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Libera circolazione dei lavoratori

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Libera circolazione dei lavoratori

I cittadini europei godono del diritto di circolare e di lavorare liberamente in un altro Stato membro dell'UE: è questa una delle quattro libertà di movimento fondamentali iscritte nei trattati dell'UE. Il presente regolamento aggiorna la normativa precedente e garantisce che tale principio sia rispettato nella pratica.

ATTO

Regolamento (UE) n. 492/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione (Testo rilevante ai fini del SEE).

SINTESI

La libera circolazione dei lavoratori costituisce un vantaggio sia per i singoli che decidano di lavorare in un altro paese dell'UE che per la società del paese ospitante. Permette ai cittadini di migliorare la propria condizione personale, e ai paesi ospitanti di coprire posti vacanti e sopperire alla carenza di competenze.

Proprio come ogni cittadino che vive in un paese dell'UE ha diritto di cercare un impiego in un altro Stato membro, allo stesso modo i datori di lavoro possono diffondere offerte e concludere contratti di lavoro con candidati provenienti da tutta l'UE.

La normativa sostituisce il regolamento (CEE) n. 1612/68, modificato più volte in modo sostanziale rispetto alla sua originale approvazione nell'ottobre 1968. L'obiettivo della stessa è garantire che il sistema operi in modo efficace vietando ogni forma di discriminazione di nazionalità tra lavoratori dell'UE.

In particolare, vieta:

  • procedure speciali di assunzione per cittadini stranieri, nonché
  • limiti nella diffusione delle offerte di impiego o imposizione di condizioni speciali quali l'iscrizione all'ufficio di collocamento per i cittadini originari di un altro Stato membro dell'UE.

Similmente, è illegale qualsiasi discriminazione tra lavoratori nazionali e altri lavoratori dell'UE per quanto riguarda le condizioni di impiego in materia di retribuzione, licenziamento, reintegrazione professionale, nonché di vantaggi sociali e fiscali. Entrambe le categorie hanno uguale accesso alla formazione in scuole professionali e centri di riadattamento o di rieducazione.

Lo stesso principio di accesso ai corsi di insegnamento generale nazionali, di apprendistato e di formazione professionale si applica ai figli di un cittadino che lavora, o ha lavorato, in un altro paese dell'UE.

La normativa disciplina taluni diritti sociali. Un lavoratore occupato in un altro paese dell'UE gode degli stessi diritti relativi all'alloggio accordati ai lavoratori nazionali e può iscriversi agli elenchi dei richiedenti alloggio, nelle località ove tali elenchi esistono, nella regione in cui è occupato.

Unica eccezione

L'unica eccezione al principio di non discriminazione è relativa alle conoscenze linguistiche. Il datore di lavoro può richiedere che un candidato abbia una padronanza sufficiente della lingua del paese ospite se necessario per la posizione lavorativa offerta.

RIFERIMENTI

Atto

Data di entrata in vigore

Termine ultimo per il recepimento negli Stati membri

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

Regolamento (UE) n. 492/2011

16.6.2011

-

GU L 141, 27.5.2011

ATTI COLLEGATI

Decisione di esecuzione della Commissione n. 2012/733/UE, che attua il regolamento (UE) n. 492/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la compensazione delle domande e delle offerte di lavoro e la ricostituzione della rete EURES [Gazzetta ufficiale L328 del 28.11.2012].

Ultima modifica: 16.06.2014

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