5.10.2015   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 328/10


Ricorso proposto il 29 giugno 2015 — DEI/Commissione

(Causa T-352/15)

(2015/C 328/09)

Lingua processuale: il greco

Parti

Ricorrente: Dimosia Epicheirisi Ilektrismou AE (DEI) (Atene, Grecia) (rappresentanti: E. Bourtzalas, D. Waelbroeck, Ch. Tagaras, Ch. Synodinos e Ε. Salaka, avvocati)

Convenuta: Commissione europea

Conclusioni

La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:

annullare la decisione C (2015) 1942 final della Commissione europea, del 25 marzo 2015, nel procedimento SA.38101, nella parte in cui dichiara che alcun aiuto di Stato è stato concesso all’Aluminium SA e che, di conseguenza, la Commissione non è tenuta ad avviare il procedimento di indagine formale previsto dall’articolo 108, paragrafo 2, TFUE;

annullare la decisione C (2015) 1942 final della Commissione europea, del 25 marzo 2015, nel procedimento SA.38101, nella parte in cui dichiara che la denuncia della DEI relativa all’aiuto di Stato istituito sulla base della motivazione della decisione 346/2012 dell’Autorità di regolamentazione per l’energia in Grecia («RAE») è divenuta priva di oggetto a seguito della decisione 1/2013 del tribunale arbitrale, e

condannare la Commissione europea alle spese sostenute dalla DEI.

Motivi e principali argomenti

A sostegno del ricorso, la ricorrente deduce sei motivi.

1.

Primo motivo, vertente sulla violazione delle forme sostanziali del procedimento, in quanto l’atto impugnato non soddisfa i requisiti procedurali per l’adozione di una siffatta decisione.

2.

Secondo motivo, vertente sulla mancanza di una motivazione adeguata, sulla contraddittorietà e sulla violazione dell’obbligo di esaminare tutti gli elementi di diritto e di fatto rilevanti al fine di valutare se il compromesso arbitrale definiti «parametri chiari ed oggettivi» che «limitavano il potere discrezionale degli arbitri» e avevano come «logica conseguenza» il prezzo da ultimo fissato dell’energia elettrica.

3.

Terzo motivo, vertente su un errore manifesto di diritto nell’interpretazione ed applicazione del criterio dell’investitore privato avveduto e degli articoli 107, paragrafo 1 e 108, paragrafo 2, TFUE, per quanto riguarda la valutazione secondo cui il prezzo dell’energia elettrica fissato dalla decisione del tribunale arbitrale costituisce una «conseguenza logica dei parametri correttamente determinati nel compromesso arbitrale».

4.

Quarto motivo, vertente su un errore manifesto di diritto nell’interpretazione ed applicazione degli articoli 107 e 108 TFUE, per quanto riguarda la valutazione secondo cui la Commissione non era tenuta ad effettuare valutazioni economiche complesse, nonché vertente su un errore manifesto di diritto e un errore manifesto di valutazione dei fatti, in quanto la Commissione non ha provveduto ad esaminare questioni critiche per accertare la sussistenza o meno di un aiuto di Stato.

5.

Quinto motivo, vertente su un errore manifesto di diritto nell’applicazione degli articoli 107, paragrafo 1, e 108, paragrafo 2, TFUE e su un errore manifesto di valutazione dei fatti per quanto riguarda l’applicazione del principio di un investitore privato avveduto in economia di mercato.

6.

Sesto motivo, vertente su un errore manifesto di diritto nell’interpretazione ed applicazione dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE, su una violazione dell’obbligo di motivare sufficientemente e su un errore manifesto di valutazione dei fatti in ordine alla decisione della Commissione di non svolgere ulteriori indagini sulla denuncia della DEI del 2012 ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 2, TFUE, in base alla sua valutazione secondo cui essa «è divenuta priva di oggetto» a seguito dell’adozione della decisione 1/2013 del tribunale arbitrale.