle sementi e sui nuovi alimenti sono rilasciate in accordo con il suo principio di base. Pertanto, e per i motivi esposti più dettagliatamente al punto 3.2, la valutazione giuridica contenuta nella presente decisione sarà incentrata sulla direttiva 2001/18/CE e non riguarderà altri atti normativi in materia di biotecnologie, la cui importanza nel caso di specie è minore.

(43) In conformità dell'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE, le autorità austriache hanno notificato alla Commissione il testo esatto delle disposizioni nazionali considerate incompatibili con le disposizioni della direttiva 2001/18/CE, nonché una spiegazione dei motivi che, a loro giudizio, giustificano l'introduzione di tali disposizioni.

(44) Confrontando le disposizioni della direttiva 2001/18/CE con le disposizioni nazionali notificate, queste ultime appaiono più restrittive, soprattutto per i seguenti aspetti:

- il principio di base della direttiva 2001/18/CE è la valutazione del rischio caso per caso, mentre la legge austriaca prevede un divieto generalizzato,

- la direttiva 2001/18/CE, in combinazione con le direttive sulle sementi, consente la libera circolazione delle sementi geneticamente modificate autorizzate a livello comunitario, mentre la legge austriaca vieta tutte le sementi geneticamente modificate, indipendentemente dal fatto che siano state autorizzate o meno.

(45) Le principali giustificazioni addotte dalle autorità austriache possono così riassumersi:

- lo studio Müller, commissionato dall'Austria Superiore, ha messo in evidenza nuove prove scientifiche che dimostrano l'esistenza di un pericolo per l'ambiente dell'Austria (Superiore),

- lo stesso studio ha inoltre dimostrato la specificità del sistema agricolo di questo Land, caratterizzato in particolare dalla presenza di piccole imprese e da una quota significativa di imprese agricole biologiche,

- lo studio Müller è stato pubblicato dopo l'adozione della direttiva 2001/18/CE, e secondo l'Austria la questione della coesistenza (che non è presa in considerazione dalla direttiva) non è stata ancora risolta.

(46) Alla luce di queste considerazioni, la Commissione ritiene pertanto che la notifica trasmessa dalle autorità austriache al fine di ottenere l'autorizzazione ad introdurre disposizioni nazionali in deroga alle disposizioni della direttiva 2001/18/CE sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE.

2. Valutazione di merito

(47) A norma dell'articolo 95, paragrafo 6, del trattato CE, la Commissione deve assicurarsi che siano rispettate tutte le condizioni che consentono ad uno Stato membro di avvalersi delle possibilità di deroga previste da tale articolo:

"6. La Commissione, entro sei mesi dalle notifiche di cui ai paragrafi 4 e 5, approva o respinge le disposizioni nazionali in questione dopo aver verificato se esse costituiscano o no uno strumento di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata nel commercio tra gli Stati membri e se rappresentino o no un ostacolo al funzionamento del mercato interno.

In mancanza di decisione della Commissione entro detto periodo, le disposizioni nazionali di cui ai paragrafi (...) e 5 sono considerate approvate.

Se giustificato dalla complessità della questione e in assenza di pericolo per la salute umana, la Commissione può notificare allo Stato membro interessato che il periodo di cui al presente paragrafo può essere prolungato per un ulteriore periodo di massimo sei mesi".

(48) La Commissione deve pertanto valutare se siano soddisfatte le condizioni previste dall'articolo 95, paragrafo 5, del trattato. Secondo questo articolo, qualora uno Stato membro ritenga necessario introdurre disposizioni nazionali in deroga ad una misura di armonizzazione, l'adozione di tali disposizioni deve basarsi su:

- nuove prove scientifiche inerenti alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro,

- un problema specifico a detto Stato membro, insorto dopo l'adozione della misura di armonizzazione.

(49) L'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE si applica alle nuove misure nazionali che introducono, ai fini della protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro, disposizioni incompatibili con quelle di una misura comunitaria di armonizzazione, motivate da un problema specifico allo Stato membro interessato insorto dopo l'adozione della misura di armonizzazione e giustificate da nuove prove scientifiche.

(50) Inoltre, ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 6, del trattato CE, la Commissione deve approvare o respingere le disposizioni nazionali in questione dopo aver verificato se esse costituiscano o no uno strumento di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata nel commercio tra gli Stati membri e se rappresentino o no un ostacolo al funzionamento del mercato interno.

(51) Pertanto le disposizioni nazionali notificate sono esaminate, insieme ai motivi addotti dallo Stato membro, alla luce della misura comunitaria di armonizzazione alla quale derogano, che nella fattispecie è costituita dalla direttiva 2001/18/CE sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati. Ancora una volta, per i motivi esposti dettagliatamente al punto 3.2, la valutazione giuridica contenuta nella presente decisione sarà incentrata sulla direttiva 2001/18/CE e non riguarderà altri atti normativi in materia di biotecnologie, la cui importanza nel caso di specie è minore.

(52) Il progetto di legge concerne tale direttiva nella misura in cui vieta l'impiego di tutti gli OGM nell'Austria Superiore, mentre la direttiva prevede una valutazione del rischio caso per caso prima dell'autorizzazione di un OGM.

(53) Il proposto divieto di coltivazione di sementi geneticamente modificate nell'Austria Superiore crea inoltre un ostacolo all'immissione in commercio di sementi geneticamente modificate per le quali sia già stata rilasciata un'autorizzazione a tal fine ai sensi della direttiva 2001/18/CE. Pertanto il progetto di legge rischia di avere implicazioni sia per le sementi geneticamente modificate la cui immissione in commercio è già stata autorizzata in base alla normativa vigente, sia per le future autorizzazioni.

(54) Il progetto di legge non intende vietare le emissioni sperimentali di sementi geneticamente modificate, ma solo a condizione che tali attività siano realizzate in sistemi chiusi. Le emissioni sperimentali di sementi geneticamente modificate sono disciplinate dalla direttiva 2001/18/CE, ma amministrate a livello nazionale più che a livello comunitario. Tra le condizioni richieste per il rilascio delle autorizzazioni alle emissioni sperimentali, le autorità nazionali possono imporre l'adozione di "misure di confinamento" (quali ad esempio distanze di isolamento e barriere), tenuto conto del rischio potenziale per la salute umana o per l'ambiente(20). Tuttavia, l'adozione di misure nazionali che impongano la realizzazione delle emissioni in "sistemi chiusi" indipendentemente da qualsiasi rischio potenziale deve considerarsi in contrasto con la direttiva.

(55) Inoltre, la direttiva 2001/18/CE non prevede alcun valore soglia (de minimis) in relazione alla presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di OGM non autorizzati nelle sementi. Di conseguenza gli Stati membri non hanno il potere di determinare le quantità di OGM considerate pericolose né - quindi - di stabilire tali soglie.

(56) Infine, a norma dell'articolo 23 della direttiva 2001/18/CE, lo Stato membro che, sulla base di nuove informazioni riguardanti la valutazione di rischi ambientali divenute disponibili dopo la data dell'autorizzazione, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in conformità della direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l'ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l'uso o la vendita sul proprio territorio. Dal rapporto del comitato risulta che l'Austria è pienamente consapevole dell'esistenza di questa possibilità, ma la ritiene inadeguata a conseguire il suo obiettivo, che è quello di vietare totalmente gli organismi geneticamente modificati nell'Austria Superiore:

"Il progetto di legge del 2002 dell'Austria Superiore sul divieto di utilizzo delle tecniche di ingegneria genetica non soltanto è applicabile ai singoli OGM (che sono già stati autorizzati), ma prevede inoltre un divieto generale in relazione a tutti gli OGM come tali o contenuti in prodotti che siano già stati autorizzati o che debbano esserlo in futuro.

(...)

Tuttavia risulta alquanto complicato avviare una procedura a norma dell'articolo 23 della direttiva sull'emissione deliberata dopo ogni procedura di autorizzazione relativa a un OGM."

(57) Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, qualsiasi eccezione al principio dell'applicazione uniforme del diritto comunitario e dell'unità del mercato interno deve essere interpretata in maniera restrittiva. L'articolo 95, paragrafo 5 del trattato CE prevede una deroga a questi due principi. Pertanto tale articolo deve essere interpretato in modo tale che il suo ambito di applicazione non vada al di là dei casi da esso espressamente previsti.

(58) Tenuto conto dei termini stabiliti dall'articolo 95, paragrafo 6, del trattato CE, nel verificare se le misure nazionali proposte notificate ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 5, sono giustificate, la Commissione deve basarsi sui "motivi" addotti dallo Stato membro. Ciò significa che, secondo il trattato, la responsabilità di provare che le misure sono giustificate spetta allo Stato membro che chiede la deroga. Dato il quadro procedurale stabilito dall'articolo 95 del trattato CE, ivi compreso in particolare un termine ben preciso per l'adozione di una decisione, normalmente la Commissione deve limitarsi a esaminare la pertinenza degli elementi presentati dallo Stato membro richiedente, senza dover cercare essa stessa eventuali giustificazioni.

(59) L'introduzione di misure nazionali incompatibili con una misura comunitaria di armonizzazione deve essere giustificata da nuove prove scientifiche inerenti alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro. Naturalmente, la novità delle prove scientifiche deve essere valutata tenendo conto dell'evoluzione delle conoscenze scientifiche.

(60) Spetta quindi allo Stato membro che invoca la necessità di una deroga fornire nuove prove scientifiche a sostegno delle misure notificate.

(61) Secondo le autorità austriache "l'impiego massiccio di sementi e piante geneticamente modificate nella produzione agricola rischia in un primo momento di interferire con le produzioni biologica e convenzionale non geneticamente modificate e nel lungo termine di prenderne il posto, con il risultato di espandere la coltivazione di OGM".

(62) Le autorità austriache hanno commissionato lo "studio Müller", su cui si basa il rapporto del Comitato e che, secondo l'Austria, dimostra l'emergere di "nuove prove scientifiche che giustificano l'adozione del progetto di legge dell'Austria Superiore sul divieto di utilizzo delle tecniche di ingegneria genetica nella forma proposta". Secondo le autorità austriache tale studio dimostrerebbe inoltre che "le zone esenti da OGM costituiscono l'unica soluzione in grado di garantire la sicurezza a lungo termine in relazione al problema della coesistenza nel settore agricolo austriaco, caratterizzato dalla presenza di piccole imprese".

(63) Pertanto la Commissione ha trasmesso la notifica completa ricevuta dalle autorità austriache(21) all'Autorità europea per la sicurezza alimentare (di seguito "EFSA") e le ha dato mandato(22), in virtù dell'articolo 29, paragrafo 1, e in conformità dell'articolo 22, paragrafo 5, lettera c), del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio(23), di formulare un parere scientifico per stabilire se:

"- le informazioni fornite dall'Austria nel rapporto intitolato 'Zone agricole esenti da OGM: concezione e analisi degli scenari e delle fasi di realizzazione' forniscano nuove prove scientifiche, in termini di rischi per la salute umana e per l'ambiente, che possano giustificare l'introduzione di un divieto riguardante la coltivazione di sementi e materiale di propagazione geneticamente modificati, l'impiego di animali transgenici ai fini della riproduzione e l'emissione nell'ambiente di animali transgenici, nel caso in cui sia già stata ottenuta un'autorizzazione a tali scopi ai sensi delle direttive 90/220/CEE o 2001/18/CE,

- le informazioni scientifiche contenute nel rapporto forniscano nuovi dati che possano inficiare la validità delle disposizioni relative alla valutazione del rischio ambientale previste dai citati atti normativi."

(64) Il 4 luglio 2003(24) l'EFSA ha comunicato il parere del gruppo di esperti scientifici sugli organismi geneticamente modificati, secondo il quale:

"- le informazioni scientifiche contenute nel rapporto non forniscono nuovi dati che possano inficiare la validità delle disposizioni relative alla valutazione del rischio ambientale previste nella direttiva 90/220/CEE o nella direttiva 2001/18/CE,

- le informazioni scientifiche contenute nel rapporto non forniscono nuove prove scientifiche, in termini di rischi per la salute umana e per l'ambiente, che possano giustificare l'introduzione, in questa zona dell'Austria, di un divieto generale riguardante la coltivazione di sementi e materiali di propagazione geneticamente modificati, l'impiego di animali transgenici ai fini della riproduzione e l'emissione nell'ambiente di animali transgenici, nel caso in cui sia già stata ottenuta un'autorizzazione a tali scopi ai sensi delle direttive 90/220/CEE o 2001/18/CE."

(65) Con riferimento al requisito della "novità" delle informazioni scientifiche, la Commissione ritiene che il rapporto Müller contenga dati in gran parte disponibili già prima dell'adozione della direttiva 2001/18/CE, avvenuta il 12 marzo 2001. Questa valutazione è confermata dall'EFSA. Inoltre l'Austria si appella al fatto che lo studio Müller è stato pubblicato il 28 aprile 2002, cioè circa un anno dopo la data di adozione della direttiva 2001/18/CE (12 marzo 2001). Tuttavia la maggior parte delle fonti citate in bibliografia è stata pubblicata prima dell'adozione della direttiva. Pertanto, il nucleo centrale di questo studio sembra più una convalida di precedenti lavori che un nuovo saggio volto ad identificare un problema specifico insorto dopo l'adozione della direttiva 2001/18/CE.

(66) Inoltre le autorità austriache non hanno fornito alcuna nuova prova scientifica riguardante specificamente la protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro.

(67) Le preoccupazioni delle autorità austriache circa la coesistenza sembrano quindi riferirsi più a un problema socioeconomico che alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro. Questa valutazione è ancora una volta confermata dal parere dell'EFSA:

"Il rapporto non contiene alcuna prova che dimostri che la coesistenza rappresenta un rischio per l'ambiente o per la salute umana. La Commissione non ha chiesto all'EFSA un parere sulla gestione della coesistenza fra colture geneticamente modificate e non geneticamente modificate, ma il gruppo di esperti riconosce che si tratta di un importante problema agricolo."

(68) Sulla base di queste considerazioni, e coerentemente con la definizione di coesistenza contenuta nella raccomandazione adottata in materia(25), la Commissione ritiene pertanto che le preoccupazioni espresse dalle autorità austriache in relazione alla coesistenza non possano essere specificamente considerate come questioni inerenti alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE.

(69) La Commissione ritiene inoltre che qualsiasi misura di gestione della coesistenza da introdurre a livello regionale sotto il profilo del rischio economico debba essere proporzionata. In base al nuovo articolo 26 bis della direttiva 2001/18/CE e alla raccomandazione della Commissione sulla coesistenza, tali misure dovrebbero tenere conto dei seguenti aspetti: i) tipo specifico di coltura; ii) uso specifico della coltura; iii) impossibilità di ottenere livelli di purezza sufficienti ricorrendo ad altri mezzi.

(70) Inoltre, dalla documentazione fornita dall'Austria e in particolare dalle citazioni tratte dallo studio Müller allegate alla notifica, risulta evidente che i sistemi agricoli caratterizzati dalla presenza di piccole imprese non sono certo specifici di questa regione, ma esistono in tutti gli Stati membri. L'approvazione del progetto di legge ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 5, del trattato non può quindi basarsi su questa giustificazione.

(71) Ancora una volta il parere dell'EFSA non avalla la giustificazione fornita dalle autorità austriache:

"le prove scientifiche presentate non contengono informazioni scientifiche nuove o di carattere specificamente locale riguardanti l'impatto sull'ambiente o sulla salute umana di colture o animali geneticamente modificati già esistenti o che potranno esistere in futuro. Non sono state fornite prove scientifiche che dimostrino che questa zona dell'Austria presenta ecosistemi particolari o eccezionali, tali da richiedere un'apposita valutazione dei rischi, distinta da quella effettuata per l'Austria nel suo insieme o per altre analoghe regioni europee. Non è stato segnalato alcun caso specifico di impatto degli OGM sulla biodiversità, né direttamente né per effetto di una modifica delle pratiche agricole."

(72) Quanto alle argomentazioni che secondo le autorità austriache giustificano il ricorso al principio di precauzione, la Commissione deve precisare che il ricorso a tale principio presuppone che siano stati identificati gli effetti potenzialmente negativi derivanti da un fenomeno, da un prodotto o da un procedimento e che la valutazione scientifica non consenta di determinare il rischio con sufficiente certezza(26). In effetti, secondo l'interpretazione del principio di precauzione fornita dal giudice comunitario(27), una misura preventiva può essere adottata esclusivamente qualora il rischio, la cui esistenza e la cui portata non siano state "pienamente" dimostrate da prove scientifiche concludenti, appaia quantomeno sufficientemente documentato sulla base dei dati scientifici disponibili al momento dell'adozione della misura. Una misura preventiva non può basarsi su una considerazione puramente ipotetica del rischio, fondata su semplici supposizioni non ancora accertate dal punto di vista scientifico.

(73) La Commissione ritiene che le argomentazioni addotte per giustificare il ricorso al principio di precauzione siano troppo generiche e prive di consistenza. Inoltre l'EFSA non ha individuato alcun rischio che giustifichi l'adozione di misure basate sul principio di precauzione a livello nazionale o comunitario. Di conseguenza nel caso di specie l'applicazione del principio di precauzione non è giustificata.

IV. CONCLUSIONI

(74) A norma dell'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE, l'introduzione da parte di uno Stato membro di disposizioni nazionali in deroga a misure comunitarie di armonizzazione è subordinata a tre condizioni: le disposizioni devono essere fondate su nuove prove scientifiche inerenti alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro, deve esistere un problema specifico allo Stato membro che chiede la deroga e tale problema deve essere insorto dopo l'adozione della misura di armonizzazione.

(75) Nel caso specifico, dopo aver esaminato la richiesta delle autorità austriache, la Commissione ritiene che l'Austria non abbia fornito nuove prove scientifiche inerenti alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro e non abbia dimostrato l'esistenza nel territorio dell'Austria Superiore di un problema specifico insorto dopo l'adozione della direttiva 2001/18/CE sull'emissione nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, tale da rendere necessaria l'introduzione delle disposizioni nazionali notificate.

(76) Di conseguenza la richiesta delle autorità austriache di introdurre disposizioni nazionali destinate a vietare l'impiego di OGM nell'Austria Superiore non soddisfa le condizioni previste all'articolo 95, paragrafo 5.

(77) Secondo l'articolo 95, paragrafo 6, del trattato CE, la Commissione deve approvare o respingere le disposizioni nazionali in questione dopo aver verificato se esse costituiscano o no uno strumento di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata nel commercio tra gli Stati membri e se rappresentino o no un ostacolo al funzionamento del mercato interno.

(78) Poiché la richiesta formulata dall'Austria non soddisfa le condizioni di base stabilite all'articolo 95, paragrafo 5, la Commissione non è tenuta a verificare se le disposizioni nazionali notificate costituiscano o no uno strumento di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata nel commercio tra gli Stati membri, né se rappresentino o no un ostacolo al funzionamento del mercato interno.

(79) Tenuto conto degli elementi di cui dispone per valutare la fondatezza dei motivi addotti a sostegno delle disposizioni nazionali notificate e alla luce delle considerazioni di cui sopra, la Commissione conclude che la richiesta relativa all'introduzione di disposizioni nazionali in deroga alla direttiva 2001/18/CE, presentata dall'Austria il 13 marzo 2003:

- è ammissibile,

- non soddisfa le condizioni di cui all'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE, in quanto l'Austria non ha fornito nuove prove scientifiche inerenti alla protezione dell'ambiente o dell'ambiente di lavoro giustificate da un problema specifico all'Austria Superiore.

(80) La Commissione ritiene pertanto che le disposizioni nazionali notificate non possano essere approvate ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 6, del trattato,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Le disposizioni nazionali sul divieto di impiego di OGM nell'Austria Superiore, notificate dalla Repubblica d'Austria a norma dell'articolo 95, paragrafo 5, del trattato CE, sono respinte.

Articolo 2

La Repubblica d'Austria è destinataria della presente decisione.

Fatto a Bruxelles, il 2 settembre 2003.

Per la Commissione

Margot Wallström

Membro della Commissione

(1) GU L 106 del 17.4.2001, pag. 1.

(2) GU L 117 dell'8.5.1990, pag. 15.

(3) GU L 117 dell'8.5.1990, pag. 1.

(4) GU L 330 del 5.12.1998, pag. 13.

(5) GU 125 dell'11.7.1966, pag. 2298/66.

(6) GU 125 dell'11.7.1966, pag. 2309/66.

(7) GU L 193 del 20.7.2002, pag. 12.

(8) GU L 193 del 20.7.2002, pag. 33.

(9) GU L 193 del 20.7.2002, pag. 60.

(10) GU L 193 del 20.7.2002, pag. 74.

(11) GU L 165 del 3.7.2003, pag. 23.

(12) GU L 43 del 14.2.1997, pag. 1.

(13) Legge regionale che vieta la coltivazione di sementi e materiale di propagazione geneticamente modificati, l'impiego di animali transgenici ai fini della riproduzione e l'emissione nell'ambiente di animali transgenici, in particolare ai fini della caccia e della pesca (legge dell'Austria Superiore del 2002 sul divieto di utilizzo delle tecniche di ingegneria genetica).

(14) Rapporto del comitato per gli affari economici nazionali sulla legge regionale che vieta la coltivazione di sementi e materiale di propagazione geneticamente modificati, l'impiego di animali transgenici ai fini della riproduzione e l'emissione nell'ambiente di animali transgenici, in particolare ai fini della caccia e della pesca (legge dell'Austria Superiore del 2002 sul divieto di utilizzo delle tecniche di ingegneria genetica).

(15) GU L 189 del 29.7.2003, pag. 36.

(16) In precedenza nel testo del rapporto del comitato si chiarisce che per 'direttiva sull'emissione deliberata' si intende la direttiva 2001/18/CE.

(17) GVO-freie Wirtschaftsgebiete: Konzeption und Analyse von Szenarien und Umsetzungsschritten (Zone agricole esenti da OGM: concezione e analisi degli scenari e delle fasi di realizzazione), Werner Müller, 28 aprile 2002; studio realizzato per conto del ministero dell'Ambiente dell'Austria Superiore e del ministero federale per la Previdenza sociale e le generazioni.

(18) GU C 126 del 28.5.2003, pag. 4.

(19) La Commissione ha ricevuto le osservazioni formulate dall'Italia, dai Paesi Bassi e da Europabio.

(20) A tale proposito occorre ricordare che le direttive in materia di sementi prevedono l'adozione di questo tipo di misure per assicurare un elevato livello di purezza delle sementi di base e delle sementi certificate, ma non fanno alcuna distinzione per quanto riguarda la commistione tra varietà convenzionali e varietà transgeniche.

(21) Si tratta in particolare dei seguenti documenti: lettera del 13 febbraio 2003 (Rif: Verf-5-1300000/37-GM); notifica alla Commissione, ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 5 del trattato CE ("progetto di rapporto del comitato"), relativa all'introduzione di disposizioni nazionali che vietano la coltivazione di sementi e materiale di propagazione geneticamente modificati, l'impiego di animali transgenici ai fini della riproduzione e l'emissione nell'ambiente di animali transgenici, in particolare ai fini della caccia e della pesca (legge dell'Austria Superiore sul divieto di utilizzo delle tecniche di ingegneria genetica); rapporto del comitato per gli affari economici nazionali relativo alla legge regionale che vieta la coltivazione di sementi e materiale di propagazione geneticamente modificati, l'impiego di animali transgenici ai fini della riproduzione e l'emissione nell'ambiente di animali transgenici, in particolare ai fini della caccia e della pesca (legge dell'Austria Superiore del 2002 sul divieto di utilizzo delle tecniche di ingegneria genetica); il già citato studio di Werner Müller intitolato "Zone agricole esenti da OGM: concezione e analisi degli scenari e delle fasi di realizzazione"; "Grüner Bericht 2001, Bericht über die wirtschaftliche und soziale Lage der oberösterreichischen Land- und Forstwirtschaft im Jahr 2001" (Rapporto verde 2001: rapporto sulla situazione socioeconomica nel settore agricolo e forestale dell'Austria Superiore nel 2001); "Bericht über die Umsetzung von NATURA 2000 in Oberösterreich in den nächsten fünf Jahren" (Rapporto sull'attuazione di NATURA 2000 in Austria Superiore nei prossimi cinque anni).

(22) Richiesta di parere EFSA-Q-2003-001.

(23) GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1.

(24) Opinion of the Scientific Panel on Genetically Modified Organisms on a question from the Commission related to the Austrian notification of national legislation governing GMOs under Article 95(5) of the Treaty (Parere del gruppo di esperti scientifici sugli organismi geneticamente modificati in risposta ad una richiesta della Commissione relativa alle disposizioni nazionali in materia di OGM notificate dalle autorità austriache ai sensi dell'articolo 95, paragrafo 5, del trattato), The EFSA Journal (2003) n. 1, pagg. 1-5.

(25) Cfr. il considerando 27.

(26) Cfr. la comunicazione della Commissione sul principio di precauzione, COM(2000) 1 def. del 2.2.2000.

(27) Cfr. in particolare le sentenze del Tribunale di primo grado dell'11 settembre 2002 nelle cause T-13/99 e T-70/99.

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