Help Print this page 
Title and reference
Norme e procedure comuni per il rimpatrio di immigrati irregolari

Summaries of EU legislation: direct access to the main summaries page.
Languages and formats available
BG ES CS DA DE ET EL EN FR GA HR IT LV LT HU MT NL PL PT RO SK SL FI SV
HTML html ES html DE html EN html FR html IT
Multilingual display
Text

Norme e procedure comuni per il rimpatrio di immigrati irregolari

La presente direttiva introduce norme e procedure comuni applicabili nei paesi dell'UE per l’allontanamento dal loro territorio di cittadini non comunitari il cui soggiorno è irregolare. La direttiva fissa disposizioni per porre fine ai soggiorni irregolari, per trattenere i cittadini non comunitari in attesa del loro allontanamento, nonché garanzie procedurali.

ATTO

Direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.

SINTESI

La presente direttiva fornisce ai paesi dell'UE norme e procedure comuni per il rimpatrio di cittadini non comunitari che soggiornano irregolarmente nel loro territorio, con alcune eccezioni. I paesi dell'UE devono tuttavia garantire che, ai cittadini non comunitari esclusi dall’ambito di applicazione della presente direttiva siano riservati un trattamento e un livello di protezione non meno favorevoli di quelli previsti da alcune sue disposizioni in materia di misure coercitive, allontanamento, prestazioni sanitarie e trattenimento. In tutti i casi, i paesi dell'UE devono garantire che il rimpatrio di cittadini non comunitari non li metta in pericolo (secondo il principio noto come non-refoulement) e tenere in debita considerazione l’interesse superiore del bambino, la vita familiare e le condizioni di salute della persona interessata.

Un paese dell'UE deve emettere una decisione di rimpatrio nei confronti di qualunque cittadino non comunitario il cui soggiorno nel suo territorio sia irregolare. Se il cittadino non comunitario è in possesso di un permesso di soggiorno valido o di un’autorizzazione equivalente rilasciati da un altro paese dell'UE deve recarsi immediatamente nel territorio di quest’ultimo. Se in virtù di accordi bilaterali, un altro paese dell'UE riprende il cittadino in questione, tale paese sarà responsabile di emettere la decisione di rimpatrio. Per motivi caritatevoli, umanitari o di altra natura, un paese dell'UE può decidere di rilasciare un permesso di soggiorno autonomo o un’altra autorizzazione che conferisca il diritto di soggiornare a un cittadino non comunitario il cui soggiorno nel suo territorio è irregolare. I paesi dell'UE non devono emettere decisioni di rimpatrio prima del completamento della procedura di rinnovo di tali permessi.

La decisione di rimpatrio fissa per la partenza volontaria un periodo congruo di durata compresa tra sette e trenta giorni, per il cittadino non comunitario il cui soggiorno è irregolare. I paesi dell'UE possono prevedere che tale periodo sia concesso unicamente su richiesta del cittadino interessato. In particolari circostanze, il periodo per la partenza volontaria può essere prorogato. Per la durata di tale periodo i paesi dell'UE possono inoltre imporre obblighi al cittadino non comunitario, diretti a evitare il rischio di fuga. Se sussiste il rischio di fuga o se una domanda di soggiorno regolare è stata respinta in quanto manifestamente infondata o fraudolenta o se l'interessato costituisce un pericolo per l'ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sicurezza nazionale, i paesi dell'UE possono astenersi dal concedere un periodo per la partenza volontaria o concederne uno inferiore a sette giorni.

Qualora non sia stato concesso un periodo per la partenza volontaria o per mancato adempimento dell’obbligo di rimpatrio da parte del cittadino entro il periodo concesso per la partenza volontaria, i paesi dell'UE devono ordinare il suo allontanamento. Misure coercitive proporzionate, che non eccedono un uso ragionevole della forza, possono essere usate per allontanare un cittadino non comunitario solo in ultima istanza. L’allontanamento di cittadini non comunitari deve essere rinviato qualora persista il rischio che esso possa mettere la loro vita in pericolo (il principio di non-refoulement) o in caso di sospensione temporanea della decisione di rimpatrio. I paesi dell'UE possono rinviare l’allontanamento anche in circostanze specifiche.

Le decisioni di rimpatrio possono essere corredate di un divieto di ingresso qualora non sia stato concesso un periodo per la partenza volontaria o il cittadino non abbia ottemperato all’obbligo di rimpatrio. La durata del divieto di ingresso è determinata tenendo debitamente conto di tutte le circostanze pertinenti di ciascun caso e non supera di norma i 5 anni, a meno che il cittadino non costituisca una grave minaccia per l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sicurezza nazionale. I paesi dell'UE possono revocare o sospendere un divieto d’ingresso per motivi particolari. In casi individuali i paesi dell'UE possono astenersi per motivi umanitari dall’emettere un divieto d’ingresso.

Le decisioni di rimpatrio, di divieto d’ingresso e di allontanamento devono essere adottate in forma scritta e contenere informazioni sui mezzi di ricorso disponibili. I paesi dell'UE forniscono ai cittadini non comunitari, su richiesta, la traduzione di tali decisioni, a meno che tali decisioni non siano adottate per mezzo di un modello uniforme.

Al cittadino non comunitario devono essere concessi mezzi di ricorso effettivo avverso le decisioni connesse al rimpatrio o per chiederne la revisione, e deve essere garantita la necessaria assistenza e/o rappresentanza legale gratuita. La revisione delle decisioni deve avvenire dinanzi ad un’autorità giudiziaria o amministrativa competente o a un organo competente composto da membri imparziali che offrono garanzie di indipendenza. L’organo di revisione ha la facoltà di sospendere temporaneamente l’esecuzione delle decisioni.

In casi specifici, e quando misure meno coercitive risultano insufficienti, i paesi dell'UE possono trattenere il cittadino non comunitario sottoposto a procedure di rimpatrio quando sussiste un rischio di fuga o il cittadino evita od ostacola la preparazione del rimpatrio o dell’allontanamento. Il trattenimento è disposto per iscritto dalle autorità amministrative o giudiziarie e deve essere regolarmente sottoposto a un riesame. Il trattenimento ha durata quanto più breve possibile e non può superare i sei mesi. Solo in particolari circostanze, quando l’allontanamento di un cittadino non comunitario rischia di superare il periodo stabilito, i paesi dell'UE possono prolungare il trattenimento per un periodo non superiore ad altri dodici mesi. Il trattenimento avviene di norma in appositi centri di permanenza temporanea. Qualora un paese dell'UE non possa ospitare il cittadino non comunitario interessato in un apposito centro di permanenza temporanea e debba sistemarlo in un istituto penitenziario, esso dovrà essere separato dai detenuti ordinari.

RIFERIMENTI

Atto

Data di entrata in vigore

Data limite di trasposizione negli Stati membri

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

Direttiva 2008/115/CE

13.1.2009

24.12.2010 (24.12.2011 per l’articolo 13, paragrafo 4)

GU L 348 del 24.12.2008

ATTI COLLEGATI

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulla politica di rimpatrio dell'Unione europea COM(2014) 199 final del 28.3.2014.

Tale Comunicazione risponde all’obbligo della Commissione di sottoporre una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all’attuazione della direttiva sul rimpatrio, così come all’impegno politico assunto dalla Commissione quando, nel 2011, è stato adottato il regolamento modificato FRONTEX per riferire in merito al monitoraggio delle operazioni di rimpatrio coordinate da FRONTEX

La comunicazione esamina i progressi compiuti a partire dall’adozione della direttiva sul rimpatrio. Essa conclude che tutti i paesi dell’UE hanno introdotto importanti modifiche normative e pratiche per stabilire regole giuste e trasparenti e migliorare il modo in cui vengono affrontate le procedure di rimpatrio. Tuttavia si nota che sono necessari ulteriori progressi per assicurare che tutte le garanzie disposte dalla direttiva siano applicate uniformemente nell’UE. È necessario un ulteriore lavoro nell’ottica di (i) assicurare una migliore attuazione delle regole esistenti; (ii) introdurre pratiche più coerenti e compatibili con i diritti fondamentali (per esempio linee guida comuni); (iii) sviluppare il dialogo e la cooperazione con i paesi extra-UE (l'approccio globale in materia di migrazione e mobilità dell’UE); (iv) una migliore cooperazione operativa fra paesi dell'UE sul rimpatrio (attraverso la piattaforma Rete Europea sulle Migrazioni); (v) un ruolo maggiore per Frontex nel campo delle operazioni congiunte di rimpatrio.

Ultima modifica: 16.06.2014

Top