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Orari di lavoro a bordo delle navi che fanno scalo nei porti comunitari

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Orari di lavoro a bordo delle navi che fanno scalo nei porti comunitari

SINTESI

La presente direttiva mira a contrastare le distorsioni della concorrenza da parte degli armatori dei paesi terzi e a proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori marittimi a bordo delle navi che fanno scalo nei porti dell’Unione europea (UE).

CHE COSA FA LA DIRETTIVA?

Delinea le procedure per verificare e far rispettare la conformità delle navi che fanno scalo nei porti dei paesi dell’UE, con la direttiva 1999/63/CE (successivamente modificata dalla direttiva 2009/13/CE), che stabilisce norme sull’orario di lavoro dei lavoratori marittimi, includendo periodi di lavoro e di riposo, ferie retribuite e idoneità al lavoro.

PUNTI CHIAVE

I paesi dell’UE, attraverso ispettori preposti al controllo dello Stato di approdo, effettuano verifiche a bordo delle navi che fanno scalo nei loro porti, a prescindere dal paese in cui sono registrate. Le navi da pesca non sono coperte dalla direttiva.

Le ispezioni si verificano in particolare a seguito di una denuncia del comandante, di un membro dell’equipaggio o di qualsiasi persona od organismo che abbia un interesse legittimo per la sicurezza della nave in servizio, la vita di bordo, le condizioni di lavoro o la prevenzione dell’inquinamento.

Le ispezioni determinano se:

è affissa una tabella dell’organizzazione del lavoro a bordo in un luogo di facile accesso.

sono presenti a bordo i registri delle ore di lavoro e di riposo e sono approvati dalle autorità competenti del paese in cui la nave è registrata.

Se risulta che i lavoratori marittimi sono in stato di eccessivo affaticamento, viene condotta un’ispezione dettagliata per determinare se le ore di lavoro registrate sono conformi alle normative, e se sono state osservate.

Per porre rimedio a tutte le condizioni che pongono un evidente pericolo per la sicurezza o la salute, il paese dell’UE può vietare alla nave di lasciare il porto fino a quando le carenze non sono state corrette o l’equipaggio non si è riposato.

Se una nave ha il divieto di lasciare il porto, il comandante, il proprietario, o un ufficiale del paese di bandiera, del paese di immatricolazione o il rappresentante diplomatico saranno informati della decisione e di eventuali azioni correttive necessarie.

Se una nave subisce un indebito ritardo, il proprietario ha diritto di richiedere un indennizzo per eventuali perdite o danni subiti. Al proprietario incombe l’onere della prova ma anche il diritto di ricorso contro la decisione di fermo.

A PARTIRE DA QUANDO SI APPLICA LA DIRETTIVA?

La direttiva è entrata in vigore il 20 gennaio 2000.

Per ulteriori informazioni consultare la Convenzione sul lavoro marittimo del 2006 sul sito Internet dell’Organizzazione Internazionale del lavoro.

ATTO

Direttiva 1999/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 1999, concernente l’applicazione delle disposizioni relative all’orario di lavoro della gente di mare a bordo delle navi che fanno scalo nei porti della Comunità

RIFERIMENTI

Atto

Data di entrata in vigore

Data limite di trasposizione negli Stati membri

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

Direttiva 1999/95/CE

20.01.2000

30.06.2002

GU L 14 del 20.1.2000, pagg. 29-35

ATTI COLLEGATI

Direttiva 2009/13/CE del Consiglio, del 16 febbraio 2009, recante attuazione dell’accordo concluso dall’Associazione armatori della Comunità europea (ECSA) e dalla Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF) sulla convenzione sul lavoro marittimo del 2006 e modifica della direttiva 1999/63/CE (GU L 124 del 20.5.2009, pagg. 30-50)

Ultimo aggiornamento: 06.10.2015

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